mercoledì 23 settembre 2020

Omeopatia e Nutriterapia contro il Covid-19


Omeopatia e Nutriterapia contro il Covid-19

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Un approccio personalizzato come risposta alle malattie del nostro tempo: per prevenire, modulando epigeneticamente.

Redazione Scienza e Conoscenza - 22/09/2020

Articolo di Diego Tomassone tratto da Scienza e Conoscenza n. 73

Sul numero 72 di «Scienza e Conoscenza» ci siamo lasciati con la promessa che avrei illustrato la parte più “pratica” di questo approccio terapeutico, cosa che mi appresto a fare, sicuramente con un ulteriore valore aggiunto dato dalle ultime importanti esperienze.

Lo stesso maestro Hahnemann riconosceva l’importanza di una sana igiene di vita, ricordando come le buone “impressioni” siano fondamentali per rimanere in salute, e con buone impressioni si intendono cibo, acqua e aria, nonché le emozioni.

Lo stesso maestro, seppur ignaro delle conoscenze di biologia molecolare e di epigenetica attuali, aveva capito quanto l’ambiente svolga un ruolo importante nel “modulare” la nostra risposta: oggi sappiamo che un quarto del nostro fenotipo è dovuto al genoma, mentre i tre quarti sono dovuti al nostro epigenoma, ossia agli stimoli ambientali.

In questo contesto si inseriscono tutte le cure “preventive”: partendo dalle caratteristiche individuali e tenendo conto della totalità sintomatologica, si arriva a consigliare e prescrivere una cura sempre più personalizzata e precisa.

Omeoprofilassi nel trattamento del COVID-19

Gli esempi pratici potrebbero essere tantissimi, ma vista la recente esperienza, comune a tutti, dovuta all’epidemia da COVID-19, mi concentrerò sull’illustrare come la malattia da SARS-CoV2 è stata affrontata seguendo questo approccio terapeutico.

Inizio con il dire che purtroppo, seppur sia stata proposta una terapia ospedaliera, non è stato possibile accedervi e utilizzarla passando dal Servizio Sanitario Nazionale, seppur in altre nazioni come Cuba, India e Cina, approcci di questo tipo siano stati utilizzati e promossi a livello istituzionale.

È stato però possibile fornire come “opportunità”, quella che da sempre viene chiamata “omeoprofilassi”, ossia una profilassi in cui – raccolto un numero sufficiente di casi e avendo riscontrato nella maggioranza una certa varietà comune di sintomi – si prescrive a tutti un rimedio unitario, chiamato “genio epidemico”, con lo scopo di impedire ai soggetti di ammalarsi.

L’omeopatia unicista è diventata famosa proprio nella cura delle grandi epidemie, a partire da quelle di tifo e di colera del XIX secolo, per arrivare alle epidemie di spagnola, di Dengue, di Leptospirosi del secolo scorso. Personalmente, avendo visto e curato numero- se “polmoniti strane” nel periodo da dicembre 2019 a gennaio 2020, a fine febbraio ho deciso di consigliare ai miei pazienti quello che ho individuato essere il “genio epidemico COVID-19”, ossia un rimedio unitario alla potenza 30CH, abbinato a un “protocollo” nutriterapico finalizzato a potenziare e sostenere il sistema immunitario.

Stesso approccio è stato consigliato nella cura di coloro che hanno manifestato sintomi, fornendo il rimedio unitario abbinato alla nutriterapia a effetto immunomodulante, così da avere una rapida e precisa risposta del sistema immunitario, ed evitare la tempesta citochinica e la crisi respiratoria che portavano i pazienti in terapia intensiva.

Nei prossimi paragrafi vi spiegherò il rimedio e le sue potenzialità [continua..]

Chi è Diego Tomassone

Medico chirurgo, specialista in omeopatia hahnemanniana, nutrizionista clinico, master in malattie pediatriche complesse e in PNEI. Fa parte dell’ISDE Italia. Per contatti: dottoroh@gmail.com

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lunedì 14 settembre 2020

Acne: chiave di lettura dal punto di vista PNEI


Acne: una chiave di lettura dal punto di vista della PNEI

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L’acne può presentarsi con pelle grassa, papule, pustole, noduli, cisti o comedoni: ma qual è il suo significato in chiave PNEI?

Antonio Del Sorbo - 12/09/2020

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 73.

L’acne è un’infiammazione dell’unità pilosebacea, e può manifestarsi in qualsiasi fascia d’età, dal neonato all’adulto. Essendo più frequente tra gli adolescenti viene spesso ricordata con espressioni popolari come acne giovanile o sfogo di gioventù. Sulla cute dell’adolescente possono presentarsi svariate manifestazioni cutanee (papule, pustole, noduli, cisti, comedoni) dando luogo ad altrettante varianti cliniche (acne comedonica, acne papulopustolosa, acne nodulocistica). Esse possono a volte ripresentarsi per diversi mesi nonostante le visite mediche e le terapie appropriate.

Come si presenta l’acne?

Le aree maggiormente interessate sono i distretti cutanei più seborroici, in particolare il viso e il tronco. La cute dell’adolescente con acne si presenta untuosa e lucida soprattutto a livello del naso. Anche i capelli appaiono untuosi e hanno un caratteristico odore rancido. La seborrea si associa a ipercheratosi follicolare (l'inspessimento della cute che riveste il bulbo pilifero), mentre il Cutibacterium acnes, un batterio innocuo presente sulla pelle di tutti, libera dal sebo in eccesso acidi grassi ad azione irritante che alimentano l’infiammazione. La maggior parte dei farmaci antiacne serve a interrompere questo circolo vizioso.

Cutibacterium acnes è un batterio commensale gram positivo normalmente presente sulla pelle di chiunque, soprattutto su cute seborroica, e quindi fa parte del normale microbiota cutaneo, noto anche come dermobiota. In ambiente seborroico questo microrganismo secerne enzimi lipolitici, acidi grassi irritanti, citochine e tossine proinfiammatorie che contribuiscono alla flogosi (infiammazione) cutanea. Attualmente se ne conoscono diversi sottotipi e nel corso della storia è stato classificato con diversi nomi: Corynebacterium acnes, Propionibacterium acnes, e da qualche anno Cutibacterium acnes. Attualmente si tende a considerare questo batterio non come una causa dell’acne, ma come sua diretta conseguenza.

Nelle adolescenti l’acne può a volte associarsi a momentanei squilibri ormonali (iperandrogenismo) da approfondire con appositi esami (ecografia ovarica, dosaggio ormonale) e una visita endocrinologica. La terapia dell’acne prevede l’uso di farmaci per uso topico (nelle forme lievi) e sistemico (forme moderate e gravi) a seconda della variante clinica. Nella genesi dell’acne intervengono diversi altri fattori come quelli genetici (famiglie con acne), ormonali (ovaio policistico) ed emozionali. Infatti la parola emozione deriva dal latino: “ex-movere” che significa letteralmente “buttare fuori”.

La componente emozionale

Per indicare la componente emozionale viene spesso utilizzato il termine “stress”, espressione corretta ma troppo generica, anche perché dalla mattina alla sera siamo tutti più o meno sotto stress, eppure non sviluppiamo manifestazioni cutanee, tranne che in situazioni davvero eccezionali.

Se lo stress quotidiano fosse realmente la causa delle problematiche cutanee, ne saremmo affetti tutti, nessuno escluso. Saremmo tutti un atlante vivente di dermatologia.

Ma un conto è la vita frenetica di tutti i giorni alla quale in qualche modo riusciamo ad adattarci, e ben altra cosa sono quei cambiamenti cruciali della nostra vita in grado di mobilitare in via riflessa fiumi di citochine, neurormoni e neurotrasmettitori, in grado di agire sugli organi del corpo umano che possiedono i recettori per tali segnali...

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lunedì 7 settembre 2020

Cervello e Cambiamento

Cervello e Cambiamento: intervista a Joe Dispenza

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In un'intervista esclusiva Joe Dispenza, autore del best seller Evolvi il tuo cervello, ci spiega il funzionamento di questo organo e la sua straordinaria plasticità

Elsa Nityama Masetti - 05/09/2020

Scienza e Conoscenza: Quali sono state le scoperte e ricerche nel campo delle neuroscienze che hanno dato sostegno alla tua intuizione della mente che da forma alla realtà?

Joe Dispenza: Tutto quello che ci compone, il “tu” e il “me” - i nostri pensieri, i sogni, le nostre memorie, le speranze, i sentimenti, le nostre fantasie segrete, i nostri timori, le abilità, le nostre abitudini, i dolori e le gioie - è inciso nel reticolo di lavoro vivente dei 100 miliardi di cellule del cervello. Se imparate oggi anche un solo bit d'informazioni, le minuscole cellule cerebrali creeranno nuovi collegamenti tra di esse e chi sei “tu” ne sarà alterato. Questo “tu” come essere senziente è immerso e realmente esiste nel web elettrico e interattivo del tessuto cellulare del cervello. Il modo in cui le nostre cellule nervose sono specificamente organizzate da ciò che impariamo, che ricordiamo, da ciò che sperimentiamo e che prevediamo, da ciò che temiamo, così come da ciò che pensiamo di noi stessi, ci definisce individualmente ed è riflesso nei nostri collegamenti neurologici interni. Siamo costantemente un “work in progress” [un processo in elaborazione, ndr].

Il cervello è l'organo del cambiamento. C'è un concetto nelle neuroscienze denominato neuroplasticità, che dimostra che il cervello altera se stesso ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo. Inoltre cambia quando abbiamo una qualsiasi nuova esperienza. La nostra materia grigia - per funzionare al meglio nella vita - si riorganizza nel frattempo che scegliamo di modificare il nostro comportamento. In altre parole quando realmente cambiamo idea (change our mind in originale, ndr), il cervello cambia… e quando cambiamo il cervello, la mente cambia.

Ecco che cosa intendo. Secondo le neuroscienze, la mente è il cervello in azione. La mente è il cervello al lavoro. È il prodotto dell'attività del cervello quando è animato dalla vita. Ora con 100 miliardi di cellule nervose cablate insieme, diventa palese che possiamo produrre molti livelli diversi di mente. Per esempio, la mente che usiamo per fare il make-up è differente dallo stato mentale usato per guidare. Ugualmente, “mettiamo insieme” una mente diversa quando assumiamo il ruolo della vittima contrariamente a quando dimostriamo gioia. Tutto questo è così, perché abbastanza semplicemente possiamo indurre interi gruppi di cellule nervose ad attivarsi in modi molto diversi.

Non più di trenta o quaranta anni fa, c'era la credenza unanime nel campo delle neuroscienze che il cervello era hardwired, volendo significare che siamo nati con una determinata quantità di collegamenti neurologici e la finalità della vita era che ci saremo, crescendo, riorganizzati come i nostri genitori. Era una percezione accettata che questo organo fragile, denominato cervello, non potesse ottimizzare i relativi fissaggi (hardware).

Ma con l'avvento delle ultime tecnologie nel campo del linguaggio figurato funzionale (brain scans) risulta palese che è possibile far lavorare diversamente il nostro cervello (process mind). Di fatto, alcune delle ricerche dell'università del Wisconsin hanno dimostrato che qualcosa di semplice come l'attenzione - o concentrazione focalizzata - sia un'abilità, come il golf o il tennis. In altre parole, più vi esercitate nell'essere coscienti o attenti, più facilmente lo sarete in seguito.

Ora proprio qui giace il paradosso. Se possiamo davvero cambiare il cervello e la mente, allora chi è che attua il cambiamento? Il cervello non può cambiare se stesso. E' un organo come i reni e il fegato. Il cervello non è niente senza la vita. La mente non può cambiare il cervello perché è un prodotto del cervello stesso. Ricorda la mente è il cervello in azione. Chi allora sta attuando il cambiamento del cervello e della mente?

La risposta è quella parola che è stata evitata dalla scienza con tutte le sue forze. É la coscienza che usa il cervello e il corpo per produrre molti e diversi livelli della mente. Ed è solo quando siamo davvero consci e consapevoli che possiamo fare cambiamenti visibili riguardo a chi siamo e a come possiamo pilotare le nostre vite.

In aggiunta, le scansioni cerebrali hanno chiaramente provato che possiamo cambiare il cervello semplicemente pensando diversamente. Nel caso di un'attività come quella di suonare il piano gli stessi circuiti saranno creati da chi fa fisicamente l'azione così come da coloro che semplicemente si eserciteranno a riportare mentalmente alla memoria scale e accordi. Messa giù semplice, quando siamo veramente attenti e focalizzati il cervello non conosce la differenza tra ciò che accade nell'occhio delle nostra mente e quello che invece prende forma nel mondo.

A causa della misura del lobo frontale nel cervello umano, possiamo rendere i pensieri più reali di qualsiasi altra cosa. Questo è il privilegio di essere degli umani. E quando viene richiesto, come negli innumerevoli esperimenti e test effettuati, un training o una performance mentale, il cervello a livello sinaptico, mostra a tutti gli effetti di aver avuto l'esperienza. E con una pratica consistente il cervello e il corpo saranno fisicamente mutati nella realtà fisica senza aver mai fatto l'esperienza fisica stessa. Abbiamo creato l'hardware neurologico da usare nell'esperienza futura che ci attende.

Applicando questa comprensione al modello quantistico che afferma che la nostra mente soggettiva ha un effetto sul mondo oggettivo (la coscienza crea la realtà), possiamo cominciare ad esplorare l'idea che se il nostro cervello e il corpo evidenziano cambiamenti fisici per assomigliare all'esperienza che è già accaduta, quale risultato dei nostri sforzi mentali e prima che la manifestazione fisica della coscienza sia accorsa, allora teoricamente sarà l'esperienza a trovarci!

Un cervello che funziona in modo coerente è qualcosa “di più” dei due lobi - destro e sinistro - che funzionano in modo equilibrato? Che cosa e in che modo “di più”?

Il funzionamento degli emisferi destro(dx) e sinistro(sx) è stato ora ridefinito dalle neuroscienze. Una volta si diceva che la parte sinistra del cervello era quella logica, ragionante mentre quello destro era il cervello creativo, romantico, spaziale. In effetti proprio il cervello sx funziona secondo una serie di processori lineari d'informazioni, mentre il dx è come un processore parallelo, olistico. Recenti ricerche hanno dimostrato che la novità cognitiva appartiene al dx, mentre la routine cognitiva dipende dal sx, e questo è un bel modo di spiegare perché il cervello dx è “il grande creatore”.

L'arte consiste nel mantenere equilibrati entrambi gli aspetti. Alcune persone tendono ad essere dei grandi ricercatori di novità ma poi non le memorizzano nella routine, mentre alcuni sono così rigidi nella loro routine che non imparano niente di nuovo. In un certo senso, questo crea una disparità nel cervello, ma quando parliamo di coerenza del cervello, che è una delle mie passioni, il riferimento è la misurazione elettroencefalografica delle onde cerebrali.

Quando siamo sotto stress, arrabbiati, aggressivi, ansiosi, paurosi, quando soffriamo, emettiamo delle sostanze chimiche che disintegrano il sistema nervoso e anche il cervello, e quelle stesse sostanze fanno sì che il cervello diventi ossessivo. Siamo ossessionati dai nostri problemi e non riusciamo a smettere di pensarci.

Ebbene questi tipi di sostanze chimiche sono quelle che a breve termine permettono al leone di focalizzarsi sulla gazzella ferita e alla gazzella di focalizzarsi sul leone, e quel focus indiviso del corpo nell'ambiente in un certo determinato momento è la chimica che permette alla sopravvivenza di avere luogo. Gli essere umani, però, trattengono questo stress attivo più a lungo del necessario, perché possono attivare la risposta allo stress non soltanto reagendo all'ambiente ma anche semplicemente pensando a qualcosa di stressante, preparandosi nei suoi confronti, aspettandolo.

Continuiamo a prepararci per un evento che, di fatto, abbiamo già creato, inventato nella nostra mente e questa è chiamata ansia, disturbo da compulsione ossessiva, nevrosi, detta anche depressione. L'effetto a lungo termine di ciò provoca un cervello molto disintegrato e fa si che diventiamo eccessivamente analitici, e quindi, ossessionati.

Quando invece creiamo un'autentica coerenza cerebrale - e la ricerca negli USA dimostra che una persona quando inizia a rallentare il proprio cervello passando a uno stato meditativo, se lo fa correttamente e va oltre la sfera analitica, il suo focus diventa più aperto, più diffuso - consentiamo alla nostra mente di spostarsi dall'ossessione, diventando in un certo senso “privi di se” (selfless). Allora il cervello passa a quelli che sono chiamati modelli in sincronia di fase.

La chimica dello stress induce il cervello a rimanere in quello che è detto lo stato superiore delle onde Beta, uno stato super analitico, super precipitoso, super ansioso e la maggior parte delle persone vive in quella gamma di frequenza. In tale stato il cervello inizia a lavorare troppo velocemente e a precipitarsi nel tempo, valutando che cosa potrebbe succedere basandosi sul passato. Anticipa un evento futuro ma lo fa su queste basi e quindi continua a riciclarci in tale condizione discontinua.

Ma quando ci permettiamo di arrenderci, di rilassarci e iniziamo ad addestrarci in modo corretto nella meditazione, a essere presenti, il cervello comincia a spostarsi in quei modelli alfa sincronizzati che sono molto ordinati. Tutte le onde si muovono insieme e la coerenza che ne deriva permette a parti diverse del cervello di iniziare a comunicare in modo corretto come se la sinfonia diventasse sempre più armonica, il ritmo del cervello più organizzato. Ora così come ci si esercita a suonare il piano o a giocare a tennis ci si può esercitare anche in questo, e più lo si fa, più diventa familiare. È l'ordine creato che è così splendido nei modelli in sincronia di fase. Quella coerenza, quell'integrazione del cervello, improvvisamente invia un segnale estremamente coerente a tutto il sistema nervoso che attraversandolo reintegra tutti gli altri sistemi: il digestivo, l'immunitario, il circolatorio…

Scienza e Conoscenza: Alcuni affermano che un pensiero è solo un pensiero, non significa che sia la realtà. Da un altro punto di vista i pensieri sono reali, come cose. Secondo la tua esperienza quale delle due affermazioni è più vera?

Joe Dispenza: Io penso che la scienza stia cercando di ridefinire, specificare questa faccenda del pensiero e la parola che ora usa è co-scienza, giusto? E' quella cosa che sebbene così immateriale, lascia degli effetti nella mente, nel cervello, nella mente corporea. I pensieri nel cervello sono cose reali, perché qualunque sia la loro provenienza, e qualsiasi siano le teorie sull'origine degli stessi, è necessario prendere atto che il pensiero ha degli effetti misurabili sul corpo; in altre parole quando avete un pensiero producete sostanze chimiche, il vostro cervello rilascia o mette in circolo una serie di molecole, e in pochi istanti vi sentite esattamente nel modo in cui state pensando. Se si tratta di pensieri d'insicurezza vi sentirete insicuri, ora nell'istante in cui cominciate a sentirvi insicuri, dato che il cervello è in costante comunicazione con il corpo, cominciate a pensare proprio come vi sentite e vi sentite nel modo in cui pensate. Ecco l'effetto che il pensiero produce sul corpo.

Qualcosa si può dire anche sullo stesso effetto a distanza. In tutto il mondo sono stati fatti 2500 studi sul potere della preghiera, o come il pensiero può aiutare una persona a star meglio in altro luogo; ma non basta semplicemente un pensiero. Se prendete un gruppo di persone e chiedete loro d'inviare un'intenzione a un filamento di DNA in provetta perché si srotoli, queste persone possono avere un'intenzione chiara e concisa ma questo non influisce sul DNA. Non c'è alcun potere nell'intenzione da sola. Lo stesso se prendete un altro gruppo di persone dicendo loro di spostarsi in uno stato d'animo elevato, di provare amore, gioia e poi irradiare questo campo al di fuori… Di nuovo nel DNA non succede niente. Quando, però, combinate l'intenzione con la sensazione di uno stato d'animo elevato oppure con la percezione indotta dalla visione dello srotolarsi di tale DNA, il 25% a quel punto si srotola.

Tu intendi, dunque, un pensiero intenzionale elevato? E i pensieri non intenzionali?

Sì, parlo di un pensiero intenzionale conscio, che è la carica elettrica del campo quantistico, mentre il sentimento, la sensazione è la carica magnetica. Il modo come pensiamo e sentiamo crea il campo elettromagnetico che circonda il nostro corpo. Che dire invece dei nostri pensieri non intenzionali? Sono anche chiamati pensieri inconsci e sono cablati così rigidamente nel cervello perché continuiamo in modo inconsapevole e ripetitivo ad attivarli e collegarli. Quei pensieri hanno degli effetti altrettanto drastici nel campo quantistico perché, che ci crediamo o no, sono più facili da elaborare nel cervello e nella mente, e la loro ridondanza è trainata dalle stesse sensazioni ad essi collegate….cosa voglio dire con questo?

Quello che intendo è che una persona può avere tutte le buone intenzioni del mondo, desiderare una vita grandiosa, ma siccome ha memorizzato la sofferenza per 20, 40 anni, questa sofferenza inconscia è ciò che continua a creare gli stessi ostacoli ripetitivamente nella vita. Quindi l'arte del cambiamento richiede una sorta di addestramento in quel sistema di memorie automatiche, riorganizzandolo in modo da dissolvere quei programmi subconsci che continuano a guidarla verso lo stesso destino. E tali programmi sono basati sui suoi pensieri e sentimenti inconsci.

Quindi, se intendo bene, è necessaria una deprogrammazione che ci faccia saltar fuori da pianificazioni cerebrali su cui ci siamo inconsciamente allenati per anni e anni?

Nel mio lavoro il primo stadio del cambiamento è sempre disimparare o deprogrammare per poi reinventare. Non potete seminare un giardino se prima non strappate vie le piante dell'anno precedente, zappando, spezzando le zolle e poi fertilizzando. È necessario prima “fare spazio”. Insegno a disimparare, deprogrammando. I primi sei passi del mio metodo riguardano proprio il disimparare, perché questa è la parte difficile. Una volta che avete disimparato, avete una nuova visione del paesaggio, vedete un nuovo orizzonte.

Qual è la differenza, se c'è, tra l'essere in uno stato di autoipnosi, e permanere in una catena ripetitiva di pensieri? Suggerisci del lavoro, dei corsi di ipnosi o di pnl?

Possono essere utili sì, ma soltanto quando si è andati al di là della mente analitica, l'ipnosi non funziona se non si è andati oltre il pensiero analitico.

Tu dici che i pensieri ripetitivi sono come una sorta di auto-dialogo ipnotico, nel senso che sono io stesso che parlo con me stesso giusto? È una specie di trance…

La deprogrammazione richiede di spostarsi un uno stato di trance perché c'è molto dietro a quel pensiero analitico, a quella mente analitica, e lì che c'è tutta la “spazzatura” quindi l'unico modo per andare oltre questa sorta di barriera è quello di trasformare le onde cerebrali in quello stato sincronico di fase Alfa, ovvero uno stato molto vicino al sonno, anzi potete addormentarvi, senza neanche pensarci, il corpo scivola nel sonno…

Conosci il metodo di Vianna Stibal, il theta healing, in che modo, secondo le tue conoscenze, la sua efficacia si avvale delle onde cerebrali?

Sì, ne ho sentito parlare… Quando abbiamo dei programmi inconsci più volte ripetuti, essi prendono sede nel cervello subconscio. Quello che sto cercando di dire in realtà è che il corpo ha memorizzato quel comportamento e quella reazione emozionale meglio della mente conscia e quando il corpo sa meglio della mente è il corpo stesso che la dirige. A questo punto quindi noi sottostiamo agli effetti derivanti dal corpo che controlla il cervello, il nostro sentirci, il nostro feeling, controlla la sfera del pensiero e non viceversa. Il 90% di chi siamo entro l'età di 35anni si trova nei programmi subconsci.

Così una persona vuole cambiare e dice: «Bè, certo mi piacerebbe far questo, essere così, vorrei essere felice…». Di fatto, però, è il corpo che sta dirigendo tutto quanto, perché ha memorizzato la sofferenza, giusto? Per rimanere in questo esempio, quindi si tratta di entrare nel sistema operativo ed effettuare il cambiamento. E cosa vuol dire questo? Non si può comunque farlo con la mente conscia, innanzitutto perché la mente conscia rappresenta il 10% della mente e, in secondo luogo, quando il programma è in funzione non potete fermarlo con la mente conscia, sarebbe come se il vostro computer impazzisse e voi cominciaste a urlargli. Non avrebbe nessun effetto, dovete entrare nel sistema operativo.

Quando ci spostiamo dallo stato Beta allo stato Alfa passiamo semplicemente dalla mente conscia alla mente subconscia, oltrepassiamo quindi il muro della mente analitica, questo è un gran bel stato dell'essere perché è lì che l'integrazione ha luogo. Ora se permettiamo a noi stessi di continuare a rilassarci… Ora, ascolta bene le parole che uso, permettiamo al corpo di incominciare a tormentarsi ma mantenendo la mente cosciente sveglia. Adesso ci troviamo veramente su un terreno molto fertile, per questa ragione: se il corpo è diventato la mente, e se quindi il servo è diventato il padrone, sta guidando, dirigendo la mente. Se lasciamo che il corpo si addormenti e manteniamo sveglia la mente conscia, non saresti d'accordo nel dire che non ci sarebbe più nessun corpo-mente che oppone resistenza al cambiamento?

Abbiamo appena tolto il controllo a quella “cosa” che aveva memorizzato queste tendenze, queste caratteristiche, questi tratti, quindi il corpo non sta più opponendo resistenza perché è addormentato ed è questo il punto in cui può accadere nel corpo un cambiamento istantaneo perché se possiamo avere il pensiero come esperienza in questo stato, il corpo si riorganizzerà non soltanto come architettura neurologica ma comincia automaticamente a cambiare, quindi quella zona crepuscolare è molto sottile, molto ristretta, se la mancate ritornerete a dormire in un sonno profondo.

Allora l'arte di essere capaci di scivolare in quella porta, in quella zona, richiede molto tempo trascorso a imparare gli stadi dello spostamento attraverso queste fasi, prestando attenzione a come ci si sposta. I trascendentalisti negli Stati Uniti come Whitman e altri lo sapevano. Si sedevano su una sedia con delle sfere di acciaio in mano e si concedevano di entrare nello stato Alfa. Quando si spostavano nello stato Theta il corpo si addormentava e quindi la sfera cadeva, e loro si addestravano a rimanere svegli mentre il corpo si addormentava. Una volta che riuscite a far questo siete in una zona in cui non siete più un corpo, il corpo non c'è più e in quello stato siete completamente sgombri, liberi, potete fare delle cose straordinarie e il corpo risponderà spontaneamente. Gli stati profondi nei soggetti ipnotizzabili, sonnambuli, gli stati profondi dei soggetti che rispondono effettivamente all'ipnosi, questi soggetti hanno una zona Theta estremamente definita, sono molto programmabili in quello stato e questo è il motivo per cui manifestano dei cambiamenti immediati e in breve tempo.

Quindi lo spazio Theta è proprio subito prima di addormentarsi oppure subito prima di svegliarsi alla mattina…

Si scivola nello stato Theta in diversi momenti. Quando si hanno dei sogni lucidi oppure ci si può sentir russare o cose del genere. Allora la nostra coscienza è, per così dire, separata dalla densità del corpo. Ciò che rende facile perdere questo stato, mancarlo, sta nel fatto che il cortisolo e l'adrenalina, derivati dello stress, disintegrando il sistema nervoso, richiudendo quel piccolo intervallo theta. Infatti è lo stato Alfa che è cambiato, quindi il cervello non è più sincronizzato e dallo stato beta passa direttamente e molto velocemente nel delta, ma non rimane molto a lungo in questo stato delta perché il ciclo del riposo, e quindi della rigenerazione, non permette mai alla persona di scendere profondamente in quello stato delta per un autentico cambiamento. Gli schemi del sonno diventano disorientati, la chimica del cervello cambia, i livelli di serotonina e melatonina mutano e questa persona non riesce a dormire, a ristorarsi e se non riesce a ristorarsi non può essere in salute.

Ecco perché quando si fanno dei pisolini (parasonnellini) quando ci si siede e in 20 minuti ci si addormenta e ci si risveglia, poi ci sentiamo fantastici, ci sentiamo benissimo. In questi sonnellini si passa semplicemente da beta a alfa e poi a theta senza mai entrare veramente nel delta profondo oppure si entra nello stato delta profondo ma si risale immediatamente, ritornando attraverso tutti quegli stati perché magari non eravamo neanche sdraiati ma quasi seduti, in un modo in cui l'effetto cascata chimica del cervello alimenta i cambiamenti. Anche lavando i piatti, svolgendo attività quotidiane a volte, succede che il cervello inizia a spostarsi nello stato di trance alfa in sincronia di fase e se ci esercitiamo sempre di più con tale stato, Theta avviene man mano sempre più accessibile per noi.

Quando sei guarito, chi è stato il guaritore, tu o quell'ordine o intelligenza superiore - di cui parli nel tuo libro - oppure, per dirla alla rovescia, pensi di essere tu quell'ordine o intelligenza elevata?

(Ridendo) no, no io non lo sono… siamo tutti connessi a quell'ordine o intelligenza superiore, ma gli stati emozionali e le caratteristiche abituali che noi memorizziamo in quanto identità, in quanto ego, sono ciò che ci separa da quel flusso d'intelligenza, che di fatto ci attraversa. Man mano che iniziamo a toglierci le maschere emozionali ecco che tale intelligenza comincia a trapelare e a fluire attraverso di noi, e noi diventiamo più simili ad essa, più amorevoli, più gioiosi, più ricchi d'ispirazione, più creativi… Questi sono gli effetti collaterali. L'ho imparato nella mia guarigione personale poiché ho voluto andare incontro a tale ordine supremo, “creare spazio” per esso.

Mi ero rotto la schiena, potevo soltanto sedermi - al massimo guardare la televisione - e porre attenzione al modo in cui pensavo. E se credete che questa intelligenza-ordine sia reale, siete più avanti della maggior parte delle persone, dato che è invisibile, non la si può sperimentare con i sensi, quindi tendiamo a dimenticarcene. Io, però, avevo una preparazione specifica nel campo della salute e quindi sapevo che c'è qualcosa che dà la vita ed è risanante. Sapevo che potevo incontrarla, e che rabbia e paura sarebbero state d'impedimento a quell'arrendermi, abbandonarmi affinché fosse lei a compiere la guarigione. È a quel punto che ho notato dei cambiamenti nel mio corpo e ho cominciato a dire waooo oggi mi sento meglio… Adesso so che è stato quel potere, quell'intelligenza all'interno di ogni essere umano, ma dobbiamo andarle incontro.

La nostra volontà deve combaciare con la sua, la nostra mente con la sua mente e il nostro amore per la vita deve combaciare con il suo amore per la vita, e quando ci sforziamo di contattarla, riusciamo a eliminare i blocchi che ci impediscono di raggiungere quello stato elevato. Le situazioni che creiamo nella nostra vita fisicamente, emotivamente e mentalmente riguardano tutte l'essere in grado di imparare qualcosa e porci nuove domande. Se vi alzate alla mattina, odiando la giornata che vi viene incontro, convincendovi che niente va bene, colmi d'ingratitudine, ecco che creerete le circostanze adatte a sentire esattamente quella sensazione d'infelicità, ancora e ancora…

Nel tuo approccio sembra che l'essere e la personalità coincidano. È così?

L'essere e la personalità abitualmente coincidono… sebbene la mia esperienza mi dica che l'essere è semplicemente "l'io sono" e non io sono sicuro o insicuro, buono o cattivo… Lo stato ultimo, supremo della persona è "l'io sono", ma di solito l'essere viene sempre congiunto a qualcosa ad esempio, io sono nella sofferenza e questo è uno stato d'essere, l'io sono è definito come sofferente, insicuro, degno, indegno… Tuttavia nello stato supremo, ultimo dell'io sono, non c'è niente di congiunto ed è proprio lì che vogliamo arrivare, che stiamo cercando di arrivare.

 

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Autore: Joe Dispenza


venerdì 4 settembre 2020

Cos'e' la Matrice Extracellulare

Cos'e' la Matrice Extracellulare e perche' e' importante per la salute

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La matrice extracellulare è oggi riconosciuta dalla medicina come via privilegiata per la cura di importanti patologie, cancro compreso

Redazione Scienza e Conoscenza

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 73 ed è stato scritto dal dottor Fausto G. Bellabona*

La matrice extracellulare detta anche MEC o ECM è il tessuto posto letteralmente “in mezzo”, ossia che si frappone tra i diversi gruppi cellulari, assolvendo pienamente alla locuzione latina in medium virtus stat, inteso in questo caso come “questo tessuto che sta in mezzo alle cellule” (medium) “è il segreto della salute” (virtus).

La cellula, per evolversi in forme organizzate, ha dovuto creare un ambiente comune imitando in qualche modo il pianeta che ci ospita. Come la Terra (Gaia) produce un campo magnetico, influenzando la globalità dei sistemi viventi, così le linee di forza del nano-campo magnetico, prodotto da ogni singola cellula, danno vita, nel sommarsi, a una forza, un dominio di coerenza, comportante un determinato orientamento generale e variabile in clusters delle molecole d’acqua, le quali permettono l’assemblamento delle reti polimeriche che sono l’armatura strutturale della matrice, a loro volta costituite da acqua “nascosta”.

La struttura vivente trova quindi la sua attuale migliore espressione grazie a questo modello organizzativo a rete che produce continuamente se stesso per mezzo di campi morfogenetici, formando un confine impermanente rispetto all’ambiente circostante.

Com’è organizzata la Matrice Extracellulare

Vi sono tre condizioni di base sempre rispettate nell’organizzazione della MEC, senza le quali la vita strutturata sarebbe impossibile.

La prima condizione di base deve far sì che le molecole possano organizzarsi cambiando alcuni aspetti di tale organizzazione ed è la presenza di un ambiente nel quale sia attivo un campo magnetico coerente con gli obiettivi della cellula e del sistema cui la cellula appartiene. Le cellule producono campi elettromagnetici che originano principalmente dalla interazione tra mitocondri e microtubuli, ma anche tra l’ambiente intra ed extracellulare.

Tali campi elettromagnetici risentono in modo importante dell’interazione ambientale, tanto che è possibile affermare che si può sfruttare questo principio con vecchie (parlo delle tombe dei giganti in Sardegna e loro ipotizzati effetti sulla salute) e nuove applicazioni terapeutiche come la “ionorisonanza ciclotronica” (macchinario per terapia biofisica ideato da Getullo Talpo ed Emilio Del Giudice). Inserendo un sistema vivente all’interno di un campo magnetico, le sue cellule rispondono alle sollecitazioni esogene fornite dalle variazioni di tale campo, tanto da permettere, sulla base del principio di risonanza, di spostare le popolazioni ioniche dall’ambiente extracellulare a quello intracellulare e viceversa.

 

Nuovi sistemi terapeutici, come la “terapia di informazione biofisica bipolare” (il lettore può facilmente trovare in rete maggiori informazioni su questo strumento, N.d.R.) sfruttano lo stesso principio del campo magnetico applicato in modo sistemico o focalizzato: inviano un’informazione con la quale si intende manipolare, in inversione o amplificazione, il segnale prelevato dal paziente o addirittura operano direttamente con la luce, interagendo in modo pulsato e adattativo con le cellule e il loro campo informazionale. La ricerca mostra che è possibile sfruttare tale principio per informare le cellule con una velocità e una precisione almeno identica a quella farmacologica.

In natura praticamente ogni atomo risponde alle dinamiche magnetiche, ma uno fra tutti è dotato di un’intrinseca proprietà magnetica e della capacità di formare legami dando origine a una varietà infinita di composti organici: il carbonio. La presenza del carbonio, come atomo che risponde in modo regolare al campo magnetico di fondo, dovrebbe essere considerata la condizione di base accessoria alla prima perché la vita possa manifestarsi come noi la percepiamo.

La seconda condizione di base è quella che l’ambiente esterno sia “favorevole” ai fenomeni pre-vitali e vitali ed è la presenza di acqua. L’acqua è una molecola costituita da tre atomi, due di idrogeno a polarità elettropositiva e uno di ossigeno a polarità elettronegativa. Proprio grazie a questa caratteristica pronunciata polarità molecolare, l’acqua si organizza in strutture cristalline dinamiche sulla base degli ioni presenti nell’ambiente intra ed extracellulare.

La composizione ionica della MEC è un dato fondamentale dal punto di vista della salutogenesi. È ragionevole pensare che questa organizzazione nella MEC venga “orientata” dai microcampi magnetici prodotti dalla cellula e che la matrice si comporti, proprio grazie ai sali e alle proprietà degli ioni che li compongono, come un cristallo a densità e conformazione molecolare variabile in relazione all’input centrale, onde mantenere la coerenza quantistica specifica per la funzione richiesta...

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Scienza e Conoscenza n. 73 - Luglio/Settembre 2020 — Rivista >> https://bit.ly/3eE4ire

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lunedì 31 agosto 2020

Mindfulness: come trovare maggiore consapevolezza


Mindfulness: come trovare maggiore consapevolezza ed equilibrio

Consapevolezza

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Mindfulness significa consapevolezza. È una pratica che può essere coltivata esercitando l’attenzione, fermandosi e concentrandosi a sentire ciò che ci succede nel corpo e nella mente nel presente, nel momento in cui si fa l’esperienza e senza esercitare l’attitudine che ci caratterizza nel giudicare l’esperienza.

Mariapia Borgnini - 31/08/2020

La Mindfulness si può imparare. Non si tratta né di svuotare la mente né di raggiungere chissà quale alterazione di coscienza o di raggiungere il vuoto mentale o di eliminare pensieri ed emozioni. Non sono necessari anni di lunghe meditazioni per imparare. Per praticarla occorre fermarsi, restare in silenzio a osservare noi stessi con la mente vigile al presente, accogliendolo per quello che è.

Non esistono condizioni ideali per imparare gli esercizi. È fuorviante l’idea che per praticare dobbiamo avere tanto tempo a disposizione, una buona dose di calma e nessun disturbo intorno. Piuttosto è il contrario, è applicandosi nel disagio e fronteggiando l’irritazione che abbiamo l’opportunità di diventare più consapevoli di quello che ci succede, dei nostri pensieri e delle nostre reazioni negative.

Pratiche informali e formali di Mindfulness

La Mindfulness si pratica con due modalità: pratica formale e pratica informale.

La Mindfulness come pratica formale si basa sulle antiche pratiche di meditazione, esercizi che prevedono di restare fermi in silenzio, di concentrarsi e prendere coscienza di ciò che succede e avviene nel corpo e nella mente. Il focus di attenzione può avere diversi oggetti: il respiro, le sensazioni che provengono dal corpo, i rumori che ci circondano, i pensieri che attraversano la mente, le emozioni connesse.

La Mindfulness come pratica informale è invece basata sul fatto di concentrare l’attenzione nelle azioni quotidiane come occuparsi di piccole faccende domestiche o momenti di cura del proprio corpo, trasformando queste attività in occasioni per esercitarsi.

Grazie agli esercizi la mente viene allenata ad essere più consapevole con il risultato di poter affrontare con più calma e meno ansia ciò che ci aspetta nel vivere quotidiano. Attraverso gli esercizi viene praticata la disposizione a ritornare al presente, tornare a sentire le sensazioni del corpo ogni qualvolta che la mente divagando ci porta lontano dal focus di attenzione che ci siamo prefissati.

L’allontanarsi e il ritornare a praticare è un ottimo allenamento per passare dalla modalità del fare a quella dell’essere. Con la pratica e il divagare della mente è possibile scoprire il flusso del pensiero in attività. Praticando appare evidente l’insieme dei pensieri, delle sensazioni, dei ricordi o delle progettualità che attraversano di continuo la nostra mente. Possiamo così decidere quali pensieri troviamo utili, quali interessanti e cosa ne vogliamo fare. Possiamo scegliere se accettarli, conservarli oppure, osservandoli, lasciarli andare e vederli disfare come nuvole.

Ci sono studi che dimostrano che passiamo metà delle nostre ore di veglia a pensare a qualcosa di diverso da quello che stiamo facendo e questo vagabondare della mente ci può rendere infelici. Altri studi scientifici dimostrano che praticando la Mindfulness si ottengono effetti di rigenerazione delle cellule neuronali e sull’attivazione di alcune aree del cervello importanti per la salute mentale e fisica.

Ringraziamo Mariapia Borgnini del network di professionisti olistici (Phedros), psicopedagogista, autrice di numerosi libri ed istruttrice Mindfulness-based presso l’Associazione Italiana Mindfulness per il suo contributo.

 

Basta Poco — Libro >> https://bit.ly/2YLwD9J

Guida pratica alla meditazione - Se pensi che meditare non faccia per te, ti sbagli di grosso!

Sukey Novogratz, Elizabeth Novogratz

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Impara a Meditare: Meditazioni Quotidiane — Libro

Gestisci le emozioni - Riduci lo stress - Trova l’equilibrio - Migliora le relazioni

Maneesha James

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venerdì 28 agosto 2020

Le strette relazioni fra Cuore e Cervello


Le strette relazioni fra Cuore e Cervello: perche' e' necessario allinearli e tenerli in equilibrio

Neuroscienze e Cervello

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La distinzione tra il cuore-muscolo e l’area energetica-spirituale che lo accoglie sta diventando sempre meno netta, anche per la scienza: come allineare quindi cuore e cervello? Ce lo insegna la coerenza cardiaca

Elsa Nityama Masetti - 28/08/2020

Si pensa che sia il cervello che regola l’attività mentale e invece, come insegna la medicina cinese, è il cuore. È l’attività pensante che è programmata per corrispondere al cuore piuttosto che viceversa. È come essere cresciuti su un malinteso che dice: il processo cerebrale deve precedere e ottenere credito poi, semmai, vedremo anche le ragioni del cuore. Stando ai fatti, il primo a formarsi nell’embrione è il cuore. Il cervello viene dopo e ciò che prima si forma ha la precedenza e richiede il rispetto della temporalità. Perché, direte voi?

La coerenza cuore cervello

Semplice, poiché senza cuore niente cervello. Imporre l’attività cerebrale sul cuore significa bypassarlo e poi non lamentiamoci se abbiamo bisogno del bypass! E qui passo con voluta facilità dal cuore fisico al centro energetico del Cuore, all’area del torace, davanti e anche dietro. La distinzione tra il cuore-muscolo e l’area energetica-spirituale che lo accoglie sta diventando sempre meno netta, anche per la scienza. Il cuore anatomico, si scopre, non è solo una pompa e tuttavia quando si dice Cuore la mano istintivamente sa dove andare, e si poggia al centro del petto e non a sinistra dove è situato l’organo.

Allineare il cervello al cuore è ciò che prende il nome di coerenza cuore-cervello – quando la mente combacia con il cuore – ora sempre più esplorata in campo scientifico. È come un pochino sotto-mettere (in senso letterale) il principio maschile del capo (testa) a quello femminile del seno (non a caso area del cuore), i quali poi armoniosamente si affiancano. Questa sottomissione infatti va intesa alla luce di un ordine di precedenza, come di un qualcosa che si evolve grazie a chi viene prima.

Si sa il cervello – e la sua area pensante, la mente-intelletto – crede di essere il capo (da qui anche il nome di testa=capo) e vorrebbe sempre tener testa. Gli piacerebbe e ci prova, così è fatto, tuttavia è il cuore e la più ampia area ritmica che lo accoglie la sua l’intelligenza intuitiva, il Governatore, il Maestro.

Ed è mia intenzione affiancare il cuore fisiologico all’area spirituale detta del Cuore piuttosto che separarli nettamente, come mai l’antica medicina cinese e il loro Tao hanno fatto. Sebbene sia consapevole che le capacità del Cuore spirituale si espandano ben oltre forma, tempo e spazio, oltre anche l’ampio toroide di frequenze elettromagnetiche emesse dal cuore fisico, di recente sotto la lente delle nuove scienze. Tale radianza elettromagnetica permea ogni cellula del corpo, incluse quelle del cervello. E questo già dovrebbe convincere i più razionali dubbiosi a imparare di nuovo ad ascoltare la “sua voce”.

Benvenuti dell'era del cuore

Il cuore fisiologico è l’organo più sonoro del nostro corpo, il suo ritmo scandisce il contrarsi e l’espandersi del movimento della vita in ogni punto nodale dell’organismo. In questo senso tutto il corpo pulsa nel Cuore, anche se a una prima occhiata distratta potrebbe sembrare il contrario. Il cuore possiede anche un sistema nervoso autonomo, per più della metà è costituito da neuroni e può diminuire e accelerare i propri battiti senza ricevere impulsi dal cervello.

Lo sviluppo evolutivo del cervello che si è dimostrato progressivo e plastico sembra richiedere ora più che mai il coinvolgimento del cuore. Le capacità cerebrali hanno bisogno di essere illuminate dal Cuore per scoprirsi nella loro sconosciuta ampiezza. L’intelletto arriva fin dove può, e ora più che mai l’urgenza delle qualità del Cuore si fa sentire. Meglio è dire che il loro congiunto corrispondersi è la base dell’armonia mente-cuore di cui sembra necessitare una rinnovata umanità.

Quali sono queste qualità? Apprezzamento, sincerità, gentilezza, rispetto, considerazione, gratitudine, generosità, attitudine al sorriso, apertura, inclusione, gioia e dall’altro lato, dispiacere, tristezza, amarezza, chiusura… Assai auspicabili e degne di essere coltivate le prime, il troppo di ognuna di esse può provocare un senso di squilibrio. Chi, direte voi, può sentirsi squilibrato nella gioia? Se questa assume caratteristiche di attaccamento emozionale e di eccesso per esempio di esuberanza sopra le righe, di entusiasmo altisonante.

Cuore, cervello, intestino

Come si dice: sembrava gioia, ma era un calesse! Ogni organo ha un suo gemello, che lo radica. Nel caso del cuore si tratta dell’intestino tenue, l’area energetica ombelicale dell’hara della tradizione giapponese e del cosco di quella andina. Esso collabora con il cuore a veicolare in basso eventuali eccessi di energia assumendo caratteristiche digestive da un punto di visto fisiologico ed energetico, evitando congestioni, ristagni di sangue e di emozioni nella parte bassa della pancia che possono essere disfunzionali anche per le ovaie e le mestruazioni. E direi anche per i meno conosciuti effetti sulla prostata.

Soprattutto per la donna l’asse cuore-ventre è molto importante, sebbene tenda quale moderna creatura ubicata spesso nella testa a dimenticarsene. È con la pancia che sente di voler far parlare il Cuore, è nel ventre che ne percepisce la quiete e lo scombussolo, del suo ed eventualmente di quello di un nuovo essere. In lei infatti possono pulsare due cuori contemporaneamente, quale misteriosa meraviglia! E venne chiamata due cuori. Che magari nulla ha a che fare con la narrazione di un libro così titolato di cui non ricordo il contenuto.

Detto questo, che ne sappiamo noi del Cuore? Qual è la nostra esperienza diretta? Ci fermiamo ad ascoltarlo? E non intendo il suo pulsare, talvolta impazzito da non poter essere trascurato? Ci prendiamo qualche momento per conoscerlo? Per comunicare con il Cuore? Per ascoltare con i suoi orecchi, guardare con i suoi occhi? Per parlargli e parlare con la sua bocca? Per toccare, con la consapevolezza diretta che le mani sono un suo prolungamento?

Basta raccogliersi un attimo, magari chiudere gli occhi e sentire la comunicazione diretta tra il Cuore e ciò che è toccato. È un gesto semplice, di cui abbiamo dimenticato la naturalezza. Si tratta di riscoprire la differenza tra ascoltare, guardare, toccare, parlare con la testa e farlo invece con il Cuore.

Si può cominciare con la musica, iniziare consapevolmente a lasciarla entrare nel Cuore, ad ascoltarla con le sue orecchie, rimanendo in ascolto dello stesso Cuore, tornando a essere un po’ esploratori e un po’ scienziati pronti a meravigliarsi di ciò che il Cuore ha in serbo per noi. Possiamo “raggiungerlo” accompagnando il respiro, riposare nella sua ampia area, un attimo, espirando. Così come la stufa o il caminetto, una volta accesi, diventano il cuore della casa, spargendo calore, luce e senso di allegria, questo è il posto del Cuore nella nostra vita. Di un Cuore acceso. E pare quindi più di una semplice coincidenza che l’organo cuore sia legato all’elemento fuoco. Il calore, il tepore, l’apertura e la morbidezza che ci coglie vicino al fuoco, sono presenti nel Cuore. Un calore che arde e non brucia. Come l’amore saggio. Che cosa potrebbe rendere un freddo inverno più dolcemente caldo?

estratto da:

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mercoledì 26 agosto 2020

La resilienza secondo Ildegarda di Bingen

 

La resilienza secondo Ildegarda di Bingen

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Sistema endocrino, immunitario, cervello ed emozioni: la visione integrata della badessa benedettina ci insegna ad accogliere e trasformare gli urti della vita

Sabrina Melino - 26/08/2020

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 73.

Ildegarda di Bingen sintetizza con la “ruota circondata dalla Luce Vivente” l'eterno movimento della vita. Questa rappresentazione, insieme ad altri simboli femminili utilizzati a supporto delle sue visioni profetiche, accoglie in sé l'immagine del continuo movimento e di quella trasformazione che è il senso implicito della vita stessa.

Il movimento è connesso con un significato di purificazione: noi nasciamo con l’obiettivo di comprendere chi siamo all’interno dell’immenso universo creato. La nostra esistenza ha un significato specifico e diverso da milioni di altre vite che popolano il mondo e, comunque, differente da quello di vite già esistite o che esisteranno. La trasformazione in cui siamo coinvolti non è casuale, ma dovrebbe seguire un cammino che nella sua unicità è in armonia con il movimento complessivo dell’universo. Ognuno di noi ha un talento da scoprire e sviluppare in modo del tutto unico e creativo.

Come scoprirlo? Come arrivare a intuire la nostra strada? Come realizzarci attraverso e malgrado gli urti della vita?

Io prendo coscienza di me stesso attraverso relazioni di contrarietà, così come attraverso passaggi della vita che sono un urto, una resistenza.

Mi riconosco nella relazione con l’altro e negli urti che incontro nell’eterno movimento di trasformazione o, direbbe Ildegarda, di purificazione, che è la vita: nella resistenza esisto perché mi conosco.

Paura, malinconia, malattia

È dunque fondamentale come io mi relaziono con gli altri e come affronto questi urti. L’equilibrio va conquistato ogni momento della giornata: la vita è un movimento continuo che esige un altrettanto interminabile adattamento.

Non è un adattarsi passivo, ma è la conquista di un gradino più alto nel raggiungimento di uno stato di benessere ovvero di consapevolezza sempre più ampio.

Mai come in questo periodo storico siamo chiamati a mettere alla prova la nostra flessibilità e la nostra adattabilità che, secondo la badessa di Bingen, non è solo resilienza ma anche apprendimento e quindi cambiamento evolutivo.

Nel descrivere le costituzioni umane, Ildegarda definiva i timorosi come i più soggetti alla malattia e quindi i più deboli o fragili e dall’altra i sanguigni come coloro in grado di adattarsi con più facilità e quindi di restare in salute: «Vi sono uomini tristi e timorosi e con la mente piena di vaghezza, tanto da non avere una costituzione giusta, né una giusta condizione. Sono, piuttosto, come il vento forte, dannoso per ogni erba e per ogni frutto.

E in questi uomini si forma un flegma che non è né umido, né denso, ma tiepido. Tale flegma è simile al livido muco, che è resistente e si allunga come la gomma e che provoca la malinconia, nata dal fiato del serpente e genera nell’uomo ogni sorta di malanno». Colui che si lascia guidare o meglio congelare dalla costante paura diventa, dunque, per Ildegarda, più suscettibile alla malattia che lei descrive con il termine di malinconia, uno stato psicofisico caratterizzato dall’alternanza tra ira e tristezza che può condurre, se non gestito, alla malattia.

Il pauroso dunque sviluppa, più facilmente di altri, sentimenti caratterizzati da rabbia, ira, ansietà che alterano la nostra capacità di relazionarci con l’altro e di vivere gli urti fondamentali della vita come forma di apprendimento. Il timoroso sviluppa una modalità di pensiero che lo porta a vedere la realtà sempre in autodifesa: rifiuta il nutrimento e quindi la conoscenza di sé che sola può passare attraverso la relazione.

«L’indole dell’uomo timoroso – scrive Ildegarda – è sottoposta a grandi tribolazioni ed egli prova ira e tristezza e talvolta gioia, senza sentire appieno nessuno di questi sentimenti, essendo timoroso in ciascuno, come l’onda nell’acqua, e temendoli tutti in cuor suo. Alcuni di questi uomini vivono a lungo, ma la maggior parte muore presto».

Della costituzione dei sanguigni, invece, dice Ildegarda: «L’uomo sanguigno è avveduto, stabile e costante e avrà un corpo sano e vivrà a lungo. Sono lieti, non oppressi da tristezza o asprezza alcuna e rifuggono l’asprezza della malinconia».

Che cosa differenzia nel profondo il pauroso dal resiliente-sanguigno?

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Scienza e Conoscenza n. 73 - Luglio/Settembre 2020 — Rivista >> https://bit.ly/3eE4ire

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Il Potere della Resilienza — Libro

Come sviluppare le capacità per affrontare i cambiamenti della vita

Gregg Braden

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giovedì 20 agosto 2020

Che cos'e' il pensiero lucido?


Che cos'e' il pensiero lucido?

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La presenza mentale nel “qui e ora” è il solo modo per liberarci dal controllo esercitato dai sistemi di potere

Antonio Morandi - 20/08/2020

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 73.

«Scimmia punta da uno scorpione»: è questa la definizione che in India si dà della mente umana in ragione della sua continua e incessante mobilità. La mente umana è in perenne movimento, i pensieri si formano, si accavallano, si dileguano e si dissolvono continuamente, talvolta apparentemente senza un senso compiuto.

Se proviamo a rimanere fermi su un pensiero specifico, cercando di pensare a una sola cosa, ci renderemo subito conto che è difficilissimo. Le diramazioni che la nostra mente segue sono infinite, spesso improvvise, talvolta inaspettate.

Questa natura della mente, secondo il sistema di pensiero indiano, portato a uno dei suoi maggiori vertici dall’Āyurveda, è dovuta al suo scopo finale che è articolato in due parti: una è l’elaborazione e il coordinamento delle percezioni sensoriali in un modello di realtà autoreferente ed autopoietico, un centro senziente che chiamiamo ego; e l’altra è la capacità unica della mente di immaginare.

L’immaginazione costituisce la fucina e il serbatoio degli infiniti possibili modelli di realtà. Tutto ciò accade perché la mente deve offrire all’intelligenza dell’individuo modelli alternativi, diverse possibilità evolutive fra cui scegliere quella più adeguata alla realtà contingente.

Mente e intelligenza

Per capire bene questo concetto dobbiamo prima riflettere sui termini e le loro etimologie perché, come sempre, nella radice delle parole e dei loro suoni risiede l’essenza del reale. I termini che dobbiamo prendere in esame sono “mente” e “intelligenza” che erroneamente, molte volte, vengono considerati sinonimi. La parola “mente” deriva dal latino mens, mentis che a sua volta ha una radice sanscrita, “Mā”, che vuol dire “misurare”, la mente quindi misura le percezioni e attraverso queste conosce.

Il termine “intelligenza” invece deriva dal latino intus (dentro), o per alcuni inter (tra), e legere (leggere) e indica la facoltà di comprendere in profondità, non superficialmente, e di individuare relazioni e associazioni nascoste per arrivare a una comprensione più ampia e completa. Quindi l’intelligenza utilizza la mente per rilevare le informazioni sensoriali e comprendere a fondo la realtà. L’intelligenza, per operare le scelte di intervento più idonee, sceglie il modello adeguato fra le possibilità offerte dalle capacità immaginifiche della mente, al fine anche di impartire all’organismo le istruzioni per rispondere agli stimoli ambientali.

La creazione immaginifica della mente comporta una continua incursione e conseguente confronto fra futuro e passato, fra probabilità non ancora reali e memorie non più esistenti. L’intelligenza, che è nel presente, coincide con la percezione del momento, ed è quindi atemporale e pertanto senza giudizio. L’intelligenza è pensiero lucido, espressione dello stato delle cose, vede la realtà così come è senza interpretazioni.

La mente invece offre delle interpretazioni che l’intelligenza accetterà solo dopo averne verificato la congruità con la sua percezione del reale. Tuttavia, l’elaborazione successiva e continua delle esperienze percettive condiziona il funzionamento della mente verso la ricerca del piacere e l’avversione dal dolore. Fin quando questa funzione è equilibrata e viene guidata dalla supervisione dell’intelligenza è essenziale per il processo di individuazione e di sopravvivenza.

L’eccessiva identificazione della mente nei processi derivati dalla dicotomia piacere-dolore e quindi di proiezione nel futuro e nel passato alla ricerca continua di soddisfazione, portano a una prevaricazione della mente sull’intelligenza di cui ne condiziona l’efficacia discriminativa.

Il risultato finale è una interpretazione relativa, e non una percezione effettiva, della realtà che condiziona i comportamenti e, in ultima analisi, l’assetto psicofisico e la salute dell’individuo. L’equilibrio quindi fra percezioni, mente e intelligenza è determinante per la corretta azione di vita di una persona nel contesto del reale...

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giovedì 13 agosto 2020

La Medicina Omeo Sinergetica


La Medicina Omeo Sinergetica

Medicina Integrata

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La medicina, da tempo ormai, segna il passo: a un progresso tecnologico e scientifico sempre più esasperato e frammentato si accompagna, come Ulisse e la sua ombra, un incremento sempre più convulso delle malattie croniche degenerative, autoimmunitarie, dismetaboliche, neoplastiche e, non ultime, esistenziali. Negli ultimi anni e fino a oggi la medicina ufficiale si è occupata preferenzialmente del particolare, dell’analisi, facendo passare in secondo ordine un approccio di sintesi, sistemico, interrelazionale, coevolutivo delle conoscenze acquisite negli ambiti biologici e psichici.

Redazione Scienza e Conoscenza - 12/08/2020

Articolo tratto dalla Rivista Scienza e Conoscenza n. 73 - Autore Dott. Luigi Marcello Monsellato

L’atteggiamento biosistemico, al contrario di quello analitico/riduzionista, parte dalla considerazione che tutta la materia, corpo umano in primis, è interrelata, interdipendente e connessa con ogni piccolo frammento di essa e si relaziona con altri elementi generando sistemi, apparati, che stimolano lo sviluppo di organismi sempre più complessi e superiori alla sommatoria puramente aritmetica dei singoli costituenti.

Questo “qualcosa in più” rappresenta il motore dell’esistenza: la tendenza inevitabile all’evoluzione e alla scoperta del senso della Vita (Luigi Marcello Monsellato, Le sette spirali).

Malattia come richiamo alla vera essenza

In questo contesto, le malattie ci intrigano non solo come alterazioni organiche o funzionali, ma si manifestano per chiamarci alla nostra vera natura, riecheggiano la nostra vera essenza: siamo una realtà energetica calata in un corpo. «La malattia ci riguarda e non unicamente come spettatori di apparati, che nascondono i codici della Vita: essa infatti riunifica all’infinito il punto di arrivo e di partenza, permette l’orizzonte dello scambio, del confronto, della ricerca di sé stessi e, infine, guarisce biologicamente il nostro malessere esistenziale» (Luigi Marcello Monsellato, L’infiammazione e il simile).

Ed è così che la malattia incarna il nostro rifiuto inconsapevole, evidenziandosi nell’organo che più “risuona” con le emozioni e il vissuto/ percepito che vi sta dietro, l’organo che analogicamente e simbolicamente traspone quello stato d’animo.

In questo contesto si inserisce la Medicina Omeosinergetica, figlia dell’etica precaria dei tempi, della ricerca ammaliante per il divino in sé, condensato di passione, arte e impegno, è un percorso fatto di idee, di leggi, di studi, alla ricerca di un’integrazione tra piccole dosi e salute, tra respiro e senso, un paradigma che ricerca una cura della malattia grazie anche all’intervento di medici, biologi, biochimici, filosofi, sociologi, e di tutti i professionisti capaci di apportare il loro contributo seguendo il concetto secondo il quale non esiste una vera cura per una malattia senza un vero cambiamento negli apparati operativi e conoscitivi che la determinano (vedi Scuole dell’Accademia di Omeosinergia). “Topos” culturale e scientifico è l’infiammazione, il fuoco sacro della vita, visto anche i pregiudizi su di essa, sulle sue funzioni, sulla sua forza trasformante, tra l’altro iterativamente e compulsivamente limitata, raggelata da una medicina iatrogena, senza scrupoli.

Grazie alla malattia esprimiamo un disagio che va ben oltre la lesione biologica, è una informazione che permette una scarica, un riconoscimento, un’accettazione, una trasformazione, un cambiamento, una guarigione ed una evoluzione: la creazione di un nuovo equilibrio.

Medicina Omeosinergetica: la psiche-corpo che sente

La Medicina Omeosinergetica ha il pregio di recuperare l’importanza strategica della compo-nente psico-percettiva (vedi Filosofia Omeosinergetica): al centro è collocato il linguaggio della psiche-corpo che sente.

Così le segnalazioni mnemoniche poliproteiche dell’ippocampo fremono con le continue dialettiche ipotalamiche, con il compiacimento emozionale delle amigdale, la leale trasduzione ipofisaria, le piattaforme immunitarie salvavita e procedono lungo la matrice extracellulare, devoto e febbrile custode dei sistemi viventi, tramite il flusso molecolare, le fenestrature endoteliali, gli iperboloidi connettivali, gli attrattori matricali, il glicocalice delle ruote molecolari delle membrane, suggerendo come dar forma ai processi della psiche, evocando un sapere plurale e autoregolatorio, evidenziando che la dimensione culturale comunica con la dimensione biologica e che entrambe si influenzano vicendevolmente.

Secondo la visione della Medicina Omeosinergetica noi siamo il palcoscenico di un teatro, dove di volta in volta attiriamo l’interprete più consono a rivelare le emozioni che proviamo, le tensioni, le contraddizioni, i rifiuti, le abitudini in atto dentro di noi. Ecco l’importanza degli eventi che incidono sulla vita come, ad esempio, il rapporto con la madre, con il padre, con i partner, o anche eventuali eventi traumatici passati, dell’altro, della relazione, vero motore della nostra realtà quotidiana (vedi Epigenetica Relazionale, EpiRel).

In tal senso, grazie a un percorso Omeosinergetico di consapevolezza, è necessario cambiare la prospettiva nel vedere la stessa realtà, consentendo la formazione di nuovi circuiti neuronali, di rinnovare e potenziare le comunicazioni ormonali, riattivare e amplificare le risposte immunitarie.

Rimedi ecosistemici

A tal fine, ecco i farmaci omeosinergetici, veri enigmi energetici/kinesiologici, che si evidenziano come integrazioni biochimiche in scale milli, micro, nano pico e femto moli, che si alimentano di inconsumabili energie estratte dal mondo vegetale, animale, minerale, la cui azione si appalesa per similitudini recettoriali, per risonanze intime, essendo poi in grado di modulare direttamente la risposta biologica, di supportare le geometrie mesenchimali, le armonie cellulari, le tempeste emozionali ed il brusio del pensiero, che ridelinei alla fine l’architettura del Sistema di Regolazione di Base.

In tal modo la Medicina Omeosinergetica ricrea armonia e consapevolezza, richiamando le leggi della Natura e amplificandone le sue energie. Siamo noi stessi, tramite la saggezza intrinseca del nostro organismo, a consentire alla nostra forza innata rigeneratrice, di optare per il percorso più adatto. Valorizzare la malattia è già una cura, lasciar fare al nostro corpo, a parte le emergenze, è una terapia, diventarne consapevoli per poi accettarle è la guarigione.

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martedì 11 agosto 2020

Il pensiero ha il potere di modificare il cervello

 

Il pensiero ha il potere di modificare e organizzare il cervello, il corpo e l’ambiente

ce ne parla l’oncologo Claudio Pagliara

Consapevolezza e Spiritualità

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Carmen Di Muro - 11/08/2020

Non di rado solo piccoli sforzi in più possono fare la differenza tra gioia e sofferenza, benessere e malessere, tra vita e morte. Piccoli passi che possono condurre a grandi risultati. La via della guarigione diventa quel sentiero dorato che brilla dentro ognuno di noi e che può essere battuto con fede e perseveranza, nel momento in cui riusciamo a lasciarci guidare dalla bellezza delle cose, guardandole da una prospettiva diversa.

Solo così la malattia può trasmutarsi in strada maestra per comprendere cosa c’è da cambiare, decidendo di percorrere una nuova via. Ed è questo che con coraggio insegna il dottor Claudio Pagliara, noto oncologo, specialista in medicina olistica, nonché grande amico e maestro di vita. La nostra conoscenza è stata sancita dallo stesso obiettivo, che ci ha dato la possibilità di intraprendere un cammino comune di grande stima professionale e lavorativa, la cui meta è una luce che mira ad accendere la consapevolezza in ogni persona che si trova lungo il nostro percorso. I pazienti sono i più grandi maestri di vita, insegna Claudio. Quelle stesse persone che hanno in sé tutta la forza e gli strumenti necessari per godere appieno della salute e della gioia.

Tantissime patologie, oltre alle cause imputabili all’ambiente e alla genetica, si nutrono dell’incapacità di rendere straordinaria la nostra esistenza. Questo il presupposto di partenza che ha sempre motivato il suo lavoro di specialista, ma soprattutto la convinzione che non si può credere di curare con efficacia qualunque malattia, pensando solo all’organo ammalato, trascurando il vissuto del paziente e separandolo dal suo contesto sociale, ambientale e culturale. Cosi come esistono delle leggi che governano le energie del mondo esteriore, così, anche, esistono precise leggi che governano le potenti energie dell’universo mentale e corporeo.

La guarigione prevede lo sviluppo delle potenzialità del paziente, perché ogni vero cammino terapeutico è anche un percorso di crescita interiore. Ed oggi sono moltissime le evidenze che dimostrano la maggiore efficacia di questo tipo di approccio nel decorso di diverse patologie, compreso il cancro, in quanto in ciascun essere umano ci sono potenzialità enormi e misteriose che aspettano solo di essere conosciute e mobilizzate.

Carmen Di Muro: Ricerche scientifiche sempre più numerose e rigorose dimostrano come le nostre convinzioni creano la realtà in cui viviamo. Che ruolo ha la nostra mente nella prevenzione e nella cura del cancro?

Claudio Pagliara: La mia esperienza clinica e i dati della ricerca più avanzata dimostrano che il nostro cervello è il più efficiente produttore di farmaci e di veleni. Anche l’effetto placebo, l’effetto nocebo e la profezia che si auto-avvera, dimostrano lo stretto legame e l’interdipendenza fra la mente, il corpo e l’ambiente. Il pensiero ha il potere, dal sapore divino, di modificare e organizzare il cervello, il corpo e l’ambiente. È proprio vero: in principio era il Verbo, cioè il logos (il pensiero all’interno, la parola all’esterno). Il logos diventa materia e ha il potere di costruire e di distruggere. Le nostre convinzioni creano la nostra realtà. Da qui l’importanza notevole della nostra mente nella nascita e nell’evoluzione del cancro...

Cosa troverai nell'articolo?

Mal-attia o Ben-attia? Quale secondo te tra i due termini appare più adeguato?

Il grande dottor Umberto Veronesi sosteneva che “il cancro si vince con un informazione corretta”. Oggigiorno, sempre più spesso, vengono divulgate informazioni confuse che creano ansia e paura. Quali sono le verità scomode che ci vengono negate?

In questi ultimi anni diverse patologie stanno conoscendo una crescita esponenziale. Le cause sono di vario genere, ma un fattore prioritario è giocato dall’alimentazione. Può una dieta sana diventare garante del pieno metabolismo energetico della vita?

Quali sono le linee guida alimentari preventive da poter adottare nella vita di tutti i giorni per combattere l’insorgenza dei tumori?

La scienza medica è in costante evoluzione e si occupa sempre più di preservare la salute attraverso uno sguardo complessivo che investe l’essere umano nella sua interezza.  Da fervido esponente della medicina olistica, quanto essa si dimostra efficace nel favorire un percorso di guarigione?

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lunedì 10 agosto 2020

EFT: un salvavita dallo stress

EFT: un salvavita dallo stress

Psicologia Quantistica

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«Eft è un un semplice e potente processo che può profondamente influenzare l’attività dei geni, la salute ed il comportamento» - parola di Bruce Lipton...

Carmen Di Muro - 08/08/2020

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 73.

Nell’ultimo periodo abbiamo sperimentato situazioni che ci hanno fatto sentire impotenti, arrabbiati, in preda al turbinio di pensieri ed emozioni caotiche. Pensieri e sentimenti difficilmente gestibili, di cui tutt’ora ci sentiamo prigionieri. D’altronde, al mondo esteriore fa sempre eco quello interiore.

Sebbene, fino a qualche mese fa, non capitava spesso che ci trovassimo in situazioni minacciose per la nostra integrità fisica, nell’ultimo periodo le vicende pandemiche hanno messo a dura prova tutte le nostre certezze interiori, facendoci vacillare. E questo è tutto ciò che basta per mettere in moto la ben nota risposta da stress: una reazione adattiva, psicofisiologica, indispensabile per proteggerci dai rischi che minano la nostra sopravvivenza. Questa risposta viene innescata, più spesso di quanto si possa pensare, da fattori interni (emozioni spiacevoli, ricordi traumatici, convinzioni limitanti) che vengono amplificati dalle circostanze esterne.

Molti studi, infatti, dimostrano che per 95% del tempo noi funzioniamo in base a programmi inconsci, la maggior parte dei quali creati nei primi anni di vita. Queste credenze limitanti fanno sì che percepiamo come stressanti non solo reali pericoli, ma anche stimoli innocui che contribuiscono a creare stress cronico, e a tenerci di sovente nella reazione di “attacco-fuga”.

Questa, se non disinnescata, provoca a lungo andare degli scompensi sull’intera fisiologia, che diviene maggiormente vulnerabile all’attacco di agenti patogeni e al rischio di malattia. Ciò sembra lasciarci pochissimo margine di scelta. Ma siamo certi che le cose debbano andare per forza così? E se invece disponessimo di uno strumento per affrontare la vita in modo equilibrato e sereno?

EFT: Emotional Freedom Techniques

Concepite da Gary Craig, ingegnere e coach americano, alla fine degli anni ‘90, le Tecniche di Libertà Emotiva (o EFT, dall’inglese Emotional Freedom Techniques) si basano sulla corrispondenza tra emozioni negative e blocchi nel sistema energetico.

Il metodo combina la secolare sapienza della medicina tradizionale cinese, ai più recenti elementi della psicologia moderna, agendo sull’energia che scorre lungo i meridiani del corpo (come in agopuntura) per sbloccarla ed “istruirla”. Infatti, basta picchiettare con le dita – per questo la EFT è conosciuta anche come tapping – delle aree specifiche del nostro corpo, chiamate agopunti, per riequilibrare il flusso energetico, così da incidere su problemi e traumi di carattere emotivo.

Il principio che sta alla base di EFT è che, ogni disturbo, è legato a un blocco nella circolazione energetica che può essere sciolto per mezzo del tapping, mantenendo focalizzata l’attenzione sul problema da risolvere. In questo modo si ottiene la riattivazione del flusso vitale che porta il sistema mente-corpo a ritrovare il suo naturale equilibrio.

resistenza elettrica di 300 volte inferiore rispetto al resto della superficie corporea, pertanto toccarli fa sì che vengano trasmesse più velocemente le informazioni al cervello. Una ricerca dell’Università di Medicina di Harvard ha dimostrato che il tapping è un ingrediente attivo, che riduce l’attività dell’amigdala e dell’ippocampo e di altri centri nervosi correlati alla paura.

Ciò significa che l’EFT interrompe la reazione di fight or flight. Tale concetto è sostenuto anche da studi che mostrano un livello di cortisolemia ridotto di almeno il 26% dopo soli 20 minuti di tapping. L’effetto che la persona percepisce è di rilassamento immediato con la possibilità di vedere la situazione da un’altra prospettiva.

L’EFT è una pratica di auto-aiuto che rientra tra le tecniche evidence-based. Negli ultimi anni, sono stati pubblicati più di 100 studi clinici che ne riconoscono l’efficacia in relazione a numerose condizioni tra le quali ansia, depressione, Post Traumatic Stress Disorder (PTSD), fobie, craving e sintomi fisici di varia natura (Stapleton, 2019).

Come funziona EFT?

Le tecniche di EFT ci permettono di lavorare sulle emozioni e sulle sensazioni fisiche spiacevoli, servendo da catalizzatori per il loro rilascio, facilitano la comunicazione con l’inconscio, facendo da trigger per l’emersione di traumi rimossi.

Numerose sono ormai le evidenze che dimostrano la correlazione tra traumi, soprattutto quelli in età precoce, e l’insorgenza di disturbi psichici e fisici. Diventa pertanto essenziale la risoluzione di tali eventi dolorosi.

Con EFT è possibile lavorarci in modo efficace, sciogliendo sia le emozioni spiacevoli collegate, che le convinzioni limitanti che sono state create nei momenti di apex emotivo di tali avvenimenti.

Non di rado la gran parte di noi teme le proprie emozioni in quanto ha paura di perdere il controllo o di non saperle gestire. Avere uno strumento che riduce costantemente la sensazione di allerta permette di riprendere confidenza con il proprio sentire.

Come sostiene Cristina Dobrea, medico psichiatra, trainer della tecnica di EFT e referente per l’Italia dell’“EFT and Matrix Reimprinting Academy” (EFTMRA) inglese, che si occupa fattivamente di formare le persone sull’utilizzo di questo semplice, quanto potente strumento: «Le emozioni conoscono da sole la strada per andarsene, siamo noi che non accogliendole e non ascoltando il loro messaggio le tratteniamo».

A noi, allora, il compito di darci il permesso di scoprirle, sentirle e liberarle.

BIBLIOGRAFIA

Stapleton P. (2019) The Science Behind Tapping: A Proven Stress Management Technique for the Mind & Body. Hay House Inc.

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Scopri il Potere di EFT - La guarigione a portata di mano — DVD

Impara le tecniche di Liberazione Emozionale - 10 storie per un emozionante film documentario - Con la partecipazione di Bruce Lipton, Bob Proctor, Jack Canfield, Bob Doyle, Joe Vitale

Jessica Ortner, Nicholas Polizzi, Nick Ortner

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martedì 4 agosto 2020

Gli Esosomi e l'origine della vita


Gli Esosomi e l'origine della vita

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Quest’articolo vuole presentare nella maniera più comprensibile possibile quello che oggi sappiamo sugli esosomi e sul loro possibile ruolo nel generare la vita. Il nostro corpo non è un insieme di singoli organi e compartimenti che solo in alcune circostanze particolari interagiscono fra loro. Quello che oggi sta emergendo in maniera sempre più chiara è che gli esosomi sono il mezzo, di dimensioni nanometriche, che il nostro corpo utilizza per connettere, probabilmente in maniera continua, i vari organi e apparati

Stefano Fais - 03/08/2020

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 73 ed è stato scritto da Mariantonia Logozzi e Stefano Fais.

Quando, all’inizio del Duemila, il nostro gruppo di ricerca ha iniziato a studiare la capacità delle vescicole extracellulari rilasciate da tumori di controllare la risposta immunitaria antitumorale, uccidendo di fatto i linfociti che avrebbero in realtà dovuto uccidere il tumore, mai avremmo pensato che si arrivasse a questa rivoluzione epocale sia nella ricerca in medicina sia nella scienza in genere. Abbiamo iniziato lavorando insieme al gruppo della dottoressa Rivoltini dell’Istituto dei Tumori di Milano, e ci siamo resi conto dell’importanza di queste vescicole sia nel funzionamento del nostro corpo sia nella patogenesi di quasi tutte le malattie conosciute. Oggi siamo certi del fatto che le vescicole extracellulari delle più piccole dimensioni, chiamate appunto esosomi, hanno una struttura e un corredo interno che potrebbe consentire loro di partecipare all’origine di organismi completi, anche in esseri viventi molto complessi, compreso l’essere umano. Certamente non si sa tutto, ma si ha costantemente l’impressione che qualsiasi ipotesi, anche la più azzardata e fantasiosa, sul ruolo degli esosomi sia poi dimostrabile. Troviamo che sia un argomento di un interesse enorme, di cui si parla pochissimo, e che sia arrivato il momento di presentarlo a un pubblico più ampio di quello ristretto dell’ambiente scientifico.

Quest’articolo vuole presentare nella maniera più comprensibile possibile quello che oggi sappiamo sugli esosomi e sul loro possibile ruolo nel generare la vita. Il nostro corpo non è un insieme di singoli organi e compartimenti che solo in alcune circostanze particolari interagiscono fra loro. Quello che oggi sta emergendo in maniera sempre più chiara è che gli esosomi sono il mezzo, di dimensioni nanometriche, che il nostro corpo utilizza per connettere, probabilmente in maniera continua, i vari organi e apparati.

Cosa sono gli esosomi?

Ci è stato insegnato che il nostro corpo è suddiviso in organi e apparati, tanto che in medicina si sono moltiplicate le specializzazioni che formano medici particolarmente indirizzati alla conoscenza di un singolo organo o apparato. Il nostro corpo è altresì un unicum che in qualsiasi momento funziona come un insieme di organi e apparati, apparentemente separati fra loro, ma invece strettamente connessi sia nel mantenere uno stato cosiddetto normale, sia nel fronteggiare le urgenze. Purtroppo, ad oggi, non è ancora completamente chiaro il modo in cui le cellule interagiscano tra loro, sia all’interno di un organo che a distanza. Solo forse nell’ultimo decennio ci si sta rendendo conto che esiste un meccanismo continuamente operante all’interno del nostro corpo, che mantiene un altissimo livello di interconnessione fra organi e apparati, senza bisogno di fibre conducenti o di canali preferenziali. Esistono evidenze secondo le quali tutte le cellule rilasciano vescicole nell’ambiente extracellulare e queste vescicole sono in grado di circolare attraverso il sangue.

Sono chiamate appunto “vescicole extracellulari” (EVs) e sono separabili attraverso ultracentrifugazione sia da terreni di coltura sia da liquidi corporei. Le EVs sono di dimensioni inferiori

ESISTONO EVIDENZE SECONDO LE QUALI TUTTE LE CELLULE RILASCIANO

VESCICOLE NELL’AMBIENTE EXTRACELLULARE

E QUESTE VESCICOLE SONO

IN GRADO DI CIRCOLARE ATTRAVERSO IL SANGUE

ai limiti di rilevazione dell’occhio umano (i.e. <1 micron); sono comprese tra 500 micron e 30 nanometri, e trasportano una grande varietà di molecole, incluse le proteine, i lipidi e gli acidi nucleici (RNA e DNA).

Si possono suddividere i tre tipologie:

● gli esosomi, le vescicole più piccole che si formano seguendo la via endosomiale ter- minando in strutture chiamate Corpi Multivescicolari (Multivesicular Bodies, MVB);

●  le microvescicole, probabilmente han- no un’origine più complessa: è verosimile che possano formarsi anche dalla fusione fra esosomi, ma la loro formazione più accreditata è attraverso una gemmazione dalla plasmamembrana della cellula nell’ambiente extracellulare di vescicole che trasportano materiale prodotto dalla cellula stessa;

●  i corpi apoptotici, caratteristici delle cellule che stanno morendo.

Gli esosomi e le microvescicole sono molto di- versi tra loro, ma hanno caratteristiche comuni per dimensioni e contenuto: entrambi traspor- tano RNA, proteine e lipidi, e sono coinvolti nella regolazione di varie funzioni biologiche, tramite diversi meccanismi molecolari.

[Continua… ] Scopri l’importanza degli esosomi nella prevenzione e cura del cancro su Scienza e conoscenza n. 73

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