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giovedì 8 giugno 2023

Chiavi Genetiche


Chiavi Genetiche: strumento per comprendere l'umanità

Medicina Quantistica e Bioenergetica

>> https://bit.ly/43wvsuk

Le chiavi genetiche sono un vero e proprio manuale rivolto al nostro codice genetico e traggono ispirazione dall’antico testo della cultura cinese – l’I-Ching o Libro dei Mutamenti – uno strumento molto utilizzato soprattutto dai saggi del passato che se ne servivano per prendere decisioni il più possibile in armonia con i flussi della natura.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 15/06/2023

In tempi più recenti - a partire dalla fine degli anni ’80 – grazie alle intuizioni di Ra Uru Hu, creatore del sistema chiamato Human Design e, successivamente, agli approfondimenti di Richard Rudd, la comprensione del vero tesoro contenuto nell’I-Ching ha raggiunto un livello decisamente diverso: il Libro dei Mutamenti fornisce in realtà una vera e propria mappa delle dinamiche energetiche che sono alla base di tutti i sistemi viventi.

Si tratta insomma di importanti informazioni che sembrano essere in diretta relazione con il nostro DNA, al punto che gli stessi esagrammi – i disegni con sei linee intere o spezzate contenuti nell’I-Ching e i modi in cui tali linee si combinano tra loro – si basano sullo stesso schema che caratterizza anche il codice genetico. Così come nell’I-Ching la combinazione dei gruppi di trigrammi – i raggruppamenti di tre linee – formano alla fine 64 esagrammi, anche nel DNA umano i codoni, cioè i raggruppamenti chimici che corrispondono ai vari amminoacidi, sono 64. D’altro canto, la geometria dei 64 elementi è proprio la matrice su cui si fondano la maggior parte delle discipline umane, dalla fisica, alla musica, all’informatica, solo per citarne alcune.

Lo stesso fiore della vita – figura geometrica molto conosciuta e utilizzata in svariati ambiti – è formato anch’esso proprio da 64 cerchi che si intrecciano tra loro. La correlazione tra il libro dell’I-Ching e il nostro codice genetico crea insomma un nuovo linguaggio olistico e sottile che entra in risonanza e comunica direttamente con le cellule del nostro organismo, fornendo gli strumenti per innalzare la nostra vibrazione e poter manifestare nel mondo i veri potenziali che giacciono nel profondo della doppia elica del DNA, in attesa di essere attivati.

Tutti noi arriviamo sulla Terra con la nostra personale geometria sacra, cioè con un progetto di vita unico, racchiuso nel nucleo del nostro essere. L’insegnamento delle Chiavi Genetiche ci dà modo di scoprire la natura di tale progetto attraverso il Profilo Ologenetico che, in base alla data, all’ora e al luogo dove siamo nati, ci fornisce una mappa personalizzata delle Chiavi – ossia le sequenze genetiche – che ci caratterizzano e che sono in grado di sbloccare il nostro potenziale più elevato in tutti gli ambiti dell’esistenza: dalle dinamiche relazionali allo scopo di vita, dalla prosperità finanziaria alla salute, dalla guarigione delle ferite dell’infanzia alle dinamiche per il risveglio spirituale.

Come precisato nel Glossario di Crescita personale che si trova in fondo al libro delle Chiavi Genetiche “in virtù della sua natura ologenetica, a prescindere dal punto verso cui rivolgerete la consapevolezza, attiverete contemporaneamente tutti i percorsi compresi nel vostro profilo”. Mi piace particolarmente considerare il Profilo Ologenetico come una vera a propria “mappa del tesoro”, formata da una serie di sfere colorate collegate tra loro da vie – o sentieri – che indicano un percorso da compiere e che corrispondono a tre importanti sequenze: la Sequenza di Attivazione che sblocca il Genio attraverso i Doni Primari, la Sequenza di Venere che sblocca gli schemi emozionali profondi, e la Sequenza della Perla che attiva la capacità di essere efficienti e prosperare nella vita. L’insieme di queste tre sequenze prende il nome di Sentiero Dorato ed è, in sostanza, un percorso che parte da noi e ci fa….tornare a noi, dopo aver scoperto e attivato il nostro vero tesoro, cioè l’espressione più alta di chi siamo veramente: il nostro GENIO.

Nell’immaginario collettivo si associa il concetto di “Genio” a personaggi fuori dal comune, ma le Chiavi Genetiche insegnano che ognuno di noi ha un proprio Genio da portare in dono al mondo, sotto diverse forme. Il modo che abbiamo per riconoscere se lo stiamo già manifestando è estremamente semplice: basta vedere se ciò che facciamo ci rende gioiosi e, come sottolinea lo stesso Richard Rudd “Il genio può emergere soltanto da questa radianza interiore. Se non vi rende autenticamente entusiasti, allora non è il vostro genio.”

Possiamo dunque considerare Le Chiavi Genetiche come una sorta di “manuale di giardinaggio” che spiega come far crescere e prosperare il seme che è già dentro di noi, nel nostro DNA. Gli attrezzi da usare sono semplici e alla portata di tutti e sostanzialmente sono quattro: la RICERCA, cioè la voglia di conoscersi meglio, la GENTILEZZA, essenziale per approcciare in modo delicato le proprie “Ombre”, la CONTEMPLAZIONE, cioè l’utilizzo giocoso della mente che, aprendo percorsi nuovi dentro di sé, finisce per condurre a un empowerment personale e la PAZIENZA, cioè il concedersi del tempo affinché i Doni possano sbocciare e incarnarsi profondamente.

Viaggio tra le Chiavi Genetiche – Ombre, Doni, Siddhi, partner di programmazione e Anelli Codonici

Entrando nell’affascinante mondo delle Chiavi Genetiche, vi imbatterete in parole e concetti nuovi. In realtà si tratta solo di prendere confidenza con il mondo delle frequenze. Ogni Chiave infatti è caratterizzata da tre “bande di frequenza” che sono rispettivamente l’Ombra, il Dono e la Siddhi. Per fare un esempio più concreto potremmo paragonare questo concetto di frequenza ai suoni: esistono tanti tipi di frequenze sonore che – da sole o combinate tra loro – possono creare caos e fastidio oppure diventare piacevoli melodie. Lo stesso avviene nella nostra vita: se viviamo costantemente a una frequenza bassa, prigionieri di una mente che ci fa credere che non esista via d’uscita dalla condizione di vittime della paura e della rabbia, tutta la realtà che creeremo sarà “pesante” e le relazioni che ne risulteranno saranno disfunzionali e faticose; in pratica è quello che si intende col termine “Ombra”.

Se però state leggendo questo articolo, significa che in voi è già scattata quella scintilla di curiosità, essenziale per innescare un processo di cambiamento. La bellezza e la magia delle Chiavi Genetiche sta proprio nel fatto che, a differenza di molti altri tipi di insegnamento, qui si tratta piuttosto di “disimparare” qualcosa, in modo che le rigide strutture e credenze che contribuiscono a mantenervi in una “mentalità da vittima” possano essere trasformate dalla consapevolezza e dal suo potere di sbloccare l’energia latente contenuta nel DNA. La conseguenza sarà che, anziché rimanere bloccati in una condizione di sopravvivenza – cioè nella vibrazione Ombra – inizierete a manifestare nel mondo il servizio – cioè il Dono, il Genio di chi siete davvero. La prerogativa essenziale affinché questo avvenga è la volontà di assumervi “la piena responsabilità del vostro karma – cioè dei vostri pensieri, parole e azioni”.L’aumento di frequenza che deriva da questo semplice ma potente atto di coraggio è un’esperienza reale e fisica, una vera e propria incarnazione di leggerezza, fiducia e pace che si riverserà come un fiume in tutti gli ambiti della vostra vita.

Ogni Chiave dunque è un manuale di istruzioni in grado di farci passare da un “campo energetico a bassa frequenza” creato dalla paura a uno “ad alta frequenza” creato dall’amore, fino a spingerci alle vibrazioni più sottili delle Siddhi, cioè alla piena realizzazione spirituale che avviene quando tutte le frequenze più pesanti vengono trasmutate in luce attraverso l’assorbimento – un processo in cui il “DNA attiva il sistema endocrino, spingendolo a secernere determinati ormoni raffinati su base regolare”. Tali ormoni attivano un funzionamento più elevato del cervello inducendo “stati di illuminazione spirituale e trascendenza”; sebbene questi stati elevati al momento interessino ancora una sparuta minoranza di individui, in futuro si tratterà di un fenomeno che sarà sempre più collettivo.

E’ importante anche ricordare che tutte le 64 Chiavi Genetiche si combinano in 32 coppie di “partner di programmazione” in cui due Chiavi opposte e speculari fra loro formano un “loop di biofeedback che rafforza i temi delle Chiavi Genetiche coinvolte a ogni livello di frequenza”. Ma mentre alla frequenza Ombra due partner di programmazione creano schemi emozionali, fisici e mentali depotenzianti, al livello della frequenza Dono, “quando la consapevolezza penetra in loro, trasformandoli, tali schemi rilasciano ondate di energia creativa”. Inoltre, al livello siddhico, le partner di programmazione, anziché essere opposte, “sbocciano come autentica coscienza”.

Per finire, le Chiavi sono anche raggruppate in “famiglie” chiamate Anelli Codonici, cioè raggruppamenti genetici universali, collegati ai misteri dell’esistenza. Essi ci spingono a formare “coppie, gruppi e, in ultimo, intere società” secondo ciò che viene comunemente definito “karma”. Non è un caso che uno strumento come “Le Chiavi Genetiche” sia giunto a noi proprio in questo momento storico in cui, come umanità, ci troviamo ad affrontare il grande salto quantico di consapevolezza che tante culture del passato hanno preannunciato nel corso dei millenni. Avvicinarsi a questo insegnamento in fondo è molto semplice: basta ridare al cuore il suo vero compito di guida, affinché possa “trasformarci” nella versione migliore di noi stessi.

Maria Teresa Frezet vive tra Aosta e la Liguria. Dopo aver conseguito la Laurea binazionale in Lingue Moderne all'Università di Chambéry (Francia) nel 1987. Varie esperienze lavorative le hanno permesso di mettere sempre più a fuoco il suo compito autentico: riconoscere di essere una guida per chi è alla ricerca di una direzione di vita e di coerenza e fluidità nelle relazioni personali e professionali. Lavora con sessioni individuali e di gruppo e ha creato un metodo chiamato Core Balancing in cui mixa tecniche, strumenti e conoscenze personali (nel 2011 ha co-creato Thanks Attitude – thaatt.com – un percorso di crescita per migliorare le relazioni) che facilitano il sano riequilibrio delle energie. Nel 2017, l'incontro con le Chiavi Genetiche è stato un ulteriore salto evolutivo sia personale che professionale, per il valore aggiunto che esse portano nella comprensione profonda delle forze che muovono gli esseri umani. Dal 2018 è membro del Multilingual Team Gene Keys che si occupa di divulgare questa importante conoscenza a livello mondiale.

Scopri Le chiavi Genetiche di  Richard Rudd:

Le Chiavi Genetiche — Libro >> https://bit.ly/43wvsuk

Come abbracciare il proprio scopo più elevato

Richard Rudd

www.macrolibrarsi.it/libri/__le-chiavi-genetiche.php?pn=1567


venerdì 25 maggio 2018

Segreto dei centenari e' questione di credenze




Il segreto dei centenari: la lunga vita e' una questione di credenze      

Qual è il segreto della lunga vita dei centenari? Si tratta di genetica o quello che conta sono gli atteggiamenti mentali e le credenze? Scoprilo in un libro straordinario: un viaggio affascinante nella mente degli ultracentenari di tutto il Pianeta

Redazione Scienza e Conoscenza - 25/05/2018

Tratto dal libro Nella Mente dei Centenari (Macro Edizioni, 2018).

Resilienza, perseveranza, creatività e flessibilità sono tutte qualità che ho riscontrato in ogni centenario che ho esaminato, viaggiando tra le culture dei cinque continenti. Per fortuna è possibile impararle senza affidarsi al proprio corredo genetico o alla propria storia familiare. Non è possibile isolare i geni che identificano la mente di un centenario, ma possiamo apprendere i comportamenti che contribuiscono alla longevità passando da una mentalità condizionata dal passaggio del tempo a una improntata all’impegno nello spazio. In cosa consiste la sfida esistenziale che vi sto proponendo? Dobbiamo staccarci dall’ipnotico concetto di tempo in cui le cose ci succedono in sequenza e prestare attenzione al modo in cui possiamo succedere nel nostro spazio tralasciando il preciso ordine degli eventi.

Cercherò di rendere più chiara la questione con qualche esempio. È lunedì mattina, e la vostra auto non ne vuole sapere di partire. Chiamate un taxi che vi porti a lavoro, e ci mette quarantacinque minuti per arrivare. Quando arrivate in ufficio vi rendete conto di aver dimenticato di scrivere un’importante e-mail a un cliente. Gli eventi turbolenti che formano questa specie di “sequenza” non chiedono altro se non di essere collegati tra loro usando i fili cognitivi che esistono solo e soltanto nella vostra mente: ma che orribile inizio di settimana! Imponiamo una sequenza al tempo per dare un senso allo spazio che percorriamo.
Ma, dato che leghiamo le sequenze agli eventi della nostra dimensione spazio-tempo per mezzo dei fili cognitivi, possiamo allo stesso modo liberarle facendo appello alle qualità che accomunano i centenari: creatività per reinterpretare attribuzioni negative, flessibilità per considerare altre opzioni, perseveranza per sopportare le turbolenze e resilienza per adottare nuovi atteggiamenti e approcci.

Lasciate che chiarisca ulteriormente. Anche se abbiamo bisogno di tessere i fili cognitivi per dare un senso al nostro mondo, quando affrontiamo una serie di circostanze simili a quelle descritte tendiamo a imporre una sequenza a eventi che risultano in realtà slegati tra loro, creando un rapporto causa-effetto falso. L’auto che non parte e l’essersi dimenticati di rispondere a un’e-mail non sono in alcun modo correlati da un rapporto di causalità; tuttavia, imbrigliando i due eventi con i fili cognitivi, potreste arrivare alla conclusione che tutto andrà storto per il resto della giornata. Al contrario, schiantarsi con l’auto perché i freni sono in cattive condizioni o perdere una coincidenza perché il volo ha accumulato ritardo sono esempi di rapporto causa-effetto esterno.

Anche se da entrambe le serie di eventi potete concludere che non sarà una bella giornata, nel primo caso il rapporto di causalità viene creato da voi (gli imprevisti stanno succedendo perché è una brutta giornata), mentre nell’altro è completamente dimostrabile. Verso la fine del capitolo vi spiegherò come fare vostre le qualità dei centenari che vi possono liberare dai deleteri effetti derivanti dalla creazione di relazioni causa-effetto false. Per ora cercate semplicemente di ricordare che le sequenze esistono solamente nella vostra mente, e iniziate a fare caso a quante delle conclusioni che traete sugli eventi della vostra vita si basano sul mero fatto che avete imparato a raggruppare e connettere artificialmente le vostre esperienze.

Approfondisci su:

Nella Mente dei Centenari - Libro
I pensieri, le abitudini e le scelte che assicurano salute, longevità e successo
Mario Martinez

giovedì 16 giugno 2016

Biofilia: il legame genetico fra uomo e natura




Biofilia: il legame genetico fra uomo e natura

Nei nostri geni c'è un legame istintivo con la natura e con gli organismi viventi con cui condividiamo il nostro pianeta

La redazione di S&C - 15/06/2016



Biofilia: il legame genetico fra uomo e natura

Nel 1984 Edward O. Wilson, biologo dell’Università di Harvard ed entomologo, ha coniato il termine “biofilia” per descrivere la sua ipotesi secondo cui gli esseri umani avrebbero “impresso” nei geni un legame istintivo con la natura e con gli organismi viventi con cui condividiamo il nostro pianeta. Wilson ha teorizzato che, poiché abbiamo trascorso la maggior parte della nostra storia evolutiva (tre milioni di anni e centomila o più generazioni) nella natura prima di iniziare a formare delle comunità o costruire città, noi proviamo un amore innato per i paesaggi naturali. Come un bambino dipende da sua madre, gli esseri umani sono sempre dipesi dalla natura per la loro sopravvivenza.

E proprio come istintivamente amiamo nostra madre, siamo legati alla natura fisicamente,
cognitivamente ed emotivamente. Non siete venuti in questo mondo. Ne siete usciti,
come un’onda dall’oceano.
Qui non siete degli stranieri.
– Alan Watts

Questa predilezione per madre natura ha un profondo impatto estetico. Il defunto Denis Dutton, un filosofo il cui interesse centrale era rivolto al punto d’incontro tra arte ed evoluzione, riteneva che ciò che consideriamo “bello” risultasse dal nostro collegamento innato con quel tipo di paesaggio naturale che un tempo assicurava
la nostra sopravvivenza come specie.
Durante una conferenza TED dal titolo A Darwinian Theory of Beauty [Una teoria darwiniana della bellezza; N.d.T.], Dutton espose delle scoperte basate sulla psicologia evolutiva e su un’inchiesta del 1997 relativa alle preferenze artistiche contemporanee.

Quando alle persone veniva chiesto di descrivere un “bel” paesaggio, egli osservò, gli elementi erano sempre gli stessi: spazi aperti, ricoperti di erba bassa, costellati di alberi.

Se a questa scena si aggiunge l’acqua, o in primo piano o come una lontana apparizione bluastra che all’occhio appare come un’indicazione della sua presenza, l’attrattiva di quel paesaggio va alle stelle.

Dutton ipotizzò che questo “paesaggio universale” contenesse tutti gli elementi indispensabili alla sopravvivenza umana: erba e alberi per cibarsi (e per attirare animali commestibili), la possibilità di scorgere il pericolo (umano o animale) in avvicinamento prima che ci raggiunga, alberi su cui arrampicarsi per sfuggire ai predatori, e la presenza di una fonte d’acqua accessibile nelle vicinanze.

La natura e il suo effetto sulla psiche umana
Nel 2010 alcuni ricercatori dell’Università di Plymouth nel Regno Unito hanno chiesto a venti adulti di esprimere una valutazione nei confronti di oltre cento fotografie di ambienti naturali e urbani diversi. Per quanto riguardava la positività dello stato d’animo evocata, le loro preferenze e la capacità rigenerante percepita, gli intervistati hanno assegnato voti più alti a tutte le immagini contenenti acqua, che rappresentassero tanto paesaggi naturali quanto ambienti urbani, rispetto alle foto in cui l’acqua non era presente.
Marcus Eriksen, un educatore scientifico che una volta navigò dalla costa statunitense dell’oceano Pacifico alle Hawaii sopra una zattera interamente fatta di bottiglie di plastica, ha esteso l’ipotesi di Dutton fino a includere le coste marine e le rive dei laghi o dei fiumi. La sua ipotesi è che proprio come la savana ci permetteva di avvistare un pericolo a grande distanza, gli abitanti delle linee costiere potevano scorgere predatori o nemici che arrivavano dall’acqua.

Ancor meglio, raramente i predatori terrestri giungevano dall’acqua, e la maggior parte dei predatori marini non poteva uscire dall’acqua o sopravvivere sulla terraferma. E, sempre meglio, la quantità di cibo e di risorse materiali reperibili nell’acqua o vicino ad essa spesso sorpassava quanto poteva essere trovato sulla terraferma. Le fonti di cibo vegetale e animale si possono esaurire durante l’inverno, ha osservato Eriksen, ma i nostri antenati potevano pescare o raccogliere molluschi per tutto l’anno. E poiché per sua natura l’acqua si muove e scorre, invece di doversi spostare per chilometri alla ricerca di foraggio, i nostri antenati potevano camminare lungo una spiaggia o la riva di un fiume e vedere che cosa l’acqua avesse portato, o che cosa fosse arrivato sulla sua sponda.

Mentre gli esseri umani stavano sviluppando una preferenza evolutiva per un certo tipo di paesaggio che comprendeva l’acqua, il cervello umano veniva a sua volta plasmato dalle esigenze ambientali.
Infatti, secondo il biologo molecolare John Medina, il nostro cer vello si sviluppò per «risolvere problemi collegati alla sopravvivenza in un ambiente esterno instabile, e a farlo in un movimento quasi costante». Immaginate di essere uno dei nostri antichi antenati Homo Sapiens, che viveva in quel paesaggio ideale della savana più di duecentomila anni fa.

Anche se voi e la vostra famiglia avete abitato questo particolare luogo per un certo tempo, dovete comunque essere sempre all’erta nei confronti di qualunque minaccia significativa o potenziale fonte di cibo. Ogni giorno porta nuove condizioni: il tempo atmosferico, animali, frutti, e altre piante commestibili. Se esaurite certe fonti di cibo dovete cercarne altre, il che significa una costante esplorazione del vostro ambiente per imparare nuove cose riguardo al luogo in cui vi trovate e a eventuali ulteriori fonti di cibo e di acqua disponibili per voi e per la vostra famiglia. Forse incontrate nuove piante o animali, alcuni dei quali sono commestibili, a differenza di altri. Imparate dai vostri errori cosa raccogliere e cosa evitare.

E mentre voi e i vostri figli apprendete, il vostro cervello viene modellato e modificato da molteplici forze: le vostre esperienze individuali, le vostre interazioni sociali e culturali, e il vostro ambiente fisico. Se doveste sopravvivere e riprodurvi, una parte di quel nuovo cablaggio verrà trasmesso ai vostri discendenti sotto forma di un cervello più complesso. Ulteriori informazioni utili alla sopravvivenza saranno codificate socialmente in vivaci storie e canti.

Questo articolo, a cura di Romina Alessandri, è un estratto del libro "Blue Mind" Mente e Acqua - Macro Edizioni 2016.

Blue Mind >> http://goo.gl/PONaZN
Wallace J. Nichols
Il legame nascosto tra l'acqua e la nostra mente


Descrizione libro Blue Mind

La felicità è blu

C’è qualcosa nell’acqua che da sempre ci attrae e ci affascina.

Istintivamente sappiamo che stare vicino all’acqua ci rende più vitali e più sereni, riduce lo stress e ci dona un senso di pace. Ma perché? E la risposta a questa domanda che cosa potrebbe dirci su come dovremmo vivere la nostra vita?

Dopo esserci posti questi interrogativi per secoli, siamo finalmente in grado di dare delle risposte, e queste risposte possono cambiarci vita.

Come Wallace J. Nichols rivela in questo libro, oggi ci troviamo su fronte di una vera e propria ondata di neuroscienze, biologia evolutiva e ricerca medica che illuminano i processi fisiologici e cerebrali che si innescano quando entriamo in connessione con l’acqua. Tra noi e l'acqua c'è un legame quasi magico, forse indescrivibile , che però è al contempo reale e benefico.

In Blue Mind Wallace J. Nichols chiama questa connessione tra l'essere umano e l'Acqua: la Mente Blu. L'autore la definisce uno stato leggermente meditativo, caratterizzato da calma, serenità, armonia e da un senso di generale felicità e soddisfazione nei confronti della vita.

Mente e acqua

Nichols da anni si dedica a studiare questo legame e svela le potenziali verità sugli effetti, incredibilmente potenti e sorprendentemente profondi che l'acqua produce sul nostro corpo, sulla nostra anima e sulla nostra mente.

Attingendo alla tecnologia e alla scienza d’avanguardia Nichols dimostra con precisione che la vicinanza con l'acqua è fondamentale per:

migliorare le prestazioni in una vasta gamma di ambiti
aumentare la calma e diminuire l’ansia molto più efficacemente dei farmaci
ampliare la creatività, artistica e di altro genere
aumentare la generosità e la compassione
accrescere il successo personale
migliorare la nostra salute e il nostro benessere complessivi
rafforzare la nostra connessione con il mondo della natura, e viceversa.
Un mare di felicità

Blue Mind è una bussola che, come ci spiega lo stesso autore, ci aiuta a levare le ancore e spiegare le vele. "In un’epoca in cui siamo legati allo stress, della tecnologia, dell’esilio dal mondo naturale, del soffocamento professionale, dall’ansia personale e delle spese per la salute, e privi di un’autentica privacy, sciogliere gli ormeggi è meraviglioso", dice lo stesso autore.

Fai un profondo respiro e immaginati il salto...
l'acqua riempie la luce, il suono, l'aria e la tua mente.
Adesso apri gli occhi, tutt'intorno a te vedi solo blu. Respira. Ascolta.
Vivi il senso di benessere che l'essere immerso nell'acqua ti trasmette.
Inutile negarlo, forse inutile persino chiedersi il perché, ma sei felice.

Wallace. J. Nichols

Blue Mind >> http://goo.gl/PONaZN
Wallace J. Nichols
Il legame nascosto tra l'acqua e la nostra mente
Macro Edizioni