lunedì 8 giugno 2015

Psoriasi: curala con la medicina naturale

Psoriasi: curala con la medicina naturale

Curare la psoriasi con la fitoterapia, gli oligoelementi, l'omeopatia, l'omotossicologia e la microimmunoterapia

di Vincenzo Valesi - 04/06/2015



Psoriasi: curala con la medicina naturale

Buona sera Dottore, desidererei sapere se si può curare la psoriasi con la mesoterapia utilizzando il medicinale omeopatico SUIS INJEEL, un mio amico lo ha usato e mi dice che dà ottimi risultati anche per anni, però prima di usarlo vorrei sapere il parere di un esperto, grazie per la collaborazione.
Pietro

Caro amico, hai parlato di suis injeel. Ma non hai precisato se cutis o altro. Comunque quello che voglio dire è che la psoriasi è un problema complesso che secondo la chiave di lettura della medicina naturale non è approcciabile solo con terapie topiche o potenzialmente invasive come la mesoterapia, che non vedo particolarmente indicata, ma nel contesto di un'ottica globale sistemica.

La psoriasi è caratterizzata da velocissima moltiplicazione delle cellule dell’epidermide, via via che dallo strato inferiore vengono spinte verso l’alto. In questo loro “salire ai piani alti” vanno incontro a processi maturativi e di invecchiamento fino alla perdita dei nuclei che si verifica quando arrivano allo strato corneo o cheratinico più superficiale, quello che si desquama sotto forma di forfora.
Non è una malattia infettiva né contagiosa. Le cause sono riferibili a molteplici fattori.

Fattori psicologici alla base della comparsa della psoriasi

Si trovano spesso nella storia di questi soggetti importanti conflitti psico-emozionali correlati alla rabbia e alla paura. Esiste infatti a livello della pelle il cosiddetto SSS (stress skin system), cioè sistema di stress cutaneo, mediante il quale terminazioni nervose libere possono comunicare con le cellule dell’epidermide e quindi trasmettere alla pelle messaggi nervosi dai centri superiori.
Secondo la visione psicosomatica la pelle essendo una struttura che deriva dallo stesso foglietto embrionale ectodermico come il sistema nervoso, è collegata al relazionarsi coi propri simili; i suoi problemi sarebbero correlati alla paura di separarsi, di essere abbandonati; lo stress scatenante sarebbe la separazione e l’abbandono.

Cause della psoriasi

È considerata una malattia autoimmune a prevalente attività Th1 nelle forme circoscritte e interessanti una sola articolazione, e a prevalente attività Th2 in quelle diffuse.
E infatti è migliorata dall’esposizione al sole e ai raggi ultravioletti che sono depressori del sistema immunitario.

Fitoterapia per la psoriasi

Hydrocotyle asiatica o centella asiatica (che ritroviamo anche nell’R65). Una crema a base di centella può contribuire ad attenuare l’arrossamento doloroso prodotto dalla desquamazione, oppure si possono usare compresse (cioè garze) preparate con infuso di centella in forma di tintura madre, 10 gocce per 3 volte al giorno.
Cicuta virosa: data la velenosità della pianta viene utilizzata in diluizione omeopatica centesimale dalla 5 CH alla 7 CH, 3 granuli sublinguali per 2-3 volte al giorno.
Trattamenti locali: capilen fluido liposomiale: associazione fitoterapica e/o Cardiospermum pomata.

Oligoelementi per la psoriasi

Zinco: una fiala bevibile a giorni alterni in aggiunta a:
Oligofumarat (acido fumarico a piccole dosi): 2 compresse per 3 volte al giorno per 3 settimane, poi 2 compresse per 2 volte al giorno per altre 3 settimane.

Omeopatia per la psoriasi

Arsenicum e sali di arsenico (Kali arsenicosum e Natrum arsenicosum) alla 5 o 7 CH: 3 granuli 2-3 volte al giorno sublinguali.

Omotossicologia per la psoriasi

Thalamus compositum, che nella sua composizione contiene AMP ciclico la cui diminuzione è correlata a un'insufficiente capacità delle cellule di differenziarsi e maturare: 1 fiala sublinguale a giorni alterni.

Farmaci favorenti la funzione del fegato

Lycopodium compositum Heel, 1 fiala a giorni alterni,
oppure
Bio H complex: 20 gocce al giorno,
oppure
R7: 10 gocce per 3 volte al giorno.
Eventualmente associati a:
Acido fumaricum Injeel: per agire sul meccanismo di produzione dell’energia cellulare detto ciclo di Krebs. Quando è bloccato a livello dell’acido fumarico favorisce il manifestarsi della psoriasi: 1 fiala sublinguale a giorni alterni.
Psorinoheel o R21: 10 gocce per 3 volte al giorno; In associazione con:
R65: composto da alcuni rimedi omeopatici utilizzabili nella psoriasi fra cui Arsenicum: 10 gocce per 3 volte al giorno.

Microimmunoterapia

Cioè terapia con interleuchine diluite e dinamizzate secondo il metodo omeopatico. Nelle forme localizzate e interessanti una sola articolazione (maggiore attività Th1) sono proponibili insieme:
IL-4 alla 4 CH: 10 gocce per 2 volte al giorno.
IFN-gamma 15 CH: 10 gocce per 2 volte al giorno.
Invece, nelle forme diffuse che esprimono una prevalente reattività Th2 (come nell’eczema atopico) è più opportuno dare IFN-gamma 4 CH sempre 10 gocce x 2 volte al giorno e nei casi dubbi IL-10 4 CH 10 gocce x 2 volte al giorno,che diminuisce la risposta immunitaria globale delle due linee sia Th1 che Th2), cosa che fanno anche i raggi ultravioletti, il cortisone e gli immunosoppressori della medicina convenzionale.

Probiotici

Utili anche i Probiotici(cioè batteri “buoni riequilibranti la flora intestinale)e Mucosa compositum 1 fiala sublinguale a giorni alterni per agire sull’organo intestinale data la sua importanza per un buon equilibrio del sistema immunitario.

Psicosomatica

La psoriasi è caratterizzata fra le altre cose da iperacantosi, cioè ispessimento dello strato cutaneo più esterno o corneo. Un soggetto ispessisce la cute per proteggersi dalla paura dell’abbandono, del distacco. Piuttosto che andare dentro all’esperienza e viverla, preferisce ripararsi, difendersi e lo fa aumentando il confine fra lui e gli altri, accrescendo anche la sua rabbia che si proietta sul fegato.
L’epidermide infatti deriva dall’ectoderma della corteccia cerebrale e somatizza conflitti legati alle relazioni e all’abbandono, ma secondo la Medicina Tradizionale Cinese la pelle è correlata anche all'unità funzionale metallo che significa tristezza e depressione, il che sottolinea comunque sempre la pregnanza dell'elemento psicoemozionale nelle sue varie sfumature.
Nel caso dell’artrite psoriasica (le articolazioni derivano dal mesoderma del midollo cerebrale), che può associarsi alle manifestazioni cutanee, quella che scatta è la paura di non essere più all’altezza della situazione. Da un problema con gli altri (pelle) comincia pian piano a svilupparsi anche un problema di inadeguatezza, di paura di non essere più all’altezza dell’ambiente in cui si vive. Questa complessa e ricca psicoemozionalità rende utile anche un intervento di tipo floriterapico con fiori di Bach e fiori Australiani.


John Pagano
Guarire la psoriasi >> http://goo.gl/NOQfYC
Un metodo naturale
Editore: Macro Edizioni
Data pubblicazione: Settembre 2003
Formato: Libro - Pag 492 - 13,5x20,5



sabato 6 giugno 2015

Il quarto chakra come non lo avevi mai pensato

Il quarto chakra come non lo avevi mai pensato

Il quarto chakra e il suo significato

di Valentina Balestri - 05/06/2015



Il quarto chakra come non lo avevi mai pensato

Non vedevo l’ora di arrivare qui: tra tutti i chakra, lo confesso, il quarto è il mio preferito.

Se il primo chakra rappresenta la stabilità, il secondo chakra la creatività e il terzo chakra il potere, allora il quarto può essere riassunto in una parola: amore.

Nel chakra del cuore si cela un’essenza così profonda, così pura e misteriosa che non può far altro che destare incanto e meraviglia.
Il suo simbolo è un fiore di loto a dodici petali color verde smeraldo, il numero che lo esprime è il 12 e l’elemento che lo rispecchia è l’aria: invisibile agli occhi ma non per questo meno reale o indispensabile. L’amore è altrettanto intangibile, ma si manifesta nei sentimenti che determinano l’Essere Umano nella sua più alta definizione.

Se il quarto chakra è in equilibrio

È nel quarto chakra che si incontrano le energie dei tre chakra inferiori, quelli terreni, fisici ed emotivi, con quelle dei tre chakra superiori, astrali, mentali e spirituali: dall’armonia in questo punto di connessione dipende la nostra capacità di esprimere l’amore che proviamo.
Rifletto spesso sull’argomento. Chi in fin dei conti non lo fa? Dipendere dal bisogno d’amore dell’altra persona è sano? Amiamo perché l’altro non può farcela senza di noi? Non credo, non è così che funziona: c’è spontaneità nell’amore, c’è stupore nello scoprire l’altro, ammirazione per le sue qualità e voglia di cibarsi dei suoi pregi imparando da essi, per sentirci ancora più fieri di noi. Essendo più fieri, ci ameremo di più e questo ci renderà bellissimi.

Volete più amore?
Amate voi stessi,
per primi, e di più.
E se ne volete ancora,
semplicemente amate anche gli altri, di più.

È prendendovi cura di voi, delle Certezze che volete nella vostra vita, è cercando di non essere altezzosi o freddi, mantenendo lontana la disparità tra il dare e l’avere, che potrete sfruttare al meglio l’enorme energia che dal vostro chakra del cuore scaturirà di giorno in giorno.

A lezione di yoga per riequilibrare il quarto chakra

Questa lezione è un po’ particolare. Più che una lezione è un consiglio, un suggerimento che mi è stato dato davanti a un falò che illuminava l’oceano più di quanto facessero la luna e le stelle. Chi parlò quella sera, oltre a essere una voce amica, mi regalò uno dei ricordi più belli che possiedo. Stavamo parlando di quanto sia difficile amare in modo vero, di quanto spesso la vicinanza venga scambiata con la dipendenza e di come l’abitudine alla presenza di una persona nella nostra vita possa portarci verso ragionamenti pericolosi. Angel (pronunciato in spagnolo), così si chiamava, ad un tratto mi guardò con quello sguardo con cui solo i bambini sanno osservarti, e mi disse: "sono i sorrisi e gli abbracci che ho dato che rendono questa vita degna di essere ricordata; sono le volte che ho detto ti amo, comprese tutte quelle che l'ho detto a me stesso. È banale, ma devi amarti per poter amare. Devi sapere cosa significa essere felice per poi poterlo condividere. Allora sii felice, abbraccia più che puoi, sorridi e quando ti guardi allo specchio ricordati sempre una ragione per amarti. Tutto il resto verrà da sé".


Nirodh Fortini
Il Quarto Chakra - CD Audio >> http://goo.gl/L26NNR
Musica per imparare a risvegliare e esprimere amore e gioia stimolare la capacità di comunicazione risvegliando il quarto chakra
Editore: Red Edizioni
Data pubblicazione: Aprile 2012
Formato: CD Audio

Marie Margaretha Mijnlieff
Chakra - Libro >> http://goo.gl/AEzkEw
Una fonte di consapevolezza
Editore: Xenia Edizioni
Data pubblicazione: Dicembre 2006
Formato: Libro - Pag 186 - 13x20
Ultima pubblicazione: Marzo 2014



venerdì 5 giugno 2015

Empatia: impariamo a coltivarla per vivere insieme in armonia

Empatia: impariamo a coltivarla per vivere insieme in armonia

L’empatia può essere considerata come un'importante porta di accesso alla percezione della Rete della Vita della quale facciamo tutti parte

di Bruno Fuoco - 22/05/2015



Empatia: impariamo a coltivarla per vivere insieme in armonia

Se la nostra natura, per davvero, è solamente utilitarista ed egoista, siamo destinati, ha osservato Rifkin, “ad una sorte non favorevole perché non sappiamo come sette miliardi di persone possano andare d'accordo sul pianeta. Ma negli ultimi anni, alcuni grandi scienziati dell'evoluzione hanno scoperto che questa non è la nostra vera natura e che siamo codificati per essere empatici e collaborativi” (1).

Lo scienziato Rizzolatti sostiene che la “natura ha creato un meccanismo per volerci bene, per capirci a un livello antico che viene prima del linguaggio. Un meccanismo naturale che ci permette di comunicare […]. La natura ha creato questo meccanismo ma sta alla cultura renderlo più ricco o più povero. Se la cultura invita a ingannare il prossimo… a fare quel che si vuole… a essere egoisti e individualisti, il meccanismo dei neuroni specchio finisce con l’atrofizzarsi” (2). L’empatia, in effetti, è una possibilità che va rafforzata e sostenuta negli ambienti familiari e scolastici: “l’empatia può essere repressa: se non hai avuto dei bravi genitori o un sistema scolastico adeguato, viene fuori la pulsione secondaria, il materialismo, la violenza, mentre la nostra pulsione primaria è provare empatia, collaborare” (3).

Ad esempio, l’empatia può essere considerata come una importante porta di accesso alla percezione della Rete della Vita della quale facciamo tutti parte. Quando entriamo in profonda empatia con qualcosa cominciamo anche a prenderci cura di quella realtà che avvertiamo come “nostra”. Se, ad esempio, entriamo in empatia con i fiumi ne abbiamo un profondo rispetto perché li sentiamo parte di noi, perché ne avvertiamo la vita, la purezza, ne avvertiamo la sacralità e, conseguentemente, avvertiamo il bisogno spontaneo di non sporcarli. Se, ad esempio, entriamo in empatia con gli animali non solo li rispettiamo ma non li mangiamo. Se entriamo in empatia con il nostro organismo, sicuramente non fumiamo, cioè non avveleniamo le cellule del nostro stesso organismo. Certamente, l’empatia non ha una intensità uniforme, in quanto vi sono diversi gradi e dimensioni di stati empatici. La scintilla empatica può scattare improvvisamente anche tramite un semplice sguardo che genera un quid nella nostra coscienza.
Ma noi dovremmo anche sapere “andare oltre l’empatia naturale per educarla all’etica, alla morale” (4). Infatti, la nostra coscienza empatica, se è eticamente orientata, può essere la logica premessa per migliorare i comportamenti civici e per prenderci cura della sostenibilità della Vita (5).

L’attitudine all’empatia può rivestire un ruolo indispensabile nella vita civica giacché può aiutarci a raggiungere una visione più impersonale degli interessi in virtù della quale diventa fattibile una convivenza fondata su basi etiche. Ciò si spiega con il fatto che il poter assumere “la prospettiva dell’altro (mettersi nei panni di) o il poter provare le emozioni dell’altro (sentire con) permette di eliminare le barriere e le distanze create dal pregiudizio e dai processi di categorizzazione ostile. Ai processi di "disumanizzazione" si risponde educando alla comune umanità” (6).

Apprendere a mettersi al posto degli altri è, in effetti, veramente importante anche sul piano cognitivo: ”Se prendete questa abitudine, in pochissimo tempo diverrete veramente perspicaci, intuitivi […] bisogna dimenticarsi un po' di se stessi e pensare agli altri; è il mezzo migliore per vedere e sentire l'essenziale” (7). L’attitudine empatica ci permette di superare la prospettiva angusta del nostro interesse particolare. È agevole riconoscere che se i soggetti decisori pubblici fossero empatici nel senso indicato, agirebbero in una prospettiva costruttiva per il bene comune e assumerebbero, con celerità, i provvedimenti necessari al benessere collettivo. Afferma Aïvanhov: ”Troverete sempre persone pronte a sostenere che sia impossibile sapere dove sta il bene e dove sta il male... Che ragionino un po', e sapranno se stanno per agire bene o male. Vogliono, ad esempio, scavalcare qualcuno o sminuirlo agli occhi degli altri? Oppure vogliono sedurlo per poi respingerlo? Ebbene, si mettano nei suoi panni, cerchino di immaginare che cosa proverebbero al suo posto, e scopriranno immediatamente che è doloroso, ingiusto e disonesto” (8).

Anche Singer mette in evidenza la necessità di porre a base dell’etica l’uguale considerazione degli interessi: ”La regola aurea ci dice di andare oltre i nostri interessi personali, e di “fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. La stessa idea del mettersi al posto dell'altro è contenuta nel comandamento cristiano “ama il prossimo tuo come te stesso”. Gli stoici affermavano che l'etica deriva da una legge naturale universale. Kant ha sviluppato questa teoria, fino ad arrivare alla celebre formula: “Agisci soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che divenga una legge universale” (9). Queste etiche convergono su un punto: “ la giustificazione di un principio di etica non può essere espressa in termini di un gruppo particolare o fazione...Questo significa che nel dare giudizi morali dobbiamo superare i nostri gusti personali su ciò che ci piace o non ci piace. L'etica ci chiede di andare oltre l’io e il tu, per giungere alla legge universale, al giudizio universalizzabile, al punto di vista dello spettatore imparziale” (10).

La via empatica rappresenta, dunque, un percorso necessario per la nostra convivenza in quanto, accrescendo i legami psichici, riduce aggressività e ostilità nella vita relazionale. L’empatia ci consente di superare le nostre simpatie - antipatie e di acquisire una visione più oggettiva dei comportamenti altrui. L’empatia, in altri termini, può aiutarci a formulare processi valutativi più impersonali, a risolvere eventuali conflitti, ma anche a prevenire i nostri comportamenti iniqui (11).

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(1) J. Rifkin, La civiltà dell'empatia. La corsa verso la coscienza globale nel mondo in crisi, Mondadori, 2010, p. 170. Molti studiosi, afferma Rifkin, “hanno erroneamente associato l'empatia solo a sentimenti ed emozioni. Se questo fosse vero, la coscienza empatica sarebbe impossibile. Stiamo cominciando a capire che uno scambio empatico richiede sia un impegno intimo sia una certa misura di distacco. Se i nostri sentimenti tracimassero completamente nei sentimenti dell'altro, o suoi sentimenti sopraffacessero la nostra psiche, perderemmo il nostro senso di identità e la capacità di immaginare l'altro come se fosse noi stessi. L'empatia è un atto di delicato equilibrio. Si deve essere aperti all'esperienza della condizione dell'altro come se fosse la propria, ma non lasciarsene travolgere” p. 161.
(2) G. Rizzolatti, Empatia e neuroni a specchio, Convegno Aethanaeum, 15 febbraio 2013, Roma.
(3) J. Rifkin, op.cit., p. 161.
(4) M. C. Pallavicini, Convegno Aethanaeum cit. Ad esempio, De Waal sostiene che “gli esseri umani sono empatici con i propri compagni in contesti cooperativi, ma sono “antiempatici” con i potenziali competitori, L’età dell’empatia, Garzanti, 2011, p.158. Critico sulla valenza trasformatrice dell’empatia, se non è accompagnata dalla consapevolezza morale, è Brooks: “Le persone empatiche sono più sensibili al punto di vista e alle sofferenze degli altri e sono più inclini a esprimere giudizi morali compassionevoli. Il problema insorge quando cerchiamo di trasformare i sentimenti in azione. L'empatia rende maggiormente consapevoli delle sofferenze altrui, ma non è chiaro se spinga effettivamente ad agire in modo morale o se trattenga effettivamente dall'agire in modo immorale… L'empatia non sembra influire molto quando quell'agire comporta un costo personale… Nessuno è contro l'empatia, ma sta di fatto che non è sufficiente. Di questi tempi l'empatia è diventata una scorciatoia…In una cultura che non riesce a formulare categorie morali e che cerca in tutti i modi di non offendere, insegnare l'empatia è un modo sicuro per sembrare virtuosi senza rischiare polemiche e senza urtare i sentimenti di qualcuno”, D. Brooks, “Così l'empatia è stata trasformata in una scorciatoia”, Repubblica 11 dicembre 2011.
(5) Cfr. Bruno E. G. Fuoco, Le nostre scelte nella Rete della Vita, 2015; Corso on line di “Educazione alla Cittadinanza nella Rete della Vita” www.nuoveattitudini.it
(6) M. Santerini, Educazione morale e neuroscienze. La coscienza del’empatia, Editrice La scuola, 2011, p.195.
(7) O.M. Aïvanhov, Pensieri Quotidiani, 10 giugno 2001, Prosveta. Come si può pensare che “gli esseri umani arrivino a comprendersi e formare un'unità, se nella loro comprensione e nei loro atteggiamenti si lasciano trasportare dagli istinti, dalle bramosie, dai loro interessi particolari” Pensieri Quotidiani, 13 agosto 2002.
(8) O.M. Aïvanhov, Conférence "Sympathie et antipathie", 2 septembre 1954, Prosveta. Dal fatto di non volersi porre nelle situazioni altrui, “derivano tanti errori di giudizio, tante crudeltà e ingiustizie. Nel momento in cui state per pronunciarvi su una persona, che cosa sapete della situazione in cui essa si trova? [...] Allora, prima di criticarla o di accusarla, almeno per qualche minuto, fate lo sforzo di mettervi nei suoi panni… Vale la pena cercare di porsi nella situazione delle persone che vi sono antipatiche e che siete sempre pronti a condannare. Anche solo pochi minuti ogni giorno di questo esercizio, e acquisirete qualità di pazienza, di indulgenza, di dolcezza e di generosità di cui beneficerete sia voi che loro" Idem, Pensieri Quotidiani, 25 ottobre 2010, Prosveta. L’empatia ha un ruolo importante anche per la costruzione della nostra identità come ebbe modo, nei primi anni del Novecento, di sottolineare la Stein: la conoscenza della persona estranea ci arricchisce “ai fini della nostra autoconoscenza, essa porta a sviluppo, in quanto empatia di ‘nature affini’ ossia di persone del nostro tipo, quel che in noi ‘sonnecchia’ e perciò ci rende chiaro, in quanto empatie di strutture personali diversamente formate, quel che non siamo e quel che siamo in più o in meno rispetto agli altri... In tal modo, con i nuovi valori acquisiti per mezzo dell’empatia, lo sguardo si dischiude simultaneamente sui valori sconosciuti della propria persona”, E. Stein, Il problema dell’empatia, Studium Roma, 2003, pp. 227-228.
(9) P. Singer, Etica pratica, Liguori, 1989, pp. 22-23, Idem, La vita come si dovrebbe, Il Saggiatore, 2001.
(10) Ibidem.
(11) Per ulteriori riflessioni sui vantaggi della prospettiva empatica, rinviamo al Corso on line di Educazione alla Cittadinanza, nuoveattitudini.it.


Paolo Albiero, Giada Matricardi
Che Cos'è l'Empatia >> http://goo.gl/1XHPnN
Editore: Carocci Editore
Data pubblicazione: Aprile 2006
Formato: Libro - Pag 128 - 13x20