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martedì 12 dicembre 2023

Cunicoli spazio-temporali attraversabili dall'uomo!


Cunicoli spazio-temporali attraversabili dall'uomo!

Scienza e Fisica Quantistica

>> https://bit.ly/3Zcu1zH  

In fisica, il cunicolo spazio-temporale, chiamato anche wormhole, è una costruzione teorica la cui struttura può essere descritta come quella di un tunnel che collega due punti dello spazio-tempo.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 11/12/2023

È composto da una copia di due buchi, uno nero e uno bianco, situati su due diversi fogli spazio-temporali e collegati tra loro da un tunnel. In conformità con gli scenari proposti da alcuni fisici teorici, dal buco nero, appena superato l’orizzonte degli eventi, la materia entra nel cunicolo e dopo aver realizzato un viaggio inter-dimensionale in un tempo finito, il buco bianco la fa fuoriuscire da un’altra parte dell’universo. Juan Maldacena, professore di fisica teorica dell’Institute of Advanced Study e Alexey Milekhin, studente laureato in astrofisica alla Princeton University, hanno immaginato un modello di cunicolo spazio-temporale a cinque dimensioni, teoricamente attraversabile dall’essere umano. Lo studio intitolato Humanly Traversable Wormholes è stato pubblicato nel sito della Cornell University nel 2020 (https://arxiv.org/abs/2008.06618).

Secondo i due fisici, l’esistenza dei cunicoli spazio-temporali attraversabili è collegata all’esistenza dell’energia negativa, che per la fisica classica è una cosa inesistente, ma che viene usata come concetto teorico nel contesto della fisica quantistica. Le teorie di Einstein prevedono che qualunque oggetto entrato in un buco nero non potrà mai più uscire, insieme all’intera informazione che lo riguarda. Stephen Hawking contestò in parte questa idea ancora negli anni 70 e rimase fermo sul fatto che nel nostro universo l’informazione non può essere del tutto cancellata e persa per sempre. Ciò significa che l’informazione quantistica, in qualche modo, si deve conservare. Negli anni ‘90 il fisico canadese Don Page, studente di dottorato di Stephen Hawking, specializzato in cosmologia quantistica, suggerì che, quando un oggetto cade nel buco nero, l’informazione che lo riguarda non viene del tutto persa perché aumenta il livello dell’entropia.

Ultimamente molti fisici credono che la sua teoria sia corretta.

La rappresentazione mentale dell’universo esposta nel libro Amen la Nuova Umanità: Una Teoria del Tutto suggerisce che nella crescita dell’universo ogni passaggio di stato da una dimensione inferiore a una superiore avviene attraverso una singolarità, iniziata con un’implosione e seguita da una discesa della materia, dell’energia e dell’informazione attraverso il proprio cunicolo spazio-temporale, che è una struttura o scheletro interno di ogni costruzione materiale o modulo esistenziale naturalmente creato. Soltanto attraverso i moduli esistenziali stabili (chiamati qui ordini di generazione), che hanno il circuito spazio-temporale completo (è stato unificato l’inizio con la fine) si può arrivare nel punto di partenza (il buco bianco di uscita si sovrappone al buco nero di entrata), aggiungendosi così una nuova dimensione.

Gesù disse: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”. (Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10))

 Il Campo Cristo è un cunicolo spazio-temporale con una porta di entrata e una di uscita, attraverso il quale l’essere umano può attraversare la morte e realizzare il personale trasferimento in una nuova zona di coscienza, che caratterizza il prossimo anello di crescita dell’universo, l’Essere Amen. Questo è il salto quantico che l’essere umano è capace di realizzare e attraverso il quale si può trasferire nella Quinta Dimensione (vedi il Glossario sul sito www.sandachira.com).

Amen - La Nuova Umanità — Libro >> https://bit.ly/3Zcu1zH
Una teoria del Tutto
Elena Sanda Chira
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__amen-la-nuova-umanita-libro.php?pn=1567



giovedì 13 dicembre 2018

Il tempo: come lo vede la fisica




Il tempo: come lo vede la fisica?

Scienza e Fisica Quantistica


In che dimensione si sviluppa il tempo? Come lo percepiamo? In questo articolo leggiamo insieme tutto ciò che non sapevamo su uno dei fenomeni più studiati di sempre: il tempo

Antonella Ravizza - 12/12/2018

Il tempo è quella dimensione in cui misuriamo il trascorrere degli eventi e comprende il passato (un ricordo rappresentato da una memoria del vissuto), il presente (una lettura del reale percepito) e il futuro (una previsione). È un concetto molto complesso, per questo è da sempre oggetto di studi e di discussioni, non solo scientifiche, ma anche filosofiche. Secondo la fisica, il trascorrere del tempo inizia al momento della nascita dell'Universo e il suo corso è determinato da tutti i cambiamenti di spazio e di materia regolati da leggi fisiche. Tutto quello che si muove nello spazio viene studiato anche in relazione al tempo, per esempio la terra ruota attorno al proprio asse e sulla propria orbita, e queste rotazioni permettono la distinzione tra giorno e notte, e quella tra primavera, estate, autunno e inverno, quindi in questo caso è evidente che il movimento è legato al tempo.

Come percepiamo il tempo?

Ne percepiamo il suo trascorrere solo grazie al cambiamento della realtà che ci circonda. Il tempo è quindi inteso come durata, per questo si usa parlare in fisica di intervallo di tempo, perché ha un inizio e una fine. Due diversi eventi possono definirsi simultanei quando avvengono contemporaneamente, o uno può essere successivo all'altro nel caso contrario. In fisica per misurarlo si usa l'unità del Sistema Internazionale, cioè il secondo, con i suoi multipli (il minuto, l'ora, il giorno, la settimana, il mese, l'anno, il lustro, il decennio, il secolo e il millennio). Lo strumento di misura è l'orologio o il cronometro. Adesso esistono degli orologi atomici che sono precisissimi. Gli orologi si basano sul confronto tra un movimento nello spazio e un movimento campione (meccanico o elettronico). A volte il tempo si usa anche come misuratore di distanze, per esempio si sente spesso parlare di “anno-luce” per indicare la distanza percorsa dalla luce in un anno, dal momento che la velocità della luce è nota ed è costante. Isaac Newton lo definisce come “senso di Dio”, che scorre sempre immutabile.

Ci vogliono ancora dei secoli prima che Einstein, nella sua teoria delle relatività, introduca il concetto di tempo non assoluto, che dipende dalla velocità (Einstein fa riferimento alla velocità delle luce c=300000 km/s) e che dipende dal riferimento spaziale preso in considerazione. Per questo, secondo Einstein, è preferibile parlare di spazio-tempo: l'aspetto cronologico e quello spaziale sono fortemente legati, inseparabili. Lo spazio-tempo viene modificato dai campi gravitazionali, che possono deflettere la luce e addirittura rallentare il tempo. Non solo, ma il tempo di un osservatore si ottiene da quello di un secondo osservatore moltiplicandolo per un fattore di conversione che dipende dalle velocità relative dei due osservatori stessi. Questo in pratica ci dice che se dalla Terra potessimo vedere un razzo mentre viaggia molto velocemente nello spazio, vedremmo l’equipaggio al suo interno muoversi al rallentatore.

Il paradosso dei gemelli

È noto a questo proposito il “paradosso dei gemelli”: un gemello parte per un viaggio nello spazio, su una navicella che si muove ad una velocità prossima alla velocità della luce, mentre il suo fratello gemello resta sulla Terra. Secondo le leggi della Relatività, al suo ritorno il gemello che era partito sarà più giovane del gemello rimasto a terra. Ma sempre secondo la Relatività tutti i sistemi di riferimento privi di accelerazione e di cambiamento di direzione e sottoposti allo stesso moto sono uguali. Quindi il paradosso è che secondo il gemello astronauta è la Terra a muoversi a una velocità prossima alla velocità della luce; allora ci chiediamo: per quale gemello è passato meno tempo? Chi dei due sarà più giovane dell'altro? Naturalmente c'è una soluzione al paradosso: dobbiamo considerare che il gemello sull'astronave ha fatto più cambiamenti di moto rispetto alla Terra (durante la partenza ha accelerato, ha invertito la marcia per tornare indietro, ha decelerato per potersi fermare). Sarà quindi il gemello sull'astronave a ritrovarsi più giovane al suo ritorno. Secondo la Fisica Moderna, il tempo è definito come la distanza tra gli eventi calcolata utilizzando delle coordinate spazio-temporali quadrimensionali. In fisica teorica si usa molto come unità di misura del tempo il tempo di Planck, cioè il  tempo che impiega un fotone che viaggia alla velocità della luce a percorrere la lunghezza di Planck, che è data dalla seguente relazione:  , dove ħ è la costante di Planck, G è la costante di gravitazione universale e c è la velocità della luce nel vuoto. Il tempo di Planck risuta uguale a circa 5,4 x 10 -44 secondi ed è la più piccola quantità di tempo misurabile.

La Meccanica Quantistica  rivoluziona l'idea di tempo che ci eravamo fatti. Anche il tempo non è continuo, ma quantizzato, anche se non possiamo dimostrarlo materialmente, perché il tempo di Planck, cioè l'intervallo minimo possibile, è così breve da essere al di là delle attuali possibilità sperimentali. Recentemente, peró, tra i  fisici emergenti dei nostri tempi, nasce l'idea che la fisica moderna si capisce meglio dimenticando il tempo: è più facile capire come funziona il mondo a livello fondamentale senza parlare di tempo, la teoria descrive come si muovono le cose una rispetto all'altra. Con la Meccanica Quantistica abbiamo capito che tutte le quantità fisiche sono imprecise e fluttuanti; anche il tempo non è più lineare, ma è come se fosse diviso in più parti dotate di spessore. Lo spazio e il tempo si frantumano in una specie di schiuma microscopica. Il noto fisico Carlo Rovelli parla di gravità quantistica a loop (LQG, loop quantum gravity). Questo non vuol dire che il tempo non ci sia nella vita quotidiana, naturalmente, ma che il concetto di tempo non è utile quando si studiano le strutture generali della materia.

“Tempo, non c’è tempo, sempre più in affanno, inseguo il nostro tempo vuoto di senso. Senso di vuoto”…forse Franco Battiato nel 2007 aveva già previsto tutto?

L'ordine del Tempo - Libro » http://bit.ly/2SKyPc7
Carlo Rovelli

martedì 28 novembre 2017

Tempo: perche' quando stiamo bene vola e...




Tempo: perche' quando stiamo bene vola e quando soffriamo non passa mai?

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica


Tempo: perché quando stiamo bene vola e quando soffriamo non passa mai?

Esiste un tempo oggettivo come ordine misurabile del “divenire”, ovvero del movimento storico-cronologico, del ciclo naturale del giorno e della notte. Eppure se il tempo fisico è ciò che a livello percettivo viene scandito oggettivamente dal rintocco dei secondi sulla lancetta del grande orologio universale, il tempo come entità può essere definito sia come qualcosa di meramente assoluto, ossia un fluire eterno, sciolto dallo spazio ed esistente indipendentemente dalla sua misura volgare in ore, giorni e anni, sia come tempo relativo, che è invece soggettivo, interiore, non suscettibile d’essere oggettivato. Questi due concetti, apparentemente suddivisi, vanno di pari passo in quanto sono frutto della componente sensibile e interna di ogni essere umano.

Rubrica di psicologia quantistica: scrivi alla dottoressa Di Muro
Da oggi Carmen Di Muro, psicologa e psicoterapeuta, risponde alle domande dei lettori relative ai temi sopra illustrati.

Per inviare la tua domanda a Carmen Di Muro scrivi via mail a

Ma per quanto il tempo sia una realtà fisica, misurabile e oggettivabile, definito come una successione di istanti tutti uguali, indipendente dalla percezione umana e legato alla presenza di masse gravitazionali o alle relative velocità di movimento degli osservatori, nel mondo soggettivo dell’essere umano l’idea di tempo è strettamente correlata alle pulsioni ed ai moti del cuore. In che senso tutto questo?

Quando noi siamo in una determinata dimensione psico-emotiva, il trascorrere dei momenti, dei secondi, come pure delle ore, viene scandito dal ritmo incessante della nostra sfera interiore, il cui moto vibrazionale lento oppure veloce si accorda alla realtà gravitazionale che ci circonda. Se risuoniamo nella gioia, la percezione del tempo fisico sarà diversa rispetto al risuonare e accordarsi alla tristezza. Il tempo ci apparirà amplificato, dilatato, a volte fermo come se ogni secondo durasse molto di più rispetto a ciò che realmente è. Tutto questo implica che noi non riusciamo a coglierlo di per sé, ma lo sentiamo fluire come un soffio leggero senza la possibilità che questo possa essere afferrato o fermato. Il tempo passa e noi ci ritroviamo dentro questo tempo, in quanto per ogni essere umano il vero tempo è quello dell’anima che si trova in un determinato stato vibratorio piuttosto che in un altro.

Il tempo di due persone innamorate cambia nettamente rispetto al tempo di una persona che si trova in una situazione di solitudine o sofferenza. Nei primi c’è un accorciarsi fugace che fa sì che le ore si accavallino e che in un soffio il giorno si alterni alla notte. Il tempo invece di una persona sola, è lungo, amplificato, interminabile, scandito dal battere dei secondi sulla lancetta, in cui il vuoto manifesta sempre di più la sua portata. Quando la nostra energia di base si posiziona a livello di un determinato stato interno, anche l’esterno si accorderà in modo inscindibile a quanto in noi è contenuto e prodotto. Il tempo fisico risentirà in modo univoco di questo stato d’essere accorciandosi o allungandosi nettamente, in base ad innalzamento o abbassamento delle frequenze dei moti interiori.(…)

Per comprendere dettagliatamente questo processo approfondisci su Essere è Amore. Dal Pensiero alla Materia. Viaggio scientifico nella pura essenza.

Essere è Amore - Libro
Dal pensiero alla materia - Viaggio scientifico nella pura essenza
Carmen Di Muro

martedì 22 dicembre 2015

Quarta dimensione: qual è e cos’è davvero?



Quarta dimensione: qual è e cos’è davvero?

Spiegata in modo semplice, la quarta dimensione ci fa capire come il tempo scorre

di Vincenzo Fanelli, William Bishop - 21/12/2015



Quarta dimensione: qual è e cos’è davvero?

Estratto dal libro “La mente quantica” di Vincenzo Fanelli e William Bishop

La quarta dimensione
La quarta dimensione è il tempo (o la durata).
La quarta dimensione può essere immaginata come una linea che connette quello che facevi un minuto fa con quello che stai facendo adesso.

La quarta dimensione può essere anche intesa come la linea che connette il te stesso appena concepito con il te stesso "deceduto".
Noi però non siamo in grado di vederla nella sua totalità perché viviamo nella terza dimensione.

Quindi il tempo lo viviamo istante per istante senza poter vedere la tua interezza.

Noi esseri tridimensionali vediamo solo sezioni del nostro io quadridimensionale.

In termini ancora più ampi, la quarta dimensione può essere vista come la linea che connette il Big Bang con la fine del nostro Universo.

Le altre dimensioni

La dimensione zero
La dimensione 0 non è altro che un punto puro e semplice. Niente altezza o lunghezza. Non ha grandezza e dimensione. È un punto nello spazio che indica una posizione in un sistema.

 La prima dimensione
Se metto un secondo punto oltre al primo, ho una posizione diversa. Se unisco i due punti ottengo la prima dimensione dove esiste solo la lunghezza. Niente larghezza e profondità.

 La seconda dimensione
Se metto una seconda linea, ottengo anche la larghezza, quindi, lunghezza e larghezza. Manca ancora la profondità.

 La terza dimensione
Per noi è più semplice immaginare la terza dimensione dato che la abitiamo. Grazie ad una terza linea otteniamo la profondità.
Un oggetto tridimensionale è dotato di lunghezza, altezza e larghezza.

Possiamo vedere le cose anche da una prospettiva diversa e più illuminante.
Immagina un foglio di carta piatto che rappresenta la seconda dimensione (questa è piatta). Su di esso vi è un punto che desidera muoversi da A a B. Se per te è più semplice, puoi immaginare una formica su un foglio che vuole andare da un’estremità all’altra (ovviamente, è una metafora perché tutto dovrebbe essere rigorosamente piatto in quanto bidimensionale).
Se io piegassi questo foglio creando un tubo e facendo quasi combaciare i due punti, la formica arriverebbe in un istante alla sua destinazione. Non è più costretta a fare tutto il percorso.

Per noi esseri tridimensionali questa cosa può apparire una banalità, ma non per la formica bidimensionale che non è in grado di vedere il foglio piegato perché non percepisce la profondità. A lei sembra semplicemente che “magicamente” sia arrivata a destinazione.
È come se tu partissi da New York e arrivassi a Roma in 5 minuti. Per te sarebbe magia, mentre sarebbe una cosa ovvia per esseri che vivono in una dimensione superiore alla tua.

Noi ci spostiamo tranquillamente in una camera attraversandola (profondità), ma un essere piatto bidimensionale dovrebbe spostarsi lungo le superfici piatte (pareti, soffitto e pavimenti). Agli occhi di un ipotetico essere bidimensionale noi appariremmo strani e dotati di poteri sovrannaturali perché, ad esempio, con un balzo dal pavimento potremmo toccare il soffitto.


La Quarta Dimensione

Agguerrito esploratore di "un territorio oscuro e sconosciuto di ciò che egli chiama Menterama" (Martin Gardner) Rudy Rucker si dedica in questo libro a un tema che ha sempre affascinato "chiunque abbia un minimo di interesse per la matematica e per la fantasia": le dimensioni che si aprono al di là delle tre che siamo convinti di conoscere, a partire dalla quarta (il tempo?) sino alle infinite dello spazio hilbertiano.

Rucker riesce in questa impresa coniugando le divergenti virtù del narratore e dello scienziato rigoroso.

Pur di rendere evidenti i più ardui problemi, l'autore è anche ricorso ad appositi stratagemmi: così il libro è accompagnato da disegni e problemi, dei quali vengono offerte alla fine anche le soluzioni.

È tutto qui? Fatiche, solitudine, malattie e la morte... È tutta qui la realtà? La vita può sembrare così caotica, cupa e faticosa.

Chi di noi non ha mai sognato una realtà superiore, un qualche livello trascendente pieno di pace e di senso? In effetti, questa realtà superiore esiste.

E non è neanche difficile da raggiungere. Come portone d’ingresso molti si sono serviti della quarta dimensione.

Ma di che cosa si tratta? Del tempo, della curvatura dello spazio o una direzione dell’iperspazio?


Rudy Rucker
La Quarta Dimensione >> http://goo.gl/BufNQa
Un viaggio guidato negli universi di ordine superiore


giovedì 10 dicembre 2015

Infinito e infinitesimo



Infinito e infinitesimo

Dalla matematica all’astronomia, dalla fisica alla religione passando per l’astrologia: i concetti di infinito e infinitesimo ci accompagnano in un viaggio senza fine nella storia dell’umanità

di Emanuele Cangini - 09/12/2015



Infinito e infinitesimo

Infinito e infinitesimo: due parole, semplici all’apparenza. Così semplici da non destare più alcun stupore, non fosse altro per i concetti sottesi ai quali sono solite rimandarci. Due termini molto antichi, a tal punto da affossare le proprie radici nell’albeggiare della civiltà, ma che solo in epoca più tarda troveranno terreno fertile per una definizione e una contestualizzazione più pratiche e tangibili. Infinito e infinitesimo, eccoli dunque: si pongono al centro di questa digressione, con la forza trainante di chi si oppone al proprio disvelarsi, temendo di rinunciare all’antico segreto gelosamente custodito.

L’infinito, l’incommensurabilmente grande, l’infinitesimo, l’indicibilmente piccolo, come colonne d’Ercole, che separano il mondo “conosciuto” da quello ignoto. Pensiamo alla geometria euclidea. per esempio; i suoi due postulati, punto e retta, possono essere intesi, senza incappare in contraddizioni plausibili, come rimandi metaforici proprio di “infinitesimo e infinito”. Il punto, l’entità adimensionale, inizio dal quale tutto sussegue, e la retta, sommatoria infinita di punti; intreccio dalle note davvero conturbanti. Pensiamo alla scienza ora, all’astronomia e alla chimica, pensiamo al telescopio e al microscopio: sensazionali strumenti che permettono di proiettare l’occhio umano ai limiti dell’universo osservabile, l’infinitamente grande, nel primo caso, mentre nel secondo concedono l’audace privilegio di sondare gli abissi delle scale infinitesime. Anche qui, il “dittongo infinito-infinitesimo”, ritrova la conferma della propria identità.

Infinito e infinitesimo, trascendente e immanente

Abbandoniamo per un attimo la sfera dell’immanente per votarci a quella del trascendente: trascendenza intesa come metafisica di una materialità dimenticata. Nella religione stessa si trovano tentativi, a tratti un po’ maldestri e affannosi, di coniugare i poli antitetici di una stessa dialettica: “alfa e omega”, Dio, il Principio Primo, nomi diversi di una stessa idea, di uno stesso concetto che ricongiunge l’infinito e l’infinitesimo in uno stesso nucleo promotore.
Il grande che sposa il piccolo, poiché nel piccolo risiede il grande e viceversa, come se le unità fossero solo in apparenza distinte, frutto di una distorta elucubrazione, di una errata e limitata percezione delle cose. Concediamoci ora l’accesso alla sfera simbolica: quell’otto orizzontale, simbolo di infinito, si affianca al simbolo dell’infinitesimo, quasi a volerne affermare una dimensione curvilinea e dispersiva che si oppone a una focalizzazione (il triangolo dell’infinitesimo può essere pensato come una sorta di “obiettivo”) mirata e scansionatrice.

Anche la matematica cartesiana ci viene in soccorso, con il suo piano bidimensionale tanto caro agli affezionati analisti: una curva asintotica che si avvicina progressivamente a uno dei due assi, senza però intersecarne mai la retta direttrice… non è forse questo un esempio sublime di infinito?

Sempre la matematica, con perentoria galanteria, ci propone uno sposalizio unico nel suo genere: gli insiemi numerici nel loro divenire progressivo coniugato agli ordini, sempre numerici, di ordine inferiore. I numeri naturali per esempio (N) o gli interi (Z), oppure quelli razionali (Q). Possiamo facilmente notare il connubio dell’infinitamente grande nell’infinitamente piccolo, semplicemente attuando una corrispondenza “uno a uno” tra, per esempio, un numero naturale e uno razionale compreso nell’intervallo [1,2]. Potremo sempre soddisfare tale corrispondenza, notando che per ogni numero appartenente all’insieme N sarà sempre possibile determinarne uno corrispondente appartenente all’insieme Q nell’intervallo [1,2].

Due ordini di infiniti dunque, uno dei numeri naturali che avanza in incremento di una unità, l’altro dei numeri razionali (rappresentabili come frazioni) che, anch’esso, procede seppure con cadenza diversa. Due diverse “densità numeriche” che celebrano una comunione di cammino, tra un infinito inteso come canonicamente concepito, e un altro che calandosi in una “realtà” inferiore ripropone la stessa progressione seppur in un contesto “infinitesimale”.

Difficile perciò non pensare se infinitesimo e infinito siano davvero separati o, diversamente, l’uno compenetri l’altro. Come del succitato concetto di Dio, l’onnicomprensivo che tutto permea, anche la matematica pare darci indicazioni suggestivamente divine. A buon sorriso dei pitagorici e di Pitagora stesso che, dalla Grecia a Crotone, impartivano nelle loro scuole misteriche, le dottrine più segrete, tanto preziose da ricordarci gli antichi culti delle celebranti Pizie, sacerdotesse di Apollo, eredità di antichi culti pagani, tanto nobili quanto dimenticati.

Anche nella fisica lo stesso dilemma

“Il moto perpetuo”, tanto caro alla fisica, espressione efficace di infinito, e il "quanto”, concetto cardine della fisica dei quanti: così lontani come categorie astratte, eppure facenti parte del medesimo costrutto teorico di studio del creato. Anche nella fisica dunque si celano paradossi ben lontani dalla dimensione di “esattezza” attribuitale nei secoli della seconda metà del Novecento. L’antica ruota zodiacale, anch’essa a suo modo, ci ripropone l’eterna altalenanza di un dilemma risolto a tratti e a tratti ulteriormente ingarbugliato: il cerchio, come sommatoria circolare di punti, ripropone il tema dell’infinito che ricorre su se stesso.

Un infinito identico per natura ma diverso per struttura, che non esula però dalla sua essenza indefinita: trova convivio con esso l’infinitesimo, espresso nelle peculiari disposizioni puntiformi planetarie, indici delle attitudini antropologiche ed espressione del divenire fenomenologico del soggetto studiato. Un viaggio lungo questo, del quale probabilmente mai vedremo il capolinea. Chissà che tale dicotomia non sia solo negli occhi di chi guarda… chissà che, se è vero che “l’essenziale è invisibile agli occhi”, allora non sia solo il frutto di un miraggio menzognero.

Il piccolo principe allevava la sua volpe con premura e con affetto. Sapeva bene che le piccole, infinitesime, cure del quotidiano avrebbero senza dubbio nutrito, l’infinito legame che per sempre li avrebbe avvicinati.

John D. Barrow
L'Infinito - libro >> http://goo.gl/fJUdvf
Breve guida ai confini dello spazio e del tempo


lunedì 16 dicembre 2013

Il Tunnel del Tempo

Il Tunnel del Tempo

Una favola per tutte le età e per il bambino che è in te

di Swami Kriyananda



Un viaggio mistico per tutte le età!

Ancora una volta, Swami Kriyananda ci meraviglia con le sue intuizioni sulla natura dell’uomo e dell’umanità, ampliando la nostra visione e le nostre speranze per un nuovo futuro.

In questa storia dolce e profonda, egli ci porta con sé a esplorare non solo diversi tempi e luoghi del passato e del futuro, ma anche temi fondamentali riguardanti la condizione umana, la natura dell’universo, il nostro posto nel cosmo, il modo di trovare la vera felicità.

Attraverso gli occhi di due bambini, Donny e Bobby, che viaggiano avanti e indietro nel tempo attraverso un tunnel misterioso, impariamo lezioni preziose sulla Storia, sulla vita e sul comportamento umano.

Due giovani fratelli, Donny e Bobby, scoprono in una foresta un tunnel misterioso e da lì si lanciano in una straordinaria avventura attraverso le grandi civiltà del passato — l’antico l’Egitto, Atlantide, la Grecia, la Normandia medioevale — e si spostano in avanti, verso un futuro sorprendente in un’età illuminata, dove le persone godono di affascinanti innovazioni materiali e vivono con semplicità, gioia interiore, armonia e amore.

Un racconto appassionante, che presenta in modo fruibile le verità eterne a “bambini di tutte le età”, che può arrichire ed espandere le nostre idee sullo scopo dell’umanità e sulle nostre speranze politiche e sociologiche. Si rivela, inoltre, un utilissimo strumento di condivisione, discussione e confronto fra genitori e figli, adulti e ragazzi.

Il tunnel del tempo è una storia meravigliosamente edificante, ricca di immaginazione e creatività, che intreccia avventura e verità senza tempo in un vivace mosaico che toccherà il cuore e la mente dei lettori di tutte le età.

Dicono del Libro

«Swami Kriyananda ha prodotto un altro gioiello … Apparentemente un’opera per bambini, questo è un libro da leggere e meditare, esplorare e ri-leggere a qualsiasi età»
Robert Schoch, scrittore

«Un delizioso racconto che rivela intuizioni spirituali attraverso gli occhi innocenti dei bambini. Leggi questo libro ai tuoi figli. Leggere per credere!»
Jodine Turner PhD, autore del bestseller La dea delle stelle

«Swami Kriyananda ha scritto un racconto affascinante, che rapisce il lettore attraverso il tempo e lo spazio, impartendo gemme di saggezza lungo la strada»
Michael Sussman, autore del romanzo visionario Crashing Eden

«Accattivante e magico!».
Shankari Boldt, insegnante

«Una storia visionaria per tutte le età. I bambini ameranno il divertimento e le magiche avventure, del viaggio nel tempo e gli adulti potranno godere del racconto illuminante che risveglierà il loro bambino interiore e la loro saggezza»
Ellen Valladares, autrice di Il viaggio di Jonathan sul Monte Miapu

«Il tunnel del tempo trasporta il lettore in un regno mistico che alcuni di noi sognano di esplorare»
Caryn Colgan, artista, oratrice, scrittrice


Prefazione del libro "Il Tunnel del Tempo"

Due ragazzi che si trovano in vacanza nelle foreste della Transilvania (sui monti Carpazi) scoprono le rovine di un laboratorio, i resti di un dinosauro morto di recente e un misterioso tunnel dal quale proviene un altrettanto misterioso ronzio.

Che si tratti di realtà o di fantasia (su questo punto l’autore è rimasto vago), questo libro contiene più verità di quanta ne contengano certi voluminosi tomi di filosofia lasciati a raccogliere polvere sugli scaffali delle biblioteche.

Alcune delle idee presentate in questo libro sono più intuite che dimostrate.

Chi può dire con certezza come e perché sia stata costruita la Grande piramide? O come fosse l’isola di Atlantide prima di sprofondare negli abissi del mare? O se in un’epoca futura gli uomini e gli insetti arriveranno mai a convivere rispettandosi a vicenda, cosicché non ci sarà più bisogno di zanzariere?

Swami Kriyananda si è guadagnato il diritto di speculare su questo e altri affascinanti aspetti del passato e del futuro.
Egli è, infatti, uno dei più stimati insegnanti spirituali del nostro tempo e la sua intuizione si è affinata in oltre sessant’anni di devozione e pratica della meditazione.

Questa è la storia di due fratellini, Donny e Bobby, guidati da un ragazzo più grande di nome Hansel, che viaggiano all’indietro nel tempo e incontrano saggi, contadini e normali cittadini, per poi viaggiare in avanti, in un’era di illuminazione spirituale che solo un saggio come Kriyananda poteva immaginare e descrivere.

L’idea che il tempo sia un’illusione basata solo sulle nostre autodefinizioni è un concetto affascinante, ma che ci disorienta; un concetto che mi era noto da tempo, ma che comprendevo a malapena fino a che Hansel, rispondendo alle domande di Donny, non me l’ha pazientemente spiegato.

Può darsi che le istruzioni contenute in questo libro non ci consentiranno di costruire un tunnel del tempo, ma quando finalmente esso verrà realizzato, credo che somiglierà (almeno come concetto) a quello descritto in queste pagine.

E ciò che troveremo entrando in quel tunnel e sbucando dall’altra parte, forse passando per il laboratorio abbandonato in Transilvania o forse attraversando la giungla della nostra stessa coscienza, sarà un territorio che i lettori di questo libro conosceranno già da lungo tempo.

Swami Kriyananda afferma di aver scritto questa storia per puro divertimento.

Entra, quindi, nella tua sfera del tempo-luce (ah, non sai cos’è? Leggi e lo scoprirai molto presto!) e unisciti a Donny, Bobby e ai più grandicelli, Hansel e Swami Kriyananda, in questa divertente avventura senza tempo.

Asha Prayer
insegnante e autrice


Swami Kriyananda
Il Tunnel del Tempo - Libro >> http://goo.gl/ql3UuY
Una favola per tutte le età e per il bambino che è in te
Editore: Ananda Edizioni
Data pubblicazione: Dicembre 2013
Formato: Libro - Pag 192 - 12x17