lunedì 31 gennaio 2022

Il DNA spazzatura? Un'antenna di biofotoni


Il DNA spazzatura? Un'antenna di biofotoni

Medicina Integrata

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Una scoperta semplice ma rivoluzionaria: le nostre cellule contengono ed emettono luce.

Gli studi pionieristici del Professor Fritz Albert Popp e i suoi successivi sviluppi ci hanno permesso di capire come ogni essere vivente emetta costantemente una radiazione ultra debole chiamata biofotone, così debole da essere equiparata alla visione della fiamma di una candela posta a 20 km di distanza.

Vincenzo Primitivo - 30/01/2022

L’emissione biofotonica del DNA

Ancora più rivoluzionaria è la scoperta che questa emissione ultra debole origina nel DNA.

Il DNA è stato sempre esclusivamente considerato come la molecola che contiene le informazioni genetiche necessarie per la sintesi delle proteine, gli elementi che sono alla base dell'identità degli organismi viventi.

Queste funzioni vengono svolte in realtà solo dal 5% del DNA esistente mentre il restante 95% veniva definito DNA spazzatura proprio perché non se ne conosceva l'utilità. I nuovi studi e le ricerche più recenti hanno conferito invece dignità biologica a questa porzione, assegnandole un ruolo fondamentale nel funzionamento dei sistemi viventi, come guida per tutti i processi cellulari.

Si è visto come questa parte di DNA agisca come un'antenna ricevendo ed emettendo segnali luminosi, trattenendo ed emettendo fotoni, i quali garantiscono una serie di fondamentali funzioni biologiche: in essi sono contenute e veicolate le informazioni che servono per regolare le attività fisiologiche e i processi cellulari, le reazioni biochimiche, la conduzione degli impulsi nervosi, la regolazione del sistema immunitario, l'alternarsi dei ritmi biologici, in buona sostanza il mantenimento in vita degli esseri viventi. Vita che deriva dalla luce ed è da essa sostenuta grazie a informazioni energetiche ben precise, che non lasciano spazio alla casualità.

L'insieme delle reazioni biochimiche all'interno di un ciclo biologico non avviene in base a incontri casuali fra molecole non collegate fra loro, ma grazie a informazioni provenienti dal vuoto quantistico, che permettono la selezione non casuale del proprio partner di azione all'interno di un numero elevatissimo di altre ipotesi. L'informazione che permette il meccanismo di selezione del partner molecolare riduce il caos che deriverebbe da una selezione casuale della scelta e di conseguenza riduce l'entropia del sistema. Il ricevimento dell'informazione dal vuoto quantico non sarebbe possibile se il sistema vivente non fosse aperto ad uno scambio con l'ambiente esterno.

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venerdì 28 gennaio 2022

Entanglement: connessioni fisica coscienza


L'entanglement: connessioni fra fisica e coscienza

Scienza e Fisica Quantistica

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La fisica quantistica e la coscienza umana sono strettamente correlate tra loro.

Nella sua opera Entanglement, il dottore in astrofisica e ricercatore internazionale Massimo Teodorani ci conduce sulle tracce di un’incredibile scoperta, in cui furono implicate personalità scientifiche di grande prestigio: la coscienza umana è una funzione della natura, rivelata e definita dalla fisica quantistica.

Redazione - Scienza e Conoscenza - 27/01/2022

A cura della redazione della collana Scienza e conoscenza

Il lavoro di Stuart Hameroff (medico anestesista statunitense e professore presso l'Università dell'Arizona) consisteva nel trovare possibili locazioni e strutture nel cervello in grado di permettere effetti di computazione quantistica, però mancava ancora l’ossatura fisica della teoria quantistica della coscienza. Fu così che entrò in scena Roger Penrose, il quale spiegò quali sono i meccanismi fisici che determinano la formazione di momenti di coscienza nel cervello, tramite stati di entanglement e coerenza presenti nei microtubuli e il collasso della funzione d’onda che raccoglie tutti assieme gli stati quantistici all’interno dei microtubuli.

Il suddetto collasso si verifica in una maniera estremamente sofisticata e avviene non tramite un processo di misura ma tramite la gravità quantistica. Questo collasso porta ad atti elementari di coscienza, che però non sono computabili in senso convenzionale (si tratta cioè di processi non-algoritmici), come invece si era ritenuto fino a ora, cioè che fossero i neuroni con i loro meccanismi di trasmissione elettrica i principali protagonisti del processo.

Affinché abbia luogo tutto questo è necessario che il cervello realizzi uno stato di coerenza quantistica macroscopica, e che tale stato sia mantenuto per un certo tempo. Come vedremo, il collasso degli stati di sovrapposizione quantistica che si verificano nel cervello tramite i microtubuli, ha luogo in media ogni quarantesimo di secondo. Come concordano sia Penrose che Hameroff, la coscienza è un processo che sta al confine tra il mondo quantistico e il mondo classico.

Esso si articola in due fasi fondamentali:

Nella prima fase abbiamo un “momento inconscio” corrispondente alla sovrapposizione quantistica di tutti gli stati delle tubuline nei microtubuli, una specie di limbo della coscienza di brevissima durata.

Nella seconda fase abbiamo il “momento conscio” vero e proprio corrispondente al collasso della funzione d’onda che raccoglieva in sé in un unico stato quantistico il complesso entanglement globale che unisce i microtubuli nel cervello: questa seconda fase viene denominata “riduzione obiettiva orchestrata”. Obiettiva perché il collasso della funzione d’onda riduce uno stato quantistico a uno stato classico. Orchestrata perché il momento di coscienza risulta dall’azione concertata di un certo numero di microtubuli entangled nel cervello.

In base ai calcoli, si è in grado di stabilire che per generare un momento di coscienza corrispondente alla riduzione orchestrata, sia necessario un numero di 109 tubuline. Questa seconda fase innesca, automaticamente in seguito al collasso della funzione d’onda, i normali processi elettrici tramite i quali neuroni e sinapsi comunicano tra loro tramite segnali convenzionali.

Le conoscenze tradizionali sul funzionamento del cervello non erano sbagliate in sé, ma solo profondamente incomplete, dal momento che prendevano in considerazione solo gli effetti delle cose ma non le cause (questa è una caratteristica costante di tutta la scienza tradizionale di stampo prettamente Newtoniano).

Ma che cosa determina il collasso della “funzione d’onda cerebrale”?

Non si tratta di un processo di misura o osservazione come avviene nei normali processi quantistici, né della decoerenza per via delle interazioni distruttive a livello quantistico che possono avvenire nel cervello. Qui si tratta di un processo completamente diverso che ha le sue radici nella gravità quantistica. Sembrerà strano, un collasso gravito-quantistico all’interno del cervello sarebbe davvero una cosa buffa, ma è reale ed è comprensibile una volta che si capisce il contesto fisico preciso in cui essa avviene. Penrose ritiene che le sovrapposizioni quantistiche di stati a livello delle tubuline nei microtubuli si manifestino come “separazioni” a un livello molto elementare della realtà: l’ultima delle realtà possibili, almeno in base alle più avanzate conoscenze di fisica teorica. Si tratta proprio del campo di Planck, quella “zona” denominata anche “schiuma quantistica” (o vuoto quantistico, che è solo un falso vuoto), dove il mondo quantistico e il mondo relativistico finiscono per coincidere per forza, dal momento che questo campo è al contempo materia-energia (soggetta a effetti quantistici) e spazio-tempo.

Secondo la teoria della relatività, una massa ha la caratteristica di incurvare lo spazio-tempo. Penrose ritiene che proprio la gravità, generata dalla massa, sia importante per comprendere gli enigmi della meccanica quantistica, e che la meccanica quantistica debba essere modificata per lasciare spazio agli effetti della gravità, piuttosto che il contrario. E il campo di Planck è il contesto ideale dove sviluppare questa fisica.

Roger Penrose ha infatti studiato a fondo il problema dell’unificazione tra meccanica quantistica e relatività generale sotto forma della sua teoria degli “spin network”, e proprio nel cervello avrebbe trovato una zona ideale dove questa unificazione può avere luogo, solo che prima del collasso della funzione d’onda (il momento di coscienza) è come se gli elementi che forniscono coscienza al cervello si trovassero in uno stato di animazione sospesa in un’altra dimensione: appunto il campo di Planck, con una lunghezza caratteristica di 10-33 cm.

Cosa sono gli stati di sovrapposizione quantistica?

Cosa succede quando abbiamo gli stati di sovrapposizione quantistica nell’orchestra di microtubuli entangled che animano il cervello? Questi corrispondono a delle separazioni (o bolle) nello spaziotempo, e si tratta di fattori che lo fanno collassare allo stesso modo in cui una massa collassa in un buco nero. Quella “informazione sospesa” che caratterizza gli stati di sovrapposizione, è quella che da Penrose viene denominata “informazione protoconscia”. Essa risiede nel campo di Planck, ma Penrose estende proprio a questa scala la teoria della relatività generale (in cui una massa curva lo spazio tempo). In tal modo, arrangiamenti specifici di masse come ad esempio quelle dei microtubuli, rappresentano allora configurazioni specifiche della geometria dello spaziotempo.

Ma qui non ci troviamo attorno all’ergosfera di un buco nero, ma in un ambiente microscopico e allora agli effetti relativistici vanno aggiunti quelli quantistici: in tal modo la massa-energia delle tubuline nei microtubuli incurva lo spazio-tempo, e quando le tubuline si trovano in stato di sovrapposizione quantistica, questo nello spazio-tempo si manifesta come “separazioni” della massa totale, che non è altro che un effetto simultaneo (per entanglement) di curvatura spazio-temporale in opposte direzioni. In queste circostanze una proteina come la tubulina viene a trovarsi in due stati sovrapposti corrispondenti a due alternative curvature spazio-temporali: ciò corrisponde esattamente a uno stato di sovrapposizione quantistica di 0 e 1.

Il cervello umano: un computer quantistico?

Si immagini il numero di tubuline che si trovano in questo stato all’interno di un singolo microtubulo e al numero totale di microtubuli nel cervello: avremo un numero spropositato di Qubit. Ma questa non è altro che la manifestazione di un computer quantistico! Infatti, in fase di sovrapposizione le tubuline comunicano con le altre tubuline entangled che si trovano nello stesso microtubulo, negli altri microtubuli che si trovano nello stesso neurone, e nei microtubuli dei neuroni vicini e poi attraverso regioni macroscopiche del cervello. Ma tutti questi processi traggono la loro origine dalla scala di Planck, ovvero dal vuoto quantistico! Sembra che il vuoto quantistico sia una “zona” lontana da noi; in realtà si trova nello spazio interatomico, cioè ovunque, e quindi anche nel nostro corpo e nei microtubuli. Ma all’aumentare delle dimensioni di un dato sistema di sovrapposizioni quantistiche come nel caso dell’immenso mare di microtubuli nel cervello, ci si viene a trovare a un punto – un valore di soglia – in cui un “fattore obiettivo” rappresentato dalla gravità quantistica del campo di Planck determinerà il collasso di tutta questa sovrapposizione.

Sul piano di Planck – ovvero del vuoto quantistico – ciò si manifesta quando una curvatura nello spazio-tempo diventa troppo grande: finirà per collassare in uno stato o in un altro, sotto l’azione della gravità stessa!

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L'intreccio nel mondo quantistico: dalle particelle alla coscienza

Massimo Teodorani

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mercoledì 26 gennaio 2022

Esperimento Young: prova natura ondulatoria luce


Esperimento di Young: prova concreta della natura ondulatoria della luce

Scienza e Fisica

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Se fino alla fine del Settecento era predominante la concezione newtoniana secondo cui la luce sarebbe composta da particelle, nel 1802 il medico inglese Thomas Young realizzò un esperimento sensazionale che sembrò sbaragliare il modello corpuscolare. L’esperimento di Young è molto semplice.

Davide Fiscaletti - 25/01/2022

La luce entra in una piastra con due fenditure. Si osserva quindi, su un apposito schermo, posizionato a una certa distanza dietro la fenditura, il comportamento della luce dopo che ha attraversato le fenditure. La cosa interessante, e a quei tempi rivoluzionaria, è che Young vide sullo schermo bande chiare e scure che si alternavano.

Se però copriva una delle due fenditure in modo che la luce passasse solo dall’altra, le bande scomparivano. Supponendo che la luce sia composta da particelle, la luminosità dovrebbe dipendere direttamente dal numero di particelle: più particelle arrivano in un punto, più esso ci apparirà luminoso.

Con questa ipotesi non è però possibile spiegare le bande effettivamente osservate da Young. In particolare, non si riesce assolutamente a spiegare perché in certi punti avvenga un fenomeno bizzarro: la diminuzione della luminosità se sono aperte entrambe le fenditure e l’aumento della luminosità quando solo una fenditura è aperta. Insomma, l’ipotesi secondo la quale la luce è composta da particelle sembra essere smentita dall’osservazione sperimentale di bande chiare e scure.

I risultati ottenuti da Young possono essere invece compresi facilmente ipotizzando che la luce si comporti come un’onda sul lago, che la luce sia un’onda che si diffonde nello spazio. L’esperimento di Young evidenzia il cosiddetto fenomeno di interferenza di due onde luminose, cioè della sovrapposizione di due onde luminose provenienti da due sorgenti coerenti (che emettono onde di eguale frequenza e mantengono inalterata la differenza di fase): dietro le due fenditure compaiono due onde che nelle zone in cui oscillano nella stessa direzione si rafforzano generando bande chiare (interferenza costruttiva), mentre nelle zone in cui oscillano in direzioni opposte si annullano a vicenda generando bande scure (interferenza distruttiva).

Ecco cosa potrai approfondire nella versione completa dell'articolo sulla rivista

Maxwell e l'elettromagnetismo

Einstein: i fotoni

Dualismo oggettivo onda-corpuscolo versus principio di complementarità

Esperimenti sulla luce nella seconda metà del Novecento

La luce nella teoria quantistica dei campi

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