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venerdì 9 settembre 2016

La Guarigione con la Detergenza Vegetale




La Guarigione con la Detergenza Vegetale

La via dell'acqua informata

di Antonina Maria Botta



Dopo anni di insistenza, l’inventrice della fitodetergenza esce allo scoperto rivelando i suoi segreti. Tutti i segreti e le ricette per preparare da soli i prodotti che permettono a noi e all'acqua di prosperare in modo sinergico e perpetuo.

Questo primo volume è una storia: è la storia di come l’acqua ha chiamato una donna perché si prendesse cura di lei, e lei l’ha fatto in modo totale e soprattutto efficace.

Fin dalle prime pagine si racconta la vita di Antonina Maria Botta e di come un processo di trasformazione interiore si è trasmutato dal semplice concetto di “rispetto per l’acqua” in un vero e proprio percorso alchemico per permetterne la sua “evoluzione” alla quale noi dovremmo portare rispetto in quanto nostra madre e padre: tutto nasce dall’acqua.

Finalmente l’autrice si mette a nudo svelando i segreti che l’hanno portata alla realizzazione dei prodotti che possono permettere il cammino evolutivo dell’ambiente nel quale viviamo e che, a sua volta, può permettere la nostra missione di evoluzione all’interno di esso. Grazie alle numerose tabelle e spiegazioni pratiche, tutti potranno dilettarsi con la preparazione di prodotti di fitodetergenza di origine totalmente naturale e profondamente rispettosi della potenza intrinseca del regno vegetale.

Adesso la presa di coscienza del rispetto dell’ambiente, ha un’arma in più per riportare la pace tra il genere umano e il mondo nel quale esso vive e prospera.

Le ricette e la storia della creatrice della Fitodetergenza® fìnalmente a disposizione di tutti. Iniziamo a prenderci cura di noi stessi con la natura. E cominciamo a prenderci cura della natura con noi stessi.


Leggi in anteprima il capitolo 1 del libro di Antonina Maria Botta "La Guarigione con la Detergenza Vegetale"

L'acqua - Estratto da "La Guarigione con la Detergenza Vegetale" libro di Antonina Maria Botta

"La migliore di tutte le cose", cosi il filosofo greco Talete nel 600 a.c. definisce l'Acqua.

Noi oggi sappiamo che l'Acqua è il Solvente per eccellenza, il liquido con la più alta tensione superficiale tra tutti i liquidi conosciuti, l'elemento in cui avvengono il maggior numero di reazioni chimiche intra ed extra cellulari, l'unico elemento presente in contemporanea allo stato solido liquido e gassoso, l'unico elemento che da solido è più leggero che da liquido, insomma per definizione l'elemento della Vita ed il suo mezzo di trasporto preferito, come dice qualcuno.

L'Acqua è anche la Memoria, l'Inconscio, l'elemento figurativo dell'Anima, che con il suo ciclo di caduta dal cielo, ruscellamento sulla Terra e ritorno al mare sembra ripercorrere il ciclo della nostra Anima che cade pura dal cielo, si inquina mentre fa esperienza, durante il suo percorso terreno ed infine si ricongiunge al grande Mare dove il Tutto e il Singolo sono Uno.

Elemento del battesimo e del collegamento al Divino.
Elemento di purificazione e di benedizione.

Per secoli le donne presso fontane e lavatoi hanno eseguito la pulizia dei panni di chi nasceva e di chi moriva e con il loro canto e lo scorrere dell'Acqua purificavano così l'anima di colui che entrando ed uscendo dalla materia andava accompagnato.

L'acqua è Madre ed il Mare è Padre: da sempre questi elementi nutrono e si fanno nutrire dall'immaginario umano e divino.

Infinite divinità nascono dal mare e ad esso sono collegati; infinite popolazioni nell'Utero Divino di questa Immensa Madre hanno le loro origini ed il loro destino.

A me piace definirla il Filo della Collana della Vita e mi piace sentirmi collegata ad ogni forma biologica e non, dalla Magia del Respiro ed il vapore che in esso trasportato etereamente, ma concretamente mi unisce ad ogni forma, emanazione divina di questo universo.

Acqua nelle vene

È primavera qui a Palermo, io ho poco più di due anni, non amo molto mangiare e per distrarmi tra un boccone e l'altro, la zia Margherita mi mostra i pesci rossi nella vasca del suo giardino.

Sono passati oltre 40 anni eppure ricordo ancora quelle code fluttuanti rosse e dorate nell'Acqua limpida e cristallina, poco profonda, che smuovevo con le mie piccolissime mani, bagnandomi fino ai gomiti. Piccole mani e grandi occhi, che proprio allora hanno iniziato il lungo dialogo con le forze dell'Acqua che, ancora oggi, mi accompagna e che non mi ha mai abbandonato. E così tra distese di agrumi e succulenti fichi d'India, circondata da profumi intensi e da potentissimi colori, fui iniziata all'amore per l'Acqua e all'osservazione ammirata di Madre Natura.

È il 1993, ed io sono Antonella, perito chimico industriale a Palermo. Sono magra, ho i capelli lunghi e neri ed un'aria caustica e ribelle. Sto svolgendo il mio tirocinio post diploma presso un laboratorio di analisi delle acque e, in qualità di ultima arrivata, sto lavando due tazzine da caffè. È finito il detersivo dei piatti ed io chiedo al mio responsabile dove posso prenderne dell'altro. Il Dottore mi guarda e con tutta la semplicità di chi sa molte cose, prende un flacone di detersivo da W.C. e lava le stoviglie, rivelandomi divertito che, a guardar bene tra le etichette, non c'è molta differenza tra i diversi detersivi, i quali hanno aspetto e profumo differente, ma svolgono le stesse funzioni per lavare.

Sono stupita e perplessa, non ho alcun tempo di ribattere che il Dottore mi dice: "Bene, vedo che l'argomento la interessa molto, le farò fare uno studio approfondito". Inizio a studiare e a comprendere.

Intraprendo così il mio percorso nello schiumoso mondo dei detersivi.

Quell'anno, in Italia, secondo statistiche Istat del settore, sono stati consumati un milione e centomila tonnellate di litri di detersivo per la pulizia domestica. Puntualmente e inesorabilmente riversati nei fiumi, nei laghi e nel mare, a goccia a goccia dalle nostre innocenti postazioni domestiche, lavando vetri e pavimenti, piatti e vestitini, inconsapevoli del danno apportato all'Acqua e alla Terra.

Sono passate poche settimane e so già molte cose sulla composizione dei detersivi: tensioattivi a catena corta, lunga e ramificata, per abbattere la tensione superficiale dell'acqua e portare via lo sporco con la schiuma, solventi clorurati per attaccare le macchie, dissolvere il grasso e fare asciugare in fretta, disperdenti e sequestranti per le acque troppo dure, acidi e brillantanti per le macchie di calcare, riempitivi ed addensanti per concentrati e gel. Perlanti, coloranti e profumi per allettare l'acquisto ed offrire un'ampia scelta di diversi prodotti. Biocidi per disinfettare e conservanti per non far deteriorare il prodotto.

In poco tempo, raccolgo molti dati sul prezzo pagato dall'ambiente, e su quanto la nostra "pulizia" sporca il mondo: laghi soffocati dall'eutrofizzazione, fasce riparie di interi corsi d'acqua bruciati dalle schiume, avanotti di molte specie, uccisi o malformati, anfibi ed insetti decimati. Interi ecosistemi acquatici distrutti con effetti nefasti per la catena alimentare di tutte le specie ad essi collegati.

Ho 22 anni, il mare negli occhi ed un grande amore nel cuore: l'Acqua.

Il messaggio dal mare

Conoscenza e responsabilità sono direttamente proporzionali, penso. E chi sa deve fare, credo. Ma che cosa posso fare io?

E' un giorno di scirocco oggi a Palermo ed io lo adoro. Il laboratorio dove lavoro è vicino al mare. Finisco il mio ciclo di analisi, metto a posto i miei quaderni e parto per la spiaggia. Il mare parla con il vento, attraverso grandi onde e schiume sulla sabbia, sono irrequieta più del solito e non ho ancora trovato la risposta al mio quesito, che pongo direttamente all'Acqua: "Cosa posso fare io?"

Mentre passeggio lungo la spiaggia osservo dei rifiuti che il mare agitato ha riportato a riva, insieme ad alghe, conchiglie e qualche plastica ammaccata. Mi faccio spazio con un bastone e cerco di leggere così una risposta. Mi viene tra le mani una bottiglia verde di plastica. È il flacone vuoto di un detersivo per i piatti; l'etichetta non è leggibile, perché l'acqua l'ha portata via, ma provo ad immaginare gli ingredienti come se dovessi riscriverli io.

Forse è questo che posso fare...

Realizzerò dei detersivi che inquinano meno, detersivi naturali, riscrivendo ingredienti che facciano meno male, per far del bene all'Acqua...al mare...all'ambiente.

La scelta di partire

Vivo a Palermo con la mia famiglia, sono fidanzata e forse mi sposerò. Ho molti interessi tra ecologia, ufologia e volontariato. Con alcuni amici del liceo e la prof. Wanda che, negli anni successivi sarà importante per me e diventerà la madrina di mia figlia, ho fondato una associazione culturale e sono in cerca del mio posto nel mondo.

Passano pochi mesi e comprendo che Palermo, per quanto bella, calda e colorata, è troppo diversa da me. La mia famiglia mi ama, ma non mi comprende, io ho esigenze diverse che non riesco a condividere con nessuno ed, in mezzo ad una città di oltre un milione di persone, mi accorgo di essere completamente sola. Voglio fare il chimico, inventare, creare cose nuove, ma sono una giovane siciliana e forse, con la giusta raccomandazione, potrò fare la segretaria in uno studio dentistico o nel laboratorio di qualche clinica privata.

Una sera, a Cefalù, sotto un cielo pieno di stelle e di promesse, scelgo di partire, di andare e di non tornare, spezzando il cuore a tutti coloro che mi amano, a parte il mio, naturalmente.

Sono trascorsi alcuni anni da quel tirocinio palermitano, intanto mi sono trasferita in Valchiusella, una magica e verde valle nel cuore dell'anfiteatro morenico di Ivrea. Ho ripreso i miei studi in Chimica presso l'Università di Torino e nonostante gli anni trascorsi e i 1700 km di distanza da quell'aneddoto palermitano, ho in mente quella stessa idea di creare detersivi naturali per la salvaguardia dell'Acqua.

È il 1997: ho molti amici in Valle presso la comunità ecologica di Damanhur, nella quale vivo con il nome di Torpedine, un pesce elettrico dei fondali marini, veloce e fulmineo che dà il suo nome alle omonime e potenti armi e navi da guerra. In primavera partecipo, in qualità di relatore ad una lezione di ecologia per la salvaguardia del pianeta, condivido in questa sede le mie conoscenze fino ad allora acquisite e, accettando una scommessa con l'amico Gelso, impasto il mio primo detersivo.

Volendo realizzare un detersivo naturale il più possibile rispettoso dell'ambiente, acquisto da una ditta del sapone di cocco (in qualità di tensioattivo) e del limonene (in qualità di solvente). Per attrezzatura, ho a disposizione un giraspaghetti che tengo tuttora, come portafortuna e dei pentolini. Il luogo dove inizio i miei esperimenti è la cantina di casa mia, un ex caseificio dal nome evocativo per me, di "Foglia Verde". Pochi giorni di esperimenti e nascono i primi 3 prodotti: sono tutti giallini, poco profumati, ma lavano già bene.

Come primo esperimento sono soddisfatta ma, sin da subito mi è chiaro che se voglio veramente salvaguardare l'Acqua attraverso questa strada, dovrò raggiungere il maggior numero di persone possibile e quindi offrire alla gente qualcosa a cui è già abituata. Allora decido di utilizzare, anziché combattere, gli stessi strumenti di efficacia, bellezza e varietà dei diffusissimi detersivi chimici da supermercato.

Devo solo trovare il modo di farlo a "MODO MIO".

Conosco ancora poco, ma abbastanza per sapere che quello che sto cercando non esiste e quello che il già noto mi propone, non mi basta. Continuerò a ricercare, consapevole del fatto che la conoscenza acquisita, è solo l'inizio di un sentiero senza fine e pieno di sorprese.

Da quel primo dibattito in pubblico ho capito l'importanza dell'insegnamento, come occasione creativa di scambio e crescita personale: quante cose potevo ancora imparare, mentre trasmettevo le mie conoscenze agli altri.


 Indice

Nota dell'autrice

CAPITOLO I

L'Acqua
Acqua nelle Vene
Il messaggio dal mare
La scelta di partire
CAPITOLO II

Il Limone
L'Alloro
Il Mondo Vegetale
La Carota
La Lavanda
Il Sambuco
La Fitolacca
La Menta
Il Rosmarino
Il Timo
Nonna Lia e il suo dono per l'Acqua
Le Ortiche di Erminia
Curcuma ed elicotteri
Il Blu del cielo di Ananda
L'ingrediente Acqua
CAPITOLO III

Nasur Runi e un'altra Idea
La risposta dell'Acqua
Gli Agri detergenti
Quando l'Allievo è pronto, il Maestro arriva
La Bottega di Sbrillina
DOR: il Detersivo Olistico Rigenerante
Canto del Signore dei Boschi
CAPITOLO IV

Come è fatto un detersivo chimico
Tensioattivi
Solventi
Coloranti
Sbiancanti ottici
Fosfati
Ammorbidenti
Profumi
Conservanti
CAPITOLO V

Ingredienti della Fitodetergenza®
Ricette di Detergenza Vegetale
Appendice tecnica
Bibliografia


La Guarigione con la Detergenza Vegetale - Libro >> http://goo.gl/4hiRXD
La via dell'acqua informata
Antonina Maria Botta


giovedì 30 giugno 2016

La Cucina dell'Armonia




La Cucina dell'Armonia

Come cucinare i vegetali ottenendo tutta la loro energia vibrante - Ricette senza glutine e anche crudiste

di Anya Kassoff



Alimenti genuini, freschi e integrali, cotti solo e quanto è necessario, per ottenere tutta l’energia che ci viene dal cibo vegetale, e nutrirci in modo sano e adeguato. Ricette magistrali, da realizzare facilmente in cucina. Un libro bellissimo grazie alle immagini dei piatti e allo spirito con cui è stato scritto.

Chi ha detto che la cucina casalinga debba essere inevitabilmente poco varia e ripetitiva nelle proposte e nei sapori?

Anya Kassoff ci dimostra esattamente il contrario, facendoci riscoprire frutta e verdura, legumi, cereali e semi in tutta la loro varietà, integrità e carica di energia vibrante; ci spiega come e quando cuocerli, nei tempi e nei modi giusti, in combinazioni di colori, sapori e consistenze che diventano parte integrante della quotidianità dei nostri pasti in famiglia.

Soprattutto ci propone le 100 migliori ricette che i visitatori del suo blog, Golubka, hanno già avuto modo di conoscere e gustare. Dai piatti per la colazione agli snack, dalle zuppe e dai piatti principali, ai dessert, con un ampio capitolo di ricette pensate proprio per i bambini. Perché l’educazione al cibo sano e gustoso, pulito e creativo inizia già dalla prima infanzia.

Tutte le ricette sono senza glutine, con diverse proposte crudiste. Una gioia per gli occhi e per il palato.

«Comprerete due copie del libro: la prima da tenere in cucina per riprodurre queste ricette magistrali; la seconda da tenere sul tavolino del salotto come volume d’arte. La bellezza e la purezza degli ingredienti, insieme all’amore e allo spirito dell’autrice, potranno cambiare davvero il modo in cui vi approcciate al cibo».
Isa Chandra Moskowitz, cuoca e blogger di Post Punk Kitchen


Leggi un'anteprima del libro "La Cucina dell'Armonia" di Anya Kassoff

La gioia di cucinare - Estratto da "La Cucina dell'Armonia" libro di Anya Kassoff

Ricordo che, da piccola, sognavo sempre il cibo. Non fraintendetemi, non morivo di fame. In realtà, avevo fame, sì, ma non solo di cibo che potesse riempirmi lo stomaco: avevo fame di colori e varietà proprio al centro del mio piatto (cosa non semplice, se si cresce in un paese sovietico dalla cucina piuttosto insipida).

Da bambina, il sogno più vivido e ricorrente era il gelato con i mirtilli. Non ricordo di aver mai mangiato i mirtilli allora, soprattutto non sul gelato. Eppure, notte dopo notte, prima di addormentarmi immaginavo il nero dei mirtilli fondersi con il bianco del gelato, per creare deliziosi vortici viola.

Sono cresciuta nel Caucaso del Nord, una regione della Russia (allora Urss) incastonata tra il mar Nero e il mar Caspio, dove le steppe si trasformano dolcemente in montagne. Mia madre dice di aver trascorso almeno metà della sua vita in fila per acquistare tutto il necessario per sfamare la famiglia. Io non ho gli stessi suoi ricordi, perché la mancanza di cibo cominciò a scemare durante la mia giovinezza, sebbene non possa dimenticare quando, da bambina, stavo mano nella mano con lei in quelle lunghe code rumorose, per comprare quasi niente. Sembrava tutto piuttosto naturale e spesso non c'era alternativa.

Guardando indietro, mi rendo conto che la cortina di ferro ci ha privato di tanti piaceri (come i jeans, la musica occidentale, il chewing-gum), ma ci ha anche protetto da alcune abitudini poco salutari del mondo sviluppato. Per esempio, non avevamo idea, allora, di cosa significasse cenare davanti alla televisione o al fast food. Il tipo di alimentazione «dal contadino alla tavola», che oggi va sempre più di moda negli Stati Uniti, per noi era la quotidianità, con la differenza che non avevamo alternativa.

Le importazioni erano quasi inesistenti, inoltre la disponibilità di prodotti agricoli era locale e stagionale. E' vero che ho assaggiato per la prima volta una banana all'età di 16 anni, ma eravamo fortunati perché mangiavamo soltanto la frutta e la verdura più fresche, che spesso coltivavamo noi stessi. L'inventiva è la chiave per la sopravvivenza e tutt'oggi è una caratteristica della popolazione russa. Gran parte del raccolto estivo veniva inscatolato e conservato per l'inverno; non ricordo una sola famiglia che non si preparasse in questo modo per la stagione fredda.

Trovare pomodori freschi a gennaio era impossibile, ma sapevi sempre che potevi andare in cantina e prendere un vasetto di pomodori carnosi e sugosi conservati l'estate prima.

I nostri pasti mancavano di varietà, soprattutto durante gli inverni più rigidi, ma la necessità è la madre dell'inventiva e quei semplici pasti sono quelli che ricordo con più nostalgia.

Crescendo, ho avuto a che fare soprattutto con la cucina casalinga. Mangiare fuori era ima rarità, inoltre ogni buona donna sovietica doveva cucinare per la propria famiglia, tutti i giorni.

Mia madre, però, era diversa: lei non cucinava soltanto, lei creava. Non importa quali limitazioni ci fossero, trovava sempre il modo di superarle con metodi innovativi per l'epoca. A fatica, mi sono resa conto di essere stata viziata dal fatto che i suoi piatti erano sempre i più saporiti e belli. La nostra casa era sempre piena di ospiti, e la festa finiva sempre attorno al tavolo della cucina, dove si rideva e si conversava gustando i piatti deliziosi di mia madre. E nata all'inizio della Seconda guerra mondiale e la sua generazione ha sofferto la fame. Riflettendoci ora, ha senso che volesse farci mangiare sempre nel miglior modo possibile: era il suo modo per compensare gli anni in cui era quasi morta di fame.

Mia madre era anche molto gelosa della propria cucina e raramente mi lasciava interferire. Quando sono andata via di casa, ero a malapena in grado di pelare una patata. Dopo essermi sposata però, ho avutola mia prima cucina ed è stata mia madre a farmi il regalo più bello di tutti: un taccuino con tutte le sue ricette scritte a mano, che sarebbe diventato la mia bibbia per gli anni a venire.

La cucina è diventata ben presto la mia stanza preferita. Ho cominciato a sperimentare e ho preparato persino piatti che mia madre non aveva mai provato o non era riuscita a fare. Ovviamente, molti di questi esperimenti nei primi anni sono finiti dritti nella pattumiera. Ben presto però, sono diventata una di quelle persone la cui cucina è sempre piena di amici, proprio come quella di mia madre.

Mentre trascorrevo ogni notte a cucinare, sono riuscita anche a prendere due lauree, una in ingegneria in Russia e un'altra in odontoiatria negli Stati Uniti. Nessuna delle due aveva, però, un legame con il cibo, per cui queste professioni non mi hanno interessata a lungo. Alla fine, mi ritrovavo sempre in cucina e mi sentivo a mio agio mentre tritavo, saltavo e cuocevo in forno. Molti miei amici avevano letto la mia passione in modo più profondo di quanto non avessi fatto io, e mi hanno incoraggiata a seguire ima carriera che fosse legata al cibo, ma per molti anni sono rimasta convinta che la cucina dovesse restare un hobby. Mi ci è voluto un po' di tempo per capire che avrei dovuto dedicare tutte le mie energie a fare ciò che amo di più.

Per quanto riguarda i miei sogni, sono riuscita ad assaggiare il gelato con i mirtilli molti anni dopo, la prima volta che sono andata nello Utah. E stato proprio magico come immaginavo, prova del fatto che, a volte, i sogni si realizzano.


 Indice

1) La gioia di cucinare

La salute prima di tutto
Come usare questo libro
I miei ingredienti
Attrezzi e utensili
Ricette e tecniche di base
2) Colazione e snack

3) Piatti saporiti

Insalate e contorni
Zuppe
Piatti principali
4) Dolci e merende

5) Giochiamo insieme

Indice delle ricette
Ringraziamenti

L'autrice
La fotografa


La Cucina dell'Armonia - Libro >> http://goo.gl/BkvXPf
Come cucinare i vegetali ottenendo tutta la loro energia vibrante - Ricette senza glutine e anche crudiste
Anya Kassoff


domenica 11 ottobre 2015

Il Noce, un albero divino

Il Noce, un albero divino

Scopriamo le caratteristiche dell'albero del noce per riconnetterci con la sua profonda natura

di Lena D'Angelo - 11/10/2015



Il Noce, un albero divino

Quanti miti e leggende ci sono dietro all’albero del noce? Nel rapporto tra l’uomo e la natura gli alberi hanno rappresentato nelle tradizioni nordiche, romane e greche il mezzo di interconnessione tra la superficie della terra, il sottosuolo e il cielo.
In particolare il noce evoca il ternario sacro che presiede a ogni manifestazione: corpo (guscio), spirito (la pellicola intorno al guscio o mallo), e anima (la polpa, il gheriglio). La noce come frutto inoltre assume il significato di “protetto dagli sguardi dei profani”. Il noce è un albero che esiste sulla Terra da prima che arrivasse l’uomo.

Origini e storia del noce

Originario dell’Asia Minore fu poi introdotto in Europa dai re Persiani. Plinio il Vecchio testimonia nel suo “Naturalia Historia” che le noci venivano importate dai Greci fin dal VII V secolo a.C. In quanto dono regale i Greci lo chiamarono “Karya Basilica” ovvero noce regale e lo ritenevano un albero profetico.
Nella mitologia greca il noce era legato al dio Dionisio. Si racconta infatti che Dionisio ospite del re Dione della Laconia si innamorò di una delle tre figlie. Caria, questo il suo nome, contraccambiò l’amore, ma le sue due sorelle gelose iniziarono a fare pettegolezzi sul dio Dionisio che inferocito le fece prima impazzire e poi le uccise. Per il dolore Caria morì e Dionisio ancora innamorato la trasformò in un albero di noce che potesse produrre frutti fecondi. Una curiosità: i Laconi fecero costruire un tempio e al suo ingresso misero delle statue scolpite in legno di noce raffiguranti le tre sorelle che furono poi chiamate Cariatidi, ed ecco il significato della parola Cariatide.
Al noce vengono attribuite valenze positive ma anche negative. La Bibbia lo cita come albero escluso dal paradiso terrestre. Secondo il Vangelo era di noce la croce su cui morì il Cristo. In epoca romana Ovidio racconta di come i ragazzi utilizzassero i frutti come palline da gioco. Era poi d’uso gettarle nei matrimoni a simboleggiare la fine dell’età dei giochi.

Detti e credenze popolari

Frutto nutriente utilizzato nei periodi di carestia viene ricordato con il detto ”pane e noci pasto da sposi”. Un altro detto è “una noce in sacco non fa rumore”, a indicare che le proteste del singolo non impensieriscono i potenti.
Dove cresce il noce le altre piante non osano e si raccomandava di non dormirci sotto né tantomeno di piantarli vicino alle stalle per il pericolo di far ammalare gli animali. In effetti il noce si difende dalle altre specie producendo con le sue radici la juglandina che è tossica.
Sotto al noce si svolgevano rituali pagani. In Italia uno dei più conosciuti è quello delle streghe di Benevento. In epoca medioevale la religione cristiana punì con torture e con la morte queste donne ritenute streghe e portatrici del male. Nei processi per stregoneria l’albero viene spesso citato.
Il nome scientifico del noce è Juglans regia, nome che deriva dal latino jovis glans che significa “ghianda di Giove”, a testimonianza della sacralità e del legame con la divinità, probabilmente grazie alla sua maestosità e all’alto valore nutritivo del frutto.
Secondo la magia verde, portare con sé le noci è utile per rafforzare il cuore e curare i dolori reumatici. Ricevere in dono un sacchetto di noci favorisce la realizzazione dei propri desideri. Mettere noci in un cappello o intorno alla testa aiuta a prevenire il mal di testa e le insolazioni.
Se una donna desidera sposarsi, ma non concepire, il giorno delle sue nozze dovrà mettere nel suo corpetto tante noci tostate quanti sono gli anni in cui vuole restare senza avere figli. In Puglia, l’usanza popolare vuole che le donne portino in tasca una noce per tenere lontano le malattie e il malocchio.
Tra il 1500 e il 1600 era in voga la dottrina della segnatura per cui la noce, somigliando con il suo gheriglio ai due emisferi cerebrali, veniva ritenuta utile per tutte le problematiche del cervello.

Connettersi con l'energia del noce

Ma vorrei che questo albero così carico di storie e credenze fosse vissuto da tutti noi con una nuova consapevolezza.
Possiamo osservare le sue foglie e vedere la crescita dei suoi frutti.
Possiamo notare come gli astuti corvi, raccogliendo le fresche noci, le fan cadere in volo per poi aprirle e “spizzicarle”con il duro becco.
Possiamo strofinare una foglia tra le mani per sentirne l’amarognolo odore.
Possiamo tornare a sentire e a percepire l'energia degli alberi e, se ne conosciamo la storia, ci sentiremo sempre più in connessione con loro.

Noce - Olio Vegetale
Spremuta a freddo di semi bio >> http://goo.gl/4SssmL