Dove nasce la coscienza?
Gli studi del neuroscienziato Antonio Damasio dimostrano
come la nascita del Sé e della Coscienza si situino in primo luogo a livello
corporeo
di Laura Pieroni - 24/03/2014
Dove nasce la coscienza?
La coscienza è uno dei temi che da sempre ha intrigato
l’uomo. Dalla filosofia alla psicologia, alle più recenti scoperte delle
neuroscienze si è cercato di comprendere e districare il mistero di questa
capacità, che nelle sue forme più articolate ci caratterizza e ci rende unici
nel panorama dell’evoluzione. Lo studio della coscienza, proprio per le sue
qualità distintive e per la difficoltà di individuare metodologie di ricerca
adatte, ha sofferto per lungo tempo dell’idea che si trattasse di qualcosa di speciale,
non riconducibile alla realtà del corpo, alla nostra materialità intesa come
meraviglioso insieme di funzioni e vita, come se questo fosse troppo poco per
spiegare la facoltà di sentirci presenti a noi stessi, vivi, e capaci di una
riflessione sul mondo e su noi stessi. Ancora oggi incorriamo nell’errore di
considerare la mente e il corpo come entità separate, di natura completamente
diversa, attribuendo al corpo un ruolo quasi di secondo ordine rispetto alle
funzioni che attribuiamo alla mente, e lasciando che il nostro sé, tutto ciò
che riconosciamo come noi stessi diverso dal mondo esterno, si localizzi in
misteriosi processi mentali potenzialmente indipendenti dal corpo. Uno dei
meriti principali di Damasio, che con il suo libro Il sé viene alla mente ci
offre una panoramica sorprendentemente ampia della nascita del sé e della
coscienza, è suggerire e in parte dimostrare come il corpo, invece di essere un
semplice effettore della mente, ne sia il creatore.
Il corpo che crea la mente
Mentre leggevo mi sono stupita della semplicità di una
riflessione che ho fatto e che nella mia mente si è tradotta in un’immagine:
quella di un corpo umano e della sua innervazione, milioni e milioni di neuroni
che innervano ogni più piccolo tratto della nostra pelle, dei nostri organi e
dei nostri muscoli, ne ricevono e recapitano informazioni, traducono in segnali
bioelettrici il freddo, il caldo, la pressione, le tensione, il movimento,
l’acidità, l’ossigenazione. Il cervello nel corpo e il corpo nel cervello, senza
soluzione di continuità. Damasio infatti, avvalendosi di una visione evolutiva,
ci mostra come il sistema nervoso si sia evoluto per coordinare l’attività di
miliardi di esseri viventi: le cellule del nostro corpo. Un sistema dal
funzionamento incredibilmente complesso, la cui omeostasi si attesta in un
intervallo estremamente ristretto e la cui variazione produce le sensazioni che
vanno dal piacere al dolore con l’obiettivo di preservare la vita.
Immaginiamo per un attimo il numero impressionante d’informazioni
enterocettive e propriocettive che viaggiano da ogni distretto del nostro
corpo, i visceri, la pelle, i muscoli, percorrendo strade diverse che
s’incontrano nel tronco encefalico, dove per la prima volta si crea una
rappresentazione integrata dello status interno del nostro corpo e dove per
Damasio si crea il primo abbozzo del sé, quello che lui definisce Proto-Sé,
mediato non da un’immagine corporea, ma dai sentimenti primordiali associati ad
essa. Una gamma che va dal dolore al piacere, dalla sensazione di tensione a
quella di rilassamento; il primordio della sensazione delle emozioni. Queste
informazioni permettono al corpo di essere sentito, sentito ad esempio
dolorosamente o piacevolmente teso in alcune parti rispetto ad altre, sentito
vivo in generale. Questo porta per Damasio a una prima bozza di soggettività,
ancora lontanissima dall’essere Sé, ma che del Sé è il primo mattone, senza il
quale non potrebbe emergere la condizione di coscienza.
Il ruolo delle emozioni
È quindi già evidente come per l’Autore sia centrale il
ruolo delle emozioni nella costruzione del Sé. Sentire rabbia, paura,
tristezza, felicità, disgusto, sorpresa, vuol dire interpretare le complesse
reazioni del corpo a queste emozioni che innescano schemi precisi di attivazioni
corporee. Quando incontriamo un oggetto potenzialmente pericoloso s’attivano
determinate aree del nostro cervello, che danno luogo a una cascata di eventi
corporei, e la conseguente variazione di stato fisico la percepiamo come
sensazione di paura. Insomma noi, più che provare emozioni, sentiamo gli
effetti delle emozioni grazie al corpo. Invece di “ho paura” sarebbe quindi più
corretto dire “sento paura”, con oltretutto l’indubbio vantaggio di non
identificarci nella paura. Coerentemente con quanto afferma Damasio ho potuto
sperimentare quanto, in momenti di forte paura in cui la reazione spontanea è
quella d’immobilizzarsi e “affogare” nella paura, il movimento o una
stimolazione corporea siano di grande aiuto per uscire da quello stato. Il
cambiamento di sensazioni prodotte da un nuovo assetto fisico consente di
sbloccare quella condizione e uscire dalla paura.
La corteccia dell’insula è la struttura cerebrale che
Damasio identifica come il luogo dove le informazioni sul corpo vengono
elaborate per produrre i sentimenti delle emozioni in relazione all’interazione
dell’individuo con il mondo. La percezione del mondo mediata da vista, tatto,
udito, gusto, olfatto, si colora sempre di un’emozione più o meno conscia, più
o meno intensa, e si integra con la sensazione di quella emozione. Una volta
percepito un determinato oggetto ci è possibile anche ricordarlo, grazie
all’attività della corteccia e probabilmente degli stessi neuroni coinvolti
nella sua percezione. Ma il ricordo non si ferma alle caratteristiche
cognitive, bensì è possibile ricordare insieme all’oggetto/evento anche la sua
colorazione emotiva, determinata dalla sensazione che ne abbiamo provato. Nasce
così il Sè Nucleare, dall’interazione tra il mondo e l’individuo, tra la
rappresentazione di esso e l’effetto che ci fa, ciò che ci permette di
discriminare ciò che sono io da ciò che è il mondo. Un sé indispensabile alla
coscienza, ma che non necessita di essa per esistere. Un dispiegamento di
rappresentazioni, immagini, suoni, odori, e sentimenti associati, che non
necessariamente passano per lo stato cosciente, ma che in ogni caso possono
essere registrati ed elaborati dalla corteccia cerebrale.
Il Sé Autobiografico
Quando il sé viene alla mente? Quando particolari
funzioni cognitive, come il linguaggio, l’attenzione sia selettiva che diffusa,
la pianificazione, l’immaginazione, la previsione, il ragionamento, il
giudizio, la volontà, s’aggiungono alle funzioni primarie e permettono alla
persona di aggiungere al Sé Nucleare quello che Damasio chiama il Sé
Autobiografico: l’insieme di rappresentazioni, integrate nello spazio e nel
tempo, del passato (ricordi), del presente (percezioni) e del futuro
(immaginazioni e previsioni elaborate dalle precedenti) che condividono la
prospettiva della persona che sta ricordando, percependo, immaginando, e di cui
essa ha un continuo sentire.
Le emozioni diventano così i marcatori del valore
biologico nell’interazione con il mondo. Sentire ciò che ci piace e ciò che non
ci piace, conoscere cosa ci provoca dolore, paura, felicità, immaginare
l’effetto che ci potrebbe fare una determinata situazione, essere insomma a
contatto con il nostro corpo, ci permette di scegliere le azioni più
appropriate al nostro benessere. Infatti, sebbene non sia possibile bloccare o
controllare le emozioni, la modulazione delle sensazioni che ci evocano è
possibile, e l’allenamento a riconoscerle nelle loro sfumature è essenziale per
il nostro benessere.
Cos’è quindi la coscienza per Damasio? È un particolare
stato della mente, in cui vi è conoscenza della propria esistenza e
dell’esistenza dell’ambiente circostante. La conoscenza della propria esistenza
è determinata dal lavoro di concerto del Proto-Sé, del Sé Nucleare e del Sé
Autobiografico; è narrazione e sentimento, che insieme producono quel
particolare stato che non ha luogo né area, ma che si manifesta come sinfonia
di un’orchestra di numerosissimi elementi, il cui direttore è il Sé
manifestazione del corpo.
Chi è Antonio Damasio
António Rosa Damásio (Lisbona, 25 febbraio 1944) è un
neurologo, neuroscienziato, psicologo e saggista portoghese.
Ha compiuto importanti studi sulle basi neuronali della
cognizione e del comportamento.
Tra le sue più importanti scoperte vanno menzionate:
l'identificazione delle attività e dei percorsi corticali e sotto-corticali nel
riconoscimento di volti e oggetti; l'identificazione delle aree neuronali
implicate nei processi emotivi; la dimostrazione che le emozioni sono implicate
nel prendere decisioni; l'identificazione delle regioni limbiche e del tronco
cerebrale come possibili aree cerebrali aventi un ruolo nell'Alzheimer.
Questo articolo è tratto dalla rivista
Scienza e Conoscenza - N. 45 >> http://goo.gl/AIyLTJ
Nuove scienze, Medicina non Convenzionale, Consapevolezza
Editore: Scienza e Conoscenza - Editore
Data pubblicazione: Luglio 2013