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mercoledì 12 luglio 2023

Ascoltare la voce del corpo


Ascoltare la voce del corpo: la consapevolezza interocettiva

Psicologia Quantistica

>> https://bit.ly/2T15Gz1

La cosiddetta “consapevolezza interocettiva” è la sensibilità nei confronti delle informazioni e degli stimoli interni, quali il respiro, la peristalsi gastrointestinale, il senso di fame e sazietà, ma anche la cognizione del dolore e delle altre emozioni

Carmen Di Muro - 07/07/2023

Il nostro corpo è un sistema di intelligenza mutevole, pulsante, in continuo cambiamento. È un fiume di energia ed informazioni che costantemente ricrea se stesso, la sede da cui tutto parte e da cui tutto si genera nella costante interazione tra interno ed esterno. Esso è un fenomeno assai complesso e va compreso sempre a partire da quelli che sono i “vissuti” della coscienza, sulla base di quel profondo e insolvibile legame che tiene assieme la sfera somatica e quella psichica, non come due dimensioni differenti, ma nella loro reciproca relazione originaria al di fuori della quale noi non saremmo quello che siamo. Il corpo è, infatti, la terra dove prendono forma visibile le dinamiche sottili che si svolgono dentro di noi, ciò che permette di situarsi emotivamente, rinnovando, di volta in volta, il nostro equilibrio personale e il nostro senso di stabilità nel mondo.

Che cos'è la consapevolezza interocettiva

Ciò significa che nella maggiorparte delle situazioni, senza accorgercene, tendiamo a regolare la stabilità emozionale attraverso il mantenimento dell’equilibrio corporeo. Questa è la cosiddetta “consapevolezza interocettiva”, ovvero la sensibilità nei confronti delle informazioni e degli stimoli interni, quali il respiro, la peristalsi gastrointestinale, il senso di fame e sazietà, ma anche la cognizione del dolore e delle altre emozioni. Mediante l’interocezione il corpo comunica il proprio stato di salute ed efficienza fisica permettendoci di costituire il “senso di essere sè”, la nostra identità biologica. Essa diviene una delle modalità fondamentali di percepire il reale partendo dalla voce silente dei segnali somatici.

Molti degli avvenimenti che esperiamo giornalmente, che siano positivi o negativi, non di rado vengono colti a partire da quello che genera il corpo sottoforma di input sensoriali. Infatti, le modificazioni somatiche diventano le coordinate di definizione, referenza ed informazione del vissuto della persona e non sempre sintomi attribuibili esclusivamente ad una malattia o un disturbo organico. L’esterno, ovvero ciò che accade, diventa muto, e non si riesce a cogliere e a vedere il contesto o l’evento che ha generato l’emozione di cui il soma si fa interlocutore. Ciò che perturba l’esperienza di vita della persona viene, quindi, letto a partire dalla corporeità e non più dalla situazione intercorrente. È chiaro che da questa prospettiva possiamo meglio comprendere come un qualcosa che è un'emozione centrale del tema di vita dell'individuo che non viene avvertita o riferita a sé, può divenire qualcosa che acquista caratteristiche perturbanti e sintomatiche di estraneità, un elemento che sembra colpirci dall'esterno, non facente parte del proprio sentire personale.

La consapevolezza interocettiva: quando i sintomi nascono dalle emozioni

Il risultato? Un senso di grande instabilità che porta la nostra attenzione a polarizzarsi sempre più sui segnali corporei generando paura circa l’esistenza di una reale patologia ed innescando il circolo degli automatismi di pensiero, delle credenze stabili ed autosabotanti, che ci tolgono la storia, chi siamo realmente. Da qui comprendiamo come determinate sintomatologie si formino a partire dal mancato accordo tra agire e sentire, e dallo spostamento e dalla repressione di emozioni che rimangono inconsapevoli, vissuti che non riusciamo a cogliere per quello che vogliono realmente segnalarci, la cui informazione disarmonica, non di rado, rimane bloccata nei vari comparti somatici.

E nel momento in cui la nostra sfera profonda viene perturbata durevolmente da questo sentire disturbante, l’intera fisiologia del corpo non potrà che risentirne divenendo maggiormente vulnerabile ad una serie di agenti nocivi esterni e, di conseguenza, al reale insorgere della patologia. Afferrare, sentire e riconfigurare la condizione emotiva per ciò che è, mettendola in relazione al continuo accadere della vita, diventa il passo fondamentale per dare inizio alla riorganizzazione del significato personale, un processo di scoperta e di creazione che apre all’esistenza e alla sua più vera comprensione.


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Carmen Di Muro

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Carmen Di Muro

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mercoledì 19 settembre 2018

Ascoltare la voce del corpo




Ascoltare la voce del corpo: la consapevolezza interocettiva

Psicologia Quantistica      

La cosiddetta “consapevolezza interocettiva” è la sensibilità nei confronti delle informazioni e degli stimoli interni, quali il respiro, la peristalsi gastrointestinale, il senso di fame e sazietà, ma anche la cognizione del dolore e delle altre emozioni

Carmen Di Muro - 18/09/2018

Il nostro corpo è un sistema di intelligenza mutevole, pulsante, in continuo cambiamento. È un fiume di energia ed informazioni che costantemente ricrea se stesso, la sede da cui tutto parte e da cui tutto si genera nella costante interazione tra interno ed esterno. Esso è un fenomeno assai complesso e va compreso sempre a partire da quelli che sono i “vissuti” della coscienza, sulla base di quel profondo e insolvibile legame che tiene assieme la sfera somatica e quella psichica, non come due dimensioni differenti, ma nella loro reciproca relazione originaria al di fuori della quale noi non saremmo quello che siamo. Il corpo è, infatti, la terra dove prendono forma visibile le dinamiche sottili che si svolgono dentro di noi, ciò che permette di situarsi emotivamente, rinnovando, di volta in volta, il nostro equilibrio personale e il nostro senso di stabilità nel mondo.

Che cos'è la consapevolezza interocettiva

Ciò significa che nella maggior parte delle situazioni, senza accorgercene, tendiamo a regolare la stabilità emozionale attraverso il mantenimento dell’equilibrio corporeo. Questa è la cosiddetta “consapevolezza interocettiva”, ovvero la sensibilità nei confronti delle informazioni e degli stimoli interni, quali il respiro, la peristalsi gastrointestinale, il senso di fame e sazietà, ma anche la cognizione del dolore e delle altre emozioni. Mediante l’interocezione il corpo comunica il proprio stato di salute ed efficienza fisica permettendoci di costituire il “senso di essere sè”, la nostra identità biologica. Essa diviene una delle modalità fondamentali di percepire il reale partendo dalla voce silente dei segnali somatici.

Molti degli avvenimenti che esperiamo giornalmente, che siano positivi o negativi, non di rado vengono colti a partire da quello che genera il corpo sotto forma di input sensoriali. Infatti, le modificazioni somatiche diventano le coordinate di definizione, referenza ed informazione del vissuto della persona e non sempre sintomi attribuibili esclusivamente ad una malattia o un disturbo organico. L’esterno, ovvero ciò che accade, diventa muto, e non si riesce a cogliere e a vedere il contesto o l’evento che ha generato l’emozione di cui il soma si fa interlocutore. Ciò che perturba l’esperienza di vita della persona viene, quindi, letto a partire dalla corporeità e non più dalla situazione intercorrente. È chiaro che da questa prospettiva possiamo meglio comprendere come un qualcosa che è un'emozione centrale del tema di vita dell'individuo che non viene avvertita o riferita a sé, può divenire qualcosa che acquista caratteristiche perturbanti e sintomatiche di estraneità, un elemento che sembra colpirci dall'esterno, non facente parte del proprio sentire personale.

La consapevolezza interocettiva: quando i sintomi nascono dalle emozioni

Il risultato? Un senso di grande instabilità che porta la nostra attenzione a polarizzarsi sempre più sui segnali corporei generando paura circa l’esistenza di una reale patologia ed innescando il circolo degli automatismi di pensiero, delle credenze stabili ed autosabotanti, che ci tolgono la storia, chi siamo realmente. Da qui comprendiamo come determinate sintomatologie si formino a partire dal mancato accordo tra agire e sentire, e dallo spostamento e dalla repressione di emozioni che rimangono inconsapevoli, vissuti che non riusciamo a cogliere per quello che vogliono realmente segnalarci, la cui informazione disarmonica, non di rado, rimane bloccata nei vari comparti somatici.

E nel momento in cui la nostra sfera profonda viene perturbata durevolmente da questo sentire disturbante, l’intera fisiologia del corpo non potrà che risentirne divenendo maggiormente vulnerabile ad una serie di agenti nocivi esterni e, di conseguenza, al reale insorgere della patologia. Afferrare, sentire e riconfigurare la condizione emotiva per ciò che è, mettendola in relazione al continuo accadere della vita, diventa il passo fondamentale per dare inizio alla riorganizzazione del significato personale, un processo di scoperta e di creazione che apre all’esistenza e alla sua più vera comprensione.

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lunedì 25 settembre 2017

L'orecchio come analizzatore critico



L'orecchio come analizzatore critico sonoro

La capacità critica soggettiva e oggettiva dell'orecchio

compilato da Marco Stefanelli, PhD


L'orecchio, come l'occhio, è in grado di "mettere a fuoco" e analizzare particolari bande di frequenze.

Quando si ascolta un'orchestra siamo in grado di concentrare l'attenzione e quindi l'ascolto su alcuni singoli strumenti oppure se ascoltiamo un gruppo di cantanti siamo in grado di individuare il primo tenore, il baritono o il basso.
Cio' è possibile grazie ad una sorprendente capacità della combinazione orecchio/cervello/osservatore, l'osservatore in questo caso corrisponde all'ascoltatore, che in ultima analisi è il nostro sé interiore.

Nel canale uditivo tutti i suoni sono mescolati, come fa l'orecchio a distinguerli?

La superficie del mare può essere agitata da molti tipi di onde, uno dovuto al vento locale, uno ad una tempesta lontana, altri ancora creati dal passaggio di imbarcazioni, ma l'occhio, a differenza dell'orecchio, non è in grado di separare le onde più complesse. Un orecchio ben addestrato è invece in grado di ascoltare una esecuzione di violino di un brano musicale individuando le varie armoniche superiori, distinguendole dalla fondamentale.

Se si ascoltano contemporaneamente suoni a 1000, 1200, e 1400 Hz (Hertz), si percepisce anche un suono con frequenza di 200 Hz. Tale frequenza può essere interpretata come la fondamentale, con 1000 Hz come quinta armonica, 1200 Hz come sesta armonica ecc.

Questo effetto molto interessante ha spiegazioni controverse. Le ipotesi scientifiche più recenti suppongono che il sistema uditivo sappia riconoscere che i segnali superiori sono le armoniche di 200 Hz e che esso fornisca la fondamentale mancante che le avrebbe generate.

La distinzione tra misurazioni fisiche e sensazioni soggettive sembrerebbe escludere la possibilità di usare l'orecchio per misurazioni fisiche. E' vero che non possiamo ottenere letture digitali fissando qualcuno negli occhi o... negli orecchi, ma questi ultimi sono pur sempre in grado di operare confronti molto precisi. Un ascoltatore può riconoscere differenze di livello sonoro di circa 1 dB per quasi tutta la banda udibile se il livello è ragionevole. In condizioni ideali si riesce a percepire anche un cambiamento di un terzo di decibel. A livelli ordinari, per frequenze inferiori a 1000 Hz, l'ascoltatore è in grado di avvertire differenze fra note separate in frequenza solo dello 0,3 %, ovvero di 0,3 Hz a 100 Hz e di 3 Hz a 1000 Hz.

Harvey Fletcher sottolinea come la straordinaria finezza dell'udito umano gli sia stato di grande aiuto nelle sue ricerche sulla sintesi dei suoni.

Studiando i suoni del pianoforte inizialmente pensò che fosse sufficiente misurare la frequenza e l'ampiezza della fondamentale e delle armoniche e poi combinarle con i valori di attacco e di caduta, ma il risultato fu deludente perché gli ascoltatori esperti all'unanimità rilevarono che i suoni sintetici non assomigliavano a quelli di un pianoforte, ma piuttosto alle note di un organo. Altri studi rilevarono il fatto, peraltro già noto da tempo, che le corde del pianoforte sono molto rigide e posseggono le proprietà sia di canne solide che di corde tese. La conseguenza di ciò è che le parziali del pianoforte hanno frequenze non armoniche. Correggendo le frequenze di quelle che si ritenevano essere armoniche (frequenze multiple intere della fondamentale) gli ascoltatori esperti non erano più in grado di distinguere fra il suono del pianoforte sintetizzato e quello reale.

La capacità critica dell'orecchio nel confrontare la qualità del suono aveva fornito la chiave per la soluzione del problema.

Le bande critiche dell'orecchio lo rendono un analizzatore del suono. Queste bande corrispondono approssimativamente a terzi di ottava.

La conoscenza delle bande critiche dell'orecchio con funzione di filtro potrebbe far scattare il desiderio di analizzare rumori con spettro ampio e continuo, come quello del traffico, del sottofondo subacqueo, della risacca del mare, del rumore del ruscello ecc. usando l'apparato uditivo invece di ricorrere ad attrezzature pesanti e costose per l'analisi del suono. E così sarà successo ad Harvey Fletcher, il primo a proporre l'idea delle bande critiche, e a molti studiosi in questo campo che hanno successivamente approfondito l'argomento.

L'approccio generale dell'esperimento è quello di far partire una registrazione del rumore da analizzare e miscelarla con un segnale proveniente da un oscillatore a frequenza variabile. La combinazione viene amplificata e ascoltata in una cuffia con risposta in frequenza piatta. L'oscillatore viene posizionato per esempio a 1000 Hz e l'ampiezza della sua uscita viene regolata fino a quando il segnale è coperto o mascherato dal rumore.

Soltanto il rumore nella banda critica centrata su 1000 Hz contribuisce a mascherare il segnale.
Se la registrazione e tutto il sistema di misurazione (compreso l'orecchio dell'osservatore/ascoltatore) sono calibrati, si possono ottenere livelli assoluti per lo spettro del rumore.

Ciò che conta veramente è avere la consapevolezza che nel nostro orecchio è presente una serie di filtri in grado di realizzare l'analisi del suono, al di là del fatto che questo metodo possa mai sostituire una buona attrezzatura per l'analisi del livello sonoro dotata di filtri da un'ottava e da un terzo di ottava.

Le bande critiche spiegano il fenomeno del "mascheramento": se in un segnale si trovano più frequenze, tutte comprese in una di queste bande critiche, esso sarà percepito con la stessa intensità di un segnale contenente un solo tono puro di frequenza pari al centrobanda; se la distanza fra le componenti del segnale eccede la banda critica, l'intensità percepita sarà maggiore.

La larghezza di queste bande critiche è più o meno costante prima dei 1000 Hz e segue una legge lineare dopo i 1000 Hz; si va da 100-150 Hz con un centrobanda di 150 Hz a 1300 Hz con un centrobanda di 7 kHz.

Esiste ancora un profondo divario fra giudizio soggettivo sulla qualità del suono, l'acustica di un ambiente ecc. e una misurazione oggettiva. La questione è in continua evoluzione. Si considerino per esempio i termini descrittivi che vengono spesso usati per descrivere l'acustica di una sala da concerto: calore, chiarezza, brillantezza, definizione, risonanza, riverberazione, bilanciamento, pienezza di tono, miscelazione, vitalità, intimità, sonorità, scintillazione ecc.

Che tipo di strumento può misurare la "vitalità" o la "brillantezza"?
E come individuare un test per la loro "definizione"?

Per questo esame prendiamo in considerazione, appunto, la "definizione", che corrisponde alla chiarezza e la distiguibilità di un suono. Essa può essere misurata considerando l'energia di un ecogramma durante i primi 50-80 ms (millisecondi) e rapportandola con l'energia di tutto l'ecogramma.
Ciò permette il confronto tra il suono diretto unitamente ai primi suoni riflessi, che vengono integrati dall'orecchio, e l'intero suono riverberante.
Questa misurazione relativamente diretta di un suono impulsivo generato da una pistola o da un pallone che scoppia, lascia intravedere concrete possibilità di mettere in relazione la definizione del termine descrittivo e una misurazione oggettiva. Ma, probabilmente, ci vorrà molto tempo ancora prima che tutti questi termini soggettivi possano tradursi in misurazioni oggettive, anche se si tratta di questioni fondamentali dell'acustica e soprattutto della psicoacustica.

A un certo punto dell'analisi anche le letture strumentali devono cedere il passo ad osservazioni fatte direttamente dall'uomo e gli esperimenti assumono allora una nuova qualità soggettiva.

Studiando la sensazione, per esempio, agli ascoltatori esperti vengono proposti suoni diversi e ad ognuno viene chiesto di confrontare la sensazione prodotta dal suono A rispetto a quella prodotta dal suono B o di esprimere giudizi critici in altri modi. I dati trasmessi dagli esperti vengono poi sottoposti ad analisi statistica, valutando così la dipendenza di stime umane, come la sensazione, da misurazioni fisiche del livello sonoro.
Se il test è stato condotto correttamente e se è stato coinvolto un numero sufficiente di esperti, i risultati sono attendibili. E' in questo modo che possiamo venire a conoscenza del fatto che non c'è una relazione lineare fra livello sonoro e sensazione, fra altezza e frequenza, oppure fra timbro e qualità del suono.

Il nostro apparato uditivo integra le intensità sonore per brevi intervalli e funziona praticamente come uno strumento di misurazione balistico. In altre parole, se ci troviamo in una sala da concerti, l'orecchio e il cervello mettono in atto la sorprendente abilità di raccogliere tutti i suoni riflessi che arrivano entro 50 ms dal suono diretto e li combinano (integrano) dando l'impressione che tutti questi suoni provengano dalla sorgente originaria, anche se sono presenti suoni riflessi provenienti da altre direzioni. L'energia sonora che viene integrata durante questo periodo fornisce inoltre l'impressione di maggiore sensazione.

Non dovrebbe sorprendere il fatto che l'apparato uditivo umano fonda tutti i suoni che arrivano entro un certo lasso di tempo perché, dopo tutto, anche l'apparato visivo al cinema o alla televisione fonde una successione di fotogrammi, dandoci l'impressione (illusione) di un movimento continuo. La velocità di scorrimento dei fotogrammi è importante: ce ne devono essere almeno 16 al secondo (uno ogni 62 ms) per evitare di vedere una serie di immagini ferme oppure un tremolio continuo. La fusione uditiva, invece, opera al meglio durante i primi 20/30 ms; oltre i 50-80 ms cominciano a dominare eco separate.

Il nostro apparato uditivo è in grado di localizzare con accuratezza la direzione di una sorgente sonora sul piano orizzontale, sul piano mediano verticale la capacità di localizzazione è meno accurata.

Durante un esperimento, Haas dispose degli ascoltatori a 3 m da due altoparlanti, collocati in modo tale da formare un angolo di 45°, con l'ascoltatore sulla bisettrice dell'angolo. Le condizioni erano pressoché anecoiche. Agli ascoltatori veniva richiesto di regolare un attenuatore finché il suono proveniente dall'altoparlante "diretto" pareggiasse quello dell'altoparlante "ritardato". Haas passò poi allo studio degli effetti delle variazioni del ritardo e scoprì che, entro un ritardo compreso fra 5 e 35 ms, il suono proveniente dall'altoparlante ritardato doveva essere aumentato di più di 10 dB rispetto a quello diretto affinché suonasse come un'eco. Si parla in questo caso di effetto precedenza o effetto Haas.

In una stanza, l'energia sonora riflessa che giunge all'orecchio entro 35 ms viene integrata con il suono diretto e percepita come parte del suono diretto stesso piuttosto che come suono riverberante. Le prime riflessioni di un suono servono dunque ad aumentarne la sensazione, come ha detto Haas, danno luogo a "...una piacevole modificazione dell'impressione sonora nel senso che ampliano la sorgente sonora primaria, mentre la sorgente ecoica non è ancora percepita acusticamente in quanto tale".

In precedenza, alcuni ricercatori avevano scoperto che solo i ritardi molto piccoli (inferiori a 1 ms) influivano sul discernimento della direzione di una sorgente attraverso tempi di arrivo ai due orecchi leggermente diversi. Ritardi maggiori di 1 ms non sembravano avere alcun effetto sul nostro senso direzionale.

La zona temporale di transizione tra l'effetto integrante per ritardi inferiori a 35 ms e la percezione del suono ritardato come eco distinta è graduale e, pertanto, in qualche modo indefinita. Alcuni studiosi ritengono più probabile l'intervallo di 1/16 di s (62 ms), altri quello di 80 ms e altri ancora quello di 100 ms, dopo che la manifestazione dell'eco separata non è più messa in discussione.

Sebbene l'apparato uditivo non sia uno strumento di misurazione oggettivo che fornisce valori assoluti, esso è comunque molto preciso nel confrontare frequenza, livelli e qualità del suono.


Riferimenti web/bibliografici

- Michael Talbot - Smith, Manuale di Ingegneria del suono, Hoepli 2010

- F. Alton Everest - Manuale di acustica, Hoepli 2010

- fisicaondemusica.unimore.it/Bande_critiche.html



venerdì 22 aprile 2016

La voce che guarisce





La voce che guarisce

Tecniche di guarigione con le terapie vocali

di Philippe Barraquè



La voce che guarisce - libro

Grazie al potere liberatorio della voce, possiamo correggere abitudini mentali indesiderate, recuperare piccole disfunzioni fisiologiche e liberare il nostro potenziale, ritrovando dinamismo e salute.

Suoni curativi, riscoperti alle fonti delle principali tradizioni spirituali, sono qui affiancati a esercizi di armonizzazione e stimolazione vocale facilmente eseguibili.

L'autore, esperto di canto armonico e tecniche vocali dell'Asia Centrale, musicoterapeuta e professore di canto, si è dedicato allo studio degli stati modificati di coscienza indotti attraverso i suoni e all'azione ristrutturante della voce sulle cellule, le ghiandole endocrine e i centri energetici.


Philippe Barraqué è musicologo, musicoterapeuta, scrittore (ha all'attivo una serie di libri, alcuni dei quali anche pubblicati in Italia), compositore e vocalista di grande talento.

Diplomato al Conservatorio e titolare di un dottorato di musicologia presso l'Università di Parigi, questo poliedrico artista si è specializzato nello studio degli stati modificati di coscienza indotti dai suoni e nell'azione ristrutturante della voce su cellule, ghiandole endocrine e sistema nervoso.


Philippe Barraquè
La voce che guarisce >>> http://goo.gl/1AoQwV
Tecniche di guarigione con le terapie vocali

giovedì 17 dicembre 2015

Soul Voice - Libera il tuo Destino con la Voce



Soul Voice - Libera il tuo Destino attraverso il Suono della tua Voce

All'interno CD con Esercizi

di Karina Schelde



Soul Voice - Libera il tuo Destino attraverso il Suono della tua Voce - Libro

Un libro ricco di foto esplicative delle diverse esperienze di Soul Voice sperimentate

Questo manuale innovativo sulla voce umana muterà forma al vostro universo interiore di libertà. Step-by-step Karina Schelde invita il lettore a esprimere ciò che porta dentro, affinché ottenga uno stile di vita più appagante e autentico, collegato finalmente all’anima.

Il libro contiene una ricca gamma di pratiche di auto-guarigione, esercitazioni di gruppo e rituali che vi accompagneranno in un viaggio appassionante di risveglio della voce dell’anima.

Il metodo Soul Voice di Karina Schelde rivela le infinite possibilità della vostra anima, utilizzando il suono della voce in modo consapevole. Sperimenterete ciò che non avreste mai pensato possibile!

Ricco di foto a colori e corredato di CD audio per gli esercizi pratici.

“Karina Schelde ci offre una “medicina del suono” che si fonda su secoli di esperienza fornita sia dalla culture indigene che da quella contemporanea. Questo è un ottimo libro sui diveri usi della voce come strumento di guarigione. Lo consiglio vivamente”.
Michael Bernard Beckwith


Leggi un capitolo del libro "Libera il tuo Destino attraverso il Suono della tua Voce"

La spontaneità del bambino interiore - Estratto da "Soul Voice"

Il bambino interiore ci conosce prima ancora che noi conosciamo lui. Ci invita a gustare l’estasi della vita, a volare con le ali del gioco e della magia. Cominciamo tutto da capo e ritorniamo alle origini diventando bambini innocenti.

Siamo venuti a questo mondo come esseri sensibili. Da bambini avevamo delle intuizioni fenomenali, un’immaginazione magnifica e una spontaneità capace di mostrare tutte le emozioni. Potevamo sentire e vedere al di là dell’ordinario, ed esprimerci liberamente, sul momento. Vivevamo beati sulle ali della libertà in un luogo senza tempo, dove il gioco era la nostra realtà e la nostra guida.

Diventando adulti abbiamo perso il contatto con l’immaginazione, la creatività e la magia del nostro bambino interiore. Efficienza, produttività, aspettative della società ci hanno coinvolto e l’adrenalina ci ha spinto a fare le cose velocemente. Ignorando la nostra voce interiore, abbiamo cercato di adattarci alla struttura della società e alle credenze limitanti. Abbiamo perso il contatto a spese dell’innocenza, della purezza e del vero gioco.

Ciò che abbiamo perso può tornare a noi solo in forme più alte, quando lavoriamo consapevolmente con quella perdita. Non è mai tardi per riacquistare quel prezioso contatto e riportare in vita il nostro bambino interiore. I bambini attorno a noi ci ricordano costantemente di farlo!

Si dice che “se non ritornerai come un bambino non entrerai nel Regno dei Cieli”. Senza reclamare la nostra innocenza e le meraviglie della vita, siamo persi.

Il dottor Newton Kondaveti, ricercatore sul lavoro del bambino interiore, spiega:

Siamo tutti intrinsecamente esseri magnifici, con un potenziale senza limite che è in grado di provare ed esprimere amore incondizionato, gioia e creatività. Tuttavia, per sperimentare la nostra vera natura il bambino interiore dev’essere compreso ed espresso. Fino a quando non ci riconnettiamo con il nostro bambino interiore in un ambiente sicuro e incondizionato, esso rimarrà isolato e solo. Fino a quando non reclamiamo i nostri sentimenti di bambino come la sensibilità, la capacità di meravigliarsi e la vivacità, il nostro bambino interiore rimarrà ferito. Quando riguadagniamo le qualità tipiche dei bambini di spontaneità, creatività e giocosità, saremo capaci di vivere con amore incondizionato e gioia. Quando reintegriamo pienamente il nostro bambino interiore, possiamo diventare esseri umani completi e tornare a sentirci completi.

Chi è il bambino interiore?

Il bambino interiore è una potente e preziosa energia che ha origine nelle memorie ed esperienze della nostra infanzia. Risiede nel nucleo del nostro essere, e sin dall’infanzia si è sviluppato per diventare una parte del nostro sé adulto, sia espresso, che soppresso o dimenticato. Il bambino interiore ha una voce che è sensibile, vulnerabile e onesta, una voce che sa, non importa per quanto tempo l’abbiamo ignorata o il genere di infanzia che abbiamo avuto. Forse la voce del nostro bambino interiore è così tranquilla che abbiamo bisogno di momenti di silenzio per sentirla. Forse il bambino interiore è coperto da tutta una serie di emozioni, false idee, immagini e aspettative. Forse è solamente fuori dalla nostra vista, che aspetta di essere notato e chiamato per nome.

Fai un respiro profondo ora e abbi fiducia che si trovi da qualche parte. Lascia che il tuo bambino interiore si attivi attraverso il gioco e l’ascolto interiore. Diventiamo così seri quando ci dimentichiamo il nostro prezioso bambino interiore. Veramente seri! Troppa serietà nutre il nostro ego ma non ci rende felici. Farci carico degli obblighi della vita di tutti i giorni, pagare le tasse, essere puntuali agli appuntamenti, fare ciò che è necessario per sopravvivere non dovrebbe compromettere il tempo da dedicare al nostro giocoso bambino interiore.

Come facciamo a smettere di essere schiavi delle nostre abitudini e del nostro abituale modo di pensare e di fare? Come facciamo a svegliarci e a prenderci una pausa dalle preoccupazioni per le cose da raggiungere, fare e comunicare? In questo momento, mentre continui a leggere, puoi vedere in una prospettiva diversa la tua vita in base al modo in cui il tuo bambino interiore ti parla. Non ti preoccupare del risultato: ti sarà chiaro quando farai le azioni necessarie. Non sei un bambino smarrito, sei un bambino magico!

Non c’è modo di convincere un nuovo gruppo a dare voce ai suoni più strani e provocatori senza chiamare in causa l’innocenza e la giocosità del bambino interiore di ognuno. Non c’è modo di aprirsi completamente alla libertà senza permettere al bambino interiore di essere attivo; ma, mentre lo facciamo, muoveremo le montagne. Non c’è modo in cui io possa fare affinché le persone lascino andare il loro ostinato controllo e le loro idee giudicanti riguardo a come cantano o a come dovrebbero cantare senza che il bambino interiore regni.

Il bambino interiore è un’espressione del nostro sé più autentico e vulnerabile, e tuttavia anche il più creativo. Ha una sua personalità, è un essere importante che vive dentro di noi, e molto spesso è stato ignorato mentre crescevamo. È diventato un adulto civilizzato ed è stato messo dentro una scatola; le sue innate spontaneità e gioia sono state mascherate. Ti ricordi la magia che sentivi quando vivevi in uno stato naturale di libera espressione, pienamente impegnato? Ciò che vedevi e che provavi era reale; l’immaginazione diventava realtà. Il tempo sembrava fermarsi. In contatto con le nostre emozioni, dicevamo al mondo quello che succedeva con scoppi di pianto, urla, gemiti, risa, canti, e senza preoccupazione di come tutto ciò risuonasse.

I bambini sono puri e presenti e raramente bugiardi o annoiati dal gioco, giusto? Il loro linguaggio del corpo e il tono della loro voce indicherà velocemente cosa succede, in modo che, se si sentono in trappola o infelici, sanno che non è un modo di essere naturale. I bambini sanno, nel loro intimo, che sono la luce del mondo, e che è naturale divertirsi, essere giocosi e felici. Che dono!

Rimanere innocenti e curiosi

Guarda negli occhi di un bambino e ricevi la meraviglia e il mistero. La purezza e l’innocenza del bambino sono contagiose e seducenti. Lo ripeto: senza diventare come bambini ancora e ancora, non possiamo entrare nel regno dei cieli. Questo è il modo in cui siamo venuti al mondo ed è anche quello in cui, si spera, lasceremo questo mondo, innocenti come bambini, ma più saggi.

Il bambino interiore è la scintilla di vita, il succo e l’elisir che fanno la vita degna di essere vissuta. Non importa quanto terribili siano i ricordi che abbiamo della nostra infanzia, o quanti sentimenti feriti portiamo nel nostro corpo cellulare, il bambino interiore è ancora lì che ci sussurra all’orecchio di uscire e giocare per nutrire la magia interiore.

I bambini operano dal loro subconscio per il 50 per cento del tempo, mentre noi adulti usiamo solo il 10-15 per cento. È dal serbatoio del nostro subconscio che hanno origine la nostra immaginazione e i nostri sogni; è nel subconscio che immagazziniamo il nostro potenziale nascosto e la nostra profonda consapevolezza interiore, così come i nostri lati ombra. Desideriamo che queste incredibili curiosità e innocenza si rivelino; di svegliarci al nuovo giorno con gli occhi di un bambino, pieni di meraviglia e con possibilità illimitate.

Come un bambino che sta facendo il suo primo passo assieme a un amorevole genitore che sa che questo bambino un giorno correrà con il vento, Dio vede in noi il nostro potenziale illimitato: già realizzato. Siamo solo noi che vediamo sempre dei limiti o mancanze apparenti nella nostra vita.
Chip Richards

Una delle grandi qualità che il bambino interiore libera in noi è il riso. Se tu osservi le conversazioni in cui ci sono molte risate, ti rendi conto che sono un segno che il bambino interiore è stato attivato, sebbene troppe risate possano anche essere una fuga dalla realtà. La risata del bambino interiore è liberatoria ed è una tale guarigione; più ridiamo, più facile diventa la vita, e in aggiunta stiracchiamo i muscoli del cuore! Non cercare di fermare la risata, se hai cominciato a farne una che è quasi impossibile fermare! Ecco un’annotazione riguardante un’esperienza di questo genere:

Quello scoppio di risa, non riesco a fermarlo, sebbene i muscoli della pancia abbiano dato il segnale di “stop” molto tempo fa. Mi sento infinita e senza confini, è uno stato estatico in cui voglio rimanere, magari anche senza ridere! Percepisco le figure, le forme, i colori, i suoni, i movimenti che normalmente non percepisco nella vita di tutti i giorni. Realizzo guardando un piccolo filo di erba che siamo tutti esseri di luce e che la luce è tutto ciò che esiste. Le mie mani sono calde e il mio cuore batte con una pulsazione calma, solo leggermente accelerata. Comincio a muovere il mio corpo con una camminata al rallentatore. La cosa che noto poi è che la mia voce passa dal riso al canto di antichi motivi: un richiamo, quasi ossessivo. Mi ricorda i suoni della terra: come suonerebbe la terra quando cominciamo ad ascoltare la sua vibrazione nel mezzo della natura selvaggia e incontaminata. Non riesco quasi a tenere più i miei occhi aperti, e lascio che si chiudano. Il mio canto si trasforma in mormorio e questo mormorio non vuole finire. Il mio cuore è umile e la mia anima ricorda. Sono nel mio corpo: sono dentro alla carne umana. La mia voce e il mio bambino interiore sono connessi e ora so che non siamo stai mai separati.

In passato la mia bambina interiore si è sentita ferita e impaurita, gravata dalla timidezza e da problemi di abbandono che avevo occultato, da memorie di non essere stata accudita e di essere giudicata per non aver fatto le cose giuste. È stato quando ho cominciato a onorare i miei sentimenti e a prendermi davvero sul serio che l’ho scoperta. C’erano momenti in cui dicevo: «Non posso vivere senza di te», ma non sapevo allora a chi stavo parlando.

Quando ho cominciato a lavorare più profondamente con tutte le emozioni negate e che mi facevano paura, incluse le mie inadeguatezze, la mia voce è significativamente rinata. Potevo perdonare chi mi aveva ferito e chi non mi aveva compreso quand’ero stata ribelle per rivendicare i miei diritti.

Ora so che la bambina interiore è più vicina a me del battito del mio cuore. Lei è sempre reale e presente; Lei c’è per ricordarmi che la vita è giocosa e sempre creativa. È anche la voce che mi dice: «Non ti lascerò mai», mentre sprigiona un forte impegno e protezione. Se mi trovo in una situazione da cui vorrei fuggire, nascondermi, far finta di essere morta, La chiamo e Lei mi ascolta istantaneamente e bisbiglia: «Ti amo e sei al sicuro».

Permetti alla spontaneità del tuo bambino interiore di essere espressa ogni qualvolta ne hai l’occasione, oppure creati un’opportunità. Fai ciò che ti sorprende, fai ciò che per te è imprevedibile o sconosciuto. Il bambino interiore ama le sorprese!

Prova questo:

Culla un orsacchiotto; ricorda a te stesso come ci si sente a essere un bambino.
Prendi della carta da disegno e delle matite colorate e comincia a disegnare il bambino interiore.
Fai un’attività non abituale: potrebbe essere rischiosa, paurosa o anche proibita. Chiedi al tuo bambino interiore se vuole andare sui pattini, saltare da un trampolino, disegnare nella sabbia, andare in bicicletta o far volare un aquilone.
Pronuncia al tuo bambino affermazioni positive mentre celebri e abbracci la sua innocenza.
Guarda un tramonto che ti lascia pieno di stupore mentre risvegli gli occhi del bambino interiore al mistero. O guarda i miliardi di stelle in una notte limpida. È veramente un mistero, e solo se puoi sentire questa profondità nel tuo cuore il tuo bambino interiore si sveglierà e saprai di cosa sto parlando.
Il mondo del tuo bambino interiore può essere semplice. Infatti, spesso abbiamo bisogno di tornare indietro alle cose semplici per capire come il nostro bambino interiore può venire a patti con la consapevolezza adulta e diventare la nostra guida. Fai che tutto abbia importanza: il modo in cui cammini, il modo in cui bevi il tè, il caffè o il succo di frutta, il modo in cui fai il tuo rituale mattutino in bagno. Fai che queste nuove orecchie e questi nuovi occhi siano riempiti con il mistero e la spontaneità mentre permetti al tuo bambino interiore di comandare durante tutto il giorno.

Fatti una promessa: che non ignorerai mai più il tuo bambino interiore. Sii compassionevole, amorevole e paziente quando attraverserai tempi duri con te stesso e poi chiamaLo o chiamaLa. Non resistere al bambino interiore, accogli la sfida. Quando hai aperto la scatola dei gioielli del bambino interiore, la gioia diventa un’espressione della libertà nella vita di tutti i giorni.

Esercizio: Divertirsi con il gibberish

Quest’esercizio risveglia il bambino interiore. È anche un magnifico esercizio per prenderti meno seriamente. Rilassa il cervello sinistro, e può essere usato con successo anche durante una lite.

Comincia con alcune sillabe che non abbiano senso per te; per esempio, di di di yoo yoo yoo ka ka ka ma ma ma hu hu hu ta ta. Poi comincia a intrecciarle insieme… dima huta yoyo kamahuta… poi decolla… kubi tasa fani bila humakatu raidi ah hola ecc.

Divertiti mentre giochi con qualsiasi tipo di sillabe. Sii spontaneo e non pensare a ciò che stai facendo. Stai dando origine al tuo unico linguaggio gibberish! Questi suoni sono originati dalla parte del cervello che usavamo da bambini, prima del linguaggio lineare.

Ora immagina di avere un’intenzione per il cosiddetto gibberish; puoi esprimere “felicità” con questo linguaggio, per esempio, o puoi esprimere in gibberish com’è l’esperienza di leggere questo libro, o come ti sei sentito durante un recente litigio. Ogni argomento può essere trasformato attraverso questa lingua.

Quando hai terminato, disegna o scrivi un resoconto della tua esperienza e integrala. Nota ogni emozione nascosta che hai elaborato. Divertiti!

Come sviluppare ulteriormente il contatto con il bambino interiore

Non è sempre possibile essere in magico contatto con il bambino interiore; quest’essere prezioso può anche essere ribelle e imprevedibile, dimostrando strani comportamenti. Ha molte “sub-personalità”, alcune delle quali possono portare sentimenti feriti da una vita o possono avere paura di essere visti e di comunicare. Il nostro bambino interiore è anche in relazione a come abbiamo trattato i problemi con nostra madre e nostro padre. Siccome per la maggior parte delle persone potrebbe essere un lavoro continuo, non cominceremo da lì per il momento. Come approccio immediato cominceremo con un facile accesso al mondo del nostro bambino interiore. Non lasciar perdere, sii persistente. Ti aspetta per bussare alla porta, perciò prendi quest’invito e opportunità seriamente. Potresti pensare, Oh, sì, sono già in contatto con il mio bambino interiore, va bene! Allora fai il proposito di avere il tuo bambino interiore come guida permanente.

Esercizio: Lo specchio per trovare TE STESSO

Pratica quest’esercizio quando ti senti pronto. Ti permette di cominciare a ricordare e riconoscere il tuo bambino interiore e ciò che desidera comunicare.

Prendi uno specchietto o uno specchio da parete, siediti di fronte e guardati negli occhi. Fai un paio di respiri profondi e sentiti centrato nel tuo cuore. Puoi impiegare dai cinque ai dieci minuti per fare quest’esercizio. Lo specchio non mente; ti vede e ti conosce. Abbi fiducia in quello che percepisci e non giudicare. Diventa consapevole di liberarti dai pensieri che ti preoccupano connettendoti con il tuo respiro. Ascolta il tuo sé interiore e se scopri che vorresti essere qualcuno diverso dalla persona che vedi, lascia andare quel pensiero.

Ora focalizzati sul vedere il bambino interiore in tutta la sua espressione. Lei o lui potrebbero essere più evidenti negli occhi, sulle guance o attorno alla bocca. Oppure potresti essere in grado di catturare un’impressione globale guardandoti intensamente. Ricorda di respirare. Cerca l’innocenza, l’apertura, lo humour e la giocosità; ascolta con fiducia la voce del bambino interiore.

Continua a focalizzarti intensamente e credi in questo bambino interiore, non importa quello che percepisci. Lascia che i colori, le immagini o le memorie arrivino alla superficie e si rivelino.

Parla con il tuo bambino interiore a voce alta o in silenzio. Lascia che il contatto che percepisci si espanda mentre familiarizzi con lei o lui.

Ogni volta che fai quest’esercizio nuovi tesori ti saranno rivelati.

Quando senti di aver terminato, smetti di guardarti negli occhi e lascia lo specchio. Stenditi per terra e rilassati per un po’. Disegna o scrivi nel diario la tua esperienza quando sei pronto e sii grato per quest’esperienza unica. Divertiti!


Indice

Prefazione

Ringraziamenti

Come usare questo libro

La voce umana come massima espressione

Il suono primordiale è la lingua originale

L’espressione primitiva attraverso i “baby sounds”
L’animale primordiale dentro di noi
L’arte dell’ascolto

Ogni cellula nel tuo corpo è un orecchio
Mettere un confine ai rumori invasivi
Le emozioni sono i direttori d’orchestradel nostro benessere

Accettare e aver fiducia nell’ignoto
Il rilascio della rabbia
Il rilascio del dolore
Per prima cosa ama te stesso
Comunicare con l’anima

Ascoltare con l’anima
Cantare l’anima dell’umanità
La spontaneità del bambino interiore

Divertirsi con il gibberish
Lo specchio per trovare TE STESSO
Liberare l’espressione attraverso la “recitazioneterapeutica”

Essere niente ed essere tutto
Chi sono io?
Il respiro, un portale per la voce

Il respiro pieno e profondo
Respira pienamente per dare e ricevere in armonia
Intuizione e forma fisica dei principali sensi

Lascia che il profumo t’inebri
Mangiare al rallentatore: infusione di una consapevolezza più alta
Vedere al di là e all’interno
Sentire è guarire
Ascoltarsi dentro
Intuizione e chakra
La natura è la nostra casa

Nel centro della terra
Il supporto degli alberi
Pulire con l’acqua
Identificazione con il sole
L’aria: il messaggero
Cura degli elementi con i suoni
Rilassamento e arrendevolezza

Il suono e il movimento rigeneratore
Meditazione della morte
Il flusso intuitivo e il movimento
Il rito dei cinque tibetani
Un mondo di compassione e unicità

La gratitudine si moltiplica
Cura telepatica del pianeta con i suoni e la comunità Soul Voice

Cura telepatica planetaria con i suoni
Storie di casi dai Soul Voice Practitoners

Bibliografia

Libera il tuo destino attraverso il suono della tua voce: CD di istruzioni


Karina Schelde
Soul Voice - Libera il tuo Destino attraverso il Suono della tua Voce - Libro >> http://goo.gl/DspciI
All'interno CD con Esercizi


mercoledì 14 gennaio 2015

Logosintesi: ovvero come aiutarsi con le parole

Logosintesi: ovvero come aiutarsi con le parole

La logosintesi è un metodo di psicoterapia e di auto-aiuto guidato basato sulle parole che porta a risultati sorprendenti

La redazione di S&C - 07/01/2015


Per capire che cos'è la logosintesi partiamo dalla prima affermazione:

“Recupero tutta la mia energia legata a questo ricordo, e la riporto nel posto giusto in me stesso/a”.

Un individuo che pronunci questa frase dopo aver focalizzato un ricordo doloroso, molto probabilmente farà un’esperienza memorabile. Le caratteristiche sensoriali della scena tenderanno a mutare, facendosi sempre meno definite. Le reazioni corporee ed emotive al ricordo, quali tensione, rabbia, paura, dolore saranno sempre meno evidenti, ed in taluni casi scompariranno come neve al sole. Magia?

Per qualcuno potrebbe sembrarlo, invece trattasi di logos syn thesis ovvero riunire mediante le parole: si richiama quel frammento del sé che si era “staccato” al momento dell’evento doloroso e che era rimasto letteralmente congelato nello spazio e nel tempo, dando luogo ad una sorta di enclave energetica.

Nel 2005 il Dr. Willem Lammers, psicoterapeuta con esperienza clinica ultratrentennale, ha fatto una serie di scoperte che l’hanno condotto ad ideare un nuovo modello di auto-aiuto e di cambiamento guidato: Logosintesi.


Il metodo della Logosintesi

Le radici di questo metodo affondano nelle viscere della storia umana, in tempi nei quali lo sciamano era considerato il punto di riferimento del villaggio per le sue capacità di interagire con il mondo del sovrasensibile. Tra le varie culture sciamaniche troviamo un’idea comune a varie latitudini: un evento traumatico crea un “frammento d’anima”, una scheggia di coscienza che si separa e si isola dal tutto per gestire l’evento e le sue conseguenze. Uno dei ruoli dello sciamano è quindi quello di aiutare il sofferente, mediante specifici rituali, nel recupero di quel frammento così che la sua consapevolezza possa tornare (un po’ più) intera. Inoltre, spetta sempre all’uomo di medicina la cacciata degli spiriti maligni (leggi: energia estranea) dalla coscienza dell’individuo.

“Allontano tutta l’energia estranea collegata a questo ricordo, da tutte le mie cellule, dal mio corpo e dal mio spazio personale, e la rimando nel luogo e nel tempo a cui realmente appartiene”.

Gli elementi percettivi dell’esperienza dolorosa, che il soggetto ha inconsciamente trattenuto, vengono finalmente rilasciati in seguito all’enunciazione di questa frase. L’energia di persone, luoghi, idee, credenze viene restituita in flusso al legittimo “proprietario”, favorendo un sostanziale riequilibrio ed una ulteriore presa di coscienza. La frase di allontanamento costituisce il punto due del processo di Logosintesi, ed è spesso risolutiva senza essere vanamente consolatoria. Diversamente da approcci che cercano di compensare un vissuto doloroso mediante la reinterpretazione cognitiva, Logosintesi prevede il ripristino della coscienza (energia) allo stato fluido, ovvero alla possibilità di rispondere alla vita nei modi più efficaci. Nessun giudizio, nessuna comparazione: dato l’evento X rimasto cristallizzato nell’orizzonte spazio-temporale, si utilizza il potere della parola per recuperare il frammento del sé che si è staccato dalla coscienza (dissociazione), e per allontanare ciò che non appartiene ed è rimasto come un ologramma nello spazio personale (introiezione).

A partire dall’accadimento di X e della sua cristallizzazione, l’individuo inizia a reagire ad esso mediante emozioni, sintomi fisici e azioni, che possono coagularsi in schemi cognitivi e comportamentali. Talvolta queste reazioni vanno avanti per anni (si pensi al disturbo post traumatico da stress) e continueranno a farlo fino a quando nella rappresentazione dell’evento non sia stato ripristinato il flusso.

Ecco allora la terza frase di Logosintesi:

“Recupero tutta la mia energia legata a tutte le mie reazioni a questo ricordo, e la riporto al posto giusto in me stesso/a”.

Dopo l’enunciazione di queste parole il soggetto, che già aveva trovato sollievo dalla vaporizzazione dell’evento, può smettere di reagire ad esso (anche se lo faceva da mesi o anni) realizzando una verità facile da afferrare cognitivamente solo se la parte più arcaica del cervello è liberata. L’evento appartiene al passato, tuttavia la sua traccia (che è stata bonificata grazie alle prime due frasi) veniva reiterata continuando così a generare reazioni inutili e spesso dannose. L’individuo ha così elaborato qualcosa fino ad allora indigesto, ha smesso di reagire in modo meccanico ad un evento del passato ed ha a disposizione il suo potenziale di consapevolezza (che varia da persona a persona) per poter vivere il presente.


I quattro principi della Logosintesi

La Logosintesi è strutturata su quattro principi fondamentali che illustrano l’origine della sofferenza umana, il modo con il quale si perpetua ed una via per uscirne.

1. La sofferenza deriva da una perdita di contatto con l’Essenza, la natura spirituale dell’essere umano.
2. Introiezioni e parti dissociate creano e mantengono questo stato di disconnessione.
3. Introiezioni e parti dissociate sono ologrammi congelati presenti nello spazio di percezione.
4. Il potere della parola permette di dissolvere questi ologrammi, riportando l’energia in flusso.

La possibilità di manifestare la coscienza è il tratto peculiare dell’essere umano. Possiamo definirla come la capacità di comprendere ciò che accade, oltre che ad influenzarlo. La coscienza varia in base all’età, alle esperienze pregresse, alle caratteristiche genetiche ed alle memorie genealogiche, alle attitudini e alle abitudini cognitive e comportamentali. Inoltre, la consapevolezza cambia anche in base ai periodi, alle fasi della vita, alle situazioni contingenti ed a chissà quanti altri possibili fattori di influenza. La tendenza è quella di una evoluzione della coscienza partendo dalla nascita (o dal concepimento?) fino all’età adulta. Ciò che può turbare un bambino è spesso fonte di ilarità per un adulto.

Ecco perché la fase della vita maggiormente suscettibile di creare ologrammi congelati è proprio l’infanzia. Man mano il bambino cresce e si abitua alla vita sulla Terra, il contatto con la natura spirituale viene meno a causa di eventi e situazioni ingestibili dalla coscienza infantile. La minaccia dell’abbandono, l’incapacità di comunicare i propri bisogni, il confronto con realtà non sempre amichevoli portano ad un progressivo cristallizzarsi di scene, parole, suoni, odori, sapori e percezioni di un mondo a tratti incomprensibile e pericoloso. Le urla dei genitori, le aggressioni da parte di fratelli e sorelle, i litigi, la sofferenza percepita negli adulti diventano introiezioni, veri e propri ologrammi che si affastellano nell’orizzonte percettivo e lì rimangono anche per anni, talvolta per un’intera vita. Ad essi fanno fronte le parti dissociate, i frammenti d’anima che si staccano dalla coscienza per gestire le introiezioni. Gli ologrammi ed i frammenti costituiscono dei veri e propri mondi congelati, che stabilizzano la percezione della realtà dell’individuo ma che ne restringono enormemente la visione e lo spazio d’azione. Tali mondi rimangono come statue nel museo percettivo dell’individuo, influenzandone pensieri, emozioni e comportamenti spesso in modo del tutto inconscio.

Il quarto principio ci illustra che gli ologrammi e le parti dissociate possono essere dissolti grazie al potere della parola, uno dei più antichi dell’umanità. Le varie tradizioni spirituali e religiose attribuiscono a dèi e uomini la capacità di orientare l’intento (leggi: creare) grazie alla parola, proferita sia all’interno di precisi rituali sia come semplice manifestazione delle intenzioni di chi parla.

Le frasi di Logosintesi agiscono al di là della mente razionale, tanto che anche i bambini possono utilizzarle pur non comprendendone pienamente il senso. Veicolando l’intento di ripristinare il flusso nei confronti di ciò che è rimasto congelato nell’orizzonte percettivo dell’individuo, vale a dire memorie, fantasie o credenze, le frasi favoriscono la digestione delle esperienze e delle reazioni ad esse.


Coscienza nel tempo e nello spazio

La coscienza si può cristallizzare nel passato, nella rappresentazione interna di episodi non gestibili altrimenti. Scene di violenza psicologica, verbale o fisica, ma anche situazioni manipolatorie non forzatamente minacciose che sono penetrate nello spazio di percezione diventando regole, tabù o convinzioni.

La coscienza si può cristallizzare nel futuro, mediante l’immaginazione automatica di situazioni diverse dalla realtà, siano esse positive o negative. L’aspettativa che un giorno verrà il principe azzurro (o la principessa rosa) è altrettanto dannosa della fantasia di poter essere aggrediti: una genera una vita costruita su un ideale (che giocoforza limita la percezione della realtà e delle opportunità che essa offre) mentre l’altra dà luogo ad attacchi di panico e comportamenti fobici.

Ancora, la coscienza si può congelare in una credenza: idee politiche, scientifiche, religiose, psicologiche etc. possono influenzare pesantemente uomini e popoli, alterandone la capacità di esprimere il loro pieno potenziale.

Infine, la coscienza si cristallizza nel momento in cui l’individuo vive una data esperienza (reale o immaginata), conservando le caratteristiche e le funzioni di quel momento. Pertanto un episodio di violenza vissuto all’età di quattro anni conserverà non solo le rappresentazioni sensoriali dell’evento, ma anche le modalità di reazione del bambino. Quando, una volta divenuto adulto, qualcosa nell’ambiente andrà a risvegliare l’episodio congelato, le reazioni saranno automaticamente simili a quelle archiviate al momento dell’evento, ovvero da bambino di quattro anni. Assistiamo in questo caso ad una inversione della freccia del tempo, dove un adulto più o meno integrato ed una parte bambina dissociata coesistono in un solo corpo. Logosintesi è il mezzo per riportare tutto al tempo ed al luogo giusti, ovvero in allineamento con l’Essenza.

Queste osservazioni conducono ad una considerazione in grado, una volta compresa, di generare grande entusiasmo. Che la coscienza sia cristallizzata nel passato, nel futuro o in una credenza, la soluzione è a portata di bocca.

Pronunciare le frasi di Logosintesi dopo aver attentamente focalizzato l’ologramma e le reazioni che porta con sé conduce invariabilmente gli esperti utilizzatori ad un ripristino del flusso, foriero di nuove possibilità e modalità di gestione dell’ambiente interiore ed esteriore. Le reazioni da automatiche diventano più consapevoli, e si espandono gli orizzonti di scelta. Laddove prima la rabbia o la sofferenza era l’unica possibilità, dopo l’intervento con Logosintesi il ventaglio delle possibili reazioni aumenta. I praticanti di lunga data si sono accorti che Logosintesi diventa una sorta di disciplina, un approccio che si rivela utile non solo per sanare il passato o cambiare il futuro, ma anche per riportare il flusso in tutti quegli ambiti di vita che non erano mai stati messi in questione. Così ogni valore, idea, memoria, fantasia vengono trasformati dal potere delle parole, passando da idee e percezioni congelate a rappresentazioni di un mondo in continuo mutamento.

Per concludere, Logosintesi può essere scambiata per una tecnica mentre in realtà è molto di più: un modello elegante ed efficace per favorire l’evoluzione dei singoli e dei gruppi umani, oltre che uno strumento indispensabile a chi opera nel campo della relazione d’aiuto.

Il lettore che si avvicini a Logosintesi stia attento: potrebbe cadere nello specchio e ritrovarsi nella tana del Bianconiglio, dove esiste solo il qui-ed-ora e tutto è, semplicemente, in flusso.


Chi è Andrea Fredi

Andrea Fredi (1974) ricercatore nel campo delle Tecniche Energetiche, contribuisce alla diffusione di metodi quali EFT, PET, AGER e Logosintesi. Nel 2013 ha sviluppato EFT-I, focalizzata sulla Sovranità Interiore e sull’utilizzo della consapevolezza come mezzo di trasformazione. E’ fondatore di siti internet dedicati a metodi di auto-aiuto e in breve divenuti una “fonte di energia rinnovabile” per la condivisione di esperienze tra i praticanti, la formazione e gli aggiornamenti. E' anche responsabile dell’Istituto di Logosintesi. Andrea vive a Lugano (Svizzera) dove collabora con Dainami, società di formazione che si avvale di insegnanti di fama internazionale. Tiene conferenze e seminari in Europa, America e Australia. I suoi libri e DVD sono preziose risorse per apprendere e approfondire l’affascinante mondo delle tecniche di auto-aiuto.

Andrea Fredi sarà Relatore al Convegno Internazionale “Guarire attraverso l’Energia” – Conosci Te Stesso  Alimentazione, Benessere e Relazioni che si terrà a Torino il 6/7/8 febbraio 2015. Info www.amoreuniverso.it