giovedì 2 aprile 2020

5G: tra rischi e salute



5G: tra rischi e salute

Critica al sistema sanitario


L’avvento dell'ultima generazione della telefonia mobile accende nuovamente i riflettori sulla pericolosità dei campi elettromagnetici

di Diego Tomassone

Articolo tratto da Scienza e Conoscenza 71

Si è svolto il 5 novembre 2019 alla Camera dei Deputati il partecipatissimo convegno “Moratoria nazionale 5G, tra rischi per la salute e principio di precauzione” promosso dall’Alleanza Stop 5G e da parlamentari delle più svariate appartenenze politiche: presenti relatori di grande spessore scientifico quali Olle Johnsson, Annie J. Sasco, Marc Arazi.

L’evento ha seguito quello del 19 ottobre 2019, dove nella sede dell’Ordine dei Medici di Torino, si è tenuto un altrettanto interessante congresso dal titolo: “Onde EM, quali effetti sulla salute?”, dove hanno relazionato medici e ingegneri di spessore, nonché membri dell’Associazione Italiana Elettrosensibili.

Perché tutto questo interesse per la quinta generazione della telefonia mobile?

Facciamo un passo indietro: come tutti (o quasi) sanno, attualmente la tecnologia di reti e telecomunicazioni è arrivata alla quarta generazione, denominata “4G”, e stiamo arrivando molto velocemente al 5G (quinta generazione). Con questa nuova tecnologia si passerà a una trasmissione dati ancora più veloce e “l’Internet delle cose”, cioè un sistema di connessione di più oggetti per facilitare la vita quotidiana, diventerà realtà.

Fin qui tutto bene, ben venga una vita migliore e ancora più comoda!

Il problema però, quando si parla di nuova tecnologia, è sempre lo stesso: i principi di precauzione e di prevenzione sono stati rispettati? Ci sono sufficienti lavori scientifici che decretano senza ombra di dubbio che questa nuova tecnologia così efficiente e affascinante, è anche sana e pressoché priva di rischi?

Dire "NO" al 5G

Proprio di questo si è parlato nei due convegni, dove sono emerse importanti criticità in merito a questa nuova tecnologia. Esiste infatti una corposa letteratura scientifica attestante che gli effetti biologici dei campi elettromagnetici (CEM) vanno ben oltre la sola azione di riscaldamento acuto, quella su cui si basano i limiti di legge.

Le onde del 5G, in particolare, penetrano nella cute fino a 10 mm, con effetti sia locali (cellule cutanee, terminazioni nervose, microcircolo) che sistemici per rilascio di mediatori infiammatori.

Emerge inoltre con chiarezza l’inadeguatezza dei limiti vigenti anche in Italia – che pur vanta una delle legislazioni più cautelative. Il nostro Paese ha adottato un limite di 6 V/m (volt su metro) e se si pensa che fino agli anni Quaranta del secolo scorso il fondo naturale pulsato era pari a 0,0002 V/m, ben si capisce l’enorme aumento del “groviglio” elettromagnetico cui siamo tutti esposti.

Il Comitato europeo per i rischi da radiazioni (Ecrr), tenendo conto degli studi pubblicati nel 2018 dal National Toxicology Program (Ntp) e dall’Istituto Ramazzini, ha recentemente proposto di adottare anche per le radiofrequenze limiti che – come per le radiazioni ionizzanti – tengano conto dell’effetto cumulativo e adottino fattori correttivi legati alla frequenza, all’età e alla tipologia delle persone esposte. A questo proposito esiste una vera “schizofrenia” normativa, perché, ad esempio, da un lato il Consiglio d’Europa raccomanda agli Stati membri di fissare soglie preventive che non superino gli 0,6 V/m e di ridurre questo valore a 0,2; dall’altro la Commissione europea raccomanda la commercializzazione su larga scala del 5G, con cui si prevede un aumento dei limiti fino a 61 V/m.

5G: senza misurazione del pericolo non c'è sicurezza

Se si aggiunge che non esistono attualmente strumentazioni in grado di misurare i campi elettromagnetici generati dal 5G, che le agenzie di protezione ambientale (come ARPA) dispongono solo di modelli teorici da validare nella pratica e che la normativa attuale è del tutto inadeguata e impreparata a regolamentare gli scenari generati dal 5G, come si potrà stabilire se i limiti vengono superati, se non c’è neppure la possibilità di eseguire misurazioni?

Da medico clinico, ancor prima che da ricercatore, confermo che parecchi disturbi possono essere causati dai campi EM, ed è facilmente verificabile se i disturbi sono causati da queste onde, perché in assenza di altre cause eziologiche, allontanandosi dalla fonte irradiante scompaiono.

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Scienza e Conoscenza n.71 - Gennaio/Marzo 2020 - Rivista Cartacea — Rivista >> http://bit.ly/38ofSnq
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lunedì 30 marzo 2020

Il sistema nervoso del cuore



Il sistema nervoso del cuore

Medicina Integrata


Scopriamo i meccanismi fisiologici di comunicazione cuore-cervello e il modo in cui l’attività del cuore influenza le percezioni, le emozioni, l’intuito e la salute

Carmen Di Muro - 30/03/2020

La scoperta di un vero e proprio sistema nervoso all’interno del cuore risale al 1991, quando uno dei primi pionieri della Neurocardiologia, il dottor J. Andrew Armour, ha introdotto il concetto di “cervello del cuore”. Il cuore-cervello, come viene comunemente chiamato, o sistema nervoso cardiaco intrinseco, è una rete complessa di gangli, neurotrasmettitori, proteine e cellule, molto simili a quelle cerebrali. Tali circuiti gli permettono di agire indipendentemente dal cervello craniale per imparare, ricordare, prendere decisioni e persino sentire. L’attività discendente dei rami simpatico e parasimpatico dell’SNA è integrata nel sistema nervoso intrinseco del cuore insieme ai segnali derivanti dai suoi neuroni sensori che ne rilevano la pressione, la frequenza, il ritmo cardiaco e gli ormoni. Le informazioni afferenti elaborate contribuiscono a sincronizzare globalmente l’attività delle aree frontocorticali, subcorticali e della corteccia motoria, influenzando fattori psicologici come il livello di attenzione, la motivazione, la sensibilità percettiva e l’elaborazione emotiva.

Cuore, cervello, mente e corpo sono connessi

Queste ricerche svolgono un ruolo importante nel chiarire i processi di base che connettono cuore, cervello, mente e corpo, mettendo in luce che una funzionalità sana e ottimale è il risultato di interazioni dinamiche tra molteplici sistemi di controllo neurali, ormonali e meccanici, sia a livello locale che centrale. Ma questo non è tutto. Oltre alla vasta rete di trasmissione neurochimica che collega l’organo cardiaco, la psiche e il soma, i ricercatori dell’HMI hanno fatto una scoperta ancora più sorprendente: il cuore trasmette informazioni essenziali tramite interazioni di campi elettromagnetici.

Comunicazione cardio-elettromagnetica

“Il nostro cuore è un’ondata di luce” potrebbe dire chi si lascia trasportare dal dolce sentire celato in ogni pulsazione dell’organo primo del nostro corpo. Ma cosa significa realmente?
Gli scienziati dell’HMI hanno riscontrato che il “cuore fisico”, oltre ad avere ampie connessioni afferenti con i centri corticali, ha anche canali di comunicazione che operano nel dominio della frequenza, al di là dei limiti dello spazio-tempo, e che lo collegano con il “cuore energetico” il quale può informare virtualmente, momento per momento, i circuiti del sistema biologico.

È stato visto che il cuore genera il campo elettromagnetico più potente e più esteso del corpo, 5000 volte più ampio rispetto a quello cerebrale, che può essere rilevato a diversi metri di distanza, in tutte le direzioni, attraverso un dispositivo superconduttore a interferenza quantistica (SQUID) basato su magnetometri.

Il campo del cuore agisce come un’onda portante di informazioni, fornendo un segnale di sincronizzazione globale per l’intero organismo. Specificamente, l’informazione codificata agisce per in-formare (letteralmente, dare forma a) l’energia di tutte le funzioni corporee e per coordinare i processi fisiologici nel suo insieme. Ogni cellula è, infatti, immersa in un ambiente, esterno e interno, di fluttuanti forze magnetiche invisibili. L’evidenza sperimentale dimostra che le chiare modalità ritmiche nella variabilità delle onde elettromagnetiche – nella pressione sanguigna e in quella sonora – prodotte dall’attività del ritmo cardiaco sono alterate e modellate dall’esperienza di differenti emozioni, la cui qualità determina il tipo di segnale che il nostro cuore trasmette alla corteccia cerebrale...

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Scienza e Conoscenza n. 67 - Gennaio/Marzo 2018 >> http://bit.ly/2FFrLu7
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