giovedì 2 aprile 2020

5G: tra rischi e salute



5G: tra rischi e salute

Critica al sistema sanitario


L’avvento dell'ultima generazione della telefonia mobile accende nuovamente i riflettori sulla pericolosità dei campi elettromagnetici

di Diego Tomassone

Articolo tratto da Scienza e Conoscenza 71

Si è svolto il 5 novembre 2019 alla Camera dei Deputati il partecipatissimo convegno “Moratoria nazionale 5G, tra rischi per la salute e principio di precauzione” promosso dall’Alleanza Stop 5G e da parlamentari delle più svariate appartenenze politiche: presenti relatori di grande spessore scientifico quali Olle Johnsson, Annie J. Sasco, Marc Arazi.

L’evento ha seguito quello del 19 ottobre 2019, dove nella sede dell’Ordine dei Medici di Torino, si è tenuto un altrettanto interessante congresso dal titolo: “Onde EM, quali effetti sulla salute?”, dove hanno relazionato medici e ingegneri di spessore, nonché membri dell’Associazione Italiana Elettrosensibili.

Perché tutto questo interesse per la quinta generazione della telefonia mobile?

Facciamo un passo indietro: come tutti (o quasi) sanno, attualmente la tecnologia di reti e telecomunicazioni è arrivata alla quarta generazione, denominata “4G”, e stiamo arrivando molto velocemente al 5G (quinta generazione). Con questa nuova tecnologia si passerà a una trasmissione dati ancora più veloce e “l’Internet delle cose”, cioè un sistema di connessione di più oggetti per facilitare la vita quotidiana, diventerà realtà.

Fin qui tutto bene, ben venga una vita migliore e ancora più comoda!

Il problema però, quando si parla di nuova tecnologia, è sempre lo stesso: i principi di precauzione e di prevenzione sono stati rispettati? Ci sono sufficienti lavori scientifici che decretano senza ombra di dubbio che questa nuova tecnologia così efficiente e affascinante, è anche sana e pressoché priva di rischi?

Dire "NO" al 5G

Proprio di questo si è parlato nei due convegni, dove sono emerse importanti criticità in merito a questa nuova tecnologia. Esiste infatti una corposa letteratura scientifica attestante che gli effetti biologici dei campi elettromagnetici (CEM) vanno ben oltre la sola azione di riscaldamento acuto, quella su cui si basano i limiti di legge.

Le onde del 5G, in particolare, penetrano nella cute fino a 10 mm, con effetti sia locali (cellule cutanee, terminazioni nervose, microcircolo) che sistemici per rilascio di mediatori infiammatori.

Emerge inoltre con chiarezza l’inadeguatezza dei limiti vigenti anche in Italia – che pur vanta una delle legislazioni più cautelative. Il nostro Paese ha adottato un limite di 6 V/m (volt su metro) e se si pensa che fino agli anni Quaranta del secolo scorso il fondo naturale pulsato era pari a 0,0002 V/m, ben si capisce l’enorme aumento del “groviglio” elettromagnetico cui siamo tutti esposti.

Il Comitato europeo per i rischi da radiazioni (Ecrr), tenendo conto degli studi pubblicati nel 2018 dal National Toxicology Program (Ntp) e dall’Istituto Ramazzini, ha recentemente proposto di adottare anche per le radiofrequenze limiti che – come per le radiazioni ionizzanti – tengano conto dell’effetto cumulativo e adottino fattori correttivi legati alla frequenza, all’età e alla tipologia delle persone esposte. A questo proposito esiste una vera “schizofrenia” normativa, perché, ad esempio, da un lato il Consiglio d’Europa raccomanda agli Stati membri di fissare soglie preventive che non superino gli 0,6 V/m e di ridurre questo valore a 0,2; dall’altro la Commissione europea raccomanda la commercializzazione su larga scala del 5G, con cui si prevede un aumento dei limiti fino a 61 V/m.

5G: senza misurazione del pericolo non c'è sicurezza

Se si aggiunge che non esistono attualmente strumentazioni in grado di misurare i campi elettromagnetici generati dal 5G, che le agenzie di protezione ambientale (come ARPA) dispongono solo di modelli teorici da validare nella pratica e che la normativa attuale è del tutto inadeguata e impreparata a regolamentare gli scenari generati dal 5G, come si potrà stabilire se i limiti vengono superati, se non c’è neppure la possibilità di eseguire misurazioni?

Da medico clinico, ancor prima che da ricercatore, confermo che parecchi disturbi possono essere causati dai campi EM, ed è facilmente verificabile se i disturbi sono causati da queste onde, perché in assenza di altre cause eziologiche, allontanandosi dalla fonte irradiante scompaiono.

Continua la lettura su Scienza e Conoscenza 71:

Scienza e Conoscenza n.71 - Gennaio/Marzo 2020 - Rivista Cartacea — Rivista >> http://bit.ly/38ofSnq
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lunedì 30 marzo 2020

Il sistema nervoso del cuore



Il sistema nervoso del cuore

Medicina Integrata


Scopriamo i meccanismi fisiologici di comunicazione cuore-cervello e il modo in cui l’attività del cuore influenza le percezioni, le emozioni, l’intuito e la salute

Carmen Di Muro - 30/03/2020

La scoperta di un vero e proprio sistema nervoso all’interno del cuore risale al 1991, quando uno dei primi pionieri della Neurocardiologia, il dottor J. Andrew Armour, ha introdotto il concetto di “cervello del cuore”. Il cuore-cervello, come viene comunemente chiamato, o sistema nervoso cardiaco intrinseco, è una rete complessa di gangli, neurotrasmettitori, proteine e cellule, molto simili a quelle cerebrali. Tali circuiti gli permettono di agire indipendentemente dal cervello craniale per imparare, ricordare, prendere decisioni e persino sentire. L’attività discendente dei rami simpatico e parasimpatico dell’SNA è integrata nel sistema nervoso intrinseco del cuore insieme ai segnali derivanti dai suoi neuroni sensori che ne rilevano la pressione, la frequenza, il ritmo cardiaco e gli ormoni. Le informazioni afferenti elaborate contribuiscono a sincronizzare globalmente l’attività delle aree frontocorticali, subcorticali e della corteccia motoria, influenzando fattori psicologici come il livello di attenzione, la motivazione, la sensibilità percettiva e l’elaborazione emotiva.

Cuore, cervello, mente e corpo sono connessi

Queste ricerche svolgono un ruolo importante nel chiarire i processi di base che connettono cuore, cervello, mente e corpo, mettendo in luce che una funzionalità sana e ottimale è il risultato di interazioni dinamiche tra molteplici sistemi di controllo neurali, ormonali e meccanici, sia a livello locale che centrale. Ma questo non è tutto. Oltre alla vasta rete di trasmissione neurochimica che collega l’organo cardiaco, la psiche e il soma, i ricercatori dell’HMI hanno fatto una scoperta ancora più sorprendente: il cuore trasmette informazioni essenziali tramite interazioni di campi elettromagnetici.

Comunicazione cardio-elettromagnetica

“Il nostro cuore è un’ondata di luce” potrebbe dire chi si lascia trasportare dal dolce sentire celato in ogni pulsazione dell’organo primo del nostro corpo. Ma cosa significa realmente?
Gli scienziati dell’HMI hanno riscontrato che il “cuore fisico”, oltre ad avere ampie connessioni afferenti con i centri corticali, ha anche canali di comunicazione che operano nel dominio della frequenza, al di là dei limiti dello spazio-tempo, e che lo collegano con il “cuore energetico” il quale può informare virtualmente, momento per momento, i circuiti del sistema biologico.

È stato visto che il cuore genera il campo elettromagnetico più potente e più esteso del corpo, 5000 volte più ampio rispetto a quello cerebrale, che può essere rilevato a diversi metri di distanza, in tutte le direzioni, attraverso un dispositivo superconduttore a interferenza quantistica (SQUID) basato su magnetometri.

Il campo del cuore agisce come un’onda portante di informazioni, fornendo un segnale di sincronizzazione globale per l’intero organismo. Specificamente, l’informazione codificata agisce per in-formare (letteralmente, dare forma a) l’energia di tutte le funzioni corporee e per coordinare i processi fisiologici nel suo insieme. Ogni cellula è, infatti, immersa in un ambiente, esterno e interno, di fluttuanti forze magnetiche invisibili. L’evidenza sperimentale dimostra che le chiare modalità ritmiche nella variabilità delle onde elettromagnetiche – nella pressione sanguigna e in quella sonora – prodotte dall’attività del ritmo cardiaco sono alterate e modellate dall’esperienza di differenti emozioni, la cui qualità determina il tipo di segnale che il nostro cuore trasmette alla corteccia cerebrale...

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giovedì 26 marzo 2020

RIFE combo mix #02 Frequencies FLU Corona Virus

Epigenetica: l'Occidentalis Karma



Epigenetica: l'Occidentalis Karma

Medicina Integrata


Possiamo davvero cambiare il nostro Karma e il nostro DNA? La risposta è sì: se ci affidiamo alla conoscenza di noi stessi

di Antonio Morandi

Articolo estratto da Scienza e Conoscenza 71

Come si esprime il Karma nella dimensione umana? Sempre citando le antiche saggezze potremmo dire “come in cielo così in terra”. Infatti, come vedremo, non ci sono molte differenze tra le regole che valgono per l’universo e quelle che valgono per il singolo individuo.

Un essere vivente consiste in una certa quantità di energia controllata da informazioni che ne determinano la configurazione in quello che viene percepito come un organismo. Tutte le informazioni del sistema interagiscono e si auto organizzano, definendosi in un sistema armonioso. Ogni punto di queste configurazioni energetiche è collegato con tutti gli altri in modo reciproco, quindi alla variazione di un punto corrisponde la variazione di tutti gli altri punti. Queste variazioni sono informazioni diverse che definiscono nuove configurazioni. In questa rete ogni punto è contemporaneamente causa ed effetto. Individuo e ambiente sono quindi legati in modo indissolubile e ogni azione genera un effetto sia a livello locale che a distanza.

La legge del Karma o di causa-effetto è ciò che regola questo tipo di interazioni. Il Karma è l’insieme delle informazioni che caratterizzano ogni punto dell’universo e ogni individuo. Lo schema energetico di ogni individuo, quello che nel sistema di conoscenza indiano viene chiamato Prāna, è definito dalle informazioni e quindi dal Karma, a cui è vincolato. Ogni nostra azione ed esperienza contribuiscono continuamente a creare il Karma.

Il Karma è epigenetica

Su questa base non è quindi tanto assurdo accostare il concetto di Karma a quello della Genetica ed Epigenetica. I due concetti, espressioni di mondi apparentemente lontani, sono invece vicini e ci consentono di penetrare meglio nel pensiero indiano senza tempo e di meravigliarci sempre della stupefacente profondità e precisa conoscenza scientifica in esso racchiusa.

L’epigenetica (dal greco epi- επί- che vuol dire oltre, sopra, esterno) è lo studio dei fenomeni e delle relazioni ambientali che agiscono sul DNA attivandone o disattivandone i geni. Questo è un fenomeno molto importante per la generazione dei diversi tipi cellulari durante lo sviluppo embrionale. Tutte le cellule contengono lo stesso genoma che negli esseri umani ammonta a circa 20.000 geni. L’attivazione specifica o meno di alcuni di questi determina la differenziazione di una cellula in un tipo, es. un neurone, o in un altro, ad esempio un epatocita. Il meccanismo epigenetico ha quindi una forte influenza sullo sviluppo di un organismo e ne può alterare gli specifici tratti individuali.

Attualmente si conoscono tre meccanismi in grado di produrre questo risultato:

1. la metilazione del DNA,

2. l’acetilazione degli istoni, proteine che compongono la cromatina,

3. il silenziamento dei non-coding RNA (ncRNA) associati ai geni.

Tutti questi meccanismi agiscono sui geni, lasciando però intatta la struttura del DNA, poiché l’azione avviene attraverso degli elementi che “spengono” determinati geni. In pratica questi markers epigenetici alterano l’accesso al DNA in modo tale che l’espressione dei geni risulti alterata o bloccata.

La cosa interessante è che questi meccanismi possono essere indotti da infiniti fattori, molti dei quali sono riferibili a variazioni ambientali e comportamentali. Dieta, stile di vita, inquinamento, così come meditazione o regolare esercizio, possono agire attivando o reprimendo particolari geni e avere quindi un’influenza permanente a livello dell’espressione del genoma. La cosa straordinaria è però che questi cambiamenti possono essere trasmessi di generazione in generazione. Una modificazione epigenetica indotta dall’ambiente o da un comportamento appreso, può essere ereditata ed esprimersi nelle generazioni successive.

A tal riguardo sono stati condotti studi dai risultati sconcertanti.

Durante la seconda guerra mondiale sono avvenuti episodi estremi che, pur nella loro atrocità, hanno fornito prezioso materiale di studio sui loro effetti sugli esseri umani.

Ad esempio il gruppo di ricerca guidato da Rachel Yehuda ha dimostrato qualche anno fa che i sopravvissuti all’Olocausto presentavano alterati livelli di ormoni connessi allo stress. I loro livelli di cortisolo, ormone che aiuta a recuperare dallo stress, era più basso del normale; e tanto più giovani erano i soggetti al momento del trauma tanto peggiore era la loro situazione da adulti.

Gli stessi soggetti presentavano anche un basso livello di un enzima che metabolizza il cortisolo, permettendone così una maggiore quantità circolante e quindi un migliore adattamento allo stress. Gli stessi autori hanno recentemente dimostrato che anche i discendenti dei sopravvissuti all’Olocausto presentano un basso livello di cortisolo, che probabilmente li predispone a sindromi ansiose. Sorprendentemente i discendenti presentavano elevati valori di un enzima che invece attiva la produzione di cortisolo.

Le modificazioni epigenetiche dovute allo stress dei campi di concentramento non solo si sono trasmesse alle generazioni successive, ma le hanno anche preparate per affrontare e adattarsi a una situazione simile a quella subita dalla prima generazione.

Sempre durante la seconda guerra mondiale, nel settembre 1944 i nazisti bloccarono per rappresaglia le forniture alimentari alla popolazione olandese, facendo sprofondare il Paese in una spaventosa carestia. Quando i Paesi Bassi furono liberati, nel maggio 1945, più di 20.000 persone erano morte di fame. Uno studio epidemiologico ha evidenziato che i bambini nati o in gestazione durante questo periodo di carestia hanno sviluppato in età adulta un maggiore tasso di cardiopatie coronariche e obesità. In questi casi si è notata una minore metilazione del DNA del gene del fattore di crescita insulino-simile II (IGF2) la cui azione è in relazione alle patologie osservate.

Modificazioni anche nella vita di tutti i giorni

Le modificazioni su base epigenetica non riguardano solo i casi estremi, possiamo trovarne molti esempi nella vita di tutti i giorni.

È stato infatti dimostrato come l'esposizione della madre all'inquinamento possa avere un rilevante impatto sulla suscettibilità del bambino all’asma, e che l’apporto di vitamina D potrebbe modificare la metilazione del DNA che influenza il funzionamento della placenta.

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Data pubblicazione Gennaio 2020
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martedì 24 marzo 2020

Covid-19 e Paura



Covid-19 e Paura

Consapevolezza


Il cuore sobbalza, il fiato si spezza. È l’era del monito della paura, della pandemia, del contagio, della morte, di perdere tutto. Un momento difficile. Una crisi epocale. Vi è chi la sfiora e chi la rifiuta, chi la guarda e non la vede e chi la vede senza capire, chi trema e si chiude. Un fenomeno calamitante, che cresce fobicamente, ora dopo ora, dove diviene sempre più difficile guardare la situazione da una visuale positiva e priva di timori.

Carmen Di Muro - 23/03/2020

È l’era dell’ombra e degli spettri. Il cuore sobbalza, il fiato si spezza. È l’era del monito della paura, della pandemia, del contagio, della morte, di perdere tutto. Un momento difficile. Una crisi epocale. Vi è chi la sfiora e chi la rifiuta, chi la guarda e non la vede e chi la vede senza capire, chi trema e si chiude. Un fenomeno calamitante, che cresce fobicamente, ora dopo ora, dove diviene sempre più difficile guardare la situazione da una visuale positiva e priva di timori. Eppure, tutti parlano della necessità di una collaborazione globale per la salvaguardia da un virus che si sta velocemente diffondendo in maniera preoccupante. Pochi però sembrano considerare il dilagante allarmismo che genera un altissimo grado di PAURA: un vero e proprio campo apocalittico che ci stiamo creando da soli.

A questo riguardo, facciamo un po’ di chiarezza.

Pensiamo, che sotto il profilo biologico la paura è un’emozione che ha una valenza positiva indispensabile per la sopravvivenza e l’evoluzione. Questo è quanto succede quando essa è “adeguata” al pericolo, svolgendo la sua funzione entro i limiti che la rendono efficace. Diverso invece è nel caso attuale, in cui non soltanto non è utile, ma è decisamente dannosa poiché perde la sua originaria funzione biologica e diventa d’ostacolo all’adattamento, sconfinando nel patologico, tanto da inficiare le normali attività quotidiane e allontanare ancor di più dal mondo. Questa informazione penetra in profondità creando un campo di psicosi collettiva che genera una realtà interiore ed esteriore separata e sempre più fallibile. E quando la paura è negata e non riconosciuta pienamente, questa viene scacciata negli scantinati della coscienza, da dove esercita un’influenza di campo potente nel dirottare le nostre vite. Infatti, se da un lato la capacità di associare e anticipare, consentono di prevedere nuovi rischi così da contrastare eventuali effetti dannosi di questo evento pericoloso, dall’altro i confini delle singole paure relative alla situazione possono dilatarsi, facendo sì che queste si trasformino in stati ansiosi e in angosce insopportabili che segnano il nostro modo di vivere quotidiano. Come se non bastasse, a questo aggiungiamoci l’ampio isolamento sociale, dovuto alle necessarie misure ministeriali di contenimento e prevenzione del contagio. E l’isolamento sociale è il più radicato e forte fattore di rischio di malattia che esista. Non c’è nulla che possa competere con esso. Moltissime evidenze dimostrano, infatti, che in individui isolati, interi settori di geni hanno un aspetto marcatamente differente rispetto a quelli degli individui solidamente inseriti nella società, di cui molti dei quali svolgono un ruolo nelle risposte immunitarie infiammatorie (Dobbs 2013).

Cosa significa questo?

Che oggi è ampiamente e scientificamente riconosciuto che tutto ciò che pensiamo, sentiamo e viviamo ha un impatto profondo su ogni aspetto della regolazione del nostro organismo. Emozioni e stati fisiologici sono strettamente interconnessi e, seppure geni specifici sono in relazione al comportamento e ai caratteri di un organismo, questi geni non si attivano finché qualcosa non li fa scattare. Questi misteriosi interruttori, capaci di orchestrare il funzionamento dei sistemi biologici, vengono costantemente plasmati da forze che operano al di fuori della sequenza del DNA: influenze esperienziali, ambientali ed emozionali. Le emozioni sia consce che inconsce divengono, dunque, la pietra angolare in questo processo in quanto esse hanno un impatto e un’azione di campo potentissima nel determinare le sorti della salute nel bene e nel male. Esse non sono fenomeni indipendenti da noi, ma si traducono in ondante di agenti biochimici. Infatti, il cervello in base all’emozione produce e modula i vari ormoni che fanno dialogare il sistema endocrino, nervoso e immunitario. Ciò vuol dire che quando proviamo emozioni negative, sperimentiamo stress e le nostre riserve di energia vengono reindirizzate per affrontare questi processi, piuttosto che essere catalizzate, mantenendo in uno stato funzionale il sistema biologico.

STRESS, PAURA E SISTEMA IMMUNITARIO

Se una persona è esposta a un evento emotivamente stressante e dirompente, come nel caso di questa pandemia, il suo sistema nervoso simpatico (SNS) - ossia quello responsabile della risposta "lotta o fuga" - viene attivato, aumentando a sua volta la produzione di una molecola, il fattore nucleare kappa B (NF- kB) che regola la modalità di espressione genetica. L’ NF-kB traduce lo stress attivando i geni che creano quelle particolari proteine, chiamate citochine, che causano infiammazione a livello cellulare, una reazione utile quando di breve durata, ma che se persiste fiacca ed indebolisce esponenzialmente il cervello e il nostro sistema immunitario, modificando il loro equilibrio e quello dell’intera fisiologia.  Pertanto, se lo stress si prolunga, diventando cronico, logora il sistema psico-corporeo, altera l’equilibrio neurovegetativo, facendo sì che il consumo energetico diventi altissimo e l’organismo finisca con l’andare ad attingere a tutte quelle riserve funzionali del corpo che gli impediscono la crescita ottimale.

Dobbiamo sapere che il meccanismo della crescita costituisce il comportamento base di cui ogni organismo ha bisogno per sopravvivere ed evolvere. Quando si entra in uno stato di paura continuativa il sistema, però, limita inevitabilmente i comportamenti di crescita entrando in una modalità protettiva (Lipton, 2010). Infatti se stiamo fuggendo davanti ad un pericolo, non è una buona idea investire energia in comportamenti di crescita. Per sopravvivere, ossia per sfuggire alla minaccia, l’intera fisiologia chiama a raccolta tutte le nostre energie per innescare una risposta “fight or flight” (lotta o fuggi) la quale determina un’inibizione delle funzioni organiche relative alla crescita. Di conseguenza, la risposta allo stress cronico compromette la conservazione del corpo, perché va a interferire con la produzione delle riserve di energia vitale poiché impegnate nell’attivazione di altri processi fisiologici necessari alla difesa (per esempio arti si attivano, il cuore batte velocemente, il sangue irrora maggiormente le arterie). Questo vuol dire che ciò che inizia come protettivo può trasformarsi, non di rado, in distruttivo. Infatti, la risposta attacco o fuga, che comincia come difensiva e necessaria per la nostra sopravvivenza emozionale, può diventare dannosa se rimane attiva, se reagiamo come se fossimo in uno stato di minaccia perdurante. Se percepiamo di essere in pericolo, siamo in pericolo. Se percepiamo di vivere in un mondo temibile, i nostri meccanismi “fight or flight” saranno cronicamente stimolati, fino al punto da creare situazioni rischiose per noi stessi e per la biochimica del nostro intero organismo. Pertanto, la paura perdurante, a lungo andare, deprime il sistema immunitario danneggiando la funzione dei recettori dei glucocorticoidi normalmente utilizzati per inibire o interrompere le risposte infiammatorie e rendendo l’organismo maggiormente vulnerabile all’attacco di agenti patogeni.

E "Virus e Batteri" possono colpire solo se le circostanze sono favorevoli !!

E questo sta a noi, dipende da noi !!!

Allora che fare?

Possiamo decidere semplicemente di accogliere con cuore aperto questo momento, come tempo proficuo per essere solo ed esclusivamente noi e con noi. E' qui che è custodita tutta l'energia di creazione e benessere necessaria per la crescita, capace di virare la consapevolezza sul dove fin oggi stavamo realmente andando individualmente e collettivamente. Di sicuro, l'idea di fare questa pausa non ordinaria lasciando "i campi a maggese" ed esposti a ciò che non possiamo controllare è capace di generare grande instabilità. La nostra mente ci convincerà che per avere una sensazione di presa sulla realtà, in questa situazione minacciosa, dobbiamo tornare a fare, ad agire, a preoccuparci, ad essere in tensione. Ma è proprio questo il tacito insegnamento. Se non si mette in pausa la paura, il cambiamento non può realizzarsi. Mollare la presa non è una questione di sacrificio, non porta ad un'inerte e ineludibile destino.

E' semplicemente un ritorno all'Essere e al Noi. E' un passare dallo stato di protezione a quello di crescita, dalla chiusura all’apertura, che si traduce in uno stato più morbido, in cui sentiamo, apprezziamo e vogliamo semplicemente "essere con" ciò che la vita ci propone, senza remarle contro o opporsi, ma accogliendola. E' passare dal rumore al silenzio, dalla mente all'anima, dalla paura all’amore verso noi stessi, riscoprendo la bellezza della vita, che normalmente e per troppo tempo, ci è sfuggita, facendo memoria che il corpo è incredibilmente forte e resistente, ma allo stesso tempo fragile e vulnerabile agli squilibri emotivi e la salute una pila di pietre in equilibrio. Il corpo è quella che sta in cima, la più instabile e la prima a cadere se quelle di sotto vacillano.

La pericolosità del Coronavirus, sta nel fatto del suo alto grado di contagiosità che può degenerare in una patologia polmonare complessa, aggravarne una preesistente o causare polmonite in soggetti predisposti, fragili o immunodepressi. Che vuol dire questo?

Che non bisogna sottovalutare la rischiosità del COVID-19 adottando comportamenti responsabili, ma allo stesso tempo è nostra la responsabilità di scegliere la frequenza emozionale da attivare a livello cerebrale nel bene e nel male. In che direzione orientare i nostri centri neuronali in modo possano produrre una chimica che genera salute. La scienza ci insegna che non c’è differenza nel nostro cervello nelle aree implicate nei sentimenti. È nostro l’onere di funzionare in modo “evoluto o involuto, di presenza o assenza” nei confronti della vita, malgrado le circostanze, sapendo che il nostro stato di vitalità dipende, principalmente, dall’atteggiamento interiore capace di mettere ordine nel caos dei nostri timori, e che gli aspetti fisici dei filamenti di DNA possono essere modellati dall'intenzione umana sotto forma di generazione di emozioni e sensazioni positive che riscrivono l’intera fisiologia “immunostimolandola o immunodeprimendola” (Atkinson, Tomasino, 2003).

Non dimentichiamo che nessun pensiero o sentimento possono essere nascosti ad ogni singolo organo, tessuto o cellula del nostro organismo. Quindi star bene quando le circostanze sono avverse non vuol dire essere né scollegati dalla vita, né anestetizzati, né tantomeno terrorizzati. Star bene anche quando le cose vanno male, vuol dire avere dentro di sé la certezza che qualunque cosa accada per sua natura é destinata a passare. Dinanzi ad un'onda potente, non si può opporre resistenza. In quel momento è più forte e tenace di noi. Può scuotere la barca e tenerci sott'acqua, ma se il suo destino è quello di passare, mentre il nostro è quello di restare, con le giuste misure, capacità e strumenti disponibili, rimarremo a galla. La paura dura solo un istante, il necessario per trasformarsi in sano atteggiamento di buonsenso per sé e per gli altri. Se decidiamo di farla restare, essa come un veleno invisibile eserciterà un'azione di campo potentissima. Questo campo d'onda collega essere ad essere, persona a persona. E quando i membri del gruppo sono sintonizzati sulla stessa frequenza socio-emozionale, l'informazione distorta si amplifica (Di Muro, 2019).

Per avere in mano le sorti della propria esistenza, soprattutto in questo momento, essenziale, è quindi non soltanto seguire tutte le prescrizioni indicate per prevenire ed evitare la diffusione del virus, ma esaminare la qualità e il tipo di messaggi a cui si è esposti giornalmente e in quale misura essi lavorano al servizio della vita e in quale misura al servizio della paura, discernendo e adottando giusti pensieri e comportamenti non solo esteriori, ma soprattutto interiori, capaci di riportarci a noi, laddove è racchiuso tutto quel potenziale emozionale che ci fa scorgere una luce positiva malgrado il buio che ci circonda. La vera pace, la serenità e la fiducia sgorgano dentro e la paura è solo una tra le onde di possibilità che possiamo scegliere ora. La più inadeguata al viaggio, la più alta da valicare, quella che più ci allontana dalla meta. E allora piuttosto che arrabbiarci, prendercela, giudicare cosa si è fatto e quanto si poteva fare, opporci ed inveire, fermiamoci. Senza arrestare, respiriamo, guardiamoci attorno, scegliamo la corrente giusta, ciò che al momento può farci star bene, e muoviamoci rettamente individualmente e socialmente, sapendo che c’è un’intelligenza che sostiene la vita e lavora con noi e per noi se glielo lasciamo fare. Teniamoci stretti nella fiducia e nella collaborazione. Togliamo l'Io e mettiamo il Noi, ricordandoci che arrendersi e prendersela con l’esterno, non richiede alcuno sforzo. Rimettersi in piedi assumendosi la responsabilità della propria e altrui esistenza, al contrario, richiede uno sforzo grande, ma questa è la differenza tra vivere e sopravvivere.

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lunedì 23 marzo 2020

Rife combo Frequencies FLU Corona Virus - Experimental Treatment #01

La coerenza cuore-cervello: dinamica quantistica



La coerenza cuore-cervello: una dinamica quantistica

Psicologia Quantistica


La ricerca ha ormai largamente mostrato il ruolo chiave del cuore quale centro dell’afflusso spirituale, capace di generare un campo elettromagnetico talmente ampio da mettere in coerenza il sistema psiche-soma: cerchiamo di capire meglio come accade tutto questo

Carmen Di Muro - 23/03/2020

La ricerca ha ormai largamente mostrato il ruolo chiave del cuore quale centro dell’afflusso spirituale, capace di generare un campo elettromagnetico talmente ampio da mettere in coerenza il sistema psiche-soma, armonizzando i ritmi biologici con il movimento della realtà in una danza perenne tra interno ed esterno che attira e genera a sé, per risonanza, altro potenziale. E le emozioni positive rappresentano la pietra angolare nella generazione di questo campo altamente organizzato che ci fa entrare in quella famosa condizione di “flusso di coerenza” con l’anima.

Durante questo stato il sistema corporeo funziona con un alto grado di sincronizzazione ed efficienza, producendo modelli altamente strutturati di feedback elettrochimici ed elettromagnetici, tali da permettere al biocampo di riallineare l’insieme di frequenze che orbitano nel suo raggio d’azione.

Il potere trasformativo che l'energia ha sulla materia

La serenità, la fiducia, l’amore che possiamo mettere in ogni nostro piccolo atto di preghiera sono le più sottili e potenti possibilità che abbiamo di portare tutta l’energia di creazione della nostra coscienza nella materia. Il panorama interno muta e la nostra vibrazione si innalza verso frequenze più alte ed armoniche. Tutti gli atomi si eccitano e iniziano a irradiare un campo elettromagnetico con un potenziale trasformativo talmente grande da riuscire a destrutturare e influenzare positivamente i campi delle singole unità viventi. E questo accade soltanto quado i pensieri sono in massimo allineamento con gli stati affettivi. Infatti ogni pensiero in risonanza con le emozioni genera dei segnali di campo che oscillano all’unisono con ogni particella presente nell’universo, permettendo agli infiniti potenziali di collassare in esperienze reali. I pensieri diventano materia e la materia, in questo caso, corrisponde alla guarigione di chi ha creduto.

Ricongiungiti a frequenze più alte e armoniche

L’attenzione diviene fattore indispensabile nel processo di creazione, essa è frequenza informata che permette di indirizzare consapevolmente l’intenzione dall’interno all’esterno, ricongiungendoli in un unico afflato divino. Ed è proprio quando ci ricongiungiamo al Campo infinito di possibilità abbiamo accesso al massimo potere insito in noi e le cose iniziano ad accadere.

La coerenza cardiaca, una pratica riconosciuta dalla scienza e consigliata dai medici, è basato su una respirazione ritmica. Questo libro ti spiega come introdurla nella vita di tutti i giorni per far sì che tu possa godere di tutti i suoi benefici.

I vantaggi della coerenza cardiaca sono innumerevoli:

gestione dello stress, dell’ansia e delle loro conseguenze;
miglioramento del sonno;
diminuzione della voglia smodata di cibo,
perdita di “chili emotivi”;
diminuzione del rischio cardiovascolare;
miglioramento dell’apprendimento;
aiuto nel prendere decisioni.

approfondimenti:

Coerenza Cardiaca 365 - 3 volte al giorno, 6 volte al minuto, 5 minuti — Libro
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Scienza e Conoscenza n. 64 - Rivista Cartacea
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venerdì 20 marzo 2020

Virus, perche' siamo a rischio pandemie



Virus, perche' siamo continuamente a rischio di pandemie

Critica al sistema sanitario


In questo estratto dal libro "Antivirali Naturali" di Stephen Harrod Buhner scopriamo perché, al giorno d'oggi, abbiamo un così alto rischio di pandemie e perché molti virus non sono ancora stati debellati

Redazione Scienza e Conoscenza - 19/03/2018

Estratto dal libro Antivirali Naturali di Stephen Harrod Buhner

In modo simile ai batteri che hanno sviluppato una resistenza agli antibiotici, periodicamente stanno ricomparendo molti dei virus che per molto tempo abbiamo pensato fossero stati debellati. Questo avviene grazie ai riassortimenti genetici, all’acquisizione di resistenza nei confronti dei farmaci antivirali e, soprattutto, in conseguenza dei profondi cambiamenti che si verificano nel mondo in cui tutti noi viviamo.

Possibili cause che fanno emergere tanti nuovi (e vecchi) virus patogeni

Tra i cambiamenti più importanti che si verificano sul nostro pianeta, quelli che seguono sono stati identificati da alcuni ricercatori tra le possibili cause dell’emergere di così tanti nuovi (e vecchi) virus patogeni. E sono condizioni alle quali non sfugge nessuna zona del mondo.

Movimenti demografici. Aumento della popolazione e del numero di rifugiati, accelerazione della mobilità, urbanizzazione diffusa in tutto il mondo, forte densità abitativa in spazi delimitati come i centri cittadini e le prigioni.

Assistenza medica e tecnologie biomedicali.  Infezioni iatrogene da ospedalizzazione, interscambio concentrato di microbi in ospedali e case di riposo, trasfusioni di sangue, trapianto di organi, riutilizzo di  apparecchiature medicali, presenza di contaminanti nei  prodotti farmaceutici, resistenza agli antibiotici e resistenza virale.

Orientamenti economici e commerciali.  Applicazione esasperata dei metodi di agricoltura industriale estensiva e relativi danni all’equilibrio dinamico dell’ecosistema; spesa mondiale destinata all’allevamento di bestiame e alla coltivazione di piante per fini alimentari e ai prodotti farmaceutici per uso agricolo.

Turbamento dell’ecosistema. Deforestazione, deviazione dei corsi d’acqua, riduzione della popolazione di animali predatori, distruzione della flora selvatica.

Trasformazioni climatiche. Sconvolgimento dell’equilibrio omeodinamico del clima a causa di fattori antropogenici quali riscaldamento globale, aumento delle concentrazioni aeree di CO2 e di altri gas inquinanti.

Virus: il salto di specie

Da milioni di anni i virus esistono in equilibrio con le specie ospiti (come le popolazioni di api selvatiche o di bisonti). Ogni volta che un’incursione umana sconvolge qualche ecosistema sano, la perdita di specie ospiti e del loro habitat induce i virus a fare un “salto di specie”, puntando direttamente a noi (o agli animali che meglio di altri sopravvivono vicino a noi: piccioni, topi, maiali e polli, dai quali è poi relativamente facile arrivare a noi). Dopo tutto, noi (e gli animali di cui ci nutriamo) rappresentiamo ora la forma di vita numericamente più grande, e per questo non è troppo difficile trovarci. In più, molti di noi vivono proprio dove un tempo stavano i precedenti ospiti dei nostri virus, e una casa è una casa. Il nostro organismo non è poi molto diverso da quello degli altri animali del pianeta. L’adattamento richiesto ai virus per venire a stare da noi è davvero minimo.

I nuovi virus

Alcuni dei più comuni tra i virus, resistenti o dotati di una rinnovata virulenza, sono la dengue (che ogni anno contagia milioni di persone nel mondo), l’epatite C, l’enterovirus 71, l’HIV e gli otto ceppi della famiglia degli herpes che colpiscono gli esseri umani, tra i quali il citomegalovirus e l’Epstein Barr. Ma quelli che in tutto il mondo generano più allarme (HIV a parte) sono quelli dell’influenza e dell’encefalite. L’influenza, che per molti non è altro che una lieve malattia, niente di più che «un altro che l’ha presa...», in realtà è un agente patogeno virale estremamente potente.

Gli epidemiologi ci hanno avvisato, con insistenza sempre maggiore, che dovevamo aspettarci a breve una pandemia planetaria simile a quella che nel 1918 ha contagiato oltre cinquecento milioni di persone in tutto il mondo, uccidendone circa cento milioni.

Gli allevamenti industriali (le cui condizioni non fanno che incrementare la virulenza dei virus che attaccano i polli e i maiali), i problemi di sovrappopolazione, l’arroganza e la natura antiquata del nostro sistema sanitario e l’intelligenza intrinseca dei virus davano la certezza che un ceppo pandemico prima o poi sarebbe arrivato.

Come ha detto una volta Robert Heinlein:
«I problemi di sovrappopolazione hanno un modo orribile di risolversi a soli».

I virus stanno imparando. Non sarebbe male se lo facessimo anche noi.

CONSIGLI DI LETTURA:

Antivirali Naturali — Libro >> https://bit.ly/32tefmF
Guida completa - Come curare influenza, herpes e molte altre infezioni virali con la floriterapia
Stephen Harrod Buhner

giovedì 12 marzo 2020

Vitamina C: efficace contro virus e batteri



Vitamina C: efficace contro virus e batteri

La vitamina C è in grado di contrastare i processi di ossidazione che avvengono nell’organismo e che sono strettamente correlati con l’invecchiamento e con le malattie provocate da virus e batteri.


del Dott. Domenico Mastrangelo

La vitamina C (acido ascorbico o ascorbato, nel caso in cui ci si riferisca al sale sodico derivato dall’acido) è, com’è noto, un nutriente essenziale per l’organismo dell’uomo che, contrariamente alla stragrande maggioranza degli altri mammiferi, non essendo in grado di sintetizzarla per proprio conto, deve garantirsene l’apporto mediante l’alimentazione.

Quali sono le funzioni della vitamina C?

Contenuta in minime quantità negli agrumi, nella frutta e in molti vegetali, e in maggiori quantità in alcuni frutti “esotici”, la vitamina C assunta con gli alimenti, viene solo in piccola parte assorbita per svolgere le sue funzioni, che sono molto complesse e ancora non del tutto chiarite, ma che, a grandi linee, si possono distinguere in:

A) funzione enzimatica o “antiossidante” o “fisiologica”. La vitamina C, è il coenzima di almeno otto enzimi fondamentali per le cellule dell’organismo. In questo ruolo è coinvolta nel metabolismo dei neurotrasmettitori, dei lipidi e del collagene e, più in generale, il suo effetto antiossidante protegge l’organismo dagli effetti tossici dei radicali dell’ossigeno, che causano danni alle strutture cellulari determinando una vasta gamma di patologie, che spaziano da raffreddore comune alle malattie neurodegenerative, cardiovascolari e neoplastiche;

B) funzione pro-ossidante o “farmacologica”, che, in vitro, si estrinseca con uno straordinario effetto tossico, specifico e selettivo, sulle cellule tumorali.

Vitamina C: scarso interesse per una molecola non brevettabile
Di fatto, le funzioni della vitamina C sono molteplici, complesse e, purtroppo, non ancora definitivamente chiarite, dato lo scarso interesse della “comunità scientifica” per questa molecola, dai costi molto bassi e non brevettabile.

Contrariamente a quanto tramandatoci dalla tradizione della Medicina moderna, questa sorprendente molecola è, al tempo stesso, “riducente” e, “ossidante”, proprietà che ci consente di inquadrarla nel più ampio gruppo di sostanze definite “redox” (dalla combinazione dei termini inglesi "reducing" e "oxidating").

Come tale, la vitamina C, è in grado da un lato di contrastare i processi di ossidazione che avvengono nell’organismo e che sono strettamente correlati con l’invecchiamento e la malattia (incluso il cancro) accentuando i processi ossidativi all’interno della cellula tumorale che, diversamente da quella normale, non possiede meccanismi di difesa efficienti contro i processi di ossidazione.

Illustri scienziati, come Irwin Stone, Linus Pauling, Albert Szent-Gyӧrgy e moltissimi altri, raccomandavano l’uso quotidiano di dosi massicce di Vitamina C, per prevenire tutte le malattie e garantire uno stato di salute ottimale; ma, da oltre settant’ anni, continuiamo ad ignorare questo consiglio!

Articolo del Dott. Domenico Mastrangelo

È medico specializzato in Ematologia, Oncologia e Oftalmologia. Ha lavorato come responsabile della Farmacologia Clinica presso il dipartimento di ricerca di una nota azienda senese, produttrice di farmaci e vaccini, e si è anche diplomato Omeopata, presso la scuola “M: Garlasco” di Omeopatia, di Firenze.

Bibliografia

Irwin Stone: The healing factor: Vitamin C against disease. https://www.amazon.it/Healing-Factor-Vitamin-Against-Disease/dp/0448116936
Domenico Mastrangelo, Lauretta Massai, Leda Lodi, Mariamichela Muscettola, Giovanni Grasso: Vitamina C ad alte dosi nel trattamento del cancro: un’ipotesi suggestiva. M.D. Medicinae Doctor - Anno XXI numero 5 - giugno/luglio 2014
115.   Mastrangelo D, Massai L, Lo Coco F, Noguera NI, Borgia L, Fioritoni G, Berardi A, Iacone A, Muscettola M, Pelosi E, Castelli G, Testa U, Di Pisa F, Grasso G: Cytotoxic effects of high concentrations of sodium ascorbate on human myeloid cell lines. Ann Hematol. 2015 Nov;94(11):1807-16. doi: 10.1007/s00277-015-2464-2. Epub 2015 Aug 12
116.   Noguera NI, Pelosi E, Angelini DF, Piredda ML, Guerrera G, Piras E, Battistini L, Massai L, Berardi A, Catalano G, Cicconi L, Castelli G, D'Angiò A, Pasquini L, Graziani G, Fioritoni G, Voso MT, Mastrangelo D, Testa U, Lo-Coco F: High-dose ascorbate and arsenic trioxide selectively kill acute myeloid leukemia and acute promyelocytic leukemia blasts in vitro. Oncotarget. 2017 May 16;8(20):32550-32565. doi: 10.18632/oncotarget.15925
117.   Mastrangelo D, Pelosi E, Castelli G, Lo-Coco F, Testa U: Mechanisms of anti-cancer effects of ascorbate: Cytotoxic activity and epigenetic modulation. Blood Cells Mol Dis. 2018 Mar;69: 57-64. doi: 10.1016/j.bcmd.2017.09.005. Epub 2017 Sep 21. Review


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Stefano Pravato

lunedì 2 marzo 2020

Mal di testa e alimentazione: dieta anti-emicrania



Mal di testa e alimentazione: scopri la dieta anti-emicrania

Alimentazione e Salute


C'è una correlazione tra mal di testa e abitudini alimentari? Secondo il dottor Joel Fuhrman non ci sono dubbi e la risposta è: assolutamente sì! Scopriamo allora gli alimenti che innescano il mal di testa e la dieta anti-emicrania!

Joel Fuhrman - 01/03/2020

Tratto dal libro Eat to live del Dott. Joel Fuhrman

La mia esperienza di medico nel trattamento dell’emicrania e dei pazienti con mal di testa importante si basa su un approccio nutrizionale complessivo che ha liberato il 90-95% dei pazienti dal mal di testa dopo i primi tre mesi di programma. Questi pazienti evitano ciò che comunemente scatena l’emicrania, ma nella fase terapeutica aderiscono anche a una dieta rigorosamente vegana fatta soprattutto di frutta e verdura ricca di amidi naturali, come la zucca e il riso semigreggio. Devono eliminare tutti i cibi confezionati e industriali, che notoriamente contengono additivi anche se non sono citati nell’etichetta, e il sale aggiunto.

Sono convinto di ottenere risultati impressionanti non solo perché evito i fattori scatenanti delle crisi ma perché i pazienti diventano più sani e riescono a metabolizzare le tossine più efficacemente. Inoltre, quando il consumo di prodotti animali si abbassa in maniera significativa o arriva a zero, il fegato non si trova costretto a scomporre tali pesanti carichi tossici e può svolgere meglio la sua normale funzione disintossicante. Molto spesso nella fase iniziale del mio programma, quando i pazienti seguono una dieta povera di sostanze irritanti, il mal di testa si aggrava. Insomma, potranno inizialmente sentirsi peggio, anziché meglio.
Io consiglio loro di non assumere farmaci in questa fase iniziale, se è possibile. Ritengo sia meglio mettere un panno fresco sulla fronte e sdraiarsi in una camera buia a riposare. La dieta prescritta, molto povera di sodio e proteine animali, fa passare il mal di testa nella stragrande maggioranza dei pazienti. Se ciò non accade, non tutto è perduto, poiché il digiuno solitamente risolve il problema in molti dei casi restanti.

I miei pazienti iniziano seguendo una dieta basata sui principi descritti nelle pagine successive. Viene detto loro di non assumere farmaci nella prima settimana; dopo, consiglio loro di mitigare il dolore con il ghiaccio, docce calde e fasce di compressione. Non recupereranno mai se prima non si disintossicano dai farmaci per il dolore. Tali farmaci possono dare sollievo al dolore, ma nello stesso tempo perpetuano il mal di testa. Le medicine per il mal di testa, come l’acetaminofene (Tylenol), i barbiturici, la codeina e l’ergotamina, rendono il mal di testa ricorrente; il meccanismo è quello del contraccolpo, che si ha quando queste tossine iniziano a essere eliminate dal sistema nervoso. Anche un’aspirina può causare una sindrome cronica da mal di testa quotidiano.

15 Principali Alimenti che possono Scatenare l’Emicrania
• Dolci

• Cibi fermentati

• Pizza

• Glutammato monosodico

• Lievito

• Latticini e formaggio

• Cioccolata

• Carne affumicata

• Frutta secca

• Proteine idrolizzate

• Cibi salati o in salamoia

• Aceto

• Alcol

• Additivi alimentari

• Prodotti da forno

La prima fase della dieta anti-mal di testa viene seguita rigidamente per due settimane. Poi, se la persona non ha più mal di testa, amplio la gamma di cibi includendo diversi frutti e inizio ad aggiungere legumi nella seconda fase. Solitamente dico al paziente di evitare la frutta secca per le prime settimane perché può creare fastidi. Anche tutti i latticini e il lievito dovrebbero essere evitati.

La dieta anti-mal di testa con efficacia terapeutica superiore al 90%
Colazione

• Melone, mela o pera

• Farina d’avena e acqua, nessun dolcificante

• Pane di cereali integrali senza lievito

Pranzo

• Una grande insalata verde con un cucchiaino di olio d’oliva

• Un vegetale amidaceo o cereali – mais, patata dolce, riso semigreggio

• Pompelmo, pera o mela

Cena

• Grande insalata con pomodori, con un cucchiaino di olio d’oliva

• Un vegetale verde a vapore – fagiolini, asparagi, carciofi, broccoli, zucchine

• Un vegetale amidaceo o cereali – zucca, patata, miglio, pasta integrale

• La salsa di pomodoro (senza sale) è permessa

Joel Fuhrman

Il Dott. Joel Fuhrman (New York 2/12/1953) è un uomo dalle innumerevoli vite.

In gioventù è stato campione americano e mondiale di skateboard. Ma non è questo che lo ha reso famoso in tutto il mondo, bensì la sua grande conoscenza ed esperienza, che gli hanno permesso di creare la Dieta Fuhrman, comporre numerosi libri di successo mondiale, nonchè essere uno dei produttori del film Fermare e Guarire il Diabete - Crudo & Semplice.

Dopo essersi laureato in Medicina all'università della Pennsylvania, si è dedicato allo studio e alla cura dell'obesità e delle malattie croniche tramite metodi naturali. Egli ha creato l'equazione H = N/C (Health = Nutrients/Calories cioè Salute = sostanze nutritive/calorie), che è alla base della celebre Dieta Fuhrman. Ha partecipato a innumerevoli trasmissioni radiofoniche e televisive in tutto il mondo, raggiungendo una fama internazionale in materia di alimentazione e medicina naturale.

scopri:

eBook - Eat To Live. Mangiare per Vivere > http://bit.ly/3cp9LCc
La Dieta Fuhrman
Joel Fuhrman

La Fine del Diabete — Libro
Il diabete non è una malattia cronica
Joel Fuhrman

giovedì 27 febbraio 2020

Ipertensione, che fare?



Ipertensione, che fare?

Medicina Integrata


Come tenere sotto controllo l'ipertensione arteriosa con l'alimentazione e l'utilizzo delle medicine naturali

Vincenzo Valesi - 26/02/2020

In caso di ipertensione trovo molto positivo il rispetto di un regime dietetico che riduca al minimo l’apporto alimentare di cloruro di sodio (sale); non dimentichiamo fra l’altro che anche i dolci e il pane spesso lo contengono; oltre ai formaggi, giustamente allontanati, e alle carni. Carne e formaggi inoltre favoriscono un’eccessiva permanenza nella fase acida della matrice extracellulare. Alla fine della giornata, quello che conta è il carico totale di sodio, qualunque ne sia la fonte. È raccomandabile anche la pratica di una regolare attività fisica di tipo aerobico, senza però spingerla agli eccessi di un sovraccarico stressante.

Il comportamento della pressione può essere influenzato anche da fattori psico-emozionali, quali ansia, paura, spaventi, rabbia: tutte condizioni che portano a un aumento persistente dei livelli di ADRENALINA, NORADRENALINA (immessa nel sangue dalla midollare surrenale), e CORTISOLO, increto dalla corticale del surrene come risposta difensiva a svariate situazioni di stress. Se vogliamo ricollegarci poi alla visione costituzionalista, questo comportamento è più frequentemente peculiare del temperamento IROSO di Ippocrate che corrisponde alla costituzione fosforico-tubercolinica degli autori francesi; mentre atteggiamenti di distruttività (auto ed etero) orientano più verso l’appartenenza al temperamento melanconico equivalente alla costituzione fluoro-luesinica.

Inoltre la pressione, anche in condizioni fisiologiche, non è sempre uguale nel corso della giornata, ma presenta delle oscillazioni circadiane: c’è un picco al momento del risveglio, dovuto all’attivazione del sistema ortosimpatico adrenergico e ai più alti livelli di cortisolo; tende ad abbassarsi nel corso del mattino e del primo pomeriggio, per manifestare poi un secondo picco in serata.

La pressione deve essere misurata in maniera tecnicamente corretta e cioè: bracciale aderente all’arto superiore poco sopra alla piega del gomito, né troppo lasso né troppo stretto, tenendo il braccio allo stesso livello del cuore, in condizioni di relax, non subito dopo un pasto o uno sforzo fisico; anche la sensazione di costrizione determinata del bracciale,o la paura /ansia nei confronti del misuratore (sindrome del camice bianco), può determinare il riscontro di elevati valori a una prima misurazione; in questi casi, ancorchè spaventarsi (che la farebbe salire ancora di più), è opportuno ricontrollare la pressione anche più di una volta dopo pochi minuti, e rivolgersi al medico se i valori rimangono elevati.

Come integrazione alla terapia farmacologica, trovo in questo caso interessante l’azione di CALCIUM PHOSPHORICUM o di CALCIUM FLUORICUM a seconda del tipo di costituzione prevalente, di cui ho parlato precedentemente. Come OLIGOLEMENTO il MAGNESIO, che è una specie di calcio antagonista naturale; o anche l’associazione MANGANESE (iperreattività)-COBALTO, particolarmente interessante nella diatesi distonica di Menetrier. Come farmaco unitario omeopatico il temperamento iroso spesso si giova della NUX VOMICA, che comunque è un grande farmaco di drenaggio anche della sfera psichica, sulla quale è opportuno agire con tecniche di rilassamento corporeo, massaggi, training autogeno, meditazione, yoga, esercizi di respirazione, musicoterapia, pet terapy.

Disclaimer: gli articoli hanno il solo scopo di informare su possibili rimedi di Medicina non Convenzionale su determinati problemi di salute. L'editore non si assume responsabilità sull'utilizzo non consono delle terapie consigliate e invita i lettori a non prendere decisioni senza prima aver consultato personalmente il proprio medico o un medico specializzato.

I Rimedi Naturali del Medico di Famiglia — Libro >> http://bit.ly/37vh73r
Consigli e terapie per le malattie più diffuse
Vincenzo Valesi

mercoledì 26 febbraio 2020

Coronavirus, tante domande e alcune risposte



Coronavirus, tante domande e alcune risposte

La redazione di Scienza e Conoscenza ha raccolto qualche riflessione di medici ed esperti che collaborano con la nostra redazione sperando che possano essere utili in questo momento difficile. In questo modo ci auguriamo di poter dare un po' di risposte a molte delle domande che ogni giorno arrivano dai nostri lettori.


ROBERTO GAVA

- Medico Chirurgo specializzato in cardiologia, farmacologia clinica e tossicologia medica.

In questi giorni siamo bombardati da messaggi di grande allarme sanitario … che, nelle persone carenti di competenze specifiche, diventa essenzialmente paura.

La paura poi è origine di molti mali: diffidenze, divisioni, fughe, rinunce, reazioni emotive, contrasti, spese irrazionali e molto altro in base alle caratteristiche di ognuno di noi.
Alla fine, la paura della malattia può essa stessa creare malattia, perché crea tensione, stress e lo stress prolungato slatentizza i punti deboli della persona: può far salire la pressione, può causare aritmie cardiache, disturbare il sonno e la digestione … e alla fine indebolisce il sistema immunitario. Proprio quello che in questo periodo non deve avvenire!
La terapia è sempre la consapevolezza, che nasce dalla conoscenza e dal buon senso: fondamenti che la paura impulsiva ed emotiva non permette di ottenere.
Cerchiamo allora di conoscere questa infezione da Coronavirus e di capire cosa possiamo concretamente fare oggi alla luce dell’attuale situazione italiana.

Cosa dice la scienza sui Coronavirus

I Coronavirus sono una grande famiglia di virus respiratori a filamento singolo di RNA a senso positivo. Possiedono un diametro di circa 80-160 nm (1 nanometro è un milionesimo di millimetro) e il loro genoma è tra i più lunghi dei virus a RNA (conta circa 30.000 basi azotate).
Il nome “coronavirus” deriva dal loro aspetto al microscopio elettronico, dove le proteine a forma bulbosa poste sulla loro superficie esterna creano un’immagine di corona. Queste proteine sono proprio quelle che permettono al virus di attaccarsi alla membrana cellulare delle cellule che poi infetteranno. Il virus poi penetra all’interno della cellula obbligandola a codificare il suo RNA, le proteine dell’involucro esterno e quindi il virus intero che poi uscirà dalla cellula per infettare altre cellule e così via (1).

I comuni Coronavirus sono responsabili di patologie in mammiferi e uccelli, nei quali provocano diarrea (mucche e maiali) o malattie delle vie respiratorie (polli).
Nell’uomo, i comuni Coronavirus provocano infezioni respiratorie spesso di lieve entità come il raffreddore comune, ma in qualche caso possono causare polmoniti virali non gravi (i normali Coronavirus sono responsabili di circa il 20% di tutte le polmoniti virali), ma raramente possono causare anche una Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS).
Come è accaduto con altri virus, anche alcuni Coronavirus specifici degli animali, e che normalmente non infettano la nostra specie, possono fare un “salto di specie” e passare all’uomo causando allora polmoniti molto gravi e occasionalmente potenzialmente letali.
In questo caso, la gravità della patologia dipende dal fatto che, se il virus è nuovo, il nostro sistema immunitario non lo conosce perché non è mai venuto a contatto con lui, non sa difendersi e subisce l’attacco che diventa particolarmente violento e pericoloso nei soggetti immunologicamente deboli o immunodepressi, specie gli anziani portatori di patologie croniche importanti o altri soggetti particolarmente deboli a livello immunitario, cardiopolmonare, renale o metabolico.
Oggi conosciamo 7 Coronavirus umani. I primi 4 dell’elenco seguente sono molto comuni (sono detti anche “virus del raffreddore”) e sono stati identificati negli anni ’60, mentre gli ultimi 3 sono stati identificati in questi ultimissimi anni:

Human Coronavirus 229E (Coronavirus alpha).
Human Coronavirus NL63 (Coronavirus alpha).
Human Coronavirus OC43 (Coronavirus beta).
Human Coronavirus HKU1 (Coronavirus beta).
SARS-CoV (Coronavirus beta che ha causato la Severe Acute Respiratory Syndrome del 2002, epidemia partita dalla Cina che ha infettato circa 8.100 persone tra le quali ha provocato una mortalità del 9,5%)
MERS-CoV (Coronavirus beta che ha causato la Middle East Respiratory Syndrome del 2012, epidemia partita dall’Arabia Saudita che ha infettato circa 2.500 persone tra le quali ha provocato una mortalità del 35%).
CoVID-19 (nuovo Coronavirus della fine del 2019 che sta causando una sindrome respiratoria acuta grave che in una piccola minoranza di casi può portare a morte; l’epidemia/pandemia è partita da Wuhan, una città della Cina, dove ha infettato quasi 100.000 persone causando una mortalità stimata finora del 3%) (per i dati mondiali aggiornati vedi bibliografia 2).

TABELLA 1

Il CoVID-19 è stato denominato “nuovo Coronavirus” perché è un nuovo ceppo di Coronavirus che non è mai stato precedentemente identificato nell’uomo. Il virus è associato a un focolaio di casi di polmonite registrati a partire dal 31 dicembre 2019 nella città di Wuhan (Cina centrale). Sembra, ma non è certo, che la maggior parte dei casi abbia avuto inizialmente un legame epidemiologico con il mercato di Huanan Seafood (Cina meridionale), un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi.

INDICE DELL'ARTICOLO COMPLETO

Cosa dice la scienza sui Coronavirus
I sintomi dell’infezione da Coronavirus
Mortalità da Coronavirus CoVID-19
Persone maggiormente a rischio
Come si trasmette l’infezione
Perché si stanno moltiplicando i casi di persone infette
Prevenzione del contagio
a. Come impostare uno stile di vita capace di aumentare le nostre difese contro le patologie infettive in generale
b. Come aumentare le nostre difese antivirali nei periodi più critici quando ci si trova in una zona ad alto rischio
c. Cosa può fare una persona sana per cercare di evitare il contatto con i virus
d. Cosa fare in caso di contagio
e. Cosa non ha senso fare
La gestione della febbre nelle infezioni virali
Conclusioni

FONTE ORIGINALE E ARTICOLO COMPLETO

Diego Tomassone

- Medico Chirurgo, Master in malattie pediatriche, Master in psiconeuroendocrinoimmunologia, specialista in Omeopatia Hahnemanniana

Innanzitutto non si parla "del" coronavirus ma "dei" coronavirus, che insieme ai rinovirus, sono i maggiori responsabili dei raffreddori comuni e delle sindromi influenzali (ovviamente stando alle parole del falsificatore Pasteur, perchè Bechamp, vero scienziato e scopritore dei microzimi, spiegherebbe meglio il tutto sia dal punto di vista virologico che patologico, però non è il caso di andare troppo a fondo dell'argomento), e ad oggi sono stati isolati solo due ceppi (alfa e beta coronavirus).
Ricordo che i virus non sono esseri viventi, ma sono semplicemente frammenti di RNA o di DNA, parassiti endocellulari obbligati quindi, che "infettano" la cellula e la usano per moltiplicarsi, nello specifico il Coronavirus è un virus a RNA, che infetta le cellule epiteliali e rimane confinato nelle alte vie respiratorie, con crescita ottimale alla temperatura di 33-35°C (la febbre quindi è un primo segnale di reazione all'infezione e sarebbe meglio non abbassarla ai primi sintomi!)

A differenza dei Rinovirus con i quali condividono e con-causano i raffeddori, hanno periodo di incubazione più lungo (circa 3 giorni), quindi se vi infettano oggi che è domenica, manifestate i sintomi non prima di mercoledì.

La pericolosità dei Coronavirus, e fate bene attenzione, sta nel fatto che può DEGENERARE AGGRAVANDO UNA PATOLOGIA POLMONARE CRONICA PREESISTENTE, COME ASMA O BRONCHITE, E CAUSARE IN SOGGETTI PREDISPOSTI POLMONITE!

Cosa significa ciò?

Significa che in soggetti sani non può causare nulla e non può succedere nulla!

Come sempre vale per le patologie infettive di qualsiasi natura, i problemi si possono presentare solo in chi già soffre di patologie croniche che pre-esistono e che aumentano il rischio sia di infezione che di complicanze!

Questo concetto chiave va sempre tenuto a mente e considerato, perchè è la base per non cedere a facili allarmismi! (ed io di allarmismi sono esperto perchè tutte le segnalazioni rivolte a me parlavano solo di questo, come se fossi io quello che allarma!!)

Il COVID-19 (seppur molto probabilmente virus modificato in laboratorio!), non fa eccezione a questa "regola", quindi niente panico!

Ricordate poi un semplice concetto...se foste isolati senza notizie, vi accorgereste che c'è una epidemia? Non mi pare!

E' chiaro che tanta scena è creata ad hoc per distogliere l'attenzione da altre problematiche ben più gravi (le vere "epidemie" sono di patologie croniche ad es, o di resistenza ed effetti avversi ai farmaci, ma siccome qui la medicina convenzionale non sa che cosa fare, non se ne occupa nemmeno!), e siccome nelle patologie acute la medicina convenzionale eccelle, ci si concentra qui, e ci si concentra nel trovare un vaccino (che quando sarà pronto sarà già obsoleto perchè questi virus mutano e non è possibile creare vaccini su glicoproteine che non mutano, perchè mutano!), concentrandosi quindi solo sull'immunità cellulare o specifica (anticorpi e linfociti citotossici, che possiamo considerare la "cavalleria"), dimenticando volutamente che esiste anche l'immunità innata, la "fanteria", composta da IFN di tipo I e dalle cellule Natural killer, le quali se opportunamente stimolate creano uno stato "anti-virale", mettendo come in "quarantena" le cellule infettate, impedendo che ne infettino altre.

Ma perchè ci si concentra solo sulla cavalleria, ignorando la fanteria?

FONTE ORIGINALE E ARTICOLO COMPLETO

Carmen Di Muro

- Psicologa, Psicoterapeuta, giornalista scientifica e membro del Comitato Scientifico della rivista Scienza e Conoscenza.

È un momento molto difficile quello che stiamo attraversando. Dinanzi a questo fenomeno calamitante, che cresce fobicamente ora dopo ora, diviene sempre più difficile guardare la situazione da una visuale positiva e priva di timori.
Tutti parlano della necessità di una collaborazione globale per la salvaguardia da un virus che si sta velocemente e preoccupantemente diffondendo. Pochi però sembrano considerare il dilagante allarmismo che genera un altissimo grado di PAURA: un vero e proprio campo apocalittico che ci stiamo creando da soli.
Eppure, un individuo impaurito non può contribuire alla costruzione di alcunché. Un impaurito non può essere creativo perché é troppo impegnato a trovare soluzioni per scappare. Un uomo impaurito si affida all’informazione caotica che invece di rassicurare, separa e frammenta, causando maggiori rischi. E le persone sono impaurite poiché vengono tenute lontane da loro stesse e dalla verità.

A questo riguardo, facciamo un pò di chiarezza. ️

Pensiamo, che sotto il profilo biologico la paura è un’emozione che ha una valenza positiva indispensabile per la sopravvivenza e l’evoluzione. Questo è quanto succede quando essa è “adeguata” al pericolo, svolgendo la sua funzione entro i limiti che la rendono efficace. Diverso invece è nel caso attuale, in cui non soltanto non è utile, ma è decisamente dannosa poiché perde la sua originaria funzione biologica e diventa d’ostacolo all’adattamento, sconfinando nel patologico, tanto da limitare le normali attività quotidiane e allontanare dal mondo e dall’energia costruttiva della vita. Questa informazione penetra in profondità creando un campo di psicosi collettiva che genera una realtà interiore ed esteriore separata e sempre più fallibile.

Oggi è ampiamente e scientificamente riconosciuto che tutto ciò che pensiamo e sentiamo ha un impatto profondo su ogni aspetto della regolazione del nostro organismo.
Quando una persona è esposta a un evento emotivamente stressante, come in questo caso, il suo sistema nervoso simpatico (SNS) - ossia quello responsabile della risposta "lotta o fuga" - viene attivato, aumentando a sua volta la produzione di una molecola, il fattore nucleare kappa B (NF- kB) che regola la modalità di espressione genetica. L’ NF-kB traduce lo stress attivando i geni per produrre quelle particolari proteine, chiamate citochine, che causano infiammazione a livello cellulare, una reazione utile quando di breve durata, ma che se persiste fiacca ed indebolisce esponenzialmente il nostro sistema immunitario, rendendolo vulnerabile all'attacco di agenti patogeni.
Pertanto, "Virus e Batteri" possono colpire, come accade per una semplice influenza, solo se le circostanze sono favorevoli !!

E questo sta a noi, dipende da noi !!!

Star bene quando le circostanze sono avverse non vuol dire essere nè scollegati dalla vita, nè anestetizzati, nè tantomeno terrorizzati. Star bene anche quando le cose vanno male, vuol dire avere dentro di sé la certezza che qualunque cosa accada per sua natura é destinata a passare. Dinanzi ad un'onda, soprattutto se molto potente, non si può opporre resistenza. In quel momento è più forte e tenace di noi. Può scuotere la barca e tenerci sott'acqua, ma se il suo destino è quello di passare, mentre il nostro è quello di restare, con le giuste precauzioni, capacità e strumenti disponibili, rimarremo a galla.
La paura dura solo un istante, il necessario per trasformarsi in sano atteggiamento di responsabilità. Se decidiamo di farla restare, essa come un veleno invisibile eserciterà un'azione di campo potentissima, drenando energia, intorpidendo mente e cuore e fiaccando, di conseguenza, i processi vitali. Un circolo vizioso che svilisce e distrugge l'intera fisiologia e, che in egual modo, genera un campo emotivo risonante di profonda incoerenza. Questo campo d'onda collega essere ad essere, persona a persona. E quando i membri del gruppo sono sintonizzati sulla stessa frequenza socio-emozionale, l'informazione distorta si amplifica.

Per avere in mano le sorti della propria esistenza, essenziale, è quindi esaminare la qualità e il tipo di messaggi a cui si è esposti e in quale misura essi lavorano al servizio della vita e in quale misura al servizio della paura, discernendo e adottando giusti pensieri e comportamenti.
La pericolosità dei Coronavirus, allo stesso modo di virus maggiormente conosciuti, sta nel fatto che può degenerare ed aggravare una patologia polmonare preesistente o causare polmonite in soggetti predisposti o immunodepressi. Cosa significa questo?
Che non bisogna sottovalutare o negare il COVID-19, ma dare peso solo agli studi scientificamente validati e a fonti attendibili, sapendo soprattutto che il nostro stato di salute e la vitalità dipendono, principalmente, dall’atteggiamento interiore capace di mettere ordine nel caos dei nostri timori.

Non dimentichiamo che nessun pensiero o sentimento, nel bene e nel male, possono essere nascosti ad ogni singolo organo, tessuto o cellula del nostro organismo.
Il corpo è la terra dove l’ Anima respira la vita.

FONTE ORIGINALE COMPLETA

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