martedì 15 ottobre 2019

Metalli pesanti e composti chimici causa di malattie



Metalli pesanti e composti chimici causa di malattie

Alimentazione e Salute


Al giorno d'oggi i fattori inquinanti e i metalli pesanti con cui veniamo in contatto sono molti di più rispetto ai nutrienti essenziali che dovremmo introdurre nel nostro corpo...

Fiamma Ferraro - 14/10/2019

Vi sono oggi in circolazione in vari prodotti circa 80.000 composti chimici. Scienziati e produttori ci assicurano che in questi prodotti gli eventuali veleni sono contenuti in dosi così infinitesimali da non procurare alcun danno. E su questo si può anche essere d’accordo: probabilmente ognuna di queste dosi non può, da sola, procurare danni, ma se le varie dosi pur infinitesimali si sommano l’una all’altra, potenziandosi magari a vicenda, allora l’ammontare complessivo di tossine nell’organismo inizia a essere non più tanto infinitesimale, e iniziano a manifestarsi i problemi di salute.

Anche le varie malattie correlate all’età, dal Parkinson, all’Alzheimer, all’artrosi – malattie un tempo meno frequenti nelle persone che raggiungevano un’età avanzata – potrebbero essere causate o aggravate da queste tossine, accumulate giorno dopo giorno, che con il passare degli anni hanno raggiunto quantità rilevanti. Queste sostanze tossiche, sconosciute fino a 100 anni fa, si trovano ormai ovunque nel nostro ambiente: dai pesticidi agricoli a conservanti e coloranti, dai ftalati e bisfenoli (l’uso del bisfenolo A nei biberon è stato finalmente proibito, dopo anni di impiego) agli ormoni e antibiotici usati negli allevamenti degli animali, ai vari metalli tossici, come arsenico, mercurio piombo ed altri. Si calcola che negli ultimi 150 anni sia cresciuto di 1.000 volte il carico dei metalli tossici che dall’ambiente esterno penetrano e restano depositati nel nostro organismo.

Oltre a questo carico pesante di tossicità ci si aggiunge il fatto gravissimo che spesso i cibi che ingeriamo sono talmente elaborati da non contenere più nessuno degli essenziali nutrienti di cui ognuno di noi ha bisogno per mantenersi in salute.

La Terapia Chelante — Libro >> http://bit.ly/33w2knx
Disintossicarsi dai Metalli Tossici
Fiamma Ferraro

Descrizione

Un metodo scientificamente provato per prevenire gli effetti nocivi dei metalli pesanti e delle tossine presenti nell'ambiente e curare i danni da essi provocati alla nostra salute

Per la prima volta un libro che parla in maniera completa della Terapia Chelante. Questa efficace e scientificamente provata terapia ha la scopo di disintossicare il nostro organismo dall’accumulo di metalli pesanti e tossici.

L’inquinamento di questo tipo è infatti sempre più profondo: dall’aria all’acqua, dai cibi alle otturazione dentali, nell’ambiente in cui viviamo si trovano sempre più particelle per noi nocive. Le tossine che assimiliamo quotidianamente, e che si accumulano nel nostro corpo nel corso degli anni, possono scatenare o aggravare numerose malattie e accelerare il normale processo di invecchiamento.

Come possiamo quindi riconoscere i metalli tossici? Dove si trovano?
C’è una differenza tra i metalli pesanti e tossici?

Agiscono da soli o abbinati e potenziati da altre sostanze nocive?

Siamo veramente a rischio? Possiamo prevenire le intossicazioni?
Sono a rischio anche i bambini? Il rischio è uguale per tutti?

Quali sono le manifestazioni cliniche? Esistono test diagnostici?

La dott.ssa Fiamma Ferraro, esperta di terapia chelante, risponderà a tutte queste domande in questa straordinaria opera presentando le misure di prevenzione e le terapie dirette a liberare il nostro corpo del carico di metalli ed altri elementi tossici che tutti, con il passare degli anni, inevitabilmente accumuliamo.

“Viviamo in un mondo tossico, ma non dobbiamo per forza vivere anche in un corpo tossico”
Fiamma Ferraro

Indice

Premessa colloquiale: la realtà non-fantascientifica

Introduzione da non perdere!

Parte Prima - La presenza di metalli tossici e altre tossine nell’ambiente che ci circonda e i problemi da ciò derivanti

Metalli “pesanti” e “tossici”: definizioni e delucidazioni
Dimensioni di un problema non quantificabile
Utilizzi e ubiquità dei metalli tossici
“Chi bella e profumata vuole apparire, deve soffrire”… triste ma vero
Intossicazioni da metalli tossici nella storia… che continua
Esposizioni occupazionali
Metalli tossici killer: colpevoli o innocenti? Cosa ci dimostra la letteratura scientifica?
Danni per la salute derivanti dalla presenza di metalli tossici nell’ambiente
Parte Seconda - I "protagonisti": metalli tossici e altre tossine

I metalli tossici: eccone alcuni
La doppia faccia dei metalli pesanti
Sostanze chimiche nocive
La radioattività
Parte Terza - Sintomatologia e problematiche attribuibili a intossicazioni croniche da metalli tossici

Sintomi e diagnosi potenzialmente riconducibili a un'intossicazione cronica da metalli tossici
Meccanismi di tossicità
Alcuni problemi di salute in cui potrebbe essere notevole il ruolo dei metalli
I metalli tossici sono come il prezzemolo e certi politici
La psiconeuroimmunologia
Filo conduttore di sintomi vaghi e aspecifici
Sintomatologia e problematiche da intossicazioni croniche da metalli tossici in età pediatrica
Test per diagnosticare un'intossicazione cronica da metalli tossici
Parte Quarta - Il trattamento delle intossicazioni da metalli tossici: la terapia chelante

La chelazione
La storia della terapia chelante: l’EDTA
TERAPIA CHELANTE
Terapia chelante con EDTA
Altre forme di somministrazione di EDTA
Notizie più recenti sull’EDTA
Sostanze chelanti sintetiche diverse dall’EDTA
Agenti naturali con effetto chelante
Sostanze naturali chelanti con effetto più blando
La sudorazione: disintossicazione e chelazione per via diretta verso l’esterno
Ideazione di un protocollo chelante personalizzato e valutazione delle modalità terapeutiche
Quali potrebbero essere i sintomi attribuibili a una terapia chelante/disintossicante?
Quale dovrebbe essere il ruolo di un buon medico, sia per gli adulti che per i bambini?
Parte Quinta - Riflessioni, consigli e conclusioni

I puntini sulle "i": chi potrebbe trarre beneficio da una terapia chelante?
La prevenzione viene prima della cura: è possibile evitare i metalli tossici?
Consigli pratici per la quotidianità
Ulteriori riferimenti scientifici e bibliografici
Indice analitico
L'Autrice

La Terapia Chelante — Libro >> http://bit.ly/33w2knx
Disintossicarsi dai Metalli Tossici
Fiamma Ferraro

lunedì 14 ottobre 2019

Le intolleranze alimentari



Le intolleranze alimentari

Alimentazione e Salute


Allergia o intolleranza? Qual è la differenza?

Urbano Baldari - 12/10/2019

Non è semplice affrontare il discorso delle intolleranze alimentari, in quanto il cibo è un bisogno primario, con il quale ogni uomo si deve confrontare ogni giorno. Alla televisione si moltiplicano corsi di cucina, così come le riviste sull’argomento in edicola. Non c’è dubbio, per la gran parte della umanità mangiare bene è un piacere, naturalmente riferendosi alle usanze culinarie di ogni popolo. Tuttavia, l’alimento può essere fonte di patologia, per cui possono comparire sintomi che, alla sospensione dietetica di ciò che disturba, migliorano o addirittura scompaiono.

Le intolleranze sono definibili come situazioni patologiche di risposta difensiva abnorme contro alimenti o parte di essi, che si manifestano soprattutto, e in prima battuta, a livello della parete intestinale, e che coinvolgono il sistema mucosale (MALT), in special modo i Linfociti TIEL, con catene γ/δ e le IgA di parete. Questa risposta difensiva avviene, normalmente, in un ambiente in cui, per svariati motivi, si è creato uno stato di disbiosi intestinale (alterazione dell’ecosistema formato dai batteri “buoni” che ci aiutano nei processi digestivi e di produzione di vitamine), con sovvertimento del naturale equilibrio ecologico delle popolazioni di microrganismi che vivono sulla parete intestinale.

Manuale per Allergici — Libro >> http://bit.ly/32e0Zl9
Come riconoscere e curare naturalmente: neurodermatite, orticaria, allergie da contatto, asma, congiuntiviti allergiche…
Henning Müller-Burzler

Le allergie sono dovute a una attivazione più profonda, rapida e completa del sistema immunitario, con un procedimento che coinvolga i Linfociti T più interni, con catene α/β, le cellule di presentazione ecc. Esaminando il vasto mondo patologico chiamato “intolleranza alimentare”, avremo di fronte alterazioni molto varie, a volte semplici, a volte molto complesse, coinvolgenti i meccanismi biochimici, immunitari, endocrini e nervosi presenti e operanti nella digestione dei cibi:

Coinvolgimento metabolico di strutture che lavorano per produrre il processo digestivo: stomaco, intestino tenue e crasso, fegato, pancreas, vie biliari, tutte le strutture valvolari che regolano il flusso del cibo: nello stomaco, cardias e piloro; nel tenue, papilla duodenale e sfintere di Oddi, valvola ileo-cecale; alla fine dell’intestino crasso lo sfintere anale.
Corrette modifiche del pH intestinale in funzione del tratto in cui viene metabolizzato il bolo alimentare (esempio: acidità nello stomaco, basicità nel tenue) controllato dai sistemi tampone (il più importante è il sodio bicarbonato).
Controllo efficace del sistema nervoso autonomo, detto anche sistema nervoso vegetativo.
Corretta produzione di sostanze neuro-endocrine e ormonali.
Regolazione della flora intestinale eubionte (ovvero normale) per ridurre gli effetti “immuno-stimolante” e “biochimico”, apportatori di informazioni nuove e in grado a volte di provocare disturbi.

Continua la lettura dell'articolo su:

Scienza e Conoscenza - N. 40 — Rivista

mercoledì 9 ottobre 2019

Per una coscienza universale e fraterna



Per una coscienza universale e fraterna

Consapevolezza e Spiritualità


L'educare a sentire se stesso "parte dell’Universo" è il nucleo fondamentale di una pedagogia per la Cittadinanza Globale

Bruno Fuoco - 08/10/2019

Una parte dell’umanità sta maturando una nuova coscienza ispirata a una rinnovata sensibilità verso i valori di collettività e di universalità, capace di accedere al cuore degli altri e di avvertire che le relazioni con gli altri esseri umani e con la Natura, sono anche esse una parte profonda della loro stessa vita individuale.

Questo accresciuto “senso di unità”, dicono gli scienziati Capra e Luisi, «è pienamente confermato dalla comprensione della realtà della scienza contemporanea [...] ci sono molte somiglianze tra la visione del mondo mistico, sia orientale che occidentale, e la concezione sistemica della Natura che si sta sviluppando in molte discipline scientifiche [...]. Quando guardiamo al mondo che ci circonda, scopriamo che non siamo gettati nel caos e nel caso, ma facciamo parte di un ordine importante» (Vita e Natura, Una visione sistemica, Aboca, 2014, pp. 368-369).

Se arriviamo ad ampliare la nostra coscienza, sentiamo allora che siamo tutti uniti e connessi in quanto rappresentiamo una unità. Oscar Di Montigny in una recente pubblicazione (Il Tempo dei nuovi eroi, Oscar Mondadori, 2016, p.20) fa sua questa riflessione sui requisiti che un essere deve possedere per potersi definire ‘morale’: «Un essere diventa veramente morale soltanto quando in lui si risveglia la sensibilità a tutto ciò che è collettivo, universale, cosmico. Questa facoltà gli permette non solo di entrare nell’anima e nel cuore degli altri, ma anche (se gli capita di farli soffrire) di provare egli stesso il dolore che infligge a quegli esseri, e di conseguenza egli cerca di riparare. Un giorno, gli esseri umani dovranno capire che tutto quello che fanno agli altri (il bene come il male) è anche a sé stessi che lo fanno. In apparenza, ogni essere è isolato, separato dagli altri, ma in realtà, sul piano spirituale, qualche cosa di lui vive in tutte le creature, in tutto l’Universo. Se questa coscienza universale si è risvegliata in voi, nel momento in cui agirete ai danni di qualcuno, sentirete che state facendo del male anche a voi stessi. E avviene altrettanto quando date il vostro aiuto e il vostro amore agli altri. Ecco il fondamento della morale: l’uomo inizia a percepire dentro di sé il male e il bene che egli stesso fa a sé o agli altri» (O. M. Aïvanhov, Pensieri Quotidiani, 20 dicembre 2000, Prosveta).

E proprio il “sentirsi parte”, questa possibilità offertaci dalla coscienza della quale siamo dotati, è la chiave di volta del cambiamento verso la fraternità e la collettività. Poiché quando ciò accade, cioè quando sentiamo nel nostro cuore, in tutto il nostro organismo, l’Unità e la comune filiazione di tutti gli esseri, diventiamo necessariamente fraterni. In assenza di questo stato interiore di coscienza, le idee proclamate intellettualmente non generano comportamenti di valore.
Per tale ragione, la fraternità deve essere intesa, innanzitutto, come uno stato di coscienza attraverso il quale sentiamo il legame fraterno e siamo nel contempo consapevoli di questo nostro sentire.

Chi vive in questo stato di coscienza fraterna non si sente separato dagli altri e non nutre in sé i germi che producono comportamenti antagonisti e violenti. Chi, invece, vive in uno stato di coscienza ove sente, soprattutto, la separazione, nutre potenzialmente attitudini antagoniste e ostili e non si rende disponibile a collaborare per il miglioramento della vita sul nostro pianeta.
L’attitudine fraterna è l’unica attitudine, a nostro avviso, che consente soluzioni sistemiche alle molteplici problematiche umane e ambientali, in quanto essa è sensibile agli interessi collettivi (globali) e non a quelli di una sola parte (gruppo, nazione o continente). Educare a sentire, e non solo a pensare di far parte dell’Universo è dunque il nucleo fondamentale di una pedagogia per la Cittadinanza Globale.

Tratto da Bruno E.G. Fuoco, "Cittadinanza globale e società fraterna, principi e strategie per un approccio empatico e cooperativo alla vita", Stella Mattutina Edizioni, Firenze, 2019.

Ipercoscienza - L'Intelligenza Nascosta nel DNA — Libro >> http://bit.ly/2ASDMJl
I segreti della genetica e della fisica quantistica per connettersi con l'Universo
Grazyna Fosar, Franz Bludorf

Descrizione

L’umanità non è solo un insieme di singoli individui, ma compone, proprio come accade per Internet, un vera e propria rete di coscienza comune a cui tutti siamo collegati e dalla quale si possono attingere informazioni e conoscenze sorprendenti: l’intelligenza in rete.

Quest’affermazione, spiegata a fondo dagli autori partendo da presupposti apparentemente lontanissimi, come la trasmissione delle informazioni all’interno della fisica quantistica e la scoperta dell’esistenza di una forza antigravitazionale, o le recentissime teorie riguardanti le funzioni del DNA “fantasma”, porta a implicazioni che modificano profondamente la nostra conoscenza della natura umana e squarcia il velo che ancora copre la comprensione di fenomeni quali i rapimenti UFO, gli stati alterati di coscienza o il fenomeno dell’“intuizione”, che ha permesso e permette a famosi scienziati e artisti di giungere a nuove straordinarie conoscenze.

Questo libro esamina argomenti di grande interesse e attualità:

i “domini di vuoto” che potrebbero aver provocato la spaventosa catastrofe della Tunguska, in Siberia, e che offrono una possibile spiegazione degli avvistamenti UFO;
la scoperta secondo cui la gravitazione influisce sulla coscienza umana e sul clima;
le nuove asserzioni degli scienziati relative al DNA “fantasma” e alla sua peculiarità di essere un mezzo per l’ipercomunicazione (la comunicazione tramite l’intelligenza in rete, già utilizzata dagli animali per agire e muoversi in maniera coordinata seppure distanti).
... l’uomo pare ormai pronto per comprendere e percepire un universo più complesso di quello percepito finora.

Questo libro fornisce studi e considerazioni che rendono evidente come l’umanità stia entrando in una nuova epoca, in cui tutte le conoscenze precedenti e la percezione stessa dell’esistenza saranno radicalmente modificate!

Da Stephen Hawking a Galileo, dall’iperspazio al controllo della realtà, dalla teoria del tutto all’intelligenza nascosta nel DNA, dai “domini di vuoto” alla scoperta secondo cui la gravitazione influisce sulla coscienza umana e sul clima, Grazyna Fosar e Franz Bludorf ci espongono in maniera chiara argomenti di grande interesse e attualità, svelandoci i segreti che ci mettono in comunicazione con l’Universo.

 Indice

Capitolo 1 - Il signore dei buchi neri

Stephen Hawking, la gravitazione e il cervello
Capitolo 2 - Perduti nell’iperspazio

La sinfonia di Mozart è scivolata attraverso un cunicolo spazio-temporale?
Capitolo 3 - Controllo della realtà

Niente è quel che sembra!
Capitolo 4 - La zona non lineare

Esperienze bizzarre della coscienza umana
Capitolo 5 - Luci dal mondo speculare

L’antigravitazione diventa visibile
Capitolo 6 - Esplosione nell’universo

Che cosa è esploso nella Tunguska?
Capitolo 7 - La danza degli ombrelli

L’antigravitazione alla prova
Capitolo 8 - Galileo, il papa e le api

Quando la gravitazione va in tilt
Capitolo 9 - Genetico

Il nostro patrimonio genetico on line
Capitolo 10 - Tutto dorme, uno solo veglia

Costruttori ciechi e ingegneria genetica nel formicaio
Capitolo 11 - Le mele dell’Eden

Divieti biblici, controllo delle coscienze e quotazioni di borsa
Capitolo 12 - Intelligenza in rete

La “teoria del tutto” in pratica
Appendice 1: Domande ed errori frequenti

Appendice 2: “Prodigiosi grigi”

Esperienze UFO e ipercomunicazione: un bilancio scientifico
Glossario

Bibliografia

Indice analitico

Recapiti degli autori

Ipercoscienza - L'Intelligenza Nascosta nel DNA — Libro >> http://bit.ly/2ASDMJl
I segreti della genetica e della fisica quantistica per connettersi con l'Universo
Grazyna Fosar, Franz Bludorf


lunedì 7 ottobre 2019

Che cosa sono i paradigmi?



Che cosa sono i paradigmi?

Scienza e Fisica Quantistica


Un paradigma è come il sistema di convinzioni inconscio di una cultura. Noi viviamo e respiriamo queste convinzioni, e pensiamo e interagiamo di conseguenza: ma come si fa ad andare oltre?

Marianna GUALAZZI - 06/10/2019

Il seguente articolo è tratto dal libro Che Bleep ne sai?

Un paradigma non viene mai messo in discussione perché nessuno ci pensa. È come indossare i famigerati occhiali dalle lenti rosate continuamente: vediamo tutto attraverso quelle lenti. Questa è la realtà in cui viviamo. Tutte le nostre percezioni ci pervengono attraverso quella cornice e, all’interno di quel sistema, ci sono tutte le cose che diamo per scontate. Non le mettiamo mai in questione, né addirittura ne diventiamo consapevoli, finché non andiamo a sbattere contro un muro e le lenti rosate si infrangono, e all’improvviso il mondo sembra diverso.

Paradigmi e sistemi di credenze

Un altro modo per comprendere un paradigma è di vederlo come un sistema di credenze. Se avete mai provato a definire quale sia il vostro sistema di credenze, a che cosa attribuite valore e in che cosa credete, sapete quanto sia difficile. Forse alcuni dei temi a cui avete pensato consapevolmente non sono così difficili: potete credere nell’importanza della famiglia, dell’amicizia, dell’esercizio fisico, di una dieta salutare; potete aver ragione di credere che la vostra scelta politica sia la più sensata e via dicendo. Ma ci sono dozzine, forse centinaia, di credenze inconsce, mai esaminate, che governano la vostra vita dai livelli sotterranei della consapevolezza ottenebrata; si tratta di convinzioni che riguardano il vostro valore e la vostra competenza, per esempio, o se ci si possa fidare o no della gente, depositate durante l’infanzia e tuttora operanti nel determinare il modo in cui vi ponete in relazione con il mondo.
Un paradigma è come il sistema di convinzioni inconscio di una cultura. Noi viviamo e respiriamo queste convinzioni, e pensiamo e interagiamo di conseguenza.

Il vecchio paradigma scientifico non funziona

Praticamente ogni giorno appaiono nuove informazioni scientifiche che non possono essere spiegate attraverso il modello classico newtoniano.
La teoria della relatività, la meccanica quantistica, l’influenza dei pensieri e delle emozioni sul nostro corpo, le cosiddette “anomalie” come le esperienze extrasensoriali (ESP), la guarigione per mezzo della mente, la visione remota, le persone che fungono da medium e da channel, le esperienze pre-morte ed extracorporee: tutto ciò indica la necessità di un modello diverso, un paradigma nuovo che includa tutti questi fenomeni in una teoria più ampia sulla modalità di funzionamento del mondo.
Non si tratta solo del fatto che il vecchio modello è insufficiente a rispondere agli interrogativi sollevati dalle nuove ricerche. Un problema ancora più serio è che il vecchio modello non ha fatto pressoché niente per liberare la vita umana dalla sofferenza, dalla povertà, dall’ingiustizia e dalla guerra. Di fatto, si potrebbe sostenere tranquillamente che molti di questi problemi sono peggiorati a causa del modello meccanico che da lungo tempo domina il nostro modo di sperimentare il mondo.

Che Bleep ne Sai? — Libro >> http://bit.ly/2MkJWXW
Fatti soprendere dalla scienza quantica e scopri le infinite possibilità di cambiare la tua realtà quotidiana - Nuova edizione
William Arntz, Betsy Chasse, Mark Vicente

Descrizione

A volte la gravità non funziona. Alcuni elementi sono simultaneamente sia onde che particelle. Gli elettroni, semplicemente, scompaiono continuamente.

Se l’universo è così squisitamente imprevedibile e possibilista, perché i nostri pensieri sono invece così limitanti?

Se pensi di dover andare ogni giorno sullo stesso luogo di lavoro, a fare le stesse commissioni, di dover formulare sempre gli stessi pensieri e di sentirti sempre allo stesso modo, questo libro fa al caso tuo: con l’aiuto di oltre una dozzina di scienziati sperimentali e teorici, verrai guidato all’interno di un universo più bizzarro e vivo di quanto tu possa immaginare.

E ti condurrà ancora oltre, ai margini estremi di ciò che sappiamo della coscienza, della percezione, della chimica del corpo e della struttura cerebrale.

Di che cosa è fatto un pensiero?
Di che cosa è fatta la realtà?
Ma soprattutto, può un semplice pensiero modificare la natura della realtà?
Rivelazioni sensazionali che non conducono soltanto al mondo materiale, ma nel profondo del regno della spiritualità.

 Indice

Qualche parola da parte degli autori

Le Grandi Domande

Scienza e religione: il grande divorzio

Cambiare paradigma

Che cos’è la realtà?

Vista e percezione

La fisica quantistica

L’osservatore

La coscienza

Il dominio della mente sulla materia

La coscienza crea la realtà

Sono io che creo la mia realtà?

Perché non siamo dei maghi?

Il cervello quantico

Il cervello: un’introduzione

Le emozioni

Le dipendenze

Desiderio Scelta Intento Cambiamento

Interludio di Betsy

I paradigmi: l'altra faccia

Correlazione

La sovrapposizione finale

Epilogo: una festa quantica

La creazione di Ma che BIP sappiamo veramente?!

Collaboratori

Ulteriori suggerimenti

Che Bleep ne Sai? — Libro >> http://bit.ly/2MkJWXW
Fatti soprendere dalla scienza quantica e scopri le infinite possibilità di cambiare la tua realtà quotidiana - Nuova edizione
William Arntz, Betsy Chasse, Mark Vicente


venerdì 4 ottobre 2019

Bambini con ADHD: cosa c'entra la natura?



Bambini con ADHD: cosa c'entra il gioco nella natura?

Neuroscienze e Cervello


Gli studi del neurobiologo Jaak Pansepp dimostrano come l’insorgere sempre più frequente di disturbi psichiatrici nei bambini – ne è un esempio la dilagante “epidemia” di ADHD – sia correlata all’impossibilità di sperimentare il gioco fisico, non indirizzato, nella natura e tra coetanei. Il gioco libero stimola la subcorteccia cerebrale, sede delle nostre emozioni di base, e conseguentemente porta all’ottimale maturazione della corteccia, sede di funzioni più evolute come la creatività e l’interazione sociale...

Valerio Pignatta - 04/10/2019

Con vari articoli pubblicati nell'ultimo trentennio su autorevoli riviste scientifiche, il noto ricercatore americano di origine estone Jaak Panksepp ha posto degli interrogativi e proposto delle soluzioni al problema della sindrome da deficit dell'attenzione e iperattività (conosciuta anche come ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder).

Salvo alcuni casi illuminati e limitati a professionisti della mente particolarmente attenti, ci pare di poter affermare che queste enunciazioni scientifiche non siano state ancora recepite dalla comunità internazionale degli psichiatri, sebbene siano a nostro parere di fondamentale importanza per capire il crescente fenomeno dei disturbi comportamentali e psiconeurologici che molti bambini vanno manifestando nei paesi “industrializzati”.
Negli anni, questo neurobiologo ha pubblicato più di 420 articoli scientifici sui rapporti tra emozioni, intersoggettività, socializzazione, sistemi motivazionali e comportamento.

Il suo ampissimo lavoro di ricerca vuole esplorare le modalità attraverso le quali dallo studio dell’organizzazione neuronale delle emozioni nel cervello dei mammiferi (e quindi anche in quello umano) si possano capire le emozioni stesse e i loro disturbi nell’uomo adulto e nei bambini. Egli ha condotto molte ricerche sui meccanismi cerebrali alla base della rabbia, della paura, dell’angoscia da separazione (panico) e sui disturbi neuropsichiatrici che derivano da un deterioramento di questi sistemi.
Panksepp ha anche studiato quali sono le sostanze cerebrali (in particolar modo i neuropeptidi) che regolano i legami sociali e i sentimenti sin dalla più tenera infanzia. Le conseguenze pratiche delle sue ricerche sperimentali hanno portato alla possibilità di sviluppare un approccio multidisciplinare nell'affrontare i disturbi dello sviluppo cognitivo e comportamentale del bambino, come l'autismo e appunto la sindrome ipercinetica.

L’importanza del gioco non indirizzato

Panksepp ha messo in evidenza l'importanza della socializzazione per l'acquisizione da parte del cervello in formazione dei bambini di norme comportamentali, capacità di interagire, manifestazione delle proprie emozioni, rispetto dell'altro ecc.
Oggigiorno, la sindrome da deficit dell'attenzione e iperattività (ADHD) è diagnosticata sempre più spesso e questo avviene a un ritmo allarmante. Del pari, psicostimolanti estremamente efficaci di cui non si conoscono ancora chiaramente gli effetti sul cervello in formazione vengono prescritti sempre più frequentemente da una classe medica che, purtroppo, non è al corrente degli studi di neurobiologia emozionale più recenti.
Secondo le ricerche di Panksepp, si può presupporre che l'aumento del numero di casi di ADHD si spieghi soprattutto con l'impossibilità per questi bambini di interagire con altri coetanei mediante il gioco. Studi pre-clinici indicano che il gioco aiuta gli animali in fase di crescita fisiologica e psicologica a superare le proprie inibizioni comportamentali. D'altro canto, gli psicostimolanti somministrati per tamponare i disturbi comportamentali in bambini ipercinetici diminuiscono la loro voglia di giocare e di vivere. La riflessione principale e determinante cui arriva Panksepp coi suoi studi è che la natura è stata rimossa dalla vita della maggior parte dei bambini che vivono nel mondo occidentale.

Troppo pochi bimbi hanno l'opportunità di buttarsi nella mischia del gioco fisico con i loro compagni.
Intelligenza, umanità e creatività sono programmi genetici che non trovano le condizioni ideali per svilupparsi – come dovrebbero – con il gioco, perché il gioco naturale, soprattutto quello non organizzato nella natura, non fa più parte del “curriculum” di molti bambini. Panksepp precisa che i suoi surrogati, siano essi sport organizzati o giochi coordinati o preparati (piscinetta, parco, compleanni ecc.), sono pallide imitazioni del gioco reale. La maggior parte dei genitori e degli educatori, anche professionisti, non riconosce ancora il profondo valore del gioco naturale, ossia di quei “giochi che la natura stessa suggerisce a quell'età”. Molti immaginano tali attività come forme incipienti di educazione all'aggressione e alla prevaricazione. Ma in realtà la questione si pone in termini molto diversi.
Sebbene il predominio sembri essere un aspetto naturale e preponderante nel gioco fisico, con la giusta attenzione e ben indirizzato, esso potrebbe essere finalizzato alla promozione della sensibilità sociale.

Molti genitori e altrettante scuole trascurano i bisogni del gioco presumendo che trattare i bambini come se fossero dei piccoli adulti faciliti la crescita di futuri cittadini perfettamente integrati nella società. Ma, sottolinea Panksepp, non ci sono evidenze scientifiche che un giovane ragazzo possa maturare nel modo migliore e completo senza la soddisfazione del gioco quotidiano, il primo strumento che Madre Natura ha fornito per l'educazione sociale.
Una maturazione del cervello in funzione favorevole alla società forse potrebbe essere agevolata attraverso la presenza di abbondanti quantità di gioco naturale per tutta la durata della prima infanzia. I giochi “scalmanati” vanno interpretati come un importante preludio ai giochi associativi maggiormente elaborati, che implicano giochi di finzione e drammatizzazioni fantasiose. Secondo Panksepp, se le attuali società industrializzate non intraprenderanno iniziative finalizzate alla promozione del gioco naturale, oltre all'ADHD, potranno comparire in modo diffuso tra i ragazzi altre patologie neuropsichiatriche e conseguenze psicologiche di vario tipo.

Consistenti studi dimostrano chiaramente che tutti gli psicostimolanti utilizzati a piene mani nelle nostre società riducono la gaia pienezza sensoriale ed emozionale del gioco (sia nei giovani animali che negli umani): questo è profondamente preoccupante. Il gioco “primitivo” e le soddisfazioni a livello emozionale che esso implica riducono la frequenza dell'impulso a scardinare l'autocontrollo, promuovendo le funzioni regolatrici del lobo frontale che si attivano a favore di dinamiche sociali collaborative e interagenti.

Dagli psicofarmaci ai centri per il gioco

Non è quindi privo di fondamento approfondire l'idea secondo la quale gli interventi sotto forma di gioco intensivo con altri bambini possono alleviare i sintomi dell'ADHD. Senza contare che potrebbero esserci anche benefici indiretti: ad esempio Panksepp sostiene che una sessione di trenta minuti di gioco fisico da mezzora a un'ora prima di coricarsi può ridurre tutti i comuni problemi o rifiuti dell'andare a dormire nei bambini e nei ragazzi. Un altro effetto collaterale di un vivere attivo, giocoso e felice viene individuato nella riduzione dell'incidenza della depressione nei bambini e di conseguenza negli adulti. La depressione giovanile è devastante per l'allegra vitalità del gioco ed è noto che la cessazione della somministrazione di psicostimolanti può indurre depressione. Secondo Panksepp la società odierna occidentale deve arrivare a sostituire i farmaci con “centri per il gioco” destinati ai ragazzini a rischio, al fine di favorire la maturazione del lobo frontale del loro cervello e di svilupparne la socializzazione.

Cervello, movimento ed emozioni

Molte evidenze empiriche supportano l'esistenza di un minimo di sette prototipi di sistema emozionale in tutti i cervelli mammiferi: ricerca (seeking), rabbia, paura, sessualità, cura, panico e gioco. In modo grossolano si può dire che il primario processo di coscienza affettiva sembra essere fondamentalmente un incondizionato dono della natura piuttosto che una capacità acquisita, anche se quei sistemi, base di partenza presente nello sviluppato apparato attivo emozionale dei cervelli dei mammiferi, facilitano acquisizioni di capacità attraverso vari rafforzamenti del “sentito”. Il comportamento comunque sopravvive a una decorticazione cerebrale radicale. Panksepp ha dimostrato che animali senza alcuna neocorteccia giocano vigorosamente (1).
Secondo Panksepp, è nell'area del tronco encefalico che si fonda la genesi evolutiva della coscienza. Essa è la sede dei primi sistemi motori organizzati che originerebbero gli stati di coscienza affettivi. Studi condotti su pazienti colpiti da ictus che hanno subito la lesione di parti rilevanti della superficie corticale confermerebbero questa ipotesi dato che, tranne rare eccezioni, in questi casi i soggetti conservano sia la coordinazione motoria che un buon livello di coerenza individuale.

Il neurobiologo pone quindi il centro del Sé (self, simple ego life form) a livello subcorticale e le condizioni del suo sviluppo a uno stadio evolutivo precoce, a partire da processi motori organizzati in modo riflesso e via via sempre più orientati in senso affettivo e cognitivo. Sono ovvie quindi le implicazioni di tutto ciò per disturbi comportamentali come l'ADHD che si vogliono sedare con risposte neurochimiche indotte e non con stimoli in primis motorio-comportamentali e di conseguenza cognitivo-emozionali.
Le attività del cervello si compongono di un funzionamento subcorticale e di un funzionamento corticale. Panksepp ci spiega che «le zone subcorticali nel cervello sono la fonte delle emozioni di base degli esseri umani. Le zone corticali nel cervello – sede di funzioni quali la creatività e l’interazione sociale – maturano se permettiamo al bambino di giocare».
Mentre questo funzionamento subcorticale è inconscio nella vita umana adulta, nella vita infantile è centrale, sia perché l’attività corticale nella prima infanzia non è ancora coordinata e quantitativamente limitata, sia perché il cervello umano raggiunge la sua maturità solo se si procede a partire dai primi gradini della scala – l’attività subcorticale – un gradino alla volta, nel modo giusto.Per questo Panksepp afferma che una società che non investe sulla possibilità del bambino di giocare e di trovarsi nella natura, molto facilmente potrà essere una società di individui adulti non perfettamente maturati secondo il progetto della natura stessa.

Il gioco come pulsione neurologica

Dunque Panksepp incoraggia gli educatori a non sottovalutare il valore del gioco, e incoraggia a ritrovare i momenti ludici del bambino nella natura, eliminando gli interventi razionali di persone che non riconoscono le sue reali necessità: il bambino è diverso dall'adulto e ha bisogno del gioco. L´adulto potenziale che è in ogni bambino ha bisogno del gioco come strumento di crescita di strutture neurologiche programmate dal nostro genoma.
«Lo stimolo al gioco – scrive Panksepp – è una pulsione neurologica. L'attività di circa un terzo dei 1.200 geni del cervello che noi valutiamo essere presenti nelle regioni corticali frontale e posteriore è significativamente modificata dal gioco nell'ora seguente una sessione di attività ludica di trenta minuti» (2).
Tali impulsi neurobiologici filtrano continuamente, ogni giorno, in ogni bimbo normale. Già nel 1988 (3) Panksepp avvertiva che se questi impulsi avessero continuato a rimanere per la maggior parte inappagati, si sarebbero presentate delle conseguenze, e una di queste poteva essere l'aumento dell'incidenza di ADHD. Le sue predizioni si sono rivelate veritiere.

Lobo frontale e ADHD

Misurazioni del flusso sanguigno cerebrale con PET (tomografia a emissione di positroni) hanno mostrato che soggetti con una attenuata attività del lobo frontale presentavano una diminuita creatività, deficit psichici e abbondanti sintomi negativi sia mentali che emozionali. Ora, al fine di facilitare la maturazione del lobo frontale e lo sviluppo salutare di menti favorevoli alla vita sociale, i bambini necessitano del gioco. E per sfruttare al massimo questi doni genetici dovremmo creare ambienti sociali per i bambini che non solo permettano, ma incoraggiano il soddisfacimento dei naturali, gioiosi e imperiosi bisogni di gioco (4). Panksepp sostiene che se impariamo a ristabilire il potere del gioco nei nostri programmi educativi pre-scolastici in modi nuovi e creativi, potremmo promuovere le funzioni esecutive del lobo frontale (5) e, in tal modo, invertire l’inarrestabile proliferazione dell’ADHD. È quindi assolutamente dimostrato che l'ADHD ha a che fare con la maturazione del cervello: a livello neuroscientifico sappiamo che i bimbi con ADHD presentano qualche insufficienza nelle funzioni esecutive del lobo frontale (6). La regolazione delle capacità del lobo frontale promuove il miglioramento di attitudini come «autoriflessione, immaginazione e creatività nel gioco»: queste abilità esecutive favoriscono una specie di «flessibilità e previdenza comportamentale» che costituisce «comportamenti in direzione di uno scopo e ben focalizzati».

Va precisato che le cognizioni sono in gran parte corticali, mentre le affezioni in gran parte subcorticali. Ma i processi cortico-cognitivi superiori che aiutano a regolare l'emozionalità emergono solo gradualmente man mano che l'organismo matura. Questi due stati sovrapposti, subcorticale e corticale, interagiscono continuamente anche se noi non ce ne rendiamo conto. Studi sull'immaginazione ci dicono che molte aree superiori del cervello (corticale, cognitiva) ‘‘si accendono’’ durante l'induzione di emozioni.
In pratica se una persona è triste è anche più facile che commetta un maggior numero di errori. Le aree subcorticali sono adibite a scopi molto speciali: si tratta di circuiti geneticamente dedicati alle varie emozioni e motivazioni che nelle regioni subcorticali sono condivise da tutti i mammiferi.

La natura distante: verso la standardizzazione tecnologica

«Dubitiamo – afferma Panksepp – che sarà mai possibile svelare l'intrinseca natura degli aspetti superiori del binomio cervello-mente umani senza prima avere una solida comprensione degli aspetti che ne stanno alla base – i processi archetipici emozionali-motivazionali che tutti i mammiferi condividono».
Per contro, come società, reagiamo all'ADHD con psicofarmaci come il Ritalin e altri medicinali chimici della stessa specie. Ma la sensibilizzazione agli psicostimolanti rende i soggetti ancor più insistentemente materialisti – più desiderosi di ogni specie di ricompensa edonistica (7). La sensibilizzazione agli psicostimolanti riduce gli stimoli dei bambini al gioco e quindi non aiuta una normale e salutare maturazione del cervello.
Inoltre, le sempre crescenti aspettative educative standardizzate insieme all'aumento dell'intolleranza nei confronti gaia giocosità dei bambini potrebbero costituire un’ulteriore ragione del dilagare delle diagnosi di ADHD (8).
Già Platone (9) nell'antichità invitava a lasciar giocare liberamente i bambini, perché riteneva che fosse un'attività determinante per la loro formazione. Oggi siamo a tal punto immersi nella tecnologia da esserci completamente dimenticati che là fuori esiste un mondo reale con il quale, volenti o nolenti, dobbiamo avere a che fare se vogliamo evolvere completamente secondo le nostre predisposizioni e potenzialità, genetiche e antropologiche.

Omeopatia per Bambini — Libro >> http://bit.ly/30GRUj7
Tutti i disturbi e le malattie più comuni dell'infanzia, e i rimedi per curarli
Renè Prummel

Note

1) Panksepp J., Normansell L. A., Cox J.F., Siviy S., “Effects of neonatal decortication on the social play of juvenile rats”, in Physiology & Behavior, vol. 56, 1994, pp. 429–443.
2) Burgdorf J., Panksepp J., Brudzynski S.M., Kroes R., Moskal J.R. “Breeding for 50-kHz positive affective vocalizations in rats”, in Behav Genet 2005, 35:67–72.
3) Panksepp J., Affective neuroscience: The foundations
of human and animal emotions, Oxford University Press, New York, 1998.
4) Panksepp J., Affective neuroscience: The foundations
of human and animal emotions, Oxford University Press, New York, 1998.
Panksepp J., “The long-term psychobiological consequences of infant emotions: Prescriptions for the twenty-first century”, Infant Mental Health Journal, 22, 2002, 132–173.
5) Barkley R. A., “ADHD and the nature of self-control”, Guilford Press, New York, 1997.
Panksepp J., Burgdorf J., Gordon N. & Turner C., “Modeling ADHD-type arousal with unilateral frontal cortex damage in rats and beneficial effects of play therapy”, Brain and Cognition, 52, 2003, 97-105.
6) Castellanos F.X. & Tannock R., “Neuroscience of attention deficit/hyperactivity disorder: The search for endophenotypes”, Nature Reviews Neuroscience, 3, 617-628, 2002.
7) Nocjar C., Panksepp J. “Chronic intermittent amphetamine pretreatment enhances future appetitive behavior for drug- and natural-reward: interaction with environmental variables” in Behav Brain Res 2002, 128:189–203.
8) Panksepp J., “Attention deficit disorders, psychostimulants, and intolerance of childhood playfulness. A tragedy in the making?”, Current Directions in Psychological Sciences, 7, 1998, 91–98.
9) Platone, Leggi, libro VII, 794.

Chi è Jaak Panksepp

“Neuroscienziato delle emozioni” – così come è stato definito – lavora al Dipartimento di veterinaria, anatomia comparata, farmacologia e fisiologia della Washington State University ed è professore emerito al Dipartimento di psicologia della Bowling Green State University. In aggiunta al suo impegno nella ricerca e nella didattica accademica, Panksepp ha fondato e diretto l'organizzazione no-profit “Memorial Foundation for Lost Children”, che ha avuto il merito di fornire informazioni indipendenti e consigli ai genitori dei bambini affetti da disordini neuropsichiatrici, in particolare autismo e ADHD.
Il professor Panksepp è comparso due volte in popolari trasmissioni televisive: in una trasmissione alla BBC intitolata “Oltre il gioco” e su Discovery Channel in “Perché il cane sorride e lo scimpanzè piange”. In queste occasioni Paksepp ha parlato della sua scoperta relativa allo squittio di gioia dei topi, emesso ad una frequanza di 50 kHz, conseguente l'induzione al gioco.

Bibliografia

Panksepp, J., “Attention deficit hyperactivity disorders, psychostimulants, and intolerance of childhood playfulness: A tragedy in the making?”, in Current Directions in Psychological Science, vol. 7 (9), 1998, pp. 1-98.
Panksepp, J., “Affective consciousness: Core emotional feelings in animals and humans”, in Consciousness and Cognition, vol. 14, 2005, pp. 30-80.
Panksepp, J., “Can PLAY Diminish ADHD and Facilitate the Construction of the Social Brain?”, in J. Can. Acad. Child. Adolesc. Psychiatry, vol. 16(2), maggio 2007, pp. 57-66.
Panksepp, J. e Burgdorf, J., “'Laughing’ rats and the evolutionary antecedents of human joy?”, in Physiology & Behavior., vol. 79, 2003, pp. 533– 547.

Omeopatia per Bambini — Libro >> http://bit.ly/30GRUj7
Tutti i disturbi e le malattie più comuni dell'infanzia, e i rimedi per curarli
Renè Prummel

mercoledì 2 ottobre 2019

Rafforzare sistema immunitario con integratori



Rafforzare il sistema immunitario: quali integratori scegliere?

Consapevolezza


Guardiamo alla tradizione dell'Ayurveda per scegliere l'integratore più giusto per affrontare il cambio di stagione rafforzando naturalmente il nostro prezioso sistema immunitario

Francesca Rifici - 02/10/2019

Questo è senza dubbio il momento per pensare di rinforzare il proprio sistema immunitario! Appena usciti dal caldo dell’estate e appena entrati nelle miti temperature dell’autunno: è proprio questo il periodo migliore per dare forza e sostegno al nostro sistema immunitario in vista della stagione più fredda.

Rafforzare il sistema immunitario non è affare semplice, perché si tratta appunto di un sistema (e non di un singolo organo) il cui equilibrio dipende da moltissimi fattori.

Lo stile di vita e il sistema immunitario

Madre Natura ci offre molti aiuti per mantenere il nostro organismo in salute, ma certamente non si può prescindere da uno stile di vita corretto che comprenda un'alimentazione sana e naturale, una regolare attività fisica e una maggiore capacità di comprensione e gestione della nostra emotività.

Sistema immunitario: un valido aiuto dall’Ayurveda

L’era in cui viviamo offre l’opportunità di trovare facilmente i rimedi della Natura già pronti all’uso, ma come per ogni settore, anche quello degli integratori va valutato con cura ed è bene affidarsi a mani esperte (aggiungo, che sappiano lavorare col cuore e non solo per il profitto).

Mi sento di consigliarvi alcuni prodotti che ho provato e consigliato, utilissimi in questa stagione di “passaggio”.
Cogliere l’attimo adesso e dare un rinforzo al sistema immunitario è davvero importante.

 Natural Vitamin C - Integratore Alimentare con Vitamina C, Acerola, Amla e Rosa canina
Supporto del sistema immunitario

Andrographis - Integratore Alimentare
Integratore alimentare biologico a base di Andrographis


Francesca Rifici

Naturopata, esperta di Medicina Tradizionale Cinese e Riflessologia plantare e del corpo, ha approfondito negli anni la sua passione per la medicina alternativa con lo studio della cucina naturale, a basso indice glicemico.

Organizza serate a tema e corsi legati all’energia degli alimenti, secondo l’alimentazione naturale, cene e showcooking.

La Medicina Tradizionale Cinese è uno strumento prezioso che permette di mettere al centro la persona nella sua totalità di corpo e mente, ricercando la causa del sintomo (acuto o cronico) e risolvendo il problema all’origine.
Riceve su appuntamento per consulenze personalizzate e trattamenti a Cesena e a Forlì.

Scrivere è la sua seconda passione e collabora con realtà che si occupano di salute e benessere.


martedì 1 ottobre 2019

Alimenti integrali: imperativo per alimentazione



Alimenti integrali: imperativo per alimentazione del XXI secolo

Alimentazione e Salute


Spesso pensiamo che mangiare biologico significhi mangiare sano, ma non è sempre così. Alla scelta biologica va affiancata quella, ancora più importante, di consumare cibi non raffinati, integrali e poco elaborati

Redazione Scienza e Conoscenza - 30/09/2019

Il seguente articolo è tratto dal libro Il Cibo della Salute

Considerate come stanno oggi le cose: la maggior parte delle persone preferisce seguire diete a base di alimenti “bianchi”, raffinati, consumando grandi quantità di cibi contenenti farina bianca e zucchero bianco.

Anche chi fa la spesa cercando di acquistare prodotti biologici può ritrovarsi a comprare cibi altamente raffinati ed elaborati senza esserne pienamente consapevole. Occorre prestare particolare attenzione nella ricerca dei prodotti integrali perché spesso, anche nei prodotti biologici, la farina bianca non è solo uno degli ingredienti, ma l’ingrediente principale di molti prodotti.

Lo stesso vale per la canna da zucchero: i prodotti ricavati dalla canna da zucchero consistono prevalentemente in zucchero biologico (bianco) e in vari succhi di zucchero di canna biologici e relativi estratti in polvere, che però non sono nient’altro che zucchero raffinato – a meno che non  vengano specificamente etichettati come “non raffinati” (ma succede di rado): il termine “biologico” viene così usato per camuffare un alimento non salutare.

Quando i consumatori vedono la scritta “biologico” su un prodotto, spesso si convincono che si tratti di un alimento della massima qualità. Questa pratica rappresenta oggi uno degli artifici commerciali più astuti e ingannevoli. Ancor peggiori per la salute rispetto allo zucchero bianco sono gli oli raffinati. Le etichette di questi oli spesso presentano le parole “biologico” o “spremuto a freddo”, ma se provengono dalla grande distribuzione verificatene l’origine. I comuni oli di colza (e di altri tipi) sono tra i peggiori cibi che si possano consumare.

Segue una lista di alimenti raffinati che si trovano nella maggior parte dei negozi (anche di alimenti biologici) e dei corrispondenti prodotti di qualità che invece raccomandiamo (notate che alimenti di alta qualità sono disponibili nei negozi di alimenti biologici e naturali, ma è comunque necessario prestare attenzione ed essere consumatori informati e consapevoli).


Una raccomandazione che può sorprendere è quella di evitare latticini a basso contenuto di grassi. Se avete bisogno di ridurre i grassi saturi nella vostra dieta (e i latticini ne sono una considerevole fonte), assumete minori quantità di latticini o escludeteli del tutto. Molte persone attente alla salute pensano che i latticini a basso contenuto di grassi siano migliori, ma non contengono quelle sostanze necessarie per assorbire le vitamine A e D. In chi consuma abitualmente questi latticini, il calcio finisce principalmente nei tessuti molli anziché nelle ossa.

Un’ulteriore considerazione: gli alimenti con pochi grassi fanno sì che le persone mangino più cibo per compensare i grassi mancanti. Non è insolito vedersi servire nei ristoranti porzioni fino a cinque volte superiori a quelle raccomandate. Spesso mangiamo troppo proprio perché ci nutriamo di alimenti raffinati che, in quanto tali, mancano di sostanze fondamentali per il nostro organismo. Questi alimenti così poveri di nutrienti possono generare dipendenza, poiché veniamo istintivamente portati a consumarli in quantità eccessiva nel tentativo di ottenere le sostanze nutritive di cui necessitiamo, ma che in questi cibi non troveremo mai.

Il Cibo della Salute — Libro >> http://bit.ly/2o7QRLo
Terapia alimentare secondo le tradizioni orientali e la nutrizione moderna
Paul Pitchford

venerdì 27 settembre 2019

Integratori, vitamine e antiossidanti fanno bene?



Gli integratori, le vitamine e gli antiossidanti fanno davvero bene alla salute?

Alimentazione e Salute


Ecco il punto: quali sono i migliori antiossidanti secondo le più recenti ricerche? E le vitamine? Quali i rischi e i benefici?

Valerio Pignatta - 27/10/2019

La questione degli integratori alimentari a base di vitamine, antiossidanti ed elementi minerali vari è andata negli ultimi anni sempre più complicandosi. Le informazioni che arrivano alle persone attraverso i media sono talvolta superficiali e talaltra subdolamente tendenziose. Il business in tale ambito è certamente in crescita, dunque con le ricadute di tipo etico e scientifico che ciò comporta.

Infatti, informazioni di un certo spessore scientifico non è facile trovarle e anche queste sono solitamente in contrasto le une con le altre, secondo le fonti di divulgazione e gli interessi o i partiti presi che sostengono o che combattono.

Se il parlamento europeo discute da tempo una normativa per ridurre le quantità giornaliere assumibili di vitamine a livelli che secondo taluni le renderebbero assolutamente inefficaci, ci sono d’altro canto associazioni e medici che promuovono un utilizzo quotidiano di dosi ad esempio di vitamina C che secondo i parametri dell’Unione europea stessa potrebbero essere definite “inverosimili”

Come fare allora a districarsi in questo dedalo di dati e informazioni contrastanti? Le vitamine fanno male o fanno bene? E in quali dosi possono essere assunte? Gli antiossidanti funzionano davvero? E quando è consigliato assumerli? Ci sono strumenti per verificare la loro efficacia e funzionalità? Quali sono le migliori sostanze naturali vivificanti con azione antiossidante in commercio?

Non è certo facile pretendere di rispondere a tutti questi interrogativi. Diciamo che l’intento di questo articolo è quello di cercare di fare un po’ il punto della situazione, per quello che ci è dato sapere, e informare i lettori su alcune questioni e prodotti particolari che pare siano davvero degni di interesse per la salvaguardia della nostra salute.

Quali e quante/i

Sulla salubrità e l’uso terapeutico delle vitamine pare ci sia ormai abbastanza accordo tra gli scienziati. Le vitamine che sono pericolose se assunte in quantità elevate sono state individuate (la vitamina A soprattutto – la discussione è però ancora aperta).

Semmai si discute sulle dosi quotidiane che è possibile assumere. Qui le diversità sono enormi. Per esempio per la vitamina C si può andare dalla raccomandazione di assumere massimo 60 milligrammi (mg) al dì e arrivare a chi raccomanda un’assunzione giornaliera di… 18 grammi!

Anche le quantità di vitamina B12 variano da un minimo di 3 mg a un massimo di 200 mg e quelle di vitamina E da 10 Unità Internazionali (UI) a 800 UI. E via di seguito anche per minerali e altri antiossidanti. In effetti, sicuramente è facile intuire che secondo la scelta della dose i risultati potrebbero essere completamente diversi.

Gli studi del premio Nobel Linus Pauling confermerebbero la necessità di dosi elevate per ottenere un qualsivoglia risultato curativo, dosi cui peraltro l’attuale orientamento medico sta opponendosi motivandolo con la dovuta cautela per eventuali effetti collaterali indesiderati. Effetti che invece secondo i partigiani delle vitamine ad oltranza non si presentano se non in modo passeggero e facilmente rimuovibile (diarrea ecc.) diminuendo per qualche giorno la dose.

Se su questi temi è possibile comunque trovare veramente una marea di dati e studi su cui poi cercare di farsi un’opinione propria, è invece argomento sconosciuto la nocività dell’utilizzo di antiossidanti in caso di cancro. Questo tema controverso (basti pensare all’uso dell’ascorbato di potassio come cura anticancro) è stato ultimamente riportato alla ribalta dagli studi di un oncologo italiano, il dott. Maurizio Grandi di Torino, che lavora da anni sulla terapia preventiva e curativa con vitamine e antiossidanti.

Secondo gli studi del dott. Grandi è assodato ormai che le vitamine assunte in caso di cancro sono dannose. Gli antiossidanti assunti con cancro dichiarato peggiorano la situazione in quanto alimentano il cancro stesso permettendogli di vivere e resistere più a lungo. Gli antiossidanti cioè non forniscono energia solo alle cellule sane ma anche a quelle tumorali garantendo loro maggiore longevità. Gli antiossidanti frenano tra l’altro l’azione ossidativa della chemioterapia per cui chi vi ricorre in concomitanza con questo trattamento non fa altro che ridurne gli effetti che dovrebbe avere e per cui viene somministrato. Secondo Grandi infatti bisogna ossidare molto bene per ledere il tumore.

Gli antiossidanti sono invece ottimi come sostanze per la prevenzione anticancro. Su tutto incombe poi secondo la ricerca più recente, un altro pericolo di non poco conto. Si tratta del problema del confezionamento delle vitamine e degli antiossidanti in generale. Ci sono dei ricercatori che avrebbero scoperto che alcuni tipi di confezioni non preservano le vitamine stesse che così vengono ingerite in stato di ossidazione producendo l’effetto opposto per cui vengono ingerite. Sebbene tutto questo resti ancora più che altro a livello di ipotesi e necessiti di ulteriori dimostrazioni e studi, è palese che il tema è molto più intricato di quanto si creda.

Efficacia e potenza

Se invece volessimo analizzare gli antiossidanti in merito alla loro efficacia e potenza si è ormai consolidata in questi anni a livello scientifico la conoscenza che la microidrina (commercializzata come Active-H) è il più potente antiossidante che ci sia. Sebbene infatti si parli molto di altre sostanze di questo tipo, la microidrina è rimasta sempre un po’ nell’ombra, pur essendo un prodotto di tutto rispetto e anzi secondo taluni probabilmente il migliore.

La microidrina è stata creata dai coniugi dott. Patrick e dott. Gael Crystal Flanagan, dopo trent’anni di ricerche sull’acqua himalayana che bevono gli Hunza, il popolo che vive sulle montagne del Nepal, noto per la sua salute e longevità.

In sostanza è acqua vitalizzata in capsule che contiene particelle di silicio così come in natura le contengono le acque dei ghiacciai che bevono appunto gli Hunza. L’aggiunta è stata fatta dai Flanagan ricorrendo a nanoparticelle (i nanocolloidi) che sono della dimensione di 5 nanometri di diametro.

La materia viva si distingue da quella inerte in base al suo potenziale elettrico (potenziale ossidoriduttivo, ORP). «L’ORP dell’acqua inerte (imbottigliata) è di circa +300 millivolt (mV), del succo di carota (coltura non organica) è di –100 mV, del succo di carota fresca da coltura organica è di -120 mV, del succo del grano giovane è di -250 mV, mentre quello dell’acqua naturale “Hunza” arriva fino a -350 mV. Un bicchiere d'acqua vitalizzata con una capsula di microidrina, secondo le analisi dell’Istituto E/IT (Fullerton), ha un potenziale di -650 mV. La tensione superficiale dell’acqua vitalizzata con la microidrina si abbassa così da 72 dina al centimetro (dyn/cm) ad un livello di 45 dyn/cm, che è quello caratteristico del sangue umano»[da Microidrina. Una polvere minerale che vitalizza l’acqua, Aura, n. 124, 1999]

Questi risultati strabilianti sono stati comprovati anche in Italia dalle apparecchiature bioelettroniche di Louis-Claude Vincent (sulla straordinarietà di queste strumentazioni ritorneremo più avanti).

La microidrina è quindi una sostanza dal potere curativo non comune. Alcuni ricercatori e medici cosiddetti “dissidenti dell’AIDS”, come il tedesco Heinrich Kremer, sostengono addirittura che la essa favorisca il trasporto degli elettroni nella catena di respirazione a livello mitocondriale, con tutto quello che questo significa a livello di prevenzione e cura di cancro e malattie immunitarie come appunto l’AIDS. Inoltre sino ad ora non sono stati rilevati effetti nocivi collaterali per il suo utilizzo. Essa in effetti contiene solo silicio, idrogeno, ossigeno, potassio, solfato di magnesio e polvere di riso. L’importanza per la salute di composti come silicio, potassio e magnesio sono ormai risaputi. Senza contare il rilievo di idrogeno e ossigeno per la vita in generale.

Quest’acqua vitalizzata si comporta come un nastro trasportatore che seleziona e trasporta sostanze vitali da e per tutte le cellule dell’organismo attraverso i colloidi di silicio anioattivo che si “accollano” tali sostanze mediante il principio della condensazione energetica a carica negativa. I colloidi riescono a svolgere anche un’azione di pulizia rimuovendo scorie e tossine che altrimenti si depositerebbero sulle pareti di vene e intestino o rimarrebbero come rifiuti nei liquidi extra- e endocellulari.

Anzi, la microidrina comporta l’eliminazione di una grande quantità di tossine che talvolta gli organi escretori hanno difficoltà ad eliminare per cui possono presentarsi occasionali mal di testa o formazione di muco ecc. In tal caso bisognerebbe diminuire le dosi e bere molto dando tempo al corpo di organizzarsi per l’eliminazione graduale delle scorie tossiche. La migliore dinamica per ottenere tale risultato – come si legge ancora su Una polvere minerale che vitalizza l’acqua - è quella seguente: «Il corpo necessita di determinati antiossidanti per scopi specifici. Per la neutralizzazione di alcuni radicali liberi è ad esempio più adatta la vitamina C. Quando cede il suo elettrone al radicale, la vitamina diviene essa stessa un radicale libero debole. Essa riceve perciò un altro elettrone ad esempio dalla provitamina A, che diviene a sua volta un radicale libero (ancora più debole). Questa riceve poi un elettrone da un altro antiossidante. Per un buon funzionamento delle vitamine è quindi necessaria tutta una serie di altre vitamine o antiossidanti. Alla fine di questi passaggi “a cascata” di elettroni rimane comunque un “residuo tossico”. Se l'organismo contiene sufficiente acqua viva, questa gli cederà un suo elettrone superfluo (ogni [atomo di] idrogeno nelle molecole di H2O ha un elettrone aggiuntivo ed è perciò nella sua forma anionica H-) e lo neutralizzerà. Con ciò non rimane alcun residuo velenoso. La molecola di acqua viva si trasforma semplicemente in acqua normale che potrà essere espulsa con facilità. L’acqua viva è quindi estremamente importante per il buon funzionamento degli altri antiossidanti, di cui non prende il posto, ma bensì li completa»

Possiamo qui segnalare comunque altri importanti antiossidanti che si possono utilizzare e che sono l’acetil-cisteina e il glutatione ma anche sostanze di basso costo e facile reperibilità come il succo di mirtillo e il succo di limone. Anche questi ultimi due composti sono stati analizzati con la bioelettronica Vincent e hanno dato risultati di notevole rilievo.

La bioelettronica di Vincent

È una tecnica diagnostica creata negli anni Cinquanta, dopo trent’anni di studi, dall’ingegnere francese che le ha dato il nome. Oggi è utilizzata in tutto il mondo e anche in Italia si inizia a parlarne (sito ufficiale francese - www.bevincent.com.).

Si tratta di una tecnica fisico-chimica che fonda i suoi dati e rilievi sulla misurazione del pH, dell’rH2 e della resistività elettrica delle soluzioni o sostanze che analizza. L’rH2, o coefficiente di ossidoriduzione, è un indice che nostra per un dato pH le facoltà riduttrici o ossidanti della soluzione.

Con il metodo Vincent è possibile verificare lo stato di salute di un individuo in un determinato momento e verificare per esempio se sangue e urine si stanno ossidando, se c’è la presenza di un cancro ecc. Con le apparecchiature bioelettroniche di Vincent è però possibile anche verificare e misurare la potenza vitale degli alimenti e valutare l’efficacia delle sostanze curative come ad esempio gli antiossidanti.

Si possono inoltre verificare gli stati di inquinamento e ossidazione di cibi, sostanze, acqua e molto altro.

Siccome tutto poi si deve tradurre in un agire per il ripristino dei valori dei tre indicatori entro parametri che statuiscono la normalità e lo stato di salute, è importante selezionare con prudenza i rimedi e gli antiossidanti da assumere per non creare altri squilibri che andrebbero invece in senso opposto (eccessiva alcalinizzazione, superossidazione ecc.).

E qui ritorniamo alle domande di partenza. Quando si dice che la storia è circolare… Qualche paletto sul sentiero comunque è stato piantato. Prima o poi si riuscirà anche a costruire una strada. Romantica e avventurosa come un sentiero però non lo sarà mai.

La questione delle dosi

Tutta la questione rientra nel dibattitto sul cosiddetto Codex Alimentarius, una raccolta di norme internazionali adottate dalla Commissione del Codex Alimentarius stesso, organismo istituito nel 1962 dalla FAO (Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura) e dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità). Questa Commissione avrebbe il compito di uniformare produzione e commercio dei prodotti alimentari, al fine di facilitare gli scambi internazionali e garantire prodotti non adulterati e non nocivi. Purtroppo la via intrapresa da questo organismo è piuttosto filo multinazionali farmaceutiche, per cui ne sta uscendo una serie di norme restrittive per quanto riguarda preparati erboristici e integratori alimentari.

Per quanto Le dosi minori sono le Recommended Daily Allowances, cioè le Razioni Giornaliere Raccomandate di vitamine e di altri micronutrienti stabilite dal Comitato per l’Alimentazione e la Nutrizione dell'Accademia Nazionale delle Scienze statunitense come il minimo vitale per evitare malattie da carenza. Le dosi massime sono quelle ipotizzate da Linus Pauling nelle sue ricerche. A proposito di Pauling in italiano è possibile trovare in biblioteca un suo titolo che fa testo: Pauling Linus, Come vivere più a lungo e sentirsi meglio, Frassinelli, Milano, 1989. Inoltre vedasi Pauling Linus, Vitamin C and the Common Cold, W.H. Freeman and Company, San Francisco, 1970. Un’edizione un po’ più aggiornata dei suoi lavori in lingua inglese è invece: Cameron, Ewan e Pauling, Linus, Cancer and vitamin C, Camino Books, Philadelphia, 1993.

Integratori alimentari

mercoledì 25 settembre 2019

10 straordinarie virtu' dello zenzero



10 straordinarie virtu' dello zenzero

Consapevolezza


Con il cambio di stagione e l'arrivo dei primi freddi lo zenzero è una manna da tenere a portata di mano: scopriamo le sue numerose virtù e i benefici che questa radice ci può regalare

Francesca Rifici - 25/09/2019

Conosciuto fin dalla notte dei tempi, lo zenzero ha lasciato la sua piccante scia in tutto il mondo.

Lo Zingiber officinale, conosciuto come zenzero, è una pianta medicinale e culinaria utilizzata da almeno tremila anni. In Asia questa spezia fa tutt’ora parte dei rimedi terapeutici: viene infatti utilizzata dalla medicina tradizionale cinese, dalla medicina indiana, ayurvedica e tibetana.

Di questa preziosa pianta viene utilizzato comunemente il rizoma, ovvero la radice. In sanscrito zenzero significa “a forma di corno di cervo” per la caratteristica forma ramificata e nodosa della radice.

Lo zenzero è una pianta che possiamo definire “miracolosa” sotto molti aspetti! Al suo interno contiene una varietà di tesori preziosi e i suoi benefici sono molteplici per diversi disturbi.

Gli usi più comuni dello zenzero

- È un antinausea, utilissimo per chi soffre di mal d’auto, mal d’aereo o mal di mare: ne contrasta i fastidiosi sintomi.

- Ha proprietà digestive: all’origine della stimolazione del processo digestivo vi sono le oleoresine e l’olio essenziale contenuto nel rizoma. Queste sostanze permettono all’organismo di accrescere la secrezione dei succhi gastrici e favorire il funzionamento meccanico dell’intestino (peristalsi). Stimola anche il lavoro del fegato, inducendolo a produrre più bile.

- È un antinfiammatorio: inibisce la biosintesi delle prostaglandine. Il dipartimento di Kinesiologia della Georgia College ha testato gli effetti dello zenzero sui dolori muscolari: lo zenzero ha portato alla totale scomparsa dei sintomi.

- È efficace contro i reumatismi di natura infiammatoria: la quotidiana assunzione di capsule può permettere una riduzione del dolore e dell’infiammazione.

- Ha effetti anche sull’artrosi e sull’artrite: consumando la radice cruda quotidianamente si ottengono benefici enormi.

- È un ricco antiossidante, quindi è in grado di contrastare l’azione dei radicali liberi, principali responsabili dell’invecchiamento cellulare. Alcuni studi hanno mostrato che lo zenzero mantiene le sue proprietà anche se sottoposto a calore, quindi anche se cotto.

- Ha un’azione tonica su tutto l’organismo, poiché ha potere stimolante, riscaldante e fortificante. Aiuta a combattere lo stress e la stanchezza.

- Utilissimo durante la stagione fredda, permette di prevenire e guarire l’influenza, la febbre, la tosse, la bronchite e il mal di gola.

- Associato al Partenio (una pianta della famiglia delle Asteracee), aiuta a contrastare i dolori da emicrania accompagnati da nausea.

- In antichità si pensava che lo zenzero avesse proprietà afrodisiache: oggi sappiamo che è un eccellente tonico di energia e favorisce pertanto anche l’attività sessuale.

Olio essenziale di zenzero

Degno di nota è anche l’estratto più concentrato della pianta, ovvero l’olio essenziale di zenzero. Ha un profumo caldo, speziato, canforato. Questo prezioso olio essenziale ha la fama di far circolare le energie del corpo, di riscaldarle, di stimolarle.

Zenzero in gravidanza

Lo zenzero è sconsigliato in gravidanza, soprattutto nei primi sei mesi. Da utilizzare con parsimonia se si assumono farmaci anticoagulanti, perché accentuano l’azione del farmaco.

Zenzero - Olio Essenziale >> http://bit.ly/2kZ8QCD
Tonica, stimolante, energizzante, afrodisiaca