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mercoledì 20 maggio 2015

Lo stato unificato di coscienza

Lo stato unificato di coscienza

Lo stato unificato di coscienza è caratterizzato dal sorgere di un insieme unico di cambiamenti fisiologici e neurofisiologici indicanti profonda integrazione e coerenza del funzionamento cerebrale

di John Hagelin - 18/05/2015



Lo stato unificato di coscienza

Mentre la coscienza di veglia rappresenta una forma complessa di consapevolezza corrispondente ad uno stato complesso del funzionamento neurofisiologico, il cervello è capace anche di assumere stati più semplici e più integrati di funzionamento, che soggettivamente corrispondono a stati più silenti e più unificati di consapevolezza.

Secondo quanto risulta dall'esperienza diretta, e alla scienza Vedica della coscienza dalla quale deriva la meditazione, l'intelligenza umana, come l'intelligenza della natura, è strutturata gerarchicamente in strati - dal grossolano al sottile, dall'eccitato al non eccitato, e dal diversificato all'unificato.
Mentre noi generalmente siamo consapevoli solo dei livelli più attivi e superficiali della mente che sono coinvolti nel pensiero, nella percezione e nell'azione, l'esperienza rivela che ogni pensiero subisce una microgenesi "verticale" da una forma seme o meno eccitata o olistica fino ad una manifestazione più condensata e articolata concretamente, dove finalmente è disponibile alla consapevolezza conscia e partecipa nel processo dell'esperienza e dell'azione.
In altre parole, l'esperienza della meditazione rivela un vasto regno di livelli sottili della mente e del processo cognitivo che tipicamente resta al di fuori dell'esperienza conscia.
Questi livelli più profondi della mente sono sperimentati come causalmente prioritari, intrinsecamente più dinamici, e progressivamente più astratti, completi ed unificati - parallelamente ai livelli più fondamentali di intelligenza riscontrati in natura.

I livelli sottili della mente

Soggettivamente, questi stati unificati di consapevolezza emergono quando la mente sperimenta sistematicamente stadi più astratti e fondamentali nello sviluppo del pensiero.
Pertanto, come la mente diviene meno e meno localizzata dai limiti specifici di un pensiero, la consapevolezza diventa corrispondentemente più espansa. Quando l'impulso più debole di un pensiero o di una sensazione viene "trasceso" in questo modo, la coscienza è lasciata da sola a sperimentare se stessa. In questo stato di pura coscienza, lo stato più semplice e meno eccitato della consapevolezza umana, la cosceizna viene sperimentata come un campo puramente astratto ed illimitato.
Appena divento consapevole spontaneamente dei livelli più fondamentali ed astratti dell'oggetto dell'attenzione durante la meditazione, i limiti rigidi dell'oggetto iniziano a sfumare. Come l'oggetto diventa sempre meno localizzato ed il fuoco dell'attenzione inizia ad espandersi, la comprensione diventa sempre più illimitata. Quando l'impulso più debole dell'oggetto si dissolve e non vi è un contenuto localizzato dell'esperienza, la mia consapevolezza è completamente illimitata. Rimango con l'esperienza di un campo puro, astratto, universale di coscienza, non localizzato da uno specifico contenuto o da un'attività della mente, soltanto il Sé vigile nella sua stessa natura illimitata.

Da un punto di vista strutturale, la coscienza ordinaria di veglia è caratterizzata dalla triplice struttura del "osservatore" (campo vivo della soggettività stessa), del "processo di osservazione" (il meccanismo del pensiero e della percezione), e l' "osservato" (il contenuto o oggetto dell'esperienza). Così, nella coscienza di veglia, c'è sempre un oggetto di percezione, che sia un oggetto grossolano dell'esperienza sensoriale, un
pensiero, o semplicemente una sensazione astratta. Sebbene l'"oggetto di percezione" fornisca il contenuto sostanziale dell'esperienza di veglia, sia l'osservatore che il processo di osservazione sono necessariamente presenti anch'essi. A livelli più profondi di consapevolezza, l'oggetto della percezione è sperimentato come più intimo al soggetto, ovvero la separazione tra l' "osservatore" e l' "osservato", che è una caratteristica che definisce l'esperienza di veglia, diventa meno distinta. Nello stato meno eccitato della coscienza, i tre componenti essenziali dell'esperienza di veglia - osservatore, processo di osservazione ed osservato - sono unificati in una struttura di pura coscienza autointeragente.

Lo stato unificato di coscienza

Questo stato di pura coscienza è chiamato samhita [letteralmente: coscienza unificata] nella scienza Vedica di Maharishi Mahesh Yogi.
Questo stato unificato di coscienza è caratterizzato dal sorgere di un insieme unico di cambiamenti fisiologici e neurofisiologici indicanti profonda integrazione e coerenza del funzionamento cerebrale. La ricerca fisiologica su questo sato iniziò con il lavoro di R.K.Wallace, che evidenziò dall'elettroencefalogramma (EEG), dalla resistenza elettrica cutanea e da altri indicatori metabolici che un quarto stato di coscienza [oltre i tre noti di veglia, sogno e veglia] avrebbe potuto instaurarsi nel corso della pratica della meditazione.
Numerosi studi successivi hanno confermato che il complesso integrato di cambiamenti fisiologici che avvenivano spontaneamente durante la pratica della meditazione è consistente con l'esistenza di un quarto stato basilare di coscienza. Il termine "basilare" è usato per indicare che questo stato di coscienza sembra essere universalmente accessibile e altrettanto naturale degli stati di coscienza di veglia, sogno e sonno profondo.

[...] L'esistenza di uno stato di coscienza unificato sottostante e la disponibilità di procedure pratiche sistematiche per investigare questo stato, è stata annunciata da molti ricercatori come una nuova fondazione empirica per una teoria psicologica unificata e la base di una completa scienza della coscienza.
Inoltre, queste pratiche meditative largamente disponibili forniscono una base sistematica, riproducibile, scientifica per l'esplorazione dei livelli più profondi della mente e della coscienza, e pertanto permettono un paragone dettagliato della struttura della mente umana e le strutture più profonde dell'intelligenza evidenziate in natura.
Intelligenza Umana e Intelligenza della Natura: Corrispondenza dettagliata. Come risulta chiaramente, questa corrispondenza è notevolissima. Come già notato, sia l'intelligenza umana che l'intelligenza della natura posseggono una struttura gerarchica.
Entrambe hanno alla loro base un campo unificato di intelligenza. E, come in natura, i livelli più profondi della mente sono più potenti, olistici, completi ed unificati. Questa corrispondenza qualitativa ha resistito ad uno stretto esame scientifico.

[...] La conclusione più naturale che si può trarre da tale corrispondenza è che il campo unificato della pura coscienza auto-interagente ed il campo unificato della moderna fisica teorica sono uno e lo stesso. In altre parole, il livello più profondo dell'esperienza umana, la pura coscienza, costituisce l'esperienza diretta soggettiva del campo unificato che attualmente viene esplorato dalla fisica teorica moderna. Questa conclusione è sia economica che consistente con il buonsenso comune: è difficile concepire due distinti campi unificati della legge naturale - uno alla base dell'esperienza conscia ed uno alla base di ogni altra cosa nell'universo (infatti questa conclusione sembra logicamente necessaria; per definizione, il campo unificato della fisica è puramente auto-interagente - la sorgente autosufficiente di tutte le cose create; in modo simile, la pura coscienza è puramente auto-interagente, o "auto-riferente" - il campo unificato di tutta l'attività mentale; se questi due campi sono entrambi puramente auto-interagenti, e se essi interagiscono l'uno con l'altro - come, per esempio, la mente soggettiva ed il corpo materiale devono in ultima analisi interagire tra di loro -, allora essi devono essere uno e lo stesso).

Mentre sembra quasi autoevidente agli scienziati convenzionali che la pura coscienza, l'aspetto più fondamentale dell'esistenza umana, ed il campo unificato, l'aspetto più fondamentale di ogni altra cosa in natura, siano identici, questa affermazione risulta sorprendente - o perfino anti-intuitiva - per molti fisici. La ragione di ciò è che molti scienziati considerano la coscienza come un epifenomeno - come la risultante macroscopica di numerosi processi elettro-chimici microscopici nel cervello. Questa visione particolare della coscienza sembrerebbe precludere qualsiasi relazione fondamentale tra la coscienza stessa ed il campo unificato. Tuttavia, questa visione meccanicistica della coscienza e l'intero modello materialistico su cui essa si fonda, è principalmente il prodotto di tre secoli di ricerca scientifica dedicata all'analisi della materia macroscopica [superate dalle grandi scoperte della teoria della relatività e della fisica quantistica]. Va sottolineato che, riguardo alla coscienza, questo punto di vista non ha alcuna base empirica rigorosa, e non dovrebbe essere formalmente associata con la scienza. Inoltre, come vedremo, questa visione meccanicistica della coscienza è in contrasto con un insieme sempre crescente di dati che riguardano il dominio della coscienza individuale e collettiva, ed è anche incompatibile con le esperienze dirette di milioni di individui, esperienze simili a quella citate in precedenza.

Effetti di Campo della Coscienza

L'evidenza sperimentale più concreta per una descrizione più profonda della coscienza, basata sulla teoria dei campi, è l'Effetto di Super-radianza, o Effetto Maharishi, prodotto dalla pratica collettiva della Meditazione Trascendentale e del programma di MT-Siddhi.
Questi sono dimostrazioni consistenti di effetti di campo estesi della coscienza che hanno retto alla prova di molte ripetizioni consecutive su una varietà di scale. Questi studi impiegano misure sociologiche standard, come la statistica dell'FBI sulla criminalità, per studiare l'influenza coerente su una popolazione circostante da parte di gruppi di esperti che praticano collettivamente queste tecniche.

Il comportamento fisico osservato di questi effetti sociologici sono fortemente indicativi di un effetto di campo. Per esempio, la riscontrata attenuazione dell'effetto con la distanza appoggerebbe fortemente una interpretazione di questo tipo, basata sulla teoria dei campi. La dipendenza quadratica dell'intensità dell'effetto rispetto alla grandezza del gruppo creatore di coerenza è anch'esso caratteristico di un fenomeno di campo in cui gli elementi irradiatori operano coerentemente (specificatamente, la sovrapposizione coerente di ampiezze richiesta per produrre un'intensa interferenza costruttiva [tipica dei fenomeni ondulatori] suggerisce il comportamento di un campo di Bose - per esempio un campo quantistico gravitazionale, elettromagnetico o supersimmetrico).
Nell'ambito del dominio classico dello spazio-tempo (3+1) dimensionale, gli unici mediatori potenziali per tali interazioni sociologiche di lungo raggio sono l'elettromagnetismo e la gravitazione. L'interazione gravitazionale tra individui, tuttavia, è di gran lunga troppo debole per produrre effetti sociologici rivelabili. C'è un consenso generale tra gli scienziati sul fatto che anche l'interazione elettromagnetica sia probabilmente troppo debole per spiegare gli effetti sperimentalmente osservati.

Se i meccanismi convenzionali sono incapaci di rendere conto dei dati della superradianza, allora è chiaramente necessario un meccanismo non convenzionale; in particolare, ogni meccanismo che possa servire a superare le sostanziali barriere di distanza coinvolte. Più di una spiegazione dettagliata di tale meccanismo può essere trovata nella letteratura [della fisica teorica]. Una spiegazione coinvolte la struttura nonlocale della geometria spazio-temporale prodotta da forti effetti gravitazionali alla scala di super-unificazione. Un'altra spiegazione coinvolge correlazioni quantistiche di lungo raggio riguardanti una componente "conscia" del collasso non-locale della funzione d'onda.
Entrambi i meccanismi richiedono che la coscienza operi alla scala della superunificazione o vicino ad essa, e che pertanto essa occupi una posizione fondamentale nella struttura dell'universo fisico. L'abbondantissima evidenza sperimentale dell'Effetto Maharishi così fornisce un forte sostegno empirico per l'identità proposta tra la pura coscienza ed il campo unificato.





venerdì 6 dicembre 2013

L'effetto Maharishi

L'effetto Maharishi

Fisica quantistica, coscienza e meditazione: come amplificare il campo energetico e sperimentare più elevati livelli di consapevolezza...

di Marco Vignali - 04/12/2013



L'effetto Maharishi

La fisica quantistica ci mostra come lo spazio non sia vuoto. Tutta la materia è costituita da energia e si condensa nell’ uomo a livello della coscienza individuale. Attraverso la meditazione possiamo amplificare il “campo” energetico sperimentando più elevati livelli di consapevolezza.

Una delle caratteristiche più interessanti della moderna meccanica quantistica è che secondo questa teoria il vuoto non sia realmente tale. I fisici quantistici hanno scoperto che gli atomi materiali sono formati di vortici di energia in costante vibrazione e rotazione. La materia può pertanto essere definita contemporaneamente un qualcosa di solido (particella) e un campo di forza immateriale (onda). Quando si studiano le proprietà fisiche degli atomi, come la massa ed il peso, gli atomi sembrano materiali e si comportano come se lo fossero; ma quando gli stessi atomi vengono descritti in termini di potenziale elettrico e di lunghezza d’onda, rivelano le caratteristiche e le proprietà dell’energia (onde). Il fatto che l’energia e la materia siano la stessa identica cosa, è esattamente quello che Einstein intendeva con la formula E=mc al quadrato. In parole chiare questa equazione dice che l’energia (E) è uguale alla materia (m=massa) moltiplicata per il quadrato della velocità della luce (c). Einstein aveva capito che non viviamo in un Universo fatto di oggetti materiali distinti e separati da uno spazio vuoto. L’Universo è un tutto indivisibile e dinamico in cui l’energia e la materia sono così strettamente interconnessi che è impossibile considerarle entità separate, l’Universo è un insieme integrato di campi energetici interdipendenti in un reticolo di interazione. Al livello della fisica sub-atomica esistono solo campi di energia, che vibrano o si propagano per onde (come la luce): l’aspetto “solido” della materia è solo un risultato grossolano dovuto al gioco delle forze sub-atomiche, le quali derivano da un unico campo fondamentale che Einstein definì “campo unificato”. L’universo, che sembrava intrinsecamente materiale, ha rivelato che la sua essenza fondamentale è pura energia immateriale.

Il flusso di informazioni in un Universo quantistico è di tipo olistico, ovvero vi è una connessione energetica, globale, costante e fluida. Infatti le cellule del nostro corpo sono intrecciate in una complessa trama di canali comunicativi. In un interessante studio di quarant’anni fa dell’Università di Oxford il Prof. Mc Clare calcolò e mise a raffronto l’efficienza del trasferimento delle informazioni tra segnali energetici e segnali chimici nei sistemi biologici. Sappiamo che gli organismi viventi devono ricevere e decodificare i segnali ambientali per sopravvivere. Infatti la sopravvivenza è direttamente collegata alla velocità e all’efficienza nel trasferimento dei segnali. Lo studio stabilì che la velocità dei segnali elettromagnetici è di 300.000 km al secondo, mentre la velocità della trasmissione chimica è inferiore a un centimetro al secondo. Nelle molecole fisiche, le informazioni che possono essere trasportate sono direttamente collegate all’energia disponibile nella molecola stessa, rimane una piccola quantità di energia, poiché la gran parte viene consumata nell’accoppiamento termo chimico usato per il trasferimento dell’informazione. Ciò ci dice che i segnali energetici sono 100 volte più efficienti dei segnali fisico-chimici.

L’energia si condensa nell’essere umano attraverso la coscienza, ovvero attraverso la capacità di sperimentare se stessi e il mondo circostante in strati unificati di conoscenza e consapevolezza. Soggettivamente, questi stati emergono quando la mente sperimenta sistematicamente stadi più astratti e fondamentali nello sviluppo del pensiero. Pertanto, come la mente diviene meno e meno localizzata dai limiti specifici di un pensiero, la consapevolezza diventa corrispondentemente più espansa. Quando l’impulso più debole di un pensiero o di una sensazione viene “trasceso” in questo modo, la coscienza è lasciata da sola a sperimentare se stessa. Questo è esattamente ciò che avviene durante l’attività meditativa!
L’importanza che tutte le culture del mondo attribuiscono al potere curativo della preghiera e dell’intenzione porta inequivocabilmente l’attenzione sulla componente non fisica e intangibile del processo di guarigione. L’odierna fisica quantistica ci propone un modello in cui la nostra coscienza attraverso due sue proprietà, l’attenzione e l’intenzione, è in grado di influire sulle particelle subatomiche cambiandone il contenuto informativo. Questo è il potere che tutti possiamo esercitare nell’interagire con la nostra fisiologia e patologia. Non è un caso che molte tecniche di meditazione o di visualizzazione se ne servono con successo.

L’evidenza sperimentale più concreta per una descrizione più profonda della coscienza, basata sulla teoria dei campi, è l’Effetto di Super-radianza, o Effetto Maharishi, prodotto dalla pratica collettiva della Meditazione Trascendentale. Questi sono dimostrazioni consistenti di effetti di campo estesi della coscienza che hanno retto alla prova di molte ripetizioni consecutive su una varietà di scale.
Il comportamento fisico osservato di questi effetti sociologici sono fortemente indicativi di un effetto di campo. Fin dal 1972 (Le Scienze #45, 1972) un semplice sistema di Meditazione Trascendentale introdotto da Maharishi Mahesh Yogi, ha dimostrato di produrre notevoli effetti benefici sulla psicologia e sulla fisiologia dei praticanti, come documentato ormai da centinaia di ricerche scientifiche. Maharishi sostiene che con questa tecnica la mente può percepire i livelli più sottili della realtà fisica (fino al “campo unificato”) e può raggiungere uno stato “quantistico” che produce “coerenza” nelle onde cerebrali.

Un effetto straordinario, più volte verificato da vari Istituti di ricerca, è il cosiddetto Effetto Maharishi: in certe condizioni la coerenza generata da soggetti in meditazione si propaga nello spazio (il che è perfettamente accettabile nella nuova concezione), influenzando positivamente la popolazione circostante. Esso non provoca forzature della volontà ma solo un piccolo incremento dell’ordine mentale – che permette un funzionamento cerebrale più naturale e libero da stress – ed è rivelabile statisticamente dalle conseguenze sugli indici sociologici (minori incidenti e malattie, minore criminalità, miglioramenti economici, ecc.).
Riassumendo, possiamo, attraverso l’espansione della nostra coscienza, modificare la forza del campo energetico. E modificare il campo energetico significa che ognuno di noi ha il potere di cambiare il mondo.

Antonia Carosella, Francesco Bottaccioli
Meditazione Psiche e Cervello >> http://goo.gl/YqJ2zd
Editore: Tecniche Nuove Edizioni
Data pubblicazione: Gennaio 2003
Formato: Libro - Pag 128 - 14x21
Ultima ristampa: Novembre 2012