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lunedì 14 ottobre 2019

Le intolleranze alimentari



Le intolleranze alimentari

Alimentazione e Salute


Allergia o intolleranza? Qual è la differenza?

Urbano Baldari - 12/10/2019

Non è semplice affrontare il discorso delle intolleranze alimentari, in quanto il cibo è un bisogno primario, con il quale ogni uomo si deve confrontare ogni giorno. Alla televisione si moltiplicano corsi di cucina, così come le riviste sull’argomento in edicola. Non c’è dubbio, per la gran parte della umanità mangiare bene è un piacere, naturalmente riferendosi alle usanze culinarie di ogni popolo. Tuttavia, l’alimento può essere fonte di patologia, per cui possono comparire sintomi che, alla sospensione dietetica di ciò che disturba, migliorano o addirittura scompaiono.

Le intolleranze sono definibili come situazioni patologiche di risposta difensiva abnorme contro alimenti o parte di essi, che si manifestano soprattutto, e in prima battuta, a livello della parete intestinale, e che coinvolgono il sistema mucosale (MALT), in special modo i Linfociti TIEL, con catene γ/δ e le IgA di parete. Questa risposta difensiva avviene, normalmente, in un ambiente in cui, per svariati motivi, si è creato uno stato di disbiosi intestinale (alterazione dell’ecosistema formato dai batteri “buoni” che ci aiutano nei processi digestivi e di produzione di vitamine), con sovvertimento del naturale equilibrio ecologico delle popolazioni di microrganismi che vivono sulla parete intestinale.

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Le allergie sono dovute a una attivazione più profonda, rapida e completa del sistema immunitario, con un procedimento che coinvolga i Linfociti T più interni, con catene α/β, le cellule di presentazione ecc. Esaminando il vasto mondo patologico chiamato “intolleranza alimentare”, avremo di fronte alterazioni molto varie, a volte semplici, a volte molto complesse, coinvolgenti i meccanismi biochimici, immunitari, endocrini e nervosi presenti e operanti nella digestione dei cibi:

Coinvolgimento metabolico di strutture che lavorano per produrre il processo digestivo: stomaco, intestino tenue e crasso, fegato, pancreas, vie biliari, tutte le strutture valvolari che regolano il flusso del cibo: nello stomaco, cardias e piloro; nel tenue, papilla duodenale e sfintere di Oddi, valvola ileo-cecale; alla fine dell’intestino crasso lo sfintere anale.
Corrette modifiche del pH intestinale in funzione del tratto in cui viene metabolizzato il bolo alimentare (esempio: acidità nello stomaco, basicità nel tenue) controllato dai sistemi tampone (il più importante è il sodio bicarbonato).
Controllo efficace del sistema nervoso autonomo, detto anche sistema nervoso vegetativo.
Corretta produzione di sostanze neuro-endocrine e ormonali.
Regolazione della flora intestinale eubionte (ovvero normale) per ridurre gli effetti “immuno-stimolante” e “biochimico”, apportatori di informazioni nuove e in grado a volte di provocare disturbi.

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Scienza e Conoscenza - N. 40 — Rivista

mercoledì 25 ottobre 2017

I disturbi alimentari della sfera emozionale




I disturbi alimentari della sfera emozionale: cibo, emozioni e fisica quantistica

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica


I disturbi alimentari della sfera emozionale: cibo, emozioni e fisica quantistica

Cara dott.ssa Di Muro,

ho letto con interesse il suo articolo sull’alimentazione bio-psico-energetica. A questo proposito, mi piacerebbe chiederle, se esista una connessione tra dieta, disturbi alimentari e veleni energetici che intaccano la nostra componente interiore. La ringrazio. G.M.

Gent.mo G.,

la sua singolare domanda apre il campo ad una più ampia riflessione su quello che è un quesito altrettanto fondamentale: Nella quotidianità quanto peso diamo alla nostra alimentazione interiore? A quel nutrimento energetico che ci dona carica e vitalità per agire?

Mentre ci preoccupiamo della dieta da seguire per dimagrire, essere in forma o semplicemente stare meglio, ignoriamo l’esistenza di una dieta che lavora a un livello infinitamente più profondo e che arriva molto più lontano nei suoi effetti. Tutto ciò che si palesa dinanzi ai nostri occhi, che sia lo stato di salute, le relazioni che intratteniamo con gli altri, come pure la realtà stessa, è interamente condizionato dal tono abituale delle nostre emozioni e dei nostri pensieri, le cui vibrazioni sono energie potentissime. Ogni attimo della nostra vita è scandito da un’emozione dominante, che ci orienta sul prossimo passo da compiere, facendoci muovere da un certo contesto attraverso la generazione di un rinnovato ventaglio di pensieri e azioni possibili, che rappresentano cibo ed energia per la nostra mente, che a sua volta nutre il corpo, i nostri organi e le nostre cellule.

Nel momento in cui sperimentiamo in modo continuativo emozioni negative, ciò comporterà che la totalità del nostro essere ne venga pervasa, in quanto se saremo centrati su queste tonalità disturbanti, i nostri pensieri non potranno che esserne lo specchio, influenzando in modo concreto la realtà fisica intorno a noi. Ciò avviene in quanto a livello quantistico ogni pensiero legato all’emozione genera vibrazioni che oscillano all’unisono con ogni particella dell’universo. Dalla qualità dei nostri pensieri dipende infatti la qualità dell’esistenza che conduciamo e di noi stessi in primis. Ognuno di noi è fusione di psiche, anima e corpo, dalla cui armonica mescolanza dipende in ogni istante il nostro stato di malessere o di benessere. Nel momento in cui noi ci occupiamo di nutrire esclusivamente la componente corporale, sottovalutando l’importanza della sfera mentale ed emotiva, stiamo scegliendo volontariamente di banchettare con cibi poco sani e pietanze ipercaloriche, puro veleno per la totalità della nostra persona. La scienza stessa ci mostra che ad ogni forma emotiva e di pensiero corrisponde un rimaneggiamento della conformazione corporea nel bene e nel male.

Cosa sono i disturbi alimentari della sfera spirituale?

Ciò significa che vivere in funzione di tonalità emotive disturbanti, come la paura, la rabbia, la gelosia, il dolore, la frustrazione, può a lungo andare risucchiarci nella malattia e nell’infelicità per sempre se non smettiamo di alimentarle. Esse diventano cibo per il nostro essere, scatenando veri e propri “disturbi alimentari” della sfera spirituale.

Per esempio ci abbuffiamo di pensieri negativi, che originano in virtù dello stato emotivo che in quel momento ci sta orientando, divenendo “bulimici” che ricorrono a strategie di espulsione quando il carico si fa pesante. C’è chi invece rimane accordato a queste frequenze non potendo fare a meno di nutrisi voracemente ed incontrollatamente come nel caso del bing eating disorder. O chi si disincastra dal reale e da se stesso, generando uno stato di vuoto mentale, in cui i pensieri si fissano su un tema dominante, per evitare di affrontare situazioni più impegnative dal punto di vista emozionale. In questo caso è invitabile il sopraggiungere di una vera e propria “anoressia di pensiero” che stringe come una morsa, esulandoci gradualmente dalla realtà e rendendoci incapaci di sfamarci di ciò che invece è positivo e salutare. Questi meccanismi sottili sono alla base di quasi tutti i disturbi alimentari che siamo soliti categorizzare come patologia.

Nel viaggio vorticoso fissando il paesaggio cerchiamo la bellezza all’esterno, negli altri, non sapendo che la vera sorgente nutrizionale è solo dentro di noi.
Disintossicare la propria interiorità è un cammino che costa sacrificio, in quanto ci chiama a distaccarci dalla nostra classica alimentazione fatta di emozioni e pensieri di negativismo nei confronti di se stessi, delle persone che ci circondano e delle varie circostanze che ci accadono. Significa centrarsi nella natura profonda della propria anima che chiede un unico cibo, ovvero la gioia. Nel momento in cui noi comprendiamo che questo è il vero elemento indispensabile, riusciamo pian piano ad affrontare il lungo percorso di depurazione da tutte quelle sensazioni e pensieri disturbanti. In quanto la gioia è cibo che ingeriamo, ma allo stesso tempo è energia insita e costitutiva del nostro stesso esistere. Centrarsi nella gioia ed essere grati per il sol fatto di essere nel qui ed ora dell’esistenza, costituisce il primo passo per depurare e riequilibrare la nostra anima affamata, smascherando e respingendo le tante offerte di “cibi a basso prezzo” che troviamo intorno a noi.
Quando assaporiamo il successo, il piacere, l’avere in modo egoistico e ne facciamo degli idoli, possiamo provare anche dei momenti di ebbrezza, un falso senso di appagamento e sazietà, ma alla fine non siamo soddisfatti, spinti a cercare sempre di più. Diventiamo sazi, ma deboli.
Al contrario, imparando a spogliarsi e a lasciare dietro di noi ciò che ci ha fatto male, smettiamo di alimentarci di energie distruttive come il risentimento, la delusione e la rabbia per il passato, riscoprendo la bellezza del presente. Ci indirizziamo verso un cambio di stile di vita più salubre e salutare, alleniamo lo spirito alla presa di coscienza che la gioia è qualcosa che non viene dall’esterno, ma che ognuno di noi possiede all’interno e si rinnova nell’impegno e nella pratica quotidiana.

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Carmen Di Muro

giovedì 31 agosto 2017

Intolleranze alimentari: salute del microbioma




Intolleranze alimentari: la causa nella salute del microbioma intestinale

Scritto da: Anne Katharina Zschocke

Medicina Non Convenzionale



Intolleranze alimentari: la causa nella salute del microbioma intestinale

Tratto dal libro I Batteri Intestinali: la chiave per guarire e vivere in salute

Un’epidemia moderna che flagella i popoli è l’intolleranza alimentare in tutte le sue manifestazioni. Accanto al già menzionato 25,5% della popolazione per il quale, attraverso test sierologici, si sono rilevate reazioni contro alcuni alimenti, come è stato comunicato nel 2013 dal ministero federale della Salute (l’autrice parla di uno studio realizzato nel 2013 dal Robert Koch Institut di Berlino, Ndr), esistono schiere di persone, di cui non si hanno rilevazioni ufficiali, che soffrono a causa del cibo. Flatulenza e diarrea, eritemi cutanei e nausea, tosse e occhi che lacrimano… E poi prurito, bruciore e infiammazione, il cuore palpita, la gola si chiude… Nei casi peggiori si arriva a situazioni tali da mettere a rischio la vita. E spesso i malcapitati si sentono dire che tutto dipende dalla psiche e non ha nulla a che vedere col cibo.

Intolleranze a fruttosio, lattosio e glutine, a frutti come fragole o kiwi ma anche a soia o noci sono tra quelle da noi più diffuse. In linea di principio potrebbe comunque trattarsi di qualsiasi altra cosa. Legumi, cipolle e alcune varietà di cavolo vengono mal tollerati da molte persone e a questo gruppo appartengono addirittura anche caffè, cetrioli e uova sode. La vita delle persone interessate è forgiata dalla paura continua di mangiare per errore qualcosa di “sbagliato” ed esse sono costantemente limitate nell’acquisto degli alimenti. Niente è semplice da preparare a casa, ogni invito a cena diventa una camminata culinaria sul filo. Gli amici sono così carini da preparare apposta per il compleanno una torta priva di glutine, in modo tale che non si sia costretti a stare in mezzo agli altri con il piatto vuoto. In altri casi, con un po’ di vergogna, si tirano fuori dalla borsa i wafer di riso senza glutine che per sicurezza si portano sempre con sé per placare i morsi dello stomaco. I pranzi e le cene festive in occasioni lavorative oppure la ristorazione offerta nei viaggi di gruppo diventano poi un martirio. Non a tutti fa piacere essere esposti alle domande che inevitabilmente seguono quando si fa “outing” e si dichiara di soffrire di un’intolleranza. Inoltre al tema viene sempre attribuita un’ipersensibilità psichica.

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su Scienza e Conoscenza 61

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Nuove scienze, Medicina non Convenzionale, Consapevolezza
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