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lunedì 29 luglio 2024

Il Potere del Cervello Quantico


Il Potere del Cervello Quantico: svelare il potenziale umano con la fisica quantistica

Scienza e Fisica Quantistica

>> https://bit.ly/3ELvwfW

Alla convergenza tra la meraviglia della mente umana e le scoperte della fisica quantistica, si trova il concetto rivoluzionario del Cervello Quantico.

Francesca Lanza - 28/07/2024

Sembra proprio che, nonostante il limite di applicabilità al mondo microscopico, le leggi che governano la fisica quantistica influenzino anche il mondo macroscopico e che una profonda comprensione di questa nuova meccanica possa sbloccare un vasto potenziale di realizzazione personale.

Cervello quantico: di che cosa si tratta?

Alcuni scienziati e filosofi, come Roger Penrose e Stuart Hameroff, hanno ipotizzato che i processi quantistici possano essere alla base della coscienza umana. Secondo la loro teoria, la coscienza emergerebbe da fenomeni quantistici che si verificano nei microtubuli delle cellule cerebrali. Questa ipotesi, nota come “Orchestrated Objective Reduction” (Orch-OR), suggerisce che il cervello umano sfrutti le proprietà della meccanica quantistica per produrre consapevolezza.

Il primo a introdurre il concetto di cervello quantico in Italia è stato Sergio Audasso, che ha combinato idee di meccanica quantistica, neuroscienze e filosofia vedica nel suo Potenzia il tuo cervello quantico.

Audasso descrive il cervello quantico come una funzionalità elettrochimica ed elettromagnetica che è sia diversa che superiore ai normali processi biochimici presenti nelle attività neurali del cervello. Funzionalità superiore, ma interconnessa con l’intero sistema. Il cervello quantico funziona e si manifesta oltre i due sistemi, elettrochimico ed elettromagnetico, integrandoli entrambi. Per chiarire meglio, un segnale elettrochimico può estendersi per circa uno o due centimetri, mentre un segnale elettromagnetico può raggiungere distanze di migliaia di chilometri dalla sua origine, influenzando le membrane cellulari e il DNA. Utilizzando al meglio questi due sistemi, è possibile accedere alla legge quantistica di creazione della realtà.

La nostra connessione con il campo unificato

La fisica quantistica rivela un “campo unificato” che accomuna la natura deterministica e quantistica della realtà. Questo concetto di interconnessione olografica si riflette nel funzionamento del cervello, che si adatta armoniosamente alle leggi universali per manifestare il potenziale infinito che risiede in ciascun individuo. Viviamo in universo interamente connesso, dove tutto è armoniosamente correlato, ed è proprio questa unità, coerente al cambiamento in base alle informazioni ricevute, che ci permette di influenzare la realtà circostante con il nostro pensiero.

Il campo quantistico, non locale, informato, ove risiedono le informazioni, risponde sempre ai nostri intenti, ma lo fa in base alla forza di attrazione da essi espressa. È la nostra frequenza informazionale che permette al campo di rispondere in un modo oppure in un altro, di determinare o meno un risultato.

I pensieri, le emozioni e le azioni emettono vibrazioni che influenzano il campo informativo quantico. Tutto ciò che pensiamo, sentiamo, diciamo, facciamo, agisce come un boomerang che ritorna a noi portando con sé informazioni che hanno viaggiato nel campo informativo. Quando, a volte, non vediamo i nostri intenti realizzati, è a causa di una scarsa connessione a questo campo, dovuta a euristiche e archivi mnemonici conservativi che si riattivano a ostacolano l’accesso alla creazione di nuove possibilità, intrappolandoci in comportamenti automatici anziché lasciarci liberi di scegliere come vorremmo.

Conoscere questi schemi ed evitarli, smascherare le scorciatoie cognitive, allineare il nostro intendo alle frequenze mentali ed emotive, apre la strada a una realtà più consona ai nostri intenti più profondi.

Il collasso dell'onda quantica e il potere della mente

Ciò che accade quando una possibilità potenziale si manifesta come realtà concreta nella nostra esperienza, è chiamato in fisica collasso d’onda quantica.

Le nostre esperienze mentali ed emotive, elaborate attraverso processi quantistici nel cervello, influenzano il campo quantico universale. Questo processo determina quale possibilità potenziale si manifesta come realtà concreta nella nostra esperienza. Comprendere e gestire consapevolmente questo processo può consentirci di ampliare il nostro potenziale creativo e decisionale, liberandoci da automatismi e modelli mentali limitanti.

Sintetizzando il processo di manifestazione, possiamo dire che avviene in questo modo:

·     Stimolo: riceviamo uno stimolo dall’ambiente, come un evento o una percezione.

·     Integrazione: il nostro cervello elabora lo stimolo attraverso i processi euristiche e memorie mnemoniche.

·     Interpretazione: interpretiamo lo stimolo in base ai nostri modelli mentali, esperienze passate e credenze.

·     Sensazione: lo stimolo suscita una risposta emotiva o sensoriale in noi.

·     Invio al campo quantico dell’informazione: la frequenza vibrazionale della nostra risposta emotiva e mentale entra in contatto con il campo quantico universale e torna indietro.

Ed è qui, in questo istante, abbiamo la capacità di cambiare il futuro!

In quest’istante siamo nella decisone, nella scelta. È qui che possiamo interrompere lo schema. Se manteniamo gli stessi modelli mentali e reagiamo in modo automatico, scegliendo la stessa risposta, ma se interveniamo consapevolmente nel processo di interpretazione, emozione e risposta, possiamo cambiare la nostra percezione e dirigere il collasso dell’onda quantica verso risultati desiderati.

Come attivare il cervello quantico

Per raggiungere i nostri obiettivi, è essenziale seguire un percorso interiore che unisce mente e cuore, intenzione e azione. Sergio Audasso ci insegna che ci sono quattro chiavi fondamentali per attivare il potenziale del cervello quantico nella manifestazione dei nostri desideri: intento, mente subconscia, coerenza, fede.

Prima di tutto, c’è la formulazione dell’intento, chiaro e definito. Senza un obiettivo ben definito, il nostro cammino non ha una direzione precisa. L’intento è come il faro che guida la nostra energia e concentrazione verso ciò che vogliamo realizzare nella nostra vita.

Il secondo passo cruciale è dialogare con la mente subcosciente. Questo strato profondo della nostra mente custodisce le nostre credenze, esperienze passate e modelli mentali, ed è qui che risiedono le barriere invisibili che possono ostacolare il nostro progresso. Per superare queste barriere, dobbiamo lavorare consapevolmente con la mente subcosciente, rielaborando e riorientando i suoi contenuti per allinearli con il nostro intento.

Un ulteriore elemento fondamentale è l’allineamento dei nostri pensieri, emozioni e azioni verso il nostro obiettivo. Questa sincronia crea un flusso di energia potente che amplifica il nostro potenziale creativo, creando quella coerenza che permette di affrontare le sfide con determinazione e mantenendo sempre chiara la visione del futuro che desideriamo.

Infine, la piena fiducia, la fede, è il catalizzatore finale. La fede è la convinzione interiore che il nostro intento e i nostri sforzi stiano già portando alla realizzazione dei nostri desideri, anche se non li percepiamo ancora fisicamente. È un atteggiamento che va oltre la mera speranza o l’aspettativa passiva; è piuttosto una certezza interiore che si basa sulla fiducia nel potere della mente umana di influenzare la realtà.

Integrando l’intento chiaro, il dialogo con la mente subcosciente, la coerenza e la fede, possiamo attivare pienamente il potenziale del cervello quantico nella nostra vita. Questo approccio non solo ci aiuta a raggiungere i nostri obiettivi personali e professionali, ma ci permette anche di vivere in armonia con il nostro scopo più elevato e di contribuire positivamente al mondo che ci circonda. Attraverso la comprensione di queste dinamiche, possiamo liberare l'infinito potenziale interiore e creare la realtà che desideriamo manifestare.

Non ci resta che attivarci al cambiamento!

La Forza del Cervello Quantico — Libro >> https://bit.ly/3ELvwfW

L'incredibile scienza di come la tua mente crea la tua realtà

Dawson Church

https://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-forza-del-cervello-quantico-libro.php?pn=1567


mercoledì 29 novembre 2023

Dilemma su coscienza e cervello olografico

Il dilemma sulla coscienza e il cervello olografico

Neuroscienze e Cervello

>> https://bit.ly/3NYnk09

Che cos'è la coscienza? Che rapporto c'è tra mente e cervello? È possibile parlare di processi quantistici e olografici della mente? Ce ne parla Alberto Lori, giornalista e divulgatori scientifico, nel suo ebook Coscienza Quantica.

Alberto Lori - 28/11/2023

Tratto dal libro Coscienza Quantica di Alberto Lori

Che la coscienza sia un fenomeno complesso di difficile soluzione sul piano strettamente scientifico non lo scopro certo io. È materia di studio che richiede l’interdisciplinarietà di diversi settori di ricerca, dalla filosofia alla psicologia, dalla medicina alla psichiatria, ma anche di una scienza esatta come la fisica.

Senza dubbio è un fenomeno soggettivo che ognuno può interpretare come vuole, ma che non può in alcun modo essere negato, poiché è davvero una riserva inesauribile di sensazioni, emozioni, intuizioni, ispirazioni, attraverso cui, ciascuno è in grado di discernere il bene dal male, il vero dal falso, ma soprattutto ciascuno, grazie ad essa, trova in sé la potenzialità per costruirsi una realtà scevra dai condizionamenti, dalle credenze limitanti, dai pregiudizi, dalle manipolazioni vere e presunte di chi controlla i nostri modelli mentali.

In ogni caso, sono troppe le evidenze grazie alle quali la coscienza non può essere considerata come una “semplice” manifestazione della neocorteccia cerebrale. Anzi, quelle stesse evidenze dimostrano come essa, lo afferma il fisico Luigi Maxmilian Caligiuri, «sia caratterizzata da un’esistenza propria, con tutta probabilità attinente a un livello più profondo di realtà, e sia in grado di interagire con la materia. Ciò è indicativo di come la coscienza potrebbe avere essa stessa una connotazione materiale, ma di quale tipo di materia possa trattarsi e a quale dinamica essa risponda sono interrogativi tutt’altro che semplici cui rispondere».

Sulla natura della coscienza: Eccles e Dobbs

Nonostante ciò sono molti i ricercatori che hanno tentato di dare una risposta alla natura della coscienza. Per essi, a cominciare dal neurofisiologo John Eccles (1903-1997), coscienza e mente sono la stessa cosa, in ogni caso differenziata dal cervello. In altre parole, abbiamo la mente, una struttura fisica ancora sconosciuta, e il cervello che ha il compito di garantire ed eseguire le attività fisiologiche necessarie alla vita dell’organismo cosciente.

Nel 1967 il matematico inglese A. Dobbs ha proposto un modello fisico della mente secondo cui la materia pensante sarebbe costituita da un sistema complesso composto di unità quantistiche elementari denominate “psitroni”, ovvero particelle, simili ai tachioni, aventi massa propria immaginaria e, di conseguenza, caratterizzati da una velocità superiore a quella della luce nel vuoto.

La coscienza secondo Roberto Assagioli

Lo psicologo transpersonale italiano, Roberto Assagioli [fondatore della Psicosintesi: 1888-1974; N.d.A.], fa ricorso all’archetipo uovo per rappresentare l’essere umano come un microcosmo.

Nella sua Psicosintesi, Assagioli vede la psiche umana come una figura ovoidale galleggiante nel grande mare dell’inconscio collettivo. Il cerchio tratteggiato al centro della figura rappresenta il campo di consapevolezza. Tutto ciò che non appartiene al campo, secondo Assagioli, è il subconscio e ancor più in basso l’inconscio profondo. È l’oceano tumultuoso nel quale sono immersi gli impulsi primari, le nostre abitudini, gli automatismi, i programmi autobloccanti, i problemi irrisolti. È la sede da cui originano spesso i nostri pensieri e stati d’animo negativi. C’è poi tutta una zona superiore al campo dell’Ego, che è dominio del super conscio, il livello dal quale provengono creatività, genialità, intuizioni, illuminazioni. «È qui che risiedono allo stato potenziale», dice Assagioli, «le energie superiori dello Spirito».

Se osserviamo bene la figura ovoidale, ci sono altri due punti degni di considerazione. Il puntino al centro del campo di consapevolezza rappresenta l’Io cosciente, autoconsapevole della propria individualità. L’Io cosciente, tuttavia, è soltanto un pallido riflesso dell’Io universale, la Coscienza primaria, l’Osservatore del Tutto, la vera essenza del nostro essere. Assagioli la descrive come una stella sulla punta dell’uovo, a metà sommersa nell’ovoide psichico individuale e metà partecipe del “Campo di coscienza universale” o “Inconscio collettivo”, dove esiste tutto ciò è stato, è e sarà.

La coscienza per Antonio Damasio

Per Antonio Damasio (1944), brillante neuroscienziato portoghese, la coscienza è un particolare stato della mente in cui vi è consapevolezza dell’esistenza propria e dell’ambiente circostante. La conoscenza del proprio esistere è determinata dal lavoro di concerto di aspetti diversi del Sé che Damasio definisce Proto-Sè (alla cui base sono le emozioni, sulle quali a loro volta si sviluppano i sentimenti), il Sé nucleare (è ciò che fornisce all’organismo il senso del qui e ora), il Sé autobiografico (livello di coscienza che richiede l’uso del linguaggio giacché solo grazie ad esso è possibile formulare la propria storia personale, fatta di ricordi, rimpianti, speranze). Il Sé, pur nelle sue diverse estensioni, è in ogni caso una manifestazione del corpo e in questo caso va riconosciuto a Damasio il merito di avere introdotto il corpo nella discussione scientifica sulla coscienza.

L'ipotesi olografica di Karl Pribram

Di grande fascino è poi stata la teoria olografica di Karl Pribram (1919-2015): secondo lo psichiatra austriaco, il cervello funziona in maniera olografica grazie alla presenza di cellule specializzate. Pribram ipotizzò nel 1960 che le informazioni non risiedessero nei neuroni o in reti neurali, ma nell’intreccio degli impulsi elettrici cerebrali lungo la superficie del cervello. L’esempio che fa è quello dell’ologramma creato allo stesso modo dall’intreccio dei raggi laser.

Una spiegazione agevole se si considera sia la mole d’informazioni che un cervello umano è in grado di immagazzinare, sino a dieci miliardi; sia che gli ologrammi in un centimetro cubo riescono a riporre miliardi di informazioni grazie a delle minime variazioni degli angoli di intersezione dei laser. Abbastanza agevole anche perché il modo in cui la mente è capace di richiamare istantaneamente sensazioni e ricordi per associazioni la fa sembrare molto simile a un sistema di correlazione incrociato. Agevole anche perché la mente è un grande elaboratore, decodificatore e codificatore di frequenze in immagini.

L'ordine implicato di Bohm

L’idea dell’ologramma, in ogni caso, non era nuova. Secondo il fisico americano David Bohm (1917-1992), la realtà stessa della nostra vita quotidiana è una sorta d’illusione. Sotto di essa vi è un altro livello di realtà, più vasto e profondo, che dà origine a tutti gli oggetti e alle apparenze del nostro mondo fisico, in modo molto simile a quello con il quale una porzione di pellicola olografica dà origine a un ologramma.

Bohm definisce il livello di realtà più profondo ordine implicato, nel senso di celato, mentre chiama ordine esplicato, nel senso di svelato, il nostro livello di esistenza. L’universo e la coscienza sono considerati da Bohm come un unicum indiviso, un ologramma, nel quale la registrazione fotografica degli oggetti reali contiene in ogni sua parte l’informazione relativa all’intero oggetto.

La forma e la struttura dell’oggetto sono inviluppate in ogni porzione della lastra fotografica e quando queste sono sviluppate forniscono un’immagine tridimensionale dell’intero oggetto. Queste due realtà si fondono l’una nell’altra, interagendo. Il cervello umano le rappresenta entrambe. L’ordine esplicato è costituito dai neuroni. L’ordine implicato è costituito dalla coscienza.

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Un percorso quantistico di sviluppo evolutivo

Alberto Lori

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lunedì 11 settembre 2023

Intestino: secondo cervello


Intestino: secondo cervello

Medicina Integrata

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Ogni organo e ogni cellula del nostro corpo comunica con tutte le restanti parti del corpo e cellule. Per rimanere in salute occorre che questa comunicazione rimanga entro linee determinate.

Valerio Pignatta - 10/09/2023

Tra cervello, sistema immunitario, ghiandole e ormoni si svolge una conversazione molto intensa. Le tre diverse categorie di messaggeri chimici, ovvero neurotrasmettitori, ormoni, citochine, sono armonizzate insieme in una sorta di vibrazione unica che è il “suono” delle varie migliaia di attività cellulari, di ogni cellula ogni secondo. La PNEI è tutto questo sistema integrato.

In questa visione, anche le caratteristiche normalmente riconosciute ad alcuni organi cambiano improvvisamente. Ad esempio l’intestino viene definito il nostro secondo cervello perché ha un elevato numero di neurotrasmettitori, che permettono a esso e al sistema immunitario di comunicare col cervello stesso (si pensi che la rete nervosa attorno all’intestino pesa quanto la massa cerebrale). È da questa comunicazione, ad esempio, che scaturiscono le reazioni a cascata determinate dal cibo che possono interessare parti del corpo completamente differenti e lontane (ad esempio nel caso di certi tipi di reazioni allergiche). Questo “secondo cervello” reagisce quindi a ciò che mangiamo con conseguenze dirette sulle funzioni cerebrali e le emozioni.

Ma anche nel cuore si è scoperto un sistema nervoso intrinseco, tutto suo, formato da circa quarantamila neuroni in grado di influenzare il cervello. Quest'ultimo è sempre più visto non come una realtà a sé, separata e dominante, ma come un'entità facente parte di una rete di comunicazione dinamica, estesa a tutte le cellule e ai tessuti del corpo, che rappresenta le basi biochimiche delle emozioni. Se il cervello può influire sul sistema immunitario, lo stesso avviene in senso opposto. Idem per gli altri sistemi coinvolti.

Secondo questa decodificazione, lo stress cronico recepito da qualunque tipo di causa (ambientale, emozionale, psicologica, alimentare ecc.) non è più solo un disturbo di tipo psicologico o fisico, ma un insieme complesso di anomalie immunologiche, neurologiche e ormonali. È chiaro che allora anche malattie gravi come il cancro, alcune malattie cardiovascolari, malattie infiammatorie, depressione, invecchiamento possono e devono essere affrontate in maniera del tutto diversa.

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Il ruolo del microbiota intestinale nelle nostre relazioni fisiche, mentali e psicoemozionali

Stefano Manera

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venerdì 14 luglio 2023

Cervello quantistico e coscienza non locale


Cervello, processi quantistici e coscienza non locale

Neuroscienze e Cervello

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La coscienza è un epifenomeno del cervello o una trama intrinseca all'universo, governata da principi quantistici? Ecco cosa ne pensa il professor Stuart Hameroff

Carmen Di Muro - 14/07/2023

Etimologicamente il termine coscienza deriva dal latino consciens, participio presente di conscíre ovvero essere  consapevole. La determinazione storica di questa facoltà è genericamente correlata con quella di una sfera  dell’interiorità come campo specifico nel quale è possibile effettuare indagini che concernono l’ultima realtà dell’uomo e, assai spesso, ciò che in quest’ultima realtà si rivela: quell’intimo conoscimento che ciascuno ha dei suoi sentimenti ed azioni per il quale egli può fare esperienza di sé.

L'interpretazione standard della coscienza

Oggigiorno, il lavoro di ricerca sullo spettro della coscienza viene attuato partendo da ciò che è dimostrabile empiricamente e procede dal presupposto che la mente cosciente sia il risultato dell’attività biologica dei neuroni celebrali. La ragione di questo sta nel fatto che molti scienziati considerano la coscienza come un epifenomeno, ovvero come il prodotto manifesto macroscopico di numerosi processi elettrochimici che avvengono nel nostro cervello. Stando, quindi, al modello standard la coscienza emergerebbe dal complesso calcolo neuronale (la cui attitudine è vista in termini di impulsi neuronali e trasmissioni sinaptiche, equiparati a "bit" binari di calcolo digitale) che nasce durante l'evoluzione biologica come adattamento dei sistemi viventi, estrinseco alla composizione  dell'universo.

Eppure la coscienza non è semplicemente il risultato di reazioni molecolari e di processi chimici, ma è il  nucleo essenziale della natura, è sua essenza. La coscienza esiste al di fuori degli usuali vincoli dello spazio/tempo e sfugge alla tradizionale comprensione delle leggi della fisica classica. Essa è energia non locale e il suo campo d’azione non va concepito entro i confini del corpo fisico, ma al contrario, in modo esteso all’infinito.

La coscienza come trama intrinseca dell'universo

Ma in che modo il cervello produce la ricchezza dell'esperienza consapevole e di qualsiasi atto soggettivo? Le tradizioni spirituali e contemplative, e alcuni eminenti ricercatori moderni, considerano la coscienza intrinseca, "tessuta nella trama dell'universo".

Tale principio è ciò che anima le avveniristiche concettualizzazioni di “neurodinamica quantistica” di uno scienziato di fama mondiale, lo studioso americano Stuart Hameroff, il quale ha sviluppato negli ultimi 20 anni in sinergia con fisico britannico Sir Roger Penrose, una teoria rivoluzionaria chiamata “orchestrated objective reduction” (Orch OR).

Essa suggerisce che la coscienza nasca, in realtà, dalle vibrazioni quantistiche che avvengono nei polimeri proteici chiamati microtubuli all'interno dei neuroni del cervello, vibrazioni che controllano, "collassando" e risuonando su scala, i processi cerebrali, generando atti di coscienza, attraverso la connessione alle increspature di "ordine più profondo" nella geometria dello spazio-tempo.

La coscienza è più simile alla musica che al calcolo. E il cervello sembra più un'orchestra, un sistema di risonanza vibrazionale multi-scalare, che un computer. I modelli di informazione del cervello si ripetono su scale spazio-temporali in gerarchie simili ai frattali di reti neuronali, con risonanze e battiti di interferenza.

ll prof. Stuart Hameroff, oltre ad aver condotto per anni ricerche con il Premio Nobel per la Fisica Prof R. Penrose, è professore e direttore di anestesia e psicologia, nel Centro di studi sulla Coscienza dell'Università di Banner in Arizona, impegnato nello studio su come gli anestetici agiscono nei microtubuli per cancellare la coscienza, nonché di come l'ecografia transcranica potrebbe essere utilizzata in modo non invasivo per risuonare con i microtubuli cerebrali e trattare disturbi mentali, cognitivi e neurologici.


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eBook - La Mente e la Medicina Quantistica >> https://bit.ly/3qwYJnG

Lincontro tra le Teorie Quantistiche, la Mente e la Spiritualità

Gioacchino Pagliaro

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lunedì 10 luglio 2023

I Mantra modificano il cervello


I Mantra modificano il cervello: ricerche scientifiche lo dimostrano

Neuroscienze e Cervello

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Moderni strumenti come l'elettroencefalogramma e la risonanza magnetica funzionale mostrano come l'ascolto e la recitazione dei Mantra abbia evidenti effetti sul cervello.

Antonio Morandi - 09/07/2023

Molti Mantra sono stati studiati scientificamente e il più noto è senz’altro il Gāyatrī Mantra, uno dei più famosi ed utilizzati nella cultura indiana. È derivato dal Ṛg Veda, uno dei quattro Veda, testi sapienziali fondamentali della cultura vedica ed indiana, ed è composto da diverse strofe. E’ interessante notare che il nome Gāyatrī deriva dalla metrica vedica con cui il Mantra è stato composto, a riprova dell’importanza della recitazione dei testi vedici. La notorietà del Gāyatrī Mantra, come è accaduto per il Mantra OM e per molti altri, ha travalicato i limiti dell’India e si è universalmente ed ubiquitariamente diffuso. Secondo la tradizione, la funzione principale di questo Mantra è quella di sollecitare l’illuminazione individuale, di permettere il superamento dei limiti dell’ignoranza e favorire l’unione con la coscienza collettiva.

Anche in questo caso la scienza moderna ha potuto verificare la veridicità delle affermazioni sull’effetto a livello neurofisiologico della recitazione di questo Mantra, soprattutto in relazione al suo ascolto.

Mantra e cervello

È stato infatti dimostrato che il semplice ascolto della recitazione del Gāyatrī Mantra induce cambiamenti a livello neurofisiologico rilevabili sia con l’Elettroencefalogramma che con la Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI). In questo studio, 20 soggetti fra i 20 e 35 anni senza alcuna esperienza nella recitazione di Mantra o di Meditazione, sono stati sottoposti all’ascolto del Gāyatrī Mantra per 15 minuti. Le rilevazioni sono state fatte sia prima che dopo l’ascolto, ed i risultati sono sorprendenti. Il tracciato elettroencefalografico ha mostrato un aumento delle onde gamma e beta rispetto a prima dell’ascolto del Mantra; a tal riguardo è interessante segnalare che un’alta prevalenza delle onde gamma è stata riscontrata in soggetti esperti di meditazione buddista. La fMRI ha invece mostrato un’attivazione di alcune aree cerebrali, alcune dovute senz’altro agli stimoli uditivi e all’elaborazione linguistica e ritmica, ma oltre a queste è stata riscontata anche un’attivazione del lobo insulare, specialmente a destra (1).

Il lobo insulare è un’area cerebrale che, oltre ad essere legata ai processi di consapevolezza, alle emozioni ed alle facoltà relazionali ed empatiche,  è significativamente coinvolta nei processi legati alla meditazione (2). È stato inoltre dimostrato che lo spessore della corteccia cerebrale del lobo insulare è significativamente aumentato in persone esperte in meditazione e che ha un ruolo fondamentale in tale pratica (3).

Mantra e medicina integrata: uno studio su pazienti con tumore al seno

Un altro importante effetto dell’ascolto della recitazione del Gāyatrī Mantra è stato recentemente documentato in uno studio clinico randomizzato su pazienti con tumore al seno che dovevano ricevere una chemioterapia neoadiuvante. Nel gruppo che è stato sottoposto all’ascolto durante la terapia è stata riscontrata una percentuale significativamente più alta di risposta positiva, con anche un migliore risultato terapeutico finale in termini di riduzione della massa tumorale. Inoltre lo stesso gruppo ha mostrato un significativo miglioramento dello stato di ansia e depressione, e quindi della qualità di vita,  secondo il punteggio della scala HAD (Hospital Anxiety and Depression score) (4).

Questi ultimi risultati ottenuti dal puro e semplice ascolto della recitazione di un Mantra  offrono una prospettiva diversa dalle ipotesi che ritengono l’effetto rilevato sul sistema nervoso sia dovuto solo all’atto della ripetizione verbale continua che deattiverebbe alcune aree cerebrali risultando in uno stato di rilassamento psicofisico (5).

Un’influenza vibrazionale dei suoni specifici è intuibile anche dai risultati degli studi elettroencefalografici prima riportati, la diversa attivazione fatta rilevare dai Mantra OM e Gāyatrī rispettivamente delle onde Gamma e Theta, suggerisce un’influenza vibrazionale specifica piuttosto che un’azione generica. I dati relativi all’effetto dell’ascolto della recitazione anche se tradizionalmente considerati meno efficaci della recitazione vera e propria, propongono un meccanismo d’azione che esula dalla soggettività e si riflette sulla totalità del reale.

Note

Thomas IS, Rao S “Effect of Gayatri Mantra Meditation on Meditation Naive Subjects: an EEG and fMRI Pilot Study” The International Journal of Indian Psychology 3(2), No.7: 14-18, 2016

Luders et al. “The unique brain anatomy of meditation practitioners: alterations in cortical gyrification” Front. Hum. Neurosci. Vol 6 (34): 1-9, 2016

Lazar et al. “Meditation experience is associated with increased cortical thickness” Neuroreport. 28; 16(17): 1893–1897, 2005

 Mandeep Kaur et al. “Effect of vedic hymns on response to neoadjuvant chemotherapy in breast cancer: A randomized clinical study” J Cancer Sci Ther, 8:8 (Suppl) ), 2016

 Berkovich-Ohana A et al. “Repetitive speech elicits widespread deactivation in the human cortex: the “Mantra” effect?” Brain and Behavior, doi: 10.1002/brb3.346 , 2015

PER APPROFONDIRE

Mantra Yoga — CD >> https://bit.ly/3JUra8f

Antiche vibrazioni sonore che liberano la mente

Rino Capitanata, Thea

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sabato 25 marzo 2023

Come funziona il cervello?


Come funziona il cervello?

Neuroscienze e Cervello

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Cervello umano: quali sono gli strumenti utilizzati per studiarlo e per capire come funziona, dall'elettroencefalografo alla risonanza magnetica funzionale (RMF)

Redazione - Scienza e Conoscenza - 25/03/2023

Il seguente articolo è tratto dal libro Blue Mind. Mente ed Acqua.

Come possiamo affrontare lo studio del cervello umano?

Ciò è possibile grazie allo sviluppo di tecniche e strumentazioni non invasive che hanno consentito agli scienziati di monitorarlo. Il primo di questi apparecchi è stato l’elettroencefalografo (EEG), basato sulla comprensione delle proprietà elettriche del tessuto vivente. Il primo impiego dell’EEG su esseri umani è avvenuto nel 1924.

L'elettroencefalografo (EEG)

Nel corso del Ventesimo secolo i tracciati EEG sono state impiegati sia come strumento diagnostico che per la ricerca.

Un EEG funziona perché i neuroni nel cervello attivandosi generano piccole cariche elettriche, e quando gruppi di neuroni si accendono insieme, creano un’“onda” elettrica che può essere rilevata e registrata. I dati vengono generati applicando gli elettrodi dell’EEG (spesso inseriti in una cuffia, una rete, o una fascia) sulla testa e monitorando i picchi e gli avvallamenti dell’elettricità generata nel cervello. (Per poter essere analizzato il segnale viene amplificato).

L’EEG può monitorare l’attività cerebrale individuando quale parte del cervello è coinvolta in un “evento cognitivo”: attraverso il tipo di onda cerebrale (alfa, beta, teta e delta, ciascuna corrispondente a una distinta gamma di frequenza e al corrispettivo livello di attività cerebrale, il che rende cruciale l’EEG per gli studi sul sonno), e attraverso l’attività anomala (come nell’epilessia, disturbo che produce schemi di picchi ravvicinati nell’attività elettrica del cervello). Certi elettroencefalografi sofisticati possono campionare in modo non invasivo sessantotto canali di dati ogni quattro millisecondi o anche meno, e registrare eventi elettrici della durata di un millisecondo.

I neuroscienziati cognitivi hanno scoperto che l’EEG può essere uno strumento estremamente utile per monitorare le funzioni

cerebrali come l’attenzione, le risposte emozionali, il modo in cui tratteniamo le informazioni e così via.

E in un eccitante sviluppo per chi di noi fa ricerca fuori dall’ambiente del laboratorio, gli elettroencefalografi stano diventando sempre più piccoli e più portatili, e alcuni assomigliano addirittura agli auricolari che si usano per i videogame al computer.

Altri strumenti di indagine del cervello

Tuttavia, i tracciati EEG indicano l’attività elettrica solo a una profondità superficiale, e molte funzioni critiche nel cervello hanno luogo a profondità molto maggiori. Per esplorarle, erano necessari altri strumenti. Negli ultimi cinquant’anni la RM (la buona vecchia risonanza magnetica), la tomografia a emissione di positroni (PET) e la tomografia computerizzata a emissione disingolo fotone (SPECT) sono state impiegate per produrre immagini dell’attività profonda del cervello monitorando i cambiamenti nel flusso sanguigno o nell’attività metabolica.

Ma mentre l’EEG si affida soltanto ai campi magnetici e alle onde radio, la PET e la SPECT impiegano isotopi radioattivi iniettati, il che ne limita l’utilità. Una nuova risposta è arrivata negli anni Novanta con la risonanza magnetica funzionale per immagini, o RMF.

La risonanza magnetica funzionale (RMF): cosa ci dice del cervello?

A seconda del compito che dev’essere svolto, aree diverse del cervello si attivano in momenti diversi. Una maggiore attività richiede più ossigeno, e questo provoca un incremento del flusso sanguigno in quelle aree cerebrali. Come i loro fratelli più anziani, le macchine per la RMF impiegano potenti campi magnetici per allineare i protoni degli atomi di idrogeno nel sangue, per poi rompere l’allineamento mediante l’uso di onde radio. Una RMF cerca le differenze nei segnali provenienti dagli atomi di idrogeno per distinguere tra diversi tipi di materia. Riallineandosi, i protoni emettono segnali diversi per il sangue ossigenato e per quello non ossigenato, e sono quei segnali a essere rilevati dall’apparecchio. Quando un soggetto intraprende un’attività, come stringere una mano o guardare una certa immagine, la RMF misura la percentuale di sangue ossigenato e non ossigenato, oppure il contrasto dipendente dal livello di ossigeno (BOLD) in diverse aree del cervello in quel dato momento.

Il computer della macchina quindi utilizza un sofisticato algoritmo per interpretare i dati ricevuti e rappresentarli nella forma di infinitesime unità tridimensionali dette voxel. Colori diversi vengono usati per indicare l’intensità dell’energia in quella particolare area, con il rosso che indica l’attività più intensa, e il porpora o il nero un’attività bassa o nulla. Quanto più brillante è il colore, tanto maggiore è l’attività in quella particolare regione del cervello, motivo

per cui si dice che un’area del cervello attivata “si accende”.

Negli ultimi vent’anni la RM è diventata il metodo preferito per misurare la funzione cerebrale, utilizzato da scienziati cognitivi, neurologi, neurobiologi, psicologi, neuroeconomisti e altri.


Blue Mind - Mente e Acqua — Libro >> https://bit.ly/3ZgCYGR

Il legame nascosto tra l'acqua e la nostra mente

Wallace J. Nichols

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mercoledì 19 ottobre 2022

Il tuo cervello si può evolvere...

 

Il tuo cervello si può evolvere... ecco come!

Neuroscienze e Cervello

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Stiamo parlando di anatomia cerebrale ed evoluzione. Per decenni le neuroscienze hanno cercato di capire se il cervello avesse un genere. Se quindi il sistema nervoso centrale di uomini e donne presentasse delle differenze significative, responsabili delle caratteristiche che siamo abituati a considerare più “femminili” o più “maschili”. Joe Dispenza, biochimico e chiropratico di fama internazionale, presenta un’indagine interessante nel suo Evolvi il tuo Cervello. Un libro unico nel suo genere, scritto in primis non tanto per scienziati ed esperti in materia, ma per tutti coloro che desiderano cambiare la propria vita.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 14/10/2022

Stiamo parlando di anatomia cerebrale ed evoluzione. Per decenni le neuroscienze hanno cercato di capire se il cervello avesse un genere. Se quindi il sistema nervoso centrale di uomini e donne presentasse delle differenze significative, responsabili delle caratteristiche che siamo abituati a considerare più “femminili” o più “maschili”. Joe Dispenza, biochimico e chiropratico di fama internazionale, presenta un’indagine interessante nel suo Evolvi il tuo Cervello. Un libro unico nel suo genere, scritto in primis non tanto per scienziati ed esperti in materia, ma per tutti coloro che desiderano cambiare la propria vita.

Cervello maschile e femminile a confronto

Numerosi studi hanno dimostrato che generalmente il cervello maschile è più grande di quello femminile di oltre 100 centimetri cubici, pressappoco la dimensione di un piccolo limone. Ma questa differenza ha degli effetti cognitivi diretti? Non necessariamente! Malgrado esista ancora una differenza del volume cerebrale legata al genere, dopo aver tenuto conto delle dimensioni del corpo, gli studi scientifici attribuiscono una certa parte della variazione alla taglia fisica di un individuo. In uno studio molto specifico basato sulla MRI, che ha concesso pari attenzione ai parametri dimensionali sia del cervello che del corpo, Michael Peters e colleghi dell’Università di Guelph, nello Stato di Ontario in Canada, hanno dimostrato che la differenza del volume cerebrale tra i sessi diminuiva dei due terzi se si includeva l’altezza come covariante aggiuntiva.

I lobi cerebrali

Le differenze nel volume cerebrale tra i sessi sono distribuite molto uniformemente tra tutti i principali lobi del cervello. Le proporzioni dei quattro lobi principali della neocorteccia sono simili. In entrambi i sessi, il lobo frontale comprende all’incirca il 38% della neocorteccia (si va dal 36 al 43% ); il lobo parietale, il 25% (dal 21 al 28 %); il lobo temporale il 22 % (dal 19 al 24 %); e il lobo occipitale comprende all’incirca il 9% (dal 7 al 12%) della neocorteccia. Questo significa che nel volume cerebrale complessivo non c’è alcuna specifica regione cerebrale che contribuisca a una percentuale aggiuntiva, e sarà difficile trovare una differenza funzionale tra i sessi ricollegabile alle differenze. In parole povere, se dovessimo osservare il cervello di due individui, uno maschio e l’altro femmina, non saremmo in grado di distinguerli, se non per la differenza di dimensione, perché il cervello maschile e quello femminile possiedono entrambi proporzioni simili.

Il corpo calloso

In termini di differenza tra maschi e femmine, la struttura del cervello che ha probabilmente attratto la maggiore attenzione nel corso degli anni è il corpo calloso, il fascio di materia bianca che connette l’emisfero destro con il sinistro. Ebbene alcune ricerche all’inizio sembravano indicare che esso potesse essere più grande nelle donne rispetto che negli uomini. Quando ciò fu suggerito, all’inizio degli anni Ottanta, molti scienziati ipotizzarono che la grandezza maggiore di questo fascio nelle donne indicasse che le femmine possedevano un grado superiore di comunicazione tra i due emisferi. Quest’idea sembrava sostenere il mito che nelle donne il lato destro, emozionale, del cervello, e quello sinistro, analitico, fossero più connessi e integrati tra loro.

Oggi è risaputo che il corpo calloso NON è più grande nelle donne che negli uomini, ma in realtà è pressappoco del 10 % più grande negli uomini che nelle donne, probabilmente perché gli uomini hanno un cervello più grande a causa delle maggiori dimensioni del loro corpo. Non esiste alcuna prova anatomica sostanziale dell’esistenza di un collegamento funzionale maggiore tra gli emisferi (come vorrebbe lo stereotipo) né negli uomini né nelle donne. La fonte di questo mito si può ritrovare nel fatto che il corpo calloso effettivamente giustifica una percentuale totale di materia bianca significativamente maggiore nelle donne (2,4 % contro il 2,2 % negli uomini). Questo potrebbe semplicemente significare che le donne sono in grado di elaborare i due tipi di pensiero (emozionale e analitico) tra i due emisferi del cervello molto più velocemente dell’uomo. Se la distribuzione più ampia della sostanza totalmente grassa chiamata mielina, o materia bianca, nel corpo calloso femminile giustifica effettivamente una trasmissione neurologica più veloce tra gli emisferi cerebrali, può spiegare perché gli uomini rimangano spesso sconcertati osservando la capacità che le donne possiedono di risolvere i problemi!

Evolvi il Tuo Cervello — Libro >> https://bit.ly/3ivUrGT

Riprogramma la tua vita, cambia il tuo destino

Joe Dispenza

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lunedì 8 agosto 2022

Campo di energia emesso dal Cervello e realtà


Il campo di energia emesso dal Cervello e la sua influenza sulla realtà

Nuova Biologia

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Il nostro cervello diffonde segnali nell’ambiente, e allo stesso modo risponde ai segnali provenienti dall’ambiente. La medicina moderna sfrutta questa segnalazione a doppio senso per scopi diagnostici e terapeutici.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 08/08/2022

Come funziona il cervello?

Sicuramente vi sarà familiare l’elettroencefalografia (EEG), in cui vengono piazzati sul cuoio capelluto dei sensori e cavi per leggere l’attività elettrica del cervello. La magnetoencefalografia fa la stessa cosa, con la differenza che la sonda utilizzata per leggere l’attività elettromagnetica del cervello non tocca nemmeno la testa!

Questa tecnologia così sorprendentemente non invasiva, usata sia per la ricerca cognitiva che a scopi diagnostici come l’individuazione dei tumori prima degli interventi chirurgici, funziona perché il cervello genera campi energetici al di fuori della testa.

Un’altra tecnologia medica non invasiva, la stimolazione magnetica transcraniale (TMS), genera un campo magnetico esterno alla testa per stimolare l’attività elettrica nella parte del cervello che è l’obiettivo dell’indagine.

In uno studio del 2003, dei ricercatori australiani hanno scoperto che quando utilizzavano la TMS per incrementare l’attività neurale dell’area cerebrale attiva negli autistici sapienti, potevano migliorare la capacità di disegnare di alcuni dei soggetti della loro ricerca.

Nel 2000 alcuni ricercatori dell’Università di Yale scoprirono che la TMS riduceva le allucinazioni auditive negli schizofrenici.

L’utilizzo più comune della TMS è il trattamento della depressione resistente ad altre terapie. Più di trenta studi pubblicati hanno scoperto che la TMS può essere di aiuto in caso di depressione resistente ai trattamenti, il che ha portato alla decisione della Food and Drug Administration di autorizzare l’uso della prima apparecchiatura TMS per il trattamento della depressione nel 2008. Nel 2012 uno studio pubblicato in «Depression and Anxiety» nella Wiley Online Library ha confermato l’efficacia della TMS per la cura del disturbo depressivo grave (MDD) in ambiente clinico.

Il rapporto, che riassumeva dati raccolti da quarantadue sedi di pratica TMS negli Stati Uniti che avevano curato trecentosette pazienti affetti da MDD, aveva riscontrato tra i pazienti un tasso di risposta positiva del 58 per cento e un tasso di remissione del 37 per cento.

Da tutte queste tecnologie, elettroencefalografia, magnetoencefalografia e TMS, appare chiaro che il cervello genera e risponde a “campi” energetici che possono influenzare il comportamento delle cellule e l’espressione dei geni, e alterare la percezione, l’umore e il comportamento.

Per giunta, il campo mentale è responsabile del rilascio e della diffusione di neuropeptidi e di altri neurotrasmettitori che controllano l’attività genetica e cellulare.

Il campo mentale creato dal cervello

L’influenza del campo mentale è più evidente nell’effetto placebo, dove la guarigione è prodotta dalla credenza della mente che un farmaco o una procedura medica saranno efficaci, anche se il farmaco potrebbe essere soltanto zucchero o gesso, e la procedura non avere alcun valore medico. Per comprendere veramente il potere che i nostri pensieri e le nostre credenze possono avere, consideriamo un altro principio della meccanica quantistica, la “non località”, che Einstein memorabilmente chiamò “azione fantasma a distanza”. Risulta che quando una particelle quantistica interagisce (o, nel linguaggio quantistico, “si intreccia”o “si correla”) con un’altra particella, qualsiasi distanza le separi (di qui il termine “non locale”), i loro stati meccanici rimangono agganciati. Se, ad esempio, lo spin rotazionale (il movimento a tornado) di una particella è in senso orario, lo spin rotazionale della sua gemella intrecciata è opposto, ossia in senso antiorario.

Le particelle quantistiche possiedono anche una polarità direzionale, rivolta verso l’alto o verso il basso. Quando la polarità di una particella è rivolta verso l’alto, la polarità della particella partner è rivolta verso il basso. Qualunque sia la distanza che intercorre tra di esse, quando la polarità o la rotazione dello spin di una particella cambia, anche la polarità o rotazione della sua gemella cambia simultaneamente, quand’anche si trovassero l’una a Parigi e l’altra a Pechino. I fisici hanno escogitato tutta una serie di ingegnose storie per aiutare tanto i profani come gli scienziati a comprendere la non località, concetto estremamente strano per chiunque sia impantanato nel mondo materiale.

Il fisico Luming Duan, dell’Università del Michigan ha ideato un casinò quantistico in cui le ruote della roulette sono correlate, per cui se una pallina cade su un numero nero, sul tavolo successivo la pallina cadrà obbligatoriamente su un numero rosso6. Se i fisici hanno stabilito che le particelle quantistiche si influenzano non localmente a vicenda e hanno ideato delle storie nel tentativo di spiegarlo, nel campo della parapsicologia i ricercatori hanno iniziato a indagare se anche le menti umane, al pari delle particelle quantistiche, si “intreccino” non localmente. Ebbene sì, lo fanno!

Questo fenomeno è testimoniato aneddoticamente da sensitivi, guaritori, genitori e coppie che hanno correttamente percepito che c’era qualcosa che non andava riguardo a un individuo, un figlio o un partner nonostante quella persona si trovasse in un’altra città o in un altro paese. Il fisico teorico Amit Goswami afferma che la ricerca svolta all’Università del Messico l’ha condotto all'inevitabile” conclusione che le menti umane si connettono non localmente: «La non località quantistica si verifica anche tra cervelli».

Esperimenti di non località quantistica fra cervelli

Negli esperimenti dell’Università del Messico, due persone meditavano l’una di fianco all’altra per venti minuti all’interno di una gabbia di Faraday elettronicamente schermata, con l’intenzione di sperimentare uno stato meditativo condiviso.

Quindi i meditatori  erano collocati in due stanze separate, a tre metri di distanza in un esperimento e a quattordici metri e mezzo nell’esperimento successivo, e collegati a degli elettroencefalografi. Negli occhi di un meditatore veniva periodicamente proiettata una luce rossa, che stimolava un particolare schema d’onda cerebrale detto “potenziale evocato”.

In un caso su quattro il cervello dell’altro meditatore si è “intrecciato”, ovvero ha scelto simultaneamente uno schema d’onda cerebrale corrispondente al “potenziale evocato”, anche se non vedeva la luce o non aveva la minima idea che la luce stesse venendo proiettata.

La correlazione o intreccio quantistico (entanglement) vibrazionale è un componente fondamentale della “Legge di Attrazione”, ma anche della “Legge di Repulsione”, di cui si parla di meno ma che a livello personale mi concerne maggiormente, la quale spiega perché si introducono certe cose nella propria vita e se ne respingono altre.

L'articolo è un Abstract dal libro: L'effetto Luna di Miele - Bruce Lipton

L'Effetto Luna di Miele — Libro >> https://bit.ly/3P3lLvj

The Honeymoon Effect - Scopri il segreto per mantenere viva la tua relazione di coppia

Bruce Lipton

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martedì 2 novembre 2021

Cervello, intestino, microbiota: un legame a vita


Cervello, intestino, microbiota: un legame che dura tutta la vita

Medicina Integrata

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Il  microbiota,  in  tutti  i  suoi  aspetti  e  sistemi  dell’organismo  in  cui  è  operante,  è  stato il compagno costante nella vita degli esseri viventi nel corso dell’evoluzione, permettendo, molto probabilmente, l’evoluzione stessa.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 31/10/2021

Tratto dal libro Cervello-Intestino, un legame indissolubile - di Stefano Manera

Il microbiota intestinale rimane il nostro fedele compagno per tutta la vita, dalla nascita alla morte. Esso inizia a formarsi proprio quando ognuno di noi è ancora nel ventre materno; è lì che si forma il primo nucleo colonizzatore di  quello  che  diventerà  il  microbiota  adulto  che  sarà  in  grado  di  condizionare  lo  stato della nostra salute, così come della nostra malattia. Ma non solo.

Esso sarà in grado di condizionare anche l’invecchiamento e i processi che la medicina moderna definisce col termine di aging. Proprio  in  tale  ottica,  questo  ricco  ecosistema  non  è  statico,  ma  piuttosto  è  in  uno stato costante di flusso, in continuo divenire. In ogni individuo, il microbiota presenta  piccole  variazioni  giornaliere  o  stagionali  della  sua  composizione  che  dipendono da molteplici fattori, ma queste fluttuazioni diventano più evidenti quando  osserviamo  la  vita  di  un  individuo  nella  sua  interezza.

Nella  prima  infanzia  e  nella  vecchiaia,  il  microbiota  è  piuttosto  diverso  dal  tipico  microbiota  intestinale  adulto.  In  questi  due  periodi  della  vita,  che  sono  infatti  molto  delicati  e  presentano caratteristiche proprie, il microbiota non solo è molto reattivo alle influenze esterne (compresi eventuali trattamenti farmacologici), ma è anche molto influente per quanto riguarda lo stato di salute generale dell’individuo.

È risaputo che le neuroscienze  identificano  la  prima  infanzia  come  un  periodo  estremamente  delicato  nell’evoluzione cognitiva del soggetto: è un momento temporale in cui il cervello è più sensibile e vulnerabile agli stimoli ambientali, ed è in questo periodo che si forma il linguaggio e prende corpo la capacità cognitiva. È stato ipotizzato che questi periodi così sensibili della vita, coincidenti con una maggior delicatezza del microbiota intestinale, corrispondano a periodi sensibili per lo sviluppo o per il declino di altri sistemi corporei, come ad esempio il sistema immunitario, il sistema ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), l’asse cervello-intestino e il sistema neuropsichico in generale.

Nella prima infanzia, inoltre, il microbiota intestinale gioca un ruolo decisivo per il corretto sviluppo del sistema immunitario del bambino e tutto questo si rifletterà inevitabilmente nel quadro più generale della salute e della malattia del soggetto adulto. Ogni azione terapeutica eseguita su un bambino, compresi gli interventi medici, farmacologici  e  nutrizionali,  è  in  grado  di  condizionare  in  maniera  estremamente  precisa lo sviluppo psicofisico successivo di ogni persona.

LE PRIME FASI DELLA VITA

Sappiamo  quando  inizia  la  colonizzazione  dell’intestino  da  parte  dei  nostri  amici  batteri? Effettivamente no e c’è più di qualche controversia a riguardo. Studi recenti che riportano l’esistenza di un microbiota placentare e una conseguente colonizzazione già durante la vita intrauterina del feto sono smentiti da altri studi  che  suggeriscono  che  questi  risultati  sono  influenzati  dalla  contaminazione,  dato che la placenta e l’utero si ritiene siano sterili. La  colonizzazione  intrauterina  tuttavia  non  sembrerebbe  avere  un  effetto  così  importante sulla composizione del microbiota postnatale rispetto alla fondamentale colonizzazione che avviene durante la nascita.

Questo tuttavia non è un dettaglio di poco conto quando parliamo dell’impatto del trasferimento prenatale di microrganismi dalla madre al bambino, anche in basso numero. La fisiologia della gravidanza ci insegna che i tessuti materni aumentano la loro permeabilità.  Non  è  un  mistero  che  le  donne  che  aspettano  un  figlio  riferiscano  aumento  ponderale  e  spesso  lamentino  gonfiore  e  ritenzione  idrica.

La  Natura  in  quel periodo decide che la donna debba essere il “deposito” energetico del bambino che si sta formando e che debba potergli così trasferire parte delle sue informazioni, batteri compresi. Il passaggio (fondamentale e ancora poco compreso) può avvenire solo se i tessuti diventano permeabili. La sperimentazione su animali ha constatato ad esempio che lo stato germ-free durante la gravidanza ha effetti drammatici sullo sviluppo della prole nei roditori.

In questo caso sono evidenti gli effetti sulla permeabilità della barriera emato-encefa-lica, con un aumento della stessa e una bassa espressione della proteina a giunzione stretta chiamata occludina; questi effetti perduravano anche dopo la nascita e nell’età adulta.

È  importante  sottolineare  che  questo  studio  ha  identificato  che  l’integrità  della  barriera  emato-encefalica  potrebbe  essere  ripristinata  attraverso  la  ricolonizzazione  postnatale  del  microbiota,  definendo  quindi  un  preciso  ruolo  causale  del  microbiota  nello  sviluppo  della  barriera  emato-encefalica  stessa.

Questo  aspetto  potrebbe essere di enorme importanza soprattutto nella correlazione tra disbiosi e patogenesi dei disturbi del neurosviluppo. In questo senso, i fattori materni prenatali implicati nell’insorgenza o nel mantenimento della disbiosi sono molti (ad esempio dieta, obesità, attivazione del sistema immunitario, stress) e sono tutti noti per alterare il corretto sviluppo neuropsichico della prole sia nei nei roditori che negli esseri umani.

È difficile dare una definizione rigorosa di quello che potrebbe essere un microbiota sano durante i primi anni di vita. Tuttavia, è noto che esso tende a svilupparsi intorno  a  specie  che  colonizzano  precocemente  l’intestino  costituendone  il  primo  nucleo e modellandone la composizione a lungo termine. Subito dopo la nascita, il microbiota è tipicamente costituito da Enterobacteriaceae, Bifidobacteriaceae e Clostridiaceae; man mano che il bambino cresce, si assiste a un incremento dei batteri anaerobi  obbligati  con  un  aumento  della  biodiversità  complessiva,  raggiungendo  livelli simili a quelli degli adulti verso il primo anno di vita, periodo che coincide con lo svezzamento e il passaggio all’assunzione di cibi solidi.

La differenziazione del microbiota  aumenta  fino  ai  tre  anni  circa  di  età.  Lo  svezzamento e questo rapido sviluppo del microbiota si  sono  dimostrati  fondamentali  per  la  protezione  contro la genesi di patologie  autoimmuni  nei  topi.  Tuttavia,   anche   dopo   lo   svezzamento, il microbiota continua  a  cambiare,  ma  la   sua   composizione   nei   bambini  sani  (misurato  a  7-12  anni  di  età)  rimane  significativamente diversa da quello dell’adulto.

[...continua la lettura sul libro Cervello-Intestino un legame indissolubile - di Stefano Manera]


Cervello Intestino: un Legame Indissolubile — Libro >> https://bit.ly/3jSt4Jq  

Il ruolo del microbiota intestinale nelle nostre relazioni fisiche, mentali e psicoemozionali

Stefano Manera

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martedì 13 aprile 2021

Il Cervello Quantico


Il Cervello Quantico

Neuroscienze e Cervello

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Il cervello impara da solo, rielaborando la propria funzionalità. Il cervello in realtà non è un organo singolo, ma una serie di organi che si appoggiano uno sull’altro in ordine evolutivo, con l’ultimo della serie che domina gli altri.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 12/04/2021

Articolo tratto da Scienza e Conoscenza n. 76 - A cura di Elena Sanda Chira

Se venisse stesa su una superficie piana, risulterebbe larga circa 45 cm e lunga circa 60 cm. In realtà questa struttura è a sua volta suddivisa in sei strati, ognuno dei quali ha uno spessore di circa venticinque cellule.

Nel suo complesso la neocorteccia si compone di un numero di neuroni variabile tra i 10 e i 20 miliardi, meravigliosamente collegati tra loro grazie a innumerevoli interconnessioni, che stabiliscono anche le necessarie connessioni tra la stessa neocorteccia con le porzioni inferiori del cervello e con il resto del corpo.

Il cervello genera e conduce l’incredibile complessità che caratterizza una forma di vita intelligente, sulla base di processi che sono fondamentalmente computazionali, e che tuttavia non assomigliano affatto a quelli eseguiti dal nostro PC o dal nostro Mac.

Il cervello impara da solo, sulla base delle sue stesse esperienze,

e radica le lezioni apprese sperimentando,

riconfigurando il suo stesso hardware.

Il cervello umano: un potenziale perpetuum mobile?

Per molti decenni si è continuato a supporre che la corteccia dovesse essere dotata di una sorta di “schema elettrico”, in cui veniva descritto in modo preciso il ruolo specifico di ogni neurone, e di ogni connessione tra 23 neuroni.

Ma era già ben chiaro che in realtà il cervello non poteva operare in base a uno schema di quel tipo: c’erano davvero tanti, troppi neuroni, e le loro innumerevoli interconnessioni sfuggivano alla logica di ogni possibile schema.

In effetti dieci miliardi di cellule caratterizzate da un migliaio di interconnessioni l’una comportano l’incredibile numero di diecimila miliardi di connessioni.

Inoltre era pressoché impossibile impostare la logica di una configurazione generale tra queste connessioni, la maggior parte delle quali sembrava confusa e caotica; molte cellule neuroniche erano sistematicamente ricollegate su se stesse, generando quelli che sicuramente dovevano essere dei “circuiti chiusi infiniti”.

Il caso governa anche il nostro cervello Se anche ci fosse stato un progetto di qualche tipo, l’ammontare di informazioni necessario per codificare uno schema talmente complesso avrebbe di gran lunga superato le capacità informatiche del cervello stesso, per non parlare poi della capacità di codificazione del DNA. E comunque, come poteva essere possibile assemblare fisicamente qualcosa del genere, soprattutto a quel livello microscopico, in soli nove mesi?

La risposta, che costituisce una recente conquista scientifica, ha sorpreso un po’ tutti: in effetti le connessioni del cervello sono in gran parte casuali.

Eppure, contrariamente a quanto il comune buon senso potrebbe suggerire, questo sistema casuale è in grado di manifestare una forma d’intelligenza. In effetti riesce a manifestare un’intelligenza superiore, anzi, per essere più precisi, un genere d’intelligenza superiore, di gran lunga migliore di quello che potrebbe essere generato sulla base di un progetto più definito.

È proprio grazie a questo guazzabuglio caotico che un pilota da combattimento riesce a manovrare il suo caccia a velocità supersoniche.

In un sistema autoorganizzante  l’intelligenza risiede nell’ interscambio

Un sistema come quello del nostro cervello si autoorganizza, raggiungendo livelli sempre più elevati, evolvendo continuamente la sua capacità di elaborazione dei dati. Un’intelligenza globale (e per “globale” potremmo persino intendere qualcosa che riguardi l’intero pianeta) scaturisce dal basso verso l’alto, prendendo cioè spunto da interazioni meramente locali.

È un po’ come dire che la vera intelligenza, quella che guida l’economia americana, non è nelle mani (o nelle teste) dei politicanti di Washington, ma è invece sparpagliata nelle conversazioni notturne dei camionisti che si incontrano all’autogrill, nelle domande dei clienti ai negozianti e nelle loro pronte risposte, nelle chiacchierate amichevoli dei vicini, che discutono di affitti e di mutui.

Analogamente, l’autentica intelligenza del cervello umano non risiede in qualche centrale o schema di comando fissato nel DNA, ma nelle interazioni casuali di un neurone e dei suoi vicini (oppure negli scambi a lunga distanza attraverso la rete cerebrale, che potrebbe essere equiparata al nostro Internet).

Dal caos scaturisce l’ordine

Il processo funziona anche nell’altro senso. È evidente come l’elemento fondamentale, il “mattone” del “sistema nervoso”, sia un singolo “nervo”, ovvero un neurone.

Ma i neuroscienziati hanno a lungo insistito sul fatto che nelle forme di vita complesse del pianeta questa è la più piccola unità capace di elaborare dati. Vedremo invece che nell’ambito di ogni singolo neurone si palesa un complesso insieme di eventi computazionali, che possono analogamente essere definiti relativamente “intelligenti” e che si servono dello stesso principio dell’autoaddestramento spontaneo che dirige lo sviluppo complessivo del cervello.

Dal microcosmo al macrocosmo e viceversa, ovvero dal più piccolo elemento nell’ambito della cellula cerebrale umana che sia possibile studiare al funzionamento dell’intera società umana, l’ordine scaturisce dal caos sulla base dello stesso insieme di principi.

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza n. 76 - Acquista ora la rivista!

Scienza e Conoscenza n. 76 - Aprile-Giugno 2021 >> https://bit.ly/3dKxwWX

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lunedì 7 settembre 2020

Cervello e Cambiamento

Cervello e Cambiamento: intervista a Joe Dispenza

Neuroscienze e Cervello

>> https://bit.ly/3ivUrGT

In un'intervista esclusiva Joe Dispenza, autore del best seller Evolvi il tuo cervello, ci spiega il funzionamento di questo organo e la sua straordinaria plasticità

Elsa Nityama Masetti - 05/09/2020

Scienza e Conoscenza: Quali sono state le scoperte e ricerche nel campo delle neuroscienze che hanno dato sostegno alla tua intuizione della mente che da forma alla realtà?

Joe Dispenza: Tutto quello che ci compone, il “tu” e il “me” - i nostri pensieri, i sogni, le nostre memorie, le speranze, i sentimenti, le nostre fantasie segrete, i nostri timori, le abilità, le nostre abitudini, i dolori e le gioie - è inciso nel reticolo di lavoro vivente dei 100 miliardi di cellule del cervello. Se imparate oggi anche un solo bit d'informazioni, le minuscole cellule cerebrali creeranno nuovi collegamenti tra di esse e chi sei “tu” ne sarà alterato. Questo “tu” come essere senziente è immerso e realmente esiste nel web elettrico e interattivo del tessuto cellulare del cervello. Il modo in cui le nostre cellule nervose sono specificamente organizzate da ciò che impariamo, che ricordiamo, da ciò che sperimentiamo e che prevediamo, da ciò che temiamo, così come da ciò che pensiamo di noi stessi, ci definisce individualmente ed è riflesso nei nostri collegamenti neurologici interni. Siamo costantemente un “work in progress” [un processo in elaborazione, ndr].

Il cervello è l'organo del cambiamento. C'è un concetto nelle neuroscienze denominato neuroplasticità, che dimostra che il cervello altera se stesso ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo. Inoltre cambia quando abbiamo una qualsiasi nuova esperienza. La nostra materia grigia - per funzionare al meglio nella vita - si riorganizza nel frattempo che scegliamo di modificare il nostro comportamento. In altre parole quando realmente cambiamo idea (change our mind in originale, ndr), il cervello cambia… e quando cambiamo il cervello, la mente cambia.

Ecco che cosa intendo. Secondo le neuroscienze, la mente è il cervello in azione. La mente è il cervello al lavoro. È il prodotto dell'attività del cervello quando è animato dalla vita. Ora con 100 miliardi di cellule nervose cablate insieme, diventa palese che possiamo produrre molti livelli diversi di mente. Per esempio, la mente che usiamo per fare il make-up è differente dallo stato mentale usato per guidare. Ugualmente, “mettiamo insieme” una mente diversa quando assumiamo il ruolo della vittima contrariamente a quando dimostriamo gioia. Tutto questo è così, perché abbastanza semplicemente possiamo indurre interi gruppi di cellule nervose ad attivarsi in modi molto diversi.

Non più di trenta o quaranta anni fa, c'era la credenza unanime nel campo delle neuroscienze che il cervello era hardwired, volendo significare che siamo nati con una determinata quantità di collegamenti neurologici e la finalità della vita era che ci saremo, crescendo, riorganizzati come i nostri genitori. Era una percezione accettata che questo organo fragile, denominato cervello, non potesse ottimizzare i relativi fissaggi (hardware).

Ma con l'avvento delle ultime tecnologie nel campo del linguaggio figurato funzionale (brain scans) risulta palese che è possibile far lavorare diversamente il nostro cervello (process mind). Di fatto, alcune delle ricerche dell'università del Wisconsin hanno dimostrato che qualcosa di semplice come l'attenzione - o concentrazione focalizzata - sia un'abilità, come il golf o il tennis. In altre parole, più vi esercitate nell'essere coscienti o attenti, più facilmente lo sarete in seguito.

Ora proprio qui giace il paradosso. Se possiamo davvero cambiare il cervello e la mente, allora chi è che attua il cambiamento? Il cervello non può cambiare se stesso. E' un organo come i reni e il fegato. Il cervello non è niente senza la vita. La mente non può cambiare il cervello perché è un prodotto del cervello stesso. Ricorda la mente è il cervello in azione. Chi allora sta attuando il cambiamento del cervello e della mente?

La risposta è quella parola che è stata evitata dalla scienza con tutte le sue forze. É la coscienza che usa il cervello e il corpo per produrre molti e diversi livelli della mente. Ed è solo quando siamo davvero consci e consapevoli che possiamo fare cambiamenti visibili riguardo a chi siamo e a come possiamo pilotare le nostre vite.

In aggiunta, le scansioni cerebrali hanno chiaramente provato che possiamo cambiare il cervello semplicemente pensando diversamente. Nel caso di un'attività come quella di suonare il piano gli stessi circuiti saranno creati da chi fa fisicamente l'azione così come da coloro che semplicemente si eserciteranno a riportare mentalmente alla memoria scale e accordi. Messa giù semplice, quando siamo veramente attenti e focalizzati il cervello non conosce la differenza tra ciò che accade nell'occhio delle nostra mente e quello che invece prende forma nel mondo.

A causa della misura del lobo frontale nel cervello umano, possiamo rendere i pensieri più reali di qualsiasi altra cosa. Questo è il privilegio di essere degli umani. E quando viene richiesto, come negli innumerevoli esperimenti e test effettuati, un training o una performance mentale, il cervello a livello sinaptico, mostra a tutti gli effetti di aver avuto l'esperienza. E con una pratica consistente il cervello e il corpo saranno fisicamente mutati nella realtà fisica senza aver mai fatto l'esperienza fisica stessa. Abbiamo creato l'hardware neurologico da usare nell'esperienza futura che ci attende.

Applicando questa comprensione al modello quantistico che afferma che la nostra mente soggettiva ha un effetto sul mondo oggettivo (la coscienza crea la realtà), possiamo cominciare ad esplorare l'idea che se il nostro cervello e il corpo evidenziano cambiamenti fisici per assomigliare all'esperienza che è già accaduta, quale risultato dei nostri sforzi mentali e prima che la manifestazione fisica della coscienza sia accorsa, allora teoricamente sarà l'esperienza a trovarci!

Un cervello che funziona in modo coerente è qualcosa “di più” dei due lobi - destro e sinistro - che funzionano in modo equilibrato? Che cosa e in che modo “di più”?

Il funzionamento degli emisferi destro(dx) e sinistro(sx) è stato ora ridefinito dalle neuroscienze. Una volta si diceva che la parte sinistra del cervello era quella logica, ragionante mentre quello destro era il cervello creativo, romantico, spaziale. In effetti proprio il cervello sx funziona secondo una serie di processori lineari d'informazioni, mentre il dx è come un processore parallelo, olistico. Recenti ricerche hanno dimostrato che la novità cognitiva appartiene al dx, mentre la routine cognitiva dipende dal sx, e questo è un bel modo di spiegare perché il cervello dx è “il grande creatore”.

L'arte consiste nel mantenere equilibrati entrambi gli aspetti. Alcune persone tendono ad essere dei grandi ricercatori di novità ma poi non le memorizzano nella routine, mentre alcuni sono così rigidi nella loro routine che non imparano niente di nuovo. In un certo senso, questo crea una disparità nel cervello, ma quando parliamo di coerenza del cervello, che è una delle mie passioni, il riferimento è la misurazione elettroencefalografica delle onde cerebrali.

Quando siamo sotto stress, arrabbiati, aggressivi, ansiosi, paurosi, quando soffriamo, emettiamo delle sostanze chimiche che disintegrano il sistema nervoso e anche il cervello, e quelle stesse sostanze fanno sì che il cervello diventi ossessivo. Siamo ossessionati dai nostri problemi e non riusciamo a smettere di pensarci.

Ebbene questi tipi di sostanze chimiche sono quelle che a breve termine permettono al leone di focalizzarsi sulla gazzella ferita e alla gazzella di focalizzarsi sul leone, e quel focus indiviso del corpo nell'ambiente in un certo determinato momento è la chimica che permette alla sopravvivenza di avere luogo. Gli essere umani, però, trattengono questo stress attivo più a lungo del necessario, perché possono attivare la risposta allo stress non soltanto reagendo all'ambiente ma anche semplicemente pensando a qualcosa di stressante, preparandosi nei suoi confronti, aspettandolo.

Continuiamo a prepararci per un evento che, di fatto, abbiamo già creato, inventato nella nostra mente e questa è chiamata ansia, disturbo da compulsione ossessiva, nevrosi, detta anche depressione. L'effetto a lungo termine di ciò provoca un cervello molto disintegrato e fa si che diventiamo eccessivamente analitici, e quindi, ossessionati.

Quando invece creiamo un'autentica coerenza cerebrale - e la ricerca negli USA dimostra che una persona quando inizia a rallentare il proprio cervello passando a uno stato meditativo, se lo fa correttamente e va oltre la sfera analitica, il suo focus diventa più aperto, più diffuso - consentiamo alla nostra mente di spostarsi dall'ossessione, diventando in un certo senso “privi di se” (selfless). Allora il cervello passa a quelli che sono chiamati modelli in sincronia di fase.

La chimica dello stress induce il cervello a rimanere in quello che è detto lo stato superiore delle onde Beta, uno stato super analitico, super precipitoso, super ansioso e la maggior parte delle persone vive in quella gamma di frequenza. In tale stato il cervello inizia a lavorare troppo velocemente e a precipitarsi nel tempo, valutando che cosa potrebbe succedere basandosi sul passato. Anticipa un evento futuro ma lo fa su queste basi e quindi continua a riciclarci in tale condizione discontinua.

Ma quando ci permettiamo di arrenderci, di rilassarci e iniziamo ad addestrarci in modo corretto nella meditazione, a essere presenti, il cervello comincia a spostarsi in quei modelli alfa sincronizzati che sono molto ordinati. Tutte le onde si muovono insieme e la coerenza che ne deriva permette a parti diverse del cervello di iniziare a comunicare in modo corretto come se la sinfonia diventasse sempre più armonica, il ritmo del cervello più organizzato. Ora così come ci si esercita a suonare il piano o a giocare a tennis ci si può esercitare anche in questo, e più lo si fa, più diventa familiare. È l'ordine creato che è così splendido nei modelli in sincronia di fase. Quella coerenza, quell'integrazione del cervello, improvvisamente invia un segnale estremamente coerente a tutto il sistema nervoso che attraversandolo reintegra tutti gli altri sistemi: il digestivo, l'immunitario, il circolatorio…

Scienza e Conoscenza: Alcuni affermano che un pensiero è solo un pensiero, non significa che sia la realtà. Da un altro punto di vista i pensieri sono reali, come cose. Secondo la tua esperienza quale delle due affermazioni è più vera?

Joe Dispenza: Io penso che la scienza stia cercando di ridefinire, specificare questa faccenda del pensiero e la parola che ora usa è co-scienza, giusto? E' quella cosa che sebbene così immateriale, lascia degli effetti nella mente, nel cervello, nella mente corporea. I pensieri nel cervello sono cose reali, perché qualunque sia la loro provenienza, e qualsiasi siano le teorie sull'origine degli stessi, è necessario prendere atto che il pensiero ha degli effetti misurabili sul corpo; in altre parole quando avete un pensiero producete sostanze chimiche, il vostro cervello rilascia o mette in circolo una serie di molecole, e in pochi istanti vi sentite esattamente nel modo in cui state pensando. Se si tratta di pensieri d'insicurezza vi sentirete insicuri, ora nell'istante in cui cominciate a sentirvi insicuri, dato che il cervello è in costante comunicazione con il corpo, cominciate a pensare proprio come vi sentite e vi sentite nel modo in cui pensate. Ecco l'effetto che il pensiero produce sul corpo.

Qualcosa si può dire anche sullo stesso effetto a distanza. In tutto il mondo sono stati fatti 2500 studi sul potere della preghiera, o come il pensiero può aiutare una persona a star meglio in altro luogo; ma non basta semplicemente un pensiero. Se prendete un gruppo di persone e chiedete loro d'inviare un'intenzione a un filamento di DNA in provetta perché si srotoli, queste persone possono avere un'intenzione chiara e concisa ma questo non influisce sul DNA. Non c'è alcun potere nell'intenzione da sola. Lo stesso se prendete un altro gruppo di persone dicendo loro di spostarsi in uno stato d'animo elevato, di provare amore, gioia e poi irradiare questo campo al di fuori… Di nuovo nel DNA non succede niente. Quando, però, combinate l'intenzione con la sensazione di uno stato d'animo elevato oppure con la percezione indotta dalla visione dello srotolarsi di tale DNA, il 25% a quel punto si srotola.

Tu intendi, dunque, un pensiero intenzionale elevato? E i pensieri non intenzionali?

Sì, parlo di un pensiero intenzionale conscio, che è la carica elettrica del campo quantistico, mentre il sentimento, la sensazione è la carica magnetica. Il modo come pensiamo e sentiamo crea il campo elettromagnetico che circonda il nostro corpo. Che dire invece dei nostri pensieri non intenzionali? Sono anche chiamati pensieri inconsci e sono cablati così rigidamente nel cervello perché continuiamo in modo inconsapevole e ripetitivo ad attivarli e collegarli. Quei pensieri hanno degli effetti altrettanto drastici nel campo quantistico perché, che ci crediamo o no, sono più facili da elaborare nel cervello e nella mente, e la loro ridondanza è trainata dalle stesse sensazioni ad essi collegate….cosa voglio dire con questo?

Quello che intendo è che una persona può avere tutte le buone intenzioni del mondo, desiderare una vita grandiosa, ma siccome ha memorizzato la sofferenza per 20, 40 anni, questa sofferenza inconscia è ciò che continua a creare gli stessi ostacoli ripetitivamente nella vita. Quindi l'arte del cambiamento richiede una sorta di addestramento in quel sistema di memorie automatiche, riorganizzandolo in modo da dissolvere quei programmi subconsci che continuano a guidarla verso lo stesso destino. E tali programmi sono basati sui suoi pensieri e sentimenti inconsci.

Quindi, se intendo bene, è necessaria una deprogrammazione che ci faccia saltar fuori da pianificazioni cerebrali su cui ci siamo inconsciamente allenati per anni e anni?

Nel mio lavoro il primo stadio del cambiamento è sempre disimparare o deprogrammare per poi reinventare. Non potete seminare un giardino se prima non strappate vie le piante dell'anno precedente, zappando, spezzando le zolle e poi fertilizzando. È necessario prima “fare spazio”. Insegno a disimparare, deprogrammando. I primi sei passi del mio metodo riguardano proprio il disimparare, perché questa è la parte difficile. Una volta che avete disimparato, avete una nuova visione del paesaggio, vedete un nuovo orizzonte.

Qual è la differenza, se c'è, tra l'essere in uno stato di autoipnosi, e permanere in una catena ripetitiva di pensieri? Suggerisci del lavoro, dei corsi di ipnosi o di pnl?

Possono essere utili sì, ma soltanto quando si è andati al di là della mente analitica, l'ipnosi non funziona se non si è andati oltre il pensiero analitico.

Tu dici che i pensieri ripetitivi sono come una sorta di auto-dialogo ipnotico, nel senso che sono io stesso che parlo con me stesso giusto? È una specie di trance…

La deprogrammazione richiede di spostarsi un uno stato di trance perché c'è molto dietro a quel pensiero analitico, a quella mente analitica, e lì che c'è tutta la “spazzatura” quindi l'unico modo per andare oltre questa sorta di barriera è quello di trasformare le onde cerebrali in quello stato sincronico di fase Alfa, ovvero uno stato molto vicino al sonno, anzi potete addormentarvi, senza neanche pensarci, il corpo scivola nel sonno…

Conosci il metodo di Vianna Stibal, il theta healing, in che modo, secondo le tue conoscenze, la sua efficacia si avvale delle onde cerebrali?

Sì, ne ho sentito parlare… Quando abbiamo dei programmi inconsci più volte ripetuti, essi prendono sede nel cervello subconscio. Quello che sto cercando di dire in realtà è che il corpo ha memorizzato quel comportamento e quella reazione emozionale meglio della mente conscia e quando il corpo sa meglio della mente è il corpo stesso che la dirige. A questo punto quindi noi sottostiamo agli effetti derivanti dal corpo che controlla il cervello, il nostro sentirci, il nostro feeling, controlla la sfera del pensiero e non viceversa. Il 90% di chi siamo entro l'età di 35anni si trova nei programmi subconsci.

Così una persona vuole cambiare e dice: «Bè, certo mi piacerebbe far questo, essere così, vorrei essere felice…». Di fatto, però, è il corpo che sta dirigendo tutto quanto, perché ha memorizzato la sofferenza, giusto? Per rimanere in questo esempio, quindi si tratta di entrare nel sistema operativo ed effettuare il cambiamento. E cosa vuol dire questo? Non si può comunque farlo con la mente conscia, innanzitutto perché la mente conscia rappresenta il 10% della mente e, in secondo luogo, quando il programma è in funzione non potete fermarlo con la mente conscia, sarebbe come se il vostro computer impazzisse e voi cominciaste a urlargli. Non avrebbe nessun effetto, dovete entrare nel sistema operativo.

Quando ci spostiamo dallo stato Beta allo stato Alfa passiamo semplicemente dalla mente conscia alla mente subconscia, oltrepassiamo quindi il muro della mente analitica, questo è un gran bel stato dell'essere perché è lì che l'integrazione ha luogo. Ora se permettiamo a noi stessi di continuare a rilassarci… Ora, ascolta bene le parole che uso, permettiamo al corpo di incominciare a tormentarsi ma mantenendo la mente cosciente sveglia. Adesso ci troviamo veramente su un terreno molto fertile, per questa ragione: se il corpo è diventato la mente, e se quindi il servo è diventato il padrone, sta guidando, dirigendo la mente. Se lasciamo che il corpo si addormenti e manteniamo sveglia la mente conscia, non saresti d'accordo nel dire che non ci sarebbe più nessun corpo-mente che oppone resistenza al cambiamento?

Abbiamo appena tolto il controllo a quella “cosa” che aveva memorizzato queste tendenze, queste caratteristiche, questi tratti, quindi il corpo non sta più opponendo resistenza perché è addormentato ed è questo il punto in cui può accadere nel corpo un cambiamento istantaneo perché se possiamo avere il pensiero come esperienza in questo stato, il corpo si riorganizzerà non soltanto come architettura neurologica ma comincia automaticamente a cambiare, quindi quella zona crepuscolare è molto sottile, molto ristretta, se la mancate ritornerete a dormire in un sonno profondo.

Allora l'arte di essere capaci di scivolare in quella porta, in quella zona, richiede molto tempo trascorso a imparare gli stadi dello spostamento attraverso queste fasi, prestando attenzione a come ci si sposta. I trascendentalisti negli Stati Uniti come Whitman e altri lo sapevano. Si sedevano su una sedia con delle sfere di acciaio in mano e si concedevano di entrare nello stato Alfa. Quando si spostavano nello stato Theta il corpo si addormentava e quindi la sfera cadeva, e loro si addestravano a rimanere svegli mentre il corpo si addormentava. Una volta che riuscite a far questo siete in una zona in cui non siete più un corpo, il corpo non c'è più e in quello stato siete completamente sgombri, liberi, potete fare delle cose straordinarie e il corpo risponderà spontaneamente. Gli stati profondi nei soggetti ipnotizzabili, sonnambuli, gli stati profondi dei soggetti che rispondono effettivamente all'ipnosi, questi soggetti hanno una zona Theta estremamente definita, sono molto programmabili in quello stato e questo è il motivo per cui manifestano dei cambiamenti immediati e in breve tempo.

Quindi lo spazio Theta è proprio subito prima di addormentarsi oppure subito prima di svegliarsi alla mattina…

Si scivola nello stato Theta in diversi momenti. Quando si hanno dei sogni lucidi oppure ci si può sentir russare o cose del genere. Allora la nostra coscienza è, per così dire, separata dalla densità del corpo. Ciò che rende facile perdere questo stato, mancarlo, sta nel fatto che il cortisolo e l'adrenalina, derivati dello stress, disintegrando il sistema nervoso, richiudendo quel piccolo intervallo theta. Infatti è lo stato Alfa che è cambiato, quindi il cervello non è più sincronizzato e dallo stato beta passa direttamente e molto velocemente nel delta, ma non rimane molto a lungo in questo stato delta perché il ciclo del riposo, e quindi della rigenerazione, non permette mai alla persona di scendere profondamente in quello stato delta per un autentico cambiamento. Gli schemi del sonno diventano disorientati, la chimica del cervello cambia, i livelli di serotonina e melatonina mutano e questa persona non riesce a dormire, a ristorarsi e se non riesce a ristorarsi non può essere in salute.

Ecco perché quando si fanno dei pisolini (parasonnellini) quando ci si siede e in 20 minuti ci si addormenta e ci si risveglia, poi ci sentiamo fantastici, ci sentiamo benissimo. In questi sonnellini si passa semplicemente da beta a alfa e poi a theta senza mai entrare veramente nel delta profondo oppure si entra nello stato delta profondo ma si risale immediatamente, ritornando attraverso tutti quegli stati perché magari non eravamo neanche sdraiati ma quasi seduti, in un modo in cui l'effetto cascata chimica del cervello alimenta i cambiamenti. Anche lavando i piatti, svolgendo attività quotidiane a volte, succede che il cervello inizia a spostarsi nello stato di trance alfa in sincronia di fase e se ci esercitiamo sempre di più con tale stato, Theta avviene man mano sempre più accessibile per noi.

Quando sei guarito, chi è stato il guaritore, tu o quell'ordine o intelligenza superiore - di cui parli nel tuo libro - oppure, per dirla alla rovescia, pensi di essere tu quell'ordine o intelligenza elevata?

(Ridendo) no, no io non lo sono… siamo tutti connessi a quell'ordine o intelligenza superiore, ma gli stati emozionali e le caratteristiche abituali che noi memorizziamo in quanto identità, in quanto ego, sono ciò che ci separa da quel flusso d'intelligenza, che di fatto ci attraversa. Man mano che iniziamo a toglierci le maschere emozionali ecco che tale intelligenza comincia a trapelare e a fluire attraverso di noi, e noi diventiamo più simili ad essa, più amorevoli, più gioiosi, più ricchi d'ispirazione, più creativi… Questi sono gli effetti collaterali. L'ho imparato nella mia guarigione personale poiché ho voluto andare incontro a tale ordine supremo, “creare spazio” per esso.

Mi ero rotto la schiena, potevo soltanto sedermi - al massimo guardare la televisione - e porre attenzione al modo in cui pensavo. E se credete che questa intelligenza-ordine sia reale, siete più avanti della maggior parte delle persone, dato che è invisibile, non la si può sperimentare con i sensi, quindi tendiamo a dimenticarcene. Io, però, avevo una preparazione specifica nel campo della salute e quindi sapevo che c'è qualcosa che dà la vita ed è risanante. Sapevo che potevo incontrarla, e che rabbia e paura sarebbero state d'impedimento a quell'arrendermi, abbandonarmi affinché fosse lei a compiere la guarigione. È a quel punto che ho notato dei cambiamenti nel mio corpo e ho cominciato a dire waooo oggi mi sento meglio… Adesso so che è stato quel potere, quell'intelligenza all'interno di ogni essere umano, ma dobbiamo andarle incontro.

La nostra volontà deve combaciare con la sua, la nostra mente con la sua mente e il nostro amore per la vita deve combaciare con il suo amore per la vita, e quando ci sforziamo di contattarla, riusciamo a eliminare i blocchi che ci impediscono di raggiungere quello stato elevato. Le situazioni che creiamo nella nostra vita fisicamente, emotivamente e mentalmente riguardano tutte l'essere in grado di imparare qualcosa e porci nuove domande. Se vi alzate alla mattina, odiando la giornata che vi viene incontro, convincendovi che niente va bene, colmi d'ingratitudine, ecco che creerete le circostanze adatte a sentire esattamente quella sensazione d'infelicità, ancora e ancora…

Nel tuo approccio sembra che l'essere e la personalità coincidano. È così?

L'essere e la personalità abitualmente coincidono… sebbene la mia esperienza mi dica che l'essere è semplicemente "l'io sono" e non io sono sicuro o insicuro, buono o cattivo… Lo stato ultimo, supremo della persona è "l'io sono", ma di solito l'essere viene sempre congiunto a qualcosa ad esempio, io sono nella sofferenza e questo è uno stato d'essere, l'io sono è definito come sofferente, insicuro, degno, indegno… Tuttavia nello stato supremo, ultimo dell'io sono, non c'è niente di congiunto ed è proprio lì che vogliamo arrivare, che stiamo cercando di arrivare.

 

Scienza e Conoscenza n. 73 - Luglio/Settembre 2020 — Rivista >> https://bit.ly/3eE4ire

Nuove scienze, Medicina Integrata

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www.macrolibrarsi.it/libri/__scienza-conoscenza-n-73-luglio-settembre-2020.php?pn=1567

 

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Autore: Joe Dispenza