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lunedì 13 maggio 2024

Malattia oltre il piano fisico


Quando la malattia va oltre il piano fisico

Consapevolezza e Spiritualità

>> https://bit.ly/3WGTPov  

Uno dei grandi ostacoli, che ho dovuto affrontare in quanto oncologo integrativo, risiede nelle problematiche di tipo emotivo e spirituale che i miei pazienti devono superare per poter guarire. Ho avuto dei pazienti che sono deceduti letteralmente subito dopo essersi liberati del cancro, poiché non riuscivano a superare la rabbia, la paura, la sensazione di non essere amati, l’incapacità di perdonare o altri fattori problematici della loro vita.

Alexander Loyd, Ben Johnson - 11/05/2024

Per aiutare i miei pazienti a gestire meglio i loro problemi emotivi e spirituali ho esplorato e ricevuto formazione in molte terapie, incluso anche il counseling tradizionale, la Terapia del campo di pensiero (Thought Field Therapy, o TFT), le Tecniche di libertà emozionale (Emotional Freedom Techniques, o EFT), il Healing Touch, la Tecnica di digitopressione di Tapas (TAT), le Quantum Techniques e altro.

Alcune di esse sono state di una certa utilità, e talune hanno aiutato più di altre. Ma nessuna si è dimostrata all’altezza del compito di poter funzionare per tutti. La verità in tutto questo sta nel fatto che ci capita raramente d’incontrare una forma di terapia davvero nuova, specialmente una che sia potenzialmente in grado di modificare il panorama della medicina come lo conosciamo oggi.

Pensate solo alle possibilità di un mondo senza Prozac, Liptor, insulina o senza farmaci antipertensivi. Quando questo coincide col nostro momento del bisogno personale, può rappresentare un evento realmente fenomenale. All’epoca non lo sapevo, ma la nuova terapia che stavo cercando era rappresentata dai Codici di Guarigione sviluppati dal dottor Alex Loyd, che oggi ho il piacere di definire un amico e un socio.

Nella mia clinica oncologica di Atlanta siamo molto progressisti. Prendiamo in esame le svariate cause del cancro e per ciascuna cerchiamo di mettere a punto forme di terapia specifiche. Ritengo che le cause del cancro siano dovute a una combinazione di metalli pesanti, virus, carenza di ossigeno nelle cellule, acidosi metabolica e problemi di natura emotivo-spirituale. Possiamo gestire molto bene i metalli pesanti servendoci di una vasta gamma di agenti da assumere per via endovenosa e orale. Un virus e altre particelle simili ai virus sono molto più difficili da affrontare, ma possono essere gestiti per mezzo di alcuni preparati antivirali e di altri agenti non approvati dalla FDA. Per ciò che concerne la deprivazione di ossigeno cellulare (per la quale Otto Warburg è stato insignito del premio Nobel per la medicina nel 1932, quando provò che la mancanza di ossigeno è una causa importante del cancro), si tratta di un processo più lento. Esistono agenti che permettono di modificare la curva dissociativa tra ossigeno ed emoglobina per via endovenosa.

Tutto ciò è strettamente collegato all’acidosi metabolica e ai continui cambiamenti nella dieta, che sono assolutamente necessari. Sebbene non sia cosa facile, affrontare tutte queste problematiche simultaneamente costituisce un compito incalzante e concretizzabile. Erano piuttosto i problemi di natura emotiva e spirituale a costituire l’ostacolo principale per la guarigione dei miei pazienti. Trovare una soluzione a quell’ostacolo si trasformò in una impresa sempre più importante per me, mentre continuavo a occuparmi della professione medica.

La mia esperienza personale di diagnosi

Durante le mie ricerche rivolte al benessere dei miei pazienti, cominciai ad avere io stesso alcuni sintomi a livello fisico, accusando principalmente affaticamento e fascicolazione (uno spasmo involontario o contrazione convulsa delle fibre muscolari). Cercai d’ignorarli, mettendoli da parte come una conseguenza dell’infortunio al midollo spinale che avevo subito nel 1996. Ma col passare del tempo le mie condizioni peggioravano. I muscoli di una gamba mi tremavano all’altezza del polpaccio e contemporaneamente subivo degli spasmi muscolari alla schiena o nella parte alta delle braccia. Ci si sarebbe potuti mettere lì seduti a osservare quei muscoli che saltavano su e giù sotto lo strato di epidermide. Per di più, mi affaticavo molto, anche solo per salire una corta rampa di scale, e la mia voce si era indebolita. Decisi che era ora di fissare una visita dal mio chirurgo ortopedico, che è anche un amico personale. Dopo avermi esaminato, m’informò con grande riluttanza della sua diagnosi: sclerosi laterale amiotrofica (SLA), comunemente nota col nome di morbo di Lou Gehrig. Non essendo soddisfatto di quella diagnosi, mi misi subito in contatto con un altro mio amico medico per avere una seconda opinione. Anche lui fece la stessa diagnosi.

Andai a casa e mi tuffai nei miei volumi di medicina. Quello che scoprii fu piuttosto spiacevole. L’ottanta per cento dei pazienti affetti dal morbo di Lou Gehrig muore nell’arco di cinque anni dopo la comparsa dei sintomi, e io li avevo già avuti per almeno un anno! Secondo le statistiche riferite a quella malattia, avevo appena vissuto tra il venticinque e il cinquanta per cento del tempo che mi restava da vivere. Molti dei miei pazienti oncologici avevano prognosi migliori di quella.

Poco tempo dopo aver ricevuto quella diagnosi frequentai un seminario durante il quale ebbi modo di ascoltare il dottor Alex Loyd mentre esponeva il suo recente lavoro sui Codici di Guarigione. Ero molto incuriosito dal fatto che, quando il dottor Loyd iniziava a fornire consulenza e a lavorare con i suoi pazienti e quando questi ultimi cominciavano a guarire emotivamente, iniziava a manifestarsi in loro anche una guarigione di tipo fisico.

Il fenomeno era del tutto inatteso, ma si dimostrava vero, poiché il dottor Loyd rilevava la presenza di un numero crescente di pazienti che guarivano fisicamente. Con la mia recente diagnosi in mano, raddoppiai gli sforzi per saperne di più sulla scoperta del dottor Loyd.

Avevo capito ma dovevo analizzare le basi filosofiche

Le basi filosofiche erano importanti per me, perché se la filosofia fosse stata difettosa, anche il mio lavoro sarebbe stato imperfetto. Come il libro I codici di Guarigione spiegherà più in dettaglio, uno dei concetti base della metodica dei Codici di Guarigione consiste nel fatto che tutta la memoria è immagazzinata sottoforma d’immagini, e che alcune di queste immagini contengono delle non-verità o menzogne che, se non vengono corrette, finiscono per dare luogo a problemi di natura emotiva e/o fisica.

Il concetto che i ricordi fossero immagazzinati sotto forma d’immagini non mi creava alcun problema, visto che il cervello funziona in maniera molto simile a un supercomputer. L’idea delle non-verità o menzogne contenute in quelle immagini mi risultava un po’ nuova, ma aveva perfettamente senso. Tutti, a partire da Freud e da altri prima di lui, avevano teorizzato che ancoriamo parte della nostra energia a uno stadio precedente, il che poi ci rende incapaci di gestire i problemi di vita che sorgono innanzi a noi. L’idea nuova era il concetto che tali eventi, tali immagini, non fossero vere. Per esempio, se qualcuno si sentiva non amato, era davvero indegno di amore? Naturalmente no! Se ci si sentiva incompetenti, ciò significava che il nostro corpo e la nostra mente fossero davvero incapaci di svolgere quella data azione? Probabilmente no. È più verosimile pensare che semplicemente non si pensava di poterci riuscire. Quindi mi andava bene il concetto che si potesse credere a delle non-verità. Ma come poteva, tutto questo, tradursi in malattia?

Cercai di paragonare la cosa a un modello informatico che mi riuscisse di comprendere. Noi siamo stati creati avendo in dotazione determinati programmi. Uno dei nostri programmi è quello di “autoguarigione”. Quando crediamo a delle non-verità, i file di questo programma si corrompono, facendo sì che il programma giri sempre più lentamente e che poi finisca per bloccarsi. Se solo si potesse trovare il modo di ripulire il programma… Voilà! L’innata capacità dell’organismo di guarirsi, secondo il piano divino, sarebbe ristabilita! Questo era logico in un modello informatico, e plausibile in un modello umano. Ma come si fa per eliminare i dati sbagliati e sostituire a essi quelli giusti? Questo per me si riduceva a un concetto di fisica, poiché tutto, inclusa l’informazione digitale, in definitiva esistein termini del suo denominatore più comune: l’energia, dotata di una sua frequenza vibrazionale. Qualsiasi frequenza può essere cambiata, se soltanto si sa come fare.

Un tuffo a capofitto nel metodo

A quel punto ero a mio agio con gli aspetti scientifici e filosofici dei Codici di Guarigione. Era arrivato il momento di buttarsi, quindi m’iscrissi a un seminario di formazione. L’istruzione impartita era buona e cominciai ad apprendere alcune semplici tecniche utilizzate dai coach dei Codici di Guarigione. Decisi anche di acquistare una sessione di guarigione privata della durata di un’ora col dottor Loyd, a uso mio personale. C’erano due cose su cui volevo lavorare immediatamente. La prima in assoluto era la mia diagnosi del morbo di Lou Gehrig.

Inoltre, da molto tempo soffrivo d’insonnia, in modo talmente grave da far sì che ormai da decenni non mi fossi mai coricato la sera senza ricorrere a un sonnifero. Ricevetti un Codice per la mia insonnia che avrei dovuto usare tre volte al giorno. La prima sera, dopo aver applicato il Codice una sola volta, mi addormentai e dormii tutta la notte. Per le cinque settimane successive non presi una singola volta il sonnifero. Con questo non intendo dire di non averne mai più presi in seguito, poiché viaggio molto e talvolta gli strani letti e i rumori particolari mi creano situazioni difficili. Tuttavia, il mio schema del sonno è notevolmente migliorato e prendo un sonnifero soltanto di rado.

Quanto alla mia fascicolazione muscolare, all’affaticamento e ad altri sintomi del morbo di Gehrig, sono tutti spariti. Dopo tre soli mesi di utilizzo dei Codici di Guarigione tornai dal chirurgo che mi aveva fatto la prima diagnosi. Mi fece una elettromiografia (EMG) per controllare il morbo di Gehrig e scoprì che era scomparso del tutto. Sono stato libero dai sintomi fin dal mese di marzo del 2004. Per chi di voi non lo sapesse, non esiste una cura per il morbo di Lou Gehrig.

Dopo aver sperimentato personalmente i risultati delle tecniche dei Codici di Guarigione, decisi d’imparare tutto il sistema nella sua interezza. Inoltre, ho svolto formazione per lo staff della mia clinica oncologica di Atlanta, affinché anche i miei pazienti potessero godere dei benefici di questo grande lavoro. In base ai risultati che il mio staff e io stiamo rilevando, oggi so di aver trovato il metodo di guarigione che stavo cercando. Non conosco niente altro che si rivolga ai problemi sia emotivi che fisici, guarendoli in modo altrettanto efficace e completo.

Dott. Ben Johnson

Brano tratto dalla Prefazione del libro I codici di Guarigione - Dott. Alexander Loyd -  Macro Edizioni

Il Codice della Guarigione - The Healing Code — Libro >> https://bit.ly/3WGTPov  

6 minuti per guarire la fonte di ogni malattia, raggiungere il successo, migliorare le relazioni

Alexander Loyd, Ben Johnson

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lunedì 26 febbraio 2024

Stress: una porta verso la malattia

Stress: una porta verso la malattia

Psicologia Quantistica

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Come reagiamo ai cambiamenti nella nostra vita? Scopriamo insieme la stretta relazione tra emozioni e salute

Carmen Di Muro - 25/02/2024

La vita è movimento perpetuo ed il suo accadere è scandito attimo dopo attimo, dentro e fuori di noi, in un gioco che si compie lungo un continuum e che ci chiama in determinati momenti ad affrontare situazioni esistenziali dolorose o stressanti a cui non sempre siamo preparati a rispondere adeguatamente. Eventi che non abbiamo previsto turbano il nostro equilibrio interiore ed implicano che debba necessariamente essere compiuto un salto affinché ci si possa ricollocare alla luce del nuovo accadimento. Nella maggior parte dei casi, però, il primo movimento istintivo diviene quello di ripiegarci su noi stessi, sulla propria interiorità che chiede spiegazioni e cerca di adattarsi a ciò che è sopraggiunto inaspettatamente, in modo da potersi riorientare al meglio.

La perdita di lavoro, un lutto, un tracollo finanziario, l’interruzione di un rapporto sentimentale, condizioni ed ambienti altamente stressanti e altri tipi di situazioni spingono a chiudersi in se stessi, sull’inquietudine che non trova senso, e a non comprendere quanto schemi di pensiero negativi inizino a dominare il nostro paesaggio interno, divenendo talmente familiari e radicati che è faticoso separarli dal proprio senso di auto-identità. Ciò drena energia vitale dalle riserve energetico-emozionali e crea un flusso disarmonico nella mente, che a sua volta si esprime nel corpo producendo un effetto di uguale o maggiore intensità sul campo elettromagnetico personale. Questo scompenso energetico non soltanto rende difficoltoso il ricollocarsi su vibrazioni alte ed armoniche necessarie per risollevarci, ma al contempo non permette al nostro organismo di svolgere la sua funzione metabolica in maniera efficiente.

Oggi sappiamo che un campo elettromagnetico sano determina reazioni elettrochimiche altrettanto sane, viceversa quando ci sono delle distorsioni nel suo flusso si generano problemi nella rete di segnali elettromagnetici che interconnettono tutte le molecole del nostro organismo.

La scienza stessa ci mostra che ad ogni forma emotiva corrisponde un rimaneggiamento della conformazione corporea, ovvero alcune arborizzazioni delle cellule nervose vengono a terminare sulla parete di certi organi e, ad ogni emozione sperimentata in risposta a situazioni significative o particolarmente stressanti, corrisponde anche una ridistribuzione dell’energia nervosa sui diversi organi del corpo, stimolandoli di più o di meno.

Ciò significa che le complesse dinamiche vibrazionali del mondo interiore, si ripercuotono non soltanto sul nostro corpo fisico, nella regolazione neuronale, ormonale, sanguinea e cellulare, ma vanno a riverberarsi su tutta la realtà esterna, poiché i nostri pensieri e di conseguenza i nostri modi di fare parleranno il linguaggio del polo sul quale sono accordati, attirando e dando vita ad una serie di situazioni non funzionali al nostro benessere e non permettendoci di affrontare quelle esistenti con la giusta abilità.

Infatti in una condizione di forte instabilità energetica, che coincide dal punto di vista tangibile, con una grande instabilità emotiva, l’ipotalamo in risposta allo stress produce corticotropina, inducendo l’ipofisi a produrre l’ormone di rispondenza e le ghiandole surrenali, a loro volta, reagiscono producendo aldosterone e cortisolo, affinché tutte le funzioni vitali rimangano bilanciate. L’effetto positivo del cortisolo, però, può trasformarsi in negativo quando una volta spento il campanello di allarme che ha dato il via alla sua attivazione, la sua produzione non si placa apportando una serie di conseguenze dannose sul cervello e sul sistema immunitario in grado di modificare il loro equilibrio e quello dell’intero organismo, che diviene vulnerabile all’azione di agenti patogeni. Nello stato di stress il consumo energetico diventa altissimo e l’organismo finisce con l’andare ad attingere a tutte quelle riserve funzionali del corpo che pian piano si sfibra.

Il circolo del benessere e del malessere è qualcosa che si plasma e si negozia in ogni attimo della vita, in quanto in noi c’è la possibilità di scelta. Scelta intesa come consapevolezza nel capire i segnali sottili che il nostro corpo o l’ambiente ci indicano a livello frequenziale. Lo stato di salute e la vitalità dipendono, allora, essenzialmente dall’atteggiamento interiore che ci fa entrare in contatto con la volontà armonizzatrice della nostra anima capace di mettere ordine nel caos delle nostre paure.

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Nella Saggezza Cardiaca il Codice della Felicità

Carmen Di Muro

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martedì 7 novembre 2023

Le emozioni ci fanno ammalare?


Le emozioni ci fanno davvero ammalare?

Medicina Integrata

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Quando parliamo di salute, uno degli aspetti più importanti dei cinque elementi riguarda le nostre emozioni. Ciò che proviamo e sentiamo può davvero farci ammalare.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 03/11/2023

Tratto da Il Libro della Medicina Orientale

Ciascun elemento e organi associati possono essere fortemente colpiti da un’emozione specifica.

Di solito, in una persona sana questo avviene per un breve lasso di tempo; ma se le emozioni rimangono inespresse per lunghi periodi, ciò può portare a un’intera gamma di disturbi e malattie.

Di frequente le persone lamentano un disturbo che ha avuto inizio a seguito di una forte problematica emozionale, ad esempio un problema alla pelle subito dopo la morte di un proprio caro.

Oppure disturbi intestinali dopo che la propria unica figlia è andata via di casa per frequentare l’università. E ancora, indolenzimento a collo e spalle dopo una settimana lavorativa particolarmente stressante e frustrante. Il collegamento tra questi eventi e i disturbi che ne derivano non sempre viene compreso e riconosciuto o, nel caso lo fosse, spesso non viene preso in considerazione e lo si accantona come “coincidenza” perché non può essere facilmente spiegato in termini convenzionali.

Per molte persone sembra essere molto più semplice trattare un eczema con una pomata a base di steroidi piuttosto che interpretarlo come la manifestazione fisica di un dolore, un lutto o un dispiacere. È difficile riconoscere che quel dolore, lutto o dispiacere ha distrutto l’equilibrio nell’elemento Metallo e nei suoi due organi correlati, Polmoni e Intestino Crasso; che lo squilibrio a livello dei Polmoni è “tracimato” trasformandosi in un problema dermatologico poiché, per la medicina orientale, i Polmoni hanno il compito di controllare la pelle; e che un aspetto fondamentale per curare quell’eczema consiste nel rafforzare l’elemento Metallo, in modo da elaborare il dolore (lutto o dispiacere) e permettere alla pelle di guarire.

Analogamente, qualche pastiglia può servire ad alleviare per un po’ l’ansia e la preoccupazione di una madre, ma alla radice dei suoi disturbi ansiosi c’è una debolezza dell’elemento Acqua; quindi, rafforzare Stomaco e Milza con l’alimentazione e le cure appropriate è di gran lunga preferibile rispetto al danno che i farmaci potrebbero causare alla mucosa gastrica.

Anche indolenzimenti e rigidità al collo e alle spalle possono essere trattati con medicine e iniezioni per ottenere un sollievo temporaneo. Tuttavia, finché non si comprende che la frustrazione subita sul luogo di lavoro sta rallentando e (a causa di uno squilibrio nel Fegato) bloccando il flusso del qi nei meridiani che interessano proprio collo e spalle – e finché non si procederà con la giusta cura indicata dalla medicina orientale – il problema potrebbe non risolversi mai del tutto.

In genere, le emozioni vanno e vengono, e nella maggior parte dei casi non si verificano problematiche dovute a uno stato emotivo persistente; per alcune persone, invece, specialmente quando uno degli elementi è più debole rispetto agli altri, un’emozione può essere difficile da lasciar andare.

Più a lungo un’emozione rimane irrisolta dentro di noi, maggiori possibilità ci sono che internamente si verifichino disagi e malattie. Il problema è che, a quel punto, qualunque collegamento tra il disturbo e l’emozione che l’ha causato difficilmente verrà individuato come tale.

Approfondisci su:

Il Libro della Medicina Orientale — Libro >> https://bit.ly/3SvqR8V

Guida completa all'autoguarigione

Clive Witham

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lunedì 16 maggio 2022

Emozioni, stati d'animo e malattia


Emozioni, stati d'animo e malattia

Consapevolezza e Spiritualità

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Ci hanno sempre spinto a credere e a vedere il corpo come una macchina che, come ente a sé, funziona nel suo rigoroso automatismo, non credendo che in realtà il benessere o il malessere possa dipendere dalla nostra dimensione immateriale: quella degli stati affettivi.

Carmen Di Muro - 27/04/2022

“Se l’anima si ammala essa consuma il nostro corpo”
Ippocrate

Non ci si ammala per caso o per pura fatalità, ma la nostra dimensione corporale risente in modo profondo del costante intreccio tra le varie dimensioni immateriali - spirituale, emozionale, psichica - che ci compongono e di cui noi siamo parte e tutto. Ogni malattia, ogni semplice indizio che il nostro corpo ci manifesta, in realtà, è sintomo e voce di un processo molto più profondo e di un disagio che si concretizza prima nella non materia per poi esprimersi in maniera manifesta nel concreto della nostra carne.

Ricerchiamo primariamente la causa nell’alimentazione, nell’ambiente e nei nostri geni che come tracce indelebili ci guidano e plasmano la nostra esistenza, non rendendoci conto che il nostro malessere e la nostra sofferenza fisica trovano, innanzitutto, origine prima in quel mondo sottile, in quel mondo energetico di cui noi stessi siamo composti e ci avvolge e che determina in ogni istante la nostra salute. La medicina ufficiale ci insegna che nel momento in cui insorge il sintomo c’è una chiara disfunzione a livello organico o cellulare e che basta aggiustare, per così dire, la parte malfunzionante per far sì che l’intera macchina ritorni a funzionare in modo perfetto. Eppure ci sono casi in cui pur avendo aggiustato l’ingranaggio o il processo disfunzionale, pur avendo oliato i vari meccanismi con gli adeguati trattamenti e le giuste terapie farmacologiche il disagio è lì, in silenzio, pronto per manifestarsi in modo ancora più invasivo. Perché tutto ciò? Perché da determinati malesseri non si riesce a guarire? O meglio, perché a volte viene aggiustata la superficie, ma il disturbo ricompare o si manifesta in modo del tutto diverso?

Oggigiorno, ciò che a noi è negata è la grande verità sulla nostra straordinaria natura. Ci hanno insegnato a guardare a tutto ciò che ci accade con le lenti scure della menzogna, attribuendo ogni malattia alla sola dimensione biologica e/o ambientale. In realtà le cose non stanno proprio così perché tutto ciò che ci accade, tutto ciò che si manifesta nella nostra dimensione corporale sotto forma di patologia, altro non è che riflesso di un primo malessere interno della sfera dei nostri sentimenti, della nostra componente affettiva che chiaramente si va ad intrecciare in una danza armonica alle varie dimensioni esterne (sociale, ambientale ecc).

Studi ed anni di ricerche nel campo delle emozioni ci hanno indirizzato verso la comprensione dei meccanismi fisiologici e dei processi biochimici implicati nell’insorgere dell’emotività. Una vasta letteratura nel campo, ci illustra come queste siano funzionali per l’essere umano affinché possa muoversi nel grande ventaglio dell’esistenza. Ma più che vederle come il nostro fondamento, esse sono state più volte ridotte a un prodotto, viste come risposte funzionali che l’essere umano mette in atto di fronte a stimoli specifici. Questo è sì vero, ma è vero pure che queste sono il primo indizio che noi abbiamo sui sussulti e sui moti del nostro spirito. Le emozioni ci parlano di noi e degli altri, ci guidano e danno senso alla nostra esistenza. Non esiste essere umano che non senta o sperimenti un’emozione. Esse sono ontologiche: energie che ci indirizzano e che determinano il prossimo passo a partire dal quale muoverci. Sono la fonte del nostro benessere e al contempo del nostro malessere. Veri e propri campanelli d’allarme energetici e non semplici affezioni del cuore, esse ciò indicano se la strada che stiamo percorrendo è giusta o sbagliata.

In virtù di ogni emozione sperimentata si attivano le relative strutture cerebrali, le quali a loro volta implicano una ridistribuzione dell’energia nervosa sui relativi organi coinvolti. Le emozioni sviluppano delle modificazioni a carico di organi ed apparati, e viceversa. Sperimentare emozioni negative (rabbia, ostilità, tristezza, paura ecc) in modo continuativo e permanente fa sì che ci sia un mutamento nella funzionalità organica e cellulare del nostro corpo che a lungo andare manifesterà l’eccesso di energia distruttiva sotto forma di disturbo fisico. Organi centrali e periferici del corpo sono tutti interconnessi da una rete informativa multidimensionale (attualmente studiata dalla PNEI psico-neuro-endocrino-immunologia), rete che trasmette informazioni a tutti i livelli gerarchici- organici e cellulari- e la perturbazione di un suo nodo porta inevitabilmente a ripercussioni su tutto l’insieme. L’azione di danno è promossa dalla specifica attività di neurotrasmettitori e neuropeptidi, i quali rilasciati con continuità dalla presenza di emozioni negative, stimolano i rispettivi recettori e auto-ossidano, producendo radicali liberi, che danno vita a sequenze di processi patologici, in grado di danneggiare seriamente le cellule nelle quali si attivano. La loro azione si attua sia nell’area cerebrale di produzione, sia negli organi periferici dotati di recettori sulle membrane cellulari in grado di riconoscerli e reagire di conseguenza.

Non ci rendiamo conto dello stretto rapporto che intercorre tra la nostra dimensione spirituale e la nostra dimensione materiale in quanto ci hanno insegnato a credere a tutto ciò che si vede, non pensando che in realtà, il mondo interno sia fondante per la strutturazione e la creazione di quello esterno, del nostro stato di benessere o di malattia. La scienza ci ha sempre analizzato e scomposto nelle nostre parti manifeste. L’uomo considerato come un aggregato e non come totalità interagente tra tre entità dinamiche ovvero Psiche, Anima e Corpo.

Noi siamo fusione di queste tre componenti modali e nel momento in cui ci ostiniamo a considerarle come tre dimensioni a sé riduciamo la nostra stessa natura a quella oggettuale. L’emotività è voce della nostra sfera profonda, voce della nostra componente prima, di quel principio immanente che alberga in noi: la nostra Anima. Nel momento in cui sono presenti in modo invasivo emozioni e stati d’animo negativi, a lungo andare anche il nostro corpo fisico a livello concreto sarà in risonanza con lo stesso tipo di linguaggio della sfera della nostra emotività. L’emozione ci avvisa e ci rende consapevoli che qualcosa di noi va cambiato o migliorato, ma soprattutto che l’Amore che ci guida ed è perno della nostra esistenza viene bloccato nella sua massima espressione dalla presenza di energie di polo opposto, che stanno contaminando il nostro essere e a cui noi ci stiamo accordando in modo invasivo e che a lungo andare avranno ripercussioni fortissime sul nostro stato di salute.

La nostra carne parla di noi e in sé contiene e manifesta tutte le tracce del nostro mondo interno. Le cellule del nostro corpo si modificano e cambiano in virtù delle nostre vibrazioni emozionali, di quest’energia profonda che produciamo.

Fare spazio all’amore significa distruggere a livello concreto ogni tipo di energia improduttiva, ogni emozione disturbante che possa ostacolare il nostro massimo benessere fisico e mentale, nonché la nostra felicità.

La Scienza del Cuore — Libro > https://bit.ly/2T15Gz1

Nella Saggezza Cardiaca il Codice della Felicità

Carmen Di Muro

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giovedì 29 marzo 2018

Stress: una porta verso la malattia





Stress: una porta verso la malattia

Psicologia Quantistica
      
Carmen Di Muro - 28/03/2018

La vita è movimento perpetuo ed il suo accadere è scandito attimo dopo attimo, dentro e fuori di noi, in un gioco che si compie lungo un continuum e che ci chiama in determinati momenti ad affrontare situazioni esistenziali dolorose o stressanti a cui non sempre siamo preparati a rispondere adeguatamente. Eventi che non abbiamo previsto turbano il nostro equilibrio interiore ed implicano che debba necessariamente essere compiuto un salto affinché ci si possa ricollocare alla luce del nuovo accadimento. Nella maggior parte dei casi, però, il primo movimento istintivo diviene quello di ripiegarci su noi stessi, sulla propria interiorità che chiede spiegazioni e cerca di adattarsi a ciò che è sopraggiunto inaspettatamente, in modo da potersi riorientare al meglio.

La perdita di lavoro, un lutto, un tracollo finanziario, l’interruzione di un rapporto sentimentale, condizioni ed ambienti altamente stressanti e altri tipi di situazioni spingono a chiudersi in se stessi, sull’inquietudine che non trova senso, e a non comprendere quanto schemi di pensiero negativi inizino a dominare il nostro paesaggio interno, divenendo talmente familiari e radicati che è faticoso separarli dal proprio senso di auto-identità. Ciò drena energia vitale dalle riserve energetico-emozionali e crea un flusso disarmonico nella mente, che a sua volta si esprime nel corpo producendo un effetto di uguale o maggiore intensità sul campo elettromagnetico personale. Questo scompenso energetico non soltanto rende difficoltoso il ricollocarsi su vibrazioni alte ed armoniche necessarie per risollevarci, ma al contempo non permette al nostro organismo di svolgere la sua funzione metabolica in maniera efficiente.

Oggi sappiamo che un campo elettromagnetico sano determina reazioni elettrochimiche altrettanto sane, viceversa quando ci sono delle distorsioni nel suo flusso si generano problemi nella rete di segnali elettromagnetici che interconnettono tutte le molecole del nostro organismo.

La scienza stessa ci mostra che ad ogni forma emotiva corrisponde un rimaneggiamento della conformazione corporea, ovvero alcune arborizzazioni delle cellule nervose vengono a terminare sulla parete di certi organi e, ad ogni emozione sperimentata in risposta a situazioni significative o particolarmente stressanti, corrisponde anche una ridistribuzione dell’energia nervosa sui diversi organi del corpo, stimolandoli di più o di meno.

Ciò significa che le complesse dinamiche vibrazionali del mondo interiore, si ripercuotono non soltanto sul nostro corpo fisico, nella regolazione neuronale, ormonale, sanguinea e cellulare, ma vanno a riverberarsi su tutta la realtà esterna, poiché i nostri pensieri e di conseguenza i nostri modi di fare parleranno il linguaggio del polo sul quale sono accordati, attirando e dando vita ad una serie di situazioni non funzionali al nostro benessere e non permettendoci di affrontare quelle esistenti con la giusta abilità.

Infatti in una condizione di forte instabilità energetica, che coincide dal punto di vista tangibile, con una grande instabilità emotiva, l’ipotalamo in risposta allo stress produce corticotropina, inducendo l’ipofisi a produrre l’ormone di rispondenza e le ghiandole surrenali, a loro volta, reagiscono producendo aldosterone e cortisolo, affinché tutte le funzioni vitali rimangano bilanciate. L’effetto positivo del cortisolo, però, può trasformarsi in negativo quando una volta spento il campanello di allarme che ha dato il via alla sua attivazione, la sua produzione non si placa apportando una serie di conseguenze dannose sul cervello e sul sistema immunitario in grado di modificare il loro equilibrio e quello dell’intero organismo, che diviene vulnerabile all’azione di agenti patogeni. Nello stato di stress il consumo energetico diventa altissimo e l’organismo finisce con l’andare ad attingere a tutte quelle riserve funzionali del corpo che pian piano si sfibra.

Il circolo del benessere e del malessere è qualcosa che si plasma e si negozia in ogni attimo della vita, in quanto in noi c’è la possibilità di scelta. Scelta intesa come consapevolezza nel capire i segnali sottili che il nostro corpo o l’ambiente ci indicano a livello frequenziale. Lo stato di salute e la vitalità dipendono, allora, essenzialmente dall’atteggiamento interiore che ci fa entrare in contatto con la volontà armonizzatrice della nostra anima capace di mettere ordine nel caos delle nostre paure.

Anima Quantica - Libro
Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione
Carmen Di Muro

venerdì 9 febbraio 2018

Le emozioni ci fanno davvero ammalare?





Le emozioni ci fanno davvero ammalare?

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Medicina Non Convenzionale

09/02/2018


Le emozioni ci fanno davvero ammalare?

Tratto da Il Libro della Medicina Orientale

Quando parliamo di salute, uno degli aspetti più importanti dei cinque elementi riguarda le nostre emozioni. Ciò che proviamo e sentiamo può davvero farci ammalare.

Ciascun elemento e organi associati possono essere fortemente colpiti da un’emozione specifica.
Di solito, in una persona sana questo avviene per un breve lasso di tempo; ma se le emozioni rimangono inespresse per lunghi periodi, ciò può portare a un’intera gamma di disturbi e malattie.
Di frequente le persone lamentano un disturbo che ha avuto inizio a seguito di una forte problematica emozionale, ad esempio un problema alla pelle subito dopo la morte di un proprio caro.

Oppure disturbi intestinali dopo che la propria unica figlia è andata via di casa per frequentare l’università. E ancora, indolenzimento a collo e spalle dopo una settimana lavorativa particolarmente stressante e frustrante. Il collegamento tra questi eventi e i disturbi che ne derivano non sempre viene compreso e riconosciuto o, nel caso lo fosse, spesso non viene preso in considerazione e lo si accantona come “coincidenza” perché non può essere facilmente spiegato in termini convenzionali.

Per molte persone sembra essere molto più semplice trattare un eczema con una pomata a base di steroidi piuttosto che interpretarlo come la manifestazione fisica di un dolore, un lutto o un dispiacere. È difficile riconoscere che quel dolore, lutto o dispiacere ha distrutto l’equilibrio nell’elemento Metallo e nei suoi due organi correlati, Polmoni e Intestino Crasso; che lo squilibrio a livello dei Polmoni è “tracimato” trasformandosi in un problema dermatologico poiché, per la medicina orientale, i Polmoni hanno il compito di controllare la pelle; e che un aspetto fondamentale per curare quell’eczema consiste nel rafforzare l’elemento Metallo, in modo da elaborare il dolore (lutto o dispiacere) e permettere alla pelle di guarire.

Analogamente, qualche pastiglia può servire ad alleviare per un po’ l’ansia e la preoccupazione di una madre, ma alla radice dei suoi disturbi ansiosi c’è una debolezza dell’elemento Acqua; quindi, rafforzare Stomaco e Milza con l’alimentazione e le cure appropriate è di gran lunga preferibile rispetto al danno che i farmaci potrebbero causare alla mucosa gastrica.

Anche indolenzimenti e rigidità al collo e alle spalle possono essere trattati con medicine e iniezioni per ottenere un sollievo temporaneo. Tuttavia, finché non si comprende che la frustrazione subita sul luogo di lavoro sta rallentando e (a causa di uno squilibrio nel Fegato) bloccando il flusso del qi nei meridiani che interessano proprio collo e spalle – e finché non si procederà con la giusta cura indicata dalla medicina orientale – il problema potrebbe non risolversi mai del tutto.

In genere, le emozioni vanno e vengono, e nella maggior parte dei casi non si verificano problematiche dovute a uno stato emotivo persistente; per alcune persone, invece, specialmente quando uno degli elementi è più debole rispetto agli altri, un’emozione può essere difficile da lasciar andare.

Più a lungo un’emozione rimane irrisolta dentro di noi, maggiori possibilità ci sono che internamente si verifichino disagi e malattie. Il problema è che, a quel punto, qualunque collegamento tra il disturbo e l’emozione che l’ha causato difficilmente verrà individuato come tale.

Il Libro della Medicina Orientale              
Clive Witham
Guida completa all'autoguarigione
Macro Edizioni

martedì 23 gennaio 2018

Scienza e Conoscenza n. 63



Scienza e Conoscenza n. 63 - Rivista

Nuove Scienze, Medicina non Convenzionale, Coscienza

Autori Vari



Salute e malattia: una nuova visione

Questo numero di Scienza e Conoscenza dedicato al cancro e alle terapie integrate è stato studiato e valutato per lungo tempo dal nostro staff di redazione. Creare un numero monografico su un argomento così scottante era un atto coraggioso ma dovuto e, oggi, il risultato ottenuto da questo lavoro ripaga i dubbi iniziali.

Leggere da fonti ufficiali che nel corso della vita circa un uomo su 2 e una donna su 3 si ammaleranno di tumore e che 1.000 famiglie al giorno iniziano a vivere il trauma del cancro è davvero preoccupante: ci fa capire la portata dell'argomento e quanto serva un approccio obiettivo e libero da pregiudizi.

Abbiamo deciso di affrontare l'argomento con spirito critico e con attenzione a tutti gli aspetti che vanno considerati nella progressione del cancro - così come in ogni malattia - cioè guardando non solo al corpo fisico, ma anche alla mente e allo spirito: un approccio globale alla persona indispensabile per dare un quadro completo ai nostri lettori.

Pur sapendo che il sistema medico sanitario nazionale offre non molte alternative alle cure oncologiche standard, abbiamo sondato strutture sanitarie e ascoltato medici che offrono integrazioni importanti alle terapie classiche, selezionando i metodi ritenuti più efficaci e avvalorati da studi scientifici.

Abbiamo cercato di dare risposte a grandi domande: perché si sviluppa il cancro? Per scorretti stili di vita, fattori ambientali o alimentari? Che peso hanno il vissuto, le nostre emozioni e pensieri nella genesi della malattia? La nostra vita è paragonabile a un terno al lotto? È tutto deciso dai geni e ci vuole solo fortuna?

Il nostro viaggio parte dal presupposto che la vita non sia un caso e che per arrivare alla giusta risposta dobbiamo farci le giuste domande. Così abbiamo deciso di analizzare, passo dopo passo, tutte le possibilità, cercando risposte da medici e oncologi che, a livello nazionale, guardano il problema da nuove e diverse prospettive.

Partendo dal presupposto che la rottura di un equilibrio emotivo-energetico può essere alla base della comparsa della malattia, arriveremo alle possibili cure integrate, senza dimenticare l'importanza del rapporto empatico e solidale fra medico e paziente per la guarigione della persona. Passeremo ad analizzare alimentazione, meditazione, ayurveda, epigenetica, acidosi, nutraceutica, omeopatia e vitamina D, fino ad arrivare alla coscienza e alla consapevolezza come pilastri di un concetto di salute che parte da dentro di noi.

Le conclusioni? Le aspetto da voi, augurandomi che questa lunga e impegnativa ricerca che abbiamo fatto possa aiutare tutti noi ad avere una nuova visione sui l'argomento.

Buona lettura!

Romina Alessandri
Direttore editoriale di Scienza e Conoscenza


Indice

MEDICINA INTEGRATA E CANCRO

Esiste solo la chemio?, Paolo Giordo
Cancro, quanto mi costi? Ty Bollinger
Cancro e medicina quantistica, Gioachino Pagliaro
Alimentazione: quando conta nella prevenzione dei tumori? Domenico Battaglia
Ayurveda e oncologia: un'efficace collaborazione, Antonio Morandi
Cancro e disintossicazione, Kathryn Alexander

SPECIALE: GLI ESPERTI RISPONDONO

Epigenetica, Anti-Aging e Cancro - Intervista a Pier Mario Biava, a cura di Valerio Pignatta
Acidosi: che ruolo ha nella proliferazione del tumore? - Intervista a Stefano Fais, a cura di Romina Alessandri
Oncologia integrata - Intervista a Rosaria Ferreri, a cura di Marianna Gualazzi
Chi ha paura del sole? Intervista a Debora Rasio, a cura della Redazione
Il senso del cancro - Intervista a Mario Soliani, a cura di Carmen Di Muro

SCIENZA E MEDICINA

Vaccinazioni: tra libertà di scelta e fake news, a cura della Redazione

TECNOLOGIA

Tra vent'anni avremo ancora lo smartphone? a cura di Marianna Gualazzi

CONSAPEVOLEZZA

Alberto Lori: dal piccolo schermo al Salotto Quantico, a cura di Emanuele Cangini

Editore Macro Edizioni
Data pubblicazione         Gennaio 2018
Formato              Rivista - Pag 96 - 19.5 x 26.5 cm

Scienza e Conoscenza n. 63 - Rivista >> https://goo.gl/ddGQ6U
Nuove Scienze, Medicina non Convenzionale, Coscienza
Autori Vari


mercoledì 14 settembre 2016

La Fabbrica dei Malati




La Fabbrica dei Malati

Come l’industria farmaceutica crea milioni di malati

di Marcello Pamio



"La scienza medica è un'impresa industriale gestita e controllata da produttori
(medici, ospedali, laboratori farmaceutici) che incoraggiano la diffusione di procedimenti
d'avanguardia costosi e complicati, e riducono così il malato e i suoi familiari
allo stato di docili clienti".
Ivan Illich

"Il modello di business dell'industria farmaceutica è basato proprio sull'allargamento della sfera
delle malattie: il marketing creativo serve ad ampliare il bacino di clienti,
convincendo chi è probabilmente sano a ritenersi almeno moderatamente malato".
Allen Frances, medico psichiatra.

La commercializzazione della malattia è l’arte raffinata di vendere malanni, un modo efficace per spacciare farmaci ed esami che portano a profitti enormi.

Tale commercializzazione richiede una regia ben precisa, degli attori principali, secondari e molte comparse. Le aziende farmaceutiche (registi e produttori) devono per forza di cose coinvolgere i medici (attori protagonisti) per prescrivere le ricette, devono coinvolgere i ricercatori (attori non protagonisti) che inventano veri e propri nuovi disturbi, i gruppi di pazienti e/o famigliari di malati (comparse) che richiedono a gran voce un supplemento di terapia, e infine i pazienti veri e propri che richiedono tali farmaci perché convinti di essere malati (spettatori incoscienti).

Lo scopo del presente lavoro è di svelare la trama e la sceneggiatura di questo documentario, visto e vissuto ogni anno da centinaia di milioni di persone… Soltanto se si conosce esattamente come lavora il Sistema si è in grado di difendersi.

Le persone prive di una corretta e completa informazione finiranno tutte, chi prima chi dopo, stritolate dalla macchina infernale del marketing farmaceutico. è solo questione di tempo.


Leggi in anteprima un estratto dal libro di Marcello Pamio e scopri come il mercato della malattia stia rovinando la salute di milioni di persone sane

Il mercato della malattia - Estratto dal libro "La Fabbrica dei Malati"

Nel 1976 il presidente della casa farmaceutica statunitense Merck, Henry Gadsden (1911-1980), aveva un sogno molto inquietante. Un sogno forse impossibile per l’epoca. Un sogno divenuto oggi realtà! Disse: «Il mio sogno è fare farmaci per persone sane…».

Sempre più persone oggettivamente sane, oggi, prendono farmaci perché credono di essere malate: sono state convinte di esserlo. Come questo sia potuto accadere verrà trattato nel presente lavoro, prima però di iniziare è necessario fornire alcuni tasselli importanti che aiuteranno alla comprensione generale del quadro.

Le case farmaceutiche non soddisfatte di imbottire di droghe sempre più adulti, da alcuni anni hanno iniziato a prendere di mira i più piccoli e indifesi: i bambini. E per essere sicuri iniziano prima della gravidanza, a partire dal concepimento…

Un bambino che entra nelle loro diaboliche maglie sarà un ottimo cliente per tutta la vita. Inducendo possibilmente una lunga ma tanto malaticcia vita, che dal punto di vista economico comporta un mercato illimitato.

Le previsioni ufficiali dicono che entro il 2016 le case farmaceutiche perderanno circa 140 miliardi di dollari a causa della scadenza di numerosi brevetti.

Quando un brevetto scade, il principio attivo può essere rimesso in commercio da altre aziende come farmaco generico, a un prezzo molto inferiore (minimo il 20% del prezzo del prodotto di marca). Come faranno le lobbies del farmaco a colmare questo buco? Per prima cosa effettuano il “cambio di vestito”.

In pratica, prendono il farmaco che sta per scadere, lo rinominano, gli cambiano la confezione, la forma e il colore e anche l’indicazione terapeutica. Il gioco è fatto.

Questo è quanto avvenuto per Prozac.

Quando il brevetto stava per scadere, la Eli Lilly cambiò il nome del principio attivo, modificò perfino il colore, da verde divenne rosa e nacque così il Sarafem.

La nuova pasticca (col medesimo principio attivo del Prozac) viene prescritta per una nuovissima malattia inventata, il Disturbo disforico premestruale. Quindi oggi molte donne stanno prendendo per tale disturbo il principio attivo del Prozac, anche se ha un altro vestito…

Moltissime persone stanno assumendo inconsapevolmente un farmaco psichiatrico rietichettato, riconfezionato e prescritto per una malattia completamente diversa. Ecco qualche esempio: Zyban della GSK prescritto per smettere di fumare è in realtà l’antidepressivo Wellbutrin; lo Yentreve della Eli Lilly per l’incontinenza urinaria altro non è che il Cymbalta, uno psicofarmaco per depressione e ansietà…

Oltre al cambio di vestito le lobbies creano nuovi mercati fabbricando nuove malattie che richiederanno sempre più esami e sempre più farmaci.

Qualcuno pensa che le case farmaceutiche stiano lavorando per la salute delle persone? Niente di più lontano dalla verità e la tabella poco più avanti farà un po’ di chiarezza!

Nel mondo la malattia rappresenta un mercato che vale migliaia di miliardi di euro ogni anno, più delle guerre, e viene gestito da società per azioni totalmente prive di scrupoli a cui interessano solamente i profitti e non la salute delle persone.

Nel 1980 succede qualcosa di molto importante per la comprensione del quadro generale.

Il Congresso statunitense vara quell’anno la Bayh-Dole Act, una legge che permette alle università di brevettare i risultati delle proprie ricerche scientifiche finanziate con denaro pubblico per poi cedere il brevetto alle case farmaceutiche in cambio di royalties.

Con questa legge le industrie di tutto il mondo non devono più investire nella ricerca per mettere a punto nuovi farmaci e si possono occupare solo della parte tecnica, ovvero la produzione del farmaco. È stato proprio grazie a questa legge che le case farmaceutiche hanno potuto spostare agilmente il loro investimento dalla ricerca al marketing.

E lo hanno fatto senza pensarci troppo.

Se la missione di un’azienda farmaceutica fosse veramente la salute umana, se i loro intenti fossero quelli di trovare una cura funzionante per le malattie, tali aziende dovrebbero investire soldi nella r&d (Research & Development, “Ricerca e sviluppo”).

[...] Le prime dieci industrie farmaceutiche al mondo spendono mediamente oltre 90 miliardi di dollari all’anno in marketing: più del doppio rispetto a quanto spendono per il settore Ricerca e Sviluppo!

Per marketing si intende pubblicità diretta nei media (carta stampata, televisione e radio), strategie commerciali per corrompere e/o convincere i medici (regali, premi, viaggi, convention, congressi, cellulari, penne, ecc.) a prescrivere i loro prodotti e/o esami.

Investire soldi in ricerca e sviluppo è importantissimo perché equivale a innovazioni tecnologiche, ricerca e sviluppo di nuovi strumenti, migliori e sempre più efficaci prodotti, ecc.

Il marketing è pubblicità spudorata e in alcuni casi spietata. La logica conseguenza è sotto gli occhi di tutti: le case farmaceutiche non hanno intenzione di curare nessuna malattia, ma semmai di vendere, attraverso la paura e l’ignoranza, sempre più farmaci. E per fare questo fabbricano malattie e quindi malati…

Se un’azienda trovasse la cura definitiva per il diabete non potrebbe più vendere farmaci (insulina, glucometri, lancette, esami, ecc.) per quei 366 milioni di persone malate nel mondo.

Malati in costante crescita: solo per il diabete il giro di affari supera i 500 miliardi di dollari ogni anno. Idem per il cancro. Se venisse sconfitto, le industrie non potrebbero più incassare svariate centinaia di miliardi di dollari tra chemio, radio, apparecchiature, screening, visite, operazioni. Le aziende del farmaco non vogliono debellare nessuna malattia, anzi…

Alle lobbies non interessa guarire le persone: la loro mission è aumentare il mercato quindi devono far crescere il numero di malati, rendendo le malattie sempre più endemiche e croniche. Una malattia cronica è una malattia che si cura con i farmaci per tutta la vita: un mercato incommensurabile.


 Indice

Introduzione

Il mercato della malattia
Farmaci e sperimentazione animale
Big Pharma
Medici nel mirino
Principali cause di morte
Allarme medicalizzazione
1 - Piano conoscitivo

Manipolazione delle informazioni
Alcune tecniche del controllo
2 - Piano quantitativo

Abbassamento dei valori di normalità
Alcuni esempi di abbassamento dei valori di normalità
Osteoporosi
Neonati e percentili
Vaccinazioni pediatriche
3 - Piano temporale

Anticipazione nel tempo delle diagnosi
Il calendario delle malattie
Importanza delle parole
Importanza dell'informazione
Screening per il tumore alla mammella
Screening per il cancro al polmone
Screening per il cancro alla prostata
Biopsia prostatica
Ricerca del sangue occulto fecale
Che cosa rivelano le autopsie?
Screening del cancro alla cervice uterina
Screening del cancro alla tiroide
Mappatura dei nei: screening del cancro alla pelle
Screening vascolare
Sovradiagnosi
Incidentalomi
Markers tumorali
4 - Piano qualitativo

Creazione di vere e proprie malattie
Gravidanza e parto
Menopausa
Screening mentali
DSM e le diagnosi inventate
Disturbo disforico premestruale
Disturbo da ansia sociale
ADHD: Disturbo da deficit di attenzione e iperattività
DDAI: Disturbo da deficit di attenzione degli adulti
Disturbo bipolare pediatrico
Sindrome delle gambe irrequiete
Risultato del Disease mongering
Conclusione

Che cosa possiamo fare
Il senso della malattia
Bibliografia


La Fabbrica dei Malati - Libro >> http://goo.gl/KhCOzB 
Come l’industria farmaceutica crea milioni di malati
Marcello Pamio

martedì 24 maggio 2016

Quale significato ha la malattia?




Quale significato ha la malattia?

Ogni malattia ha una causa precisa: scopri quale

di Mario Dalla Torre - 23/05/2016



Quale significato ha la malattia?

Quando abbiamo qualcosa che noi definiamo disturbo (che in realtà è un sintomo), l’unica cosa che ci viene in mente è quella di far sparire al più presto e con ogni mezzo ciò che appunto ci disturba. Non vogliamo avere disturbi e quindi si comincia la lotta contro il sintomo.
Il sintomo viene automaticamente svuotato della sua precisa e preziosa funzione di messaggero.
Fino a che si interviene sul sintomo e quindi sull’effetto (che è la parte esteriore, visibile) della situazione, la causa della malattia (che è la parte interiore, non visibile) continuerà a lavorare, a propagarsi, proprio come un’erbaccia che viene semplicemente tagliata nella parte esteriore, senza estirparne le radici.

Ad ogni malattia un significato

Il cuore è la sede dell’amore, delle relazioni con le persone più intime. Quando ci sono problemi cardiaci vuol dire che ci sono problemi nell’aspetto del dare e ricevere amore, c’è tensione nell’area degli affetti. Quando una persona ha un infarto significa che ne è affetta ha subito un repentino shock nell’ambito dell’amore o in quello delle relazioni con una persona vicina al suo cuore. Potrebbe essere un abbandono, un lutto, un tradimento. La persona che manifesta invece una tachicardia vive la relazione affettiva in modo discontinuo, quasi a singhiozzo. L’amore non fluisce in modo regolare. Ad esempio l’ipertensione segnala che il soggetto vive con tensione eccessiva gli aspetti dell’amore oppure si sente sottopressione nell’amore o nel sentirsi amato. Non vive con serenità la sfera affettiva. Oppure potrebbe anche essere che la persona è troppo occupata dal lavoro e non ha tempo per occuparsi delle relazioni affettive. L’anemia invece segnala che la persona non si permette di essere nutrita dall’amore.

Vene varicose: la difficoltà della circolazione del sangue nelle gambe esprime la difficoltà di circolazione dell’amore verso la mamma.

Il soggetto che presenta un’emorragia cerebrale ha avuto un forte shock affettivo e si sente profondamente isolato.

Cefalea: Il soggetto non si sente amato da chi per lui rappresenta l’autorità (padre, oppure Dio).

Emicrania/mal di testa: Colpisce la fronte, le tempie, l’occhio.  Fa male vedere certe verità. “Non mi sento visto per quello che sono. Non voglio essere apprezzato per quello che faccio, ma per quello che sono”.

Giramenti di testa (capogiri). E un profondo senso di insicurezza. Il soggetto sente il mondo girargli intorno, ha perso gli appigli e non trova punti di riferimento. Non è più in equilibrio, si sente disorientato, sradicato dal suo habitat, fa fatica a stare nella nuova realtà. Può accadere in persone che hanno avuto forti traumi affettivi.

Nella dislessia i due emisferi cerebrali non comunicano e non si trasmettono informazioni interagendo tra loro. Il dislessico non può usarli entrambi contemporaneamente. Questo potrebbe accadere ad esempio quando un figlio vive l’esperienza di due genitori che litigano e non può ascoltarli entrambi.


Descrizione libro I Sintomi Parlano

La nostra cultura occidentale ci ha abituati a considerare la malattia come qualcosa che sta "fuori" di noi: quando ci capita la subiamo sentendoci, in qualche modo, delle "vittime".

Abbiamo sempre ritenuto il sintomo come una disgrazia e, soprattutto, qualcosa su cui noi non abbiamo "voce in capitolo".

Questo è un punto di vista: ma, a volte, se il risultato non piace, conviene cambiarlo.

Infatti, partendo da un presupposto diverso, le cose cambiano.

Ecco perché considerare la malattia in una prospettiva energetica.

Pensiamo, per esempio, di essere naturalmente sani ed interi. Immaginiamo poi di fare qualcosa che non funziona per noi, come prendere una decisione che va contro ciò che siamo realmente e ci crea tensione... non ci farebbe piacere avere un "campanello d'allarme" che ci dica molto chiaramente che quello che stiamo facendo ci fa male, che ci indichi chiaramente ciò che non dobbiamo più fare?

Questa è la malattia in una prospettiva spirituale.

Basta capirne il linguaggio e smettere di fare ciò che ci creava tensione, e lei non ha più motivo di esistere.


I Sintomi Parlano >> http://goo.gl/hhxUhk
Comprendere il messaggio della malattia e servirsene per guarire
Rossella Panigatti


Sintomi dalla A alla Z - Libro >> http://goo.gl/6qUBHY
Cosa si nasconde dietro i segnali del nostro corpo
Bruno Brigo


martedì 26 aprile 2016

Stress cronico e malattia





Stress cronico e malattia

Le più recenti ricerche dimostrano come lo stress cronico sia la causa del 90% delle patologie

di Sabrina Costantini, Piergiorgio Deriu - 24/04/2016



Stress cronico e malattia

Se guardiamo il panorama delle malattie, dei disagi, dei disequilibri, delle sofferenze vediamo una lista lunga e in continua evoluzione. Spaventa pensare che non vi sia un fondo.
In verità, la forma del nostro disagio è solo la parte esterna, può assumere aspetti unici e individuali, ma l’origine è la stessa: lo stress. Sembra banale, ma riflettiamo un po'.
La maggioranza delle prestigiose università e istituti di ricerche americane riconoscono allo stress la causa del 90-95% delle malattie, il restante è attribuito alla genetica, anch’essa influenzata, nella sua espressività, dallo stress.

Cosa determina una situazione di stress

A determinare una condizione di stress non è soltanto un insieme di fattori esterni, quali i ritmi quotidiani, il lavoro, la competizione, i problemi economici ma più di ogni altra cosa lo stress è determinato da una condizione interna, ovvero dalla strutturazione del nostro modo di pensare, sentire, agire, che genera un’impostazione muscolare, ossea, chimica ed energetica del corpo e delle sue cellule.
Fin dalla nascita, tutti noi riceviamo un imprinting dall’ambiente, da cui ricaviamo esperienze emotivo-somatico-relazionali-cognitive. Se il loro bilancio è sostanzialmente positivo, struttureremo un modo di affrontare gli obiettivi e le difficoltà, con curiosità, impegno, passione, dedizione, fiducia. Ma se il bilancio tenderà al negativo, si creerà sfiducia nelle proprie capacità, nel mondo, un atteggiamento di fuga, di sfida, di rinuncia, tutto sembrerà complicato, impossibile.
In questo secondo caso, ogni esperienza sarà affrontata con stress e fatica estrema, l’individuo non riuscirà a godersi nessun traguardo, nessuna condizione positiva, ci sarà sempre allerta, l’attesa di ostacoli e difficoltà. Il corpo ne risulterà teso, il respiro corto, l’ossigeno in entrata sempre al minimo, il battito accelerato, il sonno disturbato, la digestione difficoltosa, la ritenzione idrica elevata, la stipsi, la pressione alterata.
Il cervello invia all’ipotalamo il messaggio che sussiste una condizione di emergenza e come tale è necessario intervenire come se fosse una condizione eccezionale. Il corpo si struttura in modo da rispondere nel modo più ottimale possibile. L’ipotalamo, strettamente connesso con ipofisi e surrene, regolando molte funzioni (fame, sete, risposta respiratoria, circolazione sanguigna, ritmo sonno-veglia, comportamento sessuale), determinerà una risposta fisiologica tipica di emergenza. Saranno ottimizzati tutti i sistemi e gli organi necessari per attaccare/fuggire e sopravvivere, a loro volta saranno dispensati tutti gli organi, le funzioni e le cellule che non sono necessari alle funzioni basilari.
I muscoli, il cuore e i polmoni avranno il primato in termini di attività, a sfavore delle funzioni quali digestione, lavoro epatico, pensiero, emotività.

Lo stress cronico

Il problema nasce quando l’individuo si trova in questa condizione d’emergenza in modo costante o semipermanente. L’organismo si esaurisce e si intossica.
Il cuore, i polmoni e i muscoli producono un iperlavoro che li porta a esaurirsi, il fegato, i reni, lo stomaco, l’intestino, sono stati dispensati dalle loro attività, rimanendo ingolfati da prodotti non adeguatamente trasformati, distribuiti e smaltiti. La cellula stessa non svolge la funzione di scambio e ricambio, intossicandosi al suo interno.
Il sistema immunitario si troverà sbilanciato per un tempo troppo prolungato e tutto questo porterà a sofferenza, disequilibrio e malattia. Si rafforzeranno anche i messaggi negativi su noi stessi, quelli di sfiducia, di sforzo e resistenza. “La vita è dura. È una lotta. Non ci si può rilassare. Io non sono capace”: un vero circolo vizioso!

I benefici delle discipline bio-naturali nella gestione dello stress

Troppo spesso si tralasciano o si sminuiscono gli effetti nocivi del nostro modo di sentire, pensare, reagire, mangiare, respirare, camminare.
Questo ci fa capire perché tante discipline bio-naturali sono così potenti: regolando il respiro, riarmonizzandolo, mostrano in modo visibile l’inconsistenza del proprio ritmo frenetico, aiutano a svelare le convinzioni erronee.
I rimedi temporanei, quelli che si rivolgono ai sintomi, non fanno che peggiorare le cose, perché nascondono il vero problema e la necessità di intervenire da dentro.
È sicuramente meno impegnativo, più immediato e deresponsabilizzante intervenire sul sintomo, ma la caducità dei risultati ci suggerisce che non stiamo percorrendo la giusta via per ottenere la salute. Le stesse discipline bio-naturali, nate e vissute per migliaia di anni con una matrice olistica, approdate in Occidente sono spesso state ridotte a una sorta di farmaco alternativo.
È importante interrompere gli automatismi malsani del corpo, delle cellule, degli organi, che innescano circuiti automatici inconsapevoli, nonché lavorare sulle convinzioni erronee e le emozioni sottostanti. Le discipline stesse devono riprendere la propria dignitosa origine, per promuovere una visione completa.
Certamente questa impostazione richiede l’impegno attivo in prima persona di chi ne è coinvolto, che non sempre è consapevole di essere primo attore della propria vita.


Stress e Vita - Libro

Questo volume è il frutto di un lavoro collettivo, realizzato dai relatori al Congresso Internazionale di Psiconeuroendocrinoimmunologia “Stress e Vita” che si è celebrato a Orvieto alla fine del 2011.

Il titolo del congresso e di questo volume nasce da una suggestione di Hans Selye, il padre della ricerca sulla neurobiologia dello stress: uno dei suoi libri più famosi si intitola Stress of Life. Noi abbiamo pensato di correggere una possibile immagine negativa che potrebbe venire dalla locuzione “Lo Stress della vita” rimarcando invece come lo stress non è di per sé negativo, anzi, come diceva lo stesso Selye, è l’essenza della vita, permea la vita fin dalla cellula.

Per questo, troverete raccolti , in questo ricchissimo volume, saggi e comunicazioni che spaziano dallo stress cellulare fino allo stress da lavoro, da terremoto, da malattia, nonché qualificate esperienze di gestione dello stress realizzate con il metodo scientifico. Troverete anche studi sul buon stress, quello che Selye chiamava eustress e che George Chrousos in questo volume chiama eustasi, buon equilibrio.

Gli Autori di questo libro provengono da tradizioni scientifiche e professionali molte diverse tra loro: medici e ricercatori di varia specializzazione, psicologi di vario orientamento, sociologi, filosofi, studiosi della complessità. Eppure il lettore potrà facilmente rintracciare il filo rosso che unisce i numerosi contributi, che talvolta presentano anche un notevole spessore di approfondimento tecnico.

Il filo rosso è l’intenzione di rivedere la scienza dello stress, unificando le due grandi tradizioni di ricerca: quella neurobiologica che parte da Selye e giunge fino a Hugo Besedovsky, George Chrousos e Claudio Franceschi (tutti in questo volume) e quella psicologica che parte da Richard Lazarus e che è qui rappresentata da studiosi italiani (Lazzari, Bertini) e stranieri (Stan Maes).

In sintesi, mi pare si possa dire che Selye aveva ragione nell’affermare che gli stressors possono essere di varia natura - fisica, biologica, psicologica - e che tutti attivano l’asse dello stress. Al tempo stesso Lazarus aveva ragione nel sottolineare l’aspetto cognitivo, l’appraisal, il filtro emozional-cognitivo che individualizza la ricezione degli stressors psicosociali e che ci rende diversi di fronte allo stesso stimolo stressante.

Pensiamo che oggi questa sintesi sia disponibile nella Psiconeuroendocrinoimmunologia che, con il suo modello a network, che contempla la psiche come dimensione emergente dal livello biologico ma con una sua relativa autonomia in grado di retroagire sul cervello modificandolo, ci consente una lettura integrale dell’organismo sotto stress, apprezzando le specificità psicologiche e/o fisiche con cui si manifesta, senza perdere di vista l’intero.

Sono queste le nuove basi per rispondere alla domanda: “ è possibile una scienza della salute? Oppure la scienza deve necessariamente occuparsi di malattie perché altrimenti si cade nel soggettivismo?”

In effetti la salute è un attributo del soggetto. È “una condizione di intrinseca adeguatezza”, per dirla con il filosofo Hans-Georg Gadamer o di “autoefficacia”, per usare le parole dello psicologo Albert Bandura, o di “equilibrio adattativo” per dirla con il medico sperimentale Hans Selye. La medicina contemporanea non contempla questo orizzonte essendo basata su una fisiopatologia e una nosologia che non prevede la persona in temporaneo disequilibrio, né l’attivazione delle risorse individuali come fattori di salute e di guarigione e che invece fonda la salute all’esterno della persona, confidando essenzialmente nel potenziale farmacologico del medico.

Questo volume dimostra che è in corso un cambio generale di paradigma di riferimento delle scienze della cura, per rimettere in primo piano il soggetto, senza abdicare alla spiegazione scientifica e tantomeno ai presidi pratici che essa offre.

Il filosofo della scienza Thomas Kuhn, delineando il superamento degli specialismi e dei micro-paradigmi che li sostengono, invocava la comparsa di scienziati bilingue, esperti cioè dei diversi linguaggi scientifici e quindi per questo capaci di abbattere le barriere disciplinari.

Questo libro è un esempio che il progetto di unità della conoscenza e di sinergia tra specialisti è possibile.

(dalla Prefazione di Francesco Bottaccioli)


Francesco Bottaccioli
Stress e Vita - Libro >>> http://goo.gl/zcbvfp
La scienza dello stress e la scienza della salute