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sabato 19 novembre 2022

Benveniste e la memoria dell'acqua


Benveniste: lo scienziato della memoria dell'acqua

Memoria dell'Acqua

>> https://bit.ly/3iWBmyp

Nel mio articolo precedente ho cercato d’illustrare quanto meglio al lettore un quadro, il più dettagliato possibile, di Rudolf Steiner, discutendone i princìpi metodologici, gli elaborati intellettuali e le implicazioni applicative. Ma Steiner non era solo questo, o meglio, non riduceva unicamente a queste coordinate speculative l’ampiezza della propria divulgazione: si occupò, tra fine Ottocento e inizio Novecento, di una materia al tempo assai innovativa, quella della Biodinamica. Nelle sue ipotesi paventò la possibilità di “dinamizzare” (tecnicismo settoriale, esplicativo nella medicina omeopatica) l’acqua tramite una semplice procedura di vorticizzazione, in primis, in caduta, poi.

Emanuele Cangini - 07/11/2022

Memoria dell'acqua: una scoperta quasi casuale

Campo di ricerca, quello della memoria dell’acqua, che accomuna Steiner a Jacques Benveniste (1935-2004), allergologo e scienziato, direttore presso l’Istituto nazionale francese per la salute e la ricerca medica (INSERM). La scoperta di un agente allergenico scatenante (il PAF) gli propose i favori della candidatura al Nobel, non fosse altro per ciò che di più avverso lo stava attendendo: una ricercatrice sua collaboratrice incappò in un errore di calcolo in relazione alla diluizione di un composto allergenico il quale, in via ipotetica, avrebbe dovuto favorire una reazione leucocitica. Nonostante l’assenza quasi totale di allergeni nell’acqua, la reazione avvenne indistintamente e con intensità di molto superiore a quelle solitamente sperimentate nelle concentrazioni maggiori.

Benveniste, inizialmente infastidito dall’esito insolito della procedura, propose a Elisabeth Davenas, ricercatrice di fama non indifferente, di ripetere l’esperimento con le stesse condizioni parametriche (diluizione sbagliata): i risultati del “novello” esperimento dichiararono inequivocabilmente la medesima identità dei risultati prodotti.

Forse l’alba di una nuova era, quella che si preannunciò: di lì in poi, il processo continuativo di diluizioni sempre più piccole, tendenti allo zero, produsse con continuità risultati in coerenza. Trampolino di lancio per Benveniste che nel quadriennio 1985-1989 diresse esperimenti con diluizioni progressivamente minori, valutandone la reazione su anticorpi E con acqua dinamicizzata.

La pubblicazione su «Nature» e le accuse di falsificazione dei dati

I risultati del suddetto processo vennero esaminati da cinque istituti laboratoristici siti in Canada, Francia, Italia e Israele, i quali ne confermarono a pieno titolo la bontà dei responsi. Diversi scienziati, tredici per l’esattezza, decisero di pubblicare all’unisono i propri studi sulla rivista «Nature», e tale prodigioso spiegamento di convergenze intellettuali non poteva certamente risultare inosservato, non fosse altro per l’innovativo meccanismo curativo che vedeva nell’acqua “informata” un potenziale e pericoloso sostituto dei farmaci allopatici. Ovviamente la falange accademica non rimase in silenzio e, a tal punto indignata, per mezzo di un comitato valutativo di controllo accusò Benveniste di ciarlataneria e di pesante, maldestra, manipolazione dei responsi sperimentali. Accusa grave, pesante, la quale gettò nello sconforto più totale lo scienziato francese, tanto da spingerlo a rassegnare le dimissioni come membro dell’INSERM: come spesso accade, non tutti i mali vengono per nuocere, come si suol dire.

La DigiBio, istituto di ricerca privato, venne interpellato come interlocutore preferenziale con l’obiettivo di approfondire gli studi pregressi di Benveniste, finalizzati allo sviluppo delle intuizioni dello scienziato in riferimento alla modalità di comunicazione delle cellule all’interno delle molecole. Paradigma senza dubbio inedito che contraddiceva, al contempo, tanto la consolidata legge di Avogadro quanto la collaudata teoria di Descartes: garante la prima, della uniformità dei volumi molari di gas diversi, ben si confaceva alla seconda, la quale sanciva nella similarità e nell’incontro fortuito, le uniche condizioni possibili per l’attuarsi di una procedura di scambio informazionale tra molecole. Quanto “dimostrato” da Benveniste confutava implacabilmente le conclusioni della scienza ufficiale, aprendo un sipario innovativo sulle proprietà informazionali e frequenziali dell’acqua, sino ad allora ritenute inconcepibili. Riprendendo le ricerche di Albert Popp, Benveniste riuscì a dimostrare la capacità di comunicazione intermolecolare attraverso frequenze ben precise.

L’era della “memoria dell’acqua”

Nasceva l’era della “memoria dell’acqua”, che vedeva tra i propri fautori non più solo l’isolato Benveniste ma anche medici del calibro di Luc Montaigner, premio Nobel nel 2008.

Non dimentichiamoci l’appoggio teoretico anche di Emilio del Giudice e di Giuliano Preparata, Masaru Emoto e Massimo Citro il quale, secondo la cronaca, vanta il primato di essere stato il primo a condurre esperimenti di realizzato trasferimento informazionale da un farmaco all’acqua (TFF, Trasferimento Farmacologico Frequenziale).


Scienza e Conoscenza n. 75 - Gennaio - Marzo 2021 — Rivista >> https://bit.ly/3iWBmyp

Nuove scienze, Medicina Integrata

www.macrolibrarsi.it/libri/__scienza-e-conoscenza-n-75.php?pn=1567


lunedì 5 settembre 2022

La Memoria dell'Acqua


La Memoria dell'Acqua e le sue basi scientifiche

Memoria dell'Acqua

>> https://bit.ly/3CYFIAY

«È vicino all'acqua che ho meglio compreso che il fantasticare è un universo in espansione, un soffio di odori che fuoriesce dalle cose per mezzo di una persona che sogna. Se voglio studiare la vita delle immagini dell'acqua, mi occorre quindi riconoscere il loro ruolo dominante nel fiume e nelle fonti del mio paese. Io sono nato in un paese di ruscelli e di fiumi, in un angolo della Champagne vallonea, nella Vallage, così chiamata a causa del gran numero dei suoi avvallamenti. La più bella delle dimore sarebbe per me nel fosso di una vallata, al bordo di un'acqua viva, nell'ombra corta dei salici e dei vimini» – Gaston Bachelard (filosofo, 1884-1962)

Redazione - Scienza e Conoscenza - 03/09/2022

L'articolo è tratto da Scienza e Conoscenza n. 34.

Acqua che ci sostanzia, che ci nutre, ci disseta, ci culla.

Acqua che scorre e che ristagna, che scava, modella, plasma.

Acqua dolce e acqua salata. Acqua che ci da la vita.

Quella tra l’uomo e l’acqua è una storia di indissolubile amore le cui radici non sono rintracciabili.

E mentre fino a poco fa si pensava che l’acqua fosse giunta sulla Terra portata da meteoriti, ora nuovi e recenti studi portano alla luce l’evidenza della sua presenza sul Pianeta sin dalla sua costituzione: c’è sempre stata, c’è stata da subito.

Acqua come grembo materno della nostra specie e di ognuno di noi.Il miracolo delle acqua uterine si rinnova ad ogni gravidanza: ognuno di noi proviene da quelle acque, da quel liquido amniotico benefico e protettivo. Il feto lo assorbe attraverso la pelle nelle prime 14 settimane di gestazione, poi lo beve e lo filtra attraverso i reni: il liquido si rinnova ogni tre ore, in un continuo scorrere, come un torrente di montagna. Il feto informa di sé il liquido amniotico che lo sostiene e contiene: vi sono disperse cellule fetali e microrganismi.

Le acque uterine proteggono gli organi della madre dai movimenti del bambino: in una danza acquatica armonica tra due esseri che si stanno reciprocamente conoscendo.

Acqua che da forma. Acqua che conosce e che ci fa conoscere.

Acqua che informa. Acqua che può essere informata.

L’acqua trattiene in sé la memoria delle informazioni con cui viene in contatto: segnali elettromagnetici deboli e debolissimi che l’acqua riesce a captare, a catturare e trasferire.

Acqua alchemica, sulla cui natura chimico fisica rimangono ad oggi aperte le grandi domande della scienza.

Acqua coerente: le cui molecole vibrano e risuonano all’unisono.

Acqua che cura: che porta il farmaco senza il farmaco, che guarisce con la forza dei minerali, senza i minerali.



Acqua in cui sembra non ci sia nulla e in cui invece c’è tutto.

Presenza densa di indecifrabili assenze.

Acqua in cui tutti ha avuto inizio: principio primo di tutte le cose.

A come acqua.

L'articolo è tratto da Scienza e Conoscenza n. 34 scopri la rivista in formato digitale o cartaceo

Scienza e Conoscenza - N. 34 — Rivista >> https://bit.ly/3CYFIAY

Disponibile in versione cartacea, pdf e abbonamenti.

www.macrolibrarsi.it/libri/__scienza-e-conoscenza-n-34.php?pn=1567

Lo sapevate che l’acqua – che transita e rinnova continuamente il nostro corpo – contiene delle "informazioni", le quali influiscono sulla qualità della nostra vita e sulla nostra salute?

"Le molecole dell’acqua registrano e trattengono la memoria dei segnali e dei messaggi che ricevono e che vi restano impressi come uno scritto su un foglio di carta": questa la scoperta coraggiosa dell'autore, lo scienziato Jacques Benveniste che con passione, coraggio e perseveranza ha dato il via a una vera e propria rivoluzione scientifica, nel nome della quale si ritrovò subito sotto inchiesta, fino all’esclusione dalla comunità scientifica.

Con la ricerca su “la Memoria dell’Acqua” e la sua testimonianza che osserva come "l'Acqua sia portatrice di informazioni", Jacques Benveniste apre una strada pionieristica nella storia della biochimica, che sarà ripercorsa, con analoghe difficoltà, da scienziati come Masaru Emoto e Massimo Citro, il Premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier, e tanti altri.

"La Mia Verità sulla Memoria dell'Acqua" continua a essere un punto di riferimento stabile nelle ricerche della biochimica attuale e ci fornisce la conferma che l’Omeopatia, le cure con i Fiori di Bach, i medicinali a basso dosaggio e tante altre ricerche e pratiche in innumerevoli settori e discipline sono scientificamente dimostrabili e funzionano.

La Mia Verità su la Memoria dell'Acqua — Libro >> https://bit.ly/3Qi75ZR

Jacques Benveniste

www.macrolibrarsi.it/libri/__la-mia-verita-su-la-memoria-dell-acqua-libro.php?pn=1567

Nel numero 75 di Scienza e Conoscenza facciamo un viaggio alla scoperta della semplicità e complessità di AQUA, usandone l’accezione latina per colpire lo sguardo del lettore e invitarlo ad approfondire un argomento ancora poco conosciuto in Italia: la memoria, la coerenza e l’informazione dell’Acqua.

Per quanto poco conosciamo le molecole d’acqua esse compongono il 99% nostro corpo e questa molecola verrà raccontata nelle sue caratteristiche più intrinseche: acqua biologica, analisi Biofisica, acqua coerente e quarta fase dell’acqua.

Ci inoltreremo nel mondo della complessità dell’acqua, grazie al punto di vista della Medicina Ayurvedica e parleremo anche del simbolismo antico legato all’epistemiologia ayurveda sull’acqua.

Arriveremo ad analizzarne le proprietà chimico-fisiche che ci guideranno per capire meglio i rimedi omeopatici, il loro funzionamento e la loro efficacia anche contro il Covid-19.

Dopo questo importante focus approfondito sull’Acqua e sulla sua intrinseca capacità di veicolare informazioni, parliamo anche di Musica a 432 Hz e dei suoi effetti benefici sull’organismo, nonché di Medicina Non Convenzionale e di come affrontare al meglio dal punto di vista psicologico il difficile momento della Pandemia. Ma non è tutto qui…

Scienza e Conoscenza n. 75 - Gennaio - Marzo 2021 — Rivista >> https://bit.ly/3iWBmyp

Nuove scienze, Medicina Integrata

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lunedì 30 maggio 2016

Vuoi aumentare la memoria?




Vuoi aumentare la memoria?

Scopri i rimedi della natura per ridurre lo stress e aumentare la memoria

di Antonio Colasanti - 27/05/2016



Vuoi aumentare la memoria?

I disturbi della memoria e dell’umore, i deficit cognitivi, la stanchezza cronica, l’astenia e lo stress sono solamente alcune delle problematiche a carico del sistema nervoso centrale che possono essere trattate con rimedi naturali.

Il benessere psicofisico dipende dal mantenimento di una condizione di continuo bilanciamento di fronte ai cambiamenti biologici ed emotivi della vita.

È un lavoro costante che l’organismo deve compiere per mantenere attivi i meccanismi di adattamento: tutto questo richiede energia che in situazioni protratte di stress, si riduce e determina nell’organismo una fase di esaurimento che può rappresentare l’origine di un malessere fisico e psicologico. La perdita della memoria e delle facoltà cognitive sono solo una conseguenza.

Nei casi di stress, le ghiandole surrenali producono, per compensazione, un surplus di ormoni stressogeni:

adrenalina;
nor-adrenalina
glucocorticoidi

I rimedi naturali dalla natura a sostegno della memoria

Le piante ci possono aiutare modificando il terreno biologico in modo da migliorare le risposte ed il rendimento psico-fisico: accrescono la resistenza dell’organismo ad affrontare carichi di lavoro e sforzi di memoria e apprendimento.
Oltre all’azione di sostegno, le erbe che agiscono sul sistema cognitivo e della memoria, hanno effetti immunostimolanti, disintossicanti e antiossidanti.

Eleuterococco:
lontano parente del più noto ginseng, arriva dalla Siberia ma ha poca attinenza con quest’ultimo; non avendo proprietà eccitanti, il principio attivo dell’eleuterococco agisce sulla regolazione ipotalamo-ipofisi-surrene, asse coinvolto nelle reazioni di risposta a situazioni di stress.
Alla luce delle più recenti acquisizioni nel campo, la pianta regola questo asse per azione diretta sul sistema nervoso centrale e per la sua azione simil-ormonale.
Si traduce in aumento delle energie fisiche e psichiche che permettono all’organismo di affrontare meglio le situazioni di stress.

Rodiola:
è originaria della Russia e dei paesi scandinavi, contiene salidroside, rosavina, rodosina che accorciano i tempi di recupero dopo uno sforzo fisico, aumentando la concentrazione.
Svolge azione ematopoietica, incrementa la produzione di ormoni sessuali,  influenzando positivamente la concentrazione e la memoria

Zafferano:
dal rizoma si ricava la polvere che contiene centinaia di componenti cui sono attribuite oltre 300 attività biologiche diverse. I curcuminoidi presenti all’interno prevengono la formazione e la neutralizzazione dei radicali liberi. Svolge azione neuro-protettiva,  previene la neuro degenerazione inibendo le disfunzioni mitocondriali e l’apoptosi delle cellule cerebrali.
Per un maggior assorbimento, si consiglia l’associazione con la bromelina, enzima estratto dall’ananas.


È importante non tanto quanto impari, ma quanto ricordi. 

Ogni dieci anni del Ventesimo secolo sono state accumulate un numero di informazioni pari a quelle accumulate in sei millenni di storia, dall’avvento della scrittura ad oggi. È facile immaginare cosa avverrà nel futuro prossimo; e ciò significa che in questa società, dove generalmente non è messa in discussione la nostra sopravvivenza fisica, l’essere informati, aggiornati, il conoscere di più e meglio e soprattutto il ricordare tutto questo costituisce l’elemento portante della nostra sopravvivenza sociale. 

L’atto di rievocare informazioni memorizzate non è mai una banale ricerca meccanica o un semplice riconoscimento di tracce mnemoniche. 

Occorrono tecniche e strategie di pensiero per selezionare, all’interno delle nostre conoscenze le informazioni che desideriamo richiamare, informazioni che sono state collocate in una struttura nervosa e mentale ricchissima di articolazioni.


Memoria & Metodo - Libro >> http://goo.gl/28NDHr
Tecniche di memoria e metodo di studio
Mara Bonucci

La Memoria - Libro >> http://goo.gl/dQ0WyF
Come esercitarla - come svilupparla
Heinz Theodor Jüchter


martedì 18 agosto 2015

Come Cambiare il Proprio Passato

Come Cambiare il Proprio Passato

Con il trapianto di memoria

di Giulio Cesare Giacobbe



Come Cambiare il Proprio Passato - Libro

Come possiamo cambiare il nostro passato e vivere una vita felice, rompendo le catene che ci legano al dolore?

Che sia il nostro passato, a causare la nostra sofferenza psichica, lo ha dimostrato scientificamente Sigmund Freud. Ma era noto da oltre duemila anni. La legge del Karma, uno dei cardini della cultura orientale, sancisce proprio questo fatto.

Noi siamo schiavi del nostro passato.
Ma è proprio così?

Una formidabile scoperta clinica effettuata da Giulio Cesare Giacobbe ha dimostrato che non è necessariamente vero. Il nostro passato fisicamente non esiste più. È soltanto nella nostra memoria. Nei nostri ricordi. Sottoposti a un trapianto di memoria, alcuni pazienti hanno cambiato i propri ricordi. Hanno sostituito nella propria memoria genitori anaffettivi, violentatori, nevrotici con genitori affettuosi e compagni gratificanti che li hanno guariti e gli hanno cambiato la vita.

Come è possibile? La memoria consiste praticamente in una serie di immagini. Ma noi possiamo costruire immagini volontariamente. Qualsiasi immagine si presenti alla nostra coscienza viene memorizzata. E la nostra memoria non fa distinzione fra immagini immaginarie e immagini reali. Così noi possiamo costruire la nostra memoria indipendentemente dalla realtà.

Il trapianto di memoria può essere inserito nella psicoterapia evolutiva già esposta dall'autore nel precedente saggio dal titolo La paura è una sega mentale, in quanto si avvale della stessa metodica del rêve éveillé (sogno da svegli).


Indice

Introduzione

Elena
I ricordi di Elena
Il trapianto di memoria
L'autoimmagine
Assunta
I ricordi di Assunta
Il trapianto di memoria
Vittorio
Alessandra
Il passato
La memoria
La suggestione
La realtà
La nevrosi
Il tempo
La felicità
L'armonia
Ulisse


Giulio Cesare Giacobbe si è laureato in Filosofia all'Università di Genova e in Psicologia negli Stati Uniti (California). Ha praticato analisi personale e formazione in psicoterapia presso l'Istituto di Psicosintesi di Firenze.
E' titolare dell'insegnamento di Fondamenti delle Discipline Psicologiche Orientali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova, dove vive e lavora.
Giulio Cesare Giacobbe è iscritto all'albo degli psicologi Italiani ed è abilitato all'esercizio della psicoterapia in Italia e negli Usa.


Giulio Cesare Giacobbe
Come Cambiare il Proprio Passato - Libro >> http://goo.gl/kJx8oY
Con il trapianto di memoria


venerdì 3 luglio 2015

Benveniste: lo scienziato della memoria dell'acqua

Benveniste: lo scienziato della memoria dell'acqua

Jacques Benveniste e la memoria dell'acqua: storia di una scoperta quasi per caso

di Emanuele Cangini - 02/07/2015



Benveniste: lo scienziato della memoria dell'acqua

Nel mio articolo precedente ho cercato d’illustrare quanto meglio al lettore un quadro, il più dettagliato possibile, di Rudolf Steiner, discutendone i princìpi metodologici, gli elaborati intellettuali e le implicazioni applicative. Ma Steiner non era solo questo, o meglio, non riduceva unicamente a queste coordinate speculative l’ampiezza della propria divulgazione: si occupò, tra fine Ottocento e inizio Novecento, di una materia al tempo assai innovativa, quella della Biodinamica. Nelle sue ipotesi paventò la possibilità di “dinamizzare” (tecnicismo settoriale, esplicativo nella medicina omeopatica) l’acqua tramite una semplice procedura di vorticizzazione, in primis, in caduta, poi.


Memoria dell'acqua: una scoperta quasi casuale

Campo di ricerca, quello della memoria dell’acqua, che accomuna Steiner a Jacques Benveniste (1935-2004), allergologo e scienziato, direttore presso l’Istituto nazionale francese per la salute e la ricerca medica (INSERM). La scoperta di un agente allergenico scatenante (il PAF) gli propose i favori della candidatura al Nobel, non fosse altro per ciò che di più avverso lo stava attendendo: una ricercatrice sua collaboratrice incappò in un errore di calcolo in relazione alla diluizione di un composto allergenico il quale, in via ipotetica, avrebbe dovuto favorire una reazione leucocitica. Nonostante l’assenza quasi totale di allergeni nell’acqua, la reazione avvenne indistintamente e con intensità di molto superiore a quelle solitamente sperimentate nelle concentrazioni maggiori.

Benveniste, inizialmente infastidito dall’esito insolito della procedura, propose a Elisabeth Davenas, ricercatrice di fama non indifferente, di ripetere l’esperimento con le stesse condizioni parametriche (diluizione sbagliata): i risultati del “novello” esperimento dichiararono inequivocabilmente la medesima identità dei risultati prodotti.

Forse l’alba di una nuova era, quella che si preannunciò: di lì in poi, il processo continuativo di diluizioni sempre più piccole, tendenti allo zero, produsse con continuità risultati in coerenza. Trampolino di lancio per Benveniste che nel quadriennio 1985-1989 diresse esperimenti con diluizioni progressivamente minori, valutandone la reazione su anticorpi E con acqua dinamicizzata.


La pubblicazione su «Nature» e le accuse di falsificazione dei dati

I risultati del suddetto processo vennero esaminati da cinque istituti laboratoristici siti in Canada, Francia, Italia e Israele, i quali ne confermarono a pieno titolo la bontà dei responsi. Diversi scienziati, tredici per l’esattezza, decisero di pubblicare all’unisono i propri studi sulla rivista «Nature», e tale prodigioso spiegamento di convergenze intellettuali non poteva certamente risultare inosservato, non fosse altro per l’innovativo meccanismo curativo che vedeva nell’acqua “informata” un potenziale e pericoloso sostituto dei farmaci allopatici. Ovviamente la falange accademica non rimase in silenzio e, a tal punto indignata, per mezzo di un comitato valutativo di controllo accusò Benveniste di ciarlataneria e di pesante, maldestra, manipolazione dei responsi sperimentali. Accusa grave, pesante, la quale gettò nello sconforto più totale lo scienziato francese, tanto da spingerlo a rassegnare le dimissioni come membro dell’INSERM: come spesso accade, non tutti i mali vengono per nuocere, come si suol dire.

La DigiBio, istituto di ricerca privato, venne interpellato come interlocutore preferenziale con l’obiettivo di approfondire gli studi pregressi di Benveniste, finalizzati allo sviluppo delle intuizioni dello scienziato in riferimento alla modalità di comunicazione delle cellule all’interno delle molecole. Paradigma senza dubbio inedito che contraddiceva, al contempo, tanto la consolidata legge di Avogadro quanto la collaudata teoria di Descartes: garante la prima, della uniformità dei volumi molari di gas diversi, ben si confaceva alla seconda, la quale sanciva nella similarità e nell’incontro fortuito, le uniche condizioni possibili per l’attuarsi di una procedura di scambio informazionale tra molecole. Quanto “dimostrato” da Benveniste confutava implacabilmente le conclusioni della scienza ufficiale, aprendo un sipario innovativo sulle proprietà informazionali e frequenziali dell’acqua, sino ad allora ritenute inconcepibili. Riprendendo le ricerche di Albert Popp, Benveniste riuscì a dimostrare la capacità di comunicazione intermolecolare attraverso frequenze ben precise.


L’era della “memoria dell’acqua”

Nasceva l’era della “memoria dell’acqua”, che vedeva tra i propri fautori non più solo l’isolato Benveniste ma anche medici del calibro di Luc Montaigner, premio Nobel nel 2008.
Non dimentichiamoci l’appoggio teoretico anche di Emilio del Giudice e di Giuliano Preparata, Masaru Emoto e Massimo Citro il quale, secondo la cronaca, vanta il primato di essere stato il primo a condurre esperimenti di realizzato trasferimento informazionale da un farmaco all’acqua (TFF, Trasferimento Farmacologico Frequenziale).


Jacques Benveniste
La Mia Verità sulla Memoria dell' Acqua - Libro >> http://goo.gl/LVlL6Y
Prefazione di Brian D. Josephson, Premio Nobel per la Fisica
Editore: Macro Edizioni
Data pubblicazione: Giugno 2013 - in lingua originale: 2006
Formato: Libro - Pag 184 - 13,5x20,5 cm



venerdì 3 aprile 2015

Germogli che passione!

Germogli che passione!

Minuscoli germogli, immense proprietà

di Valentina Balestri - 27/03/2015



Germogli che passione!

Se non avete ancora sentito parlare dei germogli e delle loro enormi proprietà, allora questo articolo fa al caso vostro. Se invece siete già esperti e a casa avete ogni tipo di germogliatore, immagino che qualche segreto in più vi possa fare comunque piacere!

I germogli sono quelle piccole inflorescenze nate dal seme che, trovate le temperature adeguate e le giuste condizioni di umidità, attiva il suo processo di germinazione e ci offre le sue proprietà più sorprendenti. Infatti è proprio il germoglio ad essere la parte più energetica e nutritiva della pianta: contiene vitamine, minerali, aminoacidi essenziali, antiossidanti, è ricchissimo di enzimi ed è altamente digeribile e salutare.

I germogli, oltre ad essere gustosi,
aiutano il nostro corpo a disintossicarsi,
potenziano il sistema immunitario e
sono un toccasana per la memoria.


Germogli e primavera: un’accoppiata che trionfa

È appena iniziata la primavera e io, personalmente, sto già pensando alla prova costume! Quando ho saputo che alcuni germogli hanno anche funzioni dimagranti (quindi sono oltre che buoni, anche utili) ho fatto scorta di queste prelibatezze! Quelli più indicati sono i germogli di Fagioli Azuki (Fagioli di Soia) che impediscono all’adipe di accumularsi, quelli di Crescione che depurano il corpo e tengono sott’occhio gli zuccheri nel sangue, quelli di Fieno Greco che velocizzano la digestione e quelli di Cavolo Rosso che stimolano il metabolismo aiutandoci a rimanere sempre più in forma.


Coltivare i germogli e sfruttare tutte le loro proprietà

I germogli sono molto facili da coltivare: ognuno di noi può regalarsi un mini orto casalingo (bastano 40 cm di spazio) e andar fiero di portare in tavola tutta l’energia e la vitalità che sono racchiuse in queste piccole gemme preziose.

Essere sempre più attenti a quello che mettiamo nel piatto aumenta decisamente la qualità della nostra alimentazione.
Ecco perché, coltivando i germogli in casa (magari in un germogliatore che ci dà la possibilità di coltivarne anche più di una specie contemporaneamente) possiamo davvero avere la certezza di portare in tavola un alimento sicuro al 100%. E state certi che la vostra percentuale di soddisfazione sarà la stessa!


Grazia Cacciola
L'orto dei germogli >> http://goo.gl/lPrwZ6
Manuale di coltivazione e consumo
Editore: Fag Milano
Data pubblicazione: Ottobre 2010
Formato: Libro - Pag 208 - 16,5x24



giovedì 26 febbraio 2015

Ti Permetto di Far Parte di Me

Ti Permetto di Far Parte di Me

Come scoprire il confine tra il nostro agire e le memorie dei nostri antenati, e far pace con il tuo passato

di Andrea Penna



Ti Permetto di Far Parte di Me - Libro

Noi siamo un campo energetico emotivo,
che si manifesta per mezzo di un corpo.

Riflettendo sul mio divenire negli anni e sulla vita di tutte quelle Persone che mi hanno accompagnato nel viaggio della ricerca di cosa siamo, dove andiamo, da dove arriviamo, ho maturato l'immagine di un filo che ci accompagna e ci lega Tutti. È un filo discreto, che non ci obbliga necessariamente ad agire come lui vuole, ma ci impone delle regole. Da uomo di scienza ho identificato questo filo nel nostro Istinto, nella nostra natura biologica, integrata in un ecosistema che può arrivare sino all'Universo.

Il rapporto tra Noi e questo Istinto immerso nell’ecosistema generale è direttamente proporzionale al nostro stato di tranquillità interiore.

Il filo che collega tutti noi e tutti quelli che ci hanno preceduto, e ci collega al sistema Terra in cui viviamo, è il Destino o Karma, la ragione per cui siamo qui biologicamente.

Stiamo prendendo sempre più coscienza che questo stato emotivo è oggettivo, e andrà sempre più preso in considerazione se vogliamo capire realmente chi siamo, come funzioniamo, per poter integrare la parte materiale con la parte energetica del nostro corpo.

Noi medici abbiamo studiato sistematicamente la materia di cui siamo fatti; ora è tempo che dedichiamo pari impegno a studiare sistematicamente l'energia di cui siamo fatti.

Oggi posso dire che il nostro Agire o Karma non è più qualcosa di misterioso e mistico. È romanticamente la memoria di tutti coloro che amorevolmente mi hanno preceduto e, in qualche modo, aspettano una mia approvazione.

Il nostro Compito è riconoscere semplicemente loro il Diritto di aver agito come hanno agito. Questo ci chiede il nostro Stato di Coscienza nel tempo: “Permettimi di essere in armonia con ciò che ero prima, ti prego non giudicarmi, riconoscimi il sacrificio fatto”.

Andrea Penna


L'Importanza dell'Azione - Estratto da "Ti Permetto di Far Parte di Me" di Andrea Penna

«È dubbio se credere nel Fato o nel libero arbitrio faccia una gran differenza nell'agire di una persona, ma ne fa di certo per quanto riguarda il suo temperamento e la sua interiorità, poiché conferisce il proprio stampo alla forma della sua Anima».
Sri Aurobindo

Cosa ci porta ad agire?

La parola karma significa "azione".

Sin dall'antichità l'uomo aveva già probabilmente intuito l'importanza dell'azione. Ogni forma vivente, si manifesta attraverso il suo agire. Ogni manifestazione di vita si traduce in un'azione.

Per poter vivere dobbiamo agire. Pensare e desiderare, sono già azioni. Noi agiamo, sentiamo la necessità di agire. Anche quando rincorriamo un sogno, un ideale, realizzarli significa trasformarli in azione; anche quando dobbiamo soddisfare il nulla, dobbiamo opportunamente agire.

La presa di coscienza di tutto ciò, ci porta però inevitabilmente a una seconda riflessione: sino a che punto, ogni nostra azione è Figlia di un nostro Libero pensiero? Sino a che punto è Figlia di qualcos'altro, di un'azione, di un Karma, di un Destino, che noi non vediamo, di cui non ne abbiamo assolutamente coscienza, ma percepiamo come una cosa oggettiva dentro e intorno a noi, e che per essa dobbiamo agire?

Molti miei pazienti mi chiedono aiuto per trovare una risposta a questa loro necessità o impossibilità o difficoltà nell'agire; mi chiedono aiuto per capire il loro ruolo, il loro destino, quale azione debbano compiere: il tutto, per chetare spesso un malessere interiore che percepiscono ma non riescono a vederlo.

Percepire, vedere e capire il legame tra il nostro agire e l'agire del mondo, è l'inizio della presa di coscienza; agire in accordo con ciò che sta intorno a noi è prendere coscienza.

Negli anni ho compreso che ognuno di noi ha un Karma, ossia "un qualcosa" da portare a termine, una spinta interiore che ci condurrà a camminare in mezzo o ai lati della strada. Il Karma è forse quel "qualcosa" cui non possiamo sottrarci.

Sin da studente, ho cercato di osservare il Mondo, sia con occhio attento all'aspetto magico ed energetico di ogni manifestazione della vita, sia con occhio meccanicistico, ove tutto è conseguenza di una struttura preconfezionata e preesistente all'evento stesso. Nel mio agire da ricercatore, ho sempre accolto la presenza di entrambi i fenomeni contemporaneamente, ho sempre cercato di immaginarli uno conseguenza dell'altro, uno integrante dell'altro.

Il Karma esiste forse perché fa parte della nostra stessa natura di esseri pensanti animali mammiferi.

Per anni mi son posto la domanda - soprattutto da ragazzo durante le interminabili nottate passate a osservare il cielo, a metà strada tra la piena tristezza e l'esaltazione di essere h presente e far parte di quell'immenso Universo stellato che si manifestava davanti ai miei occhi, ai miei sensi - se il Karma, il Destino, lo svolgere della Nostra Vita, dipendesse da "Qualcosa" che stava al di fuori di Noi, come un Dio immanente che riempiva una lavagna di compiti e ruoli da distribuire a tutti, o se nascesse da un "Qualcosa" dentro di Noi e quindi dipendente da Noi, quindi una nostra Creatura?

La ricerca di una risposta

Oggi, come ricercatore, sono giunto a una conclusione: il Karma è sicuramente una sensazione oggettiva, emotiva, che nasce da strutture biologiche interne nostre, come la sensazione della fame.

Il nostro corpo produce sensazioni emotive oggettive che non possono essere soppresse o negate all'infinito. Dobbiamo iniziare a comprendere che non esistono solo i cinque sensi (tatto, olfatto, gusto, udito e vista), ma ne esistono forse altri che esulano dai cinque organi di senso (pelle, naso, bocca, orecchio e occhio) e dal Sistema nervoso sovra-corticale. Esistono organi di senso viscerali che ci danno informazioni viscerali, dunque irrazionali, ma non per questo non esistenti o di minor importanza.

Tutti i nostri visceri o detti anche organi (reni, fegato, pancreas, polmoni, cuore...) hanno la capacità di percepire e memorizzare il divenire del mondo che li circonda.

Tutti i pazienti trapiantati, descrivono la comparsa in loro, nel tempo, di nuove emozioni (paure, desideri, rabbie, sogni, incubi...), che probabilmente sono contenute e integrate nell'organo che è stato introdotto nel loro corpo sembra cioè che il nuovo organo doni al suo nuovo ospite la sua esperienza di vita, il SUO sentire e ricordare emotivo viscerale.

Ciò ci sta inducendo a pensare come ricercatori, che gli organi o visceri abbiano la capacità di comunicare tra loro, indipendentemente dal nostro sentire razionale conscio; il linguaggio che li accomuna sono le emozioni, il sentire emotivo, e hanno la capacità di collegarsi anche con organi di altri individui, indipendentemente dalla specie cui appartengono.

Tali organi di senso viscerali sono collegati al sistema nervoso intestinale (che è molto simile al sistema nervoso delle meduse) e al tronco encefalico (che è molto simile al sistema nervoso rettiliano), essi hanno un significato differente dagli organi di senso razionali, collegati questi ultimi al Sistema nervoso sovra-corticale.

Gli organi di senso viscerali hanno un ruolo nella vita di relazione, che forse non è la nostra vita oggettiva quotidiana (mangiare, dormire, lavarsi, procurarsi il cibo...), ma è la gestione dell'insieme di noi come animali immersi con tutte le altre forme viventi e l'ambiente in cui viviamo; a me piace anche dire, che forse questi organi antichi, ci mantengono in una dimensione di vita in serie emotiva con tutti gli individui che ci hanno preceduto e che ci succederanno. Gestiscono ossia la memoria emotiva tramandandola da individuo a individuo.

La Macchina Umana io la immagino come un sistema che entra in contatto con chi gli sta intorno, nel momento storico in cui sta vivendo. Io sono in accordo con tutti i miei consanguinei viventi più o meno della mia epoca. Sono in accordo con tutte le persone con cui condivido la mia esistenza. Io però sono anche, in qualche modo, in accordo con chi mi ha preceduto, con coloro che sono nati prima di me, e in qualche modo, con chi nascerà dopo di me. In altre parole, io sono in Parallelo con i miei contemporanei, e sono in Serie con chi mi ha preceduto e con chi verrà dopo di me.

Questo meccanismo potrebbe rappresentare ciò che noi chiamiamo la filogenesi di un sistema.

Io mi vedo un Sistema Biologico in accordo con chi vive contemporaneamente la mia epoca storica; io modifico e induco qualcosa in loro e loro inducono e modificano qualcosa in me.

Io mi vedo un Sistema Biologico in accordo con chi mi ha preceduto e con chi verrà dopo di me; ogni qual volta, nel mio vivere la mia epoca, io modificherò il mio sentire emotivo, inevitabilmente modificherò il sentire emotivo in chi vivrà al mio fianco e di chi verrà dopo di me. Ogni qual volta io modificherò l'immagine emotiva dei miei Genitori e dei miei Antenati, io donerò una memoria emotiva del passato differente ai miei discendenti.

Modificando il mio sentire emotivo, modifico sia in me e sia in chi vive intorno a me, il suo interagire emotivo verso il mondo e verso gli altri.

Dunque, per mezzo dei visceri, abbiamo a disposizione un meccanismo biologico che agisce in due direzioni, da me verso gli altri e dagli altri, verso di me. Sarebbe come dire che, se io sono in accordo con tale sistema biologico, posso cambiare il presente e il futuro cambiando il sentire emotivo del passato.

I cinque organi di senso collegati al Sistema nervoso centrale, sono probabilmente adibiti e abilitati a gestire le Vite parallele, l'oggi, la vita di relazione qui e ora, la mia epoca in cui sto vivendo. Gli organi di senso viscerali, insieme alla cognizione biologica di ogni organo viscerale, sono probabilmente adibiti, abilitati a gestire il susseguirsi delle Vite in serie, dalla notte dei tempi a oggi, alla luce delle albe future.

Questo forse è il Karma. È la somma di tutte queste emozioni viscerali, che ci portano ad agire per mezzo di pulsioni, oggettive ma non traducibili dal nostro sistema razionale. Figlie della nostra storia Filogenetica, ove al suo interno possiamo trovare, come un pozzo, che per un confluire infinito di canali, poi mescola il tutto in una sensazione.

Ogni nostra Azione dunque è Figlia di una necessità precedente al nostro stesso nascere, è Figlia di una necessità del nostro essere oggi, ed è Figlia di una necessità del divenire di un futuro, che solo apparentemente non c'è, ma è parte integrante e stimolante dell'intero sistema.

Noi siamo un perfetto intreccio di vite parallele (il nostro presente) e di vite in serie (il nostro essere diventato e divenire).

L'uomo ha da sempre percepito

L'uomo ha da sempre percepito la presenza di tale sensazione oggettiva.

Nel suo immaginario simbolico, ha sempre cercato di spiegarlo, dunque di comprenderlo. Solo comprendendo un sistema lo facciamo nostro. Solo assimilando un cibo, il suo contenuto, l'informazione molecolare che esso contiene diviene nostra. Ciò che non viene capito, viene comunque percepito ma non assimilato, dunque non farà mai parte realmente del nostro vivere. Se io vedo un fenomeno, ma lo percepisco al di fuori di me, non facente parte del mio sistema, del mio essere, non ricevo il suo messaggio emotivo reale viscerale.

Io, biologicamente, identifico e visualizzo il Karma, in questa sensazione oggettiva viscerale, nella nostra memoria delle vite dei nostri Antenati che ci hanno preceduto.

Tali memorie, che tutti abbiamo, indipendentemente dal nostro stato di coscienza, lavorano dentro di noi, inducendo la nascita di pulsioni Figlie di un vissuto precedente. Tali memorie, per loro natura sono nascoste, sono a volte memorie positive, ma a volte possono essere conflittuali. Essendo non razionali, agiscono come conflitti rimossi e quindi come tali, possono lavorare come cause scatenanti nevrosi. Tali nevrosi, sono i nostri comportamenti oggettivi di tutti i giorni, più o meno rinforzati dal nostro vissuto. Il tutto verrà poi trasmesso ai nostri Discendenti.


Andrea Penna, medico e chirurgo, si è laureato con una tesi sperimentale sul trattamento farmacologico nelle complicanze cardiovascolari dei pazienti diabetici.

Da sempre attratto dalle medicine complementari e dalla metafisica, studioso ed esperto in agopuntura, omeopatia, fitoterapia, spagiria, iridologia, meditazione trascendentale, ipnosi.

Ha collaborato col dott. Hamer sullo sviluppo e comprensione delle cinque leggi biologiche, ha seguito i corsi di formazione di Hellinger, e da circa una decina di anni lavora sul rapporto esistente tra lo sviluppo delle patologie croniche e le dinamiche emotive all'interno del nucleo familiare, rielaborando e cercando il punto di Unione tra le interpretazioni simboliche neuro-endocrine tramandateci dall’agopuntura, le basi della fisiopatogenesi scoperte da Hamer e la terapia di gruppo sviluppata da Hellinger.


Indice

Prefazione
Ringraziamenti
Introduzione

1. L'Importanza dell'Azione

Cosa ci porta ad agire?
La ricerca di una risposta
L'uomo ha da sempre percepito
2. Il Contenuto dell'Azione

Compensare e Riparare: ripristinare un equilibrio
Io vedo
3. La Normalità: Equilibrio dinamico e continuo tra Forze contrapposte

4. Biologia e stato di coscienza

5. Dna, Biologia molecolare. Memoria emotiva transgenerazionale

Che cos'è dunque il Karma?
6. Lo Stato di Coscienza

7. La Legge di Causa/Effetto

8. Il senso di colpa

9. Le Emozioni o Sesto Senso

10. Libero arbitrio

11. Essere in equilibrio con il nostro Stato di coscienza

12. Atto Terapeutico: Il Mio Sogno Guidato

Conclusione

Una fiaba

Vocabolario di facilitazione e integrazione alla lettura

Bibliografìa
L'Autore


Andrea Penna
Ti Permetto di Far Parte di Me - Libro >> http://goo.gl/WevH6o
Come scoprire il confine tra il nostro agire e le memorie dei nostri antenati, e far pace con il tuo passato
Editore: Uno Editori
Data pubblicazione: Febbraio 2015
Formato: Libro - Pag 160 - 14 x 20 cm



lunedì 5 gennaio 2015

Tecniche di memoria e esercizi per l'apprendimento rapido

Tecniche di memoria e esercizi per l'apprendimento rapido

Le tecniche di memorizzazione rapida si sono poi evolute nel tempo grazie alle recenti ricerche sul funzionamento del nostro cervello, ora sono alla portata di tutti

La redazione di S&C - 29/12/2014



Tecniche di memoria e esercizi per l'apprendimento rapido

L'apprendimento è un cambiamento, è una nuova esperienza teoretica, morale o comportamentale, che porta ad un evoluzione nel modo di pensare e agire, è una funzione che riguarda l’adattamento, che ci porta ad assimilare ed elaborare nuove soluzioni di vita, nello studio o nel lavoro e, ad ogni modo, è un processo che aumenta le nostre competenze. Il mio lavoro e la mia storia,  mi ha portato ad insegnare un metodo, che viene prima dell’apprendimento, diciamo che prima di tutto è essenziale imparare ad imparare. Una tecnica per aumentare il livello di competenza, per risparmiare fatica e tempo, per divertirsi imparando e, infine, per godersi anche il tempo libero.

Perché se impari in meno tempo hai più tempo. Al Campionato Mondiale di Memoria, ad esempio, ho memorizzato un numero di oltre 1000 cifre in 60 minuti e 12 mazzi di carte in 60 minuti. Questo mi ha permesso di diventare il primo istruttore di tecniche di apprendimento rapido in Italia a conseguire il titolo di International Master of Memory. E qui arrivo al punto.


Tecniche di memoria e esercizi di apprendimento rapido

Imparare ad imparare non vuol dire avere poteri straordinari, ma avere una tecnica di apprendimento straordinaria. Quella che insegno ai miei corsi. Le “cose incredibili” o una memoria stupefacente è solo una questione di metodo, basta impararlo. Poi, tutto quello che sembrava irraggiungibile, sembrerà normale e ordinario. Le tecniche di memoria sono un argomento di cui si parla a tanto, ma è arrivato il momento di fare chiarezza.
Anzitutto, non sono un’invenzione recente, già Cicerone aveva inventato un esercizio di memoria per ricordare i suoi discorsi, con la tecnica dei loci ciceroniani. Questo metodo è valido tutt’oggi e ha lasciato un’eco molto forte nel linguaggio giuridico.
Le tecniche di memorizzazione rapida si sono poi evolute nel tempo grazie alle recenti ricerche sul funzionamento del nostro cervello e si è scoperto che per ogni tipo di contenuto, che vogliamo acquisire, c’è una specifica tecnica di memorizzazione.
È come nello sport per ogni tipo di disciplina c’è l’attrezzatura giusta. Utilizzare un metodo sbagliato è come andare a fare una corsa in montagna mettendosi ai piedi le pinne, o viceversa, nuotare indossando gli scarponi da trekking. A scuola e, in generale, tutti, usano il metodo della ripetizione e non c’è nulla di più sbagliato, noioso e controproducente: richiede tempo, è faticosa e alla fine si dimentica in fretta. Dal 2000 insegno “Tecniche di memoria e metodologie di studio” in Italia e all’estero, in lingua italiana, inglese e spagnola, sono specializzato in strategie di apprendimento efficace e ho scritto diversi libri per svelare le metodologie più efficaci per imparare velocemente come “studiare è un gioco da ragazzi” o “il segreto di una memoria prodigiosa” oppure un DVD sulle Mappe Mentali.


 Un buon metodo per insegnare lo studio per i bambini

Alcuni bambini e studenti portano a casa brutti voti, hanno un atteggiamento rinunciatario verso lo studio e, per loro, andare a scuola è la cosa più noiosa al mondo. Alcuni genitori pensano… che sia un problema di buona volontà. A questo punto l’atteggiamento del papà e della mamma diventa sempre più critico e quello del figlio peggiora di giorno in giorno perché non si sente compreso, anzi, si sente giudicato. Io partirei dall’assunto che ogni bambino, consapevole o meno, ha sempre un buon motivo, se fa quello che fa.
Mi spiego. Alcuni bambini e ragazzi non riescono a scuola per un problema di autostima, non si sentono sicuri delle proprie capacità e rinunciano in partenza. Una scarsa stima di sé è il risultato di aspettative da parte dei genitori troppo elevate. Altro problema potrebbe essere la conflittualità del periodo di crescita. I motivi possono essere tanti, ma a mio avviso il problema principale è che nella scuola di oggi, manca il divertimento, l’approccio della scuola è antico e, soprattutto, il metodo di studio è superato. La scuola e chi studia usa ancora il metodo “leggi, sottolinea, ripeti…”, che è il metodo che usano tutti ma, è anche il modo meno efficace per imparare perché è un sistema d’apprendimento passivo, difficile e noioso. In questo senso vi dico che si può diventare il primo della classe anche col sorriso.

È quello che cerco di trasferire ai miei Campus per bambini dove l'obiettivo è quello di associare un'emozione piacevole all'apprendimento e allo studio, incoraggiando il confronto, alimentando la creatività e l’abilità di comunicare.  Ogni bambino apprende delle metodologie di studio efficaci e i risultati si vedono dalla prima pagella. Quale è il punto? Sembra strano ma l’attenzione al gioco è speciale, perché il momento ludico è centrale in ogni attività di studio.
Associare il gioco allo studio è essenziale, imparare divertendosi è tutto. Sapete perché un bambino può giocare a un videogioco 4 ore al giorno senza mai stancarsi? Perché si diverte. E così dev’essere per la scuola, lo studio, la memorizzazione, le interrogazioni e i compiti in classe. Oggi, si possono superare le difficoltà scolastiche con il sorriso e con la metodologia corretta e, lo vedo con i miei occhi, poi i bambini s’innamorano della scuola, hanno più tempo per loro e i propri interessi e, in definitiva, superano definitivamente l’idea che studiare sia una perdita di tempo perché con il metodo giusto – “l’associazione mentale che diverte” impareranno date, formule e strutture matematiche in breve tempo e studiare non è più  percepito come un peso, una tortura cinese. Nei miei campus sono approfondite le tecniche di memoria, di rilassamento, di lettura veloce, di concentrazione e, le mappe mentali, che sono degli strumenti in grado di cambiare in positivo l’approccio allo studio e i voti in pagelle.
Matteo Salvo


Matteo Salvo
Studiare è un gioco da ragazzi - Libro >> http://goo.gl/BGtZpX
Il metodo rivoluzionario per studiare e fare i compiti in modo efficace e veloce
Editore: Gribaudo Edizioni
Data pubblicazione: Giugno 2014
Formato: Libro - Pag 288 -


mercoledì 15 luglio 2009

Apprendimento e Memoria

Apprendimento e Memoria
Normalmente usiamo solo il 4/5% delle nostre potenzialità mnemoniche e meno del 10% di quelle mentali; possiamo invece usare al meglio la nostra mente conoscendo come funziona e come stimolarla. Con le mnemotecniche subliminali ad infrasuoni ed HRM, quindi con l’utilizzo bilanciato dei nostri due emisferi cerebrali, con il rilassamento fisico e mentale, con le tecniche di concentrazione e gestione dello stress e di controllo della propria emotività possiamo acquisire una consapevolezza vincente.
La Memoria
La memoria: che cos’è e come funziona
Più che di memoria, dovremmo parlare di memorie al plurale. Ma che cos’è quella che Baudelaire definì la "madre dei ricordi, padrona delle padrone", sulla quale gli uomini si interrogano sin dagli albori della storia? Teorie, ipotesi, sguardi.
Le tre fasi della memorizzazione Ogni teoria sulla memoria prende in considerazione tre diversi momenti del processo di memorizzazione: la codifica, la ritenzione e il recupero. Per codifica si intende il modo in cui l’informazione in arrivo è immagazzinata nel sistema; la ritenzione è il modo in cui questa informazione viene conservata nel corso del tempo; il recupero si riferisce al modo in cui l’informazione viene estratta da un sistema. Le prime teorie sulla memoria sono attribuibili a Platone che paragonava la memoria umana a morbida cera sulla quale le esperienze imprimevano dei segni. Aristotele parlava invece di "associazioni" per esprimere il concetto per il quale due idee sono associate se il ricordo dell’una è un buon indice di richiamo dell’altra. Agli inizi del secolo vennero formulate le prime teorie davvero psicologiche sulla memoria. Alcuni studiosi consideravano il sistema di memorizzazione costituito da "vie neurali", una sorta di sentieri mentali che diventavano più chiari e distinti a forza di essere usati.
I tempi della memoria La prima importante teoria della memoria venne proposta nel 1971 da Atkinson e Shiffrin. La loro teoria multiprocesso o multimodalità considerava il funzionamento del sistema mnestico frutto dell’interazione tra sistemi diversi interconnessi e non, come sottintendevano le teorie precedenti, riconducibili ad un sistema unico. Secondo questi autori l’informazione in entrata viene conservata per pochissimo tempo in un sistema di memoria sensoriale, poi viene parzialmente codificata e conservata nella memoria a breve termine e infine, ma solo in certi casi, viene trasferita nella memoria a lungo termine. Vediamo più nel dettaglio ognuno di questi sistemi. La memoria sensoriale implica la conservazione dell’informazione visiva o uditiva (ecoica) per qualche secondo. Facciamo un esempio. Chi ha provato a muovere velocemente una sigaretta nel buio sa che viene percepita una striscia rossa nell’aria. Ebbene, in realtà la luce della brace continua a essere vista qualche tempo dopo che ha cessato di essere presente in quel punto dell’aria e quindi dopo che ha cessato di cadere su porzioni particolari nella retina oculare. Questo semplice esempio mostra come l’informazione visiva viene conservata in memoria per qualche secondo, generalmente uno o due. Alcune osservazioni sperimentali hanno messo in evidenza come queste informazioni vengono conservate in un codice molto simile all’informazione originale e che possono essere disturbate da informazioni percepite successivamente.
La memoria a breve termine è quello spazio mentale in cui le informazioni vengono conservate per periodi più lunghi. Secondo alcuni autori questo tipo di memoria può anche essere considerata una memoria di lavoro (working memory) perché deputata alla manipolazione non meno che alla conservazione dell’informazione. Questo magazzino di informazioni ha una capacità limitata. Sottoponendo alcuni soggetti a una prova di ricordo di sequenze di numeri e lettere, Miller (1956) giunse alla conclusione che si possono ricordare al massimo sette (più o meno due a seconda della difficoltà del compito) elementi nella memoria a breve. Nei compiti di rievocazione è possibile osservare un curioso fenomeno. Si ha la sensazione, tra l’altro confermata dagli esperimenti di laboratorio, che le informazioni ricordate più facilmente all’interno di una qualsiasi sequenza siano le prime o le ultime. Le prime perché sono quelle memorizzate quando "la mente era più fresca” (effetto primacy), le ultime perché sono le informazioni assimilate più di recente (effetto regency). Quale di questi due fenomeni sia prevalente sull’altro non è stato mai stabilito.
La memoria a lungo termine è quella che conserva tutte le informazioni sul nostro passato. Se ricordiamo episodi della nostra infanzia è grazie a questa componente del sistema di memoria. I meccanismi che trasferiscono un’informazione dalla memoria a breve alla memoria a lungo termine sono oggetto di un infinito dibattito. E’ possibile fare una distinzione tra diversi tipi di memoria a lungo termine. La prima distinzione che può essere fatta è tra conoscenza procedurale e dichiarativa. Quest’ultima corrisponde alla conoscenza fattuale, ad esempio "Roma è la capitale dell’Italia". Spesso questa conoscenza può essere appresa attraverso lo studio o anche mediante una sola osservazione. La conoscenza procedurale ci dice invece come fare qualcosa. Se sappiamo allacciarci le scarpe o tagliare una torta è perché abbiamo acquisito questo tipo di conoscenza attraverso l’esercizio e la ripetizione. Vi sono due tipi di conoscenza dichiarativa: quella episodica e quella semantica. La prima riguarda proposizioni circa esperienze o episodi del passato come "L’anno scorso sono andato a Parigi". La conoscenza semantica rappresenta invece fatti indipendenti dal momento in cui sono stati appresi, ad esempio "2 x 2 = 4". Alcune recenti teorie sulla struttura della memoria parlano invece di reti neurali, considerando la memoria nient’altro che una rete di associazioni tra contenuti, fatti e procedure. Tale teoria avrebbe anche un corrispettivo fisiologico nella struttura del sistema nervoso centrale costituito da collegamenti (sinapsi) tra neuroni. Una conferma di questa teoria viene da una specifica mnemotecnica che suggerisce, quando non si ricorda qualcosa, di cercare di ricordare qualcosa di "prossimo" a quel ricordo, magari legato al momento in cui si è memorizzata l’informazione o a contenuti o emozioni ad esso vicini.
L’apprendimento
Imparare ad apprendere Tutti sappiamo che è più "facile" imparare concetti e nozioni che ci interessano. Eppure gli studi hanno dimostrato che la nostra performance può essere ottimale indipendentemente dal nostro interesse in un dato argomento. Perché? E che cosa possiamo fare per imparare meglio, più in fretta e più profondamente? L’apprendimento è un processo psicologico complesso che interessa le facoltà superiori della nostra mente. Quando poi l’apprendimento è rivolto verso specifiche materie di studio si fa evidente la necessità di adottare delle strategie efficaci che ci permettono di acquisire una serie di nozioni in un tempo ragionevole. Da tempo gli psicologi hanno individuato una specifica abilità generale di apprendimento: il learning to learn (apprendere ad apprendere). Questa capacità può essere sviluppata e migliorata attraverso varie tecniche.
Le variabili sulle quali è più opportuno agire per migliorare la propria capacità di apprendimento sono la motivazione e l’attenzione. Difficilmente il livello attentivo e motivazionale si mantiene costante nel tempo. Più spesso succede che ci sono momenti in cui è facile prestare la propria totale attenzione a un testo, mentre altre volte ciò ci risulta molto difficile. Generalmente l’attenzione varia con un ciclo caratterizzato da un periodo di circa un’ora e mezza. Questo significa che in questo periodo viviamo una fase di circa 45 minuti nei quali la nostra attenzione è molto vigile e 45 minuti in cui l’attenzione è bassa. Si tratta ovviamente di tempi medi, variabili a seconda del soggetto, della natura del compito, del tipo di sollecitazione esterna. Quando si è molto motivati ad apprendere, ad esempio perché sappiamo che è imminente un importante esame, i momenti di disattenzione, pur presenti, sono ridotti a periodi di pochi minuti. In questi casi una breve pausa o una variazione dell’attività è spesso sufficiente a recuperare le energie attentive per riprendere lo studio. A molti sarà capitato di fare giorni di studio intenso pochi giorni prima di un esame. Livelli di motivazione molto alti, infatti, consentono di poter studiare per molte ore con il massimo grado di rendimento. E’ infatti noto che la nostra mente lavora molto meglio e apprende più velocemente quando è sotto stress (lo stress benefico o eustress). Periodi di studio così intensi, tuttavia, possono essere tollerati solo per tempi piuttosto brevi, altrimenti si assisterebbe a un aumento incontrollato dell’ansia e degli effetti negativi dello stress (distress).
Una serie di capacità sicuramente fondamentali per iniziare un periodo di apprendimento particolarmente produttivo vanno sotto il nome di "autocontrollo", intendendo con questo termine la capacità di porsi degli obiettivi in modo autonomo, stabilire dei piani e delle strategie efficaci per raggiungerli e organizzarsi per mettere in atto quanto deciso. L’autocontrollo ci permette di essere molto controllati nella nostra attività di apprendimento e di essere guidati più dalla nostra volontà che da eventi esterni o da decisioni prese da altri.
Gli ostacoli I principali ostacoli a qualsiasi attività di apprendimento sono le "idee irrazionali" che al di là di ogni logica e di ogni buon senso, per il loro contenuto sono alla base di molti insuccessi personali, scolastici, professionali, sportivi. E’ possibile citare tre esempi di queste idee: la tendenza a catastrofizzare gli eventi temuti, la tendenza a crearsi degli obblighi, la tendenza a far dipendere il giudizio globale su di noi dal risultato di una performance. Generalmente questi pensieri portano ad una eccessiva drammatizzazione del compito, alla percezione che dalla sua buona riuscita dipenda il nostro valore (ai nostri occhi e agli occhi degli altri). Questi pensieri sono spesso il risultato della storia di una persona, sono il frutto di un modo di pensare che si è consolidato con l’esperienza. Un buon metodo per superare le difficoltà che nascono da questi pensieri consiste nell’identificare le condizioni in cui si manifestano queste idee, la dinamica con la quale si sviluppano e con la quale, spesso, prendono il totale controllo della nostra mente e del nostro comportamento. Spesso è utile fare ricorso ad alcune semplici strategie quali un buon esame di realtà, che permette di prendere in considerazione le possibili (reali) conseguenze negative di un insuccesso, oppure attraverso l’ironia.
Il modo migliore per apprendere qualsiasi cosa è adottare una corretta metodologia si studio. Un errore che viene spesso commesso dagli studenti è quello di cercare di apprendere tutto già alla prima lettura. Questa strategia, tuttavia, risulta spesso poco produttiva perché non permette di acquisire una visione globale dell’argomento. Una prima lettura veloce e generica del testo è un inizio sicuramente migliore anche perché fornisce una migliore chiave di comprensione per gli approfondimenti successivi. Solo in un secondo momento potrà essere effettuata una lettura più approfondita, punto per punto, per poter memorizzare ogni elemento importante. Alla fase di comprensione del testo deve necessariamente seguire una fase di rielaborazione personale, per assicurare un ricordo a lungo termine del materiale appreso. Attraverso una ripetizione partecipe e attiva si potrà organizzare sistematicamente ogni argomento e lo si integrerà con quanto già appreso in precedenza. Per consolidare ulteriormente il ricordo può essere opportuna una fase di verifica, ad esempio sfogliando rapidamente il materiale o ripassando velocemente quanto appreso. Questa verifica è particolarmente utile per mettere in evidenza pericolose lacune e a fare interessanti associazioni tra le varie parti del materiale in corso di studio. E’ forse la parte più creativa del processo di apprendimento.
L'oblio La rievocazione immediata di un'informazione può mancare perché non è stata trasmessa alla memoria a lungo termine. La rievocazione di un'informazione della memoria a lungo termine può mancare perché non ci sono sufficienti legami per metterli a fuoco. Questa teoria spiega anche perché taluni ricordi appaiono "rimossi": tali ricordi sono inaccessibili perché la loro presenza sarebbe inaccettabile per il soggetto a causa dell'ansia o dei sentimenti di colpa che potrebbero attivare. Non sono perciò scomparsi, ma il subconscio evita che le associazioni necessarie si formino. Gli individui colpiti da amnesia non dimenticano tutto, solo degli elementi personali. Ciò avviene spesso per un trauma emotivo al quale l'amnesia permette di sfuggire. Spesso poi parte di tali ricordi riaffiora quando vengono evocati dalle giuste associazioni.
Consigli pratici Poiché l'ippocampo si occupa della funzione di selezionare le informazioni da trasferire nella memoria secondaria, ne deriva che l'apprendimento e l'oblio sono notevolmente influenzate dalle emozioni positive e negative. L'ippocampo è una formazione nervosa situata sul margine inferiore dei ventricoli laterali, sopra il cervelletto. L'ippocampo fa parte del "sistema limbico" che è la zona del cervello deputata a gestire le emozioni. Se si prova disgusto per una materia, la possibilità di apprenderla è scarsa. Un apprendimento di base positivo ("apprendimento giocoso") stimola il ritmo di trasferimento nella memoria secondaria, al contrario un atteggiamento negativo rende più difficile l'apprendimento. Un atteggiamento positivo può nascere spontaneamente, ma può essere notevolmente incrementato stimolando la motivazione, anche l'auto-motivazione. Essendo l'ippocampo deputato alla filtrazione dei stimoli da trasferire alla memoria, bisogna cercare di associare alle nozioni che si vogliono ricordare delle emozioni positive. Bisogna cercare di trovare, anche in una materia apparentemente ostica, dei motivi di interesse sia diretti, sia indiretti (per esempio dei vantaggi che tale conoscenza potrebbe fornire). Bisogna cercare motivazioni positive e, se non ci sono, crearsele con l'automotivazione. In questa fase di automotivazione si devono utilizzare tutte le tecniche di convincimento e di comunicazione di cui si dispone. Può durare anche a lungo, ma i risultati sono sorprendenti. Se si intraprende un nuovo corso di studi, se si decide di imparare una lingua bisogna prima essere "realmente" convinti che la materia ci interessa e cercare di stimolare tale interesse al massimo, apprezzandone tutti gli aspetti positivi, anche marginali o indiretti. Questo processo può richiedere molto tempo e può avvenire in contemporanea allo studio. Per migliorare l'apprendimento di una singola nozione, tenendo conto dei meccanismi citati, conviene ripeterla più volte e creare più associazioni possibile. In tal modo sarà certamente più facile richiamarla. Per un nome si possono creare associazioni tra una parte di esso e nozioni a noi note, per un numero, ad esempio una data, delle associazioni con altri numeri o semplicemente delle associazioni "interne" al numero stesso.
con estratti di Daniele Monzani (duepiu.net) e benessere.com - adattamento di Alan Perz