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martedì 11 ottobre 2022

La mente supera la medicina

La mente supera la medicina: la dimostrazione scientifica che il corpo puo' guarire da solo

Medicina Integrata

>> https://bit.ly/3RTaTSj

Nel libro La mente supera la medicina la dottoressa Lissa Rankin parte raccontandoci la sua storia: quella di una ragazza, figlia di un medico, che al momento di andare al college si iscrive alla facoltà di medicina e diventa lei stessa dottore. Alle fine di questo percorso Lissa si ritrova a praticare una medicina che non riconosce come “sua” e che spesso non le permette di curare profondamente le persone come vorrebbe; due matrimoni falliti alle spalle e una serie di patologie croniche, la costringono ad assumere ogni giorno farmaci di sintesi.

Marianna Gualazzi - 10/10/2022

Proprio quando si trova costretta a raccogliere i pezzi di una vita che non aveva vissuto ma dalla quale si era lasciata vivere, Lissa Rankin ha una sorta di epifania e intravede dentro di sé uno spiraglio di luce che illumina un cammino e un destino ben precisi. "Tutti i traumi – scrive Lissa – che avevo vissuto durante quella che chiamo la mia Tempesta Perfetta, fessurarono l’armatura che stavo indossando.

Il mio corpo mi sussurrava da più di un decennio, ma lo avevo ignorato sino a quando, per ottenere la mia attenzione, non aveva cominciato a urlare. Una volta prestato ascolto ad esso e alla mia Luce Pilota Interiore, imparai cose di me che prima non conoscevo. Acquisii chiarezza su cosa probabilmente mi stava facendo ammalare, su cosa dovevo cambiare!".

Guarire se stessi in sei passi

Ma il libro della dottoressa Lissa Rankin non è solo la sua personale storia di "caduta e rinascita". È un testo scritto da un medico che ha tutti i crismi di una ricerca scientifica documentata da ricchi riferimenti bibliografici a fonti autorevoli, studi, ricerche.

La dottoressa inizia parlando in maniera approfondita dell'effetto placebo e nocebo, in particolare si sofferma sul primo guardandolo da un punto di vista differente, spesso tralasciato dalla medicina "ufficiale". Lissa spulcia i dati delle ricerche mediche traendo la conclusione che l'effetto placebo, ovvero il credere di aver assunto un medicinale quando invece si tratta di una pallina di zucchero, abbia una parte determinante nel processo di guarigione, dimostrando come la mente possa andare a incidere sulle risposte biochimiche del corpo.

La dottoressa si sofferma poi sul potere delle cure amorevoli nei processi di guarigione, sulle guarigioni inspiegabili da malattie considerate incurabili o croniche, sugli effetti che lo stress e la felicità hanno sulla nostra condizione di salute: il tutto sempre da un punto di vista medico scientifico, ma di scorrevole e piacevole lettura.

Alla fine del suo percorso di vita e di ricerca la dottoressa Lissa Rankin riesce a realizzare se stessa e a guarire, trovando la propria strada. Guidata dalla sua Luce Pilota Interiore mette a punto un metodo per "Guarire se stessi in sei passi" che insegna alle persone di cui si prende amorevolmente cura, lavorando all'interno di uno studio medico olistico che ha saputo riconoscere le doti di cui è portatrice.

Il metodo è descritto alla fine del libro ed è davvero una utilissima guida per iniziare a prendersi cura in prima persona della propria salute e più in generale di se stessi e della propria vita.

I sei passi proposti dalla dottoressa Rankin sono:

credi di guarire: la maggior parte delle persone pensa che certe malattie siano incurabili, terminali o croniche. E se invece queste convinzioni fossero semplicemente false?

trovare il giusto sostegno: benché la mente abbia il potere di guarire il corpo, è preferibile non fare da soli questo viaggio. Trova la giusta squadra di persone per la tavola rotonda della tua guarigione: metti insieme esperti di diverse discipline accomunati però dallo stesso sentire, che abbiamo capacità professionali indiscusse e doti amorevoli di cura sostegno e supporto;

ascolta il tuo corpo e il tuo intuito: la Luce Pilota Interiore, il saggio guaritore presente dentro di te, è il migliore amico del tuo corpo e sa esattamente di cosa ha bisogno quest'ultimo;

diagnostica le vere cause della tua malattia: se hai sintomi che il medico non riesce a diagnosticare spesso è perché sono il risultato della ripetuta attivazione della reazione di stress, senza un adeguato contrappeso della reazione di rilassamento. La medicina convenzionale non dispone semplicemente di una diagnosi per questo tipo di sintomi;

scriviti la prescrizione: affinché un corpo indebolito non incorra sempre nelle stesse malattia, devi, devi e devi affrontare le cause ultime che in primo luogo ti hanno reso vulnerabile alla malattia;

lascia andare l'attaccamento ai risultati: la verità è che la cura potrebbe anche non accadere. E non sarebbe colpa tua.

La mente supera la medicina è un libro da leggere perché scardina le più radicate convinzioni sul rapporto salute-corpo, dimostrando come le relazioni che coltiviamo, il lavoro che facciamo, il modo in cui esprimiamo la nostra creatività, viviamo la nostra sessualità, creiamo la nostra felicità sono altrettanto importanti rispetto alle scelte sullo stile di vita e la cura del corpo per garantirci una lunga vita in salute.

La Mente Supera la Medicina — Libro >> https://bit.ly/3RTaTSj

Mind over medicine - La prova scientifica che si può guarire da soli

Lissa Rankin

www.macrolibrarsi.it/libri/__la-mente-supera-la-medicina-lissa-rankin.php?pn=1567


mercoledì 3 novembre 2021

Una rivoluzione in Medicina


Terapia Antiacida: Una rivoluzione alle porte della Medicina

Medicina Integrata

>> https://bit.ly/36pW0yV

Come medici sentiamo che una specie di rivoluzione è alle porte ... e aspettiamo con impazienza che la Verità sulla cura dei tumori, finalmente emerga  da  questo  orizzonte,  per  restituirci  la  fiducia  e  la  speranza  in  una  Nuova  Era  della  Medicina.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 02/11/2021

Tratto da La Terapia Antiacida per la cura dei tumori - Di Stefano Fais

Dalla prefazione al libro

- Dott. Domenico Mastrangelo - Genetica Oncologica e Medicina Clinica, Polo Scientifico San Miniato, Università di Siena.

Torna in libreria l’Amico e Collega Stefano Fais... e ci torna, come di consueto, con un altro best seller, dal titolo piuttosto accattivante. La terapia antiacida per la cura dei tumori.

Infatti, non è tanto un approfondimento, convincente e documentato (come sempre!), sulla validità dell’approccio antiacido alla terapia anti tumorale, quanto una proposta operativa e un invito ad ampliare le nostre prospettive, le nostre conoscenze e le nostre (spesso errate!) convinzioni, sulla natura e sulla curabilità della malattia tumorale.

Non c’è bisogno di essere scienziati, per apprezzare e finire col condividere le idee di Stefano, perché, in questa sua nuova opera, con non poca sapienza comunicativa, Stefano ha deciso di far parlare anche i pazienti, riportando le storie di alcuni di essi!

E dati tempi, modi, motivazioni ed organizzazione dell’attuale comunicazione scientifica, si può tranquillamente affermare, senza timore di essere smentiti, che nulla appare più convincente di una testimonianza personale e diretta.

D’altra parte, nelle nostre lunghe telefonate, vivendo entrambi (personalmente, in maniera  più  modesta  e  limitata,  di  quanto  non  faccia  Stefano!)  la magica  visione di  un orizzonte che va molto al di là degli spazi, spesso troppo angusti, che l’approccio chemioterapico lascia, alla speranza dei pazienti affetti da tumore, ci ritroviamo sempre sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda!

Sentiamo che una specie di rivoluzione è alle porte ... e aspettiamo con impazienza che la Verità sulla cura dei tumori, finalmente emerga  da  questo  orizzonte,  per  restituirci  la  fiducia  e  la  speranza  in  una  Nuova  Era  della  Medicina,  che  finalmente  prenda  le  distanze  dal  concetto  di  cura  intesa  come  “guerra” alla malattia, e riporti la persona, nella sua interezza, al centro dell’attenzione.

In una lettera accorata a Ralph Moss, giornalista scientifico, autore del libro The cancer rebellion: hope and betrayal (La ribellione del cancro: speranza e tradimento), il doppio premio Nobel Linus Pauling scriveva:

“Tutti dovrebbero sapere che la “guerra al cancro” è una frode grossolana e che il National Cancer Institute e l’American Cancer Society sono derelitte, nei loro doveri nei confronti delle persone che le sostengono”.

In queste semplici e schiette parole di un grande scienziato, e nel coraggio civile di  scienziati  del  calibro  di  Stefano  Fais,  che  non  hanno  paura  di  dire  la  Verità  e  di divulgarla, per il bene di tutti, possiamo, finalmente, ritrovare la speranza che avevamo perduto!

SCOPRI IL LIBRO DEL DOTT. STEFANO FAIS

La terapia antiacida è molto efficace nel bloccare la crescita tumorale. Un metodo di cura dei tumori basato su tantissime evidenze scientifiche raccolte dal 2004 dal dott. Stefano Fais e dal suo gruppo di ricerca.

In questo libro l’autore presenta in maniera chiara e dettagliata la terapia antiacida per la cura dei tumori.

Leggendo queste pagine scoprirai:

qual è l’attuale terapia dei tumori

perché ogni paziente va considerato per la propria personale vita vissuta e non solo per lo stadio della sua malattia

la correlazione che c’è tra tumori e acidità

cos’è il trattamento antiacido e le evidenze scientifiche che provano che funziona

perché i tumori sono malattie e non condanne a morte

le storie e le testimonianze di pazienti guariti

gli indirizzi utili e i riferimenti bibliografici


La Terapia Antiacida per la Cura dei Tumori — Libro >> https://bit.ly/36pW0yV

Stefano Fais

www.macrolibrarsi.it/libri/__la-terapia-antiacida-per-la-cura-dei-tumori.php?pn=1567

 

lunedì 23 agosto 2021

La medicina della Luce


La medicina della Luce

Medicina Quantistica e Bioenergetica

>> https://bit.ly/2U9EjDF

Ritrovare una dimensione della cura in cui il paziente è il protagonista

Redazione - Scienza e Conoscenza - 20/08/2021

Articolo del dott. Gaetano Conforto - tratto da Scienza e Conoscenza n. 77

Un incontro quantistico

Nel lontano 2002 tenevo una conferenza a Forlì dove spiegavo le basi della fisica quantistica applicate alla coscienza e alla medicina. Solo una persona ne era affascinata, senza minimamente criticarmi, l’editore Giorgio Gustavo Rosso.

Da quella sera, dopo alcuni incontri, mi ha stimolato a scrivere le mie esperienze mediche di frontiera. Il risultato fu il libro Medicina della Luce dove ho cercato di unificare gli studi ufficiali di medicina con una visione quantistica del mondo in grado di spiegare fenomeni come la visione a distanza, la telepatia, la visione di altre dimensioni, il parlare con l’intelligenza interiore, la consapevolezza dell’esistenza di un Essere superiore che comprende tutto e in grado di farci spostare le montagne con un po’ di fede, l’effetto della preghiera, del perdono, della gratitudine, la consapevolezza della vita eterna e, l’aspetto più importante, amare se stessi e gli altri.

Cos’è la Medicina della Luce?

La Medicina Funzionale e la Medicina basata sullo Stile di Vita si avvicinano molto a questo aspetto olistico sebbene non comprendono le poderose basi ed applicazioni di fisica quantistica.

Comunque, l’idea centrale è che le malattie croniche possono essere prevenute e curate fino alla totale scomparsa dei sintomi. Sappiamo che la luce (quella visibile ne è una minima parte) è una entità, che si manifesta in varie forme con varie frequenze. Trasporta energia, informazioni e, con l’effetto osservatore, salute e abbondanza, malattia e povertà. È eterna, si evolve, comunica con se stessa, con l’universo e con le creature che plasma (universi celesti, il pianeta terra con la sua enorme varietà di esseri in equilibrio e in evoluzione). Nella Genesi il primo atto creativo, dopo la terra, è stato quello della luce!

Le origini della Medicina della Luce

Il mio interesse nella fisica quantistica è cominciato dopo aver capito che le varie ricerche e studi ufficiali di specializzazione che avevo percorso come medico (vedi la biografia) non portavano alla guarigione del paziente, ma solo ad una cura dagli effetti temporanei.

Il ruolo della persona che stava male era sempre passivo (come lo è nella medicina allopatica) e non cambiava i parametri biologici alterati che egli stesso, inconsciamente, aveva squilibrato. Pregando il mio Boss (è così che chiamo il mio Padre Celeste con cui parlo dall’età di tre anni) ho chiesto quale strategia terapeutica potesse esserci per eliminare le cause delle afflizioni (siano esse le mie che quelle dei miei pazienti). Non passò molto che mi imbattei in un testo di uno psicoanalista californiano “Quantum Consciousness” e da lì mi si è aperto un mondo che intuivo essere “vero”.

Dopo aver approfondito e amalgamato le mie esperienze e quelle dell’autore (Stephen Wolinsky), ho “inventato “la TQE (Terapia Quantistica Emozionale), non prima di aver divorato tutti i libri di fisica quantistica che potevo leggere.

Finalmente il paziente riusciva ad essere primo attore nel suo atto di guarigione guidato dal te-rapeuta.

Le basi della Medicina della Luce con cenni di fisica quantistica

Tutto ciò che esiste in natura (visibile e non visibile) è costituito da un tessuto profondo fatto di particelle subatomiche le cui funzioni sono in parte sotto il controllo della grande intelligenza Universale e in parte sotto il controllo della nostra coscienza. Queste intelligenze, comunicanti fra loro in modo istantaneo (Entanglement), costituiscono il regno quantistico, immerso in un’altra dimensione, molto più ampia, detta regno non-locale (è quello spirituale, in grado di creare dal “nulla” la materia).

I costituenti della luce, i fotoni (piccoli pacchetti di energia di radiazione elettromagnetica), come pure le particelle subatomiche, hanno una natura dualistica e molto importante: potenzialmente sono sia materia osservabile che onde non visibili. L’esperimento della doppia fessura “smaschera” questo dualismo. Ma affinché ciò avvenga necessita la presenza di un osservatore.

Esperimento della doppia fessura

L’osservatore, con la sua coscienza, può fare collassare lo stato di onda (di probabilità, e quindi di “invisibilità”) e “creare” la particella visibile, con una posizione ben precisa nello spazio, manifestata come malattia o salute. Nella Medicina della Luce questo effetto è estremamente importante.

Il nostro corpo, costituito da un ammasso indicibile di particelle subatomiche, immerse in un oceano di energia ed informazione eterno (corpo quantico-non locale), viene regolato dalla Coscienza Universale, per cui le strutture atomiche, molecolari e cellulari sono funzionanti in modo perfetto, se lasciate regolare da questa intelligenza divina. Inoltre hanno una comunicazione olistica, cioè sanno cosa accade nel corpo quantico, si scambiano informazioni alla velocità della luce, ricevono inputs da tutte le creature dell’universo, influenzano gli altri esseri che li circondano oltre ad agire laddove porta la nostra attenzione ed intenzione.

Perché ci ammaliamo?

L’essere umano che non ha preso ancora coscienza di se stesso e del suo potenziale, si concentra solo sulla sua esperienza sensoriale prendendola come unica dimostrazione della sua vita e perdendosi un mondo infinito di possibilità, inclusa quella di evolvere: si sente separato da tutti e da tutto, brama il possesso per paura di perderlo, è schiavo delle proprie esperienze sensoriali, illudendosi di raggiungere la sua completezza senza nemmeno sapere chi sia veramente.

Quando il nostro terreno quantico viene inquinato al di là delle nostre capacità di omeostasi, si instaura uno squilibrio che si manifesterà come sintomo e malattia. Ma è il nostro stato di coscienza e di ignoranza ad aver provocato ogni problema e ad aver creato il “collasso” delle tante possibilità di salute o malattie.

[continua...]

CONTINUA LA LETTURA DI QUESTO ARTICOLO SU SCIENZA E CONOSCENZA N. 77

Scienza e Conoscenza n. 77 - Luglio-Settembre 2021 - Rivista >> https://bit.ly/2U9EjDF

Nuove scienze, Medicina Integrata

https://www.macrolibrarsi.it/libri/__scienza-e-conoscenza-n-77-luglio-settembre-2021-rivista-cartacea-libro.php?pn=1567


venerdì 5 giugno 2020

La medicina e' una sola



La medicina e' una sola: la riflessione del Dottor Stefano Fais

Medicina Integrata


Quando un ricercatore fa una scoperta mediata dalla serendipità deve prestare un alto livello di attenzione a tutto ciò che sta accadendo attorno a lui, a trecentosessanta gradi.

Stefano Fais - 04/06/2021

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 69.

Come scienziato non mi interessa attribuire grande importanza a termini quali non convenzionale, integrata, alternativa quando sono riferiti alla medicina. Per me, nella scienza, la cosa realmente importante è mantenere un approccio alla procedura sperimentale aperto, privo di chiusure aprioristiche e dogmatiche tale per cui ciò che a prima vista potrebbe apparire come un errore, o qualcosa di insignificante, potrebbe rivelarsi una grande scoperta se solo siamo capaci di cambiare l’angolazione, la prospettiva, da cui osserviamo il fenomeno in esame.

Quando si parla di serendipity ci si riferisce alla scoperta di qualcosa mentre si stava cercando qualcos’altro. L’esempio classico, in questi casi, è quello relativo alla penicillina.
Fleming stava studiando lo Staphylococcus influenzae quando una delle sue piastrine di coltura si contaminò e su di essa si sviluppò un’area ben delimitata priva di batteri: il resto della storia lo conosciamo tutti. Nel 2008 il «Financial Time» ha pubblicato un articolo provocatorio sul ruolo della serendipity nel futuro della medicina. In realtà la serendipity ha avuto un ruolo chiave nella scoperta di un’am-pia gamma di farmaci psicotropi, tra cui l’anilina viola, il dietilamide dell’acido lisergico, il meprobamato, la clorpromazina e l’imipramina.

Quando un ricercatore fa una scoperta mediata dalla serendipità deve prestare un alto livello di attenzione a tutto ciò che sta accadendo attorno a lui, a trecentosessanta gradi. Ma questo non basta: per scoprire qualcosa che sia veramente nuovo e fuori dagli schemi occorre mantenere una mente sufficientemente sganciata dalle tradizionali infrastrutture cognitive e culturali che normalmente rendono estremamente focalizzata su un particolare punto di arrivo – spesso predefinito – l’attività di ricerca.

Io credo che un ricercatore in medicina debba mantenere lo sguardo curioso e innocente di un bambino.

Max Planck disse che la scienza non progredisce perché gli scienziati cambiano idea, ma piuttosto perché gli scienziati attaccati a opinioni errate muoiono e vengono rimpiazzati. Otto Warburg ha usato le stesse parole per commentare il fatto che le sue idee – non mainstream sulla genesi del cancro – faticassero a essere accettate. Personalmente ritengo che le ricerche non mainstream nella scienza vadano incoraggiate e che abbiano avuto – e possano avere – un ruolo fondamentale nello sviluppo della medicina. In questa rubrica che terrò su Scienza e Conoscenza in ogni numero, parleremo sia delle scoperte che sono passate inosservate anche se ricche di prospettiva – una tra tutte il ruolo della vitamina C nella cura dei tumori – sia delle più recenti ricerche guidate da un approccio non mainstream, come ad esempio la scoperta che farmaci antiacidi possono avere un ruolo chiave nelle nuove strategie antitumorali e l’importanza dell’acqua e di antiossidanti nel mitigare l’invecchiamento. Vi aspetto in ogni numero per grandi novità!

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Scienza e Conoscenza n. 69 - Luglio/Settembre 2019 - Rivista >> http://bit.ly/2LzQgg5
Nuove scienze, Medicina Integrata

La Terapia Antiacida per la Cura dei Tumori — Libro
Stefano Fais

lunedì 4 novembre 2019

Per una medicina di relazione



Per una medicina di relazione

Medicina Non Convenzionale


Una riflessione sul senso più profondo della medicina che, secondo il dottor Fais, nella sua essenza è un rapporto unico e personalizzato tra medico e paziente

Stefano Fais

Il seguente articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 70.

Nell’epoca dei Big Data è rimasto veramente poco spazio per la medicina osservazionale, sulla quale si sono basati i progressi della medicina degli ultimi 100 anni.

In medicina oggi è veramente sconcertante come si parli di “medicina di precisione” o meglio ancora di “medicina personalizzata”, ma basandole esclusivamente sull’identificazione di modificazioni geniche responsabili di una risposta individuale a una determinata terapia.

Sta diventando sempre più solida la convinzione che sia l’ambiente in senso lato a modificare il genoma durante l’intera vita di ognuno di noi, piuttosto che il contrario. Il messaggio da portare a casa è: l’ambiente è in grado di modificare l’attività dei geni e quindi ognuno di noi – pur avendo un genoma che sembra immoto – ha tutte le possibilità di usarlo in modo totalmente diverso, anche da un fratello o una sorella, un padre o una madre, perché durante la nostra vita esso può cambiare e renderci totalmente diversi dai nostri consanguinei. Il nostro genoma è un “work in progress”.

Questo si ripercuote moltissimo sull’individualità della risposta alle cure, sulla valenza del rapporto tra medico e paziente e sulla salute di ognuno. La cultura medica dei nostri giorni ha spostato invece l’interesse sulla malattia: quello che il medico si trova di fronte non è un essere umano con problemi di salute, ma una malattia. Questo ha portato all’uso ingordo e indiscriminato delle linee guida per il trattamento dei pazienti, che definitivamente sgrava i singoli medici dal decidere una terapia, perché qualcuno ha già scritto quello che si deve fare. E guai a fare diversamente, perché si rischia di essere denunciati sia dall’ambiente medico, sia dai singoli pazienti, sia dalle autorità pubbliche e private (vedi assicurazioni).

Ma la medicina non è questo, la medicina è solo un rapporto diretto fra medico e paziente, perché la medicina è, e sarà sempre, personalizzata, ma non sulla base di differenti espressioni geniche, o comunque non solo su questo. Il mestiere del medico deve considerare l’intero organismo come un insieme totalmente integrato e mai i singoli organi e compartimenti come separati dal resto.

Stefano Fais si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1981. Per circa 15 anni ha condiviso l’attività di medico con l’attività di ricerca e nel 1994 ha deciso di dedicarsi completamente ad essa. È attualmente Direttore di Ricerca presso l’Istituto Superiore di Sanità. È autore di più di 200 fra lavori scientifici, monografie e libri ed è inventore di 10 brevetti.

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Scienza e Conoscenza n.70 - Ottobre/Dicembre 2019 — Rivista >> http://bit.ly/2BASRPZ
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AA. VV.

venerdì 2 agosto 2019

La medicina è una sola: scienza e serendipity



La medicina è una sola: scienza e serendipity

Medicina Non Convenzionale


Il dottor Stefano Fais ci propone un'interessante riflessione sul vero senso della ricerca scientifica in medicina

Stefano Fais - 02/08/2019

Questo articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 69.

Come scienziato non mi interessa attribuire grande importanza a termini quali non convenzionale, integrata, alternativa quando sono riferiti alla medicina. Per me, nella scienza, la cosa realmente importante è mantenere un approccio alla procedura sperimentale aperto, privo di chiusure aprioristiche e dogmatiche tale per cui ciò che a prima vista potrebbe apparire come un errore, o qualcosa di insignificante, potrebbe rivelarsi una grande scoperta se solo siamo capaci di cambiare l’angolazione, la prospettiva, da cui osserviamo il fenomeno in esame.

Quando si parla di serendipity ci si riferisce alla scoperta di qualcosa mentre si stava cercando qualcos’altro. L’esempio classico, in questi casi, è quello relativo alla penicillina.
Fleming stava studiando lo Staphylococcus influenzae quando una delle sue piastrine di coltura si contaminò e su di essa si sviluppò un’area ben delimitata priva di batteri: il resto della storia lo conosciamo tutti. Nel 2008 il «Financial Time» ha pubblicato un articolo provocatorio sul ruolo della serendipity nel futuro della medicina. In realtà la serendipity ha avuto un ruolo chiave nella scoperta di un’am-pia gamma di farmaci psicotropi, tra cui l’anilina viola, il dietilamide dell’acido lisergico, il meprobamato, la clorpromazina e l’imipramina.

Quando un ricercatore fa una scoperta mediata dalla serendipità deve prestare un alto livello di attenzione a tutto ciò che sta accadendo attorno a lui, a trecentosessanta gradi. Ma questo non basta: per scoprire qualcosa che sia veramente nuovo e fuori dagli schemi occorre mantenere una mente sufficientemente sganciata dalle tradizionali infrastrutture cognitive e culturali che normalmente rendono estremamente focalizzata su un particolare punto di arrivo – spesso predefinito – l’attività di ricerca.

Io credo che un ricercatore in medicina debba mantenere lo sguardo curioso e innocente di un bambino.

Max Planck disse che la scienza non progredisce perché gli scienziati cambiano idea, ma piuttosto perché gli scienziati attaccati a opinioni errate muoiono e vengono rimpiazzati. Otto Warburg ha usato le stesse parole per commentare il fatto che le sue idee – non mainstream sulla genesi del cancro – faticassero a essere accettate. Personalmente ritengo che le ricerche non mainstream nella scienza vadano incoraggiate e che abbiano avuto – e possano avere – un ruolo fondamentale nello sviluppo della medicina. In questa rubrica che terrò su Scienza e Conoscenza in ogni numero, parleremo sia delle scoperte che sono passate inosservate anche se ricche di prospettiva – una tra tutte il ruolo della vitamina C nella cura dei tumori – sia delle più recenti ricerche guidate da un approccio non mainstream, come ad esempio la scoperta che farmaci antiacidi possono avere un ruolo chiave nelle nuove strategie antitumorali e l’importanza dell’acqua e di antiossidanti nel mitigare l’invecchiamento. Vi aspetto in ogni numero per grandi novità!

Stefano Fais si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1981. Per circa 15 anni ha condiviso l’attività di medico con l’attività di ricerca e nel 1994 ha deciso di dedicarsi completamente ad essa. È attualmente Direttore del Reparto Farmaci Anti-Tumorali dell’Istituto Superiore di Sanità. È autore di più di 200 fra lavori scientifici, monografie e libri ed è nventore di 10 brevetti.

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Scienza e Conoscenza n. 69 - Luglio/Settembre 2019 - Rivista >> http://bit.ly/2LzQgg5
Nuove scienze, Medicina Integrata

giovedì 13 settembre 2018

Il cancro secondo la medicina ayurvedica




Il cancro secondo la medicina ayurvedica

Medicina Non Convenzionale

Secondo l'Ayurveda la trasformazione neoplastica è data dalla progressiva perdita, da parte della cellula, della possibilità di recuperare le informazioni necessarie per l’adattamento all’ambiente e la messa in atto di strategie per la sopravvivenza che attingono a schemi e configurazioni precedenti

Antonio Morandi - 13/09/2018

È possibile quindi definire un modello generale che descriva le condizioni neoplastiche secondo l’Ayurveda.

All’inizio si deve verificare una condizione che determini un’alterazione o un abbassamento della capacità digestiva e/o metabolica dell’organismo. Questa capacità metabolica è chiamata Agni ed è riferibile a tutti i processi di digestione e trasformazione dell’organismo sia a livello macroscopico che microscopico. Questa alterazione può avere luogo in seguito all’esposizione cronica ed eccessiva ad elementi ambientali o all’assunzione di alimenti non adeguati allo specifico organismo.

L’equilibrio di Agni porta all’utilizzo ideale delle risorse, mentre una sua disfunzione porta alla formazione ed accumulo di materiale dismetabolico, chiamato Ama, letteralmente “cibo non cotto”, riconosciuto come “non self” dall’organismo e quindi di ostacolo al suo corretto funzionamento. Per la sua natura di catalizzatore metabolico Agni è caratterizzato da attributi di velocità e qualità diffusive, calde, penetranti e, secondo i principi dell’Ayurveda, le condizioni che possono portare a una sua alterazione sono quelle in cui si verifica l’eccessiva presenza di elementi con caratteristiche qualitative opposte. Queste condizioni si possono verificare, ad esempio, in un individuo in seguito ad assunzione, per lunghi periodi, di cibo con qualità eccessivamente pesanti e vischiose o, al contrario, all’esposizione a situazioni anomale, sia fisiche che psicologiche, che presentino qualità riferibili al freddo in senso lato, come ad esempio la paura e lo stress, determinando quindi contrazione, blocco e secchezza, elementi contrastanti la qualità calda di Agni.

L’alterazione di Agni determina quindi la formazione e l’accumulo di materiale dismetabolico a più livelli (Ama), che va ad alterare ed ostruire il flusso di informazioni che, secondo l’Ayurveda, è veicolato da particolari canali chiamati Srota. L’alterazione o il blocco delle comunicazioni intercellulari, dovuto alla presenza di materiale dismetabolico che degenera la funzione della membrana e della matrice extra cellulare, è una condizione che anche la moderna biomedicina considera fra le cause principali della trasformazione neoplastica.

Quindi da una parte si avrà un blocco del flusso informativo che altera profondamente l’equilibrio fra i principi funzionali (Doṣa) che governano la fisiologia cellulare e quindi il funzionamento dei tessuti più complessi, generando condizioni di stagnazione, congestione e infiammazione. Dall’altra parte la perdita dello scambio di informazioni e del feedback intercellulare, che consente un continuo adattamento alle variazioni ambientali e microambientali, porterà a un cambiamento della strategia di sopravvivenza cellulare e un’alterazione delle istruzioni normalmente utilizzate.

La trasformazione neoplastica secondo l’Ayurveda è data quindi dalla progressiva perdita, da parte della cellula, della possibilità di recuperare le informazioni necessarie per l’adattamento all’ambiente e la messa in atto di strategie per la sopravvivenza che attingono a schemi e configurazioni precedenti. Cellule con modificazioni che possono essere tendenzialmente neoplastiche si producono continuamente e continuamente vengono eliminate dai meccanismi omeostatici di controllo del sistema generale dell’organismo. Infatti il meccanismo, ad esempio, dell’infiammazione è considerato la fase iniziale di trasformazione e controllo del tessuto neoplastico o potenzialmente tale. L’alterazione del controllo da parte dell’organismo sull’infiammazione è il primo passo della trasformazione neoplastica. Quando l’organismo perde la sua capacità di omeostasi ed autocontrollo, le cellule alterate sopravvivono e raggiunta una massa critica, possono costituire un sistema a sé stante, prevalente sui tessuti circostanti ed autonomo.

Da un punto di vista macroscopico e clinico le condizioni patologiche descritte in Ayurveda che possono essere assimilate alla moderna descrizione di neoplasia sono dette Arbuda. Il termine Arbuda significa letteralmente “crescita di carne”, tuttavia nella sua radice etimologica è anche compreso il concetto di distruzione. Arbuda ha anche altri significati fra cui “dieci miliardi”, numero astronomicamente grande che può indicare la crescita incontrollata di cellule, ma anche “montagna”, “serpente” e anche “demone”.

Quindi, in accordo quanto sopra esposto, secondo l’Ayurveda possiamo riassumere la manifestazione clinica di una neoplasia nei seguenti stadi:

1. Śopha - gonfiore/infiammazione;

2. Granthi - rigonfiamento tissutale;

3. Arbuda - tumore vero e proprio;

4. Karkaṭārbuda - tumore solido esplicitamente maligno;

5. Adhyarbuda - metastasi in siti primari;

6. Dvirārbuda - metastasi distanti;

7. Vraṇārbuda - suppurazione, tumori ulcerativi.

La tipizzazione costituzionale secondo il concetto di Prakṛti viene ovviamente adottata anche nell’ambito delle neoplasie, permettendo di individuare non solo le predisposizioni individuali ma anche, in caso di accertamento clinico, le possibili modalità evolutive della patologia e quindi la migliore strategia terapeutica. Questo concetto è anche estendibile alla Medicina Moderna per una migliore stratificazione dei pazienti e tipizzazione della terapia.

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Scienza e Conoscenza n. 63 - Rivista >> https://goo.gl/ddGQ6U
Nuove Scienze, Medicina non Convenzionale, Coscienza
Autori Vari

giovedì 16 agosto 2018

Epigenetica e PNEI in medicina



Epigenetica e PNEI in medicina: ce ne parla Giovanni Abbate Daga

Medicina Non Convenzionale
      
Che cosa sono la PNEI e l'epigenetica e in che modo stanno cambiando la scienza e la medicina? Lo scopriamo in questa intervista al professor Giovanni Abbate Daga - psichiatra e direttore del Master di I livello in PNEI che si tiene presso l’Università di Torino - che sarà presente anche al Congresso SaluScienza che si terrà a Varignana (BO), il 23, 24 e 25 Novembre 2018

Redazione Scienza e Conoscenza - 15/08/2018

Epigenetica e PNEI stanno cambiando i paradigmi in medicina e nelle scienze umane: alla luce di queste discipline possiamo rivedere e arricchire percorsi eziologici, diagnostici e terapeutici. Per capire quali prospettive si stanno aprendo, soprattutto nell’indagare quanto la madre, prima, e i genitori, poi, possano “influire” sulla salute fisica ed emotiva del nascituro abbiamo incontrato Giovanni Abbate Data, psichiatra e ricercatore in ambito PNEI.

Ci può spiegare come, a suo avviso, la PNEI sta cambiando la medicina e, più in generale, le scienze umane?

La PNEI, ovvero la Psicoconeuroendocrinoimmunologia, è una concezione diversa di approcciare il paziente e di concepire il "sistema uomo", che viene visto non più con una prevalenza della mente sul corpo o del corpo sulla mente, ma con l'idea che esso sia un'interazione di sistemi diversificati e in continua e complessa connessione tra loro. Questi sistemi si regolano, si parlano, cooperano, qualche volta si contraddicono.

Tutto questo ha un impatto molto forte sull'aspetto medico, perché possiamo pensare che agendo su un sistema si interagisca anche con gli altri.

Facciamo un esempio: da un punto di vista clinico, una dieta non cura solamente gli esami, non fa solo scendere o aumentare di peso, ma può curare la salute mentale. Sarebbe lungo e complesso darne qui la spiegazione scientifica, basti dire che vi sono alcuni studi secondo i quali una dieta mediterranea impostata in un certo modo è in grado, in un determinato lasso di tempo, di dimezzare il rischio depressione.

E l’epigenetica? È anch’essa una rivoluzione?

Più che una rivoluzione, l'epigenetica è un passo in avanti. Da quando, negli anni Cinquanta, è stato scoperto il DNA, la genetica ci affascina molto. Nei primi anni Duemila abbiamo scoperto e codificato il genoma umano: il vero problema è non tanto sapere cosa siano i geni, ma come interagiscono fra di loro, quando si attivano e quando si disattivano. La genetica fornisce una serie di strumenti di base, diversificati fra gli esseri viventi e gli esseri umani, ma poi la vera differenza la fa l'utilizzo di questi strumenti.

In questo contesto l'epigenetica è come l'esperienza della vita, i quando ci aiuta e ci insegna a utilizzare il DNA; questo vale sia per attivazioni e disattivazioni rapide, ma anche – e questo è più importante per la medicina – per il fatto che l'epigenetica può avere dei fattori costanti e che si mantengono nel tempo. Questo avviene per tutti gli eventi che intervengono nella nostra vita, soprattutto in gravidanza, nel periodo prenatale o nei primi anni di vita, dove la regolazione dei sistemi impara i suoi pattern. Cosa significa tutto questo? Oggi sappiamo che alcuni eventi, modificando in parte il DNA (si parla di acetilazione, si parla di metilazione di alcuni geni), rendono alcuni geni più attivi o meno attivi in certi momenti o per tutta la vita, cosa che può modificare il nostro approccio, ad esempio, allo stress.

Faccio un esempio caro al mio mestiere, in quanto faccio lo psichiatra. Da più di cent'anni la psicologia, la psicanalisi e la psichiatria conoscono il fatto che gli eventi precoci incidono notevolmente sulla nostra vita futura. Gli eventi precoci, nel mondo attuale, sono soprattutto eventi di interazione umana: l'importanza del rapporto con la madre, con il padre, con la famiglia, ma anche gli eventi traumatici o meno. Un evento traumatico – l'esempio classico è quello dell'abuso che un bambino può subire – può permanentemente metilare l'espressione di alcuni geni che hanno a che fare con i recettori del cortisolo a livello ippocampale. In sintesi possiamo affermare che un bambino abusato sarà un adulto più sensibile agli stimoli stressanti, con meno risorse su questo fronte.

Per far capire meglio la differenza tra genetica ed epigenetica sono state coniate alcune metafore particolarmente esemplificative. Una metafora interessante è quella dello spartito musicale e dell'esecuzione dello spartito. Nella tradizione musicale, dall’antichità ai giorni nostri, ci sono casi in cui abbiamo solo qualche traccia di spartito, come ad esempio per le tragedie greche e il coro, e non sappiamo nulla di come quello spartito venisse eseguito. Abbiamo perduto per sempre quella musica in quanto non sappiamo, effettivamente, come gli antichi greci cantassero e suonassero. Laddove, invece, abbiamo una cultura che si è mantenuta – pensiamo al Settecento, a Bach, a Beethoven – non c'è solo lo spartito che ci dice com’è quella musica, ma c'è anche l'esecuzione. L'esecuzione è qualcosa che si impara. L'orchestra si esercita a lungo per poter eseguire una sinfonia e tale esercizio è la segnatura epigenetica dei pezzi e dell'interazione dei sistemi. Pertanto, la genetica sta allo spartito, così come l'epigenetica sta poi all'esecuzione, che l'orchestra impara. Cito anche Francesco Bottaccioli, che invece utilizza la metafora del libro: la genetica è il libro e l'epigenetica sono gli appunti a margine che si annotano per tutta la durata della vita.

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giovedì 9 agosto 2018

Che cos'e' la Medicina Narrativa




Che cos'e' la Medicina Narrativa e che ruolo svolge in un paradigma terapeutico di tipo olistico?

Medicina Non Convenzionale

Nella Medicina Narrativa la narrazione della patologia ad opera del paziente al medico è considerata fondamentale, al pari dei segni e dei sintomi clinici della malattia stessa: scopriamo meglio di cosa si tratta

di Carmen Di Muro - 04/08/2018

Il concetto di Medicina Narrativa si è affacciato sulla scena internazionale verso la fine degli anni ‘90 grazie agli studi compiuti dai medici R. N. Remen e R. Charon. Il loro lavoro aveva come scopo principale quello di sensibilizzare il mondo medico verso l’utilizzo di un approccio narrativo ed empatico nella relazione con gli assistiti, dove i “racconti di malattia” fatti non solo dai pazienti, ma anche da medici, psicologi, infermieri e da quanti operavano nel sistema sanitario, assumevano un basilare valore terapeutico, divenendo il mezzo più diretto e veritiero per dare spazio al vissuto del soggetto e della sua famiglia, per comprenderne il significato in un quadro complessivo, sistemico e rispettoso della persona.

Che cos'è la Medicina Narrativa

Da qui nacque l’acronimo NBM (Narrative Based Medicine), dove la narrazione della patologia ad opera del paziente al medico è considerata fondamentale, al pari dei segni e dei sintomi clinici della malattia stessa. La NBM non è in contrapposizione all’EBM (Evidence Based Medicine), ma entrambe si completano, non si elidono né si svalutano reciprocamente, ma si integrano rendendo le decisioni clinico-assistenziali più complete, efficaci ed appropriate.

Infatti, nell’incontro clinico avviene uno scambio di narrazioni e una negoziazione di significati che stimola la co-costruzione di una storia di cura, nonché il senso di identità della persona stessa. E poiché ogni storia esprime una prospettiva, la narrazione diviene il modo che dà senso ai fatti, mettendoli in ordine, in una trama specifica, sulla cui soglia vigila la coscienza riflessiva che permette non solo di ricomporre le proprie tracce, ma anche di raggiungere gli altri, coinvolgendoli attivamente.

Questo modello empatico, sviluppato presso la Harvard Medical School da B.J. Good, sottolinea, dunque, l'importanza delle “storie” nel valutare il rapporto medico-malato, prevedendo anche una ricerca qualitativa, attraverso la raccolta di dati sui vissuti del paziente (in termini di tristezza, sentirsi soli, provar dolore, sconforto) e sulla modulazione delle relazioni che egli vive nell’ambiente di cura. Il costrutto narrativo, che produce la sofferenza, presenta una ricchezza semantica che va oltre la valutazione delle peculiarità dell’attenzione sentita dal paziente (soddisfazione/insoddisfazione), ma mira a ridefinire la pratica clinica nel suo complesso. Le narrazioni di malattia sono, quindi, uno strumento di comprensione della relazione del paziente con la patologia stessa.

L'obiettivo è clinico-assistenziale e permette non solo di sviluppare un percorso di cura personalizzato, appropriato e in linea con le indicazioni dell'Evidence Based Medicine, contribuendo a migliorare la prognosi e l'alleanza terapeutica, ma diviene un potente strumento di trasformazione.

La Medicina Narrativa è una vera e propria metodologia

La pratica Narrativa non si limita a esortare i sanitari a un atteggiamento accogliente e solidale nei confronti del bisogno di raccontare che può avere il malato (e che questi può soddisfare attraverso altri canali, come quelli riconducibili alla “conversazione” o allo scambio sociale), né può essere confinata nella formula semplicistica di un tempo supplementare da dedicare alle narrazioni. Richiede, piuttosto, una competenza per discriminare le narrazioni funzionali da quelle disfunzionali, al fine di promuovere una medicina “sobria-rispettosa-giusta” in linea con la Slow Medicine (il movimento che si occupa della persona considerandola nella sua integrazione esistenziale a 360 gradi). La Medicina Narrativa, quindi, non richiede solo buona volontà, ma apprendimento metodico.

La metodologia narrativa, infatti, ha una precisa articolazione che procede per stadi: stimolare la narrazione, raccoglierne i contenuti, marcare e indicizzare gli stessi, costruire dei significati, elaborare il linguaggio narrativo, valutare in base all’impatto. Il professionista, oltre ad avere specifiche competenze comunicative e relazionali, deve essere opportunamente preparato così da analizzare preventivamente il contesto specifico, in modo da adottare lo strumento più idoneo e in linea con la persona per costruire un percorso di cura appropriato e condiviso.

Avere un’adeguata conoscenza delle metodologie e degli strumenti è il presupposto fondamentale, che mira non solo a rispondere al bisogno d’individuazione di una linea comune che permetta di fronteggiarne l’uso improprio, ma che soprattutto possa essere esperibile ai fini della ricerca, rispettando i princìpi di efficacia ed efficienza. Dato l’ampio spettro di esperienze analizzate nella relazione, non c’è un unico strumento per l’utilizzazione dell’approccio narrativo nel processo di care.

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giovedì 5 luglio 2018

Omeopatia: prima medicina con metodo scientifico




Omeopatia: prima medicina con metodo scientifico

Medicina Non Convenzionale

Omeopatia: lo sapevi che è stata la prima medicina sperimentata con metodo scientifico?
      
La prima sperimentazione farmacologica in medicina è stata compiuta dal medico sassone Samuel Hahnemann nel Settecento, quando egli ha messo a punto l'Omopatia e ha voluto testate i vari rimedi in maniera sistematica

di Diego Tomassone

L’Omeopatia è una medicina altamente scientifica che si basa sulla legge del simile, sull’utilizzo del rimedio unico in piccola dose, sulla sperimentazione pura dei medicamenti e sulla totalità dei sintomi del malato: questa è la definizione, sintetica, di cosa si intende davvero per Omeopatia.

Spieghiamo quindi l’Omeopatia partendo proprio da questa definizione: la parola Omeopatia stessa significa “curare con il simile” (dal greco ὅμοιος, òmoios, «simile» e πάθος, pàthos, «sofferenza»), e infatti il cardine di tutto l’impianto teorico omeopatico è la legge di similitudine, la quale recita: «ciò che in un soggetto sano produce alterazione, disturbo o malattia, può curare un soggetto malato della stessa alterazione, disturbo o malattia».

Perché vi ho scritto “medicina altamente scientifica”?

Dovete sapere che prima di Hahnemann non esisteva una medicina veramente scientifica, come la intendiamo noi oggi. La medicina dell’epoca (siamo nel XVIII secolo), era perlopiù basata su congetture, ipotesi ed esperienza al capezzale del malato.

Hahnemann, accorgendosi della mancanza di una dottrina e di solide basi sia nella diagnostica che nella terapeutica medica, decide di iniziare a sperimentare i medicamenti, così da avere dei punti fermi su cui potersi basare per prescrivere una cura.

Parte quindi dalla farmacologia, perché senza aver ben chiaro gli usi e le applicazioni dei medicamenti non è possibile prescrivere delle cure efficaci, e inizia con quella da lui definita “sperimentazione pura” dei medicamenti, “pura” perché eseguita su soggetti sani volontari (esseri umani, non animali).

Questa sperimentazione è il primo tentativo in assoluto di codificare in maniera scientifica la medicina, introducendo la sperimentazione farmacologica da cui poi hanno preso spunto tutte le successive sperimentazioni. Il metodo scientifico in medicina è stato quindi introdotto da Hahnemann, il quale ha letteralmente inventato ciò che oggi si chiama sperimentazione in doppio e triplo cieco.

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Scienza e Conoscenza n. 64 - Rivista Cartacea
Nuove Scienze, Medicina non Convenzionale, Coscienza
Autori Vari

giovedì 7 settembre 2017

10 consigli per scegliere un buon medico




10 consigli indispensabili per scegliere un buon medico

Scritto da: Valerio Pignatta

Medicina Non Convenzionale



10 consigli indispensabili per scegliere un buon medico

Poter disporre di un buon medico o terapeuta nei momenti di bisogno, di fronte a disturbi comuni o ancor più in casi più seri, è davvero molto importante. Purtroppo non è sempre facile inquadrare bene il proprio medico o capire sino a che punto ci può essere di utilità. [...] Ecco allora che pare utile fornire qualche dritta rispetto a come e su che basi si potrebbe operare la scelta del proprio medico o del terapeuta specialistico cui si intende far ricorso per farsi assistere nella gestione della propria salute. [...]

Punto n. 1 - Le qualità morali ed etiche
Innanzitutto, forse la prima cosa che bisognerebbe appurare è se il medico/terapeuta in questione ha delle qualità morali ed etiche, ovvero, insomma, se e quanto è umano. Questo non perché i medici siano una categoria più esposta di altre a insensibilità, ma perché questa è spesso una caratteristica comune dell’essere umano odierno. [...]

Punto n. 2 – La diagnostica
Ancora oggi è possibile trovare medici che non sono propensi a farvi correre avanti e indietro dai laboratori, ma a spendere qualche minuto in più per chiacchierare con voi o visitarvi ascoltando le vostre spiegazioni. Se il vostro medico vi prescrive un numero incommensurabile di esami clinici a ogni minimo sintomo e senza nemmeno guardarvi in faccia, pensateci. Il risultato potrebbe essere non proprio provvidenziale per il vostro organismo.

Punto n. 3 – La prescrizione dei farmaci
La stessa cosa si può dire dei medicinali. Se la tendenza del terapeuta che vi ha in cura è quella di caricarvi di ogni tipo di farmaco a ogni piè sospinto, mettetelo in stand by e guardatevi attorno. Come ormai si sa da parecchio tempo, i farmaci hanno molti effetti collaterali e un loro abuso o uso improprio non può certo fare bene. [...]

Punto n. 4 – Le prescrizioni ripetute nel tempo
Quando ogni volta che tornate dal medico con lo stesso disturbo egli vi propina la stessa inefficace minestra iniziate a ragionare. In questo caso la capacità del medico stesso di arguire o proseguire per strade diverse è palesemente inesistente. Inutile perdere tempo, è molto meglio provare altre menti più immaginative e altri percorsi terapeutici.

Punto n. 5 – Il grado di aggiornamento
Questo aspetto si lega direttamente al punto precedente. Molti medici continuano a studiare per passione e voglia di essere utili per molti anni ancora dopo la laurea. Ma molti del resto si impigriscono e demotivano nella routine della prescrizione burocratica e abbandonano ogni velleità di eroismo terapeutico. Se dovete scegliere, molto meglio optare per chi ancora è in moto. [...]

Punto n. 6 – Il grado di disponibilità a seguire il paziente sino alla completa guarigione
[...] La disponibilità del terapeuta a farsi carico anche dei propri fallimenti o dei problemi che possono manifestarsi nel corso dei trattamenti dei propri pazienti sarebbe del pari una buona qualità cui affidarsi. L’umiltà presuppone un basso ego e da quello del medico il paziente non può che trarre giovamento dato che in una situazione di questo tipo può esprimere anch’egli al meglio il proprio punto di vista e partecipare alla pari con responsabilità nel delineamento delle terapie adatte.

Punto n. 7 – Disponibilità rispetto ad altri paradigmi
[...] Se il vostro medico dimostra curiosità, interesse o perlomeno tolleranza rispetto all’utilizzo di altre medicine che non siano quelle convenzionali, oppure se egli è disponibile all’uso integrato delle stesse con quelle allopatiche è una gran bella cosa. La cosa migliore sarebbe l’inverso, ossia trovare un medico praticante di medicine alternative ma che non sia chiuso su quelle convenzionali e lavorare così sbilanciati in quel senso, senza mai integralismo nell’una o nell’altra direzione ma semplicemente seguendo ciò che serve caso per caso. [...]

Punto n. 8 – Assenza o presenza di consigli alimentari
[...] Se state per scegliere un nuovo medico o state semplicemente valutando quello che avete, domandatevi se egli è in grado di fornirvi consigli di tipo dietetico oppure no. Questo fa davvero una grande differenza.

Punto n. 9 – Attenzione e conoscenza rispetto ai meccanismi della psiche
Il ruolo della psiche (emotività, stress mentali ecc.) nella salute psicofisica è cospicuo e riconosciuto ma purtroppo poco considerato o banalizzato (“lei è molto nervoso/a”) quando si entra in uno studio medico. Se il medico cui vi appoggiate per le consulenze è invece un buon conoscitore delle dinamiche psicosomatiche o addirittura psicobiologiche e spirituali allora viaggiate sul sicuro. [...]

Punto n. 10 – La raccolta delle informazioni
Capire e sapere chi vi sta di fronte e si propone come vostro faro illuminante per la salute è un lavoro impegnativo. Tuttavia credo che ne valga la pena. Oggigiorno le informazioni possono essere raccolte in vario modo, sia direttamente tra i pazienti del terapeuta in questione, sia tra i suoi colleghi oppure anche su fonti indirette come Internet, le pagine Facebook che lo riguardano, la sala d’attesa degli studi in cui lavora, i giornali, i forum su web o il suo sito Internet personale. [...]

Tratto dal libro L'ABC della salute naturale

Un piccolo grande tascabile che raccoglie preziose informazioni e consigli su:

importanza della respirazione
vitamina D e vita a contatto con la natura
alimentazione e salute
esercizio fisico
relazioni
sonno
stile di vita
terapie alternative

L'ABC della Salute Naturale - Libro
Consigli pratici per autogestire il tuo benessere
Valerio Pignatta

lunedì 16 gennaio 2017

Scienza e Conoscenza - n. 59



Scienza e Conoscenza - n. 59

Nuove scienze, Medicina non Convenzionale, Consapevolezza



Questo numero di Scienza e Conoscenza è uno straordinario viaggio nel cervello umano.

Cercheremo di rispondere a domande affascinanti e ancora aperte, come ad esempio:

Qual è il rapporto tra il cervello e la mente?
La mente è il prodotto dei circuiti cerebrali, oppure è in grado essa stessa di modificare e plasmare il cervello?
Gli stati non ordinari della mente, come la meditazione e l’ipnosi, cosa possono dirci sulla natura della mente e della coscienza che ancora non sappiamo?
Che cos’è la coscienza?
La coscienza ha una natura materiale? Ha una natura quantistica? Ci sono ricerche in tal senso?
Il nostro viaggio nel cervello prosegue con un approfondimento dedicato alla salute del cervello:

Lo sapevi che le malattie neurodegenerative sono in fortissimo aumento?
Sai come proteggere il tuo cervello dall’Alzheimer, dal Parkinson e dalla SLA?
Lo sapevi che l’Alzheimer è stato definito il diabete cerebrale? Sai perché?
Infine analizziamo i programmi mentali inconsci che abbiamo introiettato sin da bambini e che spesso ci portano a vivere in maniera limitante. Impareremo a:

riprogrammare il nostro cervello,
sabotare i programmi mentali limitanti.
E ancora: il controllo mentale individuale e collettivo è possibile?
Marco Pizzuti ci svela ci ha già in mano le tecnologie per il controllo della nostra mente e del nostro DNA.

Su scienza e conoscenza 59 troverai anche:

un focus sulle evidenze scientifiche del Metodo Di Bella (MDB) in oncologia;
un articolo dedicato all’energia orgonica scoperta da Reich e alla terapia orgonica con un accumulatore orgonico portatile.


Avete mai pensato alla salute del vostro cervello?

Così come possiamo occuparci della salute dei nostri organi, pensiamo allo stomaco, all'intestino, al cuore, lo stesso possiamo fare per mantenere il nostro cervello in forma, in salute. Oggi sempre più spesso sentiamo nomi di malattie che ci fanno preoccupare e di fronte alle quali pensiamo di non avere possibilità di scampo: Alzheimer, Parkinson, SLA.

Mentre siamo ben certi che una vita sana, attiva e senza fumo potrà aiutarci a stare lontani da una malattia polmonare o cardiaca, ancora non siamo abituati a pensare che, allo stesso modo, possiamo proteggerci dal dilagare, quasi epidemico, delle malattie neurodegenerative. Eppure ormai è stabilito che esiste una correlazione strettissima, ad esempio, tra diabete e Alzheimer, tanto che quest’ultimo può essere definito come una vera e propria forma di diabete cerebrale.

In questo numero di Scienza e Conoscenza abbiamo pensato di proporvi alcuni importanti contributi sulla salute del cervello e del sistema nervoso: iniziamo a capire quali sono le strategie da mettere in atto non sono per evitare le malattie, ma per mantenere e migliorare le nostre capacità cognitive e la plasticità cerebrale. Di pari passo con questo approccio abbiamo scelto di presentarvi il cervello visto attraverso l’affascinante lente delle neuroscienze e della fisica quantistica che ci hanno aiutato a dare una risposta, anche se molto parziale, ad alcune cruciali domande sul rapporto cervello, mente e coscienza.

«Oggi – scrive Enrico Facco nell'intervista che gli abbiamo rivolto e che trovate a pagina 4 – possiamo cominciare a pensare, con molta serenità, al fatto che il rapporto mente-cervello non è solo un processo bottom up, come vuole il riduzionismo, dai circuiti cerebrali alla coscienza o alla psiche, che ne è un epifenomeno, ma semmai la gerarchia è bi-direzionale perché il cervello sicuramente se cambia modifica la coscienza e l’attività mentale, ma, d’altro canto, la coscienza e l’attività mentale possono modificare la regolazione del cervello, in termini non solo funzionali e momentanei ma addirittura strutturali».

Allo stesso modo Luigi Maxmilian Caligiuri si chiede se la coscienza abbia una natura materiale, di che tipo di materia si tratti e da quali leggi è governata, esaminando per noi le ipotesi sulla natura quantistica della coscienza sino ad ora messe in campo.

Ma gli spunti di riflessione sul cervello in questo numero non finiscono qui e addentrandovi nella lettura delle nostre pagine sono sicura che rimarrete piacevolmente colpiti dagli approcci e dalle letture proposti dai nostri autori: dalle tecniche per riprogrammare il nostro cervello, alla possibilità di mettere in rete il cervello dei singoli per creare una mente alveare più potente della somma delle sue parti.

Buona lettura!


 Indice

MENTE, CERVELLO E REALTÀ

Meditazione e ipnosi - Marianna Gualazzi
Mente, cervello e fisica quantistica - Luigi Maxmilian Caligiuri
CERVELLO IN SALUTE

Mangia per pensare, pensa per mangiare - Sabina Bietolini
Mente e cervello in Ayurveda - Sem Galbiati
Alzheimer, Parkinson, SLA: una cura naturale è possibile - Paolo Giordo
RIPROGRAMMA IL TUO CERVELLO

Sei tu a scegliere o è il tuo cervello? - Francesca Rifici
Alfa: la frequenza per espandere la mente - Riccardo Tristano Tuis
Matrix era un film per bambini - Marianna Gualazzi
SCIENZA E SPIRITO

Stati d’animo felici creano cellule felici - La Redazione
Benvenuti nella vita ordinaria - Jeff Foster
MEDICINA NON CONVENZIONALE

La ristrutturazione della mente e del microcircolo - Simone Caramel
Orgone: energia che cura - Emanuele Cangini
Il Metodo Di Bella. Seconda parte - Giuseppe Di Bella


Scienza e Conoscenza - n. 59 - Rivista Cartacea >> https://goo.gl/QbKsWF
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venerdì 9 dicembre 2016

Medicine senza effetti collaterali e low dose




Esistono medicine senza effetti collaterali? Scopri la medicina low dose

di La redazione di S&C - 07/12/2016



Esistono medicine senza effetti collaterali? Scopri la medicina low dose

La medicina low dose, è un approccio terapeutico innovativo che punta a ripristinare le condizioni fisiologiche dell’organis­mo sfruttando alcune particolari molecole del nostro organismo quali:

citochine,
interleuchine,
fattori di crescita,
neuropeptidi,
neurotrasmettitori,
e ormoni,
somministrate in diluizioni attive a basso dosaggio, preparate cioè secondo il metodo omeopatico della diluizione e della succussione, in modo da evitare effetti collaterali.

Dato che in questa forma hanno la stessa concentrazione fisio­logica (dell’ordine di nanogrammi o picogrammi) delle mole­cole che nell’organismo sano controllano e regolano le funzioni organiche, è possibile definire la medicina low dose anche come “medicina fisiologica di regolazione” o, d’altro canto, come una forma di “medicina preventiva” in quanto i preparati attivi a basso dosaggio sono virtualmente privi di effetti collaterali.

In molti casi la terapia low dose è risolutiva perché lavora diretta­mente sull’intero organismo, utilizzando molecole che agiscono a livello cellulare in modo da riorientare i percorsi biochimici che dovessero risultare inibiti o disturbati.

I risultati di alcune recenti ricerche hanno mostrato che le ci­tochine, le interleuchine, gli ormoni, i fattori di crescita e i neu­ropeptidi, correttamente diluiti e dinamizzati, diventano attivi nell’organismo mediante un meccanismo di sensibilizzazione e attivazione dei recettori cellulari.
In pratica, la medicina low dose si può definire come un’innovativa integrazione tra omeopatia, psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) e biologia molecolare.


Quando è possibile applicare la medicina a basso dosaggio?

In generale, la medicina low dose andrebbe utilizzata sulla base del processo decisionale descritto di seguito.

Se la condizione patologica è espressione di una down­regolazione (carenza) di una determinata molecola (ci­tochina, interleuchina, ormone, neuropeptide, neurotras­mettitore, fattore di crescita), per stimolare (o più precis­amente ottenere una upregolazione) della sua produzione fisiologica va somministrata la stessa molecola a dosaggio omeopatico.

Se la condizione patologica è espressione di una upregolazione (eccesso) di una determinata molecola (citochina, in­terleuchina, ormone, neuropeptide, neurotrasmettitore), per ottenere una downregolazione della sua produzione fisiologica andrà somministrato un dosaggio omeopatico della “molecola antagonista”.
Secondo un processo decisionale con caratteristiche più orientate al sintomo: le molecole in bassi dosaggi vengono prescritte in base ai particolari sintomi della malattia, in modo da gestirli.

In combinazione con rimedi omeopatici classici singoli e/o complessi in modo da ottenere una remissione più rapida.

In aggiunta ai farmaci di tipo convenzionale, con l’obi­ettivo di contrastare i loro effetti collaterali o di ridurne progressivamente il dosaggio e la frequenza di somminis­trazione.
Posologia – Due o tre volte al giorno si assumono 10-15 gocce del rimedio, diluite con un po’ di acqua minerale, e si tengono sotto la lingua per qualche istante prima di deglutirle. Il tratta­mento dura in genere dalle tre alle sei settimane, ma in relazione alla condizione da trattare e alla reazione individuale può essere protratto anche per tempi più lunghi (è sempre e comunque me­glio affidarsi al parere del medico che consiglia il rimedio appro­priato alla condizione dell’individuo).


Vuoi approfondire la medicina a basso dosaggio?
Questo libro potrebbe interessarti!

Curarsi a Basso Dosaggio senza Effetti Collaterali - Libro >> https://goo.gl/7jrQKL
Medicina Low Dose - Con citochine e ormoni omeopatici
Max Corradi

giovedì 27 ottobre 2016

Kinesiologia applicata alla medicina e Meridiani energetici




Kinesiologia applicata alla medicina e Meridiani energetici

di Alberto Cardillo - 24/10/2016



Kinesiologia applicata alla medicina e Meridiani energetici

In molti conoscerete la Kinesiologia ma in numero meno ampio la “Kinesiologia applicata alla medicina”. Siamo abituati a pensare alla kinesiologia come a quella disciplina che si occupa del sistema muscolo-scheletrico. Infatti nella stragrande maggioranza dei casi chi si rivolge al kinesiologo lo fa prevalentemente perché lamenta un problema legato alla muscolatura o a livello osseo.

Il termine “kinesiologia” deriva dal greco Kinesis = movimento e Logos = scienza. Il kinesiologo verifica attraverso il test muscolo-scheletrico la sede primaria del problema e con alcune manipolazioni che effettua da solo o talvolta con l’aiuto del paziente stesso cerca si risolvere il fastidio o dolore. Lavora quindi sui vari muscoli o sul sistema osteoarticolare, un po’ come farebbe un fisioterapista.

La kinesiologia applicata alla medicina

La kinesiologia applicata alla medicina è più complessa. È stata sperimentata negli Stati Uniti d’America a metà degli anni Sessanta dal chiropratico George Joseph Goodheart Jr. Consente di indagare, attraverso il test Kinesiologico basato sulla forza muscolare, lo stato di salute di un organo o di un viscere ma anche di interagire con il nostro stato energetico e individuare scompensi che, oltre che essere muscolo-scheletrici, hanno origine psicoemozionale. Possiamo quindi dire che tramite la Kinesiologia applicata alla medicina verifichiamo i livelli:

fisico
strutturale
mentale/emotivo
biochimico/nutrizionale

Diventa pertanto un metodo diagnostico e curativo che consente di ottenere informazioni mediche per la valutazione dei problemi del paziente. Il corpo non mente mai e se viene interrogato attraverso il muscolo, sottoposto a stimoli precisi con la kinesiologia, fornisce risposte che consentono al kinesiologo di arrivare alla radice del problema e non fermarsi al sintomo. Diciamo, per semplificare, che il muscolo diventa l’elemento che mette in collegamento il corpo del paziente nel suo aspetto olistico (mente, corpo e sistema energetico) con il kinesiologo,  per dare indicazioni precise non solo sul sintomo ma verificare l’origine del disturbo, se è primario o secondario ad altro organo o viscere o se è nato a seguito di uno blocco emotivo o traumatico (fisico o stress).

Kinesiologia e stress

Un avvenimento che crea stress viene registrato nel sistema fasciale che avvolge il muscolo fino a raggiungere gli invisibili esili filamenti conosciuti come miofibrille ed espandersi su tutto l’organismo. Ciò significa che lo stress che giunge da un processo biochimico o emozionale, alimentare o strutturale, viene memorizzato dal sistema muscolo scheletrico e rende il muscolo debole che, stimolato dal test kinesiologico, manifesta la disarmonia. Il kinesiologo, attraverso quindi la valutazione della forza dei muscoli che prende in esame, è in grado di valutare problematiche dirette del muscolo testato o malesseri più profondi dell’organismo che, spesso, sembrano distanti come origine rispetto a dove si avverte il fastidio o il malessere. Un muscolo può essere preso in esame ed essere considerato un muscolo indicatore e procedere al test kinesiologico. Per comodità viene preso in esame come muscolo indicatore il deltoide. Abbiamo avuto modo in questi anni di osservare e constatare che patologie legate a quello che possiamo definire “cervello addominale” hanno quasi sempre risonanza sulla colonna vertebrale e sul sistema scheletrico. Se si individua ad esempio uno scompenso sulla fossa iliaca di destra è facile che si determinino delle sublussazioni che interessano la zona sacro iliaca.

Questo tratto sacroiliaco risente dell’infiammazione che proviene dal colon. L’infiammazione provoca una contrazione muscolare disarmonica che, se si protrae per diverso tempo, cagiona l’acidificazione dei tessuti. Se si è stitici o si accusa colite, si trova quasi certamente uno scompenso della zona lombare L1. Ma al kinesiologo non basta individuare attraverso il test se il fastidio alla fossa iliaca ha determinato delle sublussazioni a livello della L2, addirittura va oltre e dopo aver verificato che lo scompenso è secondario, indaga per comprendere da dove arriva e di che natura è, se organico, emozionale ecc. Una volta individuato da dove arriva il malessere, il kinesiologo deve procedere a rimuovere il problema e per farlo si avvale di quello che prevede la Medicina Tradizionale Cinese, la Naturopatia e ogni altra forma di medicina complementare.

Kinesiologia, Medicina Tradizionale Cinese e Meridiani energetici

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, ad ogni muscolo è associato un meridiano di agopuntura e ad ogni meridiano è associato un viscere o un organo. Anche in questo caso il terapeuta cerca il meridiano che è primario come disarmonia e che va trattato per primo e, allo stesso modo, verifica quale agopunto stimolare prioritariamente e che ha dato il via al disequilibrio. Verifica i punti riflessi neurovascolari e neurolinfatici. I neurovascolari si trovano sul cranio e servono a facilitare l’ossigenazione delle fasce muscolari e del loro nutrimento. I punti riflessi neurolinfatici invece si trovano lungo il tronco e stimolarli aiuta l’irrorazione sanguigna dei visceri e degli organi. Come potete immaginare, con la Kinesiologia, si può velocizzare la diagnosi che effettua il medico individuando attraverso le carenze muscolari su quale organo o viscere indagare in modo più approfondito e, allo stesso tempo, essere usata come attività curativa per tutte quelle patologie che lo consentono e con l’uso di tutte quelle tecniche legate alla medicina naturale. Per esempio la kinesiologia applicata alla medicina può intervenire sul peso in eccesso, o meglio sul dimagrimento, perché con il test kinesiologico è possibile riequilibrare tutte le disarmonie interne al paziente a partire dalle inversioni psicologiche (voglio dimagrire? Sì/no, voglio veramente dimagrire? Sì/no).

Con la kinesiologia possiamo interrogare il corpo attraverso la forza muscolare e il sistema nervoso e comprendere come rimuovere le disarmonie, ricreando il giusto asse fra cervello-testa, cervello-cuore e cervello-addominale. Inoltre, ci è possibile eliminare lo stress delle emozioni negative che si sono localizzate in vari agopunti, accordando come fosse uno strumento musicale i processi metabolici e catabolici non più in armonia, verificando sempre attraverso il test kinesiologico quali sono gli integratori fitoterapici o gli oligoelementi che meglio sono compatibili con il paziente e che possono contribuire a far ripartire bene il metabolismo.

Teoria e Impegno Pratico della Kinesiologia Applicata
Ruggero Dunjany