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martedì 6 ottobre 2015

Pensare troppo fa male!

Pensare troppo fa male!

Quali sono le conseguenze di chi pensa senza mai darsi tregua?

di Valentina Balestri - 05/10/2015



Pensare troppo fa male!
Immaginate la mente come una lampadina accesa.
Sempre accesa!

La sua luce affievolisce solo quando, stanchi, la sera, ci mettiamo a dormire.

La mente provoca un dispendio di energia molto elevato: dopo una giornata di intenso lavoro, sempre concentrati, sempre dietro a pensare a qualcosa, ci sentiamo più spossati che dopo una camminata di diverse ore.

Diventa difficile ascoltare davvero qualcuno, un familiare, il partner, una canzone o anche solo la televisione. Perché? Perché siamo completamente isolati nel nostro cervello e, distaccati, non riusciamo a percepire davvero ciò che sta accadendo intorno a noi.

E se esistesse un interruttore? Un pulsante da poter premere quando vogliamo e far smettere tutte quelle vocine convulse che abbiamo sempre in testa?
Ahimè, non esiste nessun interruttore capace di fare ciò: siamo inconsapevoli dello scorrere del nostro pensiero e se anche decidessimo di smettere di pensare, non staremo forse pensando comunque al voler non pensare?!

La soluzione? L’ho trovata nelle parole di famoso scrittore russo, Lev Tolstoj riportate qui sotto:

Tutte le grandi rivoluzioni della vita umana
avvengono nel pensiero.
Si deve però produrre un cambiamento
nel modo di pensare,
imparare a controllare la mente.
Sarà così che l'azione seguirà immancabilmente
la direzione del pensiero,
come una barca
segue la direzione impressagli dal timoniere.


L'Incantatore di Pensieri - Libro

I pensieri inutili hanno l’abilità di insinuarsi nella nostra mente come vere e proprie serpi fastidiose. Un metodo di pensiero consapevole riduce la spirale di domande, dubbi, mezze risposte e ci permette di guarire dal “vizio di pensare”.

Ryunosuke Koike è un giovane monaco buddhista e un vero e proprio “incantatore di pensieri”. Il suo metodo rende la mente più leggera, libera dalle informazioni superflue, capace di utilizzare i cinque sensi in modo davvero cosciente e di dominare emozioni e passioni.

Il nuovo buddhismo di Koike è un vero e proprio “modo per allenare la mente” fondato sulla capacità di autodisciplina tipica della cultura orientale.

Cambia mentalità in modo leggero,
efficace e stimolante, elimina i pensieri di troppo,
aumenta la tua energia e creatività!


Estratto dal libro “L’incantatore di pensieri”
 
Pensare troppo fa male: i tre veleni della mente
Siccome i pensieri negativi apportano al cervello impulsi elettrici di intensità di gran lunga maggiore rispetto a quelli generati dal tenue e moderato senso di benessere, è molto difficile fermarli.

Noi, costantemente, immagazziniamo diversi tipi di informazioni attraverso gli occhi, le orecchie, il naso, la lingua, il corpo e la mente.
Tra i vari impulsi energetici della mente che rispondono a questo tipo di stimoli, rivestono grande importanza i cosiddetti “tre veleni della mente”, rispettivamente: “Avidità”, “Collera” e “Stupidità”.

Innanzitutto, con “Avidità” intendo l’impulso energetico della mente che cerca sempre nuove informazioni visive e auditive senza mai accontentarsi.
Quando qualcuno ci fa dei complimenti anche senza pensarli realmente e, di conseguenza, noi finiamo per credergli, si attiva l’impulso energetico mentale dell’“Avidità” che tenta di accaparrarsene altri senza tregua.

Al contrario, per “Collera” intendo l’impulso energetico della mente che si oppone all’ingresso delle informazioni, che non vuole accogliere, vedere o ascoltare. Quando qualcuno ci dice cose spiacevoli e la situazione diventa sgradevole, si attiva l’impulso energetico della“Collera” che cerca di eliminare, cacciandolo via, l’oggetto del nostro dispiacere, ossia le parole che non vogliamo ascoltare.

Infine, chiamo “ Stupidità” l’impulso energetico della mente che cerca altri stimoli, perché annoiata da ciò che ha davanti agli occhi.
Nonostante il nostro interlocutore stia parlando, la mente girovaga a vuoto ripetendosi di poter fare a meno di quei discorsi noiosi, fugge, fino a che nelle nostre orecchie non entra più nulla del suo discorso.
Quest’ultimo stato d’animo è responsabile della fuga della mente dalla concretezza del mondo reale verso i pensieri cerebrali. La nostra mente è come un iceberg, e non sappiamo cosa si nasconde nella sua parte inconscia. Una volta che avremo preso “il vizio di pensare”, anche nei momenti in cui non è necessario farlo, la nostra natura sarà tale da non poter mai sfuggire al vizio di sprofondare nei pensieri e di isolarsi in essi.

Questi pensieri diventano elemento costitutivo della personalità di coloro che cadono facilmente in preda ai sentimenti negativi.

Percepire anziché pensare
Tanto più dissipiamo le nostre energie a “pensare”, quanto più la vista, l’udito e il tatto tenderanno a impigrirsi.
Per questo è meglio intensificare con tutta la forza la nostra consapevolezza sul “percepire”.
Se tocchiamo il nostro partner o lo baciamo, possiamo riposizionare la mente sulla sensazione tattile delle labbra. È la nostra mente che crea e modifica la realtà.
Se faremo crescere volontariamente e con decisione il livello delle esperienze sensoriali rispetto a quella dei pensieri, come risultato le nostre speculazioni e le divagazioni inutili si placheranno immediatamente.

Ottuplice Sentiero: la soluzione del mondo buddista
Si tratta delle otto strade seguite dagli uomini per mettere in pratica uno stile di vita retto.
Per raggiungerlo, le fasi da seguire sono le seguenti:

Prima fase: autoimporsi delle regole ed edificare un cuore che non vacilla, regolamentando il contenuto del pensiero, delle parole, delle azioni e del proprio modo di vivere

Seconda fase: sviluppare la propria concentrazione. Prima di tutto, occorre fare il possibile per diventare costantemente coscienti di quale dei cinque sensi ci stiamo servendo in un determinato momento. Poi dobbiamo trovare la forza di radunare la mente, che a una velocità straordinaria si muove da un luogo all’altro disperdendosi, e fissarla saldamente in un punto ben focalizzato.

Terza fase: rendersi conto. Per farlo bisogna raffinare i nostri sensori: la consapevolezza risiede in una mente che non spreca energia invano, che pensa subito alla condizione sufficiente più adatta a soddisfare le esigenze del momento, che sa come eliminare i pensieri inutili e quelli che si muovono a vuoto, e che in più riesce a superare gli stati d’animo negativi.

“Noi siamo come i nostri pensieri ci hanno fatto;
perciò state attenti a cosa pensate”
Vivekananda


Ryunosuke Koike
L'Incantatore di Pensieri - Libro >> http://goo.gl/Y5opX5
Il Giovane Monaco che sta conquistando il Giappone - Il "Nuovo" Buddismo ai tempi di Internet


lunedì 28 settembre 2015

Cos'è la paura?

Cos'è la paura?

Battito accelerato, sensazione di pericolo, mani che tremano e il senso di incolumità che svanisce. Come affrontare la paura?

di Valentina Balestri - 26/09/2015



Cos’è la paura?

Ho provato spesso a rispondere a questa domanda.

Credo che la paura, per me, sia sentire quel dolore che ti leva il fiato, dolore scaturito da un momento o da un pensiero che non lascia scampo a ciò che di bello c’è nel mondo.
Quando provo dolore, il mondo smette di essere importante e, per autodifesa, smetto di essere importante anche io e se io non sono importante, neppure il mio dolore lo è.

Questa sera ho letto una frase molto bella di Charlotte Beck che recita: «Dobbiamo affrontare il dolore da cui siamo scappati e da cui stiamo scappando. In effetti, dobbiamo imparare a essere in pace e lasciare che il suo violento potere ci trasformi».

Mi ha fatto riflettere molto. Pensare a come la paura e il dolore hanno condizionato la mia vita mi colpisce: la paura di non sentirsi accettata, da me stessa e dagli altri, mi ha trasformato? Ma soprattutto, senza tutto il dolore che da questa paura ha avuto origine, che tipo di persona sarei ora?


Il Potere straordinario dell'Accettazione Totale - Libro

Scopri come ritrovare la serenità!

Molte persone si costruiscono la propria prigione fatta di insoddisfazione, di ferite auto-inflitte, di paure immotivate… tutti fardelli che bloccano il loro sé tenendole in trance.

Il metodo dell’Accettazione Totale spiegato in questo libro ci libera da una trance frenetica di “email, troppi impegni, corse, raggiungere, consumare e acquistare”, insegnandoci a coltivare una presa di coscienza consapevole e compassionevole verso noi stessi. In questo modo cominciamo ad accettare chi siamo nel presente e le nostre vite per quello che sono.

Il metodo dell’accettazione totale non prevede che si accettino le cose così come sono o che ci si rassegni agli eventi. Si tratta piuttosto di cercare di ricavare il buono da ogni situazione attraverso la meditazione, prendendoci una pausa dai ritmi frenetici della vita.

Nel libro si trovano suggerimenti su come affrontare le diverse emozioni negative e tutti gli ostacoli che ci impediscono di essere sereni attraverso pratiche che attingono dalla tradizione buddista.

Frequenti i rimandi alle tecniche suggerite da Thich Nhat Hanh e ai suoi insegnamenti, come per esempio quello di affrontare la paura, imparando a convivere con essa e imparare da essa per trarne beneficio.


Estratto da “Il potere dell’accettazione totale”

Chi non conosce l’esperienza della paura?

La paura è svegliarsi di notte, terrificati dal fatto di non poter andare avanti. La paura è l’ansiosa sensazione per il nostro corpo, la stretta e la pressione al cuore, la strangolante presa alla gola. La paura è il battere furioso del nostro cuore, le pulsazioni del nostro battito. La paura ci rende più difficile il respiro, accelerandolo e affannandolo. La paura ci dice che siamo in pericolo e poi spinge con urgenza a dare un senso a ciò che sta succedendo e a capire cosa fare. La paura si appropria della nostra mente con storie su ciò che andrà storto. La paura ci dice che perderemo il nostro corpo, la nostra mente, i nostri amici, la nostra famiglia, anche la terra. La paura è l’anticipazione del dolore futuro.

L’influenza della paura

Per ogni animale, finché il pericolo persiste, viene mantenuta l’attenzione sull’autoconservazione.
Solo nei mammiferi la cognizione e il ricordo interagiscono con l’influenza per creare l’emozione della paura.
Parte del nostro bagaglio di sopravvivenza, l’emozione della paura è formata dalle esperienze accumulate circa la nostra storia personale. L’influenza della paura che nasce in risposta alla nostra esperienza immediata si combina con il ricordo di eventi passati associati e degli effetti che provocano. Ecco perché alcuni di noi sono terrorizzati da cose che non hanno alcun senso di paura per altri. Mentre l’influenza della paura in se stessa dura solo qualche secondo, l’emozione della paura persiste finché l’influenza continua a essere stimolata da pensieri e ricordi spaventosi.

Sentirsi inadeguati ci fa paura

Sentirsi inadeguati va a braccetto con il sentirsi separati dagli altri, separati dalla vita. Se ci manca qualcosa, come possiamo trovare il nostro posto? Se non abbiamo da offrire niente di valore, non ci meritiamo di essere amati. È un circolo vizioso: più sentiamo che ci manca qualcosa, più ci sentiamo distanziati e la solitudine e l’ansia che accompagnano il senso di non appartenenza rinforzano solo la nostra percezione di essere fondamentale difettosi.
Convinti di non essere abbastanza bravi, non possiamo mai rilassarci. Stiamo in guardia, controllando le nostre mancanze. Quando inevitabilmente le troviamo, ci sentiamo ancora più insicuri e immeritevoli.
 
Obiettivo: accettarsi!

Per molti di noi, la sensazione d’inadeguatezza è proprio dietro l’angolo.
Non serve molto, basta vedere i traguardi degli altri, essere criticati, litigare, fare un errore al lavoro, per farci sentire che non andiamo bene.
La volontà di sperimentare noi stessi e la nostra vita così com’è, è l’antidoto necessario agli anni in cui non ci siamo presi cura di noi stessi, anni di giudizi e di duri trattamenti, anni di rifiuto della “esperienza del momento”, anni in cui non siamo riusciti a essere felici.
Iniziare semplicemente a riconoscere i nostri talenti e i nostri punti di forza, senza la necessità costante di rassicurazioni per sentirci speciali o superiori, è il primo passo verso l’accettazione di noi stessi. La strada è lunga, è vero, ma la meta vale la fatica.
 

Guarda attentamente.
Fai attenzione, nota.
Continua a guardare, sii curioso.
Non si finisce mai di guardare…
Tutto è vivo:
le conchiglie, gli edifici, le persone pesci.
Le montagne, gli alberi. Il bosco è vivo.
L’acqua è viva.
Ogni cosa ha la sua vita.
Tutto vive dentro di noi.
Vivi con il mondo dentro di te…
Importa che tu ci tenga.
Importa che tu senta.
Importa che tu noti.
Importa che la vita viva in te…
Guarda, senti, lascia che la vita ti prenda per mano.
Lascia che la vita viva in te.
 
Hokusai


Indice

Prefazione

Prologo

1. La trance dell’inadeguatezza
2. Svegliarsi dalla trance: la strada dell’accettazione totale
3. La pausa sacra: risposarsi sotto l’albero del bodhi
4. Affabilità incondizionata: lo spirito dell’accettazione totale
5. Tornare a casa dal nostro corpo: il terreno dell’accettazione totale
6. L’accettazione totale del desiderio: svegliarsi alla fonte del desiderio
7. Aprire il nostro cuore davanti alla paura
8. Risvegliare la compassione per noi stessi: diventare colui che tiene e colui che è tenuto
9. Ampliare i circoli di compassione: il sentiero del bodhisattva
10. Capire la nostra bontà di base: coltivare la gentilezza amorevole e un cuore pronto a perdonare
11. Risvegliarsi insieme: praticare l’accettazione totale in una relazione
12. Capire la nostra vera natura

Ringraziamenti
Fonti e permessi
L’Autrice

Hanno detto…

Indice Meditazioni e Riflessioni guidate

CAPITOLO 1

Riconoscere la trance d'inadeguatezza
CAPITOLO 2

Meditazione Vipassana (Mindfulness)
CAPITOLO 3

La Pausa Sacra
CAPITOLO 4

Il Potere del Si
Affrontare le difficoltà e dare un nome a ciò che è vero
Abbracciare la vita con un sorriso
CAPITOLO 5

Sviluppare una presenza corporea
L’accettazione totale del dolore
CAPITOLO 6

“Non Fare” quando siamo spinti dal desiderio
Scoprire i nostri desideri più profondi
CAPITOLO 7

Incontrare la paura con una presenza aperta e impegnata
CAPITOLO 8

Diventare colui che tiene la sofferenza
Invocare la presenza dell'amato
CAPITOLO 9

Tonglen – risvegliare il cuore della compassione
CAPITOLO 10

Coltivare un cuore pronto a perdonare
Risvegliare l'amorevole gentilezza
CAPITOLO 11

Comunicare con consapevolezza
CAPITOLO 12

Chi sono?


Tara Brach è stata una professionista della salute mentale per vent’anni e attualmente lavora a Washington DC.
Prete buddista laico e famosa insegnante della coscienza buddista, è la fondatrice e insegnante presso la Insight Meditation Community, dove le sue lezioni settimanali di meditazione vengono regolarmente frequentate da più di 120 studenti.
Ha completato il suo corso di Insight Meditation sotto la guida di Jack Kornfield.


Tara Brach
Il Potere straordinario dell'Accettazione Totale - Libro >> http://goo.gl/fHy3qW
Elimina paure, insicurezze e sensi di colpa
Editore: BIS Edizioni
Data pubblicazione: Dicembre 2014
Formato: Libro - Pag 300 - 15x21 cm

giovedì 26 marzo 2015

Felice come un Buddha

Felice come un Buddha

La scienza della Mente per vivere più sereni e rilassati

di Rick Hanson



Felice come un Buddha - Libro

È fin troppo facile evidenziare gli aspetti negativi della nostra vita. E quelli positivi? Ammesso che li noti, ben presto svaniscono perché vengono dimenticati. In questo manuale troverai tutte le istruzioni per creare nuovi modelli di cervello che ti aiutano ad accorgerti e a rafforzare la tua capacità di riconoscere il bene, il positivo.

Riconoscere le esperienze quotidiane positive permette la crescita di nuovi e positivi collegamenti sinapsici nel cervello.

Nel libro questa tecnica è spiegata dettagliatamenate. Una volta padroneggiata questa capacità, puoi cambiare la tua vita, guarire vecchie ferite e eliminare vecchi schemi mentali obsoleti e inutili... e come risultato finale offrire solo felicità.

Le esperienze positive non devono necessariamente essere grandiose, ma bastano quelle semplici piacevoli sensazioni che si possono avere bevendo un buon caffè, oppure trascorrendo un po' di tempo con una persona simpatica o la soddisfazione per aver completato un lavoro.

Il nostro cervello è di gran lunga l'organo più importante del nostro corpo
Infatti, ciò che accade in esso determina ciò che pensiamo, sentiamo, diciamo e facciamo.

L'autore ti mostra che ognuno di noi ha il potere di cambiare il proprio cervello per il meglio con l'aiuto della propria mente. A poco a poco, sinapsi dopo sinapsi, si è davvero in grado di costruire la felicità nel proprio cervello.


Creare esperienze positive - Anteprima di "Felice come un Buddha" di Rick Hanson

Nel capitolo precedente abbiamo esplorato la possibilità di notare una esperienza positiva che sia già presente nella nostra realtà.

Un altro modo a nostra disposizione per fare una buona esperienza, è quello di crearne una, e in questo capitolo vedremo come fare.

Creare un’esperienza positiva può essere semplice, come guardarsi intorno per trovare una vista piacevole, o pensare a qualcosa che ci renda felici. Spesso facciamo in questo modo per il solo fatto che ci fa sentire bene.

Altre volte facciamo l’esperienza di affidarci a una forza interiore per rispondere a una sfida esterna: ad esempio, durante una traversata in aereo la turbolenza ci fa sobbalzare mettendoci in allarme, e questo ci porta a fare dei respiri profondi per calmarci; oppure qualcuno ci taglia la strada mentre guidiamo in mezzo al traffico, e allora ricordiamo a noi stessi di non prenderla sul personale.

Che tu lo stia facendo semplicemente per sentirti meglio o per superare una sfida, essere in grado di attivare autonomamente uno stato mentale positivo, cioè per fare in modo che la tua radio interiore trasmetta la canzone che vuoi proprio tu, è fondamentale per la guarigione psicologica, per il benessere quotidiano e per essere efficienti durante il giorno, per la nostra crescita personale e la pratica spirituale.

In ogni caso è difficile, per molte persone, richiamare all’inizio esperienze positive a comando, particolarmente quelle che sarebbero utili in alcune situazioni o per bisogni specifici.

Ad esempio, se ti senti stressato, può darsi che tu abbia bisogno di pratica per creare un senso di rilassamento nel corpo. Se sei stato ferito, forse ti ci vorrà un po’ per ripensare a un amico e sentirti considerato e apprezzato. Lo stato mentale che sarebbe più utile è spesso il più difficile da generare da soli.

Con la pratica però, potrai fare progressi. E mentre interiorizzi sempre di più le esperienze che crei, esse inizieranno a emergere in maniera naturale e a compattarsi come punti di forza interiori quando la vita ti viene a sbattere contro.

Esploriamo adesso diversi modi con cui creare una buona esperienza, ognuno corredato da buoni esempi.

Molti di questi metodi sono basati sul trovare fatti buoni. Non stai inventando niente. Stai vedendo ciò che è vero, ciò che è una realtà obiettiva. Riconoscere i fatti buoni non significa negare quelli negativi. Ti stai semplicemente focalizzando sui fatti che potrebbero, in maniera legittima, far scaturire una buona esperienza.

Spesso notiamo un fatto buono, ma non proviamo alcun sentimento al riguardo. Questo passo, apparentemente piccolo, quello cioè dall’idea all’esperienza incarnata, è assolutamente essenziale, poiché senza di esso non vi è molto altro da installare nel nostro cervello. In termini di costruzione della struttura neurale, quello che veramente importa non è l’evento, la circostanza o la condizione in sé, ma la tua esperienza di ciò.

Sapere senza provare sentimenti è come guardare un menù senza mangiare.
Se vuoi vedere i vari metodi per trasformare un fatto buono in una buona esperienza, consulta il riquadro “Dall’idea alle esperienze incarnate” nella pagina seguente.

Il contesto del momento

Quasi in ogni istante, dovunque tu sia, puoi trovare un fatto buono nella situazione in cui ti trovi in quello specifico momento.

Guardati intorno proprio adesso. Riesci a vedere qualcosa di attrattivo e di bello e provare un buon sentimento nei confronti di ciò? Puoi notare qualcosa che potrebbe darti un senso di consolazione o farti sentire rassicurato? Stai toccando qualcosa, ad esempio una sedia, un vestito, oppure le pagine di un libro, che sei grato di avere nella tua vita? Ci sono delle persone vicino che ti piacciono o che apprezzi?

Includi piccole cose, o cose a cui normalmente non fai attenzione.

Ad esempio, scrivendo queste parole al computer ho cominciato a fare attenzione alla mia tastiera (riconoscimento di un fatto buono), e poi ho iniziato ad apprezzare il fatto che questa sia un’invenzione fantastica e utile (trasformare il fatto buono in una buona esperienza). Su una scala di intensità da 0 a 10, la mia gratitudine per le tastiere è 1, e tuttavia è un’esperienza positiva. Uso le tastiere da quarant’anni, ma non ho mai provato sentimenti particolari nei loro confronti fino a questo momento. Ho sempre avuto sotto il naso almeno una opportunità che non ho mai colto finora.

Si ottiene un bonus quando riconosciamo un fatto buono precedentemente ignorato. Una volta che riesci a vederlo, si scatena un effetto moltiplicatore che ti consentirà di continuare a riconoscere quel fatto buono anche in futuro.

Ecco la storia di una donna che ha trovato fatti buoni in un contesto improbabile: «Io vivo a Detroit, dove il 40 percento della terra è stato abbandonato, il che significa vivere nella natura, ma in mezzo a rovine urbane. L’altro giorno, mentre ero fuori nella “prateria urbana”, il mio cammino è stato letteralmente interrotto da un albero pieno di uccelli canterini. Ho guardato su, facendo entrare dentro di me i suoni che sentivo e la scena che vedevo, permettendo che riempissero ogni parte di me. Sono diventata consapevole anche del rumore in sottofondo di un’autostrada in lontananza, il che creava una sinfonia in cui erano gli uccelli e le macchine a suonare. Fare entrare momenti come questi mi ha aiutato a vedere il mondo in una nuova maniera. Qualche volta, la luce di un tardo pomeriggio sul mattoncino rosso di un edificio abbandonato può essere quasi troppo bella per essere descritta a parole».

Eventi recenti

Negli ultimi due o tre giorni è probabile che siano accadute molte cose rispetto alle quali potresti, a ragione, provare dei sentimenti positivi.

Considera le cose piacevoli a livello fisico, come la freschezza dell’acqua sul viso al mattino o il raggomitolarsi sul divano la sera. E poi le cose che hai fatto, anche quelle semplici, come il carico del bucato in lavatrice o quando hai risposto ad alcune email.

Trovare un significato positivo negli eventi comuni è un buon modo per creare un’esperienza positiva.

Probabilmente nelle ultime ventiquattr’ore hai consumato un buon pasto, qualcuno ha provato dei sentimenti positivi nei tuoi confronti, oppure hai fatto sorridere qualcuno, o magari hai visto o sentito qualcosa che ti è piaciuto.

Prima di andare a letto, potresti portare con te delle buone sensazioni rispetto ad almeno una delle cose vissute durante la giornata.

Una persona mi ha raccontato di avere fatto questo per un anno intero: «A Capodanno ho cominciato la “Scatola del Buon Anno”. Ogni giorno vi ho messo dentro un appunto su qualcosa di buono che mi era accaduto. Li leggerò tutti la notte di San Silvestro. Adesso, quando nella mia giornata accade qualcosa di buono, la sento, invece di sorvolarci sopra perché troppo occupato in altre cose».

Pensa anche alle molte, molte cose che sarebbero potute andare male e invece sono andate bene, come ad esempio un incidente che non si è verificato mentre andavi al lavoro, il piatto che non si è rotto, e l’influenza che non ti ha steso a letto.

Non riconosciamo, di solito, questo tipo di fatti buoni per due ragioni. Primo, non c’è alcuno stimolo che attiri l’attenzione. È difficile notare qualcosa che non è accaduto. Secondo, l’assenza di un’ondata quotidiana di eventi negativi è, per fortuna, la norma per la maggior parte della vita. Il tuo cervello filtra, escludendo le cose che non cambiano, sia il rumore di sottofondo del frigorifero che l’assenza di routine dei disastri.

Se da un lato questo processo, chiamato abitudine, rappresenta un uso efficace delle risorse neurali, dall’altro ci fa perdere delle opportunità per fare esperienze positive. Prova a riconoscere almeno una cosa al giorno che sarebbe potuta essere un vero disastro ma non lo è stato, e poi prendi un momento per provare sentimenti positivi a tal riguardo.


Rick Hanson, neuropsicologo e maestro di meditazione, si è specializzato in psicologia clinica lavorando sia con gli adulti sia con i bambini.
Professore al Greater Good Science Center dell'Università della California, Berkeley. Tiene frequenti e seguitissimi corsi e conferenze nelle più grandi università mondiali come Oxford, Harvard e Stanford. Ogni suo nuovo libro è premiato da un successo di pubblico incredibile.


Indice

Introduzione

Prima parte - Perché

1. Coltivare il buono
2. Velcro per il negativo
3. Cervello verde, cervello rosso

Seconda parte - Come

4. Guarisci te stesso
5. Prendi nota
6. Creare esperienze positive
7. Modellare il cervello
8. Fiori che sostituiscono le erbacce
9. Fare buon uso della pratica di AAAA
10. 21 Gioielli

Postfazione

Ringraziamenti
Note
Bibliografia
Elogi relativi al libro
L’Autore


Rick Hanson
Felice come un Buddha - Libro >> http://goo.gl/G5M95E
La scienza della Mente per vivere più sereni e rilassati
Editore: BIS Edizioni
Data pubblicazione: Marzo 2015
Formato: Libro - Pag 282 - 13,5x20,5 cm