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giovedì 2 aprile 2020

5G: tra rischi e salute



5G: tra rischi e salute

Critica al sistema sanitario


L’avvento dell'ultima generazione della telefonia mobile accende nuovamente i riflettori sulla pericolosità dei campi elettromagnetici

di Diego Tomassone

Articolo tratto da Scienza e Conoscenza 71

Si è svolto il 5 novembre 2019 alla Camera dei Deputati il partecipatissimo convegno “Moratoria nazionale 5G, tra rischi per la salute e principio di precauzione” promosso dall’Alleanza Stop 5G e da parlamentari delle più svariate appartenenze politiche: presenti relatori di grande spessore scientifico quali Olle Johnsson, Annie J. Sasco, Marc Arazi.

L’evento ha seguito quello del 19 ottobre 2019, dove nella sede dell’Ordine dei Medici di Torino, si è tenuto un altrettanto interessante congresso dal titolo: “Onde EM, quali effetti sulla salute?”, dove hanno relazionato medici e ingegneri di spessore, nonché membri dell’Associazione Italiana Elettrosensibili.

Perché tutto questo interesse per la quinta generazione della telefonia mobile?

Facciamo un passo indietro: come tutti (o quasi) sanno, attualmente la tecnologia di reti e telecomunicazioni è arrivata alla quarta generazione, denominata “4G”, e stiamo arrivando molto velocemente al 5G (quinta generazione). Con questa nuova tecnologia si passerà a una trasmissione dati ancora più veloce e “l’Internet delle cose”, cioè un sistema di connessione di più oggetti per facilitare la vita quotidiana, diventerà realtà.

Fin qui tutto bene, ben venga una vita migliore e ancora più comoda!

Il problema però, quando si parla di nuova tecnologia, è sempre lo stesso: i principi di precauzione e di prevenzione sono stati rispettati? Ci sono sufficienti lavori scientifici che decretano senza ombra di dubbio che questa nuova tecnologia così efficiente e affascinante, è anche sana e pressoché priva di rischi?

Dire "NO" al 5G

Proprio di questo si è parlato nei due convegni, dove sono emerse importanti criticità in merito a questa nuova tecnologia. Esiste infatti una corposa letteratura scientifica attestante che gli effetti biologici dei campi elettromagnetici (CEM) vanno ben oltre la sola azione di riscaldamento acuto, quella su cui si basano i limiti di legge.

Le onde del 5G, in particolare, penetrano nella cute fino a 10 mm, con effetti sia locali (cellule cutanee, terminazioni nervose, microcircolo) che sistemici per rilascio di mediatori infiammatori.

Emerge inoltre con chiarezza l’inadeguatezza dei limiti vigenti anche in Italia – che pur vanta una delle legislazioni più cautelative. Il nostro Paese ha adottato un limite di 6 V/m (volt su metro) e se si pensa che fino agli anni Quaranta del secolo scorso il fondo naturale pulsato era pari a 0,0002 V/m, ben si capisce l’enorme aumento del “groviglio” elettromagnetico cui siamo tutti esposti.

Il Comitato europeo per i rischi da radiazioni (Ecrr), tenendo conto degli studi pubblicati nel 2018 dal National Toxicology Program (Ntp) e dall’Istituto Ramazzini, ha recentemente proposto di adottare anche per le radiofrequenze limiti che – come per le radiazioni ionizzanti – tengano conto dell’effetto cumulativo e adottino fattori correttivi legati alla frequenza, all’età e alla tipologia delle persone esposte. A questo proposito esiste una vera “schizofrenia” normativa, perché, ad esempio, da un lato il Consiglio d’Europa raccomanda agli Stati membri di fissare soglie preventive che non superino gli 0,6 V/m e di ridurre questo valore a 0,2; dall’altro la Commissione europea raccomanda la commercializzazione su larga scala del 5G, con cui si prevede un aumento dei limiti fino a 61 V/m.

5G: senza misurazione del pericolo non c'è sicurezza

Se si aggiunge che non esistono attualmente strumentazioni in grado di misurare i campi elettromagnetici generati dal 5G, che le agenzie di protezione ambientale (come ARPA) dispongono solo di modelli teorici da validare nella pratica e che la normativa attuale è del tutto inadeguata e impreparata a regolamentare gli scenari generati dal 5G, come si potrà stabilire se i limiti vengono superati, se non c’è neppure la possibilità di eseguire misurazioni?

Da medico clinico, ancor prima che da ricercatore, confermo che parecchi disturbi possono essere causati dai campi EM, ed è facilmente verificabile se i disturbi sono causati da queste onde, perché in assenza di altre cause eziologiche, allontanandosi dalla fonte irradiante scompaiono.

Continua la lettura su Scienza e Conoscenza 71:

Scienza e Conoscenza n.71 - Gennaio/Marzo 2020 - Rivista Cartacea — Rivista >> http://bit.ly/38ofSnq
Nuove scienze, Medicina Integrata
Editore Macro Edizioni
Formato Libro - Pag 96 - 19.5 x 26.5 cm

eBook - Onde Elettromagnetiche
Dai raggi X alle onde radio: l'energia dell'universo
Massimo Teodorani

venerdì 1 giugno 2018

L'etere dopo Tesla: l'ipotesi delle onde scalari




L'etere dopo Tesla: l'ipotesi delle onde scalari

Scienza e Fisica Quantistica      

Le scoperte del grande scienziato Nikola Tesla fanno parte della nostra vita quotidiana, basti pensare alla corrente alternata. Ma Tesla è rimasto nell'immaginario collettivo anche per le sue idee travaganti e visioniarie, come quelle sull'etere. Che fine ha fatto oggi l'ipotesi scientifica dell'etere?

Massimo Teodorani - 01/06/2018

Tratto dal libro Tesla lampo di genio (Macro Edizioni, 2018)

Il lavoro di Tesla sull'etere è stato purtroppo strumentalizzato da innumerevoli gruppuscoli “new age” senza alcun costrutto scientifico, che hanno contribuito a screditare la sua opera. Ecco come l’opera di un genio entra nel dimenticatoio. Fino a che qualcun altro non ha il fegato di prendere in mano le sue teorie e ricomincia da dove Tesla si era fermato.

E infatti qualcuno ci sta provando tuttora, in modo particolare il fisico-matematico e ingegnere Thomas Bearden, il quale oltre a progettare tutta una serie di esperimenti per tentare l’estrazione della cosiddetta “energia libera”, ha elaborato un modello teorico che spiegherebbe l’energia scaturita dall’etere come la manifestazionone di “onde scalari”. Definendo come “etere” tre cose indistintamente, il vuoto, lo spaziotempo e la carica elettrica senza massa, secondo Bearden le onde di Tesla non sarebbero altro che onde scalari in un flusso di cariche senza massa facenti parte della natura intrinseca dell’etere. A differenza delle onde elettromagnetiche, la cui natura è vettoriale ovvero caratterizzate da un verso e una direzione oltre che da una intensità, le onde scalari rappresentano un campo di energia che non ha né direzione né verso. Le onde scalari, che rappresenterebbero un qualcosa che non esiste nello spazio ordinario, sarebbero onde che nascono dunque dal vuoto, un vuoto senza massa ma dotato di carica e inondato da particelle virtuali. In questo contesto la carica assorbirebbe continuamente “energia virtuale” dal vuoto, la integrerebbe e poi la riemetterebbe come fotoni reali osservabili. In base a questo meccanismo le rapide scariche di potenziali elettrostatici che Tesla aveva registrato nei suoi esperimenti con il suo trasmettitore, non erano altro che gli effetti del risveglio dell’energia potenziale del vuoto una volta che fosse stato soggetto a stimoli esterni, proprio quelli che venivano dal trasmettitore quando veniva iniettata elettricità ad alto voltaggio nell’ambiente. Secondo i calcoli e le idee di Bearden le onde scalari, che si propagherebbero longitudinalmente – e non trasversalmente come le onde elettromagnetiche – modulandosi lungo la direzione verso cui si propagano e cioè lungo l’asse del tempo, possiedono proprietà straordinarie che le ben conosciute onde vettoriali dell’elettromagnetismo non hanno. Esse possiederebbero gradi di libertà multi-dimensionali in cui muoversi, mentre la velocità della luce non sarebbe più una costante ma sarebbe solo una funzione dell’intensità del flusso di cariche, ovvero della magnitudine del potenziale elettrostatico che può essere prodotto da un vuoto senza materia ma carico elettricamente.

Gli studi di Bearden sulle onde scalari comportano calcoli molto complessi e una totale revisione della teoria sia classica che relativistica dell’elettromagnetismo che non esplorando abbastanza cosa si cela dietro la natura scalare delle forze elettriche, fornirebbe una spiegazione parziale della realtà ma non la spiegazione di tutta la realtà. Bearden e altri ricercatori nel campo della fisica del “campo scalare” stanno tentando di sviscerare la matrice da cui emerge la realtà della materia e dell’energia, una realtà che ci direbbe che l’universo come lo conosciamo non sarebbe altro che creazione prodotta da particelle virtuali del vuoto messe in moto da qualche stimolo esterno. Il segreto starebbe allora nell’ideare strumenti in grado di innescare e poi imbrigliare certi potenziali elettrostatici, tramite i quali si otterrebbe una quantità di energia inimmaginabile e senza limiti.

Questa energia, quella che si esplica tramite le onde scalari, non sarebbe altro che il risultato di fluttuazioni della cosiddetta “energia di punto zero del vuoto” che altri fisici come Hal Puthoff e Berhardt Haish hanno studiato in un ambito più classicamente accademico. Del resto, dell’esistenza di quest’energia ne fu fornita prova già da tempo dal fisico olandese Hendrik Casimir con un famoso esperimento con cui si mostrò che ponendo due lastre molto vicine queste esperimentano una forza di attrazione causata da un vuoto non passivo. Eppure i fisici contemporanei, che hanno dovuto prendere atto di certe inaspettate manifestazioni della natura, continuano a ignorare l’importanza del vuoto proprio perché sanno che le proprietà del vuoto possono far crollare completamente l’attuale edificio della fisica, non per il modo in cui esso è costruito in sé – dal momento che esso è rigorosamente fondato seppure con una madornale lacuna di base – ma per il fatto che si tratta di un “castello in aria” quasi completamente decontestualizzato dalla realtà più autentica del cosmo.

In poche parole, ciò che appare in natura non è esattamente ciò che è realmente, essendo la base del tutto situata in un “regno” che si trova fuori dal nostro normale dominio spaziotemporale e lontano dalle nostre normali percezioni sensoriali. Nel contesto della teoria del campo scalare, che comunque non ha ancora raggiunto livelli di formalizzazione matematica pari a quello della relatività, moltissimi fenomeni, definiti impossibili, possono accadere: velocità superiori a quella della luce, l’esistenza di altri universi e di altre dimensioni, fenomeni caratterizzati da “non-località” come già previsto mezzo secolo fa dagli studi quantistici del grande fisico britannico David Bohm e che comportano l’esistenza di un universo interconnesso nell’ambito di un grande “ordine implicato”, la possibilità di alterare lo stesso campo gravitazionale, e perfino i fenomeni paranormali e le manifestazioni di Ufo.

Ma chi è veramente Nikola Tesla?

È l’emblema del coraggio, dell’intuizione creativa e dell’indipendenza di pensiero. Senza le sue ricerche e i suoi innumerevoli esperimenti oggi non potremmo disporre non solo della radio, ma della corrente domestica e di tante altre importantissime invenzioni che hanno rivoluzionato la nostra vita: le lampade a fluorescenza (neon), la TV, il radar, la turbina, i robot, le macchine elettroterapeutiche.

Invenzioni che troppo spesso sono state attribuite ai protagonisti dei libri scolastici: Edison per l’energia elettrica, Marconi per la radio…

Il genio visionario di Tesla ha inoltre creato le basi per la realizzazione di invenzioni che presumibilmente vedranno la luce in un futuro non troppo remoto, come la “propulsione ad elettrogravità”, base per la realizzazione di macchine volanti autosostentate, e per la manipolazione dello spazio e del tempo.

Quindi non stupitevi se tra qualche anno qualcuno dedicherà a Tesla la macchina del tempo.

Tesla - Lampo di Genio - Libro
Lampo di genio
Massimo Teodorani

martedì 3 ottobre 2017

Accettiamo la vita come l'oceano accetta tutte le onde




Accettiamo la vita come l'oceano accetta tutte le onde: ce lo spiega Jeff Foster

Scritto da: Carmen Di Muro

Consapevolezza e Spiritualità



Accettiamo la vita come l'oceano accetta tutte le onde: ce lo spiega Jeff Foster

Jeff Foster, maestro spirituale e noto autore inglese, nel suo illuminante testo Il risveglio spirituale nella vita quotidiana con profonda amorevolezza ci racconta in prima persona di aver accolto l’urlo disperato della propria e più autentica paura, la paura della vita, una paura talmente grande da spingerlo quasi a toccare quel punto di non ritorno chiamato morte. Ma quel punto dove tutto finisce, è anche il luogo in cui può tutto iniziare, dove le onde del vasto oceano della coscienza tornano a danzare insieme e la vita a manifestarsi nella sua pienezza. La storia di Jeff diviene la nostra storia, la storia dei cuori di tutti coloro che si definiscono ricercatori instancabili di quella luce che può far tornare a brillare l’esistenza nel suo accadere quotidiano. Tra le righe del suo libro ci siamo noi, nel nostro vano tentativo di proteggerci dal dolore, dalla paura, dal fallimento smettendo di essere realmente vivi.

L’oceano accetta ogni onda

Jeff traccia la via facendoci riflettere su un aspetto fondamentale: “una cosa è sapere chi siamo veramente quando la vita è facile e tutto va per il meglio. Un’altra cosa è ricordarselo nella foga del momento, quando tutto va a rotoli, quando la vita diventa caotica e i suoi sogni finiscono in niente”. La nascita e la morte fanno parte dello stesso straordinario miracolo di creazione, di quell’enigma cosmico che pervade ogni cosa. Donarsi alla vita equivale ad aprirsi alla morte. A quella morte interiore di chi pensiamo di essere, di tutte quelle fantasie e quelle false immagini che abbiamo costruito su noi stessi, per essere oceano che ingloba ed accoglie tutte le onde del proprio sé, in un’unica totalità di esistenza che ci rende vivi e consapevoli di ciò che realmente siamo, per aprirci a tutto quanto. La vita include tutto, le cose buone e positive che ci rendono felici e anche le situazioni più dolorose e spinose che, spesso, rifuggiamo.

Molto spesso pensiamo erroneamente che la vera illuminazione consista nel saggiare la calma e la quiete di un oceano controllato, libero da tutte le onde di esperienza negativa che incutono timore. Ma ciò non è possibile, è un’illusione basata sui concetti dualistici di chi e cosa siamo, che altro non fanno che spezzare la realtà in due, nella convinzione tenace che se fossimo stati capaci di distruggere gli aspetti oscuri della nostra esperienza avremmo potuto goderci una vita lunga e felice. La vera libertà, quella che guarisce, perché rende capaci di guardare in faccia la verità delle cose e di riconfigurare di una nuova significatività la nostra esperienza, non si trova scappando dalla sofferenza, dal momento presente, negando che ci sia, ma immergendosi senza paura nelle sue più nascoste profondità. Ed è proprio lì, nei recessi più intimi dell’esperienza personale, che possiamo trovare quell’amore e quella grande accoglienza che stavamo cercando fuori di noi. Quando resistiamo alla vita, quando intraprendiamo una guerra interiore verso il modo in cui vanno le cose, quando tentiamo di controllarle e queste ci sfuggono, perché onde che si muovono perpetuamente, è allora che la sofferenza emerge dirompente come mancanza della profonda accettazione della propria totale vulnerabilità di fronte all’accadere delle situazioni e dei vani tentativi della mente di sfuggire al momento. Ma il nostro cuore sa cosa gli serve per guarire, sa che la vera guarigione avviene quando si ricomprende e si sente fino in fondo quel dolore, per quanto paradossale ed illogico possa sembrare. Ed ecco che la sofferenza diventa il trampolino di lancio per iniziare ad esplorare con occhi nuovi il momento presente, aprendoci un varco sulla via per tornare a casa.

Scopri il libro di Jeff Foster

Il Risveglio Spirituale nella Vita Quotidiana - Libro >> https://goo.gl/NyboZh
Così come l'oceano accoglie ogni onda, anche la nostra consapevolezza ha già accettato ciò che accade
Jeff Foster

lunedì 9 maggio 2016

Le onde gravitazionali: potremo vedere cosa è accaduto durante il Big Bang?





Le onde gravitazionali: potremo vedere cosa è accaduto durante il Big Bang?

Quali scoperte possono portarci la conoscenza delle onde gravitazionali

di Antonella Ravizza - 06/05/2016



Le onde gravitazionali: potremo vedere cosa è accaduto durante il Big Bang?

Ancora una volta Albert Einstein ha avuto ragione! Nel 1916 Einstein ha previsto per via teorica l’esistenza delle onde gravitazionali che lo scorso 14 settembre 2015 sono state effettivamente rilevate in modo diretto da due strumenti gemelli Laser Interferometer Gravitational Wave Observatory (LIGO), negli Stati Uniti a Livingston (in Louisiana) e a Hanford (nello stato di Washington). I due osservatori hanno registrato l’arrivo delle onde gravitazionali quasi contemporaneamente, a distanza di 10 millisecondi l’uno dall’altro. Questo importante risultato è stato ottenuto non solo grazie ai dati dei due rilevatori LIGO citati sopra, ma anche alla collaborazione VIRGO, che fa capo allo European Gravitational Observatory (EGO), fondato dall’Istituto nazionale di fisica nucleare italiano e dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) francese.


Cosa sono le onde gravitazionali?

Secondo la teoria della Relatività Generale di Albert Einstein, la gravità è una manifestazione della curvatura dello spazio-tempo. Lo spazio-tempo è molto difficile da immaginare, ma potrebbe assomigliare ad un tessuto a quattro dimensioni, tre spaziali e una temporale. Secondo la Relatività Generale esso occupa tutto l’universo, viene deformato dai corpi e perturbato da masse in movimento. Queste perturbazioni sono appunto le onde gravitazionali prodotte quando abbiamo due oggetti che ruotano uno attorno all’altro e che si avvicinano, accelerando la loro rotazione, fino al punto di scontrarsi. Anche due persone che dovessero iniziare a ruotare una attorno all’altra genererebbero delle piccole increspature nello spazio-tempo, ma sarebbero così piccole da essere impercettibili.


La forza della gravità e le onde gravitazionali

La forza di gravità è una forza molto debole, quindi per produrre delle increspature abbastanza grandi da essere rilevate occorrono masse molto massicce, come stelle o buchi neri, che ruotino molto velocemente l’uno attorno all’altro. Questo succede perché la massa curva lo spazio-tempo, come succede quando posizioniamo un oggetto su un lenzuolo teso. Se la materia è in movimento, allora ci aspettiamo una perturbazione oscillatoria dello spazio-tempo, come le onde che si formano in uno stagno quando un oggetto si sposta in esso. Queste perturbazioni nello spazio-tempo sono chiamate onde gravitazionali: esse viaggiano alla velocità della luce e interagiscono in modo trascurabile con la materia che incontrano. Il problema è misurarle, perché se trovassimo anche un metro per poter misurare queste deformazioni dello spazio-tempo, anche il metro subirebbe la deformazione.


La velocità della luce e le onde gravitazionali

L’unico metro che non subisce dilatazioni è la velocità della luce. Se lo spazio si dilata o si accorcia, la luce impiega più o meno tempo a percorrerlo ed è su questo che hanno lavorato i due laboratori LIGO e VIRGO. Questi infatti sono speciali rilevatori costituiti da tunnel lunghi quattro km (LIGO) o tre km (VIRGO) al cui interno sono fatti propagare fasci laser, riflessi da specchi per allungarne il percorso, e quindi ricombinati a formare una figura di interferenza. Quando un’onda gravitazionale attraversa l’interferometro produce una variazione nella lunghezza dei bracci: uno si allunga mentre l’altro si accorcia. Queste variazioni di lunghezza, che sono molto più piccole del diametro del nucleo di un atomo, producono uno sfasamento della luce laser che viene osservato dal rivelatore. La cosa che stupisce molto è che probabilmente siamo immersi in un mare di onde gravitazionali, dovute a fenomeni presenti nella nostra galassia e nell’universo, ma è molto difficile misurarle, perché servirebbero strumenti molto precisi.


Onde gravitazionali: facciamo un esempio pratico

Facciamo un piccolo esempio per capire di che numeri stiamo parlando: un’onda gravitazionale che dovesse passare attraverso il nostro corpo lo potrebbe allungare o accorciare di 0,000000000000001 metri, e più ci si allontana dalla sorgente e più le onde si indeboliscono, esattamente come avviene con le increspature di un sasso che cade in uno stagno. Le onde gravitazionali rivelate sono state prodotte nell’ultima frazione di secondo del processo di fusione di due buchi neri, di massa equivalente a circa 29 e 36 masse solari, in un unico buco nero ruotante più massiccio di circa 62 masse solari: le 3 masse solari mancanti al totale della somma equivalgono all’energia emessa durante il processo di fusione dei due buchi neri, sotto forma di onde gravitazionali. I due buchi neri, prima di fondersi, hanno spiraleggiato, per poi scontrarsi a una velocità di circa 150.000 km/s, la metà della velocità della luce.

Perché la scoperta ha destato così scalpore nel mondo della scienza? Ecco la risposta: perché con esse si potrebbero studiare fenomeni non visibili con altri strumenti, addirittura si potrebbe studiare il Big Bang. La luce e le altre radiazioni iniziarono ad emergere solo 300000 anni dopo il Big Bang, ma con le onde gravitazionali si potrebbe andare molto vicini alla grande esplosione e capire cose che oggi neppure immaginiamo!


Relatività Generale e Teoria della Gravitazione >>> http://goo.gl/pJqixb
Maurizio Gasperini

martedì 22 marzo 2016

Cosa sono le onde gravitazionali?



Cosa sono le onde gravitazionali?

Sull’onda gravitazionale della storia, da Empedocle, passando per Anassagora e Newton, fino a Einstein

di Emanuele Cangini - 17/03/2016



Cosa sono le onde gravitazionali?

«L’amor che move il sole e l’altre stelle». Con questo verso Dante termina la Divina Commedia, andando a chiudere il sipario sul lungo viaggio iniziato all’Inferno e conclusosi, appunto, al canto XXXIII del Paradiso. E chissà se il Sommo, contemplando l’Empireo assieme a Beatrice, si sarà mai chiesto per mezzo di cosa l’amor divino muovesse quei cieli e quei pianeti in esso sospesi, ben poggiati sulla struttura geocentrica felice parto di Tolomeo (e di Aristotele).

Qualche secolo dopo, Copernico e Galileo ci insegneranno che la Terra altro non è che un pianeta periferico facente parte di un ordine cosmico più grande, nel quale il Sole occupa uno dei due fuochi delle ellissi orbitali prodotte dai pianeti in rotazione attorno ad esso. Ma cosa causa, cosa condiziona questa reciprocità di movimenti tra i corpi celesti? Sappiamo per certo oggi essere le onde gravitazionali le responsabili, principali indiziate, di questo mutuo peregrinare. Ma il percorso per giungere a queste conclusioni, che Einstein introdusse nella prima metà del XX secolo, è stato tutt’altro che facile e privo di ostacoli.

Facciamo un passo indietro nella storia e cerchiamo di capire come questo percorso si è evoluto e quali svolte concettuali fondamentali ha subìto durante questo decorso progressivo. Già presso l’antica Grecia possiamo scorgere chiare tracce dei primi tentativi di descrivere il fenomeno: certamente contestuale a una visione animistica del creato e della natura, perfetta sintesi di un costrutto antropologico in essere, Empedocle ci accenna all’origine delle forze agenti e aggreganti; amore e odio, nella loro reciprocità di azione, determinerebbero l’attivazione della motricità delle forze visibili.
Anassagora, altro pensatore eccelso, si distacca dal filone bipolare empedocliano, per votarsi a una concezione più metafisica e trascendentale (mente suprema come attivatore dell’azione in divenire).
Secondo Platone, la materia in generale, quindi anche i pianeti in conseguenza, sarebbe pervasa da una sorta di energia intimamente intrinseca, per mezzo della quale si eserciterebbe l’attrazione del “simile verso il simile”; riflessione dalla quale non molto si distacca “l’acerrimo” allievo-rivale Aristotele, per il quale il creato tenderebbe, secondo un anelito implicito alla natura stessa, alla perfezione del principio primo. La tensione a questa ricerca della perfezione, quindi le forze che ne risulterebbero vettori ed espressioni, si esprimerebbe per mezzo del movimento delle sfere celesti, da una condizione iniziale di ipotetica perfezione circolare a una finale “corruzione” al moto rettilineo.

La teologia cristiana, che saprà riprendere la dottrina neoplatonica, porrà nel logos divino la cagione dell’attrazione verso di esso di stelle e pianeti, quindi dei loro movimenti, e questo proprio in quella parentesi medioevale nella quale l’ordine superiore può essere rappresentato secondo precise e ordinate gerarchie angeliche (come peraltro già accennato in esordio). È a partire dai secoli XVI e XVII che le cose cominciano davvero a cambiare: è proprio in questa precisa collocazione storica che i prodotti del pensiero si contestualizzano in una nuova coniugazione, espressa questa nel simbolico, ma non per questo privo del concreto, passaggio dalla suddetta visione animistica del creato a una più pragmatica concezione meccanicistica.

Galileo fornì una sua spiegazione delle forze del visibile, conferendo a questo impianto teorico forti connotazioni di carattere quantitativo (soprattutto in riferimento alla forza terrestre di gravità).
Cartesio si unì al coro, precisando però che, a parer suo, la gravità dovesse necessariamente consistere in un modello intrinseco, riconducendosi in tal modo verso la direzione dei suddetti precetti platonici (forza intrinseca che viene però inserita nel contesto dell’etere e della improrogabile conservazione del moto). Di tutt’altro parere era Leibniz, il quale contestava a Cartesio l’impossibilità di descrivere l’essenza di una forza, semplicemente focalizzandosi, appunto, sulla legge di conservazione del moto constante con risultante nulla delle forze esterne.
Vicino a Cartesio seppe porsi Newton, il quale conferì alla massa un valore fondamentale nell’architettura del suo elaborato sulla meccanica gravitazionale. La mela caduta sulla testa, oltre all’evocativo e prosaico valore poetico e figurativo, assume una valenza nel concreto: la forza che ha prodotto la caduta della mela è la stessa che influenza e coordina il movimento dei pianeti intorno al Sole e, ad esso, li tiene vincolati. Pur avendo modelli descrittivi del “come”, capaci a loro volta di formulare modelli predittivi, latitava ancora un modello che sapesse descrivere il “cosa”.

Fu proprio Einstein, ai primi del Novecento, a dare un contributo prezioso in tal senso. Secondo il fisico tedesco l’onda gravitazionale sarebbe una deformazione del tessuto spazio temporale dell’universo: la presenza della massa, in sostanza, produrrebbe una incurvatura in tale tessuto deformandolo e distorcendolo. Pensiamo a un’arancia posta al centro di una tovaglia, tenuta quest’ultima in tensione: se pensassimo di lasciare la tovaglia, vedremmo istantaneamente il tessuto “accartocciarsi” verso il centro, proprio dove si trova l’arancia, increspandosi come una sorta d’imbuto.
Esempio forse banale ma certo efficace per cercare di meglio descrivere il concetto sotteso all’esempio stesso: la gravita è prodotta dalla massa, la quale deforma e distorce il tessuto spaziotemporale. Le onde gravitazionali possono perciò essere considerate alla medesima stregua di radiazioni gravitazionali. In sostanza l’onda gravitazionale come prodotto della gravità, come prodotto della massa: ergo, onda gravitazionale, per proprietà transitiva, prodotto della massa.
Trovo prosaico pensare al classico sasso scagliato nello stagno, guardarlo nel mentre produce le onde concentriche che partono dal centro e si propagano verso l’esterno, come l’antica Atlantide. Chissà se il mito platonico atlantideo, un giorno a venire, verrà scientemente collegato alla gravità: parrà strano, forse solo una coincidenza, ma leggenda vuole che proprio quest’antica proto-cultura avanzatissima fosse depositaria di una tecnologia molto progredita e di un sapere assai sofisticato. A tal punto avveniristici da riuscire, per mezzo di talenti a noi sconosciuti, ad annullare proprio la forza di gravità. Chissà. Come direbbe Hans Landa nel film Bastardi senza gloria: «i fatti possono essere fuorvianti, le chiacchiere, vere o false, spesso sono rivelatrici».

video Conversione in onde sonore delle onde gravitazionali prodotte dalla collisione di due buchi neri

Licia Troisi
Dove Va a Finire il Cielo - Libro >> http://goo.gl/TiX1mK
e altri misteri dell'universo