giovedì 19 ottobre 2017

Scienza e Conoscenza - n. 62



Scienza e Conoscenza - n. 62 - Rivista

Rivista trimestrale di Scienza Indipendente

Autori Vari



In questo numero di Scienza e Conoscenza scoprirai tutto quello che non ci dicono sulle sostanze tossiche che assumiamo ogni giorno e come possiamo tutelare al meglio la nostra salute.

Metalli pesanti, sostanze chimiche, pesticidi, farmaci, diossine sono solo alcune delle sostanze tossiche con cui ogni giorno veniamo a contatto in tutti i contesti della nostra vista. Sono nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo, nei cibi che mangiamo, nella carta di giornali, riviste e scontrini, negli utensili da cucina, nelle nostre case, nei detergenti per la persona e l’ambiente.

Queste sostanze pericolose, dichiaratamente oncogene e patogene modificano l’espressione del nostro DNA provocando malattie. Interferiscono con il nostro sensibilissimo sistema endocrino che regola l’orchestra ormonale del corpo provocando malattie. Danneggiano il microbioma intestinale che è strettamente connesso con il sistema nervoso e con il sistema immunitario provocando malattie.

Se pensiamo che sono 13 milioni i morti all'anno a causa dell'inquinamento e del degrado ambientale e che l’Italia detiene il primo posto in Europa per morti sia premature dovute alla cattiva qualità dell’aria sia per l’incidenza del cancro in età pediatrica, capiamo che la situazione non è grave, è gravissima.

Cosa possiamo fare? Come possiamo difenderci da queste sostanze che si sono infiltrare nella nostra vita quotidiana?


Indice

SOSTANZE KILLER: COME PROTEGGERSI

Sostanze killer - Intervista a Patrizia Gentilini
Marianna Gualazzi

Glifosato & Co.: vi presento gli interferenti endocrini
Fiamma Ferraro

Sensibilità Chimica Multipla - Intervista a Maria Grazia Bruccheri
La Redazione

Intossicati da farmaci
Domenico Battaglia

MEDICINA INTEGRATA

Microbiota intestinale: un esercito di microrganismi al nostro servizio
Sabina Bietolini

Bambini in salute - Intervista a Roberto Gava
Romina Alessandri

Ictus, infarto, ipertensione: come prevenirli
Davide Terranova

CRITICA AL SISTEMA SANITARIO

I vaccini sono davvero necessari?
Enric Costa Vercher e Jesùs Garcia Blanca

LE CONNESSIONI TRA MENTE E CORPO

Medicina integrata: quando la medicina non basta più
Carmen di Muro

Respirazione: un secondo cuore chiamato diaframma - Intervista a Federico Mana
Le vie del Dharma

Kinesiologia: il tocco del benessere - Intervista ad Alberto Cardillo
Emanuele Cangini

FISICA DELL'INCREDIBILE

Il grande mistero dell’asimmetria tra Materia e Antimateria
Luigi Maxmilian Caligiuri


Scienza e Conoscenza - n. 62 - Rivista >> https://goo.gl/L8cGc8
Rivista trimestrale di Scienza Indipendente
Autori Vari


martedì 17 ottobre 2017

Bruxismo: perche' si digrignano i denti? rimedi...



Bruxismo: perche' si digrignano i denti? Quali rimedi?

Scritto da: Eleonora Poletti

Medicina Non Convenzionale


Bruxismo: perché si digrignano i denti? Quali rimedi?

Serrare e digrignare i denti sono atteggiamenti molto comuni e piuttosto frequenti ai giorni nostri. La società occidentale moderna, fondata su competitività e ritmi di vita frenetici, alimenta quotidianamente questa problematica. Alcune ricerche hanno evidenziato che il 10 % della popolazione italiana ne soffre. La causa principale di questo disturbo risiede in un eccessivo carico di stress accumulato durante il giorno che determina una involontaria contrazione dei muscoli della masticazione. Nella maggioranza dei casi la sua manifestazione avviene durante il sonno REM, solo in casi più severi, avviene durante il giorno.

La sua comparsa è in netto aumento anche nei bambini, sempre più coinvolti dalla velocità dei tempi, oneri scolastici impegnativi, attività sportive competitive e giochi iper-tecnologici che impongono uno stato di perenne tensione. Oltre al fattore psicologico, il bruxismo nei bambini può però, avere cause meccaniche dovute a una masticazione sbagliata.

I principali sintomi avvertiti possono essere:

1   mal di testa ingiustificato e vertigini;
2   dolore alle orecchie;
3   sensazione di avere uno solo o entrambe le orecchie tappate;
4   vertigini;
5   difficoltà di deglutizione;
6   difficoltà ad aprire del tutto la bocca;
7   denti più sensibili del solito al caldo e al freddo;
8   dolore alla colonna cervicale;
9   indolenzimento mandibolare.

I danni connessi, possono essere molto invalidanti nel corso del tempo:

1. abrasione dei denti;
2. danneggiamento delle articolazioni temporo-mandibolari;
3. cefalee croniche;
4. dolori cronici della muscolatura mandibolare;
5. dolori cronici alla colonna vertebrale.

Il metodo più utilizzato nella cura del bruxismo, è la somministrazione di un ‘bite’, una sorta di apparecchio in resina, volto alla protezione delle arcate dentali. È però accertato che il ‘bite’, aiuti ad alleviare i sintomi, ma non curi la causa alla radice. La sua origine risiedendo in un fattore psicologico, necessita di un percorso di autoconsapevolezza mirato, per essere guarita.

Essendo i denti la principale struttura coinvolta nell’atto di ‘bruxare’, bisogna coglierne e analizzarne il valore simbolico. Questi ultimi, infatti, sono connessi simbolicamente all’aggressività e alla tensione nervosa taciuta durante il giorno, quando le difese psicologiche sono ben salde. Reprimere la propria aggressività durante il giorno però, porta la persona a liberarsene inconsapevolmente durante la notte.
L’aggressività è una pulsione che fa parte della vita psicologica dell’individuo e deve essere vissuta e incanalata in modo costruttivo; se invece viene repressa, si possono originare prima o poi esplosioni di rabbia esagerata, o stili di vita improntati esclusivamente sull’altrui compiacenza. È quindi importante, per risolvere definitivamente questo disagio, rivolgersi non solo al dentista, ma anche e soprattutto a una persona specializzata sul fenomeno che permetta al soggetto di cogliere le radici del proprio disturbo. Solo così sarà possibile divenire più consapevoli di se e del proprio vissuto, al fine di canalizzare le proprie tensioni e vissuti emotivi in modo nuovo e più salutare.

approfondimenti:

Il bruxismo: non è solo digrignare i denti

applicazione scientifica per bruxismo

lunedì 16 ottobre 2017

Di cosa sono fatti gli atomi?




Di cosa sono fatti gli atomi? 

Ce lo spiega il libro "La Biologia delle Credenze"

Scritto da: Bruce Lipton

Nuova Biologia


Di cosa sono fatti gli atomi? Ce lo spiega il libro "La Biologia delle Credenze"

I fisici quantistici hanno scoperto che gli atomi materiali sono formati da vortici di energia in costante vibrazione e rotazione, ogni atomo è come una trottola in rotazione, che oscilla ed emette energia. Poiché ciascun atomo ha una sua specifica configurazione energetica (oscillazione), gli aggregati di atomi (molecole) emettono collettivamente modelli energetici che li identificano. Ciò significa che qualunque struttura fisica nell’Universo, compresi voi e io, irradia una specifica configurazione energetica.

Se fosse possibile osservare al microscopio la composizione di un atomo, che cosa vedremmo? Immaginate un mulinello di polvere che corre per il deserto. Togliendo la sabbia e la polvere, quello che rimane è un vortice invisibile simile a un tornado. La struttura dell’atomo è formata da un insieme di vortici di energia infinitamente piccoli chiamati quark e fotoni. Da lontano, l’atomo apparirebbe come una sfera indistinta; ma mettendone sempre più a fuoco la struttura, l’atomo diventerebbe sempre meno nitido e preciso, fino a scomparire del tutto. Non vedremmo più nulla, perché mettendo a fuoco la struttura dell’atomo osserveremmo soltanto uno spazio vuoto. L’atomo non ha una struttura fisica: il re è nudo!

Vi ricordate i modelli di atomo che usavate a scuola, fatti di palline che ruotavano come il sistema solare? Bene, confrontiamo quell’immagine con la “struttura” dell’atomo scoperta dalla fisica quantistica: gli atomi sono fatti di energia invisibile, non di materia tangibile!

Quindi, nel nostro mondo la sostanza materiale (materia) appare dal nulla. So che sembra incredibile, soprattutto se pensate che in questo momento state tenendo in mano un libro materiale. Ma se metteste a fuoco la sostanza materiale di questo libro con un microscopio atomico, vedreste che in mano non state tenendo nulla. Noi giovani studenti di biologia avevamo ragione su una cosa: l’Universo quantistico è sconcertante.

Ora diamo uno sguardo più ravvicinato alla natura “adesso si vede, adesso non si vede!” della fisica quantistica. La materia può essere contemporaneamente definita un qualcosa di solido (particella) e un campo di forza immateriale (onda). Quando si studiano le proprietà fisiche degli atomi, come la massa e il peso, gli atomi sembrano materiali e si comportano come se lo fossero; ma quando gli stessi atomi vengono descritti in termini di potenziale elettrico e di lunghezza d’onda, rivelano le caratteristiche e le proprietà dell’energia (onde) [Hackermüller et al. 2003; Chapman et al. 1995; Pool 1995; N.d.A.]. Il fatto che l’energia e la materia siano la stessa identica cosa, è esattamente quello che Einstein intendeva con la formula E = mc2. In parole semplici, quest’equazione dice che l’energia (E) è uguale alla materia (m, massa) moltiplicata per il quadrato della velocità della luce (c). Einstein aveva capito che non viviamo in un Universo fatto di oggetti materiali distinti e separati da uno spazio vuoto. L’Universo è un tutto indivisibile e dinamico in cui l’energia e la materia sono così strettamente interconnesse che è impossibile considerarle entità separate.

Continua la lettura su

La Biologia delle Credenze
Come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula
Bruce Lipton

martedì 10 ottobre 2017

Non giochiamo a dadi con la nostra salute! 2




Non giochiamo a dadi con la nostra salute! 2

Intervista al dottor Sergio Stagnaro - seconda parte

Scritto da: Simone Caramel

Medicina Quantistica e Bioenergetica



Non giochiamo a dadi con la nostra salute! Intervista al dottor Sergio Stagnaro - seconda parte

Dalla fisica sappiamo che le variabili nascoste, se trovate, possono essere soltanto non-locali, e ci sono stati esperimenti importanti in questa direzione come quello di Alain Aspect.  Un recente lavoro apparso su Science Advances [13-14] mostra un esperimento che corrobora l’impostazione causale – realistica di David Bohm: causalità, determinismo, non-località ed entanglement sono intimamente correlati e sembrano davvero essere la base sottesa, l’ordine implicato nascosto che sta a fondamento della visione stocastica-probabilistica dell’approccio classico. Che cosa dice la Semeiotica Biofisica Quantistica a questo proposito?

Con l’unico strumento della SBQ, il fonendoscopio, usato ad artem, si vedono nel corpo umano, la co-esistenza di realtà locale e non-locale. Si osserva un intreccio, una compenetrazione ed una coerenza meravigliosa tra fenomeni propri - caos deterministico - dei sistemi dinamici dissipativi lontani dall’equilibrio nella realtà locale (nello spazio tempo localmente inteso) ed i tipici fenomeni di entanglement nella realtà non-locale.

Ci può dare qualche esempio pratico?

Consideriamo la manovra di Alice. Essa permette al medico di riconoscere con un fonendoscopio, per esempio, il cancro localizzato in qualsiasi sistema biologico a partire dal suo primo stadio pre-clinico di Reale Rischio Congenito, dipendente dal Terreno Oncologico, inclusi i Reali Rischi Congeniti di Leucemia [15].

Ne consegue che, con una chiave di lettura clinica, è finalmente risolto, per esempio, il problema dei carcinomi a sede sconosciuta, che finora ha rappresentato per i medici motivo di notevole perplessità [16-18].  Infatti, grazie alla Semeiotica Biofisica Quantistica, il medico oggi è in grado di riconoscere rapidamente il cancro primitivo in qualsiasi sistema biologico a partire dal suo primo stadio di Reale Rischio Congenito (RRC), cioè dalla nascita, mediante numerosi Riflessi di Simultaneità [19-28].

La Manovra di Alice è infatti fondata sugli stessi principi biologico-molecolari e microcircolatori dei segni Semeiotico-Biofisico-Quantistici di simultaneità.  Si tratta di una Manovra che offre dati generalmente aspecifici, permettendo di affermare la presenza di una patologia in un ben definito tessuto senza poterne accertare la natura. La diagnosi differenziale viene effettuata subito dopo con sicurezza mediante i segni SBQ specifici [29-32].

Qual è il fondamento di questa manovra?

La Manovra di Alice è fondata sulle stesse modificazioni del volume epatico da Attivazione Microcircolatoria osservate anche nel Segno SBQ di Mastroianni [33], il quale rivela la presenza o meno del Terreno Oncologico, valutando le modificazioni volumetriche, spazio-temporali del fegato, in seguito alla pressione digitale intensa (1.000 dyne/cm.2), applicata sulla proiezione cutanea dell’epifisi, mentre il medico esegue la percussione ascoltata del fegato.  Infatti, i meccanismi fisiopatologici sottesi sono la conseguenza della stimolazione simultanea dei centri neuronali del sistema Psico-Neuro-Endocrino-Immunitario (PNEI) e l'aumentata secrezione di Taileverina [34-36]. In presenza di Terreno Oncologico, anche se “latente”, l’abbassamento del margine epatico inferiore è simultaneo, lento, meno intenso, raggiungendo circa 2 cm., e la sua durata è meno di 10 secondi, in relazione inversa alla gravità della sottostante predisposizione al tumore maligno. Questa simultaneità è tipica di numerosi altri segni SBQ che rivelano una sottesa patologia, Costituzione o Reale Rischio Congenito, e sottolinea l’importanza della realtà non-locale e dell’entanglement anche nelle dinamiche macroscopiche dei sistemi biologici.
Al contrario, nel sano, immune da Terreno Oncologico, vi è Attivazione Microcircolatoria epatica di tipo I, associato, ma dopo un Tempo di Latenza (passano alcuni secondi dall’inizio dello stimolo pressorio). Infatti, nel sano, nelle condizioni sperimentali descritte sopra (pressione digitale intensa sopra la proiezione cutanea epifisaria), dopo un Tempo di Latenza di 16 secondi, il margine inferiore del fegato si abbassa velocemente di circa 3 cm per la durata di 10 secondi. [15]. Parallelamente, nel sano, il microcircolo a riposo presenta le consuete fisiologiche dinamiche caotico-deterministiche.

E la manovra di Alice?

Interessante è l'esempio del tumore ovarico, notoriamente difficile da riconoscere se asintomatico e magari ormai in atto. La diagnosi tardiva spiega perché il cancro ovarico è quasi sempre mortale. Nella donna sana, a partire dalla nascita, l'intensa stimolazione dei trigger points ovarici, dopo un Tempo di Latenza di 16 secondi, provoca il rapido abbassamento del margine inferiore del fegato di almeno 3 cm., per la durata di 10 secondi esatti. Ciò significa che la Manovra di Alice è negativa, non c’è cancro ovarico o suo Reale Rischio Congenito.
Al contrario, nel cancro ovarico  (ma anche nei tumori maligni dell'apparato ginecologico, a causa della Realtà Non-Locale), a partire dal suo primo stadio di Reale Rischio Congenito, nelle stesse condizioni sperimentali sopra riferite, l’abbassamento del margine epatico inferiore è simultaneo, più lento, meno intenso  (ovvero dilatazione di circa 2 cm), e con durata – tempo che trascorre dall’inizio della dilatazione fino al ritorno del fegato alla sua posizione basale - di 9 secondi (fisiologicamente, nel sano, è di 10 secondi): la Manovra di Alice dà esito positivo.
La manovra descritta è assai utile nella pratica quotidiana per diagnosticare oppure per escludere, in pazienti con Terreno Oncologico il Reale Rischio Congenito in qualsiasi tessuto, oppure la presenza di un tumore maligno a localizzazione in un ben definito sistema biologico. In questi casi è sempre positiva la Manovra di Terziani [37], che viene effettuata con pressione intensa su un polpastrello digitale, per verificare l’eventuale presenza di un qualche Reale Rischio Congenito di Cancro. Infatti, un soggetto potrebbe avere il Terreno Oncologico positivo, ma non ancora localmente un Reale Rischio Congenito di cancro. Un altro esempio è il seguente. La Manovra di Alice, al letto del malato, permette di diagnosticare l'interessamento linfoghiandolare di varia natura. La pressione digitale intensa applicata sopra la proiezione cutanea della milza, solo in caso di patologia, primitiva o secondaria, del sistema linfatico, provoca simultaneamente la Manovra di Alice positiva (Riflesso Epatico), accanto al Riflesso Gastrico Aspecifico. Quest’ultimo riflesso è seguito da Contrazione Gastrica Tonica esclusivamente nelle linfopatie di natura tumorale. Pensiamo alla difficoltà di diagnosticare un linfoma o un linfogranuloma a sede profonda in un individuo asintomatico. Quando la manovra appena descritta risulta positiva, il medico approfondirà subito con gli opportuni accertamenti di Laboratorio e del Dipartimento delle Immagini.

Una persona potrebbe però preoccuparsi se sapesse di queste sue patologie o predisposizioni genetiche. Cosa le direbbe per tranquillizzarla?

Le diagnosi cliniche di patologie in atto, particolarmente quelle silenti ed asintomatiche, permettono di iniziare i tempestivi processi terapeutici seguendo i protocolli convenzionali dei Sistemi Sanitari Nazionali, mentre le diagnosi pre-cliniche SBQ non devono spaventare, perché quando fatte prima dell’insorgenza della patologia effettiva, ossia nelle sue fasi potenziali, il relativo Reale Rischio Congenito può essere eliminato completamente mediante la Terapia Quantistica Mitocondriale Ristrutturante, da impiegare tempestivamente e in modo personalizzato [38].


Bibliografia

[1] Bohm D. A suggested interpretation of the quantum theory in terms of “hidden” variables. I. Phys. Rev. 85,166–179 (1952).

[2] Bohm D. A suggested interpretation of the quantum theory in terms of “hidden” variables. II. Phys. Rev. 85,180–193 (1952).

[3] Bohm D, Hiley B., The Undivided Universe: An Ontological Interpretation of Quantum Theory (Routledge, New York, 1993).

[4] ‘t Hooft G.  Quantum Gravity As A Dissipative Deterministic System. Class QUant Grav,  1999.  https://arxiv.org/pdf/gr-qc/9903084.pdf

[5] Newman JH. La grammatica dell’assenso. Introduzione di Luca Obertello. A cura di Bruno Gallo. Pag. 186. Edizione Jaca Book, Milano.

[6] Bohm D. (Causality and chance in modern physics. UPA press, 1961

 [7] Bohm D. Wholeness and the Implicate Order. Ed Routledge, 1980.

[8] Bohm D. Quantum Theory. Ed Dover Publications New York, 1989.

[9] Bohm D, Peat D.  Science, order and creativity. Ed Routledge, 1989.

[10] Caramel S, Stagnaro S. Quantum Chaotic aspects of Biophysical Semeiotics. Journal of QBS, 2011. http://www.sisbq.org/uploads/5/6/8/7/5687930/quantumchaotic_qbs.pdf

[11] Pratesi F. Microcircolazione e microangiologia. Fisiologia, clinica, terapia. Ed. Minerva Medica, 1990.

[12] Stagnaro S, Neri Stagnaro M. Microangiologia Clinica. a cura di Simone Caramel. QBS books, 2016. http://www.sisbq.org/uploads/5/6/8/7/5687930/microangiologiaclinicasbq2016.pdf

[13] Dylan H. Mahler1, Lee Rozema1, Kent Fisher3, Lydia Vermeyden,  Kevin J. Resch3, Howard M. Wiseman4, and Aephraim Steinberg1, Experimental nonlocal and surreal Bohmian trajectories Science Advances  19 Feb 2016: Vol. 2, no. 2, e1501466

[14] Le Scienze. Risolto il paradosso delle traiettorie surreali dei fotoni, 2016. http://www.lescienze.it/news/2016/02/22/news/risolto_paradosso_traiettorie_surreali-2981200/

[15] Stagnaro S.    Il Segno di Alice: il Cancro di qualsiasi Sistema Biologico riconosciuto con un fonendoscopio in 10 sec., a partire dal suo Reale Rischio Congenito. La Voce di SS. http://stagnaro.wordpress.com/2014/07/16/il-segno-di-alice-il-cancro-di-qualsiasi-sistema-biologico-riconosciuto-con-un-fonendoscopio-in-10-sec-a-partire-dal-suo-reale-rischio-congenito-2/

[16] Califano J, et al. Unknown primary head and neck squamous cell carcinoma: molecular identification of the site of origin. J Natl Cancer Inst. 1999;91(7): 599–604. doi:10.1093/jnci/91.7.599.

[17] Pavlidis N, et al. Diagnostic and therapeutic management of cancer of an unknown primary. Eur J Cancer. 2003;39(14):1990–2005. http://dx.doi.org/10. 1016/S0959-8049(03)00547-1.

[18]  Regelink G, et al. Detection of unknown primary tumours and distant metastases in patients with cervical metastases: value of FDG-PET versus conventional modalities. Eur J Nucl Med Mol Imaging. 2002;29(8):1024–30. doi:10.1007/s00259-002-0819-0.

[19] Stagnaro S.     Siniscalchi's Sign. Bedside Recognizing, in one Second, Diabetic Constitution, its Inherited Real Risk, and Type 2 Diabetes Mellitus. 24 December, 2010, http://www.sci-vox.com,   http://www.sci-vox.com/stories/story/2010-12-25siniscalchi%27signi.bedside++diagnosing+type+2+dm.htmlwww.sciphu.com; http://wwwshiphusemeioticscom-stagnaro.blogspot.com/  Italian version:


[20] Stagnaro S.     I Segni di Caotino* e di Gentile** nella Diagnosi di Reale Rischio Congenito di CAD e di Infarto Miocardico, ancorché iniziale o silente. Fisiopatologia e Terapia. Lectio Magistralis. III Convegno della SISBQ, 9-10 Giugno 2012, Porretta Terme (Bologna).  www.sisbq.org. http://www.sisbq.org/uploads/5/6/8/7/5687930/presentazione_stagnaro_it.pdf

[21] Stagnaro S, Caramel S. The Inherited Real Risk of Coronary Artery Disease, Nature PG., EJCN, European Journal Clinical Nutrition, Nature PG., 67, 683 (June 2013) | doi:10.1038/ejcn.2013.37, http://www.nature.com/ejcn/journal/v67/n6/full/ejcn201337a.html. [MEDLINE].

[22] Stagnaro S.  Two Clinical Evidences corroborating Microcirculatory QBS Theory of Atherosclerosis. Lectio Magistralis, IV Meeting of Quantum Biophysical Semeiotics International Society, May 4-5, 2013, Porretta Terme, Bologna, Auditorium, Hotel Santoli.

[23] Stagnaro S.     Ordine Implicato e  Ordine Esplicato nel Segno di Rinaldi, simultaneo ed istantaneo: dal Terreno Oncologico all’Oncogenesi - www.sisbq.orghttp://www.sisbq.org/uploads/5/6/8/7/5687930/rinaldi_simultaneo_2014.pdf Journal of QBS, http://www.sisbq.org/uploads/5/6/8/7/5687930/atherotheory_evidences.pdf

[24]   Stagnaro S.     CAD Inherited Real Risk, Based on Newborn-Pathological, Type I, Subtype B, Aspecific, Coronary Endoarteriolar Blocking Devices. Diagnostic Role of Myocardial Oxygenation and Biophysical-Semeiotic Preconditioning. International Atherosclerosis Society. www.athero.org, 29 April, 2009  http://www.athero.org/commentaries/comm907.asp

[25] Stagnaro S.     Il test Semeiotico-Biofisico della Osteocalcina nella prevenzione primaria del diabete mellito. www.fce.it Febbraio 2008. http://www.fcenews.it/index.php?option=com_content&task=view&id=909&Itemid=47

[26] Stagnaro S.     Stagnaro’s *Sign in detecting every gastrointestinal Disorder, even initial or symptomless. Journal of Quantum Biophysical Semeiotics. 28 July, 2011. http://www.sisbq.org/uploads/5/6/8/7/5687930/stagnarosign.pdf

[27] Stagnaro S.     Il Segno di Artemisia: Il Diabete Mellito diagnosticato in un secondo a partire dal suo Primo Stadio di Reale Rischio Congenito, Dipendente dalla Costituzione Diabetica. http://www.sisbq.org/uploads/5/6/8/7/5687930/segnodiartemisia.pdf

[28] Stagnaro S.     Il Segno di Luigino: diagnosi clinica di patologie parotidee e pancreatiche in un secondo (9/10 T2DM). https://sergiostagnaro.wordpress.com/2016/04/11/il-segno-di-luigino-diagnosi-clinica-di-patologie-parotidee-e-pancreatiche-in-un-secondo-910-t2dm/

[29] Stagnaro S.     Segno di Zolezzi*: Diagnosi Clinica Precoce dell'Osteoporosi ad iniziare dal suo Reale Rischio Congenito. http://www.sisbq.org/libri-e-articoli.html, http://www.sisbq.org/uploads/5/6/8/7/5687930/zolezzi_osteoporosi.pdf

[30] Stagnaro-Neri M., Stagnaro S. Introduzione alla Semeiotica Biofisica. Il Terreno Oncologico. Travel Factory, Roma, 2004.   http://www.travelfactory.it/semeiotica_biofisica.htm

[31] Stagnaro S.     Valutazione Clinica delle Modificazioni Anatomo-Funzionali dei Sistemi Biologici, indotte da Mutazioni  Genetiche. Documenti, 3 febbraio 2009, http://www.fceonline.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2456&Itemid=45

[32] Stagnaro S.      (2012).  Valutazione Semeiotico-Biofisico-Quantistica dell’Attività Funzionale dei Sistemi Biologici. Il Ruolo dei Dispositivi Endoarteriolari di Blocco, fisiologici e neoformati-patologici tipo I, sottotipo a) e b). http://www.sisbq.org/libri-e-articoli.html,  e-book, http://www.sisbq.org/uploads/5/6/8/7/5687930/valutazione_attivit__biolog_2012.pdf

[33] Stagnaro S.     Il Segno di Mastroianni: La Terapia Quantistica col Bicarbonato di Sodio stimola la Sintesi di Melatonina. La Voce di SS, https://sergiostagnaro.wordpress.com/2013/02/07/il-segno-di-mastroianni-la-terapia-quantistica-col-bicarbonato-di-sodio-stimola-la-sintesi-di-melatonina/

[34] Stagnaro S.     Scoperta col fonendoscopio la Taileverina, ormone della Coda del Pancreas. https://dabpensiero.wordpress.com/2017/02/04/scoperta-col-fonendoscopio-la-taileverina-ormone-della-coda-del-pancreas/

[35] Stagnaro S.     Diabete ed epatopatia: nuovi approcci in diagnosi clinica secondo la Semeiotica Biofisica Quantistica. Taileverina. Scienza&Conoscenza


[36]  Stagnaro S.     La Taileverina, prodotta nella Coda del Pancreas, svolge un ruolo importante nella diagnosi clinica dei Cinque Stadi diabetici. https://sergiostagnaro.wordpress.com/2017/02/02/la-taileverina-prodotta-nella-coda-del-pancreas-svolge-un-ruolo-importante-nella-diagnosi-clinica-dei-cinque-stadi-diabetici/

[37]  Stagnaro S.     Terziani's Maneuvre in early recognizing cancer from its first stage, Inherited Real Risk. www.sisbq.org, http://www.sisbq.org/uploads/5/6/8/7/5687930/terzianimaneuvre.pdf

[38] Stagnaro S. La Terapia Quantistica Mitocondriale e Ristrutturante. SISBQ, 2015. http://www.sisbq.org/uploads/5/6/8/7/5687930/tq_italian_english_agg.pdf



venerdì 6 ottobre 2017

Non giochiamo a dadi con la nostra salute!




Non giochiamo a dadi con la nostra salute!

Intervista al dottor Sergio Stagnaro - prima parte

Scritto da: Simone Caramel

Medicina Quantistica e Bioenergetica



Non giochiamo a dadi con la nostra salute! Intervista al dottor Sergio Stagnaro - prima parte

Dottor Stagnaro, Lei ha creato la Semeiotica Biofisica… Perché anche Quantistica?

La domanda mi piace, perché sarà il titolo di una mia prossima Lectio Magistralis. Con la Semeiotica Biofisica Quantistica (SBQ) si osservano fenomeni di entanglement e realtà non-locale, già noti e comprovati in alcuni fondamentali esperimenti della fisica dei quanti. In alcuni datati articoli ho illustrato la presenza, nei sistemi biologici, della realtà non-locale, da me scoperta, accanto a quella locale.

In questa branca della fisica però la teoria dominante, promossa dalla scuola di Copenaghen capitanata da Niels Bohr, è una meccanica quantistica di stampo probabilistico...

Che Einstein ha sempre duramente criticato giudicandola incompleta. Io sono un medico, non sono un fisico, però tutti ricordano la sua celebre frase: “Dio non gioca a dadi con l’universo!”. Io corroboro quanto lui sostiene, perché lo vedo, nei fatti, nella realtà, nel corpo umano, ed in particolare nelle sue predisposizioni alle malattie degenerative fondate sulla Istangiopatia Congenita Acidosica Enzimo-Metabolica, alterazione mitocondriale da me scoperta nel 1980 ed illustrata la prima volta nel 1981 in un Congresso Nazionale a Siena.

In che senso? C’è da dire che alcuni fisici esplorano altre strade come quella delle variabili nascoste, implicitamente appoggiando la ferma convinzione deterministica di Einstein alla base del tutto. Ad esempio, David Bohm ha sviluppato l’interpretazione causale della meccanica quantistica [1-3], e più recentemente il Nobel 1999 per la fisica, il professore olandese Gerard ‘t Hooft, sta studiando la gravità quantistica come un sistema deterministico di tipo dissipativo [4].

Sì, la Semeiotica Biofisica Quantistica è su questa linea. Non dobbiamo mai commettere l’errore di credere che il pensiero dominante, in qualsiasi ambito scientifico, sia sempre necessariamente quello giusto o il più aderente, adeguato, conforme o tendente alla realtà ed alla verità ultima delle cose e della natura.

Ci può chiarire meglio questo punto? Cosa significa che la Semeiotica Biofisica Quantistica è sulla stessa linea di Albert Einstein, David Bohm e Gerard ‘t Hooft?

Prendiamo ad esempio uno dei più grandi pensatori del XIX secolo, il filosofo e teologo Beato Cardinale John Henry Newman. Nella sua opera più straordinaria, “La grammatica dell’assenso”, egli scrive profeticamente: "senza principi primi non ci sono condizioni di sorta; la probabilità presuppone e richiede che ci siano verità certe" [5].  I principi primi vengono prima delle probabilità: che cosa significa? E’ un po’ come dire che la meccanica quantistica basata esclusivamente sulle probabilità non è errata, però è incompleta, usando le parole di Einstein; essa vale fino ad un certo punto, e per certi ambiti, ma lascia in piedi delle questioni irrisolte. Essa va completata con ciò che viene prima, con i principi primi, con ciò che la rende esplicita, esplicata - per usare la terminologia di ordine implicato, nascosto che sottende l’ordine esplicato, teorizzato da David Bohm e da me evidenziato molto frequentemente con la Semeiotica Biofisica Quantistica [6-10]. Essa va completata con ciò che viene prima di quello che finora si è riusciti ad osservare, ossia ciò che causa quelle nuvole sub-atomiche di (apparente) probabilità: i principi primi, le leggi spesso ignote che causano tutto questo.

È un po’ quello che David Bohm e Gerard t’ Hooft cercano di fare. Quest’ultimo in particolare prende spunto da alcuni comportamenti caotico deterministici, tipici dei sistemi dinamici dissipativi lontani dall’equilibrio, nel mondo delle particelle sub-atomiche.

Sì, questo è ciò che vedo io, praticamente, nel microcircolo usando un comune fonendoscopio. Il professor Claudio Allegra nel libro di Franco Pratesi sulla microangiologia classica [11] fa notare che le dinamiche microcircolatorie, ardue da studiare, di cui si sapeva all’epoca ben poco, sono di natura stocastica. Stocastica significa probabilistica, casuale, al pari della meccanica quantistica probabilistica di Bohr. Io riesco ad esplorare  questo micromondo, ai più sconosciuto, del corpo umano, bed-side, creando la microangiologia clinica [12], ed osservo che fisiologicamente, nel sano, le oscillazioni sono di tipo caotico-deterministico, un ordine superiore, che perde di complessità, passando ad equilibri via via più semplici, banali e prevedibili (es. periodici, di punto fisso), nel progressivo evolversi della patologia, nei suoi vari stadi, da quelli pre-clinici (quando essa è ancora potenziale,  es. Costituzioni e Reali Rischi Congeniti SBQ) a quelli clinici (patologia silente, asintomatica, in fase iniziale, in lenta evoluzione, ecc.). Per queste ragioni, l’insorgenza di gravi malattie come ogni forma di cancro solido o liquido, l’infarto miocardico acuto, il diabete mellito tipo 2, non è un fenomeno aleatorio, imprevedibile, improvviso, come accadesse dal nulla, bensì è preceduta da numerosi segni biofisici, biochimici, bio-quantici, che una volta identificati e diagnosticati in maniera predittiva, ci permettono delle  efficaci azioni preventive, ad esempio, di prevenzione primaria e pre-primaria (quest’ultima da adottare prima del concepimento dei propri figli, per evitare di trasmettere loro geneticamente un DNA mitocondriale alterato). Parafrasando quanto detto dal padre della teoria della relatività, mi viene da suggerire a tutti gli uomini di buona volontà: per favore, non giocate a dadi con la vostra salute!


martedì 3 ottobre 2017

Accettiamo la vita come l'oceano accetta tutte le onde




Accettiamo la vita come l'oceano accetta tutte le onde: ce lo spiega Jeff Foster

Scritto da: Carmen Di Muro

Consapevolezza e Spiritualità



Accettiamo la vita come l'oceano accetta tutte le onde: ce lo spiega Jeff Foster

Jeff Foster, maestro spirituale e noto autore inglese, nel suo illuminante testo Il risveglio spirituale nella vita quotidiana con profonda amorevolezza ci racconta in prima persona di aver accolto l’urlo disperato della propria e più autentica paura, la paura della vita, una paura talmente grande da spingerlo quasi a toccare quel punto di non ritorno chiamato morte. Ma quel punto dove tutto finisce, è anche il luogo in cui può tutto iniziare, dove le onde del vasto oceano della coscienza tornano a danzare insieme e la vita a manifestarsi nella sua pienezza. La storia di Jeff diviene la nostra storia, la storia dei cuori di tutti coloro che si definiscono ricercatori instancabili di quella luce che può far tornare a brillare l’esistenza nel suo accadere quotidiano. Tra le righe del suo libro ci siamo noi, nel nostro vano tentativo di proteggerci dal dolore, dalla paura, dal fallimento smettendo di essere realmente vivi.

L’oceano accetta ogni onda

Jeff traccia la via facendoci riflettere su un aspetto fondamentale: “una cosa è sapere chi siamo veramente quando la vita è facile e tutto va per il meglio. Un’altra cosa è ricordarselo nella foga del momento, quando tutto va a rotoli, quando la vita diventa caotica e i suoi sogni finiscono in niente”. La nascita e la morte fanno parte dello stesso straordinario miracolo di creazione, di quell’enigma cosmico che pervade ogni cosa. Donarsi alla vita equivale ad aprirsi alla morte. A quella morte interiore di chi pensiamo di essere, di tutte quelle fantasie e quelle false immagini che abbiamo costruito su noi stessi, per essere oceano che ingloba ed accoglie tutte le onde del proprio sé, in un’unica totalità di esistenza che ci rende vivi e consapevoli di ciò che realmente siamo, per aprirci a tutto quanto. La vita include tutto, le cose buone e positive che ci rendono felici e anche le situazioni più dolorose e spinose che, spesso, rifuggiamo.

Molto spesso pensiamo erroneamente che la vera illuminazione consista nel saggiare la calma e la quiete di un oceano controllato, libero da tutte le onde di esperienza negativa che incutono timore. Ma ciò non è possibile, è un’illusione basata sui concetti dualistici di chi e cosa siamo, che altro non fanno che spezzare la realtà in due, nella convinzione tenace che se fossimo stati capaci di distruggere gli aspetti oscuri della nostra esperienza avremmo potuto goderci una vita lunga e felice. La vera libertà, quella che guarisce, perché rende capaci di guardare in faccia la verità delle cose e di riconfigurare di una nuova significatività la nostra esperienza, non si trova scappando dalla sofferenza, dal momento presente, negando che ci sia, ma immergendosi senza paura nelle sue più nascoste profondità. Ed è proprio lì, nei recessi più intimi dell’esperienza personale, che possiamo trovare quell’amore e quella grande accoglienza che stavamo cercando fuori di noi. Quando resistiamo alla vita, quando intraprendiamo una guerra interiore verso il modo in cui vanno le cose, quando tentiamo di controllarle e queste ci sfuggono, perché onde che si muovono perpetuamente, è allora che la sofferenza emerge dirompente come mancanza della profonda accettazione della propria totale vulnerabilità di fronte all’accadere delle situazioni e dei vani tentativi della mente di sfuggire al momento. Ma il nostro cuore sa cosa gli serve per guarire, sa che la vera guarigione avviene quando si ricomprende e si sente fino in fondo quel dolore, per quanto paradossale ed illogico possa sembrare. Ed ecco che la sofferenza diventa il trampolino di lancio per iniziare ad esplorare con occhi nuovi il momento presente, aprendoci un varco sulla via per tornare a casa.

Scopri il libro di Jeff Foster

Il Risveglio Spirituale nella Vita Quotidiana - Libro >> https://goo.gl/NyboZh
Così come l'oceano accoglie ogni onda, anche la nostra consapevolezza ha già accettato ciò che accade
Jeff Foster

giovedì 28 settembre 2017

Vaccini e studi clinici randomizzati



Perche' i vaccini non vengono sottoposti a studi clinici randomizzati?

Scritto da: Tetyana Obukhanych

Critica al sistema sanitario



Perché i vaccini non vengono sottoposti a studi clinici randomizzati?

Nell’ambiente dell’elaborazione dei vaccini si sostiene, con l’avallo della teoria immunologica, che non appena un miscuglio di materia biologica ha acquisito il nome di vaccino in virtù della sua capacità di indurre la produzione di anticorpi, anche la sua efficacia nella prevenzione della malattia sia automaticamente scontata, senza alcun ulteriore sforzo per dimostrare la veridicità dei fatti.

Allo scopo di dimostrare l’azione immunizzante dei vaccini nella prevenzione delle malattie, alla metà dei partecipanti di uno studio clinico, scelti in modo casuale, andrà somministrato un placebo del vaccino “in cieco”, ossia senza che i soggetti e il medico sappiano che cosa sia la sostanza che verrà assunta. Questa pratica è ritenuta contraria all’etica perché in teoria si permette scientemente che il gruppo di controllo che assume il placebo contragga la malattia nel corso della sperimentazione. La moderna etica della medicina convenzionale non può permettere una situazione di questo tipo, perciò l’efficacia dei vaccini nella prevenzione delle malattie è raramente oggetto di studio diretto. Piuttosto, le conclusioni si desumono dall’efficacia dimostrata dal vaccino nell’indurre la produzione degli anticorpi e dall’interpretazione delle statistiche sull’occorrenza della malattia dopo l’introduzione della vaccinazione nella popolazione generale. Se l’incidenza della malattia continua a diminuire dopo l’introduzione del vaccino, il merito viene attribuito al vaccino stesso. Se invece l’incidenza aumenta (vedi l’esempio della pertosse nel Capitolo 11), beh... allora la conclusione è che il vaccino non è stato somministrato con sufficiente frequenza, e questo impone l’aggiunta di un’altra iniezione di richiamo nel programma di vaccinazioni.

È contrario all’etica e politicamente inaccettabile chiedere che l’efficacia di un vaccino nel prevenire una malattia venga stabilita da uno studio clinico controllato randomizzato, ma potremmo domandarci: è etico approvare una procedura biologicamente invasiva e clinicamente rischiosa come una vaccinazione, senza una prova diretta della sua efficacia ai fini della prevenzione?

È etico imporre a un neonato sano, in assenza di ogni incombente minaccia di malattie mortali, il rischio di una reazione avversa al vaccino, senza garantire nemmeno un’effettiva protezione futura? È etico far morire una persona regolarmente vaccinata per effetto di una malattia per la quale il vaccino era stato studiato, senza però verificarne la capacità di prevenzione?

Forse non siamo consapevoli che le nostre certezze rispetto agli effetti protettivi dei vaccini si basano in buona parte su motivazioni prive di solido fondamento scientifico. Ci sono motivazioni teoriche per imporre i vaccini? Nel prossimo capitolo andremo a fondo di questo interrogativo.

Approfondisci su

I Vaccini sono un'Illusione - Libro >> https://goo.gl/38EsBj
La vaccinazione compromette il sistema immunitario naturale. Cosa possiamo fare per riconquistare la salute
Tetyana Obukhanych

lunedì 25 settembre 2017

L'orecchio come analizzatore critico



L'orecchio come analizzatore critico sonoro

La capacità critica soggettiva e oggettiva dell'orecchio

compilato da Marco Stefanelli, PhD


L'orecchio, come l'occhio, è in grado di "mettere a fuoco" e analizzare particolari bande di frequenze.

Quando si ascolta un'orchestra siamo in grado di concentrare l'attenzione e quindi l'ascolto su alcuni singoli strumenti oppure se ascoltiamo un gruppo di cantanti siamo in grado di individuare il primo tenore, il baritono o il basso.
Cio' è possibile grazie ad una sorprendente capacità della combinazione orecchio/cervello/osservatore, l'osservatore in questo caso corrisponde all'ascoltatore, che in ultima analisi è il nostro sé interiore.

Nel canale uditivo tutti i suoni sono mescolati, come fa l'orecchio a distinguerli?

La superficie del mare può essere agitata da molti tipi di onde, uno dovuto al vento locale, uno ad una tempesta lontana, altri ancora creati dal passaggio di imbarcazioni, ma l'occhio, a differenza dell'orecchio, non è in grado di separare le onde più complesse. Un orecchio ben addestrato è invece in grado di ascoltare una esecuzione di violino di un brano musicale individuando le varie armoniche superiori, distinguendole dalla fondamentale.

Se si ascoltano contemporaneamente suoni a 1000, 1200, e 1400 Hz (Hertz), si percepisce anche un suono con frequenza di 200 Hz. Tale frequenza può essere interpretata come la fondamentale, con 1000 Hz come quinta armonica, 1200 Hz come sesta armonica ecc.

Questo effetto molto interessante ha spiegazioni controverse. Le ipotesi scientifiche più recenti suppongono che il sistema uditivo sappia riconoscere che i segnali superiori sono le armoniche di 200 Hz e che esso fornisca la fondamentale mancante che le avrebbe generate.

La distinzione tra misurazioni fisiche e sensazioni soggettive sembrerebbe escludere la possibilità di usare l'orecchio per misurazioni fisiche. E' vero che non possiamo ottenere letture digitali fissando qualcuno negli occhi o... negli orecchi, ma questi ultimi sono pur sempre in grado di operare confronti molto precisi. Un ascoltatore può riconoscere differenze di livello sonoro di circa 1 dB per quasi tutta la banda udibile se il livello è ragionevole. In condizioni ideali si riesce a percepire anche un cambiamento di un terzo di decibel. A livelli ordinari, per frequenze inferiori a 1000 Hz, l'ascoltatore è in grado di avvertire differenze fra note separate in frequenza solo dello 0,3 %, ovvero di 0,3 Hz a 100 Hz e di 3 Hz a 1000 Hz.

Harvey Fletcher sottolinea come la straordinaria finezza dell'udito umano gli sia stato di grande aiuto nelle sue ricerche sulla sintesi dei suoni.

Studiando i suoni del pianoforte inizialmente pensò che fosse sufficiente misurare la frequenza e l'ampiezza della fondamentale e delle armoniche e poi combinarle con i valori di attacco e di caduta, ma il risultato fu deludente perché gli ascoltatori esperti all'unanimità rilevarono che i suoni sintetici non assomigliavano a quelli di un pianoforte, ma piuttosto alle note di un organo. Altri studi rilevarono il fatto, peraltro già noto da tempo, che le corde del pianoforte sono molto rigide e posseggono le proprietà sia di canne solide che di corde tese. La conseguenza di ciò è che le parziali del pianoforte hanno frequenze non armoniche. Correggendo le frequenze di quelle che si ritenevano essere armoniche (frequenze multiple intere della fondamentale) gli ascoltatori esperti non erano più in grado di distinguere fra il suono del pianoforte sintetizzato e quello reale.

La capacità critica dell'orecchio nel confrontare la qualità del suono aveva fornito la chiave per la soluzione del problema.

Le bande critiche dell'orecchio lo rendono un analizzatore del suono. Queste bande corrispondono approssimativamente a terzi di ottava.

La conoscenza delle bande critiche dell'orecchio con funzione di filtro potrebbe far scattare il desiderio di analizzare rumori con spettro ampio e continuo, come quello del traffico, del sottofondo subacqueo, della risacca del mare, del rumore del ruscello ecc. usando l'apparato uditivo invece di ricorrere ad attrezzature pesanti e costose per l'analisi del suono. E così sarà successo ad Harvey Fletcher, il primo a proporre l'idea delle bande critiche, e a molti studiosi in questo campo che hanno successivamente approfondito l'argomento.

L'approccio generale dell'esperimento è quello di far partire una registrazione del rumore da analizzare e miscelarla con un segnale proveniente da un oscillatore a frequenza variabile. La combinazione viene amplificata e ascoltata in una cuffia con risposta in frequenza piatta. L'oscillatore viene posizionato per esempio a 1000 Hz e l'ampiezza della sua uscita viene regolata fino a quando il segnale è coperto o mascherato dal rumore.

Soltanto il rumore nella banda critica centrata su 1000 Hz contribuisce a mascherare il segnale.
Se la registrazione e tutto il sistema di misurazione (compreso l'orecchio dell'osservatore/ascoltatore) sono calibrati, si possono ottenere livelli assoluti per lo spettro del rumore.

Ciò che conta veramente è avere la consapevolezza che nel nostro orecchio è presente una serie di filtri in grado di realizzare l'analisi del suono, al di là del fatto che questo metodo possa mai sostituire una buona attrezzatura per l'analisi del livello sonoro dotata di filtri da un'ottava e da un terzo di ottava.

Le bande critiche spiegano il fenomeno del "mascheramento": se in un segnale si trovano più frequenze, tutte comprese in una di queste bande critiche, esso sarà percepito con la stessa intensità di un segnale contenente un solo tono puro di frequenza pari al centrobanda; se la distanza fra le componenti del segnale eccede la banda critica, l'intensità percepita sarà maggiore.

La larghezza di queste bande critiche è più o meno costante prima dei 1000 Hz e segue una legge lineare dopo i 1000 Hz; si va da 100-150 Hz con un centrobanda di 150 Hz a 1300 Hz con un centrobanda di 7 kHz.

Esiste ancora un profondo divario fra giudizio soggettivo sulla qualità del suono, l'acustica di un ambiente ecc. e una misurazione oggettiva. La questione è in continua evoluzione. Si considerino per esempio i termini descrittivi che vengono spesso usati per descrivere l'acustica di una sala da concerto: calore, chiarezza, brillantezza, definizione, risonanza, riverberazione, bilanciamento, pienezza di tono, miscelazione, vitalità, intimità, sonorità, scintillazione ecc.

Che tipo di strumento può misurare la "vitalità" o la "brillantezza"?
E come individuare un test per la loro "definizione"?

Per questo esame prendiamo in considerazione, appunto, la "definizione", che corrisponde alla chiarezza e la distiguibilità di un suono. Essa può essere misurata considerando l'energia di un ecogramma durante i primi 50-80 ms (millisecondi) e rapportandola con l'energia di tutto l'ecogramma.
Ciò permette il confronto tra il suono diretto unitamente ai primi suoni riflessi, che vengono integrati dall'orecchio, e l'intero suono riverberante.
Questa misurazione relativamente diretta di un suono impulsivo generato da una pistola o da un pallone che scoppia, lascia intravedere concrete possibilità di mettere in relazione la definizione del termine descrittivo e una misurazione oggettiva. Ma, probabilmente, ci vorrà molto tempo ancora prima che tutti questi termini soggettivi possano tradursi in misurazioni oggettive, anche se si tratta di questioni fondamentali dell'acustica e soprattutto della psicoacustica.

A un certo punto dell'analisi anche le letture strumentali devono cedere il passo ad osservazioni fatte direttamente dall'uomo e gli esperimenti assumono allora una nuova qualità soggettiva.

Studiando la sensazione, per esempio, agli ascoltatori esperti vengono proposti suoni diversi e ad ognuno viene chiesto di confrontare la sensazione prodotta dal suono A rispetto a quella prodotta dal suono B o di esprimere giudizi critici in altri modi. I dati trasmessi dagli esperti vengono poi sottoposti ad analisi statistica, valutando così la dipendenza di stime umane, come la sensazione, da misurazioni fisiche del livello sonoro.
Se il test è stato condotto correttamente e se è stato coinvolto un numero sufficiente di esperti, i risultati sono attendibili. E' in questo modo che possiamo venire a conoscenza del fatto che non c'è una relazione lineare fra livello sonoro e sensazione, fra altezza e frequenza, oppure fra timbro e qualità del suono.

Il nostro apparato uditivo integra le intensità sonore per brevi intervalli e funziona praticamente come uno strumento di misurazione balistico. In altre parole, se ci troviamo in una sala da concerti, l'orecchio e il cervello mettono in atto la sorprendente abilità di raccogliere tutti i suoni riflessi che arrivano entro 50 ms dal suono diretto e li combinano (integrano) dando l'impressione che tutti questi suoni provengano dalla sorgente originaria, anche se sono presenti suoni riflessi provenienti da altre direzioni. L'energia sonora che viene integrata durante questo periodo fornisce inoltre l'impressione di maggiore sensazione.

Non dovrebbe sorprendere il fatto che l'apparato uditivo umano fonda tutti i suoni che arrivano entro un certo lasso di tempo perché, dopo tutto, anche l'apparato visivo al cinema o alla televisione fonde una successione di fotogrammi, dandoci l'impressione (illusione) di un movimento continuo. La velocità di scorrimento dei fotogrammi è importante: ce ne devono essere almeno 16 al secondo (uno ogni 62 ms) per evitare di vedere una serie di immagini ferme oppure un tremolio continuo. La fusione uditiva, invece, opera al meglio durante i primi 20/30 ms; oltre i 50-80 ms cominciano a dominare eco separate.

Il nostro apparato uditivo è in grado di localizzare con accuratezza la direzione di una sorgente sonora sul piano orizzontale, sul piano mediano verticale la capacità di localizzazione è meno accurata.

Durante un esperimento, Haas dispose degli ascoltatori a 3 m da due altoparlanti, collocati in modo tale da formare un angolo di 45°, con l'ascoltatore sulla bisettrice dell'angolo. Le condizioni erano pressoché anecoiche. Agli ascoltatori veniva richiesto di regolare un attenuatore finché il suono proveniente dall'altoparlante "diretto" pareggiasse quello dell'altoparlante "ritardato". Haas passò poi allo studio degli effetti delle variazioni del ritardo e scoprì che, entro un ritardo compreso fra 5 e 35 ms, il suono proveniente dall'altoparlante ritardato doveva essere aumentato di più di 10 dB rispetto a quello diretto affinché suonasse come un'eco. Si parla in questo caso di effetto precedenza o effetto Haas.

In una stanza, l'energia sonora riflessa che giunge all'orecchio entro 35 ms viene integrata con il suono diretto e percepita come parte del suono diretto stesso piuttosto che come suono riverberante. Le prime riflessioni di un suono servono dunque ad aumentarne la sensazione, come ha detto Haas, danno luogo a "...una piacevole modificazione dell'impressione sonora nel senso che ampliano la sorgente sonora primaria, mentre la sorgente ecoica non è ancora percepita acusticamente in quanto tale".

In precedenza, alcuni ricercatori avevano scoperto che solo i ritardi molto piccoli (inferiori a 1 ms) influivano sul discernimento della direzione di una sorgente attraverso tempi di arrivo ai due orecchi leggermente diversi. Ritardi maggiori di 1 ms non sembravano avere alcun effetto sul nostro senso direzionale.

La zona temporale di transizione tra l'effetto integrante per ritardi inferiori a 35 ms e la percezione del suono ritardato come eco distinta è graduale e, pertanto, in qualche modo indefinita. Alcuni studiosi ritengono più probabile l'intervallo di 1/16 di s (62 ms), altri quello di 80 ms e altri ancora quello di 100 ms, dopo che la manifestazione dell'eco separata non è più messa in discussione.

Sebbene l'apparato uditivo non sia uno strumento di misurazione oggettivo che fornisce valori assoluti, esso è comunque molto preciso nel confrontare frequenza, livelli e qualità del suono.


Riferimenti web/bibliografici

- Michael Talbot - Smith, Manuale di Ingegneria del suono, Hoepli 2010

- F. Alton Everest - Manuale di acustica, Hoepli 2010

- fisicaondemusica.unimore.it/Bande_critiche.html



Minerali e vitamine per la salute dei denti



Minerali e vitamine per la salute dei denti... e non solo!

Scritto da: Nadine Artemis | Medicina Non Convenzionale



Minerali e vitamine per la salute dei denti... e non solo!

Una domanda che si sente fare spesso è: «Come mantenere bianchi i denti?». Lo sbiancamento non è mai consigliabile. Non esiste un trattamento sbiancante che sia altrettanto efficace quanto sicuro. Prima o poi i prodotti finiscono per intaccare lo smalto, rendendo di conseguenza i denti più opachi e in definitiva più soggetti a macchiarsi. In più, i prodotti candeggianti possono danneggiare il nervo del dente e indurre recessione gengivale. Per un sorriso bianco smagliante è indispensabile che il candore venga da dentro. Invece di pensare a uno sbiancamento cosmetico, è sempre meglio intervenire dall’interno.

La dentina è naturalmente bianca. Lo smalto dentale è trasparente, come il vetro. Uno smalto duro, sano e forte rivela il candore della dentina sana che custodisce al suo interno. La salute della dentina si riflette letteralmente nel colore del dente. Per questo il modo migliore di sbiancare la dentatura viene sempre da dentro. Una dentina che riceve significative quantità di nutrienti, minerali e vitamine liposolubili si riflette in denti forti e bianchi.

Nutrire i denti

Oltre a essere variata e integrale, la dieta ideale per la salute dei denti dovrebbe comprendere alimenti ricchi di minerali e delle vitamine liposolubili E, D3, A e K2. Per assimilare correttamente i nutrienti, l’organismo ha bisogno anche di un intestino ben funzionante, nonché di un’ampia disponibilità di enzimi digestivi e di acido cloridrico. Quando bovini, suini, ovini e pollame hanno la possibilità di nutrirsi in natura, scegliendo autonomamente cosa mangiare, il loro grasso diventa una vera miniera dei nutrienti liposolubili che assimilano con il cibo. Quando consumiamo il grasso delle loro carni, ma anche le loro interiora, oppure le loro uova o i loro latticini, assumiamo contemporaneamente una parte delle vitamine e dei minerali che gli animali hanno accumulato e messo da parte.

I prodotti di origine animale che è più facile procurarsi, in quanto provenienti da allevamenti industriali, contengono quantità insufficienti di questi nutrienti vitali perché l’alimentazione di quegli animali è ristretta, non è specie specifica, e soprattutto è povera di nutrienti.

Diversamente dalla vitamina K1 che assumiamo mangiando verdure come spinaci e cavolo a foglia lunga, la vitamina K2 si trova nella carne e nei latticini. Questa vitamina aiuta a portare il calcio dove serve e a rimuoverlo dai tessuti dov’è presente in quantità eccessiva.

Il tipo di vitamina A che assumiamo mangiando verdure come le carote, è di fatto betacarotene idrosolubile. L’attività biologica del retinolo (vitamina A) che troviamo nelle carni e nei latticini di animali allevati al pascolo è diversa da quella del betacarotene. Entrambe le forme di questa vitamina sono importanti per la salute: il betacarotene è un potente antiossidante mentre il retinolo è cruciale per la salute di occhi, pelle e ossa.

Anche la vitamina E liposolubile promuove la salute delle ossa, soprattutto proteggendo il processo dell’osteogenesi dagli attacchi dei radicali liberi. Per usare in modo efficiente il calcio, il nostro organismo, e in particolare le ossa, hanno bisogno anche di vitamina D; inoltre hanno bisogno della vitamina A per assimilare sia il calcio sia le proteine.

I cibi trattati e raffinati disturbano i processi digestivi e il sistema endocrino, alterando il flusso dei nutrienti ai denti. Un ambiente interno devastato, accompagnato dall’assenza di elementi nutritivi, il tutto condito da diverse generazioni di avi con le riserve di nutrienti esaurite non rappresenta certamente la situazione ideale per denti e gengive.

I tessuti del cavo orale sono predisposti per essere nutriti dall’interno. Questo implica che la migliore formula per rimanere sani è la seguente: niente cibi industriali, niente zucchero, niente farina bianca, niente bibite gassate, niente saccarina e niente sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio.

I consigli per la salute naturale dei tuoi denti li trovi in questo libro:

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Guida completa alla salute di denti e gengive: l'igiene orale in 8 mosse, la verità su dentifrici, spazzolini e collutori, gli alimenti che nutrono e rinforzano i denti
Nadine Artemis


venerdì 22 settembre 2017

La teoria del Multiverso




La teoria del Multiverso: da Star Trek alla teoria delle stringhe

Scritto da: Isabella Rigillo

Scienza e Fisica Quantistica



La teoria del Multiverso: da Star Trek alla teoria delle stringhe

La teoria dell’inflazione cosmica – secondo cui l’Universo si è espanso in modo esponenziale - ipotizza che viviamo non in un Universo, ma in un Multiverso cioè tanti forse infiniti universi come il nostro: ci muoviamo in punta di piedi poiché è facile andare nella fantascienza o nella filosofia o altrove.
Già Giordano Bruno ipotizzò la presenza di molti mondi abitati e un universo infinito, ci guadagnò come sappiamo il “ Nobel del rogo” a Campo dè Fiori.
Varie sono le teorie scientifiche che si sono occupate degli universi paralleli: in questo breve articolo si tratterà solo di alcune di queste ricerche.
Abbiamo visto nel film “Generazioni” della saga Star Trek una grande stringa che mette a rischio l’Enterprise con tutto l’equipaggio, distrugge un’altra nave spaziale e alcuni dei superstiti raccontano a bordo dell’Enterprise di un mondo chiamato Nexus dove tutto è possibile. Il capitano Jean Luc Picard vi trova la moglie e i figli che avrebbe voluto avere e il nipote che nell’altra realtà era morto.

Infinitamente piccolo e infinitamente grande

La materia è formata da minuscole corde vibranti sospese in uno spazio a più dimensioni: 11. Il nostro mondo ne ha tre di dimensioni, quindi le stringhe ne hanno sette in più. Queste stringhe sono immerse nell’iperspazio (quello nel quale si muovono i nostri miti della fantascienza), a loro volta potrebbero essere unite a membrane a tre dimensioni o anche più, la particolarità è che ogni membrana costituisce un Universo diverso. La cosa interessante è che l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande si “somigliano” con la teoria delle stringhe, poiché a livello microscopico abbiamo stringhe di energia che vibrano a una certa lunghezza d’onda e si aggregano per formare le particelle. Ciò che accade nello spazio lo abbiamo visto ben rappresentato in Star Trek: abbiamo delle super stringhe in movimento cariche di energia. Quando una membrana viene in contatto con un’altra succede un disastro, ricordiamo ancora il Big Bang, qualcuno ipotizza sia stato l’effetto di uno scontro tra membrane. Ci avviciniamo alla teoria delle Superstringhe o teoria del Tutto che avrebbe dovuto unificare e rivoluzionare gli studi della Fisica moderna.

Il Multiverso

Nella teoria del Multiverso si utilizza la capacità delle particelle di stare in più luoghi contemporaneamente, insomma si passa alla Meccanica Quantistica. Tutto ciò che può accadere accadrà. Quindi, negli universi paralleli al nostro, tutto ciò che non riusciamo a portare a termine o a realizzare i nostri doppi, tripli, lo faranno, nel bene e nel male. Inoltre, le regole che rappresentano le leggi fondamentali della natura nel nostro universo in un altro potrebbero avere forme differenti, cioè tipi e proprietà delle particelle elementari possono differire da un universo a un altro. Gli altri universi sono vicini al nostro e sarebbero invisibili perché immersi in uno spazio a più dimensioni, unici elementi che potrebbero saltare da un universo all’altro sarebbero i gravitoni. La forza di gravità risulterebbe debole proprio perché condivisa. Per ora restiamo su un campo teorico da confermare.

Mentre il comportamento delle particelle è stato studiato e registrato da più gruppi di esperti, la presenza dell’osservatore è fondamentale per la misurazione dell’evento e proprio questa porta alla modificazione dello stato della particella che in seguito sarà vista da tutti nello stesso posto. Lo stato quantistico dopo la misurazione è una sovrapposizione di due mondi interi. Nella misurazione un altro universo si è separato dal primo con un risultato diverso dal precedente. L’osservatore stesso si divide in molti osservatori che vivono in molti mondi possibili, paralleli e reali. Studiosi americani stanno lavorando su questa ipotesi e se verrà confermata vorrà dire che le regole del mondo microscopico quantistico saranno valide anche per la definizione dei molti mondi del multiverso. Come conferma di questa teoria si dovrebbe arrivare a dimostrare l’esistenza di una lieve curvatura spaziale negativa nel nostro universo, cioè nello spazio ci si dovrebbe spostare lungo curve e non seguendo linee rette. Un modo per accorciare le distanze e ritornare sull’Enterprise.

Ai Confini dell'Universo - Libro
Un libro lungo 4 metri
Raman Prinja

mercoledì 20 settembre 2017

L'intestino e' chiamato anche "secondo cervello"




Perche' l'intestino e' chiamato anche "secondo cervello"?

Scopriamolo nel libro "Buona Cacca a Tutti"

Scritto da: Redazione Scienza e Conoscenza

Medicina Non Convenzionale



Perché l'intestino è chiamato anche "secondo cervello"? Scopriamolo nel libro "Buona Cacca a Tutti"

Questo articolo è tratto dallo straordinario libro Buona Cacca a Tutti (Macro Edizioni, 2017).

Quando siamo stressati per un esame sediamo sul gabinetto con la diarrea, quando cambiamo sede, invece, non funziona più niente. Se soffriamo di stitichezza siamo di cattivo umore, quando siamo di cattivo umore siamo spesso costipati, la paura ci fa venire mal di pancia. Dietro a tutto ciò si nascondono i nervi: per l’esattezza l’influsso del sistema nervoso vegetativo.

Se il tratto digerente svolgesse il suo lavoro in completa autonomia ad ogni ora del giorno o della notte, con calma o sotto tensione, ciò da una parte sarebbe un bene, dall’altra sarebbe però antieconomico, per lo meno per quel che riguarda l’energia che rimane disponibile per il resto dell’organismo. Proprio per questo motivo entra in scena il sistema nervoso vegetativo, il controllo dal cervello che noi non riusciamo a influenzare.

Per questo motivo dobbiamo sapere un pochino di più sul sistema nervoso. Il sistema nervoso autonomo del tratto digestivo, denominato enterico, è solo una parte di questo sistema nervoso detto vegetativo o anche autonomo, che consta di tre parti. Inconsapevolmente esso regola le nostre funzioni vitali, dunque la pressione sanguigna, il battito cardiaco, la respirazione, il metabolismo, le attività sessuali e anche, appunto, la digestione.

Le altre due parti vengono chiamate sistema nervoso simpatico e parasimpatico. All’opposto c’è il sistema nervoso somatico che controlla le nostre reazioni consapevoli.

Il sistema nervoso simpatico, detto anche solo simpatico, un tempo, quando andavamo a caccia di bufali, regolava le nostre funzioni vitali. Oggi ci pilota quando siamo stressati, quando andiamo al lavoro, quando litighiamo col vicino. Ci prepara per le prestazioni eccessive che ci stanno aspettando. Questo processo ha effetti anche sull’intestino. Quest’ultimo viene inibito dagli stimoli provenienti dal simpatico perché in queste situazioni di stress le energie vengono utilizzate diversamente. Se lo stress prende il sopravvento l’intestino reagisce con dolori, nausea oppure rutti perché non riesce più a essere all’altezza dei propri compiti. Lo stomaco non si svuota, la peristalsi nell’intestino tenue viene limitata, solo l’intestino crasso può, in alcune persone, diventare più attivo. Lo stress continuo impedisce in questo modo la corretta digestione dei nostri alimenti. Ciò si può manifestare con diarrea o stitichezza, viene stimolata la produzione di sostanze tossiche nell’intestino, le pareti intestinali diventano permeabili. L’attacco tossico e i meccanismi di difesa da esso scatenati potrebbero spiegare alcuni stati depressivi.

Il parasimpatico invece controlla tutte le funzioni in situazioni di calma e di rigenerazione. Anche se il tratto digestivo ha il suo proprio sistema nervoso esso viene stimolato dal parasimpatico a produrre maggiori quantità di succhi gastrici, ad avere una migliore peristalsi e un’evacuazione più facile. Quest’ultima sarebbe stata molto poco pratica durante la caccia al bufalo e avrebbe certamente avuto come conseguenza che non ne avremmo mai fatto fuori uno.

Torniamo al “secondo cervello”: l’intestino regola e controlla la maggior parte del proprio lavoro tramite il suo proprio sistema, mentre i suoi fratelli, il simpatico e il parasimpatico, intervengono dal cervello quando l’energia serve da un’altra parte.

Tutto ciò si svolge per lo più in maniera inconscia. Potete sicuramente immaginare che la nostra coscienza sarebbe completamente oberata con tutte le informazioni provenienti dall’intestino; per questo motivo le informazioni da questa regione arrivano alla nostra coscienza solo quando qualcosa non va per il verso giusto, quando i nervi del nostro sistema nervoso somatico segnalano del dolore.

La stessa cosa accade a molte persone che soffrono di colon irritabile. La soglia percettiva, la soglia che determina quando le informazioni vengono percepite, è abbassata nelle persone colpite da questo problema. In un esperimento si è gonfiato nell’intestino di pazienti che soffrono di colon irritabile un palloncino fino al momento in cui questi non iniziavano a percepire dolore. Contemporaneamente venivano misurate le attività cerebrali e si è scoperto che, al contrario di quanto avviene nei soggetti sani, queste informazioni giungevano maggiormente in un’area del cervello che definiamo sistema limbico. Questa è l’area in cui elaboriamo i sentimenti. Nei pazienti che soffrono di attacchi di paura si sono osservate simili elevate attività proprio in quest’area.

In seguito a quanto spiegato sopra risulta chiaro come l’ampio spettro degli stimoli che vanno dallo stress alla calma, attraverso il sistema nervoso vegetativo, abbia effetti sulla digestione. E grazie alla nostra esperienza personale sappiamo inoltre che non solo lo stress ma anche altri forti sentimenti, come amore, lutto, paura o rabbia, possono avere ripercussioni sullo stomaco. Viceversa ci accorgiamo anche quando “qualcosa ci sta sullo stomaco”: riceviamo un riscontro sullo stato della digestione, ci sentiamo oppressi o abbiamo addirittura “le farfalle” nello stomaco.

Noi stessi possiamo essere sicuri che le emozioni e il nostro tratto intestinale vivono in interazione e che il sistema limbico “comunica” con la digestione. Sappiamo infatti che le nostre emozioni vengono rielaborate nel sistema limbico del nostro cervello, proprio come le informazioni che lì vengono inviate dall’intestino.

Possiamo dunque essere proprio sicuri che un intestino sano contribuisce all’equilibrio emotivo e che viceversa stati emotivi a lungo trattenuti, come paura o stress, hanno effetti negativi sulla nostra digestione. Grazie a terapie che portano a rilassarsi e ad avere un equilibrio emotivo, come yoga, training autogeno e meditazione, possiamo fare del bene alla digestione e quindi migliorare anche le nostre condizioni di salute.

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Buona Cacca a Tutti! - Libro
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Adrian Schulte