martedì 22 maggio 2018

Che cos'e' la Naturopatia?




Che cos'e' la Naturopatia?

Sentiamo spesso parlare di Naturopatia: ma sappiamo bene che cos'è la pratica naturopatica e quando ci può essere d'aiuto?
E come fare per trovare un bravo operatore? Ne parliamo con Alessandro Salomoni, naturopata ed erborista

Emanuele Cangini - 21/05/2018

Un biker ardito e audace, un esperto degustatore e amante di vini, un attento, sensibile e rigoroso naturopata. Colpiscono subito di lui l’innata affabilità e la spiccata genuinità, qualità queste che denotano senza ombra di dubbio un carattere aperto, sincero, diretto e schietto. Sì, schietto, proprio come quella terra di Romagna in cui abita e di cui sa rendersi fedele interprete: terra di ospitalità, storie e di Passator Cortese.
Ho il piacere d’intervistare Alessandro Salomoni, titolare di una nota erboristeria cesenate, che ci racconta la sua personale visione dell’universo naturopatico. Cinque domande per mettere a fuoco insieme ad Ale, così lo chiamano gli amici, quelle che sono le verità alla base di queste pratiche di medicina alternativa, nate negli Stati Uniti nel secolo XIX.

Se tu dovessi fornire, a un ipotetico interlocutore totalmente ignaro, una personale definizione di Naturopatia, quali parole utilizzeresti?

La naturopatia è quella scienza che tramite l’utilizzo di tecniche naturali, come fitoterapia, aromaterapia, tecniche di massaggio, tecniche di rilassamento, respirazione, per finire con consigli salutistici alimentari, aiuta la persona a trovare il giusto equilibro psico-fisico in maniera da affrontare i disagi della vita quotidiana con maggior energia e rinnovata consapevolezza.

Da quanto tempo ti occupi di Naturopatia? A cosa devi i tuoi esordi in questo campo?

Praticamente già dalla tenera età: so che può sembrare una battuta, ma sono nato in una famiglia che si occupa di fitoterapia. Mio padre è stato uno dei primi importatori e distributori di prodotti omeopatici e fitoterapici in Italia, quindi sono cresciuto sentendo tutti i giorni parlare di piante e rimedi naturali. Ho cominciato a consigliare personalmente i prodotti naturali dopo essermi diplomato come perito chimico e ho preso, nel 1995, il diploma in scienze erboristiche aprendo poi la mia attuale erboristeria (a Cesena) nel 1998. Ovviamente la formazione non è finita lì… nel 2002 ho conseguito il diploma in Naturopatia presso l’Istituto di medicina psicosomatica RIZA, con specializzazione in Iridologia e tecniche antistress, e ancora oggi questo percorso di crescita continua, poiché sono in procinto di laurearmi in Biologia della nutrizione.

Quali le differenze tra il tuo ruolo di esperto naturopata e quello di proprietario esercente di un’erboristeria? Quali le similitudini?

Le due cose sono strettamente collegate, tutti i giorni offro consulenze naturopatiche gratuite ai miei clienti, ed è grazie alla formazione e al continuo aggiornamento che i clienti sono sempre in aumento. Anche per quel che riguarda la scelta del personale ho puntato molto sulla preparazione, tant’è che le mie commesse sono tutte laureate in tecniche erboristiche.

Ho la sensazione che, da qualche decennio, la Naturopatia sia diventata un ingranaggio più o meno consapevole della macchina consumistica: paventabile il rischio di un suo smarrimento nei meandri della mercificazione? Se sì, come cercare di contenerne gli effetti e, semmai, invertirne il declino?

Questo, ahimè, sta succedendo realmente! Hanno aperto scuole di naturopatia in ogni dove con lo scopo unico di fare lucro, ma la formazione lascia molto a desiderare e questo poi si ripercuote sul cliente finale.
Da anni, per di più, si attende un riconoscimento da parte dello Stato della figura del naturopata che, se avvenisse, davvero lo agevolerebbe indiscutibilmente nell’esercizio delle sue funzioni, conferendogli paletti solidi grazie alla stesura di regole ben scritte. Alcuni dei miei colleghi non hanno ancora capito di non essere medici e il loro compito non è quello di curare o fare diagnosi ma, piuttosto, fornire supporto al cliente con le tecniche a loro conoscenza al fine di migliorargli lo stile di vita e permettergli, così, di affrontare i disagi quotidiani con maggiore efficacia.
Altra cosa da fare sarebbe quella di istituire un albo nazionale nel quale, solo i naturopati riconosciuti e con una certa qualificazione, siano legittimati a iscriversi, in maniera tale che il cliente possa essere in grado di sapere se il professionista al quale si sta rivolgendo è veramente formato o, al contrario, si è improvvisato naturopata da un giorno all’altro.

Il termine Naturopatia venne coniato nel 1895 da tal John Scheel: tradotto dall’inglese si legge secondo il sintagma “sentiero della Natura”. Faccio “l’avvocato del diavolo”: cosa potrebbe contestare a questa premessa un accanito oppositore?

Che il sentiero della natura, proprio in virtù delle cose asserite poco sopra, a causa della errata abitudine di talune figure di prestarsi a ruoli che non competono loro, rischia davvero di essere frainteso o, ancor peggio, compromesso irrimediabilmente proprio attraverso quella disciplina che, per coerenza e vocazione, dovrebbe al contrario maggiormente tutelarlo.
Un vero paradosso insomma.
Per questo caldeggio sempre i clienti e lettori ad informarsi correttamente ed esaustivamente in ordine al professionista con il quale si intende interagire.
L’interesse è sempre vicendevole: per il cliente, ottenere sicurezza , assistenza e qualità, per il professionista, perfezionare, riscattare e nobilitare l’immagine di una intera categoria.

Emanuele Cangini nasce a Modena, dove frequenta una scuola ai indirizzo tecnico e a seguire l'Università presso la facoltà di Ingegneria Meccanica.
È curatore e revisore di testi per Macro Edizioni, e per la rivista Scienza e Conoscenza nonchè giornalista divulgativo e critico letterario, relatore e conferenziere.
Accanito lettore, da sempre rivolge i propri interessi verso diverse discipline tra le quali, in primis, astronomia, astrofisica e astrologia.

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Filosofia, storia, discipline e professione - Nuova edizione riveduta e aggiornata
Catia Trevisani

lunedì 21 maggio 2018

Cosa accade nel corpo quando si ama?




Cosa accade nel corpo quando si ama?

Psicologia Quantistica
      


Chi ha avuto la gioia di conoscere l’amore, ricorda molto bene il cuore che accelera, il respiro affannoso, le pupille dilatate necessarie per segnalare interesse e attrazione, tutti sintomi scatenati dall’adrenalina... ma cosa accade al corpo quando il sentimento amoroso si stabilizza nel tempo? Scopriamo quali sono gli effetti di un amore duraturo sul nostro cervello

di Carmen Di Muro - 19/05/2018


Diceva Voltaire che “l’amore è di tutte le passioni la più forte perché attacca contemporaneamente la testa, il cuore e il corpo”.

Che cos’è l’amore? E soprattutto cosa accade nel nostro corpo quando si ama? L’amore è vibrazione, un organismo vivente e come tale va continuamente alimentato e nutrito, perché possa svilupparsi in maniera armonica, perché non si arresti e ristagni, dando luogo a veri e propri disturbi sia fisici che psichici. E come ogni organismo ha le sue tappe di sviluppo e le sue epoche, tutte necessarie e gratificanti se ben vissute. Per arrivare a vivere pienamente l’amore, occorre tempo, bisogna attendere che i meccanismi coinvolti si attivino e disattivino in modo equilibrato. Non si può pensare di amare veramente se il sentimento non è abbastanza radicato, se non siamo realmente centrati in questa sottile vibrazione facendoci accompagnare ad ogni passo della nostra vita. Il cammino dell’amore è segnato da tappe ben precise, in cui sono coinvolti sia i sistemi che regolano le emozioni primordiali, sia quelli connessi a funzioni superiori, che una volta attivate possono assisterci e guidarci alla fase successiva del percorso.

I "sintomi" dell'amore

Chi ha avuto la gioia di conoscere l’amore, ricorda molto bene il cuore che accelera, il respiro affannoso, le pupille dilatate necessarie per segnalare interesse e attrazione, tutti sintomi scatenati dall’adrenalina. Come dimenticare il sudore alle mani, la bocca secca per l’emozione provocata dalla noradrenalina e quel senso di benessere che si prova quando si è vicini alla persona che si ama (Fisher, 1998). Un benessere che emerge se l’ipofisi viene sollecitata a produrre endorfine, le molecole responsabili dell’effetto euforizzante dell’amore, che ci fa dimenticare di mangiare, ci toglie il sonno e non ci fa avvertire la fatica. L’amore a volte si manifesta anche attraverso la passione scatenata dall’eccesso di dopamina, che ordina al cervello di desiderare, ordine che si manifesta a livello cosciente sotto forma di comportamenti passionali scatenati da un eccesso di adrenalina, la molecola dell’agitazione prodotta dall’ipofisi, che scatena la bufera, che rischia di compromettere l’equilibrio psicologico, se non interviene la serotonina, il neurotrasmettitore che può contribuire a riequilibrare il tono dell’umore.

L’aspetto interessante di questa tempesta biochimica è che mentre la passione iniziale, coinvolge le aree cerebrali collegate alla gratificazione e agli istinti, i sentimenti sollecitati da un sentire duraturo e stabile attivano le aree del cervello che sono sede delle emozioni. Ciò ci fa comprendere perché i sentimenti connessi all’amore cambiano nel tempo per effetto dei processi neurobiologici.

Quindi, le emozioni sono funzioni biologiche del cervello che comprendono una sensazione fisica, cioè ciò che proviamo a livello corporeo, il cui fine è di segnalare il nostro stato emozionale e una componente psichica, che consiste nella consapevolezza di ciò che stiamo provando. Sono, quindi, questi oscuri persuasori, che ci inviano messaggi subliminali senza che possiamo averne coscienza immediata, che ci fanno comprendere di essere meravigliosamente e perdutamente innamorati.

Conoscere i meccanismi che regolano quelle misteriose entità, rinchiuse nell’impalpabile e profondo segreto del nostro animo, non significa rinunciare alla magia e al mistero di uno dei più importanti sentimenti, ma al contrario, vestirlo di quell’intelligenza capace di condividere emozioni.

Per info e contatti visita: carmendimuro.com


Per approfondire:

Anima Quantica - Libro
Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione
Carmen Di Muro


un estratto dal libro "Anima Quantica" di Carmen Di Muro

Quando l'amore chiama, tu corri e lascialo fluire...

Quando la forza vibrante dell'amore chiama, bisogna alzarsi e mettersi in cammino verso il sentiero principale: quello dell'Anima. Una voce sottile, un sentire velato dal chiacchiericcio dirompente della mente, quella parte preriflessiva nei suoi automatismi che dialoga costantemente, sganciandoci dal senso di realtà, quello che ci rende compartecipi e presenti nel mondo. L'anima, il principio assoluto che pulsa all'interno della parte più minuscola del nostro essere, laddove è contenuta quell'informazione che si sedimenta attraverso l'esperienza che viviamo quotidianamente e che parla il linguaggio degli stati affettivi, di quell'energia che ci muove nel mondo e che scandisce il nostro procedere.

Un cammino verso la luce e i suoi colori, anche quando il cielo appare nero ed uggioso, privo di speranza, di futuro e cambiamento.

È lì che la sua forza propulsiva si fa tenace, come voce che si agita in fondo al petto seguendo i battiti del cuore, che scandiscono a loro volta l'energia del nostro corpo. Un correlato fisiologico che reagisce perpetuamente ai suoi sussulti. È questo che ci tiene in vita e rende l'esistenza un dono prezioso, il regalo più bello che ad ogni essere umano viene concesso in vista della sua missione, di quel talento innato trascritto nel dna che colora la vita di una luce calda ed accogliente, abbagliando quel sentiero personale a cui ognuno è chiamato per manifestarsi pienamente.

La nostra anima anela verso quella vibrazione altissima che è gioia e felicità di essere "Vita".

Gioia nel ritrovarsi nella pienezza e nella consapevolezza delle cose.

Molto spesso cediamo all'incedere degli eventi, riparandoci sotto il manto spesso delle nostre paure e delle ansie giornaliere, incastrati in uno stato di sofferenza continuo. Il vento sottile del nostro spirito urla a gran voce, chiede di fermarsi, ma soprattutto di ascoltarsi. Chiede che gli vengano rivolte delle domande specifiche affinché possa essere colmata quella voragine di senso che ci ha assorbito, rendendoci schiavi delle polveri pesanti della nostra esperienza.

Ci siamo mai fermati per un solo attimo a pensare se la strada percorsa sin oggi sia quella giusta? Se le scelte maturate siano state funzionali al nostro reale benessere?

L'anima è vibrazione di amore purissimo, essa vibra al ritmo della gioia. S'innalza e s'intona su questa frequenza, e intesse nel nostro cuore, il giusto palpito affinché si possa godere pienamente della salute. Essere sani, nella pienezza psico-fisica significa essere in ascolto della voce dell'anima che mostra sempre la direzione giusta da seguire anche quando le prove e le pene della vita si fanno più dure.

È questo il principio assoluto, un flusso di amore che ci collega direttamente alla fonte della vita, organizzandoci in reti di coscienza strutturate che comunicano con il resto del reale, attraverso un campo di "Intelligenza Divina ". Una scintilla potentissima attraverso cui possiamo dar manifestazione concreta alle cose, ma soprattutto alla gioia di poter essere abili artefici del futuro. Questa la miccia, l'anelito vitale che ci spinge e che è in connessione profonda con tutte le parti del nostro essere.

Con la mente, informazione immateriale che ha sede ed origine nel cervello materiale, ed è composta da credenze strutturate sin dalla nascita che il più delle volte ostacolano il nostro pieno sentire. E dal corpo che risponde biologicamente, modificandosi nella sua carne, attraverso l'energia dei pensieri e dei nostri stati d'animo.

Tutto è in connessione, un legame profondo tra dentro e fuori, tra vita, agire e sentire. Uno scambio di vibrazioni tra le nostre tre componenti di base: anima, psiche e corpo, che dialogano costantemente a livello quantico, in uno scambio reciproco e perpetuo di informazioni.

La sfera mentale, però, il più delle volte rimane bloccata in circoli di pensiero viziosi che provengono dal contesto socio-culturale di appartenenza e che sono in antitesi con il sentire del cuore. Quando padroneggia la voce e il controllo della mente, il nostro agire si sgancia completamente dal sentire dell'anima e prendono piede i problemi più disparati. La realtà a cui si dà costruzione non corrisponde ai bisogni profondi, ma diventa specchio soltanto dei condizionanti esterni, generando dentro di noi un senso di insoddisfazione e di infelicità.

A chi non capita di sentirsi così, non comprendendo il perché e il come si sia generato quello stato di profonda inquietudine. Una scheggia sommersa pungente, per cui non riusciamo a gioire pienamente anche quando tutto sembra andar nel verso giusto.

Manca sempre qualcosa, quella fessura che possa far sì che la chiave venga girata nella serratura. Manca la collaborazione tra la sfera mentale e il nostro cuore, la sede dei sentimenti e delle emozioni che a loro volta generano, per risonanza, relativi pensieri pesanti che ci imbrigliano, tanto da bloccarci nella nostra tensione evolutiva costante.

Il corpo diventa emanazione della nostra insoddisfazione, il luogo in cui si esprimono i vissuti della mente e dell'anima. Una discarica a cielo aperto di sentimenti negativi, rifiuti e veleni tossici per l'intero organismo.

Se queste tre forze univoche, si svincolano, accade che ognuna nel proprio, diviene padrona assoluta di se stessa, disturbando la nostra piena espressione di vita. Dalla lesione energetica della sfera profonda che non viene assecondata, si arriva alla lesione organica, frutto delle intense reazioni che avvengono nel nostro microcosmo cellulare, guidate da stati d'animo negativi da cui non riusciamo a depurarci. Essi sono espressione di una felicità apparente, condizionata dagli eventi e dalle persone intorno a noi, ma non dai bisogni e dalle pulsioni della propria anima.

Quando l'anima si slega dalle dinamiche della mente, tra loro non c'è più armonia, l'energia dell'una non si adatta più alle frequenze dell'altra, che venendo forzata si ripercuote ad ampio raggio sul corpo, il quale diviene sede del disagio concreto, ammalandosi o affaticandosi. L'anima è quindi la matrice assoluta che sottende la materia e le sue dinamiche complesse. Solo la giusta armonia tra questa, la mente e il corpo può fare la differenza nei termini di malattia o guarigione.

"Quando l'anima si ammala", diceva Platone, "essa consuma il corpo". Ed è proprio questa la verità fondamentale, per muovere i primi passi, verso la scoperta di una realtà vibrante e sconosciuta. La parte più intima di noi che ci mostra sempre la strada giusta da seguire, quella che pur scontrandosi con il giudizio e la volontà altrui non ci fa sbagliare direzione, ma ci conduce verso quella meta assolata che è l'avere fiducia nella vita stessa. Essa opera assai diversamente dalla mente razionale e non può essere silenziata o messa da parte, perché quando ciò accade l'uomo è costretto a vivere senza il principio della vita stessa, senza il suo senso di sé, sotto il velo del malessere e nella cecità interiore.

Per riconoscere ed assaporare i luoghi dell'anima, dobbiamo, quindi, necessariamente compiere un salto vibrazionale spingendoci nell'impalpabile universo delle leggi dell'invisibile che ci animano e solcano la strada verso la luce vibrante del cuore.

Anima Quantica - Libro
Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione
Carmen Di Muro

giovedì 17 maggio 2018

Cervello e linguaggio: apprendere una nuova lingua




Cervello e linguaggio: apprendere una nuova lingua lo modifica. L'esempio del Sanscrito

Neuroscienze e Cervello      

L’apprendimento di nuove lingue plasma il cervello e rimodula la percezione della realtà. Cosa accade al cervello quando la lingua imparata è quella degli Dei, ovvero l'antica lingua sanscrita? Ce ne parla il neurologo ed esperto di Ayurveda, dottor Antonio Morandi

di Antonio Morandi - 17/05/2018

L’apprendimento di una nuova lingua provoca dei cambiamenti sia a livello strutturale del cervello, che nell’elaborazione della percezione della realtà. Quest’ipotesi è stata confermata da molteplici studi. È stato infatti ampiamente dimostrato come, anche nell’adulto, l’apprendimento di lingue straniere sia accompagnato da un cambiamento strutturale delle regioni del cervello coinvolte nel linguaggio e a un aumento di volume della loro materia grigia. Questi cambiamenti sottendono ovviamente una variazione a livello microstrutturale e cioè dei neuroni, delle cellule gliali e delle loro connessioni sinaptiche. In particolare, è stato osservato che proprio l’ippocampo e aree del lobo temporale sinistro sono strutture che si sono rivelate importanti per l’apprendimento di una nuova lingua. Come già accennato, l’ippocampo è cruciale per la formazione delle memorie a breve ed a lungo termine, ma è anche noto come quella struttura principalmente affetta nella malattia di Alzheimer. A tal riguardo è interessante notare che le persone bilingue tendono ad avere un inizio ritardato della malattia di Alzheimer rispetto alle persone monolingue. Come se l’aumento di volume dell’ippocampo indotto dal bilinguismo svolgesse un ruolo protettivo, forse di buffer, nei confronti della neurodegenerazione.

Le diverse lingue manifestano le infinite capacità di adattamento del genere umano e presentano caratteristiche particolari, sia dal punto di vista strutturale che logico. Il modo di formare i vocaboli, le regole grammaticali e sintattiche costituiscono gli elementi fondanti di una lingua. Considerando la stretta relazione che esiste fra cervello e linguaggio, è ragionevole affermare che una lingua esprima nella sua struttura lo schema funzionale del sistema cognitivo cui appartiene. Quindi imparare una nuova lingua implicherebbe la possibilità di assimilare anche un diverso sistema di elaborazione del pensiero e quindi di percezione della realtà.

La lingua degli Dei: il Sanscrito

Fra le varie lingue esistenti al mondo, sono circa 7,000, ne esistono alcune con caratteristiche strutturali molto particolari, che più di altre possono influenzare la struttura cognitiva. Il Sanscrito è una di queste.

La struttura grammaticale del Sanscrito è così complessa e completa che è stata presa come riferimento dalla moderna informatica. Le 3959 regole definite dal grammatico Pāṇini anticipano infatti la moderna logica formale matematica e i metalinguaggi utilizzati per la progettazione dei linguaggi di programmazione dei computer.

La caratteristica principale che differenzia il Sanscrito dalle lingue moderne risiede nel fatto che le sue parole sono per la maggior parte costituite da radici verbali e non rappresentano oggetti ma le loro proprietà. Questa caratteristica porta a una mancanza di univocità fra parola ed oggetto, se non in pochissimi casi, come ad esempio per i numeri. La realtà descritta dal Sanscrito quindi è dinamica e non imprigionata nella staticità dell’oggetto. Ad esempio, una parola sanscrita per indicare un “albero” è vṛkṣa che letteralmente vuol dire “qualcosa che viene tagliato e cade”: appare ovvio che questa proprietà di cadere quando tagliato può essere applicata anche ad altre entità che non siano un albero. Le parole quindi cambiano in relazione alla proprietà che maggiormente rappresenta la funzione dell’oggetto considerato. Infatti, se vogliamo porre l’attenzione sul fatto che l’albero ha radici che traggono i nutrienti dal terreno, si userà la parola pādapa che significa “qualcosa che beve usando i piedi”.

Sulla base di questa logica, una parola sanscrita può essere coniata da chiunque sulla base delle proprietà di un oggetto, anche se sconosciuto. Le parole si formano secondo un algoritmo specifico chiamato vyākaraṇa che mette insieme morfemi indicanti proprietà semplici per formare aggregati complessi. Quindi il numero di parole che si possono formare in Sanscrito è virtualmente infinito.

L’aspetto peculiare del Sanscrito in pratica è che grammatica e semantica sono fusi in una entità coerente e non sono separate come nelle altre lingue.

Quanto detto è indice della complessità e diversità del modello cognitivo che corrisponde alla lingua Sanscrita, e che descrive un mondo interconnesso e in continuo cambiamento. Un mondo descritto attraverso la lingua Sanscrita acquista sicuramente dimensioni diverse, e infatti la scienza vedica descrive una realtà molto più vicina a quella descritta dalla moderna fisica quantistica a cui concettualmente si avvicina.

Antonio Morandi è Neurologo ed esperto di Ayurveda, Diplomato in India. È direttore di “Ayurvedic Point” Centro e Scuola di Ayurveda a Milano. Presidente di S.S.I.M.A. (Società Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica), autore di decine di articoli scientifici sull’Ayurveda pubblicati sulle più importanti riviste internazionali di settore. Ha ricevuto nel 2017 il Premio Internazionale IASTAM per la Ricerca in Ayurveda, primo europeo ad aver ricevuto questo riconoscimento.
Fa parte del comitato scientifico di Scienza e Conoscenza, la rivista trimestrale del Gruppo Macro che tratta di medicina integrata, medicina non convenzionale, scienza di frontiera, coscienza.

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Scienza e Conoscenza n. 64 - Rivista Cartacea
Nuove Scienze, Medicina non Convenzionale, Coscienza
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