venerdì 18 gennaio 2019

Scienza e Conoscenza n. 67



Scienza e Conoscenza n. 67

Gennaio/Marzo 2018

Nuove scienze, Medicina Integrata


Descrizione

Chi era Wilhelm Reich e che cos’è l’energia orgonica? Perché questa scoperta è stata da sempre osteggiata e Reich perseguitato per le sue idee e ricerche all’avanguardia?

Questa, come tante altre, è la storia di un pensatore originale e illuminato che aveva scoperto troppo, in un’epoca non ancora preparata ad accettare le sue idee rivoluzionarie. L’energia orgonica è l’energia delle antiche tradizioni, la libido che Freud concepiva in maniera metaforica e la forza di cui parlano da secoli le correnti vitaliste.

Le scoperte di Reich mettono in discussione o attaccano direttamente le basi del sistema, forniscono strumenti per affrontarlo, argomenti per la disobbedienza e conoscenze per la ribellione.

A sessant’anni dalla morte di Reich cosa rimane delle sue scoperte? In questo numero di Scienza e Conoscenza scopriamo perché sono ancora attuali e come potrebbero cambiare il futuro della ricerca scientifica, della medicina, delle scienze umane e la vita di tutti noi.

Argomenti principali di questo numero

Energia orgonica
Wilhelm Reich
Fisica quantistica e particelle
David Bohm
Ettore Majorana
Medicina Tradizionale Cinese e lettura del volto

Indice

SPECIALE SALUSCIENZA

SaluScienza 2018: un successo annunciato - La Redazione

REICH E L'ORGONOMIA

Wilhelm Reich, un inno alla libertà - Jesús García Blanca, traduzione di Valerio Pignatta
Il Continuum Energetico di Wilhelm Reich - Roberto Maglione
Biopatia del cancro - Intervista ad Armando Vecchietti a cura della Redazione
Energia vitale - Antonio Morandi

SCIENZA DI FRONTIERA

Il tuo futuro è già scritto? - Luigi Maxmilian Caligiuri
Un nome, un genio: Ettore Majorana - Maurizio Di Paolo Emilio
Il quadro olografico - Intervista a Davide Fiscaletti a cura di Marianna Gualazzi
Particelle come eventi - Ignazio Licata
Metti un caffè al CERN - Marianna Gualazzi

SCIENZA E COSCIENZA

La Scienza del Cuore - Carmen Di Muro
Coscienze in evoluzione - Intervista a Jerry Diamanti e Nadeshwari Joythimayananda a cura della Redazione

MEDICINA INTEGRATA

La salute sul volto - Roberto Marrocchesi
ADHD - Anita Rusciadelli
Ayurveda: l’OMS la riconosce e la promuove - La Redazione

Scheda Tecnica

Editore Macro Edizioni
Data pubblicazione         Gennaio 2019
Formato              Rivista - Pag 96 - 19.5 x 26.5 cm
ISBN      977172099800790067
EAN       977172099800790067

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Nuove scienze, Medicina Integrata

lunedì 14 gennaio 2019

Il Naad yoga e la divina risonanza




Il Naad yoga e la divina risonanza

Consapevolezza e Spiritualità


Il suono che è in principio, che nasce dal nulla, dentro di noi e in tutte le cose che ci circondano. Nel nuovo numero di Scienza e Conoscenza, Suono Quantico, scopriamo da dove nasce il suono

Redazione Scienza e Conoscenza - 11/01/2019

Tratto dall'articolo La Divina Risonanza scritto da Dharma Kaur apparso su Scienza e Conoscenza 66.

La parola Naad indica il suono ritmico primordiale, il suono nella sua essenza, energia ed emanazione dell’Ek ong kar, l’unica potenza creatrice che genera l’universo. Na significa “nulla”, Ad. “primario, che è all’origine”: Naad indica quindi il suono che è in principio, che nasce dal nulla. Racchiude anche un significato importante che è “risuonare”, che significa accordarsi e suonare in collegamento a un altro suono. La risonanza avviene quando due strumenti sono accordati nelle stesse note e uno suona e l’altro vibra alla stessa frequenza. Anche il concetto di vibrazione è compreso. Se vibriamo un mantra facciamo vibrare il suono primordiale, che entra in risonanza con noi e ci riallinea all’essenza della creazione da cui abbiamo origine. Il Naad è il suono di base per tutte le lingue di tutti tempi, gli insegnamenti parlano di una corrente sonora comune, un codice universale che sta dietro ogni lingua, ogni comunicazione umana. Viene definito yoga in quanto è un suono che si sperimenta, che si attua con la voce, con il respiro, con la propria intenzione e integra le parti fondamentali che ci compongono in un’unione più elevata con il divino, così come fanno gli altri stili di yoga.

Gli strumenti fondamentali del Naad Yoga sono i mantra, parole che contengono formule vibrazionali in grado di alterare gli schemi della mente e la chimica del cervello. I mantra arrivano da diverse tradizioni spirituali, ma sono universali nella loro struttura vibrazionale, proprio perché racchiudono in sé la corrente sonora che è alla base di tutto. La Shabd Guru Nel ricchissimo universo dei mantra del Kundalini yoga esiste un settore specifico che si chiama Shabd Guru: è un insieme di inni, preghiere e poesie dei dieci Guru Sikh e di altri maestri di fedi differenti, come l’induismo e l’islamismo, raccolte in un grande libro sacro chiamato Siri Guru Granth Sahib. Questo libro è considerato dai Sikh un Guru vivente, portatore di grande saggezza, ed è trattato con grande rispetto e devozione. Questa raccolta è una miniera preziosa per la pratica del Naad Yoga, accessibile a chiunque e al di là della religione da cui proveniamo, poiché vibrando le parole che vi sono racchiuse possiamo portare in noi la consapevolezza con cui questi grandi maestri hanno composto questi inni.

La Shabd Guru è una tecnologia molto rilevante per noi tutti, perché può aiutarci a fronteggiare le grandi sfide che la nuova era in cui siamo entrati da poco, l’Era dell’Acquario, porta con sé. Questa era ha numerose caratteristiche: l’incremento inarrestabile di una tecnologia sempre più sofisticata, la reperibilità online di informazioni fino a poco tempo fa introvabili o segrete, con un conseguente eccesso di informazioni, una vita sempre più virtuale con conseguente isolamento, depressione e malattie psicologiche collegate alla fatica (insonnia, incapacità di prendere decisioni, ritmi frenetici e altro ancora). La Shabd Guru “produce vitalità nel corpo; nel complesso della mente sveglia l’intelligenza e sviluppa la saggezza e l’intuizione; nel cuore stabilisce la compassione; nella coscienza di ciascuna persona costruisce la chiarezza per agire con integrità senza paura”.

La Tecnologia Quantistica e l’impatto della Shabd Guru

Il forte impatto della Shabd Guru nasce da un sofisticato uso del suono e del ritmo. Yogi Bhajan l’ha definita una “tecnologia quantistica”. Gli schemi musicali della Shabd Guru sono basati sulla scienza del suono per creare cambiamenti nei neurotrasmettitori e influenzare lo stato del cervello e della mente. È “quantistica” perché manipola la più piccola particella di suono ed energia in efficaci combinazioni e schemi. “Usa gli schemi quantistici come cianografie per costruire schemi più grandi. Gli atomi di suono costruiscono molecole di linguaggio, pensieri e spirito”. Tutti possono usare le tecniche della Shabd Guru codificate nel Siri Guru Granth Sahib e nei mantra del Kundalini Yoga, per elevarsi, per curarsi, per sviluppare la forza vitale, per accrescere l’intuizione. Non c’è bisogno di conoscere la scienza del procedimento, occorre solamente applicarne la tecnologia. “Abbiamo bisogno di sviluppare una nuova attitudine di consapevolezza. Dobbiamo imparare una tecnologia intima per basare l’identità del nostro Io nell’Infinito. La Shabd Guru è la tecnologia del Quantum che stabilisce quella consapevolezza. È il punto della bussola che ci dirige all’Infinito in ogni azione finita”. Come la Shabd Guru modifica il cervello La chiave della Shabd Guru è la meditazione e la ripetizione di specifici suoni e frasi primarie.

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Rivista - Settembre 2018
Nuove scienze, Medicina Integrata, Coscienza

martedì 8 gennaio 2019

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Il grande orecchio e' in ascolto



Il grande orecchio e' in ascolto

Terapie e trattamenti olistici


Campane di cristallo, tibetane, diapason: la terapia del suono sfrutta le capacità risonanti del nostro corpo per creare benessere, nell'intervista a Luca Vignali scopri quanto è importante la musica per la nostra vita

Redazione Scienza e Conoscenza

Tratto dall'articolo Il grande orecchio è in ascolto, intervista a Luca Vignali a cura dalla Redazione apparso su Scienza e Conoscenza 66.

Tutti ne abbiamo fatto esperienza, anche se forse non abbiamo considerato la cosa con la dovuta attenzione: i suoni, anche quelli che incontriamo nella vita quotidiana, li ascoltiamo non solo con le orecchie, ma anche e soprattutto con il corpo. Pensiamo al rimbombo di un elicottero che vola basso sul tetto della nostra casa, facendo tremare i vetri delle finestre: che effetto ha sul nostro corpo se ci lasciamo attraversare da questo fragore sonoro? Come lo percepiamo? Luca Vignali, direttore d’orchestra e musicoterapeuta, ci introduce al tema della terapia del suono, parlandoci del nostro corpo come di uno strumento risonante.

Il suono è stato usato per scopi terapeutici fin dall’antichità e ancora oggi viene usato a questo scopo in alcune medicine e conoscenze tradizionali. In che modo queste culture tradizionali vedono e utilizzano il suono?

Il suono è parte integrante di alcune antiche culture e tradizioni che io ho avuto modo di conoscere e sperimentare in prima persona. Sono stato in Tibet per oltre un anno e ho avuto esperienze anche presso gli sciamani siberiani. In queste culture il suono fa parte sia dell’esperienza meditativa che di quella medico curativa: si tratta di tecniche antichissime che non si apprendono sui libri, ma si tramandano oralmente e con l’esperienza diretta. Bisogna essere animati da una sensibilità particolare per cogliere questi insegnamenti e per saperli ritrasmettere: ci vogliono anni di preparazione e di ascolto paziente e costante.

Noi crediamo di percepire i suoni solo attraverso le orecchie. Oggi sappiamo che il suono viene percepito attraverso tutto il corpo. Ci puoi spiegare in che modo il corpo, nella sua interezza, reagisce ai suoni?

Siamo abituati a pensare che le orecchie siano il senso deputato all’ascolto, ma se pensiamo alla nostra esperienza di tutti i giorni ci rendiamo semplicemente conto che non è così. A tutti è capitato di sentire come un rumore o un suono particolarmente profondo e intenso facciano vibrare tutto il nostro corpo, anche al suo interno. Quando parlo di ascolto, io intendo sempre quello che possiamo esperire attraverso il “grande orecchio” ovvero attraverso il corpo nella sua interezza. Ricordiamoci inoltre che il nostro corpo è composto, indicativamente, per il 70% da acqua e che il suono viaggia più velocemente in un liquido piuttosto che nell’aria: anche per questo il corpo umano è uno straordinario sistema risonante.

Il fatto che il corpo umano sia un sistema vibrante complesso che risuona, per cui risponde a diversi tipi di frequenza, riveste un ruolo cardine nel campo del sound healing. Esistono infatti molte frequenze che hanno effetto su di noi e alle quali possiamo reagire. Le diverse parti del corpo, gli organi, le ossa, i tessuti possiedono determinate frequenze di risonanza, il cui insieme origina un complesso armonico, il nostro personale grado di frequenza. Siamo come una straordinaria orchestra che sta suonando e creando la suite of the self, “la musica del sé”. Le frequenze di risonanza di quel particolare individuo possono aiutarlo a ritrovare un benessere non solo fisico, ma anche psichico, fondamentale: possono riportare l’individuo in uno stato di armonia, con se stesso e con l’ambiente esterno.

Come possiamo fare esperienza del fatto che tutto il nostro corpo vibra e risuona?

La cosa è semplice. Se ti avvicini a qualsiasi fonte sonora, qualunque essa possa essere, stando attento e ponendoti in ascolto con il "grande orecchio", sentirai sicuramente il tuo corpo vibrare. È ovvio che il suono di un tagliaerba è molto diverso dal suono di un’orchestra sinfonica, e magari da una musica di Beethoven o di un altro compositore. Ma in fondo è la stessa cosa. Non c’è tanto da spiegare.

Sempre rispetto alla terapia del suono – o soundhealing – quali sono gli strumenti che tu usi nella pratica?

Nella pratica io integro il ovimento fisico all’utilizzo della voce – non nel senso tradizionale ovviamente – all’utilizzo di strumenti quali le campane tibetane, le campane di cristallo e i diapason terapeutici, che utilizzo per la suonopuntura. Per quel che riguarda le campane tibetane e di cristallo, si tratta di strumenti che hanno decine e a volte centinaia di anni, che mi sono stati donati dai miei maestri e che hanno poco in comune con gli strumenti che possiamo facilmente trovare in commercio. Anche la suonopuntura con i diapason è una tecnica molto interessante che dà risultati immediati in termini di benessere. La scelta di uno strumento piuttosto che di un altro dipende dall’incontro con la persona, e anche dai disturbi che questa presenta: Le campane di cristallo, ad esempio, essendo composte di silicio, risuonano molto bene con la nostra struttura ossea, in cui è presente questo elemento chimico.

Quali sono i benefici principali che si possono avere con il sound healing?

I benefici sono veramente a trecentosessanta gradi. Si possono ottenere miglioramenti per tutte le patologie, per il benessere generale, per la salute emotiva oltre che fisica. Ovviamente non parlo di miracoli, ma sicuramente di benefici tangibili e reali. Il sound healing funziona perché si basa sull’assunto per cui ogni cosa vibra, incluso il nostro corpo. Quasi ogni tipo di sound healing tende a potenziare e perfezionare la frequenza di risonanza di una parte del corpo fisico, emotivo, mentale e spirituale. Quando queste frequenze di risonanza vengono utilizzate sul nostro corpo, possiedono la capacità di caricare l’energia delle cellule “fuori armonia”, riportandole a uno stato di salute.

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Rivista - Settembre 2018
Nuove scienze, Medicina Integrata, Coscienza

lunedì 7 gennaio 2019

Iperspazio e universi interconnessi




Iperspazio e universi interconnessi, la fisica spiegata in modo semplice

Fisica dell'incredibile


Che cos'è l'iper-spazio? Una delle ultime teorie della fisica spiegata in modo semplice: dai cunicoli spazio-temporali agli universi iperconnessi, è tutto collegato?

Redazione Scienza e Conoscenza - 04/01/2019

Estratto dal libro Iperspazio di Michio Kaku

La teoria dell’iperspazio ha risollevato un vecchio interrogativo, e cioè se tale teoria possa essere impiegata per compiere viaggi attraverso lo spazio-tempo.

Per meglio analizzare tale concetto, proviamo a immaginare che una specie di minuscoli platelminti viva sulla superficie di una grossa mela. Ovviamente questi vermetti sono più che certi che il loro pianeta, che chiameremo “Mondomela”, sia piatto e bidimensionale, proprio come loro. Ma c’è però uno di questi esserini, di nome Colombo, che è ossessionato dall’idea che il Mondomela sia in qualche modo limitato e curvo in virtù di una ipotetica terza dimensione. Giunge così a formulare l’idea che esistano due nuove parole, alto e basso, e se ne serve per descrivere il movimento di quella, altrimenti invisibile, terza dimensione. I suoi amici pensano semplicemente che sia ammattito, perché l’idea che Mondomela possa essere curvato da qualcosa che non può neppure essere visto è davvero bizzarra. Ma un bel giorno Colombo decide di intraprendere un lungo e arduo viaggio e ben presto scompare oltre l’orizzonte. Alla fine ritorna al punto di partenza, dimostrando così che il suo mondo è davvero curvato da una terza dimensione, una dimensione superiore e invisibile. Sebbene sfinito da quell’impresa, Colombo riesce egualmente a scoprire che c’è un altro modo di viaggiare da un punto all’altro del Mondomela: scavando la superficie si può infatti ricavare una galleria, tracciando così una scorciatoia tra due punti altrimenti lontanissimi. Questa galleria, capace di ridurre considerevolmente la durata e il disagio del viaggio, viene infine battezzata “cunicolo spazio-temporale”.

Si tratta della dimostrazione concreta che la via più breve tra due punti non è necessariamente una linea retta, come si era sempre creduto, ma proprio il cunicolo spaziotemporale. Tuttavia il viaggio all’interno di questi cunicoli ha uno strano effetto: quando Colombo li percorre sbucando dall’altra parte di Mondomela, si rende conto che ha anche viaggiato nel tempo, tornando al passato.

Apparentemente i cunicoli mettono in contatto punti del pianeta caratterizzati da una diversa scansione del tempo. Qualche altro vermetto giunge a ipotizzare che i cunicoli possano essere modellati, fino a realizzare una vera e propria macchina del tempo. Poco tempo dopo, Colombo fa un’altra scoperta, ancor più sconvolgente: il suo Mondomela non è l’unico dell’universo. Non è che una delle tante mele di un immenso frutteto. La sua mela coesiste con centinaia di altre mele, alcune abitate da vermetti simili alla sua razza, altre inabitate. Forse, ipotizza Colombo, in certe particolari circostanze potrebbe essere possibile viaggiare da una mela all’altra, da un capo all’altro del frutteto. Noi esseri umani siamo come i vermetti sulla mela. Il comune buon senso ci suggerisce che il nostro mondo, come la loro mela, sia piatto e tridimensionale. Possiamo raggiungere lo spazio con le nostre navicelle, ma l’universo continua a sembrare piatto. Tuttavia, come è stato dimostrato attraverso una serie di rigorosi esperimenti scientifici, il nostro universo, proprio come l’ipotetico Mondomela, è curvato da una dimensione invisibile, che va al di là della nostra comprensione spaziale. Questi esperimenti, che hanno avuto come oggetto i fasci di luce, hanno infatti dimostrato che la luce delle stelle viene chiaramente curvata durante il suo viaggio nello spazio.

Universi multipli e interconnessi

Quando la mattina ci svegliamo e apriamo la finestra per lasciar entrare un po’ d’aria fresca, ci aspettiamo di vedere il cortile a cui siamo così affezionati. Non ci aspettiamo di certo di affacciarci sulle imponenti piramidi d’Egitto! Analogamente, aprendo la porta di casa siamo certi di trovarci di fronte al consueto passaggio di autoveicoli, e saremmo senz’altro sconvolti se dovessimo vedere un paesaggio lunare, una brulla distesa di crateri e vulcani spenti. In realtà non ci passa mai per la mente di poterci trovare al cospetto di qualcosa di terribilmente diverso da ciò che siamo abituati a vedere. Il nostro mondo, fortunatamente, non è come un film di Steven Spielberg. Tutto il nostro agire si basa su un pregiudizio ben radicato (e invariabilmente corretto), giacché abbiamo imparato che il nostro mondo è basato su connessioni semplici, cioè che le nostre porte e le nostre finestre non sono cunicoli spazio-temporali che si affacciano su altri universi sconosciuti. Nello spazio ordinario è sempre possibile stringere un cappio attorno a un preciso punto. Quando ciò è possibile, si dice che quello spazio è dotato di una connessione semplice. Ma se proviamo a stringere quello stesso cappio attorno all’entrata di un cunicolo spazio-temporale, vedremo che il cappio, invece di chiudersi, penetra il cunicolo. Uno spazio nel quale il cappio non può essere stretto è caratterizzato da una connessione multipla. Sebbene la curvatura dell’universo in una dimensione non visibile sia già stata misurata sperimentalmente, l’esistenza dei cunicoli spazio-temporali e l’eventualità che l’universo sia dotato di connessioni multiple è tuttora oggetto di una intensa controversia scientifica.

I matematici, a partire da Georg Bernhard Riemann, hanno studiato le proprietà degli spazi dotati di connessioni multiple, in cui diverse regioni dello spazio e del tempo si trovano a combaciare. I fisici, dal canto loro, fino a un certo punto hanno continuato a pensare che si trattasse di una semplice esercitazione dell’intelletto; oggi stanno anch’essi studiando i mondi interconnessi al fine di potersi rendere conto se possono rappresentare un valido modello per il nostro universo. Tali canovacci sono un po’ l’equivalente scientifico dello specchio di Alice. Quando il Bianconiglio del racconto di Lewis Carroll precipita nella sua tana e si ritrova nel Paese delle Meraviglie, in realtà attraversa un cunicolo spazio-temporale.

Iperspazio - Hyperspace >> http://bit.ly/2SDPjTW
Un viaggio scientifico attraverso gli universi paralleli, le distorsioni del tempo e la decima dimensione.
Michio Kaku