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mercoledì 8 maggio 2024

La paura è uno stato mentale


La paura è uno stato mentale

Scienza e Fisica Quantistica

>> https://bit.ly/3JRMqLv

Fabio Fracas, giovane fisico italiano che ha lasciato il corpo lo scorso dicembre, è oggi ancora qui, a raccontarci qualcosa proprio su di noi, su chi siamo e come funzioniamo con i suoi libri e video interviste sui social. Cosa c’è tra ciò che sentiamo e proviamo a livello emotivo, la mente e il corpo?

Redazione - Scienza e Conoscenza - 07/05/2024

Autrice Daniela Cristina Napoletano

La mente umana e la memoria

La mente umana è una macchina complessa: produce energia sotto forma di pensieri che sono anche onde informazionali ed è collegata al corpo fisico a livello biochimico con modificazioni fisiologiche. In questo collegamento mente-corpo è coinvolta anche la memoria.

Fabio Fracas, sollecitato da una domanda sulla natura e sul ruolo della memoria, risponde che, sebbene negli ultimi decenni siano state fatte molte supposizioni dalla scienza, l’unica cosa di cui si è certi è che non esiste una sola memoria. Si può infatti parlare di diversi tipi di memoria. Ad esempio, è possibile innanzitutto catalogarla sotto due principali tipologie:

Memoria Filogenetica

Memoria Personale.

La memoria filogenetica è la nostra memoria come specie. Come fa un bambino appena nasce a sapere che deve succhiare il latte dal seno materno? Non glielo ha insegnato nessuno ma sa in qualche modo come compiere quell’azione specifica!

La memoria personale invece è la memoria che si forma con il nostro contesto sociale, culturale, familiare… con le nostre esperienze di vita! Noi siamo tutto ciò che nella vita impariamo, conosciamo e scopriamo. In questo senso quindi possiamo dire che noi siamo tutte le nostre memorie.

Dove risiede la memoria?

Nel corso dei secoli, la questione della localizzazione della memoria ha affascinato filosofi e scienziati, portando a dibattiti su dove esattamente la memoria risieda nel cervello umano. Cartesio, ad esempio, propose che la mente fosse separata dal corpo e che la ghiandola pineale fosse il punto di interazione tra mente e corpo. Tuttavia, nel tempo, altre teorie hanno suggerito diverse ipotesi sulla conservazione della memoria. Alcuni hanno ipotizzato che la memoria potrebbe essere distribuita in tutto il cervello anziché confinata in una singola regione, mentre altri hanno focalizzato l'attenzione su specifiche aree cerebrali come l'ippocampo.

Gli scienziati di oggi suppongono che la memoria risieda nelle strutture neuronali e sia localizzata in determinate aree del cervello in relazione al tipo di memoria in questione. In particolare, per quanto riguarda le memorie personali, si distinguono due tipi principali: la memoria dichiarativa o esplicita, che coinvolge i processi relativi alla coscienza e consente di ricordare eventi specifici in maniera cosciente, e la memoria procedurale o implicita, che si manifesta attraverso azioni automatizzate che non richiedono la coscienza, come il guidare una bicicletta.

Ciò che è indubbio, è che vi sia una connessione tra la nostra struttura biologica e il nostro pensiero, evidente nel modo in cui il corpo reagisce durante esperienze emotive. Che cosa accade ad esempio quando abbiamo paura? Quando affrontiamo una situazione spaventosa, il nostro corpo reagisce istintivamente contraendosi, innescando una serie di risposte fisiologiche ben evidenti. Quali informazioni, dunque, sono coinvolte a questo livello di interazione tra mente e corpo? È qui che Fracas ci fa notare che la risposta a questa domanda è davvero articolata perché ciò che interviene è tutto ciò che siamo, inteso proprio nel senso più ampio possibile. Intervengono quindi nella parte filogenetica le nostre paure ancestrali e nella parte personale le paure che abbiamo imparato a riconoscere dalle esperienze della nostra vita e che sono localizzate nei processi neurologici e sedimentate e implicate probabilmente nelle aree prefrontali o occipitali del nostro cervello.

Ma non è solo la parte fisica importante, bensì tutto questo processo nel quale costruiamo “tutto ciò che siamo”.

Emozioni e consapevolezza: il punto di vista di Peter Russell

Nell’intervista all’esperto britannico in tema di coscienza, Peter Russell, autore nelle Edizioni di Eckhart Tolle, estrapolata dalle pagine del libro Gli Algoritmi di Elia Tropeano ci viene suggerita una chiave per liberarci dal gioco delle emozioni limitanti, e trovare una profonda e duratura felicità.

“Le emozioni sono profondamente radicate nel nostro sistema nervoso e sono state una parte fondamentale della nostra evoluzione come specie. Hanno un ruolo cruciale nel guidare il nostro comportamento verso ciò che è benefico per noi e lontano da ciò che potrebbe essere dannoso. Ad esempio, la paura è un’emozione che si sviluppa in risposta a una minaccia percepita. Questa risposta emotiva ci prepara a combattere o a fuggire, proteggendo così la nostra sopravvivenza. Allo stesso modo, sentimenti come la gioia o il piacere ci spingono a cercare esperienze che soddisfano i nostri bisogni primari, come il cibo, l’acqua, il riparo e la compagnia. Tuttavia, è importante ricordare che, sebbene le emozioni siano fondamentali per la nostra sopravvivenza e il benessere, non dovremmo permettere loro di dominare completamente la nostra vita. Come ho scritto nel mio libro Letting Go of Nothing in uscita in lingua italiana nei prossimi mesi con Macro Edizioni, possiamo imparare a osservare le nostre emozioni senza identificarci completamente con esse. Questo ci permette di rispondere alle nostre emozioni in modo più consapevole e deliberato, piuttosto che reagire in modo impulsivo.

Inoltre, mentre le emozioni possono aiutarci a soddisfare i nostri bisogni primari e a cercare il piacere, la vera pace e la gioia vengono dal riconoscere che siamo l’essenza consapevole che sperimenta queste emozioni. Questa è la chiave per liberarci dalla sofferenza e trovare una profonda, duratura felicità.”

PER APPROFONDIRE TI CONSIGLIAMO

Gli Algoritmi di Elia Tropeano — Libro >> https://bit.ly/3JRMqLv

Comunicare con l'inconscio

Daniela Cristina Napoletano

www.macrolibrarsi.it/libri/__gli-algoritmi-di-elia-tropeano-libro.php?pn=1567


lunedì 22 novembre 2021

Il corpo pensante e la paura


Il corpo pensante e la paura

Psicologia Quantistica

>> https://bit.ly/2T15Gz1

Le persone sono impaurite perché vivono lontano da loro stesse e dalla loro verità. Essere se stessi senza paura significa invece essere integri rispetto ai valori del proprio cuore, del proprio corpo e della vita.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 21/11/2021

Tratto dal libro La Scienza del Cuore di Carmen Di Muro

«Il corpo è l’arpa dell’anima e sta a noi trarne dolce musica oppure suoni confusi». Khalil Gibran, poeta

C’è un dolore che accade, e che l’uomo non sceglie, che appartiene alla terra ed è parte di un ciclo, fa morire e porta a rinascere: è il dolore della memoria, della fatica di amare, del trovare qualcosa di sé in ciò che si ripete.

Ma dove il tempo fallisce, la ricomprensione di un nuovo scenario di significato è capace di smaltire quel dolore rimettendolo nel ciclo della vita. Paura di deludere le persone, di vergognarsi, di fallire, di scegliere sono le più grandi energie emozionali che causano blocchi nell’organismo.

In definitiva, uno dei mali più grandi della nostra epoca è che abbiamo paura di vivere, vivere per davvero, non sapendo che tutto ciò che facciamo è impregnato dall’energia con cui lo realizziamo.

Ciò che consideriamo come colpa, tanto in noi quanto negli altri, in realtà è paura. Tutto ciò che percepiamo come negativo deriva dalla paura. Se qualcuno è arrabbiato significa che ha paura. Se è scortese è perché ha paura. Se è manipolativo è perché ha paura. Se è crudele è perché ha paura. E come conseguenza cosa succede?

Che un individuo impaurito non può contribuire alla costruzione di alcunché. Un impaurito non può essere creativo e intuitivo perché è troppo impegnato a trovare soluzioni per scappare o, al contrario, per rimaner fermo. Un essere umano impaurito si affida all’informazione caotica che, invece, di rassicurare, separa e frammenta, causando maggiori rischi esterni e interni.

Le persone sono impaurite perché vivono lontano da loro stesse e dalla loro verità. Essere se stessi senza paura significa invece essere integri rispetto ai valori del proprio cuore, del proprio corpo e della vita.

 Essere veri significa, inoltre, non temere di mostrarsi al mondo, di far intravedere non soltanto la forza, ma anche la propria vulnerabilità, svelandosi per ciò che si è!

Miriamo alla perfezione, ma essere perfetti non vuol dire non avere difetti. Nessuno ne è privo! Al contrario, è giovevole smettere di giudicarsi, di servire quel severo padrone che alberga dentro il nostro cuore che ci dice che stiamo sbagliando. Ricordiamoci che la pena è altissima da scontare! Infatti tanto più non ci accoglieremo, tanto più dovremo affrontare lo stress e far pagare al corpo l’ammenda, poiché i blocchi che causeremo proverranno non dalle emozioni in sé, ma dalla resistenza a essere se stessi. La resistenza a chi si è veramente. La resistenza ad accettare il nostro vero scopo e ciò che siamo destinati a essere.

«Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo».
Alexander Lowen, psichiatra

Il nostro corpo è un essere senziente che pensa e agisce per noi, comunicando costantemente i suoi pensieri, i suoi dubbi, le sue perplessità, un interlocutore costante, in filo diretto con il cuore, in attesa di attenzione. E allora iniziamo a porgli questa domanda tanto semplice, quanto potente: «Io chi sono davvero?».

Il corpo essendo riflesso dei moti del nostro cuore, inizierà senza sforzo a far emergere la risposta. Lui è lì, sempre presente, in attesa di liberarsi dal dolore e dalla resistenza. Ascoltare il corpo è un modo positivo per applicare l’intuizione nella vita e rimanere fedeli a noi stessi. Pertanto prendersi del tempo, trascorrendo 5 minuti al giorno in silenzio, diviene il portale di ascolto privilegiato per scoprire cosa “il nostro corpo pensante” cerca di comunicare. Se c’è una parte che ci fa male, sintonizziamo l’attenzione proprio lì, fluendo con il dolore, senza giudicare il sintomo.

Di solito, quando si inizia un cammino di consapevolezza, per scoprire lo scopo autentico della nostra vita, diventiamo an- cora più duri e severi nel soppesare noi stessi. Ricordiamoci che fin quando saremo in questa cosa straordinaria chiamata vita, dovremo sempre affrontare qualche sfida emozionale, fisica e mentale perché è così che si cresce.

CONTINUA LA LETTURA SU:

La Scienza del Cuore — Libro >> https://bit.ly/2T15Gz1

Nella Saggezza Cardiaca il Codice della Felicità

Carmen Di Muro

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martedì 24 marzo 2020

Covid-19 e Paura



Covid-19 e Paura

Consapevolezza


Il cuore sobbalza, il fiato si spezza. È l’era del monito della paura, della pandemia, del contagio, della morte, di perdere tutto. Un momento difficile. Una crisi epocale. Vi è chi la sfiora e chi la rifiuta, chi la guarda e non la vede e chi la vede senza capire, chi trema e si chiude. Un fenomeno calamitante, che cresce fobicamente, ora dopo ora, dove diviene sempre più difficile guardare la situazione da una visuale positiva e priva di timori.

Carmen Di Muro - 23/03/2020

È l’era dell’ombra e degli spettri. Il cuore sobbalza, il fiato si spezza. È l’era del monito della paura, della pandemia, del contagio, della morte, di perdere tutto. Un momento difficile. Una crisi epocale. Vi è chi la sfiora e chi la rifiuta, chi la guarda e non la vede e chi la vede senza capire, chi trema e si chiude. Un fenomeno calamitante, che cresce fobicamente, ora dopo ora, dove diviene sempre più difficile guardare la situazione da una visuale positiva e priva di timori. Eppure, tutti parlano della necessità di una collaborazione globale per la salvaguardia da un virus che si sta velocemente diffondendo in maniera preoccupante. Pochi però sembrano considerare il dilagante allarmismo che genera un altissimo grado di PAURA: un vero e proprio campo apocalittico che ci stiamo creando da soli.

A questo riguardo, facciamo un po’ di chiarezza.

Pensiamo, che sotto il profilo biologico la paura è un’emozione che ha una valenza positiva indispensabile per la sopravvivenza e l’evoluzione. Questo è quanto succede quando essa è “adeguata” al pericolo, svolgendo la sua funzione entro i limiti che la rendono efficace. Diverso invece è nel caso attuale, in cui non soltanto non è utile, ma è decisamente dannosa poiché perde la sua originaria funzione biologica e diventa d’ostacolo all’adattamento, sconfinando nel patologico, tanto da inficiare le normali attività quotidiane e allontanare ancor di più dal mondo. Questa informazione penetra in profondità creando un campo di psicosi collettiva che genera una realtà interiore ed esteriore separata e sempre più fallibile. E quando la paura è negata e non riconosciuta pienamente, questa viene scacciata negli scantinati della coscienza, da dove esercita un’influenza di campo potente nel dirottare le nostre vite. Infatti, se da un lato la capacità di associare e anticipare, consentono di prevedere nuovi rischi così da contrastare eventuali effetti dannosi di questo evento pericoloso, dall’altro i confini delle singole paure relative alla situazione possono dilatarsi, facendo sì che queste si trasformino in stati ansiosi e in angosce insopportabili che segnano il nostro modo di vivere quotidiano. Come se non bastasse, a questo aggiungiamoci l’ampio isolamento sociale, dovuto alle necessarie misure ministeriali di contenimento e prevenzione del contagio. E l’isolamento sociale è il più radicato e forte fattore di rischio di malattia che esista. Non c’è nulla che possa competere con esso. Moltissime evidenze dimostrano, infatti, che in individui isolati, interi settori di geni hanno un aspetto marcatamente differente rispetto a quelli degli individui solidamente inseriti nella società, di cui molti dei quali svolgono un ruolo nelle risposte immunitarie infiammatorie (Dobbs 2013).

Cosa significa questo?

Che oggi è ampiamente e scientificamente riconosciuto che tutto ciò che pensiamo, sentiamo e viviamo ha un impatto profondo su ogni aspetto della regolazione del nostro organismo. Emozioni e stati fisiologici sono strettamente interconnessi e, seppure geni specifici sono in relazione al comportamento e ai caratteri di un organismo, questi geni non si attivano finché qualcosa non li fa scattare. Questi misteriosi interruttori, capaci di orchestrare il funzionamento dei sistemi biologici, vengono costantemente plasmati da forze che operano al di fuori della sequenza del DNA: influenze esperienziali, ambientali ed emozionali. Le emozioni sia consce che inconsce divengono, dunque, la pietra angolare in questo processo in quanto esse hanno un impatto e un’azione di campo potentissima nel determinare le sorti della salute nel bene e nel male. Esse non sono fenomeni indipendenti da noi, ma si traducono in ondante di agenti biochimici. Infatti, il cervello in base all’emozione produce e modula i vari ormoni che fanno dialogare il sistema endocrino, nervoso e immunitario. Ciò vuol dire che quando proviamo emozioni negative, sperimentiamo stress e le nostre riserve di energia vengono reindirizzate per affrontare questi processi, piuttosto che essere catalizzate, mantenendo in uno stato funzionale il sistema biologico.

STRESS, PAURA E SISTEMA IMMUNITARIO

Se una persona è esposta a un evento emotivamente stressante e dirompente, come nel caso di questa pandemia, il suo sistema nervoso simpatico (SNS) - ossia quello responsabile della risposta "lotta o fuga" - viene attivato, aumentando a sua volta la produzione di una molecola, il fattore nucleare kappa B (NF- kB) che regola la modalità di espressione genetica. L’ NF-kB traduce lo stress attivando i geni che creano quelle particolari proteine, chiamate citochine, che causano infiammazione a livello cellulare, una reazione utile quando di breve durata, ma che se persiste fiacca ed indebolisce esponenzialmente il cervello e il nostro sistema immunitario, modificando il loro equilibrio e quello dell’intera fisiologia.  Pertanto, se lo stress si prolunga, diventando cronico, logora il sistema psico-corporeo, altera l’equilibrio neurovegetativo, facendo sì che il consumo energetico diventi altissimo e l’organismo finisca con l’andare ad attingere a tutte quelle riserve funzionali del corpo che gli impediscono la crescita ottimale.

Dobbiamo sapere che il meccanismo della crescita costituisce il comportamento base di cui ogni organismo ha bisogno per sopravvivere ed evolvere. Quando si entra in uno stato di paura continuativa il sistema, però, limita inevitabilmente i comportamenti di crescita entrando in una modalità protettiva (Lipton, 2010). Infatti se stiamo fuggendo davanti ad un pericolo, non è una buona idea investire energia in comportamenti di crescita. Per sopravvivere, ossia per sfuggire alla minaccia, l’intera fisiologia chiama a raccolta tutte le nostre energie per innescare una risposta “fight or flight” (lotta o fuggi) la quale determina un’inibizione delle funzioni organiche relative alla crescita. Di conseguenza, la risposta allo stress cronico compromette la conservazione del corpo, perché va a interferire con la produzione delle riserve di energia vitale poiché impegnate nell’attivazione di altri processi fisiologici necessari alla difesa (per esempio arti si attivano, il cuore batte velocemente, il sangue irrora maggiormente le arterie). Questo vuol dire che ciò che inizia come protettivo può trasformarsi, non di rado, in distruttivo. Infatti, la risposta attacco o fuga, che comincia come difensiva e necessaria per la nostra sopravvivenza emozionale, può diventare dannosa se rimane attiva, se reagiamo come se fossimo in uno stato di minaccia perdurante. Se percepiamo di essere in pericolo, siamo in pericolo. Se percepiamo di vivere in un mondo temibile, i nostri meccanismi “fight or flight” saranno cronicamente stimolati, fino al punto da creare situazioni rischiose per noi stessi e per la biochimica del nostro intero organismo. Pertanto, la paura perdurante, a lungo andare, deprime il sistema immunitario danneggiando la funzione dei recettori dei glucocorticoidi normalmente utilizzati per inibire o interrompere le risposte infiammatorie e rendendo l’organismo maggiormente vulnerabile all’attacco di agenti patogeni.

E "Virus e Batteri" possono colpire solo se le circostanze sono favorevoli !!

E questo sta a noi, dipende da noi !!!

Allora che fare?

Possiamo decidere semplicemente di accogliere con cuore aperto questo momento, come tempo proficuo per essere solo ed esclusivamente noi e con noi. E' qui che è custodita tutta l'energia di creazione e benessere necessaria per la crescita, capace di virare la consapevolezza sul dove fin oggi stavamo realmente andando individualmente e collettivamente. Di sicuro, l'idea di fare questa pausa non ordinaria lasciando "i campi a maggese" ed esposti a ciò che non possiamo controllare è capace di generare grande instabilità. La nostra mente ci convincerà che per avere una sensazione di presa sulla realtà, in questa situazione minacciosa, dobbiamo tornare a fare, ad agire, a preoccuparci, ad essere in tensione. Ma è proprio questo il tacito insegnamento. Se non si mette in pausa la paura, il cambiamento non può realizzarsi. Mollare la presa non è una questione di sacrificio, non porta ad un'inerte e ineludibile destino.

E' semplicemente un ritorno all'Essere e al Noi. E' un passare dallo stato di protezione a quello di crescita, dalla chiusura all’apertura, che si traduce in uno stato più morbido, in cui sentiamo, apprezziamo e vogliamo semplicemente "essere con" ciò che la vita ci propone, senza remarle contro o opporsi, ma accogliendola. E' passare dal rumore al silenzio, dalla mente all'anima, dalla paura all’amore verso noi stessi, riscoprendo la bellezza della vita, che normalmente e per troppo tempo, ci è sfuggita, facendo memoria che il corpo è incredibilmente forte e resistente, ma allo stesso tempo fragile e vulnerabile agli squilibri emotivi e la salute una pila di pietre in equilibrio. Il corpo è quella che sta in cima, la più instabile e la prima a cadere se quelle di sotto vacillano.

La pericolosità del Coronavirus, sta nel fatto del suo alto grado di contagiosità che può degenerare in una patologia polmonare complessa, aggravarne una preesistente o causare polmonite in soggetti predisposti, fragili o immunodepressi. Che vuol dire questo?

Che non bisogna sottovalutare la rischiosità del COVID-19 adottando comportamenti responsabili, ma allo stesso tempo è nostra la responsabilità di scegliere la frequenza emozionale da attivare a livello cerebrale nel bene e nel male. In che direzione orientare i nostri centri neuronali in modo possano produrre una chimica che genera salute. La scienza ci insegna che non c’è differenza nel nostro cervello nelle aree implicate nei sentimenti. È nostro l’onere di funzionare in modo “evoluto o involuto, di presenza o assenza” nei confronti della vita, malgrado le circostanze, sapendo che il nostro stato di vitalità dipende, principalmente, dall’atteggiamento interiore capace di mettere ordine nel caos dei nostri timori, e che gli aspetti fisici dei filamenti di DNA possono essere modellati dall'intenzione umana sotto forma di generazione di emozioni e sensazioni positive che riscrivono l’intera fisiologia “immunostimolandola o immunodeprimendola” (Atkinson, Tomasino, 2003).

Non dimentichiamo che nessun pensiero o sentimento possono essere nascosti ad ogni singolo organo, tessuto o cellula del nostro organismo. Quindi star bene quando le circostanze sono avverse non vuol dire essere né scollegati dalla vita, né anestetizzati, né tantomeno terrorizzati. Star bene anche quando le cose vanno male, vuol dire avere dentro di sé la certezza che qualunque cosa accada per sua natura é destinata a passare. Dinanzi ad un'onda potente, non si può opporre resistenza. In quel momento è più forte e tenace di noi. Può scuotere la barca e tenerci sott'acqua, ma se il suo destino è quello di passare, mentre il nostro è quello di restare, con le giuste misure, capacità e strumenti disponibili, rimarremo a galla. La paura dura solo un istante, il necessario per trasformarsi in sano atteggiamento di buonsenso per sé e per gli altri. Se decidiamo di farla restare, essa come un veleno invisibile eserciterà un'azione di campo potentissima. Questo campo d'onda collega essere ad essere, persona a persona. E quando i membri del gruppo sono sintonizzati sulla stessa frequenza socio-emozionale, l'informazione distorta si amplifica (Di Muro, 2019).

Per avere in mano le sorti della propria esistenza, soprattutto in questo momento, essenziale, è quindi non soltanto seguire tutte le prescrizioni indicate per prevenire ed evitare la diffusione del virus, ma esaminare la qualità e il tipo di messaggi a cui si è esposti giornalmente e in quale misura essi lavorano al servizio della vita e in quale misura al servizio della paura, discernendo e adottando giusti pensieri e comportamenti non solo esteriori, ma soprattutto interiori, capaci di riportarci a noi, laddove è racchiuso tutto quel potenziale emozionale che ci fa scorgere una luce positiva malgrado il buio che ci circonda. La vera pace, la serenità e la fiducia sgorgano dentro e la paura è solo una tra le onde di possibilità che possiamo scegliere ora. La più inadeguata al viaggio, la più alta da valicare, quella che più ci allontana dalla meta. E allora piuttosto che arrabbiarci, prendercela, giudicare cosa si è fatto e quanto si poteva fare, opporci ed inveire, fermiamoci. Senza arrestare, respiriamo, guardiamoci attorno, scegliamo la corrente giusta, ciò che al momento può farci star bene, e muoviamoci rettamente individualmente e socialmente, sapendo che c’è un’intelligenza che sostiene la vita e lavora con noi e per noi se glielo lasciamo fare. Teniamoci stretti nella fiducia e nella collaborazione. Togliamo l'Io e mettiamo il Noi, ricordandoci che arrendersi e prendersela con l’esterno, non richiede alcuno sforzo. Rimettersi in piedi assumendosi la responsabilità della propria e altrui esistenza, al contrario, richiede uno sforzo grande, ma questa è la differenza tra vivere e sopravvivere.

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mercoledì 12 febbraio 2020

Il potere di guarigione della paura



Il potere di guarigione della paura

Consapevolezza e Spiritualità


"Il Potere di Guarigione della Paura" parla della lotta con un angelo, un angelo chiamato Paura. La via alla libertà consiste nel ricevere la benedizione che solo quest’angelo può impartirci. Tra le mani avete un libro che può aiutarvi a trovare tale libertà, affinché possiate essere davvero vivi sino in fondo.

Lissa Rankin - 12/02/2020

Estratto dal libro "Il potere di guarigione della paura" di Lissa Rankin

La prima volta che udii la storia di Giacobbe e l’angelo ero molto piccola. Era uno dei tanti racconti biblici che il mio adorato nonno – un rabbi ortodosso e appassionato studioso di Cabala – mi raccontava. Il nonno la presentava così: Giacobbe stava viaggiando da solo, quando l’oscurità lo costrinse a fermarsi per mangiare qualcosa e dormire fino all’alba. Il posto gli era sembrato abbastanza sicuro, ma così non era. Nel buio della notte si accorse che braccia muscolose lo avevano afferrato e lo schiacciavano a terra. Il buio era tale che egli non riusciva a vedere l’aggressore, ma ne sentiva la forza. Anche Giacobbe però era molto robusto, per cui cercò di liberarsi. Senonché il suo aggressore era almeno altrettanto forte e finirono con il rotolarsi al suolo tutta la notte.

Infine, la notte cessò e alle prime luci dell’alba Giacobbe si accorse di aver lottato contro un angelo. Quando il sole sorse, l’angelo abbandonò la presa e cercò di andarsene, ma Giacobbe lo tratteneva. «Lasciami andare», disse l’angelo a Giacobbe, «è spuntata la luce». Ma Giacobbe lo teneva fermamente. «Non ti lascerò andare fino a quando non mi avrai dato la tua benedizione», disse. L’angelo si dimenò, ma Giacobbe non lasciava la presa. E così l’angelo dovette impartire a Giacobbe la propria benedizione.

Da bambina, tutto ciò per me non aveva senso. Giacobbe aveva lottato tutta la notte per liberarsi, perché non aveva lasciato che l’angelo se ne andasse? Io avrei fatto così. Inoltre, da amante degli angeli, non capivo come qualcuno potesse non vedere la differenza tra un angelo e un nemico. Ma il fatto più strano di tutti era che un nemico finiva con il darti la sua benedizione. Le mie domande facevano ridere il nonno. «La gente confonde sempre un angelo con un nemico» - mi disse. «Giacobbe non lascia andare l’angelo prima di aver ricevuto la sua benedizione, perché è quest’ultima a rendere libero Giacobbe».

Mi ci vollero anni per comprendere questo racconto. All’epoca mi tenevo ben stretta alle mie paure. Pensavo che l’unico modo di stare al sicuro fosse avere paura.

Il ruolo comune della paura

Di fatto, la mia famiglia promuoveva la paura di noi bambini. Dopo essere stata morsa da un cane randagio e aver dovuto subire una serie di dolorose punture antirabbia, sviluppai una fobia per tutti gli animali. I miei genitori incoraggiavano questa paura, convinti che mi avrebbe tenuto al sicuro. Il risultato fu che la mia paura degli animali si trasformò velocemente in fobia.
Avevo 27 anni quando arrivai in California per proseguire la mia formazione medica. All’inizio vivevo con degli amici che avevano molti bambini e un grande cane pastore i cui denti gialli mi terrorizzavano. Gli amici provarono a dirmi che il cane era buono e innocuo, ma non avevo il coraggio di affrontare le mie paure. Nelle settimane in cui fui ospite in quella casa, tutta la famiglia fece in modo che ci fosse sempre una porta tra me e quel cane. Di notte, però, il cane vagava libero per la casa e io tenevo la mia stanza chiusa a chiave.

Un mattino mi alzai presto perché avevo bisogno di usare il bagno. Erano le sei del mattino, troppo presto perché il resto della famiglia fosse in piedi, quindi ero intrappolata nella mia camera da letto. Ma se qualcun altro si fosse già alzato?... Aprendo cautamente la porta, fui contenta di sentire Bridget, la bambina di 4 anni, cantare in salotto. Se riuscivo a raggiungerla prima che il cane mi trovasse, avrebbe potuto farlo uscire. Nonostante la mia paura, percorsi in punta di piedi il corridoio e socchiusi la porta del salotto. Bridget non stava canticchiando tra sé e sé. Il cane pastore era sdraiato sullo stomaco insieme a Bridget, che nella sua piccola vestaglia rosa gli stava lavando i denti con dentifricio e spazzolino, cantando: «Ti chiederai dove se ne sarà andato il giallo dei tuoi denti dopo che li avrai lavati con Pepsodent». La bocca del cane era piena di schiuma e la sua coda sbatteva con tanta forza che faceva un tonfo sul pavimento. Feci un respiro profondo e scoppiai a ridere.

In un batter d’occhi mi ero liberata da una paura che mi aveva paralizzato per più di vent’anni. In quel momento seppi che non avevo paura degli animali che vivevano nel mondo, ma di quelli che vivevano nella mia mente. La mia paura non mi aveva tenuto al sicuro dagli animali, mi aveva solo separato dal loro amore. Più tardi, quando trovai il mio appartamento, salvai un grande gatto rosso. Da quel momento, vivo sempre con qualche animale. Quel momento nel salotto risale a cinquant’anni fa: da allora sono stata benedetta da un angelo tutti i giorni.

La paura e il coraggio

Molti credono di non avere il coraggio di affrontare le proprie paure, ma forse hanno più coraggio di quanto pensino. Se hai molte paure, ci vuole coraggio anche solo per parlare con uno sconosciuto, rispondere al telefono, andare al mercato a comprare il pane o parlare a voce alta. Come un muscolo che venga usato giorno dopo giorno, il coraggio cresce se viene usato. Un giorno, quando attingerai deliberatamente al tuo coraggio perché in ballo ci sarà qualcosa di davvero importante, ne scoprirai il potere e la forza per la prima volta.

Un’altra cosa che scoprirai, leggendo "Il Potere di Guarigione della Paura", è che sorprendentemente il coraggio non è l’opposto della paura. L’opposto della paura è la gioia. Avevo creduto che la gioia fosse la stessa cosa della felicità, ma la prima è molto più durevole della seconda. La capacità di provare gioia sembra venire da una relazione incondizionata con la vita, la capacità di aprirsi e affrontare tutto ciò che è. Si tratta di un’apertura che ci porta oltre il desiderio di controllare la vita, fino alla capacità di celebrare quest’ultima. Ci sposta da una relazione antagonista con la vita a quell’esperienza del mistero e della meraviglia che è al cuore della vita. Alla fine può guarirci.

Il Potere di Guarigione della Paura — Libro >> http://bit.ly/2vo9z5e
6 passi per sviluppare il coraggio come medicina per il corpo, la mente e l'anima
Lissa Rankin

giovedì 1 settembre 2016

Il potere di guarigione della paura




Il potere di guarigione della paura

La paura è solo una fede al rovescio: e se ci fosse un altro modo di vedere la paura?

di Lissa Rankin - 25/08/2016



Il potere di guarigione della paura

"Il Potere di Guarigione della Paura" parla della lotta con un angelo, un angelo chiamato Paura. La via alla libertà consiste nel ricevere la benedizione che solo quest’angelo può impartirci. Tra le mani avete un libro che può aiutarvi a trovare tale libertà, affinché possiate essere davvero vivi sino in fondo.


La storia di Giacobbe e dell'angelo

La prima volta che udii la storia di Giacobbe e l’angelo ero molto piccola. Era uno dei tanti racconti biblici che il mio adorato nonno – un rabbi ortodosso e appassionato studioso di Cabala – mi raccontava. Il nonno la presentava così: Giacobbe stava viaggiando da solo, quando l’oscurità lo costrinse a fermarsi per mangiare qualcosa e dormire fino all’alba. Il posto gli era sembrato abbastanza sicuro, ma così non era. Nel buio della notte si accorse che braccia muscolose lo avevano afferrato e lo schiacciavano a terra. Il buio era tale che egli non riusciva a vedere l’aggressore, ma ne sentiva la forza. Anche Giacobbe però era molto robusto, per cui cercò di liberarsi. Senonché il suo aggressore era almeno altrettanto forte e finirono con il rotolarsi al suolo tutta la notte.
Infine, la notte cessò e alle prime luci dell’alba Giacobbe si accorse di aver lottato contro un angelo. Quando il sole sorse, l’angelo abbandonò la presa e cercò di andarsene, ma Giacobbe lo tratteneva. «Lasciami andare», disse l’angelo a Giacobbe, «è spuntata la luce». Ma Giacobbe lo teneva fermamente. «Non ti lascerò andare fino a quando non mi avrai dato la tua benedizione», disse. L’angelo si dimenò, ma Giacobbe non lasciava la presa. E così l’angelo dovette impartire a Giacobbe la propria benedizione.

Da bambina, tutto ciò per me non aveva senso. Giacobbe aveva lottato tutta la notte per liberarsi, perché non aveva lasciato che l’angelo se ne andasse? Io avrei fatto così. Inoltre, da amante degli angeli, non capivo come qualcuno potesse non vedere la differenza tra un angelo e un nemico. Ma il fatto più strano di tutti era che un nemico finiva con il darti la sua benedizione. Le mie domande facevano ridere il nonno. «La gente confonde sempre un angelo con un nemico», mi disse. «Giacobbe non lascia andare l’angelo prima di aver ricevuto la sua benedizione, perché è quest’ultima a rendere libero Giacobbe».
Mi ci vollero anni per comprendere questo racconto. All’epoca mi tenevo ben stretta alle mie paure. Pensavo che l’unico modo di stare al sicuro fosse avere paura.


Il ruolo comune della paura

Di fatto, la mia famiglia promuoveva la paura di noi bambini. Dopo essere stata morsa da un cane randagio e aver dovuto subire una serie di dolorose punture antirabbia, sviluppai una fobia per tutti gli animali. I miei genitori incoraggiavano questa paura, convinti che mi avrebbe tenuto al sicuro. Il risultato fu che la mia paura degli animali si trasformò velocemente in fobia.
Avevo 27 anni quando arrivai in California per proseguire la mia formazione medica. All’inizio vivevo con degli amici che avevano molti bambini e un grande cane pastore i cui denti gialli mi terrorizzavano. Gli amici provarono a dirmi che il cane era buono e innocuo, ma non avevo il coraggio di affrontare le mie paure. Nelle settimane in cui fui ospite in quella casa, tutta la famiglia fece in modo che ci fosse sempre una porta tra me e quel cane. Di notte, però, il cane vagava libero per la casa e io tenevo la mia stanza chiusa a chiave.

Un mattino mi alzai presto perché avevo bisogno di usare il bagno. Erano le sei del mattino, troppo presto perché il resto della famiglia fosse in piedi, quindi ero intrappolata nella mia camera da letto. Ma se qualcun altro si fosse già alzato?... Aprendo cautamente la porta, fui contenta di sentire Bridget, la bambina di 4 anni, cantare in salotto. Se riuscivo a raggiungerla prima che il cane mi trovasse, avrebbe potuto farlo uscire. Nonostante la mia paura, percorsi in punta di piedi il corridoio e socchiusi la porta del salotto. Bridget non stava canticchiando tra sé e sé. Il cane pastore era sdraiato sullo stomaco insieme a Bridget, che nella sua piccola vestaglia rosa gli stava lavando i denti con dentifricio e spazzolino, cantando: «Ti chiederai dove se ne sarà andato il giallo dei tuoi denti dopo che li avrai lavati con Pepsodent». La bocca del cane era piena di schiuma e la sua coda sbatteva con tanta forza che faceva un tonfo sul pavimento. Feci un respiro profondo e scoppiai a ridere.

In un batter d’occhi mi ero liberata da una paura che mi aveva paralizzato per più di vent’anni. In quel momento seppi che non avevo paura degli animali che vivevano nel mondo, ma di quelli che vivevano nella mia mente. La mia paura non mi aveva tenuto al sicuro dagli animali, mi aveva solo separato dal loro amore. Più tardi, quando trovai il mio appartamento, salvai un grande gatto rosso. Da quel momento, vivo sempre con qualche animale. Quel momento nel salotto risale a cinquant’anni fa: da allora sono stata benedetta da un angelo tutti i giorni.


La paura e il coraggio

Molti credono di non avere il coraggio di affrontare le proprie paure, ma forse hanno più coraggio di quanto pensino. Se hai molte paure, ci vuole coraggio anche solo per parlare con uno sconosciuto, rispondere al telefono, andare al mercato a comprare il pane o parlare a voce alta. Come un muscolo che venga usato giorno dopo giorno, il coraggio cresce se viene usato. Un giorno, quando attingerai deliberatamente al tuo coraggio perché in ballo ci sarà qualcosa di davvero importante, ne scoprirai il potere e la forza per la prima volta.

Un’altra cosa che scoprirai, leggendo "Il Potere di Guarigione della Paura", è che sorprendentemente il coraggio non è l’opposto della paura. L’opposto della paura è la gioia. Avevo creduto che la gioia fosse la stessa cosa della felicità, ma la prima è molto più durevole della seconda. La capacità di provare gioia sembra venire da una relazione incondizionata con la vita, la capacità di aprirsi e affrontare tutto ciò che è. Si tratta di un’apertura che ci porta oltre il desiderio di controllare la vita, fino alla capacità di celebrare quest’ultima. Ci sposta da una relazione antagonista con la vita a quell’esperienza del mistero e della meraviglia che è al cuore della vita. Alla fine può guarirci.

Estratto dal libro "Il potere di guarigione della paura" di Lissa Rankin

Il Potere di Guarigione della Paura - Libro >> http://goo.gl/CmXCki
6 passi per sviluppare il coraggio come medicina per il corpo, la mente e l'anima
Lissa Rankin


mercoledì 20 aprile 2016

Che cos'è il parto attivo?



 

Che cos'è il parto attivo?

Scopriamo insieme il parto attivo e la funzione positiva del dolore durante il momento del travaglio e del parto

di Giovanna Lasagna - 19/04/2016



Che cos'è il parto attivo?

Da tempi immemorabili il momento del parto è associato al dolore: che si tratti dell'immaginario comune o del racconto della maggior parte delle donne che hanno dato alla luce un bambino, parto e dolore sono due parole che sentiamo spesso pronunciare insieme.
Ma che cos'è il dolore nel parto? Dopo decenni di autorevoli studi, oggi sappiamo che il dolore nel parto ha una funzione positiva e protettiva rispetto alla salute di mamma e bambino.
Possiamo imparare a conoscere questo dolore, ad affrontarlo e a gestirlo tramite tecniche di parto attivo.

L’esigenza di naturalità

L'eccessiva medicalizzazione di un percorso prevalentemente fisiologico come quello della nascita e del parto, oltre a non aver attenuato l’antica angoscia femminile del dolore, ha dato luogo a nuove esigenze di maggiore intimità e naturalità. Fortunatamente, oggi, i condizionamenti culturali che hanno da sempre aggravato tale ansia sono contrastati da una maggiore fiducia nell'innata competenza delle donne a generare la vita, nella propria natura di madre, cui è da sempre affidata la sopravvivenza della nostra specie.

La funzione positiva del dolore

Il dolore del parto ha una funzione psichica, di trasformazione, allorquando la madre da fondo alle proprie risorse fisiche ed emotive, fino all’abbandono, alla resa, al superamento dei propri limiti. Il dolore durante il travaglio stimola la secrezione delle endorfine che hanno una potente azione anestetica e aiutano, a loro volta, la secrezione di un altro ormone, la prolattina che indurrà poi la produzione del latte.
In nessun altro momento la donna produce una percentuale così alta di ormoni, i quali stimolano emozioni e istinti, oltre ad onde alfa e teta, grazie alle quali la partoriente entrare in comunicazione profonda con il bambino.
Più sarà fluida la comunicazione tra madre e bambino, meno saranno necessarie interferenze esterne, più il dolore sarà ridotto al suo minimo fisiologico, divenendo tollerabile, sia per la madre che per il nascituro.

Il parto attivo

Il parto attivo non va confuso con il parto indolore: per parto attivo intendiamo un evento in cui la donna è protagonista attiva, cosciente e consapevole.
Il potersi muovere durante il travaglio rende il dolore delle contrazioni più sopportabile, migliora le condizioni di tranquillità della gestante: la donna deve essere libera di assumere qualunque posizione, proteggendo se stessa e il bambino attraverso i movimenti che il dolore stesso le suggerisce.
Abbandonarsi al ritmo alterno di contrazioni e pause comporta la presenza di endorfine anche nel liquido amniotico, ovvero il dolore della madre protegge il bambino dal dolore. Le contrazioni uterine poi, preparano il nascituro al ritmo respiratorio e producono l’adrenalina fetale, che stimola il piccolo rendendolo combattivo e gli evita l’asfissia da parto.
Cedere alla paura, opporsi al dolore, significa invece rimanere sempre in tensione: il bambino potrebbe soffrirne.

Un parere autorevole

Scrive Verena Schmidt, fondatrice della Scuola Elementale di Arte Ostetrica: “Una donna che partorisce con il dolore e quindi con la sua energia sessuale ( ….) recupera tutte le sue energie dopo il parto (…), si sente appagata e piena di tenerezza“.


Travaglio e Parto senza Paura - Libro

Oggi il dolore che accompagna la nascita non può più essere interpretato come un nemico da sconfiggere con ogni mezzo, anche a costo di mettere a rischio la salute della madre e del bambino.

Questa sofferenza può essere un potente mezzo di cui la natura ci ha dotate per essere guidate nel processo che conduce alla nascita, per spingerci a trovare un luogo sicuro per dare alla luce il neonato, per capire a che punto è la progressione del travaglio, per assumere posizioni e atteggiamenti, e muovere il corpo allo scopo di alleviare il dolore e facilitare la nascita.

Una volta compresa la natura di questo dolore e i meccanismi che ne aumentano o diminuiscono la percezione, possiamo volgerlo a nostro favore per farne un potente alleato verso una nascita sicura e consapevole, nel rispetto della salute di madre e bambino.

Non sempre è facile, occorre un accompagnamento alla nascita che ci restituisca quella nostra innata e istintiva capacità di partorire, costituita da fiducia nel proprio corpo e nelle proprie competenze di donne!

Questo testo vuole accompagnare le future mamme, e chiunque possa essere interessato ad approfondire, verso la conoscenza dei mezzi che possiamo sfruttare come alleati per una nascita consapevole e sana, senza paura!


Emanuela Rocca
Travaglio e Parto senza Paura - Libro >>> http://goo.gl/cS0xfE
Comprendere la funzione del dolore e alleviarlo con i rimedi naturali

martedì 12 gennaio 2016

PSOAS: il muscolo delle emozioni



PSOAS: il muscolo delle emozioni

Sai che cos'è il muscolo PSOAS e quali importanti funzioni fisiche ed emozionali svolge nel nostro corpo?

Eleonora Poletti - 09/01/2016



PSOAS: il muscolo delle emozioni

Come la paura, l’ansia e lo stress possono modificare il nostro corpo determinandone disturbi e dolori?

Il muscolo psoas rappresenta la chiave di volta per un corpo bilanciato. È costituito da un solido muscolo lungo circa 40 cm che collega direttamente la colonna vertebrale alle gambe. Esistono due muscoli psoas, ciascuno dei quali emerge da uno dei due lati del tratto lombare della colonna. Insieme allo psoas, l’iliaco e il muscolo otturatore interno, rendono il bacino dinamico e bilanciato e permettono a quest’ultimo di oscillare liberamente favorendo la libertà di movimento alle gambe.

Lo psoas è coinvolto in comunicazioni complesse con gli organi e i visceri così come con il sistema nervoso centrale, quello autonomo e quello enterico ed è situato nel luogo da dove possono essere percepite le nostre sensazioni viscerali. Lo psoas superiore e il diaframma sono situati in un luogo chiamato plesso solare. Il plesso solare, un centro di energia per la forza individuale, è il luogo da dove cerchiamo di controllare le emozioni non volute o opprimenti.

Quando si vivono ripetutamente sentimenti di paura, ansia e stress, il corpo non ha il tempo di recuperare, determinando un accumulo eccessivo di adrenalina nei tessuti che irrigidiscono l’intera muscolatura, provocando uno stato di tensione persistente nel corpo. Spesso quindi un sistema nervoso esausto, può determinare un irrigidimento corporeo, un indebolimento dello psoas con conseguenti di difficoltà di respirazione, dolori diffusi e difficoltà a sorreggersi.

Quando i muscoli adduttori si bloccano per la paura, il bacino diventa rigido e si immobilizza. Ciò provoca un blocco dell’energia sessuale e ciò incide sul generale senso di sicurezza e di benessere dell’individuo.

Per far si che lo psoas rimanga in buona salute, è necessario attuare quotidianamente alcuni importanti accorgimenti:

una corretta attività sportiva di allungamento;
sedersi in modo eretto e bilanciato;
respirare profondamente e con un ritmo costante che permetta una corretta ossigenazione del corpo e uno stato di rilassatezza fisica e psichica;
concedersi dei brevi momenti di relax psico-fisico durante il giorno;
alimentarsi in modo sano;
esternare le proprie ansie e paure quotidianamente, in modo da non trattenere emotivamente nulla.
lavorare su se stessi per sciogliere blocchi emotivi passati;
rivolgersi a osteopati e fisioterapisti, quando si avvertono dolori corporei a cui non si riesce ad attribuire una causa.

Il rilascio dello psoas quando irrigidito è di fondamentale importanza per ristabilire la propria capacità di percezione di sé e delle proprie emozioni. Solo così facendo sarà possibile in un secondo momento comprendere l’origine delle proprie ansie e paure.

Tutto ciò ci fa capire come psiche, emozioni e corpo siano legate all’unisono, curando un aspetto risaniamo anche gli altri. È necessario ricordare che il corpo ha memoria degli eventi, esattamente come il cervello e che quando questi divengono traumatici, possono determinare un irrigidimento corporeo con conseguente modificazione posturale e strutturale, oltre che dolori nell’area del blocco.

I traumi, le paure, le ansie vanno sempre affrontati ed esternalizzati nel momento in cui accadono, per evitare con il passare tempo, una severa degenerazione corporea e della propria vita.

Daniela Carini, Fabrizio Camilletti, Vito Amelio
La Biologia delle Emozioni - Libro >> http://goo.gl/0Wvczi
Dalle leggi di Hamer alla Medicina Biologica Emozionale®


lunedì 28 settembre 2015

Cos'è la paura?

Cos'è la paura?

Battito accelerato, sensazione di pericolo, mani che tremano e il senso di incolumità che svanisce. Come affrontare la paura?

di Valentina Balestri - 26/09/2015



Cos’è la paura?

Ho provato spesso a rispondere a questa domanda.

Credo che la paura, per me, sia sentire quel dolore che ti leva il fiato, dolore scaturito da un momento o da un pensiero che non lascia scampo a ciò che di bello c’è nel mondo.
Quando provo dolore, il mondo smette di essere importante e, per autodifesa, smetto di essere importante anche io e se io non sono importante, neppure il mio dolore lo è.

Questa sera ho letto una frase molto bella di Charlotte Beck che recita: «Dobbiamo affrontare il dolore da cui siamo scappati e da cui stiamo scappando. In effetti, dobbiamo imparare a essere in pace e lasciare che il suo violento potere ci trasformi».

Mi ha fatto riflettere molto. Pensare a come la paura e il dolore hanno condizionato la mia vita mi colpisce: la paura di non sentirsi accettata, da me stessa e dagli altri, mi ha trasformato? Ma soprattutto, senza tutto il dolore che da questa paura ha avuto origine, che tipo di persona sarei ora?


Il Potere straordinario dell'Accettazione Totale - Libro

Scopri come ritrovare la serenità!

Molte persone si costruiscono la propria prigione fatta di insoddisfazione, di ferite auto-inflitte, di paure immotivate… tutti fardelli che bloccano il loro sé tenendole in trance.

Il metodo dell’Accettazione Totale spiegato in questo libro ci libera da una trance frenetica di “email, troppi impegni, corse, raggiungere, consumare e acquistare”, insegnandoci a coltivare una presa di coscienza consapevole e compassionevole verso noi stessi. In questo modo cominciamo ad accettare chi siamo nel presente e le nostre vite per quello che sono.

Il metodo dell’accettazione totale non prevede che si accettino le cose così come sono o che ci si rassegni agli eventi. Si tratta piuttosto di cercare di ricavare il buono da ogni situazione attraverso la meditazione, prendendoci una pausa dai ritmi frenetici della vita.

Nel libro si trovano suggerimenti su come affrontare le diverse emozioni negative e tutti gli ostacoli che ci impediscono di essere sereni attraverso pratiche che attingono dalla tradizione buddista.

Frequenti i rimandi alle tecniche suggerite da Thich Nhat Hanh e ai suoi insegnamenti, come per esempio quello di affrontare la paura, imparando a convivere con essa e imparare da essa per trarne beneficio.


Estratto da “Il potere dell’accettazione totale”

Chi non conosce l’esperienza della paura?

La paura è svegliarsi di notte, terrificati dal fatto di non poter andare avanti. La paura è l’ansiosa sensazione per il nostro corpo, la stretta e la pressione al cuore, la strangolante presa alla gola. La paura è il battere furioso del nostro cuore, le pulsazioni del nostro battito. La paura ci rende più difficile il respiro, accelerandolo e affannandolo. La paura ci dice che siamo in pericolo e poi spinge con urgenza a dare un senso a ciò che sta succedendo e a capire cosa fare. La paura si appropria della nostra mente con storie su ciò che andrà storto. La paura ci dice che perderemo il nostro corpo, la nostra mente, i nostri amici, la nostra famiglia, anche la terra. La paura è l’anticipazione del dolore futuro.

L’influenza della paura

Per ogni animale, finché il pericolo persiste, viene mantenuta l’attenzione sull’autoconservazione.
Solo nei mammiferi la cognizione e il ricordo interagiscono con l’influenza per creare l’emozione della paura.
Parte del nostro bagaglio di sopravvivenza, l’emozione della paura è formata dalle esperienze accumulate circa la nostra storia personale. L’influenza della paura che nasce in risposta alla nostra esperienza immediata si combina con il ricordo di eventi passati associati e degli effetti che provocano. Ecco perché alcuni di noi sono terrorizzati da cose che non hanno alcun senso di paura per altri. Mentre l’influenza della paura in se stessa dura solo qualche secondo, l’emozione della paura persiste finché l’influenza continua a essere stimolata da pensieri e ricordi spaventosi.

Sentirsi inadeguati ci fa paura

Sentirsi inadeguati va a braccetto con il sentirsi separati dagli altri, separati dalla vita. Se ci manca qualcosa, come possiamo trovare il nostro posto? Se non abbiamo da offrire niente di valore, non ci meritiamo di essere amati. È un circolo vizioso: più sentiamo che ci manca qualcosa, più ci sentiamo distanziati e la solitudine e l’ansia che accompagnano il senso di non appartenenza rinforzano solo la nostra percezione di essere fondamentale difettosi.
Convinti di non essere abbastanza bravi, non possiamo mai rilassarci. Stiamo in guardia, controllando le nostre mancanze. Quando inevitabilmente le troviamo, ci sentiamo ancora più insicuri e immeritevoli.
 
Obiettivo: accettarsi!

Per molti di noi, la sensazione d’inadeguatezza è proprio dietro l’angolo.
Non serve molto, basta vedere i traguardi degli altri, essere criticati, litigare, fare un errore al lavoro, per farci sentire che non andiamo bene.
La volontà di sperimentare noi stessi e la nostra vita così com’è, è l’antidoto necessario agli anni in cui non ci siamo presi cura di noi stessi, anni di giudizi e di duri trattamenti, anni di rifiuto della “esperienza del momento”, anni in cui non siamo riusciti a essere felici.
Iniziare semplicemente a riconoscere i nostri talenti e i nostri punti di forza, senza la necessità costante di rassicurazioni per sentirci speciali o superiori, è il primo passo verso l’accettazione di noi stessi. La strada è lunga, è vero, ma la meta vale la fatica.
 

Guarda attentamente.
Fai attenzione, nota.
Continua a guardare, sii curioso.
Non si finisce mai di guardare…
Tutto è vivo:
le conchiglie, gli edifici, le persone pesci.
Le montagne, gli alberi. Il bosco è vivo.
L’acqua è viva.
Ogni cosa ha la sua vita.
Tutto vive dentro di noi.
Vivi con il mondo dentro di te…
Importa che tu ci tenga.
Importa che tu senta.
Importa che tu noti.
Importa che la vita viva in te…
Guarda, senti, lascia che la vita ti prenda per mano.
Lascia che la vita viva in te.
 
Hokusai


Indice

Prefazione

Prologo

1. La trance dell’inadeguatezza
2. Svegliarsi dalla trance: la strada dell’accettazione totale
3. La pausa sacra: risposarsi sotto l’albero del bodhi
4. Affabilità incondizionata: lo spirito dell’accettazione totale
5. Tornare a casa dal nostro corpo: il terreno dell’accettazione totale
6. L’accettazione totale del desiderio: svegliarsi alla fonte del desiderio
7. Aprire il nostro cuore davanti alla paura
8. Risvegliare la compassione per noi stessi: diventare colui che tiene e colui che è tenuto
9. Ampliare i circoli di compassione: il sentiero del bodhisattva
10. Capire la nostra bontà di base: coltivare la gentilezza amorevole e un cuore pronto a perdonare
11. Risvegliarsi insieme: praticare l’accettazione totale in una relazione
12. Capire la nostra vera natura

Ringraziamenti
Fonti e permessi
L’Autrice

Hanno detto…

Indice Meditazioni e Riflessioni guidate

CAPITOLO 1

Riconoscere la trance d'inadeguatezza
CAPITOLO 2

Meditazione Vipassana (Mindfulness)
CAPITOLO 3

La Pausa Sacra
CAPITOLO 4

Il Potere del Si
Affrontare le difficoltà e dare un nome a ciò che è vero
Abbracciare la vita con un sorriso
CAPITOLO 5

Sviluppare una presenza corporea
L’accettazione totale del dolore
CAPITOLO 6

“Non Fare” quando siamo spinti dal desiderio
Scoprire i nostri desideri più profondi
CAPITOLO 7

Incontrare la paura con una presenza aperta e impegnata
CAPITOLO 8

Diventare colui che tiene la sofferenza
Invocare la presenza dell'amato
CAPITOLO 9

Tonglen – risvegliare il cuore della compassione
CAPITOLO 10

Coltivare un cuore pronto a perdonare
Risvegliare l'amorevole gentilezza
CAPITOLO 11

Comunicare con consapevolezza
CAPITOLO 12

Chi sono?


Tara Brach è stata una professionista della salute mentale per vent’anni e attualmente lavora a Washington DC.
Prete buddista laico e famosa insegnante della coscienza buddista, è la fondatrice e insegnante presso la Insight Meditation Community, dove le sue lezioni settimanali di meditazione vengono regolarmente frequentate da più di 120 studenti.
Ha completato il suo corso di Insight Meditation sotto la guida di Jack Kornfield.


Tara Brach
Il Potere straordinario dell'Accettazione Totale - Libro >> http://goo.gl/fHy3qW
Elimina paure, insicurezze e sensi di colpa
Editore: BIS Edizioni
Data pubblicazione: Dicembre 2014
Formato: Libro - Pag 300 - 15x21 cm