domenica 2 settembre 2018

La musica influenza la biochimica del corpo




Ecco come la musica influenza la biochimica del corpo

Medicina Non Convenzionale

La musica è in grado di influire sullo stato di salute del nostro corpo, lavorando sullo stress e sul sistema immunitario: scopriamo come

Emiliano Toso - 25/08/2018

All’Università McGill di Montreal, studiano come la musica possa cambiare la biochimica del nostro corpo. È stato dimostrato che l’ascolto della musica influenza lo stato di salute del nostro corpo attraverso quattro vie: il piacere, lo stress, il sistema immunitario e l’aggregazione sociale.

Nei laboratori del Prof. Levitin (cit. The Neurochemistry of music, M.L.Chanda and D. J. Levitin Cell Press 2013) si stanno studiando come queste vie di azione della musica sul nostro corpo siano regolate dalle variazioni chimiche di ormoni quali la dopamina e gli oppioidi, il cortisolo, la serotonina e l’ossitocina.

Le dinamiche neurochimiche che stimolano la via del riconoscimento sono simili a quelle che proviamo con il cibo o il sesso. Esistono sistemi di tecnologia di neuroimaging (es. PET, fMRI) che riescono a rilevare in modo preciso in quali aree del cervello avvengono queste dinamiche e a compararle con situazioni che stimolano il piacere con dinamiche molto simili.

Ascoltando musica ci sentiamo più motivati, più attenti, più focalizzati a raggiungere un obiettivo, più creativi.

Ricevo spesso riscontri da coach, managers, psicologi che lavorano nel campo della motivazione o sportivi che utilizzano Translational Music per migliorare le loro prestazioni o quelle della loro squadra o team di lavoro.

In molti ospedali i chirurghi e lo staff medico richiedono l’ascolto di un certo tipo di musica in sala operatoria durante gli interventi ed è stato dimostrato come questa pratica migliori l’attenzione, la collaborazione tra lo staff e abbassi i livelli di stress degli operatori e del paziente.

Sono stati pubblicati anche studi in cui è stato dimostrato che l’ascolto della musica durante un’operazione chirurgica o durante il parto può agire sulla percezione del dolore e di conseguenza ai pazienti viene ridotta la dose di antidolorifici (Cepeda et al. 2006). Ciò è supportato dal fatto che l’ascolto musicale agisce sulla stessa parte del cervello (Nucleus Accumbens) su cui agisce la morfina (Jeffries, Neuroreport 2003). Due marcatori dello stress che sono stati rilevati durante l’ascolto della musica sono il cortisolo e la B-endorfina.

L’ascolto della musica favorisce inoltre la produzione di ACTH, prolattina, ormone della crescita e norepinefrina.

Emiliano Toso

Musicista Compositore e Biologo Cellulare attento alle nuove prospettive dell'Epigenetica e della Nuova Biologia. Ha conseguito il dottorato in Biologia Umana, basi molecolari e cellulari conseguito presso l’Università di Torino. Con il supporto del biologo americano Bruce Lipton ha creato e sta diffondendo nel Mondo il suo progetto Translational Music. La sua musica, suonata con strumenti acustici accordati a 432Hz, promuove stati di rilassamento, riduce i livelli di stress e aumenta l'attenzione e la creatività; viene utilizzata in tutto il mondo da scuole, ospedali, centri di cura e benessere, scienziati internazionali e gruppi di lavoro nel campo della salute, dell’educazione, del coaching e della gravidanza.

I suoi articoli sono apparsi su testate nazionali e ha partecipato a servizi del TG2 e di Studioaperto. È invitato in Europa e in America a conferenze internazionali in cui viene trattata l'integrazione tra Arte e Scienza per il benessere dell'Uomo e della Natura.

Continua la lettura di questo articolo su:

Scienza e Conoscenza n. 65 - Luglio-Settembre 2018 >> https://goo.gl/oH72LH
Nuove Scienze, Medicina non Convenzionale, Coscienza

giovedì 23 agosto 2018

Guarire la nostra anima




Guarire la nostra anima: il primo passo per recuperare la nostra profonda essenza

Consapevolezza e Spiritualità      

Cosa significa guardarsi dentro? Seguendo i principi del Buddismo Bön tibetano scopriamo insieme perché è importante parlare alla nostra anima

di Andrea Giulia Pollini - 23/08/2018


Tenzin Wangyal Rnpoche nel suo libro “Guarire l’anima”, seguendo la filosofia del buddismo Bön tibetano, racconta come imparare a guarire la nostra anima guardandoci da vicino. Al giorno d’oggi, con le vite piene e intense che abbiamo, è sempre più difficile per ognuno di noi “guardarsi dentro”. Ma cosa significa guardarsi dentro? Non c’è nulla di strano in questa pratica che consiste nel: cercare di capire sé stessi, prendersi del tempo per ascoltarsi, fermarsi un attimo per provare a capirsi. Per farlo possiamo partire da quattro ambiti molto importanti nelle nostre vite.

I quattro passi fondamentali per guarire se stessi

Per prima cosa osservate la vostra vita personale, prendetevi del tempo per riflettere su voi stessi. Parlate con la vostra anima e cercate di capire che tipo di persona siete e come vi sentite.

Poi osservate la vostra vita familiare, cercate di capire come la vostra famiglia vive in voi, il primo passo per recuperare la nostra anima è capire cosa ci manca. In questo caso si tratta di capire se la vostra famiglia vi nutre o vi distrugge.

Di seguito osservate la vostra vita lavorativa, cercate di capire se il vostro lavoro vi piace e vi da soddisfazione, se ogni mattina vi alzate scontenti a causa del vostro lavoro o se vi sentite gratificati dalla vostra vita lavorativa.

Osservate il vostro rapporto con la natura, cercate di capire se conoscete il suo grande potere sacro e rigenerante.  Vi è mai capitato di fermarvi ad ascoltare il rumore del mare? Che sensazione vi trasmette? Oppure vi siete mai fermati a guardare il cielo? Mi ricordo sin da bambina ciò che era per me il mare: la sua immensità mi trasmetteva calma e sicurezza e mi costringeva a guardarmi dentro, mettendomi in contatto con il mio spazio sacro interiore. Per me, un elemento in grado di riconnettermi con il mio sé profondo era ed è il mare, essendoci cresciuta, per molti di voi potrebbe essere un bosco in montagna o un ruscello, un luogo dove potrete avvicinarvi alla forza rigenerante della natura. Al giorno d’oggi è molto difficile entrare in contatto con la natura: siamo tutti abituati alla vita frenetica e tecnologica delle città, ai bar affollati, alle spiagge caotiche di agosto, ai social. Il primo passo per guarire la nostra anima deve partire proprio dal riconoscere la presenza o l’assenza della grande vitalità che la natura ci trasmette.

Recuperare la nostra profonda essenza

Dopo che avrete osservato questi quattro aspetti della vostra vita, noterete sicuramente che se riscontrate dei problemi, questi potrebbero non colpire solamente uno di questi aspetti, bensì più di uno. Provate a fermarvi e domandatevi se in qualche situazione della vostra vita avete sentito la mancanza di qualcosa di positivo. Dopo aver dato la risposta a questa domanda, ed entrando più in intimità con la sensazione di “mancanza” potrete iniziare a identificare in modo più preciso la qualità che vi manca e comprendere quale sia il passo da compiere per compensare questa mancanza.

Ecco una frase che mi ha particolarmente colpito tratta dal libro “Guarire l’anima” di Tenzin Wangyal Rnpoche:

“Secondo gli insegnamenti tradizionali tibetani, quando si ha l’anima danneggiata diminuisce anche la forza vitale, cioè la vitalità di cui si dispone. La perdita dell’anima può portare alla debolezza fisica e alla malattia”.

È importante cercare di recuperare la nostra profonda essenza proprio perché trascurarla potrebbe portarci grossi problemi emotivi e fisici. Quando vi sentite insoddisfatti o tristi anche se cercate di distrarvi con qualcosa, dovete scavare fino in fondo per poter guarire davvero. Quando vi sentite disconnessi, c’è un momento di rottura, provate un senso di solitudine, la sensazione cronica di volere qualcosa di più diventa la vostra identità. Tutto ciò può portare a un disturbo post-traumatico da stress: le persone che ne soffrono potrebbero avere spesso degli incubi, un’ansia perenne e quindi una grande difficoltà nell’affrontare la vita di tutti i giorni. È proprio per questo che ognuno di noi deve concedersi dei momenti per capire sé stesso. Ascoltarsi e capirsi è il primo passo verso la guarigione.


Descrizione di Guarire l'Anima - Libro

Trasforma e riscopri la tua vita con l'antica pratica tibetana di recupero dell'Anima!

Pensa a un momento della tua vita in cui ti sei sentito completo, soddisfatto, pienamente vivo e "a casa" in te stesso. Immagina di poterti sentire così non solo di tanto in tanto, ma per la maggior parte del tempo.

In questo libro, l'insegnante di meditazione Tenzin Wangyal illustra potenti pratiche che ti aiuteranno a connetterti profondamente con la tua natura autentica e a guarire la tua anima, affinché tu possa condurre una vita più gioiosa e appagata.

Secondo gli insegnamenti buddisti, infatti, se l'anima è danneggiata, la propria forza fisica e la vitalità diminuiscono, si diventa malati e si può anche morire. Per risolvere questo problema, l'autore propone diverse pratiche per ritrovarla (il silenzio, lo spazio e l'immobilità nella natura) che conducono dentro di se dove è possibile analizzare, senza giudizio, le proprie esperienze dolorose.

Partendo dagli insegnamenti tradizionali di recupero dell'anima del buddismo Bön tibetano, Tenzin Wangyal offre una guida pratica per superare ogni sensazione di disconnessione e insoddisfazione, e risvegliare la creatività, l'allegria e il senso di tranquillità che sono innati in te.

Le tecniche presentate dall'autore se praticate quotidianamente possono aiutarti a:

Superare le difficoltà che la vita vi pone
Far svanire le emozioni negative e coltivare qualità positive
Rivitalizzare le vostre relazioni personali e professionali
Sentirti più coinvolti e produttivi nel lavoro
Sperimentare la guarigione su tutti i livelli, fisico, emotivo ed energetico
Portare felicità e benessere agli altri

Avvalendoti delle meditazioni e delle pratiche informali proposte nel Tenzin Wangyal, puoi imparare ad attingere alla forza guaritrice della natura così come alla tua capacità di autoguarigione.

Questo libro offre pratiche in grado di recuperare l'anima e di guarire le persone malate.
Inoltre nel libro sono inclusi un Ebook e Meditazione Guidata da scaricare gratuitamente.

“In un momento in cui abbiamo perduto la nostra anima collettiva e quella personale, Tenzin Wangyal ci offre una bussola infallibile per ritrovare il nostro sé originale e integro. Leggete questo libro e trovate la vostra strada per fare ritorno alla salute e alla pienezza!”.
Alberto Villoldo, Autore di One Spirit Medicine

 Indice

Hanno detto del libro

Prefazione

Introduzione

Che cos’è l’anima?
Cause della perdita dell’anima
Una via verso la guarigione
Il miglior rimedio
Meditazione terapeutica

Capitolo 1 - OSSERVARE LA PROPRIA VITA DA VICINO

Tempo per l’autoriflessione
Osservate la vostra vita personale
Osservate la vostra vita familiare
Osservate la vostra vita lavorativa
Osservate il vostro rapporto con la natura
I cinque elementi
La vostra relazione con la terra
La vostra relazione con l’acqua
La vostra relazione con il fuoco
La vostra relazione con l’aria
La vostra relazione con lo spazio
Riflettere sull’elemento che si ha troppo in abbondanza
Il passo successivo: impegnarsi a cambiare

Capitolo 2 - RECUPERARE DALLA NATURA

Radici tibetane
Prendere appuntamento con gli elementi
Prendere le tre famose pillole
Aprire il cuore e la mente con gratitudine e compassione
Recuperare le essenze degli elementi
Aprirsi a una saggezza più profonda
– Pratica autoguidata –
Recuperare dalla natura

Capitolo 3 - RECUPERARE RIFUGIANDOSI DENTRO DI SÉ

Il rifugio dello spazio sacro illimitato
Il rifugio dell’infinita consapevolezza
Il rifugio del calore genuino
La ricchezza del rifugio interno
Recuperare dal rifugio interno
Il vostro rifugio più sicuro
Al di là dell’ego
– Meditazioni autoguidate –
Recuperare dal rifugio interno

Capitolo 4 - RECUPERARE DALLE RELAZIONI

Dare l’esempio, non parlare
Connessioni inaspettate
Nutrire le qualità degli elementi
Condividere le qualità degli elementi
Dare spazio alla sofferenza
Quando le emozioni sono difficili
Dissolvere l’identità del dolore
– Pratiche autoguidate –
Recuperare dalle relazioni
Capitolo 5 - SUPERARE LA SOLITUDINE

Quando nasce la solitudine
Trovare l’amico dentro di sé
– Pratica autoguidata
Trovare l’amico dentro di sé

Capitolo 6 - NUTRIRE IL PROPRIO ESSERE INTERIORE

Ricaricare la propria batteria
Avere fiducia
Un cambio d’abitudine
Calore spontaneo
– Meditazioni autoguidate –
Nutrire il proprio essere interiore

Capitolo 7 - NUTRIRE IL PROPRIO CORPO FISICO

Una sola medicina per tutti i mali
Spostare l’attenzione
Il produttore del dolore
Dolore come apparenza: vedere con l’occhio della saggezza
Il potere del calore
Una pratica per la guarigione fisica
– Meditazioni autoguidate –
Nutrire il proprio corpo fisico
Postfazione

Note

Ringraziamenti

L’Autore

Guarire l'Anima - Libro
Tenzin Wangyal Rinpoche

venerdì 17 agosto 2018

La parola del medico



La parola del medico: comunicazione e medicina narrativa nel rapporto medico-paziente

Medicina Non Convenzionale      

La comunicazione medico-paziente, la medicina narrativa, l'ascolto empatico e le cure amorevoli svolgono un ruolo determinante in ogni tipo di cura e terapia: scopriamo perché

Redazione Scienza e Conoscenza - 17/08/2018

Tratto dal libro Ascoltando la pelle di Antonio Del Sorbo.

Sia in termini di efficacia che di effetti collaterali, la parola del medico può essere equiparata a un farmaco, e va pertanto utilizzata con attenzione, dal momento che i possibili effetti indesiderati non sempre sono reversibili nel breve periodo. Anche quando dobbiamo comunicare una diagnosi, una prognosi o una terapia importante, occorre farlo con tatto8, ricorrendo a una comunicazione empatica e non invasiva, ed evitando, quando possibile, la traumatica violazione dell’aspettativa.

Comunicazione verbale e non verbale vanno modulate a seconda della persona che abbiamo di fronte, dato il loro potenziale ipnotico e subliminale su individui particolarmente sensibili. Gli strumenti diagnostici utilizzati per misurare lo stato di salute della pelle (dermatoscopia, corneometria, sebometria, evaporimetria, spettrocolorimetria, biopsia, penoscopia, vulvoscopia), alcuni dei quali utilizzati anche in dermatologia sperimentale, perdono man mano di importanza se non incrociamo quei dati numerici9 con il riscontro clinico dello stato di salute del nostro interlocutore.

Il paziente non va soltanto osservato e misurato, ma soprattutto ascoltato, insieme con il bagaglio di sofferenze, aspettative, vulnerabilità, delusioni, dubbi e paure che porta con sé al momento della visita. Se la quantità di sebo può essere misurata, la sofferenza deve essere raccontata.

Con gli strumenti attuali possiamo quantificare una risposta biologica di un singolo tessuto, ma non possiamo certamente accedere al vissuto emozionale della persona che abbiamo di fronte, se non attraverso un profondo ascolto attivo, captando informazioni qualitative preziose ai fini terapeutici anche quando di tipo non numerico o difficilmente convertibili in dati statistici.

Man mano che ci spostiamo dalla gestione dell’individuo al dosaggio del singolo enzima, la Medicina inizia a sbriciolarsi in settori sempre più specialistici e poco comunicanti sia tra di loro, che con il paziente. La pelle è una finestra socchiusa che si apre sul nostro universo interno, e rappresenta per il medico un osservatorio privilegiato, poiché facilmente accessibile attraverso una semplice visita. Stiamo barattando l’insostituibile capitale umano con una Medicina dei servizi sempre più tecnocentrica e farmacocentrica, rischiando di smarrire per sempre l’unica chiave che ci consente di accedere a un mondo soggettivo, così ricco di informazioni e istruzioni, tuttora ancora poco esplorate. [...]

La medicina narrativa è tra i pochi aspetti che ancora differenziano noi medici da Internet. Sulle nozioni tecniche i motori di ricerca ci hanno ormai già superato da tempo.

Nessun medico ricorda a memoria la struttura dell’enzima telomerasi. Invece il dottor Internet la rammenta perfettamente, insieme alle formule chimiche di tutto ciò che ci circonda. Sa più cose di noi, è sempre aggiornato, risponde gratis in tutte le lingue del mondo, notte e giorno, non è mai stanco, non si arrabbia, non si ammala e non va neppure in vacanza. Fantastico! È il medico ideale. Ma è anche per gli aspetti umani e relazionali della medicina che il paziente si reca ancora dal medico e non si affida unicamente al fai da te online. E in cambio noi medici continuiamo a trascurare proprio la qualità della relazione umana, confondendo la medicina narrativa con le pratiche alternative.

Stiamo dimenticando gli aspetti umani della nostra professione rimpiazzandoli con linee guida standardizzate che trasformano noi medici in rigidi calcolatori. Di contro stiamo perfezionando software di intelligenza artificiale con algoritmi che conferiscono alle macchine sembianze quasi umane, con quell’apertura, pazienza, reciprocità e disponibilità che noi umani stiamo disimparando. Forse un giorno saremo visitati da macchine che rispetto a noi saranno dotate di una maggior intelligenza (gentilezza artificiale).

Comunicare con il paziente non è sinonimo di interrogare (anamnesi) ed è molto più che informare, per esempio, come assumere un farmaco.

Comunicare significa entrare in relazione con il nostro interlocutore e creare con lui un clima di apertura, serenità, reciprocità e fiducia, importante anche in termini di alleanza terapeutica (compliance).

La medicina narrativa è una medicina di contesto (biologico, sociale) poiché consente un approccio sistemico al paziente, durante il quale anche il sintomo isolato viene narrato all’interno della propria biografia, fatta non solo di momenti bui ma anche di nuove opportunità di ripresa, da cui ripartire.

Anche in quelle persone che in maniera saccente e frettolosa definiamo “malati immaginari” vi è sempre tanta sofferenza, reale e per niente immaginaria. Possiamo liquidarle in trenta secondi, etichettandole come persone ipocondriache, malati mentali o immaginari perché in assenza di segni clinici, oppure provare a ricordare di essere innanzitutto dei medici e che la sofferenza umana è il segno clinico più importante in Medicina, forse quello per il quale alcuni di noi hanno scelto proprio questa missione tra decine di altre professioni.

Ascoltando la Pelle - Libro
Il dermatologo risponde
Antonio Del Sorbo