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martedì 5 luglio 2016

La Bibbia non parla di Dio




La Bibbia non parla di Dio

Uno studio rivoluzionario sull'Antico Testamento

di Mauro Biglino



Un confronto sorprendente tra l'Antico Testamento e i testi omerici.
Il nuovo libro dello studioso bestseller che con la sua lettura della Bibbia sta conquistando lettori e mass media.

"La Bibbia non parla di Dio. Quando parla di Jahwè, intende un individuo che fa parte di un gruppo di individui chiamati Elohim. Questi individui hanno avuto un rapporto con l'umanità, ma un rapporto speciale, nel senso che se la sono un po' fabbricata, Jahwè era uno di questi, tra l'altro anche uno dei meno importanti."

Biglino ha espresso queste sue teorie nei vari saggi che ha scritto lino ad oggi e che hanno venduto oltre 60.000 copie. Teorie che ripete nelle sue conferenze, in giro per l'Italia, sempre affollatissime. In questo nuovo libro riprende la sua tesi principale e la rafforza con un lavoro originale e sorprendente, già molto atteso tra i suoi seguaci: la presentazione parallela e speculare di decine di passi biblici ed omerici, e di documenti scientifici prodotti appositamente da biologi e genetisti a sostegno di questa ipotesi sconvolgente.

Un libro spiazzante e clamoroso, frutto di uno studio attento sul libro dei libri.

Dalla quarta di copertina

“Chi legge l’Antico Testamento con la mente disincantata e vi si avvicina con l’atteggiamento sereno che avrebbe verso qualsiasi libro scritto dall’umanità non ha alcuna difficoltà a cogliere l’evidenza dei fatti.”

Questo libro è il risultato di anni di studio, pubblicazioni e conferenze. Un cammino che Mauro Biglino ha iniziato come traduttore per le Edizioni San Paolo e che lo ha portato a sviluppare una lettura alternativa dell’Antico Testamento capace di suggerire ipotesi davvero rivoluzionarie.

Il primo passo del suo metodo è quello del “fare finta che”: se si “fa finta che” gli autori biblici abbiano voluto tramandare semplicemente fatti storici realmente accaduti, se si tolgono dalla Bibbia le interpretazioni metaforiche e teologiche che dogmi e abitudini culturali le hanno attribuito, e si applica una lettura laica e letterale, il quadro cambia in modo radicale. Ci si rende conto che la Bibbia non parla di Dio, né di alcunché di divino, ma di una storia tutta “fisica” che svela un’ipotesi dirompente sull’origine dell’essere umano sulla Terra.

A supporto di questa tesi, l’autore porta una traduzione attenta dei testi: “Il Dio spirituale, trascendente, onnisciente e onnipotente non trova riscontro in nessuna parola presente nella lingua ebraica”. Porta contributi forniti spontaneamente da altri studiosi: “Mi è stata trasmessa una ricca documentazione storica e scientifica (biologi e genetisti), spesso appositamente approntata, che comprende studi, analisi, articoli contenenti conferme sia dirette che indirette ai miei studi”. Ed elabora per la prima volta un originale e sorprendente confronto tra il testo biblico e i testi omerici (tra Elohim e theoi) che mostra passi sovrapponibili e coincidenze di un’evidenza impressionante.

La Bibbia non parla di Dio diventa così un libro rigoroso e ricco, spiazzante e clamoroso, di un libero pensatore che in Italia e all’estero sta suscitando polemiche e minacce, scuotendo coscienze, aprendo orizzonti.


Leggi in anteprima un brano estratto dal libro di Mauro Biglino "La Bibbia non Parla di Dio"

Theoi omerici - Elohim biblici? - Estratto da "La Bibbia non Parla di Dio" di Mauro Biglino

La scelta di analizzare i poemi omerici nasce dal desiderio di applicare a quei testi il metodo utilizzato in questi anni con l’Antico Testamento.

Nel tempo, ho avuto modo di verificarne la grande efficacia. Leggere la Bibbia “facendo finta che” sta portando ad acquisizioni veramente sorprendenti nella loro semplicità ed evidenza, che non richiede categorie interpretative, e nella coerenza storica, che ricompone in modo pressoché naturale i tasselli di un mosaico che le correnti di pensiero storiche e teologiche presentano invece in forme scomposte e spesso non facilmente comprensibili.

Ho avviato così lo stesso processo anche sui testi omerici, senza avere la pretesa di scoprire nulla di nuovo né, tanto meno, di essere il primo a farlo.

Già ho detto di Schliemann e di Felice Vinci, della loro determinazione nel voler verificare i dati storico-geografici contenuti nell’Iliade e nell’Odissea e delle scoperte che ne sono conseguite.

Forte dei risultati ottenuti da questi studiosi, molto più prosaicamente, seduto alla scrivania, sono andato alla ricerca dell’esistenza di possibili parallelismi in relazione al tema più scottante, quello del presunto Dio, delle sue caratteristiche, delle sue esigenze, dei suoi atteggiamenti...

Ho scritto Dio, ma si tratta di un termine che abbandonerò per usare quelli contenuti nei testi di cui mi occupo in questo capitolo: oi qeoi, i theoi.

Per il possibile, vero significato del termine, rimando il lettore alla scheda inserita nel capitolo dedicato agli Elohim.

Usando il metodo del “fare finta che”, sono andato alla ricerca soprattutto di quei particolari tratti non riconducibili all’immagine classica di Dio: ho voluto verificare se i racconti biblici costituivano un unicum o avevano nella cultura greca dei corrispettivi proprio in quegli aspetti nei quali meno ci si attenderebbe di trovarli.

Un lavoro simile fatto con i testi del lontano Oriente consente di verificare immediatamente concordanze palesi: ci sono passi sovrapponibili, e le corrispondenze sono di un’evidenza indiscutibile.

Stessa cosa si può dire dei testi sumero-accadici, la cui concordanza con l’Antico Testamento è spiegabile con il fatto che i racconti anticotestamentari delle origini sono per lo più copie rielaborate di scritti cuneiformi più antichi, e dunque non ci dobbiamo stupire della possibilità di leggerli quasi in una sinossi.

È proprio per questo che ho scelto i due libri omerici: per la loro apparente diversità. Da sempre, Iliade e Odissea sono presentati come uno degli esempi più alti di letteratura epica, poetica, mitologica, leggendaria, e sono posti al vertice della produzione di quella cultura che noi definiamo “classica” per eccellenza.

La mia domanda è: siamo sicuri che sia così? O meglio, siamo sicuri che sia solo così? E se, invece, i versi poetici magistralmente composti contenessero, come la Bibbia, una sostanza storica e cronachistica anche in quelle parti dove meno ci si attenderebbe di trovarla?

Oltre alle vicende militari, che sono state ampiamente documentate, è possibile che anche gli elementi tradizionalmente considerati mitici o leggendari facciano riferimento a una sostanziale concretezza storica?

Quando parlano dei theoi, delle loro caratteristiche individuali, del loro rapporto con gli uomini, gli autori omerici hanno inventato tutto con finalità puramente estetiche e letterarie o, piuttosto, hanno rielaborato in forma poetica possibili verità storiche?

Io, ovviamente, “faccio finta che” sia vera la seconda ipotesi e, come per la Bibbia, verifico che cosa ne scaturisce.

In questo primo approccio all’analisi parallela mi soffermerò su alcuni punti specifici, tra i più inaccettabili e dunque insospettabili, che attengono alle caratteristiche personali dei theoi e al loro rapporto con gli uomini.


 Indice

Introduzione
Avvertenza

I. Facciamo finta che...
II. La contraddizione insanabile
III. Elohim: Dio?
IV. Yahweh, uno dei tanti
V. Altri Elohim
VI. Un’ipotesi assurda?
VII. Paradiso terrestre o laboratorio sperimentale?
VIII. Theoi omerici - Elohim biblici?
IX. Doping biblico?
X. Doping omerico?
XI. Grassi e aromi: cosa dice la scienza?
XII. L’uomo: creato o fabbricato?
XIII. Cosa dice la scienza
XIV. Ulteriori acquisizioni

Conclusione
L’uomo alieno e il monoteismo inventato

Note
Bibliografia
Glossario essenziale dei personaggi omerici citati
Ringraziamenti


La Bibbia non Parla di Dio - Libro >> http://goo.gl/9PmrwW
Uno studio rivoluzionario sull'Antico Testamento
Mauro Biglino


venerdì 23 ottobre 2015

Sette Esperimenti per Cambiare il Mondo

Sette Esperimenti per Cambiare il Mondo

di Rupert Sheldrake



Sette Esperimenti per Cambiare il Mondo - Libro

Il vostro cane capisce veramente quando state tornando a casa? In che modo i piccioni viaggiatori ritrovano la strada? Come possiamo dimostrare che la sensazione che abbiamo di essere osservati corrisponde quasi sempre a ciò che accade in realtà?

Il dolore che gli amputati provano agli arti che non hanno più esiste realmente? Le costanti fondamentali dell'universo possono cambiare? L'aspettativa nei confronti di un esperimento scientifico può alterare i risultati dell'esperimento stesso?

Se gli Scettici (come in questo libro vengono definiti, con tanto di S maiuscola) si oppongono a ogni tentativo di analisi della scienza che esca dai canoni prescritti, asserendo che non è possibile convalidare le ipotesi con gli esperimenti, Sheldrake ne propone ben sette, per altrettanti fenomeni.

Con un linguaggio estremamente semplice, il biochimico e filosofo della scienza spiega, gradino per gradino, in che modo possano essere effettuati da chiunque i sette esperimenti, forte della certezza che la ricerca scientifica non sia un campo d'azione riservato agli addetti ai lavori, ma un'area aperta anche ai dilettanti. Ma in che modo sette semplici esperimenti alla portata di tutti possono cambiare il mondo?

«La cosa più sorprendente riguardo a questo libro è che il titolo corrisponde a verità. Sette esperimenti per cambiare il mondo cambierà davvero il vostro modo di vedere la realtà. Vi disturberà nel più divertente dei modi. Scoprirete che quelle che consideravate "leggi" sono soltanto teorie, e che ciò che credevate che gli scienziati sapessero in realtà era solo ciò che pensavano»
Sunday Times

«In ogni generazione esiste solo un piccolo gruppo di persone capaci di cambiare il corso della storia. Il professor Sheldrake è una di queste. Le sue idee offrono all'umanità la possibilità concreta di ritrovare se stessa»
Science


Rupert Shedrake vive a Londra, e' biologo e autore di numerosi saggi scientifici e alcuni libri. Ha studiato scienze naturali a Cambridge, dove ha conseguito un dottorato in biochimica ed e' stato membro del Claire College e ricercatore presso la Royal Society. Inoltre, ha studiato filosofia ad Harvard e ha collaborato con numerosi quotidiani e riviste inglesi.


Rupert Sheldrake
Sette Esperimenti per Cambiare il Mondo - Libro >> http://goo.gl/5JK7MF



mercoledì 5 agosto 2015

Risveglia i Chakra

Risveglia i Chakra

Insegnamenti e tecniche per corpo mente e anima - Filosofia, Pratiche, Posizioni Yoga, Preghiere, Vita Quotidiana

di Jayadev Jaerschky



Risveglia i Chakra - Libro

Il potere dei Chakra può diventare tuo!

Per tutti noi che ci sentiamo alle soglie della grande evoluzione attuale, questo libro-rivelazione arriva al momento giusto. I chakra ci offrono una chiave potente per far fiorire il nostro corpo, la nostra mente e la nostra anima: quando sono in equilibrio ci portano salute radiosa, magnetismo ed evoluzione spirituale. Come possiamo usare pienamente il loro potere?

Basato su insegnamenti originali e inediti del grande maestro indiano Paramhansa Yogananda (autore della famosa Autobiografia di uno yogi) e del suo discepolo Swami Kriyananda, questo libro presenta un panorama completo dell’argomento.

La forza unica di questo straordinario manuale è che combina un insegnamento illuminato con tecniche applicabili da tutti. Ogni capitolo offre pratiche che permettono di esplorare personalmente i chakra: come percepirli, come stimolarli, come aprirli. In questo modo potrai sperimentare direttamente la vasta applicazione dei chakra, ad esempio il segreto legame yogico tra i chakra e la musica, l’arte, i mantra, le posizioni yoga, le Scritture e tante altre discipline.

Un libro-guida per tutti – sia per chi comincia oggi a esplorare questo tema, sia per gli yogi avanzati – per dischiudere le porte interiori che conducono alle più alte potenzialità del nostro essere, allo Spirito vivo e vibrante che pulsa in ciascuno di noi.

Gli insegnamenti dello yoga sono stati tramandati da maestro a discepolo, in una catena ininterrotta che ha attraversato i secoli fino a giungere a noi. Paramhansa Yogananda è stato uno di questi grandi maestri. Questo libro e la straordinaria raccolta dei suoi insegnamenti sui chakra, frutto delle sue esperienze mistiche e colmi di rivelazioni illuminate e originali.

Il risultato è un manuale unico, completo e di uso quotidiano per esplorare questo territorio interiore: un libro ricco non solo di informazioni, ma anche di stimoli ed esercizi.

L'autore ha adattato questi insegnamenti antichi e universali ai tempi moderni, senza mai perdere l' integrità del messaggio originale. Avendoli praticati e incarnati quotidianamente per lungo tempo e con amore, ha potuto trasmettere con un linguaggio chiaro:

il ruolo dei chakra per la nostra salute fisica e psicologica
i chakra nei rapporti umani
i chakra come porte alla vita spirituale
i chakra nella musica e nell'arte
l'aspetto più mistico dei chakra
Vai oltre il mondo fisico... e scopri il grande potere che è in te!


Da acquistare perché

Si tratta di un compendio approfondito e davvero esaustivo sui chakra, ma soprattutto l'unico libro sui chakra secondo gli insegnamenti di Paramhansa Yogananda. È ricchissimo di informazioni, spesso inedite e sorprendenti, e in ogni capitolo contiene utili pratiche per scoprire personalmente i chakra: come percepirli, come stimolarli, come aprirli per ottenere profondi benefici.

Con profondità, chiarezza, e con la leggerezza che lo contraddistingue, Jayadev descrive il potere dei chakra a tutti i livelli della nostra vita: per corpo, mente, anima; per i nostri rapporti; per la nostra armonia con la natura e l’universo; per il modo in cui gli altri ci percepiscono; per la musica e l’arte; e naturalmente i chakra nelle posizioni yoga.

L'ultima parte descrive le applicazioni più profonde ed esoteriche dei chakra, che per gli yogi avanzati diventano delle vere e proprie porte verso la coscienza universale e il contatto con lo Spirito.


Studio dei Chakra - Estratto da "Risveglia i Chakra" di Jayadev Jaerschky

L’universo riflesso in noi

Non stiamo affrontando un argomento da poco in questo libro!
I sette chakra manifestano in noi la struttura stessa della creazione.

In effetti (non spaventarti!) ogni ricercatore della Verità dovrebbe studiarli ed esplorarli per tutta la vita. Passo dopo passo, essi conducono a una comprensione completa. Conoscere in profondità i sette chakra significa comprendere il mondo. Significa essere condotti alla realizzazione del Sé, e quindi all’unione con il cosmo.

Non sarà mai possibile, ovviamente, trarre una comprensione così profonda da uno studio teorico, ma solo dall’intuizione interiore. Come dice saggiamente un proverbio persiano: «Cerca la verità nella meditazione, non in libri ammuffiti. Cerca la luna nel cielo, non in uno stagno». Lo “stagno” di questo libro, quindi, potrà fornirti solo l’ispirazione per sollevare lo sguardo verso “il cielo”.

Cominciamo, quindi, chiedendoci: che cosa possiamo trovare lassù, nel “cielo”?

I sette chakra: un riflesso cosmico

Secondo gli antichi rishi (santi), tutto il nostro universo, il nostro macrocosmo, emerge da una Fonte Cosmica, lo Spirito, che essi chiamano Brahman o Sat-Chit- Ananda. Swami Vivekananda, uno yogi illuminato del secolo scorso, ha dato questa spiegazione: «Brahman ... non ha nulla all’infuori di Se Stesso; nulla di nulla. Tutto questo, in realtà, è Lui. Lui è nell’universo. Lui è l’universo stesso».

Puoi comprendere questo meccanismo quando sei al cinema. Durante il film, proprio nel momento più intenso e drammatico, solleva per un attimo lo sguardo: noterai che tutte le immagini avvincenti che vedi sullo schermo provengono da un raggio di luce privo di immagini, che viene emanato da un proiettore nascosto. Allo stesso modo, tutto il nostro mondo, con i suoi infiniti drammi, proviene dall’unica luce bianca che emerge da una Fonte Cosmica: Brahman, o Spirito.

Il nostro universo, una volta creato, contiene sette elementi specifici. Cinque di essi costituiscono i “mattoni” fondamentali di cui è fatto l’intero cosmo:

terra;
acqua;
fuoco;
aria;
etere.

Prendiamoci un attimo per riflettere sul ruolo dei cinque elementi nel nostro mondo:

senza l’elemento terra non ci sarebbe lo stato della materia solida;
senza l’elemento acqua non ci sarebbe lo stato liquido;
senza l’elemento fuoco non ci sarebbe il calore;
senza l’elemento aria non ci sarebbe lo stato gassoso;
senza l’elemento etere non ci sarebbe lo sfondo sul quale manifestare il “film” cosmico.

Questi non sono letteralmente elementi fisici (come la terra che si attacca alle nostre scarpe quando camminiamo in un campo), ma elementi vibratori. La Vibrazione Cosmica Intelligente, l’AUM, vibra in cinque diverse frequenze: l’etere è una vibrazione più veloce, l’aria vibra più lentamente, il fuoco è ancora più lento, e così via.

In altre parole, dall’Immobilità Eterna emerge una vibrazione primordiale, che va sempre più diminuendo la propria frequenza. Tutta la creazione è fatta di queste cinque diverse frequenze vibratorie. Yogananda afferma: «Diverse velocità vibratorie, equilibrate in un ritmo cosmico, creano davanti a noi il maestoso cosmo».

I cinque elementi – etere, aria, fuoco, acqua e terra – compongono tutta la materia: il nostro universo esteriore.

I due elementi restanti sono nascosti e non appartengono a questo mondo:

lo Spirito nella creazione;
lo Spirito al di là della creazione.
Insieme agli altri cinque elementi, essi compongono i sette elementi che costituiscono collettivamente l’intera creazione: il suo aspetto materiale e immateriale.

Il nostro corpo

Gli stessi sette elementi di cui è composto il cosmo costituiscono anche il nostro corpo. I chakra sono i centri di energia nella nostra spina dorsale dove risiedono questi sette elementi di base. Tutti insieme, essi creano la completezza.

Prova a pensare: i sette elementi che risiedono nei nostri chakra sono una chiave essenziale della vita, del benessere di corpo, mente e anima. Questa “unione di sette” è la matrice della vita, la struttura che ci guida verso il completo equilibrio e la perfetta armonia con la Natura.

Non c’è da stupirsi che il numero sette sia sempre stato istintivamente riconosciuto come un numero sacro in tutte le tradizioni spirituali.

Illustreremo di seguito i sette elementi con i rispettivi chakra, divisi nei due elementi dello Spirito e nei cinque “mattoni” della materia.


7 - Sahasrara chakra

Il suo “elemento” è la Coscienza Cosmica, ovvero lo Spirito al di là della creazione. Yogananda lo ha anche definito “etere di beatitudine”.


6 - Agya chakra

Ha due poli: il primo è situato tra le sopracciglia, il secondo nel midollo allungato, all’estremità superiore della spina dorsale fisica. Entrambi contengono l’“elemento” della Coscienza Cristica, ovvero lo Spirito nella creazione. Yogananda lo ha anche definito “super-etere”.

Come abbiamo già detto, questi due chakra superiori contengono lo Spirito dentro e oltre il corpo. Rappresentano le nostre radici celesti, la nostra origine divina.

Gli altri chakra sono la dimora dei cinque elementi “materiali”:


5 - Vishuddha chakra

È la sede dell’elemento ETERE.


4 - Anahata chakra

È la sede dell’elemento ARIA.


3 - Manipura chakra

È la sede dell’elemento FUOCO.


2 - Svadhisthana chakra

È la sede dell’elemento ACQUA.


1 - Muladhara chakra

È la sede dell’elemento TERRA.

In termini diversi, ognuno dei nostri cinque chakra inferiori vibra con un elemento specifico: terra, acqua, fuoco, aria, etere. Ogni cosa nella creazione, secondo l’antica scienza dello yoga, è fatta di questi elementi, incluso il nostro corpo. Questi cinque elementi, quindi, sono estremamente importanti per noi, a tutti i livelli, poiché sono i “mattoni” della Natura. Sono tutti necessari per condurre una vita sana e felice.

“Ruote” di energia

I sette centri energetici sono chiamati chakra, che significa “ruota”, perché l’energia e la luce si irradiano all’esterno da essi come dal mozzo di una ruota. Si può anche descriverli come dei vortici di energia.

Da dove viene l’energia irradiata dai chakra? Yogananda spiega che non proviene dal nostro corpo, ma da una Fonte Cosmica: l’energia cosmica entra nel nostro corpo attraverso il polo negativo (cioè ricettivo) del sesto chakra (agya chakra), che è situato nel midollo allungato, nel punto in cui la spina dorsale si congiunge con la base del cervello. Il midollo allungato, in altre parole, agisce come un’antenna per l’energia cosmica (l’AUM) ed è la sede della vita nel corpo.

Successivamente, quell’energia viene immagazzinata nel settimo chakra, sahasrara chakra (chiamato anche “chakra della corona”), che è la principale dinamo del nostro corpo astrale (corpo di energia). Da lì il prana fluisce verso il basso ed è distribuito dai cinque chakra inferiori, o sotto-dinamo, alle diverse parti del corpo. Ogni chakra, quindi, è essenziale per la nostra vita.

La “sinfonia” dei chakra

Immagina le sette note musicali di un’ottava: sono tutte necessarie per creare una bella e ricca sinfonia. Se una nota manca o è debole, la sintonia non ha più un bel suono. Per creare armonia, tutte e sette le note devono essere accordate correttamente tra loro. Ogni nota svolge un ruolo importante nella sinfonia. Ogni nota, inoltre, può essere suonata nella sua piena purezza e bellezza o con scarso talento. Ognuna è disposta in modo armonioso dal compositore, per creare la grandezza della sinfonia. Tutto questo descrive perfettamente i nostri chakra, i sette centri sottili di energia e coscienza dentro di noi.

Rifletti sull’importanza dei chakra per la nostra vita:

CORPO: l’energia emanata dai chakra alimenta ogni organo, arto e funzione fisica con la necessaria forza vitale (prana). Un flusso debole crea malattia, un flusso forte crea salute. Il prana è il grande guaritore e tutto il prana nel nostro corpo viene emanato dai chakra.

MENTE: i chakra contengono coscienza e determinano il nostro stato psicologico. In essi si trovano tutti i nostri stati mentali, sia quelli positivi sia quelli deleteri. Una condizione mentale sana richiede equilibrio e armonia tra i cinque elementi fondamentali, nonché tra i due elementi divini.

ANIMA: i chakra non sono solo fondamentali per la nostra vita esteriore, ma anche per la nostra vita interiore. Sono le porte che ci conducono nell’intimo di noi stessi, nel regno della nostra anima, nei misteri più profondi del nostro essere. Si dice che l’anima possieda otto qualità: gioia, amore, pace, calma, potere, saggezza, luce e suono. Quanto più ci avviciniamo interiormente ai chakra, tanto più queste qualità naturali si manifestano nella nostra vita, donandoci il più grande appagamento possibile.

Per riassumere: nella nostra vita interiore i chakra sono percepiti come “templi” o “tabernacoli”, che consentono a noi esseri umani di sperimentare ed esprimere gli aspetti più sublimi della divinità.

Nella nostra vita esteriore la conoscenza dei sette elementi ci offre una chiave pratica, con la quale possiamo ottenere un naturale senso di completezza, armonia ed equilibrio, mettendoci perfettamente in sintonia con Madre Natura. Quando questi elementi naturali presenti nei nostri chakra interagiscono armoniosamente tra loro, creano salute, bellezza e felicità nella nostra vita.

Questo libro offre molte informazioni sui chakra, esplorandone le dimensioni interiori ed esteriori. Verranno spiegati molti aspetti, alcuni dei quali un po’ complessi. La verità fondamentale, tuttavia, è semplice: quando facciamo l’esperienza dei chakra, essi iniziano a colmarci di un fiume di felicità interiore. Questa esperienza comincerà pian piano, per poi intensificarsi con il tempo. Allora non sarà più necessario alcun libro. La Bhagavad Gita, la più amata Scrittura dell’India, afferma questo concetto con parole meravigliose (2,46): «Per colui che conosce Brahman (lo Spirito Supremo) i Veda non hanno maggiore utilità di quanta ne abbia un pozzo quando il terreno circostante è completamente allagato». Questo “allagamento” viene dalla nostra esperienza personale.

La caccia al tesoro interiore

Hai mai sognato di cercare ricchezze sepolte in qualche luogo nascosto? O di trovare un incredibile tesoro immergendoti nelle profondità del mare? O di scoprire un magico e segreto Shangri-La? Probabilmente sì. Il motivo di questo sogno assai comune è semplice: a un livello profondo, tutti noi sappiamo di aver perduto qualcosa di grande e prezioso e proviamo il desiderio istintivo di ritrovarlo, in qualche luogo, in qualche modo. È un istinto primordiale della nostra anima, che vuole riappropriarsi dei suoi tesori perduti. Di solito, però, la nostra “caccia al tesoro” non ci conduce verso il nostro oro interiore, ma all’esterno, verso le acquisizioni materiali, la carriera, i possedimenti, il romanticismo, il perfetto luogo di vacanza, le apparenze, l’approvazione degli altri, l’eccitazione, le feste e così via.

Sfortunatamente, questa direzione esteriore ha come risultato l’esatto contrario: invece di trovare il nostro tesoro, neghiamo a noi stessi ciò che di più prezioso e piacevole c’è nella vita. Anche se alla fine raggiungiamo il nostro importante traguardo esteriore, ad esempio un grande successo, la felicità ci sfugge comunque, perché ben presto un senso di mancanza si impossessa nuovamente di noi: mancanza di amore, di pace interiore, di potere, di autostima, di gioia duratura. Questo vuoto incolmabile può essere riempito solo da una fonte interiore.

L’educazione dei bambini

Se amiamo i nostri bambini, dovremmo insegnare loro a trovare quella fonte: a sviluppare non solo la vita esteriore, ma anche quella interiore. I bambini dovrebbero imparare a vivere una vita semplice con ideali elevati. In questo modo, apriremo per loro la porta della più grande felicità. I bambini sentono i chakra più facilmente degli adulti, se si insegna loro a meditare. Ad esempio, potrebbero vedere presto i loro colori, semplicemente perché queste cose sono naturali come il respiro.

Swami Kriyananda ha descritto le esperienze di quando era bambino nella sua autobiografia, Il nuovo Sentiero: «Percepivo intuitivamente che doveva esistere una realtà superiore: forse un altro mondo, radioso, bello, armonioso, in rapporto al quale questa dimensione terrena non era altro che un esilio. Suoni e colori meravigliosi mi facevano fremere fin quasi all’estasi. Qualche volta coprivo un tavolo fino a terra con una variopinta coperta dei nativi americani, poi mi accovacciavo lì dentro e quasi bevevo quei colori luminosi. Altre volte, osservando intensamente il prisma creato dall’ampio bordo di uno specchio sul tavolino da toilette di mia madre, immaginavo di vivere in un mondo di luci iridescenti. Spesso, di notte, mi vedevo permeato di una radiosa luce interiore e la mia coscienza si espandeva oltre i confini del corpo».

Queste sue esperienze erano certamente straordinarie, ma non uniche: altri adulti ricordano esperienze celestiali vissute nell’infanzia, quando avevano meno filtri mentali.

Il nostro vero Sé

L’uomo è un’anima e ha un corpo. Di solito, tuttavia, siamo convinti dell’esatto contrario: «Sono un corpo!». Questa percezione è una crudele illusione (chiamata avidya dagli yogi), poiché genera inevitabilmente dolore e sofferenza. In verità, noi siamo esseri spirituali, liberi, impegnati in un temporaneo viaggio nell’esperienza fisica durante il quale dovremmo imparare e divertirci. L’apprendimento e il divertimento, tuttavia, diventano molto più facili se sappiamo dove imparare, cosa imparare e come divertirci. I chakra sono una buona direzione in cui orientarci, poiché sono una fonte di saggezza, armonia, felicità e gioia divina. Sono anche delle porte, che si aprono sull’universo e ci permettono di andare oltre il piccolo ego.

La nostra anima regale è sempre libera: non nasce e non muore, come gli yogi insegnano da millenni. L’anima possiede tre attributi fondamentali: esistenza (Sat), coscienza (Chit ) e beatitudine (Ananda). Realizzare il Sé significa sperimentare finalmente che non siamo un corpo destinato a perire, ma che la nostra vita è eterna e beata. Durante il nostro viaggio terreno verso la realizzazione di noi stessi come “figli di Dio”, molti misteri si dischiudono davanti a noi, uno alla volta. Uno di essi è la vastità dei nostri chakra.

Pratica!

Il viaggio interiore richiede pratica. I filosofi da salotto, che non trasformano la teoria in azione, perderanno tutto l’intrattenimento interiore. Sarebbe come leggere un libro che parla di una pizza deliziosa, senza mai assaggiarla. Tutta la teoria sui chakra è utile solo se ci stimola a praticare, così da poter assaggiare le “prelibatezze” dell’appagamento interiore.

Neppure la scienza ci “nutrirà” veramente. Anche se le future strumentazioni scientifiche dovessero riuscire a fotografare accuratamente i chakra, essi rimarrebbero comunque per noi una fredda teoria. Solo la pratica quotidiana ci consente di sperimentarli. Quello che i libri possono fare, tuttavia, è aiutarci a comprendere cosa praticare, come praticare e perché praticare. Ecco, dunque, il vero scopo di queste pagine: dare informazioni, incoraggiamento e metodi per scoprire, sperimentare e conoscere i chakra.

Per questo motivo, alla fine di ogni capitolo verranno offerte delle tecniche specifiche, che sono più importanti di tutta la teoria. Ti prego di ricordare che la saggezza non si assimila con gli occhi, ma con gli atomi. Per godere dei sapori sottili di questo mondo non abbiamo bisogno di un intelletto acuto, ma di una più profonda percezione interiore. Il mondo interiore, come ci dicono gli “intenditori”, è «supremamente godibile».

La corretta traslitterazione

Una volta un grande yogi himalayano, Swami Paramananda, nello spiegare i chakra a me e ad altri pellegrini ebbe difficoltà a ricordare i loro nomi sanscriti e addirittura ne invertì un paio. Ma che importanza ha? Egli percepiva chiaramente i chakra, ne controllava coscientemente l’energia e parlava attingendo alla sua profonda esperienza interiore. In poche parole: l’occhio spirituale si scrive agya o ajna? È corretto scrivere sushumna o susumna? Semplicemente, non importa. Possiamo lasciare queste dispute agli studiosi. Di solito, per gli yogi, questo non ha importanza, così come non ne aveva per Yogananda, che non usò neppure la parola chakra ma li chiamò semplicemente “centri”.

Le correnti risanatrici dei chakra

In ogni caso, se comincerai a praticare regolarmente, arriverà probabilmente il giorno in cui ti accorgerai che i chakra saranno diventati una componente naturale della tua vita quotidiana, della tua consapevolezza. Non potrebbe succederti niente di meglio! All’improvviso potrai forse percepire un fiume di felicità interiore. Yogananda scrive nell’Autobiografia di uno yogi che il sonno ci rigenera di notte grazie alle correnti risanatrici dei chakra: «L’uomo, nel sonno, diventa uno yogi; ogni notte egli compie inconsciamente il rito yogico di liberarsi dall’identificazione corporea e di fondere la forza vitale con le correnti risanatrici nella regione cerebrale principale e nelle sei “dinamo secondarie” dei suoi centri spinali. Il dormiente attinge così, a sua insaputa, alla riserva di energia cosmica che sostiene la vita intera».

Questa riserva è in attesa di essere scoperta da tutti noi, non solo nel sonno, ma consapevolmente, attraverso la nostra pratica quotidiana dello yoga.


Indice

Prefazione
Introduzione di Antonio Nuzzo

PRIMA PARTE: I chakra: la struttura della vita

Capitolo 1: I sette elementi
Capitolo 2: «Come sopra, così sotto»: tre mondi, tre corpi
Capitolo 3: L’albero della vita

SECONDA PARTE: I chakra per il corpo, la mente e l’anima

Capitolo 4: I chakra e il CORPO
Capitolo 5: I chakra e la MENTE
Capitolo 6: I chakra e l’ANIMA

TERZA PARTE: I chakra nella vita quotidiana

Capitolo 7: Come rafforzare l’aura
Capitolo 8: I chakra e i rapporti
Capitolo 9: Gli elementi dei chakra nelle scienze vediche: Ayurveda, astrologia e architettura
Capitolo 10: I chakra e la musica
Capitolo 11: I chakra e l’arte
Capitolo 12: Posizioni yoga per i chakra

QUARTA PARTE: I chakra nelle Scritture

Capitolo 13: I chakra negli Yoga Sutra di Patanjali
Capitolo 14: I chakra nella Bhagavad Gita
Capitolo 15: I chakra nella Bibbia

QUINTA PARTE: Lo scopo più elevato dei chakra

Capitolo 16: Verso il “Regno di Dio”
Capitolo 17: Il risveglio di Kundalini

SESTA PARTE: Un contributo scientifico

Capitolo 18: Cenni scientifici sui chakra

EPILOGO: La terra della salvezza


Jayadev Jaerschky
Discepolo di Paramhansa Yogananda attraverso Swami Kriyananda, è uno dei principali insegnanti di yoga, meditazione e filosofia di Ananda. Pratica lo Yoga e la meditazione dall'età di 15 anni e risiede nel centro Ananda nei pressi di Assisi dal 1989. Ha insegnato in molti paesi europei e anche in India, Egitto, Stati Uniti e Russia. Guida regolarmente pellegrinaggi in India, dirige l'Accademia Europea di Ananda Yoga per la formazione di nuovi insegnanti. E' autore di sei libri sullo yoga e la spiritualità. E' Kriyacharya, ovvero autorizzato a dare l'iniziazione al sacro Kriya Yoga.


Jayadev Jaerschky
Risveglia i Chakra - Libro >> http://goo.gl/nofI8V
Insegnamenti e tecniche per corpo mente e anima - Filosofia, Pratiche, Posizioni Yoga, Preghiere, Vita Quotidiana
Editore: Ananda Edizioni
Data pubblicazione: Luglio 2015
Formato: Libro - Pag 278 - 15x21 cm - brossura


mercoledì 11 marzo 2015

Bhom e Krishnamurti: scienza, filosofia e spiritualità

Bhom e Krishnamurti: scienza, filosofia e spiritualità

La storia dell'amicizia tra il fisico statunitense e il maestro indiano

di Emanuele Cangini - 06/03/2015



Bhom e Krishnamurti: scienza, filosofia e spiritualità

Un’amicizia appassionante e appassionata quella tra il “maestro-non maestro” Jiddu Krishnamurti (Madanapalle, 12 maggio 1895 ‒ Ojai, 18 febbraio 1986), come lui stesso amava definirsi, e il fisico-ricercatore-filosofo David Bohm (Wilkes-Barre, 20 dicembre 1917 ‒ Londra, 27 ottobre 1992).
Filosofo apolide il primo, che nella lucidità delle proprie asserzioni ha sempre rifiutato missioni salvifiche e illuminazioni pseudo-spirituali; scienziato e studioso il secondo, capace di produrre una idea nuova dell’Universo e delle forze che lo attraversano. Due uomini divisi e diversi per e da percorsi di vita e formazioni culturali, ma uniti e convergenti sull’interpretazione di tematiche eterne, quali coscienza, verità, realtà e illusione.

Gli approcci olistici al cervello

Prezioso connubio di intenti nel quale si affrontarono profonde riflessioni di natura filosofica, volte a creare una dimensione non tanto cognitiva, quanto esperienziale, del concetto di verità intesa come dimensione che si pone oltre il pensiero, oltre le argomentazioni, oltre le osservazioni. Non solo; gli approcci olistici applicati al cervello, prodotto della innovativa concezione olografica cerebrale di Bohm, trovano un parallelo con il concetto di insight (intuire in maniera creativa), processo tramite il quale ‒ ipotizzava Krishnamurti ‒ sarebbe stata possibile una sorta di rigenerazione neuronale. Neurogenesi che, se convalidata, dimostrerebbe la falsità dell’“immutabilità” del cervello, e aprirebbe per di più nuove frontiere, interpretative e metodologiche. Non solo; se il suddetto insight krishnamurtiano da una parte favoriva la neurogenesi, dall’altra creava le giuste condizioni di “terreno” per il processo di gestione olonomica delle informazioni attraverso schemi ondulatori di frequenza. Informazioni che sarebbero state “trasdotte” dal cervello in immagini tridimensionali attraverso l’applicazione di una metodica matematica denominata trasformata di Fourier (applicazione lineare di passaggio tra spazi di funzioni tramite integrale, uno degli strumenti matematici maggiormente utilizzati dalle scienze cosiddette “esatte).
[Da quanto emerso dai dialoghi tra i due e dalle diverse fonti consultate, non si evince nettamente dal punto di vista “tecnico” il processo tramite il quale l’insight  favorirebbe la gestione informazionale olonomica del cervello sostenuta da Bohm.

Tra scienza e filosofia

«La verità è una terra senza sentieri»: frase celebre di Krishnamurti che credo riassuma alla perfezione tanto un sistema di valori quanto un atteggiamento di ricerca e indagine; se non esiste percorso che porti alla verità, poiché la stessa esula dalla rigida collocazione soggetto-oggetto, allora si attua una non-dualità che annulla ogni dialettica. La ricerca intesa come non-ricerca. Processo che si rispecchia fedelmente nella natura della critica di Bohm, il quale affermando che non esiste differenza tra osservatore e osservato, tra oggetto e soggetto, ricolloca su un piano dialettico diverso quello che la scienza newtoniana aveva sempre inteso e concepito in maniera distinta e differenziata.
Un’amicizia meravigliosa quella tra Bohm e Krishnamurti, capace di creare i presupposti pionieristici di un nuovo interloquire tra totale percezione e mirata specializzazione: dal maggio del 2012 è stato creato un apposito sito (http://bohmkrishnamurti.com) atto a facilitare chi volesse approfondire o estendere quanto condiviso tra i due pensatori e, magari, arricchirne i contenuti e le indagini.

I Limiti del Pensiero

Il volume raccoglie una serie di dialoghi intensi tra Krishnamurti e il fisico David Bohm. Nel testo sia Krishnamurti che Bohm esplorano la natura della coscienza e la condizione dell'umanità.
Questi dialoghi illuminanti vertono sulla verità, il desiderio, la conoscenza, la tradizione e l'amore, e indagano alcune delle più importanti questioni dell'esistenza umana.

Jiddu Krishnamurti, David Bohm
I Limiti del Pensiero >> http://goo.gl/bVkPE7
Discussioni
Editore: Armando Editore
Data pubblicazione: Gennaio 2009
Formato: Libro - Pag 143 - 13,5x21



mercoledì 25 giugno 2014

Discorso sull'Infinito

Discorso sull'Infinito

Adattarsi alla vita significa morire ogni giorno

di Igor Sibaldi



La trascrizione di una delle più interessanti conferenze di Igor Sibaldi, finalmente disponibile in cartaceo, per coloro che non potevano essere a Roma ad ascoltare il "Discorso sull'Infinito".
E anche per coloro che vogliono risentire quelle parole dentro di sé

Adattarsi alla vita significa morire ogni giorno: adattarsi all'Italia vuol dire potenziare soltanto l'emisfero sinistro del cervello, ossia adeguarsi al conformismo brutale e disperato che dirige le energie dei cittadini fuori di sé, verso un gruppo ristretto di personaggi disinteressati al bene comune. Cosa fare? Il tema più utile e rivoluzionario della nostra cultura, spiega Sibaldi, sarà a breve l'infinito.

In questo eclettico pamphlet l'autore, novello Virgilio, conduce i ricercatori del presente nel ricchissimo mondo del futuro, in quella dimensione esperibile tramite le facoltà dell'emisfero destro fatta di scoperte, slanci e abbondanza.

Tra Il Conte di Montecristo e l'Albero della Vita, da Shakespeare al crollo della mente bicamerale, Sibaldi mostra – con un'invettiva sfrontata ed elegante – la strada che collega una vita ordinaria e modesta a un'esistenza infinita e esaltante.

Il volume è arricchito da 12 illustrazioni di Michela Filippini.

Cos'è questo? E perchè lo è?

Chiederselo senza credere di sapere già le risposte:
basterebbe a restare vivi, dentro


Anteprima del Libro

Abitiamo in un Paese decisamente sinistro, neurologicamente parlando; in un Paese molto «finito»; molto «credente» in tante cose (nella bontà di un papa, nella pubblicità, nella politica, nella malevolenza della magistratura, nella promessa che tra un po' le cose andranno meglio) ma privo di fiducia nei singoli individui che vi abitano. Adattarsi a questo Paese, potenziando il più possibile l'emisfero sinistro, è oggi tanto faticoso quanto umiliante.

Adattarsi a cosa, propriamente?

A una morale falsa.

Purtroppo la morale italiana è molto falsa e molto forte al tempo stesso: ovvero, il peggior tipo di morale che ci si possa figurare – un conformismo brutale e disperato, come non se ne ricordava l'uguale dai tempi del basso impero romano.

Adattarsi a un'economia il cui unico scopo non è certamente quello di far arricchire i cittadini (scordatevelo, per qualche decennio), bensì di deviare le loro risorse verso un gruppo ristretto di persone che le adoperano e le adopereranno male.

Adattarsi a una cultura silenziosa, acquiescente, debole e ben decisa a rimanerlo, intimorita dal nuovo, ovunque asservita a qualche gruppo di potere, oppure costernata dinanzi alla propria inutilità e alla sempre più evidente incapacità della gente di intenderla.

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A tanti capita di pensare che sia dannoso parlare in termini esclusivamente umani (psicologici, neurologici) di argomenti che secondo le religioni sarebbero invece divini. Qualcuno reagisce con indignazione – sia tra le persone religiose, sia tra i cosiddetti atei.

Ed è facile intuire perché: quella che in Occidente si chiama «fede» è infatti un'obbedienza, un adeguamento – cioè un'espressione dell'emisfero sinistro.

Non per nulla la maggioranza dei «credenti» conoscono poco o nulla delle loro Sacre Scritture; e credono che nei Vangeli e nella Bibbia si trovino scritte cose di cui invece in quei libri non c'è traccia. Lo credono soltanto perché così è stato detto loro da persone autorevoli; e, sorprendentemente, se leggono qualche riga dei Vangeli o della Bibbia, si obbligano automaticamente ad avere l'impressione che quelle righe confermino la loro «fede»: che cioè ci sia scritto ciò che tanti dicono che ci sia scritto...

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Il termine «finito» indica tutto ciò che è in qualche modo scisso, separato da un intero di cui fa parte; «infinito» si applica a ciò che non è separato da tutto il resto.

Nella nostra psiche, noi siamo in una dimensione «finita» ogni volta che – a voler proprio parlare con un neurologo – utilizziamo soltanto le facoltà dell'emisfero sinistro, e siamo «infiniti» quando estendiamo la nostra attività cosciente anche all'emisfero destro: allora ognuno di noi, nel suo nutshell, nel suo guscio di noce, comincia a diventare re di uno «spazio infinito».

«Certo, di uno spazio infinito interiore!» potrebbe obiettare un timoroso.

«Fuori, nella vita concreta, per un re simile non cambierebbe un bel nulla.
D'altronde si sa che dopotutto la filosofia lascia sempre le cose come stanno.»

Quest'affermazione sull'inefficacia della filosofia risale al filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein, ma su questo punto l'impulsivo Wittgenstein aveva preso un granchio.

Può darsi che le teorie filosofiche lascino tutto come sta, per alcuni anni dopo la loro formulazione, in particolar modo tra coloro che non vogliono sentir parlare di filosofia; ma i principali cambiamenti prodottisi nella storia dell'umanità sono stati annunciati e largamente determinati – a volte con l'anticipo di qualche decennio, a volte di meno – proprio dalle opere di filosofi; si pensi ad Aristotele, a Gesù, a Paolo di Tarso, a Marx e via dicendo.

Nel caso nostro, poi, non si tratta neppure di filosofia, ma di ordinaria percezione del reale: cambiare questa percezione è possibile, certo, solo in interiore homine, ma le conseguenze di tale cambiamento si estendono immediatamente a tutto l'universo circostante.

Sta a noi, poi, se valutarle come un modo di sentirci outsider rispetto al mondo comprensibile, oppure re di uno spazio infinito.


Igor Sibaldi, nato a Milano (dove vive tuttora) nel 1957 da madre russa e padre toscano, è scrittore, studioso di teologia e storia delle religioni. Ha pubblicato diversi romanzi e curato l'edizione e la traduzione di numerosi classici della letteratura russa. Studioso di teologia neotestamentaria, dal 1997, con il suo romanzo-saggio "I maestri invisibili", ha cominciato a narrare la sua personale esplorazione "dei miti e dei territori dell'aldilà". In seguito Igor Sibaldi ha pubblicato numerosi romanzi e saggi sullo sciamanismo, i testi sacri, le strutture superiori della coscienza e in particolare sul fenomeno degli "Spiriti Guida". Su argomenti di mitologia e di psicologia del profondo tiene regolarmente conferenze e seminari in tutta Italia. I libri di Igor Sibaldi trattano di mitologia, storia delle religioni, Sacre Scritture e psicologia del profondo. Sono tutti dedicati alla scoperta dell'Aldilà, inteso non soltanto come dimensione di esseri superiori, angelici o divini, ma anche come struttura superiore della psiche di ognuno.


Discorso sull'Infinito - Libro >> http://goo.gl/TuHLrq
di Igor Sibaldi
Editore: Spazio Interiore
Data pubblicazione: Febbraio 2014
Formato: Libro - Pag 118 - 10,5x16