lunedì 5 ottobre 2015

Il lato oscuro dei sentimenti

Il lato oscuro dei sentimenti

Cosa si nasconde dietro i nostri sentimenti? Qual è il linguaggio delle nostre emozioni? Cosa vogliono dirci?

di Valentina Balestri - 03/10/2015



Il lato oscuro dei sentimenti

Qual è la cosa più importante della tua vita?
Qual è il tuo desiderio più profondo?
Come puoi realizzare il sogno che hai nel cassetto?

Ogni volta che mi pongo queste domande, ho sempre il timore di non riuscire a rispondermi.
Interrogarmi spesso è il mio modo di conoscermi sempre di più, sempre più a fondo, e di acquisire fiducia nei miei sentimenti e nelle mie emozioni.
Chiedere a me stessa cosa provo, cosa voglio, se ciò che decido sia o meno coerente con quelli che sono i miei valori, è per me di fondamentale importanza.

Essendo l’artefice della mia stessa vita, sono io che devo prendermi la responsabilità delle mie azioni e dei miei pensieri.

Non è semplice, si cambia molto velocemente, le esperienze e le emozioni che viviamo forgiano il nostro carattere in maniera decisiva e irrevocabile, la consapevolezza di noi stessi si evolve e le idee che prima ritenevamo sbagliate si possono tramutare in qualcosa che iniziamo a credere giusto.

Siamo esseri umani, in continua evoluzione, soggetti a sentimenti che influenzano la nostra vita costantemente: la capacità di provare emozioni forti è una delle particolarità della nostra specie e non dobbiamo sottovalutarla.

Ecco perché è tanto importante riflettere sul linguaggio dei nostri sentimenti e capire le nostre emozioni: in fondo, sono il riflesso di ciò che siamo.


Il Linguaggio delle tue Emozioni - Libro

Questo libro ha la capacità di facilitare il lettore nell'analisi delle proprie emozioni e sensazioni.

Gli stati d'animo sono il linguaggio dell'interiorità.
Ascoltandoli è possibile decifrare messaggi preziosi che nessuno dovrebbe mai ignorare.

Ma come riuscirci con successo?

Grazie ai preziosi insegnamenti di questa straordinaria tecnica tutti noi possiamo analizzare le nostre emozioni e sensazioni in maniera facile e immediata.

Il Linguaggio delle tue Emozioni è alla portata di tutti. In particolare è consigliato a chi ha il vizio di distrarsi con attività di qualsiasi tipo pur di non pensare a un problema o inquietudine di fondo. Dietro a vizi come il fumo, il mangiare in eccesso e altre dipendenze si nasconde il bisogno di qualcosa di più importante: la pace interiore, la creare di relazioni amorevoli e durature, il successo nel raggiungere i propri obiettivi.

Il dottor René Martina ha oltre 30 anni di esperienza come psicologo e ipnoterapeuta avvalendosi in particolare dell’utilizzo della medicina alternativa. Grande conferenziere, ha lavorato in diversi paesi aiutando centinaia di persone a riconquistare la salute e la felicità.
René Martina è anche il fratello di Roy Martina, autore di bestseller quali L’anello mancante del Segreto, e autore della prefazione di questo sbalorditivo volume. Con Il Linguaggio delle tue Emozioni René dimostra di avere le carte in regola per bissare il successo del famosissimo fratello.


Estratto da "Il linguaggio delle tue emozioni"

Essere alla ricerca
"Oggi molte persone sono alla ricerca di qualcosa, ma se chiediamo loro qual è l’oggetto della propria ricerca, la maggior parte di esse non saprà risponderci.
Molte non sapranno nemmeno esprimere come si sentono o cosa provano, non riuscendo a descrivere le loro emozioni. Invece di capire quali sono le emozioni che provano, cercheranno delle distrazioni, facendo altre cose per tenersi “occupati”, evitando di andare in profondità nella loro mente e cercare il motivo reale di ciò che davvero manca alle loro vite.

Tutte queste distrazioni hanno il solo scopo di darci una sensazione piacevole e farci dimenticare ciò che davvero è rilevante: i nostri sentimenti.
Che cosa ti dicono le tue emozioni? Devi riflettere per conoscerti finalmente e capire davvero che cosa stai cercando.

Il nostro giudice interiore: quando ascoltarlo?
Nella nostra programmazione genetica ci sono anche le nostre reazioni emotive. Arrabbiarsi o essere tristi sono reazioni normali e se vengono soppresse per un tempo abbastanza lungo, questo porterà delle conseguenze anche importanti, fino a generare malattie e disturbi anche gravi.
Anche criticare continuamente noi stessi, giudicandoci degli incapaci o degli stupidi è come un veleno che intossica il nostro organismo.
Questo veleno è rappresentato dal nostro giudice interiore, un giudice inflessibile e spietato, che non dimostra mai alcuna clemenza o pietà.
Se non sviluppiamo un atteggiamento flessibile e compassionevole, saremo noi stessi la conseguenza della nostra stessa malattia.

La scala delle emozioni
Prendiamo come esempio la rabbia, la nostra emozione primaria.
Quando proviamo rabbia, cerchiamo un qualcosa che possa distrarre la nostra attenzione da questa spiacevole sensazione, ma, appena la nostra distrazione finisce, dandoci un sollievo del tutto temporaneo, l’emozione che proveremo sarà la frustrazione. Da frustrati cercheremo un’altra distrazione che, con il suo sollievo temporaneo, ci porterà all’emozione terziaria: la depressione, cioè l’accumulo di vari strati di emozioni che non abbiamo elaborato e che inevitabilmente ci condurrà a uno stato non ottimale, fino anche a farci ammalare. Sì, perché emozioni, stati d'animo e malattia sono davvero interconnessi.

Guardare in faccia il passato
Fino a quando non riusciremo a sistemare l’ingiustizia che abbiamo subito, la rabbia rimarrà lì, dentro di noi, consumandoci poco a poco come un veleno sordo.
Certo, non è facile correggere un’ingiustizia, è un percorso lungo e doloroso ma diventa possibile solo nel momento in cui ti rendi conto che quello su cui focalizzi la tua rabbia, ti sta tenendo in ostaggio, facendoti perdere il presente e la gioia che potresti provare e che ti neghi continuando a focalizzarti su ciò che ti è stato tolto nel passato.

La vita è una sola, impara a lasciarti il passato davvero alle spalle, perdonando prima te stesso per gli errori che hai commesso e perdonando poi anche tutte le persone che durante il tuo cammino ti hanno fatto soffrire.
Solo prendendo il coraggio di guardare in faccia il passato e provando compassione per tutto quello che vedrai, potrai vivere la vita che meriti di vivere, assaporando di nuovo la felicità troppo a lungo sepolta dai tuoi ricordi."

René Martina
Il Linguaggio delle tue Emozioni - Libro >> http://goo.gl/7d6UJB

venerdì 2 ottobre 2015

Tutta la verità sul cervello

Tutta la verità sul cervello

Come funziona realmente il nostro cervello? Perché è così importante sapere come la mente influisce su di noi?

di Valentina Balestri - 01/10/2015



Tutta la verità sul cervello

Sono sempre stata incuriosita da come nascono i pensieri.

In realtà, fin da piccola, il mistero della mente umana mi ha costantemente affascinata.

Sapere che la mia percezione del mondo è filtrata da quello che la mia mente elabora, mi ha dato consapevolezza: più imparo rispetto a questo meraviglioso marchingegno che è il cervello umano, più sarò in grado di affrontare e analizzare le situazioni della vita.

Studiare il sistema cerebrale umano sotto il profilo della fisica moderna e della meccanica quantistica, intrecciate alla biologia, alla medicina, all’informatica e infine alla filosofia e alla fede, non è assolutamente semplice. L’argomento è complesso, i punti di vista sono molti, diversi e da dire c’è davvero tanto.


Il nostro cervello è ciò che ci rende noi stessi
Le domande sono tante, ma la risposta rimane una: tutto è espressione del nostro cervello.
Sono le emozioni che proviamo, i ricordi del passato da cui scaturiscono i motivi dei nostri comportamenti, la speranza verso il futuro e tutta l’incantevole magia che sta dietro alla coscienza umana e alle sue scelte, che ci rendono unici e irripetibili: ci rendono umani.


Estratto da “Il cervello quantico”

Il cervello di un uomo è riproducibile in una macchina?
"È stato spesso affermato che le attività e le funzioni del sistema nervoso umano sono così complicate che nessun meccanismo ordinario potrà mai riprodurle. Si è cercato di dimostrare che tali funzioni, logicamente e completamente descritte, sono di fatto irraggiungibili da qualsiasi meccanismo neurale artificiale.
Gli studi di McCulloch-Pitts hanno dimostrato il contrario. Hanno dimostrato per l’esattezza che qualsiasi cosa che possa essere completamente e chiaramente espressa a parole può ipso facto essere realizzata anche da una rete neurale adeguatamente predisposta.
Ecco perché il professor Minsky, famoso informatico e scienziato specializzato nel campo dell’intelligenza artificiale, decise di abbandonare le reti neurali e cominciò a progettare macchine che pensano facendo la stessa cosa che facciamo noi umani quando pensiamo bene: ci avviciniamo alla risposta corretta sulla base di una precisa sequenza logica, e non barcollando come ubriachi.

Perché la memoria è indispensabile per la mente?
La mente è una misteriosa forma di materia secreta dal cervello.
La sua attività principale consiste nel tentare di appurare la sua stessa natura, tentativo peraltro futile giacché per conoscersi non può fare affidamento su nient’altro, a parte se stessa.
“Fare affidamento” significa ricordare.
Infatti, non vi è quasi alcuna tra le principali funzioni del cervello che non dipenda dalla memoria; e molte attività che consideriamo superficialmente come delle facoltà separate, in realtà sono mere variazioni della memorizzazione.

Pian piano, con inarrestabile precisione, la mente converge sul ricordo: un dato dopo l’altro la memoria del cervello quantistico si costruisce, anche se all’inizio procede con tormentosa incertezza e lentezza; ogni nuovo elemento, via via che si sistema nella posizione che gli compete, serve a evocare le altre parti del puzzle, e la costruzione del ricordo procede sempre più velocemente, in un crescendo finale che sopraggiunge troppo rapidamente perché possa essere misurato: “l’immenso edificio del ricordo” ci viene agli occhi in un sol colpo.
Ci accorgeremo che, anche se il ricordo risale a molto tempo addietro, lo ritroveremo completo, intatto, inviolato, vivo come non mai, anche se credavamo di averlo dimenticato.

Esiste un unico universo o tanti universi paralleli?
Il mondo intero è impregnato a ogni livello dalle conseguenze di fulminee, infinite serie di possibilità: in ogni istante, nella miriade di proteine che compongono le vaste serie intracellulari, orchestrando la danza incessante di miliardi di neuroni interconnessi e di ancor più numerose cellule del cervello e del corpo, si verifica un numero inconcepibile di "eventi quantici".
In qualche modo, sulla base del numero inimmaginabile dei possibili risultati generati da tali eventi quantici, un solo esito finisce per concretizzarsi, creandosi all’istante nel momento stesso in cui è selezionato e diventando "il presente".
David Deutsch insiste a dire che gli esiti sono tutti quanti presenti, un’incredibile serie di universi paralleli che appaiono improvvisamente in ogni istante; alcuni di essi si separano diramandosi senza fine e senza esito, altri si fondono, e tra questi, in modo imperscrutabile, un universo viene selezionato per essere il nostro. In tutto l’universo non v’è ancora niente di conosciuto nel quale tale stupefacente processo si verifica con concentrazione più elevata di quella del cervello umano."


Il Cervello Quantico >> http://goo.gl/FSRmfc
Jeffrey Satinover
Il Cervello Quantico
Scopri le infinite potenzialità del tuo cervello
Macro Edizioni

Elkhonon Goldberg
La Sinfonia del Cervello >> http://goo.gl/i07bPH
Come è fatto, come funziona, come cambia il nostro organo più complesso e misterioso
Editore: Ponte alle Grazie
Data pubblicazione: Maggio 2010
Formato: Libro - Pag 419 - 13,5x20,5

giovedì 1 ottobre 2015

Grassi: fanno bene o fanno male?

Grassi: fanno bene o fanno male?

Conosci le differenze tra i vari tipi di grassi? Pensi che i grassi facciano male e debbano essere eliminati dall'alimentazione? Nei sei proprio sicuro?

di Fiamma Ferraro - 30/09/2015



Grassi: fanno bene o fanno male?

I grassi si dividono in saturi, monoinsaturi e polinsaturi: sai quali differeze ci sono tra queste categorie e a quale classe appartengono i grassi presenti sulla nostra tavola?

I grassi saturi
I grassi animali, a eccezione di quelli di pesce, sono tutti prevalentemente saturi ma vi sono anche alcuni grassi saturi vegetali, come ad esempio l’olio di cocco.
Un sondaggio recente condotto dal Medical Research Council ha dimostrato che gli uomini che mangiavano burro correvano la metà del rischio di sviluppare malattie cardiocircolatorie rispetto a quelli che mangiavano margarina.

Risultati analoghi sono stati ottenuti in numerosi altri studi. Mi limito qui a citare il più recente e importante, una meta-analisi condotta presso l’Università di Cambridge, in cui sono stati analizzati 76 studi che hanno coinvolto mezzo milione di persone, arrivando alla conclusione che coloro che assumono elevate quantità di grassi saturi non soffrono di problemi cardiaci in misura superiore a coloro che evitano questi grassi. Non molti decenni fa si raccomandava di sostituire il burro con la margarina, composta da oli vegetali idrogenati, e cioè trattati con una speciale procedura diretta a renderli solidi e più a lungo conservabili senza pericolo di diventare rancidi. Si è poi ammesso che questi consigli erano sbagliati, poiché i grassi idrogenati erano dei prodotti del tutto “innaturali”, simili alla plastica, e hanno provocato molti danni alla salute. Anche oggi molte persone quando leggono sulle etichette la dizione “grassi vegetali” si sentono tranquillizzate: occorre invece perlomeno controllare che vi sia la dizione “grassi non idrogenati”.

Vediamo quindi ora quali funzioni, della massima importanza, svolgono i grassi saturi nel nostro corpo:
- costituiscono almeno il 50% delle membrane cellulari (e infatti, guarda caso, nei grassi del latte materno sono presenti per il 48 % circa);
- svolgono un ruolo vitale nella salute delle nostre ossa. Affinché il calcio possa essere bene integrato nelle ossa, il 50% circa dei grassi alimentari dovrebbe essere saturo;
- sono necessari per il corretto utilizzo degli acidi grassi polinsaturi-essenziali. Gli acidi grassi omega 3 sono meglio conservati nei tessuti quando la dieta è ricca di grassi saturi;
- l'acido palmitico è il grasso (saturo) che si trova intorno al muscolo cardiaco e lo protegge.

A conforto dei vegetariani: come accennato, non tutti i grassi saturi sono animali. Ve ne sono anche di origine vegetale, che fino a poco tempo fa erano anch’essi sconsigliati, come quello da noce di cocco, di cui stanno emergendo sempre di più le proprietà benefiche (per il buon funzionamento della tiroide e, grazie all’acido laurico in esso contenuto, per le sue proprietà antibatteriche e antivirali). I grassi animali, il colesterolo e anche i grassi vegetali saturi, a lungo demonizzati, iniziano ora a essere in parte rivalutati, ma la rivalutazione procede troppo lentamente, e nelle linee guida “ufficiali”, nei consigli dietetici popolari e nell’opinione pubblica sono ancora visti come dannosi e da evitare.

I grassi monoinsaturi
Quanto ai grassi monoinsaturi (che peraltro contengono anch’essi una parte di grassi saturi) è quasi inutile soffermarsi sull’argomento poiché sono ben note e provate le proprietà benefiche dell’olio d’oliva, al quale sono attribuiti molti degli effetti positivi della dieta mediterranea: l’acido oleico dal quale è in gran parte formato è anch’esso contenuto in notevoli quantità nel latte materno. Altri oli con buone quantità di acido oleico sono quelli di mandorle, noci pecan, anacardi, arachidi e avocado.

I grassi polinsaturi
Quanto ai grassi polinsaturi: i due acidi grassi polinsaturi che si trovano con maggiore frequenza nei nostri alimenti sono l'acido linoleico (omega 6) e l'acido linolenico (omega 3). Il nostro corpo non può produrre questi acidi grassi, pertanto detti “essenziali”, e quindi il nostro fabbisogno deve essere ricoperto tramite l'assunzione di alimenti che li contengono.

Si tratta di oli altamente reattivi, che irrancidiscono facilmente; non dovrebbero pertanto essere esposti alla luce e all’aria e soprattutto non dovrebbero essere riscaldati: infatti i grassi saturi e monoinsaturi (come quelli di cocco e d’oliva) che resistono meglio al calore, provengono da climi caldi. I grassi polinsaturi vegetali omega 6 sono estratti dalla soia, dal mais, dal cartamo, dal girasole, dalla colza e dal altri semi, mentre gli omega 3 si trovano soprattutto nel pesce.

Ovviamente anche i grassi polinsaturi essenziali (crudi e freschi) sono importanti e ne abbiamo assolutamente bisogno (costituiscono dall’8% al 12% del totale dei lipidi contenuti nel latte materno) ma le consuete raccomandazioni alimentari che li hanno additati e continuano ad additarli come gli unici grassi sani, hanno portato a un loro consumo eccessivo. Meglio sarebbe, pur con gli adattamenti del caso, attenersi anche qui alle proporzioni che si trovano nel latte materno, e assumerli in proporzioni non superiori a una media del 10% del totale dei grassi assunti quotidianamente.

Omega 3 e 6: ne consumiamo troppi!
I problemi associati a un eccesso di acidi grassi polinsaturi sono aggravati dal fatto che la maggior parte degli oli vegetali polinsaturi commerciali sono sotto forma di acido linoleico (omega 6) con pochissimo acido linolenico (omega 3). Numerose recenti ricerche hanno rivelato che troppi omega 6 nella dieta creano uno squilibrio che può interferire con la produzione di prostaglandine, il che può provocare una tendenza a coaguli nel sangue, infiammazione, pressione alta, irritazione del tratto digestivo, funzione immunitaria ridotta, sterilità, cancro e aumento di peso.

L’omega 3, spesso carente in proporzione all’omega 6, è necessario per l'apporto di ossigeno alle cellule, per metabolizzare importanti aminoacidi contenenti zolfo e per mantenere il giusto equilibrio nella produzione di prostaglandine. Il giusto rapporto tra omega 6 e omega 3 sarebbe di circa 4 volte più omega 6 che omega 3, ma dato che l’omega 6 è contenuto in un’infinità di prodotti preconfezionati, spesso assumiamo oltre 20 volte più omega 6 che omega 3. Le carenze di omega 3 sono state associate anche ad asma, malattie cardiache e difficoltà di apprendimento.

Uno dei motivi per cui gli omega 6, ma anche gli omega 3, possono causare problemi di salute è che tendono a ossidarsi e irrancidire se sottoposti al calore, all'ossigeno e all'umidità. Gli oli rancidi sono caratterizzati da radicali liberi. Il consumo eccessivo di oli polinsaturi ha dimostrato in molti studi di contribuire a varie patologie tra cui il cancro e le malattie cardiache, la disfunzione del sistema immunitario, diabete, problemi alla prostata, danni al fegato, alla tiroide, agli organi riproduttivi e ai polmoni, disturbi digestivi, crescita ridotta e aumento di peso.

Va tenuto presente che questi oli sopportano molto male l’ossigeno e il calore e, anche se non li si riscalda o si assume l’omega 3 tramite pillole di olio di pesce, dentro di noi essi sono comunque sottoposti al contatto con ossigeno e calore (alla temperatura interna del corpo umano) e producono radicali liberi. Vanno quindi assunti insieme ad antiossidanti. In particolare, quanto all’olio di pesce: i pesci che vivono in mari freddi hanno 14 volte più omega 3 rispetto ai pesci che vivono in mari più caldi, e noi, che abbiamo una temperatura del corpo di 37 gradi, abbiamo probabilmente un bisogno ancora minore di questa sostanza, pur indispensabile.

Inoltre, per assimilare bene gli omega 6 e 3 serve iodio, di cui molti sono carenti. Come osservo spesso l’intero è meglio della parte: mangiare pesce, che contiene anche iodio, sembra preferibile rispetto a prendere pillole con solo olio di pesce. Meglio sarebbe assumere olio di krill (il krill è un minicrostaceo che occupa il gradino più basso della catena alimentare e quindi non accumula inquinanti; inoltre contiene omega 3 in forma fosfolipidica e anche antiossidanti).

Quanti e quali: le raccomandazioni su grassi per chi è in buona salute
Le mie raccomandazioni in relazione ai grassi, valide per le persone in buona salute, sono di assumere una percentuale ragionevole di grassi, pari al 45% circa delle calorie quotidiane, nella forma di grassi sia saturi (un po’ meno della metà del totale dei grassi quotidiani) che monoinsaturi (un po’ meno dell’ altra metà, in particolare nella forma dell’olio d’oliva) completando il rimanente 10% circa con grassi polinsaturi, comprendenti omega 6 in proporzioni di poco superiori agli omega 3 (facendo attenzione a conteggiare l’omega 6 che, sotto forma di olio di girasole o con la dizione generica di “oli vegetali” si trova in tanti prodotti preconfezionati).

Una raccomandazione essenziale è inoltre quella di cercare di assumere i grassi nella forma cruda (la loro consistenza viene alterata quando sono surriscaldati). Se ogni tanto si deve friggere è bene usare il grasso di cocco o semmai di oliva, mentre gli oli polinsaturi (girasole, mais) non vanno mai usati. Tra l’altro, uno dei motivi per cui i grassi saturi vegetali sono da preferire a quelli animali è che è difficile poter mangiare grassi animali (anche quelli di pesce) nella forma cruda; per i latticini vale la pena di cercare delle fonti igienicamente affidabili che li offrono in forma non pastorizzata e omogeneizzata.

Non è infine nemmeno il caso di citare, in questo articolo dedicato ai grassi alimentari, le margarine e i grassi idrogenati-trans, che non sono degli alimenti ma sono dei non-cibi, dei composti artificiali chimici che hanno già fatto gravi danni a seguito di una pubblicità martellante che nei decenni trascorsi ha indotto molti a ritenere questi grassi molto più sani di quelli saturi. Mi risulta incomprensibile il fatto che dei prodotti chimici-industriali ottenuti riscaldando dei grassi insaturi a temperature di oltre 200° con un catalizzatore a base di nickel o altro, siano per decenni stati ritenuti più sani rispetto a un grasso che costituisce la metà dei grassi contenuti nel latte materno.

Andreas Jopp, Ulrich Strunz
Grassi Buoni, Grassi Cattivi >> http://goo.gl/IMds54
Scegliere i cibi giusti per mantenere in forma corpo e mente
Editore: Tecniche Nuove Edizioni
Data pubblicazione: Marzo 2008
Formato: Libro - Pag 260 - 17x24