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martedì 30 aprile 2019

Simboli e archetipi: cosa sono e che valore hanno



Simboli e archetipi: cosa sono e che valore hanno in psicologia?

Psicologia Quantistica


Da Freud a Barbault, passando per Jung. Dalla psicoanalisi all'astrologia. Cosa può dirci il mondo dei simboli e degli archetipi in relazione alla conoscenza della natura umana?

Emanuele Cangini - 29/04/2019

Trattando la materia del simbolismo astrologico, è opportuno illustrare, sia pure succintamente, il significato dell’archetipo e del simbolo nell’ambito della psicologia umana al fine di comprendere come essi si dinamizzino e funzionino nella formulazione della realtà psichica.

L’anima, presente nell’uomo ubiquitariamente, crea incessantemente simboli al fine di poter esprimere contenuti interiori che, diversamente, difficilmente troverebbero la possibilità di emergere, rimanendo al contrario confinati al silenzio e all’oscurità tanto risultano, talvolta, complessi e misteriosi. A buona ragione è dato intendere che la vita, nella sua accezione più intima e profonda, non potrebbe essere espressa e vissuta nella sua profondità più intima se, simboli e archetipi non venissero in nostro soccorso.

Il simbolo: un ponte tra microcosmo e macrocosmo

Il simbolo, dunque, lo potremmo quasi definire come «l’immagine che ci facciamo di un contenuto interiore che trascende la coscienza». Nella fattispecie astrologica il simbolo, contenuto nella ruota zodiacale e nelle entità planetarie, diviene punto d’incontro, fusione intima tra mondo psichico e spirituale dell’uomo (microcosmo) e universo degli astri posti in cielo (macrocosmo). Ciò che l’uomo vive, sente e avverte in sé, lo raffigura nell’immagine di un simbolo astrale e lo proietta, ribaltandolo, nelle geometrie delle costellazioni e nelle valenze “ontologiche” dei pianeti, attribuendo loro leggi, regole e funzioni. A titolo di esempio, il fulmine nelle epoche remote: al tempo era percepito come equivalente di volontà o dell’ira divina; in questo caso la forza, la legge superiore implicita nella coscienza umana, veniva letteralmente proiettata, utilizzando la categoria psicologica, nel cielo, all’esterno del coscienziale, e nuovamente riaccolta come espressione del volere divino.

La dualità simbolica interagente tra macro e microcosmo è, in definitiva, sempre una operazione umana, quindi totalmente attinente e appartenente alla realtà dello psichismo umano: è l’uomo, solo lui, che crea i simboli… solo lui che li fa rivivere e attribuisce loro valore, storia, significato sul piano soggettivo dell’immaginale. Un rametto di ulivo, per quanto delicato, esile e minuto, non recherà mai in sé alcun potere di donare pace e concordia: tuttavia, se posto nella mano di un uomo, può immediatamente evocare sentimenti di fratellanza e sacralità. Il simbolo agisce, e lo possiamo constatare ora con vivida facilità, oltre la storia, decontestualizzandosi da essa nell’assolutismo dei suoi significati meta-semantici. Ciò detto vale anche per gli astri e per tutto il contesto della dialettica astrologica, poiché non sono essi [gli astri] che vantano potere diretto e immediato ma, detto potere, è innescato e sprigionato dalle “attribuzioni simboliche” che l’uomo conferisce alle entità “interlocutrici” [astri e costellazioni].

Simbolismo nella Psicologia

Per Freud il simbolo esprime una sorta di relazione collegante il contenuto manifesto di un comportamento al suo senso latente e meno percepibile: la Psicoanalisi, in effetti, fonda gran parte della sua liturgia dottrinale proprio su questo specifico aspetto concettuale.

Lo studio condotto da Jung sui simboli è assai più vasto e profondo rispetto alla matrice psicoanalitica freudiana, restituendo al simbolo una gamma di funzioni molto più suggestiva. Per Jung il simbolo è un fenomeno a carattere numinoso, energetico, radiante capace di influenzare “gravitazionalmente” la psiche conscia. Detto in termini fisici, una sorta di buco nero a gravità infinita che influenza la materia visibile, condizionandone il comportamento con la continua immissione di materia informata, una sorta di eruttazione in senso inverso.

André Barbault, celebre astrologo francese studioso di psicologia e psicoanalisi, dice in tal senso: «Il simbolo rivela certi aspetti della realtà ‒ i più profondi ‒ che sfidano qualunque altro mezzo di conoscenza. Immagini e simboli non sono creazioni irresponsabili della psiche: essi rispondono a una necessità e svolgono una funzione; quella di mettere a nudo le più segrete modalità dell’essere. Possiamo mascherarli, mutilarli o degradarli, ma non sarà mai possibile estirparli; nel subconscio dell’uomo moderno sopravvive una mitologia sempre crescente che non scompare mai dall’attualità psichica. Simboli e miti possono cambiare aspetto ma la loro funzione resta e resterà sempre la stessa: si tratta soltanto di togliere le nuove maschere. Ora, se nella psicologia moderna il simbolismo è divenuto improvvisamente un problema essenziale della conoscenza dello psichismo umano, questo simbolismo è da sempre alla base dell’Astrologia» (tratto da Dalla psicoanalisi all’Astrologia, 1972, p. 96).

Proseguendo su quanto sottilmente ed efficamente detto dal Barbault, possiamo affermare che la lettura, conseguente alla stesura, del grafico oroscopico agisce in profondità soltanto attraverso il tempo e solamente a valle di ripetute interpretazioni ed elaborazioni dei suoi simboli, in modo da suscitare un profondo vissuto emozionale inconscio e agganciare le formazioni archetipiche.

In ogni oroscopo esistono possibilità nascoste, talenti in potenza, pronti per essere attivati ed esercitati: allo stesso modo nel quale l’uomo, specchiandosi, vede il proprio volto sulla lastra di vetro, l’oroscopo permette al soggetto di leggersi e autodefinirsi nell’atto di riflessione prodotto dalla contemplazione della lettura dei suoi simbolismi.

Mantenendo fede al celebre ammonimento apollineo “uomo conosci te stesso” e accettandone come veri gli assunti finalistici, possiamo ora affermare senza tema di smentita che, l’oroscopo, si aggiunge con valore e pertinenza a tutta la gamma di approcci volti alla conoscenza dell’uomo.

La metafora dello speculum-oroscopo trova fondamento e credibilità: a noi il buon senso e la saggezza di non cadere, narcisisticamente, nello specchio d’acqua.

Astrologia Archetipica — Manuali per la divinazione >> http://bit.ly/2GRKT8s
La Scienza dell'Anima
Umberto Carmignani, Simone Bongiovanni

Descrizione libro

Un manuale completo per analizzare e comprendere il significato simbolico, archetipico, psicologico di ciascuna figura astrologica (Pianeti, Segni Zodiacali, ecc.).

L’astrologia è una delle conoscenze più antiche dell’umanità. In questo volume, frutto di anni di studi ed esperienze maturate sul campo dagli autori, viene approfondita la natura archetipica e sistemica dell’astrologia e della vita. Tutto in natura è sistema, ovvero un insieme di elementi correlati tra loro, intimamente uniti e attivi in un funzionamento armonico.

Una grande opera completa che comprende:

la storia dell’Astrologia, per comprendere i Maestri che hanno concorso a definire questa disciplina;
l’analisi dei concetti fondamentali dell’astrologia e il confronto e il dialogo con le più aggiornate scienze quali la psicologia junghiana, la fisica quantistica, la biologia e l’astrofisica;
i significati dei diversi elementi dell’astrologia: i pianeti, i segni zodiacali, le case, le costellazioni;
gli aspetti e le principali forme di interpretazione e lettura di un “tema natale”, di una “carta dei transiti” e di una “sinastria” per studiare le relazioni.
Attraverso l’applicazione dell’approccio fenomenologico, presentato in questo libro, è possibile sciogliere i blocchi interiori, allineare i nostri archetipi in una sinergia armonica attraverso la pratica delle costellazioni astrologiche che ci permette di permette di risolvere e comprendere gli aspetti più profondi della nostra anima.

Tra gli argomenti del libro

Sincronicità
Archetipi e Viaggio dell'Eroe
Pianeti, segni zodiacali, case astrologiche e il loro significato
Interpretazioni del tema natale
Counseling astrologico
Costellazioni astrologiche


giovedì 18 febbraio 2016

E tu, di che colore sei?



E tu, di che colore sei?

Scopri se hai una personalità rossa, gialla, verde o blu, secondo la teoria dello psicologo svizzero Max Luscher

di Daniela Milano - 17/02/2016



E tu, di che colore sei?

Ti sei mai chiesto di che colore sei? Giallo, arancio, azzurro o verde? Non si tratta di preferire un colore ad un altro, ma di considerare la teoria di Max Luscher, psicologo svizzero, secondo il quale la realtà psichica di ogni individuo è basata su questi 4 colori, corrispondenti ad altrettante dimensioni psicologiche.

Nello specifico:
Il rosso corrisponde alla sicurezza di sé – spirito di forza e di azione
Il verde all’autostima – spirito di solidità e di persistenza
Il giallo alla libertà interiore- spirito dinamico e indipendente
Il blu alla tranquillità – spirito paziente - riflessivo

A leggere queste comparazioni ognuno potrebbe essere tentato ad identificarsi istintivamente con il lato positivo di uno dei requisiti elencati e pensare di corrispondere pari pari ad una personalità piuttosto che ad un’altra. In realtà, la persona non solo non è riducibile ad un aspetto, ma talvolta l’elemento manifesto può nascondere caratteristiche in eccesso o in difetto.

Ecco le caratteristiche di ogni personalità/colore:
la personalità con estremi di rosso, risulta arrogante, boriosa, spavalda e nasconde un continuo lamentio interiore e sentimento di autocommiserazione;
la personalità verde può trasformarsi in vanitosa, presuntuosa, così come in insicura, schiava della lode e del rimprovero altrui;
quella con picchi di giallo spiazza il proprio interlocutore per essere talvolta visionaria, molto ottimista , indipendente , aperta e talaltra affezionata alla sua corazza e vittima di una auto- costrizione;
il soggetto blu può degenerare in comportamenti di abnegazione e covare sentimenti di continua frustrazione e insoddisfazione.

Alla luce di questi psico-ludici scenari, si vede come qualunque sia la caratteristica dominante di un soggetto, anche la più positiva, se è presente o in eccesso o in difetto reca squilibri nel rapporto con sé stessi e con gli altri.
Alla lunga l’eccesso e la forzatura (differente dalla forza), come il difetto e la ritrosia (diversa dall'umiltà) generano un tale sbilanciamento nel soggetto da provocare stress, che può sfociare in spiacevoli somatizzazioni:

panico per coloro che sono in squilibrio giallo (dalla libertà interiore all’auto-costrizione;
eritemi per i soggetti che sono in squilibrio rosso (dalla sicurezza alla carica di aggressività non espressa);
gastrite per coloro che sono in eccesso blu (dalla tranquillità al rancore);
problemi articolari per coloro che sono in eccesso verde (dall’autostima alla rigidità nel perseguire schemi fissi).

Per realizzare al meglio le proprie potenzialità e raggiungere un migliore equilibrio (interno ed esterno) in ogni situazione occorre coltivare giorno per giorno i 4 colori interiori in modo naturale, non fossilizzandosi su un aspetto piuttosto che su un altro, ma lasciando spazio alle innumerevoli risorse che abitano dentro di noi!

Max Luscher
Il Test dei Colori - Libro >> http://goo.gl/QbXEiY

Cesare Peri
Meditazione sui Colori - Libro >> http://goo.gl/a1Wrpe
Vivere i colori - Le valenze energetiche, psicologiche e simboliche - Corso completo, teorico e pratico, di meditazione cromatica


mercoledì 11 novembre 2015

Terapia Psicolistica: un nuovo approccio alla persona e alla salute


Terapia Psicolistica: un nuovo approccio alla persona e alla salute

La Terapia Psicolistica riporta l’equilibrio nella persona, favorendo la sua innata forza di auto-guarigione

di Eleonora Poletti - 06/11/2015



Terapia Psicolistica: un nuovo approccio alla persona e alla salute

Il Terapeuta Psicolistico® è una figura unica e innovativa che si fa carico della salute del paziente valutandolo nella sua globalità. Il suo scopo, è quello di riportare l’equilibrio nella persona, favorendo la sua innata forza di auto-guarigione e mirando alla cura in modo individuale e personalizzato.
La formazione del Terapeuta Psicolistico si basa sull’incontro di due culture. Da un lato quella occidentale, con una formazione psicologica universitaria, dall’altro lato quella orientale e olistica.
Il Terapeuta Psicolistico accompagna il paziente passo dopo passo verso l’analisi e la comprensione del sintomo, partendo dalle cause sottostanti.
Il percorso di cura intrapreso con un Terapeuta Psicolistico è paragonabile a un viaggio verso la scoperta e l’accettazione profonda di sé e del proprio corpo.
Il Terapeuta Psicolistico si avvale, quando necessario, della collaborazione di altri professionisti del settore medico e olistico allo scopo di una più completa e risolutiva diagnosi.


LA TERAPIA PSICOLISTICA® E LA SUA METODOLOGIA

La Terapia Psicolistica è un approccio unico, che guarda alla persona nella sua totalità (stile di vita, alimentazione, qualità del sonno, relazioni famigliari, sociali e di coppia, traumi subiti, emozioni taciute, rapporto con il proprio corpo ed eventuali problemi che lo affliggono).
Nella Terapia Psicolistica l’analisi del sintomo, la ricerca della causa e la conseguente cura, si sviluppano su due fronti.
Da un lato si analizza il passato della persona con le sue cicatrici. Dall’altro lato si forniscono al paziente nuovi strumenti, per affrontare al meglio la vita presente.


A CHI SI RIVOLGE

La Terapia Psicolistica è rivolta a tutti coloro che vogliono ricostruire la propria vita, liberandosi dai dolori psicologi ed emotivi che li affliggono.

La Terapia Psicolistica tratta:
problemi psicologici e psicosomatici individuali, di coppia e famigliari;
disturbi d’ansia, stress, attacchi di panico;
disturbi dell’umore e depressione;
disturbi alimentari (squilibri alimentari , anoressia , bulimia);
disturbi sessuali;
disagi adolescenziali.

Corpo, mente e spirito sono legati indissolubilmente e vibrano energeticamente all’unisono.
Nel momento in cui uno di questi aspetti subisce una ferita o viene trascurato, l’intero organismo ne viene coinvolto con il rischio di una degenerazione totale.
La parola è il mezzo fondamentale per comprendere le cause dei nostri dolori e porvi rimedio.
È solo aprendosi alla consapevolezza di noi stessi che potremo guarire da ciò che ci affligge.


venerdì 30 ottobre 2015

Speranze o suppliche: qual è la verità sulle preghiere?

Speranze o suppliche: qual è la verità sulle preghiere?

Cosa sono le preghiere? Perché tutti gli uomini pregano?

La redazione S&C - 29/10/2015



Speranze o suppliche: qual è la verità sulle preghiere?

Ernest Holmes, insegnante, scrittore e autorità riconosciuta a livello internazionale nel campo della psicologia religiosa, prendeva molto sul serio la preghiera.
 
Uno dei numerosi libri che ha scritto al riguardo è Il Potere di Realizzazione della Preghiera e della Meditazione ed è di questo che, di seguito, vi proponiamo un estratto.
 
"«La maggior parte degli uomini che crede in Dio crede nella preghiera, ma la nostra idea di preghiera cambia con la nostra idea di Dio, ed è naturale per ognuno di noi sentire che il proprio modo di pregare è quello corretto.

Dovremmo però tenere presente che le preghiere efficaci, indipendentemente da chi le proferisce, sono tali perché incarnano principi universali che, se compresi, possono essere usati consapevolmente. »

Alla domanda "cos'è la preghiera?", Hernest Holmes ha sempre risposto: la preghiera – nello specifico la forma di preghiera affermativa che si può definire “guarigione mentale spirituale” – è uno strumento per vivere una vita migliore e capire che è la mente che crea la nostra realtà.

Sì, aveva la convinzione sorprendente e rivoluzionaria che tutte le preghiere possano essere esaudite, a condizione che la persona che prega sappia come pregare nel modo giusto.
 
Le preghiere non sono suppliche
Le preghiere esaudite, scriveva Holmes, non si basano sulla supplica, sull’invocazione, né sulle opere buone.

«Nulla potrebbe arrecare peggior scoraggiamento che lottare nell’illusione che Dio sia un essere soggetto a cambiamenti d’umore e possa esaudire alcune preghiere e altre no», scrive Holmes.

Egli riteneva invece che ci fosse un modo di pregare che non solo portasse all’esaudimento, ma che potesse anche diventare una via per formare un legame più forte con il "Divino", un modo per sfruttare al massimo il nostro potenziale e quello della nostra mente.

Nella filosofia di Holmes, la preghiera non è qualcosa di misterioso e riservato a pochi eletti, ma è qualcosa di pratico per tutti coloro che provano a pregare correttamente.

Terapia non è volere che le cose accadano,
ma è offrire dentro di sé una via
per permettere che esse accadano.

Consideratelo un “libro delle preghiere” attivo, una guida alla preghiera ma anche una raccolta di preghiere.

Una preghiera
Leggete, silenziosamente e più volte, poi chiudete gli occhi e lasciate che le parole vi entrino nel profondo.
Infine leggetele a voce alta, perché pronunciare queste parole è un atto che ha potere.
La lettura ripetuta di queste preghiere vi permetterà di sentirle più vere.
Come per ogni altra cosa, più attivamente metterete in pratica questo libro nella vita, più saranno i risultati che sicuramente ne otterrete, dentro e fuori di voi.

"Ho scoperto un luogo segreto dentro di me,
dove il pensiero entra in una montagna, in alto,
al di sopra del frastuono del mondo.
In questa montagna ho trovato un luogo di pace e riposo,
un luogo di gioia e consolazione per il cuore.
Ho scoperto che il luogo segreto è nella mia stessa anima.
Ora, qui e adesso,
starò in ascolto per sentire la mia voce
e ciò che essa ha da dire."


Il Potere di Realizzazione della Preghiera e della Meditazione - Libro

Di cosa parla?
Dal maestro Ernest Holmes una guida alla preghiera che unisce religiosità e Scienza della Mente.

Un manuale per i lettori che desiderano pregare in modo più efficace indipendentemente dall'idea di Dio che si sono fatti.
Esistono tanti modi di pregare, così come esistono tante divinità con cui l'uomo può mettersi in comunicazione per migliorare la propria vita. Tuttavia Holmes, utilizzando i principi della Scienza della Mente, ha in individuato dei criteri universali che rendono la preghiera veramente efficace.

Per tutti coloro che desiderano introdurre una forte spinta positiva nella loro vita.Più di 120 preghiere e meditazioni specifiche per ogni possibile richiesta: superare paure e insicurezze, ottenere benessere fisico e salute, guarire dagli atteggiamenti autodistruttivi, trovare amore e amicizia, attrarre prosperità e abbondanza, aumentare l'autostima e molto altro.
La guida definitiva che cambia la preghiera e la vita!


Ernest Holmes
Il Potere di Realizzazione della Preghiera e della Meditazione - Libro >> http://goo.gl/DAH7io
Guarisci e migliora la tua vita, liberati dai pensieri negativi e raggiungi i tuoi obiettivi



giovedì 15 ottobre 2015

Sequenze Numeriche per l'Armonizzazione Psicologica

Sequenze Numeriche per l'Armonizzazione Psicologica

A cura di Angelo Vitale

di Grigorij Grabovoj



Sequenze Numeriche per l'Armonizzazione Psicologica - Libro

Grigori Grabovoi è in grado di fornirci migliaia di preziose sequenze numeriche per ri-armonizzare innumerevoli disturbi socio-psico-fisici e ogni singola parte del corpo.

L’armonizzazione psicologica è di grande aiuto sia a coloro che utilizzano la psicologia come professione, sia a coloro che consulteranno il presente materiale per il proprio bisogno di crescita interiore ed esteriore.

Consiste nell’applicazione della concentrazione umana ai campi informativi della realtà, tramite esercizi pratici di fisica quantistica applicati alla direzione della coscienza verso eventi della vita quotidiana, come salute, famiglia, stati emotivi e disturbi psico-fisici. I risultati ottenuti con questa tecnica sono documentati e strabilianti.

Il presente lavoro contiene sezioni riguardanti la psicodiagnostica, la psicoterapia, la psicologia sociale, la psicologia del lavoro, la pato-psicologia, la psicofisica, la defettologia, la psicologia percettiva, la psicologia del carattere, la psicologia della personalità, la psicoanalisi, la psicologia motivazionale, la psicologia della memoria, la psicologia delle emozioni, dei sentimenti e dei pensieri, la psicologia della percezione e delle sensazioni.

Te lo consigliamo perchè
Lavorare con le sequenze numeriche ti farà fare un notevole passo in avanti nella percezione della realtà e nella strutturazione della coscienza.


Prefazione del libro "Sequenze Numeriche per l'Armonizzazione Psicologica" di Grigori Grabovoi

Grigori Grabovoi è un fisico russo nato a Bogara, in Kazakistan, il 14 novembre del 1963. Ha spiccate facoltà extrasensoriali e negli ultimi due decenni, sulla base di informazioni ricevute da altre dimensioni, ha elaborato la tecnologia della salvezza globale e dello sviluppo armonico.

Questo insegnamento consiste essenzialmente nell'applicazione della concentrazione umana ai campi informativi della realtà, tramite esercizi pratici di fisica quantistica applicati alla direzione della coscienza verso eventi della vita quotidiana come salute, famiglia, stati emotivi e disturbi psicofisici.

I risultati ottenuti con questa tecnica sono documentati e strabilianti, dalla rigenerazione di organi alla stabilizzazione emotiva, fino addirittura alla rigenerazione cellulare completa.

La tecnologia della salvezza globale è un insegnamento sull'amore, e sul rispetto, che se sviluppato innalza il livello di coscienza dell'essere umano e permette al nostro sistema immunitario di fare miracoli ma anche alla nostra attenzione di dirigersi verso la creazione di eventi dal nulla, da quel famoso campo zero di cui parla la fisica quantistica moderna.

Il lavoro di Grigori Grabovoi si basa su diversi principi importanti per il singolo essere umano che utilizza e applica le tecniche, e consente di essere sempre in relazione con tutta la realtà, anche con livelli di esistenza che non sono percepibili per mezzo dei cinque sensi e della mente.

Nel lavoro di Grabovoi troviamo una descrizione accurata della realtà da un punto di vista molto avanzato, cioè da una meta-posizione che descrive la realtà come osservata dall'esterno, da un livello di esistenza spirituale. Da questa nuova angolazione diventa possibile comprendere la struttura del microcosmo, le forze e i legami che tengono unite queste realtà. Nello stesso tempo è possibile comprendere anche le interazioni fra i singoli sistemi (informativi) e gli oggetti che si sovrappongono e creano un'interazione a livello dell'esistenza individuale e del macrocosmo.

Insieme a una precisa e accurata descrizione, suffragata da termini matematici e scientifici, Grigori Grabovoi ci mette a disposizione un infinità di strumenti e tecnologie. Questi permettono a ognuno, in relazione al proprio livello di consapevolezza, di iniziare già da subito a lavorare in modo creativo e costruttivo, normizzando (armonizzando) e riportando all'ordine divino (allo stato ottimale quindi) qualsiasi situazione, in particolar modo ciò che non è armonico.

Per comprendere fino a che punto è stato sviluppato questo lavoro è sufficiente considerare il fatto che Grigori Grabovoi è in grado di fornirci migliaia di preziose sequenze numeriche per riarmonizzare innumerevoli disturbi socio-psico-fisici e ogni singola parte del corpo, oltre a un'infinita lista di tecniche che si basano sull'utilizzo di forme geometriche, suoni, colon, ecc.

Queste tecnologie e questi approcci possono essere applicati in qualsiasi ambito della vita e dell'esistenza.

Si impara a pilotare e plasmare la propria realtà per il livello psicofisico ma anche per l'ambito della professione, del corpo biologico, e a gestire gli eventi passati e futuri o le relazioni interpersonali, così come a interagire con ogni aspetto della realtà come animali, piante e minerali, fino all'universo intero.

Grabovoi fornisce strumenti concreti ed efficacissimi per sviluppare una realtà a livello sia individuale sia collettivo che corrisponde alla visione della Salvezza Globale e Sviluppo Armonico.

Il suo insegnamento ha un obiettivo molto vasto.
Include infatti anche l'evitare del manifestarsi di catastrofi globali o la diminuzione del loro impatto negativo.

Per realizzare un evento, il processo descritto da Grabovoi è molto semplice nella teoria. L'anima, creata a immagine e somiglianza del Creatore, invia impulsi allo spirito, impulsi che fanno parte del progetto di normalizzazione del karma individuale e collettivo e che si manifestano come problemi e come risoluzione degli stessi. Lo spirito, una volta ricevuto l'impulso, traduce in realtà immaginativa un evento che l'uomo percepisce come evento da risolvere. La mente umana immagina il problema risolto e, tramite la concentrazione della propria coscienza (che si attua semplicemente con l'attenzione verso una scena futura), porta questa scena futura al livello della realtà attuale.

Gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione dell'uomo sono di diverse tipologie: forme, colori, sfere di luce e sequenze numeriche intese come matrici vibrazionali numeriche di ripristino dell'energia divina, presente a livello potenziale e manifesta in ogni attività umana.

Questo libro sulle sequenze psicologiche presenta un livello di difficoltà maggiore di quello sulle sequenze per l'organismo, perché queste ultime hanno una spiccata specificità e sono di facile identificazione, mentre le condizioni psicologiche - spesso nascoste da altri sintomi comportamentali e fisici - sono talvolta di difficile individuazione. Lavorare con le sequenze del presente libro vi aiuterà a fare un notevole passo avanti nella percezione della realtà e nella strutturazione della coscienza.

Perché per Grabovoi ogni condizione psicologica, che sia individuale o sociale, fa riferimento agli elementi di armonia ed eternità presenti nella realtà infinita di cui facciamo parte e di cui siamo eterni creatori.

In questo primo volume troverete eventi psicologici che conoscete (ansia, depressione, disturbi della comunicazione, ecc.) ed elementi del tutto nuovi che vi serviranno in futuro per comprendere il funzionamento della norma sociale dell'individuo nel contesto della sua realtà quotidiana.

L'armonizzazione psicologica serve a tutti, e questo libro potrà essere di grande aiuto sia a coloro che utilizzano la psicologia come professione sia a coloro che consulteranno il presente materiale per il proprio bisogno di crescita interiore ed esteriore.

Nell'introduzione troverete le indicazioni per l'utilizzo delle sequenze di armonizzazione e leggerete molte volte che sono create in direzione dell'eterno sviluppo dell'uomo.

Il concetto di eternità è basilare per la comprensione del funzionamento della tecnologia.

Se osserviamo la realtà in uno stato spirituale potremo facilmente comprendere che essa è sempre esistita e sempre esisterà. Che ogni suo evento passato, presente e futuro non ne ha mai eliminato il campo morfogenetico, ma lo ha solo modificato.

Una volta assimilato questo concetto capirete cosa si intende per eternità della vita, cioè un grande, infinito campo informativo di luce che costituisce un apparato di cui noi siamo pani integranti: come tali, capiremo che anche noi abbiamo insita nella nostra biologia o psicologia l'eternità della vita.

In ogni nostra cellula esiste un potenziale eterno, le sequenze numeriche servono a esprimerlo e strutturarlo in vista di uno sviluppo eterno, di un ringiovanimento interiore ed esteriore, e di uno sviluppo globale armonico.

Quindi ogni sequenza numerica rende eterna una parte del nostro cervello, che velocemente rimpiazza le vecchie credenze di nascita, crescita, invecchiamento e morte a favore di uno stato spirituale caratterizzato dalla convinzione che nulla può essere distrutto se pilotato nell'ottica di questa armonia globale.

Vi auguro, anche a nome di Grigori Grabovoi, una grande crescita nell'utilizzo di questo libro. Non fatevi spaventare dalla difficoltà dei concetti. Dimostrate una grande fiducia nello spirito e, a mano a mano che passerà il tempo, capirete sempre più di cosa si tratta.


Grigorij Grabovoj (14/11/1963 - Bogara, Kazakistan) è laureato in matematica e specializzato in meccanica. E' membro dell'Accademia Internazionale di Informatizzazione e membro corrispondente dell'Accademia Russa delle Scienza.

Tra le sue scoperte può annoverare quella del campo creativo di informazioni in grado di realizzare qualsiasi oggetto informativo e di archiviare i dati prodotti in qualsiasi punto del continuum spazio temporale. Ha scoperto, tra le altre cose, i metodi di conversione delle informazioni in forme geometriche, ha gettato le basi per la diagnostica remota e per la rigenerazione della materia in un arco temporale attraverso la conversione del tempo in forme nello spazio.

Grigorij Grabovoj è dotato della capacità di chiaroveggenza, di preveggenza e di guarigione. Utilizzando la chiaroveggenza risolve problemi scientifici, a priori, poichè riesce a conoscere il risultato. Centinaia di persone affermano di essere state curate a distanza da Grabovoj. Ha anche curato pazienti in stato terminale, malati di AIDS e queste guarigioni sono state certificate dalle Nazioni Uniti.

Grigorij Grabovoj parte dal presupposto che il mondo esteriore dipende da quello interiore; nel momento in cui miglioriamo il nostro stato interiore pilotando la nostra realtà per il bene di tutti quanti, allora facciamo in modo che tutti stiano meglio. Le sue tecniche consistono nel pilotaggio della realtà, che già in se manifesta il bene comune. Utilizzando tecniche di Grabovoj non si procura bene solo a sè stessi ma a tutti gli altri; da qui il nome di Sviluppo Armonico e di Salvezza Globale, ovvero augurare agli altri le stesse cose positive che richiediamo per noi stessi, rendendo virale lo sviluppo di questo pensiero. Secondo Grabovoj il creato è perfetto, e quando tutto si evolve in questa vibrazione originaria perfetta avviene il benessere. Questa vibrazione è chiamata norma da Grabovoj. Quando la vibrazione di qualcuno di noi si distacca dalla norma, questo disturbo si propaga a livello globale. Un po' come un'orchestra con un elemento stonato che compromette la riuscita dell'esecuzione. Grabovoj ha dettato le formule che riportano, appunto, alla norma, lo stato psico-fisico.

Le sue tecniche sono efficaci e molto potenti e si basano su sequenze numeriche da lui elaborate.


Grigorij Grabovoj
Sequenze Numeriche per l'Armonizzazione Psicologica - Libro >> http://goo.gl/D7jfhw
A cura di Angelo Vitale


mercoledì 9 settembre 2015

Le 8 cause psicologiche della malattia

Le 8 cause psicologiche della malattia

La malattia è spesso espressione di un disagio psichico: scopri quali sono le cause psicologiche alla base dei tuoi disturbi

di Eleonora Poletti - 08/09/2015



Le 8 cause psicologiche della malattia

Molto spesso si è portati a pensare che i disturbi fisici e le malattie del corpo non abbiamo una causa psicologica.
La malattia, invece, è spesso espressione di un disagio psichico, anche di breve durata. Compito della malattia è renderci più consapevoli, maturi e capaci di analizzare anche le situazioni che ci creano stress e ansia.
Oggi sappiamo anche che la mente supera la medicina e che il corpo è in grado di guarire da solo se riusciamo a modificare il nostro atteggiamento mentale in maniera profonda.

Vediamo ora insieme 8 cause psicologiche di malattia:

1. CAUSE DI BREVE DURATA
La causa può essere di breve durata, legata a una forma di eccesso. In questo caso la malattia arriva come un campanello d'allarme per fermarci e farci comprendere che è arrivato il momento del riposo e della cura di noi stessi.

2. CAUSE INTERMITTENTI
Le cause di malattie intermittenti possono essere associabili molto spesso a delle situazioni che non si accettano o a elementi che risvegliano continuamente ricordi tristi o traumatici di natura inconscia.

3. CAUSE LEGATE A EMOZIONI ACCUMULATE
In questo caso la malattia si manifesta in assenza di traumi o cause apparentemente scatenanti, ma come frutto di un accumulo continuo di eventi ed emozioni negative che nel momento culminante sfociano in una malattia o in un dolore improvvisi.

4. CAUSE LEGATE AL BISOGNO INCONSCIO DI AIUTO
Quando una persona decide di farsi carico di responsabilità più grandi di lei o aiuta eccessivamente gli altri, a lungo andare può dimenticarsi di se stessa, in questo caso la malattia arriva come insegnamento, volto alla comprensione che non è possibile fare tutto da soli e che talvolta è necessario chiedere aiuto e smettere di farsi incessantemente carico dei problemi altrui.

5. CAUSE LEGATE AL BISOGNO DI SFUGGIRE DA SITUZIONI DIFFICILI O CHE NON DESIDERIAMO PIU' VIVERE
Questa è una delle cause più comuni di malattie di forte intensità e che contraddistingue le persone che non hanno il coraggio di cambiare la loro vita, nonostante se ne lamentino quotidianamente.
In questo caso la malattia obbliga inevitabilmente la persona al cambiamento, senza più alcuna scusante.

6. CAUSE LEGATE AL BISOGNO DI ATTENZIONE O COLPEVOLIZZAZIONE DELL'ALTRO
Tutti hanno bisogno di attenzioni ma può capitare che in un dato momento della vita non sia possibile riceverle, che gli altri non si accorgano di questo bisogno o ancora che sia difficile per la persona chiedere aiuto. In questo caso la malattia si innesca inconsciamente, dando la possibilità alla persona di essere curata dall'altro forzatamente.

7. CAUSE LEGATE AL RANCORE TACIUTO VERSO L'ALTRO
In alcuni casi il rancore verso una persona va a riversarsi su se stessi, invece che sull’altro per paura di ferirlo o perderne l’affetto (come spesso accade in relazioni di coppia di lunga data).

8. CAUSE LEGATE AL DISAGIO DI VIVERE O ALLA RASSEGANZIONE
Il caso più grave, è quello in cui una persona decide di rassegnarsi e smettere di lottare, sognare e vivere. Questa persona può arrivare a vivere un disagio emotivo e psicologico tale da provocare in sé malattie gravi e invalidanti pur di mettere fine alla propria esistenza.

Il processo di guarigione da una malattia, che sia essa di piccola o grande entità, può avvenire solo nel momento in cui si è disposti a comprenderne fino in fondo le cause scatenanti.
La malattia ha come unico scopo quello di obbligare la persona a guardarsi dentro, affrontando sia se stessa sia le proprie ombre e paure: curare la mente significa guarire il dolore e sconfiggere la malattia.
Continuando a ignorare il suo avvertimento, la malattia non si fermerà, portando con sé un continuo peggioramento.
Il suo messaggio è quello che ognuno merita amore e rispetto, ma per poterlo ottenere è necessario, prima, imparare ad amare se stessi, solo così la malattia scomparirà, rendendo chi l’ha vissuta più forte, consapevole e pronto ad affrontare le sfide che la vita gli porrà da quel momento in poi.


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martedì 16 giugno 2015

Il concetto di Sincronicità

Il concetto di Sincronicità

di Armando De Vincentiis


“Se le recentissime conclusioni delle scienze naturali si approssimano a un concetto unitario della realta’ , al quale si adattano da un lato gli aspetti di spazio e tempo e dall’altro quelli di causalita’ e sincronicità , cio’ non ha niente a che fare col materialismo. Piuttosto sembra emergere qui la possibilita’ di eliminare l’incommensurabilita’ tra osservatore e osservato”
C.G.Jung

La vera storia della sincronicità comincia con la collaborazione di due grandi pensatori, lo psicologo Carl Jung e il fisico Wolfgang Pauli. Il loro concetto di sincronicità ha avuto origine da un connubio tra i due approcci della fisica e della psicologia. La vita e il lavoro di questi due uomini contiene l’embrione da cui doveva evolversi il concetto di sincronicità, è un fenomeno che ha catturato l’attenzione e la ricerca di C.G.Jung e W.Pauli per più di 30 anni.

Carl Jung
Carl Gustav Jung nacque nel villaggio svizzero di Keswill nel 1875 e, dopo un’infanzia solitaria costellata di malattie e un carattere introverso tendente a sogni e fantasie, diventò uno studente di medicina, estroverso, robusto, amante del bere. Dopo essersi specializzato in psichiatria il giovane Jung cominciò a corrispondere con Freud. Quando, nel 1907 i due si incontrarono l’analista svizzero aveva già dato dei contributi significativi col suo test di associazione verbale e la sua teoria dei complessi. Le loro discussioni furono molto fruttuose tanto che Freud scrisse: “Non potevo sperare in nessuno meglio di te per continuare e completare il mio lavoro”.

Tuttavia, malgrado la loro amicizia, Freud e Jung avevano una visione molto diversa dell’inconscio. Anche il metodo di ricerca era differente perché mentre Freud si basava sulla tradizione scientifica razionale, Jung era più interessato nello spiritualismo, nelle fantasie e nella strana natura delle immagini disegnate e sognate dai suoi pazienti. Mentre Freud sosteneva che la nostra vita inconscia è dominata dagli istinti e dalle repressioni su cui si stende una leggera patina di civiltà, Jung riteneva che la mente inconscia avesse una dimensione creativa nascosta e che non fosse solo guidata da pulsioni sessuali.

Già nel 1909, malgrado fossero ancora molto amici, c’era della tensione che serpeggiava sotto il loro rapporto. Un giorno Freud stava rimproverando Jung per il suo interesse nello spiritualismo e lo metteva in guardia dal rischio di essere sopraffatto dalla “marea nera del fango dell’occultismo”. Jung provò una sensazione di caldo bruciante al diaframma e, allo stesso tempo, i due uomini udirono un forte suono proveniente dalla libreria. Jung suggerì che quello fosse un esempio di “esteriorizzazione catalitica”, in risposta alla reazione scettica di Freud, Jung predisse che sarebbe accaduto un secondo evento e infatti si sentì un altro suono che scosse Freud considerevolmente.

Da quel momento le loro strade divennero sempre più separate fino a che si ebbe la rottura definitiva nel 1912 con le dimissioni di Jung da presidente del congresso psicoanalitico. Dopo la separazione di Jung da Freud seguirono alcuni eventi che sono particolarmente significativi per lo sviluppo dell’idea di sincronicità. Libero di esplorare le sue idea senza l’ombra incombente di Freud, Jung cominciò a lavorare sui tipi psicologici visti come un bilanciamento tra le forze dell’Intuizione, Sensazione, Pensiero e Sentimento e mise a punto i concetti di estroversione e introversione.

Nel mezzo di questa attività che lo portò successivamente a esplorare l’inconscio collettivo Jung cominciò a sentire i primi sintomi di quello che i suoi biografi hanno definito una totale rottura dell’equilibrio mentale di cui riferisce nel suo libro Memorie, sogni e riflessioni. Nei mesi che seguirono il viaggio interiore si fece sempre più profondo nei recessi nascosti della sua mente e, in un sogno, simbolizzò la sua mente come una casa con una cantina nascosta contenente una porta a trappola che portava in una caverna ancora più remota, preistorica. Jung stava cominciando a scoprire un’area profonda e universale della mente, quella che poi avrebbe chiamato l’inconscio collettivo.

In questa area, che dimostrò comune in tutti gli esseri umani, Jung scoprì una varietà di simboli micro-macrocosmici, che chiamò “mandala”, e un certo numero di personalità autonome. Il viaggio nell’inconscio era accompagnato da figure con cui conversava quali Filemone, il vecchio saggio, Anima, la giovane donna che fu da guida spirituale a Simon Magnus, Lao-Tzu, Klingsor, etc. Di Filemone, Jung scrive: “…a volte mi sembrava molto reale, come se fosse una personalità vivente. Continuavo a camminare su e giù per il giardino con lui e per me era quello che gli indiani chiamano un guru….Mi disse cose che non avevo pensato consciamente. E osservai che era chiaramente lui che parlava, non io.”

Queste “visite” raggiunsero il loro culmine nel 1916 quando l’intera casa di Jung era come infestata da delle presenze e, un sabato mattino, il campanello suonò e alla porta non c’era nessuno. “Credetemi, continua Jung, l’atmosfera era molto spessa. Allora sentii che stava per accadere qualcosa. L’intera casa era piena come se ci fosse una folla, totalmente piena zeppa di spiriti. Erano ammassati fino alla porta e l’aria era così spessa che facevo fatica a respirare”. Nelle tre notti successive Jung scrisse, come posseduto da queste entità, I Sette sermoni ai morti, un lavoro scritto in stile profetico, che presenta una cosmologia globale dell’universo materiale e mentale. Nei sermoni il mondo di tutte le cose create, la “creatura” emerge da una situazione precedente ancora indifferenziata, il “pleroma” e il libro stesso diventa una metafora dell’emergenza della coscienza dall’inconscio collettivo, e di quest’ultimo dallo “psicoide”, uno stato che precede la distinzione tra mente e materia.

I Sermoni sono importanti perché contengono, in forma simbolica, molto di quello che poi Jung avrebbe reso esplicito nelle ricerche e negli scritti successivi. Dalle sue ricerche risulta che la mente umana può essere scavata al di là dell’inconscio personale e che, ai suoi livelli più profondi, possiede una struttura ricca di forze dinamiche, configurazioni simmetriche e centri autonomi di energia. Andando ancora più in profondità si incontra il terreno comune da cui sono emersi sia la mente che la materia, un eco di quello che Kammerer definiva come: “un cordone ombelicale che connette pensiero, sentimenti, scienza e arte col grembo dell’universo che li ha generati”.

Che cosa è veramente successo a Jung durante questo periodo di rottura dell’equilibrio mentale? Egli stesso la defini un periodo di “malattia creativa”. Dire che era pazzo non spiega nulla perché il suo viaggio nell’inconscio era tutt’altro che caotico anzi mostrava un consistente ordine interno. Il mondo che Jung aveva scoperto non era pazzo e senza senso ma talmente strutturato che lo psicologo fu in grado di ritornare alla superficie della ‘sanità normale’ portando con se delle profonde intuizioni e delle scoperte che formarono la base del suo lavoro successivo. Questa profonda trasformazione di Jung durante il suo viaggio nella ‘follia’ fu accompagnato da un certo numero di sincronicità, quali l’infestazione degli spiriti e il suono del campanello alla porta, sicuramente importanti per il futuro riconoscimento del fenomeno.

Come Jung ha creato una storia dell’origine della mente dell’universo, così la fisica moderna ha prodotto un mito della creazione della materia a partire dal vuoto indifferenziato o dal big bang primordiale.

Wolfgang Pauli
Pauli nacque nel 1900 a Vienna e pubblicò il suo primo scritto scientifico due mesi dalla fine della scuola superiore. A vent’anni aveva scritto un articolo di 200 pagine sulla teoria della relatività che fu elogiato da Einstein con le seguenti parole, “nessuno che studiasse questo lavoro maturo e magnificamente concepito potrebbe credere che l’autore sia un uomo di 21 anni.

Ci si chiede cosa dovremmo ammirare di più … la comprensione psicologica dello sviluppo delle idee, la sicurezza della deduzione matematica, la profonda visione fisica, la capacità di presentazione.” Le conversazioni di Pauli con Heisenberg spianarono la strada per la teoria quantistica e, ad alcuni mesi dalla scoperta di Heisenberg, Pauli aveva applicato la nuova teoria per calcolare lo spettro dell’atomo di idrogeno. Le sue successive discussioni con Bohr aiutarono a formulare l’interpretazione di quella teoria.

Il suo famoso Principio di Esclusione spiega perché c’è struttura nell’universo. Elettroni, protoni ed altre particelle chiamate fermioni sono governate da un principio di asimmetria, che significa che non possono essere tutti nello stesso stato quantistico. Questa restrizione dà inizio alla differenziazione del mondo materiale in uno di vari elementi chimici. Dall’altra parte, le particelle bosone sono governate dal principio della simmetria che permette loro di aggregarsi in un singolo stato coerente, com’è il caso dei laser, dei superconduttori e dei superfluidi.

La visione di Pauli dell’importantissima simmetria in natura lo portò anche a predire il neutrino, venticinque anni prima che fosse scoperto sperimentalmente. Da parte sua, Max Born, credette che Pauli fosse uno scienziato più grande di Einstein. Però il nome di Pauli non è mai stato molto conosciuto al pubblico in generale come gli altri giganti della scienza degli ultimi trecento anni. Il motivo è che Pauli preferì lavorare dietro le quinte proponendo nuove idee e fornendo commenti critici in conversazioni, lezioni e lettere. Nella sua personalità Pauli fu un po’ un paradosso. Mentre alcuni si riferirono a Pauli come “la coscienza della fisica” altri lo soprannominarono “il tremendo Pauli” e “la frusta di Dio” a causa dei suoi commenti brutali e severi durante i seminari. Riferendosi ad un articolo di un collega, ad esempio, disse, “Questo non è corretto. E non è nemmeno sbagliato. Pauli era molto attaccato a sua madre che si suicidò nel 1927 quando scoperse che suo marito aveva una relazione. Da questo punto in avanti la vita di Pauli cadde a pezzi.

Il suo matrimonio con una cantante di nightclub durò solo alcune settimane. Iniziò a bere sempre più e divenne aggressivo nei bar al punto di essere buttato fuori. Finalmente a trent’anni consultò Carl Jung che lo trovò “un individuo estremamente unidirezionale il cui inconscio era divenuto turbato ed attivato; così si proiettava su altri uomini che gli apparivano come suoi nemici … divenne molto solitario … iniziò a bere … litigare … fu picchiato”.

Nella tipologia junghiana, Pauli era il tipo di pensatore la cui funzione dei sentimenti era stata così repressa e non riconosciuta che ora minacciava di esplodere e di travolgerlo. Jung trovò Pauli così “stracolmo di materiale arcaico” che, non volendo influenzare o “contaminare” questo materiale in alcun modo, lo indicò ad un collega, Erna Rosenbaum, per l’analisi dei sogni. La Rosembaum si era appena laureata perciò Jung sapeva che non avrebbe “interferito” col suo paziente. Ed invero durante i cinque mesi di analisi Pauli riportò centinaia di sogni eccezionali. Aveva aperto un dialogo con i più profondi livelli della sua mente inconscia e, a sua volta, aveva iniziato ad insegnargli. L’incontro di Pauli con l’inconscio culminò in una visione di una tale sublime armonia – l’Orologio del Mondo – che produsse qualcosa di simile ad una conversione religiosa nel fisico. Questo sogno espresse la misteriosa armonia del cosmo e nel suo simbolismo unì due mondi – rappresentati da dischi rotanti.

Verso il 1935 Pauli sognò che Einstein venne da lui e gli disse che la teoria quantistica era unidimensionale ma che la realtà era bidimensionale. Pauli doveva accettare una nuova dimensione della realtà ed egli credette che la dimensione mancante fosse l’inconscio ed i suoi archetipi. Jung aveva proposto gli archetipi come princìpi strutturali della mente inconscia ma Pauli ora affermava che essi erano anche i princìpi sottostanti per le strutture ed i processi nel mondo fisico. A questo proposito intraprese un programma di ricerca per sviluppare quello che definì un “linguaggio neutro”, uno che si fosse applicato ugualmente bene alla fisica come alla psicologia.

Collaborò con Jung sul lavoro di quest’ultimo sulla sincronicità (il “principio di connessione acasuale” di Jung o la “connessione significativa). Indipendentemente iniziò a studiare il modo in cui l’archetipo della Trinità aveva influenzato Keplero nella sua formulazione delle leggi del movimento planetario. Ma Pauli stava ora facendo altri sogni in cui una “donna esotica” gli andava a far visita. Pauli credeva che lei fosse la sua anima. Iniziò a capire che la questione più importante era “la mancanza dell’anima nella moderna concezione scientifica del mondo”. Lo “spirito della materia”, credeva, era stato negato per 300 anni ed ora stava lottando per la resurrezione. Era guidato da una visione del ritorno dell’anima nel mondo. Mentre aveva parlato con pochissime persone del suo nuovo lavoro, una volta disse al suo assistente, H.B.G. Casimir, “Credo di sapere cosa succederà. Lo so esattamente. Ma non lo dico agli altri. Perciò sto facendo piuttosto teoria a cinque dimensioni della relatività benché non ci creda veramente. Ma so cosa succederà. Forse te lo dirò qualche altra volta.”

Ciò nonostante nella sua mezza età iniziò a diventare depresso. All’età di 47 anni ebbe il primo di una serie di sogni preoccupanti in cui un “persiano” lo andava a trovare. Nella prima occasione lo straniero arrivò portando delle lettere. Voleva entrare nell’università di Pauli e studiare ma non gli era concesso. Quando iniziò a parlare a Pauli con voce acuta Pauli gli chiese se fosse la sua ombra. “No,” disse lo straniero, “tu sei la mia ombra”. Pauli gli chiese se voleva studiare fisica. Il visitatore disse che non riusciva a comprendere il linguaggio di Pauli e Pauli non avrebbe compreso la fisica nel suo linguaggio. Ma avrebbe aiutato Pauli portandogli una sedia perché non c’era una sedia nello studio di Pauli. Pauli avrebbe dovuto lasciar andare le sue illusioni. “Ha molte donne ma ce ne può essere soltanto una.” Ripensando al sogno Pauli si rese conto che il suo tentativo di un matrimonio mistico era stato troppo accademico.

Sempre più Pauli si sentì diviso nella sua vita. I suoi sogni avevano mostrato la direzione in cui avrebbe dovuto muoversi, però gli mancava il coraggio di cambiare. Iniziò a far visita all’assistente di Jung, Maria von Franz, e formò una relazione che ebbe un profondo significato spirituale per lui. Perseverò nell’analisi dei suoi sogni però, secondo von Franz, “non voleva arrendersi alle richieste dell’inconscio e soffrirne le conseguenze.” Nella scienza il calore è la chiave di trasformazione.

Come metafora si applica ugualmente all’alchimia come pure alla psicoterapia. I processi entro una storta alchemica sono rispecchiati da quelli dell’incontro terapeutico. Solo il calore, che sale con l’amore, scongelerà “gli incidenti ghiacciati della vita” come dice la junghiana Beverly Zabriski. Attraverso questo dialogo con l’inconscio e le sue proiezioni nel mondo della fisica, come pure i suoi tentativi di riconciliare materia e spirito nel mondo, Pauli stesso stava facendo lavoro alchemico. Però l’oro alchemico non apparì mai. Eros era sempre stato assente dalla sua vita. Verso la fine della sua vita al fisico fu concesso un sogno finale. Una donna gli insegnerà a suonare il pianoforte. Lei prende un anello dal suo dito e lo dà a lui. Gli dice che quest’anello unirà i due mondi perché è l’anello della sua scuola di matematica. È “l’anello di i.” Il significato di quest’anello è che in matematica “i” sta per quelli che sono conosciuti come numeri immaginari. Assieme ai numeri reali essi creano un piano bidimensionale.

Sincronicità ed ESP
Un fenomeno altrettanto interessante che può definirsi, in qualche modo, analogo alla sincronicità, è l’ESP (percezione extra-sensoriale, fenomeni chiamati in generale col termine PSI da una lettera dell’alfabeto greco), problema di non facile soluzione per la difficoltà di tracciare una linea netta di demarcazione tra le frodi, i piccoli trucchi, l’auto inganno e gli esperimenti scientifici. Negli anni ’40 divennero famosi, in USA, gli esperimenti di psicocinesi dei coniugi Rhine (indovinare le carte, influire sul lancio dei dadi), cui lo stesso Jung attinse per approfondire la sua ricerca. Il principio della causalità, da parte sua, venne detronizzato all’inizio del ventesimo secolo in seguito alle rivoluzionarie scoperte della fisica.

Basti pensare al Principio di Indeterminazione di Heisenberg secondo il quale è impossibile “fissare” la conoscenza delle particelle elementari perchè si presentano come onde o come corpuscoli a seconda di ciò che si vuol osservare: velocità o posizione. Oppure al neutrino, particella, tanto difficile da “catturare” perchè, praticamente, non ha nessuna proprietà fisica: non ha massa, non ha carica elettrica, non ha campo magnetico. Il paradosso, l’astrattezza e la vaghezza d’interpretazione, sono gli elementi che accomunano il “psi” del fisico e il “psi” del parapsicologo. Ma torniamo al discorso di partenza, cioè alla sincronicità che Jung studiò col contributo del fisico W. Pauli, il “padre spirituale” del neutrino. Oltre a Freud, che intese la telepatia come sistema arcaico di comunicazione tra gli individui, biologi, matematici e filosofi si sono occupati del problema, avanzando riflessioni ed ipotesi che mettono in discussione il concetto stesso di “caso”.

Schopenhauer, parlando di armonia e connessione nella vita di ogni individuo, sostiene che la causalità è soltanto uno dei principi che governa il mondo. La natura degli “eventi convergenti” va ricercata, secondo A. Koestler, in una “tendenza integrativa” universale che, al di là di un principio causale, mira a riunificare la conoscenza parcellizzata. Sembrerebbe quindi che la seriazione e la sincronicità sono le risultanti archetipiche della fondamentale unità di tutte le cose, e che le ESP siano le più alte manifestazioni del potenziale integrativo della materia vivente. Secondo Jung “…soltanto la radicata convinzione dell’onnipotenza della causalità crea difficoltà alla comprensione e fa apparire impensabile che possano verificarsi o esistere eventi privi di causa….” Ma tali eventi esistono (anche se, perlopiù, distratti come siamo, non ci facciamo caso e li trascuriamo) e sembrano assomigliare a degli ordinamenti, “atti creativi” facenti parte di un universo complesso e misterioso di “creatio continua”, al di là di una nostra possibile comprensione intellettuale.

Tra le ultime formulazioni teoriche in merito, è importante evidenziare il pensiero di Jean Charon, eminente fisico contemporaneo. Charon descrive l’”onda psi” come un movimento ondulatorio di ogni particella elementare che permette lo sguardo sul mondo esterno, quindi una visione piccola e ristretta di un piccolo “pezzetto” di Universo ma, contemporaneamente, permette alla particella di contemplare anche il suo mondo interno, in rapporto anche al passato e alla memoria. Questo dà luogo alla scelta di uno specifico comportamento, tra un insieme di scelte possibili; tale scelta è agita come comportamento unico ed evolutivo in solidarietà con il Cosmo intero. Guardando all’organismo (il corpo materiale) come ad un insieme di particelle elementari, possiamo distinguere il Pensiero (l’Io) che funziona razionalmente per fornire comportamenti possibili, e lo Spirito (il Sè) che, come Centro Universale di Coscienza, rappresenta il Tutto e, attraverso il “non-volere”, tende a scegliere (almeno, così crede l’Io…) il comportamento più adatto all’evoluzione.

Scopo ultimo di Ragione e Intuizione è la dilatazione, l’accrescimento della coscienza, in una visione onnicomprensiva ed universale. D’altra parte è pur vero che “… i processi del sistema inconscio sono ‘fuori dal tempo’, cioè non sono ordinati nel tempo, non mutano col trascorrere del tempo. Il rapporto col tempo riguarda il sistema della coscienza” (S.Freud). Forse è per questo che, soprattutto nel pensiero occidentale, così intriso di razionalismo e determinismo, è difficile ammettere una complementarietà tra uomo e cosmo, e che esista un livello di realtà “altro” che esula dal principio di causalità. Ma l’odierna fisica atomica ci conduce ad una visione del reale assai simile alla visione intuitiva dei mistici orientali, sicchè i fenomeni sincronistici non sembrano più così oscuri dal momento che spazio e tempo formano un continuum, materia ed energia sono intercambiabili, osservatore ed osservato interagiscono e formano un tutt’uno.

Definizione di Sincronicità e commenti:
Concetto coniato da Jung per indicare la significativa coincidenza o corrispondenza:

a) di un accadimento psichico e di uno fisico, senza che vi sia una relazione causale tra uno e l’altro. Tali fenomeni sincronicistici avvengono, per esempio quando vicende interne ( sogni, visioni, presentimenti) trovano corrispondenza nella realtà esterna: l’immagine interiore o il presentimento si sono dimostrati <>.
b) di sogni, pensieri, immagini interiori, ecc… simili o uguali che hanno luogo contemporaneamente in luoghi diversi.
Per chi volesse sperimentare con la propria esperienza il concetto di sincronicità, in questa sede si evidenzia che non si ancora giunti ad una opinione scientifica accettata unanimemente, il fenomeno è ancora materia di dibattito, secondo i detrattori non risponde, allo stato attuale delle cose, alla cosiddetta ripetibilità sistematica tipico del laboratorio; nell’esperienza, il probabile sperimentatore noterà che non si tratta di mettere il termometro in un vaso d’acqua oggi e l’indomani di ripetere la stessa misura; comunque sia è possibile incrementare il range statistico di questi eventi.

Come? Innanzitutto comprendendo teoricamente la definizione riportata, in secondo luogo porre una attenzione critica al proprio flusso mentale, questo può essere discorsivo – immaginativo nella condizione di veglia oppure onirico quando si dorme. In questo contesto sarebbe opportuno tenere un diario aggiornato dei propri sogni, e fare attenzione alle proprie immagini mentali quando ad esempio siamo assorti a contemplare una situazione interiore, verificare quindi se è possibile collegarle a delle coincidenze nello stato di veglia. Tali esperienze consistono nel verificarsi simultaneo di due diversi stati psichici, due eventi (interni e/o esterni) legati da un significato, ma non da causalità. Tali coincidenze si dicono “significative” dove la “connessione” prescinde dal tempo, dallo spazio e dai rapporti causa-effetto. Jung ha descritto 3 tipi di sincronicità: nel primo vi è coincidenza tra contenuto psichico ed un evento esterno; nel secondo vi è un sogno o una visione che coincide con un evento distante nello spazio. Nel terzo, una persona ha un sogno o una visione di qualcosa che deve avvenire e che poi, di fatto, si verifica.

Una delle testimonianze più note sul fenomeno è quella riportata da Jung nell’esperienza con una paziente. La donna, che si trovava in un momento terapeutico decisivo, stava raccontando un sogno nel quale ella riceveva in dono uno scarabeo d’oro. Nel frattempo Jung sentì un rumore alle sue spalle, come se qualcosa urtasse contro la finestra: era uno scarabeo che cercava di entrare nella stanza buia. Lo scarabeo, simbolo per eccellenza di rinascita, “entrato” nel momento analitico più idoneo, riuscì ad infrangere la barriera difensiva della donna che, ancorata ad una statica razionalità, non era riuscita, fino a quel momento, ad evolvere.L’esperienza psicologica, in questo caso divenuto famoso, ha assunto pregnanza grazie all’affiorare di parallelismi simbolici che Jung, almeno in un primo tempo, collegava all’inconscio collettivo ed agli archetipi.

Di seguito annotiamo una esperienza dello psichiatra a titolo di esempio…

“Subito dopo questa fantasia…un’altra immagine emerse dall’inconscio, sviluppandosi da quella di Elia. Le diedi il nome di Filemone. Filemone era un pagano, ma avvolto in un’atmosfera Egizio Ellenistica, con una coloritura gnostica. La sua immagine mi si presento per la prima volta nel sogno seguente. C’era un cielo azzurro, ma sembrava il mare. Sembrava che le zolle si allontanassero l’una dall’altra e lasciassero scorgere l’acqua azzurra del mare. Quest’acqua però era però il cielo azzurro. Improvvisamente dalla destra giungeva librandosi nell’aria, un essere alato. Era un vecchio con corna taurine.

Portava un mazzo di quattro chiavi tenendone una come se fosse sul punto di aprire una serratura. Era alato, e le sue ali erano come quelle di un martin pescatore, con i loro caratteristici colori. Non riuscendo a capire questa immagine onirica, la dipinsi per meglio vederla. Nei giorni in cui ero occupato a dipingere trovai nel mio giardino, presso la riva del lago, un martin pescatore morto! Ero sbalordito, poiché solo assai di rado capita di vedere uccelli del genere nei dintorni di Zurigo.”

Un ultimo commento…

“Non si può affermare con sicurezza che ciò che sembra verificarsi nell’inconscio collettivo di un singolo individuo, non si verifichi anche in altri individui o esseri viventi o cose o situazioni. Quando sorse nella coscienza di Swedemborg la visione di un incendio a Stoccolma, il fuoco stava infierendo sulla città, senza che l’una cosa avesse un rapporto in qualche modo dimostrabile o anche solo pensabile con l’altra. Non vorrei tuttavia impegnarmi a mostrare il rapporto archetipico in questo caso. Accennerò tuttavia al fatto che la biografia di Swedemborg riporta certi eventi che gettano una luce singolare sul suo stato psichico. Bisogna ammettere c’era in lui un abbassamento della soglia di coscienza, abbassamento che permetteva di accedere alla “conoscenza assoluta”. L’incendio di Stoccolma si verificò in un certo modo anche in lui.”

Carl Gustav Jung
La Sincronicità >> http://goo.gl/1oeu9F
Editore: Bollati Boringhieri
Data pubblicazione: Gennaio 1980
Formato: Libro - Pag 120 - 11x17,5



giovedì 28 maggio 2015

Cosa significa essere ipersensibili?

Cosa significa essere ipersensibili?

Come capire se si è ipersensibili e imparare a gestire questa natura

di Eleonora Poletti - 27/05/2015



Cosa significa essere ipersensibili?

L’ipersensibilità è la predisposizione innata a percepire gli stimoli in modo più inteso e differenziato rispetto agli altri. La psicologa Elaine N. Aron per prima negli anni ‘90 la scoprì e se ne occupò, da un punto di vista scientifico e specialistico. Ciò nonostante la scienza non si è mai occupata sufficientemente di questo argomento.
La particolarità che contraddistingue le persone ipersensibili risiede nella capacità di percepire un numero incredibile di stimoli ed elaborare una grande quantità d informazioni.

La caratteristiche delle persone ipersensibili

Le persone ipersensibili sono più aperte a capire se stesse e il mondo. Sono spesso le prime ad individuare soprusi o ingiustizie. Tuttavia necessitano di un maggiore sforzo mentale se vogliono mantenersi sani a livello psichico e affermarsi a livello privato e professionale.
L’ipersensibilità è una dote ma questo non presuppone che chi la possiede, sappia sfruttarla al meglio. Gli ipersensibili sono spesso convinti di non essere compresi e di rimanere soli al mondo. Ma questa condizione in realtà è più diffusa di quanto non si creda, ne è interessato circa il 20 % della popolazione. Per quanto riguarda le sue origini sappiamo dalla letteratura scientifica attuale che tale caratteristica è spesso ereditaria e collegata all’incapacità del genitore sensibile di insegnarne una corretta gestione al figlio.
L’ipersensibile per sua natura è costantemente incentrato sugli stimoli esterni e sui giudizi altrui, così facendo però perde la percezione del proprio corpo e con essa l’accesso ai propri bisogni. Il corpo è percepito solo quando procura fastidi e dolori fisici. In questo modo possono formarsi malattie talvolta croniche. Negli scambi sociali vivono rapporti conflittuali ed eccessivamente empatici, arrivando spesso al punto di rinunciare del tutto alle relazioni con l’altro.

Come gestire l'ipersensibilità

Molte persone ipersensibili soffrono per questo loro aspetto caratteriale e si sentono più vulnerabili, soggetti a stress e insicure.

Questa condizione può però divenire un vantaggio se si impara a gestirla e ad attuare alcuni accorgimenti che andranno man mano, nel tempo, raffinati e consapevolizzati:

imparare a gestire le proprie energie;
dosare l’empatia;
non immedesimarsi troppo nell’altro;
essere centrati su se stessi;
imparare a dire no senza sensi di colpa;
stabilire dei limiti invalicabili;
stabilire dei confini fisici nel dialogo con l’altro;
ascoltare i propri segnali fisici;
accettare la propria diversità;
valorizzare le proprie caratteristiche;
non ingigantire specifiche situazioni;
ridurre l’adrenalina e favorire la formazione di ossitocina, tramite una leggera attività sportiva.

L’ipersensibilità è un dono caratterizzato da una visione più ampia e profonda della realtà. L’ipersensibile può a differenza degli altri vivere con maggiore intensità le esperienze, ciò significa vivere in modo più profondo sia sofferenze sia gioie e avere una maggiore consapevolezza e maturità interiore. Solo imparando ad accettare questa natura è possibile vivere in modo pieno e sereno. Il più grande vantaggio di una persona ipersensibile è quello di arricchire la propria vita e quella altrui.


Lucio Della Seta
Debellare l'Ansia e il Panico - Libro >> http://goo.gl/Rs0uJt
Editore: Oscar Mondadori
Data pubblicazione: Aprile 2015
Formato: Libro - Pag 120 - 13,5 x 20,0 cm



martedì 12 maggio 2015

Quando qualcuno ci irrita vuol dire che…

Quando qualcuno ci irrita vuol dire che…

di Andrea Zurlini



Andiamo direttamente al punto cruciale della questione.

Quando qualcuno ci irrita, è probabilmente perché:

1) Vediamo in lui una parte di noi stessi che non ci piace. Rifiutiamo di vedere quella qualità in noi stessi e quindi non desideriamo vederla nemmeno in un altro;

2) Il modo in cui ci maltratta rispecchia perfettamente il modo in cui maltrattiamo noi stessi al nostro interno;

3) Questa persona può ricordarci qualche problema con cui siamo ancora collegati: qualcuno con cui è rimasto un “sospeso” e una situazione non risolta, qualche “limitazione” con la quale non siamo riusciti a riconciliarci;

4) Non ci permette di distorcere la verità come facciamo di solito, con questa persona non riusciamo a “raccontarcela” e non si presta al nostro gioco, non sostiene le nostre illusioni preferite e non vuole ignorare ciò che è palese;

5) Ci mostra cosa possiamo diventare in futuro e come possiamo farlo, ma non ci sentiamo pronti per fare questo salto, quindi preferiamo denigrarla con la speranza di tirarla giù e riportarla al nostro livello.

Le persone e gli avvenimenti che generiamo nella nostra vita sono come uno specchio che ci mostra le parti più importanti della nostra opportunità evolutiva sulla terra. Specchio non vuol dire che tutti quelli che incontriamo sono uguali a noi, ma che le altre persone richiamano l’attenzione su qualcosa che si trova al nostro interno.

Molti di quelli che hanno sentito parlare della Legge dello Specchio intuiscono che potrebbe essere vero, ma dopo pochi tentativi smettono di utilizzarlo perché non riescono a cogliere i nessi che si presentano nella loro vita. A volte sembra funzionare, altre invece no.

Lo specchio non si limita a riflettere ciò che siamo precisamente, ma ci mostra molto di più. Grazie a ciò che accade fuori noi possiamo scorgere la Verità su alcuni nostri processi interni.
Quando attraiamo nella nostra vita una persona con cui abbiamo molte cose in comune ci sentiamo bene e capiamo subito perché ci siamo incontrati. Le affinità ci danno una sensazione di intimità, che a sua volta generano la Sicurezza, la Protezione e la Pace, cose a cui quasi tutti anelano. In questi momenti scopriamo come siamo, notiamo nell’altro qualcosa di simile a noi, per cui proviamo Amore e Simpatia. Trattandosi di qualità che ci appartengono, l’amore che proviamo non è solo per l’altro, ma anche per noi stessi. Ci amiamo attraverso l’altro.

Quando accade diversamente, qualunque sia la situazione che ci disturba, possiamo volgere a nostro vantaggio la circostanza e non sprecarla. Possiamo cercare di capire innanzitutto quale, tra i cinque motivi sopra elencati, è quello che più ci risuona nel fastidio che proviamo per l’altro. Iniziamo a cercare quale paura sepolta, o quale dolore nascosto, o quale rabbia repressa siano stati riattivati e portati in superficie grazie a questo incontro. Cerchiamo di non sprecare subito l’occasione guardando fuori e dando colpe all’esterno. Possiamo imparare a crescere grazie a questa situazione. Altrimenti la Vita deve prendersi la briga di ricreare nuovamente la stessa situazione, per un numero infinito di volte, finché alla fine non riusciamo a capire il messaggio.

Quando ci rendiamo conto che qualcuno ci sta facendo soffrire, iniziamo allora ad essere grati a quella persona in quanto sta fungendo da nostro insegnante. Essendo esattamente quello che è, ha pigiato un pulsante nel nostro subconscio attivandone il processo e la guarigione. Questo non vuol dire che dobbiamo perdonare, abbassarci e umiliarci davanti coloro che fanno quello che vogliono con noi, ma semplicemente restare Coscienti e Consapevoli di quello che stiamo creando, poiché lo stiamo facendo solo ai fini della nostra Evoluzione, e questo si chiama Amore. È chiaro che è un Amore in “bassa consapevolezza” poiché usiamo la sofferenza per generare un Risveglio e una Trasformazione (quando saremo pronti a Evolvere nella Gioia, anche questo cambierà).

Rivestendo l’altro con un ruolo da “Maestro di dolore” nei nostri confronti, possiamo fare un passo in più verso la nostra Libertà. Dobbiamo capire che nessuno può ferirci veramente attraverso ciò che dice o ciò che fa. Noi siamo già pieni di ferite, provenienti dalla nostra fanciullezza, adolescenza e ancora oltre. Abbiamo numerosi lividi sulla pelle, talvolta invisibili e quindi inconsapevoli. Quando qualcuno passa e si avvicina, ci tocca o ci abbraccia, anche quell’Amore può far male. Ma il dolore che stiamo provando non viene da quell’Amore, piuttosto dalle ferite e dai lividi che ci portiamo dietro nelle nostre relazioni. L’altro è un Faro che ci indica dove dobbiamo portare la nostra coscienza per migliorare, per andare avanti, per essere ancora più liberi. Siamo sempre legittimati a lasciar andare qualcuno, soprattutto quando sentiamo che la soglia del dolore ha superato il tetto massimo.

La relazione con l’altro è un territorio molto delicato perché andiamo incontro alle persone riempiendoci di aspettative. Siamo incapaci di vivere uno stato di Libertà anticipata dall’altro. Niente può fare un’altra persona per noi se siamo ancora incapaci di generare una Felicità e una Gioia che prescindano da qualsiasi relazione. Chi non vuole capire questo passaggio sarà tutta la vita un mendicante d’Amore.

L’altro non ci darà la Felicità che stiamo aspettando da sempre, semplicemente perché la Felicità, per natura, nasce da dentro e non da fuori. L’altro non è il carnefice e il responsabile delle nostre sofferenze, perché esso sta solo risvegliando, con il suo atteggiamento, qualcosa che è già sepolto al nostro interno e che chiede di essere guarito.

I nostri traumi e le nostre sofferenze relazionali sono atavici, sono karmici, sono molto antichi. Abbiamo tanto da tirare fuori, non sprechiamo più le preziose occasioni spegnendo il fuoco della nostra consapevolezza e generando le dinamiche “Vittima e Carnefice”. Ognuno è carnefice e vittima di se stesso, è una legge universale.

Facciamo risplendere la Luce dell’Anima che siamo e integriamo, attraverso l’Amore, ogni parte di noi stessi che non ci piace nel nostro Cuore. Iniziamo poi a trasformare questa parte in nuova Consapevolezza. Lasciamo andare con Gioia chi ci ha permesso di fare questo salto Evolutivo, e facciamolo con gratitudine e con molto rispetto. Non esiste ricetta migliore di questa.

Andrea Zurlini
Alchimisti della Nuova Generazione - Libro >> http://goo.gl/v0koxp
Evolvere nella gioia
Editore: Anima Edizioni
Data pubblicazione: Novembre 2014
Formato: Libro - Pag 176 - 15 x 21 cm