sabato 22 dicembre 2018

AUGURI 2019 by Amadeux

giovedì 20 dicembre 2018

Bevo poca acqua, come reagisce il mio corpo?



Bevo poca acqua, come reagisce il mio corpo?

Medicina Non Convenzionale

Per tutti gli esseri umani è vitale bere acqua, è un atto fisiologico, ma lo stiamo facendo nel modo giusto? In questo estratto dal libro "Il Tuo Corpo Implora Acqua" di Fereydoon Batmanghelidj scopriamo cosa succede al nostro corpo quando non beviamo abbastanza

Redazione Scienza e Conoscenza - 19/12/2018

Estratto dal libro Il Tuo Corpo Implora Acqua di Fereydoon Batmanghelidj

Quando il corpo umano si sviluppò da specie che si erano formate nell’acqua, esso ereditò la stessa dipendenza dalle proprietà vitali dell’acqua stessa. Il ruolo dell’acqua nell’organismo delle specie viventi -razza umana inclusa – non è cambiato sin dalla creazione della vita nell’acqua marina e il suo successivo adattamento all’acqua dolce. Quando la vita  sulla terraferma divenne un obiettivo, fu necessaria  la  creazione  di  un  sistema  sempre  più  complesso  di  conservazione  dell’acqua  nel  corpo  per  lo  sviluppo  di  nuove  specie. Questo processo di  temporaneo adattamento a una disidratazione transitoria fu ereditato come un ben consolidato meccanismo nel corpo umano e costituisce ora l’infrastruttura di tutti i sistemi operativi nel corpo degli attuali esseri umani.

Carenza d'acqua

Per le prime specie che vivevano nell’acqua, l’avventura al di là dei confini conosciuti rappresentava un grande stress perché rischiavano di disidratarsi. Questo stress diede origine a una fisiologia dominante per la gestione di crisi da mancanza di acqua. Negli esseri umani “stressati”, si determina esattamente lo stesso cambiamento e la stessa fisiologia di gestione della crisi da carenza d’acqua.  Il processo comporta in primo luogo un netto razionamento delle “riserve” idriche del corpo; viene accertato che la quantità di acqua disponibile per gli immediati bisogni del corpo è limitata e la gestione delle riserve idriche disponibili nell’organismo viene affidata a un sistema complesso. Questo complicato processo di razionamento e di distribuzione dell’acqua rimane in funzione finché il corpo non riceve segnali inequivocabili che ha di nuovo accesso a una scorta d’acqua adeguata. Dato che ogni funzione del corpo controllata e stabilizzata dal flusso dell’acqua, la “gestione dell’acqua” è l’unico modo per essere sicuri che consistenti quantità di acqua e di sostanze nutritive che essa trasporta raggiungano per primi gli organi sommamente vitali che dovranno affrontare e trattare qualsiasi nuovo “stress”. Questo meccanismo divenne sempre più stabilizzato ai fini della sopravvivenza contro i nemici naturali e i predatori. È l’estremo sistema operativo per la sopravvivenza nelle situazioni “o lotti, o fuggi”.  È sempre lo stesso meccanismo nell’ambiente competitivo della vita moderna nella nostra società.

Come reagisce il nostro corpo alla carenza dell'acqua

Uno degli inevitabili processi nella fase di razionamento dell’acqua nel corpo è  la  spietatezza con  cui  alcune  funzioni sono controllate, in modo che un organo non riceva più della sua quota predeterminata di acqua. Ciò vale per tutti gli organi del corpo. All’interno di questo sistema di razionamento dell’acqua, la funzione cerebrale ha priorità assoluta su tutti gli altri sistemi.  Il cervello costituisce circa il 2% del peso totale del corpo, tuttavia riceve dal 18al 20% della circolazione sanguigna. Gli “addetti al razionamento” diventano sempre più attivi e mandano i loro segnali di allarme per mostrare che una particolare zona è a corto di acqua: proprio  come  il  radiatore  di  un’auto-mobile che emette vapore quando il circuito di raffreddamento non è adeguato allo sforzo della vettura.

Nelle società avanzate, pensare che tè, caffè, alcool e bibite siano piacevoli sostituti per il naturale bisogno di acqua del corpo sottoposto a uno stress quotidiano è un errore elementare, ma catastrofico. È vero che queste bevande contengono acqua, ma esse contengono anche elementi disidratanti (quindi diuretici). Esse fanno espellere non solo l’acqua in cui sono diluite ma  anche  altra acqua presa dalle riserve del corpo! I moderni stili di vita rendono spesso le persone dipendenti da ogni specie di bevande prodotte per scopi commerciali. I bambini non vengono educati a bere acqua e diventano dipendenti da bibite (gassate, con caffeina e dolcificanti) e succhi di frutta. Questa è un’auto- restrizione delle necessità di acqua del corpo. In linea generale, non è possibile bere bevande confezionate per rimpiazzare completamente l’acqua di cui abbiamo bisogno. Allo stesso tempo, una preferenza prolungata per il gusto di queste bibite riduce automaticamente l’impulso di bere acqua quando esse non sono disponibili, conducendo così alla disidratazione. Gli esperti di medicina ignorano le numerose funzioni chimiche dell’acqua nel corpo. Poiché la disidratazione può causare la perdita di alcune funzioni, i diversi sofisticati segnali mandati dagli operatori del programma di regolazione idrica del corpo, mentre perdura una forte disidratazione, sono stati interpretati come indicatori di malattie sconosciute. Questo è l’errore fondamentale che ha fuorviato la medicina clinica.

Esso ha impedito ai medici di riuscire ad adottare misure preventive o di fornire semplici cure idriche  e  fisiologiche  per  alcune  delle  principali  malattie umane. Al primo apparire di questi segnali, il corpo dovrebbe essere rifornito di acqua perché sia distribuita dai sistemi di razionamento. Invece ai medici è stato insegnato a far tacere questi segnali con prodotti chimici. Naturalmente, essi non comprendono il significato di questo errore grossolano. I vari segnali prodotti da questi “distributori  d’acqua”  sono  indicatori  di  una  sete  regionale e della siccità del corpo. Sul nascere, possono essere cancellati semplicemente con una maggiore assunzione di acqua, ma vengono impropriamente trattati con l’uso di prodotti chimici commerciali finché la patologia non diviene stabile e nascono le malattie. Questo errore persiste con l’uso sempre più frequente di prodotti  chimici  per  trattare  altri  sintomi  insorgenti,  le complicazioni della disidratazione diventano inevitabili e infine il paziente muore. L’ironia di tutto ciò è che i medici dicono che è morto per una malattia! L’errore  di  tacitare  i  diversi  segnali  di  scarsità  d’acqua con prodotti chimici è immediatamente nocivo per le cellule. Il segnale, ormai fissato, che produce disidratazione cronica può avere un impatto permanente di danno anche sui figli.

Sono lieto di sottoporre alla vostra attenzione questa scoperta nell’ambito della conoscenza medica che può evitare alle persone, in particolare agli anziani, di ammalarsi. In breve, la mia svolta paradigmatica nella scienza applicata all’uomo darà luogo a un approccio basato sulla fisiologia e semplificherà la pratica della medicina in tutto il mondo. Il risultato immediato di questo svolta paradigmatica andrà a vantaggio della salute della gente. Evidenzierà i sintomi della disidratazione in un’ottica nuova e inoltre ridurrà i costi della malattia.

Il Tuo Corpo Implora Acqua - Libro
Credi di essere malato? Ti sbagli, sei solo assetato! - Edizione Economica
Fereydoon Batmanghelidj

giovedì 13 dicembre 2018

Il tempo: come lo vede la fisica




Il tempo: come lo vede la fisica?

Scienza e Fisica Quantistica


In che dimensione si sviluppa il tempo? Come lo percepiamo? In questo articolo leggiamo insieme tutto ciò che non sapevamo su uno dei fenomeni più studiati di sempre: il tempo

Antonella Ravizza - 12/12/2018

Il tempo è quella dimensione in cui misuriamo il trascorrere degli eventi e comprende il passato (un ricordo rappresentato da una memoria del vissuto), il presente (una lettura del reale percepito) e il futuro (una previsione). È un concetto molto complesso, per questo è da sempre oggetto di studi e di discussioni, non solo scientifiche, ma anche filosofiche. Secondo la fisica, il trascorrere del tempo inizia al momento della nascita dell'Universo e il suo corso è determinato da tutti i cambiamenti di spazio e di materia regolati da leggi fisiche. Tutto quello che si muove nello spazio viene studiato anche in relazione al tempo, per esempio la terra ruota attorno al proprio asse e sulla propria orbita, e queste rotazioni permettono la distinzione tra giorno e notte, e quella tra primavera, estate, autunno e inverno, quindi in questo caso è evidente che il movimento è legato al tempo.

Come percepiamo il tempo?

Ne percepiamo il suo trascorrere solo grazie al cambiamento della realtà che ci circonda. Il tempo è quindi inteso come durata, per questo si usa parlare in fisica di intervallo di tempo, perché ha un inizio e una fine. Due diversi eventi possono definirsi simultanei quando avvengono contemporaneamente, o uno può essere successivo all'altro nel caso contrario. In fisica per misurarlo si usa l'unità del Sistema Internazionale, cioè il secondo, con i suoi multipli (il minuto, l'ora, il giorno, la settimana, il mese, l'anno, il lustro, il decennio, il secolo e il millennio). Lo strumento di misura è l'orologio o il cronometro. Adesso esistono degli orologi atomici che sono precisissimi. Gli orologi si basano sul confronto tra un movimento nello spazio e un movimento campione (meccanico o elettronico). A volte il tempo si usa anche come misuratore di distanze, per esempio si sente spesso parlare di “anno-luce” per indicare la distanza percorsa dalla luce in un anno, dal momento che la velocità della luce è nota ed è costante. Isaac Newton lo definisce come “senso di Dio”, che scorre sempre immutabile.

Ci vogliono ancora dei secoli prima che Einstein, nella sua teoria delle relatività, introduca il concetto di tempo non assoluto, che dipende dalla velocità (Einstein fa riferimento alla velocità delle luce c=300000 km/s) e che dipende dal riferimento spaziale preso in considerazione. Per questo, secondo Einstein, è preferibile parlare di spazio-tempo: l'aspetto cronologico e quello spaziale sono fortemente legati, inseparabili. Lo spazio-tempo viene modificato dai campi gravitazionali, che possono deflettere la luce e addirittura rallentare il tempo. Non solo, ma il tempo di un osservatore si ottiene da quello di un secondo osservatore moltiplicandolo per un fattore di conversione che dipende dalle velocità relative dei due osservatori stessi. Questo in pratica ci dice che se dalla Terra potessimo vedere un razzo mentre viaggia molto velocemente nello spazio, vedremmo l’equipaggio al suo interno muoversi al rallentatore.

Il paradosso dei gemelli

È noto a questo proposito il “paradosso dei gemelli”: un gemello parte per un viaggio nello spazio, su una navicella che si muove ad una velocità prossima alla velocità della luce, mentre il suo fratello gemello resta sulla Terra. Secondo le leggi della Relatività, al suo ritorno il gemello che era partito sarà più giovane del gemello rimasto a terra. Ma sempre secondo la Relatività tutti i sistemi di riferimento privi di accelerazione e di cambiamento di direzione e sottoposti allo stesso moto sono uguali. Quindi il paradosso è che secondo il gemello astronauta è la Terra a muoversi a una velocità prossima alla velocità della luce; allora ci chiediamo: per quale gemello è passato meno tempo? Chi dei due sarà più giovane dell'altro? Naturalmente c'è una soluzione al paradosso: dobbiamo considerare che il gemello sull'astronave ha fatto più cambiamenti di moto rispetto alla Terra (durante la partenza ha accelerato, ha invertito la marcia per tornare indietro, ha decelerato per potersi fermare). Sarà quindi il gemello sull'astronave a ritrovarsi più giovane al suo ritorno. Secondo la Fisica Moderna, il tempo è definito come la distanza tra gli eventi calcolata utilizzando delle coordinate spazio-temporali quadrimensionali. In fisica teorica si usa molto come unità di misura del tempo il tempo di Planck, cioè il  tempo che impiega un fotone che viaggia alla velocità della luce a percorrere la lunghezza di Planck, che è data dalla seguente relazione:  , dove ħ è la costante di Planck, G è la costante di gravitazione universale e c è la velocità della luce nel vuoto. Il tempo di Planck risuta uguale a circa 5,4 x 10 -44 secondi ed è la più piccola quantità di tempo misurabile.

La Meccanica Quantistica  rivoluziona l'idea di tempo che ci eravamo fatti. Anche il tempo non è continuo, ma quantizzato, anche se non possiamo dimostrarlo materialmente, perché il tempo di Planck, cioè l'intervallo minimo possibile, è così breve da essere al di là delle attuali possibilità sperimentali. Recentemente, peró, tra i  fisici emergenti dei nostri tempi, nasce l'idea che la fisica moderna si capisce meglio dimenticando il tempo: è più facile capire come funziona il mondo a livello fondamentale senza parlare di tempo, la teoria descrive come si muovono le cose una rispetto all'altra. Con la Meccanica Quantistica abbiamo capito che tutte le quantità fisiche sono imprecise e fluttuanti; anche il tempo non è più lineare, ma è come se fosse diviso in più parti dotate di spessore. Lo spazio e il tempo si frantumano in una specie di schiuma microscopica. Il noto fisico Carlo Rovelli parla di gravità quantistica a loop (LQG, loop quantum gravity). Questo non vuol dire che il tempo non ci sia nella vita quotidiana, naturalmente, ma che il concetto di tempo non è utile quando si studiano le strutture generali della materia.

“Tempo, non c’è tempo, sempre più in affanno, inseguo il nostro tempo vuoto di senso. Senso di vuoto”…forse Franco Battiato nel 2007 aveva già previsto tutto?

L'ordine del Tempo - Libro » http://bit.ly/2SKyPc7
Carlo Rovelli

martedì 11 dicembre 2018

Frequenze quantiche di guarigione dell'acqua



Le frequenze quantiche di guarigione dell'acqua

Scienza e Fisica Quantistica


L'acqua è solamente quella che vediamo? In questo articolo tratto dal libro Spiritual Mind di Carmen di Muro scopriamo ciò che può comunicare l'acqua e perché è così importante ascoltarla

Carmen Di Muro - 10/12/2018

Estratto da Spiritual Mind di Carmen di Muro

L’acqua è una sostanza onnipresente e per noi usuale che in realtà possiede proprietà davvero speciali per la salute e il nostro benessere globale. Non esiste vita senz’acqua. Essa è fondamentale per tutti i processi metabolici, ovvero l’insieme delle trasformazioni chimiche che avvengono nelle cellule degli organismi viventi. Ed è proprio questa semplice combinazione di idrogeno e ossigeno (H2O) a nascondere qualcosa di molto più complesso rispetto a ciò che siamo abituati a pensare.

I numerosi ricercatori – tra cui i noti L. Montagnier, E. Del Giudice, Emoto, R. Sheldrake – che nel corso del tempo si sono dedicati allo studio delle proprietà dell’acqua hanno constatato che questa, in determinate condizioni, ha la capacità di assorbire, immagazzinare e trasmettere informazioni, sia genetiche che ambientali, a livello vibrazionale, essendo essa sensibile alle onde elettromagnetiche. (…)

Noi uomini siamo immersi in uno spazio di strutture, dalle particelle alle galassie, che vibrano e risuonano insieme come note armoniche della stessa melodia. Ciò significa che non solo siamo influenzati dall’ambiente, ma che noi stessi influenziamo tutto ciò che ci circonda. Alla base della spiegazione di queste straordinarie dinamiche invisibili, che hanno catturato lo sguardo di diversi studiosi, troviamo la teoria dei Campi Morfogenetici, come pure la teoria della Coerenza Elettrodinamica Quantistica (o QED, dall’inglese Quantum Electro-Dynamics) che si basa sul concetto di risonanza e che afferma che in alcune sostanze, come l’acqua, si formi una sorta di sintonia vibratoria tra le molecole che la compongono e un campo elettromagnetico, grazie alla cui correlazione avviene la formazione di una struttura molto particolare, ossia il dominio di coerenza, che è capace di assorbire dall’ambiente energia ad alto contenuto informativo quantistico. Emilio Del Giudice sosteneva che le molecole d’acqua comunicano tra loro solo se vibrano alla stessa frequenza, risuonando insieme. Quando ciò accade si crea la base per una fitta rete di scambio di informazioni.

I sorprendenti progressi scientifici raggiunti negli ultimi anni in questo campo di indagine non possono non far sorgere nelle menti più ricettive alcune domande fondamentali. Se il nostro corpo è costituito prevalentemente d’acqua è possibile che l’ambiente esterno influenzi l’acqua di cui siamo composti? Ma soprattutto è possibile che i nostri stati d’animo e i pensieri la plasmino fino a conferirle proprietà curative?

Masaru Emoto ideò un procedimento che ha permesso di fotografare l’acqua cristallizzata, costatando che la bellezza e la simmetria dei cristalli sarebbe proporzionale all’esperienza che l’acqua ha vissuto a livello vibrazionale. Negli esperimenti di Emoto quando l’acqua si trovava a vivere esperienze ad alto contenuto energetico positivo, i cristalli fotografati erano di forme armoniche, simmetrici e perfetti. Se invece l’acqua si trovava a vivere in un ambiente vibrazionalmente negativo i cristalli risultavano deformati quasi fossero sottoposti a stress. Si è notato, dunque, che a seconda del trattamento subito, l’acqua forma strutture specifiche di cluster, in quanto l’elettromagnetismo del luogo e di chi lo popola, ha un effetto modellante sulla sua struttura, la quale assume conformazioni diverse in virtù della carica energetica presente. Ma la cosa strabiliante è che sono proprio i moti del nostro animo, come le emozioni e i pensieri, a esercitare l’influenza più marcata sulle sue proprietà. Amore, gioia e gratitudine sono vibrazioni potentissime a cui l’acqua risponde in modo molto particolare, lasciando al suo interno tracce permanenti in grado di risuonare con le frequenze dei sistemi biologici, così da riequilibrare l’organismo umano fiaccato da una malattia e l’ambiente, se contaminato energeticamente. Inoltre si è visto che in queste acque gli agenti patogeni perdono la loro aggressività, com’è stato dimostrato con diversi test.

Ma in che modo avviene la guarigione concreta del nostro organismo attraverso l’acqua? (…)

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Nuove prospettive di guarigione tra fisica quantistica e coscienza
Carmen Di Muro

lunedì 10 dicembre 2018

Meditare ci aiuta a vivere meglio




La meditazione: perche' meditare ci aiuta a vivere meglio?

Consapevolezza e Spiritualità


Meditare per vivere meglio? Meditare aiuta la nostra mente e il nostro corpo a staccare e a stare meglio. Scopri insieme a noi come e perché meditare cambia la tua vita

Andrea Giulia Pollini - 08/12/2018

Dopo aver letto il libro Bagaglio a mano per altre vite di Massimiliano Perra mi sono resa conto che la mia vita andava troppo di fretta: dovevo rallentare, ma come fare?

Presi dalla frenesia del quotidiano spesso non ci rendiamo conto della velocità assurda a cui andiamo e, se ne diventiamo consapevoli non sappiamo bene come gestire le nostre “pause”. Questo libro mi ha fatto capire cosa dovevo fare: meditare. Quello che fino a poco tempo prima mi sembrava una perdita di tempo è diventato un momento irrinunciabile della mia vita quotidiana.

I benefici della meditazione

La meditazione è una disciplina che serve, in generale, per raggiungere una maggiore padronanza delle attività della mente, in modo che essa cessi il suo usuale chiacchierio di sottofondo e divenga assolutamente acquietata e pacifica. Oltre ad aiutarci a “staccare” la spina, la meditazione influisce sul nostro modo di vivere: più meditiamo, più siamo consapevoli di vivere il momento presente e non ci preoccupiamo per il passato o il futuro. Inoltre la meditazione ha effetti sul nostro cervello e sulle nostre onde cerebrali. Come ci racconta nel suo libro Massimiliano Perra, quando siamo coscienti, non quindi in stato di meditazione, l’EEG, ossia l'elettroencefalografia, mostra onde che vanno dai 30 Hz ai 14 Hz che vengono chiamate onde Beta. Se impieghiamo delle tecniche di meditazione passiamo dallo stato cosciente a quello di veglia rilassata, con onde celebrali che vano dai 14 Hz agli 8 Hz che vengono chiamate onde Alfa. Infine se procediamo con la meditazione arriviamo a uno stato di pre-trance, e in questo caso misurando le onde celebrali, vedremo che sono calate ancora -tra gli 8 Hz e i 4 Hz- e vengono chiamate onde Theta.

Si può proseguire dallo stato di pre-trance e arrivare a uno stato di trance vero e proprio, come ci spiega Perra in Bagaglio a mano per altre vite:

“Il nostro cervello è in grado di permanere in questo stato per un tempo limitato (circa 90 minuti) dopodiché o si torna in Alfa o Beta o ci si addormenta passando nello stato Delta (frequenze delle onde cerebrali comprese fra i 4 Hz e gli 0,5 Hz). La meditazione, la pre-trance, la trance, ed il sonno profondo, sono dunque degli stati perfettamente misurabili da strumenti medici, non sono il frutto dell’immaginazione della persona. Nei vari stati descritti, il nostro cervello modifica quindi la propria attività e si riscontrano anche modificazioni sul nostro corpo e sulla nostra fisiologia. Ricordiamo che esiste infatti una connessione fortissima fra mente e corpo e che questi si influenzano a vicenda costantemente”.

Come meditare, istruzioni per l’uso

La meditazione è una pratica utilizzata da tutte le religioni del mondo e non: cattolici, buddisti, Islamici e molti altri. Ogni religione così come ogni persona può avere un metodo diverso per farlo. Seguendo i consigli del libro di Massimiliano Perra possiamo seguire un metodo che personalmente trovo molto efficace e semplice. Prima di tutto bisogna creare intorno a noi un luogo sicuro, un’atmosfera tranquilla e accogliente: io per esempio, quando la temperatura fuori lo permette, cerco un posto vicino a un corso d’acqua, al mare oppure in un parco, comunque a contatto con la natura. Non sempre è possibile meditare all’aperto quindi durante l’inverno lo faccio in salotto. Dopodiché dobbiamo attivare i nostri sensi, se siamo al chiuso diffondiamo nell’aria degli oli essenziali o incenso. Dobbiamo distenderci su una superfice comoda e confortevole: con la testa ben appoggiata, il corpo rilassato con le braccia tese lungo i fianchi e le mani rivolte verso l’alto.

Ora seguiamo la meditazione descritta nel libro di Massimiliano Perra:

“Inizio a respirare profondamente e in modo consapevole…

Presto attenzione al mio respiro…

L’aria che entra e che esce…

La pancia che si gonfia e si sgonfia...

Ogni volta che l’aria entra, la pancia si sgonfia… E ogni volta che l’aria esce, la pancia si sgonfia…

L’aria che entra dal naso e la pancia si gonfia… l’aria che esce dalla bocca e la pancia di sgonfia…

L’aria che entra e che esce… entra…ed esce…

E mentre respiro profondamente, appena me la sento, posso chiudere gli occhi..

Continuo a respirare e porto la mia attenzione al mio respiro, come se non esistesse nient’altro… L’aria che entra e che esce dal mio corpo…”


venerdì 7 dicembre 2018

La musica dell'universo, dal ronzio al suono...




La musica dell'universo, dal ronzio dei buchi neri al suono rarefatto delle onde gravitazionali

Scienza e Fisica Quantistica
      


Che cos'è il suono e come si propaga? Nell'ultimo numero di Scienza e Conoscenza Suono quantico, tutto vibra: dal DNA alle Galassie nell'Universo parliamo della forma del suono e delle sue particolarità

Redazione Scienza e Conoscenza - 06/12/2018


Un'estratto da Scienza e Conoscenza n.66

Le onde sonore non possono viaggiare attraverso il vuoto dello spazio, ma possiamo riconoscere i suoni dell’Universo osservando le onde elettromagnetiche registrate da dispositivi chiamati spettrografi, installati su potenti telescopi sparsi nel  globo. Questo ci consente di ascoltare molte parti dell’Universo, come i rintocchi delle stelle che nascono o muoiono, il coro di un quasar all’interno di una galassia e molto altro ancora.


Che cos’è il suono

Il suono è una forma di energia che a molti potrebbe sembrare scontata. Forse l’impressione prevalente che incoraggia questo atteggiamento è l’accettazione che sia naturale e abbondante come l’aria. Per le persone che subiscono una perdita dell’udito temporanea o permanente, la percezione del suono e dell’acustica ha implicazioni significative che creano limitazioni e richieste di adeguamenti considerevoli agli altri sensi di percezione e all’ambiente in cui operano. L’acustica, ovvero la scienza del suono, fornisce all’uomo una maggiore consapevolezza del proprio ambiente. Il suono è vibrazione. Quando una vibrazione . abbastanza veloce, la sentiamo come un tono, piuttosto che una serie di battiti. Il suono, come la luce o il calore, è un’onda. Tuttavia, una distinzione importante è che, a differenza della luce o del calore (radiazioni), il suono ha bisogno di un mezzo per viaggiare. I suoni richiedono la presenza di molecole o particelle per viaggiare da una regione all’altra. La vibrazione verso l’esterno di queste particelle vagabonde nella periferia della sorgente che spiega la produzione e la diffusione delle onde sonore. Una particella che gironzola proprio accanto a una corda pizzicata di una chitarra immersa nel movimento. Questa particella si muove e trasferisce la sua energia cinetica alla particella vicina, che poi la trasferisce alla sua vicina e così via, finché l’onda raggiunge i ricettori nel nostro orecchio e viene percepita come una nota. Pertanto, la ragione per cui i suoni non viaggiano nello spazio è perché non ci sono particelle. Detto questo, che dire delle particelle di gas, resti di esplosioni di supernova e altre particelle di polvere? Non possono propagare il suono? Stranamente, no. Queste particelle, a differenza di quelle sulla Terra, non sono abbastanza vicine o, per dirla in modo più elegante, non sono abbastanza compresse. Lo spazio è praticamente vuoto, quindi le particelle dell’esplosione vengono disperse immediatamente e di conseguenza non sono abbastanza dense da trasportare il suono.


Suoni spaziali spettrali

Il suono è anche definito in termini di differenza di pressione. Mentre il suono viaggia attraverso l’aria, allunga e contrae la pressione dell’aria circostante. L’aria oscilla su e giù, e la differenza di tempo tra queste oscillazioni è nota come frequenza del suono. Questa frequenza è misurata in Hertz (una oscillazione al secondo).  Il suono, come la luce, ha anche uno spettro. Gli esseri umani possono sentire solo suoni di frequenze tra 20 Hz e 20 kHz: tale intervallo è detto gamma acustica, in analogia con la gamma visibile di luce nello spettro elettromagnetico. Le frequenze inferiori a 20 Hz sono note come infrasuoni, mentre le frequenze superiori a 20 kHz sono gli ultrasuoni. Anche la percezione è altamente consequenziale. Non possiamo sentire le frequenze al di sopra o al di sotto della gamma acustica a causa dei vincoli dell’apparato uditivo. Ciò che etichettiamo e modelliamo come “suono” è un insieme di frequenze particolari a cui è sintonizzato il nostro orecchio. I suoni nello spazio possono essere rivelati indirettamente studiando la radiazione elettromagnetica emessa dalle nubi di polveri e gas attraversate dalle onde acustiche. I suoni nello spazio sono stati registrati dalla NASA con l’ausilio di apparecchi altamente sensibili, come l’Osservatorio a raggi X Chandra. Gli astronomi hanno scoperto un buco nero supermassiccio che “ronza” a 250 milioni di anni luce dalla Terra, risiedendo nell’ammasso di Perseo. Hanno osservato le increspature nel gas che riempivano questo ammasso, producendo la “nota” più profonda rilevata da qualsiasi oggetto nell’Universo. Questo un milione di miliardi di volte più profondo della più bassa frequenza di suono che possiamo sentire. Perseo è il gruppo più luminoso di galassie che diffonde raggi X, che lo rende il jukebox perfetto per trovare onde sonore nello spazio che riverberano attraverso il gas nel cluster. Si stima che l’impulso elettromagnetico sia stato generato dal movimento di gas caldo e magnetizzato che ingloba il buco nero.

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Rivista - Settembre 2018
Nuove scienze, Medicina Integrata, Coscienza

martedì 4 dicembre 2018

Che cos'e' l'attivismo quantico?




Che cos'e' l'attivismo quantico?

Ce lo racconta il fisico e ricercatore spirituale Amit Goswami

Consapevolezza e Spiritualità
      
Verso una visione olistica dell'uomo, i nuovi metodi che non includono solamente la cura della patologia ma anche la dimensione energetica della persona. Leggi insieme a noi in questa intervista al professor Amit Goswami e scopri tutte le nuove possibilità dell'attivismo quantico

Carmen Di Muro

Oggigiorno, la convergenza tra spiritualità e nuova fisica sta spostando il mondo della medicina da una visione meccanicistica dell’uomo a una visione olistica, in cui il concetto di cura include oltre alla classica concezione riparativa, centrata sulla patologia, anche la dimensione energetica della persona, la quale non è più considerata come un’entità separata dal mondo e dagli altri, ma un soggetto agente nella creazione della realtà manifesta. Dentro ogni uomo c’è un potere creativo che alberga nella profondità dell’essere, un filo diretto con un “campo unificato di coscienza” che intesse le trame della sfera individuale e che diviene strumento indispensabile per segnare la realtà circostante, in uno scenario di partecipazione fattiva ed attiva.

Questo il presupposto di partenza che ha visto germogliare nel panorama nazionale l’Attivismo Quantico Europeo (A.Q.E.), l’Associazione Scientifica diretta dal dottor Gioacchino Pagliaro, psicologo e psicoterapeuta, direttore della UOC di Psicologia Ospedaliera nel Dipartimento Oncologico della AUSL di Bologna che – in linea al Center for Quantum Activism fondato in U.S.A. dal professor Amit Goswami, prestigioso scienziato e fisico quantistico di fama mondiale – promuove una visione olistica dell’uomo e della vita dove il ruolo della mente non locale, l’azione creatrice dell’intenzionalità nei processi quantistici di guarigione e le medicine complementari rappresentano un eccezionale arricchimento nell'azione di cura. Al professor Goswami e al dottor Pagliaro si deve il grande merito di diffondere con coraggio questa nuova consapevolezza, una luce di conoscenza che attraverso le più recenti teorie ed acquisizioni scientifiche segna un cammino che a piccoli passi può condurre a risultati straordinari. Abbiamo avuto il piacere e l’onore di incontrarli entrambi di persona nel corso di uno straordinario evento organizzato da Attivismo Quantico Europeo tenutosi a Bologna lo scorso luglio, occasione in cui abbiamo raccolto le loro testimonianze in questa intervista doppia in esclusiva per «Scienza e Conoscenza».

Professor Goswami, lei è fautore della “Scienza della Coscienza”, quali sono le basi e i presupposti epistemologici di questo approccio?

La nuova scienza nasce dagli esperimenti di Alan Aspect e di altri scienziati e teorici che nel 1982 hanno dimostrato la comunicazione senza segnale, non locale tra oggetti quantici. Prima di questi esperimenti l’idea dell’esistenza di due domini della realtà era qualcosa ancora da dimostrare. La teoria quantistica e la matematica quantistica ci dicono che gli oggetti sono costituiti da onde di possibilità e non risiedono nel dominio dello spazio e del tempo, ma in uno del tutto nuovo chiamato “delle potenzialità”. La sfida era quella di poter dimostrare l’esistenza di questi domini a livello sperimentale. Fu poi Aspect a documentare l’esistenza di questo “campo” in cui la comunicazione è istantanea. Ciò significa che questo è un dominio di Unità, e ulteriori dettagli che sono stati poi aggiunti a queste ricerche hanno comprovato che questa unitarietà proviene dalla coscienza, un dominio di possibilità a cui tutti gli esseri umani appartengono.

Professor Goswami, quando è stata creata e come nasce l’idea dell’Attivismo Quantico? Ma soprattutto quali contributi tangibili ha generato?

L’idea dell’Attivismo Quantico mi è venuta mentre mi stavo dedicando a un libro che cercava di dimostrare l’esistenza di Dio. Era il 2007/08 circa e lavorando a questa idea ho trovato una mia definizione. Questo tipo di attivismo non poteva essere legato solo al cambiamento della società, ma doveva avvenire in congiunzione e in sintonia con i tratti specifici del carattere. Quindi un attivista quantico deve usare i principi della fisica quantistica per cambiare sé stesso e il mondo allo stesso tempo. E questo è molto simile all’idea di Ghandi che diceva “siate il cambiamento che volete vedere”. Non a caso, l’Attivismo Quantico ha generato fin ad ora nuovi modelli economici, politici, partecipativi e anche nuove idee per quanto riguarda l’ambito sanitario e dell’istruzione.

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Rivista - Settembre 2018
Nuove scienze, Medicina Integrata, Coscienza

giovedì 29 novembre 2018

Il legame tra fisica quantistica e amore




Legame tra fisica quantistica, spiritualita' e amore

Intervista a Thomas Torelli, il regista che con i suoi documentari indaga il legame tra fisica quantistica, spiritualità e amore

Consapevolezza e Spiritualità


Il legame tra fisica quantistica e amore, la stretta relazione tra scienza e emozioni. Ce ne parla Carmen di Muro in questa intervista al regista Thomas Torelli

di Carmen Di Muro

La vita è una questione di punti di vista, ce lo ricorda la storia di ieri e quella di oggi, gli eventi solenni e le consuetudini quotidiane, il pensiero dei grandi uomini e quello più velato dei semplici. Un mare di punti di vista fatto di certezze e dubbi, di trasparenze ed opacità dove ognuno può nuotare con lo stile che preferisce, trovando un faro illuminante, una boa di riferimento per le situazioni critiche. Ma ci sono piccole grandi cose che ci permettono di fare la differenza, come “un’immagine che scorre sulla pellicola”, depositaria di storie, in grado di aiutarci a sintetizzare il particolare e il generale, unendo soggettività ed universalità in uno scenario di senso più ampio, che ci mostra la vita da una diversa prospettiva di osservazione per abbracciarla e farla propria profondamente, mettendoci in posizione privilegiata per porre le basi per la creazione di “Un Altro Mondo”. Piccoli istanti sugellati in un frame che nutrono lo spirito di una nuova consapevolezza, spingendo alla più intima riflessione su chi siamo, ma soprattutto sul dove stiamo andando. Ed è proprio questa “chiamata al risveglio collettivo” ciò che muove con passione Thomas Torelli, scrittore, regista e produttore romano che ha fatto dell’amore per l’immagine il suo lavoro e che in questa intervista per «Scienza e Conoscenza» si racconta.

Thomas il 2014 ha visto l’uscita del tuo film documentario “Un altro mondo”: un viaggio di riscoperta attraverso la scienza e la fisica quantistica. Tutto è Uno, e nell’universo tutto è energia in vibrazione che produce la musica di suoni della realtà in cui siamo immersi: quanto è stato importante portare questa grande verità nelle coscienze?

Per me è stato importantissimo perché la più grande soddisfazione di questo mestiere e, in particolare, di questo film, è vedere che quando riesci a trattare questi argomenti, riesci a dare speranza alle persone, a confermargli cose che magari sentono nel proprio intimo, ma che nessuno gli ha mai spiegato in maniera semplice e diretta. E allora noti che in loro si scatena un’incredibile passione, nonché gioia e riscoperta del proprio “Io” e della propria coscienza. Mi arrivano continuamente tantissimi messaggi di gente che mi ringrazia perché attraverso i miei lavori riesce a riscoprire un percorso, ad avere speranza e a vivere meglio. Questa è la grande soddisfazione del mio mestiere, ossia sapere di fare cose belle, non fini a sé stesse, ma d’aiuto per gli altri.

Quanto attraverso i tuoi lavori ha notato fattivamente il risveglio comunitario nel mondo di oggi in cui si assiste ad una vera e propria erosione d’identità storica, coscienziale, ma soprattutto spirituale?

Io ho il riscontro rispetto alle centinaia persone che mi scrivono e che incontro nell’ambito delle tantissime conferenze che ho fatto negli ultimi quattro anni e che mi raccontano come questi film hanno cambiato la loro vita: ci sono davvero tantissime storie. Questo è davvero molto bello ed è ciò che mi dà la forza di continuare, come diceva il grande Fabrizio De Andrè, “in direzione ostinata e contraria”, sapendo che tutto ciò che si fa è volto a un bene superiore.

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Rivista - Settembre 2018
Nuove scienze, Medicina Integrata, Coscienza

Carmen Di Muro

Psicologa clinica, psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo Post-Razionalista e ISTDP, quantum trainer e scrittrice, vive ed opera in Puglia.

Aperta alla più ampia visione integrata dell’essere umano nella sua inscindibile unità di psiche-soma, unisce la formazione accademica con i suoi interessi nel campo della biologia, delle neuroscienze, della medicina, della meccanica e fisica quantistica che le hanno consentito di sviluppare un personale metodo di lavoro interdisciplinare quantico-emozionale©.

Da sempre attratta dal mondo spirituale dell’uomo e dall’essenza profonda dell’esistenza, orienta i suoi studi e le sue indagini scientifiche verso un tema speciale: “La guarigione dell’anima”. È referente per la regione Puglia dell’EFP- Group di Milano e oltre a svolgere l’attività clinica, divulga il suo pensiero tenendo convegni e seminari in tutta Italia. Autrice del libro “Essere è Amore. Dal Pensiero alla Materia. Viaggio Scientifico nella Pura Essenza”, Gagliano Edizioni e “Anima Quantica. Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione” Anima Edizioni, è membro del comitato scientifico e autore per la Rivista Nazionale “Scienza e Conoscenza” di Macro Edizioni e autore di articoli e video per AnimaTV.

Per informazioni visita il sito: www.carmendimuro.com
Per contatti: info@carmendimuro.com

martedì 27 novembre 2018

Om Mani Padme Hum mantra V.3 - Alpha Visual BWE 8Hz #OM

Quanto e' importante masticare?



Quanto e' importante masticare?

Medicina Non Convenzionale


Scopriamo insieme quanto è importante masticare e perché dobbiamo aiutare il nostro intestino nel miglior modo possibile, in questo estratto dal libro Buona cacca a tutti del Dottor Adrian Schulte

Redazione Scienza e Conoscenza - 26/11/2018

Estratto dal libro Buona cacca a tutti del Dottor Adrian Schulte

"La masticazione è il primo stadio della digestione e, come vedremo, anche l’ultimo al quale prendete parte attivamente. Per questo motivo ha per noi un’enorme importanza. La digestione in bocca consiste soprattutto nella produzione di saliva e in una parte attiva: la masticazione.

La saliva può venire prodotta anche senza il nostro aiuto, poiché, come dice il proverbio, ci viene l’acquolina in bocca. E questo avviene anche senza avere davvero qualcosa in bocca. Il nostro cervello, la nostra principale centrale di comando, ha in questo caso già elaborato le informazioni ricevute dagli occhi, che hanno visto qualcosa di appetitoso, oppure anche solo le informazioni puramente mentali che derivano dal desiderio di mangiare qualcosa  di dolce.

Conosciamo due  diverse  qualità  di saliva. Da una parte abbiamo la saliva con funzioni di dilu-zione, che ci scorre in bocca come acqua, ad esempio per bi-lanciare una pietanza piccante oppure anche una molto dolce. Al  contrario  di  questa  il  secondo  tipo  di  saliva,  la  saliva  lubrificante,  viene  prodotta  grazie  a  una  masticazione  attiva.  Essa è necessaria per lubrificare gli alimenti. Senza questa saliva avremmo difficoltà a far scivolare il chimo lungo l’esofago. C’è naturalmente un trucco per riuscirci, che va a scapito della nostra digestione: bevendo del liquido possiamo inghiottire il cibo anche senza averlo prima masticato, cioè senza aver prodotto la saliva necessaria! Come vedremo in seguito, il nostro stomaco soffre di ciò. Inoltre questa saliva lubrificante contiene un enzima che inizia a  digerire  i  carboidrati.  La scissione  delle  catene  lunghe  di  carboidrati, che definiamo amidi, inizia dunque già in bocca. Riuscite ad accorgervi di ciò e ad assaporarlo già con un picco-lo esperimento: se masticate almeno 30 volte un pezzetto di pane raffermo vi accorgerete che la poltiglia in bocca inizia lentamente ad avere un sapore dolciastro. Gli zuccheri a catena corta scissi per via enzimatica hanno un sapore dolce, quelli a catena lunga no. Attraverso la masticazione produciamo la saliva lubrificante necessaria, ma questo non è tutto. Masticando vengono ridotti a pezzettini gli alimenti, per assicurare una digestione corretta, e si attiva anche il senso del gusto. Tramite un’esperienza gustativa intensa raggiungiamo una sensazione di sazietà, la cosiddetta  «sensory-specific-satiety»,  che  non  ha  niente  a  che  vedere  con  lo  stomaco  pieno,  e  con  la  quale  possiamo  terminare  un  pasto senza stanchezza e sensazione di pesantezza allo stomaco.

Masticare per dimagrire

Chi  mastica  di  più  assume  meno  calorie,  come  ha  dimostrato uno studio nel quale si sono analizzati i comportamenti alimentari di uomini magri e in sovrappeso. Questi ultimi non prendevano bocconi più grandi degli altri soggetti normopeso, ma mangiavano più in fretta, masticavano di meno e banchettavano più a lungo. Si è potuto dimostrare che masticando bene, in media, si assumeva l’11,9 percento di calorie in meno. Se si parte da un’assunzione quotidiana di 2000 kcal per un normo-peso, questo porta 238 kcal in più al giorno. In questo modo abbiamo all’anno circa 86.870 kcal in eccesso. Ciò corrisponde a circa 10 kg di grasso! Naturalmente in questo caso sono anche importanti il movimento, lo stress e molti altri fattori. Ma perché si assumono meno calorie? Una masticazione accurata porta  nel  sangue  a  una  diminuzione  dell’ormone  grelina, che stimola l’appetito. Contemporaneamente si misura nel sangue un aumento di peptide glucagone-simile-1 e di colecistochina, ormoni che inibiscono l appetito. Ma non è tutto: la masticazione porta a una migliore irrorazione sanguigna del cervello e aumenta le capacità mentali. Dopo un’operazione all’intestino, una masticazione prolungata  favorisce  il  processo  di  guarigione.  Con  una  masticazione  intensa si riesce a evitare il pericolo sempre presente di un’occlusione intestinale dopo un intervento all’intestino. In questo modo si è anche potuto dimostrare che una buona masticazione ha un influsso enorme sulla digestione, su tutto il metabolismo e sulla irrorazione sanguigna del cervello.

Perché allora continuiamo a vedere raramente qualcuno che mastica  davvero  bene?  Non  è  sempre  stato  così.  Tutti  noi  conosciamo il proverbio «Ciò che è ben masticato è per metà già digerito» e riusciamo anche a ricordare di quando nostra nonna a tavola ci ammoniva che dovevamo masticare ogni boccone 32 volte. Questa regola è stata stabilita dallo statista britannico Wil-liam Gladstone (1809-1898), il quale era convinto che dovessimo masticare ogni boccone 32 volte perché abbiamo 32 denti. Horace  Fletcher  riuscì  a  dimostrare  come,  grazie  a  una  corretta  masticazione,  fosse  possibile  mantenersi  o  ritornare  in  salute.  Franz  Xaver  Mayr  (1875-1965)  impiegò  l’allenamento  alla  masticazione nelle sue cure per ripristinare le capacità del tratto digestivo  e,  in  seguito  a  ciò,  molti  dei  suoi  pazienti  guarirono.  Come è possibile che tutto questo sapere sia andato perduto? Fino alla metà del XX secolo ci si aspettava che noi facessimo qualcosa attivamente per il nostro benessere. Ogni singolo individuo era corresponsabile della propria salute. Quanto più semplice il metodo tanto più questo era apprezzato. Era chiaro a tutti che masticare bene migliorava la digestione e di conseguenza anche la salute. In una società che si è trovata sempre di più a lottare contro il superfluo e nella quale il sistema sanitario è  stato  sottratto  al  singolo  individuo,  ogni  tipo  di  responsabilità  e  i  principi  base  di  una  vita  sana  sono  andati  perduti."

Buona Cacca a Tutti! >>> http://bit.ly/2RcoyFf
Adrian Schulte
Un intestino sano per migliorare la nostra salute fisica e mentale - Con l'esclusivo programma "Detox intestinale in 10 giorni"
Macro Edizioni


mercoledì 21 novembre 2018

Universo Iperconnesso




Universo Iperconnesso: dalla non-localita' a una visione unificante di spazio, materia, mente e vita

Scienza e Fisica Quantistica

Leggi l'estratto dal libro Universo iperconnesso di Davide Fiscaletti che intende mostrare come, pur partendo dalla convinzione che nel corso della storia la scienza ci ha portato teorie d’immane bellezza ed eleganza su molti piani, sia possibile investigare nuovi scenari

Davide Fiscaletti - 21/11/2018

Tratto dal libro Universo iperconnesso di Davide Fiscaletti

Il percorso della conoscenza – sosteneva Anassimandro nel VI sec. a.C. – deve essere basato sulla ribellione contro certezze che appaiono ovvie, sul fatto che la nostra immagine del mondo può essere sempre perfezionata, che il mondo può essere diverso da come ci appare, che il nostro punto di vista sul mondo è limitato dalla piccolezza della nostra esperienza. La scienza – sosteneva Anassimandro – nasce da ciò che non sappiamo («che cosa c’è dietro la collina?») e dalla messa in discussione di qualcosa che credevamo di sapere, in altre parole la scienza consiste nel guardare più lontano, nell’esplorazione continua di nuove forme di pensiero per concettualizzare il mondo.

Compatibilmente con la visione della scienza come entità dinamica, che è in costante evoluzione e riorganizzazione, in grado di generare percorsi evolutivi i quali si possono intrecciare l’uno con l’altro, i saggi pubblicati in questo libro intendono mostrare come, pur partendo dalla convinzione che nel corso della storia la scienza ci ha portato teorie d’immane bellezza ed eleganza con enormi benefici sul piano tecnologico, sia possibile investigare nuovi scenari, in particolare si possano aprire nuove prospettive riguardo all’immagine del mondo, alla visione della realtà che ci circonda, le quali mettono in discussione idee che, nell’ambito del nostro approccio limitato all’esperienza, appaiono ovvie.

Da un punto di vista generale, possiamo dire che, almeno fino agli anni ’20 del Novecento, la visione del mondo predominante è stata la visione meccanicistica e riduzionista, secondo cui l’universo sarebbe una macchina inerte, governata da esatte leggi matematiche, nella quale i vari fenomeni diventano via via più chiari allorché vengono frazionati in parti e componenti sempre più piccole e in cui mente e materia sono viste come entità indipendenti e separate. Oggi, tuttavia, alla luce delle scoperte scientifiche soprattutto nell’ambito della fisica e delle scienze della vita, possiamo dire di trovarci in una fase di transizione verso una nuova era nel senso che sta emergendo nella scienza una visione olistica, sistemica ed emergentista. Abbiamo infatti compreso che tutte le cose esistenti nell’universo – dalla materia inanimata fino ad arrivare agli organismi viventi – sono intimamente correlate l’una con l’altra dando luogo ad una fitta rete interconnessa di relazioni, in cui l’intero è qualcosa di più della somma delle singole parti e tra i vari livelli della natura esiste di fatto una struttura gerarchica a generazione interdipendente in cui il principio fondamentale che si può riscontrare è rappresentato dall’universalità dei comportamenti collettivi dei vari sistemi. Allora, quale chiave di lettura unificante possiamo fornire dei vari fenomeni della natura alla luce dei risultati della scienza contemporanea in modo da dipingere un’immagine soddisfacente e comprensibile dell’universo? Quale percorso possiamo costruire, nell’ambito di questa scienza sistemica, che ci possa permettere di guardare più lontano, di scoprire cioè cosa c’è al di là della nostra collina e di comprendere anche qual è il nostro posto, aprendo così nuove prospettive nell’immagine dell’universo e nella nostra relazione con esso?

A mio parere, all’interno di questa nuova maniera sistemica, olistica di studiare la natura, un ottimo punto di partenza per poter costruire un itinerario in grado di aprire nuovi scenari nell’immagine del mondo è rappresentato dai contributi scientifici, nell’ambito della fisica quantistica, portati dal fisico americano David Bohm, uno dei più grandi pensatori dell’epoca moderna.

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lunedì 19 novembre 2018

Ho smesso di fumare, ora cosa succede al mio corpo?




Ho smesso di fumare, ora cosa succede al mio corpo?

Medicina Non Convenzionale


Basta smettere di fumare per ripulire il nostro corpo? Purtroppo no, ma conosciamo al giorno d'oggi molti rimedi naturali per ritornare sani e riprendere in mano la nostra vita annebbiata da anni di fumo ossessivo. Scopri insieme a noi come

Andrea Giulia Pollini - 16/11/2018

Sei riuscito a fare il grande passo, hai smesso di fumare e ora? Ora stai cercando di capire tutti i benefici che ti sta portando. Da ex fumatore sai che le difficoltà che hai superato, e che stai superando, in realtà ti hanno reso molto forte. Ti senti molto meglio, stai riacquistando l’uso di gusto e olfatto, ti senti più sano, come guarito da una brutta malattia. Ma sei veramente sicuro che basti smettere di fumare per “guarire” dai problemi che il tabagismo ti ha causato? Purtroppo smettere di fumare non basta, anche se ovviamente è il passo più importante. In questo articolo ti spiegherò come aiutare il tuo corpo a ripulirsi da anni di tabagismo compulsivo.

Cosa succede al nostro corpo quando smettiamo di fumare?

Al nostro corpo bastano venti minuti per riprendersi dal fumo dell’ultima sigaretta: la frequenza cardiaca, alterata dal tabacco, torna alla normalità e la pressione sanguigna inizia a stabilizzarsi, permettendo alla circolazione di migliorare.

Dopo dodici ore senza fumare vengono purificati polmoni e sangue: le tossine rilasciate a seguito della combustione del tabacco non permettono all’ossigeno di arrivare al sangue e ai polmoni.

Per riuscire ad aiutare veramente il cuore bisogna arrivare almeno a ventiquattro ore: a questo punto il rischio cardiocircolatorio inizia a diminuire. Nell’arco di una giornata la pressione del sangue inizia a diminuire e, contestualmente, anche i rischi di coaguli di sangue e ictus.

Dopo quarantotto ore il nostro olfatto e gusto stanno già migliorando e riprendendo vita.

Dopo tre giorni di “astinenza” i livelli di nicotina nel corpo sono pari a zero e anche se questa è una condizione assolutamente positiva può causare mal di testa, malumore e facile irritabilità. Dopo trenta giorni la capacità polmonare è praticamente ripristinata, si possono notare meno tosse e più fiato.

Dopo nove mesi potrai considerarti un vero ex-fumatore: le ciglia all’interno dei polmoni hanno recuperato la loro funzione e aiutano a eliminare il muco e a combattere le infezioni.

Dopo dodici mesi si evidenziano meno rischi cardiaci, la probabilità di malattie cardiache dopo un anno scende del 50%.

Dopo cinque anni il nostro corpo rinasce e arterie e vasi sanguigni riescono finalmente ad allargarsi. Questo ampliamento significa che il sangue ha meno probabilità di coagularsi e che si riduce il rischio di ictus. Per arrivare al pari di un fumatore servono quindici anni di astinenza, ma il vero traguardo sono vent’anni senza fumo momento in cui i medici dichiarano che il rischio di morte per cause legate al tabagismo, tra cui malattie polmonari e cancro, si riduce al livello di una persona che non ha mai fumato nella sua vita.

Cosa puoi fare per pulire i tuoi polmoni?

Ora che conosciamo le tempistiche della guarigione del nostro corpo possiamo aiutare i nostri organi e il nostro sangue a “ripulirsi” al meglio e più velocemente per farlo possiamo utilizzare alimenti detossificanti come lo zenzero, l’aglio, la cipolla e il peperoncino. Questi alimenti hanno un gusto forte e non sono proprio apprezzati da tutti, quindi se non volete mangiare cipolla e aglio, rischiando di avere anche un alito non piacevole, potete sempre ricorrere ai suffumigi. I suffumigi, o fumi, con oli essenziali di eucalipto, timo, lavanda e menta sono un grande aiuto per il nostro corpo, soprattutto per i nostri polmoni. Inoltre è molto importante praticare con costanza attività fisica all’aria aperta, permettendo ai polmoni di respirare aria “buona”. Esci a fare una camminata in campagna o in un parco, meglio ancora in montagna. Anche bere acqua in abbondanza è molto utile per agevolare l’espulsione delle tossine da parte dell’organismo. Per concludere uno stile di vita sano e una dieta varia sono le basi per ripartire alla grande dopo anni ingrigiti dal fumo di sigaretta.

Le novità che porta la tecnologia

Una cosa molto bella che ho scoperto recentemente, avendo io stessa smesso di fumare, sono delle applicazioni che si possono scaricare sui nostri cellulari e che giornalmente ti seguono nella tua disintossicazione da sigaretta. Generalmente nell’applicazione puoi trovare una chat di supporto, dove si possono raccontare le proprie difficoltà a persone che stanno, come te, smettendo di fumare e dei punti dove ti vengono ricordati tutti i benefici della tua scelta. Utilizzare l’applicazione che aiuta a smettere di fumare è anche una soddisfazione per sé stessi, perché tutti i giorni si possono vedere quante sigarette abbiamo evitato, quanti soldi abbiamo risparmiato, e quanto il nostro stato di salute migliora costantemente.

Quindi, caro lettore, non hai più scuse, rimedi naturali e tecnologia sono dalla tua parte, smetti ora e riprendi in mano la tua vita.

Come Smettere di Fumare
Strategie per liberarsi in tempi brevi dalle dipendenze da fumo
Branka Skorjanec

Ipnosi - Smettere di Fumare - CD
Charlie Fantechi

giovedì 15 novembre 2018

Cosa significa la parola scienza?




Cosa significa la parola scienza?

Scienza e Fisica Quantistica


Cosa significa la parola scienza? Il rapporto tra scienza e scienziati come è cambiato nel corso dei secoli? In questo entusiasmante estratto dal libro Fenomeni impossibili di Dean I. Radin capiamo il vero significato della parola scienza

Redazione Scienza e Conoscenza - 14/11/2018

La scienza può essere definita come un corpo di fatti diffusamente accettato e un metodo per procurarsi tali fatti. Gli scienziati sono pronti a discordare, tuttavia, su che cosa significhi “diffusamente accettato”, quali “fatti” e quali “metodi” si intendano, che cosa si intenda con “intendere”, e addirittura a volte che cosa “significhi”.

Ne risulta che la definizione di scienza dipende in gran parte dalla persona a cui la si chiede. Non siamo troppo lontani dal vero se ripetiamo la definizione concisa “la scienza è ciò che fanno gli scienziati”. In ogni caso, la maggior parte degli scienziati sarebbe probabilmente d’accordo sul fatto che ciò che ha reso grande la scienza è stato il metodo scientifico. In cosa consiste, quindi, questo metodo, e perché è così grande? Se gli scienziati non riescono facilmente a mettersi d’accordo su che cosa sia la scienza, sembra improbabile che possano concordare su qualcosa di più complesso come “il” metodo scientifico. Gli psicologi Robert Rosenthal, dell’Università di Harvard, e Ralph Rosnow, della Temple University sostengono che il “metodo scientifico” sia difficile da definire in quanto «il termine “metodo scientifico” è di per sé circondato di controversie, ed è una definizione inappropriata di cui bisogna liberarsi, dal momento che nella scienza esistono molti metodi riconosciuti e legittimati».

Un elemento comune alla maggior parte delle diverse varianti del metodo scientifico è l’uso dell’osservazione controllata e disciplinata. Tuttavia, la sola osservazione è insufficiente. Come ha scritto il filosofo Jérome Black: «Nessuna osservazione o generalizzazione, né l’ipotetico uso deduttivo delle presupposizioni, né l’utilizzo di strumenti, né la costruzione matematica, né tanto meno tutte queste cose insieme si possono considerare essenziali alla scienza». Molti altri scienziati e filosofi hanno concordato sul fatto che le semplici definizioni sono troppo restrittive per catturare l’essenza del metodo scientifico. I tentativi per chiarire la definizione spaziano dall’arguzia («Lo scienziato non ha altro metodo che fare del suo meglio» all’anarchico («Il successo nella scienza si raggiunge soltanto perché gli scienziati infrangono ogni regola metodologica e adottano il motto “tutto fa brodo”»). Ma questo non è molto illuminante.

Il metodo scientifico e le sue particolarità

La particolarità del metodo scientifico può essere illustrata con maggior efficacia confrontandolo con i precedenti e prescientifici metodi di ricerca della conoscenza. Come spiega L.L. Whyte: «Intorno al 1600 Keplero e Galileo hanno simultaneamente e dipendentemente formulato il principio per cui le leggi della natura devono essere scoperte per mezzo della misurazione, e applicato questo principio nel proprio lavoro. Laddove Aristotele aveva classificato, Keplero e Galileo hanno cercato di misurare». Oltre alle attente osservazioni e misurazioni, un punto di forza fondamentale del metodo scientifico è il suo affidarsi al pubblico e comune accordo sull’effettiva correttezza delle misurazioni. Questo approccio alla conoscenza si distingue drasticamente da quelli precedenti, come le argomentazioni logiche predilette dai filosofi o l’accettazione dogmatica delle scritture richiesta dalle autorità religiose. L’idea di un comune accordo sulle misurazioni ha portato al rigoroso requisito della scienza (o almeno delle scienze sperimentali) che i fenomeni siano indipendentemente e ripetutamente misurabili perché questo consenso si possa formare. In altre parole, l’idea di ripetibilità, o riproducibilità, è diventata approssimativamente l’equivalente di una verifica di stabilità. Se un fenomeno è altamente instabile, non possiamo essere sicuri di stare misurando un effetto reale, un qualche altro effetto o semplicemente delle variazioni casuali. Con questo genere di confusione nessun consenso può essere raggiunto e l’esistenza dell’effetto in questione rimane dubbia.

Gli scienziati del diciassettesimo secolo non avevano ancora sviluppato dei metodi per distinguere chiaramente tra effetti reali e caso, e dunque erano costretti a girare intorno a molti interessanti fenomeni fisici, biologici e psicologici, ovvero quasi tutto ciò che oggi è oggetto di scienza. Fortunatamente, qualche effetto fisico e astronomico era abbastanza stabile (o così esattamente periodico) da assicurare il successo ai primi tentativi di misurazione. Senza tali effetti stabili la scienza come la conosciamo sarebbe miseramente fallita e staremmo ancora discutendo come ai tempi di Aristotele. Questi dibattiti filosofici tipicamente erano qualcosa come: «Sì, è così». «No, non è così». «Sì, lo è». «No, non lo è». «Sì! No!». Come ha fatto notare il filosofo Bertrand Russell: «Questo può sembrare strano, ma non è colpa mia».

Leggi l'interessante articolo di Dean I. Radin uscito su Scienza e Conoscenza

Scienza e Conoscenza n. 64 - Rivista Cartacea >> http://bit.ly/2PSx3rV
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Autori Vari

lunedì 12 novembre 2018

Sindrome metabolica: di cosa si tratta?




Sindrome metabolica: di cosa si tratta?

Ce lo spiega la dottoressa Anna Villarini

Alimentazione e Salute


Sindrome metabolica o sindrome X, che patologie scatena? Come rendersi conto di averla e come prevenirla con l’alimentazione e gli stili di vita? Ce lo spiega la dottoressa Anna Villarini che sarà presente al Congresso Nazionale di Saluscienza

Redazione Scienza e Conoscenza - 12/11/2018

Sindrome metabolica, chiamata anche sindrome X colpisce, dopo i sessant’anni, il 35 per cento della popolazione, ovvero oltre una persona su tre e, se non presa sul serio, è l’anticamera per numerosa e gravi patologie, dal diabete al cancro. Per capire meglio di cosa si tratta abbiamo posto alcune domande alla biologa nutrizionista Anna Villarini, stretta collaboratrice di Franco Berrino all’Istituto Tumori di Milano.

Che cos’è la sindrome metabolica e quali sono i segnali della sua comparsa?
La sindrome metabolica, innanzitutto, non è una patologia, ma un insieme di fattori di rischio. La si potrebbe quindi definire uno stadio pre-clinico di alcune patologie. Le persone a cui viene fatta diagnosi di sindrome metabolica hanno cioè un maggior rischio di ammalarsi di malattie cardiovascolari, di alcune malattie istologiche, di diabete e di tutta una serie di patologie importanti, legate anche all'avanzare dell'età. La prima cosa da chiarire è quindi la differenza fra una malattia vera e propria e le fasce più a rischio, tant'è che la Sindrome metabolica – quando in fase iniziale e quando non sottende altre patologie – non si cura con i farmaci, ma con lo stile di vita, perché i parametri che la compongono non sono ancora parametri patologici.

Di sindrome metabolica – prima si chiamava "Sindrome X" – si parla dalla prima metà del Novecento. Già allora si era visto che alcuni valori un po' fuori norma si associavano ad alcune patologie, però non era stata definita correttamente come oggi. Nel 2005, l'International Diabetes Federation, ma anche l'American Heart Association, hanno cercato di dare delle definizioni più corrette. L'International Diabetes Federation ha diviso per etnie i parametri che definiscono la Sindrome metabolica, perché uno dei parametri più importanti è quello dell'obesità addominale. Poiché le persone, a seconda della razza, sono strutturalmente diverse, non si è trovato un modo di misurare l'obesità addominale – ovviamente, senza fare dei test invasivi quali la TAC – uguale per tutti. È stato quindi stabilito che nelle popolazioni dove le persone sono tendenzialmente più grandi (ad esempio, l'America del Nord), il giro vita, che è appunto la stima del grasso addominale, nella donna non deve superare gli 88 centimetri e nel maschio i 102 centimetri. Per l'etnia europea, però, la donna non dovrebbe superare gli 80 centimetri di giro vita e l'uomo non dovrebbe superare i 94 centimetri. Il giro vita si misura nel punto più stretto, che solitamente corrisponde a due o tre dita sopra l'ombelico. Non si misura mai nell'ombelico, perché all'ombelico siamo tutti più sporgenti.

Al giro vita elevato si associamo altri quattro fattori di rischio, che sono: la pressione arteriosa superiore a 130/85; i trigliceridi superiori a 150; la glicemia superiore a 100; il colesterolo buono (HDL) inferiore a 40 nel maschio e inferiore a 50 nella femmina.

Come dicevo la sindrome metabolica non è una patologia: faccio un esempio per chiarire meglio. La pressione arteriosa diventa patologica, quindi necessita di un farmaco, quando è sopra 140/90. Qui, però, il limite che viene messo è più basso di 140/90, infatti è di 130/85. La glicemia diventa patologica quando il glucosio è sopra 126 e si associa anche, tra l'altro, ad emoglobina glicata alta. Pertanto una glicemia a 100 non porta alla diagnosi di diabete e non deve essere trattata farmacologicamente.

Questi sono parametri che aumentano il rischio di avere una patologia, che però posso correggere modificando gli stili di vita, quindi non devo prendere un farmaco. La diagnosi di sindrome metabolica si fa quando, di questi cinque fattori di rischio di cui abbiamo detto, se ne presentano almeno tre. Da tre a cinque, è Sindrome metabolica, mentre da uno a due non si fa ancora diagnosi, ma anche in questo caso si dovrebbero consigliare stili di vita adeguati per riportare nella norma i parametri. 

 I 5 fattori di rischio della sindrome metabolica

1) Misura del girovita non superiore a 80 cm per le donne e 94; per gli uomini per la razza europea.

2) Pressione arteriosa superiore a 130/85;

3) Trigliceridi superiori a 150;

4) Glicemia superiore a 100;

5) Colesterolo buono (HDL) inferiore a 40 nel maschio e inferiore a 50 nella femmina.

La diagnosi di sindrome metabolica si ha quando si manifestano almeno 3 fattori di rischio su 5.

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Scienza e Conoscenza n. 66 >> http://bit.ly/2PLGBoi
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