giovedì 14 gennaio 2021

Il suono e la musica come terapia


Il suono e la musica come terapia

Medicina Integrata

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Il suono come risorsa terapeutica efficace e altamente personalizzata nei disturbi e nei danni neurologici, nell’autismo, nel disagio psicologico e sociale.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 08/01/2021

Articolo tratto da Scienza e Conoscenza n. 74

Intervista a Lucia e Michele Cavallari a cura di Marianna Gualazzi

La musica non è altro che aritmetica inconscia” lo diceva il neurologo statunitense Oliver Sacks che per tutta la vita si è confrontato con il mistero e il fascino di alcuni disturbi neurologici. Di questo sono convinti anche Lucia e Michele Cavallari, inventori dell’omonimo Metodo, che hanno il merito di aver portato, tra i primi in Italia, la terapia del suono negli ospedali, con risultati sorprendenti in tantissime condizioni patologiche.

Per concordare quest’intervista mi sento, prima via mail e poi al telefono, con Lucia Cavallari: quello che mi colpisce è la sua capacità di intercettare, interpretare e portare alla luce anche il non detto, il silenzio, l’appena accennato. E mi ritrovo a parlare con una persona  che è come se mi conoscesse da sempre. La cosa straordinaria di Lucia e Michele Cavallari è proprio questa: la meravigliosa capacità di ascolto di un’anima, unita a una professionalità straordinaria. Sono certa che quest’intervista vi farà emozionare.

Il vostro percorso professionale unisce musica e medicina: da dove siete partiti e dove siete arrivati?

Dopo la laurea e gli studi del percorso musicale accademico, abbiamo unito il nostro grande amore per la musica al desiderio di fare qualcosa per gli altri. Ci siamo specializzati quindi in musicoterapia. Tuttavia, il particolare interesse per il suono – quale elemento essenziale e primario della musica – ci ha indotti ad ampliare le nozioni apprese in campo musicoterapico e ad approfondire alcuni aspetti specifici del fenomeno sonoro-musicale.

Possiamo dire che la musicoterapia è l’ambito in cui ci siamo formati, per poi necessariamente allontanarci e far confluire i risultati delle nostre ricerche in una nuova forma di approccio terapeutico. Oggi, il lavoro che esercitiamo si basa essenzialmente sull’utilizzo del suono, prima ancora che della musica, perciò preferiamo definirlo suonoterapia o, più semplicemente, terapia del suono.

Avendo lavorato a lungo in diverse strutture specializzate nella neuroriabilitazione, abbiamo approfondito lo studio delle lesioni cerebrali – congenite o acquisite – e delle possibilità di recupero che l’uso del suono racchiude. Ci siamo dedicati perciò al tema privilegiato delle nostre ricerche – il rapporto fra stimolo sonoro e risposta cerebrale – cercando e trovando riscontro anche nella pratica clinica.

Parallelamente, abbiamo impostato la terapia di molte altre patologie e situazioni di disagio, con questa stessa ottica. Il suono resta, tuttora, il perno di ogni nostra scelta terapeutica.

Potreste darci una definizione di terapia del suono? Ovvero quali sono le basi scientifiche che avallano la musica e il suono come strumenti di diagnosi e terapia?

Il suono ha portati universali ed è proponibile in qualsiasi situazione e per qualsiasi disagio. È duttile, ma conserva intatte le sue innumerevoli implicazioni. Ha una sua concretezza fisica, sonora, ma parla anche il linguaggio dell’inconscio. Nel momento in cui diventa proposta terapeutica, è ancora carico del suo potere di vibrazione acustica, di stimolazione cerebrale, di potenziamento della capacità di concentrazione, di recupero della memoria, di attivazione della motricità, di stimoLo vitale, di incidenza psicologica e, non ultimo, di comunicazione.

IL LAVORO CHE ESERCITIAMO SI BASA ESSENZIALMENTE

SULL’UTILIZZO DEL SUONO, PRIMA ANCORA CHE DELLA MUSICA

Certo, occorre che il terapeuta possieda una grande capacità di ascolto. Un’attenzione e un intuito che devono essere supportati da competenze tecniche specifiche. Un esercizio e un allenamento da rinnovare in continuazione, perché ogni persona è diversa e diverso sarà il codice di risposta che la sua patologia la induce ad adottare. Ogni volta che un paziente reagisce e ci “risponde”, abbattendo grazie al suono le barriere del suo isolamento, ci permette di partecipare al grande miracolo della comunicazione umana.

E allora il nostro lavoro ci appare come il più bello del mondo.

A vostro avviso, si dovrebbe ulteriormente favorire l’integrazione della musica e del suono in ambito ospedaliero? Quali i reparti in cui secondo voi sarebbe più necessaria?

Dobbiamo distinguere fra la proposta di musica e l’utilizzo della musica e del suono a fini terapeutici. Sono entrambi preziosi – e quindi decisamente da incrementare – ma hanno scopi ed effetti diversi. Come abbiamo visto, l’utilizzo del suono costituisce una vera e propria terapia, ma anche l’esecuzione musicale può aiutare tanto.

Oggi si parla molto di “umanizzazione degli ospedali” e la musica alleggerisce, rinfranca, distrae, favorisce l’esplorazione di dimensioni emotive profonde. Occorre però molta attenzione.

Non si può intervenire senza tenere in considerazione le persone a cui ci si rivolge: le loro patologie, i risvolti psicologici di tali patologie, le dinamiche di quel particolare reparto e, di conseguenza, l’impatto che i brani proposti presumibilmente avranno. C’è bisogno di competenze terapeutiche anche in questo. Nei letti di ospedale le persone sono fragili, indifese e molto più vulnerabili.

Esistono quindi criteri e regole specifici anche in una semplice proposta di musica da ascoltare. [continua...]

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Scienza e Conoscenza n. 74 - Ottobre/Dicembre 2020 >> https://bit.ly/35LVm0D

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sabato 2 gennaio 2021

Affrontare ed elaborare un lutto


Affrontare ed elaborare un lutto

Neuroscienze e Cervello

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La Induced After Death Communication (Comunicazione Post-Mortem Indotta) scoperta dallo psicologo americano Allan Botkin nel 1995, è una tecnica psicoterapeutica per l’elaborazione del lutto.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 01/01/2021

In un momento specifico della terapia, attraverso il raggiungimento di uno stato mentale di particolare ricettività indotto attraverso la tecnica psicoterapeutica di stimolazione bilaterale del cervello, il paziente può avere una connessione con il proprio caro (After Death Communication).

La letteratura scientifica ci insegna che fenomeni di connessione spontanea con i defunti si riscontrano in esperienze come le Near Death Experience (Esperienze di Pre morte) [Pim van Lommel, Raimond Moody et al.] e le meno note Deathbed Experience (Esperienze di visioni sul letto di morte) [William Barret; Carla Wills Brando et al].

La differenza tra questo tipo di esperienze e la IADC sta proprio nella possibilità di quest’ultima di essere indotta da un soggetto esterno, di essere somministrabile a chiunque abbia vissuto un lutto, di essere riproducibile e quindi osservabile in ambito scientifico. Ciò rende la IADC, al momento, unica nel suo genere.

Al momento attuale non risultano ricerche scientifiche atte a rilevare gli effettivi cambiamenti energetici che si manifestano sia nel pa- ziente in corrispondenza all’elaborazione emotiva del processo di lutto durante la IADC, sia nell’ambiente circostante.

Paola Matteucci e Irene Pulvirenti, entrambe psicoterapeute, con l’ausilio del consulente tecnico Daniele Gullà e della sua particolare sofisticata Mira Device, hanno osservato e studiato le caratteristiche della IADC Therapy attraverso il cambiamento del Campo Energetico Vibrazionale (CEV) nei soggetti e nell’ambiente circostante che confermano l’efficacia della terapia, efficacia già nota in letteratura rispetto ai dati raccolti attraverso i racconti dei pazienti.

Cosa si è voluto rilevare

L’indagine pionieristica e sperimentale che dà vita a questa ricerca inizia attraverso l’osservazione e la misurazione di possibili cambiamenti e interferenze del Campo Energetico Vibrazionale (CEV) prima, durante e dopo il trattamento, nella relazione tra terapeuta e paziente e infine nel momento della connessione del paziente con il proprio caro.

Tuttavia, qui vogliamo presentare solo i primi due livelli di indagine, di matrice più scientifica, relativi ai processi strettamente psicologici della perdita; tralasciando il terzo livello, relativo all’aspetto terapeutico della connessione con il proprio caro, che riguarda un aspetto di guarigione e di osservazione, seppure fondamentale, di natura più spirituale.

Gli aspetti dello studio sul CEV e la IADC Therapy che siamo qui a sottolineare sono dunque il primo, relativo al cambiamento emozionale energetico del paziente, e il secondo, relativo al movimento della relazione empatica ed energetica tra terapeuta e paziente.

Nell'articolo completo leggerai:

Come si modifica il campo energetico vibrazionale durante la terapia

Metodologia e strumentazione utilizzata per lo studio

La telecamera multispettrale Mira per misurare il CEV

Stati psicofisiologici e colori

Primo livello di studio:

il cambiamento del campo energetico emozionale del paziente

Secondo livello di studio: l’intera- zione tra terapeuta e paziente mo- stra il cambiamento e la connessio-ne/coerenza del campo energetico

Conclusioni

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Eben Alexander, Raymond A. Moody

Conversazioni sull'Aldilà - DVD >> http://goo.gl/g29fmQ

Il segreto della vita dopo la vita

Distribuito da: Macrovideo

Data pubblicazione: Marzo 2015

Durata: 130 minuti

Tipo: DVD

Sottotitoli: Si

Formato Video: DVD 9 - PAL 16/9

Lingue: Italiano

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Milioni di Farfalle — Libro

Il racconto di un neurochirurgo americano che ha scioccato il mondo

Eben Alexander

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martedì 29 dicembre 2020

La comunicazione non locale del cuore


La comunicazione non locale del cuore

Neuroscienze e Cervello

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La comunicazione non locale del cuore ci riconnette, battito dopo battito, alla frequenza della Terra: ecco la via del cambiamento globale

Carmen Di Muro - 27/12/2020

Articolo di Carmen Di Muro - Tratto da Scienza e Conoscenza n. 74

La coerenza personale fa parte della più ampia coerenza collettiva del cosmo, della vita intera. È ciò che sostiene il nostro essere, ciò che dà forma alla realtà che ci circonda e che si dispiega, giorno per giorno, alla luce dell’interazione con gli altri, con il cuore degli altri. Siamo immersi in una rete come le corde sottili di uno strumento musicale che insieme ad altri creano la sinfonia di ciò che percepiamo come esperienza personale e collettiva.

È proprio in questa comunione reciproca che i nostri cuori si svelano, tracciando la direzione non soltanto alla nostra rotta individuale, ma scrivendo la storia dell’umanità intera. Un’umanità che, mai come oggi, ci chiama a dilatare lo sguardo, a capire che siamo parte di un tutto interagente, parte di un sistema vivente, di un pianeta che è la nostra casa.

Molti ancora pensano che siamo individui distinti, ma la realtà è che anche quando siamo seduti in una stanza per conto nostro, non siamo soli. Siamo un elemento di questa famiglia, della vita, parte integrante di un sistema in movimento. Ne facciamo parte e, che lo vogliamo o meno, apparteniamo e siamo interconnessi inscindibilmente all’energia della Terra.

Risonanza di Schumann, ippocampo e anima

Ogni cellula del nostro corpo è immersa in un ambiente, esterno e interno, di fluttuanti forze magnetiche invisibili che possono influire virtualmente sui circuiti del sistema biologico.

Di conseguenza, non dovrebbe sorprendere, se numerosi ritmi fisiologici negli esseri umani e nei modi di fare collettivi e globali sono sincronizzati con l’attività solare e geomagnetica, e se, inoltre, interruzioni energetiche in questi campi possono creare effetti negativi sulla salute umana e sul comportamento.

Il meccanismo più attendibile per spiegare questo fenomeno è il processo che vede un accoppiamento tra il sistema nervoso umano e frequenze geomagnetiche come, per esempio, la risonanza di Schumann e altre risonanze a frequenza molto bassa chesi verificano nella cavità della terra-ionosfera.

Sempre più evidenze suggeriscono che di tutti i sistemi fisiologici studiati finora, i ritmi del cuore e del cervello sono quelli più fortemente associati ai cambiamenti nelle condizioni geomagnetiche. Per esempio, la variazione naturale del campo geomagnetico terrestre si è visto essere in relazione alle funzioni cardiovascolari umane come la pressione sanguigna, la frequenza e la variabilità cardiaca.

IL CONTATTO CON LA NATURA E CON LA LUCE SOLARE, CHE CON LA LORO CARICA DI CAMPO

VIVIFICANO MENTE E CORPO, RIEQUILIBRA LE FREQUENZE BASSE E DISORGANIZZATE

Questa evidenza è alla base della spiegazione di tutte quelle sensazioni avvertite prima e dopo cambiamenti globali rilevanti.

Molti di noi le percepiscono a livello fisico, pur non essendone consapevoli, sotto forma di variazioni nel tono dell’umore, ma anche di altri sintomi quali fiacchezza, emicrania, dolori articolari e muscolari, disturbi cardiocircolatori fino ad alterazioni maggiormente dannose per la salute.

Infatti, diversi sono gli studi che hanno trovato significative associazioni tra tempeste magnetiche e diminuzione della variabilità della frequenza cardiaca (HRV), indicando un possibile meccanismo che collega l’attività geomagnetica con una maggiore incidenza di malattie coronariche e infarto al miocardico.

Ciò suggerisce che le interferenze nei campi magnetici ambientali possono agire come guide d’onda capaci di innescare cambiamenti nell’attività elettrica del cervello, allo stesso modo dei molteplici agenti stressanti ormai noti (lavoro, relazioni, cambiamenti di vita, eventi importanti, inquinamento ecc).

Ma è anche vero il contrario. Basta poco per sentirsi bene, soprattutto in periodi di grande sovraccarico: è sufficiente godersi un po’ di natura o di luce solare che con la loro carica di campo, vivificano mente e corpo, riequilibrando le frequenze basse e disorganizzate. Pertanto, è ormai evidente come una vibrazione imposta esternamente, per quanto con uno spettro di frequenza ultrabassa, possa avere un’influenza sulla nostra fisiologia e sul nostro sistema psiche-soma nel bene e nel male.

Le risonanze di Schumann furono misurate per la prima volta nel 1952: ne sono state rilevate otto e hanno la stessa frequenza delle onde cerebrali umane. Poiché i nostri cervelli operano alle stesse frequenze, abbiamo la possibilità di creare collegamenti risonanti scambiando energia e informazioni con il campo magnetico e viceversa. In particolare è stato notato che queste frequenze risonanti coincidono specificatamente con la regione cerebrale chiamata ippocampo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Risonanza_Schumann

 

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