lunedì 12 luglio 2021

La crisi quantica nella scienza


La crisi quantica nella storia della scienza

Scienza e Fisica Quantistica

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La storia di quella rivoluzione che trasformerà; infine il nostro mondo e ciò; che siamo, e che ha già coinvolto neurobiologi, psichiatri, informatici, fisici e matematici in una competizione senza precedenti!

Redazione - Scienza e Conoscenza - 09/07/2021

La nostra immaginazione si è spinta fino all’inconcepibile, ma a differenza della fantascienza,

invece di immaginare cose che non esistono realmente,

è; arrivata a comprendere la realtà di ciò che è.

Richard P. Feynman, The Character of Physical Law (1999)

Tratto dal libro Il Cervello Quantico 

In questo testo tracciamo la storia di quella rivoluzione che trasformerà infine il nostro mondo e ciò che siamo, e che ha già coinvolto neurobiologi, psichiatri, informatici, fisici e matematici in una competizione senza precedenti, il cui motore, più che un vero e proprio progetto, è la mera eccitazione.

In tale competizione si intersecano due diversi obiettivi: ottenere una più profonda comprensione (e quindi un certo controllo) del cervello umano e arrivare a creare cervelli sintetici ancor più potenti di quello umano.

Ci stiamo via via avvicinando a questi due obiettivi, con crescente velocità, giacchè ogni passo compiuto in una delle due direzioni finisce per sovralimentare la corsa verso l’altro. Ci siamo infine resi conto che entrambe le competizioni confluiscono nel misterioso mondo della meccanica quantistica.

Quando le acque si saranno calmate, questa rivoluzione finirà ovviamente per comportare un enorme progresso sia in campo scientifico sia in campo tecnologico. Per esempio, gli scienziati del Massachusetts Institut of Technology e di altri centri di ricerca stanno già progettando una nuova rete globale, un nuovo internet, che funzioni come un unico computer quantico mondiale.

Tuttavia gli stessi concetti che ci porteranno a una tecnologia del genere costituiscono qualcosa di rivoluzionario nella nostra concezione di noi stessi, della vita in generale e persino di Dio.

L'ILLUMINISMO

La nostra ricerca sul funzionamento del cervello ha seguito lo stesso percorso che ha caratterizzato ogni altro progresso scientifico suc- cessivo all’Illuminismo. Si è cioè basata sull’idea che nel cervello (e a dire il vero, nell’intero universo) non ci fosse niente di più di un meccanismo all’opera.

Ne' la mente ne' il cervello possono essere caratterizzati da qualcosa di spirituale o di insostanziale; nell’uomo non c’è un’anima ma un semplice insieme di componenti fisici che si influenzano vicendevolmente, in virtù di forze impersonali. Il divenire di tali oggetti, per quanto complicati, non può che essere determinato dalla loro condizione precedente, quale che sia. Il quadro che si delinea è in pratica quello di un biliardo universale, senza giocatori, ne' risultati, senza punti ne' fine.

Messe in moto una volta per tutte all’epoca del Big Bang, le particelle che molto tempo dopo sarebbero entrate a far parte di un cervello umano, non hanno mai avuto alcuna libertà d’azione, ne' a livello individuale ne' in quanto insieme. Il fatto di pensarci “liberi”, dotati di una “mente” capace di effettuare certe “scelte”, e in definitiva il fatto stesso di pensare di pensare non può che essere definito in un solo modo: illusione, mera illusione.

Ciò che chiamiamo “volontà” è soltanto il sottoprodotto inevitabile di un’interazione meccanica tra le diverse componenti del cervello. Questa “mente” illusoria non può influenzare ne' i processi cerebrali ne' le azioni del corpo messe in atto dal cervello stesso.

Poeti, mistici, filosofi e teologi hanno sempre insistito su un punto: questo gioco di biliardi universali deve avere i suoi protagonisti, nonchè una meta. Di fatto i seguaci delle più diverse dottrine sono persino arrivati a guerreggiare per definire la questione una volta per tutte. Tuttavia, successivamente all’Illuminismo, la scienza ha fatto notare come la questione fosse tanto irrisolvibile quanto inutile.

Chi mai avrebbe potuto determinare se quella prima mossa fosse stata la manifestazione della volontà di un grandissimo giocatore, dotato di incredibile accortezza, oppure quella di un brillante dilettante? Quale che fosse la risposta, la stecca giaceva da tempo abbandonata al bordo del tavolo; molto tempo era passato da quando la prima palla era stata messa in movimento, e il giocatore si era ormai allontanato dal gioco, dal tavolo e da quella stessa partita. Sì, la sala da biliardo era ormai vuota, deserta, anche se le luci al neon erano ancora accese.

Come ha ben sottolineato l’astronoma Margaret Galler: «Perchè mai l’universo dovrebbe avere uno scopo? Che scopo? Non è che un sistema.

Per millenni l’umanità si è rivolta all’universo considerandolo un’entità in qualche modo guidata, caratterizzata da un suo preciso progetto e da un significato, nonostante il suo operato continuasse a dimostrarsi misterioso. Ma con l’avvento della scienza i misteri sono stati via via svelati, uno dopo l’altro. E la scienza non si è fermata, ma ha continuato imperterrita il suo cammino, fino a esplorare la vita, la vita umana, e a penetrare in quei misteri della mente che sembravano assolutamente impenetrabili: l’apprendimento, l’intelligenza e l’intuizione.

Oggi possiamo analizzarli estensivamente, e capirne appieno la meccanica. La cosa più stupefacente è che ormai abbiamo macchine create dall’uomo che cominciano a scimmiottare tali meccanismi. In effetti le scoperte sulla struttura cerebrale sembrano dimostrare, con maggior veemenza di qualsiasi altra scoperta scientifica, che tutto a questo mondo, compresa la mente umana, è un semplice meccanismo.

Steven Weinberg, Nobel per la fisica nel 1979, è sempre stato un eloquente portavoce della teoria meccanicistica, e queste sono le sue conclusioni: «Più riusciamo a capire di questo nostro universo, più sembra assolutamente privo di senso».

L’idea che l’intero universo non fosse altro che un “sistema fisico”, ovvero una macchina, che si dispiegava meccanicamente in accordo a leggi rigide e immutabili, cominciò sotto forma d’eresia nella mente di qualche coraggioso scienziato. Prendendo spunto da quell’ipotesi, questi primi rivoluzionari e i loro seguaci cominciarono a inanellare una serie infinita di successi.

Oggi non c’è una sola apparecchiatura medica, una cura, un veicolo, una tecnologia di comunicazione o un processo industriale che non sia basato su quell’ipotesi.

Nel periodo compreso tra le scoperte di Galileo e la fine del ventesimo secolo, quella che una volta rappresentava un’eresia estrema si è trasformata nella visione dominante dell’universo, che viene condivisa da miliardi di esseri (che ne siano consapevoli o no). La trasformazione è stata talmente radicale che per esempio, qui negli Stati Uniti, dove una volta si richiedeva che un qualsiasi docente di una buona università fosse un “uomo timorato di Dio”, troviamo ormai ben pochi professori disposti ad ammettere di prendere sul serio un concetto talmente dubbio come quello del creatore universale.

Richard Dawkings, noto zoologo evoluzionista, sostiene per esempio che chiunque continui a credere in un Dio creatore non può che essere definito “scientificamente analfabeta”.

Verso la fine del XIX secolo, gli scienziati credevano di aver scoperto quasi tutte le leggi fondamentali della fisica. Si trattava di leggi meramente meccaniche; grazie a quelle interazioni meccaniche (per quanto potessero sembrare complicate e difficili da identificare e ricostruire) si poteva arrivare all’origine di ogni fenomeno sperimentabile su qualsiasi scala. Anche la stessa materia vivente non era considerata nulla di più che un ingranaggio particolarmente complesso, basato su meccanismi molecolari...

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Jeffrey Satinover
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giovedì 8 luglio 2021

Epigenetica e controllo della mente sui geni


Epigenetica e controllo della mente sui nostri geni

Nuova Biologia

>> https://bit.ly/3ABrEtI

L’epigenetica è quella scienza che mostra che i geni non si auto-controllano, ma sono controllati dall’ambiente.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 07/07/2021

"Ricorda che i pensieri sono cose, e a seconda del movimento delle loro correnti,
possono diventare crimini o miracoli."
- Edgar Cayce -

Durante il periodo in cui Bruce Lipton, Ph.D lavorava come ricercatore e professore alla scuola di medicina, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi biologici attraverso i quali le cellule ricevono ed elaborano le informazioni: infatti, piuttosto che controllarci, i nostri geni sono controllati, sono sotto il controllo di influenze ambientali al di fuori delle cellule, inclusi i pensieri e le nostre credenze.

Questo prova che non siamo degli “automi genetici” vittimizzati dalle eredità biologiche dei nostri antenati. Siamo, invece, i cocreatori della nostra vita e della nostra biologia.

Lipton descrive questa nuova scienza, chiamata epigenetica, nel suo libro Biologia delle credenze: come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula (pubblicato da Macro Edizioni).

Pieno di citazioni e riferimenti di altri scienziati che conducono, in tale campo, ricerche all’avanguardia, questo libro potrebbe, letteralmente, cambiare la vostra vita al suo livello più fondamentale.

Fino alla scoperta dell’epigenetica, si credeva che il nucleo di una cellula, contenente il DNA, fosse il “cervello” della cellula stessa, del tutto necessario per il suo funzionamento.

Di fatto, come hanno scoperto Lipton ed altri, le cellule possono vivere e funzionare molto bene anche dopo che i loro nuclei sono stati asportati. Il vero “cervello” della cellula è la sua membrana, che reagisce e risponde alle influenze esterne, adattandosi dinamicamente ad un ambiente in perpetuo cambiamento.

Che cosa significa questo per noi, quali collezioni di cellule chiamati esseri umani?

Man mano che incrociamo le diverse influenze ambientali, siamo noi a suggerire ai nostri geni cosa fare, di solito inconsciamente. I carboidrati ci fanno ingrassare? Sì, se lo crediamo.

Saremo amati, avremo successo nel lavoro, saremo ricchi? Se ci crediamo, lo saremo.

Lipton ci mostra anche come Darwin avesse torto. La competizione non è la base dell’evoluzione; non è la sopravvivenza del più forte che ci permette di sopravvivere e prosperare. Al contrario, dice, dovremmo leggere l’opera di Jean Baptiste de Lamarck, che venne prima di Darwin e dimostrò che la cooperazione e la comunità sono la base della sopravvivenza.

Immaginate se ciascuna dei vostri trilioni di cellule decidesse di farcela da sé, di combattere per essere la regina della collina piuttosto che cooperare con le cellule compagne. Per quanto sopravvivereste?

 

Dall'Intervista di Barbara Stahura pubblicata su La Mente è più forte dei Geni

La premessa di base della tua ricerca e del tuo libro, La Biologia delle Credenze, è che il DNA non controlla la nostra biologia. Bruce Lipton

Sì. Ho cominciato a studiare questo verso la fine degli anni ’60. Da allora la scienza di frontiera ha iniziato a rivelare tutte le cose che avevo osservato. I biologi che fanno ricerca d’avanguardia sono a conoscenza di ciò che dico nel libro. Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia. Tutto il mio sforzo si è concentrato nel far giungere al mondo l’informazione d’avanguardia. L’orientamento mentale del pubblico è stato programmato secondo la credenza che siamo degli automi genetici, che i geni controllano la nostra vita, che ne siamo vittime, e via di seguito. Il punto, però, è che la scienza di frontiera – quella di cui parlo – si è stabilizzata da almeno 15 anni. È ora che sia portata nel mondo perché è lì che viene usata.

Questa scienza relativamente nuova sulla quale tu scrivi viene chiamata epigenetica.

Ci spiegheresti di che cosa si tratta?

L’epigenetica è quella scienza che mostra che i geni non si auto-controllano, ma sono controllati dall’ambiente. Si sa da circa 15 anni, e ora finalmente, fa capolino da dietro l’angolo. Ti faccio un esempio. La Società Americana per il Cancro ha pubblicato una statistica che afferma che il 60 % dei tumori è evitabile, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro. E ora se ne viene fuori dicendo: è lo stile di vita, non sono i geni. Ci siamo focalizzati sul cancro come se fosse una questione genetica, ma solo il 5 % dei cancri ha una connessione genetica. Il 95 % dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. La ragione (che ci fa dire che c’è una connessione genetica) è che tale spiegazione è fisica, tangibile, perciò preferiamo lavorare su di essa. E il 95 % che ha un cancro e non c’è una connessione genetica? Non è facile fare esperimenti su qualcosa su cui non puoi focalizzarti fisicamente.

Così il determinismo genetico – l’idea che siamo controllati dai nostri geni – è inevitabilmente incrinata, come dici nel libro.

Sì.

Hai scritto anche di Jean-Baptiste de Lamarck e della sua teoria dell’evoluzione – che sopravviviamo attraverso la cooperazione, piuttosto che la più recente idea darwiniana di competizione e sopravvivenza dei più forti. Che tutti i nostri trilioni di cellule devono cooperare per mantenere il nostro corpo in perfetto funzionamento, in quanto noi esseri umani non possiamo sopravvivere senza cooperare al massimo gli uni con gli altri e con il nostro ambiente

Immediatamente, appena hai detto cooperazione, stavi violando la teoria darwiniana, che è competizione e lotta. Di fatto, si tratta di un’interpretazione erronea. La nuova scienza ci dice che quella credenza è sbagliata. La credenza di cui hai appena parlato, invece – la natura della cooperazione e della comunità – è in effetti il principio basilare dell’evoluzione.

Nel 1809 Lamarck ha scritto che i problemi che tormenteranno l’umanità verranno dal suo separarsi dalla natura, e ciò condurrà alla distruzione della società. Aveva ragione, perché la sua enfasi sull’evoluzione era che un organismo e l’ambiente creano un’interazione cooperante.

Se volete capire il destino di un organismo, dovete capire la relazione con il suo ambiente. Poi ha affermato che separarci dal nostro ambiente significa assumere la nostra biologia e tagliarci fuori dalla nostra sorgente. Aveva ragione. E quando arrivi a capire la na- tura dell’epigenetica, la sua teoria ora ha trovato sostanza. Senza alcun meccanismo che, all’inizio, le desse un senso – e specialmente da quando abbiamo comprato il concetto dei biologi neo-darwiniani che affermano che tutto è controllato geneticamente – Lamarck sembrava stupido. Ma sai cosa? Aveva proprio ragione.

La tua dimostrazione che il “cervello” della cellula non è il DNA bensì la sua membrana è affascinante. Che significato ha questa scoperta riguardo a ciò che pensiamo di noi stessi e della nostra vita, dal momento che siamo proprio una comunità di cellule?

Se due cellule si uniscono e stanno comunicando, useranno i loro “cervelli” per farlo, giusto? E se dieci cellule si uniscono, useranno i loro cervelli affinché la loro comunicazione reciproca abbia un senso. Quando prendi un insieme di un trilione di cellule, come in un cervello umano, queste opereranno ancora secondo il principio del cervello cellulare. Beh, quando abbiamo comprato l’idea che i geni e il nucleo formano il cervello della cellula – che ci porta fuoristrada – e la applichi come fosse un principio di neurologia o di neuro-scienza, ti sei già incamminato nella direzione sbagliata. Non puoi arrivare da nessuna parte perché quello non è il cervello della cellula.

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martedì 6 luglio 2021

Scoperte sui poteri energetici del cuore


Nuove scoperte sui poteri energetici del nostro cuore

Neuroscienze e Cervello

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Cosa significherebbe scoprire che il fine del cuore umano – del vostro cuore – va oltre quello di un organo che si limita a pompare sangue nel vostro corpo?

Redazione - Scienza e Conoscenza - 05/07/2021

Tratto dal libro Il potere della resilienza - Di Gregg Braden

Sebbene il cuore umano serva effettivamente a pompare sangue e nutrimento nei nostri organi e in ciascuna delle circa cinquanta trilioni di cellule che formano il nostro organismo, alcune recenti scoperte indicano che lo scopo del cuore potrebbe estendersi ben oltre le funzioni di una semplice pompa.

I benefìci ricavabili armonizzando il nostro cuore con il nostro cervello per arricchirci di una profonda capacità d’intuizione, della precognizione (conoscenza di eventi futuri) e della conoscenza diretta dell’intelligenza del cuore possono proiettarci istantaneamente al di là del pensiero tradizionale rispetto a come viviamo e risolviamo i nostri problemi. Sono anche queste capacità a sviluppare la resilienza per accogliere i grandi cambiamenti nella nostra vita e per farlo in modo sano.

Le pagine del mio libro rappresentano solo la punta dell’iceberg di ciò che ci attende nel corso dell’esplorazione di prodigiose capacità che oggi sono descritte come normali (sebbene meno ovvie) funzioni cardiache. Quali altri ruoli, che solo ora stiamo iniziando a riconoscere, sono attribuibili al nostro cuore? Più cose scopriamo, più il mistero si infittisce.

Viviamo in un mondo in cui cose che sarebbero sembrate misteriose
e perfino impossibili solo una generazione fa, ora sono diventate normali.

Nell’arco di una singola generazione, per esempio, la capacità di trapiantare organi umani si è evoluta sotto i nostri occhi passando da fatto sporadico ai livelli odierni, con più di 30.000 trapianti di organi e tessuti effettuati in un singolo anno. La nostra conoscenza del codice della vita ci ha proiettati, dopo la scoperta della doppia elica del DNA nel 1953, fino all’odierna capacità di poter inserire informazioni digitali desunte da un libro direttamente nel codice genetico di batteri viventi, per poi recuperarle e leggerle più di venti generazioni dopo, perfettamente conservate nel DNA.

Il successo riscosso mediante tali abilità, e molte altre, ha portato gli scienziati a credere di essere sulla strada giusta in termini di comprensione di base delle cellule, della vita e del funzionamento dell’organismo. L’idea è quella che non saremmo stati in grado di conseguire i traguardi che abbiamo raggiunto se le nostre basi di partenza non fossero state accurate, tanto per cominciare.

 Proprio a causa di questo tipo di pensiero, la nuova scoperta che si pone al centro di questo articolo ha rappresentato una sorpresa sia per molti scienziati che per l’uomo della strada.

Il fisico Neil deGrasse Tyson ha colto perfettamente la situazione quando ha affermato: «La natura intrinseca della scienza è fatta di scoperte, e le migliori sono quelle inattese». È proprio il fatto che gli scienziati abbiano allungato l’aspettativa di vita per mezzo del trapianto cardiaco, e che lo facciano da quasi cinquant’anni, a rendere tanto improbabile un mutamento fondamentale della nostra concezione del cuore.

Tuttavia, le nuove prove di un’intelligenza che proviene dal cuore ora lo rendono inevitabile.

Il cuore è un organo inesplorato

Le implicazioni di una recente scoperta stanno scuotendo le fondamenta di ciò che siamo stati indotti a credere riguardo al ruolo del cuore nella nostra vita e nel nostro organismo. Tutto si riduce alla risposta che diamo a una singola domanda di base: qual è l’organo principale del nostro corpo?

Se rispondete «è il cervello», non siete i soli a pensarla così. Quando si chiede all’individuo medio di identificare l’organo che controlla le funzioni chiave del corpo umano, spesso e volentieri la risposta è la stessa: «È il cervello. Il cervello è l’organo principale del corpo umano, naturalmente!». E non sorprende che sia proprio quella.

Dai tempi di Leonardo da Vinci, cinque secoli fa, fino alla fine degli anni Novanta del Novecento, nelle cerchie colte del mondo occidentale la gente ha creduto che il cervello fosse il “direttore” della sinfonia di funzioni che ci mantengono in vita e in salute.

Questo è ciò che ci hanno insegnato, ciò che ci hanno indotti a credere, ciò che i nostri insegnanti hanno autorevolmente affermato. È la premessa su cui si sono basati medici e operatori della salute per prendere decisioni di vita o di morte, ed è ciò che la maggior parte delle persone vi risponderà; se chiedete loro di identificare il ruolo dei più importanti organi del corpo. La credenza che il cervello sia l’organo principale del corpo umano è stata accolta e approvata da alcuni fra i più innovativi scienziati, enti accademici e pensatori della storia moderna, e continua ancora oggi a prevalere nel pensiero comune.

La credenza che il cervello rappresenti il centro di controllo del corpo, delle emozioni e dei ricordi è stata accettata tanto universalmente, ed è stata inculcata tanto profondamente nella nostra psiche, da essere data quasi indiscutibilmente per scontata, almeno fino a ora.

Oggi ciò che pensavamo di sapere sull’organo principale del nostro corpo sta cambiando. Dev'essere così. Il motivo è semplice: le scoperte presentate in questo capitolo, e i decenni di ricerche che le hanno seguite, ci dicono che il cervello è solo un tassello di tutta la storia. Sebbene non vi sia alcun dubbio che le funzioni cerebrali includano facoltà quali la percezione e le abilità motorie, l’elaborazione delle informazioni e gli inneschi chimici di tutto (dal dormire all’avvertire la fame, dall’impulso sessuale alla resistenza del nostro sistema immunitario), è anche vero che il cervello non è in grado di fare tutte queste cose da solo: esso fa soltanto parte di un quadro più vasto, ancora in via di definizione e largamente sottaciuto. Si tratta di una storia che ha inizio nel cuore.

Il cuore umano è ben più di una semplice pompa!

Continua la lettura sul libro

Il Potere della Resilienza — Libro >> https://bit.ly/3dMB6Rn

Come sviluppare le capacità per affrontare i cambiamenti della vita

Gregg Braden

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