martedì 21 novembre 2017

Inquinamento ambientale e salute




Inquinamento ambientale e salute

intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini

Scritto da: Marianna Gualazzi



Inquinamento ambientale e salute: intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini

L’inquinamento ambientale globale è tra le più gravi sfide cui siamo chiamati a far fronte nel presente e nell’immediato futuro. Per capire la gravità della situazione e quante e quali patologie dipendono da come acque, aria e suolo si siano ridotti a vere e proprie discariche abbiamo intervistato Patrizia Gentilini, medico ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) da anni impegnata nella lotta all’inquinamento ambientali e nella divulgazioni sui temi della prevenzione primaria e della salute uomo-ambiente.

A cosa ci riferisce quando si parla oggi di inquinamento ambientale?
Le persone, purtroppo, non sono consapevoli del fatto che nel giro di pochissime generazioni abbiamo modificato, in modo temo irreversibile, il nostro habitat dal punto di vista sia fisico (pensiamo ai campi elettromagnetici) che chimico, con l’introduzione nell’aria, nell’acqua, nei suoli, di centinaia di migliaia di molecole chimiche di sintesi, molto spesso tossiche e persistenti, di cui nulla, o quasi, sappiamo circa gli effetti sulla salute.

Sostanze che entrano nei nostri corpi attraverso la pelle, l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo e interferiscono con le funzioni di organi e apparati delicatissimi originando malattie e dando luogo a quello che è stato definito “il paradosso del progresso”.

Sostanze tossiche e cancerogene si ritrovano a centinaia anche nel cordone ombelicale e nel latte materno, interferendo quindi con lo sviluppo embrio-fetale, con la possibilità di dare origine a patologie che poi si manifesteranno non solo nell’infanzia ma anche nella età adulta, tanto che di parla di una “origine fetale delle malattie dell’adulto”: dal cancro alle patologie metaboliche, dall’infarto a quelle neurodegenerative. Abbiamo trasformato il mare in un deposito di plastiche e l’atmosfera in una discarica cambiandone la stessa composizione chimica: nel 2015 la CO2 ha superato stabilmente la soglia delle 400 parti per milione, si pensi che solo nel 1985 la sua concentrazione era di circa 340 ppm e sappiamo che l’aumento della CO2- fondamentalmente conseguente all’utilizzo di combustibili fossili - è strettamente connesso con il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici in atto. La situazione, per come io la vedo è semplicemente drammatica, ma continuiamo sulla strada perversa delle incentivazioni alle combustioni: dal biogas, alle biomasse, dai rifiuti al petrolio, anche se oggi le tecnologie per ottenere tutta l’energia di cui abbiamo bisogno da fonti davvero rinnovabili – ovvero dal sole- sono più che mature.

Metalli pesanti, pesticidi, diossine, inquinamento elettromagnetico: come abbiamo trasformato il Pianeta in una discarica di sostanze che ci fanno ammalare?

Quali sono le sostanze più pericolose per la salute umana e per quali patologie rappresentano una agente eziologico scientificamente accertato?
Non è semplice fare una “graduatoria” e distinguere “in vivo” e non in esperimenti di laboratorio l’azione di una singola sostanza dall’altra, dal momento che sono migliaia le molecole cui siamo esposti e centinaia quelle presenti in cocktail nei nostri corpi. L’azione di queste sostanze può modularsi reciprocamente ed è variabile in base alle condizioni individuali dell’individuo (età, stato di salute) e alla sua capacità di detossificazione, che in gran parte è geneticamente determinata. Si è visto, ad esempio, che le persone che presentano particolari profili degli enzimi della famiglia di paraoxonase 1 (PON 1) che comportano una eliminazione meno efficace di pesticidi organofosfati, presentano tossicità molto più rilevanti di carattere neurotossico, metabolico e cardiovascolare per esposizione a queste sostanze.

Comunque i migliori esempi di relazione fra sostanze tossiche e patologie umane li troviamo nelle malattie professionali: amianto e mesotelioma, amine aromatiche e tumori alla vescica, benzene e leucemie mieloidi, formaldeide e tumori nasali, cloruro di vinile monomero e tumori epatici, ma anche fumo di sigaretta e cancro al polmone.

Ci sono poi le sostanze dichiaratamente cancerogene (vedi box) e il foltissimo gruppo degli interferenti endocrini (vedi box). Ma pensiamo anche alla qualità dell’aria, oggi ritenuto il maggior problema a livello globale per la salute umana in quanto si stima che la mortalità attribuibile all'inquinamento atmosferico ammonti annualmente a 4,33 milioni di individui e comporti la perdita di 123 milioni di anni di vita La situazione dell’Italia a questo riguardo è molto critica e il Rapporto dell’UE (14) vede il nostro paese al 1° posto in Europa per morti premature dovute alla cattiva qualità dell’aria: per i livelli di PM2,5, NO2, Ozono si stima che nel corso del 2013 si siano verificati nel paese 91.050 decessi prematuri.

È ormai assodato che ad ogni aumento di particolato nell’aria è associato, a breve termine, un aumento di eventi avversi cardiaci e respiratori in quanto si induce stress ossidativo, alterazioni dell’endotelio vasale, stato pro-trombotico, infiammazione sistemica tali da provocare innalzamento della pressione arteriosa, aritmia, aumento della coagulabilità sanguigna, trombosi, vasocostrizione, aterosclerosi, ischemia cardiaca e infarto miocardico. In seguito ad esposizione nel lungo periodo aumenta il rischio di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma, cancro al polmone e morte.

Ma per la cattiva qualità dell’aria si registra anche l’incremento della abortività spontanea, della prematurità, di malformazioni, ma anche di danni per lo sviluppo cognitivo con aumento di autismo, demenza e patologie metaboliche quali il diabete. La principale modalità con cui gli inquinanti presenti in aria interagiscono con le funzioni cerebrali è rappresentata ancora una volta da stress ossidativo e da conseguente neuro-infiammazione: recenti studi hanno evidenziato che per ogni incremento di 10 μg/m3 di PM10 e PM2,5 si registra un incremento del rischio di autismo rispettivamente del 7% e del 132%. Anche per quanto attiene la demenza e il declino cognitivo sono numerosi gli studi che già da alcuni anni correlano queste forme morbose con l’inalazione di particolato, specie se di taglia più fine. Particolarmente pericoloso risulta essere a questo proposito il PM 0,1 (nanoparticelle) che già in studi condotti a Città del Messico aveva dimostrato di poter raggiungere i lobi frontali attraverso il nervo olfattivo e indurre alterazioni di tipo neuro infiammatorio che precorrono l’insorgenza della malattia conclamata.

Chi è Patrizia Gentilini
Medico oncologo ed ematologo, ha lavorato per oltre 30 anni nel reparto di Oncologia di Forlì.
Ha cominciato a interessarsi fattivamente delle problematiche ambientali oltre 10 anni fa, in occasione del raddoppio di potenzialità dei due inceneritori della sua città. L’incontro e l’amicizia con il professor Lorenzo Tomatis le hanno lasciato l’insegnamento e la testimonianza per una Scienza e una Medicina che siano sempre e comunque al servizio dell’Uomo e della sua dignità. Concretamente impegnata nella salvaguardia dell’ambiente e della salute umana, si adopera per ridurre l’esposizione delle popolazioni alle sostanze tossiche e cancerogene.
È impegnata nel Comitato Scientifico della Associazione dei Medici per l’Ambiente e nel Direttivo di Medicina Democratica.
Tiene un blog sul Il Fatto Quotidiano: www.ilfattoquotidiano.it/blog/pgentilini

Continua la lettura dell'intervista su Scienza e Conoscenza 62!

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lunedì 20 novembre 2017

Campane tibetane e ipersensibilità - 2



Campane tibetane e ipersensibilità elettromagnetica 2

 - seconda parte

Scritto da: Francesca Brocchetta | Medicina Non Convenzionale



Campane tibetane e ipersensibilità elettromagnetica - seconda parte

Prima di presentare nel dettaglio gli effetti del trattamento sul campione di persone individuato, credo sia utile descrivere brevemente le caratteristiche delle campane tibetane. Si tratta di strumenti con la forma di grandi ciotole, con l’apertura verso l’alto, di varie dimensioni e forgiate con leghe di vari metalli (da 7 a 12 metalli). La dimensione influisce sull’altezza del suono, mentre il tipo di metallo incide sulla qualità dello stesso, che può essere ottenuto in due modi, anche in sede di trattamento terapico: con un batacchio di legno si possono esercitare dei rintocchi, oppure si può ottenere una vibrazione sonora lunga e continua sfregandolo lungo il bordo della campana. Il suono ottenuto è potente e dolce allo stesso tempo.

Prima di sottoporre le varie persone al trattamento, ho studiato le caratteristiche acustiche di questi strumenti. Ho scoperto così una loro peculiarità, e cioè che le campane veicolano, cioè fanno ‘sentire’, molti dei suoni armonici che le compongono. Per comprendere il fenomeno, basti pensare che mentre gli strumenti dell’orchestra producono armonici, cioè note formate dalla sovrapposizione contemporanea di suoni in rapporto di ottava, quinta, terza, e così via, il cui suono predominante è quello più grave che dà il nome alla nota di volta in volta prodotta, al contrario nel caso delle campane si sentono chiaramente sia la fondamentale sia il terzo armonico, cioè la quinta, e anche i successivi armonici. È come se le campane producessero sempre degli ‘accordi’ di note tutte perfettamente udibili, molto piacevoli e consonanti.

Spettrogramma di una campana tibetana che produce una nota fondamentale di Sol# (104 Hz). L’intensità del terzo armonico (Re#, 312 Hz) è un picco addirittura più forte della fondamentale.

Nel trattamento al campione di pazienti individuato (5 donne e 1 uomo) ho usato tre campane seguendo il principio dei “tre centri”, una modalità di massaggio sonoro codificata da Mauro Pedone. Le campane utilizzate, sono intonate sulle note Sol# (104 Hz), Re# (156 Hz) e Sol# (196 Hz) sfruttando le proprietà dell’intervallo di quinta anche tra una campana e l’altra. Va sottolineato, infatti, che la quinta è un intervallo fondamentale in musicoterapia perché stimola i principali punti energetici dell’organismo. Fu considerato vitale anche da Rudolf Steiner, e la sua capacità di influenzare favorevolmente il sistema nervoso parasimpatico, e di modificare lo stato di coscienza dell’ascoltatore è stata confermata dalle ricerche dell’Institute of Harmonic Science di Phoenix (Arizona).

Come avviene il massaggio sonoro con le campane tibetane

Durante il massaggio sonoro le campane tibetane vengono appoggiate in vari punti sul corpo della persona sdraiata, oppure vengono fatte ondeggiare a una distanza di circa 20 centimetri sopra varie zone del corpo. Nel momento in cui vengono suonate (per rintocco o sfregamento), producono un effetto vibrazionale che è sia quello sonoro (il suono è fatto di vibrazioni dell’aria), sia quello meccanico, dato dalle vibrazioni del metallo. A contatto con il corpo della persona, o comunque molto vicino, il suono viene ‘sentito’ a più livelli, sia fisico che acustico. Numerose, infatti, sono le strutture biologiche del corpo umano che rispondono per risonanza alla sollecitazione sonora. I tessuti non uditivi in grado di percepire lo stimolo vibratorio e oscillatorio di un suono sono: la pelle, le fibre del tessuto connettivo e muscolare e il sistema di cellule MC (microvilli-ciglia) che comprende i tessuti vestibolari e viscerali, le cellule ependimali, midollari e dendritiche. I tessuti coinvolti nella vibrazione sonora hanno una stretta relazione anche con i centri diencefalici e il sistema nervoso autonomo, strutture deputate alla regolazione della vita vegetativa.

Il suono ha la capacità dunque di “risvegliare” zone del corpo differenti, a seconda dei punti più contratti o con disturbi provocati dalla EHS. Lo scopo del massaggio sonoro è proprio quello di riarmonizzare l’organismo riportandolo alle sue naturali vibrazioni attraverso il principio di risonanza. L’immunologo e batteriologo Edward Bach (noto ai più per i suoi rimedi a base di fiori) affermò che la malattia può essere considerata come una disarmonia, che insorge quando una parte del tutto non vibra più all’unisono con le altre parti. La terapia vibrazionale è una terapia olistica che considera ogni essere vivente all’interno di un flusso di energia circolare con l’ambiente. Secondo la medicina vibrazionale ogni organo e tessuto ha una propria frequenza di risonanza, ecco perché è fondamentale considerare l’insieme armonico di queste frequenze, il nostro distintivo e unico ritmo vibratorio personale.  Anche la fisica quantistica ci insegna che tutto ciò che esiste è costituito da onde di vibrazione e che l’esistenza della materia non può essere separata dalla sua attività vibrazionale.

Il massaggio sonoro è stato effettuato su 6 volontari (la durata di ogni seduta individuale è stata di circa 45 minuti) diagnosticati con EHS, ed è avvenuto presso lo studio del Dott. Roberto Alcide di Roma. Ai volontari è stato proposto un questionario in cui dovevano indicare i sintomi manifestati nella settimana antecedente il trattamento e la loro intensità in una scala da 0 a 5; lo stesso questionario è stato proposto dopo il trattamento, per individuare eventuali miglioramenti in seguito al massaggio sonoro.

Prima del trattamento, il Dott. Alcide ha eseguito la lettura del polso secondo la scuola taoista. Nella medicina cinese, l’ascolto del polso consente di diagnosticare l’energia dei principali organi del nostro corpo, lo stato dello yin e dello yang; la complessa analisi, effettuata su punti differenti del polso, fornisce al medico le informazioni necessarie per comprendere come si manifesta la malattia e che organi sono in deficit di funzionamento. Per il massaggio sonoro, ho fatto vibrare la campana di media grandezza lungo i punti energetici a distanza di circa 20 cm, poi ho posizionato la campana sui tre principali centri energetici – ombelico, cuore e testa – facendola risuonare sia per sfregamento che per rintocco. Successivamente ho posizionato le campane sui volontari proni, sempre dalla più grande alla più piccola, su coccige, schiena e testa.

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giovedì 16 novembre 2017

Campane tibetane e ipersensibilita' 1



Campane tibetane e ipersensibilita' elettromagnetica 1

- prima parte

Scritto da: Francesca Brocchetta | Medicina Non Convenzionale



Campane tibetane e ipersensibilità elettromagnetica - prima parte

Sono laureata in Studi linguistici e filologici e il mio percorso di studi mi ha insegnato che la filologia non dà frutti se non si è metodici. Ho anche imparato, però, a rinunciare con gioia alle certezze e a lasciarmi andare, grazie alla mia passione per la chitarra e il jazz. Ho capito nel tempo che se univo la musica al metodo e all’ordine, avrei trovato la condizione che mi consente di vivere in armonia, e di comunicare agli altri questa armonia. Il mio avvicinamento allo studio delle malattie ambientali, come operatrice olistica, è stato uno sbocco naturale. Ho sentito l’urgenza di studiare i disturbi provocati dagli elementi inquinanti dell'ambiente in cui viviamo, e le possibili cure attuabili per mezzo della musica, in particolare attraverso l’utilizzo delle campane tibetane, uno strumento che risale a ben 5000 anni fa utilizzate, pare da sempre, per scopi terapeutici.

Studiare gli effetti del massaggio sonoro vibrazionale sulle persone affette da Ipersensibilità Elettromagnetica

L’interessamento scientifico per questi disturbi è stato sollecitato anche da una profonda necessità personale. Ho infatti sperimentato su me stessa gli effetti della profonda ignoranza imperante in Italia sull’Ipersensibilità Elettromagnetica (EHS), una patologia che conosco molto bene e purtroppo da vicino da un po’ di tempo.

Con Mauro Pedone – fondatore del Centro Studi la Voce del Carro e autore di numerosi libri, tra cui l’ultimo La danza dell’acqua e le campane tibetane (2017) – ho potuto comprovare una delle attuali pratiche terapeutiche integrate, che dimostra come campane tibetane, medicina cinese e fisica quantistica non siano poi così lontane. Grazie al contributo metodologico della Prof.ssa Laura Corradi (docente presso il Dipartimento di Sociologia dell'Università della Calabria) abbiamo sviluppato una ricerca per studiare gli effetti del massaggio sonoro vibrazionale sulle persone affette da Ipersensibilità Elettromagnetica (EHS), un progetto che è stato valutato dal Prof. Giuseppe Genovesi, endocrinologo-immunologo dell’Università degli Studi la Sapienza di Roma e vero punto di riferimento della comunità scientifica in fatto di ipersensibilità elettromagnetica.

L’EHS, detta anche Elettrosensibilità (ES), è una condizione che può manifestarsi con effetti saltuari o cronici e a volte divenire invalidante, provocata dalla reazione organica ai campi elettromagnetici presenti nella vita di tutti i giorni. Tra i sintomi si contano debolezza, disturbi del sistema nervoso (insonnia, perdita della memoria, di concentrazione e di apprendimento, depressione, mal di testa, nausea e vertigini), muscolari, cardiovascolari, respiratori, dell’apparato scheletrico, della sfera sessuale, del sistema visivo, acustico, olfattivo, nonché problemi gastrointestinali.

I risultati dei trattamenti effettuati sui pazienti affetti da Elettrosensibilità con le campane tibetane, testimoniano un buon miglioramento dei sintomi soggettivi. La ricerca ha dato segnali incoraggianti che, si spera, possano aprire la strada all'utilizzo di medicine non convenzionali nella cura dei disturbi da inquinamento ambientale. «I presupposti dell’efficacia delle campane sono reali» afferma il Prof. Genovesi «poiché le onde elettromagnetiche hanno una funzione importantissima per l’attività biologica. L’interazione tra frequenze può essere costruttiva o distruttiva. L’interazione con le onde elettromagnetiche di un Wi-Fi, ad esempio, sarà sicuramente interferente e inibente mentre quella con le vibrazioni di una campana tibetana può avere degli effetti molto benefici. In questa terapia il suono diventa uno strumento energetico che trova una sua rispondenza e risonanza vibrazionale all’interno della nostra struttura organica, energetica e nervosa.»

Un approccio diverso dalle pratiche di medicina ortodossa perché si basa su una visione olistica dell’essere umano, capaci di cogliere, su base empirica, quel ruolo centrale di governo dell'organismo esercitato dall'intreccio delle "influenze sottili" che sfugge all'occhio analitico dello scienziato classico, ma che può rivelarsi all'indagine guidata dai concetti della moderna fisica quantistica.

Che cos’è l’Ipersensibilità Elettromagnetica

L’Ipersensibilità Elettromagnetica (EHS), o Elettrosensibilità (ES), è una reazione organica ai campi elettromagnetici (CEM), ovvero a quei fenomeni generati localmente da qualunque distribuzione di carica elettrica variabile nel tempo, che si propagano sotto forma di onde elettromagnetiche. Queste onde, dette a radiazioni non ionizzanti, vengono suddivise in due gruppi di frequenze, in base ai differenti meccanismi biologici di interazione con gli organismi viventi e ai rischi per la salute:

esistono campi di bassa frequenza (0-300Hz), generati principalmente dagli elettrodomestici e dalle linee elettriche, che inducono correnti elettriche all’interno del corpo;
e campi ad alta frequenza (300Hz-300Ghz), generati soprattutto dai telefoni cellulari e dai ripetitori radiotelevisivi che cedono energia ai tessuti sotto forma di calore.

Oltre all’effetto termico, immediatamente rilevabile, l’inquinamento da onde ad alta frequenza ha fatto osservare sull'uomo anche i cosiddetti effetti non-termici, che avvengono senza un apprezzabile riscaldamento delle cellule, là dove la materia vivente reagisce non alla potenza del segnale ma al segnale stesso. Su questi effetti nocivi si è espresso nel 2011 anche lo IARC (Agenzia internazionale di ricerca sul cancro), facente parte dell'OMS, classificando le radiofrequenze come “possibili cancerogene” per l’uomo. Tuttavia, a dispetto della classificazione dell'OMS, la Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti, ha deciso di promulgare i limiti di esposizione soltanto sulla base degli effetti a breve termine, ovvero termici, ritenendo non esaustive le evidenze degli studi sugli effetti non-termici a lungo termine fino ad ora condotti.

La sensibilità individuale ai CEM può variare anche di molto da un individuo all’altro. Si stima che il 3% della popolazione mondiale possa dimostrare risposte fisiche anche a livelli estremamente bassi di CEM prodotti dall’uomo: questi individui vengono definiti elettrosensibili. L'esposizione alle alte e basse frequenze di CEM può generare in essi effetti cronici, in grado di manifestarsi a seguito di un’esposizione modesta, ma prolungata nel tempo, anche dopo una lunga latenza. I sintomi possono essere suddivisi in: generali, del sistema nervoso, muscolari, cardiovascolari, respiratori, dell’apparato scheletrico, della sfera sessuale e del sistema visivo, acustico, olfattivo o digestivo.

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martedì 14 novembre 2017

Sensibilità Chimica Multipla (MCS)




Sensibilità Chimica Multipla (MCS): conosciamo meglio questa grave patologia ambientale

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Medicina Non Convenzionale



Sensibilità Chimica Multipla (MCS): conosciamo meglio questa grave patologia ambientale
Non è facile descrivere la situazione di un ammalato di Sensibilità Chimica Multipla.

Pur essendo una malattia, studiata negli U.S.A. dal Dr. Theron G. Randolph già dal 1948, a conoscenza dell’U.E. la quale a più riprese ha emanato sul tema: Direttive-Comunicazioni-Decisioni-Raccomandazioni-Risoluzioni, essendo in Italia riconosciuta in Basilicata, Abruzzo e Veneto, a tutt’oggi un ammalato di Sensibilità Chimica Multipla si trova a combattere a volte da solo contro la malattia, a volte contro i propri cari e spesso contro buona parte della classe medica.

La patologia è molto dolorosa, debilitante e caratterizzata da un’estrema sensibilità a tutti i composti chimici.

In pratica l’ammalato presenta diversi sintomi se esposto a tali sostanze, anche se in piccolissime quantità, le quali normalmente sono del tutto innocue per la popolazione in generale.

Alcuni dati

-       Colpisce per circa l’85% le donne, dai 18/20 anni in su, anche in età avanzata, questo a causa dell’effetto “accumulo”.

-       È più comunemente conosciuta come M.C.S dall’acronimo delle parole Multiple Chemical Sensitivity.

-       Si sviluppa in seguito ad un’esposizione a sostanze tossiche.

-       È una malattia multisistemica, a oggi purtroppo progressiva e gravemente invalidante.

-       Vi sono molti studi scientifici, di scienziati Italiani e stranieri, pubblicati su riviste mediche.

Quali sostanze provocano la MCS

Le sostanze anche la cui sola inalazione o contatto, possono provocare disturbi talora gravi sono:

detergenti, disinfettanti, creme-balsami e tutta la gamma dei cosmetici, detersivi contenenti coloranti-conservanti-sbiancanti ottici-limonene e oli essenziali, i prodotti plastici (e qui la varietà è infinita), inchiostro, carta stampata, colle e prodotti catramosi, alcuni materiali usati in edilizia, il prodotto della combustione delle auto e dei camini, i farmaci, gli anestetici, la formaldeide (che viene usata in arredamenti di basso prezzo, ma non solo) poi i VOC, i pesticidi, e anche l’acqua, perché in Veneto, la nostra regione, ci sono inquinamenti molto importanti da composti perfluoroalchilici delle falde acquifere, nonché inquinamenti da mercurio nelle falde di alcuni comuni del trevigiano.

Si capisce, già da questo elenco, che il vivere quotidiano per chi ha questa patologia è quasi impossibile.

Credo sia doveroso capire che, anche per coloro che oggi stanno bene, l’inquinamento ambientale è estremamente rischioso.

I sintomi della MCS

La persona affetta da M.C.S. presenta quella che in termine medico si chiama iperosmia, e cioè uno sviluppo della capacità olfattiva centinaia di volte superiore a quello di una persona sana, ed è anche a causa di ciò che la più piccola traccia di composto chimico, avvertito dalla persona ammalata, le arreca disturbi fisici evidenti, poiché questi composti chimici arrivano direttamente al cervello e avvelenano, letteralmente avvelenano queste persone.

La patologia inizia dapprima con fastidio alla gola, difficoltà di respiro o “fame d’aria” (qui le prime diagnosi errate che riferiscono di problemi respiratori, quale l’asma) poi con gonfiore della lingua, colpisce gli occhi, le prime vie aeree, sono in seguito interessati: il tubo digerente, bronchi, polmoni, reni, fegato arrivando a causaremolti e seri problemi digestivi, neurologici, muscolari, sensoriali, che vanno a interessare il Sistema Nervoso Centrale, oltre a intolleranze alimentari.

In molti casi la persona ammalata sviluppa anche la Fibromialgia ed Elettrosensibilità.

Anche la vita lavorativa di queste persone ne risente, perché sono comunque costrette, tranne rarissimi casi, ad abbandonare il luogo di lavoro, i colleghi, il loro posto nella società.

Si dice che la malattia è di difficile diagnosi perché le ammalate hanno sintomi e disturbi non sempre equiparabili e distinguibili tra loro, ma non è così, perché disturbi e sintomi, seppur variando in intensità da persona a persona, sono comunque gli stessi.

Cure e riconoscimento della malattia
Le sole cure, terapie o stile di vita che si vogliano chiamare, da seguire per avere un minimo di beneficio al momento sono:

l’evitamento,
l’alimentazione esente da prodotti chimici,
l’aiuto con integratori non di sintesi.

A oggi la Sensibilità Chimica Multipla è riconosciuta solo in tre regioni italiane, mentre in Europa è riconosciuta da Austria, Germania, Spagna, Danimarca e Finlandia. Anche il Giappone, come paese extra U.E. ha riconosciuto la patologia e come gli altri paesi l’ha inserita nei loro ICD (International Classification Disease), seppur non assegnandole un codice specifico. Di conseguenza anche il fatto che l’M.C.S. non abbia un codice nosologico specifico, e che non sia riconosciuta dall’O.M.S. non significa assolutamente nulla, perché questi paesi hanno accorpato la patologia nei loro I.C.D. inserendola con altre malattie aventi caratteristiche simili quali allergie non altrimenti specificate, avvelenamenti, intossicazione.

Come Comitato abbiamo interessato e coinvolto i Consiglieri Comunali e i Sindaci del Veneto e dell’Emilia Romagna perché prendano coscienza del problema. Abbiamo diverse decine di medici, di varie branche della medicina che collaborano con noi. Fortunatamente la Regione Veneto, con Delibera Regionale, ha individuato il centro di riferimento Regionale per la terapia e cura dell’MCS, presso l’Ospedale di Padova, dove si stanno approntando stanze bonificate e dove i medici visitano anche il sabato e la domenica le pazienti più gravi.
Questi sono i giorni di minor afflusso veicolare e pedonale all’interno di una struttura molto complessa, che conta migliaia di dipendenti.

Grazie dell’attenzione resto a disposizione qualora abbiate piacere di ulteriori informazioni.

Claudio Fiori

Mob. 3498332276
Skype Claudio Fiori Treviso
FB Comitato Veneto Sensibilità Chimica

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mercoledì 8 novembre 2017

Campo elettromagnetico cuore influenza cellule




Il campo elettromagnetico del cuore influenza tutte le cellule

Scritto da: Carmen Di Muro

Psicologia Quantistica


Il campo elettromagnetico del cuore influenza tutte le cellule

Gran parte delle tradizioni culturali di tutto il mondo ha sempre considerato il cuore la sede dell’anima, fonte di coraggio e saggezza, fino a quando l’avvento delle moderne neuroscienze, attraverso dispositivi di neuroimaging sempre più sofisticati, ha fatto sì che si rinunciasse a questa importante consapevolezza, inchiodando il nostro mondo interiore al cervello e al suo ruolo autoritario di autore del comportamento, delle emozioni e dei pensieri. Ma il cervello pur svolgendo l’insostituibile compito di dirigere il funzionamento del corpo umano, elaborando tutte le informazioni provenienti dalle cellule e dall’ambiente esterno, è sì il coordinatore, ma non è il solo, non è l’unico. C’è molto, ma molto di più. È il cuore a comandare, è il cuore a determinare il primo input dal quale muoverci. Il cuore ha memoria di tutto ciò che accade: in esso si sedimentano le tracce più profonde della nostra esperienza di vita. In esso è contenuta luce ed informazione pura, di ampiezza e frequenza elevatissima che si accorda in virtù del suo moto costante con lo stesso tipo di energia presente all’esterno.

E questo a dircelo è la scienza stessa con le ricerche portate avanti dal team specialistico dell’Institute of HeartMath in California che da tempo esplorano scientificamente i meccanismi fisiologici con cui il cuore comunica con il cervello, dimostrando che il cuore è molto di più di quello che crediamo, ovvero un centro complesso, auto-organizzato, di elaborazione dati, con una propria mente che scandisce i cambiamenti della frequenza cardiaca (HRV), della pressione sanguinea e dell'informazione chimica/ormonale in base alla sperimentazione di differenti emozioni. Dal 1991, infatti, quando Doc Childre fondò il no-profit HeartMath Institute - Istituto di Matematica del Cuore - team di importanti scienziati da tutto il mondo ricercano e sviluppano strumenti e metodologie scientifiche per aiutare le persone a stimolare il collegamento tra mente e cuore, fino ad arrivare una connessione armonica con il cuore degli altri. Ciò consente di ridurre notevolmente lo stress e di sbloccare la “guida intuitiva interiore” per fare scelte migliori, attraverso l’autoregolazione del flusso emotivo. La parola “Heart” significa cuore ma non riguarda solo il cuore come organo fisico, ma le qualità che vengono associate ad esso come amore, compassione, coraggio e apprezzamento. La parola “Math” invece si riferisce alle equazioni fisiologiche e psicologiche per accedere e sviluppare l’incredibile potenziale del muscolo cardiaco.

Infatti l'HMI è un centro riconosciuto a livello mondiale specializzato in fisiologia emozionale, studio della resilienza e gestione dello stress, che svolge avveniristiche attività di ricerca in psicofisiologia, neurocardiologia e biofisica.

Questi studi hanno permesso di validare scientificamente moltissimi meccanismi sottili che avvengono dentro e fuori di noi, dimostrando la forte relazione esistente fra lo stato emotivo e lo spettro di frequenza dei segnali elettrici provenienti dal cuore e vedendo come i sentimenti di amore, affetto e compassione o di frustrazione e rabbia, influenzano i segnali energetici prodotti. Questi segnali vengono condotti a ogni singola cellula somatica e irradiati nello spazio che circonda il corpo. Tale flusso di energia che ci pervade e il campo energetico che esso genera, s’irradia intorno a noi entrando in risonanza e scambio reciproco con il campo del cuore degli altri. Ed una volta che la frequenza prodotta inizia il suo moto essa si propaga ad ampio raggio investendo tutto ciò a cui è rivolta.

L’impegno dell’HMI è la prova che l’umanità può sviluppare quell’apertura profonda del cuore per generare un campo di coscienza vibrazionale più ampliato. Aprire il cuore nella concretezza significa dare spazio alla voce della propria anima, a quel richiamo di base che permette di muoverci con sensibilità e profonda coscienza nei confronti di tutto ciò che abbiamo modo di sperimentare nella nostra vita, affinché tutta la realtà che ci circonda possa essere influenzata e modellata in meglio.

Per approfondire il tema leggi Anima Quantica. Nuovi orizzonti della Psiche e della Guarigione.

Anima Quantica - Libro
Nuovi orizzonti della psiche e della guarigione
Carmen Di Muro

martedì 7 novembre 2017

L'effetto Sagnac nega la relativita' di Einstein?




L'effetto Sagnac nega la relativita' di Einstein? Cosa sarà mai?

di Antonella Ravizza

Scienza e Fisica Quantistica


L’effetto Sagnac nega la relatività di Einstein? Cosa sarà mai?

L’effetto Sagnac è un fenomeno molto particolare scoperto circa un secolo fa, precisamente nel 1913 dal fisico francese Georges Sagnac, eppure ancora ai giorni nostri è al centro di un acceso dibattito.

Che cos'è l'effetto Sagnac e come si manifesta

Consideriamo un osservatore fermo in una posizione sulla terra. Se il nostro osservatore potesse inviare due segnali luminosi intorno alla terra stessa, facendo compiere ai due raggi un giro completo lungo un parallelo di riferimento, muovendosi in due direzioni opposte, uno verso est e uno verso ovest, per l’effetto Sagnac l’osservatore vedrebbe ritornare i segnali nella sua posizione in due momenti diversi. È un’asimmetria della velocità della luce, incontrata quando i segnali luminosi percorrono la circonferenza di un disco in rotazione in verso contrario. Una probabile spiegazione sarebbe che i segnali si siano mossi a velocità diverse, percorrendo lo stesso spazio in tempi differenti.

Si manifesta in un apparato chiamato interferometro ad anello. Dividendo un singolo raggio di luce in due raggi identici ed indirizzandoli sulle due traiettorie opposte lungo l’anello, attraverso l’utilizzo di alcuni specchi o di fibre ottiche per guidare la luce, è possibile far muovere un segnale in senso concorde o discorde al verso di rotazione dell’anello e si nota che i due raggi ritornano sfasati l’uno rispetto all’altro. Ad un ritardo temporale corrisponde un ritardo di fase rilevato da un interferometro montato sulla piattaforma; il ritardo mette in evidenza i caratteri contradditori dell’effetto, perché il fenomeno sembrerebbe discordarsi dalla relatività ristretta. Per spiegare quello che appare è necessario ridefinire il tempo sulla piattaforma per salvaguardare la costanza della velocità della luce su di essa.

L'etere esiste?

In realtà l’effetto Sagnac non si manifesta solo quando in un fenomeno stiamo parlando di rotazione, ma è molto più generale. Esistono due dispositivi che sfruttano l’effetto Sagnac: il girolaser (utilizzato dagli aerei per determinare eventuali spostamenti dell’assetto della navigazione) e il GPS (utilizzato per la localizzazione topografica). Stranamente i teorici si occuparono molto poco di questo effetto, come se non ponesse grandi problemi concettuali; per esempio Einstein non ne volle mai parlare.  Il fisico Langevin nel 1921 ne parlò dicendo: “Mostrerò come la teoria della relatività generale spieghi in modo quantitativo i risultati dell'esperimento di Sagnac”, e in effetti mostrò che un’applicazione della meccanica galileiana spiega le affermazioni di Sagnac. Sagnac interpretò lo spostamento delle frange a seguito della rotazione della piattaforma come una diretta manifestazione dell’etere luminifero e concluse che la piattaforma fosse soggetta ad un “vento d’etere”, diretto sempre in verso opposto a quello di rotazione, che ritarda i segnali inviati nello stesso verso di rotazione, e che anticipa i segnali inviati in verso opposto. Dai calcoli svolti ci rendiamo conto che nel sistema accelerato la luce sembra non propagarsi a velocità costante, ma a velocità diverse a seconda che si propaghi nello stesso verso o in senso opposto a quello di rotazione della piattaforma, infatti percorre distanze uguali in tempi diversi.

Questo sembrerebbe contraddire anche il secondo postulato della relatività ristretta. Se considerassimo la velocità della luce “di andata e ritorno”, allora troveremmo che in effetti la velocità della luce è costante in tutti i sistemi di riferimento inerziali (come affermato nel principio di relativita di Einstein). In particolare, l’esperimento di Sagnac produce quest’effetto perchè consideriamo raggi che si propagano lungo un percorso senza tornare indietro; in caso contrario i due ritardi accumulati si eliminerebbero a vicenda. Secondo Sagnac un’ipotesi plausibile potrebbe essere che l’etere effettivamente esista, anche se con il termine etere non intendiamo lo storico etere luminifero, ipotetico mezzo che permea tutto lo spazio in maniera omogenea ed isotropa, e che costituisce il supporto meccanico alla propagazione delle onde elettromagnetiche, ma intendiamo, per estensione, la geometria stessa dello spazio.


Un’altra doverosa osservazione è che cambiando il sistema di riferimento, prendendo cioè un sistema di riferimento inerziale esterno al sistema rotante, i due raggi di luce si muovono alla stessa velocità e nello stesso tempo, quindi non ci sono stranezze di comportamento. Si nota come il cambiamento del sistema di riferimento può portare a risultati diversi. Effettivamente sono necessari altri studi sul fenomeno: tuttora sono pubblicati articoli di ricerca scientifica sull’argomento.

venerdì 3 novembre 2017

Le quattro grandi intuizioni del dottor Max Gerson




Le quattro grandi intuizioni del dottor Max Gerson

Scritto da: Kathryn Alexander

Cancro: le cure alternative



Le quattro grandi intuizioni del dottor Max Gerson

Tratto dal libro Il medoto Gerson

La filosofia incarnata dall’opera del dottor Gerson nel quadro dei successi e delle pratiche della medicina del suo tempo ci offre un punto d’appoggio per proseguire il suo cammino. È edificante vedere come la tecnologia moderna sia in grado di appoggiare e corroborare gran parte dei suoi studi. La filosofia alla base del suo approccio si appoggiava su quattro elementi.

• Ristabilire il metabolismo ossidativo. Il passo fondamentale consisteva nel riportare il potassio (K+) all’interno delle cellule, a scapito della presenza di sodio (Na+) in esse. Gerson riconobbe che era il potassio a giocare il ruolo cruciale nella gestione dell’ossidazione, della produzione di energia (ATP) e di conseguenza nel metabolismo di tutta la cellula. Lo stato del potassio influenza ogni singola cellula di ogni sistema dell’organismo, sistema immunitario compreso. Dato che ristabilire il metabolismo era uno dei passi principali verso la guarigione, questo aspetto divenne uno dei principali obiettivi della terapia.

• Avviare e sostenere l’infiammazione terapeutica. Il meccanismo assicurava la digestione parenterale del tessuto neoplastico. Si tratta di un importantissimo fattore per valutare i progressi ottenuti che, una volta avviato, indica la crescita della resistenza dell’organismo e il calo della resistenza (del tumore).

• Attivare il fegato per eliminare il tessuto neoplastico e le tossine in circolo. Di importanza cruciale era la capacit. del fegato di disintossicare l’organismo. Il dottor Gerson stabil. che, se la velocità con cui le cellule espellono le tossine supera quella con cui il fegato riesce a eliminarle dall’organismo, allora il paziente può andare incontro a un peggioramento delle sue condizioni e di quelle del fegato. Diventa allora un punto fondamentale della terapia riuscire a valutare la capacità del fegato di smaltire le tossine, in modo da assicurarsi un’eliminazione senza rischi e alla velocit. richiesta dalla malattia cronica.

• Rigenerare i tessuti (struttura e funzione). Gerson constatò che, per completare la cura, era essenziale dedicare un periodo alla rigenerazione dei tessuti. Aveva osservato infatti che anche quando l’organismo si è liberato di tutte le masse tumorali e il paziente si sente “pulito”, senza un adeguato periodo dedicato alla rigenerazione i rischi di recidiva sono molto alti.

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