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martedì 19 marzo 2019

Febbre, dolore e infiammazione




Febbre, dolore e infiammazione

come evitare FANS, paracetamolo e aspirina e utilizzare con successo le Medicine Non Convenzionali


Medicina Non Convenzionale

prima parte

La febbre nel neonato e nel bambino e l’uso della Tachipirina. Perché i bambini sono più soggetti a febbre? Come possiamo combatterla senza compromettere l'organismo dei nostri figli?

di  Domenico Battaglia - 13/03/2019

Tratto dall’articolo Febbre, dolore e infiammazione: come evitare FANS, paracetamolo e aspirina e utilizzare con successo le Medicine Non Convenzionali di Domenico Battaglia, apparso su Scienza e Conoscenza 62.

Quando la febbre si presenta in un neonato nelle prime settimane di vita, è bene dedicare molta attenzione a questi eventi. I neonati possono essere maggiormente soggetti a infezioni specialmente se hanno subito manovre meccaniche durante il parto, o manovre chirurgiche, o in generale un’importante medicalizzazione del parto. In questi casi specialmente, ma più in generale sempre, l’allattamento al seno svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione delle infezioni nei neonati. I bambini allattati al seno sono protetti da molti agenti patogeni e hanno un minor rischio di sviluppare febbri nei primi mesi di vita.

La barriera emato-encefalica è ancora permeabile nelle prime 6-8 settimane di vita: per tale motivo la febbre nei bambini molto piccoli necessita un alto livello di attenzione, in quanto risulta più facile, agli agenti patogeni eventualmente presenti, accedere al sistema nervoso aumentando la probabilità di infiammazioni delle meningi (foglietti protettivi del sistema nervoso).

Naturalmente il medesimo grado di attenzione che si mantiene per le febbri cosiddette “spontanee” andrebbe tenuto per quegli episodi febbrili che vengono indotti a seguito dell'inoculo di sostanze esterne, come per esempio nel caso delle vaccinazioni pediatriche svolte nel periodo delle prime 6-8 settimane di vita.

Infatti in questi casi ancora maggiore deve essere l'attenzione rivolta nei confronti di un eventuale episodio febbrile, sintomo evidente di una reazione immunologica in corso, la cui eventuale soppressione mediante farmaci deve essere attentamente ponderata da parte del medico curante.

Paracetamolo, FANS, aspirina: i falsi amici
Spesso, però, accade che anche in queste occasioni, vengano somministrate sostanze farmacologiche come FANS o Paracetamolo (Acetaminofene) per sopprimere gli eventi febbrili, come anche nel caso di sindromi simil influenzali o dolorifiche, spesso senza che ve ne sia urgenza e soprattutto senza avere esplorato fino in fondo le cause della patologia.

Questi farmaci appartengono alla categoria dei cosiddetti farmaci da banco, quindi fruibili senza prescrizione medica, e dunque massicciamente presenti nelle case di molti cittadini, magari sotto varie forme e denominazioni commerciali non immediatamente riconducibili alla formulazione chimica del prodotto. Questo aspetto può rendere l'uso di questi farmaci così comune da banalizzarne pericolosamente gli eventuali effetti collaterali, specie in situazioni di accumulo per somministrazione sovrapposta di farmaci con formulazioni simili fra loro o che ne dovessero contenere porzioni nella loro composizione chimica finale (1).

Cito da L'Annuario dei Farmaci di Roberto Gava(Ed. Piccin): «Alle dosi terapeutiche, i più comuni effetti del paracetamolo sono: alterazioni ematologiche, vertigini, sonnolenza, difficoltà di accomodazione, secchezza orale, nausea, vomito, […] fenomeni allergici (glossite, orticaria, prurito, arrossamento cutaneo, porpora trombocitopenica, broncospasmo) […] Il paracetamolo possiede anche un’elevata tossicità acuta dose-dipendente. I danni sono principalmente epatici […] con ittero ed emorragie, ma si può avere anche la progressione verso l’encefalopatia, il coma e la morte. […] Ci possono essere pure insufficienza renale con necrosi tubulare acuta, aritmie cardiache, agranulocitosi, anemia emolitica, pancitopenia […].

L’effetto epatotossico è esplicato da un metabolita del paracetamolo (l’N-acetil-p-benzochinone) che viene neutralizzato da un sistema epatico glutatione-dipendente. Dopo che le scorte intraepatotocitarie di glutatione si sono esaurite, il metabolita si lega con le proteine del citosol epatocitario (circa 10 ore dopo l’assunzione del farmaco) e svolge la sua azione epatotossica».La terapia per contrastare l'eventuale tossicità prevede la somministrazione (entro le 10 ore) di acetilcisteina endovena, metionina per bocca o, meglio, glutatione per via parenterale (im o ev) (3).

Ancora più recentemente è stato dimostrato un effetto di tossicità a livello del sistema nervoso centrale non solamente secondario alla tossicità epatica, ma diretto.

La soppressione delle febbri con antipiretici, che siano indotte da tossi-infezioni o vaccinazioni, interferisce con il normale sviluppo immunologico e del cervello, portando a disturbi dello sviluppo neurologico in alcuni individui geneticamente e immunologicamente predisposti.

Gli effetti si possono verificare in utero o in età molto precoce, quando il sistema immunitario è in rapido sviluppo (2). Recenti studi confermano, nel caso di un uso non controllato del paracetamolo in gravidanza, un aumento del rischio di criptorchidismo, asma, nascita pretermine per il nascituro, nonché flebotrombosi ed embolia polmonare per la gestante (8). L'uso di FANS in gravidanza è stato correlato con un aumentato rischio di ritardo della crescita intrauterina, ipertensione polmonare persistente del nascituro, ridotta perfusione renale del feto con conseguente riduzione del volume del liquido amniotico (Oligoidramnios), oltre a un rischio maggiore di aborto spontaneo e malformazioni congenite a livello cardiaco, diaframmatico, gastrico o della parete addominale (ernia ombelicale) (8).

Nelle pubblicità proposte attraverso i mass media, sono molto in voga tutta una serie di messaggi riguardanti i FANS che mirano a far acquistare confezioni cosiddette “convenienza”, che spesso triplicano il contenuto di compresse o bustine, pensate per il consumo collettivo di tutta la famiglia. In questo modo si induce una possibile auto-prescrizione incontrollata che può facilmente portare a sovradosaggi pericolosi per la salute.

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seconda parte

Ancora oggi l'acido acetil salicilico (Aspirina®), appartenente alla categoria degli Acidi Carbossilici, è il farmaco più famoso presso i consumatori appartenente a questa categoria (FANS). Noto e amato soprattutto per i molteplici usi previsti, come ci fa notare la pubblicità sul sito della casa produttrice, viene comunemente utilizzato a cuore leggero per “curare” la febbre, l'infiammazione ed il dolore.

L’acido acetil salicilico una volta era comunemente usato per sopprimere la febbre anche in età pediatrica, fino a quando non è stato collegato alla sindrome di Reye, una malattia che si manifesta con un’infiammazione acuta del cervello e del fegato, spesso con esiti fatali. Motivo per cui, specie in età pediatrica, si è iniziato a somministrare al suo posto l’acetaminofene (o paracetamolo), che a sua volta può essere, come abbiamo visto, la causa principale dell’insufficienza epatica in casi di sovradosaggio, nel bambino come nell'adulto.

Inoltre la gastrolesività, specialmente in pazienti con una storia di ulcera gastrico-duodenale o che risultino positivi alla presenza dell'Helicobacter Pilorii, è un ulteriore situazione che deve fare riflettere riguardo alla diffusione e utilizzo, specie in termini di autoprescrizione da parte del consumatore, di prodotti come l'acido acetil salicilico.

Più spesso i farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) vengono assunti per sedare le sindromi dolorifiche con svariate etiopatogenesi, come antiinfiammatori e come antiaggreganti piastrinici. Fra questi troviamo i derivati dell'acido acetico (Indometacina, Diclofenac, Ketorolac etc.), i derivati dell'acido propionico (Ibuprofene, Naprossene, Ketoprofene etc.), i derivati dell'acido Enolico (Piroxicam, Meloxicam etc.).

Un altro prodotto molto conosciuto ed al contempo usato senza grandi precauzioni è il Nimesulide (attualmente ritirato dal commercio in vari paesi per tossicità epatica).

Più recentemente sono stati immessi sul mercato i cosiddetti inibitori selettivi delle COX-2 (cicloossigenasi 2: enzima responsabile del processo infiammatorio) che si prefiguravano come una grande rivoluzione nel trattamento del dolore e dei processi flogistici, anche perché promettevano un'assenza di gastrolesività rispetto alle precedenti formulazioni. Dopo l'immissione in commercio questi farmaci hanno invece dimostrato una gastrolesività quasi paragonabile ai precedenti prodotti e la comparsa di effetti collaterali gravi a livello cardiovascolare, anche con esiti fatali. Per questi motivi sono stati ritirati dal commercio.

Le sindromi febbrili, infiammatorie e dolorose dunque, eccetto in casi selezionati con la guida del medico di fiducia, dovrebbero essere assecondate nel loro decorso piuttosto che soppresse. Ciò non sempre è possibile da realizzare con la farmacologia di sintesi, specialmente se si vogliono ridurre i rischi di tossicità insiti nel farmaco stesso, o di insorgenza degli effetti collaterali, o se per esempio si hanno delle intolleranze ai principi attivi o ai loro adiuvanti.

In questi casi è possibile optare per strategie terapeutiche con un minor impatto tossicologico, ma che comunque portano l'organismo verso il processo della guarigione.

Tachipirina, Paracetamolo e altri Farmaci per Abbassare la Febbre: Sì o No? - Libro >> http://bit.ly/2Ty3uOf
Stefano Montanari, Antonietta Gatti

Scienza e Conoscenza - n. 62 - Rivista >> https://goo.gl/L8cGc8
Rivista trimestrale di Scienza Indipendente
Autori Vari

lunedì 11 marzo 2019

Che cosa e' veramente la febbre?



Che cosa e' veramente la febbre?

Medicina Non Convenzionale


Abbiamo sempre considerato la febbre come una malattia da combattere, scopriamo finalmente che cos'è veramente la febbre e da cosa è scatenata

Redazione Scienza e Conoscenza - 08/03/2019

Estratto dal libro Tachipirina, Paracetamolo e altri Farmaci per Abbassare la Febbre: Sì o No? Di Stefano Montanari, Antonietta Gatti

Probabilmente non esiste nessuno che nel corso della vita non abbia avuto esperienza di alterazioni in rialzo della temperatura: la febbre o, per chi vuole parlare difficile, la piressia.

Il fenomeno, di natura molto complessa e su cui non ci addentreremo se non al volo, è dovuto all’azione dei cosiddetti pirogeni (bella parola derivata dal greco “generatori di fuoco”).Questi possono essere divisi in due grandi categorie: i pirogeni endogeni e i pirogeni esogeni. I primi sono sostanze contenute in un tipo di globuli bianchi chiamati granulociti che vengono prodotte quando ci sia la presenza d’infezioni o di certi fenomeni legati al cancro; i secondi sono proteine estranee all’organismo e particelle solide particolarmente piccole (nanoparticelle) e, comunque, minuscole entità che non appartengono all’organismo tra cui batteri vivi o morti. Le febbri più comuni, certo non le sole, sono proprio quelle che vengono da un attacco da parte di batteri vivi o di virus tra quelli con cui noi non riusciamo a convivere pacificamente.

Sì, perché con la maggior parte di essi noi, come, del resto, tutti gli esseri viventi, abbiamo stabilito una sorta di patto di non belligeranza e di mutua convivenza e, insomma, non ci diamo fastidio l’un l’altro. A scanso d’incomprensioni, esistono batteri e virus che convivono tranquillamente con certi animali e che, invece, provocano malattie gravissime in altri.

Un esempio è il virus chiamato SV40 che convive senza problemi con certe scimmie e che, invece, è cancerogeno nell’uomo che pure delle scimmie è parente stretto. Se nel grandissimo numero di queste entità la maggior parte di loro è innocua - e, anzi, ci sono non pochi batteri che noi ospitiamo nei nostri organi, l’intestino in particolare, che sono indispensabili alla nostra vita - con alcuni non andiamo proprio d’accordo, e questo con grande dispiacere prima di tutto per loro perché, una volta che sono penetrati nel nostro corpo, vengono combattuti. Idem per i virus, particelle piccolissime, di norma invisibili al microscopio ottico e visibili solo a quello elettronico, fatte di proteine e acidi nucleici.

Se i batteri sono sconfitti, muoiono (i virus non sono propriamente esseri viventi), mentre se stravincono uccidono chi, pur del tutto controvoglia, li ospita. L’ovvia conseguenza è che, morto l’ospite, muoiono pure loro. Insomma, come capita anche in altri campi della vita comune, una convivenza serena è interesse di tutti. Però a volte c’è la guerra. Così arrivano gl’invasori, l’ipotalamo sposta in alto la sua soglia di “normalità” termica da mantenere e il sangue mobilita un esercito fatto di globuli bianchi. Si tratta dei monociti, i globuli bianchi più grossi che abbiamo, con un diametro che può arrivare a 18 micron (come abbiamo già detto, un micron è un millesimo di millimetro), che si “militarizzano” diventando macrofagi, cioè cellule specializzate di cui abbiamo accennato in precedenza la cui funzione principale è la cosiddetta fagocitosi, vale a dire la capacità d’inglobare gl’invasori, siano essi virus, batteri o piccole particelle estranee. Fatto questo, se ne vanno a morire con il loro contenuto di “prigioniero catturato”. La sorte è quella di subire una specie di dissoluzione che finisce con l’eliminazione naturale dei suoi prodotti da parte dell’organismo.

Nel corso della loro attività i macrofagi producono delle sostanze proteiche chiamate citochine.

Le citochine sono piccole proteine che si legano alla membrana cellulare comunicando alla cellula un’istruzione che può essere lo stimolo a crescere o a differenziarsi o a morire. Queste inducono diversi effetti e, tra loro, l’innalzamento della temperatura di cui sono responsabili alcune prostaglandine, sostanze di natura acida prodotte dalla maggior parte delle membrane cellulari, che vanno a modificare la termoregolazione. L’organismo mette in atto anche meccanismi apparentemente semplici come i brividi che altro non sono se non rapide contrazioni muscolari che, come fossero un’azione sportiva, innalzano la temperatura. Un altro espediente che l’organismo usa è quello della vasocostrizione periferica: i vasi sanguigni di mani e piedi vengono ridotti di calibro in modo da convogliare il sangue in zone centrali dove è indispensabile per i fenomeni di contrasto agli invasori. È così che, pur avendo una temperatura corporea alta, si sente freddo alle mani e ai piedi.

L’innalzamento della temperatura è un fenomeno indispensabile che, in maniera quanto mai complessa e raffinata, l’organismo mette in atto per potersi opporre all’invasione di ospiti non certo graditi. Di fatto tutti i farmaci febbrifughi, e il paracetamolo fra loro, inibiscono la formazione di una quantità di sostanze di difesa, opponendosi così all’innalzamento della temperatura. Il che significa inevitabilmente rendere più difficile l’azione che l’organismo saggiamente organizza e, in definitiva, ostacolare la guarigione.

Ma l’organismo, per quanto opera mirabile, non è perfetto o, almeno, non lo è se noi lo consideriamo dal nostro punto di vista personale e decisamente egoistico. Mentre la Natura ha un piano infallibile per ucciderci, lasciando così spazio alla nuova vita, noi, pur coscienti dell’inevitabilità della sorte che ci toccherà, non abbiamo nessuna intenzione di morire e nemmeno di ammalarci. Ma, se proprio ci ammaleremo, non vogliamo subire l’incomodo dei sintomi della malattia.

I sintomi sono alterazioni della percezione che il soggetto ha dello stato che per lui è quello di benessere. Dunque, qualcosa di soggettivo diverso da quelli che sono i segni clinici che, a loro volta, sono aspetti oggettivamente anormali riscontrabili nel paziente (facendo attenzione a che cosa consideriamo “normale”). E, allora, magari non proprio in modo saggio, cerchiamo qualche mezzo capace di restituirci la percezione che ci piace e forse il mezzo più frequentato è proprio quello di sopprimere la febbre.

Vero è che a volte l’organismo esagera con le sue azioni di contrasto agli invasori e la guerra rischia di comportare effetti che possono rivelarsi deleteri per l’organismo che ospita quella guerra. Uno di quelli è il raggiungimento di una temperatura corporea eccessiva che può essere certamente utile ai fini della guerra in corso ma che può avere effetti deleteri addirittura irreparabili come provocare condizioni quali, ad esempio, l’epilessia o l’autismo. È in questi casi che si ricorre razionalmente ad un farmaco come il paracetamolo, principio attivo che ritarda sì la guarigione dalla malattia che ha provocato la temperatura eccessiva ma che previene effetti collaterali potenzialmente catastrofici.

5. Gli acidi nucleici sono composti chimici la cui acidità è piuttosto debole formati da grosse molecole presenti nel nucleo cellulare di tutti gli organismi viventi. Si tratta di sostanze importantissime per quanto riguarda l’informazione genetica e la sua trasmissione di generazione in generazione. Rivestono pure grande importanza nella sintesi delle proteine...

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Stefano Montanari, Antonietta Gatti

giovedì 14 dicembre 2017

Febbre: abbassarla con le Medicine Non Convenzionali




Febbre: abbassarla con le Medicine Non Convenzionali

Scritto da: Domenico Battaglia

Medicina Non Convenzionale



Febbre: abbassarla con le Medicine Non Convenzionali

“Ho paura della febbre!” Quanti hanno sentito aleggiare su di sé questo spauracchio? E in particolare quanti sono stati sottoposti a pratiche per ridurre la febbre ogni volta che si fosse presentata?

La medicina convenzionale ha instillato questa paura nella psiche collettiva e la gran parte della popolazione percepisce la febbre come una malattia pericolosa, da sopprimere prima possibile. Purtroppo si è tralasciato di informare le persone sul fatto che la febbre non sia una malattia, men che meno da sopprimere, ma uno strumento di difesa del nostro organismo che, attraverso il meccanismo di innalzamento della temperatura, rende l'ambiente corporeo inospitale agli agenti infettivi che hanno colonizzato l'organismo.

Le alternative delle Medicine Non Convenzionali per le sindromi febbrili…
Pratiche igieniste: nell'ambito delle pratiche igieniste, per esempio, per abbassare la temperatura si possono fare spugnature fredde sulla fronte e nella regione occipitale del cranio, impacchi addominali a base di argilla utili a promuovere lo scambio termico corporeo in modo naturale, o impacchi nella sede del dolore/trauma o zona da trattare.

Fitoterapia: dal punto di vista fitoterapico l'echinacea purpurea può venirci in aiuto promuovendo un'azione più efficace del nostro sistema immunitario. Lo zenzero a sua volta si è dimostrato molto utile nelle situazioni infiammatorie e febbrili, cosi come il sambuco nero risulta efficace contro i processi infiammatori.

Anche l'aglio ha dimostrato ottime capacità antivirali per cui è utile consumarlo in presenza di tali infezioni. L'assunzione di vitamina C a dosaggio pieno può concorrere a una migliore performance del nostro sistema immunitario.

Omeopatia: in ambito omeopatico, ad esempio, un rimedio combinato o singolo con Belladonna, Aconitum, Ferrum phosphoricum, Bryonia, Pulsatilla Pyrogenium, Sulfur, può essere utile ed efficace nel trattamento degli stati febbrili.

Oli essenziali: ci vengono in aiuto anche gli oli essenziali in preparazione farmacologica, un rimedio naturale che si estrae dalle piante dopo un accurato processo di distillazione o spremitura e che richiede l'uso di materie prime di primissima qualità, provenienti da coltivazioni biologiche molto controllate, per poter avere un prodotto finale davvero efficace e senza effetti collaterali se usato da personale esperto nell'argomento.

Per esempio in caso di stati febbrili si possono usare preparati a base di Eucalipto radiata, Malaleuca alternifolia (Tea Tree) e Cinnamomum camphora.

Restando nell'ambito degli olii essenziali (o.e.) per le sindromi influenzali sono utili ed efficaci gli o.e. di Timo, Cannella, Alloro, Eucalipto ed Origano.

Continua la lettura dell'intervista su Scienza e Conoscenza 62!

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