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mercoledì 13 settembre 2017

Che cos'e' il microbioma intestinale?




Che cos'e' il microbioma intestinale?

Scritto da: Anne Katharina Zschocke

Medicina Non Convenzionale



Che cos’è il microbioma intestinale?

Quando iniziò il progetto sul genoma umano, in base alla complessità dell’aspetto esteriore del nostro corpo, ci si aspettava di trovare centinaia di migliaia di geni diversi. Quando il progetto fu concluso ci si dovette confrontare con una disincantata realtà, ovvero che il numero dei geni nei cromosomi umani ammonta appena a 20.000, irrisoriamente pochi di più che nel genoma di un topo. Come è possibile? L’essere umano è complesso come un topo? L’essere umano nel suo infinito velleitarismo si è decisamente sopravvalutato. Come è possibile che una forma di vita così evoluta e con decorsi tanto complessi possieda solo così pochi geni? L’Homo sapiens non è dunque il massimo della creazione?

Si trovò una risposta inattesa, ovvero che dobbiamo la nostra complessità ai geni dei batteri che vivono dentro di noi. Essi contengono la quantità mancante, circa centomila volte di più di quelli dei nostri cromosomi umani.

Noi siamo una squadra. Oltre ai propri geni cellulari, l’essere umano possiede i geni di miliardi di batteri che vivono nel e sul suo corpo. Sono loro che provocano lo sviluppo degli organi e che governano digestione e comportamento, che mettono in movimento il sistema immunitario e molto altro. Prendono parte a tutte le funzioni corporee importanti: al metabolismo, alle attività muscolari, all’equilibrio ormonale, alle funzioni cerebrali e al sistema nervoso. E non si sono ancora riconosciuti tutti i loro effetti. Al contrario di quanto pensavamo, noi esseri umani non siamo in prima linea cellule con un nucleo dalle quali deriva la vita, siamo un insieme vitale di microbi e cellule corporee: senza questi batteri l’essere umano non è niente. Noi pensavamo di essere il risultato dei nostri propri geni originari, mentre la scoperta rivoluzionaria è: grazie ai batteri in noi siamo in correlazione con tutti i microbi della terra e dentro di noi portiamo una specie di organo, che fino a ora non avevamo ancora riconosciuto come tale: la totalità di tutti i batteri compreso il loro patrimonio genetico, le loro attività metaboliche, la loro flessibilità e la loro capacità di adattamento.

Con la loro capacità di scambiarsi tra di loro tutto il possibile e con tutto quello che ancora non conosciamo.

La totalità dei geni dei nostri microbi è stata battezzata con il nome “microbioma”. In seguito a questa scoperta la ricerca si è concentrata sulla seguente domanda: quali compiti svolgono in noi gli organismi unicellulari? Con insospettata rapidità si sono scoperte nuove relazioni che gettano una luce completamente diversa su tutta la vita umana.

Alimenti fermentati per la salute del microbiota

Nel cibo moderno ci sono troppo pochi batteri e quelli presenti sono probabilmente anche dei disturbatori. I batteri che assumiamo dal cibo confezionato non sono comunque quelli di cui abbiamo bisogno. Per rimediare a ciò ci sono tre possibilità:

• coltivare personalmente i propri alimenti;

• ingerire batteri sani con il cibo;

• consumare alimenti fermentati batteriologicamente.

Gli alimenti fermentati hanno una tradizione plurimillenaria e servivano già ai nostri antenati come approvvigionamento di batteri freschi durante l’inverno quando era quasi impossibile introdurli con frutta e verdura fresche. La fermentazione batterica apre gli alimenti, gli enzimi batterici trasformano le materie prime – cereali, verdura, carne, frutta, latte e molto altro – e liberano componenti cellulari che a loro volta vengono digerite batteriologicamente.

I composti derivati, tra questi vitamine e micronutrienti, sono particolarmente favorevoli per la salute dell’intestino e dunque per la salute di tutto il corpo. Nel frattempo si sa che le sostanze bioattive che ne derivano modulano il sistema immunitario, regolano il tasso degli zuccheri nel sangue e frenano le infiammazioni.

Continua la lettura di questo articolo sulla salute dell'intestino
su Scienza e Conoscenza 61

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giovedì 31 agosto 2017

Intolleranze alimentari: salute del microbioma




Intolleranze alimentari: la causa nella salute del microbioma intestinale

Scritto da: Anne Katharina Zschocke

Medicina Non Convenzionale



Intolleranze alimentari: la causa nella salute del microbioma intestinale

Tratto dal libro I Batteri Intestinali: la chiave per guarire e vivere in salute

Un’epidemia moderna che flagella i popoli è l’intolleranza alimentare in tutte le sue manifestazioni. Accanto al già menzionato 25,5% della popolazione per il quale, attraverso test sierologici, si sono rilevate reazioni contro alcuni alimenti, come è stato comunicato nel 2013 dal ministero federale della Salute (l’autrice parla di uno studio realizzato nel 2013 dal Robert Koch Institut di Berlino, Ndr), esistono schiere di persone, di cui non si hanno rilevazioni ufficiali, che soffrono a causa del cibo. Flatulenza e diarrea, eritemi cutanei e nausea, tosse e occhi che lacrimano… E poi prurito, bruciore e infiammazione, il cuore palpita, la gola si chiude… Nei casi peggiori si arriva a situazioni tali da mettere a rischio la vita. E spesso i malcapitati si sentono dire che tutto dipende dalla psiche e non ha nulla a che vedere col cibo.

Intolleranze a fruttosio, lattosio e glutine, a frutti come fragole o kiwi ma anche a soia o noci sono tra quelle da noi più diffuse. In linea di principio potrebbe comunque trattarsi di qualsiasi altra cosa. Legumi, cipolle e alcune varietà di cavolo vengono mal tollerati da molte persone e a questo gruppo appartengono addirittura anche caffè, cetrioli e uova sode. La vita delle persone interessate è forgiata dalla paura continua di mangiare per errore qualcosa di “sbagliato” ed esse sono costantemente limitate nell’acquisto degli alimenti. Niente è semplice da preparare a casa, ogni invito a cena diventa una camminata culinaria sul filo. Gli amici sono così carini da preparare apposta per il compleanno una torta priva di glutine, in modo tale che non si sia costretti a stare in mezzo agli altri con il piatto vuoto. In altri casi, con un po’ di vergogna, si tirano fuori dalla borsa i wafer di riso senza glutine che per sicurezza si portano sempre con sé per placare i morsi dello stomaco. I pranzi e le cene festive in occasioni lavorative oppure la ristorazione offerta nei viaggi di gruppo diventano poi un martirio. Non a tutti fa piacere essere esposti alle domande che inevitabilmente seguono quando si fa “outing” e si dichiara di soffrire di un’intolleranza. Inoltre al tema viene sempre attribuita un’ipersensibilità psichica.

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