giovedì 17 maggio 2018

Cervello e linguaggio: apprendere una nuova lingua




Cervello e linguaggio: apprendere una nuova lingua lo modifica. L'esempio del Sanscrito

Neuroscienze e Cervello      

L’apprendimento di nuove lingue plasma il cervello e rimodula la percezione della realtà. Cosa accade al cervello quando la lingua imparata è quella degli Dei, ovvero l'antica lingua sanscrita? Ce ne parla il neurologo ed esperto di Ayurveda, dottor Antonio Morandi

di Antonio Morandi - 17/05/2018

L’apprendimento di una nuova lingua provoca dei cambiamenti sia a livello strutturale del cervello, che nell’elaborazione della percezione della realtà. Quest’ipotesi è stata confermata da molteplici studi. È stato infatti ampiamente dimostrato come, anche nell’adulto, l’apprendimento di lingue straniere sia accompagnato da un cambiamento strutturale delle regioni del cervello coinvolte nel linguaggio e a un aumento di volume della loro materia grigia. Questi cambiamenti sottendono ovviamente una variazione a livello microstrutturale e cioè dei neuroni, delle cellule gliali e delle loro connessioni sinaptiche. In particolare, è stato osservato che proprio l’ippocampo e aree del lobo temporale sinistro sono strutture che si sono rivelate importanti per l’apprendimento di una nuova lingua. Come già accennato, l’ippocampo è cruciale per la formazione delle memorie a breve ed a lungo termine, ma è anche noto come quella struttura principalmente affetta nella malattia di Alzheimer. A tal riguardo è interessante notare che le persone bilingue tendono ad avere un inizio ritardato della malattia di Alzheimer rispetto alle persone monolingue. Come se l’aumento di volume dell’ippocampo indotto dal bilinguismo svolgesse un ruolo protettivo, forse di buffer, nei confronti della neurodegenerazione.

Le diverse lingue manifestano le infinite capacità di adattamento del genere umano e presentano caratteristiche particolari, sia dal punto di vista strutturale che logico. Il modo di formare i vocaboli, le regole grammaticali e sintattiche costituiscono gli elementi fondanti di una lingua. Considerando la stretta relazione che esiste fra cervello e linguaggio, è ragionevole affermare che una lingua esprima nella sua struttura lo schema funzionale del sistema cognitivo cui appartiene. Quindi imparare una nuova lingua implicherebbe la possibilità di assimilare anche un diverso sistema di elaborazione del pensiero e quindi di percezione della realtà.

La lingua degli Dei: il Sanscrito

Fra le varie lingue esistenti al mondo, sono circa 7,000, ne esistono alcune con caratteristiche strutturali molto particolari, che più di altre possono influenzare la struttura cognitiva. Il Sanscrito è una di queste.

La struttura grammaticale del Sanscrito è così complessa e completa che è stata presa come riferimento dalla moderna informatica. Le 3959 regole definite dal grammatico Pāṇini anticipano infatti la moderna logica formale matematica e i metalinguaggi utilizzati per la progettazione dei linguaggi di programmazione dei computer.

La caratteristica principale che differenzia il Sanscrito dalle lingue moderne risiede nel fatto che le sue parole sono per la maggior parte costituite da radici verbali e non rappresentano oggetti ma le loro proprietà. Questa caratteristica porta a una mancanza di univocità fra parola ed oggetto, se non in pochissimi casi, come ad esempio per i numeri. La realtà descritta dal Sanscrito quindi è dinamica e non imprigionata nella staticità dell’oggetto. Ad esempio, una parola sanscrita per indicare un “albero” è vṛkṣa che letteralmente vuol dire “qualcosa che viene tagliato e cade”: appare ovvio che questa proprietà di cadere quando tagliato può essere applicata anche ad altre entità che non siano un albero. Le parole quindi cambiano in relazione alla proprietà che maggiormente rappresenta la funzione dell’oggetto considerato. Infatti, se vogliamo porre l’attenzione sul fatto che l’albero ha radici che traggono i nutrienti dal terreno, si userà la parola pādapa che significa “qualcosa che beve usando i piedi”.

Sulla base di questa logica, una parola sanscrita può essere coniata da chiunque sulla base delle proprietà di un oggetto, anche se sconosciuto. Le parole si formano secondo un algoritmo specifico chiamato vyākaraṇa che mette insieme morfemi indicanti proprietà semplici per formare aggregati complessi. Quindi il numero di parole che si possono formare in Sanscrito è virtualmente infinito.

L’aspetto peculiare del Sanscrito in pratica è che grammatica e semantica sono fusi in una entità coerente e non sono separate come nelle altre lingue.

Quanto detto è indice della complessità e diversità del modello cognitivo che corrisponde alla lingua Sanscrita, e che descrive un mondo interconnesso e in continuo cambiamento. Un mondo descritto attraverso la lingua Sanscrita acquista sicuramente dimensioni diverse, e infatti la scienza vedica descrive una realtà molto più vicina a quella descritta dalla moderna fisica quantistica a cui concettualmente si avvicina.

Antonio Morandi è Neurologo ed esperto di Ayurveda, Diplomato in India. È direttore di “Ayurvedic Point” Centro e Scuola di Ayurveda a Milano. Presidente di S.S.I.M.A. (Società Scientifica Italiana di Medicina Ayurvedica), autore di decine di articoli scientifici sull’Ayurveda pubblicati sulle più importanti riviste internazionali di settore. Ha ricevuto nel 2017 il Premio Internazionale IASTAM per la Ricerca in Ayurveda, primo europeo ad aver ricevuto questo riconoscimento.
Fa parte del comitato scientifico di Scienza e Conoscenza, la rivista trimestrale del Gruppo Macro che tratta di medicina integrata, medicina non convenzionale, scienza di frontiera, coscienza.

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Scienza e Conoscenza n. 64 - Rivista Cartacea
Nuove Scienze, Medicina non Convenzionale, Coscienza
Autori Vari

lunedì 14 maggio 2018

Guarigione a distanza e fisica quantistica




Guarigione a distanza e fisica quantistica

Medicina Quantistica e Bioenergetica      

L’intenzionalità di guarigione e gli effetti terapeutici a distanza trovano spiegazione nell’entanglement quantistico e nella non-località: ecco spiegati i poteri straordinari della mente umana

Gioacchino Pagliaro - 14/05/2018

Lo scienziato Dean Radin, Direttore dell’Istituto di Scienze Noetiche e rinomato studioso di fama mondiale, per trent’anni ha studiato l’interazione mente materia in prestigiose Università come Princeton, Nevada e in importanti Centri di Ricerca della Silicon Valley. Con le sue ricerche scientifiche sostiene che le menti siano correlate quantisticamente con l’Universo e che la teoria dei quanti apporti un contributo determinante per la comprensione delle comunicazioni non locali, ovvero di quelle forme di comunicazione che avvengono in assenza di segnale, ovvero di tutte quelle forme di influenzamento mentale della realtà, al di fuori della concezione spazio temporale classica.

Radin utilizzando le teorie di Böhr, di De Broglie, di Schrödinger, di Bell e la teoria dell’entanglement, sostiene che la struttura fondamentale dell’Universo, dal Big Bang ad oggi, potrebbe essere costituita da un’enorme rete di particelle che rimangono in contatto le une con le altre a qualsiasi distanza, al di fuori della dimensione temporale in assenza di spostamento di energia e informazione. La realtà fisica potrebbe essere un vasto sistema quantistico che risponde a delle particolari interazioni. All’interno di questa prospettiva la mente coesiste in modo inseparabile con le menti delle altre persone ed entità, e con gli oggetti distanti. L’attenzione, la consapevolezza derivante dalle pratiche meditative e l’intenzione rappresentano il tramite migliore per interagire con questo sistema quantistico.

Per Radin queste teorie consentono una lettura delle interazioni mentali a distanza e tra mente e materia, non come misteriose o esoteriche capacità della mente, ma come specifiche forme di interazioni delle menti nella realtà dell’entanglement.

La letteratura scientifica sulla guarigione a distanza

Il tema delle guarigioni a distanza ha attirato e attira da alcuni decenni l’attenzione di ricercatori e di clinici i quali evidenziano l’esistenza del fenomeno, senza però riuscire a spiegarlo in modo esauriente. Infatti anche se oggi, rispetto al passato, si hanno conoscenze più approfondite e dettagliate su come guidare i gruppi per la guarigione a distanza e sul modo di utilizzare correttamente l’intenzione di guarigione, resta altrettanto vero che ancora molto resta da indagare in questo campo.

Le evidenze scientifiche relative sia ai fenomeni quantistici non-locali sia a forme di coerenza quantistica nei sistemi viventi offrono le premesse per una possibile chiave esplicativa dei meccanismi delle guarigioni a distanza o DHI (Distant Healing Therapies).

Con questo articolo – attraverso l’analisi di alcune recenti ricerche scientifiche di alto pregio – cercherò di evidenziare in questi fenomeni quei risultati, quei limiti e quegli errori che alcuni rigorosi studi hanno rilevato.

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Scienza e Conoscenza n. 64 - Rivista Cartacea
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Autori Vari

venerdì 11 maggio 2018

Matrice Extracellulare: mare della salute




Matrice Extracellulare: il mare interno della nostra salute

Medicina Non Convenzionale
      

La Matrice Extracellulare è il mare in cui le nostre cellule sono immerse e attraverso le quali si scambiano le informazioni. Cosa accade quando questo mare è inquinato? E perché la Matrice si deteriora e invecchia? Scopriamo insieme le dinamiche dell'invecchiamento cellulare e come prevenirle

Federico Perinelli - 11/05/2018

Assodata la sua importanza a livello strutturale e di sostegno è importante sottolineare ed evidenziare anche altre funzioni. Immaginiamola come un “mare” nel quale sono immerse molecole e cellule grazie al quale avviene un continuo scambio di nutrienti, ormoni, segnali chimici, farmaci, sostanze di scarto e ahimè sostanze inquinanti tra una cellula e un’altra cellula. Tali scambi sono necessari per la loro crescita, il loro proliferarsi e la loro sopravvivenza. Quindi la comunicazione cellulare avviene e passa grazie alla matrice extracellulare.

Invecchiamento cellulare ed equilibrio acido-base

Dal momento che iniziamo a vivere progressivamente inizia anche l’invecchiamento della nostra MEC che inizia a perdere la sua integrità e funzionalità. Ciò che incrementa e aiuta il suo invecchiamento è in gran parte legato all’inquinamento cui siamo quotidianamente sottoposti, le errate abitudini alimentari e lo stress. Tutti fattori che tendono a innescare le infiammazioni croniche, le quali creano la condizione ottimale per l’attivazione delle metalloproteasi che degradano lentamente la matrice extracellulare. Anche se la degradazione è una risposta di protezione del nostro organismo, essa segna l’inizio del percorso di indebolimento sia strutturale che funzionale.

Tutto questo comporta un accumulo di sostanze tossiche nella matrice. È giusto ricordare che la qualità della nostra vita dipende in parte dalla sua purezza. Molte tossine e sostanze di scarto nella MEC comportano una malnutrizione cellulare, uno squilibrio acido-base e una conseguente cattiva comunicazione cellulare, la quale viene inevitabilmente disturbata, con tutti i potenziali rischi che comporta, andando così a velocizzare i processi di invecchiamento. Anche il trasporto di ormoni e di neurotrasmettitori diviene inefficiente e di conseguenza si verifica una diminuzione della sensibilità cellulare, che può determinare l’insorgenza di problemi metabolici.

Ho paragonato la matrice al “mare”. Ora per capire meglio quanto sia importante ciò che ho detto paragonate le nostre cellule ai pesci che vivono in questo mare. Qualsiasi pesce, anche se nato sano, se vive in acque inquinate è destinato a morte precoce e certa.

MEC in salute: come fare?

Come tuteliamo la nostra matrice extracellulare? Sicuramente è un’ottima iniziativa quella di recarsi presso uno specialista o dal proprio medico di famiglia senza avventurarsi verso “cure fai da te”: questi specialisti possono prescrivere dei protocolli di disintossicazione mirata.

Ecco i primi passi:

correggere la nostra alimentazione, prediligendo frutta e verdura di stagione e quando possibile cruda;
una buona attività fisica almeno 3 volte alla settimana, non fumare e non bere alcolici;
ricordiamoci anche di bere molta acqua che aiuta l’idratazione e il drenaggio tossinico;
una pratica molto importante che può contribuire a eliminare le sostanze inquinanti volatili (deboli) è la cura della respirazione, che è possibile approfondire e imparare in molte pratiche di meditazione, come ad esempio lo yoga. Questo perché l’attività respiratoria, mediante l’eliminazione di acqua e anidride carbonica, contribuisce a modulare l’equilibrio acido-base, eliminando le tossine acide di tipo volatile (deboli) – che sono quelle maggiormente prodotte dagli zuccheri e dalle proteine vegetali – e provocando un aumento del flusso sanguigno e una maggiore ossigenazione nei nostri tessuti.

A presto e buona salute.

Alkawater® - Concentrato Alcalino di Boro, Molibdeno e Selenio
Utile per elevare il pH dell’acqua potabile e favorisce, con i suoi minerali (potassio, sodio, cloro, selenio, boro, molibdeno) ed i suoi oligoelementi il fisiologico equilibrio acido-basico.