martedì 7 maggio 2019

Cosa sono i cibi fermentati e perche' ci fanno bene



Cosa sono i cibi fermentati e perche' ci fanno bene

Alimentazione e Salute


I cibi fermentati sono una vera iniezione di microrganismi benefici per il nostro corpo: scopriamo come avviene il processo di fermentazione e perché questi alimenti fanno bene alla nostra salute

Andrea Giulia Pollini - 05/05/2019

Ancora una volta mi rendo conto di quanti batteri buoni ci siano nel nostro corpo e di quanto ci facciano bene. Tra le molte forme in cui possiamo assumere dei batteri buoni, essenziali per il nostro microbioma ci sono i cibi fermentati. I cibi fermentati sono dei cibi che hanno subito un processo chimico che chiamiamo fermentazione. La fermentazione avviene quando un alimento si trova in assenza di ossigeno: i batteri in esso presenti liberano l’energia contenuta nello zucchero (glucosio) per renderla utilizzabile. I batteri, come tutti gli esseri viventi, hanno bisogno di energia che ottengono da quello che mangiano, producendo, alla fine, “scarti” ancora ricchi di energia. Il procedimento della fermentazione è antichissimo, risale a quando ancora non esistevano frigoriferi dove poter conservare i cibi.

Cibi fermentati: perché fanno bene?

I cibi fermentati contengono dei batteri buoni, utili al nostro intestino, che facilitano la digestione e garantiscono il benessere dell’apparato digerente, regolarizzandolo. Il nostro microbioma intestinale, come ben sappiamo, è regolato da tutti i microorganismi che vivono al suo interno oggi sappiamo che un microbioma sano è garanzia di salute. Per capire meglio la bontà e gli effetti benefici degli alimenti fermentati possiamo citare il libro  Il tuo grande libro dei cibi fermentati di Shannon Stonger:

“Spesso pensiamo a frutta e verdura crude come la più importante fonte di enzimi. Tuttavia, le loro versioni fermentate sono ancora meglio del cibo crudo, perché il loro tenore di vitamine ed enzimi, ma anche la loro digeribilità, va alle stelle dopo un adeguato processo di fermentazione. Per così dire, prendete quello che già va bene e gli fate mettere le ali. Non solo: la fermentazione aiuta anche ad assicurarsi che altri cibi non possano bloccare gli enzimi. In tutti i semi (oleosi, cereali e legumi) ci sono i cosiddetti “inibitori degli enzimi”. Questi fanno esattamente quello che suggerisce il loro nome: inibiscono la capacità degli enzimi di scomporre i macronutrienti, il che ha come conseguenza una digestione mediocre. La fermentazione dei cereali e dei semi neutralizza gli inibitori degli enzimi”.

Cibi fermentati: quali?

Al giorno d’oggi utilizziamo moltissimo i nostri alleati microbici per la produzione di un’ampia varietà di prodotti fermentati del latte, tra cui bevande come il kefir e prodotti semisolidi come lo yogurt. Altri alimenti fermentati sono: i sottaceti, i formaggi come il famoso Gorgonzola o il francese Roquefort, i crauti e le olive. I cibi fermentati hanno anche la grande capacità di esaltare i sapori. Le verdure fermentate, ad esempio, non solo mantengono le loro qualità benefiche, ma le aumentano grazie alla fermentazione, che ne esalta anche i sapori. 

Uno dei cibi fermentati con più effetti benefici è il miso che si ottiene dalla fermentazione della soia gialla con aggiunta di sale marino e fermenti vivi. Il miso è un condimento tradizionale in tutto il Giappone e viene usato per la preparazione della famosa zuppa di miso, oltre che per altre ricette locali. In Occidente il miso è arrivato soltanto nell'ultima decina di anni ed è già molto popolare grazie alle molte proprietà nutrizionali e salutari.

Descrizione libro

Impara ad autoprodurre cibi fermentati in maniera ecosostenibile e a impatto zero!

Sfruttare le tradizioni delle generazioni passate per conservare il cibo non è solo una passione per Shannon Stonger, ma fa parte della sua vita quotidiana. Lei e la sua famiglia hanno di vivere in una fattoria autosufficiente lontani dalle comodità del mondo moderno. Potendo contare sulla sola energia che la natura gli fornisce, Shannon si basa su pratici metodi di conservazione degli alimenti, quale la fermentazione, per fornire cibo nutriente alla sua famiglia e risparmiare sulla spesa alimentare.

Imparando i suoi sperimentati metodi di fermentazione potrete dar vita a deliziosi pasti pieni di probiotici vivi che sono importantissimi per la salute della flora intestinale.

L’approccio di Shannon alla fermentazione fonde la sua formazione scientifica con un decennio di esperienze pratiche e di passione per la sostenibilità, rendendo accessibile a chiunque la fermentazione, che applica a cinque settori: verdure, cereali (includendo gli sfornati glutenfree a pasta acida), latticini, bevande e condimenti.

Che siate un contadino, un gourmet o vogliate semplicemente sfruttare i pregi della fermentazione, questo libro vi fornirà le basi per attuare questa pratica in modo sostenibile e sicuro.

Una guida fondamentale per produrre deliziosi cibi fermentati in modo semplice e sicuro.

 Indice

Introduzione

IL PROCESSO BASE DI FERMENTAZIONE

I cibi fermentati nella conservazione degli alimenti
I cibi fermentati come medicina
L’ incredibile capacità di esaltare i sapori
Cura dello starter e pratiche migliori
Il controllo della muffa
Come mangiare cibi fermentati tutti i giorni
Come usare questo libro

VERDURE

La scienza dietro la conservazione con acido lattico
La fermentazione è intrinsecamente sicura
I segreti per la fermentazione anaerobica nel vaso
Il rapporto tra sale, temperatura e tempo
Quando le verdure sono pronte
Il quando e il come della conservazione al freddo
Conservazione al freddo senza frigorifero
Come evitare verdure mollicce
Gli starter
Attrezzatura
Come usare le verdure fermentate
Due parole sulle ricette
Kimchi della fattoria
Curtido di zucca estiva
Crauti al coriandolo fresco
Erbe fresche fermentate
Mais acido
Fagiolini alla pizzaiola
Bastoncini di barbabietola e rapa all’aneto
Crauti alla frutta
Sottaceti kosher all’aneto
Fagioli freschi fermentati
Chips di patate dolci con peperoncini secchi
Carote speziate per tutti i giorni
Peperoni interi fermentati e salsa
Pomodori interi fermentati
Verdure fermentate in salamoia – ricetta base
Verdure fermentate in salamoia naturale – ricetta base
Insalata di patate ai tre vegetali fermentati
Pasta orientale al kimchi

CEREALI

Pasta madre: il futuro nutrizionale sostenibile
La pasta madre sostenibile
Lo starter di pasta acida: l’ingrediente principale
La routine di pasta acida per le proprie esigenze
L’imprevedibile natura della lievitazione naturale
In breve, la lunga fermentazione
La questione del glutine
La panificazione a pasta acida senza glutine
Come fare uno starter di pasta acida
Come mantenere uno starter di pasta acida
Come usare lo starter nel momento di massima attività
Due parole sulle ricette
Muffin inglesi di grano
Pancarré di grano
Cornetti di grano
Il vero pane campagnolo
Pancarré 100% integrale
Biscotti salati
Versatili tortillas o focacce di grano
Muffin fermentati di frutta di stagione
Pancake di grano
Cookie di avena senza grano
Muffin inglesi gluten-free
Panini gluten-free
Pagnotta rustica con i semi, senza glutine
Vaporosi pancake gluten-free
Porridge fermentato perpetuo
Pane di mais cotto in padella
Polenta fermentata

LATTICINI

Come funziona la fermentazione dei latticini
La produzione casalinga di latticini semplice e sostenibile
Kefir: la star della cucina della mia fattoria
Kefir con latte vegetale
Il latte: l’ingrediente più importante
Filtrare i latticini fermentati
Attrezzatura
Due parole sulle ricette
Come fare il kefir di latte
Quattro metodi per fare lo yogurt
Muesli di saraceno con kefir, fichi e zenzero
Semplice feta della fattoria
Okroška
Coleslaw con frutta e yogurt
Sciroppo per pancake al kefir
Crème fraîche al kefir
Come far fermentare i cereali con il kefir
Smoothie con latticini, saraceno e frutti di bosco
Raita con verdure di stagione
Mousse di yogurt e frutta
Condimento allo yogurt per la caesar salad
Insalata speziata di pollo e patate al limone
Kefir da bere
Purea di patate dolci e kefir
Kefir come starter mesofilo per il formaggio
Clabber
Cagliata e siero
Burro fermentato e latticello tradizionale
Latticello fermentato
Panna acida in tre modi

BEVANDE

Le bevande fermentate in un sistema alimentare sostenibile
Le fasi della fermentazione delle bevande
Fermentazione naturale e con lo starter
Kvass: la madre delle bevande fermentate naturalmente
Attrezzatura
Due parole sulle ricette
Kvass di pane a pasta acida
Kvass di patate dolci
Sciroppo di radici per bevande fermentate
Come fare le bibite con il siero
Concentrato fermentato di horchata
Kvass di torsolo di cavolo
Sciroppo di ginger ale per bevande fermentate
Bevanda di noccioli
Come fare il kefir di acqua
Far fermentare succhi di frutta
Kvass di barbabietola e mela
Kvass di frutta secca
Bicchierini wellness di salamoia
Come fare il kombucha
Kvass carota-clementine

CONDIMENTI

Il lato sostenibile dei condimenti fermentati
Conservazione dei cibi e condimenti fermentati
Due parole sulle ricette
Salsa di tomatillos alla cipolla abbrustolita
Salsa piccante alla salamoia
Salsa di pere allo zenzero
Salsa dell’orto
Maionese alla salamoia
Salsa piccante ultrafermentata
Mostarda fermentata di zucchine e frutta
Condimento ranchero ai latticini fermentati
Ketchup fermentato in due modi
Salsa marinara cruda
Salsa alla salamoia e alle erbe di casa

 Scheda Tecnica

Editore Macro Edizioni
Data pubblicazione         Febbraio 2019
Formato              Libro - Pag 261 - 19 x 19 cm

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Ricette e preparazioni naturali a impatto zero
Shannon Stonger

lunedì 6 maggio 2019

Che cosa non e' l'Ayurveda - 1



Che cosa non e' l'Ayurveda - 1

prima parte

Medicina Non Convenzionale

>> http://bit.ly/2Z494rw       

Sentiamo sempre più spesso parlare di Āyurveda, ma sappiamo davvero di cosa si tratta? In questo articolo parliamo di Āyurveda partendo da cosa non è

Antonio Morandi - 03/05/2019

Tratto dall’ebook Il Paradigma dell’Ayurveda

Si parla molto di Āyurveda al giorno d’oggi ma spesso, pur­troppo, circolano informazioni errate. Talvolta la moda dell’In­dia e dell’Oriente trascina l’Āyurveda nell’aura del folklore e del mistero esotico, altre volte una conoscenza superficiale ne stravolge l’essenza pura; o la piega al riduzionismo facendola diventare così un’appendice strumentale della biomedicina o, ipersemplificandone i principi, la sfrutta per scopi puramen­te commerciali e sconsiderati.

Tutto questo delegittima gra­vemente l’Āyurveda, privandola della sua identità culturale e scientifica e costruendo una barriera di pregiudizi che limitano in modo disastroso un confronto costruttivo con la medicina moderna. Ovviamente esiste anche, un’informazione seria e adeguata, corroborata da fonti classiche e ricerche moderne che, oltre a diffondere un’immagine seria e reale dell’Āyurveda, ne mette in evidenza la straordinaria attualitá e la pos­sibilità di interazione e collaborazione con la Medicina e la Scienza Moderna.

Tuttavia quest’ultimo tipo di comunicazio­ne si confonde e diluisce nel marasma della ciclopica infor­mazione oggi disponibile, e viene coperta dalla suggestione della faciloneria che suggerisce mistici portentosi rimedi, o che nega aprioristicamente e acriticamente ogni evidenza di efficacia. È quindi necessario richiamare l’attenzione su con­cetti e fatti fondamentali dell’Āyurveda per chiarirne la vera natura e anche per meglio orientarci nel panorama attuale delle medicine non convenzionali. Questo libro è una raccol­ta di articoli, alcuni di essi inediti, che rappresentano aspetti non sempre conosciuti dell’Āyurveda e che offrono una pro­spettiva nuova di questo antico, ma incredibilmente, attuale, sistema di conoscenza.

Per preparare il lettore a una prosecuzione ragionata del­la lettura e libera da errati preconcetti o convinzioni, ritengo opportuno e utile, in questo periodo di confusione e disinfor­mazione, definire “cosa l’Āyurveda non è” piuttosto ciò che è. È pratica comune nelle antiche culture, per esprimere un con­cetto molto complesso e vasto, indicare cosa esso non è piut­tosto ciò che è, la cosiddetta ”via negativa”. Adottiamo quindi questa logica con l’Āyurveda attraverso l’esame di una serie di affermazioni al negativo, la cui discussione offrirà anche spunti e indicazioni utili per per la lettura dei vari articoli che com­pongono questo libro.

1. L’Āyurveda non è benessere

Questa affermazione iniziale potrebbe risultare in un pri­mo momento, sulla scorta di quanto si dice comunemente dell’Āyurveda, veramente sconvolgente, tuttavia è profonda­mente vera. Molte volte l’uso delle parole viene fatto in modo superficiale senza considerarne il vero significato. Nel mon­do attuale caratterizzato da una continua stimolazione quasi aggressiva della percezione sensoriale, il raggiungimento del benessere, dello star bene appunto, attraverso la soddisfazio­ne dei sensi sembra che sia il solo obiettivo valido e ciò viene erroneamente scambiato per salute.

Ecco allora un prolifera­re di attività e tecniche che offrono un facile raggiungimento del piacere sensoriale in cui, per una serie di idee superficiali e concezioni errate, viene inclusa anche l’Āyurveda. La salute però è un’altra cosa ed è questo il vero scopo dell’Āyurveda. L’Āyurveda si propone infatti di promuovere, mantenere o re­cuperare la salute dell’individuo e della comunità(1).

Lo stato di salute è la capacità del nostro complesso corpo-mente di rispondere in modo adeguato, adattandosi alle stimolazioni dell’ambiente, così che il nostro sistema mantenga un equi­librio funzionale fisico, mentale e psicologico(2). All’equilibrio che consegue a un pieno stato di salute corrisponde un stato di pienezza e soddisfazione anche sensoriale. Lo stato di be­nessere per la visione dell’Āyurveda è quindi solo un effetto secondario di uno stato di salute che invece è il suo obietti­vo primario. Possiamo quindi affermare che l’Āyurveda non è benessere ma è Salute.

2. L’Āyurveda non è una tecnica di massaggio

Nell’immaginario collettivo occidentale l’Āyurveda è pur­troppo spesso associata ai fantomatici “massaggi ayurvedici”, tanto che talvolta viene intesa solo come una tecnica di mas­saggio. Sempre all’inseguimento del piacere, del relax e della fuga dalla realtà si moltiplicano centri, SPA e istituti di bellezza dove vengono proposte improbabili “coccole dorate” ayurve­diche a base di massaggi e manipolazioni varie.

In molti casi reali tecniche terapeutiche ayurvediche vengono brutalmente sconvolte per divenire bizzarri strumenti estetici. E sono per giunta eseguiti da persone inconsapevoli della reale e poten­ziale natura delle tecniche che applicano. Niente di questo ri­guarda o rappresenta l’Āyurveda. Il “massaggio ayurvedico” non esiste. Esistono invece i trattamenti fisici in Āyurveda che rappresentano un’importantissima parte delle sue tecniche terapeutiche e sono mirati a ristabilire l’equilibrio in caso di disturbo e malattia. Rappresentano uno strumento di note­vole valore medico che deve essere utilizzato da personale altamente specializzato e con una conoscenza profonda della materia.

I trattamenti ayurvedici devono inoltre essere coordi­nati con le altre modalità terapeutiche previste per ottenere un coerente risultato ottimale. L’Āyurveda è infatti un sistema medico completo e coordinato, non un’insieme di tecniche a sé stanti, e come tale prende in considerazione tutti i tipi di di­sturbi e malattie. La modalità di prevenzione e cura dell’Āyurv­eda è multidimensionale e avviene attraverso diversi elementi quali: lo stile di vita, la nutrizione, la farmacologia, i trattamenti fisici, la mente, prendendo in considerazione l’intera persona e non solamente l’espressione sintomatologica.

Vale la pena ricordare che Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce l’Āyurveda come Medicina Tradizionale e ne promuove l’atti­vità e l’inserimento, insieme ad altre Medicine Tradizionali, nei Sistemi Sanitari delle nazioni occidentali per fornire una mi­gliore assistenza e funzione(3); in Italia l’Āyurveda è riconosciu­ta come atto medico dalla FNOMCeO (Federazione Naziona­le dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri)(4).

Si può quindi affermare che l’Āyurveda non è una tecnica di massaggio ma un Sistema Medico Completo.

3. L’Āyurveda non è una medicina alternativa

Anche questa affermazione può lasciare un tantino per­plessi, ma come al solito è importante l’uso corretto delle pa­role. Indicare qualcosa come “alternativo” vuol dire che può essere usata al posto di un’altra cosa, di cui quindi o viene negato il valore o viene considerato talmente identico da potere essere sostituito. Quest’affermazione può quindi creare divisioni e contrasti.

L’Āyurveda è una Medicina Tradizionale, un sistema complesso di conoscenza con una distinta e sofisticata episte­mologia e in quanto tale non può essere alternativo a niente, non può nè sostituire né essere sostituito. Lo stesso discorso è ovviamente valido anche per la Medicina Moderna. La peculiare epistemologia dell’Āyurveda affonda le sue radici nel comples­so e multidimensionale universo filosofico-scientifico dell’India. Questo rende l’Āyurveda espressione unica di un sistema di co­noscenza antico e tradizionale.

A mio parere, una collaborazione paritetica fra Āyurveda e Medicina Moderna può veramente of­frire un notevole valore aggiunto. Per far questo l’unica via per­corribile, che rispetti la dignità e la coerenza di entrambi i siste­mi, è attraverso l’identificazione di punti in comune che possano stabilire contatti, indicare sinergie e modelli teorico-pratici che permettano l’emergenza di un paradigma superiore valido per entrambi i sistemi. Questa idea è stata da noi elaborata nel con­cetto di “Collaborative Medicine and Science”, una nuova moda­lità di interazione fra Medicine Tradizionali e Medicina Moderna recentemente presentato alla comunità scientifica (5, 6).

Si può quindi affermare che l’Āyurveda non è una Medici­na Alternativa ma una Medicina Tradizionale.

BIBLIOGRAFIA

(1) Morandi A., Tosto C., Roberti di Sarsina P., Dalla Libera D. “Salutogenesis and Āyurveda: indications for Public Health management” The EPMA Journal 2,4 459-65 (2011) DOI 10.1007/s13167-011-0132-8.

(2) Morandi A., Delle Fave A. “The Emergence of Health in Complex Adaptive Systems: A Common Ground for Āyurveda and Western Science” in Morandi A., Nambi A.N. Narayanan (Eds) “An integrated view of Health and Well-being - Bridging Indian and Western Knowledge” Series on Cross-Cultural Advancements in Positive Psychology, pp 163-185 vol. 5 2013, XI Springer Verlag.

(3) World Health Organization (WHO) “WHO Traditional Medicine Strategy: 2014-2023”. 2013. WHO. Hong Kong.

(4) Roberti di Sarsina P, Morandi A, Alivia M, Tognetti M, Guadagni P. “Medicine Tradizionali e Non Convenzionali in Italia. Considerazioni su una Scelta Sociale per la Medicina Centrata sulla Persona.” Advanced Therapies-Terapie d’Avanguardia 2012;1:3-29.

(5) Manohar RP, Morandi A, Delle Fave A. “The integration quagmire: Why we need to watch our steps” Ancient Science of Life 2015; 34: 123-5.

(6) Morandi A. “The Challenges Of A New Path Of Research In Āyurveda” Annals Of Ayurvedic Medicine 2018; 7; 1-2: 9-13.

(7) Morandi A., Sartori G., Tosto C. “La Formazione in Āyurveda in Italia: attualità, esigenze, criticità, prospettive” in Roberti di Sarsina P., Tognetti M., Gensini G. (a cura di) La Formazione nelle Medicine Tradizionali e Non Convenzionali in Italia: attualità, esigenze, criticità, prospettive. pp 110-133 Franco Angeli, Milano (2015).

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L'antica scienza indiana per la salute del nuovo millennio
Antonio Morandi

giovedì 2 maggio 2019

Il battito d'ali della fisica della complessita'




Il battito d'ali della farfalla e l'uragano: scopri la fisica della complessita'

Scienza e Fisica Quantistica


Si può davvero prevedere l’andamento della borsa, o quello che penseremo da qui a dieci minuti? O come evolverà il volo di uno stormo di uccelli? E soprattutto cosa ha a che fare tutto questo con la fisica?

Redazione Scienza e Conoscenza - 01/05/2019

Se pensavate che la regina delle scienze si occupasse solo di energia, particelle e ferree teorizzazioni del mondo vi siete sbagliati.
Benvenuti in quella che Ignazio Licata ha definito la “Terra di Mezzo” della fisica: sarà proprio lui, in questa intervista, a farci da Cicerone tra fisica dei sistemi complessi, dell’emergenza, teoria del caos o logica fuzzy.

Redazione Scienza e Conoscenza – Oggi si parla sempre più spesso di complessità e sistemi complessi: nel tuo libro ce ne dai una visione “semplice”, tanto da poterla tenere stretta in pugno. Come spiegare – e non dico divulgare, perché so che è un termine che non ami – la complessità e i sistemi complessi a chi non ne ha mai sentito parlare?

Ignazio Licata – Si tratta della fisica dell’emergenza e del cambiamento, studia le novità che vengono fuori da un sistema quando cambiano i suoi rapporti con l’esterno. Il termine novità può indurre qualche perplessità in chi ha una concezione banalmente algoritmica delle leggi, ma esistono anche i vincoli specifici, le condizioni al contorno, il qui ed ora dove un processo retto da certe leggi ha luogo.

La legge fisica andrebbe sempre vista come una griglia di possibilità, non un destino segnato. Quando i vincoli sono più importanti delle leggi, abbiamo complessità ed emergenza.

Detto altrimenti, quando cambiano le relazioni sistema/ambiente, i vincoli sul “confine”, si producono comportamenti collettivi che richiedono nuove descrizioni, non univocamente deducibili dal modello prima dell’emergenza, anche se naturalmente compatibili con i livelli precedenti.

C’è una relazione con la fisica del caos?

Ignazio Licata – Il caos è una piccola isoletta nell’arcipelago della complessità. I sistemi caotici non-lineari tradizionali sono retti da pochi parametri, sono sensibili alle condizioni e amplificano le fluttuazioni. La non-linearità è sempre un ingrediente importante perché il feedback tra sistema e ambiente è un accoppiamento tipicamente non-lineare. Le somiglianze si fermano qui.

Per i sistemi caotici com’è noto è possibile scrivere delle equazioni che caratterizzano classi di soluzioni rappresentabili come attrattori (il modo specifico di convergere verso un comportamento). Pochi gradi di libertà, soluzioni analitiche e un certa predicibilità dunque, seppur step by step (caos deterministico). Nelle zone più estreme della complessità, quelle dell’emergenza radicale, questi aspetti confortevoli non ci sono più. Impredicibilità ed incertezza sono dominanti.

Si pensi a quanto suona ridicolo parlare di prevedibilità nella stragrande maggioranza dei sistemi biologici e ancora di più economici e sociali? Chi può prevedere davvero l’andamento della borsa o anche soltanto cosa penseremo da qui a cinque minuti? Ed è qui forse che interviene un modo diverso di fare scienza.

C’è un titolo esemplare che lo riassume: Design, Observation, Surprise! A Test of Emergence (di Edmund M. A. Ronald, Moshe Sipper, Mathieu S. Capcarrère, Artificial Life, Vol. 5, No. 3: 225-239, 1999): osserviamo il sistema in cerca di pattern, indizio di qualche forma di coerenza emergente. In questo caso non si tratta più di individuare regolarità “già lì” e chiuderle in una formula, ma piuttosto di esplorare le storie di un sistema al variare continuo dei vincoli secondo un design, un intento cognitivo.

Qui l’osservatore ha un inedito ruolo attivo, legato ai suoi interessi conoscitivi. Non si tratta di “fotografare il mondo” – in realtà non si è mai trattato di questo, noi siamo costruttori di teorie – ma di individuare quello che ci interessa in uno scenario dove altri vedono solo casualità e rumore. La complessità svela il ruolo effettivo dell’osservatore, che il vecchio modo di vedere collocava fuori dal sistema, dalle parti dell’occhio di Dio, ma soltanto perché si trattava di sistemi a bassa complessità che si offrivano alla nostra teorizzazione come sistemi che non cambiano strutturalmente (sistemi a bassa apertura logica).

Qui invece l’informazione, la struttura e la funzione si rimescolano continuamente (alta apertura logica). Siamo processi che osservano processi. Ci siamo dentro fino al collo...

"Dagli stormi di uccelli – un famoso studio di G. Parisi di qualche anno fa – ai fenomeni socio-economici: è un territorio enorme che si apre a questo nuovo stile"

Continua la lettura su Scienza e Conoscenza 68!

Scienza e Conoscenza n. 68 - Aprile/Giugno 2019 — Rivista >> http://bit.ly/2YKRKHY
Nuove scienze, Medicina Integrata