martedì 1 agosto 2017

L'impronta dell'entropia nella fisiologia umana 2




L'impronta dell'entropia nella fisiologia umana - seconda parte

Scritto da: Fausto Bersani Greggio

Scienza e Fisica Quantistica



L'impronta dell'entropia nella fisiologia umana - seconda parte

Oltre gli organi di senso

In sostanza ritengo che la legge di Weber – Fechner non sia altro che una forma mascherata della seconda legge della termodinamica. Se così fosse, dal momento che essa rappresenta una legge trasversale a tutto l’Universo fisico, dovrebbe potersi manifestare, per quanto ci riguarda, anche laddove il nostro apparato sensoriale, dotato di specifiche sensibilità (acustica, visiva, gustativa, olfattiva, tattile), non riesce ad essere allertato.

Ad esempio non siamo in grado di inseguire visivamente il movimento troppo veloce della luce, ma ciò non impedisce che la nostra vista ne riceva stimoli e fornisca delle risposte percettive. Allo stesso modo non siamo in grado di apprezzare il moto troppo lento della terra, ma ciò non toglie comunque che alcuni nostri bioritmi, ad esempio, si siano adattati al ritmo circadiano notte – giorno legato proprio alla rotazione terrestre, basti pensare alla produzione di melatonina o di cortisolo.

Pertanto ritengo che uno stimolo non sia solamente energia in grado di suscitare una risposta rapida a livello dei recettori legati agli organi di senso, quanto piuttosto ad ogni tipo di bioricettore.

Potrebbero essere coinvolti complessi meccanismi, non solo quelli preposti alla raccolta e all’elaborazione di informazioni in tempi molto brevi. È noto che esistono effetti, anche patologici, a distanza di tempo senza un preavviso sensoriale. Una sollecitazione silente che tuttavia potrebbe comportare un aumentato rischio di evoluzioni patologiche a causa di una sorta di effetto di accumulazione nel tempo.

A questo punto ho provato ad applicare queste valutazioni ad una serie di studi epidemiologici volti a verificare l’ipotesi di incidenza di leucemia infantile per esposizioni a campi magnetici generati da linee elettriche in bassa frequenza (50 Hz). A questo proposito è utile segnalare che in virtù di alcuni di questi studi la IARC (International Agency for Research on Cancer, Lione, Francia) classificò, nel 2002, tali campi fra i possibili cancerogeni per l’uomo.

Nel corso della mia ricerca bibliografica [2], [3], [4], [5], che ha coinvolto 20 pubblicazioni apparse dal 1993 al 2010, è stato preso in considerazione, come parametro statistico, il cosiddetto Rapporto di disparità (Odds Ratio = OR) (3).

Il suo significato si può facilmente chiarire con un esempio: se in un’indagine risulta che il 12% dei fumatori e il 4% dei non fumatori si ammalano di broncopolmonite in un periodo di osservazione di dieci anni, il fattore OR si ottiene confrontando il rapporto tra individui colpiti dall’evento e individui non colpiti, selezionati tra gli esposti, ed il corrispondente rapporto tra i non esposti. Nell’esempio precedente, tra i fumatori il rapporto è 12/(100-12), ossia 3/22, mentre tra i non fumatori risulta 4/(100-4), ossia 1/24; pertanto si ha che OR = 3/22 : 1/24 = 72/22 = 3,27. Quando il fattore OR è pari a 1 l’esposizione non ha alcuna influenza sul rischio, siamo cioè in condizioni di soglia, quando risulta maggiore di 1 il rischio aumenta con l’esposizione, se invece è inferiore a 1 l’esposizione ha un ruolo protettivo. I dettagli dell’analisi statistica che ho condotto sono reperibili sul mio sito [6]. In questa sede mi limito a riportare solo il risultato principale: mediando la variabile di rischio OR ottenuta nei vari studi e mettendola in relazione con il campo magnetico, espresso in microTesla, a cui erano esposti a livello residenziale campioni della popolazione in età pediatrica, si ottiene nuovamente una curva logaritmica:


La soglia si colloca intorno a 0,2 microTesla (uT), esposizione che fornisce un OR = 1. Il coefficiente di correlazione R2, che compare nel riquadro giallo, ci indica il livello di adattamento della curva ai punti sperimentali. L’interpolazione è tanto più corretta quanto più R2 si avvicina ad 1. Nel nostro caso si ottiene un valore pari a 0,9985. Un’analisi statistica dettagliata dimostra che la probabilità che due variabili non correlate diano un R2 maggiore o uguale a quanto ho trovato (cioè forniscano un “falso positivo”) è solo del 2,5%. Secondo gli standard statistici questa correlazione viene definita significativa.

Una riflessione finale

In conclusione credo che questo tipo di approccio possa aprire un varco estremamente interessante nell’ambito della fisiologia umana. In sostanza ritengo si possa affermare che l’impronta dell’entropia sia riconoscibile a tutti i livelli: sia negli effetti immediati e acuti legati agli organi di senso, sia nelle dinamiche più complesse dei cosiddetti effetti cronici caratterizzati da lunghi periodi di latenza. Il filo conduttore comune è la natura statistica dell’entropia, un connotato fondamentale dei sistemi macroscopici per i quali Boltzmann dimostrò l’esistenza di una freccia temporale, una vera e propria rottura di simmetria nell’Universo fisico. È forse veramente il caso di dire che la seconda legge della termodinamica non perdona!

Note

(3) L’epidemiologia consiste nell’osservazione delle frequenze e della distribuzione delle patologie nelle popolazioni umane ricercando eventuali rapporti di causalità con agenti esterni. 

Bibliografia

[1] Sensazione e Percezione, Eleonora  Bilotta,  https://it.pinterest.com/pin/561613016010986164.

[2] AGENZIA INTERNAZIONALE PER LE RICERCHE SUL CANCRO (O.M.S.), DI LIONE (FRANCIA): IARC Monographs, Vol. 80 (2002).

[3] Esposizione a campi elettromagnetici a bassa ed alta frequenza e rischi per la salute, Paola Michelozzi - Dipartimento di epidemiologia del Lazio, Università degli studi di Brescia, Seminari di Sanità Pubblica, V Edizione, 2012.

[4] CAMPI ELETTROMAGNETICI NON IONIZZANTI (CEM): QUALI RISCHI PER LA SALUTE?, ANGELO GINO LEVIS, Prof. Ordinario di Mutagenesi Ambientale, Univ. PD Padova/ISDE, 16.05.2013.

[5] Inquinamento da campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, Paolo Bevitori – Maggioli Editore (2007).

[6] Bersani G. Fausto, https://sites.google.com/site/unasvoltainfisica/attualita, Leucemia infantile e campi magnetici ELF  (2017).

Dalla Fisica Classica alla Fisica Quantistica
Riflessioni sul rinnovamento dell'insegnamento della fisica
Carlo Tarsitani

venerdì 28 luglio 2017

L'impronta dell'entropia nella fisiologia umana



L'impronta dell'entropia nella fisiologia umana

prima parte

Scritto da: Fausto Bersani Greggio

Scienza e Fisica Quantistica



L'impronta dell'entropia nella fisiologia umana - prima parte

La seconda legge della termodinamica conferma la sua trasversalità in tutto l’Universo fisico. L’impronta dell’entropia è riconoscibile anche nell’ambito della fisiologia umana quando nell’organismo, o in sue parti, intervengono modificazioni a seguito di interazioni con l’ambiente esterno.

Il rapporto stimolo – risposta

Gli organi di senso rappresentano la base biologica della percezione. Nell’uomo completano la loro maturazione entro i primi 4-5 mesi di vita e la loro funzione è quella di registrare i cambiamenti che avvengono nell’ambiente e trasmetterli al cervello.

Per esempio il sistema visivo è sensibile alla luce emessa o riflessa da un oggetto (energia elettromagnetica) e i diversi sistemi sensoriali la traducono in impulsi nervosi.

Lo stesso dicasi per i suoni percepiti dal nostro apparato uditivo.

Ogni organo di senso comporta una trasduzione, ossia la modificazione di un tipo di energia presente nell’ambiente (ad esempio onde luminose o sonore) in segnali neuronali, ossia un altro tipo di energia.

Inoltre i sensi non rispondono solo alla stimolazione di una particolare forma di energia, ma devono anche fornire percezioni differenziate a fronte di eventuali variazioni del segnale esterno.

In sostanza ogni forma di energia può variare secondo due modalità: quantitativa e qualitativa.

Nella fase di registrazione i nostri organi di senso, come tutti gli strumenti di misura, sono però vincolati da alcuni limiti.

Il primo è legato al fatto che ogni sistema è sensibile solo ad un particolare tipo di energia.

Ciò comporta che molti altri stimoli possono essere presenti nell’ambiente ma noi non possiamo avvertirli, perché il nostro sistema sensoriale non è capace di rilevarli (1), almeno non in tempo reale. Di  questo problema me ne occuperò nell’ultima parte.

Un altro limite è rappresentato dall’intensità dello stimolo.

Questo vuol dire che qualsiasi stimolo fisico deve raggiungere un livello minimo per suscitare una sensazione. Tale livello, chiamato soglia assoluta, segna il confine fra gli stimoli che vengono recepiti dall’organismo (stimoli sovraliminari) e gli stimoli che, pur essendo presenti, non sono avvertiti dall’organismo (stimoli infraliminari) [1].

Un importante contributo in questo ambito venne dallo studio della fisiologia dell’occhio. Infatti si può dimostrare che l’occhio umano reagisce alla sensazione della luce in modo logaritmico. Per dare un idea, proviamo a immaginarci dentro una stanza completamente buia, e supponiamo di cominciare ad accendere una lampadina. La prima sensazione che proveremo sarà quella di essere quasi abbagliati da questa luce. Supponiamo adesso di accendere una seconda lampadina di uguale intensità. Adesso non percepiremo più questo secondo evento con una sensazione di abbaglio, ma semplicemente vedremo la stanza più luminosa. All’accensione di una terza lampadina la sensazione di abbaglio sarà sempre meno intensa e così via.

Altro esempio lo possiamo formulare pensando all’udito. Quando siamo fermi ad un semaforo per aspettare il verde e ad un tratto sentiamo il suono di un clacson lo avvertiamo in maniera molto netta provocandoci una sensazione molto intensa. Se a questo primo si aggiunge un secondo clacson non percepiremo una sensazione di intensità doppia rispetto alla precedente.

Un altro caso di relazione esistente tra stimolo e percezione può essere realizato con un esperimento consistente nell'incrementare, di una certa quantità, il peso di un oggetto sostenuto da una persona. La percezione di tale stimolo (l'incremento di peso) risulta essere tanto meno accentuata, quanto più pesante è l'oggetto: ad esempio aggiungere 1 kg ad un oggetto il cui peso è di 50 g risulta essere percepito in maniera più gravosa rispetto ad aggiungere 1 kg ad un oggetto il cui peso iniziale è di 20 kg. In altri termini aumenti graduali e costanti del peso fisico si accompagnano ad aumenti via via sempre più deboli della sensazione di pesantezza.

La differenza appena percepibile pare sia una costante, che ha un valore specifico per ogni modalità sensoriale e misura l'intensità di uno stimolo dicendoci di quanto esso deve variare per essere percepito come diverso da un altro (Legge di Weber-Fechner).

Tornando all’esempio delle lampadine, nella rappresentazione grafica che mette in relazione lo stimolo con la risposta (v. fig.1), all’inizio ci sarà un plateau dovuto all’assenza di luce o comunque alla presenza di stimoli talmente deboli da essere al di sotto della soglia percettiva (stimoli infraliminari). Via via che il numero di lampadine aumenta ci sarà un incremento della percezione della luce che poi si trasformerà ancora in un plateau con una lenta crescita quando il numero delle sorgenti accese sarà sufficientemente elevato per cui l’occhio non sarà più in grado di apprezzarne la differenza. Quindi la curva sarà costituita da una soglia iniziale, seguita da un andamento di crescita approssimativamente lineare e quindi da una saturazione:

fig. 1

Volendo semplificare, diremo che la risposta degli organi di senso presenta una curva con un andamento logaritmico, per cui noi possiamo descrivere la “sensazione” (risposta) come una costante (k) che moltiplica il logaritmo della “Intensità del segnale” (stimolo), più una costante che è dipendente dalla soglia:


R = k ·ln I + costante                       (1)


Entropia e statistica

In fisica esiste una grandezza che quando viene nominata incute soggezione e allo stesso tempo suscita fascino: l’entropia. A livello microscopico, tutte le leggi fisiche sono stranamente reversibili nel tempo, tuttavia a livello macroscopico, quando viene coinvolto un numero elevato di particelle, il tempo presenta una freccia ben definita: l’inchiostro versato in un bicchiere contenente acqua si diffonderà e si mescolerà, non si separerà mai dalla soluzione acquosa per tornare nel contagocce, quest’ultima sequenza è contraria al nostro senso del tempo.

L’uomo che diede un significato a tutto ciò fu Ludwig Boltzmann il quale, non preso molto sul serio dai suoi contemporanei, oggi viene considerato uno dei geni della fisica. Nella seconda metà del XIX secolo, intuì per primo che l’entropia, una grandezza già nota in fisica, in particolare nel secondo principio della termodinamica, era una misura del disordine di un sistema.

In particolare propose che fosse da mettere in relazione con il numero dei diversi modi microscopici (microstati) attraverso i quali si può ottenere una situazione osservabile sul piano macroscopico (macrostato) (2).

Un microstato di un sistema termodinamico rappresenta una precisa configurazione dei suoi parametri microscopici (per esempio masse, posizioni e velocità di tutte le molecole che costituiscono il sistema). Un macrostato rappresenta invece una condizione con valori ben determinati di pressione, volume e temperatura, tutte grandezze macroscopiche.

Inoltre, mentre ad ogni microstato possiamo associare uno ed un solo macrostato, ad ogni macrostato possono corrispondere più microstati possibili.

Pensiamo ad esempio alle molecole di un gas che, occupando il medesimo volume, possono avere velocità e posizioni molto diverse pur mantenendo la stessa energia cinetica media e quindi la stessa temperatura misurabile a livello macroscopico con un termometro.

Il risultato fondamentale a cui giunse Boltzmann fu che l’entropia S può essere calcolata, a meno di una costante, con un’espressione logaritmica del tipo:


S = k ·ln W + costante          (2)


in cui W rappresenta il numero di possibili modi equivalenti su scala microscopica (microstati) in cui le molecole possono essere organizzate fra loro per dare lo stesso stato macroscopico (macrostato) [2].

Boltzmann riuscì a trovare il legame tra il concetto termodinamico di entropia e quello di disordine passando attraverso una chiave di lettura statistica: qualsiasi situazione definita in modo tale da poter essere descritta in pochi modi diversi viene riconosciuta come ordinata e meno probabile. Al contrario, una qualsiasi situazione che possa essere descritta in molti modi, tutti equivalenti, viene detta disordinata e più probabile.

Quando nel secondo principio della termodinamica si afferma che l’entropia totale dell’Universo è in continuo aumento arriviamo a uno dei concetti più importanti di tutta la scienza: in un qualsiasi processo reale e spontaneo il disordine dell’Universo aumenta sempre. Anche se il moto di ogni singola particella è reversibile nel tempo, non lo è la tendenza verso l’aumento del “disordine” di una grande collezione di particelle. In questo consiste la freccia del tempo, ossia nel divenire macroscopico dell’Universo da uno stato di maggiore ordine, e meno probabile, ad uno di maggiore disordine, e più probabile, proprio come nel caso dell’inchiostro nell’acqua.


Tentiamo una sintesi

Alla luce di quanto sopra esposto, viene spontaneo tentare una sintesi accattivante. Nelle varie trasformazioni energetiche che avvengono nell’Universo, l’energia totale rimane sempre costante (Primo principio della termodinamica) anche se la sua qualità subisce una sorta di degrado a causa dell’inevitabile tendenza al disordine. In altri termini, ad ogni passaggio successivo, è come se l’energia perdesse di qualità e diventasse sempre meno disponibile per produrre lavoro.

In tutto ciò la somiglianza tra la legge sperimentale di Weber – Fechner (1) e l’interpretazione statistica dell’entropia fornita da Boltzmann (2) è sorprendente.

Gli accostamenti, ad esempio, tra la risposta a uno stimolo e l’entropia, così come tra il numero di microstati possibili e l’intensità dello stimolo stesso non possono passare inosservati: uno stimolo esterno sarà tanto più significativo quanto maggiore sarà il numero di microstati che metterà a disposizione del sistema e, allo stesso tempo, la risposta fisiologica sarà proporzionale al grado di disordine che viene introdotto a livello biologico a fronte di tale interazione con l’ambiente. Di fatto l’energia che viene fornita a livello cellulare genera un disordine in grado di produrre sensazioni e percezioni con una risposta che in linguaggio matematico diremo logaritmica.

Il nostro sistema percettivo, nel momento della trasduzione, trasforma energia ordinata ad esempio sotto forma di onde elettromagnetiche o acustiche, le quali contengono informazioni sull’universo circostante, in impulsi nervosi, l’unico linguaggio che il cervello è in grado di compredere, anche se più disordinati. Questo connotato degenerativo comporta, dopo la trasduzione del nostro cervello, una perdita delle informazioni originali dello stimolo e impedisce un’ulteriore possibilità di produrre lavoro.


Note

(1) k rappresenta la costante di Boltzmann = 1,38·10-23 J/°K.

(2) Per esempio noi sappiamo che le microonde consentono il funzionamento dei nostri telefoni cellulari, ma queste non sono visibili ai nostri occhi.


Fisica - Libro
Tom Jackson

martedì 11 luglio 2017

Meditazione e ipnosi



Meditazione e ipnosi: cosa ci dicono sul rapporto mente, cervello e coscienza?

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Medicina Non Convenzionale



Meditazione e ipnosi: cosa ci dicono sul rapporto mente, cervello e coscienza?

Ce ne parla Enrico Facco, professore di Anestesiologia e Rianimazione presso l'Università di Padova; specialista in Neurologia ed esperto di terapia del dolore, agopuntura e ipnosi clinica. Ha condotto numerose ricerche sul coma, sullo stato vegetativo persistente, sulla morte cerebrale, sulla valutazione e terapia delle cefalee, del dolore cronico e dell'ansia preoperatoria. Autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche.

"Dal positivismo e dal fisicalismo in avanti si pensa che la coscienza sia solo un epifenomeno passivo dei circuiti cerebrali e questo non è vero: abbiamo evidenze, nell’ambito sia della meditazione che dell’ipnosi, di come noi possiamo intenzionalmente, facendo un lavoro introspettivo, andare a modificare in maniera importante, profonda e intenzionalmente per scopi precisi la regolazione e l’attività di aree cerebrali inconsce.

Questo vuol dire che possiamo cominciare a pensare, con molta serenità, al fatto che il rapporto mente-cervello non è solo un processo bottom up, come vuole il riduzionismo, dai circuiti cerebrali alla coscienza o alla psiche, che ne è un epifenomeno, ma semmai la gerarchia è bi-direzionale perché il cervello sicuramente se cambia modifica la coscienza e l’attività mentale, ma, d’altro canto, la coscienza e l’attività mentale possono modificare la regolazione del cervello, in termini non solo funzionali e momentanei ma addirittura strutturali.

Ormai è noto che il training, l’esperienza, è in grado di creare connessioni e nuove sinapsi e modifica plasticamente il cervello. Quindi noi siamo il prodotto del nostro cervello, ma siamo anche i custodi del nostro cervello e lo possiamo modificare, nella nostra evoluzione e nella nostra consapevolezza.
L’aspetto riduzionistico funziona benissimo come metodo di studio per spiegare i meccanismi cerebrali, è potentissimo e non lo critico da questo punto di vista: l’errore è farlo diventare una forma di teologia, di paradigma per cui tutto deve esservi uniformato, il che risulta fortemente dogmatico".

Continua la lettura dell'intervista a Enrico Facco
su Scienza e Conoscenza 59

Scienza e Conoscenza - n. 59 - Rivista Cartacea >> https://goo.gl/QbKsWF
Nuove scienze, Medicina non Convenzionale, Consapevolezza

lunedì 10 luglio 2017

Quali alimenti per nutrire il cervello?




Quali alimenti per nutrire il cervello?

Scritto da: Sabina Bietolini

Medicina Non Convenzionale



Quali alimenti per nutrire il cervello?

La scelta alimentare quotidiana, volta a proteggere le cellule nervose, ricadrà su alimenti di stagione, privi di fitofarmaci (per quanto possibile) e dovrà orientarsi verso i cibi naturalmente ricchi di quei componenti, definiti bioattivi, in grado di fornire un’adeguata protezione nei confronti di radicali liberi, intossicazione, infiammazione, invecchiamento, stress ossidativo; in altre parole, verso quei fattori che rappresentano una reale e costante minaccia per il nostro cervello.

Si parla di alimenti ricchi di minerali, quali selenio, magnesio, fosforo, poi vitamine: A, complesso B, C ed E, nonché colina, betaina e fitochimici.

Un ruolo d’eccellenza nella protezione del cervello è, a ragion veduta, attribuito agli omega 3 e in particolare al DHA, acido docosaesaenoico, uno dei componenti fondamentali delle membrane neuronali. Numerosi studi epidemiologici dimostrano che un’assunzione adeguata di acidi grassi omega-3 ed antiossidanti può contribuire a ridurre il rischio di declino cognitivo e di insorgenza di Alzheimer.

Ci sono poi sostanze come la curcumina, fitochimico nella curcuma, oppure l’acido a-lipoico, contenuto in diversi cibi, tra cui, spinaci, broccolo, cereali integrali, lievito, avocado, che forniscono una protezione insostituibile alle cellule nervose. In particolare, la curcumina è risultata efficacissima come antinfiammatorio, antiossidante, depurativo epatico e addirittura capace di contrastare la deposizione delle placche b-amiloidi della malattia di Alzheimer, nonché disgregarle a deposizione avvenuta. Quest’ultima azione, preventiva e disgregante sulle placche di b-amiloide è condivisa con il resveratrolo, fitochimico scoperto nell’uva, e con la catechina del thè verde, EPCG.
La curcumina è però poco biodisponibile, quindi è consigliabile associarla sempre ad una fonte di grassi per favorirne l’assorbimento.

L’acido a-lipoico è una molecola eclettica tra le cui funzioni si annoverano: azione antiossidante, blocco dei radicali liberi, rigenerazione di antiossidanti endogeni ed esogeni, quali le vitamine C ed E, rigenerazione (sprouting) dei nervi. In sostanza, una molecola indispensabile.

Infine, occorre menzionare le catechine, già citate per il thè verde e prime attrici nel cacao, insieme alle proantocianidine. A tali sostanze è attribuita un’elevatissima azione antiossidante e neuroprotettiva nei confronti di diverse sostanze tossiche endogene ed esogene. E questa informazione rende finalmente scevro dai sensi di colpa l’indulgere su deliziosi quadratini di cioccolato, rigorosamente raw e senza zucchero, per riceverne il massimo dei benefici.

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Troverai tantissime informazioni utili per la tua salute!

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venerdì 30 giugno 2017

EnneaMediCina: Qigong e PNEI




EnneaMediCina: Qigong, l'antica visione orientale della PNEI

Scritto da: Liliana Atz

Medicina Non Convenzionale



EnneaMediCina: Qigong, l’antica visione orientale della PNEI

Le antiche “pratiche di lunga vita” di matrice sciamanica, si perdono nella notte dei tempi della storia cinese.

In un mondo pericoloso e misterioso, l’uomo dell’antichità cercò il modo di armonizzarsi e di sopravvivere nell’ambiente in cui viveva. Attraverso l’osservazione delle leggi di natura, egli cercò di interpretare il volere di “Di”, l’inconoscibile divinità suprema.

A capo delle tribù, gli sciamani, spesso donne, esperti in fitoterapia, esorcismo e spiritismo, cercavano il contatto con le forze della natura: furono i primi medici della storia cinese.

Tra le loro tecniche curative figuravano anche protocolli di movimento fisico e di emissione vocale.

Attraverso queste danze sacre, essi coordinavano i movimenti del corpo e la respirazione con i soffi del creato, allontanando le energie perverse dal corpo.

Secondo l’opinione di più studiosi, queste danze non erano che l’anticipazione di quello che è l’attuale Qigong, il cui scopo fondamentale è proprio quello di riportare il Qi dell’organismo in risonanza con i soffi della natura.

Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) in Medicina Tradizionale Cinese

La Medicina Tradizionale Cinese, a cui queste antiche pratiche appartengono, assegna al Cuore le funzioni che in Occidente si attribuiscono al Cervello ed al Sistema Nervoso Centrale: le emozioni, la coscienza, la memoria ed il pensiero, indicate dall’ideogramma Shen.

Il Cuore produce ormoni che agiscono direttamente sul Cervello. In pratica il Cuore coinvolge tutto l'organismo nelle variazioni del suo ampio campo elettromagnetico; percepisce, sente e influenza tutta la fisiologia, a cominciare dal cervello.

Secondo la M.T.C. il Cervello, il “Mare dei Midolli”, si forma a partire dai liquidi Jin-Ye, in particolare dagli Ye, le sostanze di natura Yin che alimentano i tessuti. Questi liquidi addensandosi formano il Cervello, che, in tal modo, sarà in relazione con tutto il corpo. Cervello e Midollo sono una coppia inseparabile.

Il Midollo osseo origina le cellule sanguigne che trasportano in tutto il corpo gli elementi nutritivi, difensivi, ossigeno e scorie. Quindi l'abbondanza o la scarsità di Midollo influenzerà non solo il Cervello e la colonna vertebrale, ma anche le Ossa.

L'Osso, come il Midollo, e quindi il Cervello è un tessuto collegato al Rene e ai Soffi essenziali originari. Le Ossa dure contengono e proteggono il molle Midollo che le origina.

Per la Medicina Cinese i Reni conservano l’energia essenziale, il Jing e governano le ossa e quindi il midollo osseo ivi racchiuso, il midollo spinale ed il cervello da cui dipendono la memoria, la concentrazione, il pensiero ed il funzionamento degli organi di senso.

Da tutto ciò si deduce la presenza di un importante rapporto tra il Rene ed il Cervello, derivante dai liquidi Jin-Ye, che costituiscono la sostanza dei Midolli e del Cervello e che dipendono dal Rene per la loro trasformazione e distribuzione, nonché il loro strettissimo collegamento col Cuore.

Psiconeuroendocrinoimmunologia: gli Zang/Fu

Durante la fase dello sviluppo embrionale, gli Shen si uniscono alle strutture corporee in formazione, generando i vari Organi (Zang), vere e proprie entità psicosomatiche.

La Medicina Cinese postula una corrispondenza tra i cinque Organi (Cuore, Polmone, Fegato, Reni e Milza) e i relativi Shen, ossia gli aspetti psichici specifici dell’attività vitale, le “Anime Vegetative” dei singoli organi.

Il Fegato è sede dello Hun, il Polmone del Po, la Milza-Pancreas dello Yi, il Rene dello Zhi, mentre il Cuore è la sede dello Shen.

Il Cuore/Mente, chiamato anche l’Imperatore, come sede dello Shen vero e proprio, si pone al vertice assoluto della gerarchia tra Organi interni. È attraverso il Sangue che i suoi messaggi raggiungono tutte le cellule dei vari distretti corporei. Le forti emozioni o le difficoltà della vita di tutti i giorni, che si manifestano attraverso stati d’animo particolari, emozioni e sentimenti, che caratterizzano la struttura psico-fisica del singolo, influenzano il funzionamento dell’intero corpo/mente, di tutti gli Zang/Fu.

Per la MTC un organismo equilibrato e sano è il risultato del buon funzionamento di tutti gli organi: non esiste quindi il concetto di malattia organica, oppure di malattia psicosomatica, in quanto psiche e soma si esprimono sempre e contemporaneamente l’uno attraverso l’altro”.


Cinque emozioni e sette sentimenti
Per la M.T.C. esistono:

cause esterne di malattia (vento; freddo; calore; umidità; secchezza;
cause alimentari di malattia;
cause interne di malattia: le Cinque Emozioni e i Sette Sentimenti.

Le Cinque Emozioni sono una conseguenza della struttura dell’essere, del suo temperamento. Sono collegate alle sue caratteristiche congenite, al suo genotipo.

Le emozioni e specialmente le loro manifestazioni di squilibrio, sono associate agli organi secondo il ritmo dei Cinque Movimenti.

I collegamenti si verificano quindi tra:

Legno (Fegato) e Collera;

Fuoco (Cuore) e Gioia;

Terra (Milza/Pancreas) e Riflessione;

Metallo (Polmone) e Tristezza;

Acqua (Reni) e Paura.

I Sette Sentimenti, che oltre alle Cinque Emozioni considerano la Preoccupazione, collegata agli organi di Milza/Polmone e lo Shock, che danneggia sia il Cuore che i Reni, sono la fusione di ciò che è dentro l’individuo con ciò che sta fuori di lui, il risultato dell’interazione del genotipo (Essenza) col fenotipo (Personalità). Sono la concretizzazione dell’intenzione, il passaggio all’atto.

La lettura degli squilibri sia psichici, che fisici, secondo questa visione, viene quindi impostata in termini di disarmonia di un settore dell’Unità Energetica (organo/viscere), nei confronti della realtà esterna con la quale è in risonanza.


martedì 20 giugno 2017

Accordatura a 432 Hz: cosa significa?




Accordatura a 432 Hz: cosa significa?

Scritto da: Dario Giardi

Consapevolezza e Spiritualità



Accordatura a 432 Hz: cosa significa?

La musica è un linguaggio e come tutti i linguaggi, per essere compreso, utilizzato e condiviso ha bisogno di seguire dei riferimenti.

L’accordatura è uno di questi.

Non importa se stiamo imbracciando la chitarra nella nostra stanza, su un palco o in un’orchestra… in tutti questi casi, la prima azione, per fare musica, è accordarsi. A tal fine viene ormai spontaneo prendere a riferimento la nota LA a 440 Hz, prodotta dai diapason più comini o dagli accordatori elettronici.

Per quale motivo accordiamo tutti gli strumenti con il LA a 440 Hz?

La storia che si cela dietro questa scelta potrebbe essere tranquillamente presa come sceneggiatura per un thriller.

Tutto ha avuto inizio da una richiesta specifica, inviata dalla Commissione Acustica della Radio di Berlino alla British Standard Association.

Uno scambio epistolare che portò, nel 1939, a un primo congresso a cui non furono invitati i compositori francesi e italiani. Essendo dediti all’uso di un diapason con frequenze più basse, la loro presenza sarebbe stata più che ingombrante.

Così la decisione anglo-tedesca fu imposta facilmente e in un certo senso in modo arbitrario.

Dietro questa scelta molti hanno sempre visto un complotto nazista. È realistico pensarlo?
Sicuramente è indubbio che tutto partì, come abbiamo visto, da una specifica richiesta della Commissione Acustica della Radio di Berlino investita direttamente dal Ministro per la Propaganda nazista, il potente e spietato Goebbels.

Per quale ragione Goebbels si interessò a questo tema?

Hitler era profondo estimatore di Wagner. La musica del compositore tedesco, così come quella dell’intera scuola romantica, adoperava proprio l’intonazione del diapason a 440 Hz. È plausibile pensare che Hitler ordinò al suo Ministro di imporre l’intonazione ufficiale tedesca come standard mondiale.

Finita la guerra e sconfitto il nazismo, nel 1953 fu organizzato a Londra un secondo congresso che rimase, però, fermo nella decisione di adottare la standardizzazione sul valore dei 440 Hz. Una decisione, a detta di molti, presa, ancora una volta, in totale mancanza di trasparenza. Elemento quest’ultimo che ha lasciato supporre che oltre il “complotto nazista” ci fosse qualcosa in più dietro questa scelta.

Il professore del conservatorio di Parigi Robert Dussaut dichiarò che i liutai inglesi erano spinti da interessi commerciali legati alla vendita di strumenti ai jazzisti americani, che già si esibivano accordando i loro strumenti a 440 Hz.

È difficile capire quale elemento abbia giocato un ruolo più forte: la pressione politica nazista o le logiche commerciali inglesi?

Difficile rispondere.

Soggiogare le menti?
C’è anche un altro filone di pensiero che vede nella scelta dei 440 Hz un preciso obiettivo: quello di soggiogare le menti.

Secondo alcuni studiosi la scelta dei 440 Hz fu frutto di ricerche commissionate dalla fondazione Rotschild/Rockfeller.


L'accordatura a 432 Hz

Il suono a 432 Hz, per chi si interessa di discipline orientali, è collegato al chakra del cuore, “il chakra del sentimento”, diversamente dalla frequenza a 440 Hz che lavora sul chakra del cervello “il controllo mentale”. Se prendiamo per buona questa interpretazione, la decisione di fissare la frequenza a 440 Hz potrebbe essere vista davvero come una “cospirazione”.

I fautori di questa interpretazione sono convinti che ogni interferenza in merito, passata e presente, sia una cospirazione da parte di un potere occulto mirata a creare persone emotivamente instabili e quindi più facilmente controllabili.

Lo stesso Verdi si espresse sull’argomento, anche se esclusivamente da un punto di vista musicale, evidenziando la necessità di evitare diapason con vibrazioni così alte auspicando un ritorno alla frequenza francese: “l’abbassamento del corista non toglie nulla alla sonorità e al brio dell’esecuzione; ma dà al contrario qualche cosa di più nobile, di più pieno e maestoso che non potrebbero dare gli strilli di un corista troppo acuto. Per parte mia vorrei che un solo corista venisse adottato in tutto il mondo musicale. La lingua musicale è universale: perché dunque la nota che ha nome ‘LA’ a Parigi o a Milano dovrebbe diventare un ‘SI bemolle’ a Roma?”

Al di là di quello che ciascuno può pensare la frequenza a 440 Hz è assunta come suono base per l’accordatura degli strumenti e per l’intonazione delle altre note. A tale valore devono così uniformarsi tutti gli strumenti e le orchestre del mondo occidentale, in modo che non ci siano scompensi da nazione a nazione, da città a città.

In Italia, in particolare, è la legge n. 170 del 3 maggio 1989, che regolamenta la materia stabilendo che: “il suono di riferimento per l’intonazione di base degli strumenti musicali è la nota LA³, la cui altezza deve corrispondere alla frequenza di 440 Hertz (Hz), misurata alla temperatura ambiente di 20 gradi centigradi.”

Alcuni disobbedienti hanno, però, dato vita a un vero e proprio movimento in favore del ritorno al LA a 432 Hz, denominato “Rivoluzione Omega”. Non pensiate che riguardi solo visionari, stravaganti e sconosciuti musicisti… basti pensare che negli studi di Abbey Road i Pink Floyd ci registrarono The Dark side of The Moon e che tra i fautori di questa rivoluzione c’è anche il noto leader dei Rolling Stones, Mick Jagger!

Questo articolo è tratto dal libro Viaggio tra le note di Dario Giardi

approfondimento su >>> http://432.sublimen.com

venerdì 16 giugno 2017

Che cos'e' la Psicologia Quantistica?




Che cos'e' la Psicologia Quantistica?

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica



Che cos'è la Psicologia Quantistica?

Sicuramente ti sarà capitato di sentir parlare di quanti, energia vitale, campi elettromagnetici, di vibrazioni e del loro impatto sulla nostra realtà, ma soprattutto sul nostro stato di salute.

Le attuali frontiere della ricerca scientifica nel campo della fisica e della meccanica quantistica, hanno messo in chiara evidenza come l’azione di forze invisibili sia indispensabile per il pieno benessere, sia spirituale che fisico, delle persone. Infatti sulla base di queste nuove conoscenze si è sviluppata una nuovissima scienza: la Psicologia Quantistica, un approccio multidisciplinare che integra le più avveniristiche scoperte nel campo delle neuroscienze, della biologia e della fisica dei quanti alla psicologia, dando vita ad un modello integrato bio-psico-energetico che vede e studia l’essere umano nelle sue dimensioni integrate di Anima, Corpo e Mente e delle interazioni energetiche che intrattiene con l’ambiente in cui è inserito, suggerendo imprescindibili connessioni tra i fenomeni della coscienza e la presenza di un campo di informazione fondamentale che sottende ogni cosa: mente e materia.

Tali conoscenze sono preziose per comprendere che la realtà in cui viviamo non è frutto di circostanze indipendenti da noi, ma al contrario siamo noi attraverso il controllo delle nostre potenti energie interiori, a creare le circostanze potenzianti o depotenzianti per la salute, per la malattia e per le infinite possibilità fenomeniche di generare la realtà che desideriamo.


Compiendo un percorso multidisciplinare tra le rivoluzionarie frontiere della concezione Olistica, si possono comprendere le dinamiche energetiche che muovono la vita, laddove il moto dell'anima attira e genera la realtà in una danza armoniosa.

Si può essere sani e felici? Ognuno di noi è padrone di una realtà riflettente, che parla di sentimenti e pensieri, le cui radici sono al centro del petto, nel moto infinito della galassia emozionale, unica in grado di innalzare la nostra capacità di cogliere nelle cose materiali quell'elemento spirituale che rende possibile e dà senso alle infinite esperienze della nostra vita.

Il dominio dell’indagine multidisciplinare che conduce nei meandri delle bizzarre dinamiche energetiche che determinano il nostro stato di salute, è il palpitante mondo quantistico in cui la vita vibra. Un amalgama di saperi che offrono coordinate preziose, mettendo sotto i riflettori l’uomo come creatore attivo della realtà.

L’unione tra “Scienza e Divino” è capace di far ricomprendere il nostro rapporto con l’ambiente che viene plasmato attraverso il potere emotivo. La vera forza capace di irradiare la via del benessere e di condurci alla guarigione dentro di noi.


Carmen Di Muro, psicologa clinica, psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo Post-Razionalista e ISTDP, quantum trainer e scrittrice, vive ed opera in Puglia. Aperta alla più ampia visione olistica dell’essere umano nella sua inscindibile unità di psiche-soma, integra la formazione accademica con i suoi interessi personali nel campo della biologia, delle neuroscienze, della medicina, della meccanica e fisica quantistica.
Da sempre attratta dal mondo spirituale dell’uomo e dall'essenza profonda dell’esistenza, orienta i suoi studi e le sue indagini scientifiche verso un tema speciale: "La guarigione dell'anima". Fa parte dell' EFP Group e oltre a svolgere l’attività clinica, divulga il suo pensiero tenendo convegni e seminari. Autrice del libro “Essere è Amore. Dal Pensiero alla Materia. Viaggio Scientifico nella Pura Essenza”, Gagliano Edizioni 2013 e “Anima Quantica. Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione” Anima Edizioni 2016, é membro del comitato scientifico e autore per la Rivista “Scienza e Conoscenza” di Macro Edizioni.


Anima Quantica - Libro
Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione
Carmen Di Muro


Essere è Amore - Libro
Dal pensiero alla materia - Viaggio scientifico nella pura essenza
Carmen Di Muro