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mercoledì 12 giugno 2019

Guarire dal dolore al ginocchio: nuova terapia



Guarire dal dolore al ginocchio: nuova terapia

Medicina Non Convenzionale


Il dottor Corbucci propone un nuovo metodo di cura per i problemi al ginocchio che permette un totale recupero della funzionalità evitando l'intervento chirurgico

Massimo Corbucci - 11/06/2019

Nessuna parte del corpo sarebbe “dolorante”, se non ci fosse un “sistema nervoso” a  “trasmettere” un danno tessutale, una lesione, una pressione, una variazione termica, sotto forma di un “segnale”, il dolore. 
La scoperta importante è che proprio nel sistema nervoso che si nasconde il segreto della cura di alcune patologie fra cui il dolore cronico al ginocchio.

Supponiamo che il ginocchio di un paziente si sia bloccato, facendogli sentire un tremendo dolore. Il gonfiore, sovrapposto ad un dolore di fondo molto fastidioso, suggerisce un problema all’interno del ginocchio, che generalmente si pensa di diagnosticare con una artroscopia, una RMN, o altri metodi di diagnosi per immagine.

Di solito, per fronteggiare una situazione del genere, se si ricorre all’approccio medico tradizionale, la terapia sarà rappresentata dalla somministrazione di farmaci antiflogistici, antidolorifici ed eutrofici sulla formazione delle cartilagini strutturali del ginocchio. Il risultato è ovviamente palliativo.

La terapia chirurgica è rappresentata da vari step, dove si parte dall’infiltrazione semplice, per continuare con il tentativo di pulizia attraverso una artroscopia. Possono seguire vari interventi chirurgici a ginocchio aperto, fino ad arrivare alla sostituzione dell’intera articolazione, con una protesi. 
Ammesso e non concesso che dopo la protesi i problemi per cui il soggetto ha deciso di sottoporsi ad un intervento così demolitivo e invasivo, in parte si risolvano (cosa che non sempre avviene), resta il fatto che l’impianto richiede frequenti sostituzioni nel tempo, rendendo controindicata una tale procedura.

Ora esiste un’altra possibilità!

Grazie al nuovo metodo ideato dal Dott. Corbucci è possibile cambiare il destino di tutte le persone che, ad una certa età non necessariamente senile (talvolta giovanile), senza alcuna causa traumatica, vedono insorgere problemi al ginocchio e che impropriamente curati, sono vittime di pesantissime complicazioni, di gran lunga peggiori del problema iniziale.  
Per capire meglio il presupposto su cui poggia il nuovo metodo di  “MEDICINA CANALARE” ® del dott. Corbucci, possiamo immaginare, per esempio, che dal menisco del ginocchio parte un tubicino che sale verso la coscia, entra nella regione pelvica e poi si insinua verso la colonna vertebrale dove, a livello delle vertebre T12-L1 si collega con le vie spinali e da queste risale fino a sbucare nel piano cutaneo dorsale.
Ora che abbiamo conosciuto l’esistenza di veri e propri canali fisici che, dal piano cutaneo dorsale (livello spinale T12-L1) COMUNICANO con le parti articolari del ginocchio (menisco, legamenti e tessuti dello spazio articolare, compresa la vascolarizzazione e le vie linfatiche) come utilizzare questa preziosa scoperta a livello clinico.

Diagnosi e cura passo per passo

Serve una DIAGNOSI iniziale che, intanto, ci consente di conoscere:

1) Quanto dolore affligge il soggetto affetto da gonartrosi (in una scala da 1 a 10)
2) Se, oltre al dolore, c’è anche un deficit motorio dell’arto.
3) Se, oltre al dolore e al deficit motorio, c’è anche un deficit propriocettivo che sostiene un disallineamento (in genere atteggiamento antalgico) della gamba o un valgismo o, al contrario, un varismo, che incidono sulla postura e sul tipo di deambulazione.

Dopo aver avuto la certezza oggettiva che il problema apparentemente a carico del ginocchio e delle sue strutture interne è dovuto a un vero e proprio deficit di conduzione di segnali neuro-fisiologici a carico delle vie nervose che presiedono all'innervazione di quella parte del ginocchio e di quelle strutture interne, possiamo capire quanto improprio e inutile sarebbe sia l’approccio classico medico, sia  l’intervento chirurgico.

Terapia classica del dolore al ginocchio e intervento chirurgico

L’approccio medico standard, vale a dire la terapia medica che prevede la somministrazione “OS” o parenterale di antiinfiammatori (FANS o STEROIDI) o di antidolorifici (OPPIACEI), sarebbe solo un palliativo momentaneo, che ovviamente non può risolvere il problema insorto, destinato a perdurare nel tempo e ad aggravarsi.
L’intervento chirurgico al ginocchio, sia che preveda la programmazione di una serie di infiltrazioni di farmaci eutrofici sui tessuti (acido ialuronico,  condroitinsolfato, cortisone…) o antidolorifici (lidocaina cloridrato…), sia che arrivi al caso estremo dell’intervento per l’impianto di una protesi articolare, non può  non suscitare considerazioni di carattere clinico-pratico.
La più importante è quella che valuta il rapporto rischio-beneficio, e la  considerazione circa l’intervallo di tempo lungo, richiesto dopo l’intervento stesso,  per vedere se c’è stato o meno qualche risultato. Infatti è richiesto un lungo periodo riabilitativo post-chirurgico, che precede il primo tentativo di far deambulare liberamente il soggetto operato di artro-protesi.
Purtroppo, in molti casi, nemmeno l’impianto della protesi al posto del ginocchio, che sembrava la causa, determina la remissione del dolore né permette di liberare l’arto dal blocco funzionale.

Allora qual è il percorso giusto da seguire?

Il percorso giusto da seguire è capire e neutralizzare la causa del dolore al ginocchio. Nella totalità dei casi analizzati di dolore al ginocchio, alla base del problema c’è una “radicolopatia” discale T12 – L1 in cui al problema del ginocchio si accompagna una sciatalgia e una compromissione funzionale e antalgica dell’arto inferiore, correlata con sovrapposte discopatie L5 – S1, L4 – L5. La risoluzione di queste discopatie consente l'istantaneo sblocco del ginocchio, la scomparsa del gonfiore e, di conseguenza, del dolore, con la possibilità di una guarigione totale e definitiva.

Pertanto la “ripolarizzazione” della via neurofisiologica (cioè la corretta ripresa della differenza di potenziale di membrana sui neuroni che hanno sofferto dello schiacciamento discale o di una semplice compressione) equivale alla scomparsa del dolore riflesso sul ginocchio.
La ripresa dei segnali neuro-fisiologici si traduce in una immediata cessazione dei processi degenerativi e nel ripristino di un ottimale trofismo.
Avvenuta questa ripresa neuro-fisiologica iniziale, l’impianto (usiamo questo termine preso in prestito dalla MESOTERAPIA) di pochissime molecole di sostanze che partecipano al metabolismo tissutale delle strutture cartilaginee, facenti parte delle strutture legamentose e di sostegno dell’articolazione, hanno un effetto eutrofico sorprendente e di gran lunga più efficace di una infiltrazione locale.

In 5 sedute il problema al ginocchio scompare

Con la prima seduta si ottiene l’immediata scomparsa dei sintomi dolorosi, il ginocchio si sgonfia immediatamente e riprende la sua forma naturale e la sua funzione articolare, antecedente all’insorgere del problema.
Con una seconda seduta si possono individuare le “vie neurofisiologiche” che nemmeno era possibile rilevare subito, in quanto soverchiate da quelle maggiormente implicate nella disfunzione e nel dolore di importanza più notevole. Queste vie di minore rilevanza, tuttavia, sostengono limitazioni funzionali più lievi a carico dell’arto inferiore, persino non inerenti il ginocchio, bensì altre parti anatomiche.

Queste potrebbero essere la tibia e le dita del piede che, comunque, contribuiscono sensibilmente a disturbare una perfetta deambulazione o quantomeno a far percepire un non perfetto atteggiamento degli arti, fino ad un disallineamento rispetto all’arto contro laterale o ad una linea di perfetta stazione eretta.
In una terza seduta, una volta accertato che la causa del problema sia stata rimossa e che i disturbi funzionali sono stati eliminati totalmente, si può cominciare un lavoro sull’eutrofismo dei tessuti, che porterà alla perfetta guarigione del ginocchio, definitiva e duratura nel tempo.
Quasi sempre il ginocchio rimesso in funzione con questo tipo di procedimento, risulta poi essere in condizioni migliori del  ginocchio contro-laterale che,  oggettivamente, se all’inizio del problema veniva portato dal paziente come termine di paragone per indicare una funzionalità perfetta, infine sorprende il paziente stesso che lo percepirà come ginocchio meno funzionante del ginocchio guarito.

Questo tipo di cura è dunque così efficace da permettere di guarire un ginocchio in modo così perfetto che viene percepito, e appare oggettivamente, in condizioni di gran lunga migliori, più sano dell'altro.
Al massimo in 5 sedute, distribuite nell’arco di poco più di un mese, il caso di gonartrosi più grave che si possa inquadrare, certamente candidato all’impianto di protesi, viene guarito perfettamente.

Ecco alcune testimonianze arrivate in redazione:

"Volevo ringraziare pubblicamente il dott. Massimo Corbucci , mi ha ridato la vita, grazie infinite. Dopo lunghi anni di atroci dolori ossei alla colonna vertebrale , si sono aggiunti gravi problemi alle ginocchia. Ero praticamente ridotta con le stampelle in casa. Messuna cura faceva effetto, notti insonni e vita distrutta. La disperazione, mi ha portato a cercare qualcosa di alternativo; non potevo più intossicarmi con 4 scatole di Feldene al mese, senza curare la causa (che reputavo alla colonna vertebrale) ed essere derisa dagli ortopedici che, pensando fossi solo molto esaurita, mi prescrivevano psicofarmaci (ho ancora le ricette). L'unico e il solo e' stato il dott. Massimo Corbucci che mi ha creduto e confermato ciò che io pensavo, cioè che il problema partiva dalla colonna vertebrale.  A lui devo la mia nuova vita da allora non ho più preso nessun farmaco e più passavano i mesi meglio stavo, ho ritrovato il riposo, la mia colonna si e' raddrizzata, il ginocchio si è sgonfiato i dolori atroci  sono scomparsi. Che dire? Gli angeli ci sono basta saperli trovare. Grazie dott. Corbucci Massimo." - Lucia Micottis

"Mi chiamo Renata ed ho 49 anni e sono felice di portare la mia testimonianza sull'operato del dottor Massimo CORBUCCI. Nel periodo di tempo all'incirca di due anni durante i quali ho manifestato diverse sintomatologie, all'inizio di sopportabile sofferenza divenuta poi ingestibile stravolgendo la mia vita, mi sono rivolta al dottor. Corbucci presentandogli le seguenti diagnosi: ernia lombare fuoriuscita e risalita, marcata sofferenza del nervo ulnare con formicolio persistente alle dita anulare e mignolo della mano sinistra, artrosi con calcificazione e fuoriuscita liquido dell'articolazione della spalla destra, cervicalgia acuta e cronica della terza e quarta vertebra cervicale, sofferenza al polso sinistro per tunnel carpale, emicranie invalidati per giorni associate ad intolleranze alimentari. Le applicazione si sono dimostrate da subito efficaci, con miglioramenti esponenziali e risolutivi nell'arco di questi 2 mesi come preventivatomi. Sarò eternamente grata al dottor Corbucci per avermi ridato la vita. Consiglio vivamente di fermarsi in loco per valutare in condivisione con il dottor Corbucci i tempi di risposta fisiologica ai trattamenti e le quantità di sedute. Ciò è fondamentale per la risoluzione dei casi essendo tutti unici. Grazie da parte mia e del mio compagno che ancora vive con il ricordo e l'onore di aver conosciuto un grandissimo scienziato che si rivolge a tutti in maniera disponibile e semplice con le parole di un amico".


martedì 19 marzo 2019

Febbre, dolore e infiammazione




Febbre, dolore e infiammazione

come evitare FANS, paracetamolo e aspirina e utilizzare con successo le Medicine Non Convenzionali


Medicina Non Convenzionale

prima parte

La febbre nel neonato e nel bambino e l’uso della Tachipirina. Perché i bambini sono più soggetti a febbre? Come possiamo combatterla senza compromettere l'organismo dei nostri figli?

di  Domenico Battaglia - 13/03/2019

Tratto dall’articolo Febbre, dolore e infiammazione: come evitare FANS, paracetamolo e aspirina e utilizzare con successo le Medicine Non Convenzionali di Domenico Battaglia, apparso su Scienza e Conoscenza 62.

Quando la febbre si presenta in un neonato nelle prime settimane di vita, è bene dedicare molta attenzione a questi eventi. I neonati possono essere maggiormente soggetti a infezioni specialmente se hanno subito manovre meccaniche durante il parto, o manovre chirurgiche, o in generale un’importante medicalizzazione del parto. In questi casi specialmente, ma più in generale sempre, l’allattamento al seno svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione delle infezioni nei neonati. I bambini allattati al seno sono protetti da molti agenti patogeni e hanno un minor rischio di sviluppare febbri nei primi mesi di vita.

La barriera emato-encefalica è ancora permeabile nelle prime 6-8 settimane di vita: per tale motivo la febbre nei bambini molto piccoli necessita un alto livello di attenzione, in quanto risulta più facile, agli agenti patogeni eventualmente presenti, accedere al sistema nervoso aumentando la probabilità di infiammazioni delle meningi (foglietti protettivi del sistema nervoso).

Naturalmente il medesimo grado di attenzione che si mantiene per le febbri cosiddette “spontanee” andrebbe tenuto per quegli episodi febbrili che vengono indotti a seguito dell'inoculo di sostanze esterne, come per esempio nel caso delle vaccinazioni pediatriche svolte nel periodo delle prime 6-8 settimane di vita.

Infatti in questi casi ancora maggiore deve essere l'attenzione rivolta nei confronti di un eventuale episodio febbrile, sintomo evidente di una reazione immunologica in corso, la cui eventuale soppressione mediante farmaci deve essere attentamente ponderata da parte del medico curante.

Paracetamolo, FANS, aspirina: i falsi amici
Spesso, però, accade che anche in queste occasioni, vengano somministrate sostanze farmacologiche come FANS o Paracetamolo (Acetaminofene) per sopprimere gli eventi febbrili, come anche nel caso di sindromi simil influenzali o dolorifiche, spesso senza che ve ne sia urgenza e soprattutto senza avere esplorato fino in fondo le cause della patologia.

Questi farmaci appartengono alla categoria dei cosiddetti farmaci da banco, quindi fruibili senza prescrizione medica, e dunque massicciamente presenti nelle case di molti cittadini, magari sotto varie forme e denominazioni commerciali non immediatamente riconducibili alla formulazione chimica del prodotto. Questo aspetto può rendere l'uso di questi farmaci così comune da banalizzarne pericolosamente gli eventuali effetti collaterali, specie in situazioni di accumulo per somministrazione sovrapposta di farmaci con formulazioni simili fra loro o che ne dovessero contenere porzioni nella loro composizione chimica finale (1).

Cito da L'Annuario dei Farmaci di Roberto Gava(Ed. Piccin): «Alle dosi terapeutiche, i più comuni effetti del paracetamolo sono: alterazioni ematologiche, vertigini, sonnolenza, difficoltà di accomodazione, secchezza orale, nausea, vomito, […] fenomeni allergici (glossite, orticaria, prurito, arrossamento cutaneo, porpora trombocitopenica, broncospasmo) […] Il paracetamolo possiede anche un’elevata tossicità acuta dose-dipendente. I danni sono principalmente epatici […] con ittero ed emorragie, ma si può avere anche la progressione verso l’encefalopatia, il coma e la morte. […] Ci possono essere pure insufficienza renale con necrosi tubulare acuta, aritmie cardiache, agranulocitosi, anemia emolitica, pancitopenia […].

L’effetto epatotossico è esplicato da un metabolita del paracetamolo (l’N-acetil-p-benzochinone) che viene neutralizzato da un sistema epatico glutatione-dipendente. Dopo che le scorte intraepatotocitarie di glutatione si sono esaurite, il metabolita si lega con le proteine del citosol epatocitario (circa 10 ore dopo l’assunzione del farmaco) e svolge la sua azione epatotossica».La terapia per contrastare l'eventuale tossicità prevede la somministrazione (entro le 10 ore) di acetilcisteina endovena, metionina per bocca o, meglio, glutatione per via parenterale (im o ev) (3).

Ancora più recentemente è stato dimostrato un effetto di tossicità a livello del sistema nervoso centrale non solamente secondario alla tossicità epatica, ma diretto.

La soppressione delle febbri con antipiretici, che siano indotte da tossi-infezioni o vaccinazioni, interferisce con il normale sviluppo immunologico e del cervello, portando a disturbi dello sviluppo neurologico in alcuni individui geneticamente e immunologicamente predisposti.

Gli effetti si possono verificare in utero o in età molto precoce, quando il sistema immunitario è in rapido sviluppo (2). Recenti studi confermano, nel caso di un uso non controllato del paracetamolo in gravidanza, un aumento del rischio di criptorchidismo, asma, nascita pretermine per il nascituro, nonché flebotrombosi ed embolia polmonare per la gestante (8). L'uso di FANS in gravidanza è stato correlato con un aumentato rischio di ritardo della crescita intrauterina, ipertensione polmonare persistente del nascituro, ridotta perfusione renale del feto con conseguente riduzione del volume del liquido amniotico (Oligoidramnios), oltre a un rischio maggiore di aborto spontaneo e malformazioni congenite a livello cardiaco, diaframmatico, gastrico o della parete addominale (ernia ombelicale) (8).

Nelle pubblicità proposte attraverso i mass media, sono molto in voga tutta una serie di messaggi riguardanti i FANS che mirano a far acquistare confezioni cosiddette “convenienza”, che spesso triplicano il contenuto di compresse o bustine, pensate per il consumo collettivo di tutta la famiglia. In questo modo si induce una possibile auto-prescrizione incontrollata che può facilmente portare a sovradosaggi pericolosi per la salute.

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seconda parte

Ancora oggi l'acido acetil salicilico (Aspirina®), appartenente alla categoria degli Acidi Carbossilici, è il farmaco più famoso presso i consumatori appartenente a questa categoria (FANS). Noto e amato soprattutto per i molteplici usi previsti, come ci fa notare la pubblicità sul sito della casa produttrice, viene comunemente utilizzato a cuore leggero per “curare” la febbre, l'infiammazione ed il dolore.

L’acido acetil salicilico una volta era comunemente usato per sopprimere la febbre anche in età pediatrica, fino a quando non è stato collegato alla sindrome di Reye, una malattia che si manifesta con un’infiammazione acuta del cervello e del fegato, spesso con esiti fatali. Motivo per cui, specie in età pediatrica, si è iniziato a somministrare al suo posto l’acetaminofene (o paracetamolo), che a sua volta può essere, come abbiamo visto, la causa principale dell’insufficienza epatica in casi di sovradosaggio, nel bambino come nell'adulto.

Inoltre la gastrolesività, specialmente in pazienti con una storia di ulcera gastrico-duodenale o che risultino positivi alla presenza dell'Helicobacter Pilorii, è un ulteriore situazione che deve fare riflettere riguardo alla diffusione e utilizzo, specie in termini di autoprescrizione da parte del consumatore, di prodotti come l'acido acetil salicilico.

Più spesso i farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) vengono assunti per sedare le sindromi dolorifiche con svariate etiopatogenesi, come antiinfiammatori e come antiaggreganti piastrinici. Fra questi troviamo i derivati dell'acido acetico (Indometacina, Diclofenac, Ketorolac etc.), i derivati dell'acido propionico (Ibuprofene, Naprossene, Ketoprofene etc.), i derivati dell'acido Enolico (Piroxicam, Meloxicam etc.).

Un altro prodotto molto conosciuto ed al contempo usato senza grandi precauzioni è il Nimesulide (attualmente ritirato dal commercio in vari paesi per tossicità epatica).

Più recentemente sono stati immessi sul mercato i cosiddetti inibitori selettivi delle COX-2 (cicloossigenasi 2: enzima responsabile del processo infiammatorio) che si prefiguravano come una grande rivoluzione nel trattamento del dolore e dei processi flogistici, anche perché promettevano un'assenza di gastrolesività rispetto alle precedenti formulazioni. Dopo l'immissione in commercio questi farmaci hanno invece dimostrato una gastrolesività quasi paragonabile ai precedenti prodotti e la comparsa di effetti collaterali gravi a livello cardiovascolare, anche con esiti fatali. Per questi motivi sono stati ritirati dal commercio.

Le sindromi febbrili, infiammatorie e dolorose dunque, eccetto in casi selezionati con la guida del medico di fiducia, dovrebbero essere assecondate nel loro decorso piuttosto che soppresse. Ciò non sempre è possibile da realizzare con la farmacologia di sintesi, specialmente se si vogliono ridurre i rischi di tossicità insiti nel farmaco stesso, o di insorgenza degli effetti collaterali, o se per esempio si hanno delle intolleranze ai principi attivi o ai loro adiuvanti.

In questi casi è possibile optare per strategie terapeutiche con un minor impatto tossicologico, ma che comunque portano l'organismo verso il processo della guarigione.

Tachipirina, Paracetamolo e altri Farmaci per Abbassare la Febbre: Sì o No? - Libro >> http://bit.ly/2Ty3uOf
Stefano Montanari, Antonietta Gatti

Scienza e Conoscenza - n. 62 - Rivista >> https://goo.gl/L8cGc8
Rivista trimestrale di Scienza Indipendente
Autori Vari

venerdì 29 aprile 2016

Parto senza dolore con l'ipoalgesia naturale




Parto senza dolore con l'ipoalgesia naturale

Ecco alcuni metodi di ipoalgesia (analgesia dolce o naturale), che possono alleviare il dolore durante il travaglio e il parto

di Giovanna Lasagna - 27/04/2016



Parto senza dolore con l'ipoalgesia naturale

Quello su cui vorrei soffermami oggi è ipoalgesia, ovvero l'analgesia dolce e naturale per allieviare il dolore durante il parto attivo. L'approccio dell'ipoalgesia o anelgesia dolce e è quello di rendere protagonista la donna, di permetterne la libera espressione fornendole allo stesso tempo supporto emotivo.

Che cos’è l’ipoalgesia naturale

I metodi di analgesia naturale si basano sull'accettazione della fisiologia del dolore e sulla mobilitazione delle enormi risorse neuro-ormonali che esso è in grado di attivare. L'ipoalgesia si avvale inoltre della totale libertà di espressione e di movimento della donna, pratiche in grado di rendere il dolore molto più sopportabile. Questo metodo è in antitesi rispetto all'ormai superata psicoprofilassi, che consisteva nella negazione del dolore stesso e nel far assumere alla partoriente posizioni tutt’altro che naturali.

I metodo di ipoalgesia

Alcuni metodi scelti per il rilassamento, proposti nelle pause fra le contrazioni, facilitano la produzione di endorfine (unico anestetico naturale senza controindicazioni), mentre, durante le contrazioni, si lavora sullo scioglimento attivo delle tensioni.
Ogni donna può scegliere fra diverse tecniche di aiuto quali:

    l’aromaterapia,
    le posizioni alternative a quella litotomica,
    la musicoterapia,
    l’acqua calda,
    l’agopuntura,
    l’ipnosi,
    lo yoga,
    la bioenergetica,
    la pnl,
    il canto e la comunicazione prenatale.

Il tutto nel rispetto dei suoi tempi e raccolta in un ambiente intimo in cui sia facile rilassarsi e quindi sentire meno il dolore.

Punti di vista sul dolore del parto

Molti esperti hanno dato il loro punto di vista sul dolore durante il parto analizzandolo sotto diversi fattori: F. Leboyer, che ha narrato del canto gioioso delle partorienti indiane, attribuiva per esempio le contrazioni dolorose alla paura.
C. Rodrigañez e M. Odent, hanno invece sottolineato come la repressione sessuale possa rendere l’utero rigido, così da vivere processi naturali come il parto in modo molto doloroso.
Al contrario, il libro Orgasmic Birth (2008) di D. Pascali-Bonaro raccoglie le testimonianze di 11 madri che hanno vissuto il cosiddetto parto orgasmico, in uno stato estatico di forte connessione con il bambino, e grazie a questo amore profondo sono riuscite a provare anche il piacere fisico.

Partorire Scegliendo - Libro >>> http://goo.gl/5iOKaA
Dieci storie sul filo dell'amore
Maria Pia Pandolfo

mercoledì 20 aprile 2016

Che cos'è il parto attivo?



 

Che cos'è il parto attivo?

Scopriamo insieme il parto attivo e la funzione positiva del dolore durante il momento del travaglio e del parto

di Giovanna Lasagna - 19/04/2016



Che cos'è il parto attivo?

Da tempi immemorabili il momento del parto è associato al dolore: che si tratti dell'immaginario comune o del racconto della maggior parte delle donne che hanno dato alla luce un bambino, parto e dolore sono due parole che sentiamo spesso pronunciare insieme.
Ma che cos'è il dolore nel parto? Dopo decenni di autorevoli studi, oggi sappiamo che il dolore nel parto ha una funzione positiva e protettiva rispetto alla salute di mamma e bambino.
Possiamo imparare a conoscere questo dolore, ad affrontarlo e a gestirlo tramite tecniche di parto attivo.

L’esigenza di naturalità

L'eccessiva medicalizzazione di un percorso prevalentemente fisiologico come quello della nascita e del parto, oltre a non aver attenuato l’antica angoscia femminile del dolore, ha dato luogo a nuove esigenze di maggiore intimità e naturalità. Fortunatamente, oggi, i condizionamenti culturali che hanno da sempre aggravato tale ansia sono contrastati da una maggiore fiducia nell'innata competenza delle donne a generare la vita, nella propria natura di madre, cui è da sempre affidata la sopravvivenza della nostra specie.

La funzione positiva del dolore

Il dolore del parto ha una funzione psichica, di trasformazione, allorquando la madre da fondo alle proprie risorse fisiche ed emotive, fino all’abbandono, alla resa, al superamento dei propri limiti. Il dolore durante il travaglio stimola la secrezione delle endorfine che hanno una potente azione anestetica e aiutano, a loro volta, la secrezione di un altro ormone, la prolattina che indurrà poi la produzione del latte.
In nessun altro momento la donna produce una percentuale così alta di ormoni, i quali stimolano emozioni e istinti, oltre ad onde alfa e teta, grazie alle quali la partoriente entrare in comunicazione profonda con il bambino.
Più sarà fluida la comunicazione tra madre e bambino, meno saranno necessarie interferenze esterne, più il dolore sarà ridotto al suo minimo fisiologico, divenendo tollerabile, sia per la madre che per il nascituro.

Il parto attivo

Il parto attivo non va confuso con il parto indolore: per parto attivo intendiamo un evento in cui la donna è protagonista attiva, cosciente e consapevole.
Il potersi muovere durante il travaglio rende il dolore delle contrazioni più sopportabile, migliora le condizioni di tranquillità della gestante: la donna deve essere libera di assumere qualunque posizione, proteggendo se stessa e il bambino attraverso i movimenti che il dolore stesso le suggerisce.
Abbandonarsi al ritmo alterno di contrazioni e pause comporta la presenza di endorfine anche nel liquido amniotico, ovvero il dolore della madre protegge il bambino dal dolore. Le contrazioni uterine poi, preparano il nascituro al ritmo respiratorio e producono l’adrenalina fetale, che stimola il piccolo rendendolo combattivo e gli evita l’asfissia da parto.
Cedere alla paura, opporsi al dolore, significa invece rimanere sempre in tensione: il bambino potrebbe soffrirne.

Un parere autorevole

Scrive Verena Schmidt, fondatrice della Scuola Elementale di Arte Ostetrica: “Una donna che partorisce con il dolore e quindi con la sua energia sessuale ( ….) recupera tutte le sue energie dopo il parto (…), si sente appagata e piena di tenerezza“.


Travaglio e Parto senza Paura - Libro

Oggi il dolore che accompagna la nascita non può più essere interpretato come un nemico da sconfiggere con ogni mezzo, anche a costo di mettere a rischio la salute della madre e del bambino.

Questa sofferenza può essere un potente mezzo di cui la natura ci ha dotate per essere guidate nel processo che conduce alla nascita, per spingerci a trovare un luogo sicuro per dare alla luce il neonato, per capire a che punto è la progressione del travaglio, per assumere posizioni e atteggiamenti, e muovere il corpo allo scopo di alleviare il dolore e facilitare la nascita.

Una volta compresa la natura di questo dolore e i meccanismi che ne aumentano o diminuiscono la percezione, possiamo volgerlo a nostro favore per farne un potente alleato verso una nascita sicura e consapevole, nel rispetto della salute di madre e bambino.

Non sempre è facile, occorre un accompagnamento alla nascita che ci restituisca quella nostra innata e istintiva capacità di partorire, costituita da fiducia nel proprio corpo e nelle proprie competenze di donne!

Questo testo vuole accompagnare le future mamme, e chiunque possa essere interessato ad approfondire, verso la conoscenza dei mezzi che possiamo sfruttare come alleati per una nascita consapevole e sana, senza paura!


Emanuela Rocca
Travaglio e Parto senza Paura - Libro >>> http://goo.gl/cS0xfE
Comprendere la funzione del dolore e alleviarlo con i rimedi naturali