lunedì 12 marzo 2012

AMMAGAMMA AG01 - Armonizzazione Gamma 432Hz


AMMAGAMMA AG01 


Armonizzazione Gamma a 432 Hertz

di Marco Stefanelli - www.sublimen.com


Onde Gamma

Sono molto rare e relative a frequenze superiori ai 30 Hz nel range da 30 a 90 Hz e prevalentemente 30-42 Hz. Sono tipiche degli stati di meditazione e di grande energia, sono correlate con la volontà, i processi mentali superiori e i profondi poteri psichici.
Le onde gamma sono quelle "più nuove" solo perché è difficile trovare la strumentazione che le misuri accuratamente. Si pensa di una frequenza più elevata delle onde cerebrali beta e gamma come della "frequenza di armonizzazione". Le onde gamma sono associate con la funzione cerebrale che crea una sintesi olografica dei dati raccolti in varie aree del sistema nervoso centrale, affinché si fondano insieme in una prospettiva più elevata.

Recenti sperimentazioni EEG hanno rilevato frequenze cerebrali estremamente elevate sopra le Gamma, fino a 100 cicli al secondo (Hz), che sono state denominate Onde Iper Gamma e onde persino più elevate, a 200 cicli al secondo, denominate Lambda. Sono state rilevate anche onde estremamente basse, più basse delle onde Delta a meno di 0,5 cicli al secondo, che sono state denominate Epsilon.
Queste "nuove onde cerebrali" sono state associate a stati elevati di auto-consapevolezza, capacità di accesso a livelli superiori di informazione ed intuizioni e abilità psichiche ed esperienze extracorporee.
I ritmi Theta e Gamma interagiscono anche con questi nuovi schemi cerebrali per aiutare la concentrazione olografica delle informazioni cerebrali in immagini, pensieri e memorie comprensibili.


Musica con intonazione a 432 Hz

Cos'è la musica a 432 Hertz

Quando si parla di musica e di note e necessario considerare innanzitutto l'accordatura e i rapporti tra le frequenze delle diverse note e quindi delle scale.
I valori assoluti di queste frequenze probabilmente non avrebbero molta importanza se si eseguissero soltanto brani suonati da un solo strumento o cantati da una sola voce. Ma, se si devono eseguire brani a più strumenti o a più voci, bisogna partire da un punto comune, cioè accordare tutti gli strumenti a una stessa nota di riferimento che abbia una ben determinata frequenza e anche a una stessa scala.

A questo scopo è stato scelto il LA (centrale) della terza ottava del pianoforte che nella scala naturale (diapason "naturale") corrisponde a 432 Hertz ma che è stato fissato convenzionalmente a una frequenza di 435 Hertz dalla Accademia delle Scienze di Parigi nel 1858 e confermato dalla Conferenza internazionale di Vienna.

Giuseppe Verdi nel 1884 scrisse una lettera indirizzata alla Commissione musicale del governo italiano in cui chiese di ufficializzare l'utilizzo del corista (diapason) a 432 Hz e scrivendo al riguardo la frase: "per esigenze matematiche", ottenne un decreto legge che normalizzava il diapason ad un LA di 432 oscillazioni al secondo. Verdi, Mozart e altri musicisti accordavano la loro orchestra a 432 Hz.

La stessa opinione di Verdi la espressero i fisici Sauver, Meerens, Savart e gli scienziati italiani Montanelli e Grassi Landi con un decreto che fu approvato all'unanimità al congresso dei musicisti del 1881 (diapason scientifico).

Nel 1939 il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels impose il diapason a 440 Hz contro il referendum dei 25.000 musicisti in Francia contrari a questa scelta.

La corsa all'acuto iniziò al tempo delle bande militari russe e austriache ai tempi di Wagner (con un diapason da 440 Hz a 450 Hz), e fu frutto di un'analisi delle reazioni che il suono suscita in chi lo percepisce.

Tale misura, nel 1954 a Londra, venne fissata per praticità e sempre convenzionalmente, a 440 Hertz, valore adottato dall'American Standards Association nel 1936 e a tutt'oggi dalla maggior parte dei musicisti occidentali.

Le composizioni musicali sono costituite da una successione e da una sovrapposizione di note, cioè di suoni di determinate frequenze.

Già a Pitagora era noto che due suoni sono gradevoli all'orecchio quando il rapporto tra le loro frequenze (intervallo) è espresso mediante numeri piccoli (1:1 o 2:1 o 3:2, ecc.).
Più piccoli essi sono e migliore è l'accordo; più ci si allontana dai numeri piccoli e maggiore è la dissonanza.

I rapporti e gli intervalli tra le varie note sono stabiliti dalle scale. Esistono molti modi per definire una stessa scala. Ad esempio, le note della scala di DO si possono ricavare in diversi modi. Ne vedremo due fondamentali, la Scala Naturale e la Scala Temperata.

Scala Naturale o cromatica (Archita/Zarlino):

La scala naturale è costituita da sette note fondamentali: DO, RE MI, FA, SOL, LA, SI.

Se f è la frequenza (in hertz) della nota fondamentale DO, le altre note hanno le frequenze:

DO f;  RE 9/8 f;  MI 5/4 f;  FA 4/3 f;  SOL 3/2f ;  LA 5/3 f;  SI 15/8 f;  DO2 2 f.

La nota DO2 (DO della seconda ottava), che ha frequenza doppia di DO (DO della prima ottava), inizia un'altra serie di sette note che hanno tra loro rapporti di frequenze uguali a quelli delle precedenti sette note. Ciascuna serie di 7 note si chiama ottava.

L'intervallo tra le stesse note di due ottave successive (intervallo di ottava) è uguale a 2.

La scala è arricchita di note, introducendo i diesis e i bemolle tra due note successive, eccettuato tra il MI e il FA e tra il SI e il DO dell'ottava superiore.

Si dice diesis di una nota, la nota (più alta) avente con la prima l'intervallo 25/24.

Si dice bemolle di una nota, quella nota (più bassa) che ha con la prima l'intervallo 24/25.

Nella scala naturale gli intervalli tra le note non sono tutti uguali. Alcuni strumenti musicali, come il violino, permettono di produrre tutte le note della scala naturale, non così gli strumenti a tastiera.

Partendo dal SI si ottengono le note salendo di quinta in quinta (una quinta corrisponde ad un intervallo di tre toni più un semitono) trovando FA#, DO#, etc. e poi partendo da FA e scendendo di quinta in quinta e trovando SIb, MIb etc. Realizzando le scale in questo modo succede che il DO# ed il REb, ad esempio, non coincidono.

Per semplificare le cose e per ovviare agli "inconvenienti" della scala naturale, alla fine del 1600, Andreas Werckmeister (seguito poi da J. Sebastian Bach che ne esplorò sistematicamente le potenzialità) introdusse la Scala Temperata (temperamento equabile):

Nella scala temperata gli intervalli tra due note successive sono sempre uguali. L'intervallo di ottava è diviso in 12 intervallini di un semitono ciascuno. L'ottava viene suddivisa in dodici semitoni uguali, per cui l'intervallo di un semitono è pari a: 1,05946.

Tra le note DO-RE, RE-MI, FA-SOL, SOL-LA, LA-SI della scala temperata vi è l'intervallo di due semitoni; tra MI-FA e SI-DO vi è l'intervallo di un solo semitono.
Tra due note aventi l'intervallo di due semitoni è intercalata una nota intermedia che corrisponde ai diesis e bemolle della scala naturale.

Se f hertz è la frequenza di DO1, risulta:

DO1 f; DO# = REþ 1.05946^1 f; RE 1.05946^2 f; RE# = MIþ 1.05946^3 f; ...; DO2 1.05946^12 f.

Nella scala temperata tutti gli intervalli, e quindi le note, risultano alterati rispetto a quelli della scala naturale.

Ad esempio, se f è la frequenza di un DO, risulta:

RE naturale: 9/8 f = 1.125 f

RE temperato: 1.05946^2 f = 1.122 f.

Come possiamo notare, quindi, quando si parla di musica a 432 Hertz si definisce quasi esclusivamente la frequenza d'intonazione del LA centrale, ma sarebbe opportuno definire anche la scala adottata perché dal punto di vista psicoacustico e musicoterapeutico è importante sia il rapporto tra le frequenze delle note che la semplice accordatura dell'intonazione.


Intervalli e musica

In musica si dice intervallo la distanza tra due note o suoni, cioè la differenza d'altezza tra due suoni, esprimibile in fisica acustica tramite il rapporto delle loro frequenze.

A causa della fisiologia di percezione del suono, l'intervallo musicale non è proporzionale alla differenza tra le frequenze dei suoni, ma alla differenza tra i loro logaritmi, cioè al rapporto tra le frequenze, una sorta di distanza numerica tra due suoni che si può verificare tra due suoni prodotti consecutivamente, e in tal caso si parlerà di intervallo melodico o diacronico o salto, oppure tra due suoni prodotti simultaneamente, e si dirà intervallo armonico o sincronico o bicordo.

Nella teoria musicale, gli intervalli si misurano contando le note da quella di partenza a quella di arrivo.
Se si hanno ad esempio un DO e un SOL, l'intervallo è una quinta perché si contano cinque note - DO, RE, MI, FA e SOL. L'intervallo tra il DO e sé stesso non si chiama "di prima", ma unisono.
Si possono poi avere intervalli anche oltre l'ottava: nona, decima, undicesima e tredicesima sono quelli che si trovano menzionati più spesso.

La classificazione degli intervalli musicali costituisce argomento fondamentale nello studio della musica e del suo linguaggio. Un intervallo viene detto armonico quando i suoni che lo formano sono contemporanei e melodico se i suoni che lo formano vengono considerati in successione.

L'intervallo armonico viene sempre considerato ascendente, cioè dal grave verso l'acuto (dal basso verso l'alto). Un intervallo armonico è caratterizzato anche da consonanza e dissonanza, fenomeni legati all'interferenza generata dai due suoni in questione.

Quello melodico invece, a seconda di come è scritto, può essere ascendente o discendente, a seconda che la prima nota sia più grave dell'altra o viceversa. In pratica se ne osserva l'evoluzione in senso temporale. Un intervallo melodico si distingue anche per la direzione, ascendente o discendente, a seconda che il secondo suono sia rispettivamente più acuto o più grave rispetto al primo.

Un intervallo è detto semplice quando sta nell'estensione di un'ottava; se invece ne oltrepassa i limiti si dice composto. Va però detto che alcuni trattati di teoria considerano semplice anche l'intervallo di nona.
L'intervallo più semplice da generare è probabilmente quello di ottava. Esso si ottiene ad esempio sollecitando una corda elastica per produrre la nota più grave, dimezzando quindi la lunghezza della corda e sollecitandola nuovamente per generare la nota più acuta.
Il più piccolo intervallo utilizzato nella musica occidentale è detto semitono. Per motivi storici nel nostro sistema musicale si è scelto convenzionalmente di suddividere l'ottava in 12 semitoni equalizzati, ossia per i quali si mantenga costante il rapporto tra le frequenze degli estremi.

Nella terminologia convenzionale occidentale gli intervalli vengono classificati mediante due parametri che chiameremo ampiezza e specie. Nonostante che tutti i trattati di Teoria e di Armonia concordino nel classificare gli intervalli mediante due parametri, è curioso che in letteratura non esista in proposito una terminologia universalmente accettata. All'occorrenza vengono adottati vocaboli quali denominazione, specie, forma.
Quindi la denominazione degli intervalli si compone di due parti distinte, come ad esempio: quinta giusta, settima eccedente e così via.
Si osservi che la classicazione risulterà del tutto indipendente dalla tonalità in cui l'intervallo si presenta, infatti la definizione univoca di un intervallo dipende esclusivamente dal nome delle note che lo compongono e dal loro stato di alterazione.

Nell'armonia classica o tonale, che poi è quella che viene anche usata per descrivere canzonette, jazz e blues, si suppone che ogni brano possegga una sua tonalità di base (generalmente è l'accordo che termina il ritornello) e tutti gli accordi del pezzo vengono considerati non in assoluto, ma relativamente a quella tonalità.
È vero che si può cambiare tonalità all'interno di una canzone: ad esempio, dopo un giro di DO (DO, LAm, REm, SOL7, DO) si può avere un LA7 e rifare la stessa melodia un tono sopra, ma in questo caso si comincia semplicemente a calcolare tutti gli accordi relativamente alla nuova tonalità.

Si è deciso poi di chiamare gli intervalli relativi alla tonalità di partenza in ben due modi diversi. Il primo è il grado, e non è molto diverso dall'intervallo in sé: la nota della tonalità stessa (il DO, se siamo in DO maggiore) è il primo grado, quella che forma un intervallo di seconda con essa (in questo caso il RE) è il secondo grado, e così via fino al settimo grado.
Ma è anche possibile chiamare le note "per nome". Il primo grado è la tonica, perché dà appunto la tonalità; il secondo grado è la sopratonica.

Passiamo poi alla modale, detta così perché definisce il modo (maggiore o minore) della tonalità, e che sta sul terzo grado. Il quinto grado è la dominante, perché nell'armonia classica è quello più importante subito dopo la tonica; quarto e sesto grado sono rispettivamente sottodominante e sopradominante, il settimo grado è la sensibile. La "settima di dominante", se siamo in tonalità di DO, sarà la nota che fa un intervallo di settima con il SOL, che è la dominante del DO; insomma, un FA.

L'intervallo è un elemento che conferisce contenuto "oggettivo" alla musica, infatti tutte le persone che sperimentano liberamente l'intervallo vivono lo stesso contenuto e la stessa magica energia.

Tutti gli elementi fondamentali della musica possono diventare terapeutici, soprattutto gli intervalli. Ogni melodia ha in sé il contenuto degli intervalli con la quale è formata. Contenuti che spesso agiscono inconsciamente sulla persona.

Una volta compresi, gli intervalli rivelano la musica come un ritmo respiratorio dell'essere che con un continuo movimento ci connette con il Cosmo.
Quando un intervallo risuona a livello fisico il pensare ne valuta l'altezza e il nostro essere più profondo ne sente la qualità.

L'esperienza dell'intervallo, a livello cosciente, è sempre completa ed equilibrata. Tale fenomeno fa parte del ritmo respiratorio animico-spirituale che sta alla base dell'intervallo. Come in ogni inspirazione vi è inclusa l'espirazione relativa e dipendente così pure negli intervalli i due movimenti sono connessi in modo che uno sia "positivo" e l'altro "negativo".
Un parallelo potrebbe essere quello dei colori in cui l'occhio, a livello fisiologico, percependo un colore risponde producendo il colore complementare e quindi polarmente opposto. Si genera così un costante equilibrio tra esterno e interno.

Attraverso una lunga evoluzione, l'essere umano ha forgiato i suoi strumenti, coadiuvato dagli elementi musicali, specialmente gli intervalli. Possiamo dire infatti che l'ottava degli intervalli è la "misura" dell'Uomo.

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Il nostro CD >> http://goo.gl/6uhOf


Musica e sonorità subliminali a 432Hz con induzioni infrasoniche e HRM

AMMAGAMMA AG01 - Armonizzazione Gamma a 432Hz

Manuale/addendum specifico + CD AmmaGamma AG01

Codice art.: AG01

Produzione limitata!

CD Multimediale Standard Extra
con Tracce Audio Standard + Tracce audio in formato MP3 a 320kbs + Manuale/addendum in formato PDF. Il manuale/addendum in formato elettronico stampabile (PDF) è scaricabile anche dall'area riservata, dove è disponibile tutto il materiale scaricabile, i codici di accesso saranno inviati via email o allegati al CD.

Questo CD è dedicato alla armonizzazione delle onde cerebrali Gamma con oltre 50 minuti di musica e sonorità intonate a 432 Hertz. I brani sono progettati per indurre uno stato di energizzazione in sinergia con il riequilibrio delle frequenze Gamma per favorire l’intuizione e l’ispirazione.

Tracce audio contenute nel CD:

1. Sub Movie4 Gamma 432 (M.Stefanelli/Amadeux Multimedia) 3:48
Traccia con musica a 432Hz modulata con HRM e Battimenti infrasonici Isocronici Gamma.

2. Sub Chill2 Gamma 432 (M.Stefanelli/Amadeux Multimedia) 6:12
Traccia con musica a 432Hz modulata con HRM e Battimenti infrasonici Isocronici Gamma.

3. Sub Iridium Gamma 432 (M.Stefanelli/Amadeux Multimedia) 5:30
Traccia con musica a 432Hz modulata con HRM e Battimenti infrasonici Isocronici Gamma.

4. Sub AmmaGamma 432 (M.Stefanelli/Amadeux Multimedia) 4:48
Traccia con musica a 432Hz modulata con HRM e Battimenti infrasonici Isocronici Gamma.

5. Sub Trailer2 Gamma 432 (M.Stefanelli/Amadeux Multimedia) 8:42
Traccia con musica a 432Hz modulata con HRM e Battimenti infrasonici Isocronici Gamma.

6. Sub Vasudeva Gamma 432 (M.Stefanelli/Amadeux Multimedia) 10:00
Traccia con musica a 432Hz modulata con HRM e Battimenti infrasonici Isocronici Gamma.

7. Sub Surealism Gamma 432 (M.Stefanelli/Amadeux Multimedia) 10:00
Traccia con musica a 432Hz modulata con HRM e Battimenti infrasonici Isocronici Gamma.

8. Sub Piano Gamma 432 (M.Stefanelli/Amadeux Multimedia) 10:00
Traccia con sonorità a 432Hz modulata con HRM e Battimenti infrasonici Isocronici Gamma.

Durata totale 59:00




approfondimenti:



mercoledì 28 settembre 2011

Tipi psicologici, eros e categorie di amore

Tipi psicologici, eros e amore

estratti di Marco Ferrini

dai libri "dall'Eros all'Amore" e "Psicologia del ciclo della vita"

Che la necessità di dare e riceve amore sia intrinseca alla natura di ciascun essere vivente è verità ampiamente riconosciuta. Cosa si intende oggi con questi due termini, invece, implica un’analisi approfondita e attenta ai mutamenti socio-storici e culturali che abbiamo attraversato e che stiamo attraversando. Uno stimolante percorso psicologico e spirituale per tornare alla pura sorgente del sentimento affettivo.

L'amore è un sentimento esuberante, autosufficiente, un'espressione naturale e spontanea della nostra matrice più profonda, della nostra spiritualità ed è un'offerta perenne.

La sua prerogativa è dare e dimenticare, in quanto l'atto di dare è già il suo appagamento. Ogni autentica tradizione spirituale asserisce che l'essere umano è progettato per la felicità e l'amore e indubbiamente è la sua espressione più alta. Delle Innumerevoli forme d'amore, la più elevata è quella spirituale, concentrata sul Sé supremo, di cui l'eros ne è solo un riflesso esteriore. Questo sublime livello d'amore, sebben costituisca funzione e bisogno imprescindibile di tutti gli esseri, non è un sentimento ordinario, ma un'ambiziosa meta cui andare attraverso un viaggio interiore e conquistare con la scoperta della nostra natura immortale.

"L'amore, come la morte, cambia tutto"
(Gibran)

"Amor ogni cosa Vince"
(Leonardo da Vinci)

"L'amore che move il sol e l'altre stelle"
Dante Alighieri

L’Amore non si inventa: o c’è o non c’è. Se non c’è dobbiamo svilupparlo, ma per viverlo è importante conoscerlo, e soprattutto avere la capacità di separarlo dalle sue contraffazioni. Viviamo per dare e per ricevere amore. Tutte le volte che imbrogliamo gli altri, imbrogliamo noi stessi, tutte le volte che tradiamo, ci stiamo tradendo; tutte le volte che mentiamo mentiamo a noi stessi.
Un individuo potrebbe possedere il mondo intero, ma se non ha buone relazioni è un miserabile. Può possedere oro, può avere alle spalle un partito politico, può essere a capo di una grande azienda, avere la più prestigiosa cattedra all’università, ma se non è ricco di sentimenti e non ha relazioni soddisfacenti vivrà una vita penosa.

Le relazioni, i buoni sentimenti, il rispetto reciproco, l’affetto, la stima, l’amicizia, la lealtà, rappresentano la vera ricchezza della vita.

Oggi gli accenni all’erotismo, velati od espliciti, si sprecano. Troviamo eros ovunque. Dalle pagine delle riviste agli spot in tv, spesso mentre navighiamo in Internet alla ricerca di tutt’altro.
La produzione letteraria relativa all’erotismo è pressoché infinita. La grande inflazione derivante dalla sopravvalutazione dell’atteggiamento erotico sta generando numerosi problemi fisiologici, tra cui il più noto è probabilmente l’impotenza, nonché vere e proprie nevrosi, quali ansietà, angoscia e panico.
L’82% dei delitti è a sfondo passionale: delitti efferati, omicidi spietati, hanno come propellente l’eros.
La società attuale ha una speciale predilezione per l’eros, perché fa vendere, serve alla promozione dei prodotti, eccita, induce. Per un pubblico poco educato e molto condizionato, spinto all’assunzione continua di cariche emotive che poi non è capace di digerire, assimilare, elaborare, tutto questo è causa di stress.

Le persone sono indotte a pensarsi in un modo falsato, a percepirsi artificialmente, a perseguire finalità che non raggiungeranno mai e che quindi avranno come esito certo delusione e depressione. Quando un individuo è portatore di un corpo sano, giovane, magari attraente, l’eros non sembra così male e il corpo può apparire come un giocattolo dal quale trarre piacere.
Però la vita umana scorre in fretta, le sue quattro stagioni si avvicendano rapidamente e quel giocattolino che dava tanto piacere diverrà presto fonte di sofferenza, e nel frattempo avrà indotto l’individuo ad una forte identificazione con esso.
La psiche a questo punto si troverà incastrata, perché radicata ormai in quella percezione fisica e il soggetto sarà incapace di vedersi nella sua originaria natura spirituale. Il viaggio verso la libertà prevede uno spostamento dell’attenzione dall’eros all’amore.
Immaginate di essere i nuovi argonauti, di essere intronauti, coloro che vogliono accingersi alla scoperta di sé: l’eros vi tiene lontani dal successo, vi distoglie continuamente dal mondo interiore, magnetizza la vostra attenzione verso il mondo esteriore, e fa di voi degli ostaggi di cose e persone fuori da voi.

Qualcuno potrebbe fraintendere e pensare che allora questo corpo non vale niente, ma sarebbe una comprensione erronea. I Veda ci spiegano che esistono diverse dimensioni o sfere di esistenza, e noi possiamo vivere diversamente a seconda dell’universo coscienziale che frequentiamo, in base a dove ci portiamo con il nostro livello di coscienza sperimentiamo un mondo, una qualità di vita, on gioie e dolori conseguenti.
Se innalziamo il livello di coscienza, e con esso il nostro punto di vista, il dolore diminuisce, le incertezze sfumano, l’ansietà e la paura si dileguano, e se ci innalziamo ancora possiamo avere un darshana, una percezione diretta della nostra immortalità. Di pari passo, il corpo che indossiamo ci apparirà come temporaneo.
Questo non sminuirà il suo valore, ma ci aiuterà a considerarlo da un nuovo punto di vista , grazie al quale potremo farne un uso migliore.
Migliore è l’uso che riusciamo a farne e minori le illusioni che andremo a scatenare. Le illusioni piacciono molto, le delusioni molto meno.

Se un bambino ha un solo giocattolo, quando proverete a toglierglielo, non importa quante buone argomentazioni userete, lui serrerà le dita, digrignerà i denti e non ve lo consegnerà. Ma se gli presenterete un giocattolo più bello, di miglior qualità, sarà pronto a lasciare il precedente.
Quindi non è sufficiente dire: basta con l’eros! Il segreto è sublimare questa energia, elevarne la prospettiva intrattenendosi profondamente sul suo reale significato, sui suoi effetti, la sua forza trasformatrice, vivificante e risanante.
In verità, come è accaduto per numerosi altri concetti, abbiamo perso le tracce persino dell’originario significato di eros.
Per Platone, così come per tutti gli antichi Greci, eros non designava l’istinto carnale che lega due amanti, quanto una forza cosmica di coesione tendente ad elevare l’animo, uno slancio verso tutto ciò che è bello e buono.


Tipi psicologici e categorie di amore

Una psicologia ben fondata deve porsi come scopo la realizzazione dell'amore. Una sana filosofia di vita deve avere come obiettivi la riscoperta e il potenziamento di questo sentimento profondo che ci permea, poiché siamo fatti per dare e ricevere amore.

Le distorsioni causate dai condizionamenti trasformano il fine da raggiungere e fuorviano, modificando egoicamente la nostra capacità di amare e di essere amati; così spesso si finisce per scambiare l'amore con qualcos'altro, ma è comunque un rischio da correre perché amare è di vitale importanza. L'amore è il mezzo per cogliere il senso profondo dell'esistenza, che non va subita, ma vissuta con creatività, in maniera progettuale. Dobbiamo poter concedere attenzione alle persone care, agli amici, e non solo a loro ma a tutti i membri della comunità umana; e perché poi limitare la nostra sensibilità a quest'ultima? Includiamo pure tutte le creature e ci accorgeremo di vivere meglio, di avere una visione lungimirante e un'indole più gioiosa. La compassione è un sentimento radicato in profondità dentro di noi, dobbiamo solo riscoprirlo. L'empatia,ovvero il condividere con altri gioie e dolori, ci pone nella condizione di poterli meglio aiutare e soprattutto amare.

Sul termine amore dovremmo far chiarezza, in quanto oggi è piuttosto inflazionato e frainteso.

L'amore passionale si colloca su di un piano fisico-emozionale; è costituito da tamas e da rajas. L'amore sentimentale è un misto di rajas e di sattva: prevalgono i sentimenti. L'amore ideale è principalmente caratterizzato da sattva, anche se non è del tutto privo di rajas e di tamas. L'amore divino infine, quello spirituale, universale, che scorre da anima ad anima e da anima a Dio, è completamene, scevro da influenze rajasiche e tamasiche.

A colui che si trova nel processo del morire questi concetti vanno spiegati con anticipo, non all'ultimo istante. Consideriamo, poi, che in fondo siamo tutti malati terminali, è solo questione di tempo, perciò meglio capire prima possibile quali forze ci condizionano, alimentando in noi quegli attaccamenti che rendono penosa la morte.

Nel diciassettesimo capitolo della Bhagavadgita Krishna, quale esperto e supremo Conoscitore e Signore della mente, descrive quelli che potremmo definire, con linguaggio moderno, i principali profili psicologici, influenzati e dunque caratterizzati dai tre costituenti della prakriti: sativa (luminosità, saggezza), rajas (passione, azione) e tamas (tenebra, inerzia). Nello stesso capitolo Krishna spiega che, a seconda del guna dominante, generato a sua volta da particolari desideri ed attitudini, gli individui sviluppano gusti e tendenze; in questo modo si delineano tipi di amore, fede, culto, abitudini alimentari e inclinazioni pratiche di varia gradazione e natura.



Categorie di Amore

L'analisi del sentimento d'amore appartiene ad uno dei settori più delicati della vita e della psicologia. I sentimenti sono forze straordinariamente potenti e non è facile giungere a quella condizione matura ed equilibrata che permette di non farsi travolgere dall'ondata di emozioni e passioni.

I più parlano d'amore o sentimenti d'affetto in maniera fatalistica, come se si trattasse di qualcosa che appartiene interamente al destino, come se ci fossero delle forze che al di sopra e al di là del libero arbitrio individuale costruissero e distruggessero le faccende della vita.
Ma non è così, o meglio, è così solo per coloro che non hanno un livello adeguato di conoscenza sacra, con la quale s'intende non una mera teoria ma una realizzata esperienza.

Le passioni infuocate inceneriscono chi le prova e alla fine bruciano anche se stesse, poiché interamente basate sui corpi, sugli oggetti e quindi sull'effimero, su ciò che malgrado ogni sforzo di mantenimento è destinato, nella migliore delle ipotesi, ad essere inghiottito dal tempo.

In quanto esseri eterni aspiriamo all'infinito, a ciò che dura per sempre, ad una dimensione dell'amore che quindi non attiene alla sfera umana ma a quella divina. In questa prospettiva l'Amante assoluto, il modello impareggiabile cui mirare è Dio, il cui Amore incondizionato invita alla totale dedizione, liberandoci dalla schiavitù dei condizionamenti fino al raggiungimento della beatitudine nella suprema unione con creato, creature e Creatore.

All'uomo viene chiesto di sviluppare la stessa attitudine, ovvero di porsi come traguardo l'amore senza condizioni, che non si aspetta qualcosa in cambio, anzi, sacrifica tempo, energie e perfino la vita per realizzare la propria natura spirituale e aiutare altri a fare lo stesso.
Proviamo ad esaminare quattro principali categorie di amore, con l'ausilio di un mio schema, per cercare di comprendere il fenomeno in maniera più ampia.

Il primo ad essere preso in considerazione è l'amore passionale (kama), che essenzialmente consiste in un'attrazione fisica, unita ad una forte carica emotiva. L'amore passionale è dunque un connubio di emotività legata alle pulsioni del corpo, che le subisce ma va anche ad incentivarle.

Nella relazione tra due persone che condividono questo livello d'amore, emotività e fisicità giocheranno un ruolo di primo piano, dando vita a tutta una gamma di odori, sapori, colori, azioni e pensieri che sono l'esito dei guna tamas e rajas.

Tamas ha caratteristiche di letargia, pesantezza, ottusità, sonno, sporcizia, oblio e confusione mentale. La sua energia richiede e favorisce una condizione di tramortimento e perdita di lucidità da parte dell'intelletto.

Rajas è invece caratterizzato dal movimento, l'intensità, lo spostamento, il desiderio ardente e l'acutezza, il tutto collegato all'ottenimento di un risultato generalmente nell'ambito della prakriti o materia. Quando domina rajas prevalgono euforia, tensione, ansietà, l'azione, impulsività e impeto.

Quindi tamas e rajas sono inerzia ed azione, tenebre e bagliori accecanti, sonno ed euforia.
Questa combinazione di contrari costituisce la base dell'amore passionale, dove si rende necessario un oscuramento dell'intelletto, viene messa a tacere la voce della ragione e prevalgono gli istinti.

La passione è percepita come un fiume in piena, torbido e caldo, nel quale tamas anestetizza l'intelletto permettendo a rajas di travolgerlo.

Viste le premesse, una relazione di questo tipo non potrà godere di lunga vita, ma prima di giungere al punto di rottura avrà offerto ai suoi protagonisti burrasche a non finire, sbalzi d'umore, cocenti delusioni, tradimenti e nevrosi.
Le persone dominate da rajoguna sono infatti molto propense a tradire. Rajas, d'altronde, è sinonimo di ardente bramosia, frenesia, eccitazione, la quale si trasforma poi in depressione per far sprofondare di nuovo il soggetto nel buio di tamas.
Un tipico celeberrimo esempio di questo amore è ben rappresentato nell'Otello di Shakespeare, in cui la passione smodata e morbosa del protagonista per la propria donna, Desdemona, finisce, con il diabolico contributo di Jago, prima nella più accesa gelosia, poi nella follia ed infine nel lutto.

Un amore più elevato è quello sentimentale, caratterizzato da maggiore interesse per le virtù di un individuo, piuttosto che per il suo aspetto fisico.
Non che a questo livello l'attrazione fisica e l'interazione emotiva siano venute meno, ma si compie un passo oltre ad esse, prendendo in considerazione qualità collegate al piano sattvico, ovvero al piano della realtà relativa.
Nell'amore sentimentale si cominciano infatti a notare le caratteristiche interiori di una persona sebbene, per la presenza di rajoguna, permanga un attaccamento a forme effimere e illusorie dell'esistenza. Sussiste ancora l'interazione emotiva, ma l'emozione si sposta dal piano fisico a quello mentale.

L'amore sentimentale è una combinazione prevalente dei guna rajas e sattva, ma con maggiore componente sattvica. Sattva induce generosità, bontà, pulizia, intelligenza, lungimiranza, propensione per ciò che è favorevole e benefico a tutti, diversamente da rajas che tende a soddisfare solo ciò che è favorevole all'io. Sattvaguna è la più leggera energia della prakriti, la più luminosa, la più alta, quella che nella sua sfera più elevata (shuddha sattva) consente di vedere la realtà così com'è.

Mentre rajas è una lente deformante che distorce la realtà, sattva ha come caratteristica fondamentale la pulizia della visione, la capacità di scostare dagli occhi interiori il velo dell'ignoranza.
Anche per questo tipo di amore possiamo trovare un buon esempio in un'altra famosa tragedia shakespeariana: Romeo e Giulietta. In essa è forte l'implicazione di ideali collocati sul piano mentale del relativo.
Una relazione basata sull'amore sentimentale risulta ancora distante dal piano della Realtà spirituale, ma meno grossolana rispetto a quella fondata sull'amore passionale.
Salendo per gradi incontriamo l'amore ideale mondano, caratterizzato prevalentemente da sattvaguna. Nello schema si vede che esso contiene rajas e tamas in piccole proporzioni; poiché non ci troviamo ancora nell'ambito del puro sattva, permangono forze che trattengono le persone sul piano degli elementi fisici. Tuttavia, pur nella sfera dell'immanente, si tratta di un livello di amore elevato.

Abbiamo detto che nell'amore sentimentale vengono messe a fuoco le qualità interiori di una persona; con l'amore ideale penetriamo più in profondità e riusciamo a cogliere una natura ancor più alta e più intima di queste stesse qualità.
Avvicinandoci alla sfera di pura sattvaguna, ovvero al piano della realtà del cuore, l'amore privo di rajas e tamas diventa il collante per relazioni profonde e durature e le bufere praticamente scompaiono rendendo i rapporti pienamenti sereni e piacevoli. In questa dimensione affettiva il reciproco scambio non è fine a se stesso e non è utilizzato per appagare il corpo o la mente nella realizzazione di scopi mondani.

La relazione si tramuta in un lungo viaggio che due persone decidono consapevolmente di fare insieme, con l'obiettivo di aiutarsi vicendevolmente nella realizzazione della propria natura spirituale e nello sviluppo della bhakti, il puro amore per Dio e per tutti gli esseri.
Con l'amore trascendente si fa il vero salto di qualità, perché in questo caso ci si innamora delle caratteristiche spirituali di un individuo, che sono e rimangono in primo piano.
Questo genere di amore, fondato sul puro sattvaguna, senza più venature di rajas e tamas, non conosce sconfitte, né tradimenti o rovesci, perché è fondato su elementi, concetti e scopi eterni, trascendenti rispetto al mondo della materia e quindi non condizionati dal paradigma spazio-temporale.

Si tratta dell'amore puro che tende al Supremo e implica un reciproco scambio, quello fra Dio e il suo devoto, su un piano coscienziale ed emotivo che non appartiene al mondo della prakriti.
Santi di tutte le tradizioni hanno vissuto questa esperienza totalizzante e trascendente dell'amore divino, che si riflette spontaneamente in un amore cosmico per il creato e tutte le creature. Chiara e Francesco, ad esempio, sia nella relazione fra di loro che nel loro rapportarsi al mondo, erano certamente situati a questo livello e riflettevano l'amore divino in ogni loro opera e sentimento.

L'amore trascendente, o bhakti, si ottiene attraverso la grazia divina, non è opera esclusiva di facoltà umane.
Il successo è discendente, viene dall'alto per investire, rapire, afferrare con la tipica presa dell'amore e trascendere in un colpo tutti i problemi residui. L'amore trascendente abbacina, affascina, trascina l'amato e l'amante in un intreccio indicibile, inspiegabile, sperimentabile soltanto in presa diretta.

Esso esiste, ne parlano tutte le tradizioni spirituali. Persone di buon intelletto, di grande virtù e merito, hanno abbandonato palazzi reali, posti di comando, posizioni di prestigio, sacrificando giovinezza e denaro per fare questa esperienza. E' un'estasi travolgente e coloro che l'hanno provata dicono che senza di essa non è più possibile vivere, paragonandola alla luce, alla felicità, all'infinito.

Ma il vero mistico, il vero yogi, la persona santa autentica che ha fatto l'esperienza dell'amore divino, non disdegna il mondo, non lo rifiuta, non lo demonizza, bensì lo apprezza. In esso vede la manifestazione del Supremo e un laboratorio dove si possono fare esperienze costruttive e liberatorie.

Il mondo è un progetto che racchiude un'occasione unica per ottenere la perfezione dell'amore trascendente, che non si realizza astenendosi dalle opere, dall'agire nel mondo, dal rapportarsi al Creatore, creato e creature. Dall'esperienza giornaliera sulla terra, attraverso il corpo, possiamo giungere ai sentimenti di gioia più sublimi e indelebili.

Operare nel mondo con un bene supremo nel cuore è l'occasione e la gioia più grande che possa avere l'essere umano, che potrà offrire questa stessa esperienza agli altri derivandone una gioia anche maggiore. Quando "l'amore" non è più alla ricerca spasmodica del piacere egoico, scopre che il donarsi è già di per sé amore sublime e completamente appagante, ed in un unico gesto viene soddisfatta interamente l'esigenza umana di dare e ricevere amore.

Questi temi sono rilevanti per la vita di ognuno di noi, e non solo per una formale preparazione culturale. La loro analisi ha una forte incidenza sulla mente profonda, quella che custodisce tratti di personalità meno noti al soggetto stesso, ma che attiva le dinamiche che plasmano la vita.
Tali dinamiche operano al livello profondo della mente cui di norma l'io cosciente non ha accesso: l'inconscio.
Per questo dobbiamo prendere in seria considerazione non soltanto gli aspetti della personalità cosciente, ma anche quelli inconsci ed emotivi, più difficili da gestire. Se è vero che riorientare il pensiero richiede tempo, ingegno e determinazione, ciò è niente a confronto di quel che significa riorientare l'emotività.

Aggiustare un punto di vista, un modo di pensare, può risultare impegnativo, ma nulla di paragonabile alla fatica di correggere un'inclinazione emotiva o affettiva. Eppure, questi aspetti della psiche, che rappresentano il fondamento del carattere di ognuno, sono presi poco in considerazione dalla nostra società moderna, la quale si è dedicata in massima parte alla mente estrovertita e alle sue tipiche funzioni più superficiali correlate alla razionalità. Di rado, anche a livello universitario e specialistico, si prendono in esame le funzioni che riguardano l'interazione fra la mente e il sé, la sfera dei sentimenti e l'io superiore, la mente e le radici della personalità.

La stragrande maggioranza degli individui crede di "essere" le proprie emozioni, le proprie aspirazioni, le proprie idee, in quanto è avvenuta un'immedesimazione, un'identificazione con certi elementi psichici. Analizzando i fatti da spettatori, sviluppando un distacco emotivo maturo e consapevole, scopriremo che non è così.
Qualcuno potrebbe chiedersi: "ma se io sono lo spettatore, allora il protagonista chi è?". Invero noi siamo molto meno autori di quello che crediamo di essere e ci muoviamo in funzione di automatismi mentali che rispondono ai bisogni primari della vita, al rapporto con i nostri simili nella società e con l'ambiente circostante.

L'ego è una strutturazione di elementi psichici selezionati arbitrariamente dal soggetto, con i quali quest'ultimo poi si identifica dando così luogo ad una certa personalità. La nostra emotività, la mentalità, i gusti che abbiamo sviluppato sono il risultato di tante esperienze condizionanti. La libertà dai condizionamenti e il superamento dell'ego costituiscono l'oggetto della ricerca e della realizzazione spirituale, per approdare infine a quell'amore puro che costituisce l'essenza stessa dell'anima.


I libri:

Dall'Eros all'Amore
Marco Ferrini
Viaggio alle sorgenti della felicità
Editore:Centro Studi Bhaktivedanta
Data pubblicazione:Aprile 2005
Formato:Libro - Pag 109 - 14,5x21
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__dalleros_allamore.php?pn=1567


Psicologia del Ciclo della Vita
Marco Ferrini
Riflessioni e testimonianze oltre nascita e morte
Editore:Centro Studi Bhaktivedanta
Data pubblicazione:Novembre 2004
Formato:Libro - Pag 215 - 13,5x21
Ultima ristampa:Gennaio 2009
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__psicologia_del_ciclo_della_vita.php?pn=1567


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mercoledì 3 agosto 2011

Che cos'è la psicologia quantistica

Che cos'è la psicologia quantistica

di La Redazione scienzaeconoscenza.it

Il dottor Ilio Torre ci spiega in un'intervista che cos'è la psicologia quantistica, come nasce e le ragioni della sua efficacia...

Cosa è la psicologia quantistica?

La psicologia quantistica è un approccio multidisciplinare di differenti modelli scientifici e conoscenze umanistiche tra cui la psicologia, la biologia, le neuroscienze, la fisica quantistica e la filosofia.

Quando e dove è nata?

Il quando è identificabile, più che in termini temporali, comunque cronologicamente recenti, come riflesso alla mancanza di risposte esaustive da parte delle metodologie e dei modelli psicologici classici più diffusi.
L’approccio si basa, in realtà, sui modelli teorici relativi al funzionamento dei processi mentali, sia consci che inconsci, e bio-neurologici, nonché sul funzionamento della psiche umana. Prendendo come campione un qualsiasi modello scientifico, appare evidente come di frequente esso non sia in grado di spiegare l'intero o i fenomeni conosciuti della mente umana. Ciò implica, come conseguenza, la necessità del ricorso a nuovi paradigmi scientifici cui riferirsi. Il nuovo paradigma della psicologia quantistica emerge, dunque, per offrire risposte più soddisfacenti, soprattutto in direzione dell’integrazione delle maggiori conoscenze scientifiche.
Il metodo scientifico sperimentale sorge dalla crisi del metodo osservativo e della pura fede e integra, nella sua evoluzione, conoscenze e approcci differenti. Fondamentale è, inoltre, anche per via delle limitate conoscenze scientifiche e tecnologiche attuali, il ricorso alla matematica per spiegare, anche su base puramente teorica, i fenomeni coinvolti.
Anche il dove, per rispondere in modo quantistico, non è ben localizzabile. È nell'aria, gira nelle menti degli scienziati visionari, ma forse tutto parte dai primi anni del secolo scorso con le geniali intuizioni di Erwin Schrodinger, Werner Heisenberg, Nils Bohr, David Bohm che cominciano ad inserire la parola “coscienza” e “spirito” nel loro ragionamento fisico-matematico.

I recenti studi di neuroscienza e cibernetica in che cosa hanno aiutato la formazione di questa disciplina?

Le neuroscienze sono fondamentali per comprendere i meccanismi e i percorsi del cervello in azione. Grazie alle continue comprensioni sul suo corretto funzionamento è stato possibile mettere in discussione il baluardo del libero arbitrio con le scoperte di Libet e Kornhuber, la scoperta tutta italiana dei neuroni-specchio nell'importanza evolutiva e di apprendimento. Queste discipline ci aiutano a comprendere l'interferenza dei circuiti emozionali e di sopravvivenza ,i circuiti cognitivi e percettivi e molto altro. Il cervello e il suo funzionamento rimangono il più affascinante oggetto di studio, direi quasi che il bello deve ancora venire.
Le neuroscienze sostengono che noi possiamo modellare e plasmare la struttura neurologica del nostro cervello, e quindi di noi stessi, attraverso l’attenzione ripetuta che concediamo ad ogni pensiero, semplicemente attraverso la focalizzazione della nostra attività mentale. Possiamo cambiare il nostro cervello e, di conseguenza, “semplicemente” pensando i pensieri diventano “cose”, ossia materia misurabile.
La cibernetica è stata fondamentale per la comprensione dei sistemi di feedback e auto-regolazione del corpo umano e, in generale, di tutta la realtà. Essa costituisce un modello di interpretazione della realtà non scollegato dal tutto, dove tutto è interconnesso in tutti i livelli, dai più piccoli ai più grandi. Grazie a questi scienziati è stato possibile teorizzare il modello di funzionamento delle reti neurali.

A cosa serve?

La finalità non si discosta dall'approccio classico della psicologia. È comunque orientata al miglioramento della salute, alla risoluzione dei sintomi degli stati nevrotici, al benessere psicofisico della persona e delle proprie relazioni interpersonali, nonché a comprendere e utilizzare l'immenso potere potenziale della nostra mente e della nostra esistenza.

Quali sono le novità rispetto alla psicologia tradizionale?

La psicologia quantistica integra in maniera più completa i differenti livelli con cui possiamo semplificare l'essere umano, quali quello biologico, emotivo, mentale e della coscienza/spirito. Stabilisce una relazione di più ampia responsabilità circa tutto ciò che ci riguarda sia in termini di sintomi che di successo-insuccesso e ridefinisce la nostra posizione nell'essere al mondo come assolutamente partecipativa e non più passiva.
L'attività mentale è il “processo creativo” attraverso cui creiamo la realtà sia interna che esterna a noi. Allontanandosi dal vecchio paradigma determinista che considera il soggetto di un evento separato dall'evento, la psicologia quantistica sostiene che non esiste una realtà indipendente dall'osservatore, una realtà già creata. Stabilisce che il soggetto e l'evento sono un tutt'uno inscindibile, così come non è possibile separare il parlante dal parlato, il ballerino dal ballo, il soggetto dall'oggetto, l'osservatore dall'osservato, la materia dallo spirito. La realtà esterna viene considerata ancora da creare e non già creata. L'universo è in uno stato di creazione continua, proprio in questo momento si sta creando e pertanto noi non siamo creature ma creatori della nostra realtà.

Quali tasselli mancanti cerca di colmare?

Va ad armonizzare la relazione esistente tra il nostro mondo interno e quello esterno. Enfatizza i nostri processi mentali e la loro interconnessione con la realtà percepita ed esperienziata. Offre una più completa comprensione dell'essere umano nella sua completezza (4 livelli), una visione unitaria della realtà dove i confini tra mondo interno e sono sfumati ed inesistenti e sicuramente non corporei. In ordine alla “responsabilità” nei processi creativi, introduce una nuova visione dell’individuo come essere creativo della propria realtà e non vittima degli eventi, creatore e non creatura. Rappresenta un ridimensionamento del modello meccanicista-determinista, che fino ad oggi ha cercato di prevalere nell'interpretazione dell'essere umano e dei fenomeni ad esso associati, e l’affermazione del modello olistico dell'unità non solo tra mente-corpo ma anche tra mondo interno-esterno. In virtù di tale visione occidentale e orientale ad un tempo, l'idea di chi siamo subisce una rielaborazione di 180 gradi rispetto al vecchio paradigma.

Quali sono i principi base che prende dalla psicologia e dalla fisica quantistica?

Fin dagli inizi i processi psicologici sono stati divisi tra consci e inconsci. Una sostanziale vicinanza si rileva tra il mondo quantistico e quello dell'inconscio, per esempio:

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Illuminante è il principio di Werner Heisenberg, secondo cui non si può osservare qualcosa senza modificarlo e il nostro pensare è un atto di osservazione. Per ciò che riguarda alcune teorie sulle intuizioni o telepatia si fa riferimento al principio di non-localita, chiamato anche effetto a distanza. Sostanzialmente i teorici della fisica quantistica sostengono che gli eventi quantici permangono in forma di possibilità fino al momento in cui una coscienza non li osserva e li attualizza. Il mondo è solo apparentemente continuo, newtoniano e materiale, in realtà esso è discontinuo, quantico e cosciente e l’esatta natura della realtà dipende dalla partecipazione di un osservatore consapevole.

Chi la utilizza oggi al mondo?

Questo nuovo paradigma psicologico è una rappresentazione più completa della realtà e, per alcuni aspetti, vicino al paradigma orientale. E’ la vita stessa che ci “insegna” a utilizzarlo, quindi niente di più semplice del lasciarlo fluire nel quotidiano. Lo psicologo, l'operatore sociale, l’educatore professionale, il formatore qualificato nel mondo economico sono figure che possono veicolare il messaggio in modo da renderlo fruibile a tutti indistintamente. L'esatta conoscenza della realtà è un bene comune e prezioso dell’umanità intera.

E in Italia si sta diffondendo?

Sì, siamo un popolo di innovatori ma anche fortemente condizionati da strutture e gerarchie che spesso confondono l'autorità come verità e non la Verità come autorità.

Lo psicologo quantistico dovrebbe avere una laurea anche in materie scientifiche (tipo fisica) o comunque aver condotto degli studi approfonditi a riguardo o può operare anche senza conoscere la fisica quantistica?

La laurea in psicologia è il punto di partenza, la laurea in fisica delle particelle non è indispensabile. Comprendere, però, quali sono i principi della fisica che reggono la nostra realtà è fondamentale. L'ignoranza alimenta la superstizione e i vuoti di conoscenza vengono riempiti alla meno peggio con ipotesi poco scientifiche. Noi siamo la realtà, siamo noi stessi il risultato, con tutto ciò che ci circonda, di continue interazioni di effetti quantici e lineari. Conoscere le leggi sottostanti le percezioni delle manifestazioni materiali, dei fenomeni elettromagnetici, della materia e le leggi del microcosmo permette una più completa e corretta interpretazione degli eventi materiali, degli stati di funzionamento del cervello e della vita stessa. Rimane una responsabilità morale e professionale di chi si occupa di salute e di sfumature culturali e cognitive essere una persona altamente aperta ai nuovi paradigmi e alla capacità di integrarli con amore per la conoscenza umana nel rispetto della relatività del tutto. Non dimentichiamo che creando assoluti si incappa nell'errore di credere vero ciò che poi è stato completamente ribaltato dalle successive scoperte.

Di psicologia quantistica se ne parla spesso insieme alla legge di attrazione. C'è davvero qualche legame?

Il termine “attrazione” è di impatto e di immediata comprensione, ma non corrisponde al vero. È più corretto parlare di effetti sincronici tra pensiero e realtà materiale, di sovrapposizione di possibilità quantiche e di collasso della funzione d'onda da possibilità a realtà. Così come si può parlare degli effetti di risonanza.

Possiamo dare anche infine qualche informazione pratica, tipo: quanto costa una seduta dallo psicologo quantico? Quanto dura il ciclo minimo di cura? E i contatti utili per trovare l'esperto più vicino? Esiste un albo o ente a cui potersi rivolgere sicuri di trovare una persona qualificata?

Non esiste ad oggi un albo o un elenco di riferimento, tutto si rimanda alla correttezza e alla professionalità degli iscritti all'albo degli psicologi. Per quanto riguarda l'apprendimento della psicologia quantistica in ambito della formazione professionale, per educatori o per formazione personale ci si può rivolgere a FormAzione Community che è stata la prima azienda di formazione in Italia a proporre corsi sulla Psicologia Quantistica con il corretto modello multidisciplinare.

Chi è Ilio Torre

Laureato in Psicologia, iscritto all'Albo Professionale degli Psicologi, approfondisce nel corso della sua formazione le dinamiche tanto psico-energetiche secondo i modelli medico-scientifico orientale e bioenergetico occidentale, quanto della psicologia transpersonale.
Da studente prima e da professionista successivamente si interessa alla potenzialità dell’essere umano visto come un tutt’uno armonioso dei livelli fisici-biologici, psico-emotivi, spirituali-esistenziali e relazionali.
L’orientamento olistico della sua formazione prevale sull'interpretazione meccanicistica della realtà circostante. L'approccio professionale umanistico-scientifico gli permette di operare in ambito clinico, formativo-educativo (scolastico e di comunità), e formativo-professionale (individuale e di gruppo).
Condivide e propone la visione del motto delfico “Conosci te stesso” partendo dal presupposto che si può cambiare solo ciò di cui si è consapevoli, secondo la legge di consapevolezza ed energia.

http://www.macrolibrarsi.it//autori/_ilio-torre.php?pn=1567

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Trattato di Medicina dell'Informazione - Vol I
Autore: Urbano Baldari,
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__trattato-di-medicina-dell-informazione.php?pn=1567

La Scienza dell'Invisibile
Versione nuova
Autore: Massimo Citro, Masaru Emoto,
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la_scienza_dell_invisibile.php?pn=1567