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giovedì 29 luglio 2021

La Musica dell'Universo


La Musica dell'Universo

Scienza e Fisica

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Dal ronzio dei buchi neri al suono rarefatto delle onde gravitazionali: cosa può dirci lo studio del suono sull’origine e la fine dell’Universo

Redazione - Scienza e Conoscenza - 28/07/2021

Estratto da Scienza e Conoscenza n.66 - Suono Quantico

Le onde sonore non possono viaggiare attraverso il vuoto dello spazio, ma possiamo riconoscere i suoni dell’Universo osservando le onde elettromagnetiche registrate da dispositivi chiamati spettrografi, installati su potenti telescopi sparsi nel globo. Questo ci consente di ascoltare molte parti dell'Universo, come i rintocchi delle stelle che nascono o muoiono, il coro di un quasar all’interno di una galassia e molto altro ancora.

Che cos’è il suono

Il suono è una forma di energia che a molti potrebbe sembrare scontata. Forse l'impressione prevalente che incoraggia questo atteggiamento è l'accettazione che sia naturale e abbondante come l'aria. Per le persone che subiscono una perdita dell'udito temporanea o permanente, la percezione del suono e dell'acustica hanno implicazioni significative che creano limitazioni e richieste di adeguamenti considerevoli agli altri sensi di percezione e all'ambiente in cui operano. L'acustica, ovvero la scienza del suono, fornisce all’uomo una maggiore consapevolezza del proprio ambiente.

Il suono è vibrazione. Quando una vibrazione è abbastanza veloce, la sentiamo come un tono, piuttosto che una serie di battiti. Il suono, come la luce o il calore, è un'onda. Tuttavia, una distinzione importante è che, a differenza della luce o del calore (radiazioni), il suono ha bisogno di un mezzo per viaggiare. I suoni richiedono la presenza di molecole o particelle per viaggiare da una regione all'altra.

È la vibrazione verso l'esterno di queste particelle vagabonde nella periferia della sorgente che spiega la produzione e la diffusione delle onde sonore. Una particella che gironzola proprio accanto a una corda pizzicata di una chitarra è immersa nel movimento. Questa particella si muove e trasferisce la sua energia cinetica alla particella vicina, che poi la trasferisce alla sua vicina e così via, finché l'onda raggiunge i ricettori nel nostro orecchio e viene percepita come una nota.

Pertanto, la ragione per cui i suoni non viaggiano nello spazio è perché non ci sono particelle. Detto questo, che dire delle particelle di gas, resti di esplosioni di supernova e altre particelle di polvere? Non possono propagare il suono? Stranamente, no. Queste particelle, a differenza di quelle sulla Terra, non sono abbastanza vicine o, per dirla in modo più elegante, non sono abbastanza compresse. Lo spazio è praticamente vuoto, quindi le particelle dell'esplosione vengono disperse immediatamente e di conseguenza non sono abbastanza dense da trasportare il suono.

Suoni spaziali spettrali

Il suono è anche definito in termini di differenza di pressione. Mentre il suono viaggia attraverso l'aria, allunga e contrae la pressione dell'aria circostante. L'aria oscilla su e giù, e la differenza di tempo tra queste oscillazioni è nota come frequenza del suono. Questa frequenza è misurata in Hertz (una oscillazione al secondo).

Il suono, come la luce, ha anche uno spettro. Gli esseri umani possono sentire solo suoni di frequenze tra 20 Hz e 20 kHz: tale intervallo è detto gamma acustica, in analogia con la gamma visibile di luce nello spettro elettromagnetico. Le frequenze inferiori a 20 Hz sono note come infrasuoni, mentre le frequenze superiori a 20 kHz sono gli ultrasuoni.

Anche la percezione è altamente consequenziale. Non possiamo sentire le frequenze al di sopra o al di sotto della gamma acustica a causa dei vincoli dell'apparato uditivo. Ciò che etichettiamo e modelliamo come "suono" è un insieme di frequenze particolari a cui è sintonizzato il nostro orecchio.

I suoni nello spazio possono essere rivelati indirettamente studiando la radiazione elettromagnetica emessa dalle nubi di polveri e gas attraversate dalle onde acustiche. I suoni nello spazio sono stati registrati dalla NASA con l'ausilio di apparecchi altamente sensibili, come l'Osservatorio a raggi X Chandra.

Gli astronomi hanno scoperto un buco nero supermassiccio che “ronza” a 250 milioni di anni luce dalla Terra, risiedendo nell'ammasso di Perseo. Hanno osservato le increspature nel gas che riempivano questo ammasso, producendo la "nota" più profonda rilevata da qualsiasi oggetto nell'Universo. Questo è un milione di miliardi di volte più profondo della più bassa frequenza di suono che possiamo sentire.

Perseo è il gruppo più luminoso di galassie che diffonde raggi X, che lo rende il jukebox perfetto per trovare onde sonore nello spazio che riverberano attraverso il gas nel cluster. Si stima che l'impulso elettromagnetico sia stato generato dal movimento di gas caldo e magnetizzato che ingloba il buco nero.

Il suono delle onde gravitazionali

Possiamo parlare di suoni dell’Universo anche in relazione alle onde gravitazionali "predette" oltre un secolo fa da Albert Einstein sulla base della sua teoria della relatività generale e recentemente confermate nella pratica. Le onde gravitazionali viaggiano alla velocità della luce ed il loro effetto discernibile è una distorsione o un'incrinatura spazio-temporale.

Il primo punto che dobbiamo comprendere è che il nostro pianeta, la Via Lattea e il resto delle galassie esistono tutti in un sistema in cui né lo spazio né il tempo sono costanti. Entrambi costituiscono un tessuto che può essere modificato dalla materia e dall'energia; maggiore è la massa, maggiore è la deformazione. Infatti, gli oggetti più grandi deformano il tempo nello spazio e fanno sì che altri oggetti più piccoli sperimentino una forza di attrazione e orbitano intorno a loro.

In ogni caso qualsiasi oggetto in rapido movimento produce queste onde gravitazionali o increspature, che poi si propagano deformando il tessuto spazio-temporale; ma la gravità è molto debole, quindi queste onde sono rilevabili solo se prodotte da corpi enormi che si muovono a grande velocità.

Esempi potrebbero essere rappresentanti da fenomeni come i momenti che precedono la fusione di due buchi neri o l'esplosione di una supernova; ad oggi, tuttavia, sono stati prodotti così lontani da noi che sono impercettibilmente deboli nel momento in cui raggiungono il nostro sistema solare.

Prova diretta della loro esistenza è stata acquisita per la prima volta dall’interferometro LIGO, uno strumento ottico statunitense ad alta precisione che sta impegnando oltre un migliaio di ricercatori a livello mondiale. L'interferometro VIRGO europeo e il rivelatore di onde gravitazionali Geo600 in Germania sono altri esempi dei pochi strumenti di precisione attualmente in funzione. Questi moderni rivelatori decodificano i segnali ricevuti da queste onde di energia in suono; per questo motivo alcuni fisici li hanno soprannominati mormorii spazio-temporali.

Ciò che questi rivelatori sono riusciti a misurare nel 2015 erano onde da 10 Hz a 1000 Hz. Allo stesso tempo, ESA sta realizzando un progetto per rivelare onde gravitazionali nell'intervallo da 0.1mHz a 1Hz, attraverso la missione LISA (Laser Interferometer Space Antenna), un'iniziativa congiunta ESA-NASA che costituirà la prima stazione spaziale a lavorare come un dispositivo di misurazione dell'onda gravitazionale a bassissimo raggio. L'anno di lancio programmato è il 2034 e le conclusioni che ne trarranno aiuteranno a completare il puzzle del Big Bang, a chiarire la composizione dell'Universo e a far luce sul suo futuro.

Nel frattempo, il 3 dicembre 2015, dallo spazio spaziale europeo di Kourou nella Guiana francese, un missile Vega è esploso per mettere in orbita la missione LISA Pathfinder per il test in volo di questa tecnologia di rivelazione delle onde gravitazionali. Questa fase precedente della missione LISA si è conclusa nel luglio 2017, data in cui il trasmettitore di bordo è stato spento. Ma in soli due mesi di test scientifici sono state tratte le prime conclusioni, presentate nel Centro spaziale europeo di astronomia (ESAC) nella capitale spagnola. Oltre a provare l'esistenza di questo disturbo gravitazionale, secondo Fabio Favata, Capo dell'Ufficio di Coordinamento per la Direzione della Scienza, la missione di LISA Pathfinder è stata un successo clamoroso, inaugurando una nuova era di innovazione.

In questa missione di validazione, il banco di prova di LISA Pathfinder è stato messo in orbita nel marzo 2016 attorno al punto Terra-Sole L1 a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, per un periodo di 16 mesi. L'astronave, seguendo l'orbita di Lissajous, è rimasta in caduta libera.

Il cuore di questa navicella si trova in una capsula centrale cilindrica, il LISA Technology Package (LTP) da 150 chilogrammi, progettato da Airbus Defence & Space Ltd. Questo contiene due masse di test identiche che pesano meno di due chilogrammi, costituite ciascuna da un cubo di 46 mm di lato composto da una lega platino-oro, e separate da una distanza di 38 centimetri. Un fascio di luce (laser interferometrico) misura continuamente la posizione e l'orientamento di queste masse di test, con precisione del picometro (10-12m). Qualsiasi onda gravitazionale passante si rivelerebbe quindi come un cambiamento nella posizione relativa dei cubi.

Conclusioni

Si stima che siano passati 14 miliardi di anni dalla nascita dell'Universo e che qualsiasi suono prodotto dall'evento si sia da tempo scomparso. Gli scienziati ritengono, tuttavia, che l'espansione dell'Universo abbia prodotto massicce ondate sonore che hanno risuonato attraverso il plasma e l'idrogeno, modellando la radiazione di fondo cosmica in modo che alcune aree rimangano più calde e altre restino più fredde. In tutto questo molte onde gravitazionali si sono prodotte in seguito a vari eventi astronomici, come la fusione di buchi neri. Lo studio del suono ci porterà a individuare nuove teorie dell’Universo e, perché no, nuove forme di vita con le quali comunicare.

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Rivista - Settembre 2018

Nuove scienze, Medicina Integrata, Coscienza

www.macrolibrarsi.it/libri/__scienza-e-conoscenza-n-66-settembre-2018.php?pn=1567


venerdì 7 dicembre 2018

La musica dell'universo, dal ronzio al suono...




La musica dell'universo, dal ronzio dei buchi neri al suono rarefatto delle onde gravitazionali

Scienza e Fisica Quantistica
      


Che cos'è il suono e come si propaga? Nell'ultimo numero di Scienza e Conoscenza Suono quantico, tutto vibra: dal DNA alle Galassie nell'Universo parliamo della forma del suono e delle sue particolarità

Redazione Scienza e Conoscenza - 06/12/2018


Un'estratto da Scienza e Conoscenza n.66

Le onde sonore non possono viaggiare attraverso il vuoto dello spazio, ma possiamo riconoscere i suoni dell’Universo osservando le onde elettromagnetiche registrate da dispositivi chiamati spettrografi, installati su potenti telescopi sparsi nel  globo. Questo ci consente di ascoltare molte parti dell’Universo, come i rintocchi delle stelle che nascono o muoiono, il coro di un quasar all’interno di una galassia e molto altro ancora.


Che cos’è il suono

Il suono è una forma di energia che a molti potrebbe sembrare scontata. Forse l’impressione prevalente che incoraggia questo atteggiamento è l’accettazione che sia naturale e abbondante come l’aria. Per le persone che subiscono una perdita dell’udito temporanea o permanente, la percezione del suono e dell’acustica ha implicazioni significative che creano limitazioni e richieste di adeguamenti considerevoli agli altri sensi di percezione e all’ambiente in cui operano. L’acustica, ovvero la scienza del suono, fornisce all’uomo una maggiore consapevolezza del proprio ambiente. Il suono è vibrazione. Quando una vibrazione . abbastanza veloce, la sentiamo come un tono, piuttosto che una serie di battiti. Il suono, come la luce o il calore, è un’onda. Tuttavia, una distinzione importante è che, a differenza della luce o del calore (radiazioni), il suono ha bisogno di un mezzo per viaggiare. I suoni richiedono la presenza di molecole o particelle per viaggiare da una regione all’altra. La vibrazione verso l’esterno di queste particelle vagabonde nella periferia della sorgente che spiega la produzione e la diffusione delle onde sonore. Una particella che gironzola proprio accanto a una corda pizzicata di una chitarra immersa nel movimento. Questa particella si muove e trasferisce la sua energia cinetica alla particella vicina, che poi la trasferisce alla sua vicina e così via, finché l’onda raggiunge i ricettori nel nostro orecchio e viene percepita come una nota. Pertanto, la ragione per cui i suoni non viaggiano nello spazio è perché non ci sono particelle. Detto questo, che dire delle particelle di gas, resti di esplosioni di supernova e altre particelle di polvere? Non possono propagare il suono? Stranamente, no. Queste particelle, a differenza di quelle sulla Terra, non sono abbastanza vicine o, per dirla in modo più elegante, non sono abbastanza compresse. Lo spazio è praticamente vuoto, quindi le particelle dell’esplosione vengono disperse immediatamente e di conseguenza non sono abbastanza dense da trasportare il suono.


Suoni spaziali spettrali

Il suono è anche definito in termini di differenza di pressione. Mentre il suono viaggia attraverso l’aria, allunga e contrae la pressione dell’aria circostante. L’aria oscilla su e giù, e la differenza di tempo tra queste oscillazioni è nota come frequenza del suono. Questa frequenza è misurata in Hertz (una oscillazione al secondo).  Il suono, come la luce, ha anche uno spettro. Gli esseri umani possono sentire solo suoni di frequenze tra 20 Hz e 20 kHz: tale intervallo è detto gamma acustica, in analogia con la gamma visibile di luce nello spettro elettromagnetico. Le frequenze inferiori a 20 Hz sono note come infrasuoni, mentre le frequenze superiori a 20 kHz sono gli ultrasuoni. Anche la percezione è altamente consequenziale. Non possiamo sentire le frequenze al di sopra o al di sotto della gamma acustica a causa dei vincoli dell’apparato uditivo. Ciò che etichettiamo e modelliamo come “suono” è un insieme di frequenze particolari a cui è sintonizzato il nostro orecchio. I suoni nello spazio possono essere rivelati indirettamente studiando la radiazione elettromagnetica emessa dalle nubi di polveri e gas attraversate dalle onde acustiche. I suoni nello spazio sono stati registrati dalla NASA con l’ausilio di apparecchi altamente sensibili, come l’Osservatorio a raggi X Chandra. Gli astronomi hanno scoperto un buco nero supermassiccio che “ronza” a 250 milioni di anni luce dalla Terra, risiedendo nell’ammasso di Perseo. Hanno osservato le increspature nel gas che riempivano questo ammasso, producendo la “nota” più profonda rilevata da qualsiasi oggetto nell’Universo. Questo un milione di miliardi di volte più profondo della più bassa frequenza di suono che possiamo sentire. Perseo è il gruppo più luminoso di galassie che diffonde raggi X, che lo rende il jukebox perfetto per trovare onde sonore nello spazio che riverberano attraverso il gas nel cluster. Si stima che l’impulso elettromagnetico sia stato generato dal movimento di gas caldo e magnetizzato che ingloba il buco nero.

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Rivista - Settembre 2018
Nuove scienze, Medicina Integrata, Coscienza

mercoledì 4 giugno 2014

All'Origine Fu la Vibrazione

All'Origine Fu la Vibrazione

Nuove e antiche conoscenze tra fisica, esoterismo e musica



Le più recenti scoperte scientifiche non fanno altro che confermare ciò che le più antiche e millenarie culture hanno sempre sostenuto: l’Universo è un immenso campo vibratorio nel quale innumerevoli dimensioni si interpenetrano, esplicandosi olograficamente in quella che noi definiamo “realtà”.

La musica, in virtù delle sue conoscenze delle leggi del suono, della vibrazione e dei rapporti armonici, offre inimmaginabili capacità di interpretazione e comprensione dello spazio-tempo e dei fenomeni fisici che lo caratterizzano, quale ad esempio la gravitazione.

Tramite questo brillante saggio l’autore esplora le infinite possibilità offerte da una rinnovata comprensione delle dinamiche alla base del tempo e dello spazio e da una visione della fisica totalmente nuova, anche se le sue radici affondano nel passato più remoto della civiltà umana.

Il “Canto che univa l’Universo” illumina le menti e i cuori delle anime in grado di ascoltarlo, prefigurando un Cosmo intelligente e consapevole nel quale l’uomo gioca un ruolo fondamentale.

Le ricadute tecnologiche di questa arcaica conoscenza delle leggi del suono e dell’armonia, in particolare nel campo dell’energia e dei sistemi di trasporto, sono semplicemente sbalorditive e il loro sviluppo quanto mai impellente in questo nostro mondo, governato, oppresso e devastato da interessi monopolistici legati allo sfruttamento dei combustibili fossili e nucleari.


Quando i Pitagorici si riferivano all’Harmonia del Cosmo, era solo una metafora o una formula scientifica, occultata dietro un simbolismo mistico? La scienza ufficiale è zeppa di bugie clamorose, calcoli corretti, solo un pochino! giusto per essere esatti, da Galileo a Newton, da Einstein a Emilio Segrè. E tutto ciò per nasconderci la verità.

La “materia” non esiste, è solo un’oscillazione più lenta. Il Tempo è solo un trucco dell’Eternità, affinché gli eventi non accadano tutti nello stesso istante. C’è un modo di produrre energia mediante apparecchiature frequenziali, collegate a sistemi antigravitazionali e quindi ai viaggi nel tempo? È possibile influire sulla risonanza del DNA con frequenze modulate per correggere malattie genetiche? Bloccare le nuove vie della folle ricerca eretica, animate dall’amore per lo studio dei segreti dell’Universo, significa impoverire l’intera umanità e tenerla legata a produzioni energetiche autodistruttive, obsolete e paleolitiche, che stanno annientando il pianeta.

Il testo seguente è tratto dall’Introduzione di “All’origine fu la vibrazione“:

L’uomo trova ciò che vuole. Dipende dalla cablatura del suo cervello. Di conseguenza, costruisce delle macchine per vedere ciò che ha immaginato in base alle proprie convinzioni. Ma tutto esiste, tutto è compresente. Miliardi di frequenze, di cui noi percepiamo soltanto una, quella materiale, deperibile fino all’indecenza. Perciò il matematico, esoterista e veggente del XVIII secolo, Emanuel Swedenborg, sostiene che

“I pensieri sono tanto più finiti e ristretti quanto più dipendono da spazio, tempo e cose materiali, mentre sono tanto più infiniti ed estesi quanto più se ne liberano, perché allora il mentale si eleva al di sopra delle cose mondane e corporali”.

Di solito si pensa che il tempo scorra quasi come una retta omogenea. Eppure il tempo è una delle manifestazioni distorte degli altri sistemi concomitanti. In verità il tempo-spazio è almeno esadimensionale. È pieno di curve, di bolle, di cunicoli, di labirinti antigravitazionali, quelli che potrebbero essere adoperati per viaggiare nel tempo da una costellazione all’altra. Eppure siamo portati a pensare che il tempo sia unidimensionale e perfettamente uniforme, lineare. Nient’affatto. È complicato come una sorta di dedalo di Minosse (metafora che si riferisce all’Iperspazio, agli universi paralleli, perpendicolari e sferici).

Le leggi della fisica vanno studiate nel loro ambiente naturale, la vita, altrimenti mostreranno la loro parte peggiore, il lato oscuro di una forza avversa. Ma è tutta colpa di una metodologia di studio che è più attinente ai cacciatori di frodo che alla filosofia della conoscenza. Un cinghiale morto non ha più abitudini, non può più muoversi. Un ghepardo in gabbia perde la sua magnificenza e splendore. Non può più mostrare, come fa nelle savane dell’Africa, il suo incredibile scatto e la sua meravigliosa velocità. Peter Freund, docente di fisica teorica presso l’Istituto Enrico Fermi dell’Università di Chicago, al riguardo afferma che:

“L’habitat naturale delle leggi della fisica è lo spazio-tempo delle dimensioni superiori. Fatto sta che possiamo misurare le leggi della fisica solo dopo averle imprigionate e ridotte nello spazio angusto, nella gabbia del nostro laboratorio tridimensionale. Ciò che contempliamo del ghepardo ha però perso la grazia e la bellezza originaria”[1].

La nostra vita è troppo breve, perché si possa quantificare il respiro del Cosmo. Non è questione di apparecchiature, ma d’interrelazione vibratoria degli astri, della Terra e dell’uomo. Tutto ciò che vive è imprevedibile, sfugge ad ogni tipo di “mappatura”, condotta con i calcoli logici e localizzati nel tempo e nello spazio. La riflessione su periodi brevi non può essere applicata a strutture incommensurabilmente grandi o piccole.

Ci servono equazioni variabili, stabilite su principi eternamente divenienti, come accade nella teoria delle funzioni armonistiche, adoperate in analisi musicale. Queste potrebbero essere unite alle funzioni della fisica e della matematica. Si unificherebbero così – in maniera organica – la precisione di queste ultime e l’incantevole grazia delle prime. Ed anche allora, bisognerà tenere sempre a mente, che l’indagine riguarda soltanto una parte di un tutto ben più vasto, di cui si cerca la formula primigenia. Riusciremo mai a trovarla?

Se tutte le scienze, le arti e le filosofie collaboreranno insieme, forse sì. La matematica e la fisica da sole, certamente non ne saranno capaci. Sono in una fase di stallo, nessuno può negarlo! Ancora una volta può soccorrerci un’antica conoscenza, di origine egizia: il Simbolismo Harmonikale.

Il Simbolismo Harmonikale è il codice di lettura dell’immanenza spirituale e materiale. Questa scienza integrale, se adeguatamente attualizzata, assumerà i contorni di una parabola evoluistica, che scardinerà i limiti ingannevoli fra realtà ed apparenza. Essa si basa sul divenire della vita e sulle sue funzioni fluttuanti. Rifugge dai calcoli fissi e si affida alle analogie qualitative. Ama farsi guidare dal principio della risonanza musicale ed individua le forme tridimensionali come calco solido di altri mondi eterei. Considera la spirale fonica un’energia che informa il nostro sistema fisico. Ogni cosa, ogni formulario esoterico, ogni sistema aggregativo e disgregativo diviene così immanente visione multicomprensiva fra passato e futuro, tra micro e macrocosmo, fra natura ed artificio. Al centro della concezione Harmonikale si situa l’uomo con le sue capacità discrezionali e la sua sensibilità, sottoposte anch’esse – comunque – alle stesse leggi frattali, stocastiche e ricorsive. Iniziò Pitagora di Samo (2500 anni fa) a recuperare a piene mani quell’insegnamento egizio, che unisce bellezza e matematica, fisica e musica, calcolo e vita.

Per tali motivi auspichiamo che le generazioni future recuperino tale organicismo ed universalismo cognitivo, giacché le migliori scoperte si compiono proprio sul limitare delle varie branche del sapere e delle varie arti. Allora forse, per brevi attimi, fra scienza e astronomia, medicina e geometria, musica e pittura, arriveremo a scorgere quelle leggi universali, di cui siamo l’espressione. Unicamente l’Intendimento della logica e la Meditazione dello spirito – ovvero l’Intelligenza del Cuore in Harmonia con la Ragione – potranno intravedere il sentiero che conduce al luogo che non si conosce. Il Cosmo ha per ognuno di noi, limiti apparenti.

Pure nel presente scritto, abbiamo riportato altre corrispondenze universali, che rientrano in quelle costanti che regolano il nostro universo elettromagnetico. Del resto, è inevitabile rimarcare un fatto ovvio: vivere in una bolla spaziotemporale, definita da certi schemi, provoca la loro presenza in qualunque aspetto della nostra realtà. Anzi, rilevarne i parametri con ogni mezzo delle varie branche del sapere dovrebbe essere una sicura prospettiva verso la conoscenza ultima. Ma, affinché tale visione sia vincente, bisogna auspicare che lo studio sulla conformazione e sulle leggi fondamentali del suono diventi una prassi d’indagine corrente. Un simile modo d’agire darà luogo alla Fisica Vibrazionale e alla sua visione organicistica. Essa dovrà stringere – in un unico abbraccio – la multidimensionalità del micro e del macrofisico, come manifestazioni diverse di un’unica formula primordiale.

È solo in questa ottica che si può comprendere l’essenza della Gravità. Come facevano gli scienziati delle civiltà arcaiche e preistoriche, ragioneremo per analogia, introducendo nel nostro modo di procedere – con l’intelligenza del cuore e della mente – i simbolismi mitici che nascondono il più delle volte equazioni matematiche. E faremo riferimento alle correlazioni tra suono e numero, fra la matrice virtuale ed i suoi aspetti fluttuanti “implicati”. Evidenzieremo l’immagine del tempo, in quanto interferenza d’onda tra passato e futuro. Auspicheremo l’equilibrio delle energie sottili, tramite il Canto Harmonico. Teorizzeremo la produzione di energia mediante dispositivi frequenziali, collegati allo sviluppo di apparecchiature antigravitazionali e quindi ai viaggi nel tempo. Accenneremo alla possibilità di influire sulla risonanza del DNA, allo studio di sistemi analogici che comprendano le strutture minime della “materia” come oscillazioni di corde. Per fare questo, però, abbiamo bisogno di conoscere a fondo la conformazione del suono, i suoi costituenti basilari, i suoi legami col numero.

Da Newton ad Einstein, la scienza meccanicistica ha fondato il suo sistema d’indagine sul principio apparente di massa “in contrasto” all’energia (come dire che i toni e le loro armoniche risultanti siano cose diverse e non interdipendenti). Ma l’energia non è che la materia liberata, come la massa è soltanto una vibrazione più lenta, interpretata dal nostro cervello come oggetto percepibile (Matrix). La massa, pertanto, in un nuovo paradigma unificante della fisica, deve essere considerata nient’altro che la forza cristallizzata, come l’architettura è musica pietrificata, ove l’oscillazione – sempre presente – sfugge ai nostri sensi. Le molecole sono quanti d’energie vibranti, sono microcorde oscillanti e non palle da biliardo, come ci vengono proposte dalla fisica tradizionale. La “materia”, pertanto, è un ulteriore campo fluttuante. È un livello vibrazionale più basso dell’energia, mentre questa ne rappresenta il livello più alto.

[1] Cit. in: Michio Kaku, Iperspazio, Diegaro di Cesena (FC), Macroedizioni, 2002, 33.


Alessio Di Benedetto
All'Origine Fu la Vibrazione >> http://goo.gl/IaEDed
Nuove e antiche conoscenze tra fisica, esoterismo e musica
Editore: Nexus Edizioni
Data pubblicazione: Agosto 2008
Formato: Libro - Pag 336 - 15x21



venerdì 14 giugno 2013

La Musica del Cosmo

La Musica del Cosmo

Dalla radiazione fossile alla sinfonia delle stelle e dei pianeti

di Corrado Ruscica - 13/06/2013


Se alziamo lo sguardo al cielo in una notte buia stando lontani da ogni rumore cittadino, ci rendiamo subito conto non solo della vastità dello spazio, ma soprattutto del suo silenzio surreale. Già perché dal cielo l’informazione viene trasportata principalmente dalla luce, cioè dalle onde elettromagnetiche di cui l’occhio umano percepisce solo una parte. Se ciò lo paragoniamo ad un esempio canoro, sarebbe come ascoltare una melodia con un filtro nelle orecchie che lascia passare solo alcune note musicali. In questo modo diventa difficile indovinare la canzone che stiamo ascoltando per cui il suo motivo diventerà incomprensibile. Questo problema era analogo a quello che dovevano affrontare gli astronomi circa cinquant’anni fa quando essi si limitavano, appunto, ad osservare il cielo solo attraverso la luce visibile. Oggi, grazie ai progressi nel campo della tecnologia, si sono aperte tutta una serie di “finestre osservative” dello spettro elettromagnetico per cui disponiamo di una visione più moderna e più completa dell’Universo.

In particolare, possiamo osservare un oggetto celeste a lunghezze d’onda, o frequenze, diverse in modo da studiarne le sue caratteristiche e proprietà fisiche ricostruendo il suo passato e magari prevedendo la sua futura evoluzione, come avviene per esempio nel caso delle stelle. Ora, mentre le onde elettromagnetiche possono essere trasformate in percezioni visibili dall’occhio umano, in natura esistono anche le onde sonore, cioè onde di densità, che sono prodotte da qualche sorgente e possono essere interpretate come deformazioni temporali dello spazio: un esempio è la voce (la sorgente) le cui onde acustiche si propagano nell’aria (lo spazio) per poi raggiungere l’orecchio umano. In generale, i corpi celesti possono produrre le onde sonore che si propagano dall’interno fino alla superficie: la deformazione che esse producono si può misurare e permette di avere informazioni indirette sulle loro proprietà fisiche. Ma una volta giunte in superficie, le onde sonore non possono più propagarsi nel vuoto, a differenza delle onde elettromagnetiche, poiché la densità del mezzo risulta troppo bassa e perciò non si formano onde di densità.

Il vagito primordiale

Secondo il modello cosmologico standard, si ritiene che l’Universo sia nato in seguito ad una grande esplosione iniziale, il Big Bang, che rimane a tutt’oggi il più grande enigma astrofisico (vedasi Enigmi Astrofisici). Questo termine, a cui potrebbe essere attribuito il “primo vagito cosmico”, contiene di per sé una contraddizione perché non è stato “big”, dato che si suppone che tutta la materia e l’energia fossero contenute in una sorta di punto infinitamente piccolo, quello che gli astronomi chiamano singolarità, e non c’è stato alcun “bang”, ossia alcun frastuono iniziale, poiché non c’era ancora lo spazio da permettere la propagazione di onde sonore dato che fu lo stesso “big-bang” a produrre lo spazio, la materia e l’energia, insomma il nostro Universo. Tuttavia, quasi 400 mila anni dopo, lo spazio diventò sempre più denso e solo allora si formarono le condizioni fisiche affinchè le onde sonore giunte sulla superficie delle prime strutture cosmiche furono in grado di propagarsi verso l’esterno. Infatti, grazie alla recente missione spaziale del satellite WMAP (Wilkinson Microwave Anisotropy Probe), oggi possiamo rivelare quelle increspature sulla “superficie dell’Universo” e, analizzando le tracce delle onde sonore iniziali, possiamo risalire alla natura del materiale che le ha trasportate durante le fasi primordiali, ottenendo così informazioni di fondamentale importanza su come è nato e si è evoluto l’Universo.

Ma è possibile ricostruire il “vagito cosmico”, cioè il suono della grande esplosione iniziale? La risposta è no per i motivi che abbiamo detto in precedenza. Nonostante ciò, un gruppo di ricercatori dell’Università di Washington guidati da John Cramer ha elaborato un modello dell’eco dell’esplosione iniziale, nota agli astronomi come la radiazione fossile, concludendo che essa non fu simile a quella di una gigantesca detonazione bensì a quella di un aereo che vola sopra le nostre teste. Il modello si basa sui dati del satellite WMAP e considera tutte le frequenze in un arco di tempo che va dal Big Bang fino a circa 760 mila anni dopo, quando cioè l’Universo aveva un diametro di circa 20 milioni di anni luce. Il “suono” risultante, però, non è udibile all’orecchio umano, perciò i ricercatori hanno dovuto alzare la frequenza di 100 mila miliardi di miliardi di volte e ciò che ne risulta assomiglia ad un aereo in avvicinamento che poi si allontana. Secondo alcuni scienziati, nella radiazione fossile si sono impresse le onde acustiche che si propagavano in un mezzo primordiale composto da un gas di particelle elementari caratterizzato da regioni più dense e meno dense. Le perturbazioni nate da queste differenze di densità si propagavano come onde sonore che sono state catturate dopo 13 miliardi di anni dal satellite WMAP convertendo in suono l’eco del Big Bang.

Una sinfonia cosmica

Se il suono dell’eco cosmica assomiglia a quello di un tono grave simile a quello di un contrabbasso, nel cosmo si possono “ascoltare” una varietà di suoni misteriosi che provengono tipicamente dalle stelle, ma anche dai pianeti. Nel caso delle supernovae, che sono ben visibili da enormi distanze grazie alla loro elevata luminosità, il suono dell’esplosione della stella non può essere percepito, poiché le onde sonore non possono propagarsi nello spazio. Ma cosa succede se convertiamo le onde luminose di una supernova in un suono percepibile dall’orecchio umano? È ciò che ha realizzato il percussionista della band Grateful Dead e vincitore di un Grammy, Mickey Hart con il suo progetto musicale “Rhythms of the Universe”. Grazie alla collaborazione di Keith Jackson, un informatico di Berkeley e appassionato di musica, una volta eseguita la conversione da onde luminose a onde sonore, preservando sempre l’informazione scientifica, ciò che si sente è una sorta di vibrazione grave prodotta da un tamburo, inframmezzata da suoni più acuti, quasi come se si avesse la percezione di udire un terremoto. Nella sua versione canora, il Sole assomiglia ad un gigantesco organo a canne o ad una potente chitarra e quando dalla corona solare vengono emessi i giganteschi brillamenti, imponenti vampate che possono raggiungere temperature di milioni di gradi Celsius, si elevano sibili sottilissimi e risonanze che ci ricordano l’ambient music. La famosissima nebulosa del Granchio, una stella esplosa nel 1054 ed osservata per la prima volta dagli astronomi cinesi e arabi, ospita una pulsar, cioè una sorgente stellare pulsante che emette onde radio.

Qui, le intense radiazioni elettromagnetiche, dovute alla rapida rotazione della stella di neutroni i cui impulsi hanno un periodo di 33 millisecondi, ricordano una sorta musica percussionistica caratterizzata da uno schiocco secco, periodico e regolare. Nel caso dei pianeti un esempio per tutti è Giove che quando interagisce gravitazionalmente con la luna più vicina, Io, produce una sequenza sonora che può durare anche molte ore. Inoltre, sempre nel sistema di Giove, unici sono i suoni prodotti dalle aurore che si formano su Ganimede. Più di recente, la sonda Cassini-Huygens ha registrato l’eco dei turbini che martellano l’atmosfera di Saturno. Infine, sopra le nostre teste un po’ di romanticismo ci viene dato dalle stelle cadenti che producono suoni attraversando l’atmosfera terrestre manifestandosi come meteore. Insomma, quasi tutti i corpi celesti vibrano come strumenti musicali e perciò producono i suoni più svariati: dal mormorio al rombo, dal fruscio al clic fino al rumore puro. Se poi un giorno si dimostrerà vero che l’Universo non è composto da particelle elementari bensì da stringhe infinitamente piccole, come descritto dalla teoria delle stringhe, allora la sinfonia cosmica potrebbe essere composta, in definitiva, dalle vibrazioni di questi filamenti sottili accompagnate dai suoni emessi da ogni oggetto celeste quale componente di una grandiosa orchestra.

Sitografia
Spacesounds: spacesounds.com

Questo articolo è tratto dalla rivista 42

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Scienza e Conoscenza - N. 42
Nuove scienze e antica saggezza per svelare i misteri della vita
Editore: Scienza e Conoscenza - Editore
Data pubblicazione: Novembre 2012
Formato: Rivista - Pag 80 - Cartacea - Ebook