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venerdì 27 settembre 2019

Integratori, vitamine e antiossidanti fanno bene?



Gli integratori, le vitamine e gli antiossidanti fanno davvero bene alla salute?

Alimentazione e Salute


Ecco il punto: quali sono i migliori antiossidanti secondo le più recenti ricerche? E le vitamine? Quali i rischi e i benefici?

Valerio Pignatta - 27/10/2019

La questione degli integratori alimentari a base di vitamine, antiossidanti ed elementi minerali vari è andata negli ultimi anni sempre più complicandosi. Le informazioni che arrivano alle persone attraverso i media sono talvolta superficiali e talaltra subdolamente tendenziose. Il business in tale ambito è certamente in crescita, dunque con le ricadute di tipo etico e scientifico che ciò comporta.

Infatti, informazioni di un certo spessore scientifico non è facile trovarle e anche queste sono solitamente in contrasto le une con le altre, secondo le fonti di divulgazione e gli interessi o i partiti presi che sostengono o che combattono.

Se il parlamento europeo discute da tempo una normativa per ridurre le quantità giornaliere assumibili di vitamine a livelli che secondo taluni le renderebbero assolutamente inefficaci, ci sono d’altro canto associazioni e medici che promuovono un utilizzo quotidiano di dosi ad esempio di vitamina C che secondo i parametri dell’Unione europea stessa potrebbero essere definite “inverosimili”

Come fare allora a districarsi in questo dedalo di dati e informazioni contrastanti? Le vitamine fanno male o fanno bene? E in quali dosi possono essere assunte? Gli antiossidanti funzionano davvero? E quando è consigliato assumerli? Ci sono strumenti per verificare la loro efficacia e funzionalità? Quali sono le migliori sostanze naturali vivificanti con azione antiossidante in commercio?

Non è certo facile pretendere di rispondere a tutti questi interrogativi. Diciamo che l’intento di questo articolo è quello di cercare di fare un po’ il punto della situazione, per quello che ci è dato sapere, e informare i lettori su alcune questioni e prodotti particolari che pare siano davvero degni di interesse per la salvaguardia della nostra salute.

Quali e quante/i

Sulla salubrità e l’uso terapeutico delle vitamine pare ci sia ormai abbastanza accordo tra gli scienziati. Le vitamine che sono pericolose se assunte in quantità elevate sono state individuate (la vitamina A soprattutto – la discussione è però ancora aperta).

Semmai si discute sulle dosi quotidiane che è possibile assumere. Qui le diversità sono enormi. Per esempio per la vitamina C si può andare dalla raccomandazione di assumere massimo 60 milligrammi (mg) al dì e arrivare a chi raccomanda un’assunzione giornaliera di… 18 grammi!

Anche le quantità di vitamina B12 variano da un minimo di 3 mg a un massimo di 200 mg e quelle di vitamina E da 10 Unità Internazionali (UI) a 800 UI. E via di seguito anche per minerali e altri antiossidanti. In effetti, sicuramente è facile intuire che secondo la scelta della dose i risultati potrebbero essere completamente diversi.

Gli studi del premio Nobel Linus Pauling confermerebbero la necessità di dosi elevate per ottenere un qualsivoglia risultato curativo, dosi cui peraltro l’attuale orientamento medico sta opponendosi motivandolo con la dovuta cautela per eventuali effetti collaterali indesiderati. Effetti che invece secondo i partigiani delle vitamine ad oltranza non si presentano se non in modo passeggero e facilmente rimuovibile (diarrea ecc.) diminuendo per qualche giorno la dose.

Se su questi temi è possibile comunque trovare veramente una marea di dati e studi su cui poi cercare di farsi un’opinione propria, è invece argomento sconosciuto la nocività dell’utilizzo di antiossidanti in caso di cancro. Questo tema controverso (basti pensare all’uso dell’ascorbato di potassio come cura anticancro) è stato ultimamente riportato alla ribalta dagli studi di un oncologo italiano, il dott. Maurizio Grandi di Torino, che lavora da anni sulla terapia preventiva e curativa con vitamine e antiossidanti.

Secondo gli studi del dott. Grandi è assodato ormai che le vitamine assunte in caso di cancro sono dannose. Gli antiossidanti assunti con cancro dichiarato peggiorano la situazione in quanto alimentano il cancro stesso permettendogli di vivere e resistere più a lungo. Gli antiossidanti cioè non forniscono energia solo alle cellule sane ma anche a quelle tumorali garantendo loro maggiore longevità. Gli antiossidanti frenano tra l’altro l’azione ossidativa della chemioterapia per cui chi vi ricorre in concomitanza con questo trattamento non fa altro che ridurne gli effetti che dovrebbe avere e per cui viene somministrato. Secondo Grandi infatti bisogna ossidare molto bene per ledere il tumore.

Gli antiossidanti sono invece ottimi come sostanze per la prevenzione anticancro. Su tutto incombe poi secondo la ricerca più recente, un altro pericolo di non poco conto. Si tratta del problema del confezionamento delle vitamine e degli antiossidanti in generale. Ci sono dei ricercatori che avrebbero scoperto che alcuni tipi di confezioni non preservano le vitamine stesse che così vengono ingerite in stato di ossidazione producendo l’effetto opposto per cui vengono ingerite. Sebbene tutto questo resti ancora più che altro a livello di ipotesi e necessiti di ulteriori dimostrazioni e studi, è palese che il tema è molto più intricato di quanto si creda.

Efficacia e potenza

Se invece volessimo analizzare gli antiossidanti in merito alla loro efficacia e potenza si è ormai consolidata in questi anni a livello scientifico la conoscenza che la microidrina (commercializzata come Active-H) è il più potente antiossidante che ci sia. Sebbene infatti si parli molto di altre sostanze di questo tipo, la microidrina è rimasta sempre un po’ nell’ombra, pur essendo un prodotto di tutto rispetto e anzi secondo taluni probabilmente il migliore.

La microidrina è stata creata dai coniugi dott. Patrick e dott. Gael Crystal Flanagan, dopo trent’anni di ricerche sull’acqua himalayana che bevono gli Hunza, il popolo che vive sulle montagne del Nepal, noto per la sua salute e longevità.

In sostanza è acqua vitalizzata in capsule che contiene particelle di silicio così come in natura le contengono le acque dei ghiacciai che bevono appunto gli Hunza. L’aggiunta è stata fatta dai Flanagan ricorrendo a nanoparticelle (i nanocolloidi) che sono della dimensione di 5 nanometri di diametro.

La materia viva si distingue da quella inerte in base al suo potenziale elettrico (potenziale ossidoriduttivo, ORP). «L’ORP dell’acqua inerte (imbottigliata) è di circa +300 millivolt (mV), del succo di carota (coltura non organica) è di –100 mV, del succo di carota fresca da coltura organica è di -120 mV, del succo del grano giovane è di -250 mV, mentre quello dell’acqua naturale “Hunza” arriva fino a -350 mV. Un bicchiere d'acqua vitalizzata con una capsula di microidrina, secondo le analisi dell’Istituto E/IT (Fullerton), ha un potenziale di -650 mV. La tensione superficiale dell’acqua vitalizzata con la microidrina si abbassa così da 72 dina al centimetro (dyn/cm) ad un livello di 45 dyn/cm, che è quello caratteristico del sangue umano»[da Microidrina. Una polvere minerale che vitalizza l’acqua, Aura, n. 124, 1999]

Questi risultati strabilianti sono stati comprovati anche in Italia dalle apparecchiature bioelettroniche di Louis-Claude Vincent (sulla straordinarietà di queste strumentazioni ritorneremo più avanti).

La microidrina è quindi una sostanza dal potere curativo non comune. Alcuni ricercatori e medici cosiddetti “dissidenti dell’AIDS”, come il tedesco Heinrich Kremer, sostengono addirittura che la essa favorisca il trasporto degli elettroni nella catena di respirazione a livello mitocondriale, con tutto quello che questo significa a livello di prevenzione e cura di cancro e malattie immunitarie come appunto l’AIDS. Inoltre sino ad ora non sono stati rilevati effetti nocivi collaterali per il suo utilizzo. Essa in effetti contiene solo silicio, idrogeno, ossigeno, potassio, solfato di magnesio e polvere di riso. L’importanza per la salute di composti come silicio, potassio e magnesio sono ormai risaputi. Senza contare il rilievo di idrogeno e ossigeno per la vita in generale.

Quest’acqua vitalizzata si comporta come un nastro trasportatore che seleziona e trasporta sostanze vitali da e per tutte le cellule dell’organismo attraverso i colloidi di silicio anioattivo che si “accollano” tali sostanze mediante il principio della condensazione energetica a carica negativa. I colloidi riescono a svolgere anche un’azione di pulizia rimuovendo scorie e tossine che altrimenti si depositerebbero sulle pareti di vene e intestino o rimarrebbero come rifiuti nei liquidi extra- e endocellulari.

Anzi, la microidrina comporta l’eliminazione di una grande quantità di tossine che talvolta gli organi escretori hanno difficoltà ad eliminare per cui possono presentarsi occasionali mal di testa o formazione di muco ecc. In tal caso bisognerebbe diminuire le dosi e bere molto dando tempo al corpo di organizzarsi per l’eliminazione graduale delle scorie tossiche. La migliore dinamica per ottenere tale risultato – come si legge ancora su Una polvere minerale che vitalizza l’acqua - è quella seguente: «Il corpo necessita di determinati antiossidanti per scopi specifici. Per la neutralizzazione di alcuni radicali liberi è ad esempio più adatta la vitamina C. Quando cede il suo elettrone al radicale, la vitamina diviene essa stessa un radicale libero debole. Essa riceve perciò un altro elettrone ad esempio dalla provitamina A, che diviene a sua volta un radicale libero (ancora più debole). Questa riceve poi un elettrone da un altro antiossidante. Per un buon funzionamento delle vitamine è quindi necessaria tutta una serie di altre vitamine o antiossidanti. Alla fine di questi passaggi “a cascata” di elettroni rimane comunque un “residuo tossico”. Se l'organismo contiene sufficiente acqua viva, questa gli cederà un suo elettrone superfluo (ogni [atomo di] idrogeno nelle molecole di H2O ha un elettrone aggiuntivo ed è perciò nella sua forma anionica H-) e lo neutralizzerà. Con ciò non rimane alcun residuo velenoso. La molecola di acqua viva si trasforma semplicemente in acqua normale che potrà essere espulsa con facilità. L’acqua viva è quindi estremamente importante per il buon funzionamento degli altri antiossidanti, di cui non prende il posto, ma bensì li completa»

Possiamo qui segnalare comunque altri importanti antiossidanti che si possono utilizzare e che sono l’acetil-cisteina e il glutatione ma anche sostanze di basso costo e facile reperibilità come il succo di mirtillo e il succo di limone. Anche questi ultimi due composti sono stati analizzati con la bioelettronica Vincent e hanno dato risultati di notevole rilievo.

La bioelettronica di Vincent

È una tecnica diagnostica creata negli anni Cinquanta, dopo trent’anni di studi, dall’ingegnere francese che le ha dato il nome. Oggi è utilizzata in tutto il mondo e anche in Italia si inizia a parlarne (sito ufficiale francese - www.bevincent.com.).

Si tratta di una tecnica fisico-chimica che fonda i suoi dati e rilievi sulla misurazione del pH, dell’rH2 e della resistività elettrica delle soluzioni o sostanze che analizza. L’rH2, o coefficiente di ossidoriduzione, è un indice che nostra per un dato pH le facoltà riduttrici o ossidanti della soluzione.

Con il metodo Vincent è possibile verificare lo stato di salute di un individuo in un determinato momento e verificare per esempio se sangue e urine si stanno ossidando, se c’è la presenza di un cancro ecc. Con le apparecchiature bioelettroniche di Vincent è però possibile anche verificare e misurare la potenza vitale degli alimenti e valutare l’efficacia delle sostanze curative come ad esempio gli antiossidanti.

Si possono inoltre verificare gli stati di inquinamento e ossidazione di cibi, sostanze, acqua e molto altro.

Siccome tutto poi si deve tradurre in un agire per il ripristino dei valori dei tre indicatori entro parametri che statuiscono la normalità e lo stato di salute, è importante selezionare con prudenza i rimedi e gli antiossidanti da assumere per non creare altri squilibri che andrebbero invece in senso opposto (eccessiva alcalinizzazione, superossidazione ecc.).

E qui ritorniamo alle domande di partenza. Quando si dice che la storia è circolare… Qualche paletto sul sentiero comunque è stato piantato. Prima o poi si riuscirà anche a costruire una strada. Romantica e avventurosa come un sentiero però non lo sarà mai.

La questione delle dosi

Tutta la questione rientra nel dibattitto sul cosiddetto Codex Alimentarius, una raccolta di norme internazionali adottate dalla Commissione del Codex Alimentarius stesso, organismo istituito nel 1962 dalla FAO (Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura) e dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità). Questa Commissione avrebbe il compito di uniformare produzione e commercio dei prodotti alimentari, al fine di facilitare gli scambi internazionali e garantire prodotti non adulterati e non nocivi. Purtroppo la via intrapresa da questo organismo è piuttosto filo multinazionali farmaceutiche, per cui ne sta uscendo una serie di norme restrittive per quanto riguarda preparati erboristici e integratori alimentari.

Per quanto Le dosi minori sono le Recommended Daily Allowances, cioè le Razioni Giornaliere Raccomandate di vitamine e di altri micronutrienti stabilite dal Comitato per l’Alimentazione e la Nutrizione dell'Accademia Nazionale delle Scienze statunitense come il minimo vitale per evitare malattie da carenza. Le dosi massime sono quelle ipotizzate da Linus Pauling nelle sue ricerche. A proposito di Pauling in italiano è possibile trovare in biblioteca un suo titolo che fa testo: Pauling Linus, Come vivere più a lungo e sentirsi meglio, Frassinelli, Milano, 1989. Inoltre vedasi Pauling Linus, Vitamin C and the Common Cold, W.H. Freeman and Company, San Francisco, 1970. Un’edizione un po’ più aggiornata dei suoi lavori in lingua inglese è invece: Cameron, Ewan e Pauling, Linus, Cancer and vitamin C, Camino Books, Philadelphia, 1993.

Integratori alimentari

martedì 17 settembre 2019

Vitamina B12: come integrarla?



Vitamina B12: come integrarla?

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La vitamina B12 chiamata anche cobalamina, è una vitamina che risulta indispensabile e fondamentale nei processi di formazione dei globuli rossi e per un corretto funzionamento del sistema nervoso: come assicurarci di assumerne le giusta quantità?

Francesca Rifici - 17/09/2019

Chi segue un’alimentazione vegana ha scelto di non nutrirsi di alimenti a base di carne, di pesce e nemmeno derivati come uova o formaggi.

L’alimentazione vegana si basa sul consumo di cereali, verdure, frutta e semi prediligendo i cosiddetti “raw food” ovvero i cibi crudi.

Non esistono, a mio avviso, scelte giuste o sbagliate, esistono scelte personali che vanno rispettate. Importante e fondamentale è conoscere bene i pro e i contro di ogni scelta che viene fatta, compresa quella alimentare, per non incorrere in problemi di salute fastidiosi e talvolta gravi.

Chi sceglie un’alimentazione vegana saprà bene che ha maggiore rischio di incorrere in una carenza di vitamina B12.

Scopriamo insieme cos’è la vitamina B12

La vitamina B12 chiamata anche cobalamina, è una vitamina che risulta indispensabile e fondamentale nei processi di formazione dei globuli rossi e per un corretto funzionamento del sistema nervoso.

Assieme all’acido folico, agisce nella sintesi del Dna e Rna.

Dove troviamo la vitamina B12

La troviamo negli alimenti di origine animale, come carne, pesce, uova, latticini e formaggi.
Tra il pesce, ricchissimi di vitamina B12 sono gli sgombri e le aringhe mentre per la carne, il fegato animale è tra i più ricchi. Per essere precisi, non è la carne in sé che la contiene ma i batteri e microorganismi in essa presenti che hanno enzimi in grado di sintetizzarla.
Va da sé che sono alimenti non contemplati nella dieta vegana che quindi necessita di un’integrazione di questa vitamina.

Come integrare la vitamina B12 nella dieta vegana

Essa è presente e contenuta nei cosidetti alimenti fortificati, come gli hamburger di soia, i grape-nuts (cereali) o il latte di seta di soia refrigerato.
Non esistono vegetali o piante adibite ad uso alimentare dalle quali sia possibile assorbire la vitamina B12.
È vero che in alcuni alimenti quali Tempeh, Clorella, Spirulina, alcune alghe e lieviti sia presente la vitamina B12 (anche se non è stata dimostrata la sua reale attività) ma di certo in minima parte, non sufficiente a compensare il fabbisogno corporeo.
Quindi il consiglio a tutti coloro che seguono una dieta vegana è quello di integrare questa vitamina sotto forma di integratore.
E per concludere riporto questo dato curioso: la vitamina B12 è presente nelle feci poiché noi esseri umani abbiamo all’interno del nostro organismo gli enzimi deputati a sintetizzarla, ma sfortunatamente si trovano in un tratto successivo all’ileo, che è il tratto intestinale che permette l’assorbimento della vitamina B12.

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lunedì 25 settembre 2017

Minerali e vitamine per la salute dei denti



Minerali e vitamine per la salute dei denti... e non solo!

Scritto da: Nadine Artemis | Medicina Non Convenzionale



Minerali e vitamine per la salute dei denti... e non solo!

Una domanda che si sente fare spesso è: «Come mantenere bianchi i denti?». Lo sbiancamento non è mai consigliabile. Non esiste un trattamento sbiancante che sia altrettanto efficace quanto sicuro. Prima o poi i prodotti finiscono per intaccare lo smalto, rendendo di conseguenza i denti più opachi e in definitiva più soggetti a macchiarsi. In più, i prodotti candeggianti possono danneggiare il nervo del dente e indurre recessione gengivale. Per un sorriso bianco smagliante è indispensabile che il candore venga da dentro. Invece di pensare a uno sbiancamento cosmetico, è sempre meglio intervenire dall’interno.

La dentina è naturalmente bianca. Lo smalto dentale è trasparente, come il vetro. Uno smalto duro, sano e forte rivela il candore della dentina sana che custodisce al suo interno. La salute della dentina si riflette letteralmente nel colore del dente. Per questo il modo migliore di sbiancare la dentatura viene sempre da dentro. Una dentina che riceve significative quantità di nutrienti, minerali e vitamine liposolubili si riflette in denti forti e bianchi.

Nutrire i denti

Oltre a essere variata e integrale, la dieta ideale per la salute dei denti dovrebbe comprendere alimenti ricchi di minerali e delle vitamine liposolubili E, D3, A e K2. Per assimilare correttamente i nutrienti, l’organismo ha bisogno anche di un intestino ben funzionante, nonché di un’ampia disponibilità di enzimi digestivi e di acido cloridrico. Quando bovini, suini, ovini e pollame hanno la possibilità di nutrirsi in natura, scegliendo autonomamente cosa mangiare, il loro grasso diventa una vera miniera dei nutrienti liposolubili che assimilano con il cibo. Quando consumiamo il grasso delle loro carni, ma anche le loro interiora, oppure le loro uova o i loro latticini, assumiamo contemporaneamente una parte delle vitamine e dei minerali che gli animali hanno accumulato e messo da parte.

I prodotti di origine animale che è più facile procurarsi, in quanto provenienti da allevamenti industriali, contengono quantità insufficienti di questi nutrienti vitali perché l’alimentazione di quegli animali è ristretta, non è specie specifica, e soprattutto è povera di nutrienti.

Diversamente dalla vitamina K1 che assumiamo mangiando verdure come spinaci e cavolo a foglia lunga, la vitamina K2 si trova nella carne e nei latticini. Questa vitamina aiuta a portare il calcio dove serve e a rimuoverlo dai tessuti dov’è presente in quantità eccessiva.

Il tipo di vitamina A che assumiamo mangiando verdure come le carote, è di fatto betacarotene idrosolubile. L’attività biologica del retinolo (vitamina A) che troviamo nelle carni e nei latticini di animali allevati al pascolo è diversa da quella del betacarotene. Entrambe le forme di questa vitamina sono importanti per la salute: il betacarotene è un potente antiossidante mentre il retinolo è cruciale per la salute di occhi, pelle e ossa.

Anche la vitamina E liposolubile promuove la salute delle ossa, soprattutto proteggendo il processo dell’osteogenesi dagli attacchi dei radicali liberi. Per usare in modo efficiente il calcio, il nostro organismo, e in particolare le ossa, hanno bisogno anche di vitamina D; inoltre hanno bisogno della vitamina A per assimilare sia il calcio sia le proteine.

I cibi trattati e raffinati disturbano i processi digestivi e il sistema endocrino, alterando il flusso dei nutrienti ai denti. Un ambiente interno devastato, accompagnato dall’assenza di elementi nutritivi, il tutto condito da diverse generazioni di avi con le riserve di nutrienti esaurite non rappresenta certamente la situazione ideale per denti e gengive.

I tessuti del cavo orale sono predisposti per essere nutriti dall’interno. Questo implica che la migliore formula per rimanere sani è la seguente: niente cibi industriali, niente zucchero, niente farina bianca, niente bibite gassate, niente saccarina e niente sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio.

I consigli per la salute naturale dei tuoi denti li trovi in questo libro:

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Nadine Artemis


venerdì 6 novembre 2015

Il caco: un concentrato di vitamine utili



Il caco: un concentrato di vitamine utili per sostenerci in autunno

Ricco in vitamina A, C, potassio, fosforo, magnesio e sodio, il caco ha un effetto diuretico, remineralizzante e drenante

di Lena D'Angelo - 03/11/2015



Il caco: un concentrato di vitamine utili per sostenerci in autunno

Avete mai osservato un albero di kaki o cachi? Verso ottobre novembre percorrendo le strade di campagna vi sarà capitato di volgere lo sguardo verso cascinali con davanti questo bell’albero carico di frutti dall’acceso arancio. Il suo delizioso frutto sembra racchiudere l’ultimo calore e luce del sole. Chi ne possiede l’albero è solito non raccogliere tutti i frutti in modo da poterli offrire a tutti gli uccellini affamati che d’inverno cercano cibo e conforto.

Da dove viene l'albero dei cachi?

Frutto di transizione ci accompagna con la sua dolcezza verso il rigore invernale. Ma conosciamo più da vicino le origini e la storia di questo albero: il Diospyros kaki. L’albero dei cachi o kaki è di origine asiatica e proviene in particolare dalle regioni calde della Cina dove era coltivato già 2000 anni fa. Arriva successivamente anche in Giappone. Il nome scientifico Diospyros è derivato da: Dio=Zeus (Dio), e Spyros=spirito/anima, o Dios=Dio e Pyros= fuoco. Ovvero frutto dispensato da Dio del fuoco. Frutto divino. Kaki invece proviene da Ka=anima e Ki=terra. Detto Mela D’oriente, viene definito da giapponesi e cinesi l’albero delle sette virtù: vive a lungo (anche fino a 50 anni), da una grande ombra d’estate, dà agli uccelli la possibilità di nidificare tra i suoi fitti rami, non è attaccato dai tarli, le sue foglie in autunno assumono un colore giallo rosso intenso fino ai primi geli, il legno dà un bel fuoco, le foglie cadute sono molto concimanti. Anticamente era d’uso in Giappone offrire il suo frutto nei santuari shintoisti così come nelle case veniva essiccato e successivamente offerto sull’altare di famiglia a Capodanno e nel giorno dei defunti, quando le
anime dei morti tornano sulla Terra. E ancora nei cimiteri sulle tombe dei morti di sconosciuti viene offerto del riso bianco sulle foglie di 25 cachi. Il suo legno invece viene utilizzato per le cremazioni. Nella simbologia legata al mondo vegetale il cachi esprime l’intuizione speciale di “non credere alle apparenze”: forse perché questo succulento frutto appare tanto sgradevole quando è immaturo, quanto delizioso e zuccherino una volta perse le sostanze che lo rendono allappante.

Molti studiosi ritengono che questa pianta fosse conosciuta

già dai greci e dai Romani, altri invece ritengono che la prima pianta apparve in Inghilterra nel 1796 e che provenisse da un giardino botanico di Calcutta. In Italia il primo albero di cachi fu impiantato nel 1871 nel giardino Boboli a Firenze a scopo ornamentale. La coltivazione a scopo alimentare si diffuse solo dal 1900 nel salernitano per poi espandersi in tutta Italia specie in Emilia Romagna e di recente anche in Sicilia. Lo si trova in vendita nei mercati rionali, meno facilmente nei supermercati poiché frutto poco commercializzato dalle
grandi catene.

Il caco: un concentrato di vitamine

Con il suo bel colore aranciato il frutto del cachi ci aiuta nel periodo di passaggio dall’autunno all’inverno. Ricco di vitamina C e betacarotene ha un effetto antiossidante e offre luminosità ed elasticità alla pelle. Ricco in vitamina A, potassio, fosforo, magnesio e sodio, ha un effetto diuretico, remineralizzante e drenante. Ci può aiutare ad uscire dalle convalescenze per superare la stanchezza e dopo cure antibiotiche. È controindicato solo in chi è diabetico o in sovrappeso.
Ottimo regolatore intestinale agisce contro la stitichezza se gustato a colazione, mentre se gustato meno maturo è utile al mattino nei colitici perchè ha un effetto astringente, certo senza che sia troppo “allappante”, sensazione dovuta alla presenza di tannini che con la maturazione va però scomparendo.
Prima di pranzo aiuta lo stomaco a svolgere meglio le proprie funzioni. Inoltre ha una funzione protettiva nei confronti di fegato milza e pancreas. Nella medicina tradizionale cinese il Diospyros viene utilizzato per la detossificazione da prodotti chimici e da metalli pesanti come la chemioradioterapia o per problemi psicologici o fisici causati da un trauma a causa di una guerra o di un incendio. Ma l’utilizzo del frutto del diospyros è molto vario. Un’idea può essere quella di utilizzarlo in una zuppa cruda in modo da non perderne le qualità.

Una ricetta con il caco

Vi propongo una ricettina! Estrarre del succo d’uva da usare come base per la zuppa, tagliare a cubetti due o tre cachi magari i cachi vaniglia che sono più solidi, tagliare anche a cubetti delle mele e delle pere ed infine del sedano molto sottile. Mescolare il tutto e lasciare riposare per un’oretta. Per chi ha una costituzione fredda può essere utile la cottura a 40 gradi nell’essiccatore in modo che sia anche riscaldante ma senza perderne le qualità.

Francesco Bianchini, Carbetta Francesco
Frutti della Terra >> http://goo.gl/I5aJx2
Atlante delle piante alimentari