Visualizzazione post con etichetta morte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta morte. Mostra tutti i post

giovedì 25 gennaio 2024

Singolarità Spazio-Temporale: La morte non è necessaria


Singolarità Spazio-Temporale: La morte non è necessaria

Scienza e Fisica Quantistica

>> https://bit.ly/3Zcu1zH

Che cos’è la morte e perché moriamo? La morte ha una spiegazione scientifica? È stata dimostrata la sua ineluttabilità? Esiste realmente la morte? La Risurrezione e la Vita Eterna promesse da Gesù Cristo hanno qualche corrispondenza nelle evidenze scientifiche ed esiste una minima probabilità di essere raggiunte e sperimentate nei nostri tempi a larga scala? Ecco alcune delle domande sul fenomeno chiamato “morte”, ancora in attesa di ricevere delle risposte “scientifiche”.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 24/01/2024

di Elena Sanda Chira, autrice del libro Amen La Nuova Umanità: Una Teoria del Tutto.

Il concetto di morte è collegato al concetto di singolarità spazio-temporale e quest’ultimo viene messo in corrispondenza con una grande varietà di fenomeni nei campi più diversi della conoscenza umana: fisica, tecnologia, matematica, biologia, sociologia, psicologia ecc. I fenomeni considerati “singolari” hanno in comune il fatto che piccole variazioni di una grandezza che caratterizza il fenomeno possono causare variazioni illimitatamente grandi o anche vere e proprie discontinuità in altre grandezze.

In termini matematici, la singolarità viene descritta più o meno così: avvicinandosi al punto singolare il comportamento di un sistema non può più essere descritto accuratamente con equazioni lineari e spesso nelle soluzioni delle equazioni linearizzate compare a denominatore un termine che si avvicina sempre più a zero, facendo perciò crescere illimitatamente il valore di altre grandezze implicate.

Nel 1873, il fisico James Clerk Maxwell osservò che tutti i sistemi, fisici o sociali, hanno una enorme quantità di energia potenziale che viene rilasciata soltanto quando un parametro raggiunge un valore critico. Per meglio illustrare il concetto di singolarità, Maxwell da come esempio una roccia spinta pian-piano sull’orlo di un burrone. Ad un certo punto lo stato di quiete si trasforma in uno stato molto dinamico in seguito a un’ultima spinta quasi impercettibile. Nei sistemi dinamici il verificarsi di una singolarità coincide con la perdita della stabilità del sistema. Maxwell afferma che in ogni tipo di sistema, fisico, economico, sociologico, quando esso si avvicina alla singolarità diventa impossibile predire la sua evoluzione, in quanto il principio deterministico di causa-effetto non rispetta più la regola che cause simili producono effetti simili. Infatti, insignificanti variazioni delle condizioni di partenza producono enormi cambiamenti, generalmente irreversibili, lungo il percorso. A volte, nell’avvicinarsi alla singolarità si osservano fenomeni di grande portata, governati da leggi non lineari, che sotto l’influenza delle fluttuazioni quantistiche, risultano instabili.

Queste leggi non lineari governano anche lo sviluppo della vita in tutte le sue fasi, inclusa la comparsa dell’essere umano, che sembra anche esso un processo discontinuo, avvenuto per salti attraverso mutazioni che possono essere considerate vere e proprie singolarità. Nell’ambito sociale le singolarità possono avvenire improvvisamente soltanto se è stata raggiunta una soglia di non ritorno, quando una parola o un gesto o un insignificante evento fa scoppiare una guerra, provocando una reazione a catena difficile da prevedere e tanto meno da fermare.

Il collasso delle civiltà antiche si presume che sia stato causato dalla mancanza di soluzioni per un sistema diventato complesso oltre la soglia di sostenimento. Il presentarsi di una situazione di singolarità è tanto più probabile quanto più complesso è il sistema, che diventa così pesante da non riuscire più a sostenere il proprio carico e avviene l’implosione.

Nel contesto del libro Amen la Nuova Umanità: Una Teoria del Tutto, si espone l’idea che ogni salto quantico o passaggio da una dimensione inferiore a un’altra superiore avviene attraverso una singolarità. L’universo nella sua interezza (come ogni suo singolo modulo esistenziale, stelle, galassie, esseri viventi, cellule o atomi) non ha una evoluzione lineare, ma si sviluppa attraverso alternanze di crescite e decrescite, segnate da periodiche singolarità. Il movimento naturale di crescita dell’universo chiamato qui moto e riposo, fa sì che nell’estremità alta della toroide si produca un fenomeno chiamato implosione (che visto da fuori potrebbe assomigliare a un big crunch o buco nero che risucchia dentro la materia), mentre dall’estremità bassa si osserverebbe una fuoriuscita di materia ed energia (che potrebbe sembrare un big bang o esplosione).

Però, siccome l’universo normalmente non si può osservare da fuori, e l’osservatore essere umano lo guarda da dentro, vede tutto al contrario: quello che osservato da fuori sarebbe un’implosione, osservato da dentro risulta esplosione e viceversa. Comunque, la singolarità si verifica in tutte due le estremità. Il tunnel centrale della toroide in tutta la sua lunghezza si comporta come un cunicolo spazio-temporale che assicura il collegamento tra diverse dimensioni, man mano che vengono create.

Per quanto riguarda il singolo individuo, quello che chiamiamo “morte” è soltanto un’implosione o collasso gravitazionale che segna l’inizio di un passaggio evolutivo. Nel suo libro Implosione, il fisico Dan Winter spiega come “morire con successo”.

Nel libro Amen la Nuova Umanità si prova a fare un passo in avanti: comprendere i sacri misteri della vita (che sono gli stessi principi di funzionamento della realtà recentemente scoperti dalla fisica quantistica), e sperimentare il passaggio attraverso la morte pur mantenendo il corpo fisico in vita.

L’immortalità fa parte della natura umana e l’evoluzione ci porta in questa direzione. Gesù Cristo, con la sua discesa e ascesa, ha creato un precedente e ci ha insegnato come trascendere la morte, entrare in una nuova zona di coscienza e acquisire l’immortalità.

Gesù disse: “Quanto a voi, quando cercate la morte, essa vi insegnerà sull’esser scelti. In verità vi dico, non uno che tema la morte sarà salvato…Fatevi migliori di me, siate come figli dello spirito santo”. (Libro Segreto di Giacomo)

Amen - La Nuova Umanità — Libro >> https://bit.ly/3Zcu1zH

Una teoria del Tutto

Elena Sanda Chira

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__amen-la-nuova-umanita-libro.php?pn=1567


mercoledì 30 marzo 2022

Cosa resta di noi dopo la Morte?


Cosa resta di noi dopo la Morte?

Consapevolezza e Spiritualità

>> https://bit.ly/3Nw8KLk

Sull’argomento “Morte” i popoli antichi avevano un concetto abbastanza diverso da quello delle popolazioni cosiddette civili dell’epoca moderna; ma in esperimenti relativamente recenti, studiosi medici, scienziati di Tanatologia (studio della morte), hanno ritenuto di dover recuperare l’argomento.

E che cosa hanno trovato gli scienziati? Hanno scoperto che se si mette un morente sul “piatto” di una sensibile bilancia atomica, un momento prima che il soggetto esali l’ultimo respiro, il suo peso diminuisce di qualche decina di grammi (15 gr. circa), mentre il suo corpo tende a irrigidirsi nel “rigor mortis”.

È bastato questo dato perché essi si convincessero di essere riusciti a trovare un sistema per misurare il “peso dell’anima”.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 29/03/2022

A cura della Redazione della collana Scienza e Conoscenza

Resta qualcosa di noi dopo la morte?

Le cose, in realtà, stanno un po’ diversamente, secondo le semplici, ma sacrosante leggi dell’Universo. Poiché tutto quello che si può dire al momento è che l’evento-morte studiato ha solo l’apparenza di un normale esperimento di laboratorio. Infatti a San Pietroburgo, dove viene condotta la maggior parte delle più serie ricerche mondiali in questione, i ricercatori dell’Università Tecnica stanno ancora cercando di rispondere a una domanda antica come l’umanità: resta qualcosa di noi dopo la morte?

“Le religioni, in ogni epoca della storia dell’uomo, hanno sempre risposto di sì “– dice Constantin Korotkov, uno dei massimi esperti nel campo di questo genere di ricerche. “È logico, esse esistono proprio perché l’uomo ha sempre pensato o sperato di essere in qualche modo immortale. La scienza si è dovuta fermare al limitare dell’ultimo respiro, semplicemente perché non c’era modo di andare oltre con prove sperimentali. I nostri esperimenti dicono tuttavia che, invece, si può andare oltre. Ci troviamo sulla spiaggia di una terra inesplorata, che si delinea sterminata, e dove un giorno troveremo risposte che potrebbero mutare l’intera nostra percezione del mondo. Tant’è che quando siamo di fronte a un corpo inanimato, incontestabilmente senza vita, abbiamo l’impressione che questo emetta ancora qualcosa.

“Sì” - insiste Korotkov – “possiamo affermare, dopo due anni di ricerche, di aver ottenuto l’evidenza sperimentale dell’attività del corpo umano almeno per alcuni giorni dopo la morte. È qualcosa che sembra contraddire tutto quanto si sapeva sino a oggi, e cioè che tutte le attività fisiologiche dell’organismo si spengono rapidamente dopo la morte clinica e vanno a zero in un determinato, breve, periodo di tempo”.

Dove il confine tra scienza ed esoterismo diventa sottile

Le domande si affollano, la tentazione di sconfinare dal solido terreno sperimentale nella sterminata serie di ipotesi, estrapolazioni, teorie, si fa irresistibile. “Qui il confine tra scienza ed esoterismo diventa sottile, ma dobbiamo resistere alla tentazione, che io stesso provo, di lanciarsi nell’ignoto”. Chi continua così il ragionamento di Korotkov è Ghennadij Nikolaevic Dulnev, il direttore del Centro di Tecnologia energetico-informativa di cui il programma di Korotkov è soltanto una parte. Il centro di Dulnev si occupa della registrazione obiettiva, della verifica, reperibilità, utilizzazione pratica di una larga serie di fenomeni “paranormali”, come telepatia e telecinesi. Si era partiti dalla ricerca diagnostica. Si suppone da tempo che il corpo umano “emetta” un campo (CEI), per ora sconosciuto, contenente una vasta quantità d’informazioni sullo stato dell’individuo, sulle sue caratteristiche biologiche, psichiche, ereditarie, quindi anche sul suo stato di salute.

Attraverso l’uso sistematico dell’“effetto Kirlian” sui pazienti, si è scoperto che il campo emesso dall’individuo contiene effettivamente dati che possono aiutare a comporre un ritratto completo, per esempio, dello stato degli organi interni. Già, ma che c’entra il cadavere? Korotkov e il suo gruppo qualche, di provare a vedere cosa succedeva sottoponendo un cadavere alla stessa analisi. Lo scopo era piuttosto semplice: “Volevamo osservare – spiega Korotkov, che è un fisico e non un medico – in quali tempi si affievolisce e scompare, dopo la morte, il campo energetico-informativo che circonda l’individuo”.

Il campo energetico-informativo dell’uomo non scompare dopo la morte!

E qui è arrivata la sorpresa. Una sorpresa sconvolgente. Il “campo” non scompare. Non solo, ma a quanto sembra l’“emissione”, tra l’altro, ha un rapporto con le “modalità della morte”. Per esempio: i defunti per vecchiaia fanno registrare un graduale indebolimento del “segnale” nelle prime 48 ore dopo il decesso. Ma esso si stabilizza e permane, seppure debole, anche oltre. Altro esempio: i decessi per incidente o per cause improvvise. In questo caso si registra un brusco aumento del “segnale” nelle prime venti ore, seguito da un’altrettanto brusca caduta, fino a un livello stabile e debole. Il terzo esempio è il più inquietante. Riguarda i decessi in condizioni di acuta sofferenza, in seguito ad assassinio, violenze fisiche. Qui l’emissione post mortem ha un andamento irregolare che si prolunga per l’intero periodo di osservazione (finora per  i cinque giorni successivi alla morte) e non registra alcuna stabilizzazione (esplosioni d’intensità cui fanno seguito cadute improvvise). In particolare i suicidi mostrano un andamento delle emissioni talmente convulso da poter essere distinto da tutte le altre cause di morte. “La criminalistica – dice Korotkov – può usare questi risultati per stabilire senza margine di errore se il defunto è stato ucciso o si è ucciso”.

Balza agli occhi una serie di immediate conseguenze. Il corpo del defunto “trasmette” informazioni che “ricordano” gli ultimi istanti della vita. E questa informazione persiste indipendentemente dall’allontanarsi dal momento della morte. Com’è possibile? E perché le osservazioni si sono fermate al quinto giorno? “Per ragioni legali – risponde Korotkov – i corpi che ci vengono dati in osservazione debbono essere restituiti all’autorità giudiziaria. Certo vorremmo andare oltre, fino al nono o al quarantesimo giorno, per vedere cosa succede. Ma oltre non possiamo andare, per adesso. L’ostacolo è giuridico-legale”. E perché questi due intervalli? “Perché siamo convinti che le credenze religiose di molti popoli abbiano a che fare con quel che stiamo studiando”.

Siamo vicini alla scoperta di qualcosa di simile all’"anima"?

“Ciascuno la chiami come vuole. Il nostro linguaggio risente della nostra cultura attuale e delle nostre tradizioni” – commenta Dulnev – “ma io penso che dobbiamo cominciare a pensare che il nostro mondo è molto più complesso di quanto crediamo. Noi viviamo oggi nello spazio-tempo-materia. Non basta per spiegare fenomeni come quelli di cui stiamo parlando. Bisogna supporre l’esistenza di un’altra dimensione, di un campo informativo dove le trasmissioni avvengono a velocità superiore a quella della luce”. “Sono ipotesi – continua Korotkov – ma noi pensiamo che i guaritori (e, in linea di principio, ogni individuo) siano come degli apparecchi rice-trasmittenti imperfetti che riescono a sintonizzarsi con questo campo”. “Questo spiegherebbe perché i risultati dei singoli esperimenti possono essere contraddittori. Ma sul piano statistico, una volta raggiunta una sufficiente quantità di dati, questa contraddittorietà scompare.

Scopri la Scienza dell'Uno di Vittorio Marchi

https://www.macrolibrarsi.it/autori/_vittorio_marchi.php?pn=1567


sabato 2 gennaio 2021

Affrontare ed elaborare un lutto


Affrontare ed elaborare un lutto

Neuroscienze e Cervello

>> http://goo.gl/g29fmQ

La Induced After Death Communication (Comunicazione Post-Mortem Indotta) scoperta dallo psicologo americano Allan Botkin nel 1995, è una tecnica psicoterapeutica per l’elaborazione del lutto.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 01/01/2021

In un momento specifico della terapia, attraverso il raggiungimento di uno stato mentale di particolare ricettività indotto attraverso la tecnica psicoterapeutica di stimolazione bilaterale del cervello, il paziente può avere una connessione con il proprio caro (After Death Communication).

La letteratura scientifica ci insegna che fenomeni di connessione spontanea con i defunti si riscontrano in esperienze come le Near Death Experience (Esperienze di Pre morte) [Pim van Lommel, Raimond Moody et al.] e le meno note Deathbed Experience (Esperienze di visioni sul letto di morte) [William Barret; Carla Wills Brando et al].

La differenza tra questo tipo di esperienze e la IADC sta proprio nella possibilità di quest’ultima di essere indotta da un soggetto esterno, di essere somministrabile a chiunque abbia vissuto un lutto, di essere riproducibile e quindi osservabile in ambito scientifico. Ciò rende la IADC, al momento, unica nel suo genere.

Al momento attuale non risultano ricerche scientifiche atte a rilevare gli effettivi cambiamenti energetici che si manifestano sia nel pa- ziente in corrispondenza all’elaborazione emotiva del processo di lutto durante la IADC, sia nell’ambiente circostante.

Paola Matteucci e Irene Pulvirenti, entrambe psicoterapeute, con l’ausilio del consulente tecnico Daniele Gullà e della sua particolare sofisticata Mira Device, hanno osservato e studiato le caratteristiche della IADC Therapy attraverso il cambiamento del Campo Energetico Vibrazionale (CEV) nei soggetti e nell’ambiente circostante che confermano l’efficacia della terapia, efficacia già nota in letteratura rispetto ai dati raccolti attraverso i racconti dei pazienti.

Cosa si è voluto rilevare

L’indagine pionieristica e sperimentale che dà vita a questa ricerca inizia attraverso l’osservazione e la misurazione di possibili cambiamenti e interferenze del Campo Energetico Vibrazionale (CEV) prima, durante e dopo il trattamento, nella relazione tra terapeuta e paziente e infine nel momento della connessione del paziente con il proprio caro.

Tuttavia, qui vogliamo presentare solo i primi due livelli di indagine, di matrice più scientifica, relativi ai processi strettamente psicologici della perdita; tralasciando il terzo livello, relativo all’aspetto terapeutico della connessione con il proprio caro, che riguarda un aspetto di guarigione e di osservazione, seppure fondamentale, di natura più spirituale.

Gli aspetti dello studio sul CEV e la IADC Therapy che siamo qui a sottolineare sono dunque il primo, relativo al cambiamento emozionale energetico del paziente, e il secondo, relativo al movimento della relazione empatica ed energetica tra terapeuta e paziente.

Nell'articolo completo leggerai:

Come si modifica il campo energetico vibrazionale durante la terapia

Metodologia e strumentazione utilizzata per lo studio

La telecamera multispettrale Mira per misurare il CEV

Stati psicofisiologici e colori

Primo livello di studio:

il cambiamento del campo energetico emozionale del paziente

Secondo livello di studio: l’intera- zione tra terapeuta e paziente mo- stra il cambiamento e la connessio-ne/coerenza del campo energetico

Conclusioni

LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO SU SCIENZA E CONOSCENZA N. 74

Scienza e Conoscenza n. 74 - Ottobre/Dicembre 2020 >> https://bit.ly/35LVm0D

Rivista Nuove scienze, Medicina Integrata

www.macrolibrarsi.it/libri/__scienza-e-conoscenza-n-74.php?pn=1567

 

Eben Alexander, Raymond A. Moody

Conversazioni sull'Aldilà - DVD >> http://goo.gl/g29fmQ

Il segreto della vita dopo la vita

Distribuito da: Macrovideo

Data pubblicazione: Marzo 2015

Durata: 130 minuti

Tipo: DVD

Sottotitoli: Si

Formato Video: DVD 9 - PAL 16/9

Lingue: Italiano

http://www.macrolibrarsi.it/video/__conversazioni-sull-aldila-dvd.php?pn=1567

 

Milioni di Farfalle — Libro

Il racconto di un neurochirurgo americano che ha scioccato il mondo

Eben Alexander

www.macrolibrarsi.it/libri/__milioni-di-farfalle.php?pn=1567


lunedì 8 luglio 2019

Dire la verita' a chi sta morendo



Perche' e' importante dire la verita' a chi sta morendo?

Consapevolezza e Spiritualità
    

A differenza di quanto comunemente si crede, dire la verità sulle sue condizioni a una persona che sta morendo non la condanna a una a una tristezza ineluttabile. Al contrario può rivelarsi un atto liberatorio che consente alla persona di trascorrere in pace e in gioia gli ultimi momenti della vita, riallacciando i rapporti interrotti e riappacificandosi con il mondo

Redazione Scienza e Conoscenza - 07/07/2019

Tratto dal libro Gli ultimi giorni della vita.

Troppo spesso, durante la fase terminale della vita, la verità su una diagnosi, una prognosi o un trattamento viene tenuta nascosta al morente. Questo genera la tendenza a tenere nascoste le informazioni, all’offuscamento della verità e alla segretezza: tutti fattori che non fanno altro che aumentare l’isolamento e la sofferenza emotiva di una persona giunta alla fine dei suoi giorni. I medici hanno una grande parte di colpa nell’elusione della verità, perché hanno la responsabilità d’informare i pazienti della loro prognosi: una responsabilità che essi eludono parlando di speranze, di percentuali di risposta e di ultimi ritrovati in fatto di cure.

Ma la fobia della morte è inestricabilmente intessuta nella trama della società occidentale, quindi è difficile incolpare un malato terminale e una famiglia se rifiutano la verità e si aggrappano ai miracoli.

Quando la famiglia nasconde la verità alla persona morente, cerca di proteggerla dalla depressione o, peggio, dalla disperazione. I familiari vogliono che il loro congiunto continui a sperare e ad assaporare gli aspetti della vita che riescono ancora a dargli piacere o gioia. Ho udito molti parenti pronunciare parole come queste: "La verità non farebbe altro che insinuare in lui/lei il pensiero fisso della morte. Preferisco che si goda il tempo che gli/le resta da vivere. E se il prezzo da pagare per questo sta nel falsificare la verità o addirittura nel dare informazioni sbagliate, pazienza".

Ma questo modo di pensare si basa su un insieme di falsi presupposti. Prima di tutto, la verità, per quanto amara e difficile possa essere, non condanna una persona a una tristezza inappellabile. Al contrario, la verità può rivelarsi liberatoria: inizialmente può causare sofferenza, ma accettare di dover morire alla fine può ispirare un profondo lavoro spirituale e la riconciliazione nei rapporti.

Quasi tutti coloro che ho seguito durante il processo di morte alla fine si sono resi conto che la verità funziona molto meglio del restare aggrappati al silenzio e al diniego. La verità libera le persone permettendo loro di compiere su di sé un lavoro di guarigione, di farsi carico dei loro ultimi giorni di vita e di creare lasciti durevoli. Eludere la verità crea solo una facciata di normalità, che blocca i rapporti interpersonali e che, dopo la morte, lascia alla famiglia un senso di vuoto e di rimpianto.

Una delle giustificazioni più frequenti che si danno per mentire al morente è che la verità gli porterebbe via la speranza, lasciandogli solo la paura e la depressione. Ma questo non è affatto ciò di cui sono stato testimone, come assistente sociale e come doula. In effetti, ritengo che la gente abbia una visione capovolta della realtà. Quando le famiglie mentono ai loro cari in fin di vita (e a se stesse) creano più sofferenza e peggiorano le cose.

Descrizione libro

Un modo completamente nuovo di avvicinarsi alla morte: il metodo Doula per l’accompagnamento alla fine della vita.

Come pianificare gli ultimi giorni di vita
In che modo predisporre lo spazio che circonda la persona morente
L’importanza del contatto fisico, dei rituali e della veglia al capezzale
Riconoscere i segni e i sintomi del processo di morte
Sostegno emotivo e spirituale
Come affrontare le prime fasi del lutto
Attraverso consigli professionali e un gran numero di sorprendenti storie questo libro spiega come trasformare l’esperienza della morte, privandola di emozioni quali la paura e la disperazione, e renderla rassicurante e addirittura capace di celebrare la vita.

La morte vi apparirà sotto una nuova luce, dandovi una nuova prospettiva su come essere di aiuto ai morenti. Quella visione potrebbe perfino cambiare il modo in cui state vivendo la vostra vita oggi.

Un libro rivolto alle famiglie e agli operatori che assistono le persone negli ultimi momenti di vita.

Tratto dal libro Gli ultimi giorni della vita

Gli Ultimi Giorni della Vita — Libro >> http://bit.ly/2JtvKKB
Rendere la morte un'esperienza significativa - Guida per famiglie e operatori
Henry Fersko-Weiss

venerdì 11 marzo 2016

Lo Stato Intermedio




Lo Stato Intermedio

di Franco Battiato, Gianluca Magi



Lo Stato Intermedio - Libro

In questo libro, Franco Battiato e Gianluca Magi si interrogano sulla morte, sul morire e sulla paura da parte della società occidentale nei confronti di questo passaggio, che costituisce il momento più importante di tutta la nostra vita. 

«La nostra società teme la morte.
È tanatofobica, dannatamente tanatofobica.
La morte è il tabù della nostra società».

Franco Battiato e Gianluca Magi


Indice

Per una cartografia degli stati di coscienza extracorporei nello stato intermedio

Fuori il superfluo. Solo l'essenziale.

Visioni Mistiche

Gli autori


Estratti dal Libro

Il passaggio dalla vita a quella che chiamiamo morte è l'argomento rimosso dei nostri tempi.
Ma in realtà la morte non è fine, non è inizio, ma passaggio.
Franco Battiato

La morte è un velo gettato sugli occhi dei vivi. Se accettiamo le nostre trasformazioni, siamo immortali.
Gianluca Magi

Nulla è come sembra. Siamo infiniti ed eterni quanto il cosmo. In realtà siamo prigionieri delle nostre abitudini, paure e potenti illusioni. Dunque non riusciamo a considerare consapevolmente di essere parte dell'uno universale.
Franco Battiato


Anteprima del Libro "Lo Stato Intermedio" di Franco Battiato e Gianluca Magi

Attraversando il Bardo apre la porta che la società tecnologica vuole tenere chiusa. La nostra cultura rifiuta la morte, ha paura della morte, vive sempre proiettata nel futuro, proiettata in avanti. E probabile che il malessere di fondo della nostra cultura nasca dal rifiuto della morte.

La società tecnologica esorcizza, rimuove in tutti i modi ciò che dimora sotto il nostro tetto: la morte.

La nostra società teme la morte. È tanatofobica, dannatamente tanatofobica. La morte è il tabù della nostra società.

La morte nella nostra società è come gravata da inibizione comunicativa. Parlarne significa infrangere le convenzioni e commettere una specie di gaffe.

Le sanzioni applicate sono le medesime di quando, a tavola, si parla di escrementi, ovvero: interruzione del discorso, indignazione, atteggiamento forzato, cambiamento di argomento.

Se non ci credi, fai questo esperimento pratico. A pranzo o a cena con i tuoi amici, tra un boccone e l'altro, a un certo punto, imbandisci una conversazione molto speciale: la morte. Ma non solo la morte in generale, la morte che riguarda sempre gli altri, ma la morte di ciascuno dei partecipanti al banchetto. L'idea per cui tutto ciò su cui si posa il tuo sguardo un giorno si dissolverà. Noterai immediatamente un certo irrigidimento, un certo imbarazzo. Se prosegui imperterrito, e chiedi l'opinione dei commensali, l'imbarazzo si farà irritazione. E l'irritazione, sgomento. Nel migliore dei casi i partecipanti inizieranno a toccare ferro... o altro! E dovrai cambiare argomento. Per non passare da menagramo!

Anche per chi crede nella sopravvivenza oltre il confine estremo della vita, il fare i conti con la propria morte angoscia. Sempre valido è l'epitaffio sulla tomba di Marcel Duchamp, composto da lui stesso: «D'altronde, sono sempre gli altri che muoiono». Epitaffio che fa rimbalzare alla mente quella barzelletta che raccontava Sigmund Freud: Un marito dice alla moglie: «Se uno di noi due muore, io mi trasferisco a Parigi».

A proposito di mangiare e tabù della morte, il mangiare in modo smodato rispetto alla naturale esigenza è un atto di esorcismo della morte. Una volta a cena, prima di un concerto, a Franco, che mangia in modo frugale, nella quantità per un cardellino, dico: «Talvolta, se non spesso, c'è chi mangia più di quanto il suo corpo realmente necessiti». Franco a bruciapelo: «È la paura di morire!»

Quando si mangia oltremodo cresce un'equazione alimentare inconscia: più mangio, più mi aggrappo alla vita.

Questo è proprio un atto di esorcismo dell'inquietudine che procura il pensiero della morte. La paura della morte non è effettivamente ciò che sembra, cioè il timore che la vita si arresti. Se sperimento la vita come possesso, io ho paura della morte, ovvero di perdere ciò che ho. Avverto cioè la paura di perdere il mio corpo, il mio Io, la mia identità, mia moglie, i miei figli, il mio lavoro, i possessi che ho accumulato, etc; la paura di affrontare l'abisso della non identità, dell'essere perduto.

Oggi l'adulto prova, presto o tardi, e sempre più presto, la sensazione di avere fallito. La sensazione di non aver realizzato nessuna delle promesse della propria adolescenza si fa strada nella vita dell'adulto. Questa sensazione di scacco vitale sembra essere all'origine del clima di depressione diffusosi nelle società industriali.

Quanto a inquietudine, si dice che Meister Eckhart abbia visto l'inferno. Meister Eckhart ha detto che la sola cosa che brucia all'inferno è la parte di te che rimane aggrappata alla vita: i ricordi, gli affetti. Ti bruciano via tutto. Non lo fanno per punirti -sosteneva - ma per liberarti l'anima. A suo modo di vedere, se abbiamo paura di morire e ci aggrappiamo di più alla vita, vedremo i diavoli strapparcela via. Ma se raggiungiamo la pace, i diavoli diventeranno degli angeli. Ci liberano dalle cose umane.

E' dunque solo un problema d'approccio. Quindi non preoccupiamoci.


Franco Battiato, Gianluca Magi
Lo Stato Intermedio - Libro >> http://goo.gl/EpRlvg
Editore: L'Arte di Essere
Data pubblicazione: Febbraio 2016
Formato: Libro - Pag 84 - 12 x 18 cm



giovedì 3 dicembre 2015

Sesso e morte: qual è la loro reale importanza?



Sesso e morte: qual è la loro reale importanza?

Quale e quanta influenza hanno questi elementi nella vita?

di Antonio Bertoli - 30/11/2015



Sesso e morte: qual è la loro reale importanza?

Estratto dal libro "Le vere origini della malattia" di Antonio Bertoli

Eros e Thanatos

Dal punto di vista biologico e della legge primaria della conservazione della specie, il sesso e la morte costituiscono gli elementi e gli eventi più importanti.

La ragione di questa significatività prioritaria è evidente: entrambi possono alterare, interrompere, facilitare o far inceppare il meccanismo virtuoso della vita.

Quando si parla di sesso, quindi, non si intende solo la modalità riproduttiva, ma anche la tipizzazione secondo cui si instaura la vita, il maschile e il femminile, le due entità archetipiche primarie che la fondano.

Anche quando si parla di morte non s’intende solo l’estinzione materiale della vita, ma la sparizione, l’abbandono, la scomparsa (psichica o materiale) della vita, vale a dire della tipizzazione secondo cui essa si instaura: il maschile e il femminile, ancora, i due archetipi primari di riferimento.

La vita è il dialogo: la relazione tra maschile e femminile

Ciò che più incide su questo dialogo e su questa relazione – e che dunque è più rilevante in assoluto per la vita, per la conservazione, la riproduzione e l’evoluzione della specie – è ciò che determina o può determinare un’alterazione di questi due principi basilari e della loro relazione.
Il dialogo vitale tra i due opposti ma integrati poli del maschile e del femminile, sul piano biologico, è il sesso, la relazione ormonale, che l’evoluzione ha dotato anche di ulteriori e complessi meccanismi di attrazione (e separazione) reciproci, altrettanto funzionali in ordine ai suoi scopi primari (la conservazione, riproduzione ed evoluzione della specie). […]
Se il sesso rappresenta il principale fattore di attrazione, con tutti gli aspetti ormonali, di coscienza e di cicli biologici che vi sono correlati, la morte rappresenta l’altro principale elemento del dialogo tra maschile e femminile.

La morte, se da una parte rappresenta la scomparsa della vita e dunque un inceppamento del suo meccanismo creativo virtuoso, dall’altra parte è anche il fondamento di nuove possibilità: la relazione con un altro uomo o con un’altra donna, ad esempio, dei nuovi figli, delle nuove evoluzioni. Essa rappresenta però, al contempo, lo stop definitivo a un percorso che era evidentemente diventato impraticabile, non più funzionale, probabilmente degenerativo.
Laddove il dialogo tra maschile e femminile diventa impraticabile, infatti, diventa impraticabile anche la vita stessa: la morte interviene quindi come unica soluzione “vitale”, e solo dopo aver già sperimentato tutte le soluzioni fornite dall’unico altro principio vitale esistente oltre ad essa, il sesso.

Sesso e morte arrivano così a rappresentare i due fattori evolutivi essenziali che incidono sui due elementi primari della vita, il maschile e il femminile.[…]

Maschile e femminile, uomo e donna, Eros e Thanatos: la vita parla sempre di opposti che – pur restando separati – diventano un’unità all’insegna di un processo, di una serie complessiva che li comprende entrambi e che entrambi rispecchiano sempre.


Psico-Bio-Genealogia - Le Vere Origini della Malattia - Libro

Ci sono intrecci, relazioni e influenze che collegano un individuo alla sua famiglia, alla società in cui nasce e alla cultura di cui fa parte e, infine, alla specie biologica cui appartiene. È a partire da questa fitta rete che spesso hanno origine i problemi della persona - insoddisfazione, difficoltà nei rapporti, problemi di lavoro o di coppia, disagi o malattie fisiche.

Questa trama però è inconscia e proprio per questo difficilmente individuabile, ma portarla a livello di coscienza è indispensabile per uscire dal circolo vizioso del malessere e per educare l’inconscio affinché non torni a ripetere e radicalizzare ciò che ha imparato nel corso delle generazioni precedenti e della sua stessa biografia.

Questo è l’obiettivo della Psico-Bio-Genealogia che fonde, all’interno di un percorso organico, la Psicogenealogia e la Nuova Medicina di R.G.Hamer, partendo dalla convinzione che proprio l’albero genealogico – ovvero la tipizzazione degli archetipi primari maschile e femminile, che definisce nella sostanza ogni persona – costituisca la base di nevrosi, ossessioni e di molte malattie.

In sostanza tutti ereditiamo un’impronta psichica, una sorta di prigione che non siamo coscienti di possedere. Ed è proprio da qui che nascono quei conflitti che si traducono in disagio.

Da dove parte quindi l’approccio terapeutico della Psico-Bio-Genealogia? Dalla presa di coscienza del conflitto, così come nella Nuova Medicina e nella Psicogenealogia e, contemporaneamente, dalla necessità di far emergere l’origine vera, profonda e genealogica del disagio.

Ed è qui che trovano spazio gli atti paradossali o psicomagici, che l’autore descrive e propone nell’ultima parte del libro, traendo ispirazione da grandi maestri come M. Erickson, J. Haley o A. Jodorowsky.


Antonio Bertoli
Psico-Bio-Genealogia - Le Vere Origini della Malattia - Libro >> http://goo.gl/FBN8tF


giovedì 23 luglio 2015

Scienza e Conoscenza - n. 53

Scienza e Conoscenza - n. 53

Nuove scienze, Medicina non Convenzionale, Consapevolezza



Scienza e Conoscenza - n. 53 - Rivista Cartacea

Immortalità. Vita. Morte. Reincarnazione. Coscienza. Ne parliamo in questo nuovo numero di «Scienza e Conoscenza» con la certezza di trattare temi di portata cosmica da un punto di vista forzatamente parziale: quello della finitezza delle poche pagine a disposizione e dell'impossibilità di esaurire anche solo in minima parte le implicazioni fisiche, mediche, storiche, religione, filosofiche, psicologiche legate a questi temi.

Su un solo fatto vorrei soffermarmi un attimo: anche se l'aspettativa di vita dell'uomo occidentale è raddoppiata nel corso dell'ultimo secolo, questo non ha fatto diminuire la paura della morte, che è, al contrario, aumentata. Della morte abbiamo il terrore e l'abbiamo allontanata dalle nostre vite, dalle nostre case: l'abbiamo disinfettata, resa fredda, rifiutata. Forse la morte ci fa così paura perché non sappiamo più vivere.
Tota enim philosophorum vita, ut ait Socrates, commentatio mortis est, ovvero "Tutta la vita dei filosofi, come dice Socrate, è una preparazione alla morte".

Potrei riportarvi altre dottissime citazioni filosofiche sulla vita, la morte e la vita al di là della vita. In questa calda estate si sente per radio una canzone che si intitola Gli Immortali, è di un noto cantante pop che si chiama Lorenzo Jovanotti Cherubini. Ha un ritornello molto bello che vi riporto e che dà il senso, con un linguaggio semplice e poetico, di un concetto profondo, su cui riflettere:

«E lo ridico ancora per impararlo a memoria
in questi giorni impazziti di polvere di gloria
e lo ripeto ancora fino a strapparmi le corde vocali
ora che siamo qui Noi Siamo Gli Immortali»

Prima di lasciarvi alla lettura delle pagine che seguono, vi riporto un ultimo aneddoto, sempre di spicciola vita familiare. L'altro giorno ascoltavo i discorsi dei miei figli che parlottavano tra loro. E ho colto un brandello di frase che la mia grande, di 6 anni, stava raccontando al piccolo di 3: "Sì, perché noi torneremo qui, in questo mondo. Ci torneremo quando ci saranno di nuovo i dinosauri, ma quando io ci tornerò non mi chiamerò come adesso, non sarò Ginevra". A casa a tavola non parliamo certo di reincarnazione o vite precedenti o future, eppure spesso, guardando come loro vivano veramente da immortali nel qui e ora del presente, mi chiedo se non si portino dietro conoscenze e sensazioni di cui noi non abbiamo più memoria e che non osino raccontarcele, vedendoci così presi e indaffarati a trovare le chiavi della macchina piuttosto che a cercare di risolvere i problemi relazionali che ancora abbiamo con i nostri genitori...

Buona lettura!
Marianna Gualazzi


Indice

La Fisica dell'Immortalità
Cosa può dirci la fisica quantistica sull'immortalità, sulla natura del cervello e della coscienza?Ce ne parla il nostro fisico teorico Luigi Maxmilian Caligiuri

Una luce in fondo al tunnel
Una lettura scientifica delle esperienze di premorte e di uscita fuori dal corpo: intervista a Enrico Facco, professore di anestesiologia e rianimazione

Che cos'è la coscienza
Cronache dal primo congresso internazionale di Scienza della Coscienza

La Mente Immortale
Una chiacchierata con Ervin Laszlo per capire chi muore, cosa muore e se muore

Vivere come essere immortali
Carmen Di Muro, psicologa, ci invita a riflettere sul fatto che l'immortalità risiede del vivere con pienezza la nostra vita, nel qui ed ora

Anima, Tempo e Immortalità
Antonio Bertoli ci dà la sua visione dell'anima e del suo percorso terreno

Trapianti: facciamoci qualche domanda
Un tema scottante, difficile e rischioso affrontato con chiarezza e senza pregiudizio da Valerio Pignatta

ALIMENTAZIONE E SALUTE

I grassi fanno bene
Quando la scienza torna sui suoi passi: i grassi, anche saturi, non fanno male e vanno consumati in dosi adeguate

MEDICINA NON CONVENZIONALE

Più ossigeno!
Per contrastare l'invecchiamento e favorire la salute, le nostre cellule hanno bisogno di ossigeno: la dottoressa Fiamma Ferraro ci illustra i metodi più efficaci per ossigenare il nostro corpo

Astrologia e Cromopuntura
Il dottor Vincenzo Primitivo ci spiega il senso dell'astrologia oggi e come può essere integrata alla cromopuntura

Dimmi come disegni e ti dirò chi sei
Un affascinante viaggio tra grafologia e floriterapia, metodi dolci per risolvere i disagi, le ansie e lo stress di bambini e adulti


I grassi che fanno bene

I grassi non vanno eliminati dall'alimentazione: scopriamo insieme quanti e quali consumare per restare in salute! - Articolo tratto da Scienza e conoscenza n. 53

Prima di affrontare di petto l'argomento "grassi", di importanza molto sottovalutata per la nostra salute, riporto una citazione dall’ultimo “bestseller” di Gregg Braden, il celebre ricercatore noto internazionalmente come pioniere nella costruzione di un ponte tra la scienza e la conoscenza indigena destinato a creare soluzioni concrete per il mondo di oggi.

Nel suo ultimo libro, dal titolo The Turning Point (Il punto di svolta: la Resilienza), Braden, anche se il libro non tratta tematiche alimentari ma di natura spirituale e psicologica, cita proprio il permanere di convinzioni erronee sui grassi come esempio tipico dello “spazio di dissonanza” e cioè di “quello spazio che si interpone fra l’accettazione delle nuove scoperte e il loro rigido rifiuto nonostante l’evidenza dei fatti”.

La durata troppo lunga degli spazi di dissonanza è dovuta, secondo Braden, non tanto alla tendenza a rifiutare le nuove informazioni che emergono ma piuttosto a ignorarle, a non prenderne atto in alcun modo.

«Non molto tempo fa» continua Braden «c’è stato un periodo in cui tutti i grassi della nostra dieta sono stati demonizzati, ritenendoli responsabili di una schiera di problemi di salute, tra cui l’obesità e il diabete. Seguendo questa concezione estrema, talune persone hanno eliminato dalla propria dieta ogni forma immaginabile di grassi... Credendo fermamente che la loro scelta le avrebbe portate verso una salute migliore e una maggiore longevità, hanno seguito il loro nuovo regime dietetico con la rigidità di un campo di addestramento militare. Sono però comparsi dei problemi quando alcuni studi di approfondimento hanno dimostrato che l’assenza di grassi nella dieta in realtà contribuisce a problemi quali il cancro, la depressione e l’indebolimento del sistema immunitario».

Questo mio articolo vuole appunto contribuire ad abbreviare la durata dello “spazio di dissonanza” riguardante i grassi, che sta ormai durando troppo a lungo, con effetti negativi sulla salute delle persone. Parlo a lungo dei grassi anche nel mio libro sull’alimentazione che uscirà a breve per Macro Edizioni.

La proporzione aurea del latte materno

Passiamo quindi a esaminare in modo logico e scientificamente aggiornato questa tematica.

Inizio ponendo la seguente domanda: «Caro lettore, secondo te quale dei tre gruppi di macronutrienti che fornisce le calorie indispensabili per la produzione della nostra energia vitale (proteine, carboidrati e grassi) è contenuto in maggior misura nel latte materno, e cioè nell’alimento perfetto disegnato da madre natura per la salute dei neonati e quindi per la sopravvivenza della specie?».

Immagino che molti, riflettendo sul fatto che un neonato nei primi sei mesi di vita raddoppia il proprio peso e anche nel periodo successivo cresce a un ritmo accelerato, rispondano: «ovviamente le proteine!», poiché le proteine sono appunto i “mattoni” necessari per costruire ex novo i vari tessuti del corpo (e in seguito per sostituire quelli che si logorano/consumano nel corso degli anni).

Ebbene no. La risposta non è esatta. Le proteine forniscono solo il 6% delle calorie contenute nel latte materno mentre i grassi ne forniscono il 54-56%, e i carboidrati il 38-40%.

L’alimento perfetto disegnato da madre natura per i neonati fornisce loro pertanto le calorie soprattutto nella forma dei grassi.

Un’altra “sopresa”: nel latte materno quasi la metà dei grassi (dal 43 al 49%) è nella forma dei grassi saturi; vi è poi un 50-54% di grassi monoinsaturi (per la maggior parte nella forma dell’acido oleico, contenuto anche nelle olive) e un 8-12% di oli polinsaturi.

Il latte materno fornisce inoltre una notevole quantità di colesterolo.

Facciamoci qualche domanda

Sorgono quindi spontanei i seguenti interrogativi: com’è possibile che un alimento perfetto come il latte materno fornisca al neonato delle percentuali così elevate di sostanze, come i grassi saturi, ancora considerate “nocive”?

Come mai i consigli medici generali e le raccomandazioni dietetiche ufficiali ancora oggi raccomandano in genere di non superare il 25-30% di grassi, di cui non più del 10% in grassi saturi, e non ne raccomandano una percentuale minima necessaria? Neanche si trattasse di tossine che entro un certo limite non fanno troppi danni, ma meglio sarebbe evitarle del tutto...

Come mai, mentre per i grassi si consiglia questa ingente diminuzione, per le proteine i consigli contenuti in diete considerate “equilibrate” raccomandano ad adulti non più in fase di crescita di assumerne una percentuale del 20-30% circa, e in alcune diete “paleo” ed iperproteiche si arriva a consigliarne fino al 60% mentre ad un neonato ne basta il 6% per raddoppiare il peso del suo corpo nei primi 6 mesi di vita? (e questa percentuale diminuisce ancora nel latte materno dei mesi successivi, quando il tasso di crescita del neonato, pur restando elevato, rallenta un pochino).

Quali sono le ragioni alla base di queste differenze? Anch’io, come probabilmente il lettore, ho pensato che gli scienziati avessero cercato e accertato le differenze fisiologiche sussistenti tra l’organismo di un neonato in forte crescita e quelle di un adulto, divergenze che giustificherebbero il divario, quanto ai grassi, tra la composizione dell’alimentazione del neonato quale disegnata da madre natura, e quella in genere raccomandata agli adulti nelle linee guida, ma non le ho trovate.

La domanda che a questo punto sorge spontanea è: ma quali sono le funzioni dei grassi e perché non sarebbe male assumerne quantità anche superiori (ovviamente entro limiti ragionevoli) a quelle in genere raccomandate?

Fanno più ingrassare i grassi o gli zuccheri?

Molti pensano che il grasso introdotto con gli alimenti serva solo a fornire calorie in quantità elevata (e in effetti 1 g di grasso contiene 9 calorie, mentre 1 g di carboidrati o proteine ne contiene la metà; va tuttavia considerato che i grassi hanno uno spiccato potere saziante) e quindi che il grasso mangiato vada solo a alimentare il tessuto adiposo che quasi tutti ormai abbiamo in eccesso, e viene attribuita a questo grasso la colpa dell’epidemia di obesità con cui siamo oggi alle prese.

Vediamo invece cosa è accaduto: i consigli che a partire da circa 60 anni fa hanno raccomandato di evitare al massimo i grassi hanno portato a una loro sostituzione soprattutto con i carboidrati (spesso purtroppo con carboidrati in forma poco sana) e sembrerebbe che la colpa dell’epidemia di obesità sia piuttosto da attribuire a questi carboidrati.

Faccio una considerazione: è noto che abbiamo ancora la costituzione dei nostri antenati preistorici, che spesso dovevano affrontare lunghi periodi di mancanza di cibo.

La saggia madre natura quindi fa ancora in modo che nessuna delle calorie che ogni giorno mangiamo in misura superiore al nostro fabbisogno venga dispersa ed eliminata, ma provvede a immagazzinarla nel nostro “salvadanaio” costituito dal tessuto adiposo, dal quale è possibile prelevarla nei periodi di “magra”. Le “monete” che al giorno d’oggi sono immagazzinate (e poi non spese) nel nostro salvadanaio spesso straripante provengono per la maggior parte dagli zuccheri.

Prendiamo l’esempio di un alimento tra i più sani: la frutta. I nostri antenati non ne avevano, come noi, grandi quantità a disposizione per tutto l’anno; disponevano di frutta soprattutto nella tarda estate/autunno e quindi giustamente ne mangiavano molta per immagazzinarla nel tessuto adiposo che poi avrebbero smaltito durante l’inverno, periodo in cui avrebbero dovuto affrontare freddo e carenza di cibi.

Noi invece, che non dobbiamo affrontare questi problemi, mangiamo ormai tutto l’anno non solo molta frutta (sarebbe un bene!) ma quantità industriali dello zucchero contenuto nella frutta, il fruttosio, che viene purtroppo aggiunto ad ogni sorta di bevande dolci e alimenti, nella forma dello sciroppo di mais. Il fruttosio è lo zucchero che nel corpo viene trasformato maggiormente in tessuto adiposo e viene immagazzinato sotto forma di trigliceridi più facilmente degli altri zuccheri.

Se questo era un bene per i nostri antenati non lo è per noi che, non dovendo affrontare né freddo, né carestie, né fatiche fisiche, difficilmente riusciamo a liberarci del “tesoro” immagazzinato.

Ma dopo questa divagazione sulla frutta torniamo ai grassi nell’alimentazione.

Quali sono le funzioni che svolgono i grassi nel nostro organismo, oltre a quella di fornire calorie e quindi di farci ingrassare, compito che, come abbiamo visto, svolgono in modo meno efficiente dei carboidrati/zuccheri?

Vuoi scoprire perché i grassi fanno bene alla salute?
Continua la lettura su Scienza e Conoscenza n. 53


Scienza e Conoscenza - n. 53 - Rivista Cartacea >> http://goo.gl/8pHX8d
Nuove scienze, Medicina non Convenzionale, Consapevolezza
Editore: Scienza e Conoscenza - Editore
Data pubblicazione: Luglio 2015
Formato: Rivista - Pag 80 - 19,5 x 26,5 cm


martedì 17 marzo 2015

Conversazioni sull'Aldilà

Conversazioni sull'Aldilà

Il segreto della vita dopo la vita

di Eben Alexander, Raymond A. Moody



Conversazioni sull'Aldilà - DVD

Dal Libro Bestseller "Milioni di Farfalle" un DVD imperdibile sul significato della Vita e della Morte

C'è vita oltre la vita? Quali implicazioni potrebbe avere questa risposta sulla nostra quotidianità e il mondo come lo conosciamo?

«L’aldilà esiste»: parola di neurochirurgo.
Eben Alexander, affermato medico di Harvard, racconta la sua incredibile esperienza di vita oltre la vita.

“Mi ritrovai in un mondo completamente nuovo.
Il mondo più bello e più strano che avessi mai visto.“

Queste sono le parole utilizzate da Eben Alexander, neurochirurgo e professore alla Medical School dell’università di Harvard per descrivere il Paradiso.

Il professor Eben Alexander era sempre stato scettico circa la vita ultraterrena e i racconti di esperienze extracorporee dei suoi pazienti. Ma, dal 2008 la sua opinione è radicalmente cambiata.

Nel 2008 ha contratto una rara forma di meningite e per sette giorni è entrato in coma profondo che ha azzerato completamente l’attività della sua corteccia cerebrale. In pratica il suo cervello si è completamente spento, eppure una parte di lui era ancora vigile e ha intrapreso uno straordinario viaggio verso il Paradiso. Al suo risveglio il dottor Alexander era un uomo diverso, costretto a rivedere le sue posizioni profondamente razionali sulla vita e sulla morte: esiste una vita oltre la vita, esiste il Paradiso ed è un luogo d’amore e meraviglia.

La sua storia è finita sulla copertina di Newsweek e in un bestseller, Milioni di farfalle (Proof of Heaven), dove racconta il suo personale viaggio verso il Paradiso, luogo d’amore assoluto e meraviglia. Il video, curato da Raymond Moody, autore del lavoro pionieristico sulle esperienze di pre-morte, costituisce l’eccezionale testimonianza di questa esperienza.

Guarda subito 2 Video esclusivi estratti dal DVD, in anteprima! >> http://goo.gl/g29fmQ


Eben Alexander è un affermato neurochirurgo e da quindici anni è anche professore alla Harvard Medical School di Boston.

Raymond A. Moody nato a Macon (Georgia) nel 1944, è un medico, laureato in filosofia all'Università della Virginia e in medicina al Medical College della Georgia. È il massimo esperto di esperienze di pre-morte. Per primo, con il fortunato libro La vita oltre la vita, ha infatti portato queste problematiche a conoscenza di un vasto pubblico.


Eben Alexander, Raymond A. Moody
Conversazioni sull'Aldilà - DVD >> http://goo.gl/g29fmQ
Il segreto della vita dopo la vita
Distribuito da: Macrovideo
Data pubblicazione: Marzo 2015
Durata: 130 minuti
Tipo: DVD
Sottotitoli: Si
Formato Video: DVD 9 - PAL 16/9
Lingue: Italiano



lunedì 4 agosto 2014

Comunicare Oltre la Morte

Comunicare Oltre la Morte

Il metodo testato clinicamente su oltre 3000 casi per sciogliere il dolore del lutto e ritrovare la serenità.

di Allan Botkin



IADC sta per "Comunicazione Post-Mortem Indotta" ed è una nuova tecnica, che trasforma il dolore del lutto in amore.

Una nuova rivoluzionaria terapia che ha aiutato migliaia di persone a superare gravi e dolorose perdite. Attraverso una particolare stimolazione del cervello, il Dott. Botkin induce un’esperienza in cui il paziente ha la viva percezione di incontrare la persona per cui sta vivendo un lutto.

L’evidenza clinica deriva da più di 3000 casi documentati dal Dott. Botkin e altri professionisti.

Per chi è utile il nuovo metodo terapeutico dell’IADC?

In caso di perdita di una persona cara
Per chi soffre di un lutto traumatico recente, o subito decine di anni prima.
Per chi ha sentimenti di colpa, rabbia e tristezza per la morte di una persona cara e vuole superarli.
Il libro contiene la descrizione dettagliata di molti casi risolti.

“La IADC guarisce gli elementi più profondi e dolorosi del lutto e l’associato senso di disconnessione, i pazienti sono in grado di ricordare l’evento in modo più astratto ed emotivamente distaccato. Non conosco nessun’altra tecnica psicoterapeutica che possa dimostrare un cambiamento tanto evidente nella funzione cerebrale ed un conseguente marcato passaggio di prospettiva riportato dal paziente stesso”.
Dott. Alan Botkin


Premessa del libro "Comunicare oltre la Morte"

L’esistenza della vita dopo la morte non è stata ancora scientificamente riconosciuta, nonostante determinate esperienze allusive all’esistenza di un post-mortem siano state un’importante questione clinica per un po’ di tempo.

È ben noto, ad esempio, che alcuni pazienti che si sono risvegliati per miracolo dalla morte, abbiano spesso molte stimolanti storie di avventure post-mortem da raccontare e, di conseguenza, occorre che i medici coinvolti nella cura di questa tipologia di pazienti siano in grado di ascoltare con empatia. Chi scampa per miracolo alla morte ha bisogno di essere rassicurato di non essere solo.

Molti studi medici dimostrano che, una considerevole percentuale di coloro che fanno ritorno alla vita, raccontano di essersi liberati del proprio corpo e di essere entrati in una luce d’amore splendente e rassicurante. Questi pazienti parlano inoltre di riconnessioni con i cari estinti avvenute durante tali esperienze extracorporee in grado di trasformare la propria vita.

Anche assistere a delle apparizioni di persone care estinte o sentire intensamente la loro presenza è una sorprendente esperienza comune e quindi, ancora una volta, è importante che gli specialisti siano capaci di discutere di queste esperienze con i loro pazienti. Infatti questi, a volte, hanno bisogno di essere assistiti per poter integrare tali profonde esperienze spirituali nella loro vita di tutti i giorni.

Chiunque lavori con pazienti agonizzanti sa quanto siano comuni le apparizioni di persone decedute e gli psicoterapeuti che si occupano dell’elaborazione del lutto sono generalmente consapevoli del fatto che questi incontri favoriscono in gran misura il processo di guarigione. Questi specialisti potranno testimoniare quanto spesso i pazienti in lutto dicano:

“Se solo avessi avuto altri cinque minuti”

Il lavoro presentato dal dott. Allan Botkin in questo libro porta l’operato clinico condotto con pazienti in lutto ad un livello completamente nuovo.

L’autore si fa testimone dello sviluppo del suo affascinante metodo clinico che offre, a chi ha subito un lutto, esattamente quegli “altri cinque minuti” per dirsi addio, ti voglio bene e le altre cose non dette che mettono ordine a tutte le questioni lasciate in sospeso.

Lascerò a lui il compito di descrivere in dettaglio in questo affascinante libro il metodo da lui impiegato ed i risultati ottenuti.

Per quanto possa risultare incredibile, abbiamo una lunga storia di tecniche documentate che ci permettono di carpire delle informazioni sulle esperienze dei defunti. Gli antichi greci iniziarono ad occuparsi di questa pratica che fu ripresa in seguito da medici di tutta l’Europa già dal medioevo.

Di conseguenza, sebbene il lavoro del dott. Botkin possa far alzare qualche sopracciglio nell’America del ventunesimo secolo, in realtà, si tratta proprio dell’ultima scoperta nell’ambito di una tradizione umana che risale alla preistoria.
Infatti, possiamo persino dire che evocare i defunti è parte dell’eredità culturale collettiva dell’umanità.

Nell’antica Grecia l’evocazione degli spiriti veniva praticata in istituzioni sotterranee note come psicomantei o, come viene spesso tradotto, oracoli dei morti, cioè luoghi costruiti interamente sotto terra in cui le tenebre fornivano le condizioni ideali di deprivazione sensoriale.

Leggendo testi greci antichi e collegando quello che ho letto con le mie conoscenze psichiatriche in materia di elaborazione del lutto, ho sviluppato un metodo per preparare i pazienti a questa esperienza.

Tale metodo consiste fondamentalmente nel farli parlare e fare in modo che si lascino andare al ricordo di un caro estinto che vorrebbero rivedere. Dopo aver fatto riaffiorare il ricordo del defunto, gli interessati si siedono in una cabina predisposta, si rilassano e guardano in uno specchio in una stanza con una luce soffusa.

In queste circostanze circa la metà o più dei soggetti hanno incontri vividi e realistici con gli spiriti dei defunti, riuscendo a vederli tridimensionalmente, a colori e con un aspetto vibrante di vita. Circa un terzo dei soggetti che hanno fatto tale esperienza afferma di aver sentito le voci udibili del defunto.

Quasi tutti gli altri affermano che, pur non avendo sentito alcuna voce udibile, hanno sperimentato in prima persona delle forme di comunicazione da cuore a cuore, durante le quali sentivano di essere in contatto con il defunto. La cosa più importante è che questi soggetti affermano di sentire che la loro esperienza li ha portati più vicini all’elaborazione del lutto.

In seguito al mio lavoro, molti psicologi hanno ricreato la mia procedura ottenendo risultati identici. Chiunque di noi abbia lavorato con tale metodo, concorda nel definirlo promettente in quanto tecnica utile per aiutare chi è in lutto.

Il dott. Allan Botkin ha messo a punto una diversa procedura psicologica per ottenere esperienze evocative del defunto.

Sono rimasto affascinato quando l’ho sentito descrivere tale metodo per la prima volta e sono sicuro che lo sarete anche voi.

Ciò che gli fa merito è il fatto che il dottor Botkin non presenta il suo lavoro come una “prova scientifica dell’esistenza della vita oltre la morte”.

Sia io che lui siamo d’accordo sul fatto che per la scienza è prematuro affrontare le più grandi domande relative all’esistenza e al sommo mistero del genere umano, tuttavia è lieto di rendere pubbliche le sue scoperte, con la speranza che possano essere di utilità clinica per coloro che hanno perso una persona cara e che lottano contro il proprio dolore.

Per tale ragione lo ammiro e spero che il suo emozionante nuovo metodo possa ispirare nuove ricerche. Credo inoltre che i suoi lettori trarranno da questo libro tanto piacere e tanto stimolo quanto ne ho avuto io.

Raymond A. Moody,
Jr., Ph.D., M.D.


Indice

Prefazione del dottor Raymond A. Moody
Prefazione dell'autore
Prefazione dell'autore all'edizione italiana

Ringraziamenti

1. Una comunicazione post-mortem avviene inaspettatamente durante la terapia
2. Come ho imparato a indurre la comunicazione post-mortem
3. Insegnare agli altri psicoterapeuti a indurre la comunicazione post-mortem
4. Nuove idee nella cura del dolore
5. Osservazioni comuni nelle IADC
6. Casi straordinari di IADC
7. IADC che si sottraggono a teorie psicologiche note
8. LADC condivisa e ADC concomitante
9. Professionisti e accademici sperimentano delle IADC
10. Nelle IADC il perdono guarisce la rabbia e il senso di colpa
11. LADC con i reduci di guerra: fare Pace con la Guerra
12. Prerequisiti di una LADC
13. Profonde similitudini tra ADC e NDE
14. La buona notizia è che ora puoi dare un'occhiata tu stesso
15. Il futuro della terapia IADC - Dove arriveremo partendo da questi presupposti?
16. Una considerazione personale
17. Un'importante nota sul suicidio

Appendice

A - Glossario
B - La procedura di IADC per psicoterapeuti
C - Che cosa ho imparato dai primi 84 casi
D - Aggiornamento dati


Allan Botkin
Comunicare Oltre la Morte - Libro >> http://goo.gl/Zwq0b5
Il metodo testato clinicamente su oltre 3000 casi per sciogliere il dolore del lutto e ritrovare la serenità.
Editore: Uno Editori
Data pubblicazione: Maggio 2014
Formato: Libro - Pag 320 - 14x20 cm



mercoledì 26 febbraio 2014

Manuale per Sopravvivere dopo la Morte

Manuale per Sopravvivere dopo la Morte

Esperienze di un viaggiatore astrale

di Ensitiv



"Lo scopo di questo testo è conoscere a che cosa vanno incontro le anime quando i corpi subiscono determinati tipi di morte. In quel dato periodo, l'aver letto o meno questo libro farà la differenza"
-Ensitiv

La morte accomuna tutti, ma il tipo di morte divide e direziona le anime ed è opportuno essere a conoscenza, fino a che siamo nel corpo, di cosa incontreremo in quel fatidico momento che segna la fine della vita terrena. Un libro semplice pieno di pratici consigli, dove la complessa filosofia delle dottrine spirituali è messa da parte, per dar modo a chiunque di apprendere al meglio il processo di trasformazione successivo alla morte.

In questo libro scoprirai:

Come sei influenzato dai tuoi spiriti guida
Come i defunti comunicano con i viventi
Il piccolo segreto per morire con serenità
Perché è difficile aCCettare La ProPrIa morte
Cosa succede all'anima dei bambini nel mondo astrale
Indicazioni pratiche per chi lascia il corpo
In questo libro scoprirai perché chi ti ha amato e chi hai amato non ti ha lasciato solo perché è morto.


Anteprima - Manuale di Sopravvivenza dopo la Morte...

Leggi in anteprima la premessa dell'autore e i primi 3 capitoli del Manuale di Sopravvivenza dopo la Morte di Ensitiv

Premessa: Perchè un manuale
A molti sembrerà già strano parlare di “sopravvivenza dopo la morte” e, più avanti, avremo modo di capire il significato di questa dicitura, ma perché chiamarlo “manuale”? Testi esoterici e spirituali parlano della vita oltre la morte, di anime vaganti in chissà quale luogo o spazio... io lascio a loro tutte le ipotesi più complesse e filosofiche e, semplicemente in base alla mia esperienza, cercherò di rendere alla portata di tutti l’argomento, e tenterò di farlo con questa specie di “manualetto” che, se letto da vivi, vi ritornerà utilissimo da morti. Per un periodo più o meno lungo, l’Essenza Vitale o se preferite l’Anima, ha una precisa collocazione e porta con sé tutto il bagaglio delle esperienze terrene e della propria cultura. In questa “Dimensione”, definita da me da ora in poi Astrale e, prima che avvenga il misterioso processo di reincarnazione, giudizio o purificazione (scegliete voi in che cosa credere), l’anima resta in attesa di direttive, un po’ a contatto con il Mondo Reale, un po’ con questo nuovo mondo dove è stata appena proiettata, notevolmente spaesata, ma con una piacevole sensazione di libertà.

Lo scopo di questo testo è capire e conoscere a che cosa vadano incontro le anime quando i corpi subiscono determinati tipi di morte, che cosa provino, che cosa vedano e soprattutto come possano accelerare il percorso verso la purificazione. In quel dato periodo, l’aver letto o meno questo libro farà la differenza.

Sapere come provare a interagire con i propri cari rimasti nel mondo terreno, come non violentarsi nel cercare di ritornare, o come non spaventarsi per l’impossibilità di comunicare, vi garantisco saranno insegnamenti preziosissimi.

Sinceramente non so se tutti i miei consigli vi torneranno utili, ma so per certo che quanto leggerete in questo libro non lo dimenticherete nemmeno da morti.

Sarà un manuale per aiutarvi in un passaggio difficile e traumatico di una morte improvvisa, per darvi la possibilità di concludere nel migliore dei modi la vostra vita terrena nel caso, invece, di una morte annunciata, o semplicemente per rispondere alle domande su che cosa provi e che cosa senta un vostro caro nel momento in cui passa a miglior vita. Un libro di curiosità ed esperienze “paranormali” (anche se, ad oggi, mi permetto di ritenere normale un Viaggio Astrale e paranormale una fila alle Poste) o semplicemente una sorta d’autobiografia di una persona comune che un giorno ha ascoltato quello che gli altri non volevano sentire. Un testo scritto senza la presunzione di voler insegnare, ma con l’umiltà di chi vuole condividere le mete raggiunte dopo un lungo cammino di studi ed esperienze. Nessun lungo e noioso capitolo, ma brevi paragrafi supportati da esempi e battute per far sì che l’argomento appaia digeribile e meno drammatico. Uno spunto per chi vuole approfondire, scoprire e capire uno dei tanti misteri che affascina il genere umano o, nella peggiore delle ipotesi, un libro da utilizzare come spessore per livellare un mobile traballante. Scegliete voi cosa vedere in queste pagine e, se vi saranno state utili, me lo verrete a dire... appena morti. Terminerò ogni capitolo con una frase di quelle che sul web si chiamano post, un po’ riassuntiva, un po’ conclusiva. Qualcuna avrà l’aspetto di un saggio consiglio, qualche altra di un sibillino presagio, ma non dirò nulla in più di ciò di cui vorrei veniste a conoscenza e, soprattutto, spero di non... annoiarvi a morte.

Chi sono

Mi chiamo Ensitiv, ho compiuto il mio primo Viaggio Astrale (l’ingresso semicosciente nella dimensione in cui si ritrovano le anime dei defunti) all’età di circa tredici anni, senza rendermi conto di quello che mi stesse succedendo, e rimanendo per tanto tempo con il dubbio che fosse stato semplicemente un sogno. In seguito ad altre esperienze simili e a un cammino evolutivo che mi ha portato a diventare una sorta di guida spirituale per molte persone, ho ritenuto opportuno creare questo manuale per sdrammatizzare il mito della morte e aiutare i miei fratelli e sorelle a essere sereni e consapevoli di ciò a cui andranno incontro dopo il trapasso. Come dovrebbero esserlo tutti i manuali, questo è un libro di facile lettura, alla portata di chiunque abbia la pazienza di leggerlo, pur affrontando concetti profondi e complessi. Che si voglia o no, la morte accomuna tutti, pertanto, non è certo un testo d’élite o settoriale. Ho cercato di evitare riferimenti religiosi, ho scavalcato teorie di reincarnazione o simili, ho tralasciato paradisi, inferni e purgatori, limitandomi semplicemente a prepararvi a un mondo che probabilmente non avete mai visitato, che sicuramente vi spaventa e dove ovviamente non sarete per nulla contenti di andare.

Vi ho descritto le mie esperienze, controllate, verificate e confermate da chi, come me, ha la fortuna/sfortuna di condividere e subire lo stesso fenomeno.

Ho tentato, con molta umiltà, di trasmettervi quelle poche cose che ho capito riguardo alla Vita, alla Morte, allo Spiritismo e alle capacità spirituali umane. Agli amici che mi seguono sul web e nella vita dico sempre che non amo fare il “sensitivo” annunciando ritorni amorosi, separazioni imminenti ecc. Amo trasmettere quel poco che ho imparato, quel poco che ho visto, e amo indicare non già una strada da seguire, bensì come seguire la propria strada. Non ambisco neppure al ruolo di “maestro di vita”, come qualcuno ama considerarmi e chiamarmi, ma desidero semplicemente condividere quella luce di pochi watt, che un bel giorno è entrata nella mia vita e che oggi mi piacerebbe dirigere anche su di voi. Da molti anni frequento questo posto chiamato “astrale” e anche se non basterebbe una morte per capirlo tutto, posso comunque darvi qualche preziosa indicazione. Quando si visita una città straniera è buona cosa procurarsi una cartina, una guida turistica, o fare una piccola sosta all’ufficio informazioni; di fatto ci preoccupiamo di acquisire nozioni minime per non perderci in luoghi pericolosi o inutili, per visitare le zone caratteristiche e rendere il più possibile gradevole il nostro soggiorno. Ebbene, immaginate cosa può accadere a un’anima, uno spirito o in qualunque modo lo vogliate chiamare, non appena si stacca dal corpo fisico e viene proiettata in questa sconosciuta città. Insieme, cercheremo di raccogliere tante utili informazioni da dare al nostro spirito come se stessimo per fare un corso di sopravvivenza per morti. Strano, eh? Ma nessun esempio renderebbe meglio l’idea di quello che ci approntiamo a fare. Molti di voi non credono affatto a una vita dopo la morte, altri si aspettano chissà quale esagerata forma di trasformazione o evento, altri ancora che il buio o la luce dell’eternità siano in funzione dei propri peccati.

Vi dico con estrema sincerità che nulla è più vivo dell’anima di un morto, che spesso il mondo cosiddetto “astrale” è più reale di quello di tutti i giorni.

Facciamo insieme questa filosofica considerazione: cosa sono i novanta-cento anni di vita reale in confronto a una eternità? Sono paragonabili ai cinque anni della scuola elementare nei confronti del resto della vita? Bene, se mi concedete il paragone, vi dirò che in parte è così. Non sono nulla considerando il fattore tempo, ma sono essenziali per la formazione del nostro carattere e delle basi della nostra cultura, per poi consentirci un’evoluzione sempre maggiore. Se facciamo bene le elementari, riusciremo nelle medie, poi nelle superiori e così via. Se viviamo bene la nostra vita, riusciremo meglio nella seconda prova, nella terza... La vita non è altro che una scuola che vi prepara al raggiungimento dell’eternità, e come in tutte le scuole ci sono i ripetenti. Ho avuto modo di verificare la validità delle mie esperienze, non perché voglia o debba convincere qualcuno ma perché, ritenendomi una persona normalissima, il primo da convincere ero e sono io stesso. Ho incontrato anime così impaurite o desiderose di comunicare che il minimo che io possa fare è cercare di preparare le nuove future anime a non spaventarsi più. Ho scoperto che la serenità non è il premio della vita, ma è la comprensione della morte e, per questo, negli innumerevoli consulti che faccio predico sempre questa serenità, non data dalla salute, dal denaro o dal raggiungimento dei propri obbiettivi, ma dalla consapevolezza che la vita è come un film e va vissuta per ogni scena che ci si prospetta davanti. Proprio come nel cinema, ci sono film romantici, comici, avventurosi, drammatici e addirittura horror, ma sono solo film... e che siate attori o spettatori dovete goderveli per quello che sono, una storia con cui passare un po’ di tempo, magari imparando qualche cosa; questa storia o questo film se preferite, si intitola semplicemente Vita.

Siate gli attori della vostra esistenza e non comparse della vita di qualche d’un altro.

Che cos'è l'anima

Ormai spero che perlomeno la questione dell’esistenza o meno dell’anima sia da ritenersi un capitolo chiuso e archiviato. L’Anima esiste, non è un’invenzione della religione, non è una prerogativa della Chiesa, non necessita di nessun pastore, sacerdote o rabbino. È un’entità a sé stante integrata e cresciuta dentro un corpo pilotato da una mente in stretto rapporto, ma allo stesso tempo in conflitto, con l’anima stessa. Come può un essere umano spiegarsi se non è il creatore di se stesso? Possiamo limitarci a descriverci per quello che vediamo e conosciamo, ma non andare oltre, poiché non siamo creatori di noi stessi, né di tutto quello che si trova al mondo. Conseguentemente a questa riflessione, ritengo che ci sia praticamente impossibile comprendere l’esatto meccanismo del sistema Corpo-Anima-Mente, ma analizzando il tutto in modo distinto possiamo risalire al funzionamento più probabile. Procediamo per gradi: il Corpo non è altro che un veicolo, un contenitore del nostro Io, una macchina insomma che concede a questa entità di sopravvivere nel mondo reale. Come gli astronauti per sopravvivere nello spazio hanno bisogno della loro tuta spaziale, così l’anima ha bisogno di questa “macchina” per muoversi liberamente nella dimensione terrena. Il corpo ha proprie esigenze tutte facenti parte del mondo materiale, quali mangiare, dormire, bere ecc.

Cresce in stretto rapporto con l’anima, la quale lo rifornisce dell’energia adatta alle funzioni essenziali, ma per trasmettergli questa energia, ha bisogno di un codificatore che selezioni e orienti questi impulsi energetici nella centrale di smistamento. La centrale di smistamento impulsi non è altro che il cervello, altro fantastico marchingegno che serve per saldare la materia allo spirito. Spesso però, per saldare due diversi metalli, c’è la necessità di inserire un terzo metallo, compatibile con entrambi, in modo da fonderlo insieme e ottenere così una saldatura perfetta. Per fare un esempio comprensibile a tutti e non solo ai saldatori esperti, facciamo finta di dover mettere in comunicazione due persone di lingua, usi e abitudini completamente diversi; per di più, queste persone dovranno lavorare insieme a un progetto, uno dovrà dirigerlo, l’altro dovrà realizzarlo materialmente. Bene: la cosa più ovvia è far intervenire una terza persona che capisca entrambe le lingue in modo che chi dovrà realizzare possa comprendere le precise direttive di chi dirige. Questo traduttore non è altri che la Mente, non da intendersi però come cervello, poiché questi è in realtà solo la “mappa” del progetto, ovvero il custode materiale delle nozioni, il block notes dove la mente elabora il suo lavoro di traduttrice. Essa, la mente, cresce e si forma sia con il corpo che con l’anima, si radica nella seconda e condiziona il primo, è la direttrice di ogni azione perché è l’unica che comprende il linguaggio di entrambi. L’anima è un alieno dentro un corpo terrestre; la mente è lo strumento che fa sì che l’uno non rigetti l’altra, ma che comunichino.

Nei secoli passati, il lavoro della mente era perfetto, illustrava i dettagli del progetto e il corpo realizzava le sue più belle opere. Pitture, sculture, poesie, musiche, danze ecc. L’anima è un’entità molto sensibile e adora esprimersi in talenti e virtù, è incline al bene poiché “Goccia Divina” (non tutte, ma questo è un altro argomento) e, come tale, opera per la realizzazione di progetti utili all’umanità e all’universo tutto. È perennemente mossa da uno spirito di fratellanza nei confronti di tutte le creature, poiché consapevole di avere la medesima provenienza. Con il passare del tempo però, la voce dell’anima e, di conseguenza, le direttive per il progetto, sono state sempre più ignorate dalla mente, che ha ritenuto opportuno dirigere lei stessa le opere del corpo senza preoccuparsi minimamente di che genere fossero. Mettere in comunicazione la mente con l’anima non è certo un procedimento facile, le due entità crescono insieme e imparano a dialogare attraverso l’educazione, l’etica, la morale. Nel momento in cui mancano questi procedimenti, è più difficile per le due entità comprendersi, e dunque tradurre le indicazioni al corpo: ed ecco il mondo attuale! La mente è distratta, intasata da messaggi inutili e devianti, la materia ha preso il sopravvento sullo spirito e i messaggi dell’anima rimangono una voce lontana in un caos di pensieri relativi al corpo e alle insidie della psiche. La goccia divina, essendo cresciuta con la mente, ma priva dei procedimenti adatti, è di conseguenza anch’essa una vittima delle direttive mentalmente elaborate, una prigioniera dentro un corpo che non l’ascolta perché il traduttore non riesce o non vuole più sentirla, una schiava del bagaglio di esperienze e sentimenti che insieme hanno costruito, non per cattiveria o superficialità, ma soltanto per incapacità di comunicare.

Solo nel momento in cui l’anima si libererà dal corpo ripartirà un dialogo con l’Io mentale. Questo avviene, ad esempio, con la creazione di scenari e visualizzazioni nel mondo astrale, ma è una fase che dura solo per un breve periodo poiché, quando non ci sarà più bisogno del traduttore, lo spirito inizierà il processo di purificazione proprio per dimenticare tutte le esperienze memorizzate nel periodo di convivenza e, a seconda del superamento di questa sorta di esame che è la vita, l’anima tornerà nell’Assoluto, o nuovamente sui banchi di scuola. A questo punto, sarebbe opportuna una vostra domanda (tanto convincermi che mi avete seguito e capito), e la mente? Che fine fa? Oramai, ridotta a un mero bagaglio di esperienze e ricordi, rimane vacante nella dimensione astrale come energia spirituale, qualcuno la chiama anche spettro o fantasma. Sempre per dimostrami la vostra attenzione, i più svegli dovrebbero farmi una seconda domanda: ma se il fantasma è la mente, l’anima cos’è? Ricordatevi che si parla di energia, di conseguenza una divisione di energia può tranquillamente avvenire senza che nessuna delle due forme cambi il proprio stato.

Riassumendo: l’energia “anima” più “corpo mentale” si stacca dal corpo fisico e finisce nella dimensione astrale; qui, prima di iniziare il processo purificatorio, questa forma energetica di due elementi può tradursi in un fantasma, un’anima errante, o addirittura salire a qualche piano più alto.

Nel momento in cui inizia però il processo di purificazione, parte di questa energia viene presa e dirottata verso altri piani lasciando nell’astrale o in altre dimensioni quel residuo di energia che contiene tutte le informazioni e le esperienze relative agli anni vissuti sulla terra e dentro un corpo. Come se avessi due copie di un cd: uno lo lascio in archivio, l’altro lo porto a formattare.

La Gentilezza è la voce dell’anima, date modo agli altri di ascoltarla.

Dalla vita alla morte, dalla morte alla vita

«Dalla Vita alla Morte, dalla Morte alla Vita» recitava una vecchia formula wiccan o, se preferite, stregonesca. Se dunque le amiche streghe fin dai tempi dei tempi consideravano la morte una rinascita, perché ancora ci poniamo il dubbio sull’esistenza di un qualcosa oltre la morte? Purtroppo, l’unica dimensione che conosciamo, o meglio che ricordiamo, è quella terrena, ma il fatto di non aver memoria di altre, non vuol dire che queste non esistano. Fondamentalmente durante la nostra esistenza fisica, facciamo un po’ come i bambini quando si coprono gli occhi convinti che, non vedendo ciò che li spaventa, automaticamente questo scompaia; anche noi, abbiamo coperto i nostri occhi, ma per essere più preciso direi che li abbiamo distratti. Abbiamo catalogato tutte le esperienze più belle giustificandole come sogni, intuizioni, talenti, virtù, senza per nulla preoccuparsi di comprendere da dove provengono e perché. La scienza o la religione hanno solitamente appagato i nostri dubbi e, tranne qualche raro caso di illuminazione, ci siamo nuovamente immersi a tempo pieno nel caotico mondo creato per lasciarci dormienti e innocui. Una volta liberati del bagaglio fisico, colei che ci suggeriva le scelte migliori, che ci rendeva abili in un’arte, o profondamente altruisti, trova finalmente il suo spazio. Smette di dover sopportare l’inutile e costante brusio della televisione, di dover respirare la fetida aria dello smog cittadino o, peggio ancora, di avvelenarsi con le sigarette.

Arriva dunque il suo momento: niente più invidie o rancori, niente più bestemmie o ipocrisie, fantasticamente libera di dare sfogo alle sue qualità... ahimè però, senza quel indispensabile mezzo con cui poteva realizzarle. Ha bramato durante tutta la vita di poter avere un ruolo maggiore nel piano fisico, ma è rimasta nascosta, ignorata e quando, finalmente, giunge il suo momento si accorge di non aver più mani per dipingere, voce per cantare né gambe per danzare. Non abita più nel mondo dove è cresciuta prigioniera, ma è stata rispedita in un viaggio che la riporterà nella sua terra di origine. Un po’ come un cucciolo di leone nato nella gabbia di uno zoo e riportato da adulto nella sua savana. Istintivamente sa che è il suo ambiente, sente che i profumi gli sono famigliari e, anche se non conosce la giungla, è appagato da un profondo senso di libertà. Contemporaneamente, è però spaesato e impaurito, sente la nostalgia dell’ambiente dove è cresciuto e rimpiange qualche volto a cui si era ormai affezionato. Così accade alla nostra anima nel momento in cui viene liberata dal corpo. Libera ma spaesata, felice ma nostalgica, protetta ma spaventata. Più repentino e inaspettato è questo passaggio e più disorientata sarà questa anima. Come il leone, cercherà gli odori che gli erano famigliari, si avvicinerà alle case e alle persone, ma quello ormai non è più il suo mondo e ciò che creerebbe sarebbe solo paura e panico; ed ecco il motivo per cui vorrei insegnarvi a non fare i fantasmi. Compreso che non è il caso di spaventare la gente, al nostro leone non rimane che esplorare il proprio habitat, gustarsene i colori e i profumi, dimenticando quello che è stato il suo mondo fino a quel momento. Potrebbe succedere che, per nostalgia o preoccupazione, gli amici umani di questo leoncino tornino a cercarlo e a chiamarlo in mezzo alla foresta, ma anche se sarà difficile ignorare il richiamo dei sentimenti, io gli consiglierei di proseguire il suo viaggio. Magari potrebbe giusto concedersi un velato saluto in ambiente onirico, per comunicare che va tutto bene e che è ansioso di scoprire il mondo da solo, per poi proseguire obliando ogni legame con il passato.

Qualche lacrima da entrambe le parti, e infine il tempo cancellerà le amarezze causate dal distacco. Se la nostra anima-leoncino continuasse a rispondere ai continui richiami, il nuovo adattamento risulterebbe notevolmente ritardato, mentre dall’altra parte non verrebbe accettata l’idea della perdita, con la conseguenza di un sempre maggior dolore, depressione ecc. La morte non è mai giusta agli occhi degli umani: arriva sempre troppo presto, difficilmente si presenta in modo piacevole e indolore, e tocca sempre alla persona sbagliata... ma è l’esatto scopo della nostra vita ed è un passaggio fondamentale per la nostra crescita spirituale. Dovete smetterla di guardarvi come corpi dove forse dentro c’è qualcosa chiamata anima; imparate a guardarvi come Anime ricoperte da qualcosa chiamato corpo. Quando e se, anche solo in parte, riuscirete a “digerire” questo concetto, il vostro rapporto con la morte e con la vita migliorerà notevolmente. Il dualismo tra anima e corpo sarà protagonista senza che ve ne accorgiate, di tutta la vostra esistenza terrena. La mente si coalizzerà con il corpo per razionalizzare le ottime intuizioni, demotivare le velleità artistiche, sminuire il talento e, laddove ne abbiate la possibilità, ostacolare i viaggi astrali. Ricordo a questo proposito un faticoso pomeriggio nel quale stavo cercando di uscire dal corpo per verificare alcune sensazioni avute la sera precedente. Era tutto predisposto nel migliore dei modi: ambiente tranquillo, nessun rumore fastidioso, telefoni spenti e la giusta motivazione a rilassarsi. Era un’uscita per me molto importante, non sto a spiegarne i motivi precisi, ma basti sapere che, grazie a quella sperimentazione, avrei raggiunto una conoscenza più profonda sul lavoro della mente prima del viaggio astrale. Dopo pochi minuti di rilassamento iniziarono le famose vibrazioni (vero e unico sintomo dello sdoppiamento) e la totale indifferenza nei confronti dell’ambiente circostante.

Sarei uscito dal corpo nel giro di due minuti al massimo se non fosse stato per un fastidiosissimo prurito che mi costrinse a grattarmi e, di conseguenza, a interrompere il processo appena iniziato. In un primo momento non detti molta importanza al fatto e ricominciai a rilassarmi in attesa di nuove vibrazioni. Puntualmente tornai al momento cruciale di uscita e puntualmente ricomparve il prurito, localizzato in un’altra parte del corpo. Pur non credendo al caso, lo considerai un evento casuale e, senza spazientirmi, ripetei le operazioni di rilassamento. Anche il terzo tentativo sfumò con una serie di fitte pungenti che martoriarono la mia pancia senza un motivo apparente. Controllai accuratamente se questa situazione non derivasse dalla presenza di insetti o di qualche altra cosa, ma tutto risultò normale e, pertanto, procedetti con un quarto tentativo. Questa volta “l’aggressione” si manifestò con prurito e punture, quasi in un crescendo di sensazioni rivolte proprio a farmi desistere dal continuare. La mia mente lavorava sul corpo per ostacolare la mia uscita: era possibile tutto ciò? Decisamente sì. Spesso mi ero ritrovato a combattere tra la volontà spirituale e quella materiale. Di conseguenza ero a conoscenza degli ostacoli che la nostra mente oppone ai desideri spirituali, ma avere un riscontro così fisico del dualismo tra anima e corpo era una novità anche per me! Per quella sera vinsero i pruriti e le punture, poiché riuscirono a spazientirmi e a rimandare l’esperimento, ma da quel giorno in poi, la battaglia si sarebbe fatta ardua e costante, tanto da sfociare nel classico gesto del dito, che indirizzai al mio corpo in una delle mie successive uscite; già in pratica avevo mandato a quel paese me stesso, contento di averlo battuto con uno stratagemma che vi racconterò in uno dei capitoli seguenti.

Spesso amate mentire sulla vostra età per apparire ciò che non siete: è ridicolo! Siamo eterni e al mondo da migliaia di anni. Che senso ha toglierne quattro o cinque?


Indice del libro

Premessa: perché un manuale?
1. Chi sono
2. Che cos'è l’anima
3. Dalla vita alla morte, dalla morte alla vita
4. I miei primi viaggi astrali
5. Il progetto Ensitiv
6. Che cosa troverai nel piano astrale
7. Corpo fisico, corpo mentale e corpo astrale
8. Come funziona il tuo corpo mentale
9. Il corpo astrale: come ho ritrovato i miei nonni
10. Il corpo fisico
11. Comunicare con i viventi
12. Cos'è il mondo astrale
13. La tua anima in comodato d’uso
14. Perché è difficile rendersi immediatamente conto della propria morte
15. Il problema della morte improvvisa
16. La morte improvvisa da trauma
17. La morte improvvisa da infarto
18. A chi non piacerebbe scegliere dove morire?
19. La morte annunciata: il piccolo segreto per morire con serenità
20. La morte per cause naturali e la sensazione di beatitudine
21. La morte per annegamento o soffocamento
22. La morte avvolti dalle fiamme
23. La morte per avvelenamento o shock anafilattico
24. Incapacità di accettare la propria morte
25. Coma o stato vegetativo
26. Il suicidio e la sofferenza eterna
27. La morte in seguito a lente agonie
28. La morte degli animali e il mondo astrale
29. La morte di parto e la morte in sala operatoria
30. Nel mondo delle anime,nessun bambino viene mai lasciato solo
31. La morte di un nascituro
32. Il legame invisibile: come puoi comunicare con i defunti
33. Stragi o morte di più persone contemporaneamente
34. La morte per overdose
35. La morte nel sonno
36. Chi è il medium
37. Angeli e demoni
38. Cos'è la morte
39. Morte di soggetti malati di mente
40. Il vero e unico nemico della morte è l’Amore
41. Il mio rapporto con le anime
42. Il famoso tunnel e la morte apparente
43. I magici poteri della dimensione astrale
44. È giunto il momento: indicazioni pratiche per chi lascia il corpo
45. Incontro al vostro Dio
Conclusioni
Postfazione di Dario Marcello Soldan
L’Autore


Ensitiv
Manuale per Sopravvivere dopo la Morte - Libro >> http://goo.gl/DIbZMA
Esperienze di un viaggiatore astrale
Editore: Uno Editori
Data pubblicazione: Febbraio 2014
Formato: Libro - Pag 184 - 14x20 cm