lunedì 18 novembre 2019

6 passi per guarire se stessi



6 passi per guarire se stessi

Medicina Non Convenzionale


Guarigioni miracolose e remissioni spontanee di mali diagnosticati come incurabili: cosa c'è dietro questi eventi anomali e cosa può favorirli? In che modo il nostro atteggiamento emotivo e mentale può influire sulla guarigione?

Lissa Rankin - 16/11/2019

Il seguente articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 70.

Da quando ho finito di scrivere il mio libro La mente supera la medicina - Mind Over Medicine, nel 2011, ho imparato molte cose e ho verificato di essermi spesso sbagliata. Ogni scienziato che vuol dirsi tale deve essere disposto ad affermare un’ipotesi, testarla, e poi raccogliere prove che dimostrino o smentiscano l’ipotesi stessa, senza avere attaccamenti rispetto al fatto che essa sia giusta o sbagliata. Quando ho iniziato a fare ricerca sulle remissioni spontanee e sull’effetto placebo nel tentativo di analizzare e forzare la guarigione, ho ipotizzato cosa potrebbe rendere il corpo pronto e maturo per un miracolo. Da quando ho finito di scrivere quel libro, e mentre vado raccogliendo evidenze per il mio nuovo lavoro, Sacred Medicine, la mia ricerca sui misteri della guarigione continua. Come risultato di questa ricerca ancora in corso e con l’acquisizione di nuove conoscenze e nuova comprensione, ora insegno gli step de “Guarire se stessi in sei passi”, riportati in La mente supera la medicina, in modo diverso. In questo blog, vorrei condividere con voi alcune cose nuove che ho imparato negli ultimi otto anni.

I sei passi per guarire se stessi

Per prima cosa, lasciatemi riepilogare il modo in cui ho insegnato questi sei passi nel libro La mente supera la medicina, e poi passerò brevemente in rassegna cosa ho imparato da allora.

Passo 1 – Credi di guarire

Passo 2 – Trova il giusto sostegno

Passo 3 – Ascolta il tuo corpo e il tuo intuito

Passo 4 – Diagnostica le vere cause della tua malattia

Passo 5 – Scriviti la Prescrizione

Passo 6 – Lascia andare l’attaccamento ai risultati

Passo 1 – Credi di guarire
Il primo passo è nato dalla mia comprensione dell’effetto placebo. La mia definizione di effetto placebo in quel primo libro era «la potente combinazione tra credenze positive e cure amorevoli da parte dei medici». Credo ancora che le credenze positive aiutino, ma ora penso che siano meno importanti di altri fattori. Mentre sono d’accordo con ciò che Bruce Lipton, Ph.D., insegna nel suo La biologia delle credenze – su come preparano la coltura cellulare a livello corporeo che influisce poi sui cambiamenti epigenetici quando si hanno pensieri positivi sulla salute – ora ho acquisito nuovi dati che mi fanno pensare che l’effetto placebo potrebbe non essere così semplice. Sono anche venuta a conoscenza di dati che suggeriscono che non c’è bisogno di credere in un trattamento affinché funzioni. Uno scettico, per esempio, sembra essere in grado di ricevere un trattamento energetico di guarigione e anche di sperimentarne il massimo beneficio. Mentre la convinzione probabilmente ha un suo ruolo, ora ritengo che, per esempio, se si rimuove un proprio trauma non guarito si potrebbe essere risanati, anche se non si crede che ciò sia possibile.

Passo 2 – Trova il giusto sostegno

Il passo 2 è pieno di paradossi, come “Puoi guarire te stesso, ma non puoi farlo da solo”. Anche questo step è nato dalla mia comprensione dell’effetto placebo, e ora credo che esso sia molto più importante di quanto avevo afferrato un tempo. La conclusione cui sono arrivata è che l’amore guarisce. Punto. Scienziati e ricercatori continuano a cercare di separare l’amore e la medicina. Vogliamo verificare che la chemioterapia funzioni, non la persona che la somministra. Io, non mi sento affatto a disagio nel concludere che trovare il giusto sostegno e sentirsi amati è essenziale per il processo di guarigione. Ma non mi dire... È abbastanza ovvio, non è vero? È anche abbastanza scientifico. Quando ci si sente amati, ci si sente al sicuro. Quando ti senti al sicuro, il tuo sistema nervoso si rilassa favorito dall’attività del sistema nervoso parasimpatico, e solo allora i meccanismi naturali di autoguarigione del corpo si attivano e svolgono la loro gloriosa missione.

Quindi sì, penso ancora che il passo 2 sia essenziale, e se non vi sentite amati dai vostri operatori sanitari, trovatevene di nuovi. La competenza è gran cosa, ma non è sufficiente per una guarigione permanente. Le persone che sperimentano remissioni radicali si sentono amate dal loro team di supporto.

Passo 3 – Ascolta il tuo corpo e il tuo intuito

Il passo 3 riguarda il collegamento con quella che io chiamo la tua Luce Pilota Interiore. Ho appena scritto un intero libro, The Daily Flame, su come la connessione con il proprio medico interiore, mentore, terapeuta, genitore, con l’Amato nonché con un sistema di guida è fondamentale per l’autoguarigione. Ora ho più strumenti di quanti ne avevo quando ho scritto La mente supera la medicina rispetto a ciò che in realtà assicura questa Divina connessione con il nostro vero centro. Senza di essa, tutti gli sforzi del mondo non ottimizzeranno il processo di guarigione. Nessuno al di fuori di te stesso può sapere cosa è meglio per il tuo cammino di guarigione. Proprio come ho descritto nella storia del mio viaggio di guarigione, dopo che sono stata ferita da un cane che mi ha aggredito due anni fa, la tua Luce Pilota Interiore conosce la tua strada. E la tua strada è unica per te solo.

Continua la lettura su

Scienza e Conoscenza n.70 - Ottobre/Dicembre 2019 — Rivista >> http://bit.ly/2BASRPZ
Nuove scienze, Medicina Integrata
AA. VV.


giovedì 14 novembre 2019

Cos'e' il Reiki e che benefìci puo' apportare?



Cos'e' il Reiki e che benefìci puo' apportare?

Medicina Quantistica e Bioenergetica


Il Reiki è un’antica tecnica spirituale che affonda le sue radici in Giappone ed è utilizzata per migliorare le condizioni psico-fisiche e ridurre lo stress

Sara Raggini - 14/11/2019

Il termine Reiki deriva da due parole giapponesi: rei’ (spirituale) e ki (energia) le quali esprimono l’energia spirituale su cui si basa questa disciplina.

I principi teorici del Reiki prevedono che nell’universo vi sia un'energia vitale e che questa energia possa essere utilizzata per scopi terapeutici. Durante la seduta l’operatore effettua una scansione del corpo del paziente per identificare le aree che presentano squilibri di energia: queste zone possono essere energeticamente stressate, sovraccariche o spente. A seconda delle modalità scelte dall’operatore, l’energia vitale verrà trasferita sul paziente attraverso picchiettamento, strofinamento o semplice pressione delle mani sulle zone interessate.

Reiki e energia universale

È bene sottolineare che il Reiki si distanzia dalla Pranoterapia: mentre in quest’ultima utilizza direttamente l’energia dell’operatore, tanto che al termine della seduta esso può avere l’esigenza di ricaricarsi; nel Reiki l’operatore fa scorrere l’energia vitale esterna attraverso le sue mani sul ricevente. Il reikista dunque non utilizza la propria energia, ma attinge dall’inesauribile fonte di energia alla base dell’universo che viene fatta scorrere lungo le braccia, per poi uscire attraverso le mani, pronta per essere trasferita a se stessi o agli altri.

Ma come è possibile che la sola energia possa curare e perfino guarire?

Secondo la visione olistica, l’uomo è composto da corpo, anima e mente; in questo senso, la mattia è considerata come un disallineamento di questi tre elementi. Durante la malattia l’energia universale non scorre più libera all’interno del corpo, ma si crea un disequilibrio che crea malessere e turbamenti.

Il reiki agisce proprio su questa asimmetria: l’utilizzo delle mani, sull’operatore stesso o su altri, ristabilisce il corretto fluire dell’energia universale, stimolando la capacità del corpo di rigenerarsi e ritrovare l’equilibrio perso. Così come la malattia influisce sulla totalità dell’uomo, allo stesso modo il reiki apporta benefici sia fisici che emotivi e spirituali.

Che benefìci apporta il Reiki sull'organismo?

A livello fisico questa tecnica favorisce il riequilibrio energetico dell’organismo, il rilassamento e in generale la riduzione dello stress. Il benessere fisico si accompagna a quello mentale ed emozionale: l’azione del Reiki agisce nella più profonda interiorità dell’essere umano, indaga gli eventi spiacevoli del passato, le rigidità, gli schematismi, calmando dunque l’ansia e stati depressivi.

Il Reiki conduce ad una importante crescita interiore: il soggetto si riconnette con il proprio io, con la propria essenza e riesce a riconoscersi, riscoprirsi e accettarsi, ri-conquistando la consapevolezza che lo stato di sofferenza aveva sottratto.

Oggi il Reiki è praticato in numerosi ospedali in tutta Italia e nel il mondo come terapia di supporto alla medicina tradizionale: i pazienti che hanno usufruito di questa pratica hanno affermato di averne tratto beneficio psico-fisico. Questa tecnica è stata ampiamente utilizzata con pazienti oncologici, i quali hanno evidenziato un considerevole calo dell’ansia sostituita da un effetto di rilassamento generale e da un notevole miglioramento dell’umore.

Ospedali in Italia dove viene praticato il Reiki sui pazienti:
Regina Elena di Roma
San Carlo Borromeo di Milano
San Giovanni Battista di Torino
Cardinal Massaia di Asti

Reiki Terapia — DVD >> http://bit.ly/2NMqsgB
La vita quotidiana dell’energia
Ian Welch

Descrizione DVD

Per tutti coloro che hanno completato  il corso di base di reiki,

questo videocorso offre un orizzonte più ampio

su come integrare l'energia dei reiki nella vita di tutti i giorni.

Eccellente strumento realizzato per tutti coloro che hanno completato un corso base di Reiki, questo videocorso, non solo potenzia gli insegnamenti essenziali di questa disciplina orientale mente-corpo, ma offre un orizzonte più ampio su come integrare le energie del Reiki nella vita di tutti i giorni.

Il Master Reiki Ian Welch mostra, con semplicità e chiarezza, attraverso nuove pratiche centrate sulla visualizzazione e i chakra, come creare nel quotidiano uno spazio sacro protettivo attraverso cui radicarsi e canalizzare l’energia necessaria per guarire e far guarire.

Attraverso il metodo insegnato da Welch e introdotto nel video, si mostra anche come effettuare una terapia “a distanza”.

Il corso spiega inoltre come il Reiki possa essere utilizzato per curare non solo persone ma anche animali, piante, cibo e oggetti. Una rilassante meditazione guidata conclude il videocorso

Il processo di sintonizzazione con le energie del Reiki può dare a tutti la capacità di curare e Ian Welch mostra come apprenderlo e usarlo nella vita quotidiana.

Attraverso la sua guida potrete scoprire come guarire usando le varie posizioni delle mani vicino al corpo del paziente durante il trattamento. Il videocorso costituisce un ottimo punto di partenza per chi desidera avvicinarsi ai molteplici benefici del Reiki illustrandoci che cos’è, la sua storia, come è possibile curare con il Reiki, che cosa aspettarsi da un trattamento, come diventare Master Reiki, che cosa accade quando si riceve la sintonizzazione con le energie del Reiki.

Potrete conoscere questa terapia seguendo le istruzioni pratiche del maestro: il Reiki può migliorare in modo naturale il vostro benessere emotivo, fisico e mentale.

Reiki Terapia — DVD >> http://bit.ly/2NMqsgB
La vita quotidiana dell’energia
Ian Welch

mercoledì 13 novembre 2019

A cosa serve la fisica quantistica nel quotidiano?



A cosa serve la fisica quantistica nel quotidiano?

Scienza e Fisica Quantistica


Bizzarro, illogico, surreale: sono questi alcuni degli aggettivi utilizzati dai fisici per descrivere ciò che accade nella dimensione subatomica. Dimensione che non smette mai di stupire e sorprendere, anche perché i metodi utilizzati per studiare la materia macroscopica qui risultano inutili

Gioacchino Pagliaro - 12/11/2019

Il seguente articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 53

Si resta effettivamente stupiti quando ci si avvicina per la prima volta alle descrizioni della materia subatomica, poi, pian piano, nonostante il susseguirsi di shock, la mente si apre a una modalità profondamente differente da quella a cui siamo abituati. Ma vediamo alcuni di questi aspetti sorprendenti di cui i fisici sono protagonisti mentre osservano i processi subatomici.

Le caratteristiche della materia subatomica

Il primo aspetto consiste nel fatto che i cosiddetti costituenti solidi dell’atomo sono al loro interno spazi privi di materia. La solidità svanisce e questi spazi vuoti sono in realtà contraddistinti da frequenze e informazioni che costituiscono campi energetici e mentali appartenenti a un campo sovraordinato. Ciò ha implicato la deduzione che ogni forma materiale nella sua essenza sia costituita da campi energetici e da informazioni.

Il secondo aspetto sorprendente è che a livello subatomico la materia si presenta come un fenomeno temporaneo, nel senso che esiste in un certo momento e poi scompare. Per essere più precisi, come hanno dimostrato gli esperimenti, la materia esiste come tendenza, possibilità o probabilità, questo perché nei quanti non vi sono entità materiali assolute.

Il terzo aspetto riguarda la nuova descrizione della dimensione subatomica nel suo complesso. I campi energetici dotati di informazione e intelligenza sono descritti come un grande campo energetico unificato fatto di intrecci, connessioni e interazioni caratterizzato dalla non località, in cui tutto è interrelato interdipendente e indivisibile. È la Mente Universale, è ciò che il fisico Amit Goswami chiama il livello Mentale Sovraordinato in cui tutto, visibile e invisibile, è parte di esso. È l’origine, la fine e la rinascita di ogni entità e di ogni forma. È ciò che in questo articolo chiamerò Mente.

Il quarto aspetto riguarda un dato ancora più sorprendente, poiché si è scoperto che quando si osservano le particelle queste osservazioni, rilevazioni, misurazioni influiscono sul loro comportamento e addirittura lo modificano. Accade infatti che quando un osservatore, cercando un elettrone, porta l’attenzione su un punto qualunque del campo quantistico dell’energia, questo compare realmente lì dove lo sta cercando. E se distoglie lo sguardo, la materia subatomica scompare per tornare energia. L’osservazione a livello subatomico svolge un'azione creatrice ancora più potente di quella evidenziata dal paradigma della complessità applicato nello studio dei fenomeni biologici, psichici e sociali.

Tale paradigma sostiene che non può esistere un osservatore neutrale in grado di descrivere fenomeni oggettivamente dati, preesistenti all’osservazione, e che ogni teoria usata dall’osservatore contribuisce alla creazione di una percezione/rappresentazione del fenomeno attraverso i suoi presupposti e la sua autoreferenzialità. Ma se le teorie producono rappresentazioni che percepiamo come realtà oggettive nel mondo macroscopico, ciò che emerge dagli studi sulla dimensione subatomica è ancora più inaspettato, sconvolgente e al tempo stesso affascinante: la capacità creativa della mente di agire sugli eventi e di influenzare la materia (A. Goswami, 2013).

La mente può dominare la materia?

Questi aspetti, derivanti da importanti esperimenti di laboratorio, dimostrati attraverso formule matematiche e studi, portano a sostenere che sia possibile un dominio della mente sulla materia, infatti nella dimensione subatomica la mente esercita un effetto creando anche realtà materiali. La mente non solo interagisce con la dimensione particellare, può anche diventare temporaneamente materia, poiché la materia è solo una forma più densa dell’energia della mente

Ma tutto questo è ascrivibile solo al livello sub atomico? Pare proprio di no, visto che a livello molecolare e perfino cellulare ci sono numerosi esperimenti e diverse teorie che sostengono l’esistenza di comunicazioni e azioni non locali (Pagliaro, 2008).
E a livello umano cosa accade? La mente umana è in grado di svolgere un'azione creatrice nella realtà macroscopica? La risposta che stordisce piacevolmente pare orientarsi verso un sì.

L’uomo è costituito da energia, corpo e mente. Dove la mente non è solo la mente biografica, la coscienza e il corpo (che esistono nella dimensione spazio temporale), ma pure il livello mentale sovraordinato (che esiste al di fuori della dimensione spazio temporale) che, in quanto eterna ed infinita, li sostiene. Corpo, mente individuale ed energia sono l’espressione di diversi livelli di densità della mente sovraordinata. La materia, pur essendo energia espressa nella forma grossolana, è energia molto densa, ed è dotata di un campo energetico. Attraverso questi campi vibrazionali tutte le entità sono interrelate in un grande campo energetico, caratterizzato da frequenze, il quale scambia in continuazione informazioni tra l’interno e l’esterno e viceversa, tra il naturale e lo spirituale. Nell’organismo umano le cellule, attraverso l’energia/informazione e la mente di cui sono dotate e di cui è dotato l’intero organismo, trasmettono informazione all’interno del corpo attraverso una rete elettromagnetica e veicolano informazioni verso l’esterno e dall’esterno.

Un ruolo molto importante in queste comunicazioni è svolto dai sistemi di credenze, dalle convinzioni, dagli atteggiamenti mentali, dai pensieri e dalle emozioni che, attraverso i campi elettromagnetici di cui dispongono, influenzano le cellule e comunicano con loro. Siamo un network di informazioni interconnesso e interdipendente con il campo di energia/intelligenza/informazione sovraordinato della Mente.

Continua la lettura su

Scienza e Conoscenza - n. 53 - Rivista Cartacea >> http://bit.ly/372CAl8
Nuove scienze, Medicina non Convenzionale, Consapevolezza
Editore: Scienza e Conoscenza - Editore
Data pubblicazione: Luglio 2015
Formato: Rivista - Pag 80 - 19,5 x 26,5 cm

lunedì 11 novembre 2019

Misteri di Universo e Multiverso



Misteri di Universo e Multiverso

Astronomia e Astrofisica


Distanze, grandezze, costanti: l’astronomo Corrado Ruscica ci parla del nostro Universo e dell’affascinante teoria del “Multiverso”

Corrado Ruscica - 10/11/2019

Nonostante l’astronomia sia stata fondamentale nell’antichità per la costruzione di calendari e la navigazione, essa rimane sempre la scienza dei numeri o meglio dei grandi numeri. Di fatto, per gli antichi l’osservazione del cielo aveva la funzione di un gigantesco orologio sopra le teste, mediante il quale era possibile prevedere, in qualche modo, il movimento e la posizione degli astri. Tra tutti i popoli dell’antichità i Greci avevano già ottenuto risultati alquanto dettagliati, almeno per l’epoca. Di fatto, grazie allo studio delle ombre proiettate dagli oggetti, i greci avevano determinato la curvatura della superficie terrestre che aveva permesso successivamente di ricavare, con un’accuratezza incredibile dell’ordine del 10%, le dimensioni della Terra, già più di 2.000 anni fa. Insomma, gli antichi Greci non erano del tutto ignoranti se pensiamo che essi avevano potuto trovare, con una approssimazione grossolana, anche le distanze tra la Terra e la Luna e tra la Terra e il Sole.

Oggi, per misurare queste enormi distanze gli astronomi moderni utilizzano una sorta di “metro cosmico”, cioè il tempo che impiega la luce a propagarsi nello spazio per raggiungere gli strumenti a Terra (ricordiamo che la velocità della luce è pari a circa 300 mila chilometri al secondo e che in 1 anno essa percorre una distanza di circa 9 mila miliardi di chilometri). Dunque, se utilizziamo il linguaggio degli astronomi si dice che il Sole si trova a circa 8 minuti-luce mentre la stella più vicina, Proxima Centauri, dista appena 4 anni-luce, una distanza che con l'attuale tecnologia sarebbe percorsa in circa 25 mila anni. Inoltre, il Sistema Solare che risiede in uno dei bracci a spirale della Via Lattea è situato a circa 30 mila anni-luce dal nucleo centrale e per percorrere da un estremo all’altro l’intera Galassia la luce impiega circa 100 mila anni.
Ma per dare un’idea di quanto estremamente grandi sono le distanze astronomiche facciamo quest'altro esempio: riducendo la Terra al diametro di una moneta da 1 centesimo, Giove si troverebbe a circa 300 metri, Plutone a circa 2,5 chilometri mentre per raggiungere la stella più vicina dovremmo percorrere una distanza di circa 15 mila chilometri.

Uno sguardo d'insieme

Se fossimo in grado per un istante di osservare l'intero Universo, potremmo riassumere la cosmologia nei seguenti tre punti:

lo spazio ed il tempo, assieme alla materia e all'energia, si sono originati da una grande esplosione iniziale, il Big Bang, circa 13,7 miliardi di anni fa quando l'Universo è passato dalle dimensioni di 1 centimetro a quelle attuali, attraverso una fase di rapida espansione esponenziale, l'inflazione, che ha determinato un aumento del volume dello spazio di un fattore dell’ordine di 100 mila miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di volte superiore in una piccolissima frazione di tempo durata circa un centimillesimo di miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di secondo;

il contenuto di materia-energia dell’Universo è rappresentato dal 73% circa di energia scura, dal 23% di materia scura e solo il 4% è costituito dalla materia ordinaria, cioè quella materia visibile formata principalmente dalle stelle e dalle galassie, così come è stato confermato dalla recente missione del satellite WMAP;

che il numero stimato delle galassie presenti nell’Universo è dell’ordine di 100-150 miliardi, o forse più secondo quanto viene suggerito dalle recenti osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble, e che ogni galassia contiene mediamente da circa 100 a 400 miliardi di stelle.

Ma le galassie possono avere forme e dimensioni diverse, dalle più piccole, dette galassie nane, che contengono poche decine di milioni di stelle, a quelle super giganti in cui si stima che possono esistere, forse, fino a mille miliardi di stelle. Le stelle possono avere masse comprese tra circa un decimo e duecento masse solari (gli astronomi usano come massa di riferimento quella del Sole): gli oggetti che hanno masse inferiori a una massa solare sono chiamati nane brune, ossia corpi celesti che si trovano a metà strada tra le stelle e i pianeti, mentre pare che non esistano corpi celesti con masse al di sopra di 200 masse solari. Vi siete mai domandati qual'è la stella più grande dell'Universo?

Di recente, gli astronomi hanno individuato nella costellazione del Cane Maggiore l'oggetto VY Canis Majoris (VY CMa) una stella ipergigante, situata ad una distanza di circa 5.000 anni-luce, che con un diametro pari a 2.600 raggi solari (1 raggio solare è pari a circa 700 milioni di metri) rappresenta attualmente la stella più grande che conosciamo e una tra le più luminose. Per dare un'idea delle sue dimensioni, immaginiamo di essere su un aereo e di sorvolare la stella procedendo con una velocità di 900 Km/h: per percorrere un giro completo dovremmo impiegare più di 1.000 anni per ritornare al punto di partenza. E dei pianeti cosa ne resta? Uno degli obiettivi della ricerca spaziale riguarda proprio la scoperta di pianeti simili alla Terra. Al momento si conoscono più di 2.000 corpi celesti candidati pianeti mentre oltre 700 sono stati confermati come veri e propri pianeti.

Tuttavia, dobbiamo dire che la maggior parte di essi sono pianeti giganti gassosi (pianeti giovani) o ghiacciati, mentre altri hanno masse e dimensioni alcune volte superiori rispetto a quelle del nostro pianeta (super-terre) e spesso si trovano molto vicini al proprio Sole. Grazie alla missione del satellite Kepler, la sfida dei ricercatori è comunque quella di individuare decine di pianeti simili alla Terra che abbiano dimensioni fino a circa due volte quelle del nostro pianeta e che si trovino nella cosiddetta zona abitabile, dove cioè l'acqua esiste allo stato liquido e dove si possano sviluppare eventuali forme di vita. Il passo successivo sarà poi quello di chiedersi quanti pianeti che ospitano civiltà intelligenti esistono nella Via Lattea. Per rispondere a questa domanda dobbiamo ricorrere alla ben nota equazione di Drake che prevede, secondo una ipotesi ottimistica, almeno 5.000 civiltà intelligenti. Ma fin dove possiamo spingerci con le osservazioni? In realtà, l'orizzonte cosmico, cioè la superficie della sfera celeste che teoricamente siamo in grado ancora di osservare, non si trova a 13,7 miliardi di anni-luce di distanza. Di fatto, nel corso del tempo, la distanza effettiva di questo orizzonte è diventata molto più grande per cui il suo bordo ha continuato ad espandersi arrivando oggi a circa 47 miliardi di anni-luce. Dunque, assumendo che la superficie del nostro orizzonte cosmico sia una sfera, il diametro del nostro Universo osservabile ha una estensione di circa 94 miliardi di anni-luce e quindi il suo volume stimato diventa di 5 milioni di miliardi di miliardi di miliardi di anni-luce cubici.

Universo e Multiverso

Uno degli enigmi dell’astrofisica moderna è quello di capire come mai le costanti della natura, cioè quei valori che esprimono l’intensità della forza gravitazionale o di quella elettromagnetica, o ancora i valori della velocità della luce, della costante di Planck, della massa delle particelle e così via siano definiti da particolari numeri. Ad esempio, se la costante di gravitazione universale fosse più piccola, la forza di gravità risulterebbe più debole e di conseguenza tutte le strutture cosmiche sarebbero compromesse, rendendo l’Universo uno spazio sempre più vuoto. Insomma, pare che esista una sorta di “ricetta cosmica” il cui prodotto finale, cioè l’Universo, dipenda dalla combinazione e dalla relazione che esiste tra questi valori: in altre parole, se uno di questi valori non dovesse essere “sintonizzato” nella giusta frequenza, per usare un esempio radiofonico, l’Universo non esisterebbe così come lo conosciamo.

Per tentare di risolvere questo enigma, i teorici hanno introdotto due ipotesi. Una è si basa sulla matematica e suggerisce il fatto che il valore che assumono le costanti della natura sia fissato, per così dire, da una teoria più profonda, forse data dalla presunta teoria delle stringhe, che sia in grado di imporre un solo valore possibile per ciascuna costante. L’altra ipotesi si basa, invece, su una spiegazione di tipo antropico. I valori delle costanti potrebbero essere completamente casuali, perciò se essi fossero diversi da quelli che noi misuriamo il nostro Universo potrebbe non esistere. Una tale idea porta all’esistenza di un processo fisico che permette di generare una serie infinita di universi ognuno dei quali è caratterizzato da un determinato valore delle costanti e da leggi fisiche proprie.

Questo nuovo concetto noto come Multiverso è contemplato da alcune versioni della teoria delle stringhe, ma anche da alcuni modelli cosmologici che rientrano nell'ambito della cosiddetta inflazione caotica, in cui ogni universo emerge da una “bolla inflazionistica” che si origina da fluttuazioni quantistiche casuali all’interno di un universo che si è formato in precedenza. Insomma, pare proprio che i valori delle costanti della natura racchiudano una sorta di “codice cosmico” con tutti i suoi segreti e ne definiscano la sua essenza più profonda. In definitiva, se una di loro fosse leggermente diversa, l’Universo potrebbe assumere un altro aspetto fisico.

eBook - I Misteri del Nostro Grande Universo
13 grandi domande sull'Universo: da come è nato a come e quando finirà
Antonella Ravizza

L'Universo dal Nulla — Libro
Le rivoluzionarie scoperte che hanno cambiato le nostre basi scientifiche
Lawrence M. Krauss

eBook - Universo Iperconnesso
Dalla non-località a una visione unificantedi spazio, materia, mente e vita
Davide Fiscaletti

lunedì 4 novembre 2019

Per una medicina di relazione



Per una medicina di relazione

Medicina Non Convenzionale


Una riflessione sul senso più profondo della medicina che, secondo il dottor Fais, nella sua essenza è un rapporto unico e personalizzato tra medico e paziente

Stefano Fais

Il seguente articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 70.

Nell’epoca dei Big Data è rimasto veramente poco spazio per la medicina osservazionale, sulla quale si sono basati i progressi della medicina degli ultimi 100 anni.

In medicina oggi è veramente sconcertante come si parli di “medicina di precisione” o meglio ancora di “medicina personalizzata”, ma basandole esclusivamente sull’identificazione di modificazioni geniche responsabili di una risposta individuale a una determinata terapia.

Sta diventando sempre più solida la convinzione che sia l’ambiente in senso lato a modificare il genoma durante l’intera vita di ognuno di noi, piuttosto che il contrario. Il messaggio da portare a casa è: l’ambiente è in grado di modificare l’attività dei geni e quindi ognuno di noi – pur avendo un genoma che sembra immoto – ha tutte le possibilità di usarlo in modo totalmente diverso, anche da un fratello o una sorella, un padre o una madre, perché durante la nostra vita esso può cambiare e renderci totalmente diversi dai nostri consanguinei. Il nostro genoma è un “work in progress”.

Questo si ripercuote moltissimo sull’individualità della risposta alle cure, sulla valenza del rapporto tra medico e paziente e sulla salute di ognuno. La cultura medica dei nostri giorni ha spostato invece l’interesse sulla malattia: quello che il medico si trova di fronte non è un essere umano con problemi di salute, ma una malattia. Questo ha portato all’uso ingordo e indiscriminato delle linee guida per il trattamento dei pazienti, che definitivamente sgrava i singoli medici dal decidere una terapia, perché qualcuno ha già scritto quello che si deve fare. E guai a fare diversamente, perché si rischia di essere denunciati sia dall’ambiente medico, sia dai singoli pazienti, sia dalle autorità pubbliche e private (vedi assicurazioni).

Ma la medicina non è questo, la medicina è solo un rapporto diretto fra medico e paziente, perché la medicina è, e sarà sempre, personalizzata, ma non sulla base di differenti espressioni geniche, o comunque non solo su questo. Il mestiere del medico deve considerare l’intero organismo come un insieme totalmente integrato e mai i singoli organi e compartimenti come separati dal resto.

Stefano Fais si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1981. Per circa 15 anni ha condiviso l’attività di medico con l’attività di ricerca e nel 1994 ha deciso di dedicarsi completamente ad essa. È attualmente Direttore di Ricerca presso l’Istituto Superiore di Sanità. È autore di più di 200 fra lavori scientifici, monografie e libri ed è inventore di 10 brevetti.

Continua la lettura su

Scienza e Conoscenza n.70 - Ottobre/Dicembre 2019 — Rivista >> http://bit.ly/2BASRPZ
Nuove scienze, Medicina Integrata
AA. VV.