mercoledì 16 ottobre 2013

Perché voler cambiare questa realtà?

Perché voler cambiare questa realtà?

“Vibrare altrove” significa, in estrema sintesi, produrre quella metamorfosi, dentro così come, naturalmente, fuori di sé, che porta l’essere umano a permeare altri piani del possibile...

di Carlo Dorofatti - 14/10/2013



Perché voler cambiare questa realtà?

“La realtà che vivi è una delle tante possibili: se non ti piace quel che ti circonda è perché è giunto il momento di spostarti in una realtà, che ti piaccia di più. Una realtà che a te non piace, magari è utile e funzionale per altri. Volerla cambiare è presunzione; è come cambiare una trasmissione tv dipingendo sullo schermo. Cambia canale e fai prima.”

La frase sopra riportata è di un mio vecchio amico, Cinabro Zady. È una bella frase: molto azzeccata, che qualche giorno fa Zady ha scritto su facebook per commentare un post, forse uno dei soliti post lamentosi, non ricordo… Penso che sia riuscito, come poche ed efficaci parole, ad inquadrare molto bene una questione che mi sta molto a cuore, di cui ho molte volte parlato nelle mie conferenze, ma che spesso tendo a dare per scontata, anzi a volte me ne dimentico, e che ora, cogliendo la sincronica imbeccata, intendo riprendere e approfondire, anche per chiarire la mia posizione su certe questioni, idee e progetti.

Io parlo sempre di “vibrare altrove”. Sarà persino il titolo del mio prossimo libro! Il concetto è sicuramente vicino a quello del Transurfing di Zeland, molto letto e poco capito, così come tipico dell’esoterismo orientale, ma anche occidentale se pensiamo al misticismo, fenomeno ed esperienza ben lungi dall’essere semplicemente astratta. “Vibrare altrove” significa, in estrema sintesi, produrre quella metamorfosi, dentro così come, naturalmente, fuori di sé, che porta l’essere umano a permeare altri piani del possibile, piani interiori ma, per naturale riflesso, piani della realtà che va manifestandosi per la sua esistenza. Senza brama.

Non sono cose nuove. Ma cerco nuove parole per dirle e per… entrarci dentro davvero.
Se crediamo, capiamo, scegliamo, raccontiamo ad altri di credere, essere o, per lo meno, di voler essere in sintonia con la conoscenza spirituale (esoterica, iniziatica, mistica, magica, chiamiamola come vogliamo), significa che scegliamo, o dovremmo scegliere, un preciso paradigma (o forse l’assenza di paradigmi), comunque ben diverso da quello che, per intenderci, potremmo definire il paradigma “ordinario”, ovvero tipico di questa realtà attuale, che percepiamo come sempre più angusta e di cui, in fin dei conti, non siamo contenti, ci lamentiamo, alla quale vogliamo ribellarci in qualche modo.

Attenzione però, perché qui sta il punto: o pensiamo in modo magico, esoterico, spirituale… oppure pensiamo in modo ordinario. O vibriamo in un modo, oppure nell’altro. O crediamo in certi assunti, oppure in altri. O compiamo delle scelte e delle azioni coerenti con un paradigma e stiamo alla realtà di quel paradigma, oppure siamo nell’altro, alimentiamo la realtà tipica e coerente con quell’altro paradigma. Ok?
Al di là delle belle parole e delle pensatone di cui ci riempiano la testa, cosa nutriamo poi veramente? Dove andiamo a parare e a ri-parare alla fine?

Se, come mi sembra di capire, vogliamo recuperare una certa conoscenza, una certa visione della vita, di noi stessi, della realtà, e vogliamo dare spazio ad un’esistenza nuova, più armonica e autentica, e tra l’altro, avendoli ormai studiati e sentiti in tutte le salse, ne conosciamo più o meno gli assunti (sincronicità vs causa/effetto, progetto evolutivo vs caso, coscienza creante vs eventi che capitano, ecc… ecc…) allora come possiamo, dopo aver detto e ribadito tutte queste belle cose, ricascare nella solita visione, scivolando sulla buccia di banana dell’idea/pretesa di voler cambiare questa realtà? Del voler fare Politica? Scienza? Medicina? Ecovillaggi? Moneta propria? Gruppi solidali? Organizzarsi? Insomma, fare delle cose per “cambiare”? Per rivoluzionare (dentro o fuori che sia)? Cambiare se stessi? La propria dieta? Le proprie abitudini? Lavorare su di sé?

Ma, di cosa stiamo parlando? Dove? Di chi? Di quale realtà? Volendo così, pensando così, a cosa stiamo ancora continuando a credere? Al vecchio paradigma. Certamente.
Non stiamo certo pensando da “maghi” (che poi comunque chissenefrega di pensare da maghi, anche quella è una paranoia… ma faccio per dire… capite no?).
Tutto il nostro bel dire è contraddetto in un istante, non appena ci mettiamo in testa l’idea di “voler cambiare”. Di poter fare delle cose. Anzi, addirittura di dover fare delle cose per cambiare. E attenzione: che questo intento si riferisca a fare e cambiare delle cose dentro di noi piuttosto che fuori di noi, poco importa: è la stessa cosa. È la stessa idea. Si sta ancora pensando da “babbani”.

Questa non è la realtà. Non lo dico per ripetere che è un’illusione. Lo dico proprio nel senso che questa non è “la” realtà. Bensì è “una” realtà, con tutta la sua dignità di esistere! (pensa te!) Quindi, ammesso e non concesso che sia migliorabile, correggibile, modificabile: perché farlo? Perché volerlo fare? Sì certo, noi vogliamo essere dalla parte del bene e fare il bene, ovvio… ma qui è un altro il punto. Molto più radicale.
Le cose non funzionano così. Non si “cambia” un bel niente. Una realtà è una realtà. Può essere la tua: quella in cui ci stai dentro, coerente con “chi” sei e con quello che ti può essere utile (a qualcuno sicuramente è utile: sì sì, proprio questa roba qua, è utile!).

Oppure, può non essere (più) la tua, che diventerà e potrà essere un’altra. Piano piano... ti sposti… perché diventi altro. Anzi, ti avvicini un po’ di più a quell’accorgerti di essere altro. Quindi crei altro. Modelli altro, pur sempre qui, adesso. Eppure altrove. Niente da “cambiare”: accade perché è naturale. Il prima continua ad esserci, con la sua funzione divina! Il nuovo si manifesta, con nuove funzioni e scopi. Accade.
Questo se vogliamo essere nel paradigma “magico”.

Altrimenti… ok, va bene: fate comunità, ecovillaggi, combattete gli illuminati, battete la vostra moneta, preoccupatevi delle scie chimiche, della sovranità, fate le vostre diete vegetariane, fondate i vostri partiti…
Capite? Come è possibile tenere o assistere a centinaia di conferenze e di corsi sul paradigma spirituale, la visione magica, il potere del pensiero, il sé superiore, i piani di realtà, la meditazione, l’ascensione per poi, in preda a chissà quale spasmo, mettersi in testa di voler fare delle cose per dover cambiare la realtà e la propria vita? Fare progetti? Gruppo operativi? Rivoluzioni?

Capite il controsenso? Il controsenso sta tutto nel decidere di poter/voler/dover fare per cambiare una realtà.
Ecco perché ho tergiversato e sto tergiversando ancora così tanto sul discorso del “contesto”, del centro, del borgo… tante cose di cui ho parlato e amo parlare con molte persone, di cui mi piace condividere l’idea, il sogno… ma attenzione: gli assunti devono essere quelli giusti! Dobbiamo capire (e scegliere) il fatto che la realtà funziona in modo magico, non come pensiamo essa possa funzionare e interagire con noi. E quindi la strada è diversa. Non è un andare contro, e questo lo abbiamo capito. Ma non è neanche il pensare di cambiare le cose su questa strada. Perché è ancora lo stesso pensiero, che si basa sulle regole di questa strada, per quanto siano nobili e geniali le nostre trovate e potente la nostra disposizione d’animo. A parte che “Il cucchiaio non esiste”, ma poi, perché volerlo piegare? A parte che “non ci sarà bisogno di schivare le pallottole” , ma poi… perché preoccuparsene? Perché si muore? Cosa??? Si muore? Ah sì? Da quando?

Sempre che esista una strada, non cambiare le cose su questa strada, perché va bene così. Sempre: come può andare male? Però, se vuoi, tu cambia la strada. Ma è qualcosa che accade. Imboccare nuove possibili espressioni esistenziali che si formano sotto i nostri piedi, mentre camminiamo. Mentre siamo.

È un volgersi. Non un fare. È un trovarcisi. E non è che da questo dobbiamo aspettarci cose belle o cose brutte. È sempre un accogliere. Osservare. Crescere, comunque. E la realtà cambia: non è che cambia la tua interpretazione, o magari te ne freghi delle cose tristi che succedono e vivi nelle tue fantasie. No. È un’altra cosa ancora. È un capire accogliente e silente la trasmutazione possibile. È un comprendere un sottinteso. Un’altra realtà dei fatti. Un’altra verità permeabile e dalla quale lasciarsi permeare.
Vibra il tuo pensiero elevato, vola alto. Siamo su un’altra strada: quella del magico, dello straordinario. E tutto si sposta. Il baricentro si sposta. Impossibile da spiegare. Ma si può sentire. In silenzio. Nel vivere intuendo. Respirando.
Tu, individualmente.
Non fare nulla. Non cambiare nulla. Non voler cambiare nulla. Non rivoluzionare. Accogli te stesso. Accogli tutto. Stai calmo. Amati. Lascia andare… Vedrai.


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Editore: Anima Edizioni
Data pubblicazione: Maggio 2012
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Editore: Spazio Interiore
Data pubblicazione: Dicembre 2013
Formato: Libro - Pag 111 - 15x21




martedì 15 ottobre 2013

L'Effetto Luna di Miele

L'Effetto Luna di Miele

Scopri il segreto per mantenere viva la tua relazione di coppia

di Bruce Lipton



Ripensate alla storia d’amore più spettacolare della vostra vita,
la Numero Uno, quella che ha sconvolto la vostra esistenza.

Si è trattato perlopiù di un periodo di sincera beatitudine, florida salute e abbondante energia. La vita era così bella che non vedevate l’ora di saltare fuori dal letto la mattina per sperimentare ancora il Paradiso in Terra.

Era l'Effetto Luna di Miele, destinato a durare in Eterno.

Ma, sfortunatamente, per la maggior parte delle persone l’Effetto Luna di Miele è di breve durata. Immaginatevi come sarebbe la vostra vita se poteste far durare l’Effetto Luna di Miele per tutta la vita.

Bruce H. Lipton, autore del bestseller La Biologia delle Credenze, spiega come L’Effetto Luna di Miele non sia un caso né una coincidenza, bensì una creazione personale. Questo libro rivela come manifestiamo l'Effetto Luna di Miele, e le ragioni per cui lo perdiamo.

Attraverso tale conoscenza i lettori diventeranno capaci di ricreare l’esperienza della luna di miele, questa volta in modo da assicurare una relazione stile “e vissero per sempre felici e contenti”, che farebbe la gioia di un produttore hollywoodiano.

Con autorità, eloquenza, e in uno stile di facile lettura, Lipton parla dell’influenza della fisica quantistica (le buone vibrazioni), della biochimica (i filtri d’amore) e della psicologia (la mente conscia e la mente subconscia) nel creare e nel mantenere le relazione amorose interessanti e vivaci.

Chi non vorrebbe ricreare il Paradiso sulla Terra?

Crea e mantieni vive le tue relazioni con Fisica Quantistica, Biochimica e Psicologia

“L’Effetto Luna di Miele:
uno stato di beatitudine, passione, energia e salute derivante da un immenso amore.

La tua vita è così meravigliosa che non vedi l’ora di alzarti
per iniziare una nuova giornata e ringraziare l’universo perché sei vivo.”


Dicono del Libro "L'Effetto Luna di Miele"

"Bruce Lipton ha scritto il miglior libro sull'amore, sia personale che planetario, che abbia mai letto.
E ne ho letti moltissimi!

Conosco Bruce e la sua amata Margaret intimamente e personalmente. La loro relazione è gioiosa, affettuosa, creativa e contagiosa. Loro vivono il Paradiso in Terra, e potete farlo anche voi. Bruce usa i principi della Nuova Scienza di cui è paladino per illuminare, spiegare e incoraggiare tutti noi a incarnare l'amore che abbiamo sempre desiderato".
Dr. Joan Borysenko, biologa, psicologa e autrice di best seller

"Una realizzazione davvero eccezionale... una vita di gioia sintetizzata in un unico manoscritto.
L'ho letto due volte, godendomi ogni minuto trascorso su di esso.
Una delle mie letture preferite di ogni tempo".
Dr. Wayne Dyer (psicologo e autore di fama internazionale)

"L'Effetto Luna di Miele porta direttamente la magia delle relazioni amorose a livello cellulare,
e ci insegna a crearle per noi stessi".
Dr.Christiane Northrup, medico e autrice di best seller


Introduzione del libro "L'Effetto Luna di Miele" di Bruce Lipton

Una vita senza Amore non ha alcun valore
L’amore è l’Acqua della Vita
Bevila tutta d’un fiato con il cuore e con l’anima
Rumi

Quando ero giovane, se qualcuno mi avesse mai detto che avrei scritto un libro sulle relazioni, gli avrei detto che era impazzito.

All’epoca ritenevo che l’amore fosse un mito sognato dai poeti e dai produttori di Hollywood perché le persone stessero male pensando a quello che non potevano avere.

Amore eterno?
“E vissero per sempre felici e contenti”?

Scordatevelo.

Come tutti, ero programmato in modo che certe cose rientrassero naturalmente nella mia vita. La mia programmazione enfatizzava l’importanza dell’educazione.

Per i miei genitori, il valore di un’educazione costituiva la differenza tra uno scavafossi che riusciva a malapena a tirare avanti e un “colletto bianco” con mani lisce e vita liscia. Essi non avevano dubbi sul fatto che «in questo mondo senza un’educazione non si conta nulla».

Considerate le loro credenze, non c’era da stupirsi se i miei genitori non rinunciarono a nulla quando si trattò di espandere i miei orizzonti educativi.

Ricordo vividamente di essere tornato a casa, in seconda elementare, dalla lezione della signora Novak eccitato dal mio primo sguardo nel sorprendente mondo microscopico delle amebe, costituite di un’unica cellula, e delle meravigliose alghe unicellulari come quella che portava l’affascinante nome di spirogira.
Dopo aver fatto irruzione in casa, supplicai mia madre di procurarmi un microscopio tutto per me; senza esitazione, lei mi portò subito al negozio e mi comprò il mio primo microscopio.

Certo non aveva reagito allo stesso modo alla crisi di nervi che mi era stata scatenata dal disperato desiderio di avere un cappello da cowboy Roy Rogers, una pistola a sei colpi e una fondina!

Nonostante la mia fase “Roy Rogers”, fu Albert Einstein a diventare l’icona eroica della mia gioventù: i miei Micky Mantle, Cary Grant ed Elvis Presley si avvolsero tutti in un’unica, gigantesca personalità.

Mi è sempre piaciuta la foto che lo ritraeva con la lingua fuori e la testa ricoperta di una folta chioma di capelli bianchi e arruffati. Mi piaceva anche vederlo sul piccolo schermo della (appena inventata) televisione del soggiorno, dove appariva con l’aspetto di un nonno amorevole, saggio e giocoso.

Più di ogni altra cosa, ero molto orgoglioso del fatto che Einstein, un immigrato ebreo come mio padre, fosse riuscito a superare i pregiudizi grazie alla sua brillantezza scientifica.

Talvolta, durante la mia infanzia e adolescenza a Westchester County, New York, mi sentivo emarginato; in città c’erano dei genitori che mi proibivano di giocare con i loro figli per timore che li contagiassi con il “bolscevismo”.

Apprendere che Einstein, lungi dall’essere un emarginato, era un ebreo rispettato e onorato in tutto il mondo, mi comunicava sentimenti di orgoglio e sicurezza.

Dei bravi insegnanti, lo stile “l’educazione è tutto” della mia famiglia, e la mia passione nel trascorrere ore al microscopio condussero a un dottorato in biologia cellulare e a una cattedra alla Scuola di medicina e salute pubblica dell’Università del Wisconsin.

Ironicamente, fu soltanto quando lasciai quell’impiego per esplorare la “nuova scienza”, inclusi gli studi sulla meccanica quantistica, che iniziai a comprendere la profonda natura dei contributi che l’eroe della mia fanciullezza, Einstein, aveva portato al nostro mondo.

Mentre fiorivo in ambito accademico, in altri campi ero il tipico esempio di bambino disturbato, specialmente nel regno delle relazioni.

Intorno ai vent’anni mi sposai, troppo giovane e troppo immaturo dal punto di vista emotivo per essere pronto per una relazione significativa. Quando, dopo dieci anni di matrimonio, dissi a mio padre che stavo divorziando, egli si oppose risolutamente e mi disse: «Il matrimonio è un affare».

In retrospettiva, la risposta di mio padre aveva un senso per uno che nel 1919 era emigrato da una Russia travolta dalla carestia, dai pogrom e dalla rivoluzione: la vita per mio padre e per la sua famiglia era stata inimmaginabilmente dura, e la sopravvivenza sempre in dubbio.

Di conseguenza, la sua definizione di una relazione era quella di una società lavorativa in cui il matrimonio era un mezzo di sopravvivenza, analogo al reclutamento di mogli ordinate per posta dai pionieri dalla rude vita che avevano colonizzato il selvaggio Far West degli Stati Uniti nell’Ottocento.

Il matrimonio dei miei genitori riecheggiava l’atteggiamento “prima di tutto gli affari” di mio padre, sebbene mia madre, nata in America, non condividesse la sua filosofia.

Mia madre e mio padre lavoravano insieme sei giorni alla settimana in un’attività familiare di successo, ma nessuno dei loro figli ricorda di averli visti condividere un bacio o un momento romantico.

All’inizio della mia adolescenza, la dissoluzione del loro matrimonio divenne evidente quando la rabbia di mia madre per una relazione senza amore esacerbò la tendenza a bere di mio padre. Discussioni sempre più ingiuriose minavano quella che era stata la pace della nostra casa, e mio fratello e mia sorella più giovani ed io ci nascondevamo nei nostri ripostigli.

Quando mio padre e mia madre finalmente decisero di vivere in camere da letto separate, una precaria tregua si impose.

Come molti genitori infelici comunemente facevano negli anni ’50, i miei genitori rimasero insieme per amore dei figli e divorziarono dopo che mio fratello minore ebbe lasciato la casa per frequentare il college. Se soltanto avessero saputo che plasmare la loro relazione disfunzionale fu ben più dannoso per i loro figli di quanto lo sarebbe stata la separazione!

All’epoca incolpavo mio padre del cattivo funzionamento della nostra vita familiare.

Ma con la maturità giunsi a riconoscere che entrambi i miei genitori erano ugualmente responsabili dei disastri che sabotavano la loro relazione e la nostra armonia familiare.

Ma soprattutto iniziai a capire come il loro comportamento, programmato nella mia mente subconscia, influenzasse e indebolisse i miei sforzi volti a creare relazioni amorose con le donne della mia vita.

Nel frattempo vivevo anni di sofferenza. La dissoluzione del mio matrimonio fu emotivamente devastante, specialmente perché le mie due meravigliose figlie, oggi donne amorevoli e realizzate, erano ancora delle ragazzine. Fu così devastante che giurai di non risposarmi più.

Convinto che il vero amore fosse un mito, almeno per me, per diciassette anni ogni giorno mentre mi facevo la barba ripetei questo mantra:

«Non mi sposerò mai più. Non mi sposerò mai più».

Inutile dire che non ero portato per le relazioni impegnate! Ma, nonostante il mio rituale mattutino, non potevo ignorare quello che è un imperativo biologico per tutti gli organismi, dalle singole cellule ai nostri corpi composti da cinquanta trilioni di cellule: l’impulso a connettersi con un altro organismo.

Il primo Grande Amore di cui feci esperienza fu un cliché: un uomo più anziano con un brutto caso di arresto dello sviluppo emotivo si innamora di una donna più giovane e sperimenta un’intensa storia d’amore adolescenziale, guidata dagli ormoni.

Per un anno fluttuai felicemente attraverso la vita, su di giri grazie ai “filtri d’amore”, le sostanze neurochimiche e gli ormoni che circolavano nel mio sangue e di cui leggerete nel Capitolo 3.

Quando la mia storia d’amore adolescenziale inevitabilmente andò in pezzi (dicendo di avere bisogno di “spazio”, lei salì sulla sua bicicletta e attraversò uno spazio molto breve per finire nelle braccia di un chirurgo cardiovascolare), passai un anno nella mia grande casa vuota sguazzando nella sofferenza e dando la colpa alla donna che mi aveva lasciato.

La “scimmia” da astinenza è orribile, e non solo per gli eroinomani ma anche per coloro la cui biochimica ritorna agli ormoni quotidiani dopo la fine di una storia d’amore.

Un freddo giorno d’inverno del Wisconsin me ne stavo da solo (come al solito) a rimuginare di nuovo sulla donna che mi aveva lasciato, quando improvvisamente pensai: «Dannazione, lasciami stare!», al che una voce di saggezza che occasionalmente appare nei momenti cruciali della mia vita rispose: «Bruce, non è esattamente quello che ha fatto?».

Scoppiai a ridere, e questo spezzò l’incantesimo.
Da quel momento in poi, ogni volta che iniziavo a sentirmi ossessionato mi mettevo a ridere.

Finalmente ero riuscito a uscire dalla crisi di astinenza, anche se avevo ancora molta strada da fare per arrivare a rimettere insieme la mia vita!

Quanto fossi lontano dal farlo mi divenne evidente quando mi trasferii ai Caraibi per insegnare in una scuola di medicina all’estero.

Vivevo nel posto più meraviglioso della Terra, in una villa sul mare, tra fiori sgargianti e profumati; e nella villa c’erano addirittura un giardiniere e un cuoco.

Volevo condividere la mia vita con qualcuno (anche se ovviamente senza sposarmi, dal momento che ero ancora fisso sul mio mantra mattutino). Volevo qualcosa di più di una compagna con cui fare sesso. Volevo qualcuno con cui condividere la mia nuova vita nel posto più bello della Terra.

Ma quanto più mi davo da fare a cercare, tanto meno trovavo, anche se avevo quella che pensavo fosse la frase migliore del mondo per rimorchiare: “Se non hai niente da fare, che ne diresti di venire a vivere con me nella mia villa ai Caraibi?”.

Una sera provai quella che avrebbe dovuto essere la mia frase vincente con una donna che era appena arrivata a Grenada, la perfetta isola da cartolina che ero arrivato ad amare.

Andammo al bar del circolo nautico e ci mettemmo a chiacchierare. Sembrava una donna interessante, così le chiesi di rimanere per un po’ invece di ritornare al suo lavoro a bordo di uno yacht. Lei mi guardò negli occhi e disse: «No, non potrei mai stare con te. Hai troppo bisogno».

Il proiettile colpì nel segno: ricaddi sulla sedia senza una parola. Dopo un lungo momento di stordimento, riuscii di nuovo a parlare e dissi: «Grazie, avevo proprio bisogno di sentirmelo dire».

Non solo sapevo che aveva ragione, ma sapevo che dovevo rimettere insieme la mia vita prima di poter avere il rapporto di vero amore che desideravo così disperatamente.

Poi accadde una cosa buffa: non appena lasciai andare la mia disperata ricerca, nella mia vita iniziarono ad apparire delle donne che volevano una relazione con me.

Infine entrò nella mia vita la vera ispirazione per questo libro, la mia amata Margaret, e iniziammo a vivere un’esistenza come quelle descritte nelle commedie romantiche che una volta liquidavo come fantasie.

Ma sto andando troppo veloce.

Prima ho dovuto imparare che non ero “destinato” a rimanere solo, né ad accontentarmi di una serie di relazioni fallite. Dovetti imparare che non soltanto avevo creato ogni relazione fallita della mia vita, ma che potevo creare la meravigliosa relazione che volevo!

Il primo passo ebbe inizio nei Caraibi quando sperimentai l’epifania scientifica che ho descritto nel mio primo libro, La Biologia delle Credenze (Macro Edizioni, Cesena, 2007). Mentre riflettevo sulla mia ricerca sulle cellule, mi resi conto che esse non sono controllate dai geni, e non lo siamo neanche noi.

Come ho raccontato dettagliatamente in quel libro, quell’istante di illuminazione fu l’inizio della mia transizione da scienziato agnostico a scienziato che cita Rumi e crede che tutti noi possediamo la capacità di creare il nostro Paradiso in Terra, e che la vita eterna trascende il corpo.

Quell’istante fu anche l’inizio del mio passaggio da scettico affetto da fobia del matrimonio ad adulto che finalmente si assumeva la responsabilità di ogni relazione fallita della sua vita e si rendeva conto di poter creare la relazione dei suoi sogni.

In questo libro narrerò dettagliatamente questa transizione servendomi in parte della stessa scienza delineata in La Biologia delle Credenze (e di altre ancora).

Spiegherò perché non siano i vostri ormoni, le vostre sostanze neurochimiche, i vostri geni o la vostra tutt’altro che ideale educazione a impedirvi di creare le relazioni che dite di volere, ma siano piuttosto le vostre credenze a impedirvi di sperimentare quelle inafferrabili, amorevoli relazioni.

Cambiate le vostre credenze e cambieranno le vostre relazioni.

Naturalmente la faccenda è più complicata, perché nelle relazioni tra due persone in realtà ci sono quattro menti all’opera. Se non capite come queste quattro menti possano osteggiarsi a vicenda, pur con le migliori intenzioni starete “cercando l’amore in tutti i posti sbagliati”.

È per questa ragione che i libri di self-help e terapia favoriscono l’intuizione ma non un vero e proprio cambiamento: essi trattano soltanto con due delle quattro menti all’opera nelle relazioni!

Ripensate alla storia d’amore più spettacolare della vostra vita, la Numero Uno, quella che ha sconvolto la vostra esistenza. Avete fatto l’amore per giorni e giorni, non avevate bisogno di cibo, a malapena di acqua, e avevate un’energia infinita.

Era l’Effetto Luna di Miele, destinato a durare in eterno.

Troppo spesso, tuttavia, la luna di miele lascia il posto a battibecchi quotidiani,
magari al divorzio, o tutt’al più alla sopportazione.

La buona notizia è che non è necessario che finisca così.

Potreste pensare che il vostro Grande Amore sia stato al massimo una coincidenza o al peggio un’illusione, e che il suo crollo sia stato questione di sfortuna. Ma in questo libro spiegherò come siate stati voi a creare nella vostra vita sia l’Effetto Luna di Miele che la sua dissoluzione.

Quando saprete come avete fatto a crearlo e a perderlo, potrete, come me, smettere di lamentarvi del vostro cattivo karma nelle relazioni e creare una rapporto d’amore del tipo “e vissero per sempre felici e contenti” che farebbe addirittura la gioia di un produttore hollywoodiano.

Dopo decenni di fallimenti, questo è ciò che finalmente manifestai!

Dato che così tante persone ci hanno chiesto come abbiamo fatto, Margaret ed io spiegheremo nell’Epilogo come abbiamo creato il nostro eterno Effetto Luna di Miele per diciassette anni e oltre. Vogliamo condividere la nostra storia perché l’amore è il più potente fattore di crescita per gli esseri umani, ed è contagioso!

Come scoprirete quando creerete l’Effetto Luna di Miele nella vostra vita, attirerete persone amorevoli simili a voi, e quante più saranno, tanto più felici sarete.

Ascoltiamo il consiglio di Rumi, che ci giunge da otto secoli fa, e crogioliamoci nel nostro amore per un’altra persona così che questo pianeta possa finalmente evolvere in un luogo migliore in cui tutti gli organismi possano vivere il loro Paradiso in Terra.

Spero che questo libro vi imbarcherà per un viaggio altrettanto intenso di quello per cui quell’istante nei Caraibi ha imbarcato me, perché possiate creare l’Effetto Luna di Miele ogni giorno della vostra vita.


Bruce Lipton
L'Effetto Luna di Miele - Libro >> http://goo.gl/za1r8I
Scopri il segreto per mantenere viva la tua relazione di coppia
Editore: Macro Edizioni
Data pubblicazione: Ottobre 2013
Formato: Libro - Pag 232 - 13,5x20,5


lunedì 14 ottobre 2013

L'età dell'Oro della Cosmologia

L'età dell'Oro della Cosmologia

Oggi, possiamo decisamente affermare di essere entrati nell’era della cosmologia di precisione nella quale gli scienziati stanno vivendo una sorta di età dell’oro grazie all’enorme quantità e qualità dei dati raccolti

di Corrado Ruscica - 09/10/2013



L'età dell'Oro della Cosmologia

La cosmologia studia l’origine, l’evoluzione e l’eventuale destino dell’Universo, così come le sue leggi fisiche che regolano i fenomeni naturali. Le prime idee sull’Universo si fanno risalire agli antichi filosofi greci all’epoca cioè in cui prima Aristarco e successivamente Aristotele, passando attraverso Tolomeo, proposero diversi modelli cosmologici per spiegare i fenomeni della meccanica celeste. In particolare, il sistema geocentrico di Tolomeo venne accettato come la miglior teoria per descrivere il moto dei pianeti finchè Nicolò Copernico propose il sistema eliocentrico che fu perfezionato successivamente da Giovanni Keplero e poi verificato indirettamente da Galileo Galilei. Tuttavia, il problema del moto dei corpi celesti venne definitivamente risolto da Isaac Newton quando introdusse la legge di gravitazione universale per descrivere le leggi di Keplero ed eliminare le anomalie dei modelli precedenti che erano dovute all’interazione gravitazionale tra i vari pianeti. Il risultato più importante ottenuto da Newton fu l’unificazione dei fenomeni celesti con quelli terrestri e cioè che le leggi fisiche relative al moto dei corpi celesti sono uguali a quelle che governano la meccanica dei corpi terrestri.

Ma la cosmologia moderna si fa risalire al 1917 quando Albert Einstein pubblicò la teoria della relatività generale. Il suo lavoro influenzò alcuni tra i maggiori cosmologi dell’epoca tra cui William de Sitter, Karl Schwarzschild e Arthur Eddington che studiarono le conseguenze astronomiche della teoria permettendo così di incrementare l’abilità osservativa per lo studio dei corpi celesti sempre più distanti. Prima di ciò, e per qualche tempo, gli astronomi assunsero che l’Universo fosse statico e immutabile. Tuttavia, in parallelo a questo approccio della cosmologia stava emergendo un lungo dibattito che aveva come tema principale la struttura del cosmo. Intanto, l’astronomo Harlow Shapley aveva realizzato un modello di Universo composto solamente dalla Via Lattea mentre Heber Curtis andava affermando l’idea che le nebulose a spirale fossero singoli sistemi stellari o ‘universi isola’. Gli scienziati confrontarono le loro idee quando si radunarono ad un congresso, che ebbe come titolo ‘Il Grande Dibattito’, e che fu organizzato dall’Accademia Nazionale delle Scienze di Washington il 26 Aprile 1920. Il conflitto che emerse tra le diverse opinioni fu chiarito dopo la scoperta di una classe di stelle novae che Edwin Hubble aveva osservato nella vicina galassia di Andromeda tra il 1923 e il 1924. La determinazione della loro distanza stabilì per sempre che le nebulose non appartenevano alla Via Lattea.

Studi successivi sui modelli cosmologici permisero di esplorare la possibilità che la costante cosmologica, un termine introdotto da Einstein nelle equazioni della relatività per rendere statico l’Universo, potesse essere correlata all’espansione dello spazio in funzione del suo valore. In questo modo, il modello del Big Bang fu proposto dal prete belga Georges Lemaître nel 1927 e fu successivamente avvalorato prima dalla scoperta della recessione delle galassie da parte di Hubble nel 1929 e più tardi dalla fortuita rivelazione della radiazione cosmica di fondo ad opera di Arno Penzias e Robert Wilson nel 1964. Questi risultati furono determinanti perché permisero di escludere definitivamente alcuni modelli cosmologici alternativi al Big Bang.

Infine, i dati sulla radiazione cosmica di fondo ottenuti con grandi dettagli prima dal satellite COBE, poi dal satellite WMAP e più recentemente del satellite Planck hanno effettivamente trasformato la cosmologia da una scienza speculativa ad una scienza di precisione dato che le osservazioni realizzate da questi tre satelliti, e da altri esperimenti, sono risultati consistenti con le previsioni del modello dell’inflazione cosmica che rappresenta una modifica al modello cosmologico standard per spiegare le primissime fasi iniziali della storia cosmica. Oggi, possiamo decisamente affermare di essere entrati nell’era della cosmologia di precisione nella quale gli scienziati stanno vivendo una sorta di età dell’oro grazie all’enorme quantità e qualità dei dati raccolti grazie ad una serie di esperimenti sia da terra ma soprattutto dallo spazio.

Tratto da L'Universo Infante di Corrado Ruscica:

Corrado Ruscica
eBook - L’Universo Infante >> http://goo.gl/zYdtrj
L'Era della Cosmologia di Precisione
Editore: Macro eBook
Data pubblicazione: Agosto 2013
Formato: Download (eBook) - Pag PDF 266 - EPUB 127 - eBook in Formato Elettronico PDF o EPUB - No carta