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venerdì 4 ottobre 2019

Bambini con ADHD: cosa c'entra la natura?



Bambini con ADHD: cosa c'entra il gioco nella natura?

Neuroscienze e Cervello


Gli studi del neurobiologo Jaak Pansepp dimostrano come l’insorgere sempre più frequente di disturbi psichiatrici nei bambini – ne è un esempio la dilagante “epidemia” di ADHD – sia correlata all’impossibilità di sperimentare il gioco fisico, non indirizzato, nella natura e tra coetanei. Il gioco libero stimola la subcorteccia cerebrale, sede delle nostre emozioni di base, e conseguentemente porta all’ottimale maturazione della corteccia, sede di funzioni più evolute come la creatività e l’interazione sociale...

Valerio Pignatta - 04/10/2019

Con vari articoli pubblicati nell'ultimo trentennio su autorevoli riviste scientifiche, il noto ricercatore americano di origine estone Jaak Panksepp ha posto degli interrogativi e proposto delle soluzioni al problema della sindrome da deficit dell'attenzione e iperattività (conosciuta anche come ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder).

Salvo alcuni casi illuminati e limitati a professionisti della mente particolarmente attenti, ci pare di poter affermare che queste enunciazioni scientifiche non siano state ancora recepite dalla comunità internazionale degli psichiatri, sebbene siano a nostro parere di fondamentale importanza per capire il crescente fenomeno dei disturbi comportamentali e psiconeurologici che molti bambini vanno manifestando nei paesi “industrializzati”.
Negli anni, questo neurobiologo ha pubblicato più di 420 articoli scientifici sui rapporti tra emozioni, intersoggettività, socializzazione, sistemi motivazionali e comportamento.

Il suo ampissimo lavoro di ricerca vuole esplorare le modalità attraverso le quali dallo studio dell’organizzazione neuronale delle emozioni nel cervello dei mammiferi (e quindi anche in quello umano) si possano capire le emozioni stesse e i loro disturbi nell’uomo adulto e nei bambini. Egli ha condotto molte ricerche sui meccanismi cerebrali alla base della rabbia, della paura, dell’angoscia da separazione (panico) e sui disturbi neuropsichiatrici che derivano da un deterioramento di questi sistemi.
Panksepp ha anche studiato quali sono le sostanze cerebrali (in particolar modo i neuropeptidi) che regolano i legami sociali e i sentimenti sin dalla più tenera infanzia. Le conseguenze pratiche delle sue ricerche sperimentali hanno portato alla possibilità di sviluppare un approccio multidisciplinare nell'affrontare i disturbi dello sviluppo cognitivo e comportamentale del bambino, come l'autismo e appunto la sindrome ipercinetica.

L’importanza del gioco non indirizzato

Panksepp ha messo in evidenza l'importanza della socializzazione per l'acquisizione da parte del cervello in formazione dei bambini di norme comportamentali, capacità di interagire, manifestazione delle proprie emozioni, rispetto dell'altro ecc.
Oggigiorno, la sindrome da deficit dell'attenzione e iperattività (ADHD) è diagnosticata sempre più spesso e questo avviene a un ritmo allarmante. Del pari, psicostimolanti estremamente efficaci di cui non si conoscono ancora chiaramente gli effetti sul cervello in formazione vengono prescritti sempre più frequentemente da una classe medica che, purtroppo, non è al corrente degli studi di neurobiologia emozionale più recenti.
Secondo le ricerche di Panksepp, si può presupporre che l'aumento del numero di casi di ADHD si spieghi soprattutto con l'impossibilità per questi bambini di interagire con altri coetanei mediante il gioco. Studi pre-clinici indicano che il gioco aiuta gli animali in fase di crescita fisiologica e psicologica a superare le proprie inibizioni comportamentali. D'altro canto, gli psicostimolanti somministrati per tamponare i disturbi comportamentali in bambini ipercinetici diminuiscono la loro voglia di giocare e di vivere. La riflessione principale e determinante cui arriva Panksepp coi suoi studi è che la natura è stata rimossa dalla vita della maggior parte dei bambini che vivono nel mondo occidentale.

Troppo pochi bimbi hanno l'opportunità di buttarsi nella mischia del gioco fisico con i loro compagni.
Intelligenza, umanità e creatività sono programmi genetici che non trovano le condizioni ideali per svilupparsi – come dovrebbero – con il gioco, perché il gioco naturale, soprattutto quello non organizzato nella natura, non fa più parte del “curriculum” di molti bambini. Panksepp precisa che i suoi surrogati, siano essi sport organizzati o giochi coordinati o preparati (piscinetta, parco, compleanni ecc.), sono pallide imitazioni del gioco reale. La maggior parte dei genitori e degli educatori, anche professionisti, non riconosce ancora il profondo valore del gioco naturale, ossia di quei “giochi che la natura stessa suggerisce a quell'età”. Molti immaginano tali attività come forme incipienti di educazione all'aggressione e alla prevaricazione. Ma in realtà la questione si pone in termini molto diversi.
Sebbene il predominio sembri essere un aspetto naturale e preponderante nel gioco fisico, con la giusta attenzione e ben indirizzato, esso potrebbe essere finalizzato alla promozione della sensibilità sociale.

Molti genitori e altrettante scuole trascurano i bisogni del gioco presumendo che trattare i bambini come se fossero dei piccoli adulti faciliti la crescita di futuri cittadini perfettamente integrati nella società. Ma, sottolinea Panksepp, non ci sono evidenze scientifiche che un giovane ragazzo possa maturare nel modo migliore e completo senza la soddisfazione del gioco quotidiano, il primo strumento che Madre Natura ha fornito per l'educazione sociale.
Una maturazione del cervello in funzione favorevole alla società forse potrebbe essere agevolata attraverso la presenza di abbondanti quantità di gioco naturale per tutta la durata della prima infanzia. I giochi “scalmanati” vanno interpretati come un importante preludio ai giochi associativi maggiormente elaborati, che implicano giochi di finzione e drammatizzazioni fantasiose. Secondo Panksepp, se le attuali società industrializzate non intraprenderanno iniziative finalizzate alla promozione del gioco naturale, oltre all'ADHD, potranno comparire in modo diffuso tra i ragazzi altre patologie neuropsichiatriche e conseguenze psicologiche di vario tipo.

Consistenti studi dimostrano chiaramente che tutti gli psicostimolanti utilizzati a piene mani nelle nostre società riducono la gaia pienezza sensoriale ed emozionale del gioco (sia nei giovani animali che negli umani): questo è profondamente preoccupante. Il gioco “primitivo” e le soddisfazioni a livello emozionale che esso implica riducono la frequenza dell'impulso a scardinare l'autocontrollo, promuovendo le funzioni regolatrici del lobo frontale che si attivano a favore di dinamiche sociali collaborative e interagenti.

Dagli psicofarmaci ai centri per il gioco

Non è quindi privo di fondamento approfondire l'idea secondo la quale gli interventi sotto forma di gioco intensivo con altri bambini possono alleviare i sintomi dell'ADHD. Senza contare che potrebbero esserci anche benefici indiretti: ad esempio Panksepp sostiene che una sessione di trenta minuti di gioco fisico da mezzora a un'ora prima di coricarsi può ridurre tutti i comuni problemi o rifiuti dell'andare a dormire nei bambini e nei ragazzi. Un altro effetto collaterale di un vivere attivo, giocoso e felice viene individuato nella riduzione dell'incidenza della depressione nei bambini e di conseguenza negli adulti. La depressione giovanile è devastante per l'allegra vitalità del gioco ed è noto che la cessazione della somministrazione di psicostimolanti può indurre depressione. Secondo Panksepp la società odierna occidentale deve arrivare a sostituire i farmaci con “centri per il gioco” destinati ai ragazzini a rischio, al fine di favorire la maturazione del lobo frontale del loro cervello e di svilupparne la socializzazione.

Cervello, movimento ed emozioni

Molte evidenze empiriche supportano l'esistenza di un minimo di sette prototipi di sistema emozionale in tutti i cervelli mammiferi: ricerca (seeking), rabbia, paura, sessualità, cura, panico e gioco. In modo grossolano si può dire che il primario processo di coscienza affettiva sembra essere fondamentalmente un incondizionato dono della natura piuttosto che una capacità acquisita, anche se quei sistemi, base di partenza presente nello sviluppato apparato attivo emozionale dei cervelli dei mammiferi, facilitano acquisizioni di capacità attraverso vari rafforzamenti del “sentito”. Il comportamento comunque sopravvive a una decorticazione cerebrale radicale. Panksepp ha dimostrato che animali senza alcuna neocorteccia giocano vigorosamente (1).
Secondo Panksepp, è nell'area del tronco encefalico che si fonda la genesi evolutiva della coscienza. Essa è la sede dei primi sistemi motori organizzati che originerebbero gli stati di coscienza affettivi. Studi condotti su pazienti colpiti da ictus che hanno subito la lesione di parti rilevanti della superficie corticale confermerebbero questa ipotesi dato che, tranne rare eccezioni, in questi casi i soggetti conservano sia la coordinazione motoria che un buon livello di coerenza individuale.

Il neurobiologo pone quindi il centro del Sé (self, simple ego life form) a livello subcorticale e le condizioni del suo sviluppo a uno stadio evolutivo precoce, a partire da processi motori organizzati in modo riflesso e via via sempre più orientati in senso affettivo e cognitivo. Sono ovvie quindi le implicazioni di tutto ciò per disturbi comportamentali come l'ADHD che si vogliono sedare con risposte neurochimiche indotte e non con stimoli in primis motorio-comportamentali e di conseguenza cognitivo-emozionali.
Le attività del cervello si compongono di un funzionamento subcorticale e di un funzionamento corticale. Panksepp ci spiega che «le zone subcorticali nel cervello sono la fonte delle emozioni di base degli esseri umani. Le zone corticali nel cervello – sede di funzioni quali la creatività e l’interazione sociale – maturano se permettiamo al bambino di giocare».
Mentre questo funzionamento subcorticale è inconscio nella vita umana adulta, nella vita infantile è centrale, sia perché l’attività corticale nella prima infanzia non è ancora coordinata e quantitativamente limitata, sia perché il cervello umano raggiunge la sua maturità solo se si procede a partire dai primi gradini della scala – l’attività subcorticale – un gradino alla volta, nel modo giusto.Per questo Panksepp afferma che una società che non investe sulla possibilità del bambino di giocare e di trovarsi nella natura, molto facilmente potrà essere una società di individui adulti non perfettamente maturati secondo il progetto della natura stessa.

Il gioco come pulsione neurologica

Dunque Panksepp incoraggia gli educatori a non sottovalutare il valore del gioco, e incoraggia a ritrovare i momenti ludici del bambino nella natura, eliminando gli interventi razionali di persone che non riconoscono le sue reali necessità: il bambino è diverso dall'adulto e ha bisogno del gioco. L´adulto potenziale che è in ogni bambino ha bisogno del gioco come strumento di crescita di strutture neurologiche programmate dal nostro genoma.
«Lo stimolo al gioco – scrive Panksepp – è una pulsione neurologica. L'attività di circa un terzo dei 1.200 geni del cervello che noi valutiamo essere presenti nelle regioni corticali frontale e posteriore è significativamente modificata dal gioco nell'ora seguente una sessione di attività ludica di trenta minuti» (2).
Tali impulsi neurobiologici filtrano continuamente, ogni giorno, in ogni bimbo normale. Già nel 1988 (3) Panksepp avvertiva che se questi impulsi avessero continuato a rimanere per la maggior parte inappagati, si sarebbero presentate delle conseguenze, e una di queste poteva essere l'aumento dell'incidenza di ADHD. Le sue predizioni si sono rivelate veritiere.

Lobo frontale e ADHD

Misurazioni del flusso sanguigno cerebrale con PET (tomografia a emissione di positroni) hanno mostrato che soggetti con una attenuata attività del lobo frontale presentavano una diminuita creatività, deficit psichici e abbondanti sintomi negativi sia mentali che emozionali. Ora, al fine di facilitare la maturazione del lobo frontale e lo sviluppo salutare di menti favorevoli alla vita sociale, i bambini necessitano del gioco. E per sfruttare al massimo questi doni genetici dovremmo creare ambienti sociali per i bambini che non solo permettano, ma incoraggiano il soddisfacimento dei naturali, gioiosi e imperiosi bisogni di gioco (4). Panksepp sostiene che se impariamo a ristabilire il potere del gioco nei nostri programmi educativi pre-scolastici in modi nuovi e creativi, potremmo promuovere le funzioni esecutive del lobo frontale (5) e, in tal modo, invertire l’inarrestabile proliferazione dell’ADHD. È quindi assolutamente dimostrato che l'ADHD ha a che fare con la maturazione del cervello: a livello neuroscientifico sappiamo che i bimbi con ADHD presentano qualche insufficienza nelle funzioni esecutive del lobo frontale (6). La regolazione delle capacità del lobo frontale promuove il miglioramento di attitudini come «autoriflessione, immaginazione e creatività nel gioco»: queste abilità esecutive favoriscono una specie di «flessibilità e previdenza comportamentale» che costituisce «comportamenti in direzione di uno scopo e ben focalizzati».

Va precisato che le cognizioni sono in gran parte corticali, mentre le affezioni in gran parte subcorticali. Ma i processi cortico-cognitivi superiori che aiutano a regolare l'emozionalità emergono solo gradualmente man mano che l'organismo matura. Questi due stati sovrapposti, subcorticale e corticale, interagiscono continuamente anche se noi non ce ne rendiamo conto. Studi sull'immaginazione ci dicono che molte aree superiori del cervello (corticale, cognitiva) ‘‘si accendono’’ durante l'induzione di emozioni.
In pratica se una persona è triste è anche più facile che commetta un maggior numero di errori. Le aree subcorticali sono adibite a scopi molto speciali: si tratta di circuiti geneticamente dedicati alle varie emozioni e motivazioni che nelle regioni subcorticali sono condivise da tutti i mammiferi.

La natura distante: verso la standardizzazione tecnologica

«Dubitiamo – afferma Panksepp – che sarà mai possibile svelare l'intrinseca natura degli aspetti superiori del binomio cervello-mente umani senza prima avere una solida comprensione degli aspetti che ne stanno alla base – i processi archetipici emozionali-motivazionali che tutti i mammiferi condividono».
Per contro, come società, reagiamo all'ADHD con psicofarmaci come il Ritalin e altri medicinali chimici della stessa specie. Ma la sensibilizzazione agli psicostimolanti rende i soggetti ancor più insistentemente materialisti – più desiderosi di ogni specie di ricompensa edonistica (7). La sensibilizzazione agli psicostimolanti riduce gli stimoli dei bambini al gioco e quindi non aiuta una normale e salutare maturazione del cervello.
Inoltre, le sempre crescenti aspettative educative standardizzate insieme all'aumento dell'intolleranza nei confronti gaia giocosità dei bambini potrebbero costituire un’ulteriore ragione del dilagare delle diagnosi di ADHD (8).
Già Platone (9) nell'antichità invitava a lasciar giocare liberamente i bambini, perché riteneva che fosse un'attività determinante per la loro formazione. Oggi siamo a tal punto immersi nella tecnologia da esserci completamente dimenticati che là fuori esiste un mondo reale con il quale, volenti o nolenti, dobbiamo avere a che fare se vogliamo evolvere completamente secondo le nostre predisposizioni e potenzialità, genetiche e antropologiche.

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Note

1) Panksepp J., Normansell L. A., Cox J.F., Siviy S., “Effects of neonatal decortication on the social play of juvenile rats”, in Physiology & Behavior, vol. 56, 1994, pp. 429–443.
2) Burgdorf J., Panksepp J., Brudzynski S.M., Kroes R., Moskal J.R. “Breeding for 50-kHz positive affective vocalizations in rats”, in Behav Genet 2005, 35:67–72.
3) Panksepp J., Affective neuroscience: The foundations
of human and animal emotions, Oxford University Press, New York, 1998.
4) Panksepp J., Affective neuroscience: The foundations
of human and animal emotions, Oxford University Press, New York, 1998.
Panksepp J., “The long-term psychobiological consequences of infant emotions: Prescriptions for the twenty-first century”, Infant Mental Health Journal, 22, 2002, 132–173.
5) Barkley R. A., “ADHD and the nature of self-control”, Guilford Press, New York, 1997.
Panksepp J., Burgdorf J., Gordon N. & Turner C., “Modeling ADHD-type arousal with unilateral frontal cortex damage in rats and beneficial effects of play therapy”, Brain and Cognition, 52, 2003, 97-105.
6) Castellanos F.X. & Tannock R., “Neuroscience of attention deficit/hyperactivity disorder: The search for endophenotypes”, Nature Reviews Neuroscience, 3, 617-628, 2002.
7) Nocjar C., Panksepp J. “Chronic intermittent amphetamine pretreatment enhances future appetitive behavior for drug- and natural-reward: interaction with environmental variables” in Behav Brain Res 2002, 128:189–203.
8) Panksepp J., “Attention deficit disorders, psychostimulants, and intolerance of childhood playfulness. A tragedy in the making?”, Current Directions in Psychological Sciences, 7, 1998, 91–98.
9) Platone, Leggi, libro VII, 794.

Chi è Jaak Panksepp

“Neuroscienziato delle emozioni” – così come è stato definito – lavora al Dipartimento di veterinaria, anatomia comparata, farmacologia e fisiologia della Washington State University ed è professore emerito al Dipartimento di psicologia della Bowling Green State University. In aggiunta al suo impegno nella ricerca e nella didattica accademica, Panksepp ha fondato e diretto l'organizzazione no-profit “Memorial Foundation for Lost Children”, che ha avuto il merito di fornire informazioni indipendenti e consigli ai genitori dei bambini affetti da disordini neuropsichiatrici, in particolare autismo e ADHD.
Il professor Panksepp è comparso due volte in popolari trasmissioni televisive: in una trasmissione alla BBC intitolata “Oltre il gioco” e su Discovery Channel in “Perché il cane sorride e lo scimpanzè piange”. In queste occasioni Paksepp ha parlato della sua scoperta relativa allo squittio di gioia dei topi, emesso ad una frequanza di 50 kHz, conseguente l'induzione al gioco.

Bibliografia

Panksepp, J., “Attention deficit hyperactivity disorders, psychostimulants, and intolerance of childhood playfulness: A tragedy in the making?”, in Current Directions in Psychological Science, vol. 7 (9), 1998, pp. 1-98.
Panksepp, J., “Affective consciousness: Core emotional feelings in animals and humans”, in Consciousness and Cognition, vol. 14, 2005, pp. 30-80.
Panksepp, J., “Can PLAY Diminish ADHD and Facilitate the Construction of the Social Brain?”, in J. Can. Acad. Child. Adolesc. Psychiatry, vol. 16(2), maggio 2007, pp. 57-66.
Panksepp, J. e Burgdorf, J., “'Laughing’ rats and the evolutionary antecedents of human joy?”, in Physiology & Behavior., vol. 79, 2003, pp. 533– 547.

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mercoledì 15 febbraio 2017

Frattali e sezione aurea: l'alfabeto della natura




Frattali e sezione aurea: l'alfabeto della natura

di Stefano Barone



Frattali e sezione aurea: l'alfabeto della natura

Sin dall'Ottocento la progressiva diffusione anche fra i non addetti ai lavori del microscopio e delle fotografie dell'invisibile ha riaperto il dibattito (tanto caro a scienziati, filosofi e religiosi di tutti i tempi) sui rapporti tra Macrocosmo e Microcosmo: grazie a questo strumento abbiamo avuto la conferma che ogni elemento “micro” può contenere aspetti del “tutto”, a cominciare da alcune formule matematiche universali.
Ad esempio, la sensazione quasi ipnotica che sperimentiamo osservando la struttura incantevole delle galassie, le corna a spirale di molti mammiferi o il guscio sezionato di un nautilus, è in realtà riconducibile alla sezione aurea, che indica il rapporto fra due lunghezze diseguali, delle quali la maggiore è medio proporzionale tra la minore e la somma delle due. Il rapporto aureo si rinviene anche in moltissimi soggetti microscopici, per esempio nella struttura a doppia elica del DNA, in diverse specie di Diatomee (alghe unicellulari) come nei gusci di molti Foraminiferi (protozoi marini).

Invece nelle nubi, nel profilo geomorfologico delle montagne, negli abeti come nei cristalli di ghiaccio assistiamo a forme molto simili ai Frattali, oggetti geometrici che si ripetono nella loro forma, allo stesso modo, ma su scale diverse (omotetia interna): in parole più semplici, essi non cambiano di aspetto anche se vengono man mano ingranditi e con grande stupore rinveniamo esempi di Frattali anche sotto le lenti del microscopio, per esempio nei delicatissimi fiocchi di neve come in diverse formazioni microcristalline.

Micro e macro: due realtà che si rispecchiano

Le forme naturali fin qui elencate sono esempi di bellezza ed armonia che stimolano la nostra sensibilità, il senso per l'arte, gli aspetti tutt'altro che razionali della nostra psiche: eppure come abbiamo visto alla base di tanto splendore vi sono alcuni fondamenti numerici! Non a caso Galileo Galilei sosteneva che “la matematica è l'alfabeto con il quale Dio ha scritto l'universo”: fu proprio questo scienziato a inventare uno dei primi microscopi della storia, che definì sinteticamente un “occhialino per vedere le cose minime”.

Forse egli non era del tutto consapevole che la vita materiale si sviluppa proprio a partire da queste ultime: non solo atomi e molecole compongono ciò che vediamo, ma la nostra stessa vita non sarebbe possibile senza i mediatori invisibili che compongono il nostro sistema immunitario. Inoltre se non esistessero i batteri decompositori presenti nel terreno e nelle acque il nostro pianeta sarebbe un cumulo di residui organici maleodoranti. E siamo ancora in pochi a sapere che l'ossigeno che respiriamo è fornito per almeno il 50% dal minuscolo fitoplancton (e non solo dalle piante superiori come spesso si crede), che è composto da organismi in grado di sintetizzare la sostanza organica a partire dalle sostanze inorganiche disciolte nelle acque, beneficiando della radiazione solare come fonte di energia. Il fitoplancton gioca anche un ruolo essenziale nella regolazione dell'anidride carbonica. Esso è parte di una moltitudine più ampia di organismi fluttuanti chiamata plancton, che comprende anche lo zooplancton (costituito per esempio da Radiolari e da alcune specie di Foraminiferi).
Ancora, non tutti sanno che il 98% della biomassa presente negli oceani non è costituita da pesci, ma è sotto forma invisibile. Purtroppo uno studio del 2010 pubblicato sulla rivista Nature da Daniel Boyce della Dalhousie University of Halifax (Canada) ha rivelato che il fitoplancton marino è diminuito del 40% dal 1950 e continua calare dell'1% ogni anno.

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Autori vari


giovedì 16 giugno 2016

Biofilia: il legame genetico fra uomo e natura




Biofilia: il legame genetico fra uomo e natura

Nei nostri geni c'è un legame istintivo con la natura e con gli organismi viventi con cui condividiamo il nostro pianeta

La redazione di S&C - 15/06/2016



Biofilia: il legame genetico fra uomo e natura

Nel 1984 Edward O. Wilson, biologo dell’Università di Harvard ed entomologo, ha coniato il termine “biofilia” per descrivere la sua ipotesi secondo cui gli esseri umani avrebbero “impresso” nei geni un legame istintivo con la natura e con gli organismi viventi con cui condividiamo il nostro pianeta. Wilson ha teorizzato che, poiché abbiamo trascorso la maggior parte della nostra storia evolutiva (tre milioni di anni e centomila o più generazioni) nella natura prima di iniziare a formare delle comunità o costruire città, noi proviamo un amore innato per i paesaggi naturali. Come un bambino dipende da sua madre, gli esseri umani sono sempre dipesi dalla natura per la loro sopravvivenza.

E proprio come istintivamente amiamo nostra madre, siamo legati alla natura fisicamente,
cognitivamente ed emotivamente. Non siete venuti in questo mondo. Ne siete usciti,
come un’onda dall’oceano.
Qui non siete degli stranieri.
– Alan Watts

Questa predilezione per madre natura ha un profondo impatto estetico. Il defunto Denis Dutton, un filosofo il cui interesse centrale era rivolto al punto d’incontro tra arte ed evoluzione, riteneva che ciò che consideriamo “bello” risultasse dal nostro collegamento innato con quel tipo di paesaggio naturale che un tempo assicurava
la nostra sopravvivenza come specie.
Durante una conferenza TED dal titolo A Darwinian Theory of Beauty [Una teoria darwiniana della bellezza; N.d.T.], Dutton espose delle scoperte basate sulla psicologia evolutiva e su un’inchiesta del 1997 relativa alle preferenze artistiche contemporanee.

Quando alle persone veniva chiesto di descrivere un “bel” paesaggio, egli osservò, gli elementi erano sempre gli stessi: spazi aperti, ricoperti di erba bassa, costellati di alberi.

Se a questa scena si aggiunge l’acqua, o in primo piano o come una lontana apparizione bluastra che all’occhio appare come un’indicazione della sua presenza, l’attrattiva di quel paesaggio va alle stelle.

Dutton ipotizzò che questo “paesaggio universale” contenesse tutti gli elementi indispensabili alla sopravvivenza umana: erba e alberi per cibarsi (e per attirare animali commestibili), la possibilità di scorgere il pericolo (umano o animale) in avvicinamento prima che ci raggiunga, alberi su cui arrampicarsi per sfuggire ai predatori, e la presenza di una fonte d’acqua accessibile nelle vicinanze.

La natura e il suo effetto sulla psiche umana
Nel 2010 alcuni ricercatori dell’Università di Plymouth nel Regno Unito hanno chiesto a venti adulti di esprimere una valutazione nei confronti di oltre cento fotografie di ambienti naturali e urbani diversi. Per quanto riguardava la positività dello stato d’animo evocata, le loro preferenze e la capacità rigenerante percepita, gli intervistati hanno assegnato voti più alti a tutte le immagini contenenti acqua, che rappresentassero tanto paesaggi naturali quanto ambienti urbani, rispetto alle foto in cui l’acqua non era presente.
Marcus Eriksen, un educatore scientifico che una volta navigò dalla costa statunitense dell’oceano Pacifico alle Hawaii sopra una zattera interamente fatta di bottiglie di plastica, ha esteso l’ipotesi di Dutton fino a includere le coste marine e le rive dei laghi o dei fiumi. La sua ipotesi è che proprio come la savana ci permetteva di avvistare un pericolo a grande distanza, gli abitanti delle linee costiere potevano scorgere predatori o nemici che arrivavano dall’acqua.

Ancor meglio, raramente i predatori terrestri giungevano dall’acqua, e la maggior parte dei predatori marini non poteva uscire dall’acqua o sopravvivere sulla terraferma. E, sempre meglio, la quantità di cibo e di risorse materiali reperibili nell’acqua o vicino ad essa spesso sorpassava quanto poteva essere trovato sulla terraferma. Le fonti di cibo vegetale e animale si possono esaurire durante l’inverno, ha osservato Eriksen, ma i nostri antenati potevano pescare o raccogliere molluschi per tutto l’anno. E poiché per sua natura l’acqua si muove e scorre, invece di doversi spostare per chilometri alla ricerca di foraggio, i nostri antenati potevano camminare lungo una spiaggia o la riva di un fiume e vedere che cosa l’acqua avesse portato, o che cosa fosse arrivato sulla sua sponda.

Mentre gli esseri umani stavano sviluppando una preferenza evolutiva per un certo tipo di paesaggio che comprendeva l’acqua, il cervello umano veniva a sua volta plasmato dalle esigenze ambientali.
Infatti, secondo il biologo molecolare John Medina, il nostro cer vello si sviluppò per «risolvere problemi collegati alla sopravvivenza in un ambiente esterno instabile, e a farlo in un movimento quasi costante». Immaginate di essere uno dei nostri antichi antenati Homo Sapiens, che viveva in quel paesaggio ideale della savana più di duecentomila anni fa.

Anche se voi e la vostra famiglia avete abitato questo particolare luogo per un certo tempo, dovete comunque essere sempre all’erta nei confronti di qualunque minaccia significativa o potenziale fonte di cibo. Ogni giorno porta nuove condizioni: il tempo atmosferico, animali, frutti, e altre piante commestibili. Se esaurite certe fonti di cibo dovete cercarne altre, il che significa una costante esplorazione del vostro ambiente per imparare nuove cose riguardo al luogo in cui vi trovate e a eventuali ulteriori fonti di cibo e di acqua disponibili per voi e per la vostra famiglia. Forse incontrate nuove piante o animali, alcuni dei quali sono commestibili, a differenza di altri. Imparate dai vostri errori cosa raccogliere e cosa evitare.

E mentre voi e i vostri figli apprendete, il vostro cervello viene modellato e modificato da molteplici forze: le vostre esperienze individuali, le vostre interazioni sociali e culturali, e il vostro ambiente fisico. Se doveste sopravvivere e riprodurvi, una parte di quel nuovo cablaggio verrà trasmesso ai vostri discendenti sotto forma di un cervello più complesso. Ulteriori informazioni utili alla sopravvivenza saranno codificate socialmente in vivaci storie e canti.

Questo articolo, a cura di Romina Alessandri, è un estratto del libro "Blue Mind" Mente e Acqua - Macro Edizioni 2016.

Blue Mind >> http://goo.gl/PONaZN
Wallace J. Nichols
Il legame nascosto tra l'acqua e la nostra mente


Descrizione libro Blue Mind

La felicità è blu

C’è qualcosa nell’acqua che da sempre ci attrae e ci affascina.

Istintivamente sappiamo che stare vicino all’acqua ci rende più vitali e più sereni, riduce lo stress e ci dona un senso di pace. Ma perché? E la risposta a questa domanda che cosa potrebbe dirci su come dovremmo vivere la nostra vita?

Dopo esserci posti questi interrogativi per secoli, siamo finalmente in grado di dare delle risposte, e queste risposte possono cambiarci vita.

Come Wallace J. Nichols rivela in questo libro, oggi ci troviamo su fronte di una vera e propria ondata di neuroscienze, biologia evolutiva e ricerca medica che illuminano i processi fisiologici e cerebrali che si innescano quando entriamo in connessione con l’acqua. Tra noi e l'acqua c'è un legame quasi magico, forse indescrivibile , che però è al contempo reale e benefico.

In Blue Mind Wallace J. Nichols chiama questa connessione tra l'essere umano e l'Acqua: la Mente Blu. L'autore la definisce uno stato leggermente meditativo, caratterizzato da calma, serenità, armonia e da un senso di generale felicità e soddisfazione nei confronti della vita.

Mente e acqua

Nichols da anni si dedica a studiare questo legame e svela le potenziali verità sugli effetti, incredibilmente potenti e sorprendentemente profondi che l'acqua produce sul nostro corpo, sulla nostra anima e sulla nostra mente.

Attingendo alla tecnologia e alla scienza d’avanguardia Nichols dimostra con precisione che la vicinanza con l'acqua è fondamentale per:

migliorare le prestazioni in una vasta gamma di ambiti
aumentare la calma e diminuire l’ansia molto più efficacemente dei farmaci
ampliare la creatività, artistica e di altro genere
aumentare la generosità e la compassione
accrescere il successo personale
migliorare la nostra salute e il nostro benessere complessivi
rafforzare la nostra connessione con il mondo della natura, e viceversa.
Un mare di felicità

Blue Mind è una bussola che, come ci spiega lo stesso autore, ci aiuta a levare le ancore e spiegare le vele. "In un’epoca in cui siamo legati allo stress, della tecnologia, dell’esilio dal mondo naturale, del soffocamento professionale, dall’ansia personale e delle spese per la salute, e privi di un’autentica privacy, sciogliere gli ormeggi è meraviglioso", dice lo stesso autore.

Fai un profondo respiro e immaginati il salto...
l'acqua riempie la luce, il suono, l'aria e la tua mente.
Adesso apri gli occhi, tutt'intorno a te vedi solo blu. Respira. Ascolta.
Vivi il senso di benessere che l'essere immerso nell'acqua ti trasmette.
Inutile negarlo, forse inutile persino chiedersi il perché, ma sei felice.

Wallace. J. Nichols

Blue Mind >> http://goo.gl/PONaZN
Wallace J. Nichols
Il legame nascosto tra l'acqua e la nostra mente
Macro Edizioni

lunedì 29 giugno 2015

Vivere la Natura

Vivere la Natura

Attività di scoperta e giochi per tutte le età - Oltre 50 giochi

di Joseph Bahrat Cornell



Vivere la Natura - Libro

Se tornassi a scuola
vorrei fare molto meno delle materie classiche
e molto più di Vivere la Natura

Francesco Rosso
Direttore Generale di Macrolibrarsi

Il contatto con la natura è un’occasione insostituibile di apprendimento e crescita. Questo libro nasce dall'esperienza di un insegnante che per decenni ha guidato bambini, ragazzi e adulti alla conoscenza del mondo vivente, non in aule chiuse ma all'aperto, giocando e osservando la natura con loro.

Libri come questo, che fanno fiorire il cuore dei bambini e ragazzi nutrendo la loro innata spiritualità, sono la garanzia di un futuro migliore per il nostro pianeta.

Un manuale prezioso, efficace, divertente da usare, una miniera di giochi nella natura e attività di scoperta e consapevolezza per tutte le età


Dalla Quarta di copertina

Un approccio innovativo per vivere la natura.

Un numero sempre crescente di ricerche conferma che le persone, a prescindere dalla loro età, si sentono più felici, godono di una maggiore salute e ottengono risultati più significativi se hanno la possibilità di giocare e imparare stando immerse nella natura. Ricostruendo il nostro legame con la natura, ricostruiamo noi stessi.

Uno dei “luoghi” migliori da cui cominciare è questo libro meraviglioso, che da oltre tre decadi rappresenta un punto di riferimento per educatori, genitori e guide naturalistiche di tutto il mondo. Il suo approccio innovativo invita bambini e adulti a scoprire il mondo della natura attraverso giochi divertenti e profonde esperienze personali.

Seguendo il metodo del Flow LearningTM da lui stesso ideato, Joseph Cornell – uno dei più stimati educatori ambientali a livello mondiale – ci offre oltre 50 diverse attività, articolate in quattro fasi, per:

risvegliare l’entusiasmo
focalizzare l’attenzione
immergersi nella natura
condividere l’esperienza.
Questo libro – utilizzato da oltre trent’anni da educatori e guide naturalistiche in tutto il mondo – ha dato il via a una rivoluzione mondiale nel campo dell’educazione e ha aiutato milioni di adulti e bambini a sperimentare un rapporto più profondo e significativo con la natura.



Conosciuto in tutto il mondo da naturalisti ed educatori, Joseph Bharat Cornell da molti anni si dedica ad avvicinare bambini e adulti al loro contatto interiore attraverso la natura. Ha fondato il movimento Sharing Nature®, oggi diffuso in molti Paesi.
Questo suo famosissimo libro, un classico utilizzato da educatori in tutto il mondo, è stato ampliato dall’autore in occasione del ventesimo anniversario della pubblicazione, con l’aggiunta di approfondimenti e di nuove attività nella natura.

Questa nuova versione è disponibile per la prima volta in italiano.

Questa nuova edizione, rivista e ampliata dall’Autore, è una vera miniera di attività gioiose per conoscere l’ambiente naturale, con oltre 50 giochi per tutte le età spiegati in dettaglio e innumerevoli consigli pratici per raccontare storie e organizzare escursioni naturalistiche.

Facile, efficace e divertente da usare
Uno strumento di apprendimento che tocca anche il cuore
Perfetto per genitori, educatori e guide naturalistiche
Vivi le gioie della natura!


Prefazione di "Vivere la Natura" libro di Joseph Bahrat Cornell

Le esperienze che viviamo nell’ambiente naturale, vicino o lontano, ci rendono vivi.

Provate a ricordare i momenti in cui vi siete trovati all’aperto a muovervi, agire e imparare usando al massimo i vostri sensi, immersi in un sentimento di gioia autentica. Forse si è trattato di rari episodi, anche se vi auguro che non sia così, ma chi ha avuto la fortuna di sperimentare momenti simili, sa che rimangono scolpiti nella memoria in modo indelebile.

Conservano in sé la vita stessa. E quando li ricordate, provate di nuovo quel profondo senso di meraviglia e di infinite possibilità.

E se esistesse un metodo per risvegliare anche negli altri questo senso di autenticità?

Questa è la domanda che si pose l’educatore Joseph Cornell nel 1971.

Sviluppare un metodo di insegnamento basato sulla natura e capace di suscitare un profondo senso di reverenza e consapevolezza delle possibilità in un nugolo di bambini vivaci non è certo un compito facile, ma questo è ciò che fece Cornell.

Egli creò un potente modello di istruzione basato sulla natura, costruito su centinaia di sessioni di formazione pratica e partecipativa, e illustrato nei suoi libri. Le sue tecniche di Flow Learning, che includono la gioia come parte dell’esperienza di insegnamento e apprendimento, hanno aiutato gli insegnanti di tutto il mondo a instaurare un contatto più profondo con i loro studenti.

David Tribe, consulente di educazione ambientale del Dipartimento dell’Istruzione del New South Wales, Australia, oggi in pensione, descrive così l’influenza di Cornell: «L’utilizzo delle fasi del Flow Learning e delle attività che propone fanno dell’insegnamento dell’educazione ambientale una vera gioia».

L’essenza del Flow Learning è ingannevolmente semplice. Come ha detto Cornell: «Il patrimonio più grande di ogni studente è fatto di entusiasmo, curiosità e capacità di stupirsi. Se sminuiamo queste qualità, distruggiamo quella parte di noi stessi che si espande all’esterno ad abbracciare la vita».

Un numero crescente di aneddoti e di ricerche conferma che le persone, a prescindere dalla loro età, si sentono più felici, godono di una migliore salute mentale e fisica e danno risultati scolastici migliori se hanno la possibilità di giocare e imparare stando immerse nella natura. Gli ambienti naturali esercitano un’influenza positiva sui nostri sensi, sulla nostra salute spirituale e sui legami con la nostra famiglia e con una più ampia comunità, compresa quella di altre specie.

In poche parole, ricostruendo il nostro legame con la natura, ricostruiamo noi stessi.

Il manuale di Cornell Sharing Nature with Children (Condividere la natura con i bambini) è stato un libro di grande impatto. Ora, in occasione del trentacinquesimo anniversario, viene pubblicata questa edizione speciale, rivisitata e adattata a tutte le età.

L’approccio innovativo che propone invita bambini e adulti a scoprire il mondo della natura attraverso giochi e piacevoli esperienze personali, e trasmette concetti spirituali profondi rendendoli comprensibili a tutti. Soprattutto, Cornell ci ricorda che una vita arricchita dal contatto con la natura può essere molto divertente. Educatori di tutto il mondo raccontano di come i bambini si tuffino in questo flusso di apprendimento esperienziale senza rendersi conto che il loro divertimento fa parte del piano.

Nel 2005, con la pubblicazione del mio libro L’ultimo bambino nei boschi, ho introdotto il termine “disturbo da deficit di natura” come spunto per un ampio approfondimento a livello sociale sulla disconnessione tra le persone e la natura e le relative implicazioni. L’aumento dei casi di obesità, di depressione e di ansia e il numero sempre crescente di adulti che sviluppano il diabete richiamano l’attenzione sui problemi di salute che derivano da uno stile di vita sedentario.

Come evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in una relazione del 2002: «Lo stile di vita sedentario può essere indicato come una tra le dieci principali cause di morte e disabilità a livello mondiale».

La scienza non ha tutte le risposte, ma noi sappiamo che un’esposizione anche limitata alla natura è in grado di ridurre gli effetti dei disturbi dell’attenzione, e che anche un minimo contatto con la natura può aiutare a contrastare gli effetti tossici dello stress.

Gli studi correlativi sui benefici che ne derivano si sono moltiplicati rapidamente; sono certamente necessarie ulteriori ricerche, ma come afferma Howard Frumkin, rettore della University of Washington’s School of Public Health, «ne sappiamo abbastanza per passare ai fatti».

Le scuole che basano i loro insegnamenti sulla natura godono di una crescente considerazione, e l’ispirato lavoro di Joseph Cornell ha influenzato molti degli educatori che vi lavorano, poiché i suoi scritti esaltano l’importanza dei parchi urbani, dei giardini domestici e degli spazi verdi scolastici.

Come scoprirete, Cornell ha inventato giochi ingegnosi legati alla natura, che possono essere organizzati praticamente ovunque e che celebrano il mistero, l’attenzione silenziosa, l’osservazione e l’apertura alla rivelazione. Il suo lavoro getta luce su valori che vengono a volte disattesi nell’affanno della vita quotidiana, ricordando agli insegnanti di ogni dove quanto sia importante mantenere una connessione profonda con la natura.

Non vi è dubbio che gli insegnanti, i genitori e gli educatori non solo troveranno consigli pratici su come raccontare storie e organizzare escursioni naturalistiche, ma attingeranno anche a una saggezza che viene dal cuore.

Siamo in tanti a ritenere che il futuro appartiene a quegli individui che hanno un’intelligente sensibilità per la natura e che sviluppano una comprensione profonda dell’ambiente naturale attraverso esperienze che compensano l’onnipresente tendenza a spostarsi verso un mondo virtuale.

Quest’opera generosa e sensibile di Joseph Cornell continua a offrire la sua guida preziosa.

Richard Louv
Autore di L’ultimo bambino nei boschi e The Nature Principle.
Presidente emerito della rete Children & Nature Network.


Joseph Bahrat Cornell

Educatore ambientale di fama mondiale, oltre a essere un narratore e autore, è il fondatore e presidente di Sharing Nature¤uno dei programmi di sensibilizzazione alla natura ampiamente riconosciuto in tutto il mondo.

I metodi di consapevelezza della natura, descritti nei suoi libri, sono utilizzati da milioni di genitori, educatori e naturalisti di tutto il mondo. L’efficace strategia di apprendimento all'aperto creata da Cornell, detta Flow Learning ™, è stata scelta dal National Park Service degli Stati Uniti come una delle cinque migliori teorie di apprendimento, insieme a quella di Maria Montessori, Howard Gardner, John Dewey, e Jean Piaget. Nel 2011 Cornell è stato selezionato dall’organizzazione francese, Anges Gardiens de la Planète come uno dei “100 maggiori opinion leader impegnati per l'ambiente”.

Joseph viaggia spesso e tiene seminari in Europa, Asia, America Latina e Pacifico del Sud. La sua esperienza, il suo entusiasmo incontenibile e contagioso, la sua miscela di conoscenze e di calore creano un ambiente perfetto per l'apprendimento.

«La gente spesso mi chiede se ho dovuto adattare i giochi di Sharing Nature® alle culture straniere. In realtà, ho scoperto che è richiesto poco tempo per l’adattamento. Quando ho insegnato il workshop Sharing Nature® in Giappone, le persone dicevano che le attività erano ‘molto giapponesi’. E in Grecia, mi è stato detto, ‘Sono molto greche’. Cos’è che rende le attività di condivisione con la natura così popolari? Credo che sia perché oltre ad insegnare l'ecologia in modo creativo, questi giochi aiutano le persone a sperimentare un profondo senso di gioia, serenità, e appartenenza al mondo naturale».
Joseph Cornell


Dicono del Libro

«Durante la mia infanzia, ebbi la fortuna di non andare a scuola per due anni. Al mattino, invece di mettere la cartella in spalla, partivo per le mie escursioni nei boschi accompagnato dai miei fedelissimi cani. E così ho stabilito un contatto profondo con la natura che mi ha portato ad amarla e ad imparare tanto da essa. Esattamente quello che si pone come obiettivo questo libro, un metodo divertente per riconnettersi con la natura, in maniera giocosa e rispettando i valori condivisi della Fattoria dell'€™autosufficienza€ da me fondata: fare ciò che ci fa sentire bene nella natura, focalizzare le nostre energie su un progetto, fare esperienza diretta della natura e chiedere sempre un feedback su ciò che facciamo come metodo di condivisione e confronto»
Francesco Rosso, direttore generale di Macrolibrarsi

«Vivere la natura è ritrovare la nostra spiritualità e noi stessi come esseri umani».
Daniele Magni, direttore di L'Altra Medicina Magazine

«Questo libro ci fa volare oltre il nostro intelletto ... aiutandoci a lasciar andare tutto ciò che ci separa dalla natura».
Tamarack Song, autore e guida naturalistica

«Una guida piacevole e, oserei dire, essenziale per genitori, insegnanti e guide naturalistiche».
Jean Mac- Gregor, educatore ambientale, The Evergreen State College

«Uno scrigno di idee e suggerimenti preziosi per ritrovare la connessione con la natura, per fare il pieno di energia vitale e per aprirsi alla nostra più ampia identità terrestre».
Marcella Danon, direttrice di Ecopsiché – Scuola di Ecopsicologia

«Senza dubbio il miglior libro per sviluppare la consapevolezza della natura che io abbia mai letto».
Whole Earth Review

«Stimola esperienze gioiose e illuminanti».
The New York Times


Indice

Prefazione di Richard Louv

Introduzione di Tamarack Song

1. L’origine di questo libro

Prima parte: il Flow LearningTM

2. Imparare con il cuore
Il Flow Learning

3. L’arte del Flow Learning

4. Quttro passi verso la consapevolezza della natura
Le gioie del Flow Learning

Seconda parte: Attività nella natura
Scegliere il gioco giusto per il momento e luogo

5. Prima fase: Risvegliare l’entusiasmo
Per conoscersi meglio - Nasi - Che animale sei? - Costruiamo un albero - Come funziona la natura? - Gufi e corvi - Il pipistrello e la falena - Predatori e prede - La piramide della vita - Cani da slitta - Il corpo gli animali - Animali indiziati - Staffetta degli animali indiziati - L’arca di Noè - Indovina e corri!

6. Seconda fase: Focalizzare l’attenzione
Vorrei proprio sapere... - Suoni e colori - Il gioco dei suoni - Il gioco dei colori - Io vedo - Vicino o lontano? - La mappa dei suoni - Sentiero mimetico - Animali, Animali! - Micro-esplorazione - I doppioni - L’avaro addormentato - Il guardiano della strada

7. Terza fase: Esperienza diretta
Intervista con la natura - Osserviamo la natura insieme a John Muir - La macchina fotografica - Il richiamo per gli uccelli - L’animale misterioso - Ecco a voi l’albero! - Il passo del bruco - Viaggio al centro della natura - Poesia verticale - Osservando il tramonto - Attività a occhi bendati - Camminando bendati - Si torna a casa - Pista invisibile - Visualizzazioni guidate - Visualizzazione dell’albero

8. Quarta fase: Condividere l’ispirazione
Momenti speciali - Riflessioni sulla natura - Poesia pieghevole - Passeggiata di gruppo silenziosa - La bellezza davanti a me - Ricetta per fare un bosco - Lettera a me stesso - Raccontare per condividere l’ispirazione - Gli uccelli del cielo

Fotografi e artisti

Sharing Nature Risorse Online

Appendici:

A: Elenco dei giochi in ordine alfabetico
B: Scegliere il gioco giusto
C: Disegno dell’animale misterioso
D: “Gli uccelli del cielo”: spartito musicale
E: Indizi sugli animali per i giochi a indovinello

Ringraziamenti

Sull’Autore

Sharing Nature Worldwide


Joseph Bahrat Cornell
Vivere la Natura - Libro >> http://goo.gl/2C4ooF
Attività di scoperta e giochi per tutte le età - Oltre 50 giochi
Editore: Ananda Edizioni
Data pubblicazione: Maggio 2015
Formato: Libro - Pag 210 - 15x21 cm



lunedì 23 marzo 2015

Allergie: i rimedi di Madre Natura

Allergie: i rimedi di Madre Natura

Prevenire e alleviare i sintomi delle allergie ai pollini con i rimedi naturali

di Francesca Rifici - 18/03/2015



Allergie: i rimedi di Madre Natura

Le allergie stagionali sono provocate da una reazione acuta del sistema immunitario nei confronti di sostanze di per sé innocue, come il polline rilasciato dalle piante e dalle erbe: in alcuni soggetti queste sostanze vengono riconosciute dal sistema immunitario come nemiche e pertanto si verifica un rilascio di istamina all’interno del corpo che è poi la causa dei sintomi tanti sintomi fastidiosi.

Maledetta Primavera!

Se per la maggior parte delle persone la Primavera è la stagione maggiormente attesa dell’anno, quella in cui la Natura si apre e rifiorisce, le temperature iniziano a salire e noi tutti ci godiamo le prime giornate di tepore solare in cui abbandoniamo i vestiti pesanti e il freddo accumulato in inverno, per altri non è così.
Ci sono persone che amano e odiano questa stagione: sono coloro che soffrono di allergie stagionali e si vedono costretti a dover lottare con i primi sintomi, come congestione nasale, naso che cola, prurito, occhi arrossati e gonfi, pesantezza alla testa (soprattutto sui seni nasali) e tosse.
E come poterli biasimare? Sono sintomi fastidiosi che limitano il piacere provato con l’arrivo della Primavera.

Allergie di stagione: prevenirle con i rimedi naturali

Come abbiamo detto alla base delle allergie c’è una sensibilità maggiore del sistema immunitario, che lo rende attivo al minimo cambiamento, indice che a livello intestinale vi è una sviluppata intolleranza verso alcune sostanze (soprattutto di tipo alimentare) che rendono più reattivo il sistema immunitario.
Possiamo sempre fare affidamento su Madre Natura che ci viene in soccorso e ci aiuta a prevenire e limitare la comparsa di questi fastidiosi sintomi!

L’estratto di Ribes Nero (Ribes Nigrum) è senz’altro il più indicato e più specifico tra i rimedi per le allergie stagionali: si assume in dosi consistenti da metà marzo fino alla fine della stagione dei pollini e aiuta a contrastare le infiammazioni procurate dall’inalazione.

L’Agrimonia (Agrimonia Eupatoria) è un altro prezioso alleato: stimolante della funzione epatica, risulta ottimale in caso di allergie, sia come rimedio per uso interno sia per uso esterno; in quest’ultimo caso agisce bene su occhi arrossati e gonfi.

Per i sintomi da allergia più invasivi, si consiglia di alternare l’estratto di Ribes Nero a quello di Faggio (Fagus Sylvatica), un gemmoderivato potente in grado di frenare il rilascio di istamina.

Interessante per chi soffre di allergie è anche l’utilizzo del fiore di Bach chiamato Beech (il Faggio appunto): per chi conosce i fiori di Bach, saprà che agiscono sugli stati emotivi e Beech è il fiore dell’intolleranza per eccellenza. Assolutamente consigliato per coloro che soffrono di questi sintomi, da abbinare ai rimedi fitoterapici.

Alla base di ogni allergia c’è sempre “un’intolleranza” verso qualcosa che ci circonda, sia essa di tipo fisico o perché no, di tipo emotivo.


Il Ribes nigrum apporta energia di vigore, rinnovamento e motivazione e il suo messaggio è rivolto primariamente alla corteccia surrenale, per gli antichi sede dell'energia che dà la vita, dove promuove la produzione di sostanze ormonali essenziali per il controllo di processi infiammatori, allergie...

Ribes Nigrum Floripotenziato - 50 ml >> http://goo.gl/2mzy9P
Produttore: Remedia Erbe
Tipo: Prodotto
Confezione: 50 ml