mercoledì 8 luglio 2020

Omeopatia e Nutrizione Molecolare



Omeopatia e Nutrizione Molecolare

Curarsi con l'Omeopatia


Oggi si parla sempre più spesso di terapie personalizzate, di epigenetica, allo stesso modo si citano frasi ad effetto come la famosa, di ippocratica memoria:

«fa che il cibo sia la tua medicina»

Ma concretamente la medicina attuale è veramente “personalizzata”? Sicuramente il progresso scientifico, soprattutto in campo tecnologico, ha fatto passi da gigante, purtroppo però questo non va di pari passo con il rispetto della vulnerabilità e delle caratteristiche peculiari di ogni persona, anzi spesso le ignora.

Diego Tomassone - 07/07/2020

Wait and see o wait and death?

La stima di cui poteva godere un medico dell’antica Cina dipendeva dal numero di ammalati tra i suoi assistiti: come a dire che un bravo medico aveva solo pazienti sani in quanto era in grado di “prevenire” le possibili patologie.

Oggi l’approccio utilizzato è esattamente l’opposto: ci si basa sulla metodica del wait and see (aspettare e vedere), ovvero si aspetta fino a che non si manifesta il disturbo o peggio la patologia, e poi si guarda cosa è possibile fare (ammesso si possa ancora intervenire perché spesso si aspetta troppo, e la patologia diventa incurabile).

Siamo sicuri che non si possa tornare a una medicina più preventiva e meno “invasiva” e spesso inutilmente interventista e lesiva del malato? La risposta è sicuramente sì. Ed è una risposta che parte da molto lontano, nell’antica Cina a Oriente e in Occidente al tempo della filosofia greca (ricordo che il medico era sempre anche filosofo nell’antichità); fa tappa nell’Europa centrale, tra il 1755 e il 1843, con la figura di C.F.S. Hahnemann, codificatore dell’Omeopatia, nonché portatore del metodo scientifico in medicina; per arrivare al 2018 dove, per la prima volta nella storia, un ricercatore italiano di nome Stefano Scoglio, esperto anche in Omeopatia, ha ricevuto la Candidatura al premio Nobel per la Medicina per le sue scoperte in campo nutriterapico.

Da Hahnemann all’epigenoma

L’antichità, soprattutto con la medicina classica cinese, la filosofia di Platone e Aristotele prima, e la “ filosofia teologica” di Tommaso d’Aquino poi, hanno posto le basi epistemologico-filosofiche per arrivare al XVIII secolo, momento in cui si è potuta codificare in maniera precisa e sistematica una dottrina medica che ha come fondamento l’essere umano, nella sua interezza e totalità, e che ne considera le caratteristiche particolari e peculiari, potendo agire anche in assenza di disturbi o patologie conclamate, proprio perché si basa sul riconoscimento del fenotipo, di quell’epigenoma che contraddistingue ognuno di noi (ed ogni essere vivente).

La grande intuizione del maestro Hahnemann – oltre a quella di sperimentare in maniera “pura” le sostanze che diventeranno poi i rimedi omeopatici unitari (ricordo che con lui nasce la sperimentazione in doppio e triplo cieco) – è stata quella di applicare alla scienza medica, oltre al “Principio dei Simili” conosciuto già da Ippocrate, la dottrina filosofica contenuta nella Summa Theologiae di San Tommaso D’Aquino. San Tommaso infatti considerava l’essere umano non come una macchina costituita da tanti pezzi, ma come un essere vivente animato da un “Principio Vitale” che, se in squilibrio...[Continua sulla rivista Scienza e Conoscenza n. 72]

Argomenti che potrai approfondire nell'articolo completo:

Omeopatia: serve un approccio altamente personalizzato
La nutriterapia e la nutrizione molecolare

Scienza e Conoscenza - n.72 — Rivista >> https://bit.ly/3b3IMu1
Nuove scienze, Medicina Integrata
Autori Vari

Per approfondire la letteratura scientifica sull'Epigenetica

Role of Epigenetics in Biology and Human Diseases - Azam Moosavi1 and  Ali Motevalizadeh Ardekani2,*

Epigenetics: The Science of Change - Bob Weinhol

sabato 4 luglio 2020

In che modo i nostri pensieri plasmano il cervello



In che modo i nostri pensieri plasmano il nostro cervello?

Nuova Biologia


Tutti noi possiamo cambiare i circuiti del vostro cervello. Tutti noi abbiamo quel potere di scelta quantica. Abbiamo sempre posseduto gli strumenti per farlo, ma solo adesso siamo divenuti consapevoli di come si usano: ce lo spiega Joe Dispenza nel suo libro Evolvi il tuo cervello

Redazione Scienza e Conoscenza - 03/07/2020

Il seguente articolo è tratto da Evolvi il tuo cervello

Vi invito ad avere un pensiero solo, un qualunque pensiero. Che il vostro pensiero sia collegato a una sensazione di rabbia, tristezza, ispirazione, gioia o eccitazione sessuale, avete modificato il vostro corpo. Avete modificato voi stessi. Qualsiasi pensiero, che si tratti di “non posso” come di “posso”, di “non sono abbastanza bravo” come di “ti amo”, produce effetti analoghi e misurabili.
Mentre voi siete seduti a leggere con noncuranza questa pagina senza alzare un solo dito, tenete presente che il vostro corpo sta subendo una moltitudine di cambiamenti dinamici.
Lo sapevate che tutt’a un tratto, attivati dal vostro ultimo pensiero, il vostro pancreas e le vostre ghiandole surrenali si sono messi a secernere alcuni nuovi ormoni? Come in un’improvvisa tempesta di fulmini, in diverse aree del vostro cervello l’intensità della corrente elettrica è appena aumentata, provocando il rilascio di una fiumana di sostanze neurochimiche troppo numerose da elencare.
La vostra milza e il vostro timo hanno inviato un gran numero di e-mail al vostro sistema immunitario per generare alcune modifiche. Diversi succhi gastrici sono entrati in circolo.
Il vostro fegato ha iniziato a produrre enzimi che solo alcuni istanti prima non c’erano. Il ritmo del vostro cuore è variato, i vostri polmoni hanno alterato la gettata sistolica, e il flusso sanguigno diretto ai capillari delle vostre mani e dei vostri piedi è cambiato. Tutto per aver avuto un unico pensiero. Così grande è il vostro potere.

Pensieri e chimica

Ma come fate a essere in grado di eseguire tutte quelle azioni? Tutti possiamo capire intellettualmente che il cervello è capace di gestire e regolare molte funzioni diverse in tutto il resto del corpo, ma fino a che punto noi siamo responsabili del lavoro che il nostro cervello sta compiendo in qualità di Direttore Generale del corpo? Che ci piaccia o no, una volta che un pensiero è sopraggiunto nel cervello, il resto è storia: tutte le reazioni corporee che conseguono dal nostro pensiero intenzionale o non intenzionale si dispiegano dietro le quinte della nostra consapevolezza. A pensarci, quando guardiamo direttamente al nocciolo della questione, è sorprendente rendersi conto di quanto influenti ed estesi possano essere gli effetti di uno o due pensieri, siano essi consci o inconsci.

Ad esempio, è possibile che i pensieri apparentemente inconsci che ci attraversano la mente quotidianamente e ripetutamente inneschino una cascata di reazioni chimiche che producono non soltanto ciò che sentiamo, ma anche come sentiamo? Possiamo accettare che gli effetti a lungo termine del nostro modo di pensare abituale possano semplicemente essere la causa del modo in cui il nostro corpo passa in uno stato di squilibrio, ovvero ciò che chiamiamo malattia? È verosimile che, un istante dopo l’altro, noi addestriamo il nostro corpo a non essere in buona salute attraverso la ripetizione dei nostri pensieri e delle nostre reazioni? E se il nostro pensiero da solo potesse spingere la nostra chimica interna al di fuori del raggio della normale attività tanto spesso da provocare alla fine una ridefinizione di questi stati anormali come stati normali, regolari, da parte del sistema di autoregolazione del corpo? È un processo sottile, ma forse finora non gli avevamo mai dedicato tanta attenzione. Mi auguro che questo libro offra alcuni suggerimenti per la gestione del vostro universo interno.

Modifica la consapevolezza per modificare il cervello

A proposito di attenzione, ora voglio che stiate attenti, diveniate consapevoli e ascoltiate. Riuscite a sentire il ronzio del frigorifero? Il suono di un’auto che passa vicino a casa vostra? Un cane che abbaia in lontananza? E la risonanza del vostro battito cardiaco? Soltanto spostando l’attenzione in quei momenti, avete provocato un aumento di potenza e tensione del flusso elettrico in milioni di cellule cerebrali nella vostra stessa testa. Scegliendo di modificare la vostra consapevolezza, avete modificato il vostro cervello. Non soltanto avete cambiato il modo in cui il vostro cervello funzionava alcuni istanti prima, ma anche il modo in cui funzionerà nell’istante successivo, e forse anche per il resto della vostra vita.

Quando ritornate a rivolgere l’attenzione alle parole di questa pagina, il flusso del vostro sangue diretto verso diverse parti del cervello è stato alterato. Avete anche innescato una cascata di impulsi, dirottando e modificando correnti elettriche dirette verso varie aree del cervello. Su un livello microscopico, una moltitudine di cellule nervose differenti si sono chimicamente alleate per “tenersi per mano” e comunicare, al fine di stabilire delle relazioni reciproche a lungo termine più salde. A causa del vostro spostamento di attenzione, la scintillante ragnatela tridimensionale si sta accendendo in nuove combinazioni e sequenze. Tutto questo l’avete fatto per mezzo del vostro libero arbitrio, spostando la vostra attenzione focalizzata. Avete letteralmente trasformato la vostra mente, le vostre idee.

Come esseri umani, abbiamo la capacità naturale di focalizzare la nostra consapevolezza su qualsiasi cosa. Come impareremo, come e dove dirigiamo la nostra attenzione, su che cosa rivolgiamo l’attenzione, e per quanto tempo, in ultima analisi ci definisce a livello neurologico. Se la nostra consapevolezza è così mobile, perché è così difficile mantenere l’attenzione su pensieri che potrebbero esserci utili? Proprio ora, continuando a rimanere concentrati sulla lettura di questa pagina, potreste avere dimenticato il vostro mal di schiena, la controversia che avete avuto poco tempo fa con il vostro capo, e persino di che sesso siete. È dove rivolgiamo l’attenzione e su che cosa la rivolgiamo che mappa il corso stesso del nostro stato d’essere.

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martedì 30 giugno 2020

Segreto dei centenari: questione di credenze



Il segreto dei centenari: la lunga vita e' una questione di credenze

Consapevolezza


Qual è il segreto della lunga vita dei centenari? Si tratta di genetica o quello che conta sono gli atteggiamenti mentali e le credenze? Scoprilo in un libro straordinario: un viaggio affascinante nella mente degli ultracentenari di tutto il Pianeta

Redazione Scienza e Conoscenza - 30/06/2020

Tratto dal libro Nella Mente dei Centenari (Macro Edizioni, 2018).

Resilienza, perseveranza, creatività e flessibilità sono tutte qualità che ho riscontrato in ogni centenario che ho esaminato, viaggiando tra le culture dei cinque continenti. Per fortuna è possibile impararle senza affidarsi al proprio corredo genetico o alla propria storia familiare. Non è possibile isolare i geni che identificano la mente di un centenario, ma possiamo apprendere i comportamenti che contribuiscono alla longevità passando da una mentalità condizionata dal passaggio del tempo a una improntata all’impegno nello spazio. In cosa consiste la sfida esistenziale che vi sto proponendo? Dobbiamo staccarci dall’ipnotico concetto di tempo in cui le cose ci succedono in sequenza e prestare attenzione al modo in cui possiamo succedere nel nostro spazio tralasciando il preciso ordine degli eventi.

Cercherò di rendere più chiara la questione con qualche esempio. È lunedì mattina, e la vostra auto non ne vuole sapere di partire. Chiamate un taxi che vi porti a lavoro, e ci mette quarantacinque minuti per arrivare. Quando arrivate in ufficio vi rendete conto di aver dimenticato di scrivere un’importante e-mail a un cliente. Gli eventi turbolenti che formano questa specie di “sequenza” non chiedono altro se non di essere collegati tra loro usando i fili cognitivi che esistono solo e soltanto nella vostra mente: ma che orribile inizio di settimana! Imponiamo una sequenza al tempo per dare un senso allo spazio che percorriamo.
Ma, dato che leghiamo le sequenze agli eventi della nostra dimensione spazio-tempo per mezzo dei fili cognitivi, possiamo allo stesso modo liberarle facendo appello alle qualità che accomunano i centenari: creatività per reinterpretare attribuzioni negative, flessibilità per considerare altre opzioni, perseveranza per sopportare le turbolenze e resilienza per adottare nuovi atteggiamenti e approcci.

Lasciate che chiarisca ulteriormente. Anche se abbiamo bisogno di tessere i fili cognitivi per dare un senso al nostro mondo, quando affrontiamo una serie di circostanze simili a quelle descritte tendiamo a imporre una sequenza a eventi che risultano in realtà slegati tra loro, creando un rapporto causa-effetto falso. L’auto che non parte e l’essersi dimenticati di rispondere a un’e-mail non sono in alcun modo correlati da un rapporto di causalità; tuttavia, imbrigliando i due eventi con i fili cognitivi, potreste arrivare alla conclusione che tutto andrà storto per il resto della giornata. Al contrario, schiantarsi con l’auto perché i freni sono in cattive condizioni o perdere una coincidenza perché il volo ha accumulato ritardo sono esempi di rapporto causa-effetto esterno.

Anche se da entrambe le serie di eventi potete concludere che non sarà una bella giornata, nel primo caso il rapporto di causalità viene creato da voi (gli imprevisti stanno succedendo perché è una brutta giornata), mentre nell’altro è completamente dimostrabile. Verso la fine del capitolo vi spiegherò come fare vostre le qualità dei centenari che vi possono liberare dai deleteri effetti derivanti dalla creazione di relazioni causa-effetto false. Per ora cercate semplicemente di ricordare che le sequenze esistono solamente nella vostra mente, e iniziate a fare caso a quante delle conclusioni che traete sugli eventi della vostra vita si basano sul mero fatto che avete imparato a raggruppare e connettere artificialmente le vostre esperienze.

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lunedì 29 giugno 2020

Come funziona il cervello?



Come funziona il cervello?

Neuroscienze e Cervello


Cervello umano: quali sono gli strumenti utilizzati per studiarlo e per capire come funziona, dall'elettroencefalografo alla risonanza magnetica funzionale (RMF)

Redazione Scienza e Conoscenza - 27/06/2020

Il seguente articolo è tratto dal libro Blue Mind. Mente ed Acqua.

Come possiamo affrontare lo studio del cervello umano?

Ciò è possibile grazie allo sviluppo di tecniche e strumentazioni non invasive che hanno consentito agli scienziati di monitorarlo. Il primo di questi apparecchi è stato l’elettroencefalografo (EEG), basato sulla comprensione delle proprietà elettriche del tessuto vivente. Il primo impiego dell’EEG su esseri umani è avvenuto nel 1924.

L'elettroencefalografo (EEG)

Nel corso del Ventesimo secolo i tracciati EEG sono state impiegati sia come strumento diagnostico che per la ricerca.
Un EEG funziona perché i neuroni nel cervello attivandosi generano piccole cariche elettriche, e quando gruppi di neuroni si accendono insieme, creano un’“onda” elettrica che può essere rilevata e registrata. I dati vengono generati applicando gli elettrodi dell’EEG (spesso inseriti in una cuffia, una rete, o una fascia) sulla testa e monitorando i picchi e gli avvallamenti dell’elettricità generata nel cervello. (Per poter essere analizzato il segnale viene amplificato).
L’EEG può monitorare l’attività cerebrale individuando quale parte del cervello è coinvolta in un “evento cognitivo”: attraverso il tipo di onda cerebrale (alfa, beta, teta e delta, ciascuna corrispondente a una distinta gamma di frequenza e al corrispettivo livello di attività cerebrale, il che rende cruciale l’EEG per gli studi sul sonno), e attraverso l’attività anomala (come nell’epilessia, disturbo che produce schemi di picchi ravvicinati nell’attività elettrica del cervello). Certi elettroencefalografi sofisticati possono campionare in modo non in vasivo sessantotto canali di dati ogni quattro millisecondi o anche meno, e registrare eventi elettrici della durata di un millisecondo.

I neuroscienziati cognitivi hanno scoperto che l’EEG può essere uno strumento estremamente utile per monitorare le funzioni
cerebrali come l’attenzione, le risposte emozionali, il modo in cui tratteniamo le informazioni e così via.
E in un eccitante sviluppo per chi di noi fa ricerca fuori dall’ambiente del laboratorio, gli elettroencefalografi stano diventando sempre più piccoli e più portatili, e alcuni assomigliano addirittura agli auricolari che si usano per i videogame al computer.
Altri strumenti di indagine del cervello

Tuttavia, i tracciati EEG indicano l’attività elettrica solo a una profondità superficiale, e molte funzioni critiche nel cervello hanno luogo a profondità molto maggiori. Per esplorarle, erano necessari altri strumenti. Negli ultimi cinquant’anni la RM (la buona vecchia risonanza magnetica), la tomografia a emissione di positroni (PET) e la tomografia computerizzata a emissione disingolo fotone (SPECT) sono state impiegate per produrre immagini dell’attività profonda del cervello monitorando i cambiamenti nel flusso sanguigno o nell’attività metabolica.
Ma mentre l’EEG si affida soltanto ai campi magnetici e alle onde radio, la PET e la SPECT impiegano isotopi radioattivi iniettati, il che ne limita l’utilità. Una nuova risposta è arrivata negli anni Novanta con la risonanza magnetica funzionale per immagini, o RMF.

La risonanza magnetica funzionale (RMF): cosa ci dice del cervello?

A seconda del compito che dev’essere svolto, aree diverse del cervello si attivano in momenti diversi. Una maggiore attività richiede più ossigeno, e questo provoca un incremento del flusso sanguigno in quelle aree cerebrali. Come i loro fratelli più anziani, le macchine per la RMF impiegano potenti campi magnetici per allineare i protoni degli atomi di idrogeno nel sangue, per poi rompere l’allineamento mediante l’uso di onde radio. Una RMF cerca le differenze nei segnali provenienti dagli atomi di idrogeno per distinguere tra diversi tipi di materia. Riallineandosi, i protoni emettono segnali diversi per il sangue ossigenato e per quello non ossigenato, e sono quei segnali a essere rilevati dall’apparecchio. Quando un soggetto intraprende un’attività, come stringere una mano o guardare una certa immagine, la RMF misura la percentuale di sangue ossigenato e non ossigenato, oppure il contrasto dipendente dal livello di ossigeno (BOLD) in diverse aree del cervello in quel dato momento.

Il computer della macchina quindi utilizza un sofisticato algoritmo per interpretare i dati ricevuti e rappresentarli nella forma di infinitesime unità tridimensionali dette voxel. Colori diversi vengono usati per indicare l’intensità dell’energia in quella particolare area, con il rosso che indica l’attività più intensa, e il porpora o il nero un’attività bassa o nulla. Quanto più brillante è il colore, tanto maggiore è l’attività in quella particolare regione del cervello, motivo
per cui si dice che un’area del cervello attivata “si accende”.
Negli ultimi vent’anni la RM è diventata il metodo preferito per misurare la funzione cerebrale, utilizzato da scienziati cognitivi, neurologi, neurobiologi, psicologi, neuroeconomisti e altri.

eBook - Blue Mind - Mente e Acqua >> https://bit.ly/2ZnlviS
Il Legame Nascosto tra l'acqua e la nostra mente
Wallace J. Nichols

mercoledì 24 giugno 2020

Cosa danneggia la ghiandola pineale?



Cosa danneggia la ghiandola pineale?

Medicina Integrata


Farmaci, luce elettrica e campi elettromagnetici sono i nemici della ghiandola pineale: ecco tutti i consigli per mantenere in salute questa preziosa ghiandola

Paolo Giordo - 24/06/2020

Il nostro organismo pertanto è un complesso e mirabile ingranaggio dove l’armonica funzione di una moltitudine di sostanze coopera al mantenimento della salute e dell’equilibrio.

Ma l’attivitá della ghiandola pineale nelle sue molteplici e importanti azioni fisiologiche è messa a repentaglio da numerosi farmaci e incongrui stili di vita.

Farmaci che influenzano la sintesi di melatonina sono i beta bloccanti, farmaci antidepressivi come gli SSRI o inibitori della ricaptazione della serotonina, gli inibitori delle monoamino-ossidasi (I-MAO), le benzodiazepine, i calcioantagonisti, i FANS , i corticosteroidi, ecc.

Anche l’assunzione di bevande alcooliche dopo le sette di sera sembra ridurre la produzione di melatonina notturna. Le moderne abitudini di protrarre le ore di veglia sino a notte inoltrata sconvolgono la corretta produzione di melatonina.

I disturbi del ritmo sonno-veglia devono essere tenuti distinti dall’insonnia poiché sono dovuti non a un’incapacità del soggetto a dormire, ma a un mancato allineamento del suo ritmo sonno- veglia con il ritmo buio-luce, cioè a un conflitto tra la struttura bioritmica fisiologica e quella imposta dalle convenzioni e dalle abitudini della vita sociale.

Questi disturbi hanno avuto origine quando l’umanità si è trovata nella necessità di manipolare il tempo dedicato al lavoro e al riposo, in funzione delle mutate condizioni socio economiche portando, di fatto, a un conflitto tra la nostra biologia e le condizioni sociali e culturali.

L’invenzione della luce elettrica e lo sviluppo degli spostamenti aerei hanno cambiato l’habitat e i ritmi di vita umani molto più radicalmente e rapidamente di quanto sia successo nei precedenti millenni di evoluzione della specie.

Inoltre, le nostre abitazioni moderne hanno una varietà crescente di apparecchi elettrici ed elettronici – TV, PC, wireless, telefonini, elettrodomestici di ogni tipo, ecc. – con un’inevitabile esposizione a campi elettromagnetici.

Al di là del fatto che queste situazioni possano avere un’influenza diretta e indiretta sullo sviluppo di patologie tumorali, tutti i dispositivi elettronici hanno un effetto perturbante sull’attività cerebrale e soprattutto sulla ghiandola pineale. Secondo alcuni osservatori la pineale interpreta molti dei campi elettromagnetici come segnali luminosi, cosa che porterebbe a una drastica riduzione di melatonina e a una perturbazione del suo equilibrio elettrochimico.

Dobbiamo inoltre riconoscere che i bambini e i giovani sono i più vulnerabili rispetto a queste esposizioni e rappresentano, purtroppo, anche i maggiori fruitori dell’offerta elettronica.

Continua la lettura su:

Scienza e Conoscenza n. 64 - Rivista >> https://bit.ly/2PSx3rV
Nuove Scienze, Medicina non Convenzionale, Coscienza
Autori Vari

lunedì 22 giugno 2020

5 consigli fondamentali per tutelare la salute dei bambini



5 consigli fondamentali per tutelare la salute dei bambini

Medicina Integrata


Alimentazione, farmaci, aria aperta: ecco quali sono le regole fondamentali per garantire ai nostri bambini un futuro all'insegna della salute

Roberto Gava - 22/06/2020

I consigli che si potrebbero dare per tutelare la salute dei nostri bambini sono veramente tanti, perché sono tanti i pericoli che oggi mettono a rischio la loro salute. Non dimentichiamo che essi sono immaturi sia dal punto di vista immunitario sia dal punto di vista delle loro ridotte capacità di metabolizzare ed eliminare le sostanze tossiche.

I 5 consigli più importanti sono

Cercare di alimentare il più possibile i bambini con cibi biologici, freschi, vari, preparati in modo semplice, non confezionati e non sottoposti ad alte temperature di cottura.

Limitare le carni rosse, le carni processate, le bibite zuccherate e gli zuccheri semplici e fin da piccoli abituarli a consumare legumi, verdure, frutta e semi vegetali.

Non sterilizzare il biberon, non mettere cibi o bevande calde in recipienti di plastica, non usare il forno a microonde a scopi alimentari, limitare al massimo l’uso degli oggetti di plastica in cucina e in casa.

Arieggiare la casa e in particolare la cameretta del bambino, non utilizzare sostanze chimiche per la pulizia della casa (esistono alternative naturali), non utilizzare vestiti preparati o trattati chimicamente e tenere il bambino il più lontano possibile da campi elettromagnetici (tv, cellulari, tablet, ecc.).

Non usare farmaci chimici se non c’è una assoluta necessità (rischio concreto per la salute del bambino), ma provare sempre ad utilizzare prima dei rimedi naturali (fitoterapici, omeopatici o di altro tipo) e in ogni caso non attendere che il bambino stia male, ma prevenire le malattie irrobustendo il suo organismo con una sana alimentazione, con l’utilizzo periodico di integratori nutrizionali (vitamine, minerali, acidi grassi polinsaturi, probiotici, ecc.), con una corretta igiene di vita (rispetto dei ritmi fisiologici, adeguato riposo notturno, movimento all’aria aperta) e, quando si può, uscendo dalla routine familiare e fare qualche breve vacanza.

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Rivista trimestrale di Scienza Indipendente
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giovedì 18 giugno 2020

Ghiandola pineale: come attiva processi guarigione


Ghiandola pineale: ecco come attiva i processi di guarigione

Medicina Integrata


A lungo considerata di poca importanza dalla medicina occidentale, la ghiandola pineale è in realtà fondamentale per la salute e ha il compito di salvaguardare i processi di riparazione e guarigione che avvengono nelle ore notturne

Paolo Giordo - 18/06/2020

La ghiandola pineale o epifisi è situata nella parte più profonda del cervello, all’estremità posteriore del terzo ventricolo e si collega mediante fasci nervosi alle strutture adiacenti.

Le sue cellule, dette pinealociti, producono prevalentemente melatonina che viene riversata sia nel sangue che nel liquido cefalo-rachidiano.

L’epifisi produce anche delle quantità di serotonina (5-OH-triptamina) e, inoltre anche la DMT o dimetiltriptamina, una sostanza dagli effetti allucinogeni contenuta anche nella pianta ayahuasca usata per scopi mistici, la quale è stata messa in relazione con alterati stati di coscienza, con esperienze trasformative e stati di consapevolezza mistica, specialmente presenti durante la fase REM del sonno, fase nella quale sembra che questa sostanza sia maggiormente prodotta.

La pineale è un organo ontogeneticamente molto vecchio e appartiene alla famiglia dei cosiddetti organi secretori circumventricolari, chiamati anche “finestre del cervello” i quali hanno la caratteristica di non avere la barriera emato-encefalica.

La ghiandola pineale, comunque, è un organo conosciuto da tempi antichissimi; tra i primi a descriverla fu Galeno (De Usu Partium) che descrisse la sua forma come quella di una piccola pigna (da cui il nome).

In epoca moderna il filosofo Cartesio identificò la pineale come sede dell’anima o meglio come il punto d’incontro tra l’anima immortale (res cogitans) e il corpo caduco (res extensa).

La medicina occidentale non ha mai riservato una grande attenzione a questa ghiandola osservando, comunque, che essa tende ad atrofizzarsi e a calcificarsi con il passare degli anni.

La melatonina

Abbiamo detto che l’ormone più importante e conosciuto secreto dalla pineale è la melatonina, nota per la sua regolazione dei ritmi del sonno notturno.

La biosintesi della melatonina inizia con la captazione dell’aminoacido triptofano dal sangue che circola all’interno della ghiandola. Il triptofano viene idrossilato in posizione 5 e diventa 5-OH-triptofano il quale viene a sua volta decarbossilato sino a diventare serotonina (5 idrossitriptamina). Attraverso altri passaggi chimici (acetilazione e metilazione), la serotonina si trasforma in melatonina. La melatonina scompare poi rapidamente dal plasma e dai tessuti dopo essere stata coniugata dal fegato ed escreta con le urine.

La ghiandola pineale può essere considerata un trasduttore neuroendocrino in quanto converte un input nervoso in un output chimico ormonale.

Il buio è fondamentale perché avvenga la secrezione di melatonina; maggiore è il buio e maggiore è la secrezione di questo ormone, mentre la secrezione si attenua man mano che ci si avvicina all’alba.

Durante la notte la ghiandola pineale ripara e risincronizza i danni e le attività alterate durante la vita diurna. Infatti nelle prime ore di sonno il livello di cortisolo diminuisce sino all’azzeramento, mentre quello della melatonina aumenta sino a raggiungere il suo massimo.

In condizioni di stress, veglie prolungate, ecc. il livello di cortisolo permane alto, bloccando la trasformazione della serotonina in melatonina e di fatto riducendone la produzione.

Pertanto, dal momento che il corpo riposa e “guarisce” di notte, questi processi sono bloccati o alterati; di qui la stanchezza al mattino e la mancata attivazione dei processi di guarigione.

Nei soggetti più anziani il ritmo e l’ampiezza della secrezione della melatonina si riduce gradualmente, come se la ghiandola perdesse gradualmente la sua capacità di secrezione di questo ormone.

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martedì 16 giugno 2020

Che cos'e' la Medicina Funzionale?



Che cos'e' la Medicina Funzionale?

Medicina Integrata


La Medicina Funzionale è una branca medica che studia, con approccio integrato, la risposta biologica allo stress. Di fondamentale importanza è la valutazione delle interconnessioni fra psiche e corpo

Redazione Scienza e Conoscenza - 16/06/2020

Il seguente aticolo è tratto da Scienza e Conoscenza 72 ed è scritto da Carlo Maggio (Cardiologo, nutrizionista, Docente di Medicina Funzionale presso la scuola AIMF Health)

La classica suddivisione dell’essere umano in sistemi e apparati acquisisce un significato differente. Ogni singolo elemento del nostro organismo partecipa, con una risposta corale, al mantenimento dell’armonia. L’alterazione della funzione (da cui il termine funzionale) è il processo, mentre la malattia costituisce il punto di arrivo (Bland). La medicina funzionale è particolarmente efficace nel migliorare la qualità della vita in pazienti con disfunzioni o malattie croniche (Beidelschies). Il modello funzionale rispetta i canoni della Medicina delle 4 P essendo: predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa (Flores). La Medicina Funzionale è quindi la medicina della persona, caratterizzata da una specifica individualità psichica, biochimica e fisiologica. L’approccio “funzionale” non può che essere olistico e personalizzato: una visione globale dell’essere umano che va oltre la somma di cellule, tessuti e organi.

I campi di disturbo in Medicina Funzionale

Gli esseri viventi sono sistemi aperti, che interagiscono con ambienti esterni e interni adattandosi continuamente, anche a costo di cambiamenti per mantenere l’equilibrio sistemico (allostasi). La Medicina Funzionale, nell’intento di raggiungere la massima performance biologica, ricerca quegli elementi, chiamati campi di disturbo, che interferiscono con l’armonia del nostro organismo (Pasciuto). Per esemplificare: soggetti che vivono vicino a un aeroporto sono esposti al campo di disturbo fisico “inquinamento acustico” che inizialmente crea delle disarmonie funzionali e può sfociare, con il tempo, nell’ipertensione arteriosa e/o nell’infarto cardiaco. Il miglior provvedimento è quello di spostare l’abitazione in ambiente non rumoroso, operando quindi la rimozione del campo di disturbo, con riduzione dell’incidenza di eventi cardiovascolari.

Matrice extracellulare e ritmi neuro-endocrino-metabolici

Dove si gioca la prima battaglia dei campi di disturbo? Fuori dalle cellule, in quell’ambiente denominato “matrice extracellulare”. Nel 2012, la prestigiosa rivista «Circulation», pubblicò un articolo dedicato alla matrice extracellulare cardiaca. Wong e collaboratori, dopo averla analizzata con risonanza magnetica su 793 pazienti, dimostrarono una realtà clinica strabiliante. Nei pazienti con scompenso cardiaco e matrice extracellulare cardiaca malata, aumentava drammaticamente la mortalità cardiovascolare. Gli autori conclusero che è fondamentale mettere in atto delle terapie centrate sulla matrice extracellulare cardiaca per ridurre sensibilmente i rischi (Wong). La Società Italiana di Medicina Funzionale (SIMF) già nel 1996 organizzava corsi dedicati al riequilibrio della matrice extracellulare: drenaggio, idratazione, regolazione del pH, rimozione delle tossine; solo per citare alcuni interventi.

Il rispetto dei ritmi biologici è fondamentale per la salute, e la Medicina Funzionale se ne interessa in maniera particolare. A tutti i livelli di organizzazione biologica è possibile riscontrare eventi ripetitivi di tipo ritmico. Il nostro organismo interagisce con l’ambiente, seguendone i cicli. Il più famoso è quello circadiano, giorno-notte o sonno-veglia, che si realizza nelle 24 ore...

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Scienza e Conoscenza - n.72 — Rivista >> https://bit.ly/3b3IMu1
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Autori Vari

lunedì 15 giugno 2020

Di cosa sono fatti gli atomi?



Di cosa sono fatti gli atomi? 

Ce lo spiega il libro "La Biologia delle Credenze"

Nuova Biologia


Lo sapevi che la struttura dell’atomo è formata da un insieme di vortici di energia infinitamente piccoli chiamati quark e fotoni?

Bruce Lipton - 14/06/2020

Il seguente articolo è tratto dal best seller La Biologia delle Credenze.

I fisici quantistici hanno scoperto che gli atomi materiali sono formati da vortici di energia in costante vibrazione e rotazione, ogni atomo è come una trottola in rotazione, che oscilla ed emette energia. Poiché ciascun atomo ha una sua specifica configurazione energetica (oscillazione), gli aggregati di atomi (molecole) emettono collettivamente modelli energetici che li identificano. Ciò significa che qualunque struttura fisica nell’Universo, compresi voi e io, irradia una specifica configurazione energetica.

Se fosse possibile osservare al microscopio la composizione di un atomo, che cosa vedremmo? Immaginate un mulinello di polvere che corre per il deserto. Togliendo la sabbia e la polvere, quello che rimane è un vortice invisibile simile a un tornado. La struttura dell’atomo è formata da un insieme di vortici di energia infinitamente piccoli chiamati quark e fotoni. Da lontano, l’atomo apparirebbe come una sfera indistinta; ma mettendone sempre più a fuoco la struttura, l’atomo diventerebbe sempre meno nitido e preciso, fino a scomparire del tutto. Non vedremmo più nulla, perché mettendo a fuoco la struttura dell’atomo osserveremmo soltanto uno spazio vuoto. L’atomo non ha una struttura fisica: il re è nudo!

Vi ricordate i modelli di atomo che usavate a scuola, fatti di palline che ruotavano come il sistema solare? Bene, confrontiamo quell’immagine con la “struttura” dell’atomo scoperta dalla fisica quantistica: gli atomi sono fatti di energia invisibile, non di materia tangibile!

Quindi, nel nostro mondo la sostanza materiale (materia) appare dal nulla. So che sembra incredibile, soprattutto se pensate che in questo momento state tenendo in mano un libro materiale. Ma se metteste a fuoco la sostanza materiale di questo libro con un microscopio atomico, vedreste che in mano non state tenendo nulla. Noi giovani studenti di biologia avevamo ragione su una cosa: l’Universo quantistico è sconcertante.

Ora diamo uno sguardo più ravvicinato alla natura “adesso si vede, adesso non si vede!” della fisica quantistica. La materia può essere contemporaneamente definita un qualcosa di solido (particella) e un campo di forza immateriale (onda). Quando si studiano le proprietà fisiche degli atomi, come la massa e il peso, gli atomi sembrano materiali e si comportano come se lo fossero; ma quando gli stessi atomi vengono descritti in termini di potenziale elettrico e di lunghezza d’onda, rivelano le caratteristiche e le proprietà dell’energia (onde) [Hackermüller et al. 2003; Chapman et al. 1995; Pool 1995; N.d.A.]. Il fatto che l’energia e la materia siano la stessa identica cosa, è esattamente quello che Einstein intendeva con la formula E = mc2. In parole semplici, quest’equazione dice che l’energia (E) è uguale alla materia (m, massa) moltiplicata per il quadrato della velocità della luce (c). Einstein aveva capito che non viviamo in un Universo fatto di oggetti materiali distinti e separati da uno spazio vuoto. L’Universo è un tutto indivisibile e dinamico in cui l’energia e la materia sono così strettamente interconnesse che è impossibile considerarle entità separate.

Bruce Lipton

Il Dr. Bruce Lipton, biologo cellulare, autore e ricercatore, è stato professore associato di anatomia alla Scuola di Medicina dell’Università del Wisconsin, dove ha partecipato al curriculum medico come ricercatore di biologia cellulare ed istologia. La sua ricerca di laboratorio sulla distrofia muscolare si è concentrata sulla biochimica delle cellule muscolari umane clonate.
Recentemente, come professore di patologia della Scuola di Medicina dell’Università di Stanford, la sua ricerca sul sistema immunitario umano ha prodotto informazioni sulla natura molecolare della consapevolezza e sul futuro dell’evoluzione umana. E autore di moltissimi Bestseller internazionali e richiestissimo conferenziere.

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La Biologia delle Credenze — Libro >> https://bit.ly/36tJ2kz
Come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula - Con musica a 432 Hz di Emiliano Toso
Bruce Lipton

giovedì 11 giugno 2020

Fibromialgia: cos'e' e come si puo' curare



Fibromialgia: cos'e' e come si puo' curare con la medicina integrata

Medicina Integrata


Un modello sistemico basato sulla medicina ildegardiana propone un nuovo approccio alla fibromialgia che possiamo definire la patologia della complessità

Sabrina Melino - 10/06/2020

Il seguente articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 72

La fibromialgia è una forma clinica caratterizzata da dolore cronico diffuso e da altri sintomi non correlati al dolore, tra cui rigidità muscolare, affaticamento, sonno scarso, disturbi cognitivi e depressione, che possono presentare variazioni significative, non solo tra i diversi pazienti, ma anche nello stesso paziente durante il decorso della malattia. Questi sintomi sono relativamente comuni e non specifici; possono essere riscontrati in altre forme patologiche che possono sovrapporsi alla fibromialgia, senza che vi siano spesso confini chiari, rimanendo, per la loro stessa natura, oggettivamente difficili da definire e quantificare.

La fibromialgia tra genetica ed epigenetica

Attualmente, la diagnosi di fibromialgia si basa esclusivamente su una valutazione clinica completa, secondo i criteri ACR 2016 (American College of Rheumatology), tuttavia i biomarcatori biologici convalidati associati alla fibromialgia non sono ancora stati identificati.

Studi di associazione a livello del genoma hanno rintracciato i geni potenzialmente coinvolti nella patogenesi della fibromialgia e si è evidenziato che i fattori genetici sono responsabili fino al 50% della suscettibilità alla malattia. È stata inoltre proposta un’interazione gene-ambientale come meccanismo scatenante, attraverso alterazioni epigenetiche: in particolare, la fibromialgia sembra essere caratterizzata da un modello di DNA ipometilato nei geni implicati nella risposta allo stress, nella riparazione del DNA, nella risposta del sistema autonomo e nelle anomalie neuronali subcorticali1.

Alcune costituzioni genetetiche (del DNA) specifiche (genotipi) possono trovare espressione in fenotipi inclini allo sviluppo della fibromialgia: detto in altri termini vi sono persone che geneticamente sono più predisposte, essendo meno resilienti, a rispondere agli stimoli ambientali in modo tale da favorire lo sviluppo della fibromialgia. La complessità nella eziopatogenesi e nella diagnosi della fibromialgia l’hanno resa per molto tempo una malattia contestata: le persone che ne erano colpite erano stigmatizzate e classificate come affette da disturbi psicologici e/o psicosociali, più che fisici.

Tale atteggiamento ha ulteriormente complicato la vita dei malati fibromialgici, determinando un impatto economico e sociale rilevante.

Approccio PNEI: la resilienza

La multifattorialità alla base dello sviluppo della fibromialgia e la rilevanza della componente epigenetica all’origine della stessa, ovvero l’alterata risposta dell’individuo agli stimoli ambientali, richiamano necessariamente l’inquadramento della sindrome fibromialgica all’interno dell’approccio PNEI (psico-neuroendocrino-immune) inerente al concetto di considerare le malattie da un punto di vista integrato, con le varie componenti (psiche, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario) che controllano l’organo/apparato malato e a loro volta sono influenzate da un meccanismo di feedback.

Abbiamo detto che le persone poco resilienti sono più facilmente soggette a contrarre malattie autoimmuni o sindromi caratterizzate da rigidità e dolore cronico. Potremmo meglio dire che alcuni individui, predisposti costituzionalmente e geneticamente, possono sviluppare fenotipi meno resilienti.

Cosa può fare la MEDICINA ILDEGARDIANA per la FIBROMIALGIA?
Scoprilo su SC 72!

Scienza e Conoscenza - n.72 — Rivista >> https://bit.ly/3b3IMu1
Nuove scienze, Medicina Integrata
Autori Vari

venerdì 5 giugno 2020

La medicina e' una sola



La medicina e' una sola: la riflessione del Dottor Stefano Fais

Medicina Integrata


Quando un ricercatore fa una scoperta mediata dalla serendipità deve prestare un alto livello di attenzione a tutto ciò che sta accadendo attorno a lui, a trecentosessanta gradi.

Stefano Fais - 04/06/2021

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 69.

Come scienziato non mi interessa attribuire grande importanza a termini quali non convenzionale, integrata, alternativa quando sono riferiti alla medicina. Per me, nella scienza, la cosa realmente importante è mantenere un approccio alla procedura sperimentale aperto, privo di chiusure aprioristiche e dogmatiche tale per cui ciò che a prima vista potrebbe apparire come un errore, o qualcosa di insignificante, potrebbe rivelarsi una grande scoperta se solo siamo capaci di cambiare l’angolazione, la prospettiva, da cui osserviamo il fenomeno in esame.

Quando si parla di serendipity ci si riferisce alla scoperta di qualcosa mentre si stava cercando qualcos’altro. L’esempio classico, in questi casi, è quello relativo alla penicillina.
Fleming stava studiando lo Staphylococcus influenzae quando una delle sue piastrine di coltura si contaminò e su di essa si sviluppò un’area ben delimitata priva di batteri: il resto della storia lo conosciamo tutti. Nel 2008 il «Financial Time» ha pubblicato un articolo provocatorio sul ruolo della serendipity nel futuro della medicina. In realtà la serendipity ha avuto un ruolo chiave nella scoperta di un’am-pia gamma di farmaci psicotropi, tra cui l’anilina viola, il dietilamide dell’acido lisergico, il meprobamato, la clorpromazina e l’imipramina.

Quando un ricercatore fa una scoperta mediata dalla serendipità deve prestare un alto livello di attenzione a tutto ciò che sta accadendo attorno a lui, a trecentosessanta gradi. Ma questo non basta: per scoprire qualcosa che sia veramente nuovo e fuori dagli schemi occorre mantenere una mente sufficientemente sganciata dalle tradizionali infrastrutture cognitive e culturali che normalmente rendono estremamente focalizzata su un particolare punto di arrivo – spesso predefinito – l’attività di ricerca.

Io credo che un ricercatore in medicina debba mantenere lo sguardo curioso e innocente di un bambino.

Max Planck disse che la scienza non progredisce perché gli scienziati cambiano idea, ma piuttosto perché gli scienziati attaccati a opinioni errate muoiono e vengono rimpiazzati. Otto Warburg ha usato le stesse parole per commentare il fatto che le sue idee – non mainstream sulla genesi del cancro – faticassero a essere accettate. Personalmente ritengo che le ricerche non mainstream nella scienza vadano incoraggiate e che abbiano avuto – e possano avere – un ruolo fondamentale nello sviluppo della medicina. In questa rubrica che terrò su Scienza e Conoscenza in ogni numero, parleremo sia delle scoperte che sono passate inosservate anche se ricche di prospettiva – una tra tutte il ruolo della vitamina C nella cura dei tumori – sia delle più recenti ricerche guidate da un approccio non mainstream, come ad esempio la scoperta che farmaci antiacidi possono avere un ruolo chiave nelle nuove strategie antitumorali e l’importanza dell’acqua e di antiossidanti nel mitigare l’invecchiamento. Vi aspetto in ogni numero per grandi novità!

Continua la lettura su
Scienza e Conoscenza n. 69 - Luglio/Settembre 2019 - Rivista >> http://bit.ly/2LzQgg5
Nuove scienze, Medicina Integrata

La Terapia Antiacida per la Cura dei Tumori — Libro
Stefano Fais

lunedì 25 maggio 2020

5G: modifica DNA risuonando con strutture frattali



Tecnologia 5G: modifica il DNA risuonando con le sue strutture frattali

Scienza e Fisica Quantistica


Lʼuomo è una sofisticata e delicata macchina elettromagnetica che vive di segnali, frequenze, codici di riconoscimento: in tutto questo come interferiscono i campi elettromagnetici esterni e in particolare la nascente tecnologia 5G?

Fausto Bersani Greggio - 25/05/2020

Il seguente articolo è tratto da Scienza e Conoscenza #72

Lʼuomo è una sofisticata e delicata macchina elettromagnetica che vive di segnali, frequenze, codici di riconoscimento. A un livello molto elementare basti pensare all’attività elettrica del cuore, del cervello o dei muscoli. Tuttavia per capirne a fondo il funzionamento la biochimica non è sufficiente. Ifuturi progressi della medicina saranno possibili se i medici lavoreranno accanto ai fisici. Solo così comprenderemo i livelli più sottili e profondi, i “meccanismi che comandano i meccanismi”.

Il concetto di risonanza

Il problema delicatissimo è quello di determinare come reagisce il campo elettromagnetico endogeno nei diversi distretti del corpo umano quando questo è esposto a un campo elettromagnetico esterno. In questi casi atomi e molecole possono essere distorti nelle loro configurazioni e nei loro equilibri funzionali. I resoconti di vari studi documentano “effetti finestra” in cui si presentano complesse risposte biologiche (bio-effetti) non lineari e selettive: al di fuori di determinati intervalli di frequenze e intensità, in genere, non si ha alcuna reazione. In altre parole, l’effetto accade solo sotto l’influenza di “sottili risonanze” e non necessariamente l’effetto risulta più evidente quando il campo applicato “fa la voce grossa”. Non è un semplice problema di intensità espositiva.

OGNI SISTEMA, MICROSCOPICO O MACROSCOPICO, È IN GRADO DI OSCILLARE
E LO FA CON FREQUENZE CARATTERISTICHE,
LE COSIDDETTE “FREQUENZE PROPRIE” DI VIBRAZIONE

Proviamo ad approfondire il concetto di risonanza. Partiamo dalla nota storia del ponte Tacoma Narrows Bridge che, il 7 novembre 1940, crol- lò sotto le raffiche periodiche del vento. Non fu certo solo la pressione del vento a farlo crollare, ma la cadenza delle raffiche, cioè la frequenza. Questa frequenza risultò molto vicina alla frequenza di vibrazione “propria” di una delle strutture portanti; in questo caso, la pressione trasmessa dal vento venne amplificata a un livello tale che il trasferimento di energia fece crollare il ponte. È lo stesso fenomeno in virtù del quale se facciamo vibrare un diapason con un martello, altrettanti diapason aventi la stessa frequenza del primo e posti in sua prossimità, risuoneranno senza venire percossi. Analogo è anche il meccanismo uditivo in cui la membrana del timpano risuona con le onde sonore che vengono emesse nell’aria riconoscendole e decodificandole in un linguaggio grazie al sistema nervoso, naturalmente entro un certo spettro di frequenze che rappresenta la nostra capacità uditiva, né più né meno di quanto accade alle cellule della nostra retina (coni) che, come vere e proprie antenne, riconoscono determinate frequenze elettromagnetiche che chiamiamo colori.

In generale si può dire che ogni sistema, microscopico o macroscopico, è in grado di oscillare e lo fa con frequenze caratteristiche, le cosiddette “frequenze proprie” di vibrazione.

La risonanza è la capacità che ha il sistema di aumentare l’ampiezza di oscillazione in corrispondenza di sollecitazioni esterne sintonizzate esattamente sulle frequenze proprie di vibrazione. In questo caso, in modo molto efficiente, il sistema assorbe, amplificandola, l’energia ceduta da una perturbazione...

Continua la lettura su...

Scienza e Conoscenza - n.72 — Rivista >> https://bit.ly/3b3IMu1
Nuove scienze, Medicina Integrata
Autori Vari

giovedì 21 maggio 2020

Aiuta il tuo sistema immunitario ad aiutarti



Aiuta il tuo sistema immunitario ad aiutarti

Medicina Integrata


Come possiamo ottimizzare le nostre difese immunitarie: stile di vita e integratori

Fiamma Ferraro - 20/05/2020

In televisione si sente spesso dire che assumere integratori per COVID-19 non è utile. Questo è vero se si è già affetti da COVID-19, ma le affermazioni che si sentono sono anche soggette a varie interpretazioni. Nel parlare di una terapia di supporto, non si promettono miracoli; è impossibile farlo in campo medico, ma nella malaugurata ipotesi che si venga colpiti da COVID-19 od altri virus in futuro, un’adeguata terapia di prevenzione potrebbe far sì che le manifestazioni cliniche siano perlomeno meno acute.

Come possiamo ottimizzare le nostre difese immunitarie

Prima ancora di pensare a qualsiasi forma di terapia di supporto, bisogna ricordarsi che l’organismo reagirà meglio se è supportato da uno stile di vita sano.
In particolare:

Cercare di ridurre lo stress; in questo periodo storico non ha tutti i torti chi afferma che “tra il dire e il riuscire a fare c’è di mezzo il mare!”. Ricordiamoci però che negli ultimi anni lo stress viene preso sempre di più in considerazione per il suo ruolo nocivo. Chi è a conoscenza dei concetti di base di un riaddestramento respiratorio è anche consapevole che lo stress è una delle prime cause dell’iperventilazione. Come fare? Esercizi di respirazione del metodo Buteyko, meditazione per chi ha appreso una buona tecnica, tutorial guidati su you tube.
Una respirazione ottimale; (come già sapete ;-))
Praticare attività fisica regolarmente; minimo 30 minuti al giorno di un’attività fisica di lieve-media intensità. In questo particolare periodo: cyclette, tapis roulant, tutorial su you-tube. Corsa sul posto, salire e scendere le scale di casa/del condominio (evitando in tal modo anche l’aria non raccomandabile all’interno degli ascensori), lavori domestici vari.
Dormire a sufficienza; per anni, la comunità scientifica non ha avuto ben chiaro il ruolo del sonno per la salute. Ormai è risaputo che il sonno favorisce tutti i processi riparativi a tutti i livelli, compreso il sistema immunitario. Come ricordo sempre: ciò che conta è il giusto dosaggio. Non bisognerebbe dormire né troppo né troppo poco. Circa 8 ore al giorno; è per questo che si dice che l’uomo passa un terzo della propria vita a dormire.
Optare per un’alimentazione varia ed equilibrata.

Quali sono i migliori prodotti naturali per rafforzare il sistema immunitario?

Alcune sostanze disponibili in natura sono ben note per le loro proprietà di ottimizzazione del sistema immunitario. Elenco alcune di queste.

AHCC (Active Hexose Correlated Compound)

L’AHCC (Active Hexose Correlated Compound) è un alfa-glucano prodotto tramite la fermentazione dell’estratto di un fungo molto apprezzato in Asia ed anche in in Europa: lo shiitake (Lentinus edodes). L’interesse per i benefici di questo fungo non è nuovo, essendo esso impiegato da molti anni nelle medicine tradizionali asiatiche. L’AHCC è il risultato di molti anni di ricerca in Giappone e consente di ottimizzare gli effetti derivanti dall’associazione di vari principi attivi dalle proprietà immunostimolanti e antitumorali. Pare infatti che l’AHCC abbia anche un potenziale diretto a contrastare alcune forme di tumori.

Tra i principali principi attivi presenti dell’AHCC vi sono dei derivati dell’alfa-glucano e del beta-glucano. Questi composti non sono più monosaccaridi, bensì polisaccaridi (carboidrati più complessi nella loro struttura biochimica). Essi sono noti per i loro effetti immunostimolanti. Sono infatti in grado di rafforzare il sistema immunitario stimolando l’attività di svariate famiglie di globuli bianchi. La loro importanza risiede infatti nella capacità di favorire l’azione dei linfociti NK (Natural killers, ovvero “assassini naturali”), le “cellule NK”. Si tratta di globuli bianchi che costituiscono i primi agenti protettori dell’organismo in caso di aggressione. I principi attivi dell’AHCC aumentano inoltre la concentrazione di linfociti T e B, globuli bianchi che agiscono in maniera specifica contro gli agenti patogeni. Grazie alla sua attività immunostimolante, questo estratto fermentato di shiitake rappresenta un prezioso alleato nella prevenzione di varie malattie, anche virali, tra cui le varie forme di influenza. Le proprietà immunostimolanti dell’AHCC sono state dimostrate da studi in vitro e test clinici. I ricercatori hanno mostrato particolare interesse per l’azione stimolante dell’AHCC sulle cellule NK, che rappresentano una linea difensiva fondamentale anche contro le cellule tumorali. Coinvolte nella risposta immunitaria innata, o immediata, i linfociti NK sono in effetti in grado di individuare e uccidere le cellule tumorali appena formate in poche ore. Inutile dire che la stimolazione di queste “cellule assassine” tramite l’AHCC apre prospettive terapeutiche interessanti nella lotta contro numerose patologie. Dalla sua elaborazione e dalla scoperta delle sue virtù terapeutiche, l’AHCC è stato utilizzato da centinaia di migliaia di persone. L’impiego di questo prodotto è supportato anche da studi condotti in oltre 30 università e istituti di ricerca e in più di 700 ospedali in Giappone e in tutto il mondo.
Per offrire un prodotto immunostimolante di qualità, un estratto di shiitake standardizzato al 60% di AHCC viene ottenuto in laboratorio in conformità alle norme GMP et ISO 9100 & 22000 e confezionato in capsule del dosaggio di 500 mg.

Lattoferrina

La lactoferrina o lattotransferrina, è una glicoproteina contenuta in particolare nel colostro (la prima forma del latte materno) e il siero di latte ad azione antimicrobica e ferro-trasportatrice. Nota ormai da tempo (è stata scoperta da Sorensen e Sorensen nel latte vaccino nel 1939) è stata recentemente rivalutata per le sue proprietà antiossidanti, immunomodulatrici ed antinfettive; protegge in modo particolare la bocca, il naso e gli occhi da attacchi infettivi. In forma di integratore è anche assunta come anti-ossidante. Negli ultimi 15 anni sono stati effettuati vari studi sulla lattoferrina, in particolare come trattamento di supporto in casi di epatite C, acne, ulcere, osteoporosi e processi infiammatori. Il numero di studi clinici è ancora scarso, ma se la lattoferrina viene assunta in forma di integratore alimentare di buona marca (dosaggio 200-250m), non vi sono effetti collaterali. Ci possono essere invece effetti collaterali se assunta per oltre 2 settimane in forma di latte vaccino; ciò è dovuto al fatto che le altre proteine contenute nel latte vaccino non sono le stesse del latte materno.

Probiotici

In particolare il lactobacillus plantarum e il lactobacillus gasseri sono ceppi ceppo probiotici che ottimizzano le funzioni immunitarie naturali del corpo. Optando per una cura a base di Lactobacillus gasseri, sono necessari non meno di 12 miliardi di microrganismi per dose per ottimizzare le funzionalità immunitaria in generale della flora intestinale.e’anche utile

La vitamina C

Disponibile in particolare in frutta e verdura cruda (e in questi tempi si tende ad assumere più alimenti cotti, per timori di eventuali contagi) è particolarmente nota perché stimola la distruzione degli agenti patogeni nell’organismo. Può quindi essere utile, per assicurare un apporto ottimale di vitamina C e un suo buon assorbimento, optare per un integratore alimentare di tipo liposomico a dosaggi relativamente alti.

La vitamina D

In questo periodo in cui si deve “restare a casa” per quasi tutta la giornata, è difficile ottenerne in quantità sufficiente tramite l’esposizione ai raggi del sole. Per evitare carenze è bene innanzitutto introdurla in quantità nella forma alimentare (si trova in particolare nell’olio di fegato di merluzzo, nelle aringhe o nelle sardine). In vari casi può essere utile in questo periodo anche assumere integratori, poiché i linfociti T, le cellule che si trovano in prima linea per garantire la nostra protezione, si attivano in presenza della vitamina D

Possono poi essere utili vari altri integratori, tra i quali in particolare: L-glutatione solubile, Condroitina solfato, Zinco acetato, Selenio, Magnesio, Vitamine del gruppo B.

eBook - Il Fattore C
Vitamina C ad alte dosi nel trattamento del COVID-19 e di altre condizioni patologiche
Domenico Mastrangelo

martedì 19 maggio 2020

La vitamina C ti allunga la vita



La vitamina C ti allunga la vita

Medicina Integrata


È un potente antiossidante, antivirale e può rallentare l’invecchiamento: parola di premio Nobel

Redazione Scienza e Conoscenza - 18/05/2020

La vitamina C è la sostanza antinvecchiamento che l’umanità può iniziare a usare da subito. La storia non è nuova, ma solamente poco divulgata.

Le prove a sostegno della vitamina C come agente antinvecchiamento sono avvincenti e radicate nel patrimonio genetico degli esseri umani. Tutti gli esseri umani sono mutanti: solo l’homo sapiens, le cavie, le scimmie, alcuni pipistrelli, alcuni pesci e molti uccelli, non producono la propria vitamina C. Il resto del regno animale sintetizza la propria vitamina C. Gli animali utilizzano organi diversi per produrla, alcuni uccelli e rettili usano i reni, mentre gli uccelli e i mammiferi la sintetizzano nel fegato.

Anche gli umani una volta producevano vitamina C nel fegato, impiegando nel processo quattro enzimi che convertono gli zuccheri circolanti in acido ascorbico (vitamina C). Oggi noi umani abbiamo solo 3 dei 4 enzimi necessari e si ipotizza che una mutazione progressiva in qualche generazione passata abbia disattivato il gene per l’enzima ossidasi gulonolattone e, lentamente, la mutazione sia progredita, impedendoci la sintesi della vitamina C.

I mammiferi che sintetizzano la propria vitamina C possono vivere 8-10 volte oltre l’età della loro maturità fisica, mentre quelli senza questa capacità raggiungono a fatica le 3-4 volte. I ricercatori ritengono pertanto che la re-installazione nell'uomo dell’enzima mancante potrebbe estendere la durata della vita di centinaia di anni. Questo implicherebbe la possibilità che gli esseri umani del passato, prima di questa mutazione genetica, abbiano vissuto per centinaia di anni. Il primo scien-ziato a proporre questa spiegazione è stato Irwin Stone, nel 1966. Le testimonianze presenti nella Bibbia potrebbero allora assumere un altro aspetto: le età di Adamo, 930 anni, Noè, 950, Sem, 600, Arpacsad, 438, Abramo, 175, Mosè, 120 sarebbero in linea col progressivo azzeramento della capacità di sintesi dell’acido ascorbico.

L’integrazione con vitamina C funziona?

Chi critica la vitamina C (e non solo) afferma spesso che non esiste alcuna dimostrazione scientifica del fatto che essa funzioni come cura. Ma tale critica è innanzitutto essa stessa al di fuori della scienza, in quanto, per ogni disciplina scientifica, non si può provare che una teoria sia vera, ma solo che sia errata.

Esistono, è vero, sperimentazioni spesso citate come falsificazioni, ma ognuna di esse è stata attentamente esaminata e rifiutata da medici ortomolecolari, in quanto effettuata con protocolli viziati, per aver impiegato o quantità irrisorie di vitamina C o con frequenza troppo bassa o per troppo poco tempo o in forma orale invece che endovenosa. Viceversa, le sperimentazioni che hanno impiegato quantità di vitamina C in dosi elevate, frequentemente e che si siano protratte per il tempo dovuto, hanno costantemente registrato effetti positivi. La vitamina C e gli integratori che possono essere utili a prolungare la vita, contrastando le malattie degenerative quali quelle cardiovascolari, il cancro e gli ictus – solo per citare le tre principali cause di decesso – devono essere messi alla prova scientificamente e non rifiutati per l’assenza di un’impossibile dimostrazione del loro valore in mancanza di trials correttamente predisposti.

Già dal 1984 i ricercatori sapevano che l’integrazione di vitamina C aumenta la vita media dei topi di ben il 20%1. Il premio Nobel Linus Pauling ha suggerito che gli esseri umani integrino la loro dieta continuamente durante la giornata, per imitare l’attività del fegato come se il gene per l’enzima ossidasi gulonolattone fosse ancora attivo. Pauling suggeriva l’integrazione con ascorbati minerali, non con l’acido ascorbico che a volte può essere irritante per lo stomaco. La quantità utilizzata dipende dal singolo soggetto e dallo stato di salute. Il limite soggettivo viene stabilito cominciando con poche decine di milligrammi e aumentando piano piano per dare modo all’organismo di abituarsi. Si raggiungono in tale modo quantità che in individui sani vanno tipicamente dai 2-3 ai 10-15 grammi al giorno.

NOTE

1. H.R.Massie, et al, “Dietary vitamin C improves the survival of mice”, Gerontology 30: 371-75, 1984.

eBook - Il Fattore C >> https://bit.ly/35R9Vzv
Vitamina C ad alte dosi nel trattamento del COVID-19 e di altre condizioni patologiche
Domenico Mastrangelo

martedì 12 maggio 2020

Vitamina C ad alte dosi e Covid-19



Vitamina C ad alte dosi e Covid-19: il nuovo libro di Domenico Mastrangelo

Medicina Integrata


Questo saggio di Domenico Mastrangelo mostra le evidenze rispetto all’efficacia dell’impiego di Vitamina C ad alte dosi come potente antivirale, soprattutto nell’epidemia da Covid-19 in atto

Redazione Scienza e Conoscenza - 11/05/2020

"Questo e-book - scrive il dottor Stefano Fais a proposito dell'ebook di Domenico Mastrangelo Fattore C - è prezioso per almeno due motivi. Il primo è che è scritto da Domenico Mastrangelo che credo sia una delle maggiori autorità al livello mondiale sull'uso della Vitamina C nel prevenire e curare le malattie.

Il secondo è che l'argomento, che riguarda la grande importanza della Vitamina C per la salute, è così poco trattato in maniera seria e competente; non vi è dubbio quindi che questo istant-book è assolutamente tempestivo (timely come si dice in inglese).

Tanto più in questo periodo di panico totale, che coinvolge ogni singolo essere umano, su come trattare e prevenire l'infezione da Sars-Cov2. È più che una convinzione quella che la Vitamina C può aiutare l'organismo ad affrontare al meglio questa infezione sia riducendo l'accumulo di sostanze ossidanti, scatenata dalla reazione dell'organismo all'infezione, sia partecipando attivamente alla risposta immunitaria.

Vorrei ricordare a questo proposito che la Vitamina C è fra le vitamine che il nostro corpo non produce e quindi se in qualsiasi modo non la si assume, ne rimaniamo privi. Domenico Mastrangelo mi dice sempre che siamo tutti a rischio di scorbuto perché tutti assumiamo poca Vitamina C.

Certamente nei secoli passati lo scorbuto era una malattia devastante, in particolare nei paesi che non si affacciano sul mediterraneo. I marinai che passavano molto tempo in mezzo al mare se ne ammalavano gravemente. Ma il nostro paese è una grande contenitore di alimenti assolutamente ricchi di Vitamina C e questa sarebbe, in partenza, una delle nostre fortune. Speriamo in futuro di sfruttare al meglio questa fortuna, che è una delle nostre risorse naturali".

Mastrangelo ci dà una visione chiara della correlazione esistente tra gli esiti più nefasti della patologia e il numero di malattie croniche pregresse e relativo trattamento farmacologico dei pazienti più a rischio. Se, quindi, le condizioni di base dei pazienti che muoiono per effetto dell’infezione da SARS-CoV-2, sono, nella maggior parte dei casi, compromesse da malattie croniche, non meno importante sembra essere, per quanto attiene alla prognosi della Covid-19, il ruolo dei trattamenti farmacologici comunemente impiegati per tali malattie.

Il testo è supportato da oltre 300 voci bibliografiche ed è al momento l’unico libro italiano sull’impiego della Vitamina C ad alte dosi per il trattamento del Covid-19 e di altre condizioni patologiche.

INDICE

CAPITOLO 1
Cos’è il Coronavirus?

CAPITOLO 2
Covid-19: un’epidemia “iatrogena”?

CAPITOLO 3
Vitamina C ad alte dosi per il COVID-19 e per altre patologie

BIBLIOGRAFIA

Domenico Mastrangelo
Il Dr. Domenico Mastrangelo è un medico specializzato in Ematologia, Oncologia, Oftalmologia e infine in Omeopatia. Dapprima ha diretto la ricerca clinica presso il centro di ricerca di una ditta farmaceutica, poi ha lavorato presso il centro di ricerca oncologica della Thomas Jefferson University e del Wills Eye Hospital di Philadelphia, dove ha appreso le tecniche di biologia molecolare per l’analisi del genoma delle cellule tumorali. Tornato in Italia, ha creato un laboratorio di ricerca presso il dipartimento di Oftalmologia dell’Università di Siena, dove ancora oggi lavora. Ha scritto più di cento articoli e capitoli di libri in lingua inglese, impegnandosi prevalentemente nella ricerca in Oncologia e in Omeopatia, ma sempre contro il corporativismo medico, le conoscenze “imposte” e le “certezze” di una Medicina che ritiene debba essere radicalmente cambiata.

Editore Editing snc
Data pubblicazione         Maggio 2020
Formato              Download - Pag 76
File         PDF (1881 kb)
Protezione         Watermark (+ informazioni)
ISBN      8828500867
EAN       9788828500865

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Vitamina C ad alte dosi nel trattamento del COVID-19 e di altre condizioni patologiche
Domenico Mastrangelo