martedì 20 giugno 2017

Accordatura a 432 Hz: cosa significa?




Accordatura a 432 Hz: cosa significa?

Scritto da: Dario Giardi

Consapevolezza e Spiritualità



Accordatura a 432 Hz: cosa significa?

La musica è un linguaggio e come tutti i linguaggi, per essere compreso, utilizzato e condiviso ha bisogno di seguire dei riferimenti.

L’accordatura è uno di questi.

Non importa se stiamo imbracciando la chitarra nella nostra stanza, su un palco o in un’orchestra… in tutti questi casi, la prima azione, per fare musica, è accordarsi. A tal fine viene ormai spontaneo prendere a riferimento la nota LA a 440 Hz, prodotta dai diapason più comini o dagli accordatori elettronici.

Per quale motivo accordiamo tutti gli strumenti con il LA a 440 Hz?

La storia che si cela dietro questa scelta potrebbe essere tranquillamente presa come sceneggiatura per un thriller.

Tutto ha avuto inizio da una richiesta specifica, inviata dalla Commissione Acustica della Radio di Berlino alla British Standard Association.

Uno scambio epistolare che portò, nel 1939, a un primo congresso a cui non furono invitati i compositori francesi e italiani. Essendo dediti all’uso di un diapason con frequenze più basse, la loro presenza sarebbe stata più che ingombrante.

Così la decisione anglo-tedesca fu imposta facilmente e in un certo senso in modo arbitrario.

Dietro questa scelta molti hanno sempre visto un complotto nazista. È realistico pensarlo?
Sicuramente è indubbio che tutto partì, come abbiamo visto, da una specifica richiesta della Commissione Acustica della Radio di Berlino investita direttamente dal Ministro per la Propaganda nazista, il potente e spietato Goebbels.

Per quale ragione Goebbels si interessò a questo tema?

Hitler era profondo estimatore di Wagner. La musica del compositore tedesco, così come quella dell’intera scuola romantica, adoperava proprio l’intonazione del diapason a 440 Hz. È plausibile pensare che Hitler ordinò al suo Ministro di imporre l’intonazione ufficiale tedesca come standard mondiale.

Finita la guerra e sconfitto il nazismo, nel 1953 fu organizzato a Londra un secondo congresso che rimase, però, fermo nella decisione di adottare la standardizzazione sul valore dei 440 Hz. Una decisione, a detta di molti, presa, ancora una volta, in totale mancanza di trasparenza. Elemento quest’ultimo che ha lasciato supporre che oltre il “complotto nazista” ci fosse qualcosa in più dietro questa scelta.

Il professore del conservatorio di Parigi Robert Dussaut dichiarò che i liutai inglesi erano spinti da interessi commerciali legati alla vendita di strumenti ai jazzisti americani, che già si esibivano accordando i loro strumenti a 440 Hz.

È difficile capire quale elemento abbia giocato un ruolo più forte: la pressione politica nazista o le logiche commerciali inglesi?

Difficile rispondere.

Soggiogare le menti?
C’è anche un altro filone di pensiero che vede nella scelta dei 440 Hz un preciso obiettivo: quello di soggiogare le menti.

Secondo alcuni studiosi la scelta dei 440 Hz fu frutto di ricerche commissionate dalla fondazione Rotschild/Rockfeller.


L'accordatura a 432 Hz

Il suono a 432 Hz, per chi si interessa di discipline orientali, è collegato al chakra del cuore, “il chakra del sentimento”, diversamente dalla frequenza a 440 Hz che lavora sul chakra del cervello “il controllo mentale”. Se prendiamo per buona questa interpretazione, la decisione di fissare la frequenza a 440 Hz potrebbe essere vista davvero come una “cospirazione”.

I fautori di questa interpretazione sono convinti che ogni interferenza in merito, passata e presente, sia una cospirazione da parte di un potere occulto mirata a creare persone emotivamente instabili e quindi più facilmente controllabili.

Lo stesso Verdi si espresse sull’argomento, anche se esclusivamente da un punto di vista musicale, evidenziando la necessità di evitare diapason con vibrazioni così alte auspicando un ritorno alla frequenza francese: “l’abbassamento del corista non toglie nulla alla sonorità e al brio dell’esecuzione; ma dà al contrario qualche cosa di più nobile, di più pieno e maestoso che non potrebbero dare gli strilli di un corista troppo acuto. Per parte mia vorrei che un solo corista venisse adottato in tutto il mondo musicale. La lingua musicale è universale: perché dunque la nota che ha nome ‘LA’ a Parigi o a Milano dovrebbe diventare un ‘SI bemolle’ a Roma?”

Al di là di quello che ciascuno può pensare la frequenza a 440 Hz è assunta come suono base per l’accordatura degli strumenti e per l’intonazione delle altre note. A tale valore devono così uniformarsi tutti gli strumenti e le orchestre del mondo occidentale, in modo che non ci siano scompensi da nazione a nazione, da città a città.

In Italia, in particolare, è la legge n. 170 del 3 maggio 1989, che regolamenta la materia stabilendo che: “il suono di riferimento per l’intonazione di base degli strumenti musicali è la nota LA³, la cui altezza deve corrispondere alla frequenza di 440 Hertz (Hz), misurata alla temperatura ambiente di 20 gradi centigradi.”

Alcuni disobbedienti hanno, però, dato vita a un vero e proprio movimento in favore del ritorno al LA a 432 Hz, denominato “Rivoluzione Omega”. Non pensiate che riguardi solo visionari, stravaganti e sconosciuti musicisti… basti pensare che negli studi di Abbey Road i Pink Floyd ci registrarono The Dark side of The Moon e che tra i fautori di questa rivoluzione c’è anche il noto leader dei Rolling Stones, Mick Jagger!

Questo articolo è tratto dal libro Viaggio tra le note di Dario Giardi

approfondimento su >>> http://432.sublimen.com

venerdì 16 giugno 2017

Che cos'e' la Psicologia Quantistica?




Che cos'e' la Psicologia Quantistica?

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica



Che cos'è la Psicologia Quantistica?

Sicuramente ti sarà capitato di sentir parlare di quanti, energia vitale, campi elettromagnetici, di vibrazioni e del loro impatto sulla nostra realtà, ma soprattutto sul nostro stato di salute.

Le attuali frontiere della ricerca scientifica nel campo della fisica e della meccanica quantistica, hanno messo in chiara evidenza come l’azione di forze invisibili sia indispensabile per il pieno benessere, sia spirituale che fisico, delle persone. Infatti sulla base di queste nuove conoscenze si è sviluppata una nuovissima scienza: la Psicologia Quantistica, un approccio multidisciplinare che integra le più avveniristiche scoperte nel campo delle neuroscienze, della biologia e della fisica dei quanti alla psicologia, dando vita ad un modello integrato bio-psico-energetico che vede e studia l’essere umano nelle sue dimensioni integrate di Anima, Corpo e Mente e delle interazioni energetiche che intrattiene con l’ambiente in cui è inserito, suggerendo imprescindibili connessioni tra i fenomeni della coscienza e la presenza di un campo di informazione fondamentale che sottende ogni cosa: mente e materia.

Tali conoscenze sono preziose per comprendere che la realtà in cui viviamo non è frutto di circostanze indipendenti da noi, ma al contrario siamo noi attraverso il controllo delle nostre potenti energie interiori, a creare le circostanze potenzianti o depotenzianti per la salute, per la malattia e per le infinite possibilità fenomeniche di generare la realtà che desideriamo.


Compiendo un percorso multidisciplinare tra le rivoluzionarie frontiere della concezione Olistica, si possono comprendere le dinamiche energetiche che muovono la vita, laddove il moto dell'anima attira e genera la realtà in una danza armoniosa.

Si può essere sani e felici? Ognuno di noi è padrone di una realtà riflettente, che parla di sentimenti e pensieri, le cui radici sono al centro del petto, nel moto infinito della galassia emozionale, unica in grado di innalzare la nostra capacità di cogliere nelle cose materiali quell'elemento spirituale che rende possibile e dà senso alle infinite esperienze della nostra vita.

Il dominio dell’indagine multidisciplinare che conduce nei meandri delle bizzarre dinamiche energetiche che determinano il nostro stato di salute, è il palpitante mondo quantistico in cui la vita vibra. Un amalgama di saperi che offrono coordinate preziose, mettendo sotto i riflettori l’uomo come creatore attivo della realtà.

L’unione tra “Scienza e Divino” è capace di far ricomprendere il nostro rapporto con l’ambiente che viene plasmato attraverso il potere emotivo. La vera forza capace di irradiare la via del benessere e di condurci alla guarigione dentro di noi.


Carmen Di Muro, psicologa clinica, psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo Post-Razionalista e ISTDP, quantum trainer e scrittrice, vive ed opera in Puglia. Aperta alla più ampia visione olistica dell’essere umano nella sua inscindibile unità di psiche-soma, integra la formazione accademica con i suoi interessi personali nel campo della biologia, delle neuroscienze, della medicina, della meccanica e fisica quantistica.
Da sempre attratta dal mondo spirituale dell’uomo e dall'essenza profonda dell’esistenza, orienta i suoi studi e le sue indagini scientifiche verso un tema speciale: "La guarigione dell'anima". Fa parte dell' EFP Group e oltre a svolgere l’attività clinica, divulga il suo pensiero tenendo convegni e seminari. Autrice del libro “Essere è Amore. Dal Pensiero alla Materia. Viaggio Scientifico nella Pura Essenza”, Gagliano Edizioni 2013 e “Anima Quantica. Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione” Anima Edizioni 2016, é membro del comitato scientifico e autore per la Rivista “Scienza e Conoscenza” di Macro Edizioni.


Anima Quantica - Libro
Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione
Carmen Di Muro


Essere è Amore - Libro
Dal pensiero alla materia - Viaggio scientifico nella pura essenza
Carmen Di Muro

giovedì 15 giugno 2017

Musica per la meditazione e stati non ordinari




Musica per la meditazione e stati non ordinari di coscienza: frequenze binaurali e canti armonici

Scritto da: Dario Giardi

Consapevolezza e Spiritualità



Musica per la meditazione e stati non ordinari di coscienza: frequenze binaurali e canti armonici

Le “Binaural Beats” sono state scoperte nel 1839 dal tedesco H. W. Dove, anche se poi entrarono realmente in uso soltanto in seguito alla sperimentazione diretta sul cervello grazie al Dottor Gerald Oster al Mount Sinai School of Medicine di New York, nel 1973. Per capire bene cosa sono iniziamo col dire che nel cervello umano, quando è in stato di rilassamento, (ossia quando non è totalmente vigile e cosciente), sono state rilevate frequenze che vanno al di sotto dei 20 Hertz. Quando ad esempio il cervello si trova in stato Alpha (stato tipico del dormiveglia e della meditazione leggera) gli Hz nel cervello vanno da 8 a 14. Con le onde Theta invece (Fase di meditazione profonda o Sogni, fase REM), andiamo dai 4 agli 8 Hz. Mentre con le onde Delta (tipiche di chi sta dormendo profondamente) siamo sotto ai 4 Hz.

Delta
da 0,5 a 4 Hz: Sonno profondo e senza sogni.

Theta
da 4 a 8 Hz: Meditazione profonda, Trance, sogni, fase REM.

Alpha
da 8 a 14 Hz: Rilassamento vigile, Meditazione leggera, dormiveglia.

Beta
da 14 a 39 Hz: Stato vigile e di concentrazione, (più si sale più si va verso stati di ansia).

Gamma
sopra i 40 Hz: Agitazione, Paura, Attività cerebrale elevata.

Ascoltando delle frequenze a 7 Hz faciliteremo di conseguenza il nostro cervello nel favorire la meditazione stessa e le esperienze oniriche. Il problema però è che l’orecchio umano è impossibilitato a percepire queste frequenze visto che il range udibile va dai 20 ai 20.000 Hz. Allora come meditare con una frequenza di, per esempio, 7 Hz, se in maniera naturale non possiamo sentirla? Per questo entrano in gioco le frequenze binaurali: si creano due suoni con frequenze distinte, entrambe udibili dall’orecchio umano, lasciando però fra una frequenza e l’altra un margine rappresentato proprio dalla frequenza binaurale che si vuole riprodurre. Se volessimo creare una binaurale a 7 Hz potremmo ascoltare attraverso gli auricolari un suono di 300 Hz nell’orecchio sinistro e magari 307 in quello destro. Fra 300 e 307 c’è un margine di 7 Hz. In questo modo l’orecchio percepirà entrambi i suoni (perché non sono inferiori ai 20 Hz) ma, essendo il distacco fra una frequenza e l’altra molto breve, il cervello verrà “ingannato” e sentirà proprio la frequenza che a noi serve. Le binaurali non sono altro che dei toni che riescono a essere percepiti dal cervello quando due suoni con frequenze e differenze inferiori a una certa vengono ascoltati separatamente.

I canti armonici

Altra tecnica che utilizza i suoni per indurre stati alterati di coscienza e facilitare la meditazione, è quella dei canti armonici. È conosciuta e utilizzata da moltissime tradizioni antiche dell’Asia, dell’Europa, dell’Africa e persino del Nord e Sud America. Essi vengono detti anche Ipertonici (in inglese Overtones), per la loro capacità di consentire a una singola voce di eseguire più suoni (note) simultaneamente seguendo la progressione degli armonici.

In particolare, questi canti si focalizzano sul terzo armonico. È a questo, infatti, che viene associato un processo di profonda trasformazione, dove a una base totalmente terrena e stabile (la fondamentale/tonica o primo armonico che ritroviamo anche nel secondo armonico anche se un’ottava sopra) viene a sovrapporsi l’elemento “alto” animico e spirituale. È il terzo armonico che produce un intervallo di quinta giusta cambiando effettivamente la "qualità" del suono rispetto ai primi due armonici che si identificano ancora con la fondamentale, la tonica. Il legame fisico, grossolano, che è fortemente espresso dalla tonica, con il terzo armonico viene a spezzarsi in favore di una connessione a un qualcosa che è fuori di noi, all'esterno, ad un livello più sottile, ad una vibrazione più alta.

L'intervallo di quinta e la straordinaria personalità di Gustavo Rol

L’importanza dell’intervallo di quinta è stata riconosciuta e studiata da Rudolf Steiner che nella sua opera L'essenza della musica vedeva in esso lo strumento per sperimentare un’uscita nell’universo. Ma non fu il solo…

“Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale e il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla”. Sicuramente una frase molto d’effetto, che permane nella curiosità di tutti gli esoterici, ma anche dei fisici. A pronunciarla fu Gustavo Rol. Sensitivo, veggente, persona riservata e sincera, uomo incredibile, fuori dal tempo, apparentemente dotato di poteri, viveva una vita riservata, sempre alla ricerca della pura conoscenza. Di lui, nel 1942, s’interesso perfino il Duce in persona che lo invito a Villa Torlonia, dove preconizzo la sconfitta nella guerra. Anche Hitler lo voleva conoscere, e invio i suoi a cercarlo con l’ordine di condurlo a Berlino. Per ben tre volte gli uomini del Duce lo nascosero e lo sottrassero alle SS. Charles De Gaulle dichiarava di sentirsi poco sicuro con Rol in giro, capace com’era di sondare nei meandri delle menti altrui e di scoprire così anche i più delicati segreti di Stato. Anche in America s’interessarono a lui. Walt Disney volle incontrarlo e Kennedy, nel suo unico viaggio in Italia da presidente, venne appositamente a Torino per conoscerlo.
Lo stesso Albert Einstein volle incontrare personalmente Gustavo Rol. Quando Rol scoprì di possedere questo straordinario potere, lo attribuì a tre elementi particolari, sui quali si concentrava per far si che la materia si muovesse nella direzione da lui voluta. I punti focali a cui si riferiva erano: il colore verde, la quinta musicale e il calore.

Questo articolo è tratto dal libro Viaggio tra le note di Dario Giardi



venerdì 9 giugno 2017

Parassiti intestinali: sintomi e malattie correlate



Parassiti intestinali: sintomi e malattie correlate

Scritto da: Urbano Baldari

Medicina Non Convenzionale



Parassiti intestinali: sintomi e malattie correlate

I parassiti intestinali elminti (i vermi) sono spesso sottovalutati dalla clinica ma dal punto di vista della Medicina dell'Informazione sono invece molto importanti.

Nella mia pratica diagnostica quotidiana, li trovo spesso presenti (con le loro frequenze), nel contesto di patologie anche molto importanti, anche gravi e complesse. Se è vero che nel mondo occidentale è raro vedere le grandi infestazioni verminose, tuttavia le contaminazioni minori di questi esserini sono molto comuni, ma poco conosciute nei loro aspetti clinici, e purtroppo poco indagate.

È probabile che le grandi migrazioni di popolazione, sia umana, che animale, di questi ultimi anni, possano “mescolare le carte”, ovvero rendere presenti determinati ceppi di elminti, che in passato non si trovavano nei paesi cosiddetti “evoluti”.

Attualmente, esiste una tendenza, da parte di molti medici, a non considerare come pericolose le parassitosi. Quando va bene, queste forme sono considerate collegate alla Medicina Tropicale, cioè a quella scienza che studia le patologie proprie dei paesi più caldi, e in via di sviluppo (oppure, purtroppo, senza alcuno sviluppo).
Questa colpevole mancanza è accompagnata, spesso, da una totale ignoranza sull’argomento, tanto è vero che, dispiace dirlo, anche nei laboratori più organizzati manca la figura del parassitologo. Di più, io, personalmente, ho l’impressione che per molti medici questo problema semplicemente non esista e quindi non viene preso in considerazione.

I vermi sono un disturbo frequente e severo

Eppure i vermi sono sempre più frequenti e si accompagnano spesso a disturbi molto severi. Chi sostiene in modo quasi assoluto che i vermi siano tra le principali fonti d’inquinamento del corpo, sia dal punto di vista chimico, che da quello informazionale, è la dottoressa H.R. Clark, la quale ha sviluppato una metodica di ricerca frequenziale concettualmente simile a quella da me eseguita, pur essendo tuttavia operativamente molto diversa.

È molto probabile che uova, larve, cisticerchi e vermi adulti, essendo molto grandi, rispetto agli altri microrganismi, possiedano proporzionalmente un vasto ventaglio di antigeni in grado di attivare e modificare il sistema immunitario e il flusso di informazioni all’interno del corpo; inoltre, sembra che i parassiti, morendo, liberino nell’ambiente virus e batteri che essi portano dentro di sé. Detta in altri termini, la mole d’informazioni anomale che possono incidere sul “software” dei sistemi biologici è vasta, e tale da indurre modifiche profonde e serie soprattutto a livello di risposta immuno-allergica e di tipo nervoso.

Alterazione della flora batterica e sistema immunitario

Un altro danno, molto importante, è la capacità di questi esserini infestanti l’intestino, di provocare alterazioni nel numero e nella qualità della flora batterica che ci aiuta a proteggere le cellule intestinali, ci produce vitamine e sali minerali, ci prepara le proteine per essere assimilate e utilizzate.

A questo va aggiunto il danno diretto del parassita, il quale, secondo la sua specie, ha un ciclo vitale di riproduzione e sviluppo ben preciso, toccando più ospiti, sia stabili, che occasionali e, all’interno di questi, più organi. Esso ritorna sempre, per deporre le uova, nell’intestino o nella colecisti, e questo succede, per lo più, seguendo il ciclo lunare: nei giorni in cui c’è una nuova fase lunare (in pratica, circa quattro volte al mese).
Una caratteristica dei vermi, non di tutti, è quella di risalire dalla valvola di Oddi, posta nella parte alta dell’intestino tenue, lungo le vie biliari e, meno, pancreatiche, stabilendosi in aree “più protette” dalle aggressioni esterne. Un’altra localizzazione privilegiata è l’appendice: non di rado infiammazioni di questo organello linfatico sono causate da una forte infestazione parassitaria.

Ogni elminta ha in genere ospiti preferenziali nel regno animale, con i quali, entro certi limiti, contrae una specie di “modus vivendi”. Molto spesso, ciascun verme infesta due ospiti, appartenenti a due specie diverse del regno animale: uno intermedio e uno definitivo. In determinate circostanze, però, si possono avere infestazioni intermedie e definitive anche in altri appartenenti al regno animale, che fungono da ospiti occasionali. È così che, a volte, assistiamo a patologie da elminti che non propriamente dovrebbero svolgere parte del loro ciclo vitale nell’uomo. In questi casi è possibile che il sistema immunitario non riconosca appieno la specie infestante, e non riesca a operare una buona contrapposizione, ad esempio, quando i vermi, troppo presenti, muoiono e liberano frammenti biochimici, ma soprattutto imputs informatici “nuovi”.

Questo è il motivo, all’opposto, per cui Enterobius vermicularis (Ossiuro), cioè il parassita più conosciuto come “obbligato” per l’uomo, sia come ospite intermedio, che definitivo, provoca sintomi marginali (a meno che, come detto prima, non sia risalito lungo le vie biliari), mentre altri elminti, di cui per noi umani è più difficile la infestazione, o che hanno un ciclo vitale con più ospiti, sono in effetti più pericolosi e devastanti. Per il vero, esiste anche una maggiore “tolleranza”, prima informatica e poi biochimica, verso taluni parassiti, piuttosto che verso altri, a seconda della razza e del luogo di provenienza dell’individuo umano che viene infestato. Infine, conta molto lo stato dell’intestino, le eventuali disbiosi o patologie del digerente, essendo questa la porta principale di entrata di tali agenti (la seconda è quella inalatoria: uova o cisti di parassita possono essere inalate dalla terra, dove sono state lasciate da animali che lì hanno defecato).

Il sistema difensivo intestinale elabora una risposta generica, formata dalla attivazione di eosinofili, IgA, ed eventualmente IgE, la quale, in condizioni normali, permette di contrastare e limitare in modo efficace tutti parassiti elminti, i quali vengono “contenuti” in un numero di individui non in grado di nuocere all’organismo in cui si sono introdotti: fintantoché questo controllo funziona come “regolatore” ecologico, non si corrono particolari pericoli, a meno di comportamenti a rischio.

Il Benessere dell'intestino
Elisabetta Rostagno, Rudy Lanza

giovedì 8 giugno 2017

I fondamenti della dieta alcalina




I fondamenti della dieta alcalina: perché è tanto importante?

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Alimentazione e Salute



I fondamenti della dieta alcalina: perché è tanto importante?

Gli organi e i tessuti del corpo danno il meglio di sé quando si trovano in un ambiente più alcalino che acido. Il livello di acidità e alcalinità (o basicità) di un ambiente è misurato dal pH, con valori oscillanti tra 1 e 14, dove 1 indica il massimo dell’acidità, il 7 una situazione di neutralità e il 14 il massimo dell’alcalinità. L’acido contenuto nelle batterie è un esempio di acido forte, mentre la soda caustica (idrossido di sodio) è un esempio di base forte (ovvero una sostanza fortemente alcalina). L’acqua, in particolare quella distillata, è neutra. I sistemi biologici, come l’organismo umano, sono in equilibrio in un’area intermedia della scala, quando cioè hanno un pH compreso tra 4 e 9,5. Quasi tutti i sistemi, fatta eccezione per alcune parti dell’apparato digerente, operano al meglio in un ambiente lievemente alcalino. La saliva, per esempio, dovrebbe avere un pH compreso tra 6,5 e 7,5 e l’urina intorno al 7. (In qualunque farmacia si possono acquistare cartine indicatrici, come quelle tornasole, con cui eseguire una valutazione pratica).

La dieta occidentale tipo è costituita in grandissima parte da alimenti che nel processo di degradazione digestiva e metabolica fanno aumentare l’acidità dell’organismo.

Quelli che lasciano i più consistenti residui acidi sono:

la carne,
il pollame,
il formaggio e i latticini in genere,
i cibi fritti, tutti i tipi di zucchero,
i prodotti a base di farine raffinate (per esempio pasta e pane bianchi),
le bibite, il caffè, il tè, la birra, il vino, i superalcolici,
certi frutti e tutto il cibo spazzatura.
Alimenti alcalini sono invece:

gli ortaggi,
i succhi di verdura,
gli oli “buoni” come quelli di oliva e di cocco,
alcuni semi oleosi e quasi tutti i legumi.
Se la maggior parte del cibo che mangiamo viene trasformato dal metabolismo in ceneri alcaline, allora ci nutre, ci riempie di energia e rende più forte l’organismo. Per contro, se ci nutriamo soprattutto di alimenti che nel processo metabolico lasciano residui acidi, gli effetti che ne derivano sono l’intossicazione e il logorio degli organi e dei tessuti. Ci sono anche altri fattori che contribuiscono ad accrescere l’acidità, come gli inquinanti chimici e ambientali, i radicali liberi e i campi elettromagnetici, ma anche i pensieri negativi e le emozioni come paura, preoccupazione, rabbia e ansia.


I pericoli dell'eccesso di acidità

Se a causa delle nostre scelte di vita malsane le cellule, i tessuti e gli organi vengono alimentati da fluidi acidi, probabilmente si infiammeranno dando luogo a patologie quali obesità, cardiopatie e cancro. Il sangue è particolarmente sensibile alle variazioni di pH: deve mantenersi sempre leggermente alcalino, con valori oscillanti tra 7,35 e 7,45. È esattamente come per la temperatura corporea: se è troppo alta o troppo bassa possiamo morire, ma se si abbassa o si innalza lievemente stiamo semplicemente male. Analogamente, se il sangue è un po’ più acido o più basico ci sentiamo male, ma se il pH cambia molto rischiamo la vita.

Per ristabilire l’equilibrio del pH e ridurre l’acidità (ovvero lo squilibrio più frequente), l’organismo cerca di neutralizzare gli acidi in eccesso riversando nel flusso sanguigno dei tamponi alcalini. I principali minerali che provvedono a questa funzione sono l’ortofosfato di calcio e il carbonato di calcio che, se non sono assunti regolarmente con l’alimentazione, il sistema preleva direttamente dalle ossa. È questo uno dei motivi per cui tante donne, e talvolta gli uomini in età molto avanzata, soffrono di osteopenia o di osteoporosi. Se consumiamo troppi cibi acidificanti, lo scheletro diventa debole e poroso. Inoltre, se il nostro terreno è acido, soffriremo facilmente di artrite o dolori articolari, se non addirittura di usura delle cartilagini, come avviene nell’artrite cronica e nella coxartrosi. Organi e tessuti soffrono sia per l’infiammazione derivante dall’acidità sia per la carenza dei minerali necessari a neutralizzarla. Un organismo troppo acido è un organismo intossicato, dove prosperano microrganismi come batteri, virus, funghi e lieviti – ma anche cellule tumorali – che invece non riescono a svilupparsi in un ambiente moderatamente alcalino.

L’eccesso di acidità favorisce anche l’aumento di peso e ostacola il dimagrimento. Il corpo tende infatti a immagazzinare le scorie acide nelle cellule adipose e si affida al grasso per impedire che l’acidità danneggi altri distretti corporei. Non è raro che, quando una persona ritrova un corretto equilibrio acido-base, cominci anche a dimagrire quasi senza accorgersene.

Il modo ideale per mantenere un pH adeguato è bilanciare la dieta con il 50-75% di succhi e alimenti alcalini, acqua pura (meglio ancora se alcalina), esercizio fisico, emozioni e pensieri positivi. A quel punto potremo ancora goderci alcuni tra i nostri cibi preferiti, anche se acidificanti, purché non rappresentino più del 25-30% del totale di ciò che mangiamo.

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Liberati dalle tossine
John Calbom, Cherie Calbom

martedì 6 giugno 2017

Come imparare l'autodisciplina




Come imparare l'autodisciplina

Scritto da: Danilo Maruca

Neuroscienze e Cervello



Come imparare l'autodisciplina

Diversi esperimenti scientifici rivoluzionari sono stati i protagonisti di scoperte davvero interessanti sull'essere umano, e uno di questi, in particolare, è abbastanza "controverso".

Un Esperimento Scientifico Rivoluzionario: Libet e il Libero Arbitrio

Nel 1983, Benjiamin Libet condusse un esperimento per capire quanto tempo intercorre tra il compiere un’azione e il tempo che ci vuole per diventarne consapevoli.

Alcuni soggetti che guardavano un punto su un quadrante di un orologio dovevano muovere un dito o il polso quando volevano e durante l’esecuzione dell'esperimento la loro attività cerebrale veniva registrata ed esaminata tramite un elettroencefalogramma. Dopo aver compiuto il movimento, i soggetti dovevano indicare dove si trovava il punto sul quadrante dell'orologio.

Con grande sorpresa di Libet, da questo esperimento risultò molto chiaro che il cervello dei soggetti decise di compiere il movimento circa 550 millisecondi prima di compierlo realmente, mentre i soggetti ne diventano consapevoli solo 300 millisecondi dopo che l'azione era avvenuta.

Quindi esiste uno "scarto di tempo" tra quando si compie un’azione e quando se ne diventa consapevoli. Ne diventiamo consapevoli solo dopo averla compiuta, anche se per via di alcuni meccanismi mentali a noi sembra di diventarne coscienti nel momento stesso in cui agiamo.

I risultati di questo esperimento e di altri molto simili sono al centro della discussione all'interno della comunità scientifica.

Il Libero Arbitrio e l'Autodisciplina

Indipendentemente dal fatto che esista o meno il libero arbitrio, sicuramente c'è una lezione importante da imparare su come gestire le proprie emozioni e cambiare vita. Indipendentemente dalle conclusioni che si traggono, esiste un legame tra l'esperimento di Libet e l'autodisciplina.

L'essere umano vive di reazioni più o meno consapevoli agli eventi che gli accadono: se una persona ti insulta la tua reazione di sentirti offeso è immediata o quasi. Se una persona ti riempie di complimenti la tua reazione di sentirsi gratificato è istantanea. Se vuoi imparare a cambiare la tua vita e a gestire le tue emozioni allora devi imparare a prendere il controllo delle tue reazioni.

Per imparare a gestire efficacemente le proprie reazioni bisogna auto-disciplinarsi. Esiste un principio fondamentale per imparare a gestire sé stessi e le proprie emozioni. Consiste nel rimandare la reazione il più possibile. Quando ti assale la rabbia, la paura, la gelosia o le altre emozioni negative bisogna imparare a rimandare il più possibile la reazione. Se preso dall'emozione negativa, reagisco come ho sempre fatto rimarrò schiavo di quell'azione.

Se invece rimando il più possibile la reazione allora nel tempo imparo a gestirla e a non compierla. Devi rimandare la voglia di lamentarti, di gridare, di arrabbiarti e cercare di non reagire per evolvere.

Ci vuole la disciplina di un guerriero Spartano.

Disciplina con Affetto
Un clima incoraggiante dove regna più l'elogio che il rimprovero e dà a grandi e piccoli il piacere di vivere insieme
Jerry Wyckoff, Barbara C. Unell

Lo Yoga della Disciplina - Libro
Gurumayi Chidvilasananda


lunedì 5 giugno 2017

Il pensiero modifica il cervello




Il pensiero ha il potere di modificare e organizzare il cervello

il corpo e l’ambiente: ce ne parla l’oncologo Claudio Pagliara

Scritto da: Carmen Di Muro

Consapevolezza e Spiritualità



Il pensiero ha il potere di modificare e organizzare il cervello, il corpo e l’ambiente: ce ne parla l’oncologo Claudio Pagliara

Non di rado solo piccoli sforzi in più possono fare la differenza tra gioia e sofferenza, benessere e malessere, tra vita e morte. Piccoli passi che possono condurre a grandi risultati. La via della guarigione diventa quel sentiero dorato che brilla dentro ognuno di noi e che può essere battuto con fede e perseveranza, nel momento in cui riusciamo a lasciarci guidare dalla bellezza delle cose, guardandole da una prospettiva diversa. Solo così la malattia può trasmutarsi in strada maestra per comprendere cosa c’è da cambiare, decidendo di percorrere una nuova via. Ed è questo che con coraggio insegna il dottor Claudio Pagliara, noto oncologo, specialista in medicina olistica, nonché grande amico e maestro di vita. La nostra conoscenza è stata sancita dallo stesso obiettivo, che ci ha dato la possibilità di intraprendere un cammino comune di grande stima professionale e lavorativa, la cui meta è una luce che mira ad accendere la consapevolezza in ogni persona che si trova lungo il nostro percorso. I pazienti sono i più grandi maestri di vita, insegna Claudio. Quelle stesse persone che hanno in sé tutta la forza e gli strumenti necessari per godere appieno della salute e della gioia.

Tantissime patologie, oltre alle cause imputabili all’ambiente e alla genetica, si nutrono dell’incapacità di rendere straordinaria la nostra esistenza. Questo il presupposto di partenza che ha sempre motivato il suo lavoro di specialista, ma soprattutto la convinzione che non si può credere di curare con efficacia qualunque malattia, pensando solo all’organo ammalato, trascurando il vissuto del paziente e separandolo dal suo contesto sociale, ambientale e culturale. Cosi come esistono delle leggi che governano le energie del mondo esteriore, così, anche, esistono precise leggi che governano le potenti energie dell’universo mentale e corporeo.
La guarigione prevede lo sviluppo delle potenzialità del paziente, perché ogni vero cammino terapeutico è anche un percorso di crescita interiore. Ed oggi sono moltissime le evidenze che dimostrano la maggiore efficacia di questo tipo di approccio nel decorso di diverse patologie, compreso il cancro, in quanto in ciascun essere umano ci sono potenzialità enormi e misteriose che aspettano solo di essere conosciute e mobilizzate.

Ricerche scientifiche sempre più numerose e rigorose dimostrano come le nostre convinzioni creano la realtà in cui viviamo. Che ruolo ha la nostra mente nella prevenzione e nella cura del cancro?
La mia esperienza clinica e i dati della ricerca più avanzata dimostrano che il nostro cervello è il più efficiente produttore di farmaci e di veleni. Anche l’effetto placebo, l’effetto nocebo e la profezia che si auto-avvera, dimostrano lo stretto legame e l’interdipendenza fra la mente, il corpo e l’ambiente. Il pensiero ha il potere, dal sapore divino, di modificare e organizzare il cervello, il corpo e l’ambiente. È proprio vero: in principio era il Verbo, cioè il logos (il pensiero all’interno, la parola all’esterno). Il logos diventa materia e ha il potere di costruire e di distruggere. Le nostre convinzioni creano la nostra realtà. Da qui l’importanza notevole della nostra mente nella nascita e nell’evoluzione del cancro.


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Mal-attia o Ben-attia? Quale secondo te tra i due termini appare più adeguato?

Il grande dottor Umberto Veronesi sosteneva che “il cancro si vince con un informazione corretta”. Oggigiorno, sempre più spesso, vengono divulgate informazioni confuse che creano ansia e paura. Quali sono le verità scomode che ci vengono negate?

In questi ultimi anni diverse patologie stanno conoscendo una crescita esponenziale. Le cause sono di vario genere, ma un fattore prioritario è giocato dall’alimentazione. Può una dieta sana diventare garante del pieno metabolismo energetico della vita?
Quali sono le linee guida alimentari preventive da poter adottare nella vita di tutti i giorni per combattere l’insorgenza dei tumori?

La scienza medica è in costante evoluzione e si occupa sempre più di preservare la salute attraverso uno sguardo complessivo che investe l’essere umano nella sua interezza.  Da fervido esponente della medicina olistica, quanto essa si dimostra efficace nel favorire un percorso di guarigione?

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