mercoledì 28 febbraio 2018

Sonoluminescenza: fenomeno fisico affascinante





La sonoluminescenza: un fenomeno fisico affascinante

Scritto da: Antonella Ravizza

Scienza e Fisica Quantistica | 27/02/2018


La sonoluminescenza: un fenomeno fisico affascinante

Non vi è mai capitato di vedere deboli flash di luce che durano anche per qualche ora, senza alcuna alimentazione di corrente? A me è capitato recentemente con delle lucine per gli addobbi natalizi, con una particolare forma di stella, e ciò mi ha spinto a cercare di capire quale misterioso fenomeno fisico ci fosse alla base: lucine accese senza corrente!?! Non mi sembrava possibile, ma due lucine di una fila di circa 20, restavano accese per qualche ora dopo aver tolto la corrente. Segue una possibile spiegazione.


Che cos'è la sonoluminescenza

Già dai primi anni trenta del XX secolo si osservò un fenomeno molto particolare e interessante che fu battezzato sonoluminescenza, ma solo dal 1988 si incominciò a studiarlo con ricerche mirate. Il termine deriva dalla fusione di due parole latine: sonus e lumen, che appunto significano suono e luce. Il fenomeno può verificarsi con una piccola bolla di gas immersa in un liquido che, collassando velocemente, emette luce (detta sonoluminescenza a bolla singola SLBS) oppure con più bolle (sonoluminescenza a bolle multiple SLBM). Più precisamente, quando una bolla di gas viene eccitata dalla propagazione di ultrasuoni, può trasformare una frazione di energia sonora in luce. Gli ultrasuoni, quando passano in un liquido, provocano la formazione, la crescita e il collasso di microscopiche bolle. Le loro oscillazioni possono provocare notevoli temperature e pressioni, simili a quelle che si osservano nelle esplosioni.

Per una certa gamma di valori di alcuni parametri fisici, come la temperatura del bagno o l’ampiezza di oscillazione della pressione, o la quantità di gas sciolto nel liquido o il raggio della bolla, si verifica una emissione di radiazione elettromagnetica che cade nella banda del visibile e dell’ultravioletto. Quello che noi osserviamo è l'emissione di un flash di luce; e tutto questo si ripete regolarmente alla frequenza acustica di eccitazione (anche 25 mila volte al secondo) e anche per tempi molto lunghi, di diverse ore. Ciò che appare ad occhio nudo, nel laboratorio oscurato, è un puntino luminoso di colore bluastro al centro del piccolo risonatore di vetro (è stato definito "stella in un bicchiere"). È bene precisare che gli ultrasuoni sono onde meccaniche sonore con frequenza di vibrazione superiori a quelle mediamente udibili dall’orecchio umano. La frequenza di riferimento è 20kHz. L’ultrasuono è ciò che è al di là del suono udibile.


Osservazioni e prove sperimentali

Le prime osservazioni del fenomeno della sonoluminescenza risalgono al 1933 con l’osservazione di una lastra fotografica annebbiata dall’immersione in un liquido che era stato agitato dagli ultrasuoni. Un anno dopo all’università di Colonia riuscirono a riprodurre una luce nell’acqua, molto debole ma visibile, usando appunto gli ultrasuoni. I due studiosi cercarono di dare una spiegazione al fenomeno osservato, immaginando che fosse un fenomeno di tipo elettrico, causato dal moto delle bolle, ma non approfondirono l’argomento a causa dello scarso interesse generale. Le SLBM sono difficili da studiare, perché emettono luce per pochi nanosecondi (un tempo brevissimo) e sono in continuo movimento.

Nel 1988 si iniziò ad applicare la teoria allo studio del moto acustico in una singola bolla. Una SLBS è più facile da studiare perché è stazionaria, può essere stabile e incandescente per diversi minuti, quindi è possibile studiare non solo la bolla, ma anche la luce emessa. Il fenomeno, comunque, non è ancora molto noto e intorno ad esso si sono formate molte teorie che non riescono però a spiegare in modo completo le proprietà della sonoluminescenza. Ad esempio la teoria dell’onda d’urto è basata sul fatto che la bolla resti sferica. In questo caso la luce potrebbe essere prodotta da due diversi meccanismi: le alte temperature causate dal riscaldamento adiabatico della bolla provocano la formazione del plasma e la ricombinazione delle molecole provoca l’emissione luminosa oppure le alte temperature provocano una produzione di un plasma relativamente freddo che emette luce per un processo chiamato Bremsstrahlung (a causa delle collisioni tra elettroni produce uno spettro molto vasto).

La teoria della formazione di jet è in opposizione alla precedente: la bolla, mentre collassa, non resta sferica e deformandosi produce al suo interno un cilindro di acqua detto jet che può viaggiare anche a 2500 km/h producendo, al momento della sua uscita dalla bolla, emissione di radiazione elettromagnetica anche nello spettro visibile (luminescenza). La teoria della solidificazione ad alte pressioni è simile alla teoria delle onde d’urto, mentre la teoria dell’emissione indotta da collisione è totalmente nuova: quando due molecole del gas contenuto nella bolla collidono o si avvicinano, inducono un cambiamento nei dipoli di entrambi; sono la formazione e il rilassamento di questi dipoli a causare l’emissione della luce.

C’è chi suppone invece che la luminescenza possa essere un fenomeno di vuoto quantistico e c’è chi parla anche di fenomeni di fusione nucleare. In effetti, così come la temperatura superficiale del Sole (meno di 6000° C) nasconderebbe temperature molto superiori presenti nel suo nucleo, si potrebbe pensare che le temperature previste per le bolle della sonoluminescenza ne caratterizzassero solo un guscio periferico: nel loro nucleo si sarebbero potute registrare temperature sufficienti a promuovere, in presenza delle giuste specie chimiche, processi di fusione nucleare. A questo punto mi chiedo: ma le mie lucine di Natale, si saranno veramente accese per il fenomeno della sonoluminescenza?

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Antonella Ravizza

lunedì 26 febbraio 2018

Emozioni e pensieri negativi modificano i cibi





Emozioni e pensieri negativi: possono modificare il cibo e l'acqua che ingeriamo?

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica | 25/02/2018


Emozioni e pensieri negativi: possono modificare il cibo e l'acqua che ingeriamo?

Il grande filosofo L. Feuerbach sosteneva che "l'uomo è ciò che mangia", ma è pur vero che “l’uomo è dove, quando e come mangia”. 

Il cibo è una forma altamente concentrata di energia, che apporta non solo sostanze nutritive, ma anche campi d’informazione specifici che influiscono sul nostro stato di salute globale. Ogni cosa presente in natura è composta da una frequenza ben precisa e strutturata. Cose, persone, cibi e ambienti ancor prima di poter essere colti nella loro componente tangibile sono caratterizzati da un’energia specifica che li contraddistingue in virtù della carica dominante di cui sono portatori.

La realtà vibra all’unisono con noi e si adatta rispondendo con frequenze ordinate. Ad ogni azione energetica sussegue sempre una reazione di pari o maggiore intensità vibrazionale.

André Simoneton, ingegnere elettronico francese, spese gran parte dei suoi anni a studiare l’effetto delle vibrazioni degli alimenti sull’organismo umano. Egli notò che ogni cibo, come ogni essere vivente, oltre ad avere un potere calorico (chimico-energetico) aveva anche un potere elettromagnetico (vibrazionale).

Queste frequenze derivano da svariati fattori quali la forma, la tipologia, la composizione, il luogo di crescita, ma soprattutto la conservazione e il trattamento subito dagli alimenti, influendo specificatamente sulle qualità del loro campo elettromagnetico e, di conseguenza, sulle informazioni e sull’energia vitale che essi apportano.

Oggi conosciamo la macrobiotica, una pratica alimentare che si occupa di equilibrare l’utilizzo degli alimenti in funzione dell'organismo che li assume e dell'ambiente in cui vive, partendo dal bilanciamento delle forze complementari che governano l’universo. Questa è di estrema importanza, ma nel cammino che conduce al pieno benessere di psiche, anima e corpo è necessaria un’ulteriore consapevolezza integrata capace di allargare il nostro sguardo per renderci maggiormente coscienti del grande potere insito in noi nel modellare l’ambiente a partire dai suoi più semplici costituenti fondamentali come ad esempio, l’acqua.


Struttura vibrazionale dell'acqua

La ricerca ha ormai largamente dimostrato che l'acqua è un cristallo liquido con una matrice reticolare flessibile, che è in grado di assumere molte forme strutturali con capacità infinita di immagazzinare informazioni all'interno della sua matrice. Il crescente corpo di recenti dati scientifici ha, inoltre, comprovato il suo ruolo fondamentale di mediatore tra il mondo energetico e materiale e la sua funzione di accumulatore, trasmettitore e trasduttore di schemi e informazioni elettromagnetiche con le quali entra in contatto, come pure la sua capacità di conservarne la memoria per lunghi periodi di tempo. Ciò è quanto evidenziato da ricerche svolte anche dall'Università di Milano dove è stato visto che una piccola quantità di acqua sottoposta a frequenze altamente positive e coerenti, non solo presentava una configurazione armonica diversa, ma una volta aggiunta alla classica acqua di rubinetto era in grado di modificarne il pH, la conducibilità e il potenziale redox (parametro elettro-chimico della qualità dell’acqua), consentendo agli agenti patogeni di perdere la loro aggressività.

Dal momento che una parte importante dei liquidi che ingeriamo è contenuta nei cibi diventa necessario porsi una domanda: è possibile che i nostri pensieri, le nostre emozioni modifichino la struttura elettromagnetica degli alimenti rendendoli benefici o dannosi per il nostro organismo?

A seconda del trattamento subito, l'acqua dei cibi forma strutture specifiche di cluster (gocce), in quanto l’elettromagnetismo del luogo e di chi ne viene a contatto, ha un effetto modellante sulla sua struttura, la quale cambia e assume conformazioni diverse in virtù della carica energetica presente.


Cibo ed energia

Amore, gioia e gratitudine sono vibrazioni potentissime a cui l’acqua risponde in modo molto particolare che lasciano al suo interno tracce permanenti in grado di risuonare con le frequenze dei sistemi biologici - delle cellule e dell’acqua che li compongono - andando a riequilibrare l’organismo.

Nella maggior parte dei casi assumiamo cibi di cui non conosciamo il tipo di esperienza energetica che hanno vissuto. Dove e con quali frequenze sono venuti a contatto (ripetitori, stazioni radio, inquinamento). Ma non solo. Spesso capita che noi per primi diventiamo i maggiori responsabili della loro contaminazione vibrazionale preparandoli, assumendoli o anche riponendoli per lungo tempo in ambienti in cui c’è una presenza marcata di campi elettromagnetici nocivi.

Quante volte cuciniamo o mangiamo risuonando con sentimenti e pensieri disturbanti che parlano delle nostre preoccupazioni quotidiane?

In quei momenti non solo il nostro organismo vibrerà su frequenze disarmoniche producendo agenti biochimici non funzionali alla vita, ma al contempo questo campo modellerà la matrice molecolare del cibo che amplificherà tali frequenze divenendo veleno per il nostro corpo. A chi di noi non è capitato di assumere alimenti salutari e qualche volta accusare gonfiore, dolore addominale o nausea?

Ed ecco che alimenti con proprietà benefiche per la vita verranno avvelenati da basse vibrazioni perdendo i loro agenti vitali e di conseguenza abbassando il nostro indice energetico. Frutta, ortaggi, legumi freschi e cereali cotti a basse temperature sono cibi ad altissima radianza, ma anche quelli che contengono in sé una maggiore percentuale di acqua.

Tutti oggi sappiamo che un'alimentazione sana promuove il benessere, migliora la qualità della vita e può persino allungarla, ma pochi di noi si concentra sul come, il dove e quando mangiamo, sui campi di vibrazione presenti in noi e nell’ambiente capaci di informare e plasmare le proprietà dell’acqua contenuta nei cibi che diventerà memoria di quella frequenza. Le conseguenze saranno disastrose sull’organismo e sulla nostra energia, e la capacità di eliminarne le tossine seriamente compromessa. L’attenzione e la cura degli aspetti che riguardano la nostra dimensione interiore associata ad una retta scelta alimentare farà la differenza.

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Carmen Di Muro

lunedì 19 febbraio 2018

Tumore, acidita' e inibitori di pompa protonica





Tumore, acidita' e inibitori di pompa protonica

Scritto da: Stefano Fais

Cancro: le cure alternative

18/02/2018



Tumore, acidità e inibitori di pompa protonica

Un fenomeno di grande importanza nella terapia dei tumori è la capacità delle cellule tumorali di resistere all’azione di una grande varietà di agenti anticancerogeni, e l’acidità tumorale, specialmente nei tumori solidi, ha un ruolo chiave. Il meccanismo secondo cui l’acidità tumorale riduce l’effetto dei farmaci antitumorali (che sono fondamentalmente tutti dei terribili veleni cellulari) è basato sul fatto che la maggior parte di questi composti sono “basi deboli” (chimicamente parlando). Quindi se si trovano in un ambiente ricco di H+, cioè acido, vengono immediatamente protonati e neutralizzati all’esterno delle cellule tumorali: in poche parole i farmaci vengono bloccati nell’ambiente extracellulare e non entrano nella cellula tumorale. Anche le poche molecole che riescono a entrare, probabilmente mediante una sorta di effetto auto tamponante, sono inglobate dalle vescicole intracellulari acide, che le neutralizzano e/o le eliminano mediante rilascio extracellulare di tali vescicole.

Il nostro gruppo è stato il primo al mondo a lavorare sull’ipotesi che una inibizione delle pompe protoniche potesse sia migliorare l’effetto delle terapie esistenti, sia di per sé avere un effetto anti-tumorale. Abbiamo quindi inizialmente dimostrato che inibitori di pompa protonica comunemente in uso nel mondo come potenti anti-acidi (PPI) erano in grado di rendere le cellule cancerogene e i tumori sensibili all’azione dei chemioterapici, anche a dosi sub-ottimali. I dati pre-clinici hanno portato al coordinamento di una serie di studi clinici in pazienti con diversi tipi di cancro e con risultati veramente incoraggianti. Inoltre tali dati sono stati supportati da studi clinici in animali da compagnia affetti con tumori spontanei.

Comunque, l’ipotesi più stimolante e originale era quella di privare, tramite utilizzo di PPI, le cellule cancerogene delle condizioni per loro essenziali alla sopravvivenza. Questo allo scopo di indurre una sorta di suicidio nelle cellule mediante l’acidificazione intracellulare e la conseguente attivazione di enzimi litici, in grado di indurre una rapida e inesorabile morte cellulare. Gli esperimenti condotti in questa direzione hanno tutti mostrato che i PPI (farmaci come omeprazolo, esomeprazolo, lansoprazolo, rabeprazolo, già usati per le gastriti), sono estremamente tossici per diverse cellule tumorali umane. I dati da noi ottenuti sono in grande accordo con quanto dimostrato da altri colleghi che utilizzano molecole in grado di inibire altri scambiatori di protoni e ioni come le anidrasi carboniche (1), i symporter come NHE1 (2), e i trasportatori delle monocarbossilasi (3).

Note

(1) Un enzima presente nei globuli rossi del sangue, l'anidrasi carbonica, aiuta nella conversione dell'anidride carbonica ad acido carbonico e ioni bicarbonato.

(2) Un symporter è una proteina integrale della membrana che è coinvolta nel trasporto di molti tipi differenti di molecole attraverso la membrana cellulare. Il simporter lavora nella membrana plasmatica e le molecole vengono trasportate contemporaneamente attraverso la membrana cellulare ed è quindi un tipo di cotransportatore. NHE-1 è noto anche come scambiatore di sodio / idrogeno 1.

(3) Si tratta di proteine che catalizzano la diffusione del lattato attraverso le membrane cellulari.

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Scienza e Conoscenza n. 63 - Rivista >> https://goo.gl/ddGQ6U
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