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mercoledì 24 dicembre 2014

Sfatare il mito dei fantasmi

Sfatare il mito dei fantasmi

Nonostante la disapprovazione degli scienziati, molta gente crede nei fantasmi.
Che cosa dicono le Scritture vediche al riguardo?

di Caitanya Carana Dasa


Esistono i fantasmi? Storicamente e geograficamente, “sì” è la risposta di gran parte dell’umanità. I racconti di persone che hanno visto, sentito o percepito esseri incorporei e spettrali agire in modi misteriosi e terrificanti sono di portata quasi universale nel campo dell’esperienza umana. Il pragmatismo dei nostri tempi induce molti di noi a liquidare l’intera questione dei fantasmi come se fosse una credenza popolare priva di basi scientifiche. Nondimeno, numerosi scienziati illustri l’hanno presa molto sul serio. Tra gli scienziati che credono ai fantasmi spicca il naturalista inglese Alfred Wallace, cofondatore della teoria evolutiva. Nella sua autobiografia, La mia Vita; Memorie di Eventi e di Opinioni, egli delinea come l’evidenza dei fatti lo abbia costretto ad abbandonare il suo scetticismo sull’esistenza dei fantasmi:

Oggi la maggior parte delle persone è stata educata a credere che i miracoli, i fantasmi e tutta la serie di fenomeni descritti in questo libro non possano esistere, che si oppongano alle leggi della natura e non siano che antiche superstizioni, quindi necessariamente ingannevoli e deludenti. Non c’è spazio per queste cose nel tessuto dei loro pensieri. Quando iniziai la mia indagine in questo campo io stesso ero così. L’evidenza dei fatti non trovava posto nel tessuto dei miei pensieri. Tutti i miei preconcetti, la conoscenza acquisita, la mia fede nel primato della scienza e della legge naturale si opponevano all’eventualità che tali fenomeni fossero reali.

Persino quando non c’era possibilità di sfuggire all’evidenza dei fatti, mi sono ostinato a cercare spiegazioni alternative, ma senza successo...Non chiedo ai lettori di credere a ciò che dico, ma di dubitare della loro infallibilità di giudizio; chiedo loro l’indagine e la verifica paziente prima di concludere frettolosamente che tutti noi siamo degli sciocchi sprovveduti, dato che per molti anni abbiamo dedicato le nostre facoltà mentali migliori e le nostre migliori capacità di osservazione a questo tema.

Un altro importante uomo di scienza, lo psicologo americano William James, si è convinto davanti alla prova dei fatti: “Di fronte all’evidenza non posso mantenere il pregiudizio irreversibilmente negativo di una mente “rigorosamente scientifica”, che presume di sapere quale dev’essere l’ordine naturale delle cose.” (William James sulla Ricerca Metapsichica, edito da Gardner Murphy e Robert Ballou)

L’evidenza pesa oggi più che mai, in quanto molti testi ben documentati riferiscono di esperimenti compiuti da svariati ricercatori nel campo del paranormale, i quali hanno seguito procedure rigorosamente scientifiche. Il pubblico è sostanzialmente propenso a credere nell’esistenza dei fantasmi; questo va a sostegno delle numerose e significative prove riportate, che a loro volta rafforzano il credo della gente. Da un sondaggio della Gallup, effettuato nel 1990, emerge che:

• Il 29% degli americani crede nei fantasmi che infestano le case
• Il 10% degli americani dice di aver visto un fantasma o di essere stato in sua presenza

Nonostante l’aumento delle prove documentate e del consenso popolare, lo stesso concetto di fantasma resta inaccettabile per la gran parte del mondo scientifico. Uno dei principali motivi è che la scienza materialista dell’era moderna non possiede una struttura logica in cui far rientrare un fenomeno come l’esistenza dei fantasmi. Questo limite non è inerente alla scienza in sé, ma solo strumentale alla scienza materialista. Non c’è alcuna ragione scientifica per ipotizzare che tutto il mondo della scienza debba essere materialista, in quanto non ci sono prove scientifiche che tutta la realtà esiste solo sul piano della materia. Per coloro che hanno una mente aperta e abbastanza spirito d’avventura da esplorare visioni non materiali della realtà, la saggezza vedica offre un assetto esplicativo sistematico per comprendere l’esistenza dei fantasmi.


I tre livelli dell'essere
 

I Tre Piani Dell’essere

Per agevolare la nostra comprensione dei fantasmi dobbiamo innanzitutto familiarizzare con i tre piani esistenziali spiegati nelle Scritture vediche.

1. Il piano materiale grossolano: si compone della realtà fisica percepibile con i sensi e con gli strumenti che estendono le capacità sensoriali, come ad esempio il microscopio. La corrente scientifica dominante concentra le sue ricerche principalmente, se non esclusivamente, su questo livello grossolano della realtà.

2. Il piano materiale sottile: include la mente, l’intelligenza e l’ego, o più precisamente ciò che i Veda definiscono falso ego, l’identificazione col corpo fisico e con la mente condizionata dalla materia. Per amore di brevità, farò riferimento a questo piano esistenziale definendolo piano o livello mentale.

3. Il piano spirituale: l’anima, fonte della coscienza e vero ego dell’essere, esiste su questo livello non materiale.

Il punto centrale di cui tener conto quando si parla di fantasmi è la differenza tra la mente e l’anima. Sebbene invisibile, la mente non è spirituale, è materiale anche se composta di una materia talmente sottile da essere impercettibile ai sensi grossolani. Poiché è materiale, la mente non è dotata di coscienza; soltanto l’anima è cosciente. La mente appartiene al piano sottile, situato tra il piano spirituale e quello materiale grossolano. Da questa posizione intermedia essa funge da canale attraverso cui la coscienza dell’anima interagisce con il corpo fisico. In modo funzionale, la mente diventa il deposito delle impressioni acquisite in seguito all’interazione con il piano materiale grossolano, impressioni che includono, tra le altre cose, memorie del passato e desideri per il futuro. Basandoci su questo fondamento dell’ontologia vedica, cerchiamo adesso di capire come e perché alcune persone diventano fantasmi.


Gli Esseri Disincarnati e Afflitti

All’istante della morte l’anima lascia il corpo grossolano accompagnata dal corpo sottile. Ciò che normalmente accade è che assume un altro corpo grossolano secondo il suo karma. Tuttavia, ci sono casi eccezionali in cui l’anima non si trasferisce in un nuovo corpo grossolano e resta in una condizione disincarnata. Le anime che vivono quest’esistenza incorporea si chiamano fantasmi. Ovviamente, i fantasmi non sono del tutto incorporei, perché hanno ancora il corpo sottile, ma poiché nel gergo comune la parola “corpo” designa il corpo grossolano, la condizione di vita senza questo corpo è definita incorporea. Perché i fantasmi non prendono un corpo fisico?

1. Suicidio: coloro che distruggono il corpo fisico prematuramente, cioè prima del momento in cui, secondo il karma, sono destinati ad assumere un nuovo corpo grossolano, si condannano a un’esistenza disincarnata come fantasmi finché non verrà loro assegnato un altro corpo. Srila Prabhupada spiega: “I fantasmi sono privati del corpo fisico a causa delle loro gravi colpe, come il suicidio.” Le persone frustrate, che si suicidano per liberarsi dalla sofferenza credendo che la vita finisca con la morte, si ritrovano dunque a esistere nella condizione ancora più dolorosa di fantasmi.

2. Attaccamento eccessivo: Chi muore ancora troppo attaccato al corpo fisico, al contesto in cui è vissuto o ai propri possedimenti può diventare un fantasma. Durante gli istanti che precedono la morte, la sua mente continua a volgersi al passato in modo intenso e ossessivo, impedendo all’anima di guardare avanti e lasciandola quindi ancorata a uno stato incorporeo. Srila Prabhupada spiega: “Le persone molto peccaminose ed eccessivamente attaccate alla casa, la famiglia, la comunità o al Paese non ricevono un corpo fatto di elementi materiali grossolani, ma restano nel corpo sottile, composto di mente, ego e intelligenza. Coloro che vivono nei propri corpi sottili si chiamano fantasmi.”


In che modo una persona diventa un fantasma.
 

Una Condizione Frustrante E Spaventosa

L’anomala condizione incorporea dei fantasmi è straziante per loro stessi e terrificante per gli altri. Vediamo perché.

1. Straziante per loro stessi: proprio come tutti noi, i fantasmi hanno una mente piena di ricordi e di desideri dovuti ai piaceri coltivati durante le loro precedenti incarnazioni. Tuttavia, diversamente da noi, non hanno un corpo grossolano con cui realizzare questi desideri. Può dunque accadere, per esempio, che il ricordo stimoli in loro la voglia di gustare una certa prelibatezza e siccome il corpo sottile possiede sensi sottili, essi riescono persino a percepire il piacere di un’anima incarnata che gusta quella stessa prelibatezza. Ciò ha l’effetto di acuire il loro desiderio, che resta perennemente insoddisfatto in quanto i fantasmi non hanno una lingua con cui poter gustare alcunché.

La loro condizione è simile a quella di un ammalato, che deve stare a stecchetto mentre guarda gli altri che banchettano. Per un ammalato questa tortura dura alcuni giorni, ma per i fantasmi dura l’intero corso della vita disincarnata. Come se non bastasse, quasi ogni loro desiderio sfocia nella medesima frustrazione; non c’è dunque da meravigliarsi che essi considerino la loro vita un tormento. Srila Prabhupada sottolinea la causa di questo tormento dicendo, “Il fantasma non ha un corpo, quindi soffre terribilmente perché non può soddisfare i propri sensi.”

2. Terrificante per gli altri: molte persone sono terrorizzate dai fantasmi perché trovano incomprensibile il concetto stesso di fantasma – tetramente e spaventosamente incomprensibile. Si gela loro il sangue al pensiero di porte che si aprono all’improvviso e senza motivo, dato che non c’è nessuno nelle vicinanze, o di rumori strani che sembrano provenire dal nulla. Poche cose scoraggiano i possibili acquirenti di una casa come la diceria vera o falsa che quella casa è infestata dai fantasmi. La maggior parte delle persone rabbrividisce alla sola idea d’incontrare un fantasma, ma la prospettiva di esserne addirittura possedute è davvero raccapricciante.

La possessione è un fenomeno molto spiacevole in cui il fantasma entra nel corpo di qualcuno, ne assume il controllo e lo usa come strumento di soddisfazione dei propri desideri. La persona posseduta inizia allora a parlare e ad agire in modi marcatamente diversi dai suoi, perché la sua personalità è stata soppressa oppure si è addormentata sotto il dominio della personalità del fantasma. Quest’alterazione del comportamento lascia perplessi e spesso sconvolti i parenti del posseduto. Gli aneddoti che raccontano di possessioni accrescono la paura dei fantasmi nella mente della gente.


Dinamica della possessione.


Dissipiamo La Nebbia Del Mistero

La saggezza vedica può dissipare la nebbia del mistero che circonda i fantasmi, perché smitizza la natura stessa della vita incorporea e insegna a vedere i fantasmi come esseri non tanto malevoli, quanto miserevoli. Ovviamente, alcuni fantasmi possono essere malevoli, specialmente con quelli che li hanno offesi nel corso della loro precedente incarnazione, ma i fantasmi in generale sono essenzialmente miserabili proprio a causa dei loro desideri irrealizzabili, una condizione endemica della vita disincarnata. Il peso della frustrazione li porta spesso a diventare violenti e a volte malevoli. La visione trina della realtà che i Veda ci propongono – materia grossolana, materia sottile e sostanza spirituale – ci aiuta a dare un senso ai comportamenti apparentemente misteriosi dei fantasmi, che sfidano le leggi della scienza materialista.

Queste leggi sono state infatti create in base all’osservazione e all’analisi del comportamento della materia grossolana, ma poiché la mente è fatta di materia sottile, può agire sul piano materiale grossolano senza essere limitata dalle leggi della della scienza materialista. Non sorprendiamoci dunque se i fantasmi, i quali esistono sul piano mentale, agiscono in un modo tale da lasciare spaventati e confusi coloro ai quali è stato insegnato che in natura tutto segue le leggi della scienza materialista. Lo Srimad-Bhagavatam (5.5.21-22) parla del potere straordinario dei fantasmi, ponendoli al di sopra dell’uomo nella scala gerarchica degli esseri viventi: “Superiori agli esseri umani sono i fantasmi, perché non hanno corpi materiali grossolani.”

I Veda insegnano che i fantasmi vagano in una condizione d’ignoranza e d’illusione. Le persone che vivono in queste stesse condizioni, magari intossicandosi, hanno la mente debole e malconcia, sono quindi più soggette all’attacco e alla possessione da parte dei fantasmi. Srila Prabhupada spiega: “Il fenomeno della possessione si verifica laddove si conduce un’esistenza impura.” Possiamo renderci ampiamente invulnerabili a questi attacchi sottili vivendo in un modo illuminato. La saggezza vedica raccomanda questo stile di vita innanzitutto per raggiungere il traguardo principale dell’esistenza, la realizzazione spirituale; nondimeno, un modo di vivere libero da schiavitù come il vizio di assumere sostanze intossicanti crea un margine benefico di protezione dagli attacchi delle creature disincarnate.

La saggezza vedica ci fornisce metodi sia preventivi che curativi per gestire gli attacchi dei fantasmi. Attività devozionali come la recitazione collettiva dei sacri mantra hanno il potere di esorcizzare luoghi infestati e persone possedute. Srila Prabhupada lo sostiene in una lettera, quando risponde alla domanda di un discepolo: “Il modo migliore per eliminarli [i fantasmi] è cantare Hare Krishna a voce molto alta e tenere un kirtan gioioso finché non se ne vanno. In Inghilterra, nel 1969, andai a casa di Mr. John Lennon e notai che c’era un fantasma, ma non appena i devoti iniziarono a cantare entusiasticamente, se ne andò.” (Dicembre 1971)


Trascendere Ogni Miseria

E’ significativo il fatto che sebbene la saggezza vedica riconosca l’esistenza dei fantasmi, non attribuisce loro in modo acritico la responsabilità di ogni apparente stranezza. In una lettera a un suo discepolo che gli chiedeva se il proprio disturbo mentale fosse dovuto ai fantasmi, Srila Prabhupada rispose: “Le offese che senti non hanno nulla a che fare con i fantasmi; sono soltanto creazioni della tua mente, e come tu stesso mi dici, la mente è davvero miserabile. Per questa ragione Krishna dice che l’aspirante trascendentalista deve innanzitutto controllare la mente e che dopo averla controllata avrà pace.” (Novembre 1974)

Disciplinare la mente con la pratica della coscienza di Krishna è il modo più efficace di gestire ogni problema dell’esistenza materiale – incluso diventare noi stessi fantasmi, essere posseduti da loro, tormentati dai disturbi della mente e da tanti altri problemi, che alcuni imputano ai fantasmi, ma che in realtà sono reazioni karmiche ai misfatti indotti dalla nostra mente incontrollata. Ecco perché, se da una parte la saggezza vedica spiega l’esistenza dei fantasmi e dichiara il potere esorcizzante del santo nome, dall’altra non dà molta importanza a questo argomento e asserisce invece che lo scopo della vita umana è molto più rilevante del pensare ai fantasmi con attrazione morbosa, timore paranoico o rifiuto dogmatico.

La forma di vita umana ha il magnifico potenziale di accordarci l’immortalità, se la utilizziamo per spostare il nostro amore dal transitorio all’eterno, dalla materia a Krishna. Il tesoro finale della saggezza vedica è reintegrarci nella nostra condizione perduta di esseri spirituali eterni. La capacità esplicativa dei Veda anche in merito a fenomeni come quello dei fantasmi – che certamente sfida la scienza materialista e la obbliga a un diniego perpetuo – può servire per rafforzare la nostra fede mentre esploriamo il campo di un’elevata conoscenza spirituale e gustiamo i suoi doni devozionali.


Caitanya Carana Dasa è un discepolo di Sua Santità Radhanatha Swami. E’ laureato in ingegneria elettronica e delle telecomunicazioni, e serve a tempo pieno al tempio ISKCON di Pune. Ha scritto undici libri. Per leggere i suoi altri articoli o ricevere le sue riflessioni quotidiane sulla Bhagavad-gita, “Gita daily”, potete visitare il sito thepiritualscientist.com.


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giovedì 10 luglio 2014

Viaggi Lontani: Esplorazioni fuori dal corpo

Viaggi Lontani

Esplorazioni fuori dal corpo

di Robert A. Monroe



Viaggi Lontani - Libro

«Io sono più del mio corpo fisico...» Ecco il concetto fondamentale trasmesso da Robert Monroe in Viaggi Lontani e – più in generale – in tutta la sua opera. In questo libro, Monroe illustra i sorprendenti sviluppi delle proprie esperienze fuori dal corpo – le cosiddette OBE – e ciò che nel corso di questi vissuti ha appreso sui cicli di vita e di morte, sulle forme di vita non materiali, sullo sviluppo della coscienza e sull’esistenza dopo la morte.

Viaggi Lontani rappresenta una guida rivolta a chiunque voglia intraprendere l’esplorazione della coscienza e del proprio corpo e, al contempo, costituisce una cosmologia estesa che sfugge a ogni dottrina e a ogni sistema di credenze predeterminato.

«Per coloro che sono disposti a morire, c’è la vita.  Per coloro che sognano, c’è la realtà. Per coloro che accettano di sperare, c’è la conoscenza.  Per coloro che vogliono crescere, c’è l’eternità».
- Robert Allan Monroe


Prefazione di "Viaggi Lontani", libro di Robert A. Monroe

Stefano Roverso introduce il nuovo libro di Robert A. Monroe: "Viaggi Lontani"

La prima volta che sentii parlare di Robert Monroe fu durante un seminario di sciamanesimo tenuto da Sandra Ingerman, psicoterapeuta e sciamana, che lo citò fra coloro che avevano contribuito in modo determinante allo sviluppo della coscienza e della consapevolezza umana.

Disse che Robert Monroe aveva fondato negli Stati Uniti un Istituto che dagli anni '70 si occupava di ricerca e di educazione dell'uomo attraverso gli stati di consapevolezza.

La cosa mi colpì profondamente.
Avevo letto molti libri esoterici e scientifici sugli stati di coscienza e sull'evoluzione spirituale, ma non sapevo assolutamente nulla di Robert Monroe e del suo Istituto.

Ingerman lo presentò come un ricercatore e un esploratore; non era il maestro di una scuola esoterica sconosciuta ai più, ma il capo di un Istituto di ricerca che si dedicava all'indagine della coscienza umana.

Al termine del corso avevo aggiunto un altro importante tassello alla mia formazione spirituale e, nutrendo una profonda stima nei confronti di colei che mi aveva parlato di Monroe, sentii subito il bisogno di ricercare maggiori informazioni su di lui.

Scoprii che l'Istituto aveva sede in Virginia e mi colpì particolarmente la descrizione della tecnologia Hemi-Sync, messa a punto da Monroe per aiutare a sincronizzare gli emisferi del cervello, un'idea del tutto nuova per me.

Mi domandai se questa tecnica potesse essere utile in un lavoro di evoluzione spirituale e se potesse permettere ai soggetti di accedere a stati di consapevolezza non ordinari. Avevo letto diversi libri sul tema, ed ero rimasto folgorato da Stati di Coscienza di Charles Tart, uno studioso che, peraltro, fu membro del comitato scientifico dell'Istituto.

Pensavo di saperne abbastanza, eppure intuivo che c'era qualcosa che mi sfuggiva.
Non mi era chiaro, poi, in cosa consistessero i "programmi educativi" proposti dall'Istituto e come tutto ciò potesse conciliarsi con la vita di Robert Monroe, che si diceva fosse in grado di vivere spontaneamente esperienze fuori dal corpo.

Avevo imparato in altre occasioni che quando nella mia vita qualcosa compariva senza rivelarsi pienamente ma senza nemmeno negarsi, significava che ero davanti a un crocevia: potevo ignorarlo e andare avanti o, al contrario, cogliere l'opportunità che mi si offriva e seguirla. Insomma, era una prova!

Così iniziai a cercare i referenti italiani dell'Istituto e, in generale, qualcuno che avesse frequentato i corsi di Monroe. L'unico centro attivo in Europa, però, era in Spagna, a Madrid.

Mi resi conto che ciò che veniva proposto dal Monroe Institute non poteva essere trasmesso attraverso i libri, ma andava sperimentato in prima persona. L'unico modo per proseguire era fidarmi del mio istinto, senza sapere in cosa mi sarei imbattuto. Avevo la sensazione di trovarmi a un bivio e di dover decidere in fretta se buttarmi a capofitto in questo studio oppure lasciare che la possibilità svanisse.

Mi domandai dove mi avrebbe portato tutto ciò, quanto avrebbe cambiato la mia vita e, soprattutto, se ero pronto per uscire dal mio corpo. Da ragazzo mi era capitato spontaneamente, ma ora?

Trovavo mille scuse, valutavo tutto razionalmente. Ero spaventato.
Ma l'altra parte di me, quella intuitiva e creativa, aveva già deciso: sarei andato, l'avrei fatto. Avevo accettato la sfida!

Mi iscrissi al Gateway Voyage in Spagna, il corso base della durata di sei giorni. Si teneva due volte l'anno ed era in lingua inglese. Finalmente avrei potuto accedere alle metodiche e alle esperienze, utilizzando la tecnologia messa a punto da Monroe e dal suo Istituto.

Io sono più del mio corpo fisico.

Questo è l'unico concetto che l'Istituto chiede di prendere in considerazione per partecipare ai suoi programmi esperienziali.

Dopo aver letto questa frase mi ritrovai a riflettere. «Certo» pensai, «sono d'accordo! Io sono più del mio corpo fisico! Ed è proprio quello che voglio scoprire da sempre; quanto di più io sono, cosa significa e come posso sperimentarlo!»

Per accedere ai programmi dell'Istituto non c'erano altri dogmi, regole, credenze e sistemi religiosi o filosofici da accettare o ripudiare. Avevo già avuto esperienze con "sistemi chiusi" e, nonostante avessi apprezzato la sicurezza e l'autosufficienza che garantivano, mi ero reso conto che non facevano per me.

Chi teneva il corso non si definiva "maestro", ma "facilitatore", perché ciascun individuo doveva essere responsabile del proprio apprendimento e della propria evoluzione. Avevo sempre amato e odiato il concetto di "maestro", e d'altra parte non ero mai riuscito a trovarne uno, o a fidarmi di chi diceva di esserlo.

In quel caso mi sentii subito a mio agio, sapevo che dovevo contare su di me innanzitutto, sebbene avessi il supporto di un facilitatore al quale potevo porre domande e chiedere informazioni e che poteva trasmettermi conoscenze, tecniche e metodi. Il facilitatore mi piacque, era una persona con grande esperienza e preparazione; aveva curiosità, passioni e desideri e non era infallibile, ammetteva i propri limiti e stimolava ciascuno dei partecipanti a trovare le proprie risposte.

L'esperienza del Gateway Voyage si rivelò subito una delle più importanti - se non la più importante - che avevo mai fatto. In una settimana riuscii a sperimentare stati di consapevolezza particolari, e le condizioni fisiche, mentali ed energetiche si mescolavano in una maniera nuova e armonica, in un modo tanto naturale e intrigante da sembrarmi impossibile.

C'erano domande nuove che nascevano costantemente in me e risposte che arrivavano in seguito a ogni esperienza, aprendo nuovi scenari e prospettive. Erano risposte semplici, profonde ed essenziali. Ogni esperienza era un viaggio fantastico da non perdere, dove la mente sveglia e lucida - insieme alla consapevolezza - presidiava e navigava divertendosi e nutrendosi di ciò che esperiva.

Mente e consapevolezza tenevano insieme il timone dell'esperienza, lasciando che altri piani di realtà a me sconosciuti si svelassero e si manifestassero in modo graduale, grandioso e sorprendente. Era come essere sulla cresta di un'onda, potevo godere ed esplorare la vita da una prospettiva molto più aperta e libera.

Inoltre, potevo interagire con quei piani di realtà e con i loro abitanti. Raccolsi moltissimo da ogni esperienza, stupendomi e riconoscendo la verità di ciò che raccoglievo. Conservo il quaderno con gli appunti e le annotazioni e ogni tanto lo rileggo, e ogni volta nuovi messaggi si svelano.

Il sistema di educazione e di apprendimento proposto dall'Istituto e da Robert Monroe funzionava sia per me sia per i miei compagni di corso, sebbene fossimo molto diversi per cultura, esperienze e trascorsi. Vivevamo forti emozioni, si piangeva, si rideva, ci si entusiasmava e ci si stupiva in un crescendo di esperienze. Nei momenti di condivisione il facilitatore favoriva lo scambio e l'apprendimento per evitare che cadessimo nel giudizio e nell'interpretazione soggettiva.

Era perfetto, rappresentava il mio ideale di scuola e di studio.

Ciascuno era protagonista del proprio viaggio,
sostenuto dall'energia del gruppo e dalla perfetta struttura del programma.

Avevo compreso appieno il significato di educazione dell'uomo attraverso gli stati di consapevolezza.

Il Gateway Voyage mi permise di affrontare da una prospettiva molto più oggettiva e libera convinzioni pre-costituite, domande fondamentali che mi assillavano da sempre. Sapere finalmente chi ero, da dove venivo e cosa volevo diventare durante questa vita fu eccitante. Scoprii nuove potenzialità della mia mente e iniziai a concentrarmi su obiettivi più precisi.

L'inaspettato era il mio compagno di viaggio, una sorta di sistema di verifica che mi permetteva di riconoscere che il materiale con cui avevo a che fare non poteva provenire dalla mia parte razionale, e in questo modo ero in grado di dare il giusto valore all'esperienza che stavo vivendo.

Potersi muovere in dimensioni dove il tempo e lo spazio non avevano significato, poter comunicare con esseri e intelligenze che mi conoscevano e che sapevano stimolarmi a nuove comprensioni attraverso messaggi e una nuova consapevolezza era diventato il mio lavoro quotidiano. Che bellezza!

Dopo il Gateway lasciai passare alcuni mesi. Volevo mettere alla prova la nuova consapevolezza acquisita, volevo vedere se avrebbe retto o se sarebbe sfumata nel nulla, lasciandomi immutato. Ero critico, non volevo illudermi - l'avevo fatto molte altre volte! - e temevo di ritrovarmi di nuovo al punto di partenza.

Sei mesi dopo la mia vita era la stessa,
ma al contempo tutto era cambiato.

Io ero cambiato.

La consapevolezza di chi ero e cosa volevo dalla vita mi accompagnava e mi guidava nelle piccole e nelle grandi scelte, portandomi a creare le condizioni per cambiamenti più importanti in modo armonico e naturale. Ero molto razionale e molto intuitivo, e ciò mi permetteva di leggere più a fondo il quotidiano, guidandomi nelle scelte in modo efficace.

Ora sapevo cosa significava riuscire a sincronizzare i due emisferi cerebrali secondo il metodo Hemi-Sync.

Feci altri corsi con l'Istituto Monroe, altrettanto importanti, e nel tempo creai le condizioni per cambiare lavoro, diventando un facilitatore del Monroe Institute. Avevo finalmente integrato le mie passioni e il mio percorso personale con le competenze professionali acquisite per percorrere un nuovo cammino: il mio.

Uno dei grandi meriti di Robert Monroe, a mio parere, è stato proprio mettere a disposizione degli altri ciò che aveva appreso attraverso un sistema efficace e accessibile a chiunque, senza avere per questo la pretesa di imporre la propria verità.

Una delle frasi che diceva spesso era:
«Non credere a me, ma verificalo per te stesso».

Grazie a un lavoro puntuale e certosino ha saputo mettere a punto un sistema educativo esperienziale basato su una tecnologia scientificamente testata e collaudata, perfettamente coerente con le antiche vie di conoscenza e le moderne ricerche sulle potenzialità dell'uomo e del suo cervello.

A dimostrazione di ciò, desidero condividere un aneddoto che lo riguarda: una volta un anziano monaco tibetano, incuriosito dalle attività dell'Istituto, decise di partecipare al corso base. All'inizio del terzo giorno, il venerabile monaco chiese insistentemente di parlare con Monroe. Il facilitatore, un po' preoccupato dalla richiesta, contattò Monroe che si rese subito disponibile a incontrare il monaco.

Non appena i due si videro, il monaco lo redarguì dicendogli: «Ma lo sai cosa stai facendo qui?» Monroe, molto divertito, rispose che lo sapeva e che lo stava facendo da anni. Il monaco continuò: «No, tu non ti rendi conto! Qui ci sono persone che non hanno mai fatto un solo giorno di meditazione nella loro vita e che con questo corso riescono ad accedere a stati meditativi, cioè stati di consapevolezza, che i miei allievi possono raggiungere solo dopo molti anni di pratica giornaliera di meditazione, e seguendo una rigorosa disciplina monastica!» «Inoltre» continuò, «non fanno nessuna fatica e si divertono!» A quel punto il monaco sorrise a Monroe e, dopo essersi complimentato, cominciò a discorrere con lui sui diversi temi che li accomunavano.

La storia, pubblicata sul New York Times diversi anni fa, ebbe un epilogo ancora più interessante: il monaco, dopo aver completato con soddisfazione il corso, portò nel suo monastero in Canada la tecnologia Hemi-Sync per utilizzarla con i propri allievi.

Fin dalla costituzione dell'Istituto, Robert Monroe collaborò con università, ospedali e centri di ricerca, affinché questi organismi potessero contribuire allo sviluppo e alle applicazioni della tecnologia Hemi-Sync. Lo fece con grande abilità e saggezza, mettendo da parte le logiche dominanti del potere e del successo che caratterizzano il nostro tempo. Anche per questa ragione l'Istituto è poco conosciuto.

La sua struttura è semplice: la Divisione di Ricerca si occupa degli studi all'avanguardia, spesso in collaborazione con università e professionisti esterni, e i risultati di questo lavoro rappresentano il punto di partenza per la Divisione Educativa, che mette a punto i programmi esperienziali e li rende fruibili a chiunque; infine, una Divisione Professionale mette in comunicazione i professionisti (medici, psicologi, educatori, terapeuti) che collaborano con l'Istituto.

I diversi programmi educativi si basano su esercizi guidati e progressivi che utilizzano la tecnologia di sincronizzazione cerebrale integrata con metodi derivanti da altre discipline: training autogeno, tecniche di respirazione, tecniche di meditazione, psicoterapia, PNL, tecniche energetiche.

Il lavoro si attua in modo armonico e coerente all'obiettivo educativo del corso. Gli obiettivi dei corsi sono molteplici e ruotano attorno al concetto che noi siamo più del nostro corpo fisico. L'approccio è pragmatico e i partecipanti imparano a utilizzare diversi strumenti mentali per lavorare sia sul piano fisico sia su quello mentale e spirituale, scoprendo e lasciando emergere gradualmente nuovi aspetti del proprio essere e nuovi significati su ciò che sono e vogliono divenire, in un percorso graduale durante il quale ciascuno ha sempre il controllo consapevole di ciò che esperisce.

Questi corsi danno modo di acquisire nuove prospettive e possibilità, maggiore consapevolezza rispetto al proprio essere e a ciò che permette di evolvere e di godere appieno della vita.

Dopo molti anni di esperienze e diversi programmi frequentati all'Istituto, sono sempre più convinto della validità delle tecniche proposte da Robert Monroe, ma credo che il loro potere non risieda unicamente nei metodi: c'è qualcosa di speciale che proviene da altri piani di realtà, da energie superiori, che è stato messo a disposizione di tutti noi tramite e grazie a Robert Monroe, affinché l'essere umano possa accelerare il processo di risveglio (consapevolezza) e recuperare la grandezza di ciò che è il vero senso della vita.

Grazie, Robert!

Stefano Roverso
Residential and Outreach Facilitator,
Monroe Institute


Indice del libro

Prefazione di Stefano Roverso
Prologo

PARTE I DISTANZE VICINE
Capitolo I IL VECCHIO TRAFFICO LOCALE
Capitolo 2 HEMI-SYNC E ALTRO
Capitolo 3 IL PROGRAMMA GATEWAY
Capitolo 4 IL TEAM DI ESPLORAZIONE
Capitolo 5 NUOVE COLLABORAZIONI
Capitolo 6 SEGUE

PARTE II DISTANZE REMOTE
Capitolo 7 INDAGINI E SCHEMI
Capitolo 8 PUNTO DI CONTATTO
Capitolo 9 ROTTA ARCOBALENO
Capitolo 10 UN NUOVO AMICO
Capitolo 11 MISSIONE DI SALVATAGGIO
Capitolo 12 PROVA "PER SENTITO DIRE"
Capitolo 13 TRATTAMENTO SHOCK
Capitolo 14 UNA SEMPLICE LEZIONE
Capitolo 15 IL PIANO PROMESSO
Capitolo 16 IL RADUNO

Epilogo: Fine del Gioco

Appendici
I.Le esperienze fuori dal corpo: risposte alle domande più frequenti
II. La psicofisiologia delle OBE di Robert A. Monroe
III. Le esperienze fuori dal corpo: fenomenologia


Robert A. Monroe
Viaggi Lontani - Libro >> http://goo.gl/gxJGiD
Esplorazioni fuori dal corpo
Editore: Spazio Interiore
Data pubblicazione: Luglio 2014
Formato: Libro - Pag 352 - 14x21,5 cm