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martedì 16 marzo 2021

Come difenderci dai Virus


Come difenderci dai Virus e quali integratori possono essere utili

Medicina Integrata

>> https://bit.ly/3iWBmyp

Che cos’è un virus e come affrontarlo quando entra in contatto con il nostro organismo, i consigli del Dott. Origa.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 15/03/2021

Articolo del Dott. Eugenio Origa, tratto da Scienza e Conoscenza n. 75

Le recenti vicende che hanno coinvolto e stanno coinvolgendo tutt’ora il mondo intero, occupato a far fronte a quella che è definita pandemia, hanno portato alla ribalta un protagonista da sempre citato, IL VIRUS, ma forse non ben conosciuto dalla maggior parte delle persone.

Conoscere meglio la struttura e il funzionamento dei Virus

Il Virus (dal latino = VELENO) è un microrganismo visibile solo al microscopio elettronico perché le sue dimensioni sono comprese fra 0,02 e 0,3 micrometri o micron (micron è un milionesimo di metro o, se volete, un millesimo di millimetro), è perciò le entità biologica più piccola che al momento conosciamo.

Sono detti [i virus] acellulari perché mentre in una cellula noi riconosciamo tutte le strutture che sono fondamentali per la vita (un apparato respiratorio, un apparato riproduttivo, un apparato digestivo ecc.), il virus è formato solo da materiale genetico: DNA o RNA (genoma), avvolto e protetto da una struttura proteica detta capside.

Pertanto, il virus per sopravvivere e riprodursi deve utilizzare le strutture di un altro essere vivente, ovvero la cellula. La cellula farebbe volentieri a meno di offrire questa collaborazione, pertanto il virus, senza chiedere permesso, entra nella cellula e ne sfrutta le risorse. Per questo motivo sono detti parassiti endocellulari obbligati.

Come siano nati è ancora un mistero, perché molte delle nostre conoscenze dipendono dalla possibilità di trovare dei resti fossili di antenati degli esseri viventi che noi oggi conosciamo, ma i virus non fossilizzano. Le ipotesi proposte sono varie ma, tra tutte, tre sembrano le più ragionevoli:

● Avrebbero origine da cellule più complesse che si sono “ridotte” nel tempo fino a rimanere solo col DNA o l’RNA rendendoli dipendenti dalle altre cellule.

● Una fuga di materiale genetico da una cellula complessa.

● Sono strutture che si sono evolute autonomamente accanto alle cellule più complesse

Il tempo ci dirà chi ha ragione, ma intanto vediamo come funzionano.

Nonostante abbiano forme diverse (elicoidali, poliedrici, sferici ecc.) tutti devono per prima cosa aderire alla superficie della cellula tramite strutture glicoproteiche dette spicole, che sono come delle spine, che costituiscono anche la loro carta di identità – antigene, che li rende individuabili da parte del nostro Sistema Immunitario.

Una volta agganciati, la cellula li porta nel suo interno dove, grazie all’azione degli enzimi della cellula ospite, il codice genetico del virus viene liberato e può cominciare la sua azione di parassita, ovvero replica se stesso in diverse centinaia di migliaia di copie.

Può farlo nel liquido cellulare – citoplasma (virus a RNA), oppure deve entrare nel nucleo della cellula ospite per agganciarsi al suo DNA (virus a DNA).

Il virus riproduce sia il suo genoma sia il suo capside, e sempre all’interno della cellula, si autoassembla rigenerando la struttura virale per intero.

Quando la cellula è ormai piena di virus si rompe (lisi) morendo e liberando i virus che andranno ad infettare altre cellule. In particolare, i virus che hanno come genoma DNA e che quindi si replicano dentro il nucleo della cellula ospite, scambiano materiale genetico con la cellula ospite per cui dopo due o tre passaggi cellulari il virus che si forma è diverso da quello originale, spesso perdendo le sue caratteristiche di aggressività e patogenicità (come accade per i virus influenzali).

 

Dal canto suo, la cellula infettata cerca di informare dell’accaduto le cellule vicine e il Sistema Immunitario producendo l’INTERFERONE (ne esistono diverse classi): in questo modo sia le cellule vicine che tutte le altre cellule del corpo sono pronte a far fronte alla minaccia virale.

Il Sistema Immunitario gioca un ruolo fondamentale nell’organizzare l’eliminazione del virus ed è sostenuto in questo dall’intestino, o meglio dalla flora batterica intestinale (Microbiota). [Continua...]

Continua la lettura su Scienza e Conoscenza n. 75 e scoprirai:

Perchè la nostra immunità dipende dal Microbiota intestinale

Gli integratori consigliati per aiutare il sistema immunitario e il loro CORRETTO utilizzo

Gli antiossidanti, il Glutatione, la lattoferrina, la vitamina C e i fermenti lisati come alleati contro i virus

La micoterapia

La Vitamina D

I modi e i tempi giusti per assumere gli integratori


Scienza e Conoscenza n. 75 - Gennaio - Marzo 2021 — Rivista >> https://bit.ly/3iWBmyp

Nuove scienze, Medicina Integrata

www.macrolibrarsi.it/libri/__scienza-e-conoscenza-n-75.php?pn=1567

 

mercoledì 2 ottobre 2019

Rafforzare sistema immunitario con integratori



Rafforzare il sistema immunitario: quali integratori scegliere?

Consapevolezza


Guardiamo alla tradizione dell'Ayurveda per scegliere l'integratore più giusto per affrontare il cambio di stagione rafforzando naturalmente il nostro prezioso sistema immunitario

Francesca Rifici - 02/10/2019

Questo è senza dubbio il momento per pensare di rinforzare il proprio sistema immunitario! Appena usciti dal caldo dell’estate e appena entrati nelle miti temperature dell’autunno: è proprio questo il periodo migliore per dare forza e sostegno al nostro sistema immunitario in vista della stagione più fredda.

Rafforzare il sistema immunitario non è affare semplice, perché si tratta appunto di un sistema (e non di un singolo organo) il cui equilibrio dipende da moltissimi fattori.

Lo stile di vita e il sistema immunitario

Madre Natura ci offre molti aiuti per mantenere il nostro organismo in salute, ma certamente non si può prescindere da uno stile di vita corretto che comprenda un'alimentazione sana e naturale, una regolare attività fisica e una maggiore capacità di comprensione e gestione della nostra emotività.

Sistema immunitario: un valido aiuto dall’Ayurveda

L’era in cui viviamo offre l’opportunità di trovare facilmente i rimedi della Natura già pronti all’uso, ma come per ogni settore, anche quello degli integratori va valutato con cura ed è bene affidarsi a mani esperte (aggiungo, che sappiano lavorare col cuore e non solo per il profitto).

Mi sento di consigliarvi alcuni prodotti che ho provato e consigliato, utilissimi in questa stagione di “passaggio”.
Cogliere l’attimo adesso e dare un rinforzo al sistema immunitario è davvero importante.

 Natural Vitamin C - Integratore Alimentare con Vitamina C, Acerola, Amla e Rosa canina
Supporto del sistema immunitario

Andrographis - Integratore Alimentare
Integratore alimentare biologico a base di Andrographis


Francesca Rifici

Naturopata, esperta di Medicina Tradizionale Cinese e Riflessologia plantare e del corpo, ha approfondito negli anni la sua passione per la medicina alternativa con lo studio della cucina naturale, a basso indice glicemico.

Organizza serate a tema e corsi legati all’energia degli alimenti, secondo l’alimentazione naturale, cene e showcooking.

La Medicina Tradizionale Cinese è uno strumento prezioso che permette di mettere al centro la persona nella sua totalità di corpo e mente, ricercando la causa del sintomo (acuto o cronico) e risolvendo il problema all’origine.
Riceve su appuntamento per consulenze personalizzate e trattamenti a Cesena e a Forlì.

Scrivere è la sua seconda passione e collabora con realtà che si occupano di salute e benessere.


venerdì 27 settembre 2019

Integratori, vitamine e antiossidanti fanno bene?



Gli integratori, le vitamine e gli antiossidanti fanno davvero bene alla salute?

Alimentazione e Salute


Ecco il punto: quali sono i migliori antiossidanti secondo le più recenti ricerche? E le vitamine? Quali i rischi e i benefici?

Valerio Pignatta - 27/10/2019

La questione degli integratori alimentari a base di vitamine, antiossidanti ed elementi minerali vari è andata negli ultimi anni sempre più complicandosi. Le informazioni che arrivano alle persone attraverso i media sono talvolta superficiali e talaltra subdolamente tendenziose. Il business in tale ambito è certamente in crescita, dunque con le ricadute di tipo etico e scientifico che ciò comporta.

Infatti, informazioni di un certo spessore scientifico non è facile trovarle e anche queste sono solitamente in contrasto le une con le altre, secondo le fonti di divulgazione e gli interessi o i partiti presi che sostengono o che combattono.

Se il parlamento europeo discute da tempo una normativa per ridurre le quantità giornaliere assumibili di vitamine a livelli che secondo taluni le renderebbero assolutamente inefficaci, ci sono d’altro canto associazioni e medici che promuovono un utilizzo quotidiano di dosi ad esempio di vitamina C che secondo i parametri dell’Unione europea stessa potrebbero essere definite “inverosimili”

Come fare allora a districarsi in questo dedalo di dati e informazioni contrastanti? Le vitamine fanno male o fanno bene? E in quali dosi possono essere assunte? Gli antiossidanti funzionano davvero? E quando è consigliato assumerli? Ci sono strumenti per verificare la loro efficacia e funzionalità? Quali sono le migliori sostanze naturali vivificanti con azione antiossidante in commercio?

Non è certo facile pretendere di rispondere a tutti questi interrogativi. Diciamo che l’intento di questo articolo è quello di cercare di fare un po’ il punto della situazione, per quello che ci è dato sapere, e informare i lettori su alcune questioni e prodotti particolari che pare siano davvero degni di interesse per la salvaguardia della nostra salute.

Quali e quante/i

Sulla salubrità e l’uso terapeutico delle vitamine pare ci sia ormai abbastanza accordo tra gli scienziati. Le vitamine che sono pericolose se assunte in quantità elevate sono state individuate (la vitamina A soprattutto – la discussione è però ancora aperta).

Semmai si discute sulle dosi quotidiane che è possibile assumere. Qui le diversità sono enormi. Per esempio per la vitamina C si può andare dalla raccomandazione di assumere massimo 60 milligrammi (mg) al dì e arrivare a chi raccomanda un’assunzione giornaliera di… 18 grammi!

Anche le quantità di vitamina B12 variano da un minimo di 3 mg a un massimo di 200 mg e quelle di vitamina E da 10 Unità Internazionali (UI) a 800 UI. E via di seguito anche per minerali e altri antiossidanti. In effetti, sicuramente è facile intuire che secondo la scelta della dose i risultati potrebbero essere completamente diversi.

Gli studi del premio Nobel Linus Pauling confermerebbero la necessità di dosi elevate per ottenere un qualsivoglia risultato curativo, dosi cui peraltro l’attuale orientamento medico sta opponendosi motivandolo con la dovuta cautela per eventuali effetti collaterali indesiderati. Effetti che invece secondo i partigiani delle vitamine ad oltranza non si presentano se non in modo passeggero e facilmente rimuovibile (diarrea ecc.) diminuendo per qualche giorno la dose.

Se su questi temi è possibile comunque trovare veramente una marea di dati e studi su cui poi cercare di farsi un’opinione propria, è invece argomento sconosciuto la nocività dell’utilizzo di antiossidanti in caso di cancro. Questo tema controverso (basti pensare all’uso dell’ascorbato di potassio come cura anticancro) è stato ultimamente riportato alla ribalta dagli studi di un oncologo italiano, il dott. Maurizio Grandi di Torino, che lavora da anni sulla terapia preventiva e curativa con vitamine e antiossidanti.

Secondo gli studi del dott. Grandi è assodato ormai che le vitamine assunte in caso di cancro sono dannose. Gli antiossidanti assunti con cancro dichiarato peggiorano la situazione in quanto alimentano il cancro stesso permettendogli di vivere e resistere più a lungo. Gli antiossidanti cioè non forniscono energia solo alle cellule sane ma anche a quelle tumorali garantendo loro maggiore longevità. Gli antiossidanti frenano tra l’altro l’azione ossidativa della chemioterapia per cui chi vi ricorre in concomitanza con questo trattamento non fa altro che ridurne gli effetti che dovrebbe avere e per cui viene somministrato. Secondo Grandi infatti bisogna ossidare molto bene per ledere il tumore.

Gli antiossidanti sono invece ottimi come sostanze per la prevenzione anticancro. Su tutto incombe poi secondo la ricerca più recente, un altro pericolo di non poco conto. Si tratta del problema del confezionamento delle vitamine e degli antiossidanti in generale. Ci sono dei ricercatori che avrebbero scoperto che alcuni tipi di confezioni non preservano le vitamine stesse che così vengono ingerite in stato di ossidazione producendo l’effetto opposto per cui vengono ingerite. Sebbene tutto questo resti ancora più che altro a livello di ipotesi e necessiti di ulteriori dimostrazioni e studi, è palese che il tema è molto più intricato di quanto si creda.

Efficacia e potenza

Se invece volessimo analizzare gli antiossidanti in merito alla loro efficacia e potenza si è ormai consolidata in questi anni a livello scientifico la conoscenza che la microidrina (commercializzata come Active-H) è il più potente antiossidante che ci sia. Sebbene infatti si parli molto di altre sostanze di questo tipo, la microidrina è rimasta sempre un po’ nell’ombra, pur essendo un prodotto di tutto rispetto e anzi secondo taluni probabilmente il migliore.

La microidrina è stata creata dai coniugi dott. Patrick e dott. Gael Crystal Flanagan, dopo trent’anni di ricerche sull’acqua himalayana che bevono gli Hunza, il popolo che vive sulle montagne del Nepal, noto per la sua salute e longevità.

In sostanza è acqua vitalizzata in capsule che contiene particelle di silicio così come in natura le contengono le acque dei ghiacciai che bevono appunto gli Hunza. L’aggiunta è stata fatta dai Flanagan ricorrendo a nanoparticelle (i nanocolloidi) che sono della dimensione di 5 nanometri di diametro.

La materia viva si distingue da quella inerte in base al suo potenziale elettrico (potenziale ossidoriduttivo, ORP). «L’ORP dell’acqua inerte (imbottigliata) è di circa +300 millivolt (mV), del succo di carota (coltura non organica) è di –100 mV, del succo di carota fresca da coltura organica è di -120 mV, del succo del grano giovane è di -250 mV, mentre quello dell’acqua naturale “Hunza” arriva fino a -350 mV. Un bicchiere d'acqua vitalizzata con una capsula di microidrina, secondo le analisi dell’Istituto E/IT (Fullerton), ha un potenziale di -650 mV. La tensione superficiale dell’acqua vitalizzata con la microidrina si abbassa così da 72 dina al centimetro (dyn/cm) ad un livello di 45 dyn/cm, che è quello caratteristico del sangue umano»[da Microidrina. Una polvere minerale che vitalizza l’acqua, Aura, n. 124, 1999]

Questi risultati strabilianti sono stati comprovati anche in Italia dalle apparecchiature bioelettroniche di Louis-Claude Vincent (sulla straordinarietà di queste strumentazioni ritorneremo più avanti).

La microidrina è quindi una sostanza dal potere curativo non comune. Alcuni ricercatori e medici cosiddetti “dissidenti dell’AIDS”, come il tedesco Heinrich Kremer, sostengono addirittura che la essa favorisca il trasporto degli elettroni nella catena di respirazione a livello mitocondriale, con tutto quello che questo significa a livello di prevenzione e cura di cancro e malattie immunitarie come appunto l’AIDS. Inoltre sino ad ora non sono stati rilevati effetti nocivi collaterali per il suo utilizzo. Essa in effetti contiene solo silicio, idrogeno, ossigeno, potassio, solfato di magnesio e polvere di riso. L’importanza per la salute di composti come silicio, potassio e magnesio sono ormai risaputi. Senza contare il rilievo di idrogeno e ossigeno per la vita in generale.

Quest’acqua vitalizzata si comporta come un nastro trasportatore che seleziona e trasporta sostanze vitali da e per tutte le cellule dell’organismo attraverso i colloidi di silicio anioattivo che si “accollano” tali sostanze mediante il principio della condensazione energetica a carica negativa. I colloidi riescono a svolgere anche un’azione di pulizia rimuovendo scorie e tossine che altrimenti si depositerebbero sulle pareti di vene e intestino o rimarrebbero come rifiuti nei liquidi extra- e endocellulari.

Anzi, la microidrina comporta l’eliminazione di una grande quantità di tossine che talvolta gli organi escretori hanno difficoltà ad eliminare per cui possono presentarsi occasionali mal di testa o formazione di muco ecc. In tal caso bisognerebbe diminuire le dosi e bere molto dando tempo al corpo di organizzarsi per l’eliminazione graduale delle scorie tossiche. La migliore dinamica per ottenere tale risultato – come si legge ancora su Una polvere minerale che vitalizza l’acqua - è quella seguente: «Il corpo necessita di determinati antiossidanti per scopi specifici. Per la neutralizzazione di alcuni radicali liberi è ad esempio più adatta la vitamina C. Quando cede il suo elettrone al radicale, la vitamina diviene essa stessa un radicale libero debole. Essa riceve perciò un altro elettrone ad esempio dalla provitamina A, che diviene a sua volta un radicale libero (ancora più debole). Questa riceve poi un elettrone da un altro antiossidante. Per un buon funzionamento delle vitamine è quindi necessaria tutta una serie di altre vitamine o antiossidanti. Alla fine di questi passaggi “a cascata” di elettroni rimane comunque un “residuo tossico”. Se l'organismo contiene sufficiente acqua viva, questa gli cederà un suo elettrone superfluo (ogni [atomo di] idrogeno nelle molecole di H2O ha un elettrone aggiuntivo ed è perciò nella sua forma anionica H-) e lo neutralizzerà. Con ciò non rimane alcun residuo velenoso. La molecola di acqua viva si trasforma semplicemente in acqua normale che potrà essere espulsa con facilità. L’acqua viva è quindi estremamente importante per il buon funzionamento degli altri antiossidanti, di cui non prende il posto, ma bensì li completa»

Possiamo qui segnalare comunque altri importanti antiossidanti che si possono utilizzare e che sono l’acetil-cisteina e il glutatione ma anche sostanze di basso costo e facile reperibilità come il succo di mirtillo e il succo di limone. Anche questi ultimi due composti sono stati analizzati con la bioelettronica Vincent e hanno dato risultati di notevole rilievo.

La bioelettronica di Vincent

È una tecnica diagnostica creata negli anni Cinquanta, dopo trent’anni di studi, dall’ingegnere francese che le ha dato il nome. Oggi è utilizzata in tutto il mondo e anche in Italia si inizia a parlarne (sito ufficiale francese - www.bevincent.com.).

Si tratta di una tecnica fisico-chimica che fonda i suoi dati e rilievi sulla misurazione del pH, dell’rH2 e della resistività elettrica delle soluzioni o sostanze che analizza. L’rH2, o coefficiente di ossidoriduzione, è un indice che nostra per un dato pH le facoltà riduttrici o ossidanti della soluzione.

Con il metodo Vincent è possibile verificare lo stato di salute di un individuo in un determinato momento e verificare per esempio se sangue e urine si stanno ossidando, se c’è la presenza di un cancro ecc. Con le apparecchiature bioelettroniche di Vincent è però possibile anche verificare e misurare la potenza vitale degli alimenti e valutare l’efficacia delle sostanze curative come ad esempio gli antiossidanti.

Si possono inoltre verificare gli stati di inquinamento e ossidazione di cibi, sostanze, acqua e molto altro.

Siccome tutto poi si deve tradurre in un agire per il ripristino dei valori dei tre indicatori entro parametri che statuiscono la normalità e lo stato di salute, è importante selezionare con prudenza i rimedi e gli antiossidanti da assumere per non creare altri squilibri che andrebbero invece in senso opposto (eccessiva alcalinizzazione, superossidazione ecc.).

E qui ritorniamo alle domande di partenza. Quando si dice che la storia è circolare… Qualche paletto sul sentiero comunque è stato piantato. Prima o poi si riuscirà anche a costruire una strada. Romantica e avventurosa come un sentiero però non lo sarà mai.

La questione delle dosi

Tutta la questione rientra nel dibattitto sul cosiddetto Codex Alimentarius, una raccolta di norme internazionali adottate dalla Commissione del Codex Alimentarius stesso, organismo istituito nel 1962 dalla FAO (Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura) e dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità). Questa Commissione avrebbe il compito di uniformare produzione e commercio dei prodotti alimentari, al fine di facilitare gli scambi internazionali e garantire prodotti non adulterati e non nocivi. Purtroppo la via intrapresa da questo organismo è piuttosto filo multinazionali farmaceutiche, per cui ne sta uscendo una serie di norme restrittive per quanto riguarda preparati erboristici e integratori alimentari.

Per quanto Le dosi minori sono le Recommended Daily Allowances, cioè le Razioni Giornaliere Raccomandate di vitamine e di altri micronutrienti stabilite dal Comitato per l’Alimentazione e la Nutrizione dell'Accademia Nazionale delle Scienze statunitense come il minimo vitale per evitare malattie da carenza. Le dosi massime sono quelle ipotizzate da Linus Pauling nelle sue ricerche. A proposito di Pauling in italiano è possibile trovare in biblioteca un suo titolo che fa testo: Pauling Linus, Come vivere più a lungo e sentirsi meglio, Frassinelli, Milano, 1989. Inoltre vedasi Pauling Linus, Vitamin C and the Common Cold, W.H. Freeman and Company, San Francisco, 1970. Un’edizione un po’ più aggiornata dei suoi lavori in lingua inglese è invece: Cameron, Ewan e Pauling, Linus, Cancer and vitamin C, Camino Books, Philadelphia, 1993.

Integratori alimentari

sabato 11 giugno 2016

Magnesio? D’estate è necessario!




Magnesio? D’estate è necessario!

Perché il magnesio è così importante per il nostro organismo?

di Francesca Rifici - 07/06/2016



Magnesio? D’estate è necessario!

Arriva l’estate e le temperature si alzano! Finalmente lasciamo andare il freddo dell’inverno e siamo pronti a scaldarci. Metterci al sole e fare il pieno di vitamina D è il primo passo ma pensiamo anche a scaldarci e nutrirci dall’interno. Un prezioso alleato per la stagione estiva è certamente il magnesio. Perché? Perché supporta dall’interno le nostre funzioni vitali e “riscalda” ovvero dona energia ai nostri muscoli e al nostro organismo.
Perché il magnesio è fondamentale nel periodo estivo? Proprio per le alte temperature a cui ci sottoponiamo e perché disperdiamo facilmente liquidi e sali minerali.

Magnesio: via libera in estate

Il magnesio è un minerale presente nel nostro organismo che adempie a molte funzioni e senza il quale alcuni processi fisiologici non si realizzano.
Potremmo definire il magnesio come un preciso strumento di regolazione per le diverse funzioni dell’organismo. Il magnesio attiva oltre 300 differenti reazioni biochimiche e ognuna di queste è necessaria per il corretto funzionamento organico.
Ecco i settori in cui va maggiormente a lavorare:

metabolismo energetico (incide sulla vitalità e la voglia di fare)
equilibrio degli elettroliti
funzionamento del sistema nervoso
sintesi delle proteine
divisione cellulare
funzionalità muscolare

È soprattutto per quest’ultima sua funzione che il magnesio viene molto utilizzato in estate. Supporta il lavoro dei muscoli ed è fondamentale per chi sta molto all’aria aperta e per chi fa sport in spiaggia.
È una carica di energia pura e dona nuova vitalità alle giornate.
Dal magnesio dipendono anche l’assorbimento e il metabolismo di tutti gli altri minerali più importanti come il calcio, il sodio e il potassio oltre a vitamine fondamentali come la vitamina C e la E.

I benefici del magnesio

Se assunto al mattino a digiuno, un cucchiaino di polvere di magnesio in poca acqua tiepida, dà risultati strepitosi. Provare per credere.
È difficile immaginare che il magnesio da solo possa indurre così tanta energia! Eppure così accade, è implicato in molti processi fisiologici e i benefici dopo averlo assunto sono tanti.
Quali sono i sintomi che ci indicano una carenza di magnesio?

Irritabilità
Nervosismo
Sonno agitato
Stress
Sindrome premestruale
Stitichezza
Crampi muscolari
Fragilità ossea

Il nostro organismo entra facilmente in carenza di magnesio, soprattutto in estate per i ritmi di vita più elevati e per lo sport che con più facilità viene svolto all’area aperta.
I benefici sono immediati e non ha controindicazioni, nemmeno per i bambini.

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lunedì 16 marzo 2015

Il Magnesio: alla scoperta dell’elisir di lunga vita

Il Magnesio: alla scoperta dell’elisir di lunga vita

Il magnesio, un minerale per noi vitale, ma del quale spesso ci dimentichiamo

di Valentina Balestri - 12/03/2015



Il Magnesio: alla scoperta dell’elisir di lunga vita

Ansia, mal di testa, stress, sbalzi di umore o stanchezza immotivata ti rendono spesso nervoso, deconcentrato, irritabile e dormire non è più facile come un tempo?

Molti di questi problemi sono riconducibili alla possibile carenza di un elemento essenziale per la nostra salute: il magnesio.
Il fabbisogno di questo minerale non è altissimo (circa 5-6 mg/kg di peso corporeo) ma senza rendercene conto, la maggior parte di noi, adulti, bambini e anziani, non ne assume abbastanza. Pensate alla nutrizione spesso errata: cibi pronti, merendine, caffè, alcool, bevande gasate ne contrastano l’assorbimento, privandoci così dei suoi effetti benefici e creando uno scompenso che si trasforma in un malessere che finisce per rovinarci la giornata.

Proprietà del magnesio

* Rallentare l’invecchiamento
* Aumentare l’energia e combattere la stanchezza
* Regolare l’attività cardiaca e abbassare la pressione
* Riconquistare la concentrazione mentale
* Distendere i muscoli, alleviando anche i dolori da sindrome premestruale
* Liberare voi stessi dalla depressione, così da poter affrontare la vita con la giusta carica.

La regola è sempre la stessa: se aiuti il tuo corpo, lui ti ricompenserà!

Prova ad aumentare la quantità giornaliera di magnesio e vedrai che i risultati saranno immediati!
Arricchisci dunque la tua alimentazione mangiando tantissime verdure a foglia verde (contengono la clorofilla di cui il magnesio è parte integrante), prediligi cereali integrali, frutta secca, banane e datteri. Evita inoltre la cottura ad alte temperature che comporta la perdita di minerali. Se non riesci solo con l’alimentazione puoi servirti di integratori naturali.

In gravidanza l’alimentazione è fondamentale e deve essere maggiormente curata, soprattutto se cerchi di prevenire i sintomi più comuni: se stai per diventare mamma può esserti utile sapere che il magnesio ha un ruolo primario nella formazione delle ossa, dei muscoli e del sistema nervoso del feto.

E ricorda sempre che tu sei la tua salute!

Lorenzo Acerra
Magnesio - Libro >> http://goo.gl/O9uJKv
Come reintegrare un minerale utile per la nostra salute
Editore: Macro Edizioni
Data pubblicazione: Maggio 2012
Formato: Libro -
Note: Tascabile
Ultima ristampa: Marzo 2010



venerdì 27 febbraio 2015

Oligoelementi per la salute

Oligoelementi per la salute

Oligoelementi: quali sono, perché sono importanti e come integrarli correttamente in un'alimentazione a base vegetale

di Silvia Strozzi - 24/02/2015



Oligoelementi per la salute

Gli oligoelementi sono sostanze che servono all’organismo in dosi piccolissime e che vengono misurate in microgrammi.
Sebbene le quantità indispensabili siano minime, il loro apporto attraverso una corretta alimentazione è fondamentale. Sebbene costituiscano circa il 4-5% del peso corporeo, gli oligoelementi sono basilari per il benessere fisico e mentale, perché costitutivi di tutti i tessuti e dei fluidi degli organismi.

Calcio: è il minerale più importante, concentrato per il 99% nelle ossa. Si trova principalmente nelle alghe, nella farina di carrube, nel lievito di birra, nelle mandorle, nei cavoli e nei broccoli, nella frutta secca e nei latticini, ma anche nei cereali integrali.

Cromo: è molto utile per controllare il senso di fame e ridurre l’insulina in circolazione. È carente nelle popolazioni che si nutrono con cibi raffinati. Infatti si trova nei cereali integrali, negli asparagi, nelle prugne, nei funghi, nel vino e nel lievito di birra.

Cobalto: è un oligoelemento che regola il sistema neurovegetativo e integra la molecola della vitamina B12; è presente nelle carni, nelle uova e nel formaggio.

Ferro: è fondamentale per la formazione dell’emoglobina. Rame e molibdeno sono indispensabili per il
suo assorbimento. Gli alimenti vegetali che contengono ferro e che associati alla vitamina C lo rendono più assimilabile sono i legumi, gli ortaggi di colore scuro, il lievito di birra, le noci, tutti i semi oleosi e i cereali integrali. Questi ultimi perdono fino al 70% del ferro contenuto
se sottoposti a raffinazione.

Fluoro: interessa il metabolismo del calcio. Lo troviamo nel frumento, nel riso, nel pane di segale, nel latte e nelle uova. Nei vegetali è presente in aglio e cipolla, nel crescione e nel cavolo.

Fosforo: è fondamentale nel metabolismo delle ossa, lipidico e protidico. È presente in tutti i vegetali e nel polline.
Iodio: aiuta nei disturbi dell’accrescimento e nei problemi circolatori. Alghe, latte e uova ne contengono
in buona quantità.

Litio: è un regolatore degli stati d’ansia e dell’insonnia. È presente nei vegetali.

Magnesio: è un oligoelemento complementare al calcio. Si trova nei cereali, in molti alimenti di origine
vegetale e nel polline delle api.

Manganese: presente in numerosi processi del nostro organismo, come l’accrescimento delle ossa, e nell’utilizzo del glucosio. Si trova nei cereali integrali, nelle verdure a foglia verde, nel tuorlo d’uovo e nel tè. La sua eccessiva assunzione, però, interferisce con l’assorbimento del ferro.

Potassio: è impiegato per tutti coloro che hanno stanchezza, crampi, spossatezza e problemi di stitichezza.
Si trova in moltissimi vegetali come albicocche secche, banane, nei legumi e in tantissime spezie ed erbe aromatiche.

Rame: antiinfettivo, stimola le difese immunitarie. Importante il suo apporto in caso di anemia, nell’osteoporosi e nella perdita dei capelli. È presente nell’alga spirulina, nel cioccolato, nelle noci e nella frutta secca in guscio, nei cereali, nei legumi, nei semi come sesamo e girasole e in molti tipi di frutta.

Selenio: stimola il sistema immunitario, ha un’azione antiossidante e protegge le cellule dai radicali liberi. Le
fonti più ricche sono carni e pesce, ma troviamo il selenio anche in aglio e cipolla, nei funghi e nella frutta secca.

Zinco: è indispensabile per la sintesi enzimatica nell’organismo. Lo troviamo nel cerfoglio essiccato, nei semi di zucca e di sesamo, nel germe di grano e nel lievito di birra.

Tratto da:

Silvia Strozzi
Ricette di Verdure Squisite - Libro >> http://goo.gl/yW1Cp8
Ricette - Curiosità - Approfondimenti
Editore: Macro Edizioni
Data pubblicazione: Maggio 2014 - in lingua originale: 2013
Formato: Libro - Pag 94 - 19x19 cm



mercoledì 13 agosto 2014

Goji: l'albero della vita

Goji: l'albero della vita

Le bacche di Goji hanno proprietà energizzanti, antianemiche, antidegenerative, antiossidanti, rinvigorenti e dimagranti

di Antonio Colasanti - 11/08/2014



Goji: l'albero della vita

L'albero della vita: questo appellativo cosi importate (che spiazza il nostro melo, da sempre così definito) è dato a un arbusto, il Goji, che cresce ad alta quota nelle valli hymalaiane e vicino al corso del fiume Giallo, dove il clima particolare permette di raccogliere i suoi frutti, denominati diamanti rossi.

La pianta del Goji (lycium barbarum o chinese) è una solanacea da sempre usata dai popoli asiatici come rigenerante e il suo uso risale al 1000 a.c.
Questi piccoli frutti rossi contengono molti principi attivi: vitamine A, C, ed E, 18 amminoacidi, flavonoidi, carotenoidi, storoli, betaina. I piu interessanti sono delle antocianine, molto utili nelle diete dimagranti in quanto prevengono e sciolgono gli accumuli di grasso, e la presenza di 4 polisaccaridi a cui si associa la proprietà anti degenerativa e protettiva delle menbrane cellulari.
Le bacche di Goji hanno proprietà energizzanti, antianemiche, antidegenerative, antiossidanti, rinvigorenti, dimagranti...

Una particolare attenzione va posta ai luoghi di provenienza, al tipo di pianta (è da preferire il barbarum), e  ai metodi di conservazione: le bacche temono l'umidità e il calore, quindi è necessario conservarle in recipienti adatti.

In commercio si trovano sia le bacche che le compresse.
Le bacche si possono consumare nella misura di un cucchiaio preferibilmente al mattino, in alternativa 2 compresse al dì, titolate e standardizzate in polisaccaridi.
Per matenersi in forma più a lungo, oltre che seguire una sana alimentazione alcalina e quotidiana attività fisica, il Goji e un ulteriore aiuto dalla natura.


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Bacche di Goji - Busta

Frutti essiccati pronti per l'uso

Le bacche di goji  convenzionali sono coltivate a  Ningxia in Cina.

Proprio come per molte altre piante, anche nel caso degli arbusti di Lycium barbarum (o Chinese Wolfberry) esistono numerose specie. Al momento si conoscono circa ottanta famiglie diverse di Wolfberry.

Il Lycium barbarum del Ningxia vanta tuttavia il grado maggiore di polisaccaridi dal potere stimolante sul sistema immunitario.

Le bacche Wolfberry coltivate nel Ningxia son particolarmente nutrienti. Questa qualità di bacche di Goji contiene efficaci antiossidanti, che è risaputo contribuire sensibilmente al rinnovamento cellulare e all'azione antiossidante che rallenta il processo di invecchiamento.

Le bacche di Goji appartengono al gruppo degli alimenti che sono considerati superantiossidanti naturali, una dose  di circa 15 bacche di Goji hanno una capacità antiossidante superiore a 15 blocchi.

Molti studi sono stati condotti sulle bacche di goji ed  hanno destato l'interesse di molti ricercatori, perché tra le montagne del Tibet, gli agricoltori e le persone che hanno consumato regolarmente le bacche di Goji per anni, la  percentuale di centenari sale del 10 % e la percentuale di persone con il  cancro è bassissima, così come l' invecchiamento cellulare.

 Contiene più vitamina C delle arance, più vitamina B1 e B3 del lievito naturale ed è ricco di polisaccaridi.

Contiene più calcio dei broccoli ed è una preziosa fonte di betacarotene, luteina e zeaxantina. Si raccomandano 15 g di frutto secco al giorno. Masticando bene si aumenta l'effetto nutritivo.
Per ammorbidire le bacche usare acqua, latte, oppure yogurt.

Questi frutti, orientali contengono elevate percentuali di zinco, vitamina C, fibre e polisaccaridi che contrastano allergie e patologie degenerative.

Il Lycium barbarum o Goji cresce spontaneamente nelle alte valli dell'Himalaya, in Mongolia e in Cina. Oggi anche l'Occidente comincia a interessarsi a questo vegetale e ora del Goji si possono trovare anche le bacche essiccate, dal sapore che ricorda il mirtillo, o il succo, da consumare concentrato o diluito con acqua.

Di recente i ricercatori dell'Università di Sidney hanno dimostrato la presenza di un potente antiossidante naturale contenuto nei frutti di Goji, che ha la capacità di proteggere l'epidermide dall'azione aggressiva dei radicali liberi e che possiede una notevole attività antinfiammatoria.

Le bacche di Goji sono ricche anche di acidi grassi essenziali, principi importanti per la salute di cuore e circolazione,e pigmenti dermoprotettivi e neurotonici, come betacarotene, luteina e zeaxantina.

Un aiuto nella prevenzione di tumori e Alzheimer

Nel Goji sono presenti due importanti antiossidanti naturali: lo zinco e un'alta percentuale di vitamina C; in più queste bacche contengono quattro polisaccaridi bioattivi (LPB1, LPB2, LPB3, LPB4) capaci di attivare il sistema immunitario e renderlo abile nel distinguere tra cellule sane e cellule malate, soprattutto nelle patologie degenerative, come cancro e Alzheimer.

Non è tutto: perché i polisaccaridi, in associazione con le fibre presenti nelle bacche, hanno rivelato anche una buona attività probiotica, favorendo la crescita e lo sviluppo di flora batterica benefica a livello intestinale, che ha portato a un potenziamento della parete intestinale e una regolarizzazione della risposta immunitaria, chiamata in gioco nelle patologie allergiche.

L'insalata depurativa

Le bacche di Goji si possono gustare in insalata. Per 2 persone servono 2 tazze di riso integrale, mezza tazza di bacche di Goji, 3 tazze di foglie di spinaci, una tazza di piselli, 2 barbabietole, una tazza di fagioli bio, 300 grammi di petto di pollo tagliato a cubetti. I vari ingredienti devono essere già cotti, a esclusione delle bacche. Si mescolano riso, fagioli, bacche di Goji e piselli e si aggiunge un po' di sale e di olio. In un piatto si dispongono le foglie di spinaci e, sopra, si dispongono il petto di pollo, le barbabietole a fettine e il mix di riso, piselli e bacche.

Il frullato rinforzante

Basta procurarsi una tazza di bacche di Goji, una di mirtilli, una di more, lamponi, ribes e una mela. Si frullano tutti i frutti e poi si aggiunge a piacere latte di soia o succo d'arancia. Si mescola delicatamente e si completa con una spolverata di cannella o di cacao amaro bio in polvere. La bevanda ottenuta è un portentoso antiossidante naturale, straricco di vitamine e minerali: l'ideale è gustarlo come merenda o sostituirlo di tanto in tanto alla colazione del mattino.

La tisana antiage

È infine possibile assumere le bacche di Goji in tisana. Quando l'acqua bolle si aggiunge una manciata di bacche, si fa bollire pochi minuti, poi si dolcifica con zucchero di canna bio. Invece della semplice acqua si può amplificare l'azione antiossidante del Goji utilizzando come base per la tisana il tè verde, senza dimenticare di mangiare anche le bacche, oltre a bere l'infuso.


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giovedì 24 luglio 2014

Sindrome da Carenza di Magnesio

Sindrome da Carenza di Magnesio

Come riconoscere e diagnosticare la Sindrome da Carenza di Magnesio secondo la Semeiotica Biofisica Quantistica

di Sergio Stagnaro, Simone Caramel - 23/07/2014



Sindrome da Carenza di Magnesio

La normale concentrazione del magnesio (Mag2+) all'interno della cellula, seconda solo a quella del potassio, è necessaria per quasi tutti i processi metabolici fondamentali, come la fosforilazione ossidativa, la regolare attività della pompa Na/K, il mantenimento del’equilibrio di membrana (1-3).
Il Mag2+, un catione essenziale per la fisiologia cellulare, modula importanti funzioni biologiche, regolando l'eccitabilità di membrana ed i processi di sintesi di neurotrasmettitori e ormoni.

La sindrome magnesio-carenziale, più frequente di quanto comunemente ammesso, nota anche col termine riduttivo di spasmofilia, rappresenta un complesso di sintomi funzionali, del tutto privi di specificità, variamente associati, che interessano quasi tutti gli organi e i sistemi.

Il quadro clinico, pertanto, è così fuorviante da superare di gran lunga quello della sifilide quale grande simulatrice.
Non esiste un sintomo che da solo permette di diagnosticare questa sindrome. D'altra parte, i reperti elettrofisiologici sembrano sempre più destituiti di ogni attendibilità: esiste quasi lo stesso numero di multiplette nell’EMG di un gruppo di volontari sani e di pazienti affetti da “spasmorelia” (3).

Le manifestazioni da deficit di Mag2+, di conseguenza, non sono abitualmente diagnosticate in modo corretto, anche a causa della scarsa affidabilità della magnesemia, magnesiuria: per poter fornire organi essenziali come il cervello e il cuore, il Mag2+ viene ceduto dal muscolo scheletrico e dalle cellule muscolari lisce cosicché nel sangue si trovano livelli fisiologici!

Inoltre è impossibile fare un uso routinario di tecniche sofisticate e costose. L'attuale assenza di sicure prove biologiche della carenza di Mag2+ rende ragione del perché a tutt'oggi la sua diagnosi è essenzialmente clinica. D'altra parte, in base a dati epidemiologici della letteratura, il rilievo della “spasmofilia” è tutt'altra che trascurabile: in Francia, per esempio, essa colpisce il 10% della popolazione femminile.
Infine, è auspicabile trovare una precisa collocazione nosografica per i complessi di sintomi definiti come “sindrome da iperventilazione spasmofilica”, “spasmofilia” “criptotetania”, “astenia neurocircolatoria” o con altre denominazioni' e fornire al medico attendibili criteri per una tempestiva diagnosi della sindrome magnesiocarenziale.

In questo articolo divulgativo sono illustrati i numerosi segni della Semeiotica Biofisica Quantistica, osservati in tutti i casi studiati in una indagine che dura da decenni, estremamente utili nella diagnosi clinica di “spasmofilia” e nel suo monitoraggio terapeutico. È interessante, sulla base delle numerosissime osservazioni raccolte, la patogenesi della sindrome secondo la Semeiotica Biofisica Quantistica.

Tutti i pazienti affetti da Sindrome Magnesio-Carenziale presentano i seguenti segni e sindrome:

I) Istangiopatia Congenita Acidosica Enzimo-Mciabolica-alfa (ICAEM) presente nel 100% dei casi: trattasi di una citopatia mitocondriale prevalentemente funzionale, cioè di una intensa, congenita alterazione funzionale della attività mitocondriale, variabile da soggetto a soggetto e caratterizzata dalla asimmetria cerebrale per prevalenza del “planum temporale” di destra (1-3). L’ICAEM rappresenta la “conditio sine qua non” della carenza di Mg2+, evidenziando la presenza di fattori genetici nella regolazione del metabolismo del magnesio, ampiamente descritta in letteratura.

2) Riflesso muscolo bicipite gastrico-aspecifico (Rifl.g.a) con tempo di latenza (tl) inferiore a 10 secondi. Nei soggetti ICAEM-positivi, la pressione digitale sulla parte media del muscolo bicipite provoca, un lieve Rifl.g.a.
Tuttavia, dopo un tl di 14 secondi, appare il massimo rinforzo, conseguenza della acidosi tessutale. In caso di “spasmotilia” il tempo di latenza è inferiore a 10 secondi.
L'intensità della riduzione del tl è in diretto rapporto con la gravità della sindrome. Infatti, la somministrazione di magnesio per os fa ritornare il tempo di latenza gradatamente alla norma, in media entro la decima giornata, rivelandosi utile nel monitoraggio terapeutico. In realtà. il Mg2+, stabilizzatore della membrana cellulare e regolatore della sua permeabilità, svolge un ruolo fondamentale nel controllo della eccitabilità della cellula nervosa e muscolare, su cui sono fondati numerosi segni semeiotico-biofisici-quantistici.

3) Potenziali neuronati e cerebrali evocati somatosensoriali. Il tl di comparsa del Rill.g.a., mentre la paziente comprime l'indice contro il pollice ed il medico preme sopra il margine interno del muscolobicipite (= nervo mediano), scende dai normali 3 se¬condi a 1 secondo circa.
Al contrario, l'intensità del riflesso aumenta da 2 cm a 3 cm circa. Inoltre, l'incremento del riflesso si osserva prima dei fisiologici 18 sec.

4) Segni SBQ di ipereccitabilità neuro-muscolare. Mentre la paziente apre e chiude la mano ritmicamenie per un minuto: a) pressione digitale sopra il primo muscolo interosseo dorsale e/o sopra il muscolo abduttore breve del pollice provoca nella carenza di Mg.2+ un Rifl.g.a. dopo un tl di appena 1-2 secondi (NN = 3 secondi). di intensità superiore o uguale a 3 cm (NN 2 cm) e persistente. dopo la interruzione del test, per circa 10 secondi.
Tutti i parametri sono correlati diretta¬mente alla gravità della “spasmofila”; b) la applicazione di un laccio emostatico al braccio, per la durata di un minuto, spon¬taneamente favorisce, dopo un tempo di latenza di 5 sec., il Riflesso gastrico aspecifico, dovuto a pressione sugli stessi muscoli ricordati in a), con analogo com¬portamento della intensità e della durata dopo che il laccio è stato rimosso.

5) Riflesso plesso mesenterico superiore-gastrico aspecifico. Nel normale e nella carenza di Fe-, Na-, K-, la pressione digitale esercitata sotto e lievemente a sinistra dell'ombelico provoca dilatazione dello stomaco di circa 2 cm.
In caso di “spasmofilia”, al contrario, dopo und brevissima dilatazione, compare la contrazione gastrica.
Questo segno, quindi, è di notevole utilità nella diagnosi e diagnosi differenziale con le sindromi da carenza di altri oligoelementi e da solo consente di porre, con sufficiente precisione, la diagnosi di carenza di magnesio.

6) Segno p.asc. di Plummer-Vinson. Il pizzicotto prolungato della cute di uno spazio intercostale, a lato del margine sternale, fa dilatare fisiologicamente il segmento esofageo corrispondente per la durata di 10 sec.
Al contrario, in presenza di “spasmofilia”, come in caso di sindrome ferro-carenziale, dove però sono presenti altri segni caratteristici, si osserva una dilatazione di durata inferiore a 10 sec. in relazione inversa alla gravità della sindrome magnesio-carenziale.

7) Riflesso labbro-gastrico aspecfico. Nella carenza di Mg 2+, la pressione digitale prima sopra la parte angolare delle labbra provoca un riflesso gastrico aspecifico di intensità superiore a quella osservata quando è stimolata la parte centrale delle labbra.
Infine, va sottolineato che il valore quantitativo di tutti i segni p.asc. rende possibile un obiettivo monitoraggio terapeutico.

La valutazione dei numerosi segni descritti rende facile il riconoscimento di una sindrome “ignorata”, la spasmofilia, indipendentemente dal tipo e dall'intensità della fenomenologia clinica presentata dalla paziente.
Nella “spasmofilia” é stata osservata una tendenza alla ipoglicemia, che, specialmente in passato, veniva confusa con la sindrome stessa (3). In effetti, anche nella casistica di uno degli AA. sono numerosi i casi di ridotta tolleranza al glucosio con iperinsulinemia tardiva - nei confronti del pasto - e ipoglicemia Stadi II e III della stadiazione semeiotico-biofisico-quantistica del DM tipo 2. Notoriamente il Ca2+ inversamente correlato ai livelli cellulari del Mag2+, possiede un effetto insulinotropo e, d'altra parte, gli scambi intra ed extra-cellulari del Ca2+ richiedono energia fornita dal metabolismo glucidico.

Inoltre, bisogna ricordare che il DM tipo 2 (100%) e le varie forme di IGT (90%) colpiscono individui ICAEM-positivi (3).
Una ormai lunga esperienza ci consente di affermare che la distonia neurovegetativa con ipersimpaticotonia colpisce, di preferenza, individui ICAEM-positivi. A questo proposito, appare interessante il fatto che nei soggetti di controllo l'apnea — prolungata per 10 secondi o più — provoca ipertono simpatico e la successiva comparsa di tutti i segni sopra descritti della “spasmofilia”, evidenziando in tal modo il legame esistente tra la compromessa funzione respiratoria mitocondriale e la sindrome magnesio-carenziale. Noi pensiamo che la fisiologica polarizzazione delle membrane, in particolare di quelle delle cellule nervose e muscolari, cosi come il bilancio del Mg2+ e quindi dei Ca2+ e Na+ è mantenuta a spese di un fisiologico rifornimento energetico, dove i mitocondri, ricchi di Mg2+ svolgono un ruolo di primo piano mediante la respirazione redox.

I rilievi riferiti (1-3), ottenuti con la valutazione clinica SBQ della unità micro-vascolo-tessutale della plica ungueale, permettono di prospettare un'interessante ipotesi sulla patogenesi della sindrome magnesio-carenziale, in cui l'alterato metabolismo del catione svolge un ruolo di primo piano. La ridotta attività mitocondriale, intensa e congenita (ICAF.M.), provoca la disregolazione del bilancio del Mg2+ e quindi del Ca2+, Na2+, Li+, K+ 13, attraverso differenti meccanismi:

a) acidosi tessutale, presente già in condizioni di base;
b) diminuito livello di energia libera endocellulare;
c) turbe del sistema neuro-vegetativo;
d) alterata risposta agli stress, apnea, iperventilazione, laccio emostatico, da parte delle unità micro-vascolo-tessutali.

In conclusione, sulla base dei fatti riferiti, la sindrome magnesio-carenziale può essere definita come una sindrome caratteritzata da segni di ipereccitabilità neuro-muscolare e manifestazioni somatiche e/o psichiche a carattere nevrotico, conseguenza di alterazioni funzionali, vasomotorie e metaboliche, della unità microvascolo-tessutale dei corrispondenti apparati e tessuti in pazienti, generalmente di sesso femminile, ICAEM-positivi.

Bibliografia
1) Stagnaro-Neri M. Stagnaro S., Diagnosi percusso-ascoltatoria e monitoraggio terapeutico della sindrome Magnesio-carenziale. Gazz. Med. It. – Arch. Sc. Med. 147, 259, 1988.
2) Sergio Stagnaro and Simone Caramel. Magnesium Deficiency Clinical Syndrome and Magnesium Therapy in Hypertensives – EJCN European Journal of Clinical Nutrition - Nature Publishing Group Eur J Clin Nutr. 2012 Jun 27. doi: 10.1038/ejcn.2012.76. [Epub ahead of print] No abstract available. PMID: 22739250 [Medline].
3) Stagnaro-Neri M., Stagnaro S. Introduzione alla Semeiotica Biofisica. Il Terreno Oncologico. Travel Factory, Roma, 2004. http://www.travelfactory.it/semeiotica_biofisica.htm.


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giovedì 3 luglio 2014

Zenzero: una radice dalle mille virtù

Zenzero: una radice dalle mille virtù

Digestivo e antiffiamatorio, lo zenzero - o ginger - è un rimedio naturale di lunga storia e di grande efficacia

di Antonio Colasanti - 29/07/2014



Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che lo zenzero è un vero toccasana.

Ha proprietà digestive, antiossidanti, anticancro, antinfiammatorie, antinausea, antiemetiche, rivitalizzanti e persino afrodisiache. Viene inoltre utilizzato per l'insufficienza biliare e pancreatica, per abbassare il tasso di colesterolo, e persino per curare i dolori reumatici e l'artrite.

Ma la lista non si ferma qui: un vero e proprio alimento chiave per la salute, lo zenzero è anche una spezia saporita, in grado di conferire ai vostri piatti un irresistibile sapore esotico! Fresco, in polvere, candito... il suo gusto piccante si adatta alla maggior parte delle preparazioni, dolci o salate.


Zenzero: una radice dalle mille virtù

Lo zenzero è uno dei cinque componenti del curry e insieme alla curcuma è senz'altro il più interessante dal punto di vista farmacologico.
Lo zingiber officinalis ha origini asiatiche e quello che si usa è la radice che polverizzata o tagliata a fette si puo aggiungere alle pietanze a freddo: unica avvertenza che mentre per la curcuma possiamo abbondare, dato il suo sapore neutro, lo zenzero ha un sapore particolarmente amaro e piccante quindi possiamo usarla a dosaggi molto piu bassi.

Lo zenzero lo troviamo nelle farmacopee cinesi ed indiane ed è contenuto in numerosi integratori ayurvedici.
Oltre all'uso culinario, i suoi benefici vengono esplicati come digestivo nelle dispepsie gastro intestinali e come antiinfiammatorio. Il gingerolo sesquiterpene contenuto nell'olio essenziale è efficace contro i dolori muscolo-scheletrici agendo sulla catena dell'acido arachidonico come i piu comuni fans (ibuprofene e nimesulide).
Ha inoltre proprietà rubefacenti per uso esterno e molto benefiche in caso di affezioni dell'apparato bronchiale quali tossi raffreddori e catarro dei fumatori.

Lo zenzero è un polivitaminico e multiminerale e ha una grande quantita di aminoacidi.
Per la medicina cinese il suo sapore piccante acido aromatico è un grado di seccare l'umidita del catarro.
Possiamo usarlo fresco da aggiungere alle pietanza oppure preparare un infuso all'1 per cento da prendere dopo i pasti.


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