mercoledì 9 maggio 2018

Che cos'e' la Matrice Extracellulare?




Che cos'e' la Matrice Extracellulare?

Medicina Non Convenzionale      

Ne sentiamo parlare sempre più spesso: la Matrice Extracellulare (MEC) svolge una funzione fondamentale nel mantenimento della salute. Ma di cosa si tratta?

Federico Perinelli - 09/05/2018

In biologia quando si parla di Matrice Extracellulare (MEC) ci si riferisce a tutto ciò che circonda le nostre cellule. Il nostro organismo è costituito da diversi tessuti. Ognuno di essi è composto da un network di cellule che sono tenute insieme in maniera diversa a secondo di quale tessuto prendiamo in esame. Una delle funzioni della MEC è proprio quella di svolgere un ruolo fondamentale nell’organizzazione di ogni tessuto.

È costituita principalmente da due classi di macromolecole, le quali sono prodotte localmente. Queste particolari molecole subiscono un turnover mediante il quale avviene una completa degradazione e una nuova sintesi. La prima classe delle macromolecole è rappresentata dai GAG o Glicosaminoglicani. L’acido ialuronico è un GAG che compare nella terza settimana dello sviluppo embrionale. I Glicosaminoglicani, tranne appunto l’acido ialuronico, sono catene polisaccaridiche unite in modo covalente a proteine a formare PROTEGLICANI. L’altra classe è costituita da PROTEINE FIBROSE come ad esempio elastina, collagene, fibronettina e laminina con funzioni sia strutturali che adesive. Il collagene è quella più abbondante che conferisce integrità, elasticità e stabilità.

Descrizione e funzione dei GAG

I GAG rappresentano < 10% del peso delle proteine fibrose, ma riempiono la maggior parte dello spazio extracellulare. La funzione principale dei GAG è di creare nello spazio tra una cellula e l’altra la giusta idratazione, andando a formare un “gel” di fondamentale importanza per il traffico di molecole, nutrienti,  ormoni e segnali chimici tra una cellula e l’altra. Un’altra importante funzione pone alcuni proteoglicani come componenti integrali nelle membrane cellulari con funzioni da co-recettori.

Descrizione e funzione delle proteine fibrose

Collageni: rappresentano le proteine più abbondanti che possiamo trovare nei mammiferi sono circa il 25% totale. Sono le componenti principali dei tessuti di pelle e osso. La loro principale funzione è di tipo strutturale ed adesiva.

Elastina: è la proteina per eccellenza che determina l’elasticità dei tessuti. Per capirci meglio questa particolare proteina nei tessuti come vasi sanguigni e i polmoni creano una rete di fibre elastiche che donano al tessuto l’elasticità necessaria per accorciarsi dopo uno stiramento.

Fibronettina e laminina: sono particolari proteine glicosilate che troviamo nella matrice extracellulare le quali concorrono a favorire l’ancoraggio delle cellule e ad organizzare la MEC. Sono coinvolte in questo importante processo perché la maggior parte delle cellule per crescere e proliferare, e molte volte anche per sopravvivere, devono aderire alla Matrice Extracellulare.


giovedì 3 maggio 2018

La Telepatia: fenomeno reale o suggestione?




La Telepatia: fenomeno reale o suggestione?

Ce lo spiega la fisica

Scienza e Fisica Quantistica        

La Telepatia è la possibilità di stabilire una comunicazione diretta, al di là della dimensione spaziale e temporale, tra due (o più) menti.
Si tratta di fenomeno reale o di suggestione? Ce lo spiega la fisica con la teoria di frontiera dell'universo superluminale

Luigi Maxmilian Caligiuri - 29/04/2018

Vi è qualcosa di particolarmente seducente nell’idea di possedere poteri straordinari, capaci di spingerci oltre le capacità che riteniamo proprie del genere umano. Nel mondo della fantascienza, tali prerogative sono proprie dei supereroi i cui poteri, per definizione, trascendono le leggi della Fisica: Superman è in grado di volare “più veloce della luce”, Spiderman possiede la forza e l’agilità del ragno. Alcuni di tali “superpoteri” ci affascinano particolarmente in quanto attengono a una sfera particolare della nostra umanità, quella che ci caratterizza nel profondo della nostra essenza di essere pensanti e coscienti, ovvero quella della mente e della coscienza. Ad esempio, nella saga degli X-men, uno dei personaggi più intriganti è, senza dubbio, il Professor X, alias Charles Francis Xavier, fondatore del gruppo e avente potenti capacità telepatiche tramite le quali è in grado di leggere, influenzare e controllare le menti e creare illusioni negli umani.

I fenomeni PSI o extra-sensoriali: di cosa si tratta?

La mente umana rappresenta senza dubbio uno dei più profondi misteri nell’Universo e sorge spontaneo quindi chiedere se sia possibile, anche soltanto in linea di principio, trascendere le normali capacità umane utilizzando i poteri ancora inesplorati della mente stessa. Tra tali capacità, comunemente indicate come fenomeni PSI (dall’omonima lettera dell’alfabeto greco, iniziale della parola Psiche), vengono generalmente incluse la telepatia, la psicocinesi, la visione a distanza (remote viewing), la “sensazione di essere osservati”, la chiaroveggenza. Tali capacità sono anche denominate “extra-sensoriali” al fine di sottolineare la loro caratteristica di manifestarsi oltre i limiti delle comuni capacità sensoriali umane attraverso un’interazione diretta, non meglio specificata, tra la mente umana e l’ambiente circostante (intendendo, con tale termine, anche l’influenza diretta su altre menti).

Tra i fenomeni PSI di maggiore fascino e interesse, non solo da un punto di vista squisitamente teorico ma anche in relazione alle possibili implicazioni di carattere sociale, etico e applicativo, un posto di assoluto rilievo occupa la telepatia ovvero la possibilità di stabilire una comunicazione diretta, al di là della dimensione spaziale e temporale, tra due (o più) menti.

Leggere la mente e controllare il pensiero: la telepatia

L’esperienza di comunicazione tra menti distanti dal punto di vista spazio-temporali è stata riportata così frequentemente nella storia dell’Uomo da indurre lo studioso inglese F.W.H. Myers a coniare, già nel 1882, il termine telepatia che letteralmente significa “sentire a distanza”. Vi è mai capitato, ad esempio, di rispondere al telefono indovinando, prima di rispondere, l’identità dell’interlocutore dall’altra parte dell’apparecchio oppure di ricevere una lettera o una email da un amico nel preciso istante in cui stavate pensando a lui?

A tutti noi è capitato di vivere, diverse volte nel corso della propria vita, esperienze di questo tipo; ma è possibile che si tratti sempre e soltanto di esperienze “pilotate” o di coincidenze male interpretate? In molti casi è proprio ciò che accade essendo tali esperienze possibilmente dovute a normali fattori di natura psicologica quali ad esempio la cosiddetta “memoria selettiva”, il ricordo alterato degli eventi, suggerimenti subliminali, etc. Fenomeni di percezione extra-sensoriale vengono riportati da millenni ma studiati soltanto alcuni secoli a questa parte: indipendentemente da quanto ci sembrino realiste tali esperienze, è ovvio che una valutazione basata esclusivamente sui racconti e le testimonianze non può essere ritenuta esaustiva di fini della realizzazione di una valutazione scientifica e rigorosa del fenomeno. In riferimento a tale tipologia di fenomeni, infatti, un elemento essenziale riguarda la ripetibilità dei risultati oggetto dei resoconti ovvero, in particolare, il loro numero e i risultati degli esperimenti di verifica dei resoconti stessi.

D’altra parte esiste una moltitudine di esperienze documentate in diverse culture ed epoche (anche e soprattutto, come vedremo a breve, attraverso tutta una serie di complessi esperimenti di laboratorio) che, in nessun modo, possono essere ricondotte all’ignoranza o all’assenza spirito critico o di rigore metodologico e che impone una seria e onesta analisi di tipo scientifico. In riferimento al concetto di telepatia è inoltre opportuno considerare quelli ad esso strettamente correlati di “controllo del pensiero” e “lettura della mente” che sottintendono, rispetto al primo, un ruolo attivo associato a una qualche forma di “intrusione” mentale peraltro teoricamente e concretamente realizzabili come vedremo nel seguito.

Scienza e Conoscenza n. 64 - Rivista Cartacea
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Autori Vari

mercoledì 2 maggio 2018

Credenze religiose




Perche' abbiamo bisogno di credenze religiose?

Ce lo spiega la Teoria della Mente

Neuroscienze e Cervello

Perché abbiamo bisogno di credenze religiose? Ce lo spiega la Teoria della Mente

Se il “nastro” della vita della terra fosse riavvolto, probabilmente, per il caso, l’uomo non esisterebbe.
La stessa affermazione potrebbe essere valida per la religione, nel caso in cui l’uomo vivesse nuovamente la propria esistenza?
Cosa sono le credenze religiose?

Claudio Lombardo - 27/04/2018

L'equivoco stravagante è un'opera di Gioachino Rossini, in cui la trama e la fucina di logiche equivoche mettono a dura prova il pubblico odierno... ormai immerso in una micidiale combinazione di segreti e banalità.

Equivoci e ambiguità sono la mente di questo formidabile prodotto artistico in cui, durante la narrazione, con la previsione e l’interpretazione, l’utente è spinto ad attribuire un senso che va oltre quello dell’opera stessa.

L’ardita spontaneità e l’assurda speculazione

Se il “nastro” della vita della terra fosse riavvolto, probabilmente, per il caso, l’uomo non esisterebbe.
La stessa affermazione potrebbe essere valida per la religione, nel caso in cui l’uomo vivesse nuovamente la propria esistenza?
Cosa sono le credenze religiose?
Possiamo pensarle come un “non lo so” per antonomasia: un’ardita spontaneità ed un’assurda speculazione; quella che, in altri termini, si chiama “fede”.
Le credenze sul soprannaturale sono peculiarità delle religioni fin da tempi antichi:

a) l’idea che ci sia la vita dopo la morte; b) l’idea di un creatore che vede tutto e tutti; c) l’idea che esistano nel mondo entità che violano le leggi della fisica (angeli, anime ecc.).

Al di là di ogni adesione personale, la religione sembra rappresentare una necessità dell’uomo fin dal suo principio in cui ha rappresentato un’autentica cultura distintiva di un popolo con finalità di coesione.

«Ogni testo che pretenda di asserire un qualcosa di univoco è un universo abortito»
Umberto Eco


La Teoria della Mente come strumento evolutivo

Quando un individuo è in grado di comprendere che un determinato comportamento è guidato da credenze personali – e che tali credenze non sono un preciso riflesso della realtà – si afferma che, quell’individuo, possiede una Teoria della Mente (ToM): la capacità di vedere il mondo dal punto vista degli altri, la presa in carico di una prospettiva differente, non propria, appunto, altrui.  

La sopravvivenza può dipendere dalla capacità di cambiare il corso attuale delle azioni per rispondere a stimoli potenzialmente vantaggiosi o minacciosi (come l’incertezza).

Le origini della ToM possono risalire nel momento in cui l’uomo ha conquistato la posizione eretta. «Stando dritti si aveva la possibilità di vedere gli altri in viso e di mostrare a essi il proprio volto. Divenne, quindi, possibile decodificare emozioni, capire dalle espressioni mimiche cosa gli altri pensassero e si accingessero a fare (interpretare e prevedere); si potevano addirittura intuire gli stati d’animo e le intenzioni degli individui con i quali si avevano degli incontri, così che si disponeva della capacità di attaccare e difendersi o aiutare e cooperare a seconda delle situazioni» (Attili, 2015).

Bruner parla di strumentalismo evolutivo, ritenendo che «l’uomo sia in grado di utilizzare la propria intelligenza per creare e utilizzare attrezzi e strumenti o espedienti tecnici che lo pongono in grado di esprimere e ampliare le proprie facoltà» (Bruner, 1974). Per “strumenti”, non si fa riferimento solo a fonti materiali, bensì a veri e propri “arnesi” mentali, come le funzioni intellettive.

Religione e Teoria della mente (o mentalizzazione)

Un sottile diaframma separa l’esperienza religiosa dalla teoria della mente (o mentalizzazione), un acuto approccio fenomenologico: doppio, sfuggente, enigmatico, incerto in cui (riferendoci al cristianesimo) l’eroe mitologico della Sacra Bibbia (Gesù Cristo) amplificando le sue doti umane – come la capacità di lettura delle intenzioni e del pensiero – tentò di ristabilire l’ordine nel caos di relazioni umane.

Perché abbiamo bisogno di credenze religiose?

La credenza può avere lo scopo di interpretare e prevedere ciò che non conosciamo o non siamo in grado di comprendere. In altri termini riduce l’incertezza.
Credere ad una nuova vita dopo la morte riduce la tensione, poiché rende prevedibile tale fenomeno. Ancor più se abbiamo la facoltà di fare qualcosa in questa vita che influenzi la successiva. Nel complesso si tratta di una lettura dello stato mentale dell’”al di là”.
Altresì abbiamo anche una funzione sociale insita in queste credenze: la capacità di promuovere comportamenti altruistici e di coesione.
Tuttavia, tali credenze sono spesso monopolizzate da istituzioni, come la Chiesa, che creano regole e nuove interpretazioni, di epoca in epoca, attribuendo a Dio la responsabilità di certi eventi ma riservandosi il suo potere divino.

Conclusioni

Il riflesso delle nostre funzioni intellettive (“arnesi mentali”) è in grado di produrre meccanismi che consentono di portare il sistema-persona in uno stato di equilibrio. Nel caso precitato le credenze svolgono questo importante ruolo in vista dell’implosione di ogni senso: la morte; ovvero l’impossibilità di comprendere in modo razionale cosa ci sia “al di là”. Il problema non risiede nel credere a cose più o meno vere, dato che il concetto di utilità supera questa prospettiva, bensì monopolizzare le credenze religiose versandole in un crogiuolo dal quale, si spera, ne fuoriesca una sintesi superiore.

Tuttavia, quando la religione viene estremizzata è facile cadere vittime di univocità interpretative che monopolizzano atteggiamenti, emozioni e attitudini (cit. Hack) oppure il dover offrire in cambio qualcosa per ottenere altro (anima/corpo), come nel caso dell’opera di Rossini in cui Ernestina promette la “materia” al fidanzato Buralicchio e lo “spirito” al precettore Ermanno.

Bibliografia

Rossini, Gioacchino, et al. L'equivoco stravagante. Naxos, 2002.
Attili, Grazia. "L'evoluzione della Teoria della Mente." Rivista internazionale di Filosofia e Psicologia 6.2 (2015): 222-237.
Eco, Umberto. Interpretazione e sovrainterpretazione: un dibattito con Richard Rorty, Jonathan Culler e Christine Brooke-Rose. Giunti, 2012.
Bruner, Jerome S. 1974. Toward a Theory of Instruction. Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press.
Girotto, Vittorio, Giorgio Vallortigara, and Telmo Pievani. Nati per credere: perché il nostro cervello sembra predisposto a fraintendere la teoria di Darwin. Torino: Codice, 2008.
Girotto, Vittorio, Telmo Pievani, and Giorgio Vallortigara. "Gli dèi hanno sete e, qualche volta, bevono: vincoli cognitivi e credenze religiose." Sistemi intelligenti 25.2 (2013): 387-396.

Scienza e Conoscenza n. 64 - Rivista Cartacea
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