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lunedì 31 luglio 2023

Riprogrammare le cellule con il suono


Riprogrammare le cellule attraverso il suono

Nuova Biologia

>> http://bit.ly/2PLGBoi

Ogni cellula produce vibrazioni meccaniche, reagendo a suoni, oscillazioni dei campi magnetici, luce: si tratta di energia fisica che può essere potenzialmente utilizzata per riprogrammare cellule malate verso l’autoriparazione

Carmen Di Muro - 30/07/2023

È possibile riparare cellule danneggiate con suoni, campi magnetici e luce? Secondo Carlo Ventura laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna, Specialista in Cardiologia e di Ricerca in Biochimica questo sarò uno scenario sicuramente possibile nel prossimo futuro. Presso il laboratorio di Biologia Molecolare del CNR di Bologna, Ventura sta conducendo interessanti e avanguardistici studi sull’effetto delle vibrazioni sonore su cellule staminali umane adulte. Attraverso uno speciale microscopio a forza atomica Ventura ha scoperto come la cellula comunichi attraverso vibrazioni sonore a livello delle sue strutture subcellulari.

«Utilizzando campi magnetici opportunamente convogliati – dichiara Carlo Ventura in un’intervista apparsa su Scienza e Conoscenza 57 ci siamo resi conto che era possibile far acquisire a cellule staminali umane adulte (ottenute per esempio da tessuto adiposo) caratteristiche simil-embrionali, cosa che le ha rese in grado di orientarsi verso destini complessi, quali quello cardiaco, neuronale, muscolare, scheletrico».

Le ricerche di Ventura stanno contribuendo a cambiare il paradigma della medicina, le cui basi, si è rivelato, non sono soltanto chimiche, ma anche e soprattutto fisiche. Ogni cellula infatti produce vibrazioni meccaniche, reagendo a suoni, oscillazioni dei campi magnetiti, luce: si tratta di energia fisica che può essere potenzialmente utilizzata per riprogrammare cellule malate verso l’autoriparazione. L’autoguarigione – la vix medicatrix naturae come la chiamavano gli antichi romani riprendendo un motto di Ippocrate – è insita negli esseri viventi che continuamente riparano e rinnovano le proprie cellule, per fare solo un esempio pensiamo che ogni tre mesi rinnoviamo il 70% delle nostre cellule.

«Noi crediamo – conclude Ventura – che in base al potere diffusivo delle energie fisiche che utilizziamo per riprogrammare le cellule staminali (finora in vitro) sia possibile raggiungere le staminali dove queste si trovano, di fatto in ogni tessuto del corpo umano, senza dover necessariamente ricorrere a un trapianto di cellule esogene, ma piuttosto riattivando la capacità delle cellule staminali tessuto-residenti di innescare un percorso di autoguarigione».

Carlo Ventura ha fondato nel 2011 ha fondato il VID art/science, un movimento internazionale che mira a promuovere un approccio interdisciplinare tra scienziati e artisti, nella convinzione che ogni manifestazione artistica possa parlare alle dinamiche più profonde della nostra biologia.

Approfondisci il tema del suono su Scienza e Conoscenza 66

Scienza e Conoscenza n. 66 >> http://bit.ly/2PLGBoi

Rivista - Settembre 2018

Nuove scienze, Medicina Integrata, Coscienza

www.macrolibrarsi.it/libri/__scienza-e-conoscenza-n-66-settembre-2018.php?pn=1567


venerdì 18 dicembre 2020

La cooperazione fra le cellule alla base della Vita


La cooperazione fra le cellule alla base della Vita

Nuova Biologia

>> https://bit.ly/3r75Dy8

C’è un delicato equilibrio dinamico di ogni specie non soltanto in rapporto alle altre, ma in relazione alla globalità dell’ambiente interno ed esterno. Questa è l’armonia della vita, un’esperienza profonda di relazione. Possiamo immaginarci come singole individualità, stesso vale per il nostro corpo, ma nulla può funzionare se non nel reciproco rapporto, laddove è la relazione a diventare fondamentale.

Carmen Di Muro - 17/12/2020

C’è un delicato equilibrio dinamico di ogni specie non soltanto in rapporto alle altre, ma in relazione alla globalità dell’ambiente interno ed esterno. Questa è l’armonia della vita, un’esperienza profonda di relazione. Possiamo immaginarci come singole individualità, stesso vale per il nostro corpo, ma nulla può funzionare se non nel reciproco rapporto, laddove è la relazione a diventare fondamentale.

Il Sé senza l’altro non avrebbe senso, come pure la mente senza corpo non avrebbe senso. Tutto è interconnesso in un ordine nascosto, quanto ineffabile, che modula il micro e si riflette nel macro, in cui nessuno elemento può essere lasciato fuori, pena la cessazione della vita.

In questo campo comunitario si muovono le dinamiche che attivano l’unità nella molteplicità.

Basti pensare che siamo una comunità di circa 50 trilioni di abitanti cellulari. Quasi tutte le cellule che compongono il nostro corpo sono organismi individuali che hanno sviluppato una strategia di cooperazione finalizzata alla reciproca sopravvivenza e noi esseri umani ne condividiamo, congenitamente, i modelli base di comportamento essenziali.

Ogni cellula è, infatti, un essere senziente, dotato di intenzionalità, che cerca attivamente gli ambienti adatti alla sopravvivenza, evitando nel contempo quelli tossici ed ostili: esamina migliaia di stimoli provenienti dal microambiente in cui vive, e attraverso l’analisi di questi dati, attiva le risposte comportamentali più appropriate per assicurarsi la vita. Stesso principio vale per noi. 

Le cellule, inoltre, sono capaci di apprendere dalle esperienze legate all’ambiente e di creare una memoria che trasmettono alle cellule figlie. Questa sorprendente attività dell’ingegneria genetica naturale è importantissima, perché costituisce un meccanismo di “intelligenza” innata che consente l’evoluzione (Steele et al., 1998).

Queste modifiche, quindi, possono essere trasmesse alle generazioni future esattamente come i modelli del DNA. La sopravvivenza della cellula dipende, dunque, dalla sua capacità di adattarsi dinamicamente ai continui cambiamenti. E più consapevolezza del suo ambiente possiede un organismo, migliori saranno le possibilità di sopravvivenza.

Per esempio, le mutazioni adattive implicano uno scopo nell’evoluzione biologica che è quello di conformarsi alle condizioni prevalenti della realtà circostante, che include l’intera comunità.

E la spinta evoluzionistica in direzione di comunità sempre più grandi riflette l’imperativo biologico della vita.

La cooperazione cellulare alla base della Vita

Per acquisire maggiore consapevolezza, e quindi aumentare le probabilità di sopravvivenza, le cellule cominciarono ad aggregarsi, prima in semplici colonie e, in seguito, in gruppi cellulari ad alto livello di organizzazione.

In comunità, la cellula non può comportarsi come un’agente indipendente che fa ciò che vuole, ma al contrario tutti i suoi membri collaborano a un piano d’azione comune. Con l’evoluzione di specie sempre più complesse, le cellule specializzate si assunsero il compito di monitorare e organizzare il flusso delle molecole-segnale che controllano i comportamenti.

Queste, via via, andarono a costituire una rete nervosa distribuita e un processore centralizzato di informazioni, un cervello (Lipton, 2007). La funzione del cervello è quella di coordinare la comunicazione delle molecole-segnale all’interno della comunità. Di conseguenza, in una comunità cellulare ogni membro deve affidarsi alle sagge decisioni della propria autorità di consapevolezza. Il cervello controlla i sofisticati meccanismi cellulari del corpo. Ma non solo.

Con la progressione della linea evolutiva, la specializzazione cerebrale, attraverso il sistema limbico, ha offerto le basi per far compiere un importante salto all’organismo, grazie alla capacità di percepire e coordinare il flusso dei segnali di controllo del comportamento all’interno della comunità cellulare. Ed è proprio questo il substrato neurale più antico che ci riporta a contatto con l’essenza della vita, su quel piano da cui, sia le cellule, che l’organismo intero, attraverso strutture e processi sempre più raffinati, ha iniziato a percepire, sentire e regolare il flusso di energia capace di instillare un continuum sensato tra dentro e fuori.

Questo diviene un punto molto importante da considerare per rintracciare quel filo comune da cui origina e prende forma il senso di realtà, ma anche il benessere. Il sistema limbico è quella struttura cerebrale presente nella parte più profonda e antica del telencefalo connessa alle emozioni, all’umore e al senso di autocoscienza che determina il comportamento individuale.

Ciò vuol dire che la voce dell’anima rappresentata dai sentimenti, custoditi in quella zona sommersa del nostro cervello, sono la base e il collante, che ha permesso e permette il fiorire perpetuo della vita.

Estratto da “Light R-evolution. Nati per accogliere la vita. Le 8 dimensioni evolutive del Sé” per gentile concessione dell'autrice Carmen Di Muro

Light R-Evolution — Libro >> https://bit.ly/3r75Dy8

Nati per accogliere la vita - Le otto dimensioni dello sviluppo evolutivo del Sé

Carmen Di Muro

www.macrolibrarsi.it/libri/__light-r-evolution.php?pn=1567


venerdì 4 settembre 2020

Cos'e' la Matrice Extracellulare

Cos'e' la Matrice Extracellulare e perche' e' importante per la salute

Medicina Integrata

>> https://bit.ly/3eE4ire

La matrice extracellulare è oggi riconosciuta dalla medicina come via privilegiata per la cura di importanti patologie, cancro compreso

Redazione Scienza e Conoscenza

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 73 ed è stato scritto dal dottor Fausto G. Bellabona*

La matrice extracellulare detta anche MEC o ECM è il tessuto posto letteralmente “in mezzo”, ossia che si frappone tra i diversi gruppi cellulari, assolvendo pienamente alla locuzione latina in medium virtus stat, inteso in questo caso come “questo tessuto che sta in mezzo alle cellule” (medium) “è il segreto della salute” (virtus).

La cellula, per evolversi in forme organizzate, ha dovuto creare un ambiente comune imitando in qualche modo il pianeta che ci ospita. Come la Terra (Gaia) produce un campo magnetico, influenzando la globalità dei sistemi viventi, così le linee di forza del nano-campo magnetico, prodotto da ogni singola cellula, danno vita, nel sommarsi, a una forza, un dominio di coerenza, comportante un determinato orientamento generale e variabile in clusters delle molecole d’acqua, le quali permettono l’assemblamento delle reti polimeriche che sono l’armatura strutturale della matrice, a loro volta costituite da acqua “nascosta”.

La struttura vivente trova quindi la sua attuale migliore espressione grazie a questo modello organizzativo a rete che produce continuamente se stesso per mezzo di campi morfogenetici, formando un confine impermanente rispetto all’ambiente circostante.

Com’è organizzata la Matrice Extracellulare

Vi sono tre condizioni di base sempre rispettate nell’organizzazione della MEC, senza le quali la vita strutturata sarebbe impossibile.

La prima condizione di base deve far sì che le molecole possano organizzarsi cambiando alcuni aspetti di tale organizzazione ed è la presenza di un ambiente nel quale sia attivo un campo magnetico coerente con gli obiettivi della cellula e del sistema cui la cellula appartiene. Le cellule producono campi elettromagnetici che originano principalmente dalla interazione tra mitocondri e microtubuli, ma anche tra l’ambiente intra ed extracellulare.

Tali campi elettromagnetici risentono in modo importante dell’interazione ambientale, tanto che è possibile affermare che si può sfruttare questo principio con vecchie (parlo delle tombe dei giganti in Sardegna e loro ipotizzati effetti sulla salute) e nuove applicazioni terapeutiche come la “ionorisonanza ciclotronica” (macchinario per terapia biofisica ideato da Getullo Talpo ed Emilio Del Giudice). Inserendo un sistema vivente all’interno di un campo magnetico, le sue cellule rispondono alle sollecitazioni esogene fornite dalle variazioni di tale campo, tanto da permettere, sulla base del principio di risonanza, di spostare le popolazioni ioniche dall’ambiente extracellulare a quello intracellulare e viceversa.

 

Nuovi sistemi terapeutici, come la “terapia di informazione biofisica bipolare” (il lettore può facilmente trovare in rete maggiori informazioni su questo strumento, N.d.R.) sfruttano lo stesso principio del campo magnetico applicato in modo sistemico o focalizzato: inviano un’informazione con la quale si intende manipolare, in inversione o amplificazione, il segnale prelevato dal paziente o addirittura operano direttamente con la luce, interagendo in modo pulsato e adattativo con le cellule e il loro campo informazionale. La ricerca mostra che è possibile sfruttare tale principio per informare le cellule con una velocità e una precisione almeno identica a quella farmacologica.

In natura praticamente ogni atomo risponde alle dinamiche magnetiche, ma uno fra tutti è dotato di un’intrinseca proprietà magnetica e della capacità di formare legami dando origine a una varietà infinita di composti organici: il carbonio. La presenza del carbonio, come atomo che risponde in modo regolare al campo magnetico di fondo, dovrebbe essere considerata la condizione di base accessoria alla prima perché la vita possa manifestarsi come noi la percepiamo.

La seconda condizione di base è quella che l’ambiente esterno sia “favorevole” ai fenomeni pre-vitali e vitali ed è la presenza di acqua. L’acqua è una molecola costituita da tre atomi, due di idrogeno a polarità elettropositiva e uno di ossigeno a polarità elettronegativa. Proprio grazie a questa caratteristica pronunciata polarità molecolare, l’acqua si organizza in strutture cristalline dinamiche sulla base degli ioni presenti nell’ambiente intra ed extracellulare.

La composizione ionica della MEC è un dato fondamentale dal punto di vista della salutogenesi. È ragionevole pensare che questa organizzazione nella MEC venga “orientata” dai microcampi magnetici prodotti dalla cellula e che la matrice si comporti, proprio grazie ai sali e alle proprietà degli ioni che li compongono, come un cristallo a densità e conformazione molecolare variabile in relazione all’input centrale, onde mantenere la coerenza quantistica specifica per la funzione richiesta...

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Scienza e Conoscenza n. 73 - Luglio/Settembre 2020 — Rivista >> https://bit.ly/3eE4ire

Nuove scienze, Medicina Integrata

Autori Vari

www.macrolibrarsi.it/libri/__scienza-conoscenza-n-73-luglio-settembre-2020.php?pn=1567

 

lunedì 2 dicembre 2019

Riprogrammare le cellule attraverso il suono



Riprogrammare le cellule attraverso il suono

Nuova Biologia


Ogni cellula produce vibrazioni meccaniche, reagendo a suoni, oscillazioni dei campi magnetiti, luce: si tratta di energia fisica che può essere potenzialmente utilizzata per riprogrammare cellule malate verso l’autoriparazione

Carmen Di Muro - 29/11/2019

È possibile riparare cellule danneggiate con suoni, campi magnetici e luce? Secondo Carlo Ventura laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna, Specialista in Cardiologia e di Ricerca in Biochimica questo sarò uno scenario sicuramente possibile nel prossimo futuro. Presso il laboratorio di Biologia Molecolare del CNR di Bologna, Ventura sta conducendo interessanti e avanguardistici studi sull’effetto delle vibrazioni sonore su cellule staminali umane adulte. Attraverso uno speciale microscopio a forza atomica Ventura ha scoperto come la cellula comunichi attraverso vibrazioni sonore a livello delle sue strutture subcellulari.

«Utilizzando campi magnetici opportunamente convogliati – dichiara Carlo Ventura in un’intervista apparsa su Scienza e Conoscenza 57 ci siamo resi conto che era possibile far acquisire a cellule staminali umane adulte (ottenute per esempio da tessuto adiposo) caratteristiche simil-embrionali, cosa che le ha rese in grado di orientarsi verso destini complessi, quali quello cardiaco, neuronale, muscolare, scheletrico».

Le ricerche di Ventura stanno contribuendo a cambiare il paradigma della medicina, le cui basi, si è rivelato, non sono soltanto chimiche, ma anche e soprattutto fisiche. Ogni cellula infatti produce vibrazioni meccaniche, reagendo a suoni, oscillazioni dei campi magnetiti, luce: si tratta di energia fisica che può essere potenzialmente utilizzata per riprogrammare cellule malate verso l’autoriparazione. L’autoguarigione – la vix medicatrix naturae come la chiamavano gli antichi romani riprendendo un motto di Ippocrate – è insita negli esseri viventi che continuamente riparano e rinnovano le proprie cellule, per fare solo un esempio pensiamo che ogni tre mesi rinnoviamo il 70% delle nostre cellule.

«Noi crediamo – conclude Ventura – che in base al potere diffusivo delle energie fisiche che utilizziamo per riprogrammare le cellule staminali (finora in vitro) sia possibile raggiungere le staminali dove queste si trovano, di fatto in ogni tessuto del corpo umano, senza dover necessariamente ricorrere a un trapianto di cellule esogene, ma piuttosto riattivando la capacità delle cellule staminali tessuto-residenti di innescare un percorso di autoguarigione».

Carlo Ventura ha fondato nel 2011 ha fondato il VID art/science, un movimento internazionale che mira a promuovere un approccio interdisciplinare tra scienziati e artisti, nella convinzione che ogni manifestazione artistica possa parlare alle dinamiche più profonde della nostra biologia.

Approfondisci il tema del suono su Scienza e Conoscenza 66

Scienza e Conoscenza n. 66 >> http://bit.ly/2PLGBoi
Rivista - Settembre 2018
Nuove scienze, Medicina Integrata, Coscienza

approfondimenti:

mercoledì 17 ottobre 2018

Riprogrammare le cellule attraverso il suono




Riprogrammare le cellule attraverso il suono

ce ne parla Carlo Ventura a SaluScienza 2018

Nuova Biologia      

Ogni cellula produce vibrazioni meccaniche, reagendo a suoni, oscillazioni dei campi magnetiti, luce: si tratta di energia fisica che può essere potenzialmente utilizzata per riprogrammare cellule malate verso l’autoriparazione

Redazione Scienza e Conoscenza - 16/10/2018

È possibile riparare cellule danneggiate con suoni, campi magnetici e luce? Secondo Carlo Ventura laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna, Specialista in Cardiologia e di Ricerca in Biochimica questo sarò uno scenario sicuramente possibile nel prossimo futuro. Presso il laboratorio di Biologia Molecolare del CNR di Bologna, Ventura sta conducendo interessanti e avanguardistici studi sull’effetto delle vibrazioni sonore su cellule staminali umane adulte. Attraverso uno speciale microscopio a forza atomica Ventura ha scoperto come la cellula comunichi attraverso vibrazioni sonore a livello delle sue strutture subcellulari.

«Utilizzando campi magnetici opportunamente convogliati – dichiara Carlo Ventura in un’intervista apparsa su Scienza e Conoscenza 57 ci siamo resi conto che era possibile far acquisire a cellule staminali umane adulte (ottenute per esempio da tessuto adiposo) caratteristiche simil-embrionali, cosa che le ha rese in grado di orientarsi verso destini complessi, quali quello cardiaco, neuronale, muscolare, scheletrico».

Le ricerche di Ventura stanno contribuendo a cambiare il paradigma della medicina, le cui basi, si è rivelato, non sono soltanto chimiche, ma anche e soprattutto fisiche. Ogni cellula infatti produce vibrazioni meccaniche, reagendo a suoni, oscillazioni dei campi magnetiti, luce: si tratta di energia fisica che può essere potenzialmente utilizzata per riprogrammare cellule malate verso l’autoriparazione. L’autoguarigione – la vix medicatrix naturae come la chiamavano gli antichi romani riprendendo un motto di Ippocrate – è insita negli esseri viventi che continuamente riparano e rinnovano le proprie cellule, per fare solo un esempio pensiamo che ogni tre mesi rinnoviamo il 70% delle nostre cellule.

«Noi crediamo – conclude Ventura – che in base al potere diffusivo delle energie fisiche che utilizziamo per riprogrammare le cellule staminali (finora in vitro) sia possibile raggiungere le staminali dove queste si trovano, di fatto in ogni tessuto del corpo umano, senza dover necessariamente ricorrere a un trapianto di cellule esogene, ma piuttosto riattivando la capacità delle cellule staminali tessuto-residenti di innescare un percorso di autoguarigione».

Carlo Ventura ha fondato nel 2011 ha fondato il VID art/science, un movimento internazionale che mira a promuovere un approccio interdisciplinare tra scienziati e artisti, nella convinzione che ogni manifestazione artistica possa parlare alle dinamiche più profonde della nostra biologia.

Il dottor Carlo Ventura sarà presente al Congresso
Iscriviti ora: posti limitati!

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Scienza e Conoscenza n. 66
Rivista - Settembre 2018
Nuove scienze, Medicina Integrata, Coscienza

martedì 4 settembre 2018

La musica delle cellule




La musica delle cellule: intervista a Carlo Ventura

Medicina Quantistica e Bioenergetica

È possibile riprogrammare le cellule e indurle all'autoguarigione utilizzando il suono, le vibrazioni e i campi elettromagnetici?
Ne parliamo con il professor Carlo Ventura, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Bologna, Specialista in Cardiologia e dottore di Ricerca in Biochimica, che sta compiendo nuovi e avanguardistici studi su questo tema

Valerio Pignatta - 30/08/2018

Valerio Pignatta - I suoi studi portano alla conclusione che qualsiasi cellula può essere ridifferenziata, ossia indotta, diciamo, a dimenticare la sua precedente condizione, e quindi a essere riprogrammata per la salute e l'efficienza biologica. Questa possibilità apre scenari molto complessi e pieni di speranza. Come è stato possibile?

Carlo Ventura - Utilizzando campi magnetici opportunamente convogliati ci siamo resi conto che era possibile far acquisire a cellule staminali umane adulte (ottenute per esempio da tessuto adiposo) caratteristiche simil-embrionali, cosa che le ha rese in grado di orientarsi verso destini complessi, quali quello cardiaco, neuronale, muscolare, scheletrico. Sempre utilizzando queste energie fisiche siamo addirittura riusciti a orientare verso gli stessi destini cellule somatiche umane adulte non-staminali, quali i fibroblasti della pelle. Stiamo attualmente cercando di verificare se queste strategie possano essere applicate con successo per ripristinare elevate capacità differenziative in cellule staminali o somatiche umane adulte esposte a condizioni patologiche, ad esempio coltivate in una situazione di ipossia capace di mimare un contesto di danno tissutale.
Tutto questo è stato possibile perché le cellule (incluse le cellule staminali), producono esse stesse campi magnetici e vibrano di continuo con frequenze di oscillazione meccanica che possono cadere sia in un range udibile che subsonico. Queste caratteristiche cellulari sono anche alla base della capacità delle cellule di rispondere a tali stimoli fisici. Certo bisogna capire a quali profili di onde elettromagnetiche o vibrazioni meccaniche esse siano sensibili, anche in relazione al risultato differenziativo che si vuole ottenere. Questo non è facile e richiede esperimenti spesso complessi e di lunga durata.

Valerio Pignatta - La possibilità di induzione della riparazione cellulare ha delle implicazioni enormi nell'ambito dell'oncologia, ma anche in quello cardiologico. Ricordiamo che le malattie cardiovascolari sono ancora la prima causa di morte nel nostro paese e non solo. Lei sta lavorando molto su questo aspetto. Che prospettive ci sono secondo i suoi studi? La trasfusione di cellule staminali nelle parti malate di un cuore infartuato a cosa viene associata e che risultati può dare?

Carlo Ventura - Finora la trasfusione di cellule staminali umane adulte di vario tipo, per lo più fatte moltiplicare (espanse) in vitro in coltura prima del trapianto, che di solito avviene per infusione coronarica, si è dimostrata una procedura sicura e priva di effetti collaterali. Purtroppo, i risultati in termini di efficacia nel trattamento delle forme gravi di insufficienza cardiaca non sono stati per lo più all’altezza delle aspettative, con riprese della contrattilità cardiaca modeste, o addirittura inconsistenti o transitorie nel tempo, a seconda dei vari studi. Noi crediamo che, in base al potere diffusivo delle energie fisiche che utilizziamo per riprogrammare le cellule staminali (finora in vitro) sia possibile raggiungere le staminali dove queste si trovano, di fatto in ogni tessuto del corpo umano, senza dover necessariamente ricorrere a un trapianto di cellule esogene, ma piuttosto riattivando la capacità delle cellule staminali tessuto-residenti di innescare un percorso di autoguarigione. Questa possibilità è sicuramente molto attraente per le implicazioni che potrebbe avere nelle malattie del cuore e cardiovascolari in genere, dal momento che anche il cuore, come ogni tessuto, ha le sue cellule staminali residenti. Stiamo lavorando in questo campo, e stiamo attualmente passando dagli studi in vitro a quelli su modelli animali di infarto miocardico, prima di poter procedere agli studi sull’uomo. Questi di per sé non sarebbero problematici date le basse energie in gioco, sia a livello dei campi elettromagnetici sia delle vibrazioni meccaniche utilizzate. Per quanto riguarda il campo oncologico, stiamo lavorando su cellule staminali tumorali, di fatto ritenute all’origine del processo metastatico tumorale, che spesso segna una tappa di non-ritorno in molti pazienti. La nostra speranza è di poter utilizzare le nostre strategie per riprogrammare anche queste cellule, facendole ri-diventare staminali non-patologiche, ossia capaci di riparare anziché distruggere e invadere i tessuti del corpo umano.

Valerio Pignatta - Il trapianto di cellule staminali tra specie diverse comporta delle problematiche?

Carlo Ventura - Di solito il trapianto di organi e tessuti tra specie diverse è associato a forme di rigetto di varia entità. In ambito clinico, il rigetto associato a trapianto allogenico (donatore diverso dal ricevente) di cellule, tessuti e organi richiede l’uso di immunosoppressori a vita. Una popolazione di cellule staminali, le cellule staminali mesenchimali, presenti in molti organi e tessuti, tra cui il midollo osseo, il grasso, la placenta a termine, la polpa dentaria, la parete del cordone ombelicale, ha mostrato una capacità immunomodulante, o tollerogenica. In pratica queste cellule riescono a farsi percepire dal ricevente come se fossero sue proprie, pur provenendo da un donatore altro. Questa caratteristica apre prospettive di notevole entità perché se si confermasse l’assenza o la scarsità del rigetto a seguito del trapianto di staminali mesenchimali, ad esempio di derivazione placentare, sarebbe possibile ipotizzare nel futuro una disponibilità di tali cellule per una medicina rigenerativa pensata su vasta scala e non più necessariamente personalizzata come accade oggi a seguito del trapianto autologo delle proprie cellule staminali.

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Scienza e Conoscenza - n. 57 - Rivista Cartacea >> http://goo.gl/IXUJQs
Nuove scienze, Medicina non Convenzionale, Consapevolezza
Autori Vari

mercoledì 8 novembre 2017

Campo elettromagnetico cuore influenza cellule




Il campo elettromagnetico del cuore influenza tutte le cellule

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica


Il campo elettromagnetico del cuore influenza tutte le cellule

Gran parte delle tradizioni culturali di tutto il mondo ha sempre considerato il cuore la sede dell’anima, fonte di coraggio e saggezza, fino a quando l’avvento delle moderne neuroscienze, attraverso dispositivi di neuroimaging sempre più sofisticati, ha fatto sì che si rinunciasse a questa importante consapevolezza, inchiodando il nostro mondo interiore al cervello e al suo ruolo autoritario di autore del comportamento, delle emozioni e dei pensieri. Ma il cervello pur svolgendo l’insostituibile compito di dirigere il funzionamento del corpo umano, elaborando tutte le informazioni provenienti dalle cellule e dall’ambiente esterno, è sì il coordinatore, ma non è il solo, non è l’unico. C’è molto, ma molto di più. È il cuore a comandare, è il cuore a determinare il primo input dal quale muoverci. Il cuore ha memoria di tutto ciò che accade: in esso si sedimentano le tracce più profonde della nostra esperienza di vita. In esso è contenuta luce ed informazione pura, di ampiezza e frequenza elevatissima che si accorda in virtù del suo moto costante con lo stesso tipo di energia presente all’esterno.

E questo a dircelo è la scienza stessa con le ricerche portate avanti dal team specialistico dell’Institute of HeartMath in California che da tempo esplorano scientificamente i meccanismi fisiologici con cui il cuore comunica con il cervello, dimostrando che il cuore è molto di più di quello che crediamo, ovvero un centro complesso, auto-organizzato, di elaborazione dati, con una propria mente che scandisce i cambiamenti della frequenza cardiaca (HRV), della pressione sanguinea e dell'informazione chimica/ormonale in base alla sperimentazione di differenti emozioni. Dal 1991, infatti, quando Doc Childre fondò il no-profit HeartMath Institute - Istituto di Matematica del Cuore - team di importanti scienziati da tutto il mondo ricercano e sviluppano strumenti e metodologie scientifiche per aiutare le persone a stimolare il collegamento tra mente e cuore, fino ad arrivare una connessione armonica con il cuore degli altri. Ciò consente di ridurre notevolmente lo stress e di sbloccare la “guida intuitiva interiore” per fare scelte migliori, attraverso l’autoregolazione del flusso emotivo. La parola “Heart” significa cuore ma non riguarda solo il cuore come organo fisico, ma le qualità che vengono associate ad esso come amore, compassione, coraggio e apprezzamento. La parola “Math” invece si riferisce alle equazioni fisiologiche e psicologiche per accedere e sviluppare l’incredibile potenziale del muscolo cardiaco.

Infatti l'HMI è un centro riconosciuto a livello mondiale specializzato in fisiologia emozionale, studio della resilienza e gestione dello stress, che svolge avveniristiche attività di ricerca in psicofisiologia, neurocardiologia e biofisica.

Questi studi hanno permesso di validare scientificamente moltissimi meccanismi sottili che avvengono dentro e fuori di noi, dimostrando la forte relazione esistente fra lo stato emotivo e lo spettro di frequenza dei segnali elettrici provenienti dal cuore e vedendo come i sentimenti di amore, affetto e compassione o di frustrazione e rabbia, influenzano i segnali energetici prodotti. Questi segnali vengono condotti a ogni singola cellula somatica e irradiati nello spazio che circonda il corpo. Tale flusso di energia che ci pervade e il campo energetico che esso genera, s’irradia intorno a noi entrando in risonanza e scambio reciproco con il campo del cuore degli altri. Ed una volta che la frequenza prodotta inizia il suo moto essa si propaga ad ampio raggio investendo tutto ciò a cui è rivolta.

L’impegno dell’HMI è la prova che l’umanità può sviluppare quell’apertura profonda del cuore per generare un campo di coscienza vibrazionale più ampliato. Aprire il cuore nella concretezza significa dare spazio alla voce della propria anima, a quel richiamo di base che permette di muoverci con sensibilità e profonda coscienza nei confronti di tutto ciò che abbiamo modo di sperimentare nella nostra vita, affinché tutta la realtà che ci circonda possa essere influenzata e modellata in meglio.

Per approfondire il tema leggi Anima Quantica. Nuovi orizzonti della Psiche e della Guarigione.

Anima Quantica - Libro
Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione
Carmen Di Muro

mercoledì 10 agosto 2016

La musica delle cellule




La musica delle cellule - intervista a Carlo Ventura

La scienza dimostra che le cellule del corpo possono essere riprogrammate per la salute e l'efficienza biologica

di Valerio Pignatta - 06/08/2016



La musica delle cellule - intervista a Carlo Ventura

Estratto dall'ultimo numero di Scienza e Conoscenza n. 57

Una interessante intervista a Carlo Ventura sulle nuove scoperte che la scienza ha portato avanti: riprogrammare le cellule e indurle ad autoguarirsi, è possibile?
È quello che scopriremo nelle prossime righe.

I suoi studi portano alla conclusione che qualsiasi cellula può essere ridifferenziata, ossia indotta, diciamo, a dimenticare la sua precedente condizione, e quindi a essere riprogrammata per la salute e l'efficienza biologica. Questa possibilità apre scenari molto complessi e pieni di speranza. Come è stato possibile?

Utilizzando campi magnetici opportunamente convogliati ci siamo resi conto che era possibile far acquisire a cellule staminali umane adulte (ottenute per esempio da tessuto adiposo) caratteristiche simil-embrionali, cosa che le ha rese in grado di orientarsi verso destini complessi, quali quello cardiaco, neuronale, muscolare, scheletrico. Sempre utilizzando queste energie fisiche siamo addirittura riusciti a orientare verso gli stessi destini cellule somatiche umane adulte non-staminali, quali i fibroblasti della pelle. Stiamo attualmente cercando di verificare se queste strategie possano essere applicate con successo per ripristinare elevate capacità differenziative in cellule staminali o somatiche umane adulte esposte a condizioni patologiche, ad esempio coltivate in una situazione di ipossia capace di mimare un contesto di danno tissutale.
Tutto questo è stato possibile perché le cellule (incluse le cellule staminali), producono esse stesse campi magnetici e vibrano di continuo con frequenze di oscillazione meccanica che possono cadere sia in un range udibile che subsonico. Queste caratteristiche cellulari sono anche alla base della capacità delle cellule di rispondere a tali stimoli fisici. Certo bisogna capire a quali profili di onde elettromagnetiche o vibrazioni meccaniche esse siano sensibili, anche in relazione al risultato differenziativo che si vuole ottenere. Questo non è facile e richiede esperimenti spesso complessi e di lunga durata.

La possibilità di induzione della riparazione cellulare ha delle implicazioni enormi nell'ambito dell'oncologia, ma anche in quello cardiologico. Ricordiamo che le malattie cardiovascolari sono ancora la prima causa di morte nel nostro paese e non solo. Lei sta lavorando molto su questo aspetto. Che prospettive ci sono secondo i suoi studi? La trasfusione di cellule staminali nelle parti malate di un cuore infartuato a cosa viene associata e che risultati può dare?

Finora la trasfusione di cellule staminali umane adulte di vario tipo, per lo più fatte moltiplicare (espanse) in vitro in coltura prima del trapianto, che di solito avviene per infusione coronarica, si è dimostrata una procedura sicura e priva di effetti collaterali. Purtroppo, i risultati in termini di efficacia nel trattamento delle forme gravi di insufficienza cardiaca non sono stati per lo più all’altezza delle aspettative, con riprese della contrattilità cardiaca modeste, o addirittura inconsistenti o transitorie nel tempo, a seconda dei vari studi. Noi crediamo che, in base al potere diffusivo delle energie fisiche che utilizziamo per riprogrammare le cellule staminali (finora in vitro) sia possibile raggiungere le staminali dove queste si trovano, di fatto in ogni tessuto del corpo umano, senza dover necessariamente ricorrere a un trapianto di cellule esogene, ma piuttosto riattivando la capacità delle cellule staminali tessuto-residenti di innescare un percorso di autoguarigione. Questa possibilità è sicuramente molto attraente per le implicazioni che potrebbe avere nelle malattie del cuore e cardiovascolari in genere, dal momento che anche il cuore, come ogni tessuto, ha le sue cellule staminali residenti. Stiamo lavorando in questo campo, e stiamo attualmente passando dagli studi in vitro a quelli su modelli animali di infarto miocardico, prima di poter procedere agli studi sull’uomo. Questi di per sé non sarebbero problematici date le basse energie in gioco, sia a livello dei campi elettromagnetici sia delle vibrazioni meccaniche utilizzate. Per quanto riguarda il campo oncologico, stiamo lavorando su cellule staminali tumorali, di fatto ritenute all’origine del processo metastatico tumorale, che spesso segna una tappa di non-ritorno in molti pazienti. La nostra speranza è di poter utilizzare le nostre strategie per riprogrammare anche queste cellule, facendole ri-diventare staminali non-patologiche, ossia capaci di riparare anziché distruggere e invadere i tessuti del corpo umano.

Il trapianto di cellule staminali tra specie diverse comporta delle problematiche?

Di solito il trapianto di organi e tessuti tra specie diverse è associato a forme di rigetto di varia entità. In ambito clinico, il rigetto associato a trapianto allogenico (donatore diverso dal ricevente) di cellule, tessuti e organi richiede l’uso di immunosoppressori a vita. Una popolazione di cellule staminali, le cellule staminali mesenchimali, presenti in molti organi e tessuti, tra cui il midollo osseo, il grasso, la placenta a termine, la polpa dentaria, la parete del cordone ombelicale, ha mostrato una capacità immunomodulante, o tollerogenica. In pratica queste cellule riescono a farsi percepire dal ricevente come se fossero sue proprie, pur provenendo da un donatore altro. Questa caratteristica apre prospettive di notevole entità perché se si confermasse l’assenza o la scarsità del rigetto a seguito del trapianto di staminali mesenchimali, ad esempio di derivazione placentare, sarebbe possibile ipotizzare nel futuro una disponibilità di tali cellule per una medicina rigenerativa pensata su vasta scala e non più necessariamente personalizzata come accade oggi a seguito del trapianto autologo delle proprie cellule staminali. 

Leggi l'intera intervista nel numero 57 di Scienza e Conoscenza!

Scienza e Conoscenza - n. 57 - Rivista Cartacea >> http://goo.gl/IXUJQs
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mercoledì 30 aprile 2014

Ascolta la musica delle tue cellule

Ascolta la musica delle tue cellule

Il biologo e musicista Emiliano Toso ha trasformato in musica la vibrazione emessa dalle cellule del corpo umano. Quali sono gli effetti dell'ascolto di queste melodie?

La redazione - 28/04/2014



Ascolta la musica delle tue cellule

Sei biologo di formazione: ci spieghi in che modo le nostre cellule emettono vibrazioni?  Di che tipo di vibrazioni si tratta? Come influiscono sul corpo?
Ognuno di noi è una comunità di 50 mila miliardi di cellule. Grazie alla membrana cellulare ciascuna cellula riceve ed emette vibrazioni ed energia in relazione alle percezioni ambientali che ci circondano – percezioni che, a loro volta, sono influenzate dalle nostre ‘credenze’: educazione e condizionamenti con i quali siamo cresciuti. Anche i nostri pensieri sono vibrazioni: la nostra mente è come una radio che traduce e trasmette a tutte le cellule del nostro corpo messaggi positivi o negativi. Non solo l’uomo, ma ogni essere animato o inanimato vibra e risuona con le frequenze che produce e con cui entra in contatto.
Ciascuno di noi ha potuto sperimentare che, quando entra in un ambiente per la prima volta, prova un senso di attrazione o repulsione prima ancora di vederne il colore e i contorni, sentirne il profumo o toccarne le superfici: i nostri sensi non hanno ancora avuto il tempo di ‘percepire tangibilmente’, ma il nostro subconscio emette messaggi chiari. Allo stesso modo, quando siamo di fronte a una persona nuova, prima di sentirne la voce o di guardarla negli occhi ci succede di intuire se ci sarà simpatica o antipatica. Grazie alle nostre cellule, emettiamo vibrazioni a una frequenza ben determinata che può entrare in interferenza costruttiva o distruttiva con le frequenze intorno a noi: siamo tutti interconnessi con tutto. È provato scientificamente che il nostro corpo emette segnali nell'ambiente e allo stesso modo risponde a segnali provenienti dall'ambiente. È curioso notare come ci può capitare di tornare da un viaggio intenso e vogliamo cambiare l'arredamento della nostra casa o il colore delle pareti. A me è successo di tornare da una pratica sciamanica molto profonda e voler cambiare il colore delle pareti del salotto da blu scuro a verde acido: da quel momento il mio colore preferito è cambiato perché la frequenza del blu, dopo 30 anni, non era più in armonia con le mie cellule; a tutt’oggi, entro in interferenza costruttiva molto più facilmente con il colore verde.

In che modo hai trasformato in musica il vibrare delle cellule?

Così come un diapason vibra quando investito da una frequenza che può risuonare con esso, come dicevo, anche i nostri corpi – grazie alle cellule – risuonano con l’ambiente e i pensieri trasmessi dal nostro cervello. Siamo come uno strumento musicale: se riusciamo a mantenere le "corde" non troppo tese, a far vuoto dentro di noi, entriamo più facilmente in risonanza con le frequenze dell'ambiente, con le emozioni che attraversano il nostro corpo e generano queste vibrazioni cellulari. In alcune occasioni, mentre sto vivendo stati emozionali profondi, sento che queste vibrazioni che provengono dalle cellule si trasformano in una melodia e, se sono abbastanza fortunato da decifrarla in modo chiaro e ho la possibilità di riportarla subito su un pentagramma, per intere settimane la suono al pianoforte per suscitare e stemperare dentro di me e intorno a me quel tipo di frequenza, affinché risuoni il più a lungo possibile quello stato emozionale.
Per esempio, tempo fa ho trascorso una domenica pomeriggio particolarmente intensa e gioiosa con la mia famiglia e il senso di ‘gratitudine’ che ho vissuto durante quelle ore mi ha stimolato la composizione di un brano che ho continuato a suonare per mesi interi.

Che effetto ha su di noi ascoltare queste melodie?

Riagganciandomi al senso di gratitudine, per le motivazioni di ‘risonanza’ che ho spiegato, ogni volta che io suono il brano Gratitude che ho composto, la melodia fa risuonare quelle vibrazioni di ‘gratitudine’ in ognuna delle mie cellule e in ogni persona che entra in contatto con quella frequenza
Infatti, ora che il CD "Translational Music" che ho prodotto è ascoltato da molti, mi rendo conto dei benefici che procura: un benessere che si protrae anche dopo l’ascolto. Questa musica rilassante favorisce la produzione delle onde alfa del cervello che sono in grado di abbassare il ritmo respiratorio e del cuore, contrastando gli effetti dannosi dello stress e aumentando così le nostre difese.
Elaborando in modo più scientifico le mie esperienze compositive, ho potuto prendere più consapevolezza di quanto accade alla mia energia durante questo processo. Attraverso la sintonizzazione con il Cuore, queste onde di energia Universali così potenti possono essere tradotte in frequenze musicali. Ascoltandole, si rievocano anche in chi non le ha vissute in prima persona.
Le emozioni che viviamo ogni giorno sono influenzate dalle nostre personali credenze che, in automatico, programmano il nostro subconscio e giungono come vibrazione alle nostre cellule.
Queste vibrazioni interagiscono con messaggeri biochimici che, a loro volta, orchestrano le nostre attività consce e inconsce diffondendosi in tutto il nostro corpo, toccando livelli profondi e influenzando lo stato di benessere e di salute. Le stesse vibrazioni non si limitano alla sfera personale, ma raggiungono l’espressione dell’intera Umanità e del Macrocosmo grazie alle leggi della geometria frattale.

Come hai conosciuto Bruce Lipton e cosa state facendo insieme?

Bruce Lipton nel suo ultimo libro Honeymoon effect descrive molto bene come possiamo realizzare il nostro paradiso sulla terra. Attraverso la manifestazione di un Amore profondo, possiamo attivare una serie di filtri d’amore e gas nobili che ci creano uno stato di benessere molto alto e persistente.
Forse, Bruce ha percepito nella musica che compongo la ‘risonanza’ con il suo ultimo libro: da subito ha dimostrato di apprezzare molto le mie melodie. Nella primavera 2013 mi scrisse che nel suo ufficio lui e i suoi collaboratori, ascoltando le mie composizioni, provavano un grande rilassamento e benefici allo stato mentale. Questi riconoscimenti mi spinsero a raccogliere alcune delle mie composizioni in un CD che avrebbe rappresentato per me il miglior regalo che potessi farmi per i miei 40 anni. E così feci. Bruce mi aiutò nella scelta della copertina, dei brani e del progetto "Translational Music".
Quest'anno, inoltre, Bruce Lipton ha scelto la musica che compongo come colonna sonora per il suo evento in Italia con il seminario "Honeymoon Effect": sarà per me un onore suonare al pianoforte per lui e tutto il pubblico!

approfondimenti:

Bruce Lipton torna in Italia con il nuovo seminario: L'EFFETTO LUNA DI MIELE >> http://goo.gl/UorYdf
La "Nuova" Biologia: Il Segreto per Sperimentare il Paradiso in Terra
Relatori: Bruce Lipton
Data: Sabato 27 Settembre 2014
Luogo: Palacongressi di Rimini