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mercoledì 16 agosto 2023

Guarire la nostra anima

Guarire la nostra anima: il primo passo per recuperare la nostra profonda essenza

Consapevolezza e Spiritualità

>> https://bit.ly/3QEGXw2

Cosa significa guardarsi dentro? Seguendo i principi del Buddismo Bön tibetano scopriamo insieme perché è importante parlare alla nostra anima

Redazione - Scienza e Conoscenza - 15/08/2023

Tenzin Wangyal Rnpoche nel suo libro “Guarire l’anima”, seguendo la filosofia del buddismo Bön tibetano, racconta come imparare a guarire la nostra anima guardandoci da vicino. Al giorno d’oggi, con le vite piene e intense che abbiamo, è sempre più difficile per ognuno di noi “guardarsi dentro”. Ma cosa significa guardarsi dentro? Non c’è nulla di strano in questa pratica che consiste nel: cercare di capire sé stessi, prendersi del tempo per ascoltarsi, fermarsi un attimo per provare a capirsi. Per farlo possiamo partire da quattro ambiti molto importanti nelle nostre vite.

I quattro passi fondamentali per guarire se stessi

Per prima cosa osservate la vostra vita personale, prendetevi del tempo per riflettere su voi stessi. Parlate con la vostra anima e cercate di capire che tipo di persona siete e come vi sentite.

Poi osservate la vostra vita familiare, cercate di capire come la vostra famiglia vive in voi, il primo passo per recuperare la nostra anima è capire cosa ci manca. In questo caso si tratta di capire se la vostra famiglia vi nutre o vi distrugge.

Di seguito osservate la vostra vita lavorativa, cercate di capire se il vostro lavoro vi piace e vi da soddisfazione, se ogni mattina vi alzate scontenti a causa del vostro lavoro o se vi sentite gratificati dalla vostra vita lavorativa.

Osservate il vostro rapporto con la natura, cercate di capire se conoscete il suo grande potere sacro e rigenerante.  Vi è mai capitato di fermarvi ad ascoltare il rumore del mare? Che sensazione vi trasmette? Oppure vi siete mai fermati a guardare il cielo? Mi ricordo sin da bambina ciò che era per me il mare: la sua immensità mi trasmetteva calma e sicurezza e mi costringeva a guardarmi dentro, mettendomi in contatto con il mio spazio sacro interiore. Per me, un elemento in grado di riconnettermi con il mio sé profondo era ed è il mare, essendoci cresciuta, per molti di voi potrebbe essere un bosco in montagna o un ruscello, un luogo dove potrete avvicinarvi alla forza rigenerante della natura. Al giorno d’oggi è molto difficile entrare in contatto con la natura: siamo tutti abituati alla vita frenetica e tecnologica delle città, ai bar affollati, alle spiagge caotiche di agosto, ai social. Il primo passo per guarire la nostra anima deve partire proprio dal riconoscere la presenza o l’assenza della grande vitalità che la natura ci trasmette.

Recuperare la nostra profonda essenza

Dopo che avrete osservato questi quattro aspetti della vostra vita, noterete sicuramente che se riscontrate dei problemi, questi potrebbero non colpire solamente uno di questi aspetti, bensì più di uno. Provate a fermarvi e domandatevi se in qualche situazione della vostra vita avete sentito la mancanza di qualcosa di positivo. Dopo aver dato la risposta a questa domanda, ed entrando più in intimità con la sensazione di “mancanza” potrete iniziare a identificare in modo più preciso la qualità che vi manca e comprendere quale sia il passo da compiere per compensare questa mancanza.

Ecco una frase che mi ha particolarmente colpito tratta dal libro “Guarire l’anima” di Tenzin Wangyal Rnpoche:

“Secondo gli insegnamenti tradizionali tibetani, quando si ha l’anima danneggiata diminuisce anche la forza vitale, cioè la vitalità di cui si dispone. La perdita dell’anima può portare alla debolezza fisica e alla malattia”.

È importante cercare di recuperare la nostra profonda essenza proprio perché trascurarla potrebbe portarci grossi problemi emotivi e fisici. Quando vi sentite insoddisfatti o tristi anche se cercate di distrarvi con qualcosa, dovete scavare fino in fondo per poter guarire davvero. Quando vi sentite disconnessi, c’è un momento di rottura, provate un senso di solitudine, la sensazione cronica di volere qualcosa di più diventa la vostra identità. Tutto ciò può portare a un disturbo post-traumatico da stress: le persone che ne soffrono potrebbero avere spesso degli incubi, un’ansia perenne e quindi una grande difficoltà nell’affrontare la vita di tutti i giorni. È proprio per questo che ognuno di noi deve concedersi dei momenti per capire sé stesso. Ascoltarsi e capirsi è il primo passo verso la guarigione.

Guarire l'anima: un libro per trovare ispirazione

Guarire l'Anima — Libro >> https://bit.ly/3QEGXw2   

Tenzin Wangyal Rinpoche

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__guarire-l-anima-libro.php?pn=1567


mercoledì 30 marzo 2022

Cosa resta di noi dopo la Morte?


Cosa resta di noi dopo la Morte?

Consapevolezza e Spiritualità

>> https://bit.ly/3Nw8KLk

Sull’argomento “Morte” i popoli antichi avevano un concetto abbastanza diverso da quello delle popolazioni cosiddette civili dell’epoca moderna; ma in esperimenti relativamente recenti, studiosi medici, scienziati di Tanatologia (studio della morte), hanno ritenuto di dover recuperare l’argomento.

E che cosa hanno trovato gli scienziati? Hanno scoperto che se si mette un morente sul “piatto” di una sensibile bilancia atomica, un momento prima che il soggetto esali l’ultimo respiro, il suo peso diminuisce di qualche decina di grammi (15 gr. circa), mentre il suo corpo tende a irrigidirsi nel “rigor mortis”.

È bastato questo dato perché essi si convincessero di essere riusciti a trovare un sistema per misurare il “peso dell’anima”.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 29/03/2022

A cura della Redazione della collana Scienza e Conoscenza

Resta qualcosa di noi dopo la morte?

Le cose, in realtà, stanno un po’ diversamente, secondo le semplici, ma sacrosante leggi dell’Universo. Poiché tutto quello che si può dire al momento è che l’evento-morte studiato ha solo l’apparenza di un normale esperimento di laboratorio. Infatti a San Pietroburgo, dove viene condotta la maggior parte delle più serie ricerche mondiali in questione, i ricercatori dell’Università Tecnica stanno ancora cercando di rispondere a una domanda antica come l’umanità: resta qualcosa di noi dopo la morte?

“Le religioni, in ogni epoca della storia dell’uomo, hanno sempre risposto di sì “– dice Constantin Korotkov, uno dei massimi esperti nel campo di questo genere di ricerche. “È logico, esse esistono proprio perché l’uomo ha sempre pensato o sperato di essere in qualche modo immortale. La scienza si è dovuta fermare al limitare dell’ultimo respiro, semplicemente perché non c’era modo di andare oltre con prove sperimentali. I nostri esperimenti dicono tuttavia che, invece, si può andare oltre. Ci troviamo sulla spiaggia di una terra inesplorata, che si delinea sterminata, e dove un giorno troveremo risposte che potrebbero mutare l’intera nostra percezione del mondo. Tant’è che quando siamo di fronte a un corpo inanimato, incontestabilmente senza vita, abbiamo l’impressione che questo emetta ancora qualcosa.

“Sì” - insiste Korotkov – “possiamo affermare, dopo due anni di ricerche, di aver ottenuto l’evidenza sperimentale dell’attività del corpo umano almeno per alcuni giorni dopo la morte. È qualcosa che sembra contraddire tutto quanto si sapeva sino a oggi, e cioè che tutte le attività fisiologiche dell’organismo si spengono rapidamente dopo la morte clinica e vanno a zero in un determinato, breve, periodo di tempo”.

Dove il confine tra scienza ed esoterismo diventa sottile

Le domande si affollano, la tentazione di sconfinare dal solido terreno sperimentale nella sterminata serie di ipotesi, estrapolazioni, teorie, si fa irresistibile. “Qui il confine tra scienza ed esoterismo diventa sottile, ma dobbiamo resistere alla tentazione, che io stesso provo, di lanciarsi nell’ignoto”. Chi continua così il ragionamento di Korotkov è Ghennadij Nikolaevic Dulnev, il direttore del Centro di Tecnologia energetico-informativa di cui il programma di Korotkov è soltanto una parte. Il centro di Dulnev si occupa della registrazione obiettiva, della verifica, reperibilità, utilizzazione pratica di una larga serie di fenomeni “paranormali”, come telepatia e telecinesi. Si era partiti dalla ricerca diagnostica. Si suppone da tempo che il corpo umano “emetta” un campo (CEI), per ora sconosciuto, contenente una vasta quantità d’informazioni sullo stato dell’individuo, sulle sue caratteristiche biologiche, psichiche, ereditarie, quindi anche sul suo stato di salute.

Attraverso l’uso sistematico dell’“effetto Kirlian” sui pazienti, si è scoperto che il campo emesso dall’individuo contiene effettivamente dati che possono aiutare a comporre un ritratto completo, per esempio, dello stato degli organi interni. Già, ma che c’entra il cadavere? Korotkov e il suo gruppo qualche, di provare a vedere cosa succedeva sottoponendo un cadavere alla stessa analisi. Lo scopo era piuttosto semplice: “Volevamo osservare – spiega Korotkov, che è un fisico e non un medico – in quali tempi si affievolisce e scompare, dopo la morte, il campo energetico-informativo che circonda l’individuo”.

Il campo energetico-informativo dell’uomo non scompare dopo la morte!

E qui è arrivata la sorpresa. Una sorpresa sconvolgente. Il “campo” non scompare. Non solo, ma a quanto sembra l’“emissione”, tra l’altro, ha un rapporto con le “modalità della morte”. Per esempio: i defunti per vecchiaia fanno registrare un graduale indebolimento del “segnale” nelle prime 48 ore dopo il decesso. Ma esso si stabilizza e permane, seppure debole, anche oltre. Altro esempio: i decessi per incidente o per cause improvvise. In questo caso si registra un brusco aumento del “segnale” nelle prime venti ore, seguito da un’altrettanto brusca caduta, fino a un livello stabile e debole. Il terzo esempio è il più inquietante. Riguarda i decessi in condizioni di acuta sofferenza, in seguito ad assassinio, violenze fisiche. Qui l’emissione post mortem ha un andamento irregolare che si prolunga per l’intero periodo di osservazione (finora per  i cinque giorni successivi alla morte) e non registra alcuna stabilizzazione (esplosioni d’intensità cui fanno seguito cadute improvvise). In particolare i suicidi mostrano un andamento delle emissioni talmente convulso da poter essere distinto da tutte le altre cause di morte. “La criminalistica – dice Korotkov – può usare questi risultati per stabilire senza margine di errore se il defunto è stato ucciso o si è ucciso”.

Balza agli occhi una serie di immediate conseguenze. Il corpo del defunto “trasmette” informazioni che “ricordano” gli ultimi istanti della vita. E questa informazione persiste indipendentemente dall’allontanarsi dal momento della morte. Com’è possibile? E perché le osservazioni si sono fermate al quinto giorno? “Per ragioni legali – risponde Korotkov – i corpi che ci vengono dati in osservazione debbono essere restituiti all’autorità giudiziaria. Certo vorremmo andare oltre, fino al nono o al quarantesimo giorno, per vedere cosa succede. Ma oltre non possiamo andare, per adesso. L’ostacolo è giuridico-legale”. E perché questi due intervalli? “Perché siamo convinti che le credenze religiose di molti popoli abbiano a che fare con quel che stiamo studiando”.

Siamo vicini alla scoperta di qualcosa di simile all’"anima"?

“Ciascuno la chiami come vuole. Il nostro linguaggio risente della nostra cultura attuale e delle nostre tradizioni” – commenta Dulnev – “ma io penso che dobbiamo cominciare a pensare che il nostro mondo è molto più complesso di quanto crediamo. Noi viviamo oggi nello spazio-tempo-materia. Non basta per spiegare fenomeni come quelli di cui stiamo parlando. Bisogna supporre l’esistenza di un’altra dimensione, di un campo informativo dove le trasmissioni avvengono a velocità superiore a quella della luce”. “Sono ipotesi – continua Korotkov – ma noi pensiamo che i guaritori (e, in linea di principio, ogni individuo) siano come degli apparecchi rice-trasmittenti imperfetti che riescono a sintonizzarsi con questo campo”. “Questo spiegherebbe perché i risultati dei singoli esperimenti possono essere contraddittori. Ma sul piano statistico, una volta raggiunta una sufficiente quantità di dati, questa contraddittorietà scompare.

Scopri la Scienza dell'Uno di Vittorio Marchi

https://www.macrolibrarsi.it/autori/_vittorio_marchi.php?pn=1567


martedì 30 ottobre 2018

Coscienza, anima e fisica quantistica




Coscienza, anima e fisica quantistica

Scienza e Fisica Quantistica      

L’anima di ognuno di noi è molto più che il prodotto della semplice interazione dei neuroni nel cervello, ma è della stessa composizione vibrazionale dell’universo, ce ne parla Carmen Di Muro con il suo libro Spiritual Mind

Carmen Di Muro - 29/10/2018

Ma noi siamo fatti solo di materia? O siamo molto di più di ciò che cogliamo attraverso il nostro sguardo? Esiste l’anima, quell’anelito vitale che ci muove dall’interno, indipendente dal cervello o dal resto del corpo che può sopravvivere alla morte fisica? Fino a qualche decennio fa, questi interrogativi erano leciti solo nell’ambito di una riflessione teologica. Oggi, invece, entrano a pieno diritto nelle domande fondamentali della fisica quantistica che ha iniziato a interessarsi e ad approfondire pionieristicamente questioni come la coscienza umana, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte.

Coscienza, anima e fisica quantistica

Da qui si dischiude uno scenario nuovo e insolito che mette in luce grandi verità sulla nostra natura multidimensionale. Nell’essenza del nostro corpo fisico siamo costituiti da quanti. Il quanto è pura energia e quindi l’uomo è pura energia. Il suo corpo fisico rappresenta la vibrazione più densa dell’energia. È un involucro che protegge l’essenza dell’energia, ciò che Platone definì Anima, la nostra componente immortale, ma che la scienza è solita indagare con il termine di Coscienza (…)

Stando a ciò, i fisici teorici che da sempre hanno cercato di comprendere e di afferrare la sostanza della realtà fisica, hanno notato che quanto più si spingevano nello studio profondo dell’universo tanto più questo appariva astratto, pura potenzialità, pura coscienza consapevole di sé che s’innalza in onde di vibrazione per dar vita alle particelle, alle persone, alle cose osservabili e a tutto ciò che ci circonda.

Ciò significa che tutto ciò che esiste in natura fa parte della stessa fonte dell’esistenza, di quel campo di informazione integrale che intesse le trame della vita.

La riduzione obbiettiva orchestrata

La coscienza esiste al di fuori degli usuali vincoli dello spazio/tempo e sfugge alla tradizionale comprensione delle leggi della fisica classica. Essa è energia non locale e il suo campo d’azione non va concepito entro i confini del corpo fisico ma al contrario, in modo esteso all’infinito, non esaurendosi a livello dell’interno, ma trovandosi ovunque. Tale principio è ciò che anima le avveniristiche concettualizzazioni di “neurodinamica quantistica” di due scienziati di fama mondiale, lo studioso americano Stuart Hameroff e il fisico inglese Roger Penrose, i quali partendo dalla visone del nostro cervello come di un computer biologico, sostengono che la nostra esperienza di coscienza sia il risultato di vibrazioni quantiche che avvengono nei microtubuli, ovvero strutture intracellulari che collegano i processi neuronali ai processi di auto-organizzazione nella struttura quantica proto-cosciente della realtà. Tale processo è stato definito con il nome di “riduzione obiettiva orchestrata” (o teoria Orch OR, da orchestred objective reduction) e spiega come si genererebbe un atto di coscienza sulla base di informazioni quantistiche (…)

L’anima di ognuno di noi è perciò molto più che il prodotto della semplice interazione dei neuroni nel cervello, ma è della stessa composizione vibrazionale dell’universo, una formazione naturale presente fin dall’inizio nella materia che arriva alla sua piena e completa essenza nell’uomo acquistando sempre più ordine e informazione, nell’interazione continua e costante con la sorgente della creazione a cui appartiene. (…)

Scoprilo ora!

eBook - Spiritual Mind
Nuove prospettive di guarigione tra fisica quantistica e coscienza
Carmen Di Muro


giovedì 23 agosto 2018

Guarire la nostra anima




Guarire la nostra anima: il primo passo per recuperare la nostra profonda essenza

Consapevolezza e Spiritualità      

Cosa significa guardarsi dentro? Seguendo i principi del Buddismo Bön tibetano scopriamo insieme perché è importante parlare alla nostra anima

di Andrea Giulia Pollini - 23/08/2018


Tenzin Wangyal Rnpoche nel suo libro “Guarire l’anima”, seguendo la filosofia del buddismo Bön tibetano, racconta come imparare a guarire la nostra anima guardandoci da vicino. Al giorno d’oggi, con le vite piene e intense che abbiamo, è sempre più difficile per ognuno di noi “guardarsi dentro”. Ma cosa significa guardarsi dentro? Non c’è nulla di strano in questa pratica che consiste nel: cercare di capire sé stessi, prendersi del tempo per ascoltarsi, fermarsi un attimo per provare a capirsi. Per farlo possiamo partire da quattro ambiti molto importanti nelle nostre vite.

I quattro passi fondamentali per guarire se stessi

Per prima cosa osservate la vostra vita personale, prendetevi del tempo per riflettere su voi stessi. Parlate con la vostra anima e cercate di capire che tipo di persona siete e come vi sentite.

Poi osservate la vostra vita familiare, cercate di capire come la vostra famiglia vive in voi, il primo passo per recuperare la nostra anima è capire cosa ci manca. In questo caso si tratta di capire se la vostra famiglia vi nutre o vi distrugge.

Di seguito osservate la vostra vita lavorativa, cercate di capire se il vostro lavoro vi piace e vi da soddisfazione, se ogni mattina vi alzate scontenti a causa del vostro lavoro o se vi sentite gratificati dalla vostra vita lavorativa.

Osservate il vostro rapporto con la natura, cercate di capire se conoscete il suo grande potere sacro e rigenerante.  Vi è mai capitato di fermarvi ad ascoltare il rumore del mare? Che sensazione vi trasmette? Oppure vi siete mai fermati a guardare il cielo? Mi ricordo sin da bambina ciò che era per me il mare: la sua immensità mi trasmetteva calma e sicurezza e mi costringeva a guardarmi dentro, mettendomi in contatto con il mio spazio sacro interiore. Per me, un elemento in grado di riconnettermi con il mio sé profondo era ed è il mare, essendoci cresciuta, per molti di voi potrebbe essere un bosco in montagna o un ruscello, un luogo dove potrete avvicinarvi alla forza rigenerante della natura. Al giorno d’oggi è molto difficile entrare in contatto con la natura: siamo tutti abituati alla vita frenetica e tecnologica delle città, ai bar affollati, alle spiagge caotiche di agosto, ai social. Il primo passo per guarire la nostra anima deve partire proprio dal riconoscere la presenza o l’assenza della grande vitalità che la natura ci trasmette.

Recuperare la nostra profonda essenza

Dopo che avrete osservato questi quattro aspetti della vostra vita, noterete sicuramente che se riscontrate dei problemi, questi potrebbero non colpire solamente uno di questi aspetti, bensì più di uno. Provate a fermarvi e domandatevi se in qualche situazione della vostra vita avete sentito la mancanza di qualcosa di positivo. Dopo aver dato la risposta a questa domanda, ed entrando più in intimità con la sensazione di “mancanza” potrete iniziare a identificare in modo più preciso la qualità che vi manca e comprendere quale sia il passo da compiere per compensare questa mancanza.

Ecco una frase che mi ha particolarmente colpito tratta dal libro “Guarire l’anima” di Tenzin Wangyal Rnpoche:

“Secondo gli insegnamenti tradizionali tibetani, quando si ha l’anima danneggiata diminuisce anche la forza vitale, cioè la vitalità di cui si dispone. La perdita dell’anima può portare alla debolezza fisica e alla malattia”.

È importante cercare di recuperare la nostra profonda essenza proprio perché trascurarla potrebbe portarci grossi problemi emotivi e fisici. Quando vi sentite insoddisfatti o tristi anche se cercate di distrarvi con qualcosa, dovete scavare fino in fondo per poter guarire davvero. Quando vi sentite disconnessi, c’è un momento di rottura, provate un senso di solitudine, la sensazione cronica di volere qualcosa di più diventa la vostra identità. Tutto ciò può portare a un disturbo post-traumatico da stress: le persone che ne soffrono potrebbero avere spesso degli incubi, un’ansia perenne e quindi una grande difficoltà nell’affrontare la vita di tutti i giorni. È proprio per questo che ognuno di noi deve concedersi dei momenti per capire sé stesso. Ascoltarsi e capirsi è il primo passo verso la guarigione.


Descrizione di Guarire l'Anima - Libro

Trasforma e riscopri la tua vita con l'antica pratica tibetana di recupero dell'Anima!

Pensa a un momento della tua vita in cui ti sei sentito completo, soddisfatto, pienamente vivo e "a casa" in te stesso. Immagina di poterti sentire così non solo di tanto in tanto, ma per la maggior parte del tempo.

In questo libro, l'insegnante di meditazione Tenzin Wangyal illustra potenti pratiche che ti aiuteranno a connetterti profondamente con la tua natura autentica e a guarire la tua anima, affinché tu possa condurre una vita più gioiosa e appagata.

Secondo gli insegnamenti buddisti, infatti, se l'anima è danneggiata, la propria forza fisica e la vitalità diminuiscono, si diventa malati e si può anche morire. Per risolvere questo problema, l'autore propone diverse pratiche per ritrovarla (il silenzio, lo spazio e l'immobilità nella natura) che conducono dentro di se dove è possibile analizzare, senza giudizio, le proprie esperienze dolorose.

Partendo dagli insegnamenti tradizionali di recupero dell'anima del buddismo Bön tibetano, Tenzin Wangyal offre una guida pratica per superare ogni sensazione di disconnessione e insoddisfazione, e risvegliare la creatività, l'allegria e il senso di tranquillità che sono innati in te.

Le tecniche presentate dall'autore se praticate quotidianamente possono aiutarti a:

Superare le difficoltà che la vita vi pone
Far svanire le emozioni negative e coltivare qualità positive
Rivitalizzare le vostre relazioni personali e professionali
Sentirti più coinvolti e produttivi nel lavoro
Sperimentare la guarigione su tutti i livelli, fisico, emotivo ed energetico
Portare felicità e benessere agli altri

Avvalendoti delle meditazioni e delle pratiche informali proposte nel Tenzin Wangyal, puoi imparare ad attingere alla forza guaritrice della natura così come alla tua capacità di autoguarigione.

Questo libro offre pratiche in grado di recuperare l'anima e di guarire le persone malate.
Inoltre nel libro sono inclusi un Ebook e Meditazione Guidata da scaricare gratuitamente.

“In un momento in cui abbiamo perduto la nostra anima collettiva e quella personale, Tenzin Wangyal ci offre una bussola infallibile per ritrovare il nostro sé originale e integro. Leggete questo libro e trovate la vostra strada per fare ritorno alla salute e alla pienezza!”.
Alberto Villoldo, Autore di One Spirit Medicine

 Indice

Hanno detto del libro

Prefazione

Introduzione

Che cos’è l’anima?
Cause della perdita dell’anima
Una via verso la guarigione
Il miglior rimedio
Meditazione terapeutica

Capitolo 1 - OSSERVARE LA PROPRIA VITA DA VICINO

Tempo per l’autoriflessione
Osservate la vostra vita personale
Osservate la vostra vita familiare
Osservate la vostra vita lavorativa
Osservate il vostro rapporto con la natura
I cinque elementi
La vostra relazione con la terra
La vostra relazione con l’acqua
La vostra relazione con il fuoco
La vostra relazione con l’aria
La vostra relazione con lo spazio
Riflettere sull’elemento che si ha troppo in abbondanza
Il passo successivo: impegnarsi a cambiare

Capitolo 2 - RECUPERARE DALLA NATURA

Radici tibetane
Prendere appuntamento con gli elementi
Prendere le tre famose pillole
Aprire il cuore e la mente con gratitudine e compassione
Recuperare le essenze degli elementi
Aprirsi a una saggezza più profonda
– Pratica autoguidata –
Recuperare dalla natura

Capitolo 3 - RECUPERARE RIFUGIANDOSI DENTRO DI SÉ

Il rifugio dello spazio sacro illimitato
Il rifugio dell’infinita consapevolezza
Il rifugio del calore genuino
La ricchezza del rifugio interno
Recuperare dal rifugio interno
Il vostro rifugio più sicuro
Al di là dell’ego
– Meditazioni autoguidate –
Recuperare dal rifugio interno

Capitolo 4 - RECUPERARE DALLE RELAZIONI

Dare l’esempio, non parlare
Connessioni inaspettate
Nutrire le qualità degli elementi
Condividere le qualità degli elementi
Dare spazio alla sofferenza
Quando le emozioni sono difficili
Dissolvere l’identità del dolore
– Pratiche autoguidate –
Recuperare dalle relazioni
Capitolo 5 - SUPERARE LA SOLITUDINE

Quando nasce la solitudine
Trovare l’amico dentro di sé
– Pratica autoguidata
Trovare l’amico dentro di sé

Capitolo 6 - NUTRIRE IL PROPRIO ESSERE INTERIORE

Ricaricare la propria batteria
Avere fiducia
Un cambio d’abitudine
Calore spontaneo
– Meditazioni autoguidate –
Nutrire il proprio essere interiore

Capitolo 7 - NUTRIRE IL PROPRIO CORPO FISICO

Una sola medicina per tutti i mali
Spostare l’attenzione
Il produttore del dolore
Dolore come apparenza: vedere con l’occhio della saggezza
Il potere del calore
Una pratica per la guarigione fisica
– Meditazioni autoguidate –
Nutrire il proprio corpo fisico
Postfazione

Note

Ringraziamenti

L’Autore

Guarire l'Anima - Libro
Tenzin Wangyal Rinpoche

mercoledì 26 ottobre 2016

Cos'è l'amore? Cose l'Anima? Chi è Dio?



Ritorno all'Anima

Esplorare il sentiero della Bhakti

di Swami Radhanath



Una biografia sapientemente scritta che diventa una guida per chiunque voglia affrontare un percorso spirituale o meglio comprendere l’antica saggezza Yogica!

I misteri dell’Anima sono stati inseguiti per secoli da Mistici, Saggi e Guru. L'umanità ha desiderato a lungo di poter scoprire la risposta al senso della nostra esistenza, e molte tradizioni spirituali hanno fornito queste risposte all'interno di testi sacri che facilitano i viaggi di trasformazione e scoperta. Eppure, mai prima d'ora nessuna delle tradizioni spirituali è stata distillata in maniera così semplice in un sentiero così facile da seguire: un sentiero di Amore e Devozione.

In questo attesissimo seguito al suo bestseller internazionale “Ritorno a Casa: Autobiografia di uno Swami Americano”, il rinomato leader spirituale Radhanath Swami condivide aneddoti intimi scelti dai decenni di esperienza come guru del bhakti yoga per illustrare l'antico sentiero devozionale della bhakti, cogliendone l'essenza e spiegandone i semplici principi che ci permettono di equilibrare le nostre vite.

Il suo stile di scrittura semplice rende accessibili a tutti i concetti spirituali e le risposte alle domande senza tempo, in una toccante narrazione che rende meravigliosamente viva questa filosofia sacra.

Cos'è l'amore? Cose l'Anima? Chi è Dio? Come possiamo vivere nel mondo della materia senza perdere il contatto con la dimensione spirituale?

Con un linguaggio sintetico e comprensibile, Radhanath Swami chiarisce le risposte a queste domande cruciali e offre una soluzione semplice alle sfide della vita: andare al di là del mondo materiale e intraprendere un viaggio interiore alla scoperta della bellezza del vero sé.

Con riferimenti illuminanti alle religioni ed ideologie Occidentali, “Ritorno all’Anima” invita i lettori di qualsiasi provenienza a scoprire le semplici verità che ci uniscono tutti.

Una guida contemporanea all'antica Saggezza dello Yoga


 Indice

Apprezzamenti su Ritorno all'Anima

Introduzione

Le grandi domande

Cose la vera ricchezza?
Chi sono?
Chi è Dio?
Cose lo Yoga?
Cose la Bhakti?
Vivere spiritualmente nel mondo materiale

Distinguere la realtà dall'illusione
Praticare il dharma della bhakti
Risvegliare l’amore divino
Vivere la spiritualità
Crescere attraverso le avversità
Vivere consapevolmente e l’arte del morire
Diventare uno attraverso l’amore
Entrare nello stato di grazia
Conclusione

Glossario

Ringraziamenti

L’autore


Radhanath Swami è nato a Chicago nel 1950.
Dopo il viaggio raccontato in questo libro si è dedicato completamente all'insegnamento e al suo impegno a portare gli altri più vicini a Dio e alla propria spiritualità.
Filantropo, ha ispirato diverse opere di sviluppo: distribuzione alimentare di massa ai bambini indigenti, ospedali missionari...


Ritorno all'Anima - Libro » https://goo.gl/ZKz0jz 
Esplorare il sentiero della Bhakti
Swami Radhanath


sabato 5 marzo 2016

Il BENESSERE dell'ANIMA


Il BENESSERE dell'ANIMA

Viaggia tra l'antica saggezza orientale e le più recenti ricerche scientifiche per arrivare alla tua piena realizzazione fisica, mentale e spirituale.

Rimini, da Venerdì 13 a Domenica 15 Maggio 2016



Se desideri evolverti verso nuovi percorsi di crescita olistica e di benessere totale, sarai contento di conoscere la prossima grande novità organizzata dai nostri amici di Hi-Performance: l'appuntamento Il Benessere dell'Anima, a Rimini dal 13 al 15 Maggio 2016 in cui verranno analizzati da diversi punti di vista tutti gli aspetti che che creano ben-essere a 360 gradi, a livello fisico, mentale, spirituale, economico.

Questo avverrà seguendo l'approccio multidisciplinare di diverse scuole di calibro nazionale e internazionale, che spaziano dalle discipline orientali alle recenti ricerche scientifiche della medicina.


DEEPAK CHOPRA

Interverrà - in uno dei suoi rari eventi europei - Deepak Chopra, medico ayurveda e autorità internazionale nel campo del Bene-Essere Psico-Fisico, della Spiritualità e della Trasformazione personale, oltre che autore di 80 Best-seller di successo mondiale, con più di 20 milioni di copie vendute nel mondo e tradotte in ben 43 lingue.

L'intervento del Dr. Chopra toccherà le nuove scoperte della scienza e della medicina, secondo cui i nostri geni sono 'super-geni': non restano sempre uguali nel tempo perchè sono influenzati da ciò che pensiamo, diciamo, facciamo. Chopra parlerà anche dell'incredibile forza di guarigione che ha il nostro cervello e delle modalità pratiche per sperimentare gli stati di coscienza superiore, salute e trasformazione.


ALTRI OSPITI

Insieme a lui, parteciperanno all'appuntamento altre grandi menti illuminate, che ci guideranno verso nuovi percorsi di evoluzione olistica (equilibrio corpo-mente-anima):

Richard Romagnoli: Life Coach specializzato nella metodologia dello Yoga della Risata, che permette a chiunque di ridere incondizionatamente per ripristinare il proprio benessere fisico e mentale

PujaCristina: 40 anni di esperienze con maestri spirituali di rilievo internazionale come Deepak Chopra, Louise H.Hay, Abraham/Hicks, Osho e molti altri

Italo Cillo: Ricercatore e insegnante spirituale da 30 anni, ha creato il 'Ritiro rigeneratore', una pratica individuale in 12 esercizi di auto-riessione per schiacciare il pulsante 'Reset' della propria vita

Nader Butto: medico cardiologo israeliano ideatore del metodo che evidenzia la correlazione tra aspetto psicologico (conflitti interiori) e malattia/possibilità di guarigione.

Marco Ferrini: fondatore del Centro Studi Bhaktivedanta, Ricercatore, guida spirituale ed autore di saggi sui temi della tradizione Yoga e Bhakti nel contesto del sapere millenario dei Veda, antichi testi sapienziali riconosciuti dall'Unesco patrimonio dell'umanità.


__________ IL BENESSERE DELL'ANIMA __________

Senti che la vita non ti sta dando ciò che desideri? A fine giornata ti senti scoraggiato, deluso? Ti capita spesso di entrare in conflitto con chi frequenti ogni giorno, a lavoro e nel privato? Le emozioni tossiche fanno parte sempre più della tua quotidianità?

Secondo gli insegnamenti dell'antica saggezza orientale, da un lato, e delle più recenti scoperte scientifiche, dall'altro, questo ti succede quando vivi in modo 'separato' dalla parte più profonda di te, quando non hai piena consapevolezza di chi sei veramente e di ciò che desideri nel profondo.

Quando invece impari ad entrare in contatto con la tua anima e ad ascoltare il TE più autentico, il vero significato della tua esistenza ti diventa chiaro, riesci ad attingere alla fonte primaria della tua energia vitale e ad incrementare la capacità di:

Creare - per te e per chi ti circonda - benessere a 360 gradi (fisico, emozionale, spirituale, sociale, comunitario, finanziario)
Realizzare i tuoi desideri in modo naturale e spontaneo
Fare scelte consapevoli per vivere la vita che davvero vuoi, senza subire i condizionamenti degli altri, dei media e della società, e sviluppando la piena fiducia che le cose accadono sempre per favorire la tua crescita e che qualunque cosa accada alla fine tornerà a tuo vantaggio

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martedì 16 febbraio 2016

L’Immortalità dell’Anima e le recenti scoperte



L’Immortalità dell’Anima e le recenti scoperte sul vuoto superfluido

di Sabato Scala



Pochi ricercatori hanno il coraggio di ammetterlo, ma dopo più di cento anni il concetto di “Etere”, sostanza che, secondo gli studiosi ottocenteschi colmava il vuoto e consentiva la propagazione delle onde elettromagnetiche, torna ad aver senso. Purtroppo le ferree leggi non-scritte, dell’inquisizione scientifica che si cela dietro la revisione e verifica degli articoli nota come “peer review”, non consente di utilizzare questo termine in modo esplicito.

Anche il recente “tam-tam” e le urla di gioia per la scoperta delle onde gravitazionali e per l’ennesima previsione corretta di Einstein, insieme al silenzio sotto cui passano tutti gli studi e i dati che confermano l’esistenza di un “vuoto non vuoto”, vano lette in questa luce.

Einstein è stato sicuramente un genio, eppure commise un grave errore che non fu, come si pensa, avere negato la correttezza del modello quantistico, ma l’avere tagliato fuori dalle sue teorie lo strumento che gli avrebbe consentito di realizzare il suo sogno di unificazione delle forze: l’Etere.

L’Etere, quindi, torna oggi in scena con svariati nomi: “vuoto quantistico”, “materia oscura”, “flusso oscuro”, “gravità a loop”, “tassellature”, “triangolazione dinamica causale”, “universo come computer quantistico”, “vuoto superfluido” e così via, la fantasia degli scienziati non ha limiti pur di non usare la parola proibita: Etere.

Nei miei due precedenti articoli ho mostrato come gli ultimi dieci anni di scoperte su quello che si insiste a chiamare vuoto, hanno confermato che l’Etere esiste e hanno consentito di intravedere il ruolo straordinario e rivoluzionario che può ricoprire nei prossimi anni come strumento indispensabile per qualunque teoria che provi a conciliare l’inconciliabile: relatività e quantistica.
Di tutte le possibili letture della “forma dell’Etere” quella che prediligo, anche perché è il risultato della teoria che abbiamo in dettaglio nel nostro testo “La Fisica di Dio” pubblicato nel 2011, è l’Etere, o se preferite il vuoto, come “superfluido” con natura neurale.

Gli ultimi cinque anni hanno prodotto una notevole accelerazione nelle indagini sulla forma superfluida del vuoto, anche grazie ai risultati incoraggianti di numerose sperimentazioni. Purtroppo ancora pochi ricercatori, con estrema cautela, hanno approfondito l’enorme portata di questa scoperta.

Una breve inferenza logica adoperata nel mio precedente articolo, aiuta a comprendere di cosa stiamo parlando.

Il vuoto come superfluido polare può essere descritto dalla cosiddetta teoria dei Vetri di Spin che, nella sua forma matematica, cela un meccanismo di auto-organizzazione dell’Universo basato sul modello neurale di John Hopfield. Che significa?

In maniera grossolana semplicemente che il vuoto, da cui si genera tutto ciò che conosciamo, ha una natura “intelligente”.

Per evitare equivoci chiarisco che, con questo termine, mi riferisco alla capacità che il vuoto esplica di modificare la sua forma e di auto-organizzarsi “apprendendo” ed “elaborando” informazioni in forma di perturbazioni nella sua struttura infinitesimale, secondo un modello simile a quello adottato dai neuroni del nostro cervello.

In questo modo ogni “azione” e “reazione” del vuoto è il frutto complesso di tutto ciò che è accaduto ad esso in passato, e costituisce una “ottimizzazione”, in termini di ordine ed energia, delle precedenti “reazioni”.

E’ chiaro che, dietro un modello simile, c’è anche un’altra affermazione che si scontra con la teoria dello spazio-tempo di Einstein: il vuoto non solo è “pieno”, a differenza di come pensava Einstein, ma la “sostanza” fluida che lo compone ha una natura discreta e quantizzata, per intenderci è come composto da elementi infinitesimi non ulteriormente divisibili.

Gli esperimenti assai meno famosi, condotti di recente con un altro rilevatore di onde gravitazionali, il GEO600, hanno confermato questa previsione e la teoria di fondo espressa da Craig Hogan e Stewen Hawking. In questi esperimenti si è notata la presenza di un rumore non eliminabile che ha impedito di ottenere risultati attendibili, e fare una qualunque misurazione valida delle sfuggenti onde gravitazionali, nonostante gli svariati sforzi fatti per aumentarne la sensibilità.

La conclusione è stata che il rumore non è dovuto allo strumento ma alla natura “particellare” e discreta del vuoto. Chissà quale peso ha avuto questa scoperta nelle operazioni di miglioramento della sensibilità dell’interferometro VIRGO adoperato per la scoperta delle onde gravitazionali e che tipo di “filtraggio” è stato adottato per schermare questo “presunto” rumore. Ma torniamo a noi.

Cosa c’entra tutto questo con l’Anima e con la sua natura immortale?

Per capirlo occorre portare la mente più avanti di qualche anno certi che, la direzione che i ricercatori hanno già preso non potrà che confermare quanto abbiamo qui dedotto ed esposto in sintesi.

Cominciamo, quindi, col sondare le conseguenze di un “modello neurale” del vuoto quantistico.

La disponibilità di un modello matematico, tutto sommato non complesso come quello di John Hopfield, ci consente di trarre alcune semplici ma importantissime conseguenze.

Risparmiandovi la dimostrazione matematica, provo a spiegarvi in dettaglio una tra le principali caratteristiche di questo modello: il fenomeno di “saturazione”, che ci servirà per giungere al concetto di Anima.

Il modello neurale di Hopfield descrive una rete di strutture dette “neuroni” o “perceptroni”, collegate in cascata in modo che l’uscita singola di ciascuna di esse sia l’ingresso di un neurone subito seguente.

Volendola immaginare mentalmente, una rete di Hopfield si presenta come una specie di albero capovolto.

I rami costituiscono gli ingressi della rete, le radici le uscite, mentre i nodi in cui più rami si uniscono rappresentano i “neuroni” o “perceptroni”, come li appellò Hopfield.

Ogni perceptrone, o se preferite neurone, non fa altro che mettere insieme informazioni elementari, attribuire a ciascuna di esse un peso, e sommarle in base al peso attribuito, per fornire come risultato un singolo specifico concetto.

In figura è riportata una generica rete “ricorrente” non-stratificata nella quale ogni
Modello di Hopfield – In figura è riportata una generica rete “ricorrente” non-stratificata nella quale ogni nodo (neurone) è collegato a tutti gli altri eccetto se stesso, attraverso connessioni “pesate”.

La diversità dei pesi consente al neurone operazioni di natura complessa e gli offre la possibilità di mappare concetti differenti. Una volta però che il neurone, con un meccanismo di “aggiustamento” dei pesi, mappa un concetto, si specializza nel riconoscere quello specifico concetto elementare e, una volta riconosciuto, passa l’informazione ai successivi neuroni della rete.

Più sono i neuroni più è complesso l”Albero” delle connessioni e, quindi, più complessi sono i ragionamenti e le “deduzioni” che una rete neurale può trarre.

Nessun neurone potrebbe, però, funzionare senza la presenza di una particolare funzione matematica che fa da filtro a ogni elaborazione: la sigmoide.

Non vi spaventate! Se mi avete seguìto fin qui proverò a spiegarvi anche questo concetto senza entrare nel dettaglio matematico.

Questa particolare funzione detta “a soglia” consente, per così dire, al neurone di “fissare le idee” facendo in modo che se un determinato concetto trova nella realtà conferme, a ogni conferma esso si rafforza.

I continui rafforzamenti di un singolo concetto appreso dalla rete, confermano quanto la rete ha dedotto e, a un certo punto, diventa quasi impossibile, per il singolo neurone, “cambiare idea” e di conseguenza, che la rete neurale nel suo complesso “cambi idea”, su alcuni aspetti della realtà e su alcune sue “convinzioni”.

Vi ricorda nulla questo comportamento? Insieme a vari aspetti positivi è anche la fonte di quella pessima abitudine umana che definiamo “cocciutaggine”, ora sapete che ha origine in uno specifico modello matematico: il modello di Hopfield.

Questo modo di funzionamento tipico dei neuroni è ciò che io chiamo “capacità di saturazione”.

Nei modelli “neurali” del vuoto ogni neurone è un elemento infinitesimo che è connesso agli altri in cascata, per intenderci e differenziarci dalle singole teorie, lo chiameremo per convenzione “metrone” anzichè semplicemente “neurone”.

Facciamo un esempio per capire meglio.

Immaginiamo un gruppo di persone distribuite a caso assai vicine tra loro.

Supponiamo che stiano partecipando a un grande gioco di gruppo.

Il gioco consiste in una serie di colpi sulla schiena che le persone devono scambiarsi, appena ne ricevono uno sulla propria.

In altre parole ogni persona che riceve un numero di colpi contemporanei sulla propria schiena, li interpreta come segnale per dare, a sua volta, un colpo sulla schiena della persona di fronte che gli volge le spalle, ma solo se i colpi ricevuti sono sufficienti a sbilanciarlo in avanti.

La forza che adotterà per colpire, a sua volta, la persona di fronte a lui, in questo gioco dipende dalla forza complessiva dei colpi che ha ricevuto sulla propria schiena, ma non solo da questa.

L’inclinazione, o l’angolo, che ogni persona ha rispetto alla schiena della persona che ha davanti, influenza l’effetto del colpo che può infliggere.

Un eccesso di angolazione riduce l’efficacia del colpo e, di conseguenza, l’angolo è una misura del “peso” e dell’effetto che il colpo avrà una volta sferrato.

Un importante elemento del gioco è costituito dal cambio di posizione che avviene ogni qual volta una persona si sbilancia in avanti e riprende l’equilibrio spostando i piedi.

Così facendo la sua posizione relativa nel gruppo si modifica e, così, cambia l’angolo tra le persone vicine e, quindi, cambia l’effetto che ci sarà al successivo scambio di “colpi sulla schiena”.

Sostituendo a ogni persona un “neurone”, questo gioco, in apparenza stupido, fornisce una metafora che descrive il comportamento di una rete neurale e, come essa “apprende” modificando la forma e la posizione dei singoli neuroni e la sua geometria interna.

Ma torniamo alla metafora.

Immaginate di osservare dall’alto la scena. Noterete che la “Massa” delle persone si muove e ha una dinamica che cambia la “geometria” della loro disposizione.

Se non ci sono sollecitazioni la geometria non cambia, ma ad ogni sollecitazione le persone singolarmente si spostano.

La modalità in cui i colpi inferti ad una persona che si trova al bordo esterno della massa, si propaga all’interno del gruppo dipende sia dal tipo di sollecitazione che imprimiamo dall’esterno, sia dalla forma dinamica che in quel momento caratterizza il gruppo di persone.

La geometria del gruppo di persone è, quindi, un meccanismo che incamera informazioni.

La cosa sulla quale desidero attrarre la vostra attenzione, è la formazione di “sottogruppi” stabili che hanno raggiunto una situazione di “equilibrio” e che, quindi, seppure trasferiscono l’informazione che ricevono, non sono più caratterizzati da grandi spostamenti individuali delle persone.

In buona sostanza, nella massa delle persone, si formano delle aree relativamente “stabili” che chiamiamo “cluster”. Quest o cluster contiene un’informazione che, spesso, si trasferisce da gruppo a gruppo, conservando la forma.

Ognuno di questi sottogruppi costituisce e rappresenta, in una rete neurale reale, un concetto consolidato e “saturo”: ecco spiegato cosa intendo per “saturazione”; in altre parole se questo sottogruppo mantiene sia la forma che la posizione complessiva il cluster diventa, non solo una “idea dinamica”, ma una idea statica che ha preso una forma geometrica precisa e stabile.

Se proviamo ad attraversate più volte la massa di persone, ad esempio, con una moto questi sottogruppi tenderanno a non dividersi e saremo costretti a “girare attorno ad essi”.

Ora sostituiamo mentalmente il gruppo di persone con il vuoto immaginandolo pieno di neuroni che abbiamo chiamato “metroni”.

Nel vuoto, come nel gioco descritto e come in un qualunque cervello, si formano dei cluster stabili con precise forme geometriche sia macroscopiche che microscopiche: il principio di saturazione ha consentito, quindi, la costituzione di aggregati di vuoto “invisibili”, ma esistenti e stabili.

Questi aggregati potrebbero prendere la forma di veri e propri vortici e dare origine ai vari tipi di particelle oppure, rimanere solo aggregati invisibili ma stabili, con il loro bagaglio di informazioni e se volete con una loro “personalità” geometrica e reattiva.

Abbiamo trovato l’anima!

Ovviamente mi direte, forse un aggregato geometrico stabile in grado di elaborare informazioni come questo, fatto solo di vuoto, potrebbe proprio essere un’anima, ma l’anima di cui parlano filosofie e religioni, si manifestano in corpi viventi!

A questo punto sarò io a porvi una domanda: a vostro avviso come può, la materia inerte, organizzarsi per diventare vivente ed evolvere? Come possono, le strutture polimeriche, che pure sembrerebbero non avere un’intelligenza, cercarsi e aggregarsi per affinità diventando filamenti biologici sempre più lunghi? Avete mai visto in tv filmati sulle cellule viventi ciliate? Le loro ciglia si muovono in maniera intelligente e sembrano cercarsi l’un l’altra agendo come milioni di gambe intelligenti, sia singolarmente sia, soprattutto, collettivamente.

Qual è, allora, il meccanismo che le dirige? Hanno un’intelligenza individuale? Se sì, dov’è quella collettiva? E come fanno a realizzare progetti sempre più complessi in forma di esseri viventi che evolvono e cambiano adattandosi alle condizioni ambientali?

All’evoluzione darwiniana sono ormai davvero pochi a credere, ma nessuno ha il coraggio di smentirla ufficialmente: essa è divenuta un totem scientifico come il Big Bang o come l’Etere stesso.

Più che dire “ci siamo sbagliati” si preferisce metter “pezze” ai concetti che s’insiste a chiamare “scientifici” evitando discussioni, ma ora è evidente che proprio nell’Etere possiamo trovare la natura di quell’intelligenza che esiste in natura e che organizza gli esseri viventi e l’intero universo.

Ma torniamo all’anima e poniamoci il dilemma fondamentale: dando per assodata la natura intelligente e auto-organizzante del vuoto, come fa esso a comunicare con la materia vivente?

Ritorniamo, quindi, al concetto di vuoto come superfluido e immaginiamoci proprio ciò che accade con i fluidi a noi noti come l’acqua.

Chi di noi non ha mai osservato con una lente d’ingrandimento, il modo con cui l’acqua si attacca agli oggetti formando una patina?

Pensate, ad esempio, a come acqua e sapone, mescolati insieme, si legano agli anelli di plastica per le bolle dei bambini, essa vi si attacca con vigore fino a quando qualcuno non vi soffia aria.

Quando ciò accade, la bolla si forma, si chiude e svolazza in aria. Si tratta, in fondo, solo di acqua e sapone, ma sembra viva: una vera e propria cellula.

Ora immaginate un oggetto poroso come un foglio di carta assorbente e appoggiatelo sull’acqua.

L’acqua non si limita a restare sotto la superficie del foglio, ma i vuoti che sono all’interno della struttura del foglio, consentono all’acqua di penetrare in ogni anfratto del foglio stesso.

Il foglio sembra, anzi, attrarla come una calamita. L’acqua penetra all’interno del foglio e il foglio l’assorbe fino a colmarsi tutto d’acqua.

Ora immaginate di sollevarlo.

Di tutta l’acqua assorbita solo una piccola parte cadrà, il resto rimarrà attaccata al foglio e solo quando lo avremo strizzato ed esposto al calore, quell’acqua abbandonerà il foglio stesso che tornerà asciutto.

Avete intuito dove voglio condurvi, vero?

Il vuoto riempie tutto. La materia com’è noto, è composta di atomi che solo in percentuale minima sono composti di particelle, la maggior parte dello spazio interno a un atomo è colmo di vuoto!

Ebbene, non c’è materia in cui il vuoto non penetra, ma c’è un particolare tipo di materia, quella vivente, in cui il vuoto viene assorbito ma, grazie alla struttura di particolari molecole, le sue geometrie si manifestano anche a livello macroscopico.

In altre parole esistono aggregati di materia come i composti a base carbonio, che risuonano talmente bene con il vuoto che le vibrazioni collettive del vuoto stesso si manifestano in vibrazioni e movimenti degli atomi conferendo moto e corpo ai nostri “cluster” di anima.

Eppure, fin qui, abbiamo delle “anime” che, seppure intelligenti, manifestano questa intelligenza solo a livello dei moti organizzativi di singole cellule o di gruppi di cellule.

Ma l’Anima, come la intendiamo noi, è in grado non solo di pensare ma di dialogare con il nostro cervello tanto che i filosofi e le religioni non hanno mai smesso di sostenere (perché l’uomo avverte in se stesso questa sensazione), che essa esiste e vive indipendentemente dalla mente seppure dialoga continuamente con essa.

Qual è il meccanismo fisico che consente questo dialogo?

Come abbiamo sostenuto nel nostro primo articolo sull’argomento, le geometrie del vuoto e le reazioni invisibili che il vuoto offre alle sollecitazioni sono, a nostro avviso, la base per creare le condizioni energetiche “negative” che cambiano il comportamento delle particelle, consentendo l’acquisizione di quell’energia di cui hanno bisogno per muoversi in modo coordinato e organizzato.

Nel caso degli elettroni di un atomo il vuoto consente, a nostro avviso, di creare le condizioni perché un singolo elettrone, che non ha energia sufficiente, possa saltare in un orbitale più alto.

Fatto ciò l’elettrone, non possedendo l’energia necessaria a rimanere al livello energetico più alto, torna al suo posto originario ed emette un fotone.

Questo fenomeno, in apparenza paradossale, noto in fisica quantistica come “effetto tunnel” è anche la base dell’emissione e della formazione spontanea di particelle dal vuoto, così come prevede già la quantistica. La differenza sostanziale è che questi fenomeni sono tutt’altro che casuali, secondo quanto abbiamo esposto, ma sono il frutto di correlazioni e reazioni del vuoto che avvengono all’interno della sua struttura geometrica come frutto di una forma che possiamo grossolanamente definire come una sorta “ragionamento”.

Per poter dialogare con il vuoto, secondo questa nostra teoria (teoria non ancora dimostrata ma assai probabile oltre che logica) occorre avere meccanismi che “intercettano” questi salti quantici e li trasformano in segnali che l’organismo, e il cervello in particolare, può elaborare.

Interrompiamo qui questo “passo lungo” teorico e torniamo alla realtà e attualità della ricerca scientifica, per verificare quanto davvero sia distante la realtà dei fatti da questa nostra intuizione.

Come avrete intuito, anche per questo dilemma la scienza ha già trovato una risposta seppure, a nostro avviso, non s’è ancora posta la domanda giusta: questo meccanismo è nel modello denominato ORCH-OR ideato da Stewart Hameroff e Roger Penrose.

Il modello si basa, non a caso, sul meccanismo quantistico e sui Vetri di Spin e coinvolge proprio i “canali” di scambio delle informazioni che connettono i neuroni del nostro cervello: i dendriti e gli assoni, grazie al  materiale dal quale sono costituiti: un particolare polimero detto “tubulina”.

La tubulina ha due fondamentali caratteristiche: in primo luogo si comporta come una rete neurale essa stessa proprio perchè è descritta dal modello a Vetri di Spin che, come abbiamo detto, è una estensione del modello di Hopfield; in secondo luogo è sensibile al fenomeno del tunnel quantistico, ovvero proprio ai fenomeni di “salto quantico” con creazione di energia dal vuoto, che abbiamo supposto essere il meccanismo alla base di tutti i fenomeni quantistici prodotto, a nostro avviso, proprio dalle dinamiche “neurali” del vuoto.

Ecco il collegamento che cercavamo: la tubulina, oltre che trasmettere i segnali tra i neuroni, oltre che elaborare essa stessa in maniera autonoma informazioni, può acquisire e trasferire segnali dal vuoto neurale al cervello attraverso l’effetto tunnel.

Ecco, quindi, come si manifesta l’intelligenza del vuoto, o se volete l’Anima, al nostro cervello e come noi l’avvertiamo.

Evidentemente ciò che avvertiamo non è il vuoto direttamente, ma quella parte di vuoto “intrappolata” nel nostro corpo e, per così dire, strappatasi al vuoto stesso alla nostra nascita.

Quella parte di vuoto neurale che riteniamo sia l’Anima, ritornerà al vuoto con la morte fisica del corpo e la sua conseguente disgregazione cellulare, portando con se con tutte le informazioni che ha scambiato ed acquisito dal nostro cervello nel corso della vita.

Abbiamo, quindi, individuato la natura fisica e dinamica di tre livelli d’intelligenza neurale.

Oltre ai neuroni del cervello vi è la tubulina, come affermato dal modello ORCH-OR; a questi due livelli se ne aggiunge un terzo costituito dal cluster del vuoto che costituisce la nostra anima neurale, e che funge da interfaccia verso il vuoto che colma l’Universo.

Potremmo estendere il ragionamento proprio basandoci sul meccanismo di saturazione e desumere  che la nostra Anima, fatta di vuoto neurale, non è un pezzo monolitico, ma si aggrega a strati, come una cipolla, proprio a causa del fenomeno di evoluzione e crescita del corpo.

E’ assai probabile, infatti, che l’evoluzione storica del nostro corpo dalla nascita fino alle prime manifestazioni delle emozioni e pian piano fino alla comparsa dei primi comportamenti di apprendimento intelligente, determini almeno una suddivisione dell’Anima in almeno tre strati di vuoto sovrapposti.

Il primo che governa direttamente l’evoluzione delle cellule e il meccanismo di crescita interagendo, sempre grazie all’effetto tunnel, con le informazioni genetiche e con i legami idrogeno nel DNA; il secondo apprende le fenomenologie sensibili, dalle reazioni sensoriali e di qui, in seguito, quelle emotive; il terzo, invece, si presenta quando cominciano a dipanarsi i primi ragionamenti e l’intelligenza vera e propria.

Vi ricorda nulla? Sono proprio gli strati del cosiddetto corpo animico previsto da numerose religioni e discipline orientali, ottenuto semplicemente applicando il fenomeno fisico della saturazione che è espresso dalla matematica dell’“effetto soglia” nella funzione sigmoide di una rete neurale di Hopfield.

Con questo abbiamo gettato uno sguardo avanti nel futuro della ricerca di almeno una decina di anni, semplicemente applicando meccanismi elementari logico-deduttivi ed estendendo un modello che si sta confermando nei laboratori e negli osservatori di tutto il mondo, di mese in mese, se non di giorno in giorno: la natura neurale del vuoto.

Ovviamente non pretendete da un fisico classico “comune” l’apertura mentale e l’umiltà che occorre per un balzo mentale così coraggioso. L’umiltà la troverete solo nei geni della fisica che “sanno di non sapere” e che amano lanciare il cuore e la mente oltre il fosso ove altri si fermano perché, come amava affermare Max Plank

“Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione ai quali i nuovi concetti diventano familiari”
Purtroppo.

Sabato Scala

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Dalle dinamiche della Mente e del Cosmo il potere di creare la tua realtà - Oltre la fisica dei quanti, una nuova teoria del tutto


martedì 8 settembre 2015

La ghiandola pineale di Fulvio D'Avino

La ghiandola pineale di Fulvio D'Avino

La splendida connessione tra cervello e anima



La ghiandola pineale o epifisi (dal greco epi-fysin, che significa al di sopra della natura) è una ghiandola endocrina situata nell’epitalamo, tra i due emisferi, al centro del cervello. Essa fu scoperta più di 2300 anni fa dallo scienziato alessandrino Erofilo e, nel 1600, Cartesio la definì sede dell’anima. L’epifisi ha un diametro di circa un cm e la sua forma ricorda quella di una pigna, la cui immagine è simbolicamente rappresentata presso varie culture. La pineale è il principale organo del corpo umano responsabile del controllo del ritmo biologico circadiano, sulla base del principale ritmo cosmologico, quello dell’alternanza luce-buio. L’attività endocrina della pineale inibisce l’ipotalamo e, indirettamente, l’ipofisi ed altre ghiandole.

Secondo le filosofie orientali la ghiandola pineale produrrebbe in piena attività circa 900 sostanze e vari ormoni.

Ricordiamone alcune:

La melatonina. Essa aumenta il sonno REM e l’attività onirica. E’ un potentissimo antiossidante. Ha effetto neuro protettivo. Riduce i rischi di infarto ed abbassa la pressione sanguigna. Regola la temperatura corporea. Rafforza il sistema immunitario. Esercita attività anticancro.

La dimetiltriptamina (DMT).

La pinealina (o pinolina). Essa consente il raggiungimento di stati di coscienza molto elevati e dà origine ai sogni lucidi.

Il termine sogno lucido (onironautica) è stato coniato dallo psichiatra e scrittore Frederick Van Eeden per indicare una esperienza durante la quale si è consapevoli di sognare.  Diversi fattori sono in grado di attivare la ghiandola pineale. Tra essi ricordiamo la meditazione, in particolare la tecnica Yoga, che permette l’attivazione del settimo chakra, il quale si trova nell’epifisi, e le piante utilizzate dagli sciamani. Lo sciamano ottiene conoscenze di natura spirituale e soprannaturale mediante l’ingestione di determinate piante, quasi sempre allucinogene.

Prima di raggiungere tale stadio, l’adepto deve vivere, per un lungo periodo di tempo, isolato nella foresta e costretto ad un regime dietetico duro. La frequente ingestione di particolari piante, dette piante-maestro, conferisce infine allo sciamano poteri diagnostici e terapeutici. La bevanda più utilizzata dagli sciamani della foresta amazzonica si chiama Ayahuasca. Nella lingua quecha, che si parla in Ecuador, Perù, Bolivia e Colombia, aya significa spirito e huasca significa vite.

Quindi la parola Ayahuasca viene tradotta col termine vite (vino) degli spiriti. L’Ayahuasca è un decotto ottenuto attraverso una lenta ebollizione di due piante: una liana, detta Banisteriopsis caapi, ed un arbusto noto come Psychotria viridis. Le beta-carboline presenti nella liana inibiscono le MAO-A, enzimi che inattivano la dimetiltriptamina (DMT), che si trova nella Psychotria viridis e che in tal modo può essere assorbita a livello gastro-intestinale per poi attraversare la barriera emato-encefalica. I soggetti che ingeriscono l’Ayahuasca descrivono tale esperienza come una rinascita, un risveglio spirituale, una illuminazione.

Fulvio D’Avino


eBook - La Ghiandola Pineale

Ogni giorno vengono fatte nuove ed importanti scoperte nei vari settori della tecnologia e della scienza. Tuttavia l'uomo non ha perso l'interesse per la ricerca su quello che è considerato uno dei più grandi misteri dell'universo: il cervello umano. In tale contesto la ghiandola pineale sta assumendo un ruolo sempre più importante. Essa è il fulcro della conoscenza presso varie culture: dai Sumeri ai Greci,dagli Indiani ai Tibetani,ecc. Iconograficamente rappresentata come una pigna, localizzata centralmente tra i due emisferi cerebrali,la pineale racchiude il segreto di antiche alchimie mentali, la cui apertura consentirà all'essere umano di compiere un ulteriore salto evolutivo nella nostra era, non a caso denominata << secolo del cervello >>.


Fulvio D’Avino – Laureato in medicina e chirurgia con una tesi sperimentale sui fattori che determinano le  differenze elettroencefalografiche nei due sessi. Perfezionato in neurofisiologia clinica all’università di Napoli (sun), master di II livello in fitoterapia all’università di Siena, sede in cui ha discusso una tesi sulla ghiandola pineale, argomento del libro (in formato ebook) pubblicato nel mese di luglio del 2014. Autore anche di componimenti poetici premiati a livello internazionale, esercita la sua attività di libero professionista principalmente nel settore della fitoterapia clinica applicata in particolare alle patologie del sistema nervoso ed alle disfunzioni sessuali.


Articolo  liberamente tratto dal libro:

Fulvio D'Avino
eBook - La Ghiandola Pineale >> http://goo.gl/I6ep5J
La splendida connessione tra cervello e anima
Editore: Fulvio D'Avino eBook
Data pubblicazione: Gennaio 2014
Formato: Download - eBook in formato elettronico - NO CARTA
File: EPUB


mercoledì 2 settembre 2015

I Nuovi Cerchi nel Grano - Medicina per l’anima

I Nuovi Cerchi nel Grano - Medicina per l’anima

Istruzioni per uso quantico per armonizzarsi a tutti i livelli - Con formule odierne del maestro Saint Germain

di Anna Maria Bona



I Nuovi Cerchi nel Grano - Medicina per l’anima - Libro

Questo libro nasce dall’idea di divulgare un metodo innovativo di prendersi cura di sé,
tramite la geometria sacra di ultima generazione contenuta nei Cerchi del grano.

Il procedimento si basa su codici d’informazione contenuti nei simboli e che possono essere trasferiti al DNA, tramite l’intenzione volontaria dell’essere umano.

Nel testo vengono presentate tavole con i glifi, da studiare attentamente, abbinati alle formule provenienti dalle canalizzazioni del Maestro Saint Germain, per alleviare disagi fisici o per riarmonizzare il proprio corpo, innescando processi di elevazione della coscienza.

L’autrice analizza in particolare i fattori che ostacolano i processi volti alla realizzazione del Sé e offre efficaci soluzioni, coniugando spiritualità e tecniche quantistiche.

Queste pagine sono un concentrato di saggezza che aiuta a sviluppare il potenziale umano e divino di ciascuno di noi, liberandoci dai condizionamenti e trasmutando le memorie cristallizzate e le credenze nocive per riprogrammare una nuova realtà.

L’energia degli Arcangeli accompagna la lettura, essendo Loro gli ispiratori.


Indice

Introduzione

Regole da rispettare durante il trattamento con la geometria sacra

Prefazione del Maestro Saint Germain

Il fenomeno «cerchi nel grano»
La neuroplasticità del cervello
Come funziona: i tre passi
La Griglia Cristallina
Agire sul passato per costruire il futuro
L'importanza delle sane abitudini
L'uso del cuore nella nostra società
Mie esperienze con i cerchi nel grano
Conclusione
Radioestesia per la ricerca dell'equilibrio vibrazionale

Ringraziamenti

Il chicco di grano

Testimonianze sui benefici della terapia con i cerchi nel grano

Bibliografia


Estratto dal Libro

Esiste un Campo di Coscienza che tutto pervade e che è dotato di saggezza eterna ed infinita. Ogni pensiero è all’interno di questo campo e sta ad ognuno agganciarvisi, secondo la propria risonanza.

Detto ciò, in questo libro offro i cerchi nel grano di nuova generazione con il suggerimento di una diversa modalità di uso, come sempre indicata dalle Guide Celesti.

L’Arcangelo Uriel ha fornito la descrizione esatta delle funzionalità di ognuno e il Maestro Saint Germain ha indicato le formule intenzionali ad essi abbinati.

Non sono necessarie qualità particolari per accostarsi a questo metodo di auto-trattamento riguardante i cerchi nel grano. Serve solo un’apertura del cuore e una volontà di mettersi in gioco, al di là dei limiti che la mente pone.

I doni celesti che ci vengono offerti sono accessibili a tutti e fruibili in base a ciò che ognuno permetterà a sé stesso. Quindi le frequenze giungeranno a manifestazione in proporzione al vostro grado di credenza e alla vostra capacità di attivare creativamente le geometrie sacre qui proposte.


Annamaria Bona, ricercatrice e scrittrice di libri finalizzati alla sensibilizzazione del risveglio della consapevolezza. Ha focalizzato il suo lavoro sullo studio delle energie sottili e a far riemergere verità occultate. Diffonde in questi tempi critici per la Terra i messaggi dell'Arcangelo Uriel, col fine di stimolare l'uomo ad abbracciare la Legge del cuore, per raggiungere insieme una Coscienza Cosmica globale.
Vive in campagna, vicino a Bagni di Lucca in Toscana, nel proprio bed & breakfast olistico “Villa delle Rose”, in cui tiene seminari suoi e di altri operatori.


Anna Maria Bona
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Istruzioni per uso quantico per armonizzarsi a tutti i livelli - Con formule odierne del maestro Saint Germain
Editore: Melchisedek Edizioni
Data pubblicazione: Giugno 2015
Formato: Libro - Pag 176 - 14 x 21 cm