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lunedì 11 novembre 2019

Misteri di Universo e Multiverso



Misteri di Universo e Multiverso

Astronomia e Astrofisica


Distanze, grandezze, costanti: l’astronomo Corrado Ruscica ci parla del nostro Universo e dell’affascinante teoria del “Multiverso”

Corrado Ruscica - 10/11/2019

Nonostante l’astronomia sia stata fondamentale nell’antichità per la costruzione di calendari e la navigazione, essa rimane sempre la scienza dei numeri o meglio dei grandi numeri. Di fatto, per gli antichi l’osservazione del cielo aveva la funzione di un gigantesco orologio sopra le teste, mediante il quale era possibile prevedere, in qualche modo, il movimento e la posizione degli astri. Tra tutti i popoli dell’antichità i Greci avevano già ottenuto risultati alquanto dettagliati, almeno per l’epoca. Di fatto, grazie allo studio delle ombre proiettate dagli oggetti, i greci avevano determinato la curvatura della superficie terrestre che aveva permesso successivamente di ricavare, con un’accuratezza incredibile dell’ordine del 10%, le dimensioni della Terra, già più di 2.000 anni fa. Insomma, gli antichi Greci non erano del tutto ignoranti se pensiamo che essi avevano potuto trovare, con una approssimazione grossolana, anche le distanze tra la Terra e la Luna e tra la Terra e il Sole.

Oggi, per misurare queste enormi distanze gli astronomi moderni utilizzano una sorta di “metro cosmico”, cioè il tempo che impiega la luce a propagarsi nello spazio per raggiungere gli strumenti a Terra (ricordiamo che la velocità della luce è pari a circa 300 mila chilometri al secondo e che in 1 anno essa percorre una distanza di circa 9 mila miliardi di chilometri). Dunque, se utilizziamo il linguaggio degli astronomi si dice che il Sole si trova a circa 8 minuti-luce mentre la stella più vicina, Proxima Centauri, dista appena 4 anni-luce, una distanza che con l'attuale tecnologia sarebbe percorsa in circa 25 mila anni. Inoltre, il Sistema Solare che risiede in uno dei bracci a spirale della Via Lattea è situato a circa 30 mila anni-luce dal nucleo centrale e per percorrere da un estremo all’altro l’intera Galassia la luce impiega circa 100 mila anni.
Ma per dare un’idea di quanto estremamente grandi sono le distanze astronomiche facciamo quest'altro esempio: riducendo la Terra al diametro di una moneta da 1 centesimo, Giove si troverebbe a circa 300 metri, Plutone a circa 2,5 chilometri mentre per raggiungere la stella più vicina dovremmo percorrere una distanza di circa 15 mila chilometri.

Uno sguardo d'insieme

Se fossimo in grado per un istante di osservare l'intero Universo, potremmo riassumere la cosmologia nei seguenti tre punti:

lo spazio ed il tempo, assieme alla materia e all'energia, si sono originati da una grande esplosione iniziale, il Big Bang, circa 13,7 miliardi di anni fa quando l'Universo è passato dalle dimensioni di 1 centimetro a quelle attuali, attraverso una fase di rapida espansione esponenziale, l'inflazione, che ha determinato un aumento del volume dello spazio di un fattore dell’ordine di 100 mila miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di volte superiore in una piccolissima frazione di tempo durata circa un centimillesimo di miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di secondo;

il contenuto di materia-energia dell’Universo è rappresentato dal 73% circa di energia scura, dal 23% di materia scura e solo il 4% è costituito dalla materia ordinaria, cioè quella materia visibile formata principalmente dalle stelle e dalle galassie, così come è stato confermato dalla recente missione del satellite WMAP;

che il numero stimato delle galassie presenti nell’Universo è dell’ordine di 100-150 miliardi, o forse più secondo quanto viene suggerito dalle recenti osservazioni condotte con il telescopio spaziale Hubble, e che ogni galassia contiene mediamente da circa 100 a 400 miliardi di stelle.

Ma le galassie possono avere forme e dimensioni diverse, dalle più piccole, dette galassie nane, che contengono poche decine di milioni di stelle, a quelle super giganti in cui si stima che possono esistere, forse, fino a mille miliardi di stelle. Le stelle possono avere masse comprese tra circa un decimo e duecento masse solari (gli astronomi usano come massa di riferimento quella del Sole): gli oggetti che hanno masse inferiori a una massa solare sono chiamati nane brune, ossia corpi celesti che si trovano a metà strada tra le stelle e i pianeti, mentre pare che non esistano corpi celesti con masse al di sopra di 200 masse solari. Vi siete mai domandati qual'è la stella più grande dell'Universo?

Di recente, gli astronomi hanno individuato nella costellazione del Cane Maggiore l'oggetto VY Canis Majoris (VY CMa) una stella ipergigante, situata ad una distanza di circa 5.000 anni-luce, che con un diametro pari a 2.600 raggi solari (1 raggio solare è pari a circa 700 milioni di metri) rappresenta attualmente la stella più grande che conosciamo e una tra le più luminose. Per dare un'idea delle sue dimensioni, immaginiamo di essere su un aereo e di sorvolare la stella procedendo con una velocità di 900 Km/h: per percorrere un giro completo dovremmo impiegare più di 1.000 anni per ritornare al punto di partenza. E dei pianeti cosa ne resta? Uno degli obiettivi della ricerca spaziale riguarda proprio la scoperta di pianeti simili alla Terra. Al momento si conoscono più di 2.000 corpi celesti candidati pianeti mentre oltre 700 sono stati confermati come veri e propri pianeti.

Tuttavia, dobbiamo dire che la maggior parte di essi sono pianeti giganti gassosi (pianeti giovani) o ghiacciati, mentre altri hanno masse e dimensioni alcune volte superiori rispetto a quelle del nostro pianeta (super-terre) e spesso si trovano molto vicini al proprio Sole. Grazie alla missione del satellite Kepler, la sfida dei ricercatori è comunque quella di individuare decine di pianeti simili alla Terra che abbiano dimensioni fino a circa due volte quelle del nostro pianeta e che si trovino nella cosiddetta zona abitabile, dove cioè l'acqua esiste allo stato liquido e dove si possano sviluppare eventuali forme di vita. Il passo successivo sarà poi quello di chiedersi quanti pianeti che ospitano civiltà intelligenti esistono nella Via Lattea. Per rispondere a questa domanda dobbiamo ricorrere alla ben nota equazione di Drake che prevede, secondo una ipotesi ottimistica, almeno 5.000 civiltà intelligenti. Ma fin dove possiamo spingerci con le osservazioni? In realtà, l'orizzonte cosmico, cioè la superficie della sfera celeste che teoricamente siamo in grado ancora di osservare, non si trova a 13,7 miliardi di anni-luce di distanza. Di fatto, nel corso del tempo, la distanza effettiva di questo orizzonte è diventata molto più grande per cui il suo bordo ha continuato ad espandersi arrivando oggi a circa 47 miliardi di anni-luce. Dunque, assumendo che la superficie del nostro orizzonte cosmico sia una sfera, il diametro del nostro Universo osservabile ha una estensione di circa 94 miliardi di anni-luce e quindi il suo volume stimato diventa di 5 milioni di miliardi di miliardi di miliardi di anni-luce cubici.

Universo e Multiverso

Uno degli enigmi dell’astrofisica moderna è quello di capire come mai le costanti della natura, cioè quei valori che esprimono l’intensità della forza gravitazionale o di quella elettromagnetica, o ancora i valori della velocità della luce, della costante di Planck, della massa delle particelle e così via siano definiti da particolari numeri. Ad esempio, se la costante di gravitazione universale fosse più piccola, la forza di gravità risulterebbe più debole e di conseguenza tutte le strutture cosmiche sarebbero compromesse, rendendo l’Universo uno spazio sempre più vuoto. Insomma, pare che esista una sorta di “ricetta cosmica” il cui prodotto finale, cioè l’Universo, dipenda dalla combinazione e dalla relazione che esiste tra questi valori: in altre parole, se uno di questi valori non dovesse essere “sintonizzato” nella giusta frequenza, per usare un esempio radiofonico, l’Universo non esisterebbe così come lo conosciamo.

Per tentare di risolvere questo enigma, i teorici hanno introdotto due ipotesi. Una è si basa sulla matematica e suggerisce il fatto che il valore che assumono le costanti della natura sia fissato, per così dire, da una teoria più profonda, forse data dalla presunta teoria delle stringhe, che sia in grado di imporre un solo valore possibile per ciascuna costante. L’altra ipotesi si basa, invece, su una spiegazione di tipo antropico. I valori delle costanti potrebbero essere completamente casuali, perciò se essi fossero diversi da quelli che noi misuriamo il nostro Universo potrebbe non esistere. Una tale idea porta all’esistenza di un processo fisico che permette di generare una serie infinita di universi ognuno dei quali è caratterizzato da un determinato valore delle costanti e da leggi fisiche proprie.

Questo nuovo concetto noto come Multiverso è contemplato da alcune versioni della teoria delle stringhe, ma anche da alcuni modelli cosmologici che rientrano nell'ambito della cosiddetta inflazione caotica, in cui ogni universo emerge da una “bolla inflazionistica” che si origina da fluttuazioni quantistiche casuali all’interno di un universo che si è formato in precedenza. Insomma, pare proprio che i valori delle costanti della natura racchiudano una sorta di “codice cosmico” con tutti i suoi segreti e ne definiscano la sua essenza più profonda. In definitiva, se una di loro fosse leggermente diversa, l’Universo potrebbe assumere un altro aspetto fisico.

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13 grandi domande sull'Universo: da come è nato a come e quando finirà
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Le rivoluzionarie scoperte che hanno cambiato le nostre basi scientifiche
Lawrence M. Krauss

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Dalla non-località a una visione unificantedi spazio, materia, mente e vita
Davide Fiscaletti

mercoledì 24 aprile 2019

La Teoria dei molti mondi




La Teoria dei molti mondi

Teoria dei molti mondi: di cosa si tratta?

Scienza e Fisica Quantistica


Definizione della "teoria dei molti mondi", dal Dizionario enciclopedico di Fisica Quantistica. Come potrebbero essere molti mondi che coesistono?

Redazione Scienza e Conoscenza - 22/04/2019

ll Dizionario enciclopedico di Fisica Quantistica è una guida alla realtà quantistica, dove tutta la storia della fisica, dalla A alla Z, viene affrontata con piglio appassionato ed entusiasmante.

Siete curiosi di sapere come funziona questo mondo (e tutti gli altri)?

Allora, questo è il libro che fa per voi.


Estratto dal libro "Dizionario enciclopedico di Fisica Quantistica"

La teoria dei molti mondi, viene definita anche, alternativamente, teoria dei multi mondi o interpretazione dei molti mondi.

Cosa esprime?

Esprime che: “ogni qual volta il mondo deve affrontare una scelta a livello quantistico, l’universo si divide in due (ovvero in tante parti quante sono le scelte possibili), di modo che vengano realizzate tutte le possibili opzioni.

Come se un elettrone potesse scegliere di passare tra due fenditure e in un mondo l’elettrone passa attraverso la fenditura A, nell’altro, attraverso la fenditura B. Non sempre viene debitamente evidenziato che all’origine di questa idea c’è proprio lo sviluppo dell’interpretazione di Copenhagen, che risale al 1927 a opera di Niels Bohr.

In realtà, Bohr suggerì che si sarebbe potuto pensare all’esperimento della doppia fenditura in termini di due realtà diverse, in ognuna delle quali l’elettrone seguiva un percorso differente. Tuttavia considerò il nostro mondo, il mondo così come lo sperimentiamo, come un ibrido delle due possibilità, che producono interferenze tra i due mondi. Quando ci mettiamo a osservare in quale fenditura sia passato l’elettrone, rendiamo reale uno dei due monti, mentre l‘altro scompare, e quindi non c’è interferenza.  Quella dei molti mondi è quindi una caratteristica dell’interpretazione di Copenhagen, ma si tratta di mondi fantasma, che non si ritiene abbiano una realtà fisica.

Secondo l’ipotesi di Bohr, se analizziamo la situazione e scopriamo che l’elettrone è passato attraverso la fenditura A, la faccenda si conclude. Non viene ipotizzato che in una qualche realtà alternativa ci sia una situazione analoga in cui però l’elettrone passa per la fenditura B. Ma perché no? All’inizio degli anni ’50, Hugh Everett, un laureando a Princeton, lavorò sull’interpretazione di Copenhagen e sul magico collasso della funzione d’onda, e decise che aveva più senso trattare ognuno dei possibili eventi quantici come se esistesse realmente, in una realtà concreta.

Nel classico esempio del gatto di Schrödinger, ciò implica che, se l’esperimento fosse realmente intrapreso, l’universo si dividerebbe in due: in una realtà il ricercatore, aprendo la scatola, troverebbe un gatto morto, mentre nell’altra realtà si troverebbe un gatto vivo.

Incoraggiato da John Wheeler, supervisore della sua tesi, Everett sviluppò quest’idea fino a farne un’interpretazione pienamente funzionante della teoria quantistica, e dimostrò che l’idea che “tutte le possibilità quantistiche siano contemporaneamente reali”  portava alle stesse previsioni sperimentali dell’interpretazione di Copenhagen. Ciò si rivelò positivo, in un senso, negativo nell’altro.

Era positivo perché ogni esperimento intrapreso era in accordo con le previsioni dell’interpretazione di Copenhagen e, quindi, in quel contesto, la teoria dei molti mondi non poteva essere considerata errata. Ma d’altro canto non c’era più modo di verificare, con adeguati esperimenti, quale delle due interpretazioni “rivali” fosse veramente “corretta”. A quel punto, la scelta diventava questione di gusti personali.

La ricerca di Everett venne pubblicata sulla rivista Rewviews of Modern Physics nel 1957 assieme a una nota di Wheeler che ne sottolineava l’importanza. Nonostante ciò, quella teoria fu ampiamente ignorata, finché Bryce DeWitt, dell’università della Carolina del Nord, se ne appropriò verso la fine degli anni ’60. Quel parziale insuccesso era sicuramente dovuto alle sconvolgenti implicazioni dell’accettare che ci fossero un numero infinito di realtà alternative, “là fuori”, coesistenti in un certo senso a quella da noi sperimentata, nelle quali ogni possibile scelta quantistica veniva concretizzata in un mondo o nell’altro.

Lo stesso DeWitt, scrivendo su Psysics Today (settembre 1970) descrisse lo shock subito contemplando per la prima volta la possibilità che esistessero circa «10100 copie di se stesso, leggermente diverse, che continuano a duplicarsi all’infinito».


Descrizione libro "Dizionario enciclopedico di Fisica Quantistica"

Dall'Acceleratore di particelle alla teoria del punto Zero, dalla legge di gravità ai raggi X, dalla scoperta dell'energia nucleare alla teoria della relatività generale, fino ad arrivare alle ultime interessantissime teorie sulle "stringhe".

Tutta la storia della fisica, dalla A alla Z, viene affrontata con piglio entusiasta e coinvolgente; così come vengono messe in risalto le vite dei più importanti scienziati che hanno svolto un ruolo di primo piano nel grande viaggio dell'uomo alla scoperta di se stesso e del mondo in cui vive.

Perché i fotoni si comportano come particelle e altre volte come onde a seconda del tipo di esperimento condotto dallo scienziato? Perché nell'esperimento della "doppia fenditura" il fotone sembra sapere in anticipo quale sarà l'esperimento a cui verrà sottoposto e si comporta di conseguenza? A queste e ad altre domande hanno cercato di rispondere grandi scienziati elaborando teorie affascinanti.

Q come Quanto è una vera e propria enciclopedia della fisica quantistica. L'autore, John Gribbin, famoso divulgatore scientifico, ci apre gli occhi sul mondo dell'infinitamente piccolo e sulle leggi che governano l'Universo. Gribbin ha il grande merito di rendere attraente e comprensibile per tutti una materia finora riservata solo al popolo dei fisici e dei matematici.

Avviene così che, pur rimanendo un'opera di grande utilità soprattutto per chi ha intrapreso studi di fisica, chiunque può trarre un'infinita serie di stimoli su cui riflettere e da approfondire ulteriormente per comprendere meglio il mondo in cui viviamo e per cercare di intuire a quale presa di coscienza giungerà l'uomo del terzo millennio.

«John Gribbin è una benedizione per tutti coloro che vogliono saperne di più della scienza ma diventano nervosi alla prospettiva (di ciò che li aspetta)... Egli rende le difficoltà accessibili, e fornisce alle persone che hanno una limitata conoscenza di base, una mappa del mondo della scienza».
Melvyn Bragg


Dizionario Enciclopedico di Fisica Quantistica con illustrazioni — Libro >> http://bit.ly/2XvE8P2
Dall'Acceleratore di particelle al campo del punto Zero - Q come Quanto
John Gribbin

venerdì 22 settembre 2017

La teoria del Multiverso




La teoria del Multiverso: da Star Trek alla teoria delle stringhe

Scritto da: Isabella Rigillo

Scienza e Fisica Quantistica



La teoria del Multiverso: da Star Trek alla teoria delle stringhe

La teoria dell’inflazione cosmica – secondo cui l’Universo si è espanso in modo esponenziale - ipotizza che viviamo non in un Universo, ma in un Multiverso cioè tanti forse infiniti universi come il nostro: ci muoviamo in punta di piedi poiché è facile andare nella fantascienza o nella filosofia o altrove.
Già Giordano Bruno ipotizzò la presenza di molti mondi abitati e un universo infinito, ci guadagnò come sappiamo il “ Nobel del rogo” a Campo dè Fiori.
Varie sono le teorie scientifiche che si sono occupate degli universi paralleli: in questo breve articolo si tratterà solo di alcune di queste ricerche.
Abbiamo visto nel film “Generazioni” della saga Star Trek una grande stringa che mette a rischio l’Enterprise con tutto l’equipaggio, distrugge un’altra nave spaziale e alcuni dei superstiti raccontano a bordo dell’Enterprise di un mondo chiamato Nexus dove tutto è possibile. Il capitano Jean Luc Picard vi trova la moglie e i figli che avrebbe voluto avere e il nipote che nell’altra realtà era morto.

Infinitamente piccolo e infinitamente grande

La materia è formata da minuscole corde vibranti sospese in uno spazio a più dimensioni: 11. Il nostro mondo ne ha tre di dimensioni, quindi le stringhe ne hanno sette in più. Queste stringhe sono immerse nell’iperspazio (quello nel quale si muovono i nostri miti della fantascienza), a loro volta potrebbero essere unite a membrane a tre dimensioni o anche più, la particolarità è che ogni membrana costituisce un Universo diverso. La cosa interessante è che l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande si “somigliano” con la teoria delle stringhe, poiché a livello microscopico abbiamo stringhe di energia che vibrano a una certa lunghezza d’onda e si aggregano per formare le particelle. Ciò che accade nello spazio lo abbiamo visto ben rappresentato in Star Trek: abbiamo delle super stringhe in movimento cariche di energia. Quando una membrana viene in contatto con un’altra succede un disastro, ricordiamo ancora il Big Bang, qualcuno ipotizza sia stato l’effetto di uno scontro tra membrane. Ci avviciniamo alla teoria delle Superstringhe o teoria del Tutto che avrebbe dovuto unificare e rivoluzionare gli studi della Fisica moderna.

Il Multiverso

Nella teoria del Multiverso si utilizza la capacità delle particelle di stare in più luoghi contemporaneamente, insomma si passa alla Meccanica Quantistica. Tutto ciò che può accadere accadrà. Quindi, negli universi paralleli al nostro, tutto ciò che non riusciamo a portare a termine o a realizzare i nostri doppi, tripli, lo faranno, nel bene e nel male. Inoltre, le regole che rappresentano le leggi fondamentali della natura nel nostro universo in un altro potrebbero avere forme differenti, cioè tipi e proprietà delle particelle elementari possono differire da un universo a un altro. Gli altri universi sono vicini al nostro e sarebbero invisibili perché immersi in uno spazio a più dimensioni, unici elementi che potrebbero saltare da un universo all’altro sarebbero i gravitoni. La forza di gravità risulterebbe debole proprio perché condivisa. Per ora restiamo su un campo teorico da confermare.

Mentre il comportamento delle particelle è stato studiato e registrato da più gruppi di esperti, la presenza dell’osservatore è fondamentale per la misurazione dell’evento e proprio questa porta alla modificazione dello stato della particella che in seguito sarà vista da tutti nello stesso posto. Lo stato quantistico dopo la misurazione è una sovrapposizione di due mondi interi. Nella misurazione un altro universo si è separato dal primo con un risultato diverso dal precedente. L’osservatore stesso si divide in molti osservatori che vivono in molti mondi possibili, paralleli e reali. Studiosi americani stanno lavorando su questa ipotesi e se verrà confermata vorrà dire che le regole del mondo microscopico quantistico saranno valide anche per la definizione dei molti mondi del multiverso. Come conferma di questa teoria si dovrebbe arrivare a dimostrare l’esistenza di una lieve curvatura spaziale negativa nel nostro universo, cioè nello spazio ci si dovrebbe spostare lungo curve e non seguendo linee rette. Un modo per accorciare le distanze e ritornare sull’Enterprise.

Ai Confini dell'Universo - Libro
Un libro lungo 4 metri
Raman Prinja

venerdì 10 giugno 2016

Universi Paralleli del Se'




Universi Paralleli del Se'

Come Cambiare la Realtà nel Multiverso

di Frederick E. Dodson



Questo libro è dedicato alle anime che credono che la vita debba essere magica e divertente. Non presenta l'uomo come una piccola e insignificante creatura, codarda e bisognosa, ma come l'essere eterno infinito e multidimensionale che è in realtà. Il suo scopo è risvegliare in voi il fascino e l'ammirazione nei confronti della vita.
Frederick E. Dodson

In un linguaggio chiaro e accessibile, Frederick Dodson spiega nel dettaglio le pratiche di gestione consapevole della realtà che consentono di vivere ogni giorno in modo attivo e personale, anziché reattivo e automatico, imparando così a viaggiare intenzionalmente nell'esistenza e a disporre di un intero universo di esperienze infinitamente varie e avvincenti.

Una volta risvegliata l’innata capacità di meravigliarsi nei confronti delle molteplici risorse della vita, basterà seguire le indicazioni e gli esercizi presentati e commentati nel libro per applicare la rivoluzionaria teoria degli universi paralleli alla propria realtà quotidiana e cambiare la propria vita, diventando la migliore versione di se stessi, sulla base di una regola infallibile: «Non ottieni ciò che vuoi ma ottieni ciò che sei».

«La vita si fa ancora più interessante appena ci si rende conto che esistono molte versioni di sé e infinite opzioni da esplorare. Le molteplici strade che avete davanti potete considerarle destini, o percorsi a più alta probabilità. La strada che scegliete è frutto del vostro libero arbitrio».Frederick E. Dodson

Se davvero si lasciano sedimentare i concetti esposti in questo testo e si mettono in pratica le sue semplici ed efficaci tecniche, il quotidiano non potrà non subire una radicale trasformazione. È quasi paradossale chiamarle “tecniche”, perché appena si inizia a viverle nel modo in cui Dodson ci consiglia, esse diventano ben presto uno stile di vita. E ci si chiede anche come abbiamo fatto a non capirlo e non metterlo in pratica prima. La naturalezza e la spontaneità sono le regole d’oro per ottenere quei risultati che già possediamo senza averne coscienza. Possediamo, viviamo e siamo già tutto. Proprio quel tutto cui tanto aneliamo. Viviamo all'interno d’infiniti universi paralleli del sé, senza bussola, mappa né alcuna organizzazione.
Dalla prefazione di Andrea Zurlini


Leggi un estratto dal libro di Frederick E. Dodson "Universi Paralleli del Sé"

Lo schermo del computer: un'analogia

Accendete il computer o il portatile e guardate lo schermo. Lo schermo è come la vostra vita: contiene diverse icone che rappresentano file e programmi che potete aprire. Queste icone si trovano sul desktop, lo schermo principale, e vi fanno accedere a dei sottolivelli. Simbolicamente, sono le opzioni che avete in ogni momento, i tanti mondi esperienziali a cui potete accedere. Sta a voi scegliere quale programma o file aprire. Dietro alle vostre scelte ci sono delle ragioni, anch'esse frutto di una vostra scelta.

Ora, non aprite ancora nessun file o programma, ma muovete il cursore sopra alle icone. Il cursore rappresenta l'attenzione, lo strumento che utilizzate per attivare qualcosa. L'attenzione sceglie una realtà di cui volete fare esperienza.

Continuando a muovere il cursore sopra alle icone vi vengono i primi dubbi. Cosa dovrei aprire? Cosa mi piacerebbe? Cosa è importante? Cosa succede quando apro questo? Posso chiuderlo dopo averlo aperto?

Le persone si fanno queste domande quando scelgono o creano la loro realtà. Se cliccate su un'opzione una sola volta, il file non si apre, ma diventa scuro, viene evidenziato. Questa fase rappresenta la focalizzazione dell'attenzione. Con un doppio click, invece, il file si apre. Ma facciamo un passo indietro.

Nel processo di creazione della realtà le persone normalmente non arrivano a cliccare due volte, né tanto meno a utilizzare il file. Spesso non arrivano neanche a cliccare una sola volta. Non sono consapevoli di poter scegliere su quale file focalizzarsi, quale realtà attivare. Alcuni non sanno neanche che esiste più di un programma! E chi finalmente ha scoperto che ci sono anche altre opzioni, tantissime in effetti, si blocca perché non sa quale aprire, pensa: «Non so cosa voglio».

Giusto per capire, muovete il cursore sullo schermo come uno che non sa cosa vuole, spostandovi di qua e di là senza aprire niente. Lo schermo rimane inalterato. I pochi che sanno quello che vogliono spesso non hanno il coraggio di aprire il file. Infatti, lo schermo cambierebbe e si attiverebbero finestre per cui non si sentono preparati o che potrebbero disturbare le realtà già aperte.

Ora scegliete un'icona, che nel nostro caso rappresenta quello che volete. Passateci sopra il cursore, ma non cliccate ancora. Questo gesto significa che sapete quello che volete. «Davvero voglio questo? Se mi concentro su questo, non posso concentrarmi contemporaneamente anche su un'altra cosa. O meglio, potrei, ma ci vuole più impegno. Riuscirò a chiudere il file che ho scelto dopo averlo aperto? Non lo so. Forse aprirò qualcosa di più facile, un gioco, magari un solitario... per distrarmi un po'. Aprirò una cosa che già conosco, che ho già fatto mille volte, così sono sicuro, mi sento tranquillo. Tolgo il cursore dalla cosa che voglio e torno alla mia distrazione».

Vi dice qualcosa? Molti scelgono di aprire un file noioso che già conoscono, anziché il file che desiderano, se questo è sconosciuto. In realtà, non c'è nulla da temere: così come li avete aperti, potete richiudere i file quando volete. E una volta chiusi, potete anche riaprirli. Nell'infinito niente va perduto. Non c'è bisogno di attaccarsi a qualcosa, potete recuperare tutto. Potete anche iniziare a percorrere una strada e poi lasciarla perdere. Capite qual è lo spirito?

Esiste anche la persona che ce l'ha così tanto con un programma che non smette di cliccarci sopra. Prendete un'icona che rappresenta una cosa che odiate, che volete allontanare. In quella condizione di rabbia vi troverete costantemente a cliccarci sopra due volte. Non volete andarci, non volete attivarla, ma siete arrabbiati e continuate a cliccare aprendola addirittura decine di volte. Per sentire cosa si prova cliccate qualche volta su un'icona che non vi piace. «Maledetta!» (Click, click.) Si apre. Se continuate, la situazione peggiora. Può anche succedere che, cliccando come dei pazzi, lo schermo si blocchi e non riuscite più a fare niente. Allora rilassatevi, cliccate da un'altra parte.

Davanti allo schermo silenzioso c'è anche chi si sente così inquieto, impaziente e teso da aprire tutte le icone a casaccio. Provateci: aprite rapidamente una decina di file, uno dietro l'altro, in modo da rallentare il computer. Sentite l'impazienza che cresce mentre osservate la piccola clessidra sullo schermo. Avete fatto confusione, avete creato un sovraccarico. Non riuscirete a utilizzare nessuno dei programmi che avete aperto. Vi potrà sembrare sciocco, ma è così che si comportano molte persone. Cliccano su troppe cose insieme, non cliccano affatto, fanno cliccare ad altri al posto loro o cliccano su ciò che non vogliono.

La tecnica di creazione della realtà non vi insegna questo. Vi dice: guardate lo schermo e rilassatevi. Esaminate le possibili opzioni, le carte che avete in mano. Scegliete quella che preferite, la cosa che vi suscita interesse o gioia. Spostate delicatamente il cursore sopra quella cosa: state decidendo, state facendo una scelta. Cliccate una volta: state concentrando la vostra attenzione su quella specifica cosa. Cliccate due volte: state intensificando l'attenzione, iniziate a lavorare col programma. Così la focalizzazione vi porta a interagire con una realtà, a sentirla, a conoscerla e farne esperienza. A farla diventare vera. I simili si attraggono. Potete fare esperienza di una realtà solo se avete la sua stessa frequenza.

Un dato interessante: la cosa più importante di questo processo non è lo schermo, non sono i file, e neanche l'attenzione. Siete voi. La vostra identità. La persona che usa l'attenzione. Proviene tutto da lì.

Immaginate di stare seduti davanti allo schermo aspettando di veder apparire qualcosa, in attesa che la realtà si crei da sola. Non accadrà niente se non siete voi a fare qualcosa.

Un'altra cosa interessante. C'è una realtà oltre lo schermo? Certo. Basta che vi guardiate attorno.


 Indice

Prefazione di Andrea Zurlini

Premessa

Capitolo 1 - SCEGLIETE CIÒ CHE È VERO

Capitolo 2 - RESPONSABILITÀ PERSONALE

Capitolo 3 - LA NATURA DELL'INFINITO

Capitolo 4 - LA CREAZIONE DELLA REALTÀ

Capitolo 5 - LA TECNICA PURE

Capitolo 6 - LINEE DEL TEMPO E ASSENZA DI TEMPO

Capitolo 7 - SPOSTAMENTO DEL PUNTO DI VISTA

Capitolo 8 - EMOZIONI E REALTÀ

Capitolo 9 - ATTENZIONE E REALTÀ

Capitolo 10 - CREDENZE E REALTÀ

Capitolo 11 - IMMAGINAZIONE E REALTÀ

Capitolo 12 - AZIONE E REALTÀ

Capitolo 13 - ESPERIENZE PERSONALI DI MAGIA

Capitolo 14 - IDENTITÀ E REALTÀ

Capitolo 15 - DOMINI DELL'ESISTENZA

Capitolo 16 - I FILM DELLA VITA

Capitolo 17 - TEMI IMPORTANTI E MISCELLANEA

Bibliografia e letture consigliate


Universi Paralleli del Sé - Libro >> http://goo.gl/QRDgmn
Come Cambiare la Realtà nel Multiverso
Frederick E. Dodson


lunedì 11 gennaio 2016

Qual è il mistero della quinta dimensione?



Qual è il mistero della quinta dimensione?

Perché ci serve sapere che esiste una quinta dimensione? Come possiamo influenzarla? E perché lei influenza noi?

di Vincenzo Fanelli, William Bishop - 04/01/2016



Qual è il mistero della quinta dimensione?
 
Estratto da “La mente quantica” di Vincenzo Fanelli e William Bishop

La quinta dimensione

Nella quinta dimensione vi sono una moltitudine di percorsi dove possiamo saltare in ogni momento. Questi salti sono influenzati dalle scelte e dagli altri.
Qui entra in ballo quello che afferma la meccanica quantistica: “L’osservatore influenza il sistema osservato”.

Ogni scelta genera diversi percorsi alternativi.
Esistono numerose possibilità dove io posso diventare un milionario, un muratore, un medico, un poliziotto ecc.
Sono le mie scelte e chi mi circonda a influenzare il percorso.
Questi percorsi esistono tutti nella quinta dimensione.

Supponiamo che esista una fantomatica tecnologia per tornare indietro nel tempo e che mi permetta di andare a trovare il me stesso ragazzino. Immagina che io possa dargli tutti i cavalli vincenti dei prossimi 20 anni (ricordi il film Ritorno al futuro II?) in modo da poter accumulare una fortuna.
In questo modo, ad esempio, dalla professione d’impiegato cambierei la storia diventando un milionario.
Per far questo dovrei piegare la quarta dimensione (il tempo) lungo la quinta dimensione in modo da tornare indietro e fare le azioni giuste. Ma questo non è possibile, perché il mio attuale percorso di vita è già segnato, non esistono alternative nella quarta dimensione. Esiste la mia unica linea di vita.

Dovrei andare su una linea temporale diversa, una linea di vita virtuale dove sono ricco. Queste alternative esistono nella quinta dimensione. Per accedervi istantaneamente dovrei piegare la quinta dimensione grazie alla sesta.

Per farti comprendere quanto noi siamo completamente ignari di quanto ci accade, voglio fare un altro esempio riguardante la seconda dimensione.
Prendiamo una striscia la pieghiamo su se stessa e la uniamo creando un “nastro di Moebius”.

Nastro di Moebius

Un essere bidimensionale la percorrerebbe tutta su entrambi i lati senza rendersi conto delle curve e dei giri. Il percorso gli apparirebbe piatto e, senza comprenderne il perché, ritornerebbe al punto di partenza.
Noi esseri tridimensionali, invece, vedremmo le curve e i giri comprendendo perché l’essere bidimensionale ritorna il punto di origine. L’essere bidimensionale non vedrebbe nulla rimanendo stupito di questo continuo loop.

Ora, noi esseri umani siamo così arroganti da pensare di aver capito tutto sull’esistenza, ma siamo esattamente come quell’essere bidimensionale.
Non percepiamo l’interezza del tempo (quarta dimensione), non vediamo tutte le linee di probabilità contenute nella funziona d’onda (quinta dimensione) e non sappiamo minimamente come trasferirci su un ramo di realtà desiderato (piegare la quinta lungo la sesta dimensione).

Il fatto di non sapere e di non poter percepire,
non significa che qualcosa non esiste.
Significa solo che siamo limitati alle tre dimensioni.

Riconduciamo gli eventi straordinari a qualcosa che sia comprensibile: quando abbiamo una premonizione pensiamo che sia un caso e quando otteniamo qualcosa di impossibile, liquidiamo il fatto a un colpo di fortuna.
Come vedi, siamo proprio come un punto sul foglio di carta, incapaci di capire cosa accade perché confinati in realtà nella terza dimensione.

In un’era ormai dimenticata, qualcuno ci aveva insegnato a piegare la quinta dimensione. Questo sapere è andato perduto e tenuto volutamente segreto alla massa.
È giunto il momento di recuperare questa antica capacità ormai atrofizzata e di co-creare la vita desiderata.

Giuditta Dembech
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Cambia la tua realtà: 3 leggi quantiche, ingegneria neurolinguistica e Focus Universale


venerdì 13 novembre 2015

Teoria dei molti mondi: di cosa si tratta?



Teoria dei molti mondi: di cosa si tratta?

Definizione della "teoria dei molti mondi", dal Dizionario enciclopedico di Fisica Quantistica

La redazione S&C - 12/11/2015



Teoria dei molti mondi: di cosa si tratta?

ll "Dizionario enciclopedico di Fisica Quantistica" è una guida alla realtà quantistica, dove tuttta la storia della fisica, dalla A alla Z, viene affrontata con piglio appassionato ed entusiasmante.

Siete curiosi di come funziona questo mondo (e tutti gli altri)?
Allora, questo è il libro che fa per voi.

Estratto dal libro "Dizionario enciclopedico di Fisica Quantistica"

La teoria dei molti mondi, viene definita anche, alternativamente, teoria dei multi mondi o interpretazione dei molti mondi.

Cosa esprime?
Esprime che: “ogni qual volta il mondo deve affrontare una scelta a livello quantistico, l’universo si divide in due (ovvero in tante parti quante sono le scelte possibili), di modo che vengano realizzate tutte le possibili opzioni.

Come se un elettrone potesse scegliere di passare tra due fenditure e in un mondo l’elettrone passa attraverso la fenditura A, nell’altro, attraverso la fenditura B.

Non sempre viene debitamente evidenziato che all’origine di questa idea c’è proprio lo sviluppo dell’interpretazione di Copenhagen, che risale al 1927 a opera di Niels Bohr.
In realtà, Bohr suggerì che si sarebbe potuto pensare all’esperimento della doppia fenditura in termini di due realtà diverse, in ognuna delle quali l’elettrone seguiva un percorso differente. Tuttavia considerò il nostro mondo, il mondo così come lo sperimentiamo, come un ibrido delle due possibilità, che producono interferenze tra i due mondi.

Quando ci mettiamo a osservare in quale fenditura sia passato l’elettrone, rendiamo reale uno dei due monti, mentre l‘altro scompare, e quindi non c’è interferenza.

Quella dei molti mondi è quindi una caratteristica dell’interpretazione di Copenhagen, ma si tratta di mondi fantasma, che non si ritiene abbiano una realtà fisica.

Secondo l’ipotesi di Bohr, se analizziamo la situazione e scopriamo che l’elettrone è passato attraverso la fenditura A, la faccenda si conclude.

Non viene ipotizzato che in una qualche realtà alternativa ci sia una situazione analoga in cui però l’elettrone passa per la fenditura B. Ma perché no?

All’inizio degli anni ’50, Hugh Everett, un laureando a Princeton, lavorò sull’interpretazione di Copenhagen e sul magico collasso della funzione d’onda, e decise che aveva più senso trattare ognuno dei possibili eventi quantici come se esistesse realmente, in una realtà concreta.
 
Nel classico esempio del gatto di Schrödinger, ciò implica che, se l’esperimento fosse realmente intrapreso, l’universo si dividerebbe in due: in una realtà il ricercatore, aprendo la scatola, troverebbe un gatto morto, mentre nell’altra realtà si troverebbe un gatto vivo.

Incoraggiato da John Wheeler, supervisore della sua tesi, Everett sviluppò quest’idea fino a farne un’interpretazione pienamente funzionante della teoria quantistica, e dimostrò che l’idea che “tutte le possibilità quantistiche siano contemporaneamente reali”  portava alle stesse previsioni sperimentali dell’interpretazione di Copenhagen.
Ciò si rivelò positivo, in un senso, negativo nell’altro.
Era positivo perché ogni esperimento intrapreso era in accordo con le previsioni dell’interpretazione di Copenhagen e, quindi, in quel contesto, la teoria dei molti mondi non poteva essere considerata errata. Ma d’altro canto non c’era più modo di verificare, con adeguati esperimenti, quale delle due interpretazioni “rivali” fosse veramente “corretta”. A quel punto, la scelta diventava questione di gusti personali.

La ricerca di Everett venne pubblicata sulla rivista Rewviews of Modern Physics nel 1957 assieme a una nota di Wheeler che ne sottolineava l’importanza.

Nonostante ciò, quella teoria fu ampiamente ignorata, finché Bryce DeWitt, dell’università della Carolina del Nord, se ne appropriò verso la fine degli anni ’60.

Quel parziale insuccesso era sicuramente dovuto alle sconvolgenti implicazioni dell’accettare che ci fossero un numero infinito di realtà alternative, “là fuori”, coesistenti in un certo senso a quella da noi sperimentata, nelle quali ogni possibile scelta quantistica veniva concretizzata in un mondo o nell’altro.

Lo stesso DeWitt, scrivendo su Psysics Today (settembre 1970) descrisse lo shock subito contemplando per la prima volta la possibilità che esistessero circa «10100 copie di se stesso, leggermente diverse, che continuano a duplicarsi all’infinito».

John Gribbin
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Dall'Acceleratore di particelle al campo del punto Zero - Q come Quanto



venerdì 18 settembre 2015

Materia oscura, cosa sarà mai?

Materia oscura, cosa sarà mai?

Le prove sperimentali dell'esistenza della materia oscura e le ricerche per capire di cosa è fatta

di Antonella Ravizza - 17/09/2015



Materia oscura, cosa sarà mai?

La materia oscura è quella materia che non emette luce visibile, onde radio, raggi X, raggi gamma o altre radiazioni elettromagnetiche.
Anche se sembra strano, oggi si stima che la materia oscura costituisca una grandissima parte, quasi il 90%, della massa presente nell'Universo, cioè si ritiene che sia molto più abbondante della materia visibile. Nel 2001 Bruce H. Margon, astronomo all'Università di Washington disse a tal proposito:

«È una situazione alquanto imbarazzante dover ammettere che non riusciamo a trovare il 90% della materia dell'Universo».

Se non è visibile sorge spontanea una domanda: come ne conosciamo l’esistenza? Negli anni Trenta, durante gli studi di alcuni ammassi di galassie, l’astronomo svizzero F. Zwicky osservò che le velocità delle galassie erano di molto superiori a quelle previste dal conteggio delle sole masse visibili.
Egli pensò quindi che le galassie di ogni ammasso dovevano essere tenute insieme da effetti gravitazionali dovuti a materia invisibile, che chiamò inizialmente materia mancante, oggi conosciuta come materia oscura, cioè non osservabile per mezzo della luce emessa. Va fatto notare che le analisi astrofisiche che hanno portato a questi risultati presuppongono la validità della legge di gravitazione universale anche a grandi distanze, cioè la dipendenza della forza gravitazionale dalla distanza R secondo la forma 1/R2.

Le prove sperimentali dell'esistenza della materia oscura

Oggi ci sono prove sperimentali che dimostrano l’esistenza della materia oscura, prima di tutte è il moto delle stelle in una galassia. Le galassie a spirale, infatti, hanno un nucleo centrale molto denso di stelle e tutte le stelle della galassia ruotano attorno al centro con una propria velocità; a grandi distanze si considera la galassia come fosse formata da un’unica massa. Naturalmente, ci si aspetta che la velocità tangenziale di una stella decresca all’aumentare della distanza. Anche i pianeti del sistema solare si comportano così: i pianeti più vicini al sole sono più veloci di quelli lontani. Gli scienziati hanno osservato in modo approfondito la velocità tangenziale delle stelle in alcune galassie e a volte hanno ottenuto risultati inaspettati: hanno trovato un andamento crescente (e non decrescente) della velocità in funzione della distanza. La spiegazione più logica dell’elevata velocità delle stelle più esterne presuppone la presenza di materia non visibile sparsa nell’alone delle galassie, Via Lattea compresa (la nostra galassia).

Un’altra prova sperimentale che dimostra l’esistenza della materia oscura è il moto delle galassie nei grandi ammassi, cioè nei raggruppamenti di galassie. Considerando, infatti, solo la massa visibile, la forza gravitazionale generata non sarebbe sufficiente a evitare la fuga delle galassie dall’ammasso stesso; anche qui sembra indispensabile la presenza di un’ulteriore massa. In più la presenza di nubi di gas nelle parti più esterne delle galassie e nello spazio compreso fra galassie ci fa supporre l’esistenza di materia oscura, altrimenti le nubi di gas tenderebbero a disperdersi nello spazio. Ci si pone anche la domanda: potrebbero esistere galassie di sola materia oscura? Sembra, da recenti studi, che la materia gassosa visibile sotto forma di aloni si estenda molto oltre le galassie visibili. Il gas per essere osservato deve essere riscaldato. Da studi recenti è dimostrato che nelle galassie c’è un’enorme quantità di gas caldo (nube di gas) che emette una piccola quantità di raggi X. La presenza di questo gas fa pensare che esista una forte attrazione gravitazionale che lo tenga lì, mentre la massa delle galassie visibili non sarebbe sufficiente. Questo per arrivare alla conclusione che deve esserci materia oscura diffusa tra le galassie di un ammasso.

Nel 2008, grazie allo studio di ricercatori francesi e canadesi coordinati dall'Istituto di Astrofisica di Parigi, si ebbe la definitiva evidenza della presenza di materia oscura. Utilizzando il telescopio Canada-France-Hawaii Telescope (Cfht), posto sul monte Mauna Kea nelle Hawaii, gli studiosi osservarono migliaia di immagini per verificare la deviazione che la luce subiva nel suo viaggio cosmico, constatando che essa veniva deviata anche in punti dove non erano visibili masse. Fu grazie a queste osservazioni dei suoi effetti gravitazionali che, pur non visibile, si scoprì la materia oscura.

Cosa possiamo dire oggi sulla materia oscura? Di che cosa è fatta?

La materia oscura può essere classificata in barionica e non barionica. La materia oscura barionica è composta da materia simile a quella che costituisce le stelle, i pianeti, la polvere interstellare, con la sola differenza che non emette radiazioni.
La materia oscura non barionica è difficilmente rivelabile. Si ipotizza possa trattarsi di particelle supersimmetriche quali neutralini (neutrini massicci), o altre particelle mai osservate e soggette solo alla forza gravitazionale e all'interazione nucleare debole. Si pensa che almeno il 90% della materia oscura sia non barionica. La materia oscura viene classificata anche in materia oscura fredda, rappresentata essenzialmente dalle ipotetiche particelle "lente", e materia oscura calda, rappresentata dai neutrini, che sono particelle superveloci. D'altra parte i fisici astroparticellari cercano tali particelle nella radiazione cosmica, utilizzando sofisticati rivelatori dove tali particelle dovrebbero interagire.

Data la rarità di queste possibili interazioni occorre ridurre al minimo ogni tipo di fondo, quale quello legato ai raggi cosmici carichi, e alla radioattività ambientale. I rivelatori devono quindi essere localizzati in laboratori sotterranei. Gli scienziati pensano inoltre che accanto alla materia oscura esista una particolare forma di energia (nota come energia oscura), la quale, secondo il principio di equivalenza di Einstein (E = mc2), sia in grado di dar conto della maggior parte della massa dell’universo.

Riassumendo, come si può osservare la materia oscura? Grazie a un effetto noto come lente gravitazionale: la deflessione della radiazione emessa da una sorgente luminosa a causa della presenza di una massa posta tra la sorgente e l'osservatore.

Non tutti i fisici sono d’accordo sull’esistenza di materia oscura; secondo il fisico israeliano Mordehai Milgrom, per esempio, la materia oscura non esiste affatto: è la gravità che bisognerebbe riscrivere. Ai margini delle galassie, afferma, questa forza sarebbe più intensa di quanto ipotizzato dalle attuali teorie.

Richard Panek
Il 4% dell'Universo - Libro >> http://goo.gl/F9IILt
La Storia della scoperta della materia oscura e dell'energia oscura
Editore: Codice Edizioni
Data pubblicazione: Giugno 2012
Formato: Libro - Pag 261 - 14x21,5


venerdì 21 agosto 2015

Universo: e se comprenderlo fosse semplice?

Universo: e se comprenderlo fosse semplice?

Cos’è l’Universo? Come è fatto? Capire l’universo non è cosa facile. E se invece lo fosse?

di Valentina Balestri - 19/08/2015



Universo: e se comprenderlo fosse semplice?

Sapete quanti anni ha l’universo?

Sapete che una galassia e un alveare hanno molto in comune tra loro oppure che la luce della stella polare, per raggiungerci, sta navigando nello spazio dalla fine del 1500?

Sapete che siete fatti degli stessi atomi di cui sono fatte le stelle? E che senza questi atomi non esisterebbero né un universo né un cervello per formulare tutte queste domande?!

L'Universo spiegato ai miei nipoti

Questo articolo è dedicato a “L’Universo spiegato ai miei nipoti”, un libro con un titolo che esprime chiaramente il suo obiettivo: spiegare l’universo, ovvero la seconda cosa più complessa che ci sia, preceduta solo dalla mente umana, in modo tale che anche un ragazzino possa comprenderla.

Parlandoci dell’universo, la scienza ci parla di noi.

In poco più di cento pagine, il discorso tra un astrofisico di fama mondiale e sua nipote, una ragazzina curiosa di quasi quattordici anni, rivela alcuni dei più articolati enigmi posti dalla fisica, in questi ultimi anni.
Insieme riflettono, guardano lontano e così tornano a osservare le origini, e le origini portano a noi: chiederci chi siamo e da dove veniamo è naturale, domandarci se siamo soli nell’universo lo è altrettanto. Ricercare tutte queste risposte può davvero influenzare il nostro futuro.

“La contemplazione della volta celeste e la percezione della nostra presenza in mezzo agli astri suscitano un desiderio condiviso di saperne di più su questo misterioso cosmo in cui viviamo. Parleremo di scienza, ma senza dimenticare la poesia.”


Hubert Reeves (13 luglio a Montreal) è un astrofisico canadese e divulgatore scientifico.
E' stato direttore di ricerca al centro nazionale della ricerca scientifica dal 1965 e attualmente vive in Francia dove spesso è in televisione per promuovere la scienza.


Hubert Reeves
L'universo Spiegato ai miei Nipoti - Libro >> http://goo.gl/4jRPgH
Editore: Baldini & Castoldi
Data pubblicazione: Dicembre 2011
Formato: Libro - Pag 106 - 13x21 cm
Ultima ristampa: Febbraio 2014