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mercoledì 11 agosto 2021

La luce come fonte di vita


La luce come fonte di vita - Intervista al Prof. Korotkov

Scienza e Fisica Quantistica

>> https://bit.ly/2U9EjDF

La rivoluzionaria ricerca di un fisico che spiega la luce come prima manifestazione di ogni forma di vita

Romina Alessandri - 09/08/2021

Intervista al Prof. Konstantin Korotkov – a cura di Romina Alessandri tratta da Scienza e Conoscenza n. 77

È un piacere per me poterla intervistare Prof. Korotkov, soprattutto in questo numero di Scienza e Conoscenza, dedicato alla LUCE e alle sue declinazioni in medicina e fisica. Su questo tema lei viene definito un “pioniere”: che tipo di ricerche ha fatto sulla luce?

Tutto il mio lavoro nella scienza ‒ più di 45 anni ‒ è legato alla luce. Mi sono laureato come fisico quantistico, in seguito ho lavorato con laser, luci LCD e la nostra tecnologia ‒ Gas Discharge Visualization (GDV - oggi Bio-Well) ‒ è il modo di registrare la luce emessa da diversi soggetti, compresi gli esseri umani.

L’ultimo numero della nostra rivista (n.76) era dedicato ai poteri della mente e della coscienza. A quali conclusioni è giunto nei suoi lunghi studi della coscienza?

Per oltre 40 anni ho fatto ricerche sui processi della coscienza e ora abbiamo molti approcci diversi per studiarla. La coscienza è una capacità che possiedono tutte le forme di vita di formare rappresentazioni astratte del mondo materiale esterno: in forma più semplice, la coscienza è la capacità di un soggetto di reagire alle informazioni ambientali e cambiare il suo comportamento in accordo con queste informazioni.

Tutti i soggetti biologici hanno coscienza, ma i livelli di coscienza tra loro sono diversi. Ho approfondito molto questo argomento nei miei libri. La coscienza è un fenomeno cosmico, è onnipresente, non ha confini, e insieme alla coscienza individuale si parla di coscienza collettiva come parte di un Campo Informato.

Esiste la possibilità di misurare scientificamente la coscienza?

Per introdurre la coscienza nel quadro scientifico abbiamo bisogno prima di tutto di sviluppare una teoria del suo funzionamento, che sarebbe in grado di spiegare diversi livelli di coscienza e prevedere alcuni nuovi fenomeni, come la guarigione a distanza, i medium e le esperienze fuori dal corpo. Ora le più promettenti sembrano essere le teorie basate sull’elettrodinamica quantistica.

Dobbiamo accettare la coscienza come un effetto del sistema, che non dipende da una particolare parte del corpo, anche se potente come il cervello, ma dal sistema nel suo insieme. Possiamo attribuire un certo livello di coscienza ad ogni cellula del corpo o all’organo particolare, ma per raggiungere un alto livello di coscienza abbiamo bisogno dell’attività coordinata di tutte le cellule, di tutti gli organi.

L’elettrodinamica quantistica opera con la nozione di un sistema, composto da molti elementi, per questo può essere applicata alla costruzione della teoria della coscienza. Si possono trovare molti articoli pubblicati su questo argomento e, senza essere un matematico, è assolutamente impossibile capirne l’importanza e il significato. I lettori interessati possono fare riferimento ai lavori di Mari Jibu, Kunio Yasue, Emilio Del Giudice, Giuseppe Vitiello e altri importanti teorici.

Ti interessa l'argomento? Continua la lettura su Scienza e Conoscenza n. 77 e scoprirai:

Il significato dell'Aura e la sua lettura da parte della fisica quantistica

Gli studi sulla coscienza e sulla sua persistenza dopo la morte

La luce e l'energia emessa da tutti gli esseri viventi e gli studi di Korotkov

I macchinari e la tecnologia di oggi per studiare il biocampo e la bioenergia emessa dagli esseri viventi

L'utilizzo in medicina degli strumenti di lettura del biocampo

NON PERDERE SCIENZA E CONOSCENZA N. 77

Scienza e Conoscenza n. 77 - Luglio-Settembre 2021 - Rivista >> https://bit.ly/2U9EjDF

Nuove scienze, Medicina Integrata

https://www.macrolibrarsi.it/libri/__scienza-e-conoscenza-n-77-luglio-settembre-2021-rivista-cartacea-libro.php?pn=1567


martedì 4 agosto 2020

Gli Esosomi e l'origine della vita


Gli Esosomi e l'origine della vita

Medicina Integrata

>> https://bit.ly/3eE4ire

Quest’articolo vuole presentare nella maniera più comprensibile possibile quello che oggi sappiamo sugli esosomi e sul loro possibile ruolo nel generare la vita. Il nostro corpo non è un insieme di singoli organi e compartimenti che solo in alcune circostanze particolari interagiscono fra loro. Quello che oggi sta emergendo in maniera sempre più chiara è che gli esosomi sono il mezzo, di dimensioni nanometriche, che il nostro corpo utilizza per connettere, probabilmente in maniera continua, i vari organi e apparati

Stefano Fais - 03/08/2020

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 73 ed è stato scritto da Mariantonia Logozzi e Stefano Fais.

Quando, all’inizio del Duemila, il nostro gruppo di ricerca ha iniziato a studiare la capacità delle vescicole extracellulari rilasciate da tumori di controllare la risposta immunitaria antitumorale, uccidendo di fatto i linfociti che avrebbero in realtà dovuto uccidere il tumore, mai avremmo pensato che si arrivasse a questa rivoluzione epocale sia nella ricerca in medicina sia nella scienza in genere. Abbiamo iniziato lavorando insieme al gruppo della dottoressa Rivoltini dell’Istituto dei Tumori di Milano, e ci siamo resi conto dell’importanza di queste vescicole sia nel funzionamento del nostro corpo sia nella patogenesi di quasi tutte le malattie conosciute. Oggi siamo certi del fatto che le vescicole extracellulari delle più piccole dimensioni, chiamate appunto esosomi, hanno una struttura e un corredo interno che potrebbe consentire loro di partecipare all’origine di organismi completi, anche in esseri viventi molto complessi, compreso l’essere umano. Certamente non si sa tutto, ma si ha costantemente l’impressione che qualsiasi ipotesi, anche la più azzardata e fantasiosa, sul ruolo degli esosomi sia poi dimostrabile. Troviamo che sia un argomento di un interesse enorme, di cui si parla pochissimo, e che sia arrivato il momento di presentarlo a un pubblico più ampio di quello ristretto dell’ambiente scientifico.

Quest’articolo vuole presentare nella maniera più comprensibile possibile quello che oggi sappiamo sugli esosomi e sul loro possibile ruolo nel generare la vita. Il nostro corpo non è un insieme di singoli organi e compartimenti che solo in alcune circostanze particolari interagiscono fra loro. Quello che oggi sta emergendo in maniera sempre più chiara è che gli esosomi sono il mezzo, di dimensioni nanometriche, che il nostro corpo utilizza per connettere, probabilmente in maniera continua, i vari organi e apparati.

Cosa sono gli esosomi?

Ci è stato insegnato che il nostro corpo è suddiviso in organi e apparati, tanto che in medicina si sono moltiplicate le specializzazioni che formano medici particolarmente indirizzati alla conoscenza di un singolo organo o apparato. Il nostro corpo è altresì un unicum che in qualsiasi momento funziona come un insieme di organi e apparati, apparentemente separati fra loro, ma invece strettamente connessi sia nel mantenere uno stato cosiddetto normale, sia nel fronteggiare le urgenze. Purtroppo, ad oggi, non è ancora completamente chiaro il modo in cui le cellule interagiscano tra loro, sia all’interno di un organo che a distanza. Solo forse nell’ultimo decennio ci si sta rendendo conto che esiste un meccanismo continuamente operante all’interno del nostro corpo, che mantiene un altissimo livello di interconnessione fra organi e apparati, senza bisogno di fibre conducenti o di canali preferenziali. Esistono evidenze secondo le quali tutte le cellule rilasciano vescicole nell’ambiente extracellulare e queste vescicole sono in grado di circolare attraverso il sangue.

Sono chiamate appunto “vescicole extracellulari” (EVs) e sono separabili attraverso ultracentrifugazione sia da terreni di coltura sia da liquidi corporei. Le EVs sono di dimensioni inferiori

ESISTONO EVIDENZE SECONDO LE QUALI TUTTE LE CELLULE RILASCIANO

VESCICOLE NELL’AMBIENTE EXTRACELLULARE

E QUESTE VESCICOLE SONO

IN GRADO DI CIRCOLARE ATTRAVERSO IL SANGUE

ai limiti di rilevazione dell’occhio umano (i.e. <1 micron); sono comprese tra 500 micron e 30 nanometri, e trasportano una grande varietà di molecole, incluse le proteine, i lipidi e gli acidi nucleici (RNA e DNA).

Si possono suddividere i tre tipologie:

● gli esosomi, le vescicole più piccole che si formano seguendo la via endosomiale ter- minando in strutture chiamate Corpi Multivescicolari (Multivesicular Bodies, MVB);

●  le microvescicole, probabilmente han- no un’origine più complessa: è verosimile che possano formarsi anche dalla fusione fra esosomi, ma la loro formazione più accreditata è attraverso una gemmazione dalla plasmamembrana della cellula nell’ambiente extracellulare di vescicole che trasportano materiale prodotto dalla cellula stessa;

●  i corpi apoptotici, caratteristici delle cellule che stanno morendo.

Gli esosomi e le microvescicole sono molto di- versi tra loro, ma hanno caratteristiche comuni per dimensioni e contenuto: entrambi traspor- tano RNA, proteine e lipidi, e sono coinvolti nella regolazione di varie funzioni biologiche, tramite diversi meccanismi molecolari.

[Continua… ] Scopri l’importanza degli esosomi nella prevenzione e cura del cancro su Scienza e conoscenza n. 73

Scienza e Conoscenza n. 73 - Luglio/Settembre 2020 — Rivista >> https://bit.ly/3eE4ire

Nuove scienze, Medicina Integrata

Autori Vari

www.macrolibrarsi.it/libri/__scienza-conoscenza-n-73-luglio-settembre-2020.php?pn=1567

 

martedì 4 aprile 2017

Coscienza oltre la Vita




Coscienza oltre la Vita

La scienza delle esperienze di premorte

del Dr. Pim Van Lommel



Il primo libro che affronta il tema della vita oltre la morte in maniera sistematica e scientifica, un documento importante firmato da un importante cardiologo!

La coscienza sopravvive o no alla morte?

Un cardiologo di fama internazionale ci illustra le sue strabilianti ricerche.

Proseguendo l’eccezionale percorso intrapreso da Raymond Moody, Jeffrey Long e altri, eccoci di fronte al mistero della vita dopo la vita indagato da una mente scientifica, dalla formazione solidissima e dal metodo inattaccabile, ma aperta ai risultati più sconvolgenti.

Una lettura che fa pensare, documentatissima e ricca di casistica.


Le NDE in ospedale - Estratto da "Coscienza oltre la Vita"

Leggi in anteprima un estratto dal libro del dottor Pim van Lommel e scopri quali sono le sue ricerche da cardiologo esperto sulle esperienze di pre-morte

La prima unità coronarica negli ospedali olandesi venne aperta nel 1966, dopo che il massaggio cardiaco esterno, la somministrazione di ossigeno e la defibrillazione si erano dimostrate efficaci nel trattamento dei pazienti in arresto cardiaco.

L'arresto cardiaco era e rimane la causa di morte più comune nei pazienti colpiti da infarto miocardico acuto: negli Stati Uniti per questo motivo muore una persona al minuto, in Inghilterra ne muore una ogni due.

Con l'introduzione delle moderne tecniche di rianimazione e la creazione delle unità coronariche, il tasso di mortalità, in conseguenza di un arresto cardiaco, si è bruscamente ridotto e, ai giorni nostri, non è insolito che i pazienti sopravvivano.

Cosa accade durante un arresto cardiaco?

Quando lavoravo come cardiologo, mi confrontavo con la morte quasi ogni giorno.

Anche se non avevo mai dimenticato il paziente rianimato nel 1969, e i suoi ricordi del periodo in cui era rimasto in arresto cardiaco, non avevo mai approfondito questa esperienza.

Tutto però cambiò nel 1986, quando lessi un libro sulle NDE (Near-Death Experience) scritto da George Ritchie, intitolato Return Front Tomorrow ("Ritorno dal domani", N.d.T.). Nel 1943, quando era ancora uno studente di medicina, si era ammalato di polmonite doppia e aveva sperimentato un periodo di morte clinica. In quel tempo l'impiego degli antibiotici come la penicillina non era ancora diffuso.

In seguito a un episodio dì febbre molto elevata e a un'estrema costipazione polmonare, egli era "trapassato": aveva smesso di respirare e anche il suo polso si era fermato. Era stato pertanto dichiarato morto da un medico e coperto con un lenzuolo.

Ma un infermiere, che era rimasto molto scosso dalla morte di quel giovane studente di medicina, era riuscito a convincere il dottore a praticargli un'iniezione intratoracica di adrenalina: una procedura assolutamente insolita in quei giorni.

Dopo essere rimasto "morto" per più di nove minuti, George Ritchie era ritornato cosciente, con immenso stupore del dottore e dell'infermiere. Era emerso in seguito che, durante il suo periodo di incoscienza, quello in cui era stato dichiarato morto, aveva avuto un'esperienza estremamente intensa dì cui ricordava moltissimi dettagli.

Sulle prime non era riuscito a parlarne, anche perché era rimasto molto turbato. Ma, successivamente, aveva scritto un libro che parlava dì quanto gli era accaduto in quei nove minuti. Dopo essersi specializzato in psichiatria, Ritchie iniziò a condividere le sue esperienze tenendo conferenze per gli studenti di medicina. Uno degli studenti che frequentavano queste conferenze era Raymond Moody. Moody rimase così affascinato da questa storia che iniziò a condurre ricerche sulle esperienze vissute in situazioni di morte imminente. Nel 1975 scrisse il libro Life After-Life ("La vita oltre la vita"), che divenne un best seller mondiale. In questo libro egli utilizzò per primo il termine Near-Death Experìence (NDE): esperienza di premorte.;

Dopo aver letto il libro di Ritchie, ho iniziato a chiedermi in che modo qualcuno potesse sperimentare uno stato di coscienza durante un arresto cardiaco e se questo fosse un evento comune. Così nel 1986 iniziai a chiedere sistematicamente a tutti i miei pazienti ambulatoriali, a cui era successo di essere riportati in vita, se avessero ricordi legati al loro arresto cardiaco. Fui molto sorpreso di sentire, nell'arco di due anni, ben dodici racconti di esperienze simili verificatesi tra più di cinquanta sopravvissuti a un arresto cardiaco. Da quella prima volta nel 1969 non avevo udito nessun altro racconto del genere: sia perché non avevo mai indagato fino ad allora queste esperienze, sia perché non ero mentalmente pronto a considerarle possibili.;

Ma tutti quei racconti, che adesso stavo ascoltando, suscitarono la mia curiosità. Dopo tutto, le conoscenze mediche ordinarie sostengono che è impossibile che la coscienza possa essere mantenuta una volta che il cuore ha cessato di battere.

Durante l'arresto cardiaco i pazienti sono clinicamente morti. La morte clinica è definita come un periodo d'incoscienza determinato dalla mancanza di ossigeno nel cervello perché o la circolazione o il respiro, o entrambi, si sono fermati. Se non vengono subito iniziate le manovre rianimatorie, le cellule cerebrali andranno incontro, nell'arco di cinque-dieci minuti, a un danno irreparabile e il paziente quasi sempre morirà, anche se l'attività cardiaca si riprendesse successivamente.

Domande sulla funzione cerebrale e sulla coscienza

La molla di tutto fu per me la curiosità: fu questa che mi spinse a porre domande, a cercare di spiegare la correlazione tra i fatti oggettivi e le esperienze soggettive.

Approfondendo le esperienze di premorte sentii sorgere in me un bel numero di quesiti fondamentali. Una NDE è uno speciale stato di coscienza che si verifica durante un periodo di imminente o di effettiva morte fisica, psicologica ed emozionale. Come e perché avviene una NDE? Cosa può causare il verificarsi di una NDE? Come può una NDE cambiare in modo così profondo la vita di alcune persone?

Non potevo accettare le risposte che venivano date a queste domande perché mi sembravano incomplete, imprecise o prive di fondamento. Nell'ambiente accademico in cui ero cresciuto mi era stato insegnato che c'è una spiegazione materialista e riduzionista per qualsiasi cosa. E fino a quel momento l'aveva sempre accettata come una verità inconfutabile.

Dopo essermi immerso negli aspetti personali, psicologici, sociali e scientifici delle NDE, ho scoperto che anche altre domande, che si sentono spesso porre, erano diventate importanti per me: chi sono io? Perché sono qui? Qual è l'origine della mia vita? Quando e come finirà la mia vita? E cosa significa la morte per me? La mia vita continuerà dopo la morte?

In tutti i tempi e in tutte le culture e durante ogni fase della vita - tra cui la nascita di un bimbo o di un nipotino, la morte di qualche persona cara o altri importanti momenti di crisi - queste domande essenziali vengono poste ripetutamente. Probabilmente ve le siete già poste anche voi. Eppure, raramente riceviamo risposte soddisfacenti. Qualunque cosa accada nelle nostre vite - sia che andiamo incontro a successi o a delusioni, e indipendentemente da quanto siano grandi la fama, il potere o le ricchezze che abbiamo raggiunto - non possiamo sfuggire alla morte. Ogni cosa che raccogliamo attorno a noi perirà in un futuro non troppo lontano. La nascita e la morte sono realtà di ogni singolo istante delle nostre vite, perché i nostri corpi subiscono un costante processo di morte e rinnovamento.

Alcuni scienziati non credono alle domande a cui non si può rispondere, ma credono a domande che vengono formulate in modo improprio. Nel 2005 la rivista Science pubblicò uno speciale numero anniversario in cui venivano poste 125 domande a cui gli scienziati fino a quel momento non erano riusciti a dare una risposta. La più importante era: «Di che cosa è fatto l'universo?» Seguita da: «Quali sono le basi biologiche della coscienza?» Mi piacerebbe riformulare questa seconda domanda nel modo seguente: «La coscienza ha una base biologica?» Possiamo anche distinguere tra aspetti temporanei e aspetti non legati al tempo della nostra coscienza. Questo fa sorgere le seguenti domande: «E possibile parlare di un inizio della nostra coscienza? E la nostra coscienza avrà mai fine?»

Per rispondere a queste domande, dobbiamo comprendere meglio la relazione tra la funzione cerebrale e la coscienza. Dobbiamo scoprire se esistono indicazioni che la coscienza sia presente durante il sonno, l'anestesia generale, il coma, la morte cerebrale, la morte clinica, il processo del morire e, infine, dopo che la morte è stata confermata. Se la risposta a qualcuna di queste domande è sì, dobbiamo cercare di trovare delle spiegazioni scientifiche e analizzare la relazione tra la funzione cerebrale e la coscienza in queste situazioni. Ciò solleva una serie di altre domande che troveranno risposta in questo libro:

Dove sono quando dormo? Posso essere consapevole di qualcosa mentre dormo?

Esistono indizi della presenza di coscienza durante l'anestesia generale. Come è possibile che alcuni pazienti in anestesia generale possano più tardi descrivere con precisione cosa è stato detto o addirittura cosa è stato fatto, in genere nel momento in cui sono insorte delle complicazioni durante l'operazione?

Possiamo parlare di coscienza quando una persona è in coma?

Un articolo recente su Science ha avuto come soggetto l'evidenza scientifica della presenza di coscienza in una paziente in stato di coma vegetativo. Questa è una forma di coma in cui sono conservati sia il respiro spontaneo che i riflessi del tronco encefalico. Test cerebrali hanno evidenziato che, quando a questa paziente veniva suggerito di immaginare alcune attività, come giocare a tennis o muoversi per casa, i monitor rilevavano cambiamenti identici a quelli che si verificavano in volontari sani a cui venivano date le stesse istruzioni.

Questo significa che i cambiamenti rilevati potevano essere spiegati solo assumendo che questa paziente, nonostante il suo stato vegetativo, non solo comprendesse le istruzioni verbali, ma anche le portasse a compimento. La ricerca ha dimostrato che questa paziente in coma era consapevole di se stessa e di ciò che aveva intorno, ma che il suo danno cerebrale le impediva di comunicare direttamente al mondo circostante i suoi pensieri e le sue emozioni. Nel suo libro Uit coma ("Fuori dal coma"), Alison Korthals Altes descrive anche di aver visto lo staff medico e la sua famiglia dentro e attorno all'unità di cure intensive durante il coma, durato tre settimane, conseguente a un grave incidente stradale.

Possiamo ancora parlare di coscienza quando una persona è stata dichiarata in stato di morte cerebrale?

Nel suo libro Droomvlucht in coma ("Sogno di volo in coma"), Jan Kerkhoffs ci parla della sua esperienza di coscienza dopo che i neurologi avevano dichiarato la sua morte cerebrale a seguito di complicazioni occorse durante un intervento di chirurgia cerebrale. Solo grazie al fatto che la sua famiglia si era rifiutata di donare i suoi organi, Jan ha potuto scrivere delle sue esperienze, perché, tra 10 stupore generale, ha ripreso conoscenza dopo tre settimane passate in coma.

La morte cerebrale davvero equivale alla morte, o segna invece l'inizio di un "processo del morire" che può durare ore o giorni? Che cosa accade alla nostra coscienza durante questo processo?

La morte clinica equivale alla perdita di coscienza? Molti racconti di NDE presentati in questo libro suggeriscono che durante un arresto cardiaco, cioè durante un periodo di morte clinica, le persone possono trovarsi in uno stato di coscienza eccezionalmente lucida.

Possiamo ancora parlare dì coscienza quando una persona viene "dichiarata morta" e il suo corpo è freddo?

Approfondirò questa domanda in seguito.

C'è ancora coscienza dopo la morte?

Possono le ricerche sulle NDE darci una qualche informazione su cosa accade alla coscienza quando una persona viene dichiarata morta? Dobbiamo cominciare esplorando le risposte alle domande: si può sperimentare la coscienza dopo la morte? E se sì, come? Come possiamo investigare su cosa accade alla nostra coscienza quando siamo morti? Da dove vengono le nostre idee sulla morte? Perché vogliamo sapere di più sulla morte, e sul significato di essere morti?

Il confronto con la morte solleva domande pressanti, perché la morte resta un tabù nella nostra società. Pure è normale che la gente muoia ogni giorno. Oggi circa 6.925 persone moriranno negli USA (375 in Olanda e 1.400 nel Regno Unito), mentre voi state leggendo questo libro. Questo significa che ogni anno muoiono negli USA più di 2.530.00 persone (155.000 in Olanda e 509.000 nel Regno Unito). Nel mondo, ogni anno muoiono più di 70.000.000 di persone. Tuttavia, poiché il tasso di natalità globale supera il tasso di mortalità, la popolazione mondiale continua ad aumentare. In media, negli USA ogni giorno nascono circa 11.000 bambini (515 in Olanda e 1.600 nel Regno Unito). Morire è normale quanto nascere. Eppure la morte è stata bandita dalla nostra società. Le persone muoiono sempre più in ospedale e nelle case di cura, anche se c'è una crescente preferenza di morire in casa o in un hospice.

Cos'è la morte, cosa è la vita, e cosa accade quando sono morto? Perché le persone sono così spaventate dalla morte? Di sicuro la morte può essere un sollievo dopo una malattia dolorosa. Perché i medici spesso percepiscono la morte di un paziente come un fallimento da parte loro? Perché un paziente "perde" la sua vita? Perché alle persone non è più permesso semplicemente di morire per una malattia grave e ormai terminale e invece vengono ventilate e alimentate artificialmente attraverso tubi e flebo? Perché alcune "persone negli stadi finali di una grave malattia tumorale scelgono la chemioterapia, che può prolungare per un po' la vita, ma che sicuramente ne riduce la qualità? Perché il nostro primo impulso è quello di prolungare la vita e posticipare la morte a tutti i costi? E la paura della morte a causare questo? E la paura nasce dall'ignoranza di cosa la morte potrebbe essere? Le nostre idee riguardo la morte sono assolutamente esatte? La morte è davvero la fine di tutto?

Anche nei corsi universitari di Medicina si presta scarsa attenzione a quello che potrebbe essere la morte. Al momento della laurea, i dottori perlopiù non hanno mai preso seriamente in considerazione la morte. Durante la vita nel nostro corpo muoiono 500.000 cellule ogni secondo, 30 milioni ogni minuto e 50 miliardi ogni giorno. Queste cellule vengono completamente rimpiazzate nelle 24 ore e, in questo modo, una persona ha un corpo completamente nuovo ogni due anni. La morte cellulare non coincide pertanto con la morte fisica.

Nel corso della vita, i nostri corpi cambiano costantemente da un secondo all'altro. Eppure noi non lo sentiamo e non ce ne accorgiamo. Come possiamo spiegare la continuità di questo corpo che cambia costantemente? Le cellule possono essere paragonate ai mattoni di una casa, ma chi progetta, pianifica e coordina la costruzione della casa? Non i mattoni stessi. Perciò la domanda ovvia è: come si può spiegare la costruzione e l'organizzazione di un corpo che è in continuo cambiamento da un secondo all'altro? Tutti i corpi, a livello biochimico e fisiologico, funzionano allo stesso modo, eppure tutte le persone sono diverse. La causa di questa diversità non è solo fisica. Le persone hanno caratteri, sentimenti, umori, livelli di intelligenza, interessi, idee e necessità differenti. La coscienza svolge un ruolo fondamentale in questa differenza. E qui sorge la domanda: noi esseri umani "siamo" i nostri corpi oppure "possediamo" i nostri corpi?

Più del 50% della popolazione olandese è convinta che la morte sia la fine di tutto. Queste persone credono che la morte del corpo segni la fine delle nostre identità, dei nostri pensieri, dei nostri ricordi, e che la morte sia la fine della nostra coscienza. In opposizione, una percentuale tra il 40 e il 50% degli olandesi crede in una qualche forma di vita dopo la morte. Negli USA tra il 72 (il 67% dei maschi e il 76% delle femmine) e il 74% delle persone crede nella vita dopo la morte. Nel Regno Unito circa il 58% ci crede. Eppure molte persone non si chiedono mai se le loro idee sulla morte sono davvero corrette, fino a che non si trovano a confrontarsi con il pensiero della propria morte in conseguenza di un lutto, o di un brutto incidente, o di una grave malattia che abbia interessato o un loro congiunto o qualche loro amico intimo.

Studiando tutto quello che è stato pensato o scritto sulla morte nella storia - in tutti i tempi, le culture e le religioni- possiamo essere in grado di formarci un quadro della morte diverso e migliore. Ma lo stesso può essere raggiunto studiando le recenti ricerche scientifiche sulle NDE. L'evidenza ha dimostrato che la maggior parte delle persone perde ogni paura della morte dopo una NDE. Una tale esperienza insegna loro che la morte non è la fine di tutto e che la vita prosegue in un modo o in un altro. Un paziente mi ha scritto dopo la sua NDE: «Io non sono qualificato per discutere di una cosa che può essere provata solo dalla morte. Tuttavia, per me personalmente questa esperienza è stata decisiva nel convincermi che la coscienza sopravvive alla sepoltura. La morte mi si è dimostrata non essere la morte, ma un'altra forma di vita».

Secondo le persone che hanno avuto una NDE, la morte non è altro che un diverso modo di vivere, con una coscienza aumentata e più ampia, coscienza che è dovunque contemporaneamente perché non è più legata a un corpo.


Indice

Introduzione

Capitolo 1 - Un'esperienza di premorte (NDE) e il suo impatto sulla vita
Capitolo 2 - Che cos'è un NDE?
Capitolo 3 - Cambiato da una NDE
Capitolo 4 - NDE nell'infanzia
Capitolo 5 - Non c'è niente di nuovo sotto il sole
Capitolo 6 - Ricerche sulle NDE
Capitolo 7 - Lo studio olandese sulle NDE
Capitolo 8 - Cosa accade al cervello quando il nostro cuore si ferma improvvisamente?
Capitolo 9 - Cosa sappiamo della funzione celebrale?
Capitolo 10 - Fisica quantistica e coscienza
Capitolo 11 - Il cervello e la coscienza
Capitolo 12 - La continuità del corpo in mutamento
Capitolo 13 - La coscienza infinita
Capitolo 14 - Alcune implicazioni degli studi sulle NDE
Capitolo 15 - Epilogo
Appendice

Glossario

Bibliografia

Ringraziamenti

Autore


Pim van Lommel, cardiologo olandese, ha iniziato il proprio percorso di ricerca sulle NDE (Near-Death Experiences, o esperienze di premorte) dopo avere notato la quantità di pazienti che, dopo un infarto, dichiaravano di avere avuto visioni dell’aldilà.
Nel 2001 ha pubblicato il primo e celeberrimo studio sulle NDE su The Lancet (una delle più prestigiose riviste mediche internazionali), grazie al quale è diventato il faro per chiunque sia interessato a indagare questo tema da una prospettiva scientifica.


Coscienza oltre la Vita - Libro >> https://goo.gl/hRuk83
La scienza delle esperienze di premorte
Dr. Pim Van Lommel

martedì 21 marzo 2017

C'è vita oltre la vita?




C'è vita oltre la vita?

Un cardiologo di fama internazionale indaga, con rigore scientifico, le esperienze di pre morte (NDE)

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Medicina Non Convenzionale



C'è vita oltre la vita? Un cardiologo di fama internazionale indaga, con rigore scientifico, le esperienze di pre morte (NDE)

Il Dott.Pim van Lommel, cardiologo olandese di fama internazionale, oggi considerato il massimo espero in materia di NDE (Near Death Experience, ossia esperienze di premorte), si occupa ormai a tempo pieno della ricerca sulla relazione fra la coscienza e le funzioni cerebrali.

Le ricerche sulle NDE, intraprese a partire dal 1986, gli hanno procurato numerosi premi e riconoscimenti internazionali fra cui il Bruce Greyson Research Award assegnato dall’International Association of Near-Death Studies nel 2005 e un’onorificenza assegnatagli del presidente dell’India durante il World Congress on Clinical and Preventive Cardiology tenutosi a New Delhi nel 2006.


Conferenza – entrata libera a Torino

26.3.2017 ore 20,30

GAM Galleria civica d'arte moderna - C.so Galileo Ferraris, 30


La conferenza verterà proprio sui contenuti de libro che lo ha reso famoso, Coscienza oltre la vita, in cui espone le sue scoperte scientifiche sulle NDE. Dopo essere stato tradotto in tedesco, inglese, polacco, spagnolo, francese, lituano e cinese uscirà infatti a breve in italiano, a cura di un editore torinese: Amrita.

Ne hanno scritto recensioni entusiaste Raymond Moody (autore di numerosi bestseller internazionali sulle NDE), Kenneth Ring (professore di psicologia e ricercatore di fama internazionale sui legami fra coscienza e dopo-vita), Larry Dossey (uno dei maggiori esponenti della ricerca sui rapporti fra scienza e spiritualità), e molti altri.

Cosa sono le NDE?
Sono le esperienze di premorte. Accade che persone che i medici riconoscono essere clinicamente morte, per esempio a seguito di un intervento, poi tornino in vita, e che le loro testimonianze siano molto simili. Il fenomeno è in crescita e la scienza non lo può ignorare.

Per sapere di più sul suo lavoro e le sue attività: www.pimvanlommel.nl www.consciousnessbeyondlife.com

Info sulla conferenza (occorre prenotarsi anche se è ad entrata libera)

Contatti
Ufficio Stampa Edizioni Amrita
Barbara Curti
cell:+ 39 340 7249681


Descrizione libro

Il primo libro che affronta il tema della vita oltre la morte in maniera sistematica e scientifica, un documento importante firmato da un importante cardiologo!

La coscienza sopravvive o no alla morte?

Un cardiologo di fama internazionale ci illustra le sue strabilianti ricerche.

Proseguendo l’eccezionale percorso intrapreso da Raymond Moody, Jeffrey Long e altri, eccoci di fronte al mistero della vita dopo la vita indagato da una mente scientifica, dalla formazione solidissima e dal metodo inattaccabile, ma aperta ai risultati più sconvolgenti.

Una lettura che fa pensare, documentatissima e ricca di casistica.


Leggi in anteprima un estratto dal libro del dottor Pim van Lommel e scopri quali sono le sue ricerche da cardiologo esperto sulle esperienze di pre-morte

La prima unità coronarica negli ospedali olandesi venne aperta nel 1966, dopo che il massaggio cardiaco esterno, la somministrazione di ossigeno e la defibrillazione si erano dimostrate efficaci nel trattamento dei pazienti in arresto cardiaco.

L'arresto cardiaco era e rimane la causa di morte più comune nei pazienti colpiti da infarto miocardico acuto: negli Stati Uniti per questo motivo muore una persona al minuto, in Inghilterra ne muore una ogni due.

Con l'introduzione delle moderne tecniche di rianimazione e la creazione delle unità coronariche, il tasso di mortalità, in conseguenza di un arresto cardiaco, si è bruscamente ridotto e, ai giorni nostri, non è insolito che i pazienti sopravvivano.

Quando lavoravo come cardiologo, mi confrontavo con la morte quasi ogni giorno.

Anche se non avevo mai dimenticato il paziente rianimato nel 1969, e i suoi ricordi del periodo in cui era rimasto in arresto cardiaco, non avevo mai approfondito questa esperienza.

Tutto però cambiò nel 1986, quando lessi un libro sulle NDE (Near-Death Experience) scritto da George Ritchie, intitolato Return Front Tomorrow ("Ritorno dal domani", N.d.T.). Nel 1943, quando era ancora uno studente di medicina, si era ammalato di polmonite doppia e aveva sperimentato un periodo di morte clinica. In quel tempo l'impiego degli antibiotici come la penicillina non era ancora diffuso.

In seguito a un episodio dì febbre molto elevata e a un'estrema costipazione polmonare, egli era "trapassato": aveva smesso di respirare e anche il suo polso si era fermato. Era stato pertanto dichiarato morto da un medico e coperto con un lenzuolo.

Ma un infermiere, che era rimasto molto scosso dalla morte di quel giovane studente di medicina, era riuscito a convincere il dottore a praticargli un'iniezione intratoracica di adrenalina: una procedura assolutamente insolita in quei giorni.

Dopo essere rimasto "morto" per più di nove minuti, George Ritchie era ritornato cosciente, con immenso stupore del dottore e dell'infermiere. Era emerso in seguito che, durante il suo periodo di incoscienza, quello in cui era stato dichiarato morto, aveva avuto un'esperienza estremamente intensa dì cui ricordava moltissimi dettagli.

Sulle prime non era riuscito a parlarne, anche perché era rimasto molto turbato. Ma, successivamente, aveva scritto un libro che parlava dì quanto gli era accaduto in quei nove minuti. Dopo essersi specializzato in psichiatria, Ritchie iniziò a condividere le sue esperienze tenendo conferenze per gli studenti di medicina. Uno degli studenti che frequentavano queste conferenze era Raymond Moody. Moody rimase così affascinato da questa storia che iniziò a condurre ricerche sulle esperienze vissute in situazioni di morte imminente. Nel 1975 scrisse il libro Life After-Life ("La vita oltre la vita"), che divenne un best seller mondiale. In questo libro egli utilizzò per primo il termine Near-Death Experìence (NDE): esperienza di premorte.;

Dopo aver letto il libro di Ritchie, ho iniziato a chiedermi in che modo qualcuno potesse sperimentare uno stato di coscienza durante un arresto cardiaco e se questo fosse un evento comune. Così nel 1986 iniziai a chiedere sistematicamente a tutti i miei pazienti ambulatoriali, a cui era successo di essere riportati in vita, se avessero ricordi legati al loro arresto cardiaco. Fui molto sorpreso di sentire, nell'arco di due anni, ben dodici racconti di esperienze simili verificatesi tra più di cinquanta sopravvissuti a un arresto cardiaco. Da quella prima volta nel 1969 non avevo udito nessun altro racconto del genere: sia perché non avevo mai indagato fino ad allora queste esperienze, sia perché non ero mentalmente pronto a considerarle possibili.;

Ma tutti quei racconti, che adesso stavo ascoltando, suscitarono la mia curiosità. Dopo tutto, le conoscenze mediche ordinarie sostengono che è impossibile che la coscienza possa essere mantenuta una volta che il cuore ha cessato di battere.

Durante l'arresto cardiaco i pazienti sono clinicamente morti. La morte clinica è definita come un periodo d'incoscienza determinato dalla mancanza di ossigeno nel cervello perché o la circolazione o il respiro, o entrambi, si sono fermati. Se non vengono subito iniziate le manovre rianimatorie, le cellule cerebrali andranno incontro, nell'arco di cinque-dieci minuti, a un danno irreparabile e il paziente quasi sempre morirà, anche se l'attività cardiaca si riprendesse successivamente.

Domande sulla funzione cerebrale e sulla coscienza

La molla di tutto fu per me la curiosità: fu questa che mi spinse a porre domande, a cercare di spiegare la correlazione tra i fatti oggettivi e le esperienze soggettive.

Approfondendo le esperienze di premorte sentii sorgere in me un bel numero di quesiti fondamentali. Una NDE è uno speciale stato di coscienza che si verifica durante un periodo di imminente o di effettiva morte fisica, psicologica ed emozionale. Come e perché avviene una NDE? Cosa può causare il verificarsi di una NDE? Come può una NDE cambiare in modo così profondo la vita di alcune persone?

Non potevo accettare le risposte che venivano date a queste domande perché mi sembravano incomplete, imprecise o prive di fondamento. Nell'ambiente accademico in cui ero cresciuto mi era stato insegnato che c'è una spiegazione materialista e riduzionista per qualsiasi cosa. E fino a quel momento l'aveva sempre accettata come una verità inconfutabile.

Dopo essermi immerso negli aspetti personali, psicologici, sociali e scientifici delle NDE, ho scoperto che anche altre domande, che si sentono spesso porre, erano diventate importanti per me: chi sono io? Perché sono qui? Qual è l'origine della mia vita? Quando e come finirà la mia vita? E cosa significa la morte per me? La mia vita continuerà dopo la morte?

In tutti i tempi e in tutte le culture e durante ogni fase della vita - tra cui la nascita di un bimbo o di un nipotino, la morte di qualche persona cara o altri importanti momenti di crisi - queste domande essenziali vengono poste ripetutamente. Probabilmente ve le siete già poste anche voi. Eppure, raramente riceviamo risposte soddisfacenti. Qualunque cosa accada nelle nostre vite - sia che andiamo incontro a successi o a delusioni, e indipendentemente da quanto siano grandi la fama, il potere o le ricchezze che abbiamo raggiunto - non possiamo sfuggire alla morte. Ogni cosa che raccogliamo attorno a noi perirà in un futuro non troppo lontano. La nascita e la morte sono realtà di ogni singolo istante delle nostre vite, perché i nostri corpi subiscono un costante processo di morte e rinnovamento.

Alcuni scienziati non credono alle domande a cui non si può rispondere, ma credono a domande che vengono formulate in modo improprio. Nel 2005 la rivista Science pubblicò uno speciale numero anniversario in cui venivano poste 125 domande a cui gli scienziati fino a quel momento non erano riusciti a dare una risposta. La più importante era: «Di che cosa è fatto l'universo?» Seguita da: «Quali sono le basi biologiche della coscienza?» Mi piacerebbe riformulare questa seconda domanda nel modo seguente: «La coscienza ha una base biologica?» Possiamo anche distinguere tra aspetti temporanei e aspetti non legati al tempo della nostra coscienza. Questo fa sorgere le seguenti domande: «E possibile parlare di un inizio della nostra coscienza? E la nostra coscienza avrà mai fine?»

Per rispondere a queste domande, dobbiamo comprendere meglio la relazione tra la funzione cerebrale e la coscienza. Dobbiamo scoprire se esistono indicazioni che la coscienza sia presente durante il sonno, l'anestesia generale, il coma, la morte cerebrale, la morte clinica, il processo del morire e, infine, dopo che la morte è stata confermata. Se la risposta a qualcuna di queste domande è sì, dobbiamo cercare di trovare delle spiegazioni scientifiche e analizzare la relazione tra la funzione cerebrale e la coscienza in queste situazioni. Ciò solleva una serie di altre domande che troveranno risposta in questo libro:

Dove sono quando dormo? Posso essere consapevole di qualcosa mentre dormo?

Esistono indizi della presenza di coscienza durante l'anestesia generale. Come è possibile che alcuni pazienti in anestesia generale possano più tardi descrivere con precisione cosa è stato detto o addirittura cosa è stato fatto, in genere nel momento in cui sono insorte delle complicazioni durante l'operazione?

Possiamo parlare di coscienza quando una persona è in coma?

Un articolo recente su Science ha avuto come soggetto l'evidenza scientifica della presenza di coscienza in una paziente in stato di coma vegetativo. Questa è una forma di coma in cui sono conservati sia il respiro spontaneo che i riflessi del tronco encefalico. Test cerebrali hanno evidenziato che, quando a questa paziente veniva suggerito di immaginare alcune attività, come giocare a tennis o muoversi per casa, i monitor rilevavano cambiamenti identici a quelli che si verificavano in volontari sani a cui venivano date le stesse istruzioni.

Questo significa che i cambiamenti rilevati potevano essere spiegati solo assumendo che questa paziente, nonostante il suo stato vegetativo, non solo comprendesse le istruzioni verbali, ma anche le portasse a compimento. La ricerca ha dimostrato che questa paziente in coma era consapevole di se stessa e di ciò che aveva intorno, ma che il suo danno cerebrale le impediva di comunicare direttamente al mondo circostante i suoi pensieri e le sue emozioni. Nel suo libro Uit coma ("Fuori dal coma"), Alison Korthals Altes descrive anche di aver visto lo staff medico e la sua famiglia dentro e attorno all'unità di cure intensive durante il coma, durato tre settimane, conseguente a un grave incidente stradale.

Possiamo ancora parlare di coscienza quando una persona è stata dichiarata in stato di morte cerebrale?

Nel suo libro Droomvlucht in coma ("Sogno di volo in coma"), Jan Kerkhoffs ci parla della sua esperienza di coscienza dopo che i neurologi avevano dichiarato la sua morte cerebrale a seguito di complicazioni occorse durante un intervento di chirurgia cerebrale. Solo grazie al fatto che la sua famiglia si era rifiutata di donare i suoi organi, Jan ha potuto scrivere delle sue esperienze, perché, tra 10 stupore generale, ha ripreso conoscenza dopo tre settimane passate in coma.

La morte cerebrale davvero equivale alla morte, o segna invece l'inizio di un "processo del morire" che può durare ore o giorni? Che cosa accade alla nostra coscienza durante questo processo?

La morte clinica equivale alla perdita di coscienza? Molti racconti di NDE presentati in questo libro suggeriscono che durante un arresto cardiaco, cioè durante un periodo di morte clinica, le persone possono trovarsi in uno stato di coscienza eccezionalmente lucida.

Possiamo ancora parlare dì coscienza quando una persona viene "dichiarata morta" e il suo corpo è freddo?

Approfondirò questa domanda in seguito.

C'è ancora coscienza dopo la morte?

Possono le ricerche sulle NDE darci una qualche informazione su cosa accade alla coscienza quando una persona viene dichiarata morta? Dobbiamo cominciare esplorando le risposte alle domande: si può sperimentare la coscienza dopo la morte? E se sì, come? Come possiamo investigare su cosa accade alla nostra coscienza quando siamo morti? Da dove vengono le nostre idee sulla morte? Perché vogliamo sapere di più sulla morte, e sul significato di essere morti?

Il confronto con la morte solleva domande pressanti, perché la morte resta un tabù nella nostra società. Pure è normale che la gente muoia ogni giorno. Oggi circa 6.925 persone moriranno negli USA (375 in Olanda e 1.400 nel Regno Unito), mentre voi state leggendo questo libro. Questo significa che ogni anno muoiono negli USA più di 2.530.00 persone (155.000 in Olanda e 509.000 nel Regno Unito). Nel mondo, ogni anno muoiono più di 70.000.000 di persone. Tuttavia, poiché il tasso di natalità globale supera il tasso di mortalità, la popolazione mondiale continua ad aumentare. In media, negli USA ogni giorno nascono circa 11.000 bambini (515 in Olanda e 1.600 nel Regno Unito). Morire è normale quanto nascere. Eppure la morte è stata bandita dalla nostra società. Le persone muoiono sempre più in ospedale e nelle case di cura, anche se c'è una crescente preferenza di morire in casa o in un hospice.

Cos'è la morte, cosa è la vita, e cosa accade quando sono morto? Perché le persone sono così spaventate dalla morte? Di sicuro la morte può essere un sollievo dopo una malattia dolorosa. Perché i medici spesso percepiscono la morte di un paziente come un fallimento da parte loro? Perché un paziente "perde" la sua vita? Perché alle persone non è più permesso semplicemente di morire per una malattia grave e ormai terminale e invece vengono ventilate e alimentate artificialmente attraverso tubi e flebo? Perché alcune "persone negli stadi finali di una grave malattia tumorale scelgono la chemioterapia, che può prolungare per un po' la vita, ma che sicuramente ne riduce la qualità? Perché il nostro primo impulso è quello di prolungare la vita e posticipare la morte a tutti i costi? E la paura della morte a causare questo? E la paura nasce dall'ignoranza di cosa la morte potrebbe essere? Le nostre idee riguardo la morte sono assolutamente esatte? La morte è davvero la fine di tutto?

Anche nei corsi universitari di Medicina si presta scarsa attenzione a quello che potrebbe essere la morte. Al momento della laurea, i dottori perlopiù non hanno mai preso seriamente in considerazione la morte. Durante la vita nel nostro corpo muoiono 500.000 cellule ogni secondo, 30 milioni ogni minuto e 50 miliardi ogni giorno. Queste cellule vengono completamente rimpiazzate nelle 24 ore e, in questo modo, una persona ha un corpo completamente nuovo ogni due anni. La morte cellulare non coincide pertanto con la morte fisica.

Nel corso della vita, i nostri corpi cambiano costantemente da un secondo all'altro. Eppure noi non lo sentiamo e non ce ne accorgiamo. Come possiamo spiegare la continuità di questo corpo che cambia costantemente? Le cellule possono essere paragonate ai mattoni di una casa, ma chi progetta, pianifica e coordina la costruzione della casa? Non i mattoni stessi. Perciò la domanda ovvia è: come si può spiegare la costruzione e l'organizzazione di un corpo che è in continuo cambiamento da un secondo all'altro? Tutti i corpi, a livello biochimico e fisiologico, funzionano allo stesso modo, eppure tutte le persone sono diverse. La causa di questa diversità non è solo fisica. Le persone hanno caratteri, sentimenti, umori, livelli di intelligenza, interessi, idee e necessità differenti. La coscienza svolge un ruolo fondamentale in questa differenza. E qui sorge la domanda: noi esseri umani "siamo" i nostri corpi oppure "possediamo" i nostri corpi?

Più del 50% della popolazione olandese è convinta che la morte sia la fine di tutto. Queste persone credono che la morte del corpo segni la fine delle nostre identità, dei nostri pensieri, dei nostri ricordi, e che la morte sia la fine della nostra coscienza. In opposizione, una percentuale tra il 40 e il 50% degli olandesi crede in una qualche forma di vita dopo la morte. Negli USA tra il 72 (il 67% dei maschi e il 76% delle femmine) e il 74% delle persone crede nella vita dopo la morte. Nel Regno Unito circa il 58% ci crede. Eppure molte persone non si chiedono mai se le loro idee sulla morte sono davvero corrette, fino a che non si trovano a confrontarsi con il pensiero della propria morte in conseguenza di un lutto, o di un brutto incidente, o di una grave malattia che abbia interessato o un loro congiunto o qualche loro amico intimo.

Studiando tutto quello che è stato pensato o scritto sulla morte nella storia - in tutti i tempi, le culture e le religioni- possiamo essere in grado di formarci un quadro della morte diverso e migliore. Ma lo stesso può essere raggiunto studiando le recenti ricerche scientifiche sulle NDE. L'evidenza ha dimostrato che la maggior parte delle persone perde ogni paura della morte dopo una NDE. Una tale esperienza insegna loro che la morte non è la fine di tutto e che la vita prosegue in un modo o in un altro. Un paziente mi ha scritto dopo la sua NDE: «Io non sono qualificato per discutere di una cosa che può essere provata solo dalla morte. Tuttavia, per me personalmente questa esperienza è stata decisiva nel convincermi che la coscienza sopravvive alla sepoltura. La morte mi si è dimostrata non essere la morte, ma un'altra forma di vita».

Secondo le persone che hanno avuto una NDE, la morte non è altro che un diverso modo di vivere, con una coscienza aumentata e più ampia, coscienza che è dovunque contemporaneamente perché non è più legata a un corpo.


Indice

Introduzione

Capitolo 1 - Un'esperienza di premorte (NDE) e il suo impatto sulla vita
Capitolo 2 - Che cos'è un NDE?
Capitolo 3 - Cambiato da una NDE
Capitolo 4 - NDE nell'infanzia
Capitolo 5 - Non c'è niente di nuovo sotto il sole
Capitolo 6 - Ricerche sulle NDE
Capitolo 7 - Lo studio olandese sulle NDE
Capitolo 8 - Cosa accade al cervello quando il nostro cuore si ferma improvvisamente?
Capitolo 9 - Cosa sappiamo della funzione celebrale?
Capitolo 10 - Fisica quantistica e coscienza
Capitolo 11 - Il cervello e la coscienza
Capitolo 12 - La continuità del corpo in mutamento
Capitolo 13 - La coscienza infinita
Capitolo 14 - Alcune implicazioni degli studi sulle NDE
Capitolo 15 - Epilogo
Appendice

Glossario

Bibliografia

Ringraziamenti

Autore


Coscienza oltre la Vita - Libro >> https://goo.gl/kt13Qg
La scienza delle esperienze di premorte
Dr. Pim Van Lommel


mercoledì 8 febbraio 2017

Il Risveglio Spirituale nella Vita Quotidiana




Il Risveglio Spirituale nella Vita Quotidiana

Così come l'oceano accoglie ogni onda, anche la nostra consapevolezza ha già accettato ciò che accade

di Jeff Foster



Un invito segreto e costante a risvegliarci ora

Perché spesso occorrono situazioni estreme per riportare una consapevolezza della magia e del mistero della vita? Perché spesso aspettiamo fino a essere sul punto di morire prima di scoprire una profonda gratitudine per la vita così com'è? Perché ci consumiamo cercando amore, accettazione, fama, successo, o l'illuminazione spirituale nel futuro? Perché lavoriamo o meditiamo tanto duramente da scavarci la fossa da soli? Perché posticipiamo la vita? Perché ci freniamo nel viverla? Cosa stiamo cercando esattamente? Cosa stiamo aspettando? Di cosa abbiamo paura?

Questo è un libro sulla totalità della vita e sulla possibilità di scoprire questa totalità adesso. Il risveglio spirituale di cui parla Jeff Foster non consiste nel proteggere te stesso, consiste nel comprendere che chi sei veramente non ha bisogno di protezione, che chi sei davvero è così aperto e libero e amorevole e in uno stato di accoglienza talmente profondo da permettere alla vita intera di entrare.

La vita non può ferirti, perché tu sei la vita. Il momento presente, quindi, non è un nemico di cui aver paura, ma un caro amico da abbracciare. Sì, la vera spiritualità non rafforza la nostra corazza contro la vita, la distrugge.

Il risveglio spirituale è in realtà molto semplice. È l'eterna realizzazione di chi sei veramente.

Un libro che affronta questioni molto importanti: Come può quel risveglio essere vissuto quotidianamente? Come possiamo accettare il momento presente anche quando il momento presente ci sembra del tutto inaccettabile?


Leggi un estratto dal libro di Jeff Foster "Il Risveglio Spirituale nella Vita Quotidiana"

Mi sembra che tutti i nostri problemi, tutta la nostra sofferenza e tutti i nostri conflitti, sia personali sia globali, nascano da un unico problema di base: l’ignoranza di chi siamo veramente.

Ci siamo dimenticati di essere inseparabili dalla vita e così abbiamo cominciato ad averne paura e, partendo da quella paura, abbiamo cominciato a farle la guerra in mille modi diversi. Siamo entrati in guerra contro i nostri pensieri, le nostre sensazioni, le nostre emozioni, i nostri corpi, contro il momento presente stesso. Nel nostro tentativo di proteggerci dal dolore, dalla paura, dalla tristezza, dal disagio, dal fallimento, da quelle parti della vita che siamo stati condizionati a credere malvagie o negative o buie o pericolose, abbiamo smesso di essere davvero vivi.

L’armatura che indossiamo per proteggerci da una piena esperienza della vita si chiama “sé separato”. Ma la nostra armatura non ci protegge davvero, ci mantiene solo confortevolmente insensibili.

Il risveglio spirituale – comprendere che non sei chi pensi di essere – è la risposta a questo problema fondamentale dell’umanità. Oggi si trovano molti libri su questo argomento, e sembra che il numero delle persone che stanno scoprendo antichi insegnamenti un tempo appannaggio solo di pochi eletti non sia mai stato così grande. Ma c’è un trabocchetto in tutto ciò. La spiritualità può facilmente diventare l’ennesimo strato della nostra armatura. Invece di facilitare il nostro aprirci alla vita, può farci isolare ancora di più. Concetti e cliché spirituali del tipo “Non esiste il sé”, “Questo non è il mio corpo” o “La dualità è solo un’illusione” possono semplicemente diventare nuove convinzioni cui aggrapparsi, nuovi modi di eludere la vita e di allontanare il mondo, con il risultato di creare maggior sofferenza a noi stessi e a coloro che amiamo.

Il risveglio spirituale di cui parlo in questo libro non consiste nel proteggere te stesso ulteriormente, consiste nel comprendere che chi sei veramente non ha bisogno di protezione, che chi sei davvero è così aperto e libero e amorevole e in uno stato di accoglienza talmente profondo da permettere alla vita intera di entrare. La vita non può ferirti, perché tu sei la vita. Il momento presente, quindi, non è un nemico di cui aver paura, ma un caro amico da abbracciare. Sì, la vera spiritualità non rafforza la nostra corazza contro la vita, la distrugge.

Il risveglio spirituale è in realtà molto semplice. È l’eterna realizzazione di chi sei veramente, la coscienza precedente alla forma. Ma è nel vivere davvero questa realizzazione nella vita quotidiana, nel non dimenticarla e non perderla e non lasciare che dia alla testa, che inizia la vera avventura della vita. Ed è proprio con questo che molte persone sembrano avere difficoltà, non solo i ricercatori ma gli stessi insegnanti spirituali.

Una cosa è sapere chi sei veramente quando la vita è facile e tutto va bene. Un’altra cosa è ricordarselo nella foga del momento, quando tutto va a rotoli, quando la vita diventa caotica e i tuoi sogni finiscono in niente. Nel mezzo della sofferenza fisica ed emotiva, delle dipendenze, dei conflitti relazionali, del fallimento mondano e spirituale, spesso possiamo sentirci meno risvegliati e più che mai separati dalla vita, dagli altri e da chi siamo realmente. I sogni felici della nostra illuminazione possono evaporare velocemente e l’accettazione può sembrare lontana anni luce.

Possiamo vedere la caotica bellezza della quotidiana esistenza umana come qualcosa da evitare, trascendere, o perfino da annientare, oppure possiamo vederla per ciò che è veramente: un invito segreto e costante a risvegliarci ora, anche se crediamo di esserci già risvegliati ieri. La vita, nella sua infinita compassione, non ci lascerà dormire sugli allori.

Mentre i miei libri precedenti erano descrizioni del risveglio spirituale, questo libro affronta questioni molto più importanti: Come può quel risveglio essere vissuto quotidianamente? Come possiamo accettare il momento presente anche quando il momento presente ci sembra del tutto inaccettabile? E, in fondo, “Come possiamo accettare il momento presente?” è poi la giusta domanda? Siamo innanzitutto davvero separati dal momento presente?

Io insegno una sola e unica cosa: una profonda e impavida accettazione di qualunque cosa accada. Non si tratta di resa passiva o di freddo distacco ma di un affacciarsi al mistero del momento in maniera intelligente e creativa. Questo libro giunge dopo molti anni di ascolto e dialogo con migliaia di persone sul sentiero spirituale: ascoltando le loro preoccupazioni, rispondendo alle loro stimolanti domande, incontrandoli nel loro dolore, nella loro afflizione, nelle battaglie quotidiane e nelle loro paure, e gentilmente indirizzandoli non verso una futura illuminazione, ma verso una profonda e incondizionata accettazione all’interno della loro esperienza del momento presente, la profonda accettazione che essi stessi sono, nella loro essenza.

Benvenuto alla vita ordinaria, caro esploratore, l’ultima frontiera del risveglio spirituale. Ti auguro di poter arrivare là dove nessuno è mai giunto prima!

Con amore da te stesso,

Jeff Foster


 Indice

Nota dell’autore

PARTE PRIMA
Risvegliarsi alla profonda accettazione

La Totalità della Vita
Perché Soffriamo?
L’Oceano dell’Accettazione
Esplorare la Consapevolezza del Momento Presente
PARTE SECONDA
La profonda accettazione nella vita di tutti i giorni

Dolore e Malattia
Amore, Relazioni e Radicale Onestà
Le Dipendenze
La Ricerca dell’Illuminazione
Biografia dell’Autore

Ringraziamenti


Il Risveglio Spirituale nella Vita Quotidiana - Libro >> https://goo.gl/NyboZh
Così come l'oceano accoglie ogni onda, anche la nostra consapevolezza ha già accettato ciò che accade
Jeff Foster


venerdì 7 ottobre 2016

La Melanina




La Melanina

Il precursore di ogni forma di vita

di Arturo Solis Herrera



La teoria attuale circa il funzionamento del corpo umano prevede che la respirazione mitocondriale riduca, dopo una serie di reazioni polienzimatiche, l'ossigeno biatomico in acqua; e che, invece, la fotosintesi nel cloroplasto ossidi l'acqua in ossigeno biatomico, una componente della molecola del glucosio.

Quest'ultima è considerata, in tutto il mondo, la più importante reazione chimica perché essa influisce sulla catena alimentare. Anche se questi due meccanismi sembrano complementari, non lo sono del tutto.

Qualsiasi reazione chimica implica uno scambio energetico. Fino ad ora si è pensato che la fonte di energia della cellula eucariotica fossero i processi di ossido-riduzione che hanno luogo nel mitocondrio e che la fotosintesi fosse un processo esclusivo delle piante, delle alghe e dei cianobatteri cioè degli organismi dotati di clorofilla. La parola fotosintesi significa costruire o realizzare un qualcosa tramite la forza o l'energia della luce.

Nel 1990 il Dr. Herrera Solís, osservando l’alto contenuto di melanina sulla retina e intorno al nervo ottico, durante lo studio di patologie oculari, si domandò se tutta questa concentrazione di melanina avesse un senso. Dopo numerosi studi e osservazioni concluse che la presenza della melanina nel corpo umano potesse rappresentare l’equivalente, negli esseri umani, della funzione della clorofilla. Scoprì, inoltre, che la melanina oltre a possedere la proprietà di dissociare le molecole di acqua, similmente alla clorofilla, è in grado di risintetizzarla, una scoperta epocale che segnerà una pietra miliare nella storia del genere umano e chiamò questa insospettata reazione FOTOSINTESI UMANA.

La straordinaria scoperta della proprietà intrinseca della melanina di ossidare l'acqua e ridurre l'ossigeno manda in frantumi un paradigma ampiamente diffuso. Il corpo umano, infatti, è un organismo che possiede la sorprendente capacità di sfruttare l'acqua come sorgente di elettroni analogamente a ciò che fanno le piante. 

Questi fatti mettono necessariamente in discussione l´intera biologia cellulare e tutte le scienze che da essa derivano. Questo libro è un primo passo della ricerca verso una nuova direzione.


Estratti dal libro

La melanina, l'anello mancante nella catena di eventi che danno origine alla Vita.
Breve compendio dei fenomeni principali che hanno portato alla scoperta dell'insospettata esistenza, negli esseri umani, dell'equivalente della fotosintesi nelle piante e della possibilità che la melanina sia lo materia oscura (dark matter) dell'Universo, cosi a lungo cercata.
Dr. Arturo Solis Herrera

Lo scenario teorico attuale circa il funzionamento del corpo umano prevede che la respirazione nei mitocondri riduca l'ossigeno biatomico in acqua e che, viceversa, la fotosintesi nel cloroplasto ossidi l'acqua in ossigeno biatomico; anche se questi due meccanismi sembrano complementari, non lo sono del tutto. Poiché qualsiasi reazione chimica implica uno scambio energetico, fino ad ora si è pensato che la fonte di energia dello cellula eucariotica fossero i processi di ossido-riduzione che hanno luogo nel mitocondrio, e che la fotosintesi fosse esclusiva delle piante, delle alghe e dei cianobatteri cioè degli organismi dotati di clorofilla.
La nostra scoperta dell'insospettata proprietà intrinseca della melanina di ossidare l'acqua e ridurre l'ossigeno mondo in frantumi un paradigma ampiamente diffuso. Il corpo umano è un organismo che possiede la sorprendente capacità di sfruttare l'acqua come sorgente di elettroni analogamente a ciò che fanno le piante. Questi fatti mettono necessariamente in discussione l'intero biologia cellulare e tutte le scienze che da esso derivano. Questo libro è un primo passo in questa direzione.
Dr. Arturo Solis Herrera, maggio 2015, Aguascalientes, Messico.

È importante comprendere che nello fisica non abbiamo la minima idea di che cosa sia l'energia.
Richard Feynman

Se il glucosio fosse l'autentica fonte di energia del corpo umano, i pazienti diabetici dovrebbero essere in grado di volare.
Dr. Arturo Solis Herrera


 Indice

Presentazione dell'opera di Rocco Palmisano

Prefazione di Massimo Lombardi
Prefazione di Gerald Pollack

Introduzione

Anatomia dell'occhio

Principi generali di biologia delle piante e degli esseri umani e loro implicazioni nel contesto dell'origine della Vita
La melanina, il nuovo paradigma della bioenergia
La dissociazione e la ricomposizione dell'acqua attuate dalla melanina sono una specie di codice binario
La fotosintesi nelle piante e la Vita
La melanina e l'effetto Kervran
Melanina, l'origine della Vita
La melanina: la materia oscura dell'Universo a lungo cercata
Acqua
Perché i dispositivi della melanina funzionano giorno e notte?
Breve storia della scoperta
Qualsiasi organismo ha bisogno di energia per sopravvivere
Si può ricavare la melanina direttamente dagli alimenti?
La melanina, l'energia del futuro
Melanina e cemento
Ospiti illustri

Bibliografia


La Melanina - Libro
Il precursore di ogni forma di vita
Arturo Solis Herrera