lunedì 22 gennaio 2018

Che cos'e' la fisica nucleare?




Che cos'e' la fisica nucleare?

Scritto da: Antonella Ravizza

Scienza e Fisica Quantistica



Che cos'è la fisica nucleare?

La fisica nucleare è quella parte della fisica che studia il nucleo dell’atomo e tutti i suoi componenti e si differenza sia dalla fisica atomica, che studia tutto l’atomo composto dal nucleo e dagli elettroni, sia dalla fisica delle particelle. Il termine fisica subnucleare sta cadendo in disuso poiché si riferiva allo studio di particelle interne al nucleo, mentre oggi la maggior parte delle particelle note non sono costituenti nucleari.

La fisica nucleare si divide inoltre in fisica della struttura nucleare, che comprende tutte le teorie riguardanti la formazione, la coesione e le proprietà statiche misurabili dei nuclei (la massa per esempio) e fisica delle reazioni nucleari, che studia i processi in cui due o più nuclei interagiscono per formare altri nuclei, o emettendo altre particelle, o frammentandosi, o fondendo.

Le informazioni che abbiamo oggi sulla struttura atomica sono state ricavate soprattutto dallo studio delle reazioni e dei decadimenti, che possono essere naturali o artificiali. Le reazioni nucleari che possiamo trovare in natura sono: i decadimenti radioattivi e le reazioni che avvengono nelle stelle e che generano calore, luce e pure altre forme di radiazioni. In laboratorio, invece, le reazioni nucleari sono studiate per mezzo di acceleratori di particelle, che a volte ricreano le condizioni del plasma stellare.

Lo studio dell’atomo però non è uno studio moderno come potrebbe sembrare, al contrario ha origini antichissime: già nell’antica Grecia Democrito parlava degli atomi, individuandoli come particelle indivisibili che compongono la materia. Nel XIX secolo furono scritte le prime teorie sugli atomi e John Dalton scrisse la prima teoria in cui stabilì che la materia è composta da atomi, gli atomi degli stessi elementi sono tutti uguali mentre gli atomi di elementi diversi sono diversi perché hanno masse diverse e le reazioni chimiche avvengono tra atomi interi. Verso la fine del 1800 J. J. Thomson ipotizzò che l’atomo, carico positivamente, avesse al suo interno elettroni carichi negativamente, disposti come l’uvetta nel panettone.

E. Rutherford in seguito ipotizzò che la massa e la carica elettrica positiva fossero concentrate nel nucleo dell’atomo, molto piccolo, mentre gli elettroni fossero posizionati in una zona periferica rispetto al nucleo. Riuscì a dimostrare tutto questo bombardando una lamina d’oro con delle particelle alfa di elio. Dimostrò che la teoria di Thomson non era valida, perché le particelle alfa non si comportavano sempre allo stesso modo, ma alcune superavano la lamina mentre altre venivano deviate. Secondo l’ipotesi di Rutherford le particelle deviate passavano vicino al nucleo carico positivamente, mentre quelle che superavano la lamina passavano nello spazio tra il nucleo e gli elettroni.

Nel 1913 Bohr migliorò il modello di Rutherford, sostenendo che gli elettroni ruotavano intorno al nucleo cambiando orbita a seconda che ricevessero o perdessero energia. Si giunse poi al modello quantistico, l’ultimo modello, secondo il quale non è possibile conoscere con precisione dove si trova l’elettrone, ma è possibile stabilire con una certa probabilità dove l’elettrone andrà. Il nucleo atomico esiste e si trasforma grazie alle forze o interazioni nucleari. Le forze nucleari sono la forza nucleare forte e la forza nucleare debole, che rientrano nel modello standard insieme all’interazione elettromagnetica e alla forza di gravità.

La forza nucleare forte può essere osservata in scala più piccola tra i quark per formare i protoni e i neutroni e in scala più grande fra protoni e neutroni a formare il nucleo dell’atomo. Nel primo caso le particelle mediatrici sono i gluoni, nel secondo i pioni. L’interazione debole è la forza che interviene sui neutrini negli esperimenti di laboratorio per i quali è trascurabile la forza di gravità.

La forza nucleare debole è responsabile dei decadimenti radioattivi, per esempio il decadimento beta, per il quale un neutrone si trasforma in un protone con l’emissione di elettroni (radiazione beta) e di neutrini.

La fisica nucleare vede le principali applicazioni pratiche nelle centrali elettro-nucleari, che sono impianti che trasformano il calore prodotto da una particolare reazione nucleare (la fissione) in elettricità. La parte dell’impianto che produce calore si chiama reattore, nel quale si svolge la fissione dell’Uranio. L’Uranio ha la caratteristica di essere instabile, quindi se un neutrone colpisce il nucleo di Uranio, questo si divide in due frammenti di massa complessiva leggermente più piccola di quella iniziale e la massa scomparsa si trasforma in energia. Questa energia è in piccole quantità, ma la scissione del nucleo produce anche altri neutroni che si muovono velocemente e che scindono altri nuclei di Uranio…., così la reazione a catena produce istantaneamente enormi quantità di energia. I rifiuti radioattivi provenienti da vari usi dell’energia nucleare presentano caratteristiche diverse e sono problematici dal punto di vista dello smaltimento. Attualmente i rifiuti radioattivi sono seppelliti in barili contenenti le scorie a grande profondità in formazioni geologiche di cui si possa prevedere la stabilità per molti secoli, ma avere la sicurezza totale è praticamente impossibile.

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martedì 16 gennaio 2018

La felicita' dipende da te




La felicita' dipende da te

Scritto da: Stefanie Stahl | Psicologia Quantistica

16/01/2018



La felicità dipende da te

Per lo più viviamo nell’illusione che le altre persone, gli eventi esterni e le circostanze scatenino le sensazioni che proviamo. Se nostro marito o nostra moglie sono di malumore quando si svegliano, allora anche noi ci deprimeremo. Se riceviamo un complimento, siamo felici, mentre una critica ci fa sentire a terra o ci fa arrabbiare. Se restiamo bloccati nel traffico, ci innervosiamo. Spesso viviamo i nostri sentimenti e il nostro umore come se si trattasse di qualcosa di provocato da avvenimenti esterni, che si tratti di altre persone o di qualcosa che ci capita. Questa percezione ci porta a ritenere gli altri o il destino responsabili dei nostri problemi e del nostro umore. Pensiamo che il nostro malumore sia dovuto al partner infedele, alla direttrice lunatica, alla menopausa, al tempo atmosferico, all’auto guasta e così via. In realtà siamo noi stessi ad avere la responsabilità del nostro stato d’animo e naturalmente anche delle nostre decisioni, due cose che a ben guardare sono strettamente correlate.

In ultima analisi, è compito nostro decidere come comportarci e che opinione crearci a proposito di ciò che ci succede. Perciò, invece di sentirci come se ci avessero fatto un torto, potremmo anche essere contenti che il nostro partner si goda un qualche cambiamento a livello erotico. I cambiamenti di umore della direttrice potrebbero anche scatenarci un senso di compassione. Una donna potrebbe accogliere la menopausa come un’entusiasmante fase di trasformazione. Potremmo imparare ad accettare il tempo atmosferico e vedere la macchina rotta come un’opportunità per fare più movimento e/o per comprarcene una migliore. Ciascuna di queste cose potrebbe essere lo spunto per un buon esercizio di pazienza e di tranquillità.

Magari tutto questo ti sembrerà un po’ assurdo, quasi esoterico: chi potrebbe infatti immaginarsi come totalmente indipendente dagli avvenimenti esterni? Nemmeno io credo che sia possibile. Probabilmente non esiste nessuno che sia assolutamente invulnerabile rispetto al comportamento dei suoi simili e alle disgrazie che gli capitano, per quanto possa riflettere e meditare su se stesso nel corso della vita. Tuttavia, rispetto a quello che si crede comunemente, abbiamo molto più margine di manovra e molte più possibilità di ridefinire i nostri sentimenti, pensieri, stati d’animo e azioni.

Vorrei chiederti di riflettere sugli ambiti della vita per i quali deleghi le tue responsabilità: in quali settori pensi che dovrebbe essere qualcun altro a cambiare perché tu possa stare meglio? In che misura credi di essere dipendente e influenzato dalle circostanze esterne, oppure in balia del tuo umore e del tuo stato d’animo? Probabilmente il tuo Io Adulto ha qualche idea su come potrebbe migliorare la situazione o l’umore assumendosene la responsabilità. L’adulto per esempio sa che sarebbe meglio cambiare lavoro, oppure, se questo non è possibile, cambiare il proprio atteggiamento nei confronti del lavoro. L’adulto sa che non ha molto senso aspettare che sia il partner a cambiare e che sarebbe molto più intelligente accettarlo così com’è. Oppure sa che potrebbe modificare il proprio comportamento nei confronti del partner per migliorare la qualità della relazione. Magari però sa anche che sarebbe meglio lasciare il partner. Forse sei single e aspetti che la persona giusta bussi alla tua porta? Fai attenzione, però: si tratta di una speranza del Bambino Ombra. Il tuo adulto interiore sa invece che bisogna mettersi attivamente in cerca.

Cerca di trovare un atteggiamento che ti permetta di essere responsabile della tua felicità, e di esserlo al cento per cento. Non aspettare che siano gli altri a cambiare o che succeda “qualcosa”, ma prendi invece in mano la tua vita e modifica ciò che desideri modificare.

Tratto dal libro Chi ha spento la luce (Macro Edizioni)

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Illumina e guarisci il tuo bambino interiore e ritrova autostima, fiducia e relazioni felici
Stefanie Stahl

lunedì 15 gennaio 2018

La teoria dell'infezione




La teoria dell'infezione

Scritto da: Enric Costa Vercher

Medicina Non Convenzionale | 14/01/2018



Conosci la teoria dell'infezione?

La teoria dell'infezione, anche denominata teoria microbica delle malattie, nacque nell'ultimo terzo del XIX secolo e fu la conseguenza dell'applicazione dei primi microscopi in medicina; mediante essi si resero visibili alcune forme di vita minuscole e fino ad allora invisibili: i microbi.

Tale constatazione divise la classe medica in due grandi gruppi.

Il primo gruppo era formato dalla maggioranza dei medici dell'epoca che pensava che il microscopio non avesse creato i microbi, ma li avesse solo resi visibili e che, pertanto, se i microbi stavano qui, sulla nostra pelle, nella bocca e nel nostro intestino, fosse per un qualche motivo. Dato che sino ad allora erano rimasti sconosciuti, forse avevano qualche missione non ancora conosciuta da compiere. In ogni caso, sarebbe stato prudente aspettare e osservare.

Questo primo gruppo di medici mostrò, con il suo atteggiamento, di possedere le virtù proprie del rigore scientifico: prudenza nell'affermare novità e paziente osservazione sino a raccogliere sufficienti informazioni per sapere cosa realmente è quello che si vuole conoscere.

Il secondo gruppo di medici fu capitanato da un industriale che non era un medico, il noto Louis Pasteur. Fin dal primo avvistamento, quei medici affermarono che i microbi causavano malattie e che questi nuovi ospiti erano pericolosi e che bisognava difendersi da essi con prodotti industriali: antisettici, sieri e vaccini.

Era la prima volta che vedevano queste forme di vita con i loro rudimentali microscopi di appena 20 o 40 ingrandimenti; non avevano esperienza precedente, dato che erano appena entrati sulla scena scientifica e avevano individuato solo qualche specie. Tuttavia, queste conoscenza lacunose non impedirono loro di affermare categoricamente che questi germi appena scorti erano degli assassini implacabili. Questo secondo gruppo di medici non diede mostra di prudenza scientifica, ma più che altro sembrava avere fretta.

Era il tempo della rivoluzione industriale e, curiosamente, alla emergente industria chimica e farmaceutica sembrò molto interessante la visione sui microbi che aveva questo gruppo capeggiato dall'industriale francese Pasteur. Se si dovevano fabbricare prodotti per difendersi da questi nuovi ospiti, significava che il mercato era enorme. Questa grande simpatia tra la nuova teoria dell'infezione e il mondo industriale fu di importanza capitale affinché si imponesse come teoria dominante e il suo dominio si mantenesse sino a oggi.

Così, attualmente, l'immensa maggioranza, per non dire la quasi totalità delle persone, sia che si tratti di gente comune con una cultura media, sia di persone con titoli di studio, in carriera professionale, con master, specializzazioni e curricula di pregio, credono alla lettera che questa teoria sia corretta. Inoltre, credono e confidano nel fatto che, a suo tempo, i suoi difensori dimostrarono che era corretta, così come afferma qualsiasi enciclopedia, manuale specializzato o libro di testo scolastico. Tuttavia, il lettore deve sapere che non è affatto così.

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