giovedì 25 agosto 2016

Buddha: grasso o magro?




Buddha: grasso o magro?

La vera immagine di Buddha non è quella che noi tutti conosciamo

di Sara Raggini - 18/08/2016



Buddha: grasso o magro?

Un uomo grasso, calvo, con una sacca sulla spalla o sulla pancia: la classica raffigurazione di Buddha. Eppure, questo non era il vero aspetto di Buddha.
Tutti gli storici concordano sull’esistenza di Buddha e nella sua identificazione con Siddharta Gautama, un uomo di famiglia nobile, vissuto nel VI secolo a.C. in India.


La giovinezza di Buddha

Nonostante il padre lo avesse fatto sposare all’età di 16 anni, Siddharta aveva un modo di vita molto diverso da quello della sua famiglia. Amava riflettere e meditare sin dall’infanzia, fino al punto in cui all’età di 29 anni decide di lasciare il palazzo dei genitori per sottoporsi ad una vita connessa con la natura. Vivendo sempre all’interno del ricco palazzo di famiglia, non aveva mai avuto modo di vedere gli aspetti negativi della vita: Siddharta rimane toccato, dopo la fuga, nel vedere in un villaggio un anziano malato e decrepito, così come rimane stupito nell’assistere a un corteo funebre.


La prima grande svolta

Incontrando un asceta che aveva deciso di rinunciare a tutto per raggiungere la serenità spirituale, decide di intraprendere la stessa via. Da questa decisione, la volontà di sottoporsi a numerose prove estreme quali vivere 7 anni in una foresta sottoponendosi numerose volte a digiuni al fine di raggiungere l’illuminazione. Non avendo raggiunto il suo obiettivo decide di isolarsi per trovare la liberazione; a 35 anni, vicino alla morte, si narra fosse ai piedi di un albero quando immerso nei suoi pensieri raggiunge l’illuminazione (il termine Buddha significa appunto illuminato).
La tradizionale raffigurazione di Buddha come fondatore del buddismo dunque, non corrisponde al personaggio di cui abbiamo appena narrato la vita: Siddharta infatti, prima di scappare dal palazzo era un giovane alto, biondo e magro. Dopo i numerosi anni di ritiri spirituali e digiuni era divenuto scheletrico.


La variante cinese di Buddha

L’uomo in carne rappresentato tradizionalmente è una variante cinese, che si ispira a Buddai, un monaco molto stravagante vissuto nel IX secolo d.C., così chiamato per la bisaccia che porta sulle spalle. Quest’ultima contiene riso, dolci e talvolta denari, con i quali sfamava poveri e bisognosi. Che questo monaco fosse veramente grasso non è certo, tuttavia l’adipe nel taoismo simboleggia felicità, mentre nella tradizione cinese è la sede dell’anima.


La variante giapponese di Buddha

In Giappone Budai ha preso il nome di Hotei e la sua statua è presente all’ingresso di numerosi templi zen, scuola frequentata anche dallo stesso.
Oggi Hotei è una delle sette divinità della Fortuna e rappresenta il dio dell’abbondanza e della buona salute.


Comprendere, conoscere la tradizione buddhista non deve significare, come spesso è avvenuto anche in anni recenti, smarrire la propria identità o le caratteristiche del pensiero occidentale.

Comprendere, conoscere l'altro è la premessa indispensabile per un futuro di pace e di tolleranza fra gli uomini, come ricordano queste parole di Rudolf Steiner:

«Che cosa avverrà quando i singoli devoti appartenenti ai diversi sistemi religiosi s'intenderanno e quando il cristiano dirà al buddhista: "Io credo al tuo Buddha come tu stesso credi in Lui"? cosa avverrà quando il buddhista dirà al cristiano: "Io sono in grado di comprendere il mistero del Golgota come lo comprendi tu"? che cosa avverrà nell'umanità quando un tale atteggiamento sarà generalizzato? Verrà la pace fra gli uomini, verrà il reciproco riconoscimento delle religioni. E questo deve venire.

Il movimento scientifìco-spirituale deve creare una reale reciproca comprensione delle religioni».


Con un saggio di Gabriele Burrini su «il Buddhismo e la scienza dello spirito»
Rudolf Steiner

mercoledì 24 agosto 2016

Medicina vibrazionale e campo energetico




Medicina vibrazionale e campo energetico

Prendersi cura dell’uomo in chiave olistica significa considerarlo come un perfetto equilibrio di forze vibrazionali

di Gioacchino Pagliaro - 13/08/2016



Medicina vibrazionale e campo energetico

La cultura che condividiamo e le conoscenze di cui disponiamo ci consentono di creare la realtà in cui viviamo, di muoverci al suo interno, di pianificare le nostre scelte e di esercitare un controllo su di essa. Tutto questo rassicura e contribuisce a rafforzare la visione della vita come una realtà prevedibile e ordinabile entro certi vincoli, anche secondo le necessità dell’uomo che come è noto, sono finalizzate al soddisfacimento dei bisogni materiali e al possesso.
L’essere umano nel paradigma del materialismo scientifico è una entità bio-psico-sociale, è un organismo dotato di una mente che è epifenomeno del cervello ed è anche il risultato delle dinamiche psicologiche relazionali e sociali che ha avuto modo di sviluppare e di incontrare.
L’uomo vive all’interno di una dimensione materiale (di cui è in buona parte consapevole) che è al tempo stesso anche energetica e mentale (di cui non è assolutamente consapevole), dove materia, energie e spirito sono i componenti della stessa realtà. Il corpo umano non è solo una straordinaria comunità di cellule ma è anche l’energia e la mente che insieme non costituiscono tre realtà separate ed interagenti, ma un'unica entità dotata di tre dimensioni:

quella più facilmente visibile, l’organismo (in quanto costituito da energia molto condensata);
quella meno visibile, ma comunque rilevabile attraverso il campo elettromagnetico o bio-campo umano;
quella ancora più sottile, oggi difficilmente rilevabile se non si entra nel mondo della realtà dell’infinitamente piccolo, che è la mente.

Il campo energetico unificato o la mente universale

In altri articoli, in questa rivista, ho parlato della fisica quantistica nel quotidiano e della visione olistica dell’organismo e della mente: in questo vorrei fare il punto sull’attività elettromagnetica dell’organismo umano.
Le onde elettromagnetiche sono una combinazione di onde elettriche e magnetiche variabili, che si propagano nello spazio costituendo i campi elettromagnetici. Secondo le teorie di Maxwell, le onde elettromagnetiche si propagano nel vuoto alla velocità della luce ovvero a circa 300.000 km/s e sono dotate di una loro frequenza. Dalle frequenze dipende l’esito dell’interazione con la materia in quanto la sua energia può essere assorbita o può essere trasmessa.
È facile quindi immaginare che siamo circondati e pervasi da campi elettromagnetici e fotoni, in cui circola l’informazione propria del sistema, quella della realtà circostante con cui il sistema interagisce e quella che preesiste e sottende ogni forma, che è senza inizio e senza fine: possiamo denominare questa informazione come Campo Energetico Unificato o Mente Universale.

Allo stesso modo il campo elettromagnetico del corpo umano è costituito dall’insieme dei campi elettromagnetici dei nostri organi, sistemi e apparati, dagli interscambi energetici con le entità con cui interagisce, ed è pervaso da quelli della mente universale. Pertanto il termine bio-campo umano, usato da taluni, appare riduttivo, in quanto sembra ridurre il campo elettromagnetico dell’uomo solo ad una sommatoria dei campi elettromagnetici biologici, mentre essendo l’uomo una entità interconnessa ed interdipendente trovo più corretto denominarlo come sistema energetico mentale umano.
Questo significa che qualunque struttura fisica nell'Universo, compreso l'uomo, è dotato di una specifica configurazione energetica intimamente connessa con il macro sistema energetico di cui è parte: il Campo Energetico Unificato.

Leggi tutto l'articolo nel numero 57 di Scienza e Conoscenza!

Scienza e Conoscenza - n. 57 - Rivista Cartacea >> http://goo.gl/IXUJQs
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lunedì 22 agosto 2016

I funghi della salute



I funghi della salute

L’utilizzo dei funghi medicinali risale a millenni fa: scopri quali sono gli straordinari benefici

di Antonio Colasanti - 19/08/2016



I funghi della salute

L’utilizzo dei funghi a scopo curativo è patrimonio della medicina tradizionale cinese e indiana. Anche altre fonti testimoniano che 4000 anni orsono gli antichi egizi li consideravano il cibo dei faraoni, associandoli all’immortalità.
Negli anni Sessanta, anche la scienza occidentale ha iniziato ad interessarsi alle loro proprietà, scoprendo che i funghi sono il segreto delle popolazioni più longeve. Oggi sono oggetto di un crescente numero di studi scientifici e di ricerche che ne testimoniano l’efficacia per numerose patologie.


Come agiscono i funghi medicinali?

I funghi medicinali mantengono e migliorano lo stato della salute di uomini e animali grazie ai principi attivi in esso contenuti. Cosa li rende così importanti?
Tutti i funghi medicinali, anche se in composizione variabile, contengono dei polisaccaridi che sono dei composti complessi derivanti dal glucosio. In particolare i funghi sono ricchi di beta glucani i quali giocano un ruolo chiave nel mantenere vigile ed efficiente il sistema immunitario. Sono modificatori della risposta biologica, offrono un valido sostegno nell’affrontare le patologie infiammatorie. Molti disturbi sono dovuti all’abbassamento delle difese immunitarie e i funghi rafforzano il sistema immunitario in maniera rapida e duratura.
I funghi trovano la loro applicazione come antineoplastici, antibiotici e immunomodulanti: ad oggi sono stati studiati 200 tipi di funghi, solo 40 vengono impiegati ma ne esistono circa 140.000 mila.


Le tipologie di funghi medicinali

Vediamo quali sono le tipologie di funghi più utilizzati e quali sono i benefici.

Agaricus blazei murril

da sempre utilizzato in Brasile, caratteristico delle foreste pluviali
tra i funghi, è quello che contiene la più alta concentrazione di beta glucani.
regola il sistema immunitario
è attivo contro agenti patogeni
tiene basso il colesterolo
ritarda l’assorbimento di zuccheri
 protegge il fegato da sostanze tossiche

Auricularia auricula judae

ha una forma che ricorda il padiglione auricolare
cresce sui tronchi invecchiati di sambuco
è considerato un cibo prelibato
impiegato da secoli dalla medicina cinese
contiene sostanze benefiche per l’apparato cardiovascolare
ha un potere fluidificante
sostiene la salute di vene e capillari
interviene sul metabolismo di grassi e zuccheri favorendo la loro riduzione

Coprinus comatus sasakure hitoyotake

il fungo che regola la glicemia
abbassa la glicemia grazie all’alto contenuto di vanadio, metallo che interviene sull’insulina
favorisce la diminuzione del grasso addominale
protegge e rivitalizza le cellule pancreatiche
riduce i livelli del PSA prostatico

Cordyceps sinensis tochukaso

crescendo in altezza il fungo sviluppa strategie specifiche per produrre energia
è un vero e proprio ricostituente
aumenta i livelli di ATP, molecola energetica
incrementa i livelli di DHEA, l’ormone della giovinezza
svolge azione tonica migliorando l’erezione nell’uomo ed il desiderio nella donna

Ganoderma lucidum reishi

impiegato per aumentare la longevità
contrasta l’invecchiamento (è chiamato fungo dei mille anni)
ricco di minerali (grazie alla presenza di germanio)
si mostra efficace nello stimolare il sistema immunitario
disintossicante, elimina i metalli pesanti
ha proprietà antivirali dovute alla presenza di interferone
possiede proprietà antinfiammatorie tanto che viene chiamato cortisone naturale


Altri funghi terapeutici e loro proprietà

Abbiamo visto i funghi medicinali più utilizzati per i disturbi più comuni. Tra i funghi studiati ed utilizzati ne esistono altri che hanno specifiche qualità, ecco quali sono.

Grifola frondosa maitake

usato nella sindrome metabolica
svolge un controllo del peso
attiva il processo di termogenesi

Hericium erinaceus

fungo che lavora sull’apparato gastro-enterico
rigenera gli epiteli
stimola la formazione di mielina

Lentinula edodes

fungo della flora intestinale
stimola la formazione di batteri benefici nel colon

Polyporus unbellatus

fungo dell’apparato urinario
è un diuretico
drena e depura i reni e il sistema urinario, risparmiando il potassio

Ricordiamo che abbiamo ancora 100.000 specie da studiare e che questo vegetale senza clorofilla riesce ad immagazzinare una serie impressionante di minerali e sostanze vitali che ne fanno oggetto di studio e ricerche.


I Funghi Medicinali >> http://goo.gl/UpC5Ew
Per vivere a lungo in perfetta salute
Valentina Bianchi


sabato 20 agosto 2016

Il Suono d'Origine




Il Suono d'Origine

di Luciane Dos Santos, Endrik Favero



Il "Suono d'origine" è un viaggio sonoro che, attraverso specifiche armonie in simbiosi al linguaggio biologico della tecnica MO.V riconosciuto dalle cellule, lavora sul DNA e corregge i programmi ereditati registrati nell'inconscio.

L'intero lavoro, in risonanza con il sistema ancestrale presente in ogni persona, porta l'intero corpo a un livello di comunicazione che va oltre la lingua conosciuta, stimolando zone sensoriali mai usate prima.

I brani, singolari nel loro genere, sono un sostegno per elevare il proprio livello vibratorio e raggiungere strati più profondi dell'essere. Ci aiutano all'ascolto dell'energia vibrazionale proveniente da quel luogo chiamato "CASA".


Luciane Dos Santos nasce in Brasile nel 1967. Inizia la sua vita professionale in Brasile come insegnante nel 1986.Consegue la laurea in Estudos Sociais presso Unilassale nel 1988, con specializzazione in História do Rio Grande do Sul.
Durante gli 11 anni in cui ha lavorato come insegnante si è dedicata alla ricerca nell'area dell'educazione con approfondimento nella didattica. In Italia dal 2002, ha dato inizio a un grande cambiamento di percezione nella sua vita in cui ha compreso gli effetti delle memorie sull'esperienza umana, nel 2007 comincia a creare il sistema MO.V, seguendo segnali e indicazioni pervenuti dalla pratica e confermati dall'esperienza stessa.
Dopo quasi tre anni di ricerche decide di insegnare il metodo per verificare se altre persone formate nella MO.V potevano ottenere risultati simili. Da allora, assieme agli operatori MO.V, Luciane continua la ricerca per approfondire e ottimizzare l'applicazione della tecnica.

Endrik Favero è compositore, Arrangiatore e Ricercatore delle Moderne Tecnologie Vibrazionali per il Ri-Allineamento psicofisico. Realizza e produce musica per il benessere e per l'Armonizzazione del corpo a tutti i livelli, basata sulle caratteristiche di ogni singola persona, ambiente o realtà Vivente.
Grazie alla ricerca e allo studio dell'intero Strumento-Corpo Umano, nonché all'esperienza diretta di oltre 15 anni nel campo della Suonoterapia , mette a disposizione Cre-Azioni esclusive: Le Armoniche Chiavi Sonore!
Esponente di riferimento in Italia nel campo della nuova Scienza Cimatica applicata.
(Cymatics Therapy). Laureato in Industrial Design allo IUAV di Venezia, Disegna e Realizza i propri Strumenti musicali / Terapeutici.
Ideatore della Mappa Sonora Umana ID-VIBES® "il Suono d'identità" : la Nuova Tecnologia Sonora che contraddistingue la struttura Armonica di ogni Essere vivente nella sua totalità.
Una via Naturale che Ri-Allinea l'Uomo alla propria Melodia Personale ARMONIZZANDOLO.
Studioso appassionato della relazione tra Musica, Geometria, Bio-Energetica, DNA, Mente, Corpo, Arte, e Forze Creatrici.
Autore dell'Album MEMORIES "Frequenze che Ti chiAmano" (Kreandi Productions) e del Libro/CD "Il Suono d'Origine" (edizioni Michael).


Il Suono d'Origine - Libro >> http://goo.gl/GrQ207
Luciane Dos Santos, Endrik Favero

venerdì 19 agosto 2016

La musica di Claude Debussy fra acqua e alchimia




La musica di Claude Debussy fra acqua, alchimia e fisica quantistica

Debussy intuì nella simbologia dell’Acqua una via per il ritorno al Principio, la musica è la sua voce più autentica

di Alessandro Nardin - 09/08/2016



La musica di Claude Debussy fra acqua, alchimia e fisica quantistica

Il mare di Debussy si spalanca agli occhi e alle orecchie di chi gli si accosta, lasciando il malcapitato al cospetto di una distesa dai confini incerti.
Debussy intuì nella simbologia dell’Acqua una via per il ritorno al Principio. La musica non è che la voce più autentica di questo ritorno. Questa intuizione anticipava di fatto le scoperte della fisica degli anni che seguirono: la natura fluida vibratoria della materia, l’esistenza di una realtà prima ed ultima che connette tutti i fenomeni.

Claude Debussy e la sua percezione della musica

Claude Debussy visse e compose nella Parigi fin de siecle, teatro delle più importanti innovazioni artistiche e culturali ma anche di quella che viene conosciuta come la “rinascita occultista”: egli frequentò quegli stessi luoghi in cui poeti e pittori simbolisti incontravano i mistici rosacroce e gli epigoni della nuova alchimia. Ebbe quindi il modo di abbeverarsi delle stesse radici della conoscenza e di sperimentare direttamente, tramite i suoni, una visione del mondo al tempo stesso fisica e spirituale.
L’Acqua, elemento cardine della sua vita compositiva, ne è la più perfetta trasposizione.
Quale immagine dell’acqua avrebbe potuto influenzare Debussy? Egli colloca la musica all’interno della natura stessa: è qui che si rivela il suo pensiero più autenticamente esoterico.
Per lui «la musica è una somma di forze sparse» e la sua origine «è iscritta nella natura.» 
Essa si colloca pertanto fra il moto sensibile dei fenomeni e il moto vitale interiore, «non limitandosi solo alla riproduzione esatta della natura ma ai legami misteriosi tra la natura e l’immaginazione.»
In una delle definizioni più ermetiche, Debussy arriva a definire l’arte musicale «una misteriosa matematica che partecipa all’infinito e che presiede al moto delle acque e al gioco delle curve descritte dalle brezze mutevoli».

Le origini esoteriche della musica di Debussy

La musica è causa e al contempo effetto di un movimento interno alla natura delle cose: il movimento fenomenico dell’aria e dell’acqua che percepiamo con i nostri sensi, non è che una derivazione.
È interessante a questo punto confrontare queste riflessioni con quelle di François Jollivet-Castelot, lo scienziato coevo del compositore, frequentatore delle stesse società rosacroce che segnò una rinascita del pensiero e della pratica alchemica.
Il fondatore del Hyperchimie, in un testo del 1901, così riassume le caratteristiche del Mercurio filosofale: «Il Mercurio simboleggia la forza vibratoria universale, il fluido, il principio passivo estremo delle cose. Acquoso, esso racchiude l’Acqua e l’Aria che tendono senza sosta a entrare.»
Se il Mercurio-Acqua è “vibrazione”, come dice Jollivet-Castelot, è anche suono: l’Aria, è l’elemento che vivifica il suono, e che lo conduce al cospetto della realtà naturale e degli uomini capaci di ascolto.
La questione più importante e più carica di conseguenze è data proprio dalla natura vibratoria che caratterizza l’elemento liquido: non un semplice movimento ma un’oscillazione permanente, nascosta nel cuore stesso della materia e che per sua stessa natura è suono.
Debussy lo ha reso fenomeno reale tramite la propria musica.

Musica e dinamicità della materia

Il Principio è vibrazione, la vibrazione è suono, il suono è Vita.
Questo ci porta al cospetto della modernità: ai nostri giorni, mediante metafore musicali, è stato con limpida chiarezza il compianto professor Emilio Del Giudice a descrivere le oscillazioni di energia interne all’acqua.
La sensibilità del prof. Del Giudice lo portò spesso a mettere in parallelo la coerenza interna della dinamicità della materia e la musica.
«Le oscillazioni del campo costituiscono la musica al cui ritmo le molecole danzano collettivamente.»
È la danza di Śiva della tradizione induista, «il flusso incessante di energia che attraversa un’infinita varietà di configurazioni, che si fondono una nell’altra.»
Per Del Giudice, c’è un elemento privilegiato in cui è possibile riscontrare l’armonia interna della materia, l’elemento che già Talete, primo filosofo, intuì come origine della vita e della cui maternità universale Debussy fu cantore devoto: l’acqua appunto.
«L’acqua liquida è stata riconosciuta da tempo come la matrice di molti processi, compresa la vita.» Ci ricorda Del Giudice.

La comprensione della realtà attraverso la musica

«In re immobili, numquam fit sonus.»  In un mondo inerte, non esiste alcun suono.
Ma il mondo non è mai inerte. Ce lo dice la scienza, che nega la possibilità della stasi totale delle particelle ponendo lo zero assoluto come un punto d’arresto teorico irraggiungibile o aprendo le porte alle infinite armonie della teoria delle stringhe. E ce lo conferma la musica.
Claude Debussy si sentì investito della responsabilità di tradurre in musica la vita della materia, il ciclo continuo di rigenerazione che nella morte vede i prodromi della rinascita, la vibrazione perpetua, il respiro dell’universo. La danza di Śiva, nella sua arte, non si è mai arrestata.
Così come noi oggi possiamo comprendere l’esistenza delle più piccole, invisibili particelle solo dalle tracce lasciate nelle loro collisione, così la via esoterica di Debussy è comprensibile solo da ciò che ci ha lasciato: è nel bagliore accecante della sua musica che la sua mente illuminata ha lasciato la sua impronta.
«Solo i musicisti hanno il privilegio di captare tutta la poesia della notte e del giorno, della terra e del cielo, di ricostruirne l’atmosfera e ritmarne l’immenso palpito.»

Leggi gli interessanti articoli del n. 57 di Scienza & Conoscenza intitolato "Il potere del suono"

Scienza e Conoscenza - n. 57 - Rivista Cartacea >> http://goo.gl/IXUJQs
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martedì 16 agosto 2016

Suoni Terapeutici




Suoni Terapeutici

Le frequenze quantistiche e senza tempo che curano corpo mente e spirito

di Lorena di Modugno



Con questo libro si accede ad una visione più ampia e profonda della Dimensione Quantistica del Cosmo Sonoro nel quale viviamo senza nemmeno accorgercene il quale, se ben conosciuto e compreso riserva risultati terapeutici davvero sorprendenti.

L'energia del quantum è l'essenza della vita, la vibrazione potenziale che sostiene l'Universo e partecipa al suo eterno movimento di espansione-contrazione in cui nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma.

La sostanza della vita si esprime mediante un'infinita gamma di frequenze vibratorie che si incontrano, scontrano, intrecciano e organizzano reciprocamente, dando forma alle manifestazioni solide, liquide, aeriformi ed eteriche.


Lorena di Modugno Danesi, Psicologa Psicoterapeuta, è titolare dell’Allevamento amatoriale di gatti Thai (SathyaSaiThai), riconosciuto a livello internazionale (WCF, TICA e PREOSSIA) per la qualità genetica, gli elevati standard nutrizionali (alimentazione e integrazione biologica) ed estetici dei suoi cuccioli.


Suoni Terapeutici - Libro >> http://goo.gl/NsomqR
Le frequenze quantistiche e senza tempo che curano corpo mente e spirito
Lorena di Modugno


mercoledì 10 agosto 2016

La musica delle cellule




La musica delle cellule - intervista a Carlo Ventura

La scienza dimostra che le cellule del corpo possono essere riprogrammate per la salute e l'efficienza biologica

di Valerio Pignatta - 06/08/2016



La musica delle cellule - intervista a Carlo Ventura

Estratto dall'ultimo numero di Scienza e Conoscenza n. 57

Una interessante intervista a Carlo Ventura sulle nuove scoperte che la scienza ha portato avanti: riprogrammare le cellule e indurle ad autoguarirsi, è possibile?
È quello che scopriremo nelle prossime righe.

I suoi studi portano alla conclusione che qualsiasi cellula può essere ridifferenziata, ossia indotta, diciamo, a dimenticare la sua precedente condizione, e quindi a essere riprogrammata per la salute e l'efficienza biologica. Questa possibilità apre scenari molto complessi e pieni di speranza. Come è stato possibile?

Utilizzando campi magnetici opportunamente convogliati ci siamo resi conto che era possibile far acquisire a cellule staminali umane adulte (ottenute per esempio da tessuto adiposo) caratteristiche simil-embrionali, cosa che le ha rese in grado di orientarsi verso destini complessi, quali quello cardiaco, neuronale, muscolare, scheletrico. Sempre utilizzando queste energie fisiche siamo addirittura riusciti a orientare verso gli stessi destini cellule somatiche umane adulte non-staminali, quali i fibroblasti della pelle. Stiamo attualmente cercando di verificare se queste strategie possano essere applicate con successo per ripristinare elevate capacità differenziative in cellule staminali o somatiche umane adulte esposte a condizioni patologiche, ad esempio coltivate in una situazione di ipossia capace di mimare un contesto di danno tissutale.
Tutto questo è stato possibile perché le cellule (incluse le cellule staminali), producono esse stesse campi magnetici e vibrano di continuo con frequenze di oscillazione meccanica che possono cadere sia in un range udibile che subsonico. Queste caratteristiche cellulari sono anche alla base della capacità delle cellule di rispondere a tali stimoli fisici. Certo bisogna capire a quali profili di onde elettromagnetiche o vibrazioni meccaniche esse siano sensibili, anche in relazione al risultato differenziativo che si vuole ottenere. Questo non è facile e richiede esperimenti spesso complessi e di lunga durata.

La possibilità di induzione della riparazione cellulare ha delle implicazioni enormi nell'ambito dell'oncologia, ma anche in quello cardiologico. Ricordiamo che le malattie cardiovascolari sono ancora la prima causa di morte nel nostro paese e non solo. Lei sta lavorando molto su questo aspetto. Che prospettive ci sono secondo i suoi studi? La trasfusione di cellule staminali nelle parti malate di un cuore infartuato a cosa viene associata e che risultati può dare?

Finora la trasfusione di cellule staminali umane adulte di vario tipo, per lo più fatte moltiplicare (espanse) in vitro in coltura prima del trapianto, che di solito avviene per infusione coronarica, si è dimostrata una procedura sicura e priva di effetti collaterali. Purtroppo, i risultati in termini di efficacia nel trattamento delle forme gravi di insufficienza cardiaca non sono stati per lo più all’altezza delle aspettative, con riprese della contrattilità cardiaca modeste, o addirittura inconsistenti o transitorie nel tempo, a seconda dei vari studi. Noi crediamo che, in base al potere diffusivo delle energie fisiche che utilizziamo per riprogrammare le cellule staminali (finora in vitro) sia possibile raggiungere le staminali dove queste si trovano, di fatto in ogni tessuto del corpo umano, senza dover necessariamente ricorrere a un trapianto di cellule esogene, ma piuttosto riattivando la capacità delle cellule staminali tessuto-residenti di innescare un percorso di autoguarigione. Questa possibilità è sicuramente molto attraente per le implicazioni che potrebbe avere nelle malattie del cuore e cardiovascolari in genere, dal momento che anche il cuore, come ogni tessuto, ha le sue cellule staminali residenti. Stiamo lavorando in questo campo, e stiamo attualmente passando dagli studi in vitro a quelli su modelli animali di infarto miocardico, prima di poter procedere agli studi sull’uomo. Questi di per sé non sarebbero problematici date le basse energie in gioco, sia a livello dei campi elettromagnetici sia delle vibrazioni meccaniche utilizzate. Per quanto riguarda il campo oncologico, stiamo lavorando su cellule staminali tumorali, di fatto ritenute all’origine del processo metastatico tumorale, che spesso segna una tappa di non-ritorno in molti pazienti. La nostra speranza è di poter utilizzare le nostre strategie per riprogrammare anche queste cellule, facendole ri-diventare staminali non-patologiche, ossia capaci di riparare anziché distruggere e invadere i tessuti del corpo umano.

Il trapianto di cellule staminali tra specie diverse comporta delle problematiche?

Di solito il trapianto di organi e tessuti tra specie diverse è associato a forme di rigetto di varia entità. In ambito clinico, il rigetto associato a trapianto allogenico (donatore diverso dal ricevente) di cellule, tessuti e organi richiede l’uso di immunosoppressori a vita. Una popolazione di cellule staminali, le cellule staminali mesenchimali, presenti in molti organi e tessuti, tra cui il midollo osseo, il grasso, la placenta a termine, la polpa dentaria, la parete del cordone ombelicale, ha mostrato una capacità immunomodulante, o tollerogenica. In pratica queste cellule riescono a farsi percepire dal ricevente come se fossero sue proprie, pur provenendo da un donatore altro. Questa caratteristica apre prospettive di notevole entità perché se si confermasse l’assenza o la scarsità del rigetto a seguito del trapianto di staminali mesenchimali, ad esempio di derivazione placentare, sarebbe possibile ipotizzare nel futuro una disponibilità di tali cellule per una medicina rigenerativa pensata su vasta scala e non più necessariamente personalizzata come accade oggi a seguito del trapianto autologo delle proprie cellule staminali. 

Leggi l'intera intervista nel numero 57 di Scienza e Conoscenza!

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